View allAll Photos Tagged devot

Facce allenate alle smorfie si inventano la sorte

Ateo devoto all'essenza di un forse tra noi

E legato ad un cielo daltonico

Slego i colori;

Poi qualcuno gli troverà un chiodo e si ci arrampicherà

 

Continuai a dipingere

Specchi pronti a fingere

Di barattare ogni mia novita

Con la verità autentica

Ho un cuscino profumato di te

 

Notti che succhiano luci alla sera

Berranno ciò l'alba col suo viso verserà

Di sete muore chi un sapore aspetterà

 

Continuai a dipingere

Specchi pronti a fingere

Di fare pace con la verità

Per chi novità merità

Ho un cuscino profumato di te.

Os brasileiros são pessoas devotas e de diferentes crenças. Tem fé em Deus, nos santos, em divindades, nos seres e nas forças da natureza. Professam a sua religião e pedem bençãos em altares cristãos, de tradição oriental, africana e indígena. Salve São Sebastião!

Decoupage sobre tela com aplicações de rendas, sianinhas, semente e flores de tecido.

A farm is an area of land, including various structures, devoted primarily to the practice of producing and managing food (produce, grains, or livestock), fibres and,

increasingly, fuel. It is the basic production facility in food production. Farms may be owned and operated by a single individual, family, community, corporation or a

company. A farm can be a holding of any size from a fraction of a hectare to several thousand hectares.

Español...

Una granja (del latín: granica = granero) o chacra (del quechua chajra) es un terreno rural en el cual se ejerce la agricultura o la cría de ganado, ya sea este menor o mayor.

Una granja es una zona de tierra, incluyendo las diversas estructuras, dedicada principalmente a la práctica de la producción y gestión de la alimentación (producción, granos o ganado), fibras y cada vez más de combustible. Es la planta de producción de base en la producción de alimentos.

Las granjas pueden ser de propiedad y operados por un solo individuo, familia, comunidad, corporación o una empresa. Una granja puede ser una celebración de cualquier tamaño,

de una fracción de hectárea, a varios miles de hectáreas.

Capture: Hensel, Quarryville, PA - USA

By: HVargas

 

Eva Torres dos Santos / Devota de Santa Luzia / Dia 12 de Dezembro - Dia de Santa Luzia / Santa Luzia - protetora dos olhos / Santa Luzia / Protetora dos olhos / Eva Torres dos Santos Devota de Santa Luzia (com a imagem de Santa Luzia)

c. 1460-1464? Tremp i oli sobre fusta. 49 x 42 cm. Gallerie dell'Accademia, Venècia. 47. Obra exposada: Sala IV.

MAI DE

M A R I E

LE PLUS JOLI, QUI RETOURNÉE DIT

A I M E R

 

PETITE RÉTROSPECTIVE DES VIERGES VISITÉES ET HONORÉES SUR LES ANNÉES, À DÉVOTION SPÉCIALE, DATES MARIALES.

BrÖK et PLUME

 

IMMACULÉE, PURE, PUISSANTE, TOUTE SAINTE, ELLE A D'INFINIS POUVOIRS ET L'ON PEUT TOUT LUI DEMANDER.

 

SI VOUS AVEZ RECOURS À ELLE, ELLE VOUS DONNERA TOUS LES SECOURS, TOUJOURS, MÊME RENOUVELÉS.

 

AIMEZ-LA ET VOUEZ-LUI VOS VIES.

HONOREZ-LÀ.

PRIEZ-LA.

DITES SON CHAPELET.

METTEZ-LUI DES BOUGIES.

NE LA PERDEZ JAMAIS DE VUE.

AYEZ CHEZ VOUS AU MOINS UNE DE SES FIGURES.

AMÉNAGEZ-LUI UN PETIT ORATOIRE MAISON.

LAISSEZ-LA ENSUITE VOUS GUIDER ET VOUS PROTÉGER,

ELLE N'Y MANQUERA JAMAIS.

 

POUR CETTE BELLE FÊTE DE LA VISITATION,

31 MAI

J'AI CHOISI DE VOUS PARGAGER :

 

NOTRE-DAME DU BON SECOURS.

VOUS VOYEZ !

RECOURS SECOURS !

CELA NE S'INVENTE PAS.

 

BONNE FÊTE DE LA VISITATION À TOUS.

 

LOUONS

AVE MARIA !

PLUME

  

  

---- a series of shots (made a few minutes before the arrival of babbaluti) to the devotees arrived in the churchyard of Aracoeli, ignoring the bad weather this year has helped to make more sad the penitential atmosphere from always characterized this procession ----

 

---- una serie di scatti, realizzati pochi minuti prima dell'inizio dell'arrivo dei Babbaluti, ai devoti, giunti sul sagrato della chiesa dell'Aracoeli, incuranti del cattivo tempo che quest'anno ha contribuito a rendere più greve l'atmosfera penitenziale che da sempre caratterizza questa processione ----

 

-----------------------------------------------------

  

the slideshow

  

Qi Bo's photos on Fluidr

  

Qi Bo's photos on Flickriver

  

Qi Bo's photos on FlickeFlu

  

--------------------------------------------------------------------------

  

....It's a short-long report on the sacred procession in honor of the Holy Crucifix of Araceli, which takes place on the last Friday of the month of March in the town of San Marco d'Alunzio ( Sicily), and so-called "procession of Babbaluti " (the babbaluti " are thirtythree men and women hooded , like the 33 years of Christ , with robes of colour blue); This year ... I was really lucky to relive another time the deep emotion to see that sacred procession; on this year 2015 the procession was marked by bad weather, there was cold, rain, wind and a thick fog.

The "babbaluti" carry on their shoulders the float with the Holy Crucifix of Araceli's church (the statue was created by Scipione Li Volsi, in the year 1652), and with the painting of Our Lady of Sorrows, that appears pierced by seven swords (a painting of the eighteenth century); babbaluti before the start of the procession ( in bare feet, wearing only the heavy wool socks , hand-made; the women are hooded too, and to avoid revealing their presence feminine, also wear gloves wool) , they have to travel a journey of purification: when they arrived near the ancient church of Araceli they kiss the ground, and immediately allowed to enter to the church, but through a side door, called " false door " , just so they can access the float, outside the front door of the church of Araceli, then they wait for the priest to finish his sermon, and so begin the procession through the streets of the picturesque and friendly village of San Marco d'Alunzio .

  

…………………………………………

  

.... questo è un report, breve e lungo al tempo stesso sulla sacra processione che si tiene in onore del Santissimo Crocifisso di Araceli e che si svolge l'ultimo Venerdì del mese di marzo nella città di San Marco d'Alunzio (località sita sui monti Nebrodi, Sicilia), ricorrenza conosciuta anche come "processione dei babbaluti" (il babbaluti "sono trentatré uomini e donne incappucciati, rievocazione dei 33 anni di Cristo, i quali indossano abiti di colore blu); Quest'anno ... sono stato davvero fortunato a rivivere ancora una volta la profonda emozione di assistere al sacro corteo, questo anno 2015 caratterizzato da "un tempo atmosferico davvero penitenziale" con un costante maltempo caratterizzato da freddo, pioggia, vento e una fitta quasi impenetrabile nebbia.

I "babbaluti" portano sulle loro spalle la vara che reca ben fissata il Santo Crocifisso della chiesa di Araceli (la statua è stato creato da Scipione Li Volsi, nell'anno 1652), ai cui piedi viene assicurato il quadro della Madonna Addolorata, che appare trafitto da sette spade ( un dipinto del XVIII secolo), quadro quest'anno ricoperto da un velo di cellophane, per tentare di proteggerlo dall'acqua della pioggia e della fitta nebbia. I babbaluti prima dell'inizio della processione avanzano a piedi scalzi, indossando solo delle pesanti calze di lana fatte a mano, (le donne per evitare di rivelare la loro presenza femminile, indossano anche dei guanti di lana), devono percorrere, prima di accedere in chiesa, un cammino di purificazione: quando essi giungono in prossimità dell'antica chiesa dell' Araceli, si chinano e baciano in terra, ricevendo così il permesso per poter accedere in chiesa, ma questo può avvenire solo da una porta laterale, chiamata "falsa porta"; una volta entrati in chiesa ne fuoriescono dall'ingresso principale, potendo così prendere posto, inginocchiati alle spalle della vara; seguirà quindi l'atteso discorso del sacerdote, al cui completamento potrà iniziare la processione che si svolge per le vie del pittoresco e accogliente paese di San Marco d'Alunzio. Lungo il percorso i Babbaluti cadenzano la propria andatura accompagnandosi ad una mesta e lamentosa giugualtoria che invoca il Signore "Signuri...misiricooooordia e pietà"; infine molti devoti procedono assieme ai babbaluti sotto la vara, toccandola, accarezzandola, ora aggrappandovisi...pur di avere un contatto fisico ma anche spirituale con essa. Infine, dopo aver compiuto un preciso percorso, la processione fa rientro nell'antica chiesa di origini Normanne dell'Aracoeli.

  

Amizade:

 

Pela amizade que você me devota,

por meus defeitos que você nem nota...

 

Por meus valores que você aumenta,

por minha fé que você alimenta...

 

Por esta paz que nós nos transmitimos,

por este pão de amor que repartimos...

 

Pelo silêncio que diz quase tudo,

por este olhar que me reprova mudo...

 

Pela pureza dos seus sentimentos,

pela presença em todos os momentos...

 

Por ser presente, mesmo quando ausente,

por ser feliz quando me vê contente...

 

Por este olhar que diz:

"Amigo, vá em frente!"

 

Por ficar triste, quando estou tristonho,

por rir comigo quando estou risonho...

 

Por repreender-me, quando estou errado,

por meu segredo, sempre bem guardado...

 

Por seu segredo, que só eu conheço,

e por achar que apenas eu mereço...

 

Por me apontar pra DEUS a todo o instante,

por esse amor fraterno tão constante...

 

Por tudo isso e muito mais eu digo:

 

Deus te abençoe,

meu querido amigo.

Place Sainte-Dévote, La Condamine

MOIS DE MARIE. Dévotion particulière.

Clôture.

Le 31 mai, nous fêtons la :

VISITATION DE MARIE.

 

Cet évènement important, est fêté au calendrier liturgique chrétien.

Marie, enceinte a appris que sa cousine Elisabeth attend un enfant.

Pleine de joie, elle décide sur le champ d'aller la visiter, pour lui apprendre la bonne nouvelle qu'elle porte en son propre sein, son enfant reçu de Dieu.

 

C'est une grande joie pour elles, de se retrouver, ensemble en cet état merveilleux, et partager leur attente, leur confiance.

 

Elisabeth, malgré son âge avancé, attend Jean-Baptise par la volonté de Dieu.

Marie attend le Messie, Sauveur, Jésus par élection unique.

Pour chacune, c'est la même volonté du Père des cieux, créateur de toute chose.

 

C'est une vraie fête pour Marie, qui, remplie d'allégresse, communique son sentiment à l'enfant d'Elisabeth, qui aussitôt tressaille dans son sein.

Jésus déjà, fait ce miracle.

Le petit Jean-Baptiste, fait savoir à sa mère qu'il salue son cousin Jésus, enfant divin.

 

Cette joie se communique à travers les siècles, en un message d'espérance et de vraie attente du Sauveur, pour tout croyant au coeur de sa vie....

Car Marie, chez Elisabeth, a été reçue et honorée, comme la Mère du Seigneur, celle que Dieu a élue, pour être la plus digne entre toutes les femmes de porter le Fils de Dieu.

 

C'est pourquoi, Marie est bénie pour avoir cru en la Parole de Dieu, et confirmé l'évènement miraculeux par son Oui total.

 

Marie à cette occasion a entonné une admirable et incomparable prière particulière de louange :

MAGNIFICAT

"Mon âme exalte le Seigneur

et mon esprit est rempli d'allégresse

à cause de Dieu, mon Sauveur,

parce qu'il a porté un regard sur son humble servante.

Oui, désormais, toutes les générations me diront bienheureuse, parce que le Tout Puissant a fait pour moi de grandes choses.

Son Nom est saint, et son Amour s'étend d'âge en âge sur ceux qui le craignent.

Il a dispersé les orgueilleux,

Il a jeté les puissants au bas de leur trône

et il a élevé les humbles, les affamés,

Il les a comblés de biens et les riches, il les a envoyés les mains vides.

Il est venu en aide à son serviteur Istraël, se souvenant de son amour, de la promesse faite à nos pères en faveur d'Abraham et de sa descendance pour toujours".

(Luc 1,46-56)

 

Que Marie vous visite à sa manière et vous salue, comblant du même coup votre espérance.

 

Merci à tous, d'être venu ici voir Marie tout au long de son mois. Elle ne l'oubliera pas.

Pour le fêter, vous pouvez écouter un bel enregistrement du

MAGNIFICAT DE BACH.

Chanter avec ceux que vous aimez :

"Le Seigneur fit pour moi aussi des merveilles.

 

Cette image clôt le mois de Marie.

Nous passerons les jours suivant à un autre registre;

 

Dévot dans le temple de Srirangam (Ranganath Swami) à Tiruchirapalli (Trichy)

 

---------

 

Le temple de Srirangam est une véritable cité religieuse, dont l'édification a commencé au Xème siècle. Le sanctuaire dédié à Vishnu (golden temple) est au centre des bâtiments, c'est la partie la plus ancienne.

 

Srirangam est le premier des cent huit sanctuaires du dieu Vishnu (appelé ici : Ranganatha, qui est la forme de repos de Vishnou). C'est le plus vaste temple avec 156 hectares et le plus célèbre.

 

Le temple est constitué de sept enceintes dominées par 21 gopuram(s) (portes d'entrée monumentales). Il comprend de nombreuses boutiques, bassins, mandapa(s) et petits temples.

 

La partie centrale (au-delà de la 6ème enceinte) et le sanctuaire sont réservés aux hindous.

 

Article de Wikipedia sur le temple de Srirangam

fr.wikipedia.org/wiki/Temple_de_Sri_Ranganathaswamy_(Srirangam)

 

Le site officiel du temple

www.srirangam.org/

Venerable, Real y Devota Cofradía de Penitencia de Nuestro Padre Jesús de los Afligidos y María Santísima de los Desconsuelos.

  

laudato si o mi signore

~~La fontaine de dévotion Saint-Aldric, transformée en lavoir au XIXe siècle, recensée à l'inventaire général du patrimoine culturel.

~~Enserré entre des murs, en contrebas de la rue principale, le lavoir d’Asnières est niché derrière la fontaine Saint-Aldric.

C’est au IXe siècle qu’Aldric, évêque du Mans, demande que soit ouverte une fontaine d’où jaillira… « Une eau pure, limpide qui ne tarit jamais ». La première mention du lavoir apparaît dans les délibérations municipales, en 1816, lorsque cette eau se trouve contaminée par le reflux des eaux du lavoir.

~~Ce lavoir est alimenté par l’eau de la fontaine qui s’écoulait par la gueule du lion mais qui s’infiltre désormais sous la maçonnerie, et par les eaux de pluie recueillies par sa toiture en impluvium. La mémoire du village en attribue la couverture, vers 1840,

En 1992, l’Association « Patrimoine d’Asnières » a restauré la fontaine-lavoir au travers d’un chantier de jeunes bénévoles, soutenue par l’Union REMPART.

A la fotografia, els devots de Catania treuen la imatge i les relíquies de Sant'Agata al carrer. Cada 17 d'agost els catanesos celebren el retorn del cos de Sant'Agata a la ciutat, deprés de molts anys d'exili. A la patrona, els catanesos, li atribueixen un poder màgic i curatiu inqüestionable. La seva aparició pels carrers al voltant del Duomo provoca una autèntica efervescència emocional en els habitants de la ciutat.

A Mongiuffi, un piccolo paese dell’entroterra Taorminese, in Provincia di Messina, troviamo antichissima la devozione per San Leonardo. Tutto il popolo, molto devoto per le tante grazie ottenute tramite l’intercessione di San Leonardo, lo ha eletto a suo speciale Patrono e Protettore ed ogni anno, il 6 novembre, ne celebra la festa con grande solennità. Il momento più emozionante si ha quando, durante la processione di mezzogiorno, tutti i fedeli riunitisi al centro del Paese, donano al Santo Patrono una Ciambella (Cuddura) di pasta di pane intrecciata ed abbellita artigianamente, in segno di devozione e ringraziamento.La festa, unica nella sua particolarità e nella fede degli abitanti inizia con la Novena (preghiera insistente fatta con determinazione e costanza per nove giorni conseguitivi) nella fiducia di poter ottenere ciò che il cuore di ognuno desidera e con l’avvio della lavorazione artigianale delle “cuddure”. Per la realizzazione di queste particolari “ciambelle” vengono utilizzati centinaia di chili di farina di frumento che in passato veniva donata dagli abitanti di Mongiuffi. Dopo la lavorazione delle ciambelle, si imprime l’immagine di San Leonardo. Il 1° Novembre, solennità di tutti i Santi, vengono preparate, sempre a mano, le artistiche “cudure” dei 4 angioletti e del Santo. Abilità ed impegno fanno sì che queste divengano vere e proprie opere d’arte.La “cudura” del Santo viene decorata con rose e ornamenti vari creati con la pasta, facendo sì che diventi un vero e proprio gioiello della minuziosa arte creativa, che attira tutt’oggi molti curiosi. La vigilia della festa, quando ormai è tutto pronto, si svolge la benedizione delle “cuddure”. Nel borgo l’atmosfera di solennità sale di ora in ora. Gli abitanti di abitanti di Mongiuffi e tutti gli altri devoti che accorrono si recano nella Chiesa di San Leonardo per pregare e cantare al Santo Patrono e assistere all’apertura della cappella e alla discesa del simulacro. Al canto dell’inno di San Leonardo il simulacro collocato dentro la vara, scende sino al centro della Chiesa. La Statua dall’aspetto dolcissimo sembra volgere il suo sguardo per rassicurare i suoi fedeli della sua protezione. A quella vista si commuovono i cuori e si inumidiscono gli occhi. L’artistica statua del Santo viene mostrata al pubblico tre volte soltanto: il giorno di capodanno; il giorno di Pasqua ed il 5 Novembre vigilia della festa.All’alba del 6 Novembre al suono delle campane i fedeli si ritrovano in Chiesa per la recita dell’Ufficio (tradizionale ufficiatura in onore del Santo Patrono e Protettore). Intorno alle 10:30 si svolge la Santa Messa Solenne, al termine vi è la tradizionale processione per le vie del paese. Il momento più emozionante, verso mezzogiorno, quando tutto il popolo riunitosi in piazza fontana, al centro del paese, dona al Santo Patrono la ciambella (cuddura) di pasta di pane intrecciata e abbellita artigianalmente in segno di devozione e ringraziamento. Subito dopo vengono distribuite le “cuddure” più piccole a tutti i devoti presenti a questo importante e caratteristico evento. La sera del 6 Novembre i devoti si ritrovano nuovamente nella Chiesa Madre dove vengono celebrati i vespri e l’eucarestia. Tra le luci della notte esce la processione. Al rientro del simulacro in piazza del Carmine vi è il grandioso spettacolo piro - musicale. La sera del 7 Novembre il Santo Patrono si riporta in processione nella Chiesa a Lui intitolata dove viene risposto nella sua cappella. La festa si conclude con l’atto di affidamento del paesino di Mongiuffi Melia al Santo e l’emozionante chiusura della porta che terrà custodita la statua

Na traust du dich mir überall hin zu folgen

Komm her auf die knie....

auch so mag ich es gerne einfach mal so an der Leien anbinden....

Welche Vergehen hast du denn wieder gemacht, wollen wie mal gucken ....

Santuario del Divino Niño Jesús de las Palomitas

bro. Gustavo Guijarro Montes

Tel. (492) 943-0200 (8 a.m. - 6 p.m.)

Cod. Postal 98630

Tacoaleche, Gpe., Zac., México.

Fiesta en honor del Niño: 7 de Enero

Estimado peregrino:

Le sugerimos que anuncie por teléfono

su próxima visita, para atenderlo mejor.

 

devocionaldivinonino.blogspot.mx/2009/12/santo-nino-de-la...

 

www.divinodelaspalomitas.com/

 

Visita la Pagina Facebook y da clik en me gusta

www.facebook.com/catedralesiglesias

 

© Álbum 3226

By Catedrales e Iglesias

By Cathedrals and Churches

Par Cathédrales et Eglises

By catedrals i esglésies

Diócesis de Zacatecas

www.catedraleseiglesias.com

 

Egidio Zaluaga Murúa, nació en España el primero de septiembre de 1879. Años después se integró a la orden carmelita, donde adoptó el nombre de Fray Clemente de San José, éste llevó una vida ejemplar y en 1923 recibió, de manos de Josefina Larrañaga, una escultura del Niño Dios.

 

La figura era relativamente pequeña, medía 30 cm. de altura, y en sus manos se veían dos palomas. Fray Clemente aceptó con mucho gusto el regalo y lo acompañó durante su estadía en el Convento de Victoria, en Álava, España.

 

Sin embargo al padre le gustaba mucho predicar la Palabra del Señor en todos los lugares posibles; razón por la cual emprendió diferentes viajes, principalmente por la República Mexicana, donde visitó varios estados y la bella escultura siempre fue con él y era su motor para seguir adelante.

 

De esta forma en todos los lugares donde se quedaba, había siempre un pequeño altar, y la gente que observaba al Niño quedaba prendado de él. Los fieles le solicitaban aliviar sus penas, y El Niño Jesús de las Palomitas, (que siempre fue su nombre) escuchaba y atendía sus peticiones, es por ello que cuenta con muchos devotos en varias zonas. Esas palomitas representan principalmente a las almas de los niños a quines tanto ama Jesús precisamente por buenos y sencillos. Pero también, las almas de los adultos. "Si no se hacen como niños no entrarán al reino de los cielos". (Lc. 18,16-17). El niño aprisiona las palomitas en las manos junto a su pecho y a su corazón para mostrarnos las protección y el amor que nos prodigia. Las palomitas también nos traen a la memoria al Espíritu Santo que apareció en forma de paloma cuando Jesús fue bautizado por su pariente Juan.El año de 1973 la señora Doña Catalina padecía una grave enfermedad.

 

Dos religiosas clarisas, tías de la enferma, que vivían en un convento de la vecina ciudad de Zacatecas acudieron solícitas a visitar a la sobrina. Como no tenían ni oro ni plata le llevaron un regalo -milagro en potencia-, una medalla de latón en cuyo anverso aparecía la imagen del Niño de las Palomitas y en el reverso, la de la Virgen del Carmen. Más tardaron las piadosas samaritanas y serviciales religiosas en recomendar a Doña Catalina que se encomendara al Niño y le pidiera su salud, que ella en poner en práctica el providencial consejo. El resultado no se hizo esperar. Sanó la señora. Para ella y para su familia aquello no fue otra cosa que un verdadero milagro. Éste fue uno de los primeros signos, que el Niño de las Palomitas realizara en las tierras coloradas que, crónicamente sedientas, habían debido su pigmento en el altar de los mártires zacatecanos. Saboreado el milagro, Doña Catalina se apresuró a mandar hacer una imagen del Niño, en base a la medalla, para rendirle culto en el oratorio de la Virgen de Fátima. Corría el mes de Abril de 1973, cuando el escultor Don Miguel Juárez terminó la encantadora escultura que fue colocada en el oratorio el 13 de mayo de ese mismo año. El Sr. Canónigo Don Antonio Vela Godina, gran señor, -más por su espíritu que por su estatura- bendijo la sagrada imagen. El milagro de la curación de Doña Catalina fue la chispa del incendio que se propagó en múltiples y centrífugos círculos concéntricos por las rancherías y ciudades circunvecinas y luego por gran parte del país. Pronto se tuvo noticia de otros muchos y señalados favores, conseguidos por mediación del Niño; por lo que la devoción crecía y crecía gracias a la merecida fama de la milagrosa imagen. Ya por los años 1975-76 se tenía popularmente al Niño como muy milagroso. El pequeño oratorio fue recibiendo cada vez más visitantes de todos los sectores sociales. Algunos iban a dar gracias por el favor recibido. Otros, a implorar la protección y ayuda del Divino Niño. Dejaban como prueba de su gratitud y de su fe la clásica veladora, el milagro de oro o de plata, flores naturales o ratifícales.

 

Tacoaleche, Zacatecas es el lugar donde permanece actualmente y ahí se reúnen miles de fieles procedentes de diferentes estados de la República, y también de algunos países centroamericanos y de USA para agradecer al Niño por algún algún favor recibido y el día 7 de enero es su festejo, razón por la cual no sólo la población sino todos sus fieles están de manteles largos dando gracias a Dios por tan Divina presencia.

 

Las palomas que el Niño sostiene en sus manos simbolizan el amor, la fe, la paciencia y la sabiduría, sin olvidarnos de la inocencia, la pureza y la bondad que encierra a todos los hijos de Dios.

  

Oración al SANTO NIÑO DE LAS PALOMITAS

  

Oh Divino Niño Jesús de las Palomitas, Hijo del Padre, Dios y Hombre verdadero, nacido de Santa María Virgen. Nos acercamos a Ti, con humildad y confianza, a suplicarte que ejerzas tu bondad y tu misericordia en favor nuestro. Que se nos apliquen los merecimientos que nos lograste con tu vida, pasión, muerte y resurrección, para que convertidos a Ti, y a nuestros hermanos, podamos conseguir el cielo que nos tienes prometido. Y así, poder vivir felices eternamente contigo en compañía del Padre y del Espíritu Santo. Así sea

 

CANTO OFICIAL AL NIÑO DE LAS PALOMITAS

 

(Llegada a su santuario)

 

Oh Niño Divino de las Palomitas,

con mucho cariño te hago esta visita.

 

Dios Padre del cielo nos manda escucharte;

oírte queremos, Jesús, y adorarte.

 

Oh Niño bendito, nos perdonas siempre

cuando arrepentidos venimos a verte.

 

Aquí de rodillas, prometo mi Dios,

vivir nueva vida; dame tu perdón.

 

Condúcenos, Niño, al reino del cielo;

Verdad y Camino y Luz de los ciegos.

 

La Virgen y Madre del Niño Jesús

desea que me salve, cargando mi cruz.

 

José, fiel esposo y padre nutricio,

concédeme el gozo de hallar a tu Hijo.

 

Amamos al Papa y a nuestros Obispos

y a la Iglesia Santa, de quien somos hijos.

 

Despedida de su santuario

 

Nos vamos, oh Niño,

nos vamos de aquí

>con llanto y suspiros,

pero no sin Ti.

 

Adiós, Niño hermoso

de las Palomitas;

son lindos tus ojos,

también tus manitas.

 

Bendice con ellas

a los caminantes,

que dejan las huellas

de sus pies sangrantes.

 

Protégenos, Niño,

y a nuestras familias,

que por los caminos

hay piedras y espinas.

 

La paz llevaremos

a nuestros amigos,

y les contaremos

que vimos al Niño.

 

Queremos volver,

Jesús lindo y bueno,

que volverte a ver

será nuestro empeño.

 

  

---- a devotee (Melia) ----

  

---- un devoto (Melia) ----

  

-----------------------------------------------------

  

the slideshow

  

Qi Bo's photos on Fluidr

  

Qi Bo's photos on Flickriver

  

Qi Bo's photos on FlickeFlu

  

--------------------------------------------------------------------------

  

this is a short and long reports of the traditional feast, which was celebrated on November 6 this year in the municipality of Mongiuffi Melia (consisting of the two centers of Melia and Mongiuffi, in the province of Messina) in honor of St. Leonard of Noblac , also known as St. Leonard Abbot or hermit, for he was a French abbot who for much of his life he lived as a hermit; November 6 is the date of the saint's death, maybe he died in 1599. San Leonardo is originally the patron saint of prisoners (when the saint was in life he dedicated himself to prisoners of war, trying to free them, also trying to relieve the severe corporal punishment and fines which they had to submit); later also became the patron saint of blacksmiths, manufacturers of chains, have recently given birth (He helped the Queen Clotilde was in a coma for serious complications have arisen during childbirth: the Queen had a beautiful child), farmers, miners (and robbers). In southern Italy the cult of this saint was introduced by the Normans. It's strange to observe that in the hamlet of Mongiuffi besides the devotion to St. Leonard (he is always holding the chains), there is also a great devotion to the "Madonna of the chain", she is holding chains too (and in fact in Mongiuffi there is a sanctuary dedicated to her).

On the morning of November 6, after the Solemn Mass, the saint is carried on shoulders on the artistic float , with the music of the local band ("St. Leonard"of Mongiuffi) along the narrow and perched alleys. An exciting time it can be observed when the procession arrives at the Fountain Square, in the center of the country, and here is made a gift to this Patron Saint: He receive a "cuddura" (a donut dough braided) particularly embellished with elegant compositions made always in bread dough, so after "smaller cuddure" are distributed to the population (so called "St. Leonard's cuddure").

(Particularly interesting to visit the land of Mongiuffi Melia are the so-called Arcofie or Contrabbone, galleries for the transition from house to house probably built by the Arabs).

  

--------------------------------------------------------------------------------

  

questo è un report breve e lungo al tempo stesso, che ho realizzato il 6 novembre di quest'anno 2015, sulla tradizionale festa che si celebra nel comune di Mongiuffi Melia (composto dai due centri di Melia e di Mongiuffi, in provincia di Messina) in onore di San Leonardo di Noblac, anche conosciuto come San Leonardo abate od eremita, infatti egli fu un abate francese che per gran parte della sua vita visse da eremita; il 6 novembre è la data della morte del santo, che sembra essere avvenuta nel 1599. San Leonardo è originariamente il santo patrono dei carcerati (Egli si dedicò ai prigionieri di guerra, tentando possibilmente di liberarli, e comunque cercando di allieviare le loro gravose pene e corporali e pecuniarie alle quali erano costretti a sottostare); successivamente Egli divenne anche il santo protettore dei fabbri, dei fabbricanti di catene, delle puerpere (soccorse la regina Clotilde che era entrata in coma per gravi complicanze sopravvenute durante il parto, il suo intervento risolse al meglio quella grave situazione con la regina che riuscì così a risvegliarsi dallo stato di coma ed a dare alla luce un bimbo), degli agricoltori, dei minatori (e dei briganti). Nell'Italia meridionale il culto per questo santo fu introdotto dai Normanni. E' quanto meno singolare osservare che nella frazione di Mongiuffi oltre alla devozione per San Leonardo, raffigurato con in mano delle catene, ci sia anche una sentitissima devozione per la "Madonna della catena", anch'Ella raffiguarata con in mano delle catene (a Mongiuffi c'è un santuario a Lei dedicato).

La mattina del 6 novembre, dopo la Santa Messa Solenne, il Santo viene portato in spalla sul suo artistico fercolo con baldacchino ligneo, al seguito ci sono i fedeli e la banda musicale (la banda musicale "San Leonardo" di Mongiuffi), la processione si snoda non senza fatica lungo le strette ed inerpicate viuzze, spesso baciate dal sole e bardate per l'occasione a festa. Un momento emozionante lo si può osservare quando la processione giunge in piazza fontana, nel centro del paese, qui vien fatto dono al Santo Protettore della "cuddura" (una tipica ciambella di pasta di pane intrecciata e cotta nel forno a legna) particolarmente impreziosita da eleganti composizioni, realizzate sempre in pasta di pane; subito dopo vengono distribuite alla popolazione le cuddure più piccole (chiamate le cuddure di San Leonardo), recanti l'effigie del Santo, che viene stampata sulle trecce di pane.

In coda a questa breve descrizione c'è da menzionare che nell'antigo borgo di Mongiuffi Melia si possono ammirare le cosiddette Arcofie o Contrabbone, antiche gallerie che servivano da passaggio da un’abitazione all’altra, costruite probabilmente dagli Arabi e delle quali sono rimaste due particolari testimonianze).

  

Allegretto Nuzi ou Allegretto di Nuzi, (Fabriano, env.1315 - Fabriano, 1373) est un peintre italien du gothique international flamboyant

 

La Vierge de Majesté entourée de six anges (1365 - 1370)

Tempera et or sur panneau de bois de peuplier

 

Conservée au Musée du Petit Palais à Avignon (dépôt du musée du Louvre)

________________________________________________________________________________________________________

 

Website : GALERIE JUGUET

© All rights reserved ®

 

Website : MÉMOIRE DES PIERRES

© All rights reserved ®

________________________________________________________________________________________________________

 

Contexte artistique et attribution

 

Allegretto Nuzi (vers 1315 – 1373) est un peintre italien du gothique international, originaire de Fabriano dans les Marches (centre-Italie). Sa carrière se déroule au milieu du XIVᵉ siècle, avec des passages documentés à Florence où il rencontre l’influence de Giotto et de l’école siennoise, qu’il conjugue avec la tradition des Marches. Son style mêle monumentalité, composition rigoureuse et expressivité des figures, ce qui le place parmi les principaux peintres italiens de son temps en dehors des grands centres artistiques.

 

La peinture est inventoriée comme attribuée à l’école de Francescuccio Ghissi, mais elle a été anciennement attribuée à Nuzi (sous diverses variantes de nom : Allegretto di Nuzzi, Nucci di Nuzzio), ce qui reflète l’histoire complexe des attributions dans l’Italie du Trecento.

 

Description matérielle et conservation

 

Technique : tempera et or sur panneau de bois de peuplier, procédé caractéristique des peintres italiens du Moyen Âge, fondé sur l’usage d’un fond d’or étincelant qui accentue la dimension sacrée du sujet.

Dimensions : environ 1,38 m × 0,99 m.

Histoire du dépôt : l’œuvre provient de la collection Campana à Rome, acquise par le Musée du Louvre en 1863, puis déposée successivement dans plusieurs musées provinciaux avant d’être confiée au Musée du Petit Palais d’Avignon. Elle a été restaurée en 1970.

 

Sujet et iconographie

 

Thème principal

 

La composition représente la Vierge Marie trônant en majesté (« Maestà »), entourée de six anges. Ce type iconographique dérive de la tradition byzantine (la Theotokos vénérée), reprise et recyclée dans l’art occidental médiéval pour affirmer la gloire céleste de Marie et sa place centrale dans l’économie du salut. La figure de la Vierge est souvent magnifiée par un trône élevé et une auréole ou un fond d’or, symbolisant la lumière divine et sa royauté spirituelle.

 

Les anges...

 

Les anges sont généralement représentés en attitude d’adoration ou de musique céleste autour de Marie : ce schéma traduit à la fois la hiérarchie céleste et une forme de liturgie picturale : la Vierge, reine du Ciel, est entourée de créatures célestes qui l’honorent par leur présence. L’utilisation de l’or accentue cette dimension lumineuse et mystique, propre à la dévotion médiévale.

 

Style et langage visuel

 

Composition

 

La structure pyramidale classique de l’iconographie de la Maestà est visible : la Vierge au centre, hiérarchiquement plus importante, entourée de figures angéliques qui en accentuent l’autorité divine. L’emploi d’un fond d’or lisse élimine toute perspective narrative et place l’œuvre dans un espace sacré plutôt que terrestre.

 

Style gothique international

 

Même si l’attribution précise reste complexe (école de Ghissi / Nuzi), on note une synthèse stylistique :

 

une ligne sûre et définie des contours, héritée de l’art toscan,

une décoration raffinée des auréoles et du fond, typique du gothique international,

une attention aux plis des vêtements et aux expressions des visages, qui humanisent légèrement les figures sans enlever à la scène son aura sacrée.

 

Signification et interprétation

 

Dimension spirituelle

 

Dans une œuvre de dévotion médiévale comme celle-ci, la représentation de la Vierge de Majesté n’est pas seulement narrative, mais théologique : elle affirme la médiation de Marie entre Dieu et les fidèles, et symbolise l’espérance chrétienne. Les six anges ne sont pas de simples ornements : ils magnifient par leur présence la gloire de Marie, participant à une liturgie visuelle qui invite à la contemplation.

 

Fonction liturgique

 

Des tableaux de ce type étaient souvent conçus pour des autels majeurs ou des lieux de culte, en tant que point focal pour la prière des fidèles. La taille du panneau et la richesse des matériaux (or, tempera) en font une pièce adaptée à une liturgie solennelle.

 

Conclusion

 

La Vierge de Majesté entourée de six anges est une œuvre emblématique du gothique italien du XIVᵉ siècle, où se mêlent influences toscanes et locales. Que l’on l’attribue à Allegretto Nuzi ou à l’école de Francescuccio Ghissi, elle témoigne de la continuité de l’iconographie de la Maestà et de la manière dont les artistes médiévaux utilisaient la tempéra et l’or pour créer des compositions à la fois sacrées et visuellement puissantes.

  

CES PHOTOS NE SONT PAS À VENDRE ET NE PEUVENT PAS ÊTRE REPRODUITES, MODIFIÉES, REDIFFUSÉES, EXPLOITÉES COMMERCIALEMENT OU RÉUTILISÉES DE QUELQUE MANIÈRE QUE CE SOIT.

UNIQUEMENT POUR LE PLAISIR DES YEUX.

  

Hinter Gitter hab ich dich auch gerne

mehr habe ich gar nicht an, wozu auch, das kostet doch Zeit, so bin ich immer schnell verfügbar und einsatzbereit. Bussi Anna(devot)

 

www.amateur-fanclubs.com

 

#dicketitten #amateur #annadevot #photoshooting #echtebrüste #milf #mollig #shooting #bbw #reifefrau #lächeln #fetish #shootingphoto #submissive #fetisch #devot #schwarzehaare😍 #schwarzehaaregrüneaugen #fettebeine #fatlegs #strümpfe #ohneunterwäsche #schwarzeskleid #gehorsam #leine #sklavin #halsband #halterlose #beine

Velación de Jesús Nazareno con motivo del 75 Aniversario de Fundación de la Hermandad de Jesús Nazareno, Municipio de Izalco Departamento de Sonsonate, El Salvador Centroamérica.

 

Jesús Nazareno de Izalco

 

Ubicación: Dolores Izalco. Titular de Hermandad.

 

Procedencia: Incierta, aunque la tradición oral la adjudica a un devoto indígena.

 

En la Tradición: Sin lugar a dudas, Jesús Nazareno "El Señor de Izalco", es la figura de Cristo más venerada y querida por los izalqueños. Se ha convertido en el Icono Devocional de su pueblo. Seguido por miles, ostenta la Hermandad de Pasión más grande y representativa en Izalco. Esta Imagen está rodeada de mucho misticismo y leyenda. Es la única Imagen sujeta de Penitencias, Velaciones Cuaremales y preside la Centenaria Procesión de los Cristos, de fama nacional. A El, su pueblo lo viste, lo perfuma, lo Vela. Posee su propia ermita en su legendario barrio de San Sebastián. Procesionado bajo palio, arrastra a propios y extraños a su Paso. Su fiesta de Cofradía, igualmente es la más importante del año. Es la máxima representación de la cultura popular izalqueña.

 

Jesús Nazareno de Izalco

 

Por Edgar Alvelar

 

Hasta la fecha, el origen y autoría de nuestro querido Jesús Nazareno bajo el resguardo de la HJN, es incierto. No hay ninguna evidencia documental que nos lo aclare; sólo se cuenta con datos "tras su aparición", que se han ido reproduciendo con la tradición oral de los izalqueños, junto a ciertos escritos, inéditos algunos, públicos otros, pero ninguno de ellos constituyen una verdad absoluta.

 

Hay controversias en las teorías existentes para ubicar en el tiempo y en el espacio, a nuestra histórica y venerada Imagen. Éstas, desde la sugerida por Carlos Leiva Cea, izalqueño investigador en este campo, hasta las narradas por Ex Presidentes de la HJN de descendencia prominentemente indígena, que nos llevan a la conclusión que hace falta investigación.

 

Para iniciar nuestra búsqueda, tomamos como primera referencia, la información dada por Don Luciano Galina (+1999), Mayordomo de la extinta Cofradía del Nazareno en 1960, al Prof. Alfredo Calvo Pacheco (+), en uno de sus trabajos de investigación aún inédito:

 

“En aquellos remotos tiempos –refiriéndose a los 1800-, en el lugar llamado “La ceivita” del barrio Santa Cruz, andaban pastando en la vía pública dos vestias mulares cargadas de dos cajas de madera cada una; completamente solas sin dueño alguno. El Policía Municipal para la protección de las vestias y su cargamento, las condujo al “Poste Público Municipal”.

 

"Las vestias fueron descargadas y las cajas de madera las colocaron de sentaderos en el corredor del rancho de paja de la Alcaldía Municipal; despues de 15 días que nadie reclamó nada al respecto el Señor Alcalde llamó a varios testigos y ordenó que las cajas de madera fueran abiertas, en donde encontraron divididas en piezas a la Imágen de Jesús Nazareno y sus joyas de Plata”. SIC

 

Como podemos ver, ya esta historia cierta o no, evidencia la falta de datos sobre el origen de la Imagen, ya que no ubica al dueño de las bestias al no encontrarse ningún documento que lo identifique, así como tampoco del Nazareno y sus pertenencias.

 

Llama mucho la atención, el hecho de asegurar que la Imagen no estaba completa sino por piezas, lo que nos lleva a la interrogante: ¿Se trataba realmente de la actual imagen de Jesús Nazareno?

 

Este último punto hace más que apasionante el tema porque precisamente, muchos creen que la actual Imagen ha sido la misma desde siempre. Nuestro informante, Don Felipe Pilía Chile de 84 años, nos narra: “Adolfo Carías me contó que Jesús llegó a unos patios dentro de unas cajas cargadas por bestias; Jesús estaba adentro por piezas, no estaba entero. Nunca me dijo el motivo de esto”.

 

De forma muy similar, Don José Elas de 76 años, ubica el hallazgo, pero con la diferencia que nos relata que sólo era un cajón y que éste fue encontrado en el corredor de la Alcaldía Municipal, agregando tajantemente que la Imagen estaba entera; por su parte, Don Alejandro Leme de 82 años, es más aventurado en su historia, ya que su tío Luis le contó:

 

“…por la ceibita andaban las mulas con unas cajas, el Alcalde del Común junto a otros cofrades las abrieron y encontraron todo un Altar: la Cruz de Mayo, el Justo Juez, una Custodia, 4 Jesucitos, El Calvareño y el Nazareno…” Una afirmación bastante interesante, ya que no sólo explica de cómo el Nazareno fue encontrado, sino que también, agrega más imaginería al contenido de las cajas.

 

Cosa curiosa: no hace mención de la platería: Corona, Aureola y Cíngulo del Nazareno, porque dice que “no venían en las cajas”.

 

Carlos Leiva Cea, quien se refiere a nuestro Nazareno como “de Indios”, en uno de sus trabajos de investigación histórica, rivalizando con la tradición oral nos sugiere: “…y este de los indios del pueblo de Izalco bien podría atribuirse a Pedro de Mendoza, por ciertas similitudes con el Jesús Nazareno de la Caída, de san Bartolomé Becerra (Antigua Guatemala)”. SIC

 

Ciertamente, hay similitudes en la postura y ciertos perfiles entre nuestro Nazareno y el antigüeño. Pedro de Mendoza, reconocido escultor, efectivamente trabajó en la Antigua Guatemala a mediados del siglo XVII. Si revisamos, vemos que el Prof. Calvo habla del siglo XIX, no del XVII, habiendo una diferencia de 200 años entre ambos planteamientos y esto desde luego, se suma a la aparente eterna polémica.

 

Nuestros informantes, los señores Felipe Pilía, José Elas y Alejandro Leme, no se atreven a hablar de fechas en su caso, aunque claro está, que el académico izalqueño nos dice: “bien podría atribuirse a Pedro de Mendoza”, dejando la puerta abierta a otras posibilidades.

 

Estas posiciones son frágiles por la inexistencia de documentación que las apoye; Don Carlos ha estudiado como experto conocedor a nuestro Nazareno, limitándose al análisis de la pieza, pero no nos dice de cómo pudo haber llegado a Izalco, ni en qué momento.

 

Paralelamente a esta historia, recordamos lo que Don Ernesto Campos (+2009) nos contara en su momento, explicando según él, el origen de Jesús: "Lapo Pinto, quien era un indio que tenía pisto y que vivía en la zona de Dolores regaló a Jesús, y entonces comenzó todo".

 

Según Don Neto, el Nazareno estaba en poder de su legítimo dueño, quien supuestamente celebraba la Cuaresma y Semana Santa en un guachival en su propia casa. Agregaba que este personaje murió muy anciano, y que la imagen no fue llevada a la parroquia ladina, tal cual era su deseo; sino que fue Pedro Minco, otro indígena acaudalado junto a un grupo de indígenas, quienes se lo llevaron para su casa y él continuó con el culto y fiesta de Jesús.

 

A partir de ahí, comenzó la Cofradía como tal y los respectivos Mayordomos; pero igualmente, Don Neto, no poseía documentos que respalden su historia, salvo lo contado por unas parientes suyas quienes le dieron estos datos. Y de ser cierto esto, siempre queda el vacío ¿Cómo y cuándo llegó a Izalco la Imagen?

 

Y por ahí otro par de historias de los abuelos que aseguran que a Jesús lo encontraron lavando su ropas en el río Axutia -Shutiac para algunos-, y otros que contaban que Jesús solía ir a bañarse al mismo río cerca de la "Cueva de la Luna" y que por eso en otros tiempos, se encontraba agua bajo su camarín o bien destilaban gotas de agua de su cabellera, "ya que regresaba mojado tras escaparse".

 

Ahora volviendo al asunto de las cajas, no deja de ser muy interesante la discución en cuanto a si la Imagen realmente fuera encontrada -de haber sido así, entera o por piezas-. Por ellos retomamos el dato de Don Carlos Leiva, ya que resulta más que interesante: “Originalmente de cuerpo entero, la imagen ha llegado hasta nosotros con una serie de intervenciones –no sólo en cuanto a la policromía-, las cuales no vamos a enumerar en detalle.

 

Baste decir que ya a principios del siglo XX sus brazos hechos de pañal y rellenos de algodón se sustituyeron por piezas de madera.

 

Sus piernas fueron recortadas a la altura de la rodilla, por considerar que no las tenía a proporción y, aún después, quizá debido a la ruina de la madera, piernas y pies fueron sustituidos por otros de mala factura colocados en forma poco adecuada para un Cristo que debe dar la impresión de caminar con la cruz a cuestas”. SIC

 

El dato de la sustitución de los brazos, lo tomó igualmente de Don Neto Campos; el del recorte de las rodillas, efectuado por Don José Dolores Pinto (+1986), fue confirmado por los señores Alejandro Leme y José Elas, agregando que el Señor estaba tallado hasta las rodillas.

 

En cuanto a la postura del Señor, podemos asegurar que el pie izquierdo, al estar semi flexionado, sí da la sensación de dar el paso, no así la rodilla por lo que no proyecta la sensación de movimiento.

 

Lo remarcado en negritas es vital para el choque de hipótesis, ya que descarta el relato tradicional de las cajas de madera, donde se afirma que Jesús no estaba entero, respaldado por Don Felipe Pilía y Don José Elas, pero negado por Don Alejandro Leme; estos tres personajes, sí concuerdan al negar el reemplazo de los pies; con esto, tenemos una idea clara de las controversias en torno a nuestro venerado Jesús.

 

Otro dato curioso, es el aportado de nuevo por Don Neto, asegurando que la Imagen tenía brazos de pañal, esto es aceptado por Don Alejandro Leme, agregando que fue Don Santiago Quilizapa, quien hiciera los actuales brazos de madera del Señor.

 

Hicimos de parte nuestra, las consultas respectivas a conocedores de Escultura colonial en Guatemala y nos dijeron que no existe en el vecino país, ni un ejemplo de Nazareno que fuese hecho con brazos de trapo o similares; si Don Ernesto Campos está en lo cierto, nos hace dudar en la atribución hecha a Pedro de Mendoza.

 

Aunque Carlos Leiva amplio conocedor nos ha confirmado que sí es posible que en la Antigua Guatemala, se hayan producido obras con estas características, asegurándonos tener ejemplos bien documentados; por lo que la duda sigue en pie, en cuanto a que si la Imagen en cuestión tuviera tal característica o no.. Por su parte, el Prof. Calvo apunta: “La antigua y primitiva Imágen de Jesús Nazareno, tenía ambos brazos y antebrazos construídos de “espuma”, completamente aguados, solo las manos y el resto del cuerpo eran de madera”. SIC

 

Esto a todas luces viene a fortalecer la idea. Ahora bien, y para terminar de sazonar toda esta historia "a medias", tomamos el siguiente dato proporcionado por él mismo, ya que es más que fulminante en esta búqueda: “En el año antes mencionado –se refiere a finales de 1939-, los Señores Alcaldes de La Cofradía, desidieron examinar minuciosamente la Imágen primitiva y antígua de Jesús Nazareno, constatando que por descuido ante las intemperies de los tiempos, dicha Imagen en su totalidad la madera estaba podrida, muy deteriorada y definitivamente ya no se podía ocupar en la próxima Semana Santa.

 

La Dirigencia de La Cofradía recomendó la inmediata y urgente reparación parcial o total de la Imágen de Jesús Nazareno. En el Convento de La Iglesia de Dolores el Escultor Víctor Manuel Rivas originario de San Vicente, al contratar sus servicios declaró que tal Imágen ya no servía; por tales motivos se le pidió que hiciera una nueva é identica Imágen de Jesús Nazareno”. SIC

 

Esto es fulminante, porque descarta que la Imagen actual, sea exactamente la misma que pudo haber venido en las supuestas cajas, o haya salido en el siglo XVII del taller de Pedro de Mendoza o de cualquier otro escultor guatemalteco de esos tiempos, o en su caso, se trate exactamente de la herencia dado al pueblo por Serapio Pinto. Según este último dato, nuestro Nazareno data del siglo XX, siendo su escultor el salvadoreño Víctor Manuel Rivas. Para confirmar esto, el Prof. Calvo Pacheco remata: “En el mes de Marzo de 1940 el mencionado Escultor Rivas, terminó de hacer LA NUEVA IMAGEN DE JESUS NAZARENO, exactamente igual a la anterior; solo de altura le recortaron una cuarta; lo único que se ocupó del primitivo Nazareno son sus ojos, la diadema, corona de espinas y la cadena rollisa todos estos implementos hechos de pura plata maciza; siendo testigos de lo anterior la Señora Victoria de Aguirre, Ernesto Campos, José Aguirre, Felix Gil, y el Sacerdote Salvador Castillo…” SIC

 

Al consultar a Don Neto, sin vacilaciones, avaló el dato diciendo haber conocido personalmente al escultor Víctor Manuel Rivas y que efectivamente, fue testigo de la hechura de la nueva Imagen y cómo fueron quemadas las partes del Nazareno antiguo lamentablemente muy dañado, agregando que el Miércoles de Ceniza de ese año, se llevó a cabo la bendición respectiva del nuevo Nazareno. Lamentablemente, a parte de él, nadie de los consultados recuerda tal acontecimiento, que debió haber sido trascendental, por lo que no podemos dar fe del mismo.

 

Recalcamos que fue Don Luciano Galina quien dio esta información al Prof. Calvo, pero no hay evidencia que lo respalde, a excepción de la declaración de Don Ernesto Campos y el hecho que pudimos constatar cómo en la peana del Señor, reza: “Victor Daniel”, algo que a nuestro juicio es muy concluyente. Abonando a esto, Don Carlos Leiva, queriendo dar calma y sentido a estos hechos, nos dice que lo más seguro es que el escultor vicentino, haya rescatado la mascarilla original del Señor, lo que a la larga es lo más importante de la Imagen.

 

Por lo que a pesar de lo fuerte del relato hecho por Don Neto, puede decirse que Jesús sigue manteniendo su antigüedad como tal -¿principios de 1800?-. Nos recalca además, que no es la edad de las imágenes lo que las hace más importantes o queridas, sino más bien, el lugar que han logrado ocupar en la mente y corazón de los devotos.

 

Más datos del Prof. Calvo: “La Cofradía de aquel entonces -se está refiriendo a 1882-, tenía tres Imágenes de Jesús Nazareno, la primer Imágen era la titular y de la estatura normal de un hombre; la cual salía únicamente dos veces al año, en las Pasadas al Huerto el Martes Santo, y en la procesión de Los Cristos el Jueves Santo”. SIC

 

Lastimosamente, el Prof. Calvo no dice en qué momento aparecieron las otras dos imágenes; asumimos que “la titular”, es la encontrada por piezas en las cajas ya mencionadas. Pero podría tener relación con la información dada por Don Alejandro Leme, quien sugiere que dentro de las cajas había tres jesucitos.

 

Sigue el Prof. su relato: “La segunda Imágen de Jesús Nazareno era de mediana estatura, esta salía en las Pasadas a las Velaciones en tiempo de Cuaresma; recogiendo dinero o limosnas para los gastos de Cofradía...

 

La tercera Imágen de Jesús Nazareno era la más pequeña de estatura; la cual desapareció misteriosamente de La Cofradía, se rumora que esta Imágen se encuentra en el lugar llamado “El Plan de Amayo…” SIC

 

Se suma lo que Don Alejandro Leme recuerda haber escuchado de Luciano Galina, en el sentido de que la Imagen grande de Jesús, sólo salía Jueves Santo. Que la mediana lo hacía en la Cuaresma y la más pequeña sólo era para demandar limosnas. Y acá como podemos ver, vuelve la discrepancia.

 

Un incidente importante: “…lamentablemente en esa época -1891-, el rancho pagiso se derrumbó estrepitosamente, y una pesada viga de madera le calló en la nuca a la segunda o mediana Imagen del Nazareno separándole la caveza del cuerpo… las dos Imágenes del Nazareno la mediana y la más pequeña fueron vendidas por el Mayordomo –acá está responsabilizando a Pedro Minco, Mayordomo en 1891-, y desde entonces solo quedó la Imágen titular la más grande…” SIC.

 

Entendemos a esta altura, que esta “Imagen titular” es la que según él, fue la descartada en 1939 para dar nacimiento a nuestro Nazareno actual. Para la controversia, Don José Elas nos asegura:

 

“Sólo un Jesús ha habido, la diferencia es que antes era más blanco, de color muy parecido a Jesús de las Once de la Iglesia de allá arriba”. Acá podemos ver su oposición a la idea de un nuevo Nazareno.

 

¿Por qué sera que nadie dice saber sobre la supuesta sustición; será que nunca la hubo?

 

En cuanto a su Corona de Espinas, en la parte posterior se observa la inscripción: “esta corona la dio Simona Cuellar”; en la Aureola se lee: “Simona Cuellar”. Definitivamente debió ser una fiel devota del Nazareno, quien en época más reciente por algún favor recibido hiciera la donación.

 

Pero, es de lamentar que tampoco se tiene su rastro y esto imposibilita poder hacer aseveraciones sobre la antigüedad de estas piezas. Referencia importante como ya dijimos es la inscripción que la peana del Señor ¿Acaso se trata del personaje a quien el Prof. Calvo identifica como Víctor Manuel?

 

Para Don Manuel Quilizapa, escultor y restaurador de imágenes, quien ha intervenido muchas veces a nuestro Nazareno, opina que es muy difícil asegurar la antigüedad de la madera, ya que según él, el cedro rápidamente envejece y sólo haciendo un estudio científico de la misma en un laboratorio especializado, podría revelarnos su edad, por lo que no se atreve a apoyar las teorías expuestas en este escrito.

 

Así de complicada está la situación. En definitiva, todos los relatos, independientemente de su grado de credibilidad, nos orientan de forma significativa en nuestra búsqueda "Tras la Pista sobre el Origen del Nazareno", tarea que queda abierta a la investigación, debido a que todavía hay muchos vacíos en su historia.

 

Texto tomado de: Izalco Piadoso

Zamora. Semana Santa 2016. Procesión del Silencio. Promesa. Ojos devotos.

Aquesta imatge ha jugat a Pels camins dels Països Catalans.

 

El segundo capitel a la izquierda de la portada occidental románica (finales del siglo XII-mediados del siglo XIII), obra de la Escuela de Lleida, en la Iglesia de Santa María de Agramunt - l´Església de Santa Maria d'Agramunt (cat.), situada en el municipio de Agramunt que se encuentra en la Comarca de Urgell, en la provincia de Lleida (Lérida -cast.), Cataluña. España.

 

*** Se considera que en este capitel de Santa María de Agramunt está representado el Árbol Peridexion que se asocia con el Árbol de la Vida.

 

LA LEYENDA SOBRE EL ÁRBOL PERIDEXION:

 

Entre los árboles del Paraíso se distinguen tres variedades mencionadas por primera vez en la Biblia, en el libro del Génesis:

«Y El Señor Dios hizo nacer de la tierra todo árbol delicioso a la vista, y bueno para comer; también el árbol de la vida en medio del huerto, y el árbol de la ciencia del bien y del mal.» (Génesis 2:9)

De este modo la primera variedad tipifica los árboles frutales; la segunda variedad tipifica la vida eterna (inmortalidad); la tercera variedad tipifica el conocimiento y discernimiento (para distinguir lo que está bien de lo que está mal) .

El Árbol de la Vida, en su imagen terrenal, se asemeja con el Árbol Peridexion (περιδἑξιον), en la versión latina Arbore Perindens o Circa dexteram, que también es conocido con los nombres Peredixion, Environ destre, Paradixion, Pendens, Perindens o Paradision. Este árbol fue descrito por primera vez en el Physiologus (el Fisiólogo), manuscrito redactado en griego con fines moralizantes. Probablemente, aquella obra se escribió en Alejandría, entre el siglo II y el IV, luego fue uno de los libros más populares de la Edad Media, que aparecía en la mayoría de las lenguas vernáculas de Europa, así como en griego y en latín. El verdadero autor del Physiologus griego original es desconocido, aunque durante la Edad Media, las versiones en griego y latín fueron atribuidas a varios escritores de la Iglesia Cristiana, tales como Epiphanius, Pedro de Alejandría, Basilio, Juan Crisóstomo, Atanasio, Ambrosio y Jerónimo, incluso se dice que habían escrito parte de él personajes anteriores al cristianismo, como Aristóteles y el mismo Salomón.

El Physiologus contiene un conjunto de descripciones de diversos animales, criaturas fantásticas, rocas y plantas, narrando varias historias con sentencias morales y revelaciones simbólicas. El libro fue traducido al latín hacia el año 400, luego a otros idiomas europeos y orientales. Muchos textos y libros enciclopédicos de la época medieval contenían numerosas alusiones al Physiologus, como las Etimologías de Isidoro de Sevilla, ejerciendo gran influencia en el simbolismo religioso de diversas imágenes medievales, siendo el predecesor de los bestiarios medievales («libros de bestias») de los siglos XII y XIII.

Aunque no se ha conservado el texto original griego, perduran varias versiones del Physiologus en manuscritos ilustrados, que son traducciones de texto en latín, como el Bern Physiologus o El Bestiario de Aberdeen, aparecido en Inglaterra durante el siglo XII, y sus interpretaciones posteriores que, en esencia, coinciden en lo siguiente:

 

El Árbol Peridexion crece en la India. Su fruto es dulce y tierno. Las palomas se reúnen en el árbol porque les gusta su fruto y anidan en sus ramas porque allí se encuentran a salvo de los dragones. El dragón detesta a las palomas, y las mataría si pudiera, pero le tiene miedo a la sombra del Árbol Peridexion que le causa daño. Así que el monstruo siempre se queda del lado que no está cubierto por la sombra de este árbol.

Las palomas que permanecen en el árbol están protegidas, pero cualquiera de ellas que lo abandone puede ser atrapada y devorada por el dragón. Los dragones acechan a las aves al pie del árbol, cuando la sombra del mismo se proyecta hacia un lado, los dragones se colocan en el lado al que no llega la sombra. Mientras las palomas permanecen en el árbol, los dragones, sus enemigos mortales, nada pueden hacerlas.

 

Alegoría moral:

Las palomas son cristianos devotos, que se encuentran a salvo del demonio, representado por el dragón, siempre y cuando permanezcan en la Iglesia, simbolizada por el Árbol Peridexion. Cristo es el lado derecho del árbol, el Espíritu Santo es el lado izquierdo. El demonio le tiene miedo a la Iglesia, y no se le acerca, pero aquellos cristianos que abandonan su iglesia deben tener cuidado.

Según El Bestiario de Aberdeen la interpretación es un poco diferente: "Toma al árbol como a Dios, la sombra como su Hijo... Toma el fruto como la sabiduría de Dios, es decir, el Espíritu Santo".

 

Wikipedia: Árboles del Paraíso

 

El Bestiario de Aberdeen, De arbore que dicitur perindens, Folio 64v:

 

El Bestiario de Aberdeen: Folio 65r – Arbore perindens – ilustración:

 

Identificación del Árbol Peridexion en Agramunt

 

Wikipedia: Árbol Peridexion

 

René Guénon: Los Árboles del Paraíso

 

Bestiarios medievales: Árbol Peridexion

 

Simbolismo de los árboles: Paraíso Terrestre y Paraíso Celeste

 

Leyendas de los seres mágicos

 

Hans Biedermann, Diccionario de símbolos: árbol

  

Dévotion à saint Antoine de Padoue tous les mardi , messe à 09h jusqu'à 10h, ouvert jusque 18h. Ouvert les autres jours jusqu'à midi. messe le dimanche à 10h30.

A Mongiuffi, un piccolo paese dell’entroterra Taorminese, in Provincia di Messina, troviamo antichissima la devozione per San Leonardo. Tutto il popolo, molto devoto per le tante grazie ottenute tramite l’intercessione di San Leonardo, lo ha eletto a suo speciale Patrono e Protettore ed ogni anno, il 6 novembre, ne celebra la festa con grande solennità. Il momento più emozionante si ha quando, durante la processione di mezzogiorno, tutti i fedeli riunitisi al centro del Paese, donano al Santo Patrono una Ciambella (Cuddura) di pasta di pane intrecciata ed abbellita artigianamente, in segno di devozione e ringraziamento.La festa, unica nella sua particolarità e nella fede degli abitanti inizia con la Novena (preghiera insistente fatta con determinazione e costanza per nove giorni conseguitivi) nella fiducia di poter ottenere ciò che il cuore di ognuno desidera e con l’avvio della lavorazione artigianale delle “cuddure”. Per la realizzazione di queste particolari “ciambelle” vengono utilizzati centinaia di chili di farina di frumento che in passato veniva donata dagli abitanti di Mongiuffi. Dopo la lavorazione delle ciambelle, si imprime l’immagine di San Leonardo. Il 1° Novembre, solennità di tutti i Santi, vengono preparate, sempre a mano, le artistiche “cudure” dei 4 angioletti e del Santo. Abilità ed impegno fanno sì che queste divengano vere e proprie opere d’arte.La “cudura” del Santo viene decorata con rose e ornamenti vari creati con la pasta, facendo sì che diventi un vero e proprio gioiello della minuziosa arte creativa, che attira tutt’oggi molti curiosi. La vigilia della festa, quando ormai è tutto pronto, si svolge la benedizione delle “cuddure”. Nel borgo l’atmosfera di solennità sale di ora in ora. Gli abitanti di abitanti di Mongiuffi e tutti gli altri devoti che accorrono si recano nella Chiesa di San Leonardo per pregare e cantare al Santo Patrono e assistere all’apertura della cappella e alla discesa del simulacro. Al canto dell’inno di San Leonardo il simulacro collocato dentro la vara, scende sino al centro della Chiesa. La Statua dall’aspetto dolcissimo sembra volgere il suo sguardo per rassicurare i suoi fedeli della sua protezione. A quella vista si commuovono i cuori e si inumidiscono gli occhi. L’artistica statua del Santo viene mostrata al pubblico tre volte soltanto: il giorno di capodanno; il giorno di Pasqua ed il 5 Novembre vigilia della festa.All’alba del 6 Novembre al suono delle campane i fedeli si ritrovano in Chiesa per la recita dell’Ufficio (tradizionale ufficiatura in onore del Santo Patrono e Protettore). Intorno alle 10:30 si svolge la Santa Messa Solenne, al termine vi è la tradizionale processione per le vie del paese. Il momento più emozionante, verso mezzogiorno, quando tutto il popolo riunitosi in piazza fontana, al centro del paese, dona al Santo Patrono la ciambella (cuddura) di pasta di pane intrecciata e abbellita artigianalmente in segno di devozione e ringraziamento. Subito dopo vengono distribuite le “cuddure” più piccole a tutti i devoti presenti a questo importante e caratteristico evento. La sera del 6 Novembre i devoti si ritrovano nuovamente nella Chiesa Madre dove vengono celebrati i vespri e l’eucarestia. Tra le luci della notte esce la processione. Al rientro del simulacro in piazza del Carmine vi è il grandioso spettacolo piro - musicale. La sera del 7 Novembre il Santo Patrono si riporta in processione nella Chiesa a Lui intitolata dove viene risposto nella sua cappella. La festa si conclude con l’atto di affidamento del paesino di Mongiuffi Melia al Santo e l’emozionante chiusura della porta che terrà custodita la statua

I had so much fun with this outfit. Trying to capture the full detail in the frame, playing with angles. :D

 

I've been up for over 24 hours. When the creative flow hits, i can't sleep. My mind runs too much.

 

Hugs to all. <3

1 2 ••• 18 19 21 23 24 ••• 79 80