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I've started to write up the pattern for my cakes and take some step by step photos. Hopefully I'll get it all into pdf format very soon.
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instagram: @iamjaycee
Materials: Vintage drafting compass, clarinet key, boot lace eyelet, stamped brass face, hat pin, blown glass bead, Swarovski crystal beads, cabinet hinge parts, steam, and aether.
Inv.nr: OBM/FS5136
Protokolnr: FS5136
Genstand: Sværd, enægget
Materiale: Jern
Fundsted: Gårdejer Markvard Rasmussens mose, Krogsbølle
Sogn: Krogsbølle
Giver/sælger: -
Bemærkning: H. Rasmussens rapport til Nationalmuseet 21-05-1895
Litteratur: Kjær 1901
I'm not sure exactly how old this Belgian MAN F90? 6x4 building materials hauling lorry is, but it looks to me exactly how a well loaded drawbar combination should look!
I'd guess that the registration 007-TH is a fairly old issue too, and the Belgian system of the vehicle owner being assigned the plate rather than the vehicle itself would mean that this company has been trading for quite a while?
File name: 08_02_005621
Box label: Boston public schools: Volume: English High School, 1892: Photos by A. H. Folsom ; Boston public schools: Volume: Public Latin School, 1892: Photos by A. H. Folsom
Title: English High School orchestra.
Alternative title:
Creator/Contributor: Folsom, Augustine H. (photographer)
Date issued:
Date created: 1892
Physical description: 1 photographic print ; 7 3/4 x 9 1/2 in.
Genre: Photographic prints; Group portraits
Subjects: English High School (Boston, Mass.); Public schools; Students; Youth orchestras
Notes: Title from volume plate listing.; Date from item, from additional material accompanying item, or from information provided by the Boston Public Library.
Provenance:
Statement of responsibility: A. H. Folsom, photographer, 48 Alleghany St. Roxbury
Source: Boston public schools. Photographs III. English High School. 1892
Location: Boston Public Library, Print Department
Rights: Rights status not evaluated.
Material Circulante: CP 1901 + His
Hora: 10:21
Data: 20-12-2012
Local: Ramal Barcelos - Quimigal (PK 51 - Linha do Minho)
Serviço: Em manobras
...Avebury Henge
peterdegraaff.wordpress.com/2017/08/08/blessings/
Holga Pinhole Camera 120 on Ektar 100
Reading material as we dutifully march to our doom.
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Speak out for the victims of genocidal atrocities in Gaza and the West Bank.
No words are too small, no acts too late.
Every human being gets to ask themselves "What did I do in the face of genocide?"
Israel and Zionism have been synonymous with genocide for more than three quarters of a century.
- [ ] Haifa Massacre 1937
- [ ] Jerusalem Massacre 1937
- [ ] Haifa Massacre 1938
- [ ] Balad al-Sheikh Massacre 1939
- [ ] Haifa Massacre 1939
- [ ] Haifa Massacre 1947
- [ ] Abbasiya Massacre 1947
- [ ] Al-Khisas Massacre 1947
- [ ] Bab al-Amud Massacre 1947
- [ ] Jerusalem Massacre 1947
- [ ] Sheikh Bureik Massacre 1947
- [ ] Jaffa Massacre 1948
- [ ] Khan Yunis Massacre 1956
- [ ] Jerusalem Massacre 1967
- [ ] Sabra and Shatila Massacre 1982
- [ ] Al-Aqsa Massacre 1990
- [ ] Ibrahimi Mosque Massacre 1994
- [ ] Jenin Refugee Camp April 2002
- [ ] Gaza Massacre 2008-09
- [ ] Gaza Massacre 2012
- [ ] Gaza Massacre 2014
- [ ] Gaza Massacre 2018-19
- [ ] Gaza Massacre 2021
- [ ] Gaza Genocide 2023-?
Materials: oil on canvas. Dimensions: 43 x 56 cm. Auctioned by Bonhams in London, on December 7, 2007. Source: commons.wikimedia.org/wiki/File:A_view_of_the_Westerkerk_...(1778).jpg.
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Consiglio di gustare
la visione della ... photo On black and large
e l'ascolto da .... Le donne di Juarez
25-11-2012 GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE
Ciudad Juárez, donne schiave dei narcos
Piantata all’uscita del Ponte internazionale El Paso Norte, l’imponente croce rosa è il cartello di benvenuto con cui Ciudad Juárez accoglie i nuovi arrivati. Al posto della scritta “Bienvenidos” – che troneggia dall’altro lato del cavalcavia e del Rio Bravo, da cui la separano cento metri e un passaporto statunitense –, c’è la frase: “Ni una más” (Non una di più). Le parole «donna ammazzata o scomparsa» restano sottintese ma facilmente intuibili. A esplicitarle bastano le centinaia di chiodi, con altrettanti nomi, che trafiggono la superficie del monumento.
È stata la poetessa Susana Chávez a coniare lo slogan negli anni Novanta, quando la strage di ragazze – a volte bambine – catapultò Juárez sulla ribalta internazionale. Tra il 1993 e il 2005 – secondo i dati della principale esperta, Julia Monárrez Fragoso del Colegio de la Frontera Norte – furono massacrate 447 giovani. Preda di narcotrafficanti sadici e potenti, denunciarono attivisti per i diritti umani, esperti, legali. Così potenti – accusarono – da godere della protezione di politici e forze dell’ordine. E da restare finora impuniti.
Negli anni successivi, i delitti al femminile si sono diluiti nel bagno di sangue in cui la narco-guerra ha trasformato la città.
Dal 2008, l’offensiva contro la delinquenza lanciata dal presidente Felipe Calderón ha indebolito il gruppo criminale dei Carrillo Fuentes, a lungo “padrone” di Juárez.
La banda di Sinaloa ha approfittato del vuoto per cercare di conquistare il controllo dell’enclave, corridoio strategico per esportare cocaina negli Usa. Nei continui scontri tra narcos rivali, militari e poliziotti federali schierati dal governo hanno perso la vita oltre 10mila persone. Uomini in maggioranza, ma anche donne.
I femminicidi – assicura Gustavo De La Rosa, investigatore della Commissione diritti umani del Chihuahua – continuano. «Anzi, si fanno di anno in anno più frequenti. Insieme alle scomparse», aggiunge mentre si siede nella hall del lussuoso Hotel Lucerna di Juárez, in cui è di casa. «È uno dei pochi posti sicuri. Cerco di stare attento, anche se ci sono loro...», afferma mentre indica le due auto di scorta parcheggiate fuori. Due anni fa, De La Rosa è stato minacciato e ha subito un attentato. «È rischioso difendere i diritti umani in piena guerra», ironizza mentre si accarezza la folta barba bianca da “Babbo Natale latino”.
In cinque anni sono state assassinate 688 donne: da 23 nel 2006 si è passati a oltre 300 nel 2010. Nel 2011 sono 193. Troppe o troppo poche, si potrebbe dire da punto di vista strettamente statistico. «Se li rapportiamo al totale, i femminicidi sono un decimo – continua De La Rosa –. Apparentemente pochi, dunque. In realtà, si tratta di una quota preoccupante. Perché è in costante aumento». Per il governo, questo dipenderebbe dalla “femminilizzazione del narcotraffico”, ovvero dall’entrata massiccia di donne nei gruppi criminali e dalla loro “eliminazione” da parte di gang rivali.
De La Rosa è di tutt’altro parere: «Altro che “regine dei narcos”. La maggior parte delle vittime non aveva niente a che fare con la delinquenza».
Perché a Juárez, allora, le donne vengono ammazzate o svaniscono nel nulla? «Per l’impunità di cui godono i carnefici. Dal 2008, meno del 2 per cento dei delitti è stato risolto. Naturale dato che 30 persone – tra investigatori e pubblici ministeri – devono occuparsi di 200 omicidi al mese. Gli assassini sanno che difficilmente pagheranno per le loro atrocità». «Le donne sono da sempre il bersaglio di violenze, dalla famiglia al resto della società», aggiunge Irma Casas Franco della Ong Casa Amiga. De La Rosa conclude con un sospiro: «Il sonno della giustizia genera mostri».
I mostri: difficile riconoscerli in mezzo ai pochi passanti che si avventurano per Avenida Villa. Camminano in fretta senza guardare le infinite schiere di case diroccate, serrande abbassate e insegne “Vendesi”: vanno dritti verso la meta. Non si passeggia a Ciudad Juárez, specie in centro. Questo quadrato tra il ponte, il mercato e la cattedrale è il buco nero che ha ingoiato migliaia di donne. Alcune le ha risputate cadavere. Altre sono semplicemente svanite. Di loro restano i volti in bianco e nero catturati dalle foto fotocopiate e appese ai pali della luce, le pensiline dei bus dissestati, i segnali stradali. Sotto, il nome e l’implorazione: “Aiutateci a trovarla”.
«Né io né le mie amiche passiamo mai per il centro da sole – racconta Clara (il nome è di fantasia), 18 anni –: è troppo pericoloso». Impossibile conoscere la quota esatta delle desaparecidas. I casi ufficiali, da gennaio al 30 giugno 2011, sono 45, circa 7 al mese. Il dato reale è almeno il doppio, affermano fonti giudiziarie. «Spesso le scomparse non vengono segnalate per paura, ignoranza, difficoltà burocratiche», racconta Rocío Gallegos, giornalista del Diario di Juárez. Specie, poi, quando a sparire sono migranti venute dal Sud del Paese per lavorare nelle “maquiladoras”, le grandi fabbriche di assemblaggio americane, motore economico della frontiera. Senza famiglia, amici, conoscenze stabili, le straniere si “dileguano” in silenzio. La maggior parte, però, non va lontano. Appena dietro il centro, c’è la zona “blindata”. «Non entra nessuno: né giornalisti, né poliziotti. L’ultima volta che dei colleghi ci sono andati, abbiamo dovuto chiamare i militari per salvarli», dice Rocío. È il regno dei narcos. Lì tengono ammassate – garantiscono fonti locali che chiedono l’anonimato – migliaia di giovani-schiave, costrette a prostituirsi, a vendere droga, a volta anche a uccidere per il cartello.
Tutti lo sanno a Juárez, nessuno lo dice pubblicamente. L’ultima che l’ha fatto, Malù García Andrade ha dovuto lasciare la città in seguito alle minacce. Di recente, cinque pallottole hanno ridotto in fin di vita sua madre, Norma Andrade. Prima di Malù, anche Susana Chávez aveva denunciato la tratta di donne. L’11 gennaio del 2011 il cadavere massacrato della poetessa è stato ritrovato in una discarica. Piantato sull’imponente croce rosa il suo grido, “Ni una más”, però, sopravvive. A dispetto dei narcos.
Lucia Capuzzi
da www.avvenire.it/Mondo/Pagine/messico-donne-nel-mirino.aspx
25/11/2012 H. 14.25
Materials: oil on canvas. Dimensions: 42.5 x 67.7 cm. Nr.: ГЭ-1164. Source: www.hermitagemuseum.org/wps/portal/hermitage/digital-coll.... I have changed the light, contrast and colors of the original photo
President Barack Obama attends a roundtable discussion with GM workers at the General Motors Lordstown Assembly Plant in Warren, Ohio, on Sept. 15, 2009. (Official White House Photo by Pete Souza)
This official White House photograph is being made available only for publication by news organizations and/or for personal use printing by the subject(s) of the photograph. The photograph may not be manipulated in any way and may not be used in commercial or political materials, advertisements, emails, products, promotions that in any way suggests approval or endorsement of the President, the First Family, or the White House.
Materials: oil on canvas. Dimensions: 97.6 x 135.8 cm. Nr.: 1963.91. Source: pds10.egloos.com/pds/200901/10/12/a0100212_49684a358575b.jpg.
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Esses eu ganhei no começo do ano, da linda da Meelbs!
Pra falar a verdade, eu nem sabia que tinha esmalte da Material Girl, mas fiquei super feliz em descobrir assim! =)
Chemical purity is a crucial parameter for battery-grade materials. Argonne chemist Kris Pupek loads a sample onto a high-performance liquid chromatography instrument in the Materials Engineering Research Facility’s process research and development lab. This instrument separates and analyzes the components of a sample to measure and identify impurities.
Photo courtesy Argonne National Laboratory.
30147D19
flickriver.com/photos/javier1949/popular-interesting/
Casa del Lector. Centro Internacional para la Investigación, el Desarrollo y la Difusión de la Lectura de la Fundación Germán Sánchez Ruipérez. Antiguas naves 13 y 14, 17b y tres crujías de la nave 17c.
Arquitecto Antón García Abril (Ensamble Studio). Diseño gráfico y señalización: Alberto Corazón. Interiorismo Jesús Moreno y Asociados 2012
Centro de información, formación, investigación, experimentación y difusión de la lectura. La esencia de este proyecto arquitectónico es la conectividad de personas, tanto público general como profesional, ideas, espacios y lugares. Para la realización del proyecto arquitectónico se invitó a cinco estudios de arquitectos a participar en el concurso inicial de ideas, siendo finalmente elegida la propuesta de Antón García-Abril (Ensamble Studio), arquitecto y responsable de la ejecución de toda la infraestructura arquitectónica. La comunicación se basa en el principio de conectividad. Conectar personas, ideas, espacios y lugares. Y esta es la esencia del diseño que Antón García-Abril ha plasmado en Casa del Lector, un proyecto que es capaz de integrar la actividad futura de investigación, educación y comunicación con la esencia del espacio, construyendo por tanto en la ciudad de Madrid un centro inédito de creación en torno a la lectura.
Los espacios de Casa del Lector se acogen en las antiguas naves 13 y nave 14, y espacio de conexión de nueva planta entre ambas, la nave 17b y tres crujías de la nave 17c, con una superficie total de 8.000 m2. Ampara actividades literarias, que abarcan desde el papel impreso a los nuevos soportes comunicativos; de lo lingüístico a lo audiovisual, con especial interés en el papel desempeñado por las nuevas tecnologías y soportes. Para el desarrollo de su actividad, la Casa del Lector cuenta con aulas de formación, biblioteca y área de consulta, talleres, salas de motivación lectora, sets de radio y tv, sala de exposición y auditorio con capacidad para 300 personas, donde cine, música, teatro, performances e instalaciones se dan cita siempre desde la óptica de la mirada lectora.
Conectar transversalmente las dos naves fue la primera acción que se resolvió trazando puentes; y provocando el encuentro entre las dos estructuras, la previa de la nave, de corte longitudinal, frágil y vertical, con la incisión transversal de las vigas de hormigón pretensado, que confrontan su naturaleza pesada, horizontal y lineal. Es en la conexión ente las dos estructuras donde surge la conectividad que crea la comunicación entre el edificio y el lector, que percibe un espacio único a doble altura, una doble escala, entre el gran espacio continuo del plano del suelo de la nave y las líneas de los puentes por las que se transita entre las naves que se asientan al borde del río Manzanares.
La posibilidad de trabajar en colaboración directa con los equipos de arquitectura y diseño gráfico, y la elección de un lenguaje común de materiales y cromático, han permitido el mutuo enriquecimiento de las propuestas y la integración de todas ellas para generar la definitiva.
MATADERO MADRID - CENTRO DE CREACIÓN CONTEMPORÁNEA Antiguos Matadero y Mercado Municipal de Ganados
Pº de la Chopera, 2 a 14 C/V a Pza. de Legazpi 8, Vado de Santa Catalina y Av. del Manzanares. Madrid.
Actuación inicial: Luis Bellido González, arquitecto y José Eugenio Ribera Autaste, ingeniero. 1910 (Proyecto) 1910-1925 (Obras).
Matadero de aves y gallinas: Luis Bellido González y Francisco Javier Ferrero Llusiá: 1926 (Proyecto) 1932-1933 (Obras).
Acondicionamiento de la Casa del Reloj, Nave de Terneras y pabellones de acceso para Junta Municipal del Distrito de Arganzuela y salas culturales y deportivas: Rafael Fernández-Rañada Gándara: 1983 (Proyecto) 1983-1984 (Obras).
Rehabilitación de la “nave de patatas” para Invernadero-Palacio de Cristal, antiguo parque del matadero y consolidación estructural de naves del recinto sur: Guillermo Costa Pérez-Herrero: 1990 (Proyecto) 1990-1992 (Obras).
Adaptación de naves para sedes del Ballet Nacional y Compañía Nacional de Danza: Antonio Fernández-Alba y José Luis Castillo-Puche Figueira 1990 (Proyecto) 1993-1999 (Obras)
Vestíbulo y Espacio Intermediae. (nave 17c) Arquitectos Arturo Franco y Fabrice Van Teslaar en colaboración con el arquitecto de interiores Diego Castellanos 2006-07
Naves del Español (naves 10, 11 y 12) Arquitectos Emilio Esteras 2007-10 y Justo Benito 2009-10
Central de Diseño (nave 17) Arquitecto José Antonio García Roldán 2007
Taller y Oficina de Coordinación (parte de la nave 8) Arquitecto Arturo Franco 2010
Calle y Plaza Matadero Arquitectos Ginés Garrido, Carlos Rubio y Fernando Porras 2011
ESCARAVOX Andrés Jaque Arquitectos 2012
Depósito de especies y nuevo acceso por Legazpi. BCP Ingenieros -Luis Benito Olmeda y Francisco Calderón- con María Langarita y Víctor Navarro arquitectos. 2011
Nave 16 Arquitectos: Alejandro Vírseda, José Ignacio Carnicero e Ignacio Vila Almazán, 2011
Nave de Música (Nave 15) Arquitectos: María Langarita y Víctor Navarro, en colaboración con el diseñador mexicano Jerónimo Hagerman, 2011
Cineteca y Cantina Archivo Documenta (nave 17 c, d, e y f) Arquitectos: José María Churtichaga y Cayetana de la Quadra Salcedo 2011
Casa del Lector. Centro Internacional para la Investigación, el Desarrollo y la Difusión de la Lectura de la Fundación Germán Sánchez Ruipérez. (naves 13 y 14, 17b y tres crujías de la nave 17. Arquitecto Antón García Abril. Diseño gráfico y señalización: Alberto Corazón. Interiorismo Jesús Moreno y Asociados 2012
El arquitecto Joaquín Saldaña resulta ganador del concurso convocado por el Ayuntamiento de Madrid el año 1899 para la realización de los nuevos matadero y mercado municipal de ganados en la Dehesa de La Arganzuela, junto al Manzanares, si bien, finalmente las obras se realizan de acuerdo con el proyecto redactado en 1910 por Luis Bellido, arquitecto de propiedades del Ayuntamiento, con la colaboración de J. Eugenio Ribera, ingeniero de reconocido prestigio. El conjunto arquitectónico se compone de 48 edificios agrupados en cinco sectores de producción: dirección y administración, matadero, mercado de abastos, mercado de trabajo y sección sanitaria, cuenta además con viviendas para el personal y capilla; también de sistema de circulaciones y ferrocarril propios... una autentica ciudad laboral.
Sigue el sistema alemán de pabellones aislados, relacionados por medio de viales y presididos por un edificio administrativo, la "Casa del Reloj" situado sobre el eje principal de la composición. Por sus características arquitectónicas y por su escala es uno de los conjuntos edificados más significativos de Madrid. Se advierte en él una unidad estilística y constructiva derivada del uso racional en sus fábricas de tres materiales esenciales ladrillo, mampostería y cerámica, y una cuidadosa introducción de elementos metálicos en la estructura; además de otros aspectos significativos como el empleo de un lenguaje de inspiración neomudéjar muy atenuado, habitual en la arquitectura industrial de la época. El matadero de Madrid sirve de modelo para la construcción en España de este tipo de edificios.
Para el crítico González Amezqueta "Es un ejemplo de gran calidad de arquitectura industrial perfectamente insertado en los procedimientos del ladrillo, con derivaciones hacia el neomudéjar. La mecánica funcional de los procesos laborales no impide discretas acentuaciones ornamentales, ya que todo el proceso constructivo es estrictamente artesanal, con predominio de las técnicas fabricadas del ladrillo en las partes más acertadas".
En 1926, en zona próxima al Vado de Santa Catalina, proyecta Bellido el matadero de gallinas y aves, siendo realizadas las obras, entre 1932 y 1933, bajo la dirección de Francisco Javier Ferrero con la introducción de una clara y cuidada estructura de hormigón pionera en la ciudad y en la que reside uno de sus valores principales.
A partir de 1940 se llevan a cabo diferentes remodelaciones y ampliaciones, entre ellas la de la nave de patatas, el pabellón de autopsias y los abrevaderos.
En la década de 1980, perdida su función original, el Departamento de Conservación de Edificios del Ayuntamiento comienza la rehabilitación sistemática de los edificios del conjunto para su uso como contenedores de actividades culturales, sociales, deportivas y administrativas propias del Ayuntamiento; primero bajo la dirección de Rafael Fernández-Rañada, que acondiciona la Casa del Reloj para Junta Municipal del Distrito de Arganzuela y la nave de terneras para sala cultural y deportiva, y después, de Guillermo Costa que realiza el Palacio de Cristal (rehabilitación de la nave de patatas para invernadero) y el parque del matadero, con la colaboración del ingeniero, también municipal, M. Ángel Martínez Lucio.
Desde 1996 Costa continúa la consolidación estructural de fachadas y cubiertas de 7 naves del recinto sur, sin un uso predeterminado y en distintas fases, a la espera de la realización del proyecto para su adecuación a nuevas actividades de carácter cultural, comercial o de ocio. Finalmente, el conjunto edificado se incluye en el catálogo de bienes a conservar dentro del Plan General de Ordenación Urbana de 1997.
En el extremo norte parte de las antiguas naves de estabulación son cedidas al Instituto Nacional de Artes Escénicas y de la Música (INAEM) para establecer en ellas las sedes del Ballet Nacional de España y de la Compañía Nacional de Danza, según proyecto de Fernández Alba y Castillo-Puche, concluyéndose las obras de adaptación en 1999.
En 2005 se aprueba la modificación del Plan Especial de Intervención, Adecuación Arquitectónica y Control Urbanístico-Ambiental de Usos del recinto del antiguo matadero municipal, que incrementa el uso cultural hasta el 75% del total.
A partir de 2006 el Ayuntamiento se plantea rehabilitar en distintas fases, mediante proyectos derivados de concursos de arquitectura, este inmenso contenedor de casi 150.000 m2, para albergar multitud de eventos y encuentros, fomentando la creatividad de artistas de múltiples especialidades. El conjunto se convierte en un núcleo de actividad cultural que alberga las más importantes citas de la ciudad. Así, se inician actuaciones para convertir el recinto en centro de apoyo a la creación, en campo de experimentación de la nueva arquitectura, pero siguiendo los criterios de intervención del Plan Especial, que establece la preservación de la envolvente de las naves. La línea maestra que ha guiado las intervenciones es la reversibilidad, de modo que los edificios pueden ser fácilmente devueltos a su estado original. Las actuaciones mantienen expresamente las huellas del pasado para reforzar el carácter experimental de las nuevas instituciones que alojan. Se ha buscado el equilibrio entre el respeto máximo al espacio, y una dotación específica, que lo distinga, a través del uso limitado de materiales industriales directos y que, al mismo tiempo, dé servicio a los diferentes usos que pueda albergar.
En 2012, tras la visita del jurado de los premios FAD a Matadero Madrid, decidió reconocer la labor en conjunto de todos los arquitectos que han participado en el proceso de reforma. El fallo valora “tanto la actitud global de la propuesta, que apuesta de una forma valiente por la experimentación y el respeto a los espacios de libertad gestionados desde la sociedad civil, como la conceptualización del proyecto, desde su inicio en el 2007 con la rehabilitación del vestíbulo y el espacio Intermediae, hasta las recientes intervenciones de la Nave 16 y la Nave de Música finalistas en la presente edición de los Premios FAD”. Así mismo, el jurado destacó de Matadero Madrid “la inteligencia colectiva, la unidad que le viene inferida por la arquitectura industrial preexistente, y que con un mínimo de protagonismo exterior de las nuevas intervenciones, en el interior resuelve con rigor y autenticidad las diversas necesidades del extenso programa del centro, buscando no sólo mantener los espacios arquitectónicos y formas estructurales, sino también el carácter, la atmósfera y sobre todo el irrepetible paso del tiempo”.
Ese mismo año el Colegio Oficial de Arquitectos de Madrid otorgó uno de sus premios a las intervenciones en la Cineteca y Archivo Documenta, y en la Nave 16. Por último, destaca la interconexión de Matadero Madrid y Madrid Río mediante la urbanización de los espacios públicos -Calle y Plaza Matadero- por el mismo equipo de arquitectos -Ginés Garrido, Carlos Rubio y Fernando Porras- que proyectó Madrid Río. Está previsto además que dicha conexión, gracias a dos nuevos accesos, se amplíe entre diciembre de 2012 y julio de 2013. Madrid Río ha recibido, entre otros premios, el International Architecture Award 2012 del Chicago Athenaeum of Architecture and Design y el European Centre for Architecture Art Design and Urban Studies, el Premio de Diseño Urbano y Paisajismo Internacional otorgado por el Comité de Críticos de Arquitectura CICA, en el marco de la XIII Bienal de Buenos Aires; o el Premio FAD de Ciudad y Paisaje 2012, entre otros galardones.
"Super Heavy" surgical tubing, 10 feet of 2" tubular webbing, side-release buckle, heavy duty thread.
Description: Although Thomas Smillie, the Smithsonian's first photographer and curator of photography, used images to catalog much of the institution's physical object collection, he also extensively photographed pages of books on topics of personal interest to him as a way of copying the material for future use. Smillie also photographed letters and documents as a method of preserving the Smithsonian's records.
Creator/Photographer: Thomas Smillie
Birth Date: 1843
Death Date: 1917
Born in Edinburgh, Scotland, in 1843, Thomas William Smillie immigrated to the United States with his family when he five years old. After studying chemistry and medicine at Georgetown University, he took a job as a photographer at the Smithsonian Institution, where he stayed for nearly fifty years until his death in 1917. Smillie's duties and accomplishments at the Smithsonian were vast: he documented important events and research trips, photographed the museum's installations and specimens, created reproductions for use as printing illustrations, performed chemical experiments for Smithsonian scientific researchers, and later acted as the head and curator of the photography lab. Smillie's documentation of each Smithsonian exhibition and installation resulted in an informal record of all of the institution's art and artifacts. In 1913 Smillie mounted an exhibition on the history of photography to showcase the remarkable advancements that had been made in the field but which he feared had already been forgotten.
Medium: Cyanotype
Culture: American
Geography: USA
Date: 1890
Collection: Thomas Smillie Collection (Record Unit 95) - Thomas Smillie served as the first official photographer for the Smithsonian Institution from 1870 until his death in 1917. As head of the photography lab as well as its curator, he was responsible for photographing all of the exhibits, objects, and expeditions, leaving an informal record of early Smithsonian collections.
Repository: Smithsonian Institution Archives
Accession number: RU95_Box77_0030
[Pai-pais. Figuras y retratos de mujeres] [Material gráfico]
Autor:
Alfonso-
Camps, Gaspar-
Duart, L.S.-
Calduch-
F.G.S.-
Fecha: entre 1915 y 1950
Descripción física: 82 estampas y láminas litografía, cromolitografía, reproducción fotomecánica sobre cartón y papel
Resumen: Están ilustrados con figuras y retratos femeninos. Hay mujeres representadas con indumentaria de diferentes
épocas como el Antiguo Egipto o a la moda francesa del XVIII, una japonesa en kimono o una madrileña con traje regional
ante la Puerta de Alcalá (The y elixir Pujol)...
Descripción y notas:
Casi todos los pai -pais están pensados para llevar publicidad impresa de productos y establecimientos comerciales.
Las imágenes se reproducen en el recto y la publicidad se imprime en el verso. En algunos casos el nombre del producto
se imprime sobre la pantalla (Tónico Valenter, Tintes Iberia) y en otros la imagen que identifica la marca se reproduce
al verso (Chocolates y bombones Meivel, Purgante Besoy). El nombre del producto o comercio está impreso en tipografía
destacada pero también se mencionan la calidad, buenos precios, ventajas, especialidades, dirección o punto de venta,
número de registro o patente y taller de impresión. Hay diez pai -pais que no llevan publicidad, son muestras de
imprenta que tienen estampados al verso, con un sello en tinta, el nombre y número de la serie y, en algunos casos,
los dibujos que la componen
Signatura Eph/40(1)-Eph/40(82)
Consultar el registro bibliográfico y la colección de Paipáis en la Biblioteca Digital Hispánica (BDH)