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...Consider this: when a cyclist breaks the road rules, they could DIE. When drivers break the road rules, the cyclists could DIE !

 

Check before opening your door. Park close to the gutter. Drive within your lane. Always indicate before changing lanes or turning !!! AND PUT YOUR PHONES & IPADS IN THE BACK SEAT.... PLEASE !!!

 

Shouldn't it just be about safety for those most vulnerable (whether it's a bus/truck & a car/motorbike, or a car/motorbike & a bicycle or a bicycle & a pedestrian) while trying to get from A to B, it's not a race !!!

Il morer che in italiano si chiama Gelso bianco (Morus alba L.) appartiene alla Famiglia delle Moraceae, genere Morus;

e' una specie originaria dell'Asia centrale e orientale.

Albero alto fino a 15 m, e' stato importato in Europa con il baco da seta che e' ghiotto delle sue foglie.

Fino a meta' del '900 ha avuto un'enorme diffusione; poi, con l'affermarsi delle fibre sintetiche, l'allevamento del baco da seta e' andato scomparendo e con esso anche il gelso bianco.

Chioma densa, con foglie verde scuro e lucide superiormente, piu' chiare inferiormente.

I fiori sono unisessuali (pianta monoica), raramente bisessuali, quelli maschili sono disposti in spighe cilindriche di 2-4 cm, peduncolate, quelli femminili in glomeruli ovoidali. nascono presso l'ascella della foglia in aprile. Il frutto e' carnoso color giallastro bianco con sapore dolciastro (con una punta acidula) , matura in giugno luglio

 

Attualmente e' pochissimo usato come pianta da frutto dato il sapore poco gradito (dolciastro con una punta di acidulo). I frutti venivano considerati lassativi. Per l'elevato contenuto di zuccheri (22%) diverse popolazioni asiatiche li utilizzavano come edulcoranti, sia freschi sia secchi, ridotti in farina. Per fermentazione e' possibile ricavare una bevanda alcolica; i legno era usato per fare attrezzi e piccoli lavori di intarsio. L'uso del gelso bianco era legato all'allevamento del baco da seta.

 

Etimologia

Il nome del genere è quello che utilizzavano i Romani. Dal latino “morus celsa”, moro alto in contrapposizione alla mora di rovo.

 

Caratteri botanici

Aspetto

E’ un albero che può raggiungere l’altezza di 10-12 metri con chioma larga; l’età media si calcola a 100 anni, ma esistono certamente individui plurisecolari.

Radici

Sono robuste, profonde di colore giallo aranciato. Il Tronco è eretto e irregolarmente ramificato, raggiunge negli individui adulti un diametro di circa 70 centimetri; è rivestito da una corteccia bruno grigiastra, screpolata, reticolata a piccole scaglie. I ramoscelli sono grigio verdi, lisci con lunghi internodi; le gemme sono relativamente piccole, larghe alla base ed appuntite all’apice; ognuna di esse è costituita da 13 a 24 perule e nel fusticino da 5 a 12 foglioline.

Le Foglie sono caduche, alterne, ampie, di colore verde lucente non molto scuro; la lunghezza varia dai 7 ai 14 centimetri e la larghezza è compresa tra i 4 e i 6 centimetri; le lamine sono molto variabili: sono cordato-ovali, spesso lobate, lisce nella parte superiore, tomentose lungo le tre principali nervature della pagina inferiore; il margine è irregolarmente seghettato. Il picciolo, lungo 2-3 centimetri, presenta scanalature e stipole caduche. Le foglie sono spesso diverse per forma e grandezza sulla stessa pianta e anche sullo stesso ramo. Il Fiore è rappresentato da una infiorescenza unisessuale con amenti di colore chiaro; Morus alba è pianta monoica ovvero nello stesso esemplare ci sono infiorescenze di ambo i sessi. Il frutto è rappresentato da un falso frutto chiamato sorosio che consiste di una infruttescenza con pseudodrupe dall'esocarpo sottile, mesocarpo carnoso e succulento, endocarpo crostoso.

Coltivazione

 

Tra i requisiti che si devono ritrovare nelle buone varietà di gelso sono da prendere in considerazione in modo particolare i seguenti: apertura delle gemme tardivo, rapida e completa maturazione del legno, astuccio midollare piccolo, legno compatto, foglie consistenti e incartate, non molto acquose, provviste di abbondante mesofillo, modesto sviluppo delle nervature, limitata produzione di frutti, facilità nell’attuare la sfrondatura, resistenza delle foglie all’appassimento e attitudine al trasporto.

 

La potatura di formazione porterà allo sviluppo di una prima impalcatura che successivamente darà origine alla caratteristica “testa di moro” sulla quale si svilupperanno i rami. La potatura di produzione viene eseguita con criteri vari conseguenti al sistema di allevamento del baco da seta, ma generalmente consiste in un semplice taglio netto e rasente al tronco o alla “testa di moro” dei rami frondosi.

 

La foglia del gelso non si deve raccogliere nei primi tre o quattro anni di vita perché prima si deve favorire lo sviluppo della pianta. Il gelso è una delle piante che meno soffrono della sfogliatura poiché ha la possibilità di reintegrare prontamente la foglia, ma certamente non trae vantaggio da questa operazione.

La raccolta viene fatta applicando la sfrondatura cioè recidendo i rami o la sfogliatura cioè si staccano le foglie; in ogni caso bisogna evitare di produrre ferite alla corteccia o alle gemme e di eseguire dei tagli non opportuni. Per rendere più agevoli tali operazioni sono state studiate e introdotte nuove innovazioni tecnologiche come ad esempio macchine sfogliatrici.

La produzione del gelso è differente e dipende da diversi fattori: clima, fertilità del terreno, tipo di coltura e sua cura, età delle piante, ecc.

La produzione media unitaria è di 2-2,5 chilogrammi nelle piante giovani, 4-5 chilogrammi nelle piante di piena produzione, di 5-10 chilogrammi per le piante di una cinquantina d’anni e può salire a 40 e a 60 chilogrammi per individui di 70-90 anni di età.

 

Non possiamo però dimenticare il gelso bianco (Morus alba), oggetto di numerosi studi scientifici, che ne hanno dimostrato, sperimentalmente, attività antibatterica, efficace contro lo Streptococcus mutans, un batterio implicato nella carie dentale. La radice di questo gelso, apprezzato rimedio della medicina tradizionale cinese contro la tosse e l’asma, ha mostrato in studi sperimentali la capacità dell’estratto alcolico contro il virus dell’HIV.

Relativamente al baco da seta, Bombyx mori è una specie di farfalla della famiglia Bombycidae. La sua larva, conosciuta come baco da seta ha una notevole importanza economica in quanto utilizzato nella produzione della seta. La sua dieta consiste esclusivamente di foglie di gelso. È originaria della Cina settentrionale.

Il baco produce, da quattro aperture situate due a due ai lati della bocca, una bava sottilissima che, a contatto con l'aria, si solidifica e che, guidata con movimenti ad otto della testa, si dispone in strati formando un bozzolo di seta grezza, costituito da un singolo filo continuo di seta di lunghezza variabile fra i 300 e i 900 metri. Il baco impiega 3\4 giorni per preparare il bozzolo formato da circa 20\30 strati concentrici costituiti da un unico filo.

I bachi da seta hanno un notevole appetito: mangiano foglie di gelso giorno e notte, senza interruzione, e di conseguenza crescono rapidamente. Il loro pasto è interrotto solo quattro volte, in corrispondenza di altrettante mute; l'avvicinarsi della muta è annunciato dall'inscurirsi della peluria. Le quattro mute suddividono la vita della larva in cinque cosiddette "età". Dopo la quarta muta (ovvero nella quinta età), il corpo del baco diventa giallastro e la "pelle" più tesa; a questo punto, il baco è pronto per avvolgersi nel suo bozzolo di seta (in gergo si dice anche che il baco "sale al bosco", in quanto il bozzolo viene costruito attorno a rametti secchi).

Se la metamorfosi arriva a termine e il bruco si trasforma in falena, l'insetto adulto uscirà dal bozzolo tagliando il filo di seta che lo compone e rendendolo inutilizzabile. Di conseguenza, gli allevatori gettano i bozzoli in acqua bollente per uccidere l'insetto prima che questo avvenga. L'immersione in acqua bollente facilita anche il dipanamento del filo di seta. In alcune culture, lo stesso baco, estratto dal bozzolo, viene mangiato.

Alcuni bozzoli vengono risparmiati per consentire la riproduzione del baco. La falena del baco da seta è incapace di volare. Questa specie di insetto esiste ormai solo come risultato di una selezione esplicita da parte dell'uomo e ha presumibilmente perso gran parte delle sue caratteristiche originarie.

A causa della sua lunga storia e della sua importanza economica, il genoma del baco da seta è stato oggetto di approfonditi studi da parte della scienza moderna.

Orchid Daze at the Atlanta Botanical Garden

Consider this my first real attempt. Maybe I'll start a 365 again. Damn, I need a remote. . .

Considérant que les fenêtres de la façade avant de l'Hôtel de Ville de Bruxelles possèdent environ 5760 croisillons, ces ouvriers ont une longue journée devant eux!

Harpia harpyja

 

Considerada a mais poderosa ave de rapina do mundo, a harpia é a maior águia encontrado no Brasil, podendo atingir até 105 cm (fêmeas). Os machos pesam entre 4 e 5 kg e as fêmeas entre 7,6 e 9 kg. Apresenta um penacho bipartido e asas largas e arredondadas que atingem 2 m de envergadura nas fêmeas. A cauda é comprida com três barras cinzas e os tarsos e garras são bem desenvolvidos, permitindo a captura de mamíferos com mais do que 6 kg. Coloca até dois ovos , mas só um filhote sobrevive, e o tempo de incubação é de aproximadamente 56 dias, com o filhote realizando seus primeiros vôos após seis meses. O jovem mantém um período de dependência dos adultos superior a um ano, o que faz com que os casais de harpias se reproduzam a intervalos de pelo menos dois anos. A base da sua alimentação é constituída de mamíferos arbóreos, como preguiças e primatas, e terrestres, como cachorros-do-mato, veados, quatis e outros. Também captura aves, como seriemas, araras e cracídeos, ou répteis, incluindo grandes lagartos. Suas garras robustíssimas, principalmente o hálux, (mede 7cm),que é provido de unha muito mais forte do que as demais, que são também garras de grande força, suas garras equivale a de ursos. Vivem isolados, mas se unem aos casais para a procriação. Seu canto é assobiado, forte e bem audível à distância. Prefere o pouso entre a vegetação e não o topo da copa das árvores. A caçada que realiza é impressionante, especialmente quando se dispõe a capturar um macaco, pois os membros da família desses símios se apavoram e se abrigam entre os emaranhados cipoais, e fazem um vozerio de alarme bastante expressivo, notando-se os galhos das árvores balançarem. Observação: Linnaeus serviu-se do nome dos monstros alados da mitologia para designar a mais bela espécie dos nossos gaviões. O índio que possui uma harpia viva é tido como feliz. A harpia ocorre na América tropical, desde o México, América Central e todos os países da América do Sul, com exceção do Uruguai e Chile. Na atualidade, é possível que muitos outros países não mais a possuam, pois a maioria das grandes florestas em que viviam está sendo totalmente destruída. Habita as grandes florestas virgens, sobretudo na Amazônia, sendo que nos lugares de grandes vales e montanhas, como ocorre no vale do Canaã, junto à Reserva Biológica de Nova Lombardia. No Estado do Espírito Santo, costuma em determinados dias do mês de agosto fazer vôo sobre o mesmo, passando de um para outro lado, nas áreas ainda florestadas. Aplica esse hábito também para localizar suas presas.

 

Fonte: www.avesderapinabrasil.com

le news presso:

www.facebook.com/pages/Cattolica-Fotografie-di-Amando-Cat...

 

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Tutti i contenuti del progetto "Amando Cattolica" sono protetti dalle leggi sul Copyrigth e sono un'esclusiva di www.antoniobarbieri.org e www.amandocattolica.com; i diritti delle immagini e dei testi appartengono ai rispettivi Autori (sono da considerarsi proprietà intellettuale dell'autore); è espressamente vietata la copia, la manipolazione e la pubblicazione di qualsiasi contenuto senza l'approvazione scritta dell'Autore. Chi ne farà utilizzo senza il consenso si assume la responsabilità per l’uso improprio o non autorizzato delle immagini, in violazione delle suddette disposizioni che devono considerarsi assolutamente inderogabili. Ogni violazione verrà perseguita legalmente secondo i termini della vigente legge italiana.

 

“Attimi, emozioni nel tempo infinito… sulle tracce di Guglielmo Marconi” VI° Edizione del Progetto “Amando Cattolica”; in collaborazione e partecipazione con la prestigiosa “Fondazione Marconi”, dedicato al Premio Nobel Guglielmo... Marconi. (Italiano/inglese) “Amando Cattolica” Project new book: "Instants, emotions in the endless time"… on the traces of Guglielmo Marconi realized in collaboration with MARCONI foundation dedicated to Nobel Prize winner Guglielmo Marconi. VI° Edizione progetto "Amando Cattolica". ©Antonio Barbieri -All rights reserved- Pubblicazione "Amando Cattolica"

Dalla città di Cattolica il percorso del libro fotografico continua, inedite immagini, un abbraccio alle città italiane e straniere. “Amando Cattolica 2012” “Attimi, emozioni nel tempo infinito.. sulle tracce di Guglielmo Marconi”

Con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna, ENIT Agenzia Nazionale del Turismo, Comune Roma Capitale, Provincia di Rimini, Provincia di Pesaro-Urbino, Provincia di Forlì Cesena, Comune Gradara, Comune Gabicce Mare, Comune Ferrara, Comune Cattolica, Comune Urbino, Comune Pesaro, Comune Fano

Le iniziative di “Amando Cattolica” sono state definite realizzazioni con finalità prettamente divulgativa a carattere culturale e di promozione turistica con il linguaggio universale delle immagini percorre un viaggio ideale rappresentando luoghi, persone, paesaggi, emozioni; che con il cuore racconta la nostra identità più profonda. Il progetto è riconosciuto come iniziativa che costituisce interesse, sotto l’aspetto dell’accoglienza e della promozione turistica a livello Nazionale e Internazionale per il contenuto, per il messaggio, per il sentimento che tramite le immagini desidera trasmettere riguardo il nostro territorio Italia anche all’estero.

Oltre ad essere stata definita a carattere umanitario rivolto al sociale per l’Edizione del volume 2011 dal titolo “Sguardi espressioni di un sentimento”. “Per aver onorato la memoria di un grande cittadino di Cattolica l’oncologo di fama mondiale, che fu ordinario di Pediatria, direttore dell’Istituto di Clinica Pediatrica e del Centro Interdipartimentale della ricerca sul cancro dell’Università degli Studi di Bologna Prof. Guido Paolucci, fondatore dell’A.G.E.O.P, Associazione per l'assistenza e l'accoglienza dei bambini affetti da patologie leucemiche e tumorali.

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Con immagini tra le quali:

città di Cattolica, città S.Giovanni in Marignano, città Morciano di Romagna, San Clemente, città Montescudo, città Sant'Arcangelo di Romagna, città Saludecio, città Mondaino, città Montegridolfo, città Coriano, città Montefiore Conca, città Montecolombo, Trarivi, città Misano Adriatico, Portoverde, città Riccione, città Rimini, città Cesena, città Cesenatico, città Verghereto, Bagno di Romagna, S.Piero in Bagno, Alfero, città di Ravenna, città Faenza, Repubblica di San Marino; città di Ancona, città Gabicce Mare, Fiorenzuola di Focara, Parco Monte San Bartolo, città Gradara, città Sant'Angelo di Lizzola, città Corbordolo, città Pesaro, città di Senigallia, città Urbino, città Urbania, Fermignano, città Sassocorvaro, città Tavullia, città Fano, città Bologna, città Reggio Emilia, città Modena, città Parma, città Ferrara, città Milano, Città del Vaticano, città di Roma, Castelli Romani: Nemi, Bracciano, Anguillara, Tivoli, Frascati, Santa Severa, Nettuno, città di Firenze. Città di Bruxelles, Parigi, Londra…

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“Amando Cattolica” Project new book: "Instants, emotions in the endless time"… on the traces of Guglielmo Marconi realized in collaboration with MARCONI foundation dedicated to Nobel Prize winner Guglielmo Marconi.

Si ringrazia la Fondazione Guglielmo Marconi per i testi e il materiali forniti. In particolare si ringraziano gli autori Mario Giorgi e Barbara Valotti, il consulente scientifico Maurizio Bigazzzi e il Presidente della Fondazione Gabriele Falciasecca.

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Excerpt of photographs taken in . A photographic journey to discover the infinite wonders of our city. The location of the photo book continues with unprecedented images of our area including the Italian Emilia-Romagna, Marche, Tuscany, Lazio, Lombardy ..

With images including the cities of the Cattolica, St. John Marignano, Morciano di Romagna, San Clemente, Montescudo, Sant'Arcangelo di Romagna, Saludecio, Mondaino, Montegridolfo, Coriano, Montefiore Conca, Montecolombo, Misano Adriatico, Portoverde, Riccione, Rimini, Cesena, Faenza, Verghereto, Bagno di Romagna, San Piero in Bagno, Alfero, Republic of San Marino; Fano, Ancona, Senigallia, Fiorenzuola of Focara, Park Mount San Bartolo, Gabicce Mare, Gradara, San Angelo Lizzola, Corbordolo, Pesaro, Urbino, Urbania, Fermignano Sassocorvaro, Tavullia, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Ferrara, Milan ... Paying homage to the Vatican City, Rome, Castelli Romani: Nemi, Bracciano, Anguillara, Tivoli, Frascati, Santa Severa, Neptune, and the city of Florence. Glad to pay homage to the city of Bruxelles, London, Paris

 

“Amando Cattolica” Project new book: "Instants, emotions in the endless time"… on the traces of Guglielmo Marconi realized in collaboration with MARCONI foundation dedicated to Nobel Prize winner Guglielmo Marconi. Excerpt of photographs taken in . A photographic journey to discover the infinite wonders of our city. The location of the photo book continues with unprecedented images of our area including the Italian Emilia-Romagna, Marche, Tuscany, Lazio, Lombardy ..

 

“Amando Cattolica 2012” nuova pubblicazione fotografica VI° Edizione 2012 del Progetto "Amando Cattolica"

dal titolo:

“Attimi, emozioni nel tempo infinito… sulle tracce di Guglielmo Marconi” in collaborazione con la prestigiosa Fondazione Marconi, dedicato al Premio Nobel Guglielmo Marconi.

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“Amando Cattolica” Project new book: "Instants, emotions in the endless time"… on the traces of Guglielmo Marconi realized in collaboration with MARCONI foundation dedicated to Nobel Prize winner Guglielmo Marconi.

Si ringrazia la Fondazione Guglielmo Marconi per i testi e il materiali forniti. In particolare si ringraziano gli autori Mario Giorgi e Barbara Valotti, il consulente scientifico Maurizio Bigazzzi e il Presidente della Fondazione Gabriele Falciasecca.

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Excerpt of photographs taken in . A photographic journey to discover the infinite wonders of our city. The location of the photo book continues with unprecedented images of our area including the Italian Emilia-Romagna, Marche, Tuscany, Lazio, Lombardy ..

With images including the cities of the Cattolica, St. John Marignano, Morciano di Romagna, San Clemente, Montescudo, Sant'Arcangelo di Romagna, Saludecio, Mondaino, Montegridolfo, Coriano, Montefiore Conca, Montecolombo, Misano Adriatico, Portoverde, Riccione, Rimini, Cesena, Faenza, Verghereto, Bagno di Romagna, San Piero in Bagno, Alfero, Republic of San Marino; Fano, Ancona, Senigallia, Fiorenzuola of Focara, Park Mount San Bartolo, Gabicce Mare, Gradara, San Angelo Lizzola, Corbordolo, Pesaro, Urbino, Urbania, Fermignano Sassocorvaro, Tavullia, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Ferrara, Milan ... Paying homage to the Vatican City, Rome, Castelli Romani: Nemi, Bracciano, Anguillara, Tivoli, Frascati, Santa Severa, Neptune, and the city of Florence. Glad to pay homage to the city of Bruxelles, London, Paris

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Tra la moltitudine di città interessate da questo nuovo percorso fotografico,emerge un prezioso itinerario che collega le diverse città in cui Guglielmo Marconi ha vissuto la sua vita.

Un nuovo viaggio fotografico, tra cui immagini che rendono omaggio al grande inventore italiano Guglielmo Marconi, padre della radio e Premio Nobel per la fisica nel 1909. Bolognese di nascita, Marconi passò molto del suo tempo nella sua casa di Cattolica. Chissà cosa penserebbe oggi, affacciato alla finestra di Villa Marconi, delle persone in spiaggia collegate a internet con computer e cellulari wireless, persone in contatto con il mondo ventiquattro ore al giorno. Su quella stessa spiaggia dove lui ha passeggiato e guardato il mare immerso nei suoi pensieri e nei suoi esperimenti. Forse tutta questa comunicazione l’avrebbe fatto sorridere, lui che fu il padre della comunicazione con telegrafia senza fili. Di una cosa però siamo sicuri, sicuramente affacciato alla finestra della sua camera, avrebbe rivolto lo sguardo all’Adriatico e avrebbe atteso uno di quei meravigliosi tramonti di Cattolica, in cui il sole diventa una palla di fuoco che scompare lentamente all’orizzonte. Uno spettacolo di colori che soltanto Lei può regalare. Attimi, si prefigge l’obiettivo di raccontare attraverso un percorso di immagini e racconti, il legame che la città romagnola conserva con il suo illustre personaggio. testo di Alessandra Fabri

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Regione Emilia Romagna Il Presidente

Con questo nuovo libro fotografico prosegue il progetto “Amando Cattolica” e con la VI Edizione, dal titolo “Attimi, EMOZIONI NEL TEMPO INFINITO…sulle tracce di Guglielmo Marconi”, Antonio Barbieri è , ancora una volta, riuscito a catturare, nelle sue fotografie, l’anima più intima di Cattolica e dei paesaggi vicini.

L’attaccamento alla propria terra, la passione e la sensibilità artistica sono evidenziate in queste immagini che mostrano con chiarezza la trasformazione nel tempo di questo territorio, facendone riaffiorare con emozioni intese l’essenza più vera.

L’obiettivo dell’artista si allarga su scorci suggestivi di altre città italiane, cogliendone particolari che ben delineano la ricchezza artistica, culturale architettonica della nostra Italia.

Il mio particolare apprezzamento va ancora una volta rivolto a questo lavoro, alla dedizione particolare e scrupolosa con cui Antonio Barbieri ha saputo mostrate la genuinità e la semplicità di un territorio in continua evoluzione ma sempre attento a rinnovare la propria cultura dell’accoglienza.

Vasco Errani

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Pubblicazioni Fotografiche collana "Amando Cattolica".

 

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Continua il percorso fra le regioni italiane, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Lombardia, Veneto…

 

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For a full appreciation for the American Cowboy and his craft, you should consider a visit to King’s Saddlery and Museum. For the modern rancher, King’s is a treasure trove of new tack, apparel and world famous ropes. However, the King’s Museum also has one of the best private museums in Sheridan and is a stop worthy of all visitors. With dozens of saddles, wagons, carriages and western curiosities covering every surface of the museum there is so much to see that you could spend days looking over the entire collection. Some of the most knowledgeable people about the collection would be the docents who watch over the space and they are more than happy to show you the best pieces in this amazing assortment of western heritage items.

 

The entrance to the museum can be accessed through the back door of the storefront and a few steps across the alley. At first glance all you see is row after row of shiny new saddles and stations for rope builders and leather workers. Just past the saddle racks is the entryway of the museum. When you step through the door you are greeted with the comforting aroma of soft leather and boiling coffee over a hard wood fire. It reminds you of the days of cattle drives and open range camping while a cowhand sings to the moon and cattle until the early morning. After signing the guestbook and paying the small donation fee, you have the option to pay the $10 donation fee for the information booklet.

  

Link:

www.kingssaddlery.com

 

Main Contact:

Ryan King

King's Saddlery

 

P: 800.443-8919

E: kingropes@fiberpipe.net

184 N Main St.

Sheridan, WY 82801

  

#SheridanNaturally

#VisitSheridan

#ThatsWY

Photographs © 2016 Flash Parker.

Video by Salvatore Brown.

 

Sheridan Travel & Tourism:

Welcome to the official Sheridan Travel & Tourism Locations flickr page. For media inquiries, photo requests, or travel information, please email megan@sheridanwyoming.org or call 1(307)673-7120.

 

All photographs © 2016 Sheridan Travel & Tourism, and may not be used, copied, transmitted or altered in any way without express written consent. This image archive is maintained for promotional, non-commercial use only.

 

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Listing Information:

 

Listing Date: 11/29/16

Location Name: King's Saddlery

Listing Text by: Shawn Parker, Executive Director, Sheridan Travel & Tourism

"Considerad los lirios del campo, cómo crecen: no trabajan ni hilan; pero os digo, que ni aun Salomón con toda su gloria se vistió así como uno de ellos. Y si la hierba del campo que hoy es, y mañana se echa en el horno, Dios la viste así, ¿no hará mucho más a vosotros?" - La Biblia, Mateo 6:28-30

 

Nombre científico o latino: Paphiopedilum spp.

Nombre común o vulgar: Paphiopedilum, Zapatilla de dama, Zapatito de Venus, Sandalia de Venus, Pafiopedilo, Zapatillas de mujer

Familia: Orchidaceae (Orquidáceas).

   

twitter.com/Memoire2cite les 30 glorieuses . com & l'Architecture Hospitalière centre hospitalier universitaire ou pas Les hôpitaux modernes sont conçus pour minimiser les efforts du personnel médical et réduire les risques de contamination, tout en optimisant l’efficacité du système dans son ensemble. La longueur des déplacements du personnel au sein de l’hôpital est réduite et le transport des patients d’une unité à une autre facilité. Le bâtiment doit intégrer des départements lourds, comme la radiologie et les blocs opératoires, tout en prenant en compte d’importantes spécificités en termes de raccordements électriques, de plomberie, et de gestion des déchets.Cependant, on remarque que les hôpitaux « modernes » sont souvent le produit d’une croissance qui s’étale sur des décennies ou même des siècles, fréquemment mal contrôlée. Cette croissance a entraîné des ajouts successifs, nécessaires mais désorganisés, en fonction des besoins et des ressources financières.Cor Wagenar, historien en architecture néerlandais, considère que de nombreux hôpitaux sont des catastrophes, des institutions anonymes et complexes où règne la bureaucratie et totalement inadaptées à la fonction pour laquelle elles ont été créées. Elles ne sont généralement pas fonctionnelles, et au lieu de mettre les patients à l’aise, elles créent du stress et de l’anxiété.Certains hôpitaux, plus récents, tentent de retrouver des architectures prenant en compte la psychologie des patients, comme une meilleure aération, des vues plus dégagées ou encore des couleurs plus agréables à l’œil. On renoue avec les concepts anciens du « bon air » et des « pouvoirs guérisseurs de la nature » qui furent employés lors du développement des hôpitaux pavillonnaires. Des études menées par la British Medical Association ont montré qu’une bonne architecture hospitalière peut réduire la période de guérison des patients. L’exposition au soleil aide à lutter contre la dépression ; des chambres non-mixtes permettent plus d’intimité et favorisent une certaine dignité des malades ; la présence d’espaces verts et de jardins est également importante : regarder par la fenêtre améliore l’humeur des patients, diminue leur tension et leur niveau de stress. La disparition des longs couloirs réduit la fatigue et le stress des infirmières.Autre mutation actuelle notable la migration d’un système de chambres communes divisées par des cloisons amovibles vers un système de chambres individuelles. Le système de chambres aménageables est considéré comme très efficace, surtout par le personnel médical, mais il est beaucoup plus stressant pour les patients et nuit à leur intimité. Mais demeure la contrainte importante du coût de ces chambres et de leur maintenance, ce qui pousse certains hôpitaux à tarifier plus cher pour des chambres individuelles. www.citedelarchitecture.fr/fr/video/architecture-hospital... www.youtube.com/watch?v=8pB9GEZI-Fg 15. Architecture hospitalière de la fin du XVIIIe siècle à nos jours

Pierre-Louis Laget, conservateur du patrimoine, chercheur dans le service de l'Inventaire général de la région Nord-Pas-de-CalaisDans le contexte du vaste mouvement de réflexion portant sur l'architecture et l'hygiène hospitalière qui prit naissance à la suite de l'incendie de l'Hotel-Dieu de Paris en 1772, fut élaboré un nouveau parti architectural, appelé bientôt système pavillonnaire, consistant à scinder un établissement hospitalier en une série de bâtiments indépendants, reliés ou non par des galeries de services aériennes ou encore souterraines. « Dans les années 1950, le biologiste et médecin américain Jonas Salk (1914-1995)

cherchait un traitement contre la poliomyélite dans un sombre laboratoire d’un soussol de Pittsburgh. Les progrès étaient lents, et, pour s’aérer l’esprit, Salk fit un voyage à

Assise, en Italie, où il visita la basilique Saint-François d’Assise datant du XIII e siècle,

se promenant entre les colonnes et dans les jardins des cloîtres. Là, de nouvelles idées

surgirent dans son esprit, dont celle qui finit par le conduire à un vaccin efficace contre

la poliomyélite, en 1955. Le chercheur devint convaincu que l’environnement d’un

bâtiment peut influer sur l’esprit. Dans les années 1960, il s’associa à l’architecte Louis

Kahn (1901-1974) pour construire l’Institut Salk à La Jolla, près de San Diego en

Californie : cela devait être un établissement de recherche capable de stimuler la

créativité des scientifiques. Salk redécouvrait ainsi ce dont les architectes ont l’intuition

de longue date : les endroits que nous habitons peuvent agir sur nos pensées, nos

sentiments et nos comportements. Depuis plusieurs années, les spécialistes du

comportement apportent des arguments empiriques en ce sens. Leurs recherches

suggèrent qu’il est possible de concevoir les espaces de vie qui favorisent la créativité,

l’attention et la vigilance, ou la relaxation et la convivialité ». (Cerveau & Psycho,

2009, n° 33, p. 30). La lecture de ce début d’un article intitulé « Comment l’architecture

influence notre pensée » dans la revue Cerveau & Psycho a fortement résonné en moi

au moment où je construisais le projet du présent mémoire dans la mesure où cela faisait

écho à des intuitions que j’avais forgées comme patient et que je souhaitais interroger

en tant que futur architecte. Cela a été un des éléments qui m’ont décidé à travailler sur

l’architecture des bâtiments de santé sous l’angle de la perception qu’en ont les usagers.Plus que pour d’autres bâtiments, la construction d’un hôpital s’avère extrêmement

contrainte par un programme d’une grande complexité fixé en amont et avec lequel

l’architecte doit composer tout comme avec le site et les règles, elles aussi très

contraignantes, de la composition architecturale. Il s’appuie aussi, pour avancer dans

son projet, sur les besoins sociaux dont il a la connaissance ou l’intuition. Ainsi Pierre

Riboulet (1994), dans le journal qu’il tient de sa réflexion de cinq mois (de mai à

octobre 1980) sur le projet du grand hôpital pédiatrique Robert Debré, note, dès les

premiers jours, les 13 et 17 mai: « Que les enfants entrent là comme dans un lieu

familier, un lieu dont ils aient l’habitude » et, inventoriant « les lieux que pratiquent les

enfants dans les villes », (« des endroits où l’on peut courir, où il n’y a pas de

voitures », « des endroits qui ne font pas mal, où il y a les copains et les copines, où l’on

peut rigoler »), il conclut : « Il faudrait entrer dans l’hôpital comme on passe dans une

rue, une galerie où il y beaucoup de choses à regarder, où l’on peut aller et venir sans

obligation, courir et rêver. » De cela découle un bâtiment dont il affirme « qu’il ne faut

pas faire là un édifice » et qu’il cherche à rendre, avec le succès que l’on sait, le moins

intimidant possible pour des enfants.

Il s’avère qu’en plus de son intuition certaines recherches peuvent aussi renseigner

l’architecte et le programmiste sur les besoins fondamentaux des patients. Menées en

psychologie environnementale (Moser, 2009) ou en géographie de la santé (Gesler,

2003), elles ont mis en exergue différents facteurs contribuant au bien-être comme

constitutif de la santé dans la définition que donne l’OMS de cette dernière dans la

constitution de 1946 et qui fait toujours référence : « La santé est un état de complet

bien-être physique, mental et social et ne consiste pas seulement en une absence de

maladie et d’infirmité. ». Ces recherches incitent à prendre en compte, dans la

conception et dans l’évaluation d’un bâtiment de santé, la relation qu’établissent avec

ce bâtiment les usagers, et en particulier les patients. Il ne s’agit évidemment pas là d’un

élément tout à fait nouveau et une relation a sans doute été établie, de longue date, entre

la qualité d’un bâtiment de santé ou d’un lieu thérapeutique et le bien-être apporté au

patient. L’intérêt des recherches évoquées ci-dessus est, en affirmant avec force que « le

soin et le lieu sont inséparables » (Gessler, 2003) de tenter de trouver des critères

objectifs susceptibles d’expliquer la dimension « thérapeutique » d’un lieu de santé.C’est sur cette dimension que porte le présent mémoire qui étudie un service de Soins

de Suites et de Réadaptation (S.S.R), en l’occurrence celui de l’Hôpital Rothschild, à

Paris, dans lequel j’ai été invité en immersion du 28 mai au 7 juin 2013. L’objectif est

de comprendre et décrire la manière dont les différents usagers de ce SSR vivent le lieu

dans lequel ils exercent leur métier ou sont hospitalisés, quelle importance ils lui

accordent et sur quels points. Au plan architectural et programmatique, mon hypothèse

est que ce détour par les usagers et leur relation au lieu peut venir alimenter le cahier

des charges d’un bâtiment de santé en prenant appui non sur les seules intuitions mais

sur des éléments récurrents dans le discours des usagers.

Dans une première partie, je pose les bases théoriques qui permettent de penser cette

question et présente, en seconde partie, les choix méthodologiques effectués. Les

principaux résultats, présentés en troisième partie, m’amènent à une conclusion dans

laquelle j’envisage les éléments programmatiques qui découlent de mon enquête pour un bâtiment de santé et les pistes de réflexion ouvertes. ---- Comment est-on passé de la salle commune à la chambre individuelle ?

Comment l’hôpital, d’abord hospice, est devenu établissement de soins ?

Quelle est l’histoire des maternités, des lazarets, des asiles d’aliénés ? Autant

de réponses à découvrir dans le voyage architectural à travers toute la France

auquel invite ce bel ouvrage illustré de 592 pages, qui retrace l’histoire de

l’hôpital et de son architecture en France du Moyen-Âge à nos jours.

Jusqu’au siècle des Lumières, l’hôpital, lieu de charité chrétienne et d’exclusion

sociale, est aussi le premier outil d’une politique sanitaire balbutiante. L’incendie

de l’hôtel-Dieu de Paris, en 1772, est le catalyseur d’une double réflexion sur

la prise en charge des démunis et sur les réponses architecturales accordées

à une première médicalisation de l’hôpital. Ainsi architectes et médecins

poursuivent tout au long du XIXe

siècle la même chimère : une architecture en

mesure de soigner le corps et l’esprit. L’hygiénisme impose alors durablement

le plan en « double peigne » puis le système du pavillon isolé tandis que

les découvertes de Pasteur tardent à faire valoir leur logique. Inversement,

dans l’Entre-deux-guerres, ce sont les données économiques, sociales et

architecturales qui précèdent la révolution de l’antibiothérapie pour donner

naissance à l’hôpital-bloc. Les Trente Glorieuses appliquent à l’institution leur

politique centralisatrice, prescriptrice de modèles fonctionnels. Aujourd’hui,

les maîtres mots sont désormais humanisation et insertion urbaine.

Explorer l’histoire des hôpitaux en France revient à cheminer auprès du

pèlerin, de l’indigent, du marginal, du déviant, du fou, de l’enfant abandonné,

du vieillard, de l’infirme, du malade, aujourd’hui du patient. C’est surtout

découvrir, présents dans toutes nos villes, des bâtiments d’exception. L’histoire de l’hôpital est à tout à fait exemplaire de ces glissements progressifs, presque

insensibles quand on travaille sur une période courte, mais spectaculaires quand on prend

le sujet dans toute son ampleur : de la salle médiévale, qui n’offre qu’un abri, et un abri

dangereux, aux machines à guérir ultra-spécialisées d’aujourd’hui, dont les programmes

fournis par les maîtres d’ouvrage aux architectes comptent plusieurs centaines, voire

plusieurs milliers de pages.

On pourra donc faire une double lecture de ce livre : on y trouvera une histoire complète

et détaillée sur la longue durée et jusqu’au temps présent de l’hôpital en France, mais

aussi une très belle illustration de méthode. La clé de l’architecture est sans doute du

côté de la construction et sa poésie du côté des ornements, mais les causes profondes de

son évolution se trouvent d’abord du côté des programmes et de ce qui les conditionne

(mœurs, usages, mentalités, société, etc.).

Les auteurs de ce très bel ouvrage de synthèse sur les hôpitaux français n’ont pas organisé leur matière en fonction de l’histoire des styles, mais bien en fonction des causes

profondes de l’évolution des hôpitaux, c’est-à-dire en fonction d’une conception très

large de la médecine, incluant les connaissances vraies ou fausses sur la transmission

des maladies, mais aussi en fonction de la législation sur la santé publique. Ils rendent

donc lumineux ce lent processus, avec ses moments de basculements et de brusques

accélérations, qui remodèle leur objet. Ils n’en négligent pas pour autant les autres

facettes, des structures constructives aux styles et aux ornements. L’illustration, toujours judicieuse, offre à cet égard un tableau historique fascinant qui permet soit de

descendre dans le fil du temps, soit d’y remonter, soit encore de faire de magnifiques

arrêts sur image. Ces bâtiments en effet portent en eux des leçons d’architecture : ils

montrent que celle-ci, lorsqu’elle est belle, a pu et peut encore apporter aux cœurs des

hommes une joie ou une sérénité, lesquelles peuvent aussi contribuer à la guérison.

Au moment où le patrimoine hospitalier français connaît un bouleversement profond, à

la fois par l’émergence de toute une génération de nouveaux hôpitaux (où l’excellence

médicale n’est pas toujours au rendez-vous, tant les problèmes sont devenus complexes), et par la désaffectation de nombreux hôpitaux anciens, qui paraissent obsolètes,

ce qui conduit parfois à leur disparition et trop rarement à leur réhabilitation, il paraît

bien utile de revenir sur cette histoire. Or les auteurs de ce livre nous offrent une lecture profondément renouvelée par un recours systématique aux archives, manuscrites

ou imprimées, et clairement structurée par cette attention aux causes profondes de

ces mutations, dont la dernière se produit sous nos yeux.

Au lecteur maintenant d’entrer dans ce territoire défriché, balisé, éclairé, sous la

conduite des meilleurs guides. file:///C:/Users/u/Downloads/dp_hopitaux_121012-1.pdf -- file:///C:/Users/u/Downloads/08-Dossier+HOPITAL.pdf - le Logement Collectif* 50,60,70's dans tous ses états..Histoire & Mémoire de l'Habitat / Rétro-Villes / HLM / Banlieue / Renouvellement Urbain / Urbanisme 😊 De grandes barres d’immeubles, appelées les grands ensembles, sont le symbole de nos banlieues. Entrée Libre revient sur le phénomène de destruction de ces bâtiments qui reflètent aujourd’hui la misere www.youtube.com/watch?v=mCqHBP5SBiM Quatre murs et un toit 1953 Scenario et réalisation Pierre Jallaud MRU (ministère de la reconstruction et de l'urbanisme) www.dailymotion.com/video/xk6xui twitter.com/Memoire2cite/status/1121877386491043840/photo... Avril 1993, 6 ans après l'implosion de la tour DEBUSSY des 4000, 30% seulement des travaux de rénovation ont été réalisés et le chômage frappe toujours 1/3 des hbts. C'est un échec. A Mantes la Jolie, 6 mois après la destruction des 4 tours du Val Fourré, www.youtube.com/watch?v=ta4kj05KJOM … Banlieue 89, Bacalan à Bordeaux 1986 - Un exemple de rénovation urbaine et réhabilitation de l'habitat dans un des quartiers de Bordeaux La Cité Claveau à BACALAN. A l'initiative du mouvementla video içi www.youtube.com/watch?v=IN0JtGBaA1o … L'assoçiation de ROLLAND CASTRO @ Le Plan Banlieue 89 - mode d'emploi - Archive INA - La video içi. TRANSFORMER LES PAYSAGES URBAINS AVEC UNE APPROCHE CULTURELLE www.youtube.com/watch?v=Aw-_f-bT2TQ … SNCF les EDITIONS DU CABRI PRESENTE PARIS LA BANLIEUE 1960-1980 -La video Içi.

www.youtube.com/watch?v=lDEQOsdGjsg … Içi la DATAR en 1000 clichés missionphotodatar.cget.gouv.fr/accueil - Notre Paris, 1961, Réalisation : André Fontaine, Henri Gruel Les archives filmées de la cinémathèque du ministère de 1945 à nos jours içi www.dailymotion.com/video/xgis6v?playlist=x34ije

31 TOULOUSE - le Mirail 1962 réalisation : Mario Marret construction de la ville nouvelle Toulouse le Mirail, commentée par l'architecte urbaniste Georges Candilis le film www.dailymotion.com/video/xn4t4q?playlist=x34ije Il existe de nos jours, de nombreux photographes qui privilégient la qualité artistique de leurs travaux cartophiles. A vous de découvrir ces artistes inconnus aujourd’hui, mais qui seront peut-être les grands noms de demain.Les films du MRU - Le temps de l'urbanisme, 1962, Réalisation : Philippe Brunet www.dailymotion.com/video/xgj2zz?playlist=x34ije … … … … -Les grands ensembles en images Les ministères en charge du logement et leur production audiovisuelle (1944-1966) MASSY - Les films du MRU - La Cité des hommes, 1966, Réalisation : Fréderic Rossif, Albert Knobler www.dailymotion.com/video/xgiqzr?playlist=x34i - Les films du MRU @ les AUTOROUTES - Les liaisons moins dangereuses 1972 la construction des autoroutes en France - Le réseau autoroutier 1960 Histoire de France Transports et Communications - www.dailymotion.com/video/xxi0ae?playlist=x34ije … - A quoi servaient les films produits par le MRU ministère de la Reconstruction et de l'Urbanisme ? la réponse de Danielle Voldman historienne spécialiste de la reconstruction www.dailymotion.com/video/x148qu4?playlist=x34ije … -les films du MRU - Bâtir mieux plus vite et moins cher 1975 l'industrialisation du bâtiment et ses innovations : la préfabrication en usine, le coffrage glissant... www.dailymotion.com/video/xyjudq?playlist=x34ije … - TOUT SUR LA CONSTRUCTION DE NOTRE DAME LA CATHEDRALE DE PARIS Içi www.notredamedeparis.fr/la-cathedrale/histoire/historique... -MRU Les films - Le Bonheur est dans le béton - 2015 Documentaire réalisé par Lorenz Findeisen produit par Les Films du Tambour de Soie içi www.dailymotion.com/video/x413amo?playlist=x34ije

archipostcard.blogspot.com/search?updated-max=2009-02-13T... -Créteil.un couple à la niaiserie béate exalte les multiples bonheurs de la vie dans les new G.E. www.youtube.com/watch?v=FT1_abIteFE … La Ville bidon était un téléfilm d'1 heure intitulé La Décharge.Mais la censure de ces temps de présidence Pompidou en a interdit la diffusion télévisuelle - museedelacartepostale.fr/periode-semi-moderne/ - archipostalecarte.blogspot.com/ - Hansjörg Schneider BAUNETZWOCHE 87 über Papiermoderne www.baunetz.de/meldungen/Meldungen_BAUNETZWOCHE_87_ueber_... … - ARCHITECTURE le blog de Claude LOTHIER içi leblogdeclaudelothier.blogspot.com/2006/ - - Le balnéaire en cartes postales autour de la collection de David Liaudet, et ses excellents commentaires.. www.dailymotion.com/video/x57d3b8 -Restaurants Jacques BOREL, Autoroute A 6, 1972 Canton d'AUXERRE youtu.be/LRNhNzgkUcY munchies.vice.com/fr/article/43a4kp/jacques-borel-lhomme-... … Celui qu'on appellera le « Napoléon du prêt-à-manger » se détourne d'ailleurs peu à peu des Wimpy, s'engueule avec la maison mère et fait péricliter la franchise ...

museedelacartepostale.fr/blog/ - museedelacartepostale.fr/exposition-permanente/ - www.queenslandplaces.com.au/category/headwords/brisbane-c... - collection-jfm.fr/t/cartes-postales-anciennes/france#.XGe... - www.cparama.com/forum/la-collection-de-cpa-f1.html - www.dauphinomaniac.org/Cartespostales/Francaises/Cartes_F... - furtho.tumblr.com/archive

le Logement Collectif* 50,60,70's, dans tous ses états..Histoire & Mémoire d'H.L.M. de Copropriété Renouvellement Urbain-Réha-NPNRU., twitter.com/Memoire2cite tout içi sig.ville.gouv.fr/atlas/ZUS/ - media/InaEdu01827/la-creatio" rel="noreferrer nofollow">fresques.ina.fr/jalons/fiche-media/InaEdu01827/la-creatio Bâtir mieux plus vite et moins cher 1975 l'industrialisation du bâtiment et ses innovations : www.dailymotion.com/video/xyjudq?playlist=x34ije la préfabrication en usine www.dailymotion.com/video/xx6ob5?playlist=x34ije , le coffrage glissant www.dailymotion.com/video/x19lwab?playlist=x34ije ... De nouvelles perspectives sont nées dans l'industrie du bâtiment avec les principes de bases de l'industrialisation du bâtiment www.dailymotion.com/video/x1a98iz?playlist=x34ije ,

www.dailymotion.com/video/xk6xui?playlist=x34ije , www.dailymotion.com/video/xk1dh2?playlist=x34ije :- que dire de RICARDO BOFFIL Les meilleures balades que j’ai fait autour de Paris je les ai faites dans l’application Plans. Je ne minore pas le rôle de Google Maps, révolution cartographique sans précédent et sans égale, qui aura réalisé nos fantasmes d’Aleph borgesien — l’idée d’un point d’où le monde serait visible en totalité — parachevé Mercator et permis d’explorer des parties du globe inconnues de Cook, Bougainville et Amundsen. Je n’oublie pas non plus cet exercice de cartographie au collège, qui nous avait démontré que nous étions à 3 cartes IGN de la capitale, et que le tissu urbain était de plus en plus serré à mesure que nous avancions vers le nord. Mais Plan possédait une fonctionnalité inédite, le Flyover, technologie à l’origine destinée aux pilotes de chasse, et qui fournissait des rendus 3D spectaculaire des bâtiments survolés — ainsi que des arbres et des déclivités du sol.

On quittait enfin les champs asphyxiants de la photographie aérienne pour des vues à l’oblique des villes visitées : après un siècle d’écrasement — la photographie aérienne est étroitement contemporaine du bombardement aérien — les villes reprenaient enfin de la vigueur et remontaient vers le ciel. J’avais d’ailleurs effectué moi-même une manœuvre de redressement similaire le jour où j’étais parti, à pied depuis Paris, visiter à Nanterre une exposition sur la photographie aérienne. J’étais à la quête des premières vues de Paris qu’avait prises Nadar depuis un ballon captif. À défaut de ces images, définitivement manquantes, j’avais parcouru, après la Grande Arche, les derniers kilomètres de la Voie Royale, cette prodigieuse perspective historique partie du Louvre — rare exemple de frise chronologique implémentée dans une structure urbanistique.

J’avais en réalité un peu dévié de la ligne droite pour aller voir les tours Nuages d’Emile Aillaud, le Facteur Cheval du modernisme, dont je connaissais déjà les autres chefs d’œuvres d'architecture naïve, les nouilles chinoises de Grigny et le spaghetti de Pantin.

C’était précisément l’usage que j’avais fait de l’application Plans : j’étais parti à la recherche de tous les groupements de tour qu’elle m’avait permis d’identifier, sur mon iPad. Je les faisais tourner avec deux doigts, comme un éclaireur qui marcherait autour d’un donjon, avant de les immortaliser, sous leur plus bel angle, par une capture d’écran.Un éclaireur autour d’un donjon : c’était exactement cela, qui m’avait fasciné. Les guerres territoriales entre Les Tarterêts de Corbeil et les Pyramides d’Evry avaient marqué mon enfance. La notion de cité, telle qu’elle avait été définie, à partir des années 80, dans le second âge des grands ensembles, l’âge du déclin, avait conservé un cachet médiéval. Ici, vivaient guetteurs et trafiquants, condottieres à la tête d’une écurie de go-fast et entretenant des chenils remplis de mâtins rares et dangereux. Ici, l’État central ne remplissait plus ses tâches régaliennes, ici la modernité laïque était entrée en crise. Mais ce que j’avais découvert, en collectionnant ces captures d’écran, c’était à quel point l’urbanisme de la banlieue parisienne était, strictement, d’obédience médiévale. On était passé, d’un seul mouvement et sans même s’en rendre compte de Château-Gaillard à la Cité 4000, du Donjon de Vincennes aux tours de Sarcelles, du château de Gisors aux choux fleurs de Créteil.J’ai même retrouvé la colonne détruite du désert de Retz dans le babylonien château d’eau de Noisiel.

Des hauteurs de Rosny à celle de Chanteloup, du plateau de Clichy à la dalle d’Argenteuil, on avait bizarrement livré des pastiches inconscients de la grande architecture militaire médiévales : les environs de Paris s’étaient retrouvés à nouveau fortifiés, la vieille tour de Montlhéry n’était plus solitaire, et même les immeubles de briques rouges qui avaient succédé à l’enceinte de Thiers évoquaient des murailles.

Et ce que j’avais initialement pris pour des anomalies, des accidents malheureux du post-modernisme, les grand ensembles voûtés et cannelés de Ricardo Boffil, étaient peut-être ce qui exprimait le mieux tout cela — ou du moins qui clôturaient avec le génie le plus clair cet âge des grands ensembles.

Car c’était cela, ces Carcassonnes, ces Acropoles, ces Atlandides qui surnageaient avec le plus de conviction au milieu des captures d’écrans de ruines médiévales qui s’accumulaient sur mon bureau.

Si décriées, dès leur construction, pour leur kitch intolérable ces mégastructures me sont soudain apparues comme absolument nécessaires.

Si les Villes Nouvelles n’ont jamais existé, et persisteront dans la mémoire des hommes, elles le doivent à ces rêveries bizarres et grandioses, à ces hybridations impossibles entre les cités idéales de Ledoux et les utopies corbuséennes.

L’Aqueduc de Saint-Quentin-en-Yvelines, les Espaces d’Abraxas à Marne-la-Vallée, les Colonnes de Saint-Christophe à Cergy-Pontoise sont les plus belles ruines du Grand Paris.

www.franceculture.fr/emissions/la-conclusion/ricardo-bofill immerssion dans le monde du logement social, l'univers des logements sociaux, des H.B.M au H.L.M - Retour sur l'histoire du logement collectif d'apres guerre - En Françe, sur l’ensemble du territoire avant, 4 millions d’immeubles étaient vétustes, dont 500.000 à démolir; au total 10% des logements étaient considérés comme insalubres et 40% réputés d’une qualité médiocre, et surpeuplés. C’est pour ces raisons que, à partir de 1954, le Ministre à la Reconstruction et au Logement évalue le besoin en logements à 2.000.660, devenant ainsi une priorité nationale. Quelques années plus tard à l’appel de l’Abbé Pierre, le journaliste Gilbert Mathieu, en avril 1957 publiait dans le quotidien Le Monde une série d’articles sur la situation dramatique du logement : Logement, notre honte et dénonçant le nombre réduit de logements et leur impitoyable état. Robert Doisneau, Banlieue après-guerre, 1943-1949 /Le mandat se veut triple : reconstruire le parc immobilier détruit durant les bombardements essentiellement du printemps/été 1944, faire face à l’essor démographique et enfin résorber l’habitat insalubre notamment les bidonvilles et les cités de transit. Une ambition qui paraît, dès le début, très élevée, associée à l’industrialisation progressive de la nation entre autre celle du secteur de la construction (voir le vidéo de l’INA du 17 juillet 1957 intitulée La crise du logement, un problème national. Cela dit, l’effort pour l’État français était d’une ampleur jamais vue ailleurs. La double nécessité de construire davantage et vite, est en partie la cause de la forme architecturale excentrique qui constituera les Grands Ensembles dans les banlieues françaises. Cinq caractéristiques permettent de mieux comprendre ce terme : la rupture avec le tissu urbain ancien, un minimum de mille logements, une forme collective (tours, barres) de quatre jusqu’à vingt niveaux, la conception d’appartements aménagés et équipés et enfin une gestion destinée pour la plupart à des bailleurs de logement social.

Pour la banlieue parisienne leur localisation s’est opérée majoritairement dans la périphérie, tandis que dans les autres cas, plus de la moitié a été construite dans le centre ville, le plus souvent à la limite des anciens faubourgs.

Architecture d’Aujourd’hui n° 46, 1953 p. 58-55

C’est le triomphe de l’urbanisme fonctionnel et rationaliste cher à Le Corbusier. Entre 1958 et 1973, cent quatre-vingt-quinze Zones à Urbaniser en Priorité (ZUP) sont créées, comprenant deux millions de logements, essentiellement de type populaire en Habitations à Loyer Modéré (HLM), mais pas exclusivement, remplaçant ainsi les anciennes Habitations à Bon Marché (HBM) crées en 1894. Selon le décret du 27 mars 1954 qui en fixe les conditions d’attribution, les bénéficiaires de la législation n’ont pas changé, ce sont toujours des « personnes peu fortunées vivant principalement de leur salaire », selon la loi Strauss de 1906. En 1953, tous les HLM voient leur surface maximale se réduire, en passant de 71 à 65 mètres carrés pour un quatre pièces. L’accès au logement des familles modestes se fera donc au détriment de la qualité et quantité de l’espace habité pour des familles nombreuses. À ce propos, le sociologue Thierry Oblet a bien montré comment se sont articulées les pensées des architectes et des ingénieurs modernistes, avec leur souci planificateur d’un État interventionniste[8] grâce à l’hégémonie du béton, de la ligne droite et de la standardisation de la construction.

Les exemples de cette architecture restent nombreux : de la Cité de 4000 (pour 4000 logements) à la Courneuve en Seine-Saint-Denis (93) aux logements de 15 étages aux balcons pétales, appelés « Chou-fleur » à Créteil en Val-de Marne (94) dessinés au début des années 70 par l’architecte Gérard Grandval. De la Cité des nuages à Nanterre dans les Hauts-de-Seine (92) à la Grande borne construite entre 1967 et 1971 sur le territoire des communes de Grigny et Viry-Châtillon, dans l’Essonne (91) en passant par la Noé à Chanteloup-les-Vignes dans le département des Yvelines (78) scénario du célèbre film La Haine[9] de Kassovits.

Récemment, plusieurs expositions photographiques se sont

concentrées sur cette nouvelle figure de l’urbanisme fonctionnaliste français de l’après-guerre. Par exemple Toit&Moi, 100 ans de logement social (2012), Les Grands ensembles 1960-2010 (2012) produite par l’école supérieure d’arts & médias de Caen/Cherbourg, selon un projet du Ministère de la Culture et de la Communication. Enfin l’exposition Photographie à l’œuvre, (2011-2012) d’Henri Salesse, photographe du service de l’inventaire du Ministère de la Reconstruction et de l’Urbanisme et Voyage en périphérie (2012) de Cyrus Cornut.

Il s’agissait là non seulement d’un progrès matériel, mais aussi démocratique, donnant ainsi à chaque citoyen, la possibilité d’accéder à son petit appartement doté de tous les conforts de l’époque. La recherche d’économie et de rapidité dans la conduite des chantiers portent à l’utilisation du béton comme matériel privilégié et à des plans architecturaux aussi simples que possible avec la réalisation de logements standardisés, dont les barres et les tours deviennent les figures principales : Au mitan des années cinquante, apparurent d’étranges formes urbaines. Des immeubles d’habitation de plus en plus longs et de plus en plus hauts, assemblés en blocs qui ne s’intégraient pas aux villes existantes. Ces blocs s’en différenciaient ostensiblement et parfois comme systématiquement, s’en isolaient. Ils semblaient faire ville à part. Surtout ils ne ressemblaient pas à ce qu’on avait l’habitude d’appeler ville. Et leur architecture aussi, qui était tellement déroutante. On les a nommés » grands ensembles. Cité de l’Abreuvoir, Bobigny (93), 2003 (Inventaire général du Patrimoine, Région Ile de France / Stéphane Asseline)

Bref, entre 1946 et 1975 le parc immobilier français passe de 12,7 millions à 21 millions de logements. Environ 8 millions de ceux-ci sont neufs, construits entre 1953-1975 – dont la moitié sous forme de grands ensembles – et près de 80 % des logements grâce à une aide de l’État avec des crédits publics. Le nombre de logements sociaux passe de moins de 500.000 à près de 3 millions, dont 43 % en région parisienne, où la demande est la plus forte[11]. Ce qui témoigne d’un effort énorme. Secrétariat d’État à la Reconstruction et au Logement, Supplément du logement en 1954, cité par Bachmann, C. Le Guennec, N., Violences urbaines…Op.cit, p.24. Alors que l’hiver 1954 est particulièrement rigoureux, l’abbé Pierre lance un appel en faveur des sans-logis et déshérités et organise des collectes de vêtements et de nourriture pour les plus démunis. Cela nous rappelle également que les inégalités sociales restaient particulièrement importantes à l’époque, malgré les débuts de la croissance économique, et que la crise du logement n’était pas encore complètement résolue. Danièle Voldman, La reconstruction des villes françaises de 1940 à 1954 : histoire d’une politique, Paris, L’Harmattan, 1997. Les Actualités françaises, La crise du logement, un problème national, 17 juillet, 1957, in fresques.ina.fr/…/la-crise-du-logement-un-probleme-n…, consulté le 20/02/2014. C’est l’urbaniste Marcel Rotival dans un numéro d’Architecture d’Aujourd’hui de juin 1935 (vol.1, n°6, juin 1935, p.57) qui propose pour la première fois cette terminologie pour désigner les Habitations à Bon Marché (HBM) et leur transformation en Habitations à Loyer Modéré (HLM), par la loi du 21 juillet 1951: « Nous espérons, un jour, sortir des villes comme Paris, non seulement par l’avenue des Champs Elysées, la seule réalisation de tenue sans laquelle Paris n’existerait pas, mais sortir par Belleville, par Charonne, par Bobigny, etc., et trouver harmonieusement disposés le long de larges autostrades, au milieu de grands espaces boisés, de parcs, de stades, de grandes cités claires, bien orientées, lumineusement éclairées par le soleil. » Largement reprise depuis les années 1950 dans le jargon administratif et public, elle apparaît pour la première fois dans un texte officiel qu’en 1973 avec la Circulaire Guichard, alors Ministre de l’Aménagement du territoire, de l’Equipement, du Logement et du tourisme. Celui-ci met un terme à la politique initiée après-guerre afin « d’empêcher la réalisation des formes d’urbanisation désignées généralement sous le nom de “grands ensembles”, peu conforme aux aspirations des habitants et sans justification économique sérieuse ». Paradoxalement, le terme de grands ensembles s’officialise donc au moment même où ils son mis en question. ZUP est un acronyme qui signifie Zone à Urbaniser en Priorité. Elles ont été créées par le décret N°58-1464 du 31 décembre 1958, afin de planifier et d’encadrer sur le territoire national, le développement urbain pour répondre à la carence de logements face à l’accroissement démographique et favoriser enfin la résorption de l’habitat insalubre. Oblet, Thierry, Gouverner la ville. Les voies urbaines de la démocratie moderne, Paris, PUF, 2003. En particulier par l’intermédiaire de la Société centrale de construction et de la Société centrale pour l’équipement du territoire, créées au milieu des années 1950 en tant que filiales de la Caisse des dépôts et consignations.

Kassovitz, Mathieu, La Haine, France, 1995.

Cornu, Marcel, Libérer la ville, Bruxelles, Casterman, 1977, p.60. Annie Fourcaut « Les banlieues populaires ont aussi une histoire », Projet 4/2007 (n° 299), pp. 7-15.

www.dailymotion.com/video/xw6lak?playlist=x34ije - Rue neuve 1956 la reconstruction de la France dix ans après la fin de la seconde guerre mondiale, villes, villages, grands ensembles réalisation : Jack Pinoteau , Panorama de la reconstruction de la France dix ans après la fin de la seconde guerre mondiale, ce film de commande évoque les villes et villages français détruits puis reconstruits dans un style respectant la tradition : Saint-Malo, Gien, Thionville, Ammerschwihr, etc. ainsi que la reconstruction en rupture avec l'architecture traditionnelle à Châtenay-Malabry, Arles, Saint Étienne, Évreux, Chambéry, Villeneuve-Saint-Georges, Abbeville, Le Havre, Marseille, Boulogne-sur-Mer, Dunkerque. Le documentaire explique par exemple la manière dont a été réalisée la reconstruction de Saint-Malo à l'intérieur des rempart de la vieille ville : "c'est la fidélité à l'histoire et la force du souvenir qui a guidé l'architecte". Dans le même esprit à Gien, au trois quart détruite en 1940, seul le château construit en 1494 pour Anne de Beaujeu, fille aînée de Louis XI, fut épargné par les bombardements. La ville fut reconstruite dans le style des rares immeubles restant. Gien est relevé de ses ruines et le nouvel ensemble harmonieux est appelé « Joyau de la Reconstruction française ». Dans un deuxième temps est abordé le chapitre de la construction des cités et des grands ensembles, de l’architecture du renouveau qualifiée de "grandiose incontestablement". S’il est précisé "on peut aimer ou de ne pas aimer ce style", l’emporte au final l’argument suivant : les grands ensembles, c'est la campagne à la ville, un urbanisme plus aéré, plus vert." les films caravelles 1956, Réalisateur : Jack Pinoteau (connu pour être le metteur en scène du film Le Triporteur 1957 qui fit découvrir Darry Cowl) www.dailymotion.com/video/xuz3o8?playlist=x34ije - www.dailymotion.com/video/xk1g5j?playlist=x34ije Brigitte Gros - Urbanisme - Filmer les grands ensembles 2016 - par Camille Canteux chercheuse au CHS -Centre d'Histoire Sociale - Jeanne Menjoulet - Ce film du CHS daté de 2014 www.youtube.com/watch?v=VDUBwVPNh0s … L'UNION SOCIALE POUR L'HABITAT le Musée des H.L.M. musee-hlm.fr/ union-habitat.org/ - EXPOSITION :LES 50 ANS DE LA RESIDENCe SALMSON POINT-Du JOUR www.salmsonlepointdujour.fr/pdf/Exposition_50_ans.pdf - Sotteville Construction de l’Anjou, le premier immeuble de la Zone Verte sottevilleaufildutemps.fr/2017/05/04/construction-de-limm... - www.20minutes.fr/paris/diaporama-7346-photo-854066-100-an... - www.ladepeche.fr/article/2010/11/02/940025-140-ans-en-arc... dreux-par-pierlouim.over-blog.com/article-chamards-1962-9... missionphoto.datar.gouv.fr/fr/photographe/7639/serie/7695...

Official Trailer - the Pruitt-Igoe Myth: an Urban History

www.youtube.com/watch?v=g7RwwkNzF68 - la dérive des continents youtu.be/kEeo8muZYJU Et la disparition des Mammouths - RILLIEUX LA PAPE & Dynacité - Le 23 février 2017, à 11h30, les tours Lyautey étaient foudroyées. www.youtube.com/watch?v=W---rnYoiQc

Ginger CEBTP Démolition, filiale déconstruction du Groupe Ginger, a réalisé la maîtrise d'oeuvre de l'opération et produit les études d'exécution. L'emblématique ZUP Pruitt Igoe. vaste quartier HLM (33 barres de 11 étages) de Saint-Louis (Missouri) USA. démoli en 1972 www.youtube.com/watch?v=nq_SpRBXRmE … "Life is complicated, i killed people, smuggled people, sold people, but perhaps in here.. things will be different." ~ Niko Bellic - cité Balzac, à Vitry-sur-Seine (23 juin 2010).13H & Boom, quelques secondes plus tard, la barre «GHJ», 14 étages et 168 lgts, s’effondrait comme un château de cartes sous les applaudissements et les sifflets, bientôt enveloppés dans un nuage de poussière. www.youtube.com/watch?v=d9nBMHS7mzY … - "La Chapelle" Réhabilitation thermique de 667 logements à Andrézieux-Bou... youtu.be/0tswIPdoVCE - 11 octobre 1984 www.youtube.com/watch?v=Xk-Je1eQ5po

DESTRUCTION par explosifs de 10 tours du QUARTIER DES MINGUETTES, à LYON. les tours des Minguettes ; VG des tours explosant et s'affaissant sur le côté dans un nuage de fumée blanche ; à 13H15, nous assistons à l'explosion de 4 autres tours - St-Etienne Métropole & Montchovet - la célèbre Muraille de Chine ( 540 lgts 270m de long 15 allees) qui était à l'époque en 1964 la plus grande barre HLM jamais construit en Europe. Après des phases de rénovation, cet immeuble a été dynamité en mai 2000 www.youtube.com/watch?v=YB3z_Z6DTdc … - PRESQU'ILE DE GENNEVILLIERS...AUJOURD'HUI...DEMAIN... (LA video içi parcours.cinearchives.org/Les-films-PRESQU-ILE-DE-GENNEVI... … ) Ce film de la municipalité de Gennevilliers explique la démarche et les objectifs de l’exposition communale consacrée à la presqu’île, exposition qui se tint en déc 1972 et janvier 1973 - le mythe de Pruitt-Igoe en video içi nextcity.org/daily/entry/watch-the-trailer-for-the-pruitt... … - 1964, quand les loisirs n’avaient (deja) pas le droit de cité poke @Memoire2cite youtu.be/Oj64jFKIcAE - Devenir de la ZUP de La Paillade youtu.be/1qxAhsqsV8M v - Regard sur les barres Zum' youtu.be/Eow6sODGct8 v - MONTCHOVET EN CONSTRUCTION Saint Etienne, ses travaux - Vidéo Ina.fr www.ina.fr/video/LXF99004401 … via - La construction de la Grande Borne à Grigny en 1969 Archive INA www.youtube.com/watch?time_continue=12&v=t843Ny2p7Ww (discours excellent en seconde partie) -David Liaudet : l'image absolue, c'est la carte postale" phothistory.wordpress.com/2016/04/27/david-liaudet-limage... … l'architecture sanatoriale Histoire des sanatoriums en France (1915-1945). Une architecture en quête de rendement thérapeutique..

passy-culture.com/wp-content/uploads/2009/10/Les-15-Glori... … … & hal.archives-ouvertes.fr/tel-01935993/document … explosion des tours Gauguin Destruction par implosion des Tours Gauguin (quartier de La Bastide) de Limoges le dimanche 28 novembre 2010 à 11 heures. Limoges 28/11/2010 youtu.be/cd0ln4Nqqbs … 42 Roanne - c'etait le 11 novembre 2013 - Souvenirs des HLM quartier du Parc... Après presque 45 minutes de retard, les trois dernières tours Chanteclair sont tombées. Le tir prévu etait à 11h14 La vidéo içi www.leprogres.fr/loire/2013/11/01/roanne-les-3-dernieres-... … … www.leprogres.fr/loire/2013/11/01/roanne-une-vingtaine-de... …Besançon (25) - la Nouvelle cité d'HLM La Planoise en 1960 avec la video des premiers habitants de Planoise en juin 1968 www.youtube.com/watch?v=LVKAkJSsCGk … … … archive INA … BEGIN Japanology - les utopies de l'extreme et Kenzo Tange l'architecte japonnais - la video içi www.youtube.com/watch?v=ZlAOtYFE4GM … 71 les Prés Saint-Jean a Chalon-sur-Saône - L'Implosion des 3 tours HLM de 15 etages le 5 décembre 2009 par FERRARI DEMOLITION içi www.youtube.com/watch?v=oDsqOjQJS8E … … … & là www.youtube.com/watch?v=ARQYQLORBBE … 21 DIJON Cité des Grésilles - c'etait l'implosion de la residençe HLM Paul Bur le 19 02 2010 www.youtube.com/watch?v=fAEuaq5mivM … … & la www.youtube.com/watch?v=mTUm-mky-sw … 59 - la technique dite du basculement - Destruction de l'immeuble Rhone a Lille avec pleins de ralentit içi video-streaming.orange.fr/actu-politique/destruction-de-l... … 21 Chenôve (le GRAND DIJON) - Implosion de la barre François RUDE le 3 nov 2010 (top video !!) www.youtube.com/watch?v=ClmeXzo3r5A … …Quand l histoire çe repete et çe repetera autant de fois que nesçessaire quand on voie la quantitée de barres 60 70's...dans le collimateur de l'ANRU2.. 77 MEAUX 3 grandes tours..& puis s'en vont.. Démolition Pierre Collinet Batiment Genêt, Hortensia et Iris - Reportage Journal le 26 juin 2011 youtu.be/fpPcaC2wRIc 71 CHALON SUR SAONE C'etait les Prés Saint Jean le 05 décembre 2009 , pour une implosion hlm hors du commun !!! Caméra mise à même le sol , à une vingtaine de mètres de la première tour .... www.youtube.com/watch?v=kVlC9rYU-gs … 78 les MUREAUX le 3 octobre 2010 ,Les dernières minutes de la Tour Molière aux Mureaux (Yvelines) et sa démolition par semi-foudroyage, filmés du quartier de la Vigne Blanche. www.youtube.com/watch?v=u2FDMxrLHcw …71 MACON LES GRANDES PERRIERES C'etait un 30 juin 2013, avec l'implosion de la barre HLM des Perrières par GINGER www.youtube.com/watch?v=EzYwTcCGUGA … … une video exceptionnelle ! c'etait Le Norfolk Court un ensemble résidentiel, le Norfolk Court, construit dans les années 1970, a été démoli à Glasgow en Ecosse le 9 mai 2016 . Il rate la démolition d'un immeuble au tout dernier moment LES PASSAGERS DU BUS EN PROFITE A SA PLAçE lol www.20minutes.fr/tv/t-as-vu/237077-il-rate-la-demolition-... … 69 LYON Quand La Duchère disait adieu à sa barre 230 le jeudi 2 juillet 2015

www.youtube.com/watch?v=BSwidwLw0NAwww.youtube.com/watch?v=BdLjUAK1oUkwww.youtube.com/watch?v=-DZ5RSLpYrM …Avenir Deconstruction : Foudroyage de 3 barres HLM - VAULX-EN-VELIN (69) www.youtube.com/watch?v=-E02NUMqDno Démolition du quartier Bachelard à Vaulx-en-Velin www.youtube.com/watch?v=DSAEBIYYpXY Démolition des tours du Pré de l'Herpe (Vaulx-en-Velin)

www.youtube.com/watch?v=fG5sD1G-QgU REPORTAGE - En sept secondes, un ensemble de 407 appartements à Vaulx-en-Velin a été détruit à l'explosif dans le cadre du renouvellement urbain... www.youtube.com/watch?v=Js6w9bnUuRM www.youtube.com/watch?v=MCj5D1NhxhI - St-QUENTIN LA ZUP (scic)- NOUMEA - NOUVELLE CALEDONIE historique de la cité Saint-Quentin içi www.agence-concept.com/savoir-faire/sic/

www.youtube.com/watch?v=_Gt6STiH_pM …[VIDEOS] Trois tours de la cité des Indes de Sartrouville ont été démolies dans le cadre du plan de rénovation urbaine du quartier Mille quatre cent soixante-deux détonateurs, 312 kilos le 06/06/2010 à 11 heures. la belle video içi www.youtube.com/watch?v=fY1B07GWyDE VIGNEUX-SUR-SEINE, VOTRE HISTOIRE, VOS SOUVENIRS. içi www.youtube.com/watch?v=8o_Ke26mB48 … , Film des Tours et du quartier de la Croix Blanche, de 1966 à 1968. Les Tours en train de finir de se construire, ainsi que le centre commerciale. Destruction de la Tour 21, pour construire de nouveaux HLM...

42 LOIRE ST-ETIENNE MONTREYNAUD tout une histoire youtu.be/ietu6yPB5KQ - Mascovich & la tour de Montreynaud www.youtube.com/watch?v=p7Zmwn224XE … -Travaux dalle du Forum à Montreynaud Saint-Etienne www.youtube.com/watch?v=0WaFbrBEfU4 … & içi www.youtube.com/watch?v=aHnT_I5dEyI … - et fr3 là www.youtube.com/watch?v=hCsXNOMRWW4 … - Au nord-Est de St-Etienne, aux confins de la ville, se dresse une colline et sur les pentes de cette colline s’accroche une petite ville, un quartier, un peu à part. Cet endroit niché au milieu de la verdure, c’est le quartier de Montreynaud. www.youtube.com/watch?v=Sqfb27hXMDo&fbclid=IwAR2ALN4d... …Et sinon, avez-vous remarqué au dessus du P de AGIP ? On voit, dans le film, la Tour Réservoir Plein Ciel du quartier de Montreynaud, détruite 3 ans plus tard par foudroyage ! Sûr que @Memoire2cite a des photos du quartier et de la tout à l'époque ! ;-) 42 LOIRE SAINT-ETIENNE MONTREYNAUD LA ZUP Souvenirs avec Mascovich & son clip "la tour de Montreynaud" www.youtube.com/watch?v=p7Zmwn224XE

- Que de chemin parcouru, Muraille de Chine La Palle Beaulieu jusqu'aux années 90. L habitat se transforme et s adapte aux nouveaux besoins. Autre temps, période d'essor économique et du "vivre ensemble". Merci à @Memoire2cite pour cette introspection du passé! -

La Catedral Metropolitana de la Ciudad de México es el gran templo católico ubicado en la Plaza de la Constitución, en el centro histórico de la Ciudad de México. Las medidas aproximadas de este templo son 59 metros de ancho por 110 de largo y una altura de 60 metros hasta la cúpula. Es también una de las principales obras del arte mexicano, y se considera entre las más sobresalientes de todo el arte hispanoamericano. Construida con cantera gris, cuenta con cinco naves y 16 capillas laterales. Está dedicada a la Asunción de la Virgen María y es la iglesia principal de la Arquidiócesis Primada de México.

 

Historia de una construcción [editar]

 

En el tiempo de la ciudad de Tenochtitlán el área en donde se encuentra la actual catedral estuvo ocupada por un pequeño templo dedicado a Xipe[1] o quizá por el templo de Quetzalcóatl, un templo dedicado al sol y otras edificaciones menores.[2]

 

Tres años después de concluida la conquista, Hernán Cortés mandó construir una iglesia en el lugar aprovechando material de los templos aztecas. Esta iglesia fue convertida en catedral por Carlos V y el papa Clemente VII según la bula del 9 de septiembre de 1530 y nombrada metropolitana por Paulo III en 1547.[3] Pronto quedó clara su insuficiencia y por mandato de Felipe II se derribó en 1552. Los trabajos de construcción de la nueva no comenzaron sino hasta 1571 cuando el virrey Martín Enríquez de Almansa y el arzobispo Pedro Moya de Contreras colocaron la primera piedra de su sucesora, la actual catedral...

 

La suma del costo de la obra hasta la dedicación de 1657 fue de 1.759.000 pesos. Dicho costo fue cubierto en buena parte por los reyes Felipe II, Felipe III, Felipe IV y Carlos II.[3]

 

Luego, hubo un concurso para designar al arquitecto que terminaría la fachada. El proyecto ganador de dicho concurso fue el neoclásico presentado por el veracruzano José Damián Ortiz de Castro, que se antepuso a los de José Joaquín de Torres (barroco) e Isidro Vicente de Balbás. Ortiz de Castro procedería a terminar las torres, parte de la cúpula y obras al interior. La muerte de Ortiz de Castro dejaría las obras en suspenso un breve tiempo. En 1793 el arquitecto valenciano Manuel Tolsá recibe el encargo de finalizar las obras de construcción de la Catedral, que no concluyen sino hasta 1813.[4]

 

Sucesos de la Catedral [editar]

 

A lo largo del tiempo la catedral ha perdido parte de su acervo artístico. Se tiene constancia de algunas de las obras perdidas: lámparas de plata de gran tamaño, candelabros, blandones y figuras del mismo metal, la custodia de Borda (88 marcos de peso en oro; con 10 perlas, cubierta al frente por 5872 diamantes y al dorso por 2653 esmeraldas, 544 rubíes y 28 zafiros), un pectoral de oro con reliquias, otro con topacios y brillantes y con anillos de accesorio, alfombras, cojines, colgaduras y muchos tesoros más de características similares.[5]

 

El edificio [editar]

 

La fachada [editar]

Fe, Esperanza y Caridad. Esculturas de Tolsá

Fe, Esperanza y Caridad. Esculturas de Tolsá

 

La fachada se observan tres relieves en mármol blanco. El central representa la Asunción de la Virgen María. El que se tiene del lado izquierdo muestra la entrega de las llaves del Cielo a San Pedro; el que se tiene a mano derecha, la Barca de la Iglesia. Sobre el reloj se encuentran tres figuras representativas de las virtudes teologales: la Fe, la Esperanza y la Caridad. La Fe sostiene una cruz, la Esperanza un ancla y la Caridad sujeta a dos niños. El reloj y las esculturas se deben a Tolsá, así como las balaustradas y florones que coronan todo el conjunto.

 

El altar del Perdón [editar]

Altar del Perdón

Altar del Perdón

 

El retablo es obra de Jerónimo de Balbás (1735). A principios de 1967 hubo un incendio en la catedral que dañó el altar. Gracias a la restauración practicada se puede admirar el día de hoy una gran obra de arte colonial. Se llama así porque ahí piden perdón los fieles.Esta es una de las obras más grandes del autor tiene un estilo churrigueresco el cual es muy detallado, todo el acabado de esta obra esta cubierto con hoja de oro.

 

El coro [editar]

 

La sillería del coro está fabricada en una excelente talla de tapincerán. Tiene dos niveles de sitiales: el alto para canónigos y el bajo para seíses y sochantres. En la parte superior, tiene figuras talladas en medio relieve, de obispos y santos.

 

La sillería del coro es fruto del arte de Juan de Rojas (1695). También fue dañada en el incendio de 1967.

 

Al centro del coro, entre la la reja y la sillería, está un fascistol de caoba, adornado con figuras de marfil, una de las cuales, es un crucifijo que corona toda la obra. Se usa para sostener los libros de canto, y está conformado por tres cuerpos.

 

La portada del coro y la crujía (el corredor cerrado que va desde es coro hasta presbiterio) fueron hechas con el diseño del pintor Nicolás Rodríguez Juárez bajo la supervisión del sangley Quiauló. La bella reja del coro es de tumbaga y calain, y fueron estrenadas en 1730. Se fabricó en la ciudad de Macao, China,[4] y sustituyó a una anterior esculpida en maderas.

  

Cúpula [editar]

 

Se terminó con adaptaciones al proyecto de Ortiz de Castro. En el interior también se representó la Asunción de la Virgen (Rafael Ximeno y Planes, 1810). La cúpula que existe hoy en día, es obra de Manuel Tolsá, y de tambor octogonal, levantada al centro del crucero, sobre cuatro columnas y rematada por una linternilla. Las actuales ventanas son de Matias Goeritz. En el incendio de 1967, ocasionado por un corto circuito en el Altar del Perdón la pintura de la Asunción se consumió.

  

Las capillas [editar]

Nave central de la Catedral Metropolitana, con vista del Altar de los Reyes al fondo.

Nave central de la Catedral Metropolitana, con vista del Altar de los Reyes al fondo.

 

Altar de los Reyes [editar]

Artículo principal: Altar de los Reyes

 

El Altar de los Reyes, se encuentra en el ábside del templo, detrás del Altar Mayor. Es obra del insigne Jerónimo de Balbás, autor del Altar del Perdón de esta misma catedral, y del Altar Mayor de la Catedral de Sevilla, entre otras.

 

Este bello altar, que se puede considerar un monumento dentro de otro monumento, es la obra cumbre del estilo churrigueresco mexicano o barroco estípite, y se considera la obra maestra de su destacado autor. Mide 25 metros de altura, 13 de ancho, y 7 metros de fondo; se eleva al fondo de Catedral ocupando el ábside.

 

Es una talla formada por tres calles verticales, dos laterales y una al centro, adornada con los cuadros La Asunción de la Vírgen, y La Adoración de los Reyes, del pintor Juan Rodríguez Juárez. Éste último, es el que da nombre al altar, además de una serie de esculturas de bulto de reyes y reinas canonizados (santificados), que posan a lo largo y ancho del altar.

 

Fue realizado en maderas preciosas policromados, en una exuberante composición de pilastras y columnas, follaje, guirnaldas y querubines. El conjunto está estofado, revestido con hoja o lámina de oro, lo cual le confiere majestuosidad a la obra. Está cerrado por una doble bóveda, y en lo más alto del conjunto, se haya una representación de Dios Padre, presidiendo el magno conjunto.

 

Las capillas laterales [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora de las Angustias de Granada [editar]

 

Capilla de San Isidro [editar]

 

Capilla de la Inmaculada Concepción [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora de Guadalupe [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora La Antigua [editar]

 

Está consagrada a la advocación mariana del mismo nombre, y en el retablo principal, neoclásico, obra de Juan de Rojas (1718), hay una copia de la imagen de la Virgen de la Antigua cuyo original se encuentra en la Catedral de Sevilla. Esta imagen de influencia bizantina era muy venerada por la población española de la ciudad de México durante el período colonial.

 

Bajo la imagen de la virgen hay una magnífica escultura sevillana del Niño Jesús, original de la primera mitad del siglo XVII y atribuida a Juan Martínez Montañés. Es conocida popularmente como El niño cautivo, debido a que permaneció en Argel junto a Francisco Sandoval de Zapata, racionero de la catedral, quien fue hecho prisionero por piratas del norte de África en 1622, cuando llevaba la escultura hacia México.

 

Capilla de San Pedro [editar]

 

La capilla de San Pedro custodia otros dos retablos. El primero y principal está dedicado a honrar la vida del santo apóstol y fue edificado hacia 1670. En él se observan ya los lineamientos del barroco temprano en los que aún se observan elementos manieristas como los relieves de lacería, las ménsulas y los pinjantes. El retablo está formado por tres cuerpos, el último de los cuales se integra al espacio arquitectónico dejando al centro el vano de la ventana. El retablo se merece una mención especial por su decoración general en la que sobresalen los variados motivos vegetales e inanimados propios del barroco. En cuanto a las pinturas de este retablo, no se ha podido saber a ciencia cierta quiénes fueron los autores, se trata de obras cuto tema es la vida de San Pedro, y en un pasaje se recuerda el martirio del apóstol que pidió ser crucificado de cabeza “por no ser digno de morir como su maestro”.

 

Capilla del Santo Cristo y de las Reliquias [editar]

 

Se contruyó entre 1610 y 1615 dedicada al Santo Cristo de los Conquistadores. También recibe el nombre de Capilla de reliquias por las reliquias insignes guardadas en los retablos barrocos. Según algunos historiadores la imagen de Cristo crucificado conocida como el "Santo Cristo de los Conquistadores" (S. XVI O XVII) fue un regalo de Carlos V, otros sostienen que se trata de una obra realizada en estas tierras, lo cierto es que ya en la primera catedral recibía gran veneración.

 

Las pinturas y esculturas escenifican momentos de la pasión de Cristo uniendo a este tema la pasión o tormento de los santos y santas màrtires. La escultura del "Santo Entierro" es utilizado todos los años en la procesión del Viernes Santo. El retablo de la derecha tiene al centro una Virgen de Guadalupe, de José de Ibarra, ante la que se juró a Santa María de Guadalupe como la Patrona General y Universal de todos los reinos de la Nueva España el 4 de diciembre de 1746, y que conserva una reliquia del ayate de Juan Diego Cuauhtlatoatzin. Las reliquias de esta capilla se exponen anualmente el día de todos los santos y el día de los fieles difuntos (1 y 2 de noviembre). De acuerdo a la tradición, en esta capilla se custodian reliquias de, entre otros, San Vicente de Zaragoza, San Gelasio, San Vital de Milán y un pedazo de la Vera Cruz.

 

Capilla de San Felipe de Jesús [editar]

 

Aquí se encuentran los restos de Agustín de Iturbide. Asimismo, aquí se conserva el corazón de Anastasio Bustamante.

 

Capilla de Nuestra Señora de los Dolores [editar]

 

Capilla del Señor del Buen Despacho [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora de la Soledad [editar]

 

La capilla dedicada a la Virgen de la Soledad fue abierta al culto en la segunda mitad del siglo XVII. Ella protege a los albañiles y obreros que participaron en la construcción de la catedral. El retablo principal está formado por dos cuerpos y un remate, en él se aprecian las columnas salomónicas de capitel corintio que separan las entrecalles. Es una virgen de la Soledad copia de una imagen española. El retablo puede ser ubicado en la década de 1670-1680 gracias a las pinturas con el tema de la Pasión de Cristo hechas por el pintor Pedro Ramírez.

 

Capilla de San José [editar]

 

Su retablo principal es barroco, procedente de la antigua Iglesia de Nuestra Señora de Montserrat y tiene en el centro la imagen de San José con el Niño, rodeado de santos, entre los que destaca Santa Brígida de Suecia. El retablo lateral es una composición de pinturas barrocas, que consiste en El triunfo de la Fe, La transfiguración, La circuncisión y La asunción.

 

Hay un antiguo Ecce homo sedente, llamado popularmente el Señor del cacao. Es una escultura mexicana de caña de maíz procedente de la primera catedral, y muy venerada por los indígenas durante la colonia, quienes a falta de monedas depositaban como ofrenda semillas de cacao, que en época prehispánica se consideraban valiosas piezas de cambio. En la actualidad es común que los niños depositen ofrendas en forma de caramelos.

 

Capilla de San Cosme y San Damián [editar]

 

Entre los retablos que decoran el interior de la Catedral Metropolitana, el principal está dedicado a honrar a los santos tutelares de la capilla, consta de dos cuerpos, el remate y tres entrecalles. Es uno de los retablos catedralicios del siglo XVII en los que se puede afirmar que tiene un acento manierista y como prueba de ellos están las columnas clasicistas estriadas. El retablo fue concebido para albergar pinturas, las cuales exaltan la vida de los santos médicos Cosme y Damián y se deben al pintor Sebastián López Dávalos. Este pintor también fue uno de los artistas que corroboraron el

 

Capilla de los Ángeles [editar]

 

Sirve de basamento a lo torre occidental, y fue concluida entre 1653 y 1660. Esta primera capilla fue destruida por un incendio en 1711, por lo que fue inmediatamente sustituida por la actual, finalizada en 1713. Cuenta con unos fastuosos retablos barrocos con esculturas estofadas y policromadas, obras de Manuel de Nava, que representan a los siete arcángeles.

 

Capilla de las Ánimas [editar]

 

La sacristía [editar]

 

En el interior de la sacristía se puede admirar enormes cuadros de los pintores novohispanos Cristóbal de Villalpando y Juan Correa. Los títulos de los cuadros son: El Triunfo De La Iglesia, La aparición de San Miguel (Villalpando), El Tránsito De La Virgen y La Entrada De Cristo A Jerusalén (Correa). Asimismo, hay una pintura atribuida al pintor español Bartolomé Esteban Murillo.

 

Las criptas [editar]

Cripta de los Arzobispos, con el monumento a Fray Juan de Zumárraga en primer plano. En la parte inferior del altar se aprecia una piedra prehispánica.

Cripta de los Arzobispos, con el monumento a Fray Juan de Zumárraga en primer plano. En la parte inferior del altar se aprecia una piedra prehispánica.

 

La catedral cuenta con criptas para los fieles que deseen adquirir, aunque actualmente se encuentra todavía en proceso de reparación y por lo tanto para ingresar, es necesario ser poseedor o visitante de un nicho en específico.

 

Debajo del Altar de los Reyes se encuentra la cripta principal que alberga los restos de los arzobispos que han sido titulares de la Arquidiócesis, desde Fray Juan de Zumárraga hasta el Cardenal Ernesto Corripio y Ahumada, cuyos restos fueron depositados en abril de 2008. En el centro de la cripta de los Arzobispos hay un cenotafio con la figura de Zumárraga y todos los demás arzobispos están colocados en nichos en las paredes. Debajo del monumento de Zumárraga hay una escultura azteca que representa una calavera. Otra escultura prehispánica geométrica fue incorporada en la parte inferior del altar.

 

Los campanarios [editar]

 

Las torres de la Catedral tienen una altura entre 64 y 67 metros. Cada una está rematada en forma de campana (Ortiz de Castro, 1788). La campana puede ser tomada como un símbolo de la comunicación entre Dios y el hombre. Entre las dos cuentan con espacio suficiente para albergar 56 campanas, aunque al día de hoy son treinta las que han sido colocadas. La mayor de ellas tiene el nombre de Santa María de Guadalupe y pesa alrededor de trece toneladas. La más antigua, Santa María de la Asunción (también conocida como Doña María), es de 1578. La más nueva es del año 2002 y fue colocada con motivo de la canonización de Juan Diego. Fue bendecida por el papa Juan Pablo II. Dentro de la parte superior de cada torre hay escaleras de madera de forma elipsoidal, de las cuales hay muy pocos ejemplos en el mundo. Estas escaleras helicoidales u ovaladas son, como se decia líneas arriba poco utilizadas pues el deterioro ocasionado por el tiempo y es evidente, por lo cual solo son usadas por los campaneros, entre los que destacan Rafael Parra Castañeda Campanero Mayor, o algunos voluntarios como Alejandro Campos Lamas, Decano de la Pastoral de Campaneros o Angel Miguel Donaciano Guía oficial del sitio. Empero, el enorme desgaste de escaleras y zonas del campanario se ha agudizado por la extensiva vista de turistas a un sitio no hecho para ello, por lo cual se recomienda no realizar la visita que se considera de alto riesgo.

 

El sagrario [editar]

 

De estilo barroco de estípite en su fachada y neoclásico al interior.

 

Su materia es de cantera gris y tezontle. Tiene dos portadas, una al sur y otra al oriente. Es de planta de cruz latina, y es la parroquia de la Catedral Metropolitana, anexa a ésta.

 

Sus portadas son de estilo barroco churrigueresco, con pilastras estípite y de forma triangular, obra singular de la arquitectura colonia

twitter.com/Memoire2cite les 30 glorieuses . com & l'Architecture Hospitalière centre hospitalier universitaire ou pas Les hôpitaux modernes sont conçus pour minimiser les efforts du personnel médical et réduire les risques de contamination, tout en optimisant l’efficacité du système dans son ensemble. La longueur des déplacements du personnel au sein de l’hôpital est réduite et le transport des patients d’une unité à une autre facilité. Le bâtiment doit intégrer des départements lourds, comme la radiologie et les blocs opératoires, tout en prenant en compte d’importantes spécificités en termes de raccordements électriques, de plomberie, et de gestion des déchets.Cependant, on remarque que les hôpitaux « modernes » sont souvent le produit d’une croissance qui s’étale sur des décennies ou même des siècles, fréquemment mal contrôlée. Cette croissance a entraîné des ajouts successifs, nécessaires mais désorganisés, en fonction des besoins et des ressources financières.Cor Wagenar, historien en architecture néerlandais, considère que de nombreux hôpitaux sont des catastrophes, des institutions anonymes et complexes où règne la bureaucratie et totalement inadaptées à la fonction pour laquelle elles ont été créées. Elles ne sont généralement pas fonctionnelles, et au lieu de mettre les patients à l’aise, elles créent du stress et de l’anxiété.Certains hôpitaux, plus récents, tentent de retrouver des architectures prenant en compte la psychologie des patients, comme une meilleure aération, des vues plus dégagées ou encore des couleurs plus agréables à l’œil. On renoue avec les concepts anciens du « bon air » et des « pouvoirs guérisseurs de la nature » qui furent employés lors du développement des hôpitaux pavillonnaires. Des études menées par la British Medical Association ont montré qu’une bonne architecture hospitalière peut réduire la période de guérison des patients. L’exposition au soleil aide à lutter contre la dépression ; des chambres non-mixtes permettent plus d’intimité et favorisent une certaine dignité des malades ; la présence d’espaces verts et de jardins est également importante : regarder par la fenêtre améliore l’humeur des patients, diminue leur tension et leur niveau de stress. La disparition des longs couloirs réduit la fatigue et le stress des infirmières.Autre mutation actuelle notable la migration d’un système de chambres communes divisées par des cloisons amovibles vers un système de chambres individuelles. Le système de chambres aménageables est considéré comme très efficace, surtout par le personnel médical, mais il est beaucoup plus stressant pour les patients et nuit à leur intimité. Mais demeure la contrainte importante du coût de ces chambres et de leur maintenance, ce qui pousse certains hôpitaux à tarifier plus cher pour des chambres individuelles. www.citedelarchitecture.fr/fr/video/architecture-hospital... www.youtube.com/watch?v=8pB9GEZI-Fg 15. Architecture hospitalière de la fin du XVIIIe siècle à nos jours

Pierre-Louis Laget, conservateur du patrimoine, chercheur dans le service de l'Inventaire général de la région Nord-Pas-de-CalaisDans le contexte du vaste mouvement de réflexion portant sur l'architecture et l'hygiène hospitalière qui prit naissance à la suite de l'incendie de l'Hotel-Dieu de Paris en 1772, fut élaboré un nouveau parti architectural, appelé bientôt système pavillonnaire, consistant à scinder un établissement hospitalier en une série de bâtiments indépendants, reliés ou non par des galeries de services aériennes ou encore souterraines. « Dans les années 1950, le biologiste et médecin américain Jonas Salk (1914-1995)

cherchait un traitement contre la poliomyélite dans un sombre laboratoire d’un soussol de Pittsburgh. Les progrès étaient lents, et, pour s’aérer l’esprit, Salk fit un voyage à

Assise, en Italie, où il visita la basilique Saint-François d’Assise datant du XIII e siècle,

se promenant entre les colonnes et dans les jardins des cloîtres. Là, de nouvelles idées

surgirent dans son esprit, dont celle qui finit par le conduire à un vaccin efficace contre

la poliomyélite, en 1955. Le chercheur devint convaincu que l’environnement d’un

bâtiment peut influer sur l’esprit. Dans les années 1960, il s’associa à l’architecte Louis

Kahn (1901-1974) pour construire l’Institut Salk à La Jolla, près de San Diego en

Californie : cela devait être un établissement de recherche capable de stimuler la

créativité des scientifiques. Salk redécouvrait ainsi ce dont les architectes ont l’intuition

de longue date : les endroits que nous habitons peuvent agir sur nos pensées, nos

sentiments et nos comportements. Depuis plusieurs années, les spécialistes du

comportement apportent des arguments empiriques en ce sens. Leurs recherches

suggèrent qu’il est possible de concevoir les espaces de vie qui favorisent la créativité,

l’attention et la vigilance, ou la relaxation et la convivialité ». (Cerveau & Psycho,

2009, n° 33, p. 30). La lecture de ce début d’un article intitulé « Comment l’architecture

influence notre pensée » dans la revue Cerveau & Psycho a fortement résonné en moi

au moment où je construisais le projet du présent mémoire dans la mesure où cela faisait

écho à des intuitions que j’avais forgées comme patient et que je souhaitais interroger

en tant que futur architecte. Cela a été un des éléments qui m’ont décidé à travailler sur

l’architecture des bâtiments de santé sous l’angle de la perception qu’en ont les usagers.Plus que pour d’autres bâtiments, la construction d’un hôpital s’avère extrêmement

contrainte par un programme d’une grande complexité fixé en amont et avec lequel

l’architecte doit composer tout comme avec le site et les règles, elles aussi très

contraignantes, de la composition architecturale. Il s’appuie aussi, pour avancer dans

son projet, sur les besoins sociaux dont il a la connaissance ou l’intuition. Ainsi Pierre

Riboulet (1994), dans le journal qu’il tient de sa réflexion de cinq mois (de mai à

octobre 1980) sur le projet du grand hôpital pédiatrique Robert Debré, note, dès les

premiers jours, les 13 et 17 mai: « Que les enfants entrent là comme dans un lieu

familier, un lieu dont ils aient l’habitude » et, inventoriant « les lieux que pratiquent les

enfants dans les villes », (« des endroits où l’on peut courir, où il n’y a pas de

voitures », « des endroits qui ne font pas mal, où il y a les copains et les copines, où l’on

peut rigoler »), il conclut : « Il faudrait entrer dans l’hôpital comme on passe dans une

rue, une galerie où il y beaucoup de choses à regarder, où l’on peut aller et venir sans

obligation, courir et rêver. » De cela découle un bâtiment dont il affirme « qu’il ne faut

pas faire là un édifice » et qu’il cherche à rendre, avec le succès que l’on sait, le moins

intimidant possible pour des enfants.

Il s’avère qu’en plus de son intuition certaines recherches peuvent aussi renseigner

l’architecte et le programmiste sur les besoins fondamentaux des patients. Menées en

psychologie environnementale (Moser, 2009) ou en géographie de la santé (Gesler,

2003), elles ont mis en exergue différents facteurs contribuant au bien-être comme

constitutif de la santé dans la définition que donne l’OMS de cette dernière dans la

constitution de 1946 et qui fait toujours référence : « La santé est un état de complet

bien-être physique, mental et social et ne consiste pas seulement en une absence de

maladie et d’infirmité. ». Ces recherches incitent à prendre en compte, dans la

conception et dans l’évaluation d’un bâtiment de santé, la relation qu’établissent avec

ce bâtiment les usagers, et en particulier les patients. Il ne s’agit évidemment pas là d’un

élément tout à fait nouveau et une relation a sans doute été établie, de longue date, entre

la qualité d’un bâtiment de santé ou d’un lieu thérapeutique et le bien-être apporté au

patient. L’intérêt des recherches évoquées ci-dessus est, en affirmant avec force que « le

soin et le lieu sont inséparables » (Gessler, 2003) de tenter de trouver des critères

objectifs susceptibles d’expliquer la dimension « thérapeutique » d’un lieu de santé.C’est sur cette dimension que porte le présent mémoire qui étudie un service de Soins

de Suites et de Réadaptation (S.S.R), en l’occurrence celui de l’Hôpital Rothschild, à

Paris, dans lequel j’ai été invité en immersion du 28 mai au 7 juin 2013. L’objectif est

de comprendre et décrire la manière dont les différents usagers de ce SSR vivent le lieu

dans lequel ils exercent leur métier ou sont hospitalisés, quelle importance ils lui

accordent et sur quels points. Au plan architectural et programmatique, mon hypothèse

est que ce détour par les usagers et leur relation au lieu peut venir alimenter le cahier

des charges d’un bâtiment de santé en prenant appui non sur les seules intuitions mais

sur des éléments récurrents dans le discours des usagers.

Dans une première partie, je pose les bases théoriques qui permettent de penser cette

question et présente, en seconde partie, les choix méthodologiques effectués. Les

principaux résultats, présentés en troisième partie, m’amènent à une conclusion dans

laquelle j’envisage les éléments programmatiques qui découlent de mon enquête pour un bâtiment de santé et les pistes de réflexion ouvertes. ---- Comment est-on passé de la salle commune à la chambre individuelle ?

Comment l’hôpital, d’abord hospice, est devenu établissement de soins ?

Quelle est l’histoire des maternités, des lazarets, des asiles d’aliénés ? Autant

de réponses à découvrir dans le voyage architectural à travers toute la France

auquel invite ce bel ouvrage illustré de 592 pages, qui retrace l’histoire de

l’hôpital et de son architecture en France du Moyen-Âge à nos jours.

Jusqu’au siècle des Lumières, l’hôpital, lieu de charité chrétienne et d’exclusion

sociale, est aussi le premier outil d’une politique sanitaire balbutiante. L’incendie

de l’hôtel-Dieu de Paris, en 1772, est le catalyseur d’une double réflexion sur

la prise en charge des démunis et sur les réponses architecturales accordées

à une première médicalisation de l’hôpital. Ainsi architectes et médecins

poursuivent tout au long du XIXe

siècle la même chimère : une architecture en

mesure de soigner le corps et l’esprit. L’hygiénisme impose alors durablement

le plan en « double peigne » puis le système du pavillon isolé tandis que

les découvertes de Pasteur tardent à faire valoir leur logique. Inversement,

dans l’Entre-deux-guerres, ce sont les données économiques, sociales et

architecturales qui précèdent la révolution de l’antibiothérapie pour donner

naissance à l’hôpital-bloc. Les Trente Glorieuses appliquent à l’institution leur

politique centralisatrice, prescriptrice de modèles fonctionnels. Aujourd’hui,

les maîtres mots sont désormais humanisation et insertion urbaine.

Explorer l’histoire des hôpitaux en France revient à cheminer auprès du

pèlerin, de l’indigent, du marginal, du déviant, du fou, de l’enfant abandonné,

du vieillard, de l’infirme, du malade, aujourd’hui du patient. C’est surtout

découvrir, présents dans toutes nos villes, des bâtiments d’exception. L’histoire de l’hôpital est à tout à fait exemplaire de ces glissements progressifs, presque

insensibles quand on travaille sur une période courte, mais spectaculaires quand on prend

le sujet dans toute son ampleur : de la salle médiévale, qui n’offre qu’un abri, et un abri

dangereux, aux machines à guérir ultra-spécialisées d’aujourd’hui, dont les programmes

fournis par les maîtres d’ouvrage aux architectes comptent plusieurs centaines, voire

plusieurs milliers de pages.

On pourra donc faire une double lecture de ce livre : on y trouvera une histoire complète

et détaillée sur la longue durée et jusqu’au temps présent de l’hôpital en France, mais

aussi une très belle illustration de méthode. La clé de l’architecture est sans doute du

côté de la construction et sa poésie du côté des ornements, mais les causes profondes de

son évolution se trouvent d’abord du côté des programmes et de ce qui les conditionne

(mœurs, usages, mentalités, société, etc.).

Les auteurs de ce très bel ouvrage de synthèse sur les hôpitaux français n’ont pas organisé leur matière en fonction de l’histoire des styles, mais bien en fonction des causes

profondes de l’évolution des hôpitaux, c’est-à-dire en fonction d’une conception très

large de la médecine, incluant les connaissances vraies ou fausses sur la transmission

des maladies, mais aussi en fonction de la législation sur la santé publique. Ils rendent

donc lumineux ce lent processus, avec ses moments de basculements et de brusques

accélérations, qui remodèle leur objet. Ils n’en négligent pas pour autant les autres

facettes, des structures constructives aux styles et aux ornements. L’illustration, toujours judicieuse, offre à cet égard un tableau historique fascinant qui permet soit de

descendre dans le fil du temps, soit d’y remonter, soit encore de faire de magnifiques

arrêts sur image. Ces bâtiments en effet portent en eux des leçons d’architecture : ils

montrent que celle-ci, lorsqu’elle est belle, a pu et peut encore apporter aux cœurs des

hommes une joie ou une sérénité, lesquelles peuvent aussi contribuer à la guérison.

Au moment où le patrimoine hospitalier français connaît un bouleversement profond, à

la fois par l’émergence de toute une génération de nouveaux hôpitaux (où l’excellence

médicale n’est pas toujours au rendez-vous, tant les problèmes sont devenus complexes), et par la désaffectation de nombreux hôpitaux anciens, qui paraissent obsolètes,

ce qui conduit parfois à leur disparition et trop rarement à leur réhabilitation, il paraît

bien utile de revenir sur cette histoire. Or les auteurs de ce livre nous offrent une lecture profondément renouvelée par un recours systématique aux archives, manuscrites

ou imprimées, et clairement structurée par cette attention aux causes profondes de

ces mutations, dont la dernière se produit sous nos yeux.

Au lecteur maintenant d’entrer dans ce territoire défriché, balisé, éclairé, sous la

conduite des meilleurs guides. file:///C:/Users/u/Downloads/dp_hopitaux_121012-1.pdf -- file:///C:/Users/u/Downloads/08-Dossier+HOPITAL.pdf - le Logement Collectif* 50,60,70's dans tous ses états..Histoire & Mémoire de l'Habitat / Rétro-Villes / HLM / Banlieue / Renouvellement Urbain / Urbanisme 😊 De grandes barres d’immeubles, appelées les grands ensembles, sont le symbole de nos banlieues. Entrée Libre revient sur le phénomène de destruction de ces bâtiments qui reflètent aujourd’hui la misere www.youtube.com/watch?v=mCqHBP5SBiM Quatre murs et un toit 1953 Scenario et réalisation Pierre Jallaud MRU (ministère de la reconstruction et de l'urbanisme) www.dailymotion.com/video/xk6xui twitter.com/Memoire2cite/status/1121877386491043840/photo... Avril 1993, 6 ans après l'implosion de la tour DEBUSSY des 4000, 30% seulement des travaux de rénovation ont été réalisés et le chômage frappe toujours 1/3 des hbts. C'est un échec. A Mantes la Jolie, 6 mois après la destruction des 4 tours du Val Fourré, www.youtube.com/watch?v=ta4kj05KJOM … Banlieue 89, Bacalan à Bordeaux 1986 - Un exemple de rénovation urbaine et réhabilitation de l'habitat dans un des quartiers de Bordeaux La Cité Claveau à BACALAN. A l'initiative du mouvementla video içi www.youtube.com/watch?v=IN0JtGBaA1o … L'assoçiation de ROLLAND CASTRO @ Le Plan Banlieue 89 - mode d'emploi - Archive INA - La video içi. TRANSFORMER LES PAYSAGES URBAINS AVEC UNE APPROCHE CULTURELLE www.youtube.com/watch?v=Aw-_f-bT2TQ … SNCF les EDITIONS DU CABRI PRESENTE PARIS LA BANLIEUE 1960-1980 -La video Içi.

www.youtube.com/watch?v=lDEQOsdGjsg … Içi la DATAR en 1000 clichés missionphotodatar.cget.gouv.fr/accueil - Notre Paris, 1961, Réalisation : André Fontaine, Henri Gruel Les archives filmées de la cinémathèque du ministère de 1945 à nos jours içi www.dailymotion.com/video/xgis6v?playlist=x34ije

31 TOULOUSE - le Mirail 1962 réalisation : Mario Marret construction de la ville nouvelle Toulouse le Mirail, commentée par l'architecte urbaniste Georges Candilis le film www.dailymotion.com/video/xn4t4q?playlist=x34ije Il existe de nos jours, de nombreux photographes qui privilégient la qualité artistique de leurs travaux cartophiles. A vous de découvrir ces artistes inconnus aujourd’hui, mais qui seront peut-être les grands noms de demain.Les films du MRU - Le temps de l'urbanisme, 1962, Réalisation : Philippe Brunet www.dailymotion.com/video/xgj2zz?playlist=x34ije … … … … -Les grands ensembles en images Les ministères en charge du logement et leur production audiovisuelle (1944-1966) MASSY - Les films du MRU - La Cité des hommes, 1966, Réalisation : Fréderic Rossif, Albert Knobler www.dailymotion.com/video/xgiqzr?playlist=x34i - Les films du MRU @ les AUTOROUTES - Les liaisons moins dangereuses 1972 la construction des autoroutes en France - Le réseau autoroutier 1960 Histoire de France Transports et Communications - www.dailymotion.com/video/xxi0ae?playlist=x34ije … - A quoi servaient les films produits par le MRU ministère de la Reconstruction et de l'Urbanisme ? la réponse de Danielle Voldman historienne spécialiste de la reconstruction www.dailymotion.com/video/x148qu4?playlist=x34ije … -les films du MRU - Bâtir mieux plus vite et moins cher 1975 l'industrialisation du bâtiment et ses innovations : la préfabrication en usine, le coffrage glissant... www.dailymotion.com/video/xyjudq?playlist=x34ije … - TOUT SUR LA CONSTRUCTION DE NOTRE DAME LA CATHEDRALE DE PARIS Içi www.notredamedeparis.fr/la-cathedrale/histoire/historique... -MRU Les films - Le Bonheur est dans le béton - 2015 Documentaire réalisé par Lorenz Findeisen produit par Les Films du Tambour de Soie içi www.dailymotion.com/video/x413amo?playlist=x34ije

archipostcard.blogspot.com/search?updated-max=2009-02-13T... -Créteil.un couple à la niaiserie béate exalte les multiples bonheurs de la vie dans les new G.E. www.youtube.com/watch?v=FT1_abIteFE … La Ville bidon était un téléfilm d'1 heure intitulé La Décharge.Mais la censure de ces temps de présidence Pompidou en a interdit la diffusion télévisuelle - museedelacartepostale.fr/periode-semi-moderne/ - archipostalecarte.blogspot.com/ - Hansjörg Schneider BAUNETZWOCHE 87 über Papiermoderne www.baunetz.de/meldungen/Meldungen_BAUNETZWOCHE_87_ueber_... … - ARCHITECTURE le blog de Claude LOTHIER içi leblogdeclaudelothier.blogspot.com/2006/ - - Le balnéaire en cartes postales autour de la collection de David Liaudet, et ses excellents commentaires.. www.dailymotion.com/video/x57d3b8 -Restaurants Jacques BOREL, Autoroute A 6, 1972 Canton d'AUXERRE youtu.be/LRNhNzgkUcY munchies.vice.com/fr/article/43a4kp/jacques-borel-lhomme-... … Celui qu'on appellera le « Napoléon du prêt-à-manger » se détourne d'ailleurs peu à peu des Wimpy, s'engueule avec la maison mère et fait péricliter la franchise ...

museedelacartepostale.fr/blog/ - museedelacartepostale.fr/exposition-permanente/ - www.queenslandplaces.com.au/category/headwords/brisbane-c... - collection-jfm.fr/t/cartes-postales-anciennes/france#.XGe... - www.cparama.com/forum/la-collection-de-cpa-f1.html - www.dauphinomaniac.org/Cartespostales/Francaises/Cartes_F... - furtho.tumblr.com/archive

le Logement Collectif* 50,60,70's, dans tous ses états..Histoire & Mémoire d'H.L.M. de Copropriété Renouvellement Urbain-Réha-NPNRU., twitter.com/Memoire2cite tout içi sig.ville.gouv.fr/atlas/ZUS/ - media/InaEdu01827/la-creatio" rel="noreferrer nofollow">fresques.ina.fr/jalons/fiche-media/InaEdu01827/la-creatio Bâtir mieux plus vite et moins cher 1975 l'industrialisation du bâtiment et ses innovations : www.dailymotion.com/video/xyjudq?playlist=x34ije la préfabrication en usine www.dailymotion.com/video/xx6ob5?playlist=x34ije , le coffrage glissant www.dailymotion.com/video/x19lwab?playlist=x34ije ... De nouvelles perspectives sont nées dans l'industrie du bâtiment avec les principes de bases de l'industrialisation du bâtiment www.dailymotion.com/video/x1a98iz?playlist=x34ije ,

www.dailymotion.com/video/xk6xui?playlist=x34ije , www.dailymotion.com/video/xk1dh2?playlist=x34ije :- que dire de RICARDO BOFFIL Les meilleures balades que j’ai fait autour de Paris je les ai faites dans l’application Plans. Je ne minore pas le rôle de Google Maps, révolution cartographique sans précédent et sans égale, qui aura réalisé nos fantasmes d’Aleph borgesien — l’idée d’un point d’où le monde serait visible en totalité — parachevé Mercator et permis d’explorer des parties du globe inconnues de Cook, Bougainville et Amundsen. Je n’oublie pas non plus cet exercice de cartographie au collège, qui nous avait démontré que nous étions à 3 cartes IGN de la capitale, et que le tissu urbain était de plus en plus serré à mesure que nous avancions vers le nord. Mais Plan possédait une fonctionnalité inédite, le Flyover, technologie à l’origine destinée aux pilotes de chasse, et qui fournissait des rendus 3D spectaculaire des bâtiments survolés — ainsi que des arbres et des déclivités du sol.

On quittait enfin les champs asphyxiants de la photographie aérienne pour des vues à l’oblique des villes visitées : après un siècle d’écrasement — la photographie aérienne est étroitement contemporaine du bombardement aérien — les villes reprenaient enfin de la vigueur et remontaient vers le ciel. J’avais d’ailleurs effectué moi-même une manœuvre de redressement similaire le jour où j’étais parti, à pied depuis Paris, visiter à Nanterre une exposition sur la photographie aérienne. J’étais à la quête des premières vues de Paris qu’avait prises Nadar depuis un ballon captif. À défaut de ces images, définitivement manquantes, j’avais parcouru, après la Grande Arche, les derniers kilomètres de la Voie Royale, cette prodigieuse perspective historique partie du Louvre — rare exemple de frise chronologique implémentée dans une structure urbanistique.

J’avais en réalité un peu dévié de la ligne droite pour aller voir les tours Nuages d’Emile Aillaud, le Facteur Cheval du modernisme, dont je connaissais déjà les autres chefs d’œuvres d'architecture naïve, les nouilles chinoises de Grigny et le spaghetti de Pantin.

C’était précisément l’usage que j’avais fait de l’application Plans : j’étais parti à la recherche de tous les groupements de tour qu’elle m’avait permis d’identifier, sur mon iPad. Je les faisais tourner avec deux doigts, comme un éclaireur qui marcherait autour d’un donjon, avant de les immortaliser, sous leur plus bel angle, par une capture d’écran.Un éclaireur autour d’un donjon : c’était exactement cela, qui m’avait fasciné. Les guerres territoriales entre Les Tarterêts de Corbeil et les Pyramides d’Evry avaient marqué mon enfance. La notion de cité, telle qu’elle avait été définie, à partir des années 80, dans le second âge des grands ensembles, l’âge du déclin, avait conservé un cachet médiéval. Ici, vivaient guetteurs et trafiquants, condottieres à la tête d’une écurie de go-fast et entretenant des chenils remplis de mâtins rares et dangereux. Ici, l’État central ne remplissait plus ses tâches régaliennes, ici la modernité laïque était entrée en crise. Mais ce que j’avais découvert, en collectionnant ces captures d’écran, c’était à quel point l’urbanisme de la banlieue parisienne était, strictement, d’obédience médiévale. On était passé, d’un seul mouvement et sans même s’en rendre compte de Château-Gaillard à la Cité 4000, du Donjon de Vincennes aux tours de Sarcelles, du château de Gisors aux choux fleurs de Créteil.J’ai même retrouvé la colonne détruite du désert de Retz dans le babylonien château d’eau de Noisiel.

Des hauteurs de Rosny à celle de Chanteloup, du plateau de Clichy à la dalle d’Argenteuil, on avait bizarrement livré des pastiches inconscients de la grande architecture militaire médiévales : les environs de Paris s’étaient retrouvés à nouveau fortifiés, la vieille tour de Montlhéry n’était plus solitaire, et même les immeubles de briques rouges qui avaient succédé à l’enceinte de Thiers évoquaient des murailles.

Et ce que j’avais initialement pris pour des anomalies, des accidents malheureux du post-modernisme, les grand ensembles voûtés et cannelés de Ricardo Boffil, étaient peut-être ce qui exprimait le mieux tout cela — ou du moins qui clôturaient avec le génie le plus clair cet âge des grands ensembles.

Car c’était cela, ces Carcassonnes, ces Acropoles, ces Atlandides qui surnageaient avec le plus de conviction au milieu des captures d’écrans de ruines médiévales qui s’accumulaient sur mon bureau.

Si décriées, dès leur construction, pour leur kitch intolérable ces mégastructures me sont soudain apparues comme absolument nécessaires.

Si les Villes Nouvelles n’ont jamais existé, et persisteront dans la mémoire des hommes, elles le doivent à ces rêveries bizarres et grandioses, à ces hybridations impossibles entre les cités idéales de Ledoux et les utopies corbuséennes.

L’Aqueduc de Saint-Quentin-en-Yvelines, les Espaces d’Abraxas à Marne-la-Vallée, les Colonnes de Saint-Christophe à Cergy-Pontoise sont les plus belles ruines du Grand Paris.

www.franceculture.fr/emissions/la-conclusion/ricardo-bofill immerssion dans le monde du logement social, l'univers des logements sociaux, des H.B.M au H.L.M - Retour sur l'histoire du logement collectif d'apres guerre - En Françe, sur l’ensemble du territoire avant, 4 millions d’immeubles étaient vétustes, dont 500.000 à démolir; au total 10% des logements étaient considérés comme insalubres et 40% réputés d’une qualité médiocre, et surpeuplés. C’est pour ces raisons que, à partir de 1954, le Ministre à la Reconstruction et au Logement évalue le besoin en logements à 2.000.660, devenant ainsi une priorité nationale. Quelques années plus tard à l’appel de l’Abbé Pierre, le journaliste Gilbert Mathieu, en avril 1957 publiait dans le quotidien Le Monde une série d’articles sur la situation dramatique du logement : Logement, notre honte et dénonçant le nombre réduit de logements et leur impitoyable état. Robert Doisneau, Banlieue après-guerre, 1943-1949 /Le mandat se veut triple : reconstruire le parc immobilier détruit durant les bombardements essentiellement du printemps/été 1944, faire face à l’essor démographique et enfin résorber l’habitat insalubre notamment les bidonvilles et les cités de transit. Une ambition qui paraît, dès le début, très élevée, associée à l’industrialisation progressive de la nation entre autre celle du secteur de la construction (voir le vidéo de l’INA du 17 juillet 1957 intitulée La crise du logement, un problème national. Cela dit, l’effort pour l’État français était d’une ampleur jamais vue ailleurs. La double nécessité de construire davantage et vite, est en partie la cause de la forme architecturale excentrique qui constituera les Grands Ensembles dans les banlieues françaises. Cinq caractéristiques permettent de mieux comprendre ce terme : la rupture avec le tissu urbain ancien, un minimum de mille logements, une forme collective (tours, barres) de quatre jusqu’à vingt niveaux, la conception d’appartements aménagés et équipés et enfin une gestion destinée pour la plupart à des bailleurs de logement social.

Pour la banlieue parisienne leur localisation s’est opérée majoritairement dans la périphérie, tandis que dans les autres cas, plus de la moitié a été construite dans le centre ville, le plus souvent à la limite des anciens faubourgs.

Architecture d’Aujourd’hui n° 46, 1953 p. 58-55

C’est le triomphe de l’urbanisme fonctionnel et rationaliste cher à Le Corbusier. Entre 1958 et 1973, cent quatre-vingt-quinze Zones à Urbaniser en Priorité (ZUP) sont créées, comprenant deux millions de logements, essentiellement de type populaire en Habitations à Loyer Modéré (HLM), mais pas exclusivement, remplaçant ainsi les anciennes Habitations à Bon Marché (HBM) crées en 1894. Selon le décret du 27 mars 1954 qui en fixe les conditions d’attribution, les bénéficiaires de la législation n’ont pas changé, ce sont toujours des « personnes peu fortunées vivant principalement de leur salaire », selon la loi Strauss de 1906. En 1953, tous les HLM voient leur surface maximale se réduire, en passant de 71 à 65 mètres carrés pour un quatre pièces. L’accès au logement des familles modestes se fera donc au détriment de la qualité et quantité de l’espace habité pour des familles nombreuses. À ce propos, le sociologue Thierry Oblet a bien montré comment se sont articulées les pensées des architectes et des ingénieurs modernistes, avec leur souci planificateur d’un État interventionniste[8] grâce à l’hégémonie du béton, de la ligne droite et de la standardisation de la construction.

Les exemples de cette architecture restent nombreux : de la Cité de 4000 (pour 4000 logements) à la Courneuve en Seine-Saint-Denis (93) aux logements de 15 étages aux balcons pétales, appelés « Chou-fleur » à Créteil en Val-de Marne (94) dessinés au début des années 70 par l’architecte Gérard Grandval. De la Cité des nuages à Nanterre dans les Hauts-de-Seine (92) à la Grande borne construite entre 1967 et 1971 sur le territoire des communes de Grigny et Viry-Châtillon, dans l’Essonne (91) en passant par la Noé à Chanteloup-les-Vignes dans le département des Yvelines (78) scénario du célèbre film La Haine[9] de Kassovits.

Récemment, plusieurs expositions photographiques se sont

concentrées sur cette nouvelle figure de l’urbanisme fonctionnaliste français de l’après-guerre. Par exemple Toit&Moi, 100 ans de logement social (2012), Les Grands ensembles 1960-2010 (2012) produite par l’école supérieure d’arts & médias de Caen/Cherbourg, selon un projet du Ministère de la Culture et de la Communication. Enfin l’exposition Photographie à l’œuvre, (2011-2012) d’Henri Salesse, photographe du service de l’inventaire du Ministère de la Reconstruction et de l’Urbanisme et Voyage en périphérie (2012) de Cyrus Cornut.

Il s’agissait là non seulement d’un progrès matériel, mais aussi démocratique, donnant ainsi à chaque citoyen, la possibilité d’accéder à son petit appartement doté de tous les conforts de l’époque. La recherche d’économie et de rapidité dans la conduite des chantiers portent à l’utilisation du béton comme matériel privilégié et à des plans architecturaux aussi simples que possible avec la réalisation de logements standardisés, dont les barres et les tours deviennent les figures principales : Au mitan des années cinquante, apparurent d’étranges formes urbaines. Des immeubles d’habitation de plus en plus longs et de plus en plus hauts, assemblés en blocs qui ne s’intégraient pas aux villes existantes. Ces blocs s’en différenciaient ostensiblement et parfois comme systématiquement, s’en isolaient. Ils semblaient faire ville à part. Surtout ils ne ressemblaient pas à ce qu’on avait l’habitude d’appeler ville. Et leur architecture aussi, qui était tellement déroutante. On les a nommés » grands ensembles. Cité de l’Abreuvoir, Bobigny (93), 2003 (Inventaire général du Patrimoine, Région Ile de France / Stéphane Asseline)

Bref, entre 1946 et 1975 le parc immobilier français passe de 12,7 millions à 21 millions de logements. Environ 8 millions de ceux-ci sont neufs, construits entre 1953-1975 – dont la moitié sous forme de grands ensembles – et près de 80 % des logements grâce à une aide de l’État avec des crédits publics. Le nombre de logements sociaux passe de moins de 500.000 à près de 3 millions, dont 43 % en région parisienne, où la demande est la plus forte[11]. Ce qui témoigne d’un effort énorme. Secrétariat d’État à la Reconstruction et au Logement, Supplément du logement en 1954, cité par Bachmann, C. Le Guennec, N., Violences urbaines…Op.cit, p.24. Alors que l’hiver 1954 est particulièrement rigoureux, l’abbé Pierre lance un appel en faveur des sans-logis et déshérités et organise des collectes de vêtements et de nourriture pour les plus démunis. Cela nous rappelle également que les inégalités sociales restaient particulièrement importantes à l’époque, malgré les débuts de la croissance économique, et que la crise du logement n’était pas encore complètement résolue. Danièle Voldman, La reconstruction des villes françaises de 1940 à 1954 : histoire d’une politique, Paris, L’Harmattan, 1997. Les Actualités françaises, La crise du logement, un problème national, 17 juillet, 1957, in fresques.ina.fr/…/la-crise-du-logement-un-probleme-n…, consulté le 20/02/2014. C’est l’urbaniste Marcel Rotival dans un numéro d’Architecture d’Aujourd’hui de juin 1935 (vol.1, n°6, juin 1935, p.57) qui propose pour la première fois cette terminologie pour désigner les Habitations à Bon Marché (HBM) et leur transformation en Habitations à Loyer Modéré (HLM), par la loi du 21 juillet 1951: « Nous espérons, un jour, sortir des villes comme Paris, non seulement par l’avenue des Champs Elysées, la seule réalisation de tenue sans laquelle Paris n’existerait pas, mais sortir par Belleville, par Charonne, par Bobigny, etc., et trouver harmonieusement disposés le long de larges autostrades, au milieu de grands espaces boisés, de parcs, de stades, de grandes cités claires, bien orientées, lumineusement éclairées par le soleil. » Largement reprise depuis les années 1950 dans le jargon administratif et public, elle apparaît pour la première fois dans un texte officiel qu’en 1973 avec la Circulaire Guichard, alors Ministre de l’Aménagement du territoire, de l’Equipement, du Logement et du tourisme. Celui-ci met un terme à la politique initiée après-guerre afin « d’empêcher la réalisation des formes d’urbanisation désignées généralement sous le nom de “grands ensembles”, peu conforme aux aspirations des habitants et sans justification économique sérieuse ». Paradoxalement, le terme de grands ensembles s’officialise donc au moment même où ils son mis en question. ZUP est un acronyme qui signifie Zone à Urbaniser en Priorité. Elles ont été créées par le décret N°58-1464 du 31 décembre 1958, afin de planifier et d’encadrer sur le territoire national, le développement urbain pour répondre à la carence de logements face à l’accroissement démographique et favoriser enfin la résorption de l’habitat insalubre. Oblet, Thierry, Gouverner la ville. Les voies urbaines de la démocratie moderne, Paris, PUF, 2003. En particulier par l’intermédiaire de la Société centrale de construction et de la Société centrale pour l’équipement du territoire, créées au milieu des années 1950 en tant que filiales de la Caisse des dépôts et consignations.

Kassovitz, Mathieu, La Haine, France, 1995.

Cornu, Marcel, Libérer la ville, Bruxelles, Casterman, 1977, p.60. Annie Fourcaut « Les banlieues populaires ont aussi une histoire », Projet 4/2007 (n° 299), pp. 7-15.

www.dailymotion.com/video/xw6lak?playlist=x34ije - Rue neuve 1956 la reconstruction de la France dix ans après la fin de la seconde guerre mondiale, villes, villages, grands ensembles réalisation : Jack Pinoteau , Panorama de la reconstruction de la France dix ans après la fin de la seconde guerre mondiale, ce film de commande évoque les villes et villages français détruits puis reconstruits dans un style respectant la tradition : Saint-Malo, Gien, Thionville, Ammerschwihr, etc. ainsi que la reconstruction en rupture avec l'architecture traditionnelle à Châtenay-Malabry, Arles, Saint Étienne, Évreux, Chambéry, Villeneuve-Saint-Georges, Abbeville, Le Havre, Marseille, Boulogne-sur-Mer, Dunkerque. Le documentaire explique par exemple la manière dont a été réalisée la reconstruction de Saint-Malo à l'intérieur des rempart de la vieille ville : "c'est la fidélité à l'histoire et la force du souvenir qui a guidé l'architecte". Dans le même esprit à Gien, au trois quart détruite en 1940, seul le château construit en 1494 pour Anne de Beaujeu, fille aînée de Louis XI, fut épargné par les bombardements. La ville fut reconstruite dans le style des rares immeubles restant. Gien est relevé de ses ruines et le nouvel ensemble harmonieux est appelé « Joyau de la Reconstruction française ». Dans un deuxième temps est abordé le chapitre de la construction des cités et des grands ensembles, de l’architecture du renouveau qualifiée de "grandiose incontestablement". S’il est précisé "on peut aimer ou de ne pas aimer ce style", l’emporte au final l’argument suivant : les grands ensembles, c'est la campagne à la ville, un urbanisme plus aéré, plus vert." les films caravelles 1956, Réalisateur : Jack Pinoteau (connu pour être le metteur en scène du film Le Triporteur 1957 qui fit découvrir Darry Cowl) www.dailymotion.com/video/xuz3o8?playlist=x34ije - www.dailymotion.com/video/xk1g5j?playlist=x34ije Brigitte Gros - Urbanisme - Filmer les grands ensembles 2016 - par Camille Canteux chercheuse au CHS -Centre d'Histoire Sociale - Jeanne Menjoulet - Ce film du CHS daté de 2014 www.youtube.com/watch?v=VDUBwVPNh0s … L'UNION SOCIALE POUR L'HABITAT le Musée des H.L.M. musee-hlm.fr/ union-habitat.org/ - EXPOSITION :LES 50 ANS DE LA RESIDENCe SALMSON POINT-Du JOUR www.salmsonlepointdujour.fr/pdf/Exposition_50_ans.pdf - Sotteville Construction de l’Anjou, le premier immeuble de la Zone Verte sottevilleaufildutemps.fr/2017/05/04/construction-de-limm... - www.20minutes.fr/paris/diaporama-7346-photo-854066-100-an... - www.ladepeche.fr/article/2010/11/02/940025-140-ans-en-arc... dreux-par-pierlouim.over-blog.com/article-chamards-1962-9... missionphoto.datar.gouv.fr/fr/photographe/7639/serie/7695...

Official Trailer - the Pruitt-Igoe Myth: an Urban History

www.youtube.com/watch?v=g7RwwkNzF68 - la dérive des continents youtu.be/kEeo8muZYJU Et la disparition des Mammouths - RILLIEUX LA PAPE & Dynacité - Le 23 février 2017, à 11h30, les tours Lyautey étaient foudroyées. www.youtube.com/watch?v=W---rnYoiQc

Ginger CEBTP Démolition, filiale déconstruction du Groupe Ginger, a réalisé la maîtrise d'oeuvre de l'opération et produit les études d'exécution. L'emblématique ZUP Pruitt Igoe. vaste quartier HLM (33 barres de 11 étages) de Saint-Louis (Missouri) USA. démoli en 1972 www.youtube.com/watch?v=nq_SpRBXRmE … "Life is complicated, i killed people, smuggled people, sold people, but perhaps in here.. things will be different." ~ Niko Bellic - cité Balzac, à Vitry-sur-Seine (23 juin 2010).13H & Boom, quelques secondes plus tard, la barre «GHJ», 14 étages et 168 lgts, s’effondrait comme un château de cartes sous les applaudissements et les sifflets, bientôt enveloppés dans un nuage de poussière. www.youtube.com/watch?v=d9nBMHS7mzY … - "La Chapelle" Réhabilitation thermique de 667 logements à Andrézieux-Bou... youtu.be/0tswIPdoVCE - 11 octobre 1984 www.youtube.com/watch?v=Xk-Je1eQ5po

DESTRUCTION par explosifs de 10 tours du QUARTIER DES MINGUETTES, à LYON. les tours des Minguettes ; VG des tours explosant et s'affaissant sur le côté dans un nuage de fumée blanche ; à 13H15, nous assistons à l'explosion de 4 autres tours - St-Etienne Métropole & Montchovet - la célèbre Muraille de Chine ( 540 lgts 270m de long 15 allees) qui était à l'époque en 1964 la plus grande barre HLM jamais construit en Europe. Après des phases de rénovation, cet immeuble a été dynamité en mai 2000 www.youtube.com/watch?v=YB3z_Z6DTdc … - PRESQU'ILE DE GENNEVILLIERS...AUJOURD'HUI...DEMAIN... (LA video içi parcours.cinearchives.org/Les-films-PRESQU-ILE-DE-GENNEVI... … ) Ce film de la municipalité de Gennevilliers explique la démarche et les objectifs de l’exposition communale consacrée à la presqu’île, exposition qui se tint en déc 1972 et janvier 1973 - le mythe de Pruitt-Igoe en video içi nextcity.org/daily/entry/watch-the-trailer-for-the-pruitt... … - 1964, quand les loisirs n’avaient (deja) pas le droit de cité poke @Memoire2cite youtu.be/Oj64jFKIcAE - Devenir de la ZUP de La Paillade youtu.be/1qxAhsqsV8M v - Regard sur les barres Zum' youtu.be/Eow6sODGct8 v - MONTCHOVET EN CONSTRUCTION Saint Etienne, ses travaux - Vidéo Ina.fr www.ina.fr/video/LXF99004401 … via - La construction de la Grande Borne à Grigny en 1969 Archive INA www.youtube.com/watch?time_continue=12&v=t843Ny2p7Ww (discours excellent en seconde partie) -David Liaudet : l'image absolue, c'est la carte postale" phothistory.wordpress.com/2016/04/27/david-liaudet-limage... … l'architecture sanatoriale Histoire des sanatoriums en France (1915-1945). Une architecture en quête de rendement thérapeutique..

passy-culture.com/wp-content/uploads/2009/10/Les-15-Glori... … … & hal.archives-ouvertes.fr/tel-01935993/document … explosion des tours Gauguin Destruction par implosion des Tours Gauguin (quartier de La Bastide) de Limoges le dimanche 28 novembre 2010 à 11 heures. Limoges 28/11/2010 youtu.be/cd0ln4Nqqbs … 42 Roanne - c'etait le 11 novembre 2013 - Souvenirs des HLM quartier du Parc... Après presque 45 minutes de retard, les trois dernières tours Chanteclair sont tombées. Le tir prévu etait à 11h14 La vidéo içi www.leprogres.fr/loire/2013/11/01/roanne-les-3-dernieres-... … … www.leprogres.fr/loire/2013/11/01/roanne-une-vingtaine-de... …Besançon (25) - la Nouvelle cité d'HLM La Planoise en 1960 avec la video des premiers habitants de Planoise en juin 1968 www.youtube.com/watch?v=LVKAkJSsCGk … … … archive INA … BEGIN Japanology - les utopies de l'extreme et Kenzo Tange l'architecte japonnais - la video içi www.youtube.com/watch?v=ZlAOtYFE4GM … 71 les Prés Saint-Jean a Chalon-sur-Saône - L'Implosion des 3 tours HLM de 15 etages le 5 décembre 2009 par FERRARI DEMOLITION içi www.youtube.com/watch?v=oDsqOjQJS8E … … … & là www.youtube.com/watch?v=ARQYQLORBBE … 21 DIJON Cité des Grésilles - c'etait l'implosion de la residençe HLM Paul Bur le 19 02 2010 www.youtube.com/watch?v=fAEuaq5mivM … … & la www.youtube.com/watch?v=mTUm-mky-sw … 59 - la technique dite du basculement - Destruction de l'immeuble Rhone a Lille avec pleins de ralentit içi video-streaming.orange.fr/actu-politique/destruction-de-l... … 21 Chenôve (le GRAND DIJON) - Implosion de la barre François RUDE le 3 nov 2010 (top video !!) www.youtube.com/watch?v=ClmeXzo3r5A … …Quand l histoire çe repete et çe repetera autant de fois que nesçessaire quand on voie la quantitée de barres 60 70's...dans le collimateur de l'ANRU2.. 77 MEAUX 3 grandes tours..& puis s'en vont.. Démolition Pierre Collinet Batiment Genêt, Hortensia et Iris - Reportage Journal le 26 juin 2011 youtu.be/fpPcaC2wRIc 71 CHALON SUR SAONE C'etait les Prés Saint Jean le 05 décembre 2009 , pour une implosion hlm hors du commun !!! Caméra mise à même le sol , à une vingtaine de mètres de la première tour .... www.youtube.com/watch?v=kVlC9rYU-gs … 78 les MUREAUX le 3 octobre 2010 ,Les dernières minutes de la Tour Molière aux Mureaux (Yvelines) et sa démolition par semi-foudroyage, filmés du quartier de la Vigne Blanche. www.youtube.com/watch?v=u2FDMxrLHcw …71 MACON LES GRANDES PERRIERES C'etait un 30 juin 2013, avec l'implosion de la barre HLM des Perrières par GINGER www.youtube.com/watch?v=EzYwTcCGUGA … … une video exceptionnelle ! c'etait Le Norfolk Court un ensemble résidentiel, le Norfolk Court, construit dans les années 1970, a été démoli à Glasgow en Ecosse le 9 mai 2016 . Il rate la démolition d'un immeuble au tout dernier moment LES PASSAGERS DU BUS EN PROFITE A SA PLAçE lol www.20minutes.fr/tv/t-as-vu/237077-il-rate-la-demolition-... … 69 LYON Quand La Duchère disait adieu à sa barre 230 le jeudi 2 juillet 2015

www.youtube.com/watch?v=BSwidwLw0NAwww.youtube.com/watch?v=BdLjUAK1oUkwww.youtube.com/watch?v=-DZ5RSLpYrM …Avenir Deconstruction : Foudroyage de 3 barres HLM - VAULX-EN-VELIN (69) www.youtube.com/watch?v=-E02NUMqDno Démolition du quartier Bachelard à Vaulx-en-Velin www.youtube.com/watch?v=DSAEBIYYpXY Démolition des tours du Pré de l'Herpe (Vaulx-en-Velin)

www.youtube.com/watch?v=fG5sD1G-QgU REPORTAGE - En sept secondes, un ensemble de 407 appartements à Vaulx-en-Velin a été détruit à l'explosif dans le cadre du renouvellement urbain... www.youtube.com/watch?v=Js6w9bnUuRM www.youtube.com/watch?v=MCj5D1NhxhI - St-QUENTIN LA ZUP (scic)- NOUMEA - NOUVELLE CALEDONIE historique de la cité Saint-Quentin içi www.agence-concept.com/savoir-faire/sic/

www.youtube.com/watch?v=_Gt6STiH_pM …[VIDEOS] Trois tours de la cité des Indes de Sartrouville ont été démolies dans le cadre du plan de rénovation urbaine du quartier Mille quatre cent soixante-deux détonateurs, 312 kilos le 06/06/2010 à 11 heures. la belle video içi www.youtube.com/watch?v=fY1B07GWyDE VIGNEUX-SUR-SEINE, VOTRE HISTOIRE, VOS SOUVENIRS. içi www.youtube.com/watch?v=8o_Ke26mB48 … , Film des Tours et du quartier de la Croix Blanche, de 1966 à 1968. Les Tours en train de finir de se construire, ainsi que le centre commerciale. Destruction de la Tour 21, pour construire de nouveaux HLM...

42 LOIRE ST-ETIENNE MONTREYNAUD tout une histoire youtu.be/ietu6yPB5KQ - Mascovich & la tour de Montreynaud www.youtube.com/watch?v=p7Zmwn224XE … -Travaux dalle du Forum à Montreynaud Saint-Etienne www.youtube.com/watch?v=0WaFbrBEfU4 … & içi www.youtube.com/watch?v=aHnT_I5dEyI … - et fr3 là www.youtube.com/watch?v=hCsXNOMRWW4 … - Au nord-Est de St-Etienne, aux confins de la ville, se dresse une colline et sur les pentes de cette colline s’accroche une petite ville, un quartier, un peu à part. Cet endroit niché au milieu de la verdure, c’est le quartier de Montreynaud. www.youtube.com/watch?v=Sqfb27hXMDo&fbclid=IwAR2ALN4d... …Et sinon, avez-vous remarqué au dessus du P de AGIP ? On voit, dans le film, la Tour Réservoir Plein Ciel du quartier de Montreynaud, détruite 3 ans plus tard par foudroyage ! Sûr que @Memoire2cite a des photos du quartier et de la tout à l'époque ! ;-) 42 LOIRE SAINT-ETIENNE MONTREYNAUD LA ZUP Souvenirs avec Mascovich & son clip "la tour de Montreynaud" www.youtube.com/watch?v=p7Zmwn224XE

- Que de chemin parcouru, Muraille de Chine La Palle Beaulieu jusqu'aux années 90. L habitat se transforme et s adapte aux nouveaux besoins. Autre temps, période d'essor économique et du "vivre ensemble". Merci à @Memoire2cite pour cette introspection du passé! -

Considerando che ho scattato con una lumix del 2007 e ho usato una sola lampadina da 30w per gestire la luce di questo still life sono abbastanza soddisfatto..

I consider this one of my best panoramas, if not the best. This opinion may be biased by the fact, that I liked the place so much. I am grateful to Jaroslav Poncar, who gave me the tip to go to Gyantse. (BTW, google his official web out, he's the top photographer of Tibet, India, Cambodia etc.) My shot is taken from the upper platform on the Kumbum chorten ("the pyramid of 100000 pictures"). Interior of the Pelkor Monastery can be seen, surrounded by the wall. Behind the wall the old quarter of Gyanste can be seen, with the famous fortress (the only one of its kind to survive) on the hill behind. BTW, this is the downsampled version of my panorama, the original has 17144x3066 pixels. Should you be interested in using it, contact me.

Consider the price this small town has paid in wars. Repeat that in every Germany town in the area.

Please consider leaving a comment if you fave, it is lovely to hear from you! xx

 

A night in black and white!

 

Trying out a few different angles and poses in my black and white palm tree print dress.

Dimanche soir

 

"Chromosome 3"

CYCLE "KIDS ARE JUST A BUNCH OF CUNTS"

Genre: Les gosses tripent | De: David Cronenberg | USA - Canada | 1979 | VOSTFR

Goromètre: 4/5

 

Certaines créatures humanoïdes considéreront les méthodes thérapeutiques du Dr Raglan comme un brin étranges, voire même carrément très peu éthiques. D'autres seront marqués par les attaques répétées de pseudo-enfants fous et par la scène finale bien peu ragoûtante mettant en scène un body horror dérangeant cher à Cronenberg. Fistuline, elle, laissera tomber son ostéopathe un peu trop mystique.

 

REMISE DES PRIX

 

Certaines créatures humanoïdes ont depuis leur plus tendre enfance besoin qu'on leur offre une "gommette" en signe de reconnaissance pour leur bien joli travail. D'autres se sont fait une spécialité de juger le boulot des autres créatures de leur espèce et de créer des prix qu'elles leur remettront très officiellement lors de cérémonies créées pour l'occasion. Alexine, elle, s'échinera à taper dans ses mains avec vigueur pour en rajouter un peu à ce flattage d'ego.

 

Grand Prix du Jury : PULSION

 

Prix de la tendresse rectale : MALDITA

 

Prix « on a aimé mais on sait pas pourquoi » : CUCKOO

 

Prix du meilleur infanticide : SPROTCH

 

Prix du film familial : LA MORT, PÈRE & FILS

 

Prix du public: Prix du Public pour WILD LOVE

 

"Brides of Satan"

PREMIERE SUISSE

Genre: S'étripent-Tease | De: Joe Bizarro | USA | 2020 | VOSTFR

Goromètre: 5/5 | Trigger warning: Trigger warning : cumule beaucoup

 

Certaines créatures humanoïdes s'interrogeront sur la réelle utilité de toute cette nudité gratuite. D'autres débrancheront leur cerveau et trouveront bêtement jouissif cette série B hommage à la Grindhouse qui narre la vengeance d'une Mary qui va apprendre à péter des gueules pour venir à bout du trio de strip-teaseuses satanistes qui a sacrifié son fiancé au démon. Marie-Luce, elle, sera trop ivre pour en avoir quelque chose à foutre.

 

"Shakespear's Shitstorm"

Genre: De la merde | De: Lloyd Kaufman | USA | 2020 | VOSTFR

Goromètre: 10/5 | Trigger warning: cumule tout

 

Certaines créatures humanoïdes seront outrées par ce déferlement de mauvais goût et se barreront avant la fin de la séance. D'autres finiront leur marathon de bêtise annuel en beauté devant cette ode à l'excès qui ose un peu trop tout et qui joue avec son caca, car rappelons que Lloyd Kaufman est au cinéma ce que le punk est à la bienséance. Jean-Ivre, lui, ne se souviendra de rien.

 

(Tiré de 2300plan9.com/programmation/)

considerando che è fatta con una Praktica MTL5 e un banale Prakticar 50mm f/1,9 e sviluppata e stampata da un pivello alle prime armi nei primi anni '80... non è poi tanto male come dettaglio e come gamma tonale, "nespà"?

consider a donation for the free photos @ lucid-motion-images.com

I did consider calling this series of photographs 'The True Cost of Water' ~ but decided to stick with more geographically accurate titles.

 

Derwent village was submerged beneath the Ladybower Reservoir from 1944. The Derwent Valley Water Board left the Church Tower in situ to act as a memorial to the villages of Ashopton and Derwent. However, the Church Tower was blown up for alleged safety reasons in c.1948.

 

This looks towards where the Church and graveyard were. In excess of 200 people were buried in the graveyard. They were all exhumed and their remains re-buried elsewhere. Although one proposal considered was capping the graveyard with concrete and leaving them all in situ under the waters. This photograph goes back to 1996.

 

I have reduced the temperature of the photograph as the original version posted seemed to have lost a large amount of detail. This was possibly caused by how dry the grass had become as the predominant colour was sand and thus large portions seemed to be sand and dull yellow coloured.

Hero Arts Scribble Bold Prints CG706

Hero Arts Fresh Herbs CM155

Hero Arts You Are Loved Messages CM171

Hero Arts Circle Infinity Dies DI199

Hero Arts Fresh Lawn Ink AF372

Hero Arts Black Ink

Hero Arts Foliage Layering Paper

Hero Arts Blush Layering Paper

Hero Arts Snow Layering Paper

Hero Arts White Embossing Powder

VersaMark Watermark Ink

 

When time allows, I like to take some time to replenish my stash of thank you cards. For this simple card, I created a celadon card base, with rounded corners, and stamped it with the Scribble Bold Prints background using Fresh Lawn ink. Then, I used two circle dies, to cut circles from carnation and snow layering paper. I painted a pale green watercolor wash on the white circle. After it dried, I stamped a pair of tiny hearts onto the circle, colored them with colored pencils, secured it to the carnation mat, and then punched two small holes on opposite edges. I threaded a pink ribbon through the holes, tied a bow, and then secured the circular panel to the card with foam tape.

 

I added a stem of sage, from the Fresh Herbs set, that I stamped, colored, and fussy-cut. I finished the card with a pair of sentiments, from the You Are Loved Messages set, that I embossed onto narrow strips of black cardstock. This fun new set is chock full of wonderful appreciation and affirmation sentiments that I see myself using again and again, for years to come. I especially love the "consider this card a hug" sentiment. :)

 

Thanks so much for looking. I hope you are having a wonderful summer!

All African tribes consider the birth of twins as a prophetic sign. For some it portends evil. For others, such as in this Koro village in Burkino Faso, it is a powerful sign for good as evidenced by this twin fetish established to protect the the twin's house.

Considerado el mejor artista viviente de México, Francisco Toledo tiene un alcanze de talentos inigualables. Es un experto impresor, dibujante, pintor, escultor y ceramista. Su arte refleja una gran apreciación por la estética de la naturaleza, particularmente la de animales que no son convencionalmente asociados con la belleza (murciélagos, iguanas, sapos, insectos.) La visión moral de Toledo afirma que el mundo de los humanos y el de los animales son uno con la naturaleza. Toledo muestra un sentido de lo fantástico muy bien desarrollado al crear criaturas híbridas, parte humanas y parte animal, a la vez monstruoso y juguetón. Este personaje de la pintura y el arte estará exponiendo en el antiguo Plació Clavijero, hoy entre guardias, rejas, cámaras de seguridad y un sin fin de alarmas. Francisco Toledo, y Alfredo Zalce, acaecido hace apenas 5 años, Muralista Michoacano que nació en Pátzcuaro, Michoacán el 12 de enero de 1908. Estudió en la Escuela Nacional de Artes Plásticas (1924-1927) bajo la guía de Mateo Saldaña, tanto en la de escultura como en la talla directa. En 1930 recibió el encargo oficial de fundar la Escuela de Pintura de Tabasco. En ese año junto con Isabel Villaseñor ejecutó un fresco al exterior de una escuela primaria de Ayotla, estado de México. En 1832 presentó su primera exposición en la Galería José Guadalupe Posada y pintó frescos en la escuela para Mujeres, en la calle Cuba de la ciudad de México. Enseñó dibujo en las primarias de la Secretaria de Educación (1932-1935) y se incorporó a las misiones culturales (1936-1940); fue miembro de la LEAR (Liga de Escritores Artistas Revolucionarios) y del taller de la gráfica popular. Ahora compartirán un espacio junto en el salón más importante de exposiciones de Michoacán. www.altorre.com

strada Matei Basarab nr. 63

 

Oficial, este considerata cea mai veche biserica din Ploiesti (1639). Este ctitorie a lui Matei Basarab (in sfarsit o biserica restaurata !!!!). Exista si in Bucuresti o ctitorie a lui Matei Basarab (1636, tot cu hramul Sf. Petru si Pavel, fosta Manastire a Tarnovului), ascunsa pe undeva in spatele blocurilor de pe langa Piata Natiunile Unite - Izvor, intr-o stare jalnica-jalnica. Iata ca se poate...

 

Cind in sfarsit am gasit biserica asta de pe la marginea Ploiestiului dupa ce am orbecait pe tot felul de stradute din preajma stadionului (de unde rasunau urale, caci era meci...), trecuse deja bine de ora patru... Si, fireste, era inchisa, plus ca era imprejmuita de un gard zdravan (si tare inalt) din lemn. M-am uitat printr-o crapatura a portii, un tiganus care trecea pe acolo pe strada a anuntat binevoitor "s-a inchis, tanti". Deja incepuse sa-mi para rau, mai ales cind am vazut fatada pictata... Si m-am gindit totusi sa fac doua poze printre crapaturile portii, cind iar a strigat cineva din spatele meu "cautati ceva?". Cind mai sa trec la ofensiva (ma credeam tot in Bucuresti, unde tuturor li se pare o mare ilegalitate daca vrei sa pozezi ceva de pe "domeniul" lor....), noroc ca m-am abtinut, am realizat ca de fapt omul ala din masina era binevoitor. Mirat initial ("cum, ati vrut doar sa vedeti biserica, asa?"), m-a anuntat: "vin imediat sa va deschid...". M-a lasat cu gura cascata... A disparut si dupa trei minute a aparut din spatele portii... Sunt convinsa ca de fapt era pe picior de plecare, desi a pretins ca de fapt venea... Asa ca a deschis biserica pt mine, mi-a spus o poveste despre icoana cu trei miini a Maicii Domnului (ceva legat de Ioan Damaschin si imparatul Leon), mi-a zis sa ma uit cu atentie la lespezile podelei, sub care se aflau morminte vechi, probabil ale unor personaje importante, mi-a aratat usa secreta (acoperita de o draperie) pe care o folosea Matei Basarab, mi-a mai povestit cum au restaurat usa de la intrare, cea originara, si ca toate cheile alea imense pe care le tinea in mina erau tot alea folosite cu sute de ani in urma... Mi-a dat chiar si o brosurica cu istoria bisericii, iar s-a minunat ca ce cautam acolo ("cum chiar nu aveti rude in ploiesti?" "nici nu vreti sa faceti vreo lucrare la facultate, nici nu aveti nevoie pentru altceva?" "cum, nici macar nu sunteti ortodoxa??"), eu m-am amuzat, cred ca in afara de enoriasi nu mai cauta nimeni biserica aia in interes "turistic". Mi-a aratat gradina si a povestit cum a amenajat-o, cum a plantat braduti, cum a facut un altar unde se tin vara slujbele, cum a asezat bancute in curte. Ce mai, toata incinta fusese amenajata gospodareste (parca cam prea gospodareste pentru gustul meu :D), insa ce treaba buna facuse preotul acesta, adusese totusi la viata tot complexul: cica atunci cind venise la biserica asta o gasise intr-o stare de plins, lasata in parasire, inconjurata de maidane, si-l cred...pentru ca stiu cum stau lucrurile prin tara asta.. Iar la sfirsit m-a condus pina la poarta (a si intrat in vorba cu niste pusti care treceau pe acolo, cred ca ii stia pe toti oamenii din cartier), m-a intrebat si de nume ca sa ma pomeneasa nu stiu unde si m-a sfatuit cum sa ajung in centru... Incredibil... mai sunt si oameni din astia...

 

(Copacii au fost taiati, pentru ca au avut o problema cu unul care a cazut peste biserica, in timpul unei furtuni...)

La Catedral de Jaca

 

La Catedral de Jaca está considerada uno de los monumentos más importantes del arte románico español, no sólo por su reconocida antigüedad sino también por presentar una síntesis personal entre elementos propios y ajenos, dentro del ámbito de las rutas del Camino de Santiago.

 

Esta importante vía de peregrinación que en época medieval ponía en comunicación toda Europa y convirtió al arte románico en el primer "arte internacional", penetraba en Aragón salvando los Pirineos a través del Puerto del Somport y bajaba hasta Jaca para, a partir de aquí y en un acusado giro de noventa grados, dirigirse a tierras navarras.

 

El origen de la catedral y su relación íntima con la villa de Jaca debe situarse en ese mundo de las peregrinaciones jacobeas, tremendamente rico en flujos e intercambios de personas, productos e ideas, y en un preciso momento histórico en el que los reinos cristianos hispanos luchaban contra el invasor musulmán y avanzaban lentamente desde la montaña hacia el valle dejando a su paso testimonios de la fe restablecida.

 

Así, conquistada Jaca a comienzos del siglo X, inmediatamente se amuralla y se organiza su vida religiosa mediante la fundación de un viejo monasterio puesto bajo la advocación de San Pedro (llamado luego el Viejo, para diferenciarlo de la propia catedral, que recibió el mismo nombre. Jaca recibe sus fueros del rey Sancho Ramírez en el año 1077 y de esta forma alcanza la categoría de ciudad y la importante función de capital del Reino de Aragón, que desempeñará hasta la conquista de la ciudad de Huesca en 1096. El nuevo rango de ciudad viene acompañado de la instauración como sede episcopal, que inmediatamente precisa de un edificio para su obispo. Es éste un momento religioso de gran agitación debido a la llegada a tierras altoaragonesas de la poderosa orden cluniacense, establecida en el monasterio de San Juan de la Peña, que traerá consigo la reforma gregoriana y la sustitución del rito mozárabe por el nuevo rito romano.

Horario de visitas: De 11.00 a 13.30 y de 1.00 a 20.00 horas.

El templo románico

EL TEMPLO CATEDRALICIO conserva en lo básico su estructura y configuración románica: una planta basilical de tres naves de cinco tramos con sus correspondientes ábsides alineados y dos puertas de acceso: la occidental o principal, dotada de un espacioso atrio o lonja que abre a la plaza de San Pedro (donde antiguamente se situaba el monasterio

homónimo), y la puerta meridional, desde el siglo XVI dotada también de lonja y vinculada a la plaza del Mercado.

 

De los tres ábsides románicos sólo el meridional o de la Epístola se conserva inalterado, pues su simétrico quedó destruido y el central fue ampliado a finales del siglo XVIII para evitar las humedades de un cementerio anejo a la cabecera y para poder trasladar al presbiterio el coro y el órgano que estaban situados desde antiguo en los pies de la nave central (este traslado no se haría efectivo hasta 1919).

 

En este ábside meridional aparecen resumidos los elementos y el lenguaje arquitectónicos característicos del románico jaqués, entre los que destacan los "tacos" o "billetes" en ajedrezado (discurre en forma de imposta por el exterior e interior del edificio) y las "bolas" (presentes también en los apoyos interiores).

 

En el INTERIOR, las tres naves están separadas por arquerías de medio punto que apoyan sobre pilares cruciformes y cilíndricos que se alternan, configurando un curioso "tramo doble" del que pueden encontrarse paralelismos en iglesias del norte de Francia y en Inglaterra. Los capiteles, con una configuración básica de orden corintio, presentan diversos tipos de decoración: geométrica, vegetal y figurada.

 

El edificio románico cubría sus naves con techumbre de madera (a dos aguas la central y a una las laterales), que posteriormente como veremos se sustituirán por las actuales bóvedas. El resto de la catedral mantiene su sistema de cubrición original: bóveda de medio cañón para los brazos del transepto y los tramos rectos de los ábsides, cúpula hemiesférica sobre trompas para el crucero y bóveda de horno para los tramos curvos de los ábsides.

 

LA PORTADA OCCIDENTAL se sitúa al fondo de un profundo pórtico, cubierto con medio cañón, que tendría además función penitencial, tal como lo indican las representaciones y los textos del tímpano, en cuyo centro se dispone el típico Crismón Trinitario flanquedo por dos leones: el de la derecha aplasta con sus garras a un oso y a un basilisco, representando a Cristo como vencedor del pecado y de la muerte, mientras el de la izquierda protege a un hombre vestido de penitente que se prosterna ante él, mostrando así su misericordia divina.

  

LA PORTADA MERIDIONAL presenta un tímpano muy modificado y dos capiteles que simbolizan, a través de dos representaciones bíblicas (Abraham e Isaac y Balaam y el ángel) el poder salvífico de Dios; se atribuyen estos capiteles al llamado "maestro de Jaca" y junto con los magníficos capiteles del claustro (actualmente diseminados por distintas dependencias catedralicias, entre ellas el propio pórtico sur y el museo) constituyen los mejores ejemplos de la escultura del románico jaqués.

Las etapas constructivas

*La construcción de la catedral románica se desarrolla en dos fases bien diferenciadas, correspondientes a periodos de especial sintonía entre los reyes de Aragón y los obispos jacetanos:

EL PRIMER PERIODO ENTRE 1077 Y 1082, que se corresponde con el reinado de Sancho Ramírez y el obispado de su hermano el infante García.

EL SEGUNDO PERIODO ENTRE 1104 Y 1130, cuando Alfonso I el Batallador v Esteban de Huesca ceñían la corona v la mitra, respectivamente.

 

Una vez levantado el templo románico se fueron añadiendo dependencias necesarias para la vida capitular y la catedral fue creciendo. Su estructura inicial se vio modificada por sucesivas reformas, ampliaciones y destrucciones, que le han dado su configuración actual, pero siempre ha conservado esa conexión íntima con la ciudad y con sus habitantes.

 

Tras un pequeño paréntesis, donde únicamente se realizan obras de mantenimiento en el edificio, El SIGLO XV asiste a la construcción de capillas de estilo gótico como 1a de Santa Cruz, Santa Orosia, San Agustín y Santo Cristo, todas ellas en la nace septentrional, así como a la erección de la torre sobre e1 pórtico de entrada, que posteriormente sufrirá abundantes reformas.

 

EL SIGLO XVI Y PARTE DEL XVII siguen siendo momentos de gran actividad constructiva, destacando de ella los siguientes trabajos: el abovedamiento de las naves laterales (1520-30); la fundación de nuevas capillas tardogóticas como la de San Sebastián (cuya portada se copia en su simétrica de San Agustín), la de la Anunciación y la de Santa Ana; la aparición de las primeras capillas de estilo renacentista, entre las que destacan la espléndida de San Miguel (1523) con embocadura monumental en arco de triunfo realizada por el italiano Juan de Moreto, la de la Trinidad (1572), obra del magnífico escultor romanista Juan de Ancheta, la del obispo Baguer (1573), con sepulcro en arcosolio, y la de San jerónimo (1573), en el ábside septentrional.

  

A finales del siglo XVI (1598) se emprende el abovedamiento de la nave central, sustituyendo la anterior cubierta de madera, permitiendo de este modo la apertura de ventanales de iluminación. En este mismo año se encarga un retablo en piedra para el altar mayor, obras ambas contratadas con el arquitecto y escultor Juan de Bescós y finalizadas en la centuria siguiente.

 

A finales del siglo XVII se reconstruye el claustro, sustituyendo el románico, que por entonces presentaba un aspecto ruinoso por el actual de factura barroca, y se erige una nueva capilla dedicada a Santa Orosia, patrona de Jaca.

  

En el SIGLO XVIII aparecen o se reforman algunos altares, como el de San Agustín (1760) o el Santo Cristo (1767) y en sus últimos años se emprende la reforma de la cabecera, lo que supone, como ya se ha dicho, la destrucción del correspondiente ábside románico y el desmontaje del retablo mayor en piedra (cuyos fragmentos fueron repartidos por la catedral). El nuevo ábside recibió decoración pictórica (1793), que corrió a cargo del cartujo Manuel Bayeu.

 

En el SIGLO XX se traslada el coro a su ubicación actual en 1919. En 1931 fue declarada Monumento Nacional. En 1999 se redacta el Plan Director de la catedral.

*Textos y planos realizados por el equipo redactor del Plan Director de la Catedral de Jaca. Para más información: Consultar el libro "Catedral y Museo Diocesano de Jaca" de Mª del Carmen Lacarra Ducay y Ver folleto editado.

  

www.jaca.com/catedral.htm

twitter.com/Memoire2cite les 30 glorieuses . com & l'Architecture Hospitalière centre hospitalier universitaire ou pas Les hôpitaux modernes sont conçus pour minimiser les efforts du personnel médical et réduire les risques de contamination, tout en optimisant l’efficacité du système dans son ensemble. La longueur des déplacements du personnel au sein de l’hôpital est réduite et le transport des patients d’une unité à une autre facilité. Le bâtiment doit intégrer des départements lourds, comme la radiologie et les blocs opératoires, tout en prenant en compte d’importantes spécificités en termes de raccordements électriques, de plomberie, et de gestion des déchets.Cependant, on remarque que les hôpitaux « modernes » sont souvent le produit d’une croissance qui s’étale sur des décennies ou même des siècles, fréquemment mal contrôlée. Cette croissance a entraîné des ajouts successifs, nécessaires mais désorganisés, en fonction des besoins et des ressources financières.Cor Wagenar, historien en architecture néerlandais, considère que de nombreux hôpitaux sont des catastrophes, des institutions anonymes et complexes où règne la bureaucratie et totalement inadaptées à la fonction pour laquelle elles ont été créées. Elles ne sont généralement pas fonctionnelles, et au lieu de mettre les patients à l’aise, elles créent du stress et de l’anxiété.Certains hôpitaux, plus récents, tentent de retrouver des architectures prenant en compte la psychologie des patients, comme une meilleure aération, des vues plus dégagées ou encore des couleurs plus agréables à l’œil. On renoue avec les concepts anciens du « bon air » et des « pouvoirs guérisseurs de la nature » qui furent employés lors du développement des hôpitaux pavillonnaires. Des études menées par la British Medical Association ont montré qu’une bonne architecture hospitalière peut réduire la période de guérison des patients. L’exposition au soleil aide à lutter contre la dépression ; des chambres non-mixtes permettent plus d’intimité et favorisent une certaine dignité des malades ; la présence d’espaces verts et de jardins est également importante : regarder par la fenêtre améliore l’humeur des patients, diminue leur tension et leur niveau de stress. La disparition des longs couloirs réduit la fatigue et le stress des infirmières.Autre mutation actuelle notable la migration d’un système de chambres communes divisées par des cloisons amovibles vers un système de chambres individuelles. Le système de chambres aménageables est considéré comme très efficace, surtout par le personnel médical, mais il est beaucoup plus stressant pour les patients et nuit à leur intimité. Mais demeure la contrainte importante du coût de ces chambres et de leur maintenance, ce qui pousse certains hôpitaux à tarifier plus cher pour des chambres individuelles. www.citedelarchitecture.fr/fr/video/architecture-hospital... www.youtube.com/watch?v=8pB9GEZI-Fg 15. Architecture hospitalière de la fin du XVIIIe siècle à nos jours

Pierre-Louis Laget, conservateur du patrimoine, chercheur dans le service de l'Inventaire général de la région Nord-Pas-de-CalaisDans le contexte du vaste mouvement de réflexion portant sur l'architecture et l'hygiène hospitalière qui prit naissance à la suite de l'incendie de l'Hotel-Dieu de Paris en 1772, fut élaboré un nouveau parti architectural, appelé bientôt système pavillonnaire, consistant à scinder un établissement hospitalier en une série de bâtiments indépendants, reliés ou non par des galeries de services aériennes ou encore souterraines. « Dans les années 1950, le biologiste et médecin américain Jonas Salk (1914-1995)

cherchait un traitement contre la poliomyélite dans un sombre laboratoire d’un soussol de Pittsburgh. Les progrès étaient lents, et, pour s’aérer l’esprit, Salk fit un voyage à

Assise, en Italie, où il visita la basilique Saint-François d’Assise datant du XIII e siècle,

se promenant entre les colonnes et dans les jardins des cloîtres. Là, de nouvelles idées

surgirent dans son esprit, dont celle qui finit par le conduire à un vaccin efficace contre

la poliomyélite, en 1955. Le chercheur devint convaincu que l’environnement d’un

bâtiment peut influer sur l’esprit. Dans les années 1960, il s’associa à l’architecte Louis

Kahn (1901-1974) pour construire l’Institut Salk à La Jolla, près de San Diego en

Californie : cela devait être un établissement de recherche capable de stimuler la

créativité des scientifiques. Salk redécouvrait ainsi ce dont les architectes ont l’intuition

de longue date : les endroits que nous habitons peuvent agir sur nos pensées, nos

sentiments et nos comportements. Depuis plusieurs années, les spécialistes du

comportement apportent des arguments empiriques en ce sens. Leurs recherches

suggèrent qu’il est possible de concevoir les espaces de vie qui favorisent la créativité,

l’attention et la vigilance, ou la relaxation et la convivialité ». (Cerveau & Psycho,

2009, n° 33, p. 30). La lecture de ce début d’un article intitulé « Comment l’architecture

influence notre pensée » dans la revue Cerveau & Psycho a fortement résonné en moi

au moment où je construisais le projet du présent mémoire dans la mesure où cela faisait

écho à des intuitions que j’avais forgées comme patient et que je souhaitais interroger

en tant que futur architecte. Cela a été un des éléments qui m’ont décidé à travailler sur

l’architecture des bâtiments de santé sous l’angle de la perception qu’en ont les usagers.Plus que pour d’autres bâtiments, la construction d’un hôpital s’avère extrêmement

contrainte par un programme d’une grande complexité fixé en amont et avec lequel

l’architecte doit composer tout comme avec le site et les règles, elles aussi très

contraignantes, de la composition architecturale. Il s’appuie aussi, pour avancer dans

son projet, sur les besoins sociaux dont il a la connaissance ou l’intuition. Ainsi Pierre

Riboulet (1994), dans le journal qu’il tient de sa réflexion de cinq mois (de mai à

octobre 1980) sur le projet du grand hôpital pédiatrique Robert Debré, note, dès les

premiers jours, les 13 et 17 mai: « Que les enfants entrent là comme dans un lieu

familier, un lieu dont ils aient l’habitude » et, inventoriant « les lieux que pratiquent les

enfants dans les villes », (« des endroits où l’on peut courir, où il n’y a pas de

voitures », « des endroits qui ne font pas mal, où il y a les copains et les copines, où l’on

peut rigoler »), il conclut : « Il faudrait entrer dans l’hôpital comme on passe dans une

rue, une galerie où il y beaucoup de choses à regarder, où l’on peut aller et venir sans

obligation, courir et rêver. » De cela découle un bâtiment dont il affirme « qu’il ne faut

pas faire là un édifice » et qu’il cherche à rendre, avec le succès que l’on sait, le moins

intimidant possible pour des enfants.

Il s’avère qu’en plus de son intuition certaines recherches peuvent aussi renseigner

l’architecte et le programmiste sur les besoins fondamentaux des patients. Menées en

psychologie environnementale (Moser, 2009) ou en géographie de la santé (Gesler,

2003), elles ont mis en exergue différents facteurs contribuant au bien-être comme

constitutif de la santé dans la définition que donne l’OMS de cette dernière dans la

constitution de 1946 et qui fait toujours référence : « La santé est un état de complet

bien-être physique, mental et social et ne consiste pas seulement en une absence de

maladie et d’infirmité. ». Ces recherches incitent à prendre en compte, dans la

conception et dans l’évaluation d’un bâtiment de santé, la relation qu’établissent avec

ce bâtiment les usagers, et en particulier les patients. Il ne s’agit évidemment pas là d’un

élément tout à fait nouveau et une relation a sans doute été établie, de longue date, entre

la qualité d’un bâtiment de santé ou d’un lieu thérapeutique et le bien-être apporté au

patient. L’intérêt des recherches évoquées ci-dessus est, en affirmant avec force que « le

soin et le lieu sont inséparables » (Gessler, 2003) de tenter de trouver des critères

objectifs susceptibles d’expliquer la dimension « thérapeutique » d’un lieu de santé.C’est sur cette dimension que porte le présent mémoire qui étudie un service de Soins

de Suites et de Réadaptation (S.S.R), en l’occurrence celui de l’Hôpital Rothschild, à

Paris, dans lequel j’ai été invité en immersion du 28 mai au 7 juin 2013. L’objectif est

de comprendre et décrire la manière dont les différents usagers de ce SSR vivent le lieu

dans lequel ils exercent leur métier ou sont hospitalisés, quelle importance ils lui

accordent et sur quels points. Au plan architectural et programmatique, mon hypothèse

est que ce détour par les usagers et leur relation au lieu peut venir alimenter le cahier

des charges d’un bâtiment de santé en prenant appui non sur les seules intuitions mais

sur des éléments récurrents dans le discours des usagers.

Dans une première partie, je pose les bases théoriques qui permettent de penser cette

question et présente, en seconde partie, les choix méthodologiques effectués. Les

principaux résultats, présentés en troisième partie, m’amènent à une conclusion dans

laquelle j’envisage les éléments programmatiques qui découlent de mon enquête pour un bâtiment de santé et les pistes de réflexion ouvertes. ---- Comment est-on passé de la salle commune à la chambre individuelle ?

Comment l’hôpital, d’abord hospice, est devenu établissement de soins ?

Quelle est l’histoire des maternités, des lazarets, des asiles d’aliénés ? Autant

de réponses à découvrir dans le voyage architectural à travers toute la France

auquel invite ce bel ouvrage illustré de 592 pages, qui retrace l’histoire de

l’hôpital et de son architecture en France du Moyen-Âge à nos jours.

Jusqu’au siècle des Lumières, l’hôpital, lieu de charité chrétienne et d’exclusion

sociale, est aussi le premier outil d’une politique sanitaire balbutiante. L’incendie

de l’hôtel-Dieu de Paris, en 1772, est le catalyseur d’une double réflexion sur

la prise en charge des démunis et sur les réponses architecturales accordées

à une première médicalisation de l’hôpital. Ainsi architectes et médecins

poursuivent tout au long du XIXe

siècle la même chimère : une architecture en

mesure de soigner le corps et l’esprit. L’hygiénisme impose alors durablement

le plan en « double peigne » puis le système du pavillon isolé tandis que

les découvertes de Pasteur tardent à faire valoir leur logique. Inversement,

dans l’Entre-deux-guerres, ce sont les données économiques, sociales et

architecturales qui précèdent la révolution de l’antibiothérapie pour donner

naissance à l’hôpital-bloc. Les Trente Glorieuses appliquent à l’institution leur

politique centralisatrice, prescriptrice de modèles fonctionnels. Aujourd’hui,

les maîtres mots sont désormais humanisation et insertion urbaine.

Explorer l’histoire des hôpitaux en France revient à cheminer auprès du

pèlerin, de l’indigent, du marginal, du déviant, du fou, de l’enfant abandonné,

du vieillard, de l’infirme, du malade, aujourd’hui du patient. C’est surtout

découvrir, présents dans toutes nos villes, des bâtiments d’exception. L’histoire de l’hôpital est à tout à fait exemplaire de ces glissements progressifs, presque

insensibles quand on travaille sur une période courte, mais spectaculaires quand on prend

le sujet dans toute son ampleur : de la salle médiévale, qui n’offre qu’un abri, et un abri

dangereux, aux machines à guérir ultra-spécialisées d’aujourd’hui, dont les programmes

fournis par les maîtres d’ouvrage aux architectes comptent plusieurs centaines, voire

plusieurs milliers de pages.

On pourra donc faire une double lecture de ce livre : on y trouvera une histoire complète

et détaillée sur la longue durée et jusqu’au temps présent de l’hôpital en France, mais

aussi une très belle illustration de méthode. La clé de l’architecture est sans doute du

côté de la construction et sa poésie du côté des ornements, mais les causes profondes de

son évolution se trouvent d’abord du côté des programmes et de ce qui les conditionne

(mœurs, usages, mentalités, société, etc.).

Les auteurs de ce très bel ouvrage de synthèse sur les hôpitaux français n’ont pas organisé leur matière en fonction de l’histoire des styles, mais bien en fonction des causes

profondes de l’évolution des hôpitaux, c’est-à-dire en fonction d’une conception très

large de la médecine, incluant les connaissances vraies ou fausses sur la transmission

des maladies, mais aussi en fonction de la législation sur la santé publique. Ils rendent

donc lumineux ce lent processus, avec ses moments de basculements et de brusques

accélérations, qui remodèle leur objet. Ils n’en négligent pas pour autant les autres

facettes, des structures constructives aux styles et aux ornements. L’illustration, toujours judicieuse, offre à cet égard un tableau historique fascinant qui permet soit de

descendre dans le fil du temps, soit d’y remonter, soit encore de faire de magnifiques

arrêts sur image. Ces bâtiments en effet portent en eux des leçons d’architecture : ils

montrent que celle-ci, lorsqu’elle est belle, a pu et peut encore apporter aux cœurs des

hommes une joie ou une sérénité, lesquelles peuvent aussi contribuer à la guérison.

Au moment où le patrimoine hospitalier français connaît un bouleversement profond, à

la fois par l’émergence de toute une génération de nouveaux hôpitaux (où l’excellence

médicale n’est pas toujours au rendez-vous, tant les problèmes sont devenus complexes), et par la désaffectation de nombreux hôpitaux anciens, qui paraissent obsolètes,

ce qui conduit parfois à leur disparition et trop rarement à leur réhabilitation, il paraît

bien utile de revenir sur cette histoire. Or les auteurs de ce livre nous offrent une lecture profondément renouvelée par un recours systématique aux archives, manuscrites

ou imprimées, et clairement structurée par cette attention aux causes profondes de

ces mutations, dont la dernière se produit sous nos yeux.

Au lecteur maintenant d’entrer dans ce territoire défriché, balisé, éclairé, sous la

conduite des meilleurs guides. file:///C:/Users/u/Downloads/dp_hopitaux_121012-1.pdf -- file:///C:/Users/u/Downloads/08-Dossier+HOPITAL.pdf - le Logement Collectif* 50,60,70's dans tous ses états..Histoire & Mémoire de l'Habitat / Rétro-Villes / HLM / Banlieue / Renouvellement Urbain / Urbanisme 😊 De grandes barres d’immeubles, appelées les grands ensembles, sont le symbole de nos banlieues. Entrée Libre revient sur le phénomène de destruction de ces bâtiments qui reflètent aujourd’hui la misere www.youtube.com/watch?v=mCqHBP5SBiM Quatre murs et un toit 1953 Scenario et réalisation Pierre Jallaud MRU (ministère de la reconstruction et de l'urbanisme) www.dailymotion.com/video/xk6xui twitter.com/Memoire2cite/status/1121877386491043840/photo... Avril 1993, 6 ans après l'implosion de la tour DEBUSSY des 4000, 30% seulement des travaux de rénovation ont été réalisés et le chômage frappe toujours 1/3 des hbts. C'est un échec. A Mantes la Jolie, 6 mois après la destruction des 4 tours du Val Fourré, www.youtube.com/watch?v=ta4kj05KJOM … Banlieue 89, Bacalan à Bordeaux 1986 - Un exemple de rénovation urbaine et réhabilitation de l'habitat dans un des quartiers de Bordeaux La Cité Claveau à BACALAN. A l'initiative du mouvementla video içi www.youtube.com/watch?v=IN0JtGBaA1o … L'assoçiation de ROLLAND CASTRO @ Le Plan Banlieue 89 - mode d'emploi - Archive INA - La video içi. TRANSFORMER LES PAYSAGES URBAINS AVEC UNE APPROCHE CULTURELLE www.youtube.com/watch?v=Aw-_f-bT2TQ … SNCF les EDITIONS DU CABRI PRESENTE PARIS LA BANLIEUE 1960-1980 -La video Içi.

www.youtube.com/watch?v=lDEQOsdGjsg … Içi la DATAR en 1000 clichés missionphotodatar.cget.gouv.fr/accueil - Notre Paris, 1961, Réalisation : André Fontaine, Henri Gruel Les archives filmées de la cinémathèque du ministère de 1945 à nos jours içi www.dailymotion.com/video/xgis6v?playlist=x34ije

31 TOULOUSE - le Mirail 1962 réalisation : Mario Marret construction de la ville nouvelle Toulouse le Mirail, commentée par l'architecte urbaniste Georges Candilis le film www.dailymotion.com/video/xn4t4q?playlist=x34ije Il existe de nos jours, de nombreux photographes qui privilégient la qualité artistique de leurs travaux cartophiles. A vous de découvrir ces artistes inconnus aujourd’hui, mais qui seront peut-être les grands noms de demain.Les films du MRU - Le temps de l'urbanisme, 1962, Réalisation : Philippe Brunet www.dailymotion.com/video/xgj2zz?playlist=x34ije … … … … -Les grands ensembles en images Les ministères en charge du logement et leur production audiovisuelle (1944-1966) MASSY - Les films du MRU - La Cité des hommes, 1966, Réalisation : Fréderic Rossif, Albert Knobler www.dailymotion.com/video/xgiqzr?playlist=x34i - Les films du MRU @ les AUTOROUTES - Les liaisons moins dangereuses 1972 la construction des autoroutes en France - Le réseau autoroutier 1960 Histoire de France Transports et Communications - www.dailymotion.com/video/xxi0ae?playlist=x34ije … - A quoi servaient les films produits par le MRU ministère de la Reconstruction et de l'Urbanisme ? la réponse de Danielle Voldman historienne spécialiste de la reconstruction www.dailymotion.com/video/x148qu4?playlist=x34ije … -les films du MRU - Bâtir mieux plus vite et moins cher 1975 l'industrialisation du bâtiment et ses innovations : la préfabrication en usine, le coffrage glissant... www.dailymotion.com/video/xyjudq?playlist=x34ije … - TOUT SUR LA CONSTRUCTION DE NOTRE DAME LA CATHEDRALE DE PARIS Içi www.notredamedeparis.fr/la-cathedrale/histoire/historique... -MRU Les films - Le Bonheur est dans le béton - 2015 Documentaire réalisé par Lorenz Findeisen produit par Les Films du Tambour de Soie içi www.dailymotion.com/video/x413amo?playlist=x34ije

archipostcard.blogspot.com/search?updated-max=2009-02-13T... -Créteil.un couple à la niaiserie béate exalte les multiples bonheurs de la vie dans les new G.E. www.youtube.com/watch?v=FT1_abIteFE … La Ville bidon était un téléfilm d'1 heure intitulé La Décharge.Mais la censure de ces temps de présidence Pompidou en a interdit la diffusion télévisuelle - museedelacartepostale.fr/periode-semi-moderne/ - archipostalecarte.blogspot.com/ - Hansjörg Schneider BAUNETZWOCHE 87 über Papiermoderne www.baunetz.de/meldungen/Meldungen_BAUNETZWOCHE_87_ueber_... … - ARCHITECTURE le blog de Claude LOTHIER içi leblogdeclaudelothier.blogspot.com/2006/ - - Le balnéaire en cartes postales autour de la collection de David Liaudet, et ses excellents commentaires.. www.dailymotion.com/video/x57d3b8 -Restaurants Jacques BOREL, Autoroute A 6, 1972 Canton d'AUXERRE youtu.be/LRNhNzgkUcY munchies.vice.com/fr/article/43a4kp/jacques-borel-lhomme-... … Celui qu'on appellera le « Napoléon du prêt-à-manger » se détourne d'ailleurs peu à peu des Wimpy, s'engueule avec la maison mère et fait péricliter la franchise ...

museedelacartepostale.fr/blog/ - museedelacartepostale.fr/exposition-permanente/ - www.queenslandplaces.com.au/category/headwords/brisbane-c... - collection-jfm.fr/t/cartes-postales-anciennes/france#.XGe... - www.cparama.com/forum/la-collection-de-cpa-f1.html - www.dauphinomaniac.org/Cartespostales/Francaises/Cartes_F... - furtho.tumblr.com/archive

le Logement Collectif* 50,60,70's, dans tous ses états..Histoire & Mémoire d'H.L.M. de Copropriété Renouvellement Urbain-Réha-NPNRU., twitter.com/Memoire2cite tout içi sig.ville.gouv.fr/atlas/ZUS/ - media/InaEdu01827/la-creatio" rel="noreferrer nofollow">fresques.ina.fr/jalons/fiche-media/InaEdu01827/la-creatio Bâtir mieux plus vite et moins cher 1975 l'industrialisation du bâtiment et ses innovations : www.dailymotion.com/video/xyjudq?playlist=x34ije la préfabrication en usine www.dailymotion.com/video/xx6ob5?playlist=x34ije , le coffrage glissant www.dailymotion.com/video/x19lwab?playlist=x34ije ... De nouvelles perspectives sont nées dans l'industrie du bâtiment avec les principes de bases de l'industrialisation du bâtiment www.dailymotion.com/video/x1a98iz?playlist=x34ije ,

www.dailymotion.com/video/xk6xui?playlist=x34ije , www.dailymotion.com/video/xk1dh2?playlist=x34ije :- que dire de RICARDO BOFFIL Les meilleures balades que j’ai fait autour de Paris je les ai faites dans l’application Plans. Je ne minore pas le rôle de Google Maps, révolution cartographique sans précédent et sans égale, qui aura réalisé nos fantasmes d’Aleph borgesien — l’idée d’un point d’où le monde serait visible en totalité — parachevé Mercator et permis d’explorer des parties du globe inconnues de Cook, Bougainville et Amundsen. Je n’oublie pas non plus cet exercice de cartographie au collège, qui nous avait démontré que nous étions à 3 cartes IGN de la capitale, et que le tissu urbain était de plus en plus serré à mesure que nous avancions vers le nord. Mais Plan possédait une fonctionnalité inédite, le Flyover, technologie à l’origine destinée aux pilotes de chasse, et qui fournissait des rendus 3D spectaculaire des bâtiments survolés — ainsi que des arbres et des déclivités du sol.

On quittait enfin les champs asphyxiants de la photographie aérienne pour des vues à l’oblique des villes visitées : après un siècle d’écrasement — la photographie aérienne est étroitement contemporaine du bombardement aérien — les villes reprenaient enfin de la vigueur et remontaient vers le ciel. J’avais d’ailleurs effectué moi-même une manœuvre de redressement similaire le jour où j’étais parti, à pied depuis Paris, visiter à Nanterre une exposition sur la photographie aérienne. J’étais à la quête des premières vues de Paris qu’avait prises Nadar depuis un ballon captif. À défaut de ces images, définitivement manquantes, j’avais parcouru, après la Grande Arche, les derniers kilomètres de la Voie Royale, cette prodigieuse perspective historique partie du Louvre — rare exemple de frise chronologique implémentée dans une structure urbanistique.

J’avais en réalité un peu dévié de la ligne droite pour aller voir les tours Nuages d’Emile Aillaud, le Facteur Cheval du modernisme, dont je connaissais déjà les autres chefs d’œuvres d'architecture naïve, les nouilles chinoises de Grigny et le spaghetti de Pantin.

C’était précisément l’usage que j’avais fait de l’application Plans : j’étais parti à la recherche de tous les groupements de tour qu’elle m’avait permis d’identifier, sur mon iPad. Je les faisais tourner avec deux doigts, comme un éclaireur qui marcherait autour d’un donjon, avant de les immortaliser, sous leur plus bel angle, par une capture d’écran.Un éclaireur autour d’un donjon : c’était exactement cela, qui m’avait fasciné. Les guerres territoriales entre Les Tarterêts de Corbeil et les Pyramides d’Evry avaient marqué mon enfance. La notion de cité, telle qu’elle avait été définie, à partir des années 80, dans le second âge des grands ensembles, l’âge du déclin, avait conservé un cachet médiéval. Ici, vivaient guetteurs et trafiquants, condottieres à la tête d’une écurie de go-fast et entretenant des chenils remplis de mâtins rares et dangereux. Ici, l’État central ne remplissait plus ses tâches régaliennes, ici la modernité laïque était entrée en crise. Mais ce que j’avais découvert, en collectionnant ces captures d’écran, c’était à quel point l’urbanisme de la banlieue parisienne était, strictement, d’obédience médiévale. On était passé, d’un seul mouvement et sans même s’en rendre compte de Château-Gaillard à la Cité 4000, du Donjon de Vincennes aux tours de Sarcelles, du château de Gisors aux choux fleurs de Créteil.J’ai même retrouvé la colonne détruite du désert de Retz dans le babylonien château d’eau de Noisiel.

Des hauteurs de Rosny à celle de Chanteloup, du plateau de Clichy à la dalle d’Argenteuil, on avait bizarrement livré des pastiches inconscients de la grande architecture militaire médiévales : les environs de Paris s’étaient retrouvés à nouveau fortifiés, la vieille tour de Montlhéry n’était plus solitaire, et même les immeubles de briques rouges qui avaient succédé à l’enceinte de Thiers évoquaient des murailles.

Et ce que j’avais initialement pris pour des anomalies, des accidents malheureux du post-modernisme, les grand ensembles voûtés et cannelés de Ricardo Boffil, étaient peut-être ce qui exprimait le mieux tout cela — ou du moins qui clôturaient avec le génie le plus clair cet âge des grands ensembles.

Car c’était cela, ces Carcassonnes, ces Acropoles, ces Atlandides qui surnageaient avec le plus de conviction au milieu des captures d’écrans de ruines médiévales qui s’accumulaient sur mon bureau.

Si décriées, dès leur construction, pour leur kitch intolérable ces mégastructures me sont soudain apparues comme absolument nécessaires.

Si les Villes Nouvelles n’ont jamais existé, et persisteront dans la mémoire des hommes, elles le doivent à ces rêveries bizarres et grandioses, à ces hybridations impossibles entre les cités idéales de Ledoux et les utopies corbuséennes.

L’Aqueduc de Saint-Quentin-en-Yvelines, les Espaces d’Abraxas à Marne-la-Vallée, les Colonnes de Saint-Christophe à Cergy-Pontoise sont les plus belles ruines du Grand Paris.

www.franceculture.fr/emissions/la-conclusion/ricardo-bofill immerssion dans le monde du logement social, l'univers des logements sociaux, des H.B.M au H.L.M - Retour sur l'histoire du logement collectif d'apres guerre - En Françe, sur l’ensemble du territoire avant, 4 millions d’immeubles étaient vétustes, dont 500.000 à démolir; au total 10% des logements étaient considérés comme insalubres et 40% réputés d’une qualité médiocre, et surpeuplés. C’est pour ces raisons que, à partir de 1954, le Ministre à la Reconstruction et au Logement évalue le besoin en logements à 2.000.660, devenant ainsi une priorité nationale. Quelques années plus tard à l’appel de l’Abbé Pierre, le journaliste Gilbert Mathieu, en avril 1957 publiait dans le quotidien Le Monde une série d’articles sur la situation dramatique du logement : Logement, notre honte et dénonçant le nombre réduit de logements et leur impitoyable état. Robert Doisneau, Banlieue après-guerre, 1943-1949 /Le mandat se veut triple : reconstruire le parc immobilier détruit durant les bombardements essentiellement du printemps/été 1944, faire face à l’essor démographique et enfin résorber l’habitat insalubre notamment les bidonvilles et les cités de transit. Une ambition qui paraît, dès le début, très élevée, associée à l’industrialisation progressive de la nation entre autre celle du secteur de la construction (voir le vidéo de l’INA du 17 juillet 1957 intitulée La crise du logement, un problème national. Cela dit, l’effort pour l’État français était d’une ampleur jamais vue ailleurs. La double nécessité de construire davantage et vite, est en partie la cause de la forme architecturale excentrique qui constituera les Grands Ensembles dans les banlieues françaises. Cinq caractéristiques permettent de mieux comprendre ce terme : la rupture avec le tissu urbain ancien, un minimum de mille logements, une forme collective (tours, barres) de quatre jusqu’à vingt niveaux, la conception d’appartements aménagés et équipés et enfin une gestion destinée pour la plupart à des bailleurs de logement social.

Pour la banlieue parisienne leur localisation s’est opérée majoritairement dans la périphérie, tandis que dans les autres cas, plus de la moitié a été construite dans le centre ville, le plus souvent à la limite des anciens faubourgs.

Architecture d’Aujourd’hui n° 46, 1953 p. 58-55

C’est le triomphe de l’urbanisme fonctionnel et rationaliste cher à Le Corbusier. Entre 1958 et 1973, cent quatre-vingt-quinze Zones à Urbaniser en Priorité (ZUP) sont créées, comprenant deux millions de logements, essentiellement de type populaire en Habitations à Loyer Modéré (HLM), mais pas exclusivement, remplaçant ainsi les anciennes Habitations à Bon Marché (HBM) crées en 1894. Selon le décret du 27 mars 1954 qui en fixe les conditions d’attribution, les bénéficiaires de la législation n’ont pas changé, ce sont toujours des « personnes peu fortunées vivant principalement de leur salaire », selon la loi Strauss de 1906. En 1953, tous les HLM voient leur surface maximale se réduire, en passant de 71 à 65 mètres carrés pour un quatre pièces. L’accès au logement des familles modestes se fera donc au détriment de la qualité et quantité de l’espace habité pour des familles nombreuses. À ce propos, le sociologue Thierry Oblet a bien montré comment se sont articulées les pensées des architectes et des ingénieurs modernistes, avec leur souci planificateur d’un État interventionniste[8] grâce à l’hégémonie du béton, de la ligne droite et de la standardisation de la construction.

Les exemples de cette architecture restent nombreux : de la Cité de 4000 (pour 4000 logements) à la Courneuve en Seine-Saint-Denis (93) aux logements de 15 étages aux balcons pétales, appelés « Chou-fleur » à Créteil en Val-de Marne (94) dessinés au début des années 70 par l’architecte Gérard Grandval. De la Cité des nuages à Nanterre dans les Hauts-de-Seine (92) à la Grande borne construite entre 1967 et 1971 sur le territoire des communes de Grigny et Viry-Châtillon, dans l’Essonne (91) en passant par la Noé à Chanteloup-les-Vignes dans le département des Yvelines (78) scénario du célèbre film La Haine[9] de Kassovits.

Récemment, plusieurs expositions photographiques se sont

concentrées sur cette nouvelle figure de l’urbanisme fonctionnaliste français de l’après-guerre. Par exemple Toit&Moi, 100 ans de logement social (2012), Les Grands ensembles 1960-2010 (2012) produite par l’école supérieure d’arts & médias de Caen/Cherbourg, selon un projet du Ministère de la Culture et de la Communication. Enfin l’exposition Photographie à l’œuvre, (2011-2012) d’Henri Salesse, photographe du service de l’inventaire du Ministère de la Reconstruction et de l’Urbanisme et Voyage en périphérie (2012) de Cyrus Cornut.

Il s’agissait là non seulement d’un progrès matériel, mais aussi démocratique, donnant ainsi à chaque citoyen, la possibilité d’accéder à son petit appartement doté de tous les conforts de l’époque. La recherche d’économie et de rapidité dans la conduite des chantiers portent à l’utilisation du béton comme matériel privilégié et à des plans architecturaux aussi simples que possible avec la réalisation de logements standardisés, dont les barres et les tours deviennent les figures principales : Au mitan des années cinquante, apparurent d’étranges formes urbaines. Des immeubles d’habitation de plus en plus longs et de plus en plus hauts, assemblés en blocs qui ne s’intégraient pas aux villes existantes. Ces blocs s’en différenciaient ostensiblement et parfois comme systématiquement, s’en isolaient. Ils semblaient faire ville à part. Surtout ils ne ressemblaient pas à ce qu’on avait l’habitude d’appeler ville. Et leur architecture aussi, qui était tellement déroutante. On les a nommés » grands ensembles. Cité de l’Abreuvoir, Bobigny (93), 2003 (Inventaire général du Patrimoine, Région Ile de France / Stéphane Asseline)

Bref, entre 1946 et 1975 le parc immobilier français passe de 12,7 millions à 21 millions de logements. Environ 8 millions de ceux-ci sont neufs, construits entre 1953-1975 – dont la moitié sous forme de grands ensembles – et près de 80 % des logements grâce à une aide de l’État avec des crédits publics. Le nombre de logements sociaux passe de moins de 500.000 à près de 3 millions, dont 43 % en région parisienne, où la demande est la plus forte[11]. Ce qui témoigne d’un effort énorme. Secrétariat d’État à la Reconstruction et au Logement, Supplément du logement en 1954, cité par Bachmann, C. Le Guennec, N., Violences urbaines…Op.cit, p.24. Alors que l’hiver 1954 est particulièrement rigoureux, l’abbé Pierre lance un appel en faveur des sans-logis et déshérités et organise des collectes de vêtements et de nourriture pour les plus démunis. Cela nous rappelle également que les inégalités sociales restaient particulièrement importantes à l’époque, malgré les débuts de la croissance économique, et que la crise du logement n’était pas encore complètement résolue. Danièle Voldman, La reconstruction des villes françaises de 1940 à 1954 : histoire d’une politique, Paris, L’Harmattan, 1997. Les Actualités françaises, La crise du logement, un problème national, 17 juillet, 1957, in fresques.ina.fr/…/la-crise-du-logement-un-probleme-n…, consulté le 20/02/2014. C’est l’urbaniste Marcel Rotival dans un numéro d’Architecture d’Aujourd’hui de juin 1935 (vol.1, n°6, juin 1935, p.57) qui propose pour la première fois cette terminologie pour désigner les Habitations à Bon Marché (HBM) et leur transformation en Habitations à Loyer Modéré (HLM), par la loi du 21 juillet 1951: « Nous espérons, un jour, sortir des villes comme Paris, non seulement par l’avenue des Champs Elysées, la seule réalisation de tenue sans laquelle Paris n’existerait pas, mais sortir par Belleville, par Charonne, par Bobigny, etc., et trouver harmonieusement disposés le long de larges autostrades, au milieu de grands espaces boisés, de parcs, de stades, de grandes cités claires, bien orientées, lumineusement éclairées par le soleil. » Largement reprise depuis les années 1950 dans le jargon administratif et public, elle apparaît pour la première fois dans un texte officiel qu’en 1973 avec la Circulaire Guichard, alors Ministre de l’Aménagement du territoire, de l’Equipement, du Logement et du tourisme. Celui-ci met un terme à la politique initiée après-guerre afin « d’empêcher la réalisation des formes d’urbanisation désignées généralement sous le nom de “grands ensembles”, peu conforme aux aspirations des habitants et sans justification économique sérieuse ». Paradoxalement, le terme de grands ensembles s’officialise donc au moment même où ils son mis en question. ZUP est un acronyme qui signifie Zone à Urbaniser en Priorité. Elles ont été créées par le décret N°58-1464 du 31 décembre 1958, afin de planifier et d’encadrer sur le territoire national, le développement urbain pour répondre à la carence de logements face à l’accroissement démographique et favoriser enfin la résorption de l’habitat insalubre. Oblet, Thierry, Gouverner la ville. Les voies urbaines de la démocratie moderne, Paris, PUF, 2003. En particulier par l’intermédiaire de la Société centrale de construction et de la Société centrale pour l’équipement du territoire, créées au milieu des années 1950 en tant que filiales de la Caisse des dépôts et consignations.

Kassovitz, Mathieu, La Haine, France, 1995.

Cornu, Marcel, Libérer la ville, Bruxelles, Casterman, 1977, p.60. Annie Fourcaut « Les banlieues populaires ont aussi une histoire », Projet 4/2007 (n° 299), pp. 7-15.

www.dailymotion.com/video/xw6lak?playlist=x34ije - Rue neuve 1956 la reconstruction de la France dix ans après la fin de la seconde guerre mondiale, villes, villages, grands ensembles réalisation : Jack Pinoteau , Panorama de la reconstruction de la France dix ans après la fin de la seconde guerre mondiale, ce film de commande évoque les villes et villages français détruits puis reconstruits dans un style respectant la tradition : Saint-Malo, Gien, Thionville, Ammerschwihr, etc. ainsi que la reconstruction en rupture avec l'architecture traditionnelle à Châtenay-Malabry, Arles, Saint Étienne, Évreux, Chambéry, Villeneuve-Saint-Georges, Abbeville, Le Havre, Marseille, Boulogne-sur-Mer, Dunkerque. Le documentaire explique par exemple la manière dont a été réalisée la reconstruction de Saint-Malo à l'intérieur des rempart de la vieille ville : "c'est la fidélité à l'histoire et la force du souvenir qui a guidé l'architecte". Dans le même esprit à Gien, au trois quart détruite en 1940, seul le château construit en 1494 pour Anne de Beaujeu, fille aînée de Louis XI, fut épargné par les bombardements. La ville fut reconstruite dans le style des rares immeubles restant. Gien est relevé de ses ruines et le nouvel ensemble harmonieux est appelé « Joyau de la Reconstruction française ». Dans un deuxième temps est abordé le chapitre de la construction des cités et des grands ensembles, de l’architecture du renouveau qualifiée de "grandiose incontestablement". S’il est précisé "on peut aimer ou de ne pas aimer ce style", l’emporte au final l’argument suivant : les grands ensembles, c'est la campagne à la ville, un urbanisme plus aéré, plus vert." les films caravelles 1956, Réalisateur : Jack Pinoteau (connu pour être le metteur en scène du film Le Triporteur 1957 qui fit découvrir Darry Cowl) www.dailymotion.com/video/xuz3o8?playlist=x34ije - www.dailymotion.com/video/xk1g5j?playlist=x34ije Brigitte Gros - Urbanisme - Filmer les grands ensembles 2016 - par Camille Canteux chercheuse au CHS -Centre d'Histoire Sociale - Jeanne Menjoulet - Ce film du CHS daté de 2014 www.youtube.com/watch?v=VDUBwVPNh0s … L'UNION SOCIALE POUR L'HABITAT le Musée des H.L.M. musee-hlm.fr/ union-habitat.org/ - EXPOSITION :LES 50 ANS DE LA RESIDENCe SALMSON POINT-Du JOUR www.salmsonlepointdujour.fr/pdf/Exposition_50_ans.pdf - Sotteville Construction de l’Anjou, le premier immeuble de la Zone Verte sottevilleaufildutemps.fr/2017/05/04/construction-de-limm... - www.20minutes.fr/paris/diaporama-7346-photo-854066-100-an... - www.ladepeche.fr/article/2010/11/02/940025-140-ans-en-arc... dreux-par-pierlouim.over-blog.com/article-chamards-1962-9... missionphoto.datar.gouv.fr/fr/photographe/7639/serie/7695...

Official Trailer - the Pruitt-Igoe Myth: an Urban History

www.youtube.com/watch?v=g7RwwkNzF68 - la dérive des continents youtu.be/kEeo8muZYJU Et la disparition des Mammouths - RILLIEUX LA PAPE & Dynacité - Le 23 février 2017, à 11h30, les tours Lyautey étaient foudroyées. www.youtube.com/watch?v=W---rnYoiQc

Ginger CEBTP Démolition, filiale déconstruction du Groupe Ginger, a réalisé la maîtrise d'oeuvre de l'opération et produit les études d'exécution. L'emblématique ZUP Pruitt Igoe. vaste quartier HLM (33 barres de 11 étages) de Saint-Louis (Missouri) USA. démoli en 1972 www.youtube.com/watch?v=nq_SpRBXRmE … "Life is complicated, i killed people, smuggled people, sold people, but perhaps in here.. things will be different." ~ Niko Bellic - cité Balzac, à Vitry-sur-Seine (23 juin 2010).13H & Boom, quelques secondes plus tard, la barre «GHJ», 14 étages et 168 lgts, s’effondrait comme un château de cartes sous les applaudissements et les sifflets, bientôt enveloppés dans un nuage de poussière. www.youtube.com/watch?v=d9nBMHS7mzY … - "La Chapelle" Réhabilitation thermique de 667 logements à Andrézieux-Bou... youtu.be/0tswIPdoVCE - 11 octobre 1984 www.youtube.com/watch?v=Xk-Je1eQ5po

DESTRUCTION par explosifs de 10 tours du QUARTIER DES MINGUETTES, à LYON. les tours des Minguettes ; VG des tours explosant et s'affaissant sur le côté dans un nuage de fumée blanche ; à 13H15, nous assistons à l'explosion de 4 autres tours - St-Etienne Métropole & Montchovet - la célèbre Muraille de Chine ( 540 lgts 270m de long 15 allees) qui était à l'époque en 1964 la plus grande barre HLM jamais construit en Europe. Après des phases de rénovation, cet immeuble a été dynamité en mai 2000 www.youtube.com/watch?v=YB3z_Z6DTdc … - PRESQU'ILE DE GENNEVILLIERS...AUJOURD'HUI...DEMAIN... (LA video içi parcours.cinearchives.org/Les-films-PRESQU-ILE-DE-GENNEVI... … ) Ce film de la municipalité de Gennevilliers explique la démarche et les objectifs de l’exposition communale consacrée à la presqu’île, exposition qui se tint en déc 1972 et janvier 1973 - le mythe de Pruitt-Igoe en video içi nextcity.org/daily/entry/watch-the-trailer-for-the-pruitt... … - 1964, quand les loisirs n’avaient (deja) pas le droit de cité poke @Memoire2cite youtu.be/Oj64jFKIcAE - Devenir de la ZUP de La Paillade youtu.be/1qxAhsqsV8M v - Regard sur les barres Zum' youtu.be/Eow6sODGct8 v - MONTCHOVET EN CONSTRUCTION Saint Etienne, ses travaux - Vidéo Ina.fr www.ina.fr/video/LXF99004401 … via - La construction de la Grande Borne à Grigny en 1969 Archive INA www.youtube.com/watch?time_continue=12&v=t843Ny2p7Ww (discours excellent en seconde partie) -David Liaudet : l'image absolue, c'est la carte postale" phothistory.wordpress.com/2016/04/27/david-liaudet-limage... … l'architecture sanatoriale Histoire des sanatoriums en France (1915-1945). Une architecture en quête de rendement thérapeutique..

passy-culture.com/wp-content/uploads/2009/10/Les-15-Glori... … … & hal.archives-ouvertes.fr/tel-01935993/document … explosion des tours Gauguin Destruction par implosion des Tours Gauguin (quartier de La Bastide) de Limoges le dimanche 28 novembre 2010 à 11 heures. Limoges 28/11/2010 youtu.be/cd0ln4Nqqbs … 42 Roanne - c'etait le 11 novembre 2013 - Souvenirs des HLM quartier du Parc... Après presque 45 minutes de retard, les trois dernières tours Chanteclair sont tombées. Le tir prévu etait à 11h14 La vidéo içi www.leprogres.fr/loire/2013/11/01/roanne-les-3-dernieres-... … … www.leprogres.fr/loire/2013/11/01/roanne-une-vingtaine-de... …Besançon (25) - la Nouvelle cité d'HLM La Planoise en 1960 avec la video des premiers habitants de Planoise en juin 1968 www.youtube.com/watch?v=LVKAkJSsCGk … … … archive INA … BEGIN Japanology - les utopies de l'extreme et Kenzo Tange l'architecte japonnais - la video içi www.youtube.com/watch?v=ZlAOtYFE4GM … 71 les Prés Saint-Jean a Chalon-sur-Saône - L'Implosion des 3 tours HLM de 15 etages le 5 décembre 2009 par FERRARI DEMOLITION içi www.youtube.com/watch?v=oDsqOjQJS8E … … … & là www.youtube.com/watch?v=ARQYQLORBBE … 21 DIJON Cité des Grésilles - c'etait l'implosion de la residençe HLM Paul Bur le 19 02 2010 www.youtube.com/watch?v=fAEuaq5mivM … … & la www.youtube.com/watch?v=mTUm-mky-sw … 59 - la technique dite du basculement - Destruction de l'immeuble Rhone a Lille avec pleins de ralentit içi video-streaming.orange.fr/actu-politique/destruction-de-l... … 21 Chenôve (le GRAND DIJON) - Implosion de la barre François RUDE le 3 nov 2010 (top video !!) www.youtube.com/watch?v=ClmeXzo3r5A … …Quand l histoire çe repete et çe repetera autant de fois que nesçessaire quand on voie la quantitée de barres 60 70's...dans le collimateur de l'ANRU2.. 77 MEAUX 3 grandes tours..& puis s'en vont.. Démolition Pierre Collinet Batiment Genêt, Hortensia et Iris - Reportage Journal le 26 juin 2011 youtu.be/fpPcaC2wRIc 71 CHALON SUR SAONE C'etait les Prés Saint Jean le 05 décembre 2009 , pour une implosion hlm hors du commun !!! Caméra mise à même le sol , à une vingtaine de mètres de la première tour .... www.youtube.com/watch?v=kVlC9rYU-gs … 78 les MUREAUX le 3 octobre 2010 ,Les dernières minutes de la Tour Molière aux Mureaux (Yvelines) et sa démolition par semi-foudroyage, filmés du quartier de la Vigne Blanche. www.youtube.com/watch?v=u2FDMxrLHcw …71 MACON LES GRANDES PERRIERES C'etait un 30 juin 2013, avec l'implosion de la barre HLM des Perrières par GINGER www.youtube.com/watch?v=EzYwTcCGUGA … … une video exceptionnelle ! c'etait Le Norfolk Court un ensemble résidentiel, le Norfolk Court, construit dans les années 1970, a été démoli à Glasgow en Ecosse le 9 mai 2016 . Il rate la démolition d'un immeuble au tout dernier moment LES PASSAGERS DU BUS EN PROFITE A SA PLAçE lol www.20minutes.fr/tv/t-as-vu/237077-il-rate-la-demolition-... … 69 LYON Quand La Duchère disait adieu à sa barre 230 le jeudi 2 juillet 2015

www.youtube.com/watch?v=BSwidwLw0NAwww.youtube.com/watch?v=BdLjUAK1oUkwww.youtube.com/watch?v=-DZ5RSLpYrM …Avenir Deconstruction : Foudroyage de 3 barres HLM - VAULX-EN-VELIN (69) www.youtube.com/watch?v=-E02NUMqDno Démolition du quartier Bachelard à Vaulx-en-Velin www.youtube.com/watch?v=DSAEBIYYpXY Démolition des tours du Pré de l'Herpe (Vaulx-en-Velin)

www.youtube.com/watch?v=fG5sD1G-QgU REPORTAGE - En sept secondes, un ensemble de 407 appartements à Vaulx-en-Velin a été détruit à l'explosif dans le cadre du renouvellement urbain... www.youtube.com/watch?v=Js6w9bnUuRM www.youtube.com/watch?v=MCj5D1NhxhI - St-QUENTIN LA ZUP (scic)- NOUMEA - NOUVELLE CALEDONIE historique de la cité Saint-Quentin içi www.agence-concept.com/savoir-faire/sic/

www.youtube.com/watch?v=_Gt6STiH_pM …[VIDEOS] Trois tours de la cité des Indes de Sartrouville ont été démolies dans le cadre du plan de rénovation urbaine du quartier Mille quatre cent soixante-deux détonateurs, 312 kilos le 06/06/2010 à 11 heures. la belle video içi www.youtube.com/watch?v=fY1B07GWyDE VIGNEUX-SUR-SEINE, VOTRE HISTOIRE, VOS SOUVENIRS. içi www.youtube.com/watch?v=8o_Ke26mB48 … , Film des Tours et du quartier de la Croix Blanche, de 1966 à 1968. Les Tours en train de finir de se construire, ainsi que le centre commerciale. Destruction de la Tour 21, pour construire de nouveaux HLM...

42 LOIRE ST-ETIENNE MONTREYNAUD tout une histoire youtu.be/ietu6yPB5KQ - Mascovich & la tour de Montreynaud www.youtube.com/watch?v=p7Zmwn224XE … -Travaux dalle du Forum à Montreynaud Saint-Etienne www.youtube.com/watch?v=0WaFbrBEfU4 … & içi www.youtube.com/watch?v=aHnT_I5dEyI … - et fr3 là www.youtube.com/watch?v=hCsXNOMRWW4 … - Au nord-Est de St-Etienne, aux confins de la ville, se dresse une colline et sur les pentes de cette colline s’accroche une petite ville, un quartier, un peu à part. Cet endroit niché au milieu de la verdure, c’est le quartier de Montreynaud. www.youtube.com/watch?v=Sqfb27hXMDo&fbclid=IwAR2ALN4d... …Et sinon, avez-vous remarqué au dessus du P de AGIP ? On voit, dans le film, la Tour Réservoir Plein Ciel du quartier de Montreynaud, détruite 3 ans plus tard par foudroyage ! Sûr que @Memoire2cite a des photos du quartier et de la tout à l'époque ! ;-) 42 LOIRE SAINT-ETIENNE MONTREYNAUD LA ZUP Souvenirs avec Mascovich & son clip "la tour de Montreynaud" www.youtube.com/watch?v=p7Zmwn224XE

- Que de chemin parcouru, Muraille de Chine La Palle Beaulieu jusqu'aux années 90. L habitat se transforme et s adapte aux nouveaux besoins. Autre temps, période d'essor économique et du "vivre ensemble". Merci à @Memoire2cite pour cette introspection du passé! -

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Opened 22 Mar 1878, design by W Beattie, of Port Adelaide, used as hall & library, extensions foundation stone 17 Jan 1903, architect C L Gardiner, used by Air Training Corps in WWII, leased by RSL 1952, with new facade now a performing arts school.

 

“District Hall at Woodville. . . A meeting of the ratepayers of. the District of Woodville was held at the Old Halfway House, Port-road, on Thursday evening, August 10, to consider the advisability of building a district-hall or cottage and council chambers. There was an attendance of about 40 ratepayers. . . the district hall at Hindmarsh had been sold, and the Woodville District Council had received their share of the money, viz., £225. . . It would be well, too, that the building should be utilised as an institute, and therefore a more pretentious structure than a cottage should be erected. . . the Chairman stated that the piece of land he had promised had 40 feet frontage to the Port-road, and was about 160 feet in depth. It was decided, after some conversation, that the size of the building should be according to the plan, 25 feet by 40 feet.” [Advertiser 11 Aug 1876]

 

“An effort is being made to get an Institute at Woodville. Mr. D. Bower, M.P., the Chairman of the local District Council, in addition to giving a site for the building, has promised £100 on an equal amount being raised by public subscription, towards which Mr. Fletcher has given £50.” [Register 23 May 1877]

 

“The Woodville Institute Building Committee met on Tuesday, May 29. The Treasurer having stated that £115 16s. 6d. had been collected, Mr. Bower, M.P., handed in his promised gift of £100, and offered the Committee the choice of two suitable sites for the building.” [Register 1 Jun 1877]

 

“About 10 months ago some of the inhabitants of Woodville, seeing that nearly every town in the colony of any size had a hall of its own in which to hold public meetings or for other purposes, thought it was about time that they had one too. A Committee was therefore formed. . . Subscriptions were then invited, which resulted in a sum being realised of £359. Of this amount Mr. D. Bower and Mr. H. C. Fisher each subscribed £100, the farmer gentleman also giving the land. The building was commenced last October, and was opened on Friday afternoon, March 22, by the Hon. A. Blyth. It is built of grey stone, and has a very neat and substantial-looking appearance. . . The hall is fully large enough. . . A library and greenroom are attached.” [Advertiser 25 Mar 1878]

 

“A well-attended meeting was held in the Woodville Institute on Tuesday evening, June 30, to consider the advisability of forming a Choral Society. About twenty ladies and gentlemen expressed their willingness to join.” [Register 2 Jul 1885]

 

“Woodville Institute.— St. John's Young Men's Society Dramatic Club will give an entertainment in the Woodville Institute this evening.” [Register 27 Apr 1893]

 

“Mr. C. Blackburn, a fourth-year student, will leave the colony for Sydney next week, in order to complete his studies. He has for four years been Librarian of the Woodville Institute.” [Register 28 Jan 1897]

 

“Woodville Institute. Miss Ward’s School Reopens on Monday, next.” [Register 4 Oct 1901 advert]

 

“The present Institute Hall at Woodville, which is entirely free of debt, is inadequate for the requirements of the district. A special meeting of subscribers was held on Monday evening to consider the proposal of the committee to enlarge the building.” [Advertiser 19 Aug 1902]

 

“The ceremony of laying the foundation stone of additions to the Woodville Institute was performed on Saturday afternoon by Miss White-Bower. . . the stone, which was the gilt of the contractor, and consisted of Murray Bridge freestone.” [Register 19 Jan 1903]

 

“Woodville Institute. . . The additions consist of an enlargement of the present hall by 20 ft., a new library. . . reading-room. . . two small dressing-rooms. . . and a supper-room. . . The extensions are being constructed to the rear of the present building, and they will be reached from a porch at the southern side. . . The foundations and walls are being built of Tapley Hill stone and red brick. The additions are estimated to cost £600. Mr. C L Gardiner is the architect.” [Advertiser 19 Jan 1903]

 

“The people in Woodville had for a long time been anxious to have a church and school in their midst. . . The first Mass had been said at Christmas two years ago in the house of the late Mr. Thomas Doherty, and Mass had been occasionally celebrated since in the Woodville Institute.” [Southern Cross 25 Oct 1912]

 

“an excellent concert at the Woodville Institute on Friday, April 16, in aid of the Belgian and Red Cross Funds. The main part of the programme was given by the small children of the Woodville School.” [Observer 24 Apr 1915]

 

“There was a large audience at the Woodville Institute on Wednesday, when a patriotic concert was given to provide comforts for soldiers at the Dardanelles.” [Advertiser 3 Sep 1915]

 

“The autumn dahlia show of the Woodville Floriculture Society was held in the Woodville Institute.” [Advertiser 1 Apr 1929]

 

“the Woodville Institute provided scholarships for school children in the town.”[Advertiser 14 Jul 1936]

 

“The 60th anniversary of the formation of the Woodville Institute was celebrated at the Institute last night with a bridge party.” [Advertiser8 Oct 1937]

 

“The Mayoress of Woodville (Mrs. F. A. Box) has convened a meeting. . . in the Woodville Institute to form a sewing circle.” [Advertiser 6 Oct 1939]

 

“At the annual meeting of the Woodville Institute, the secretary reported that the total membership was approximately 400; 332 books were added, and 240 borrowed from the Institutes Association. . . Four scholarships had been presented, two to Woodville, and two to Kilkenny primary schools, entitling the girl or boy with the highest Q.C. marks to a year's full membership. The committee had made the hall available free of charge to the local branches of the Red Cross Society and Soldiers' Comforts Fund.” [Advertiser 13 Feb 1940]

 

“The Air Raid Precautions Services has established training courses of instruction in stretcher bearing and elementary first aid at the following centres. . . Woodville Institute.” [Advertiser 1 Jul 1940]

 

“Air Training Corps. . . Headquarters of three metropolitan squadrons have been opened. They are staffed by R.A.A.F. non-commissioned officers. . . north-western at Woodville Institute.” [News 17 Dec 1941]

 

“More than 100 youths attended the initial drill parade of No. 72 squadron of the Air Training Corps at the Woodville Institute on Saturday afternoon. Squadron 12 includes youths under 18 in the Woodville and Henley and Grange districts who are undertaking an educational course prior to joining the RAAF.” [Advertiser 12 Jan 1942]

 

“A public meeting of ratepayers will be held in the banqueting room of the Woodville Town Hall. . . to consider the transfer of the Woodville Institute to the Woodville Corporation.” [Advertiser 19 Feb 1943]

 

“Woodville Council. . . the Commissioner of Civil Defence (Lt-Col. G. D. Shaw) had agreed to vacate the Institute building to permit the reinstatement of the library by the council.” [Advertiser 28 Nov 1944]

 

“Woodville Council last night decided to offer Woodville RSL sub-branch a 21-year lease of Woodville Institute.” [News 14 Nov 1950]

 

“Woodville RSL has secured a 21-year lease of premises owned by Woodville Council in Woodville road. In appreciation, the sub-branch the other night gave a social to the Mayor (Mr. W. Hoskin) and councillors and presented the rental — a peppercorn mounted in a jewel case.” [News 26 Sep 1952]

 

“Woodville has had its institute and library for nearly 80 years.” [News 6 Apr 1954]

 

I consider myself familiar with Jeff Bridges' work as an actor, but "True Grit" proved to me that he's a much better actor than I ever gave him credit for. True Grit is a "different version" of the movie that is based on the book and not a remake of the original movie starring John Wayne. A 14 year old girl approaches Rooster Cogburn (Bridges) about bringing Tom Chaney (Josh Brolin) to justice for killing her father. With the help of LaBoeuf (Matt Damon) the trio embark on the hunt that ends in the only way that The Coen Brothers could see fit. Josh Brolin once again proves his worth as does Matt Damon who even has the Texan accent down perfectly. As for Hailee Steinfeld she was perfect as well and I hope to see her in more films in the future. The casting in this film was supreme as well. The movie will be considered another Coen Classic in my opinion and as for the ending, well it ended in the typical Coen fashion, that there isn't such a thing as a perfect ending. I give it 4 and a Half out of 5, it came close to a 5.

                                                    

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Damasco è la capitale e seconda città più popolosa della Siria, ed è considerata, grazie ad alcuni reperti rinvenuti a Tell Ramad e datati tra l' 8.000 e il 10.000 a.c., la più antica città continuativamente popolata fino ai giorni nostri.

Le prime tracce che attribuiscono una certa importanza alla città risalgono al II e I millennio a.c., durante i quali venne contesa tra Aramaici, Assiri e Babilonesi, che la mantennero fino al 538 a.c., quando venne conquistata dai Persiani di Ciro il Grande.

Cadde per la prima volta in mano a una potenza occidentale durante la campagna di Alessandro Magno. Dopo la morte del condottiero divenne teatro dello scontro tra Seleucidi e Tolemaici, senza che nessuno dei due regni riuscisse a mantenerne duraturamente il controllo.

Nel 64 a.c. il generale Pompeo annesse ai domini Romani l'intera Siria Occidentale, e inserì Damasco nella Decapolis.

Inizia in questo momento il periodo di massimo splendore ed espansione della città, che ha il suo apogeo durante il Califfato Omayyade, quando è capitale di un'impero che si estende dalla Penisola Iberica all'India. Uno splendore che, quando l'ultimo Califfo di questa dinastia, Marwan II, sposta la capitale ad Harran, non riuscirà più a riconquistare.

Dopo un breve periodo di ripresa, durante i regni di Noureddine e Saladino, viene più volte saccheggiata e rasa al suolo dai Mongoli, prima di passare definitivamente agli Ottomani.

Torna capitale solo nel 1946, alla definitiva conquista dell'indipendenza da parte della Siria.

Nel 1979 il suo centro storico viene dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'U.N.E.S.C.O. e nel 2008 è Capitale della Cultura Araba.

  

La Moschea Omayyade di Damasco, Principale luogo di culto della capitale e uno dei più antichi al mondo di matrice islamica, venne costruita tra il 706 e il 715 d.c. per ordine del califfo al-Walīd ibn ʿAbd al-Malik, inglobando la chiesa dedicata a San Giovanni Battista, innalzata da Costantino a sua volta riutilizzando un tempio pagano del I secolo.

Della chiesa furono conservati i tre campanili, mutati in minareti, e la cappella, che tuttora custodirebbe la reliquia, sacra anche per la fede islamica, della testa del Battista.

O Convento dos Capuchos, considerado como um dos mais belos e românticos monumentos de Almada fica situado no lugar de Outeiro do Funchal, na Costa da Caparica.

O complexo foi edificado no ano de 1558, por Lourenço Pires de Távora, 4° Senhor da Casa e Morgado da Caparica, apresenta uma construção modesta, mas de bastante elegância. Muito abalado com a força destruidora do terramoto de 1 de Novembro de 1755, o convento ficou quase completamente derruído, restando somente a sua parte frontal. Ainda assim, é possível recordar o seu aspecto primitivo.

Na sua fachada havia um triplo pórtico de colunas simples, com arco ao centro e grades de ferro, formando a galilé, que dava acesso ao corpo da capela. À direita e à esquerda da janela maior, sobre o pórtico central, viam-se, respectivamente, emoldurados, o símbolo da Ordem de São Francisco e, em escudo ovalado, as armas dos Távoras.

 

Outra edificação que se realça neste monumento é a capelinha dedicada a Santo António, cujo tecto abobadado é todo concheado, trabalho de grande cunho artístico. Este monumento almadense, votado ao abandono durante dois séculos, foi, por fim, adquirido pela câmara, em 1950.

A reabertura da igreja do convento, no dia 18 de Outubro de 1952, acabou por simbolizar, embora um pouco tardiamente, o reconhecimento ao mérito do seu fundador, Lourenço Pires de Távora, militar e diplomata eminente.

 

O Convento dos Capuchos tem funcionado como local privilegiado para a realização de importantes eventos culturais, com destaque para o Festival Internacional de Música dos Capuchos.

Com o intuito de preservar e reforçar a importância deste monumento e pólo cultural de enorme valor, o Convento dos Capuchos funcionará como a futura Casa da Música, constituindo um espaço único para as actividades musicais.

São ainda de mencionar os seus belos e cuidados jardins, assim como o miradouro, do qual se tem uma vista privilegiada da Costa de Caparica, Lisboa, Serra de Sintra, o Cabo Espichel, a Torre de São Julião, o Bugio e a Baía de Cascais.

 

www.costadacaparica.com.pt/pag.asp?pag=7&t=Convento-d...

 

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Photo by Eric Wheeler, Metro Transit.

Catedral de Santa María de Toledo

La catedral de Santa María de Toledo, (España), llamada también Catedral Primada de Toledo, sede de la Archidiócesis de Toledo, es un edificio de arquitectura gótica, considerado por algunos como la opera magna1 del estilo gótico en España. Su construcción comenzó en 1226 bajo el reinado de Fernando III el Santo y las últimas aportaciones góticas se dieron en el siglo XV cuando en 1493 se cerraron las bóvedas de los pies de la nave central, en tiempos de los Reyes Católicos. Está construida con piedra blanca de Olihuelas (en el término de Olías del Rey).

 

Se la conoce popularmente como Dives Toletana (con el sentido de la rica toledana)

Orígenes

 

Durante muchos años, la tradición popular no escrita ha venido contando que hubo en este mismo lugar donde se encuentra la actual catedral un primer templo de la época del primer obispo Eugenio. Este templo fue consagrado por segunda vez el año 587, después de haber sufrido algunas alteraciones, como lo atestigua la inscripción aparecida en el siglo XVI que se conserva en el claustro y

En el nombre del Señor fue consagrada la Iglesia de Santa María en católico, el día primero de los idus de abril, en el año felizmente primero del reinado de nuestro gloriosísimo rey Flavio Recaredo, Era 625 [13 de abril de 587]

 

La ciudad había sido sede obispal de la Hispania visigoda. Los numerosos Concilios de Toledo atestiguan su importante pasado eclesiástico. También la abjuración del arrianismo por parte de Recaredo había tenido en ella su lugar y tiempo. La invasión musulmana no eliminó de inmediato la impronta cristiana y el obispado se trasladó y quedó establecido en la iglesia de Santa María de Alfizén.3

 

Se cree que el edificio obispal visigodo fue trasformado nuevamente para convertirse en la mezquita mayor de la ciudad de Toledo. Algunos investigadores apuntan que la sala de oración de la mezquita se corresponde con el cuerpo de las cinco naves de la actual catedral: el sahn (o patio) coincidiría con una parte del actual claustro y de la capilla de San Pedro y el alminar con la torre de campanas. Entre los datos arqueológicos actuales es posible observar algunos vestigios de la construcción musulmana: una columna islámica empotrada dentro de la capilla de Santa Lucía; los fustes marmóreos que guarnecen el exterior del coro son un aprovechamiento de una antigua construcción musulmana; los arcos entrecruzados de estilo califal en el triforio de la capilla mayor y en el de la girola, coinciden con la tradición constructora musulmana de Córdoba, si bien evidentemente su estructura es de traza cristiana.

La catedral de Alfonso VI

 

La ciudad de Toledo fue conquistada por Alfonso VI, rey de León y Castilla en 1085. Uno de los puntos de las capitulaciones que hicieron posible la entrega de la ciudad sin derramamiento de sangre fue la promesa de este rey de conservar y respetar los edificios de culto, las costumbres y la religión tanto de musulmanes como de la gran población cristiano-mozárabe; naturalmente, la mezquita mayor se hallaba comprendida en ese compromiso. Poco después, el rey tuvo que ausentarse por cuestiones de Estado, quedando al frente de la ciudad su esposa Constanza y el abad del monasterio de Sahagún Bernard de Sedirac (o Bernardo de Cluny), que había sido elevado al rango de arzobispo de Toledo. Estos dos personajes, de mutuo acuerdo y aprovechando la ausencia del rey, protagonizaron un hecho desafortunado que, según cuenta el padre Mariana en su Historia General de España, a punto estuvo de provocar una rebelión y un levantamiento no deseado y la ruina de la ciudad recién conquistada.

Urbano II, mediante la bula Cunctis Sanctorum, reconoció la condición de primada a la catedral y diócesis de Toledo

 

El asunto fue que el día 25 de octubre de 1087, el arzobispo (de acuerdo con la reina Constanza) envió gente armada para que se adueñara por la fuerza del recinto de la mezquita. Después de este lance, instalaron un altar provisional y colocaron una campana en el alminar, siguiendo la costumbre cristiana para «arrojar las suciedades de la ley de Mahoma».4 Cuenta el padre Mariana que el rey Alfonso VI se enfadó tanto cuando se enteró de lo acontecido que ni el arzobispo ni la reina consiguieron aplacarle y que dictó sentencia de muerte para casi todos los implicados. La leyenda cuenta que fueron los musulmanes los verdaderos intermediarios para conseguir la paz, con la figura del negociador y alfaquí Abu Walid quien llevó al rey un mensaje de tolerancia en el que se decía que aceptaban como legítima la usurpación. En recuerdo y gratitud de este gesto, el Cabildo catedralicio del siglo XV le dedicó un homenaje y encargó su efigie para colocarla en uno de los pilares de la capilla mayor, perpetuando de esta manera su recuerdo. Este hecho no está documentado y muchos historiadores de arte ven en la efigie un sacerdote de aspecto musulmán. Como consecuencia de aquel suceso, la mezquita toledana quedó consagrada y convertida en catedral cristiana, sin hacer apenas cambios en su estructura.

 

No se conservan los planos de lo que fue la mezquita ni se sabe cómo era esta construcción, pero teniendo en cuenta los vestigios conservados en otras ciudades (Sevilla, Jaén, Granada, Málaga y la propia Mezquita de Córdoba) puede suponerse que sería un edificio columnario, con arquería de herradura sobre columnas tal vez aprovechadas de otras construcciones romanas y visigodas. Es posible que se pareciese bastante a la iglesia de El Salvador de Toledo, antigua mezquita.

 

El rey Alfonso VI hizo importantes donaciones al nuevo templo. El 18 de diciembre de 1086 fue puesta la catedral bajo la advocación de María y se le concedieron villas, aldeas, molinos y un tercio de los ingresos de todas las demás iglesias de la ciudad. El primer privilegio real que se conserva reza en latín en su inicio:

Se hicieron las obras necesarias para establecer el culto cristiano romano, entre otras el cambio de orientación del presbiterio y capilla mayor. Urbano II le reconoció en 1088 su condición de catedral primada sobre las demás del reino. La mezquita-catedral se mantuvo casi intacta hasta el siglo XIII, año de 1222, en que una bula del Papa Honorio III autorizó a emprender las obras de la nueva fábrica que se iniciaron en 1224 (o 1225) y cuya ceremonia oficial de colocación de la primera piedra tuvo lugar en 1226 (otras fuentes dicen 1227), con la presencia del rey Fernando III el Santo.6 A lo largo del siglo XIII se aumentaron las rentas catedralicias al integrarse en su patrimonio Alcalá de Henares.7

La catedral del arzobispo Ximénez de Rada

El edificio de la catedral tal y como hoy se contempla es obra del siglo XIII, época del arzobispo de Toledo Rodrigo Ximénez de Rada y del rey Fernando III el Santo. La ceremonia oficial de la puesta de la primera piedra se retrasó con respecto al comienzo de las obras, en espera de que el rey pudiera hacer acto de presencia (1227). Ximénez de Rada había sido elegido arzobispo de Toledo en 1209 y desde el principio de su mandato defendió ante el Papa la primacía de la sede toledana. En su mente estaba la construcción de una gran catedral digna de esta ciudad que él gobernaba. Por entonces, la mezquita-catedral se mostraba bastante vieja y ruinosa; incluso algunas secciones habían sido demolidas por su antecesor. La mezquita-catedral disponía de un amplio espacio, pero era de poca altura y le faltaba la esbeltez de otros templos de similar importancia. Ximénez de Rada fue el entusiasta promotor de la nueva catedral que se edificaría al gusto de la época, en estilo gótico. Tan entusiasta fue con el proyecto y tanto se involucró en él, que se llegó a decir que fue el autor-arquitecto de las trazas de la nueva catedral; afirmación totalmente fuera de lugar según los historiadores y arquitectos. El arzobispo pasó unos años manteniendo y reforzando el antiguo templo a la espera de que su sueño fuera realizado.

El edificio de la catedral actual

 

La estructura del edificio tiene gran influencia del mejor gótico francés del siglo XIII pero adaptado al gusto español. Mide 120 m de longitud por 59 m de ancho. Consta de 5 naves más crucero y doble girola. Las naves externas presentan una anomalía extraña al ser algo más anchas que las otras dos. La parte más antigua del templo es la cabecera que mantiene en su arquitectura los triforios originales que se extendían a lo largo de las naves de donde fueron suprimidos en una de tantas reformas y evoluciones que sufrió la catedral. Todavía en época del gótico, estos triforios fueron sustituidos por los grandes ventanales-vidrieras. Los que se conservan de la cabecera son de influencia mudéjar. El más bajo está compuesto de arquillos lobulados que descansan en columnas pareadas y el alto presenta unos arcos entrecruzados típicos del mudéjar. No se sabe si estos temas mudéjares existían en la anterior mezquita y fueron copiados como recuerdo o bien se añadieron en una de las mejoras y enriquecimiento de la fábrica, como algo original y de buen gusto.

 

En la cabecera se encuentra la doble girola que es doble como corresponde a una planta de 5 naves. Esta doble girola es de proporciones grandiosas y está enriquecida por elementos arquitectónicos y por un original abovedamiento.

Cabecera de la catedral de Le Mans donde pueden apreciarse los rectángulos y los triángulos en los tramos de la girola.

 

Los tramos de la girola correspondientes a las distintas capillas se solucionaron con plantas alternativas de rectángulos y triángulos, lo que hizo que cada capilla fuera de distinto tamaño, más grandes las rectangulares y más pequeñas las triangulares. Esta manera de distribuir la cabecera puede verse en las catedrales francesas de Notre Dame en París, Bourges y Le Mans, siendo esta última la más parecida aunque las tres son más esbeltas en conjunto que la española. Las distintas reformas que se hicieron a través del tiempo alteraron la disposición de algunas de las capillas; en algún caso se reconstruyó una sola capilla en un espacio de tres. (Véase capilla de Santiago nº 7 en el plano y capilla de San Ildefonso nº 8 en el plano).

 

Las bóvedas de las naves son cuatripartitas excepto en el crucero y capilla mayor en que se refuerzan con terceletes.

0610 Catedral Metropolitana de la Ciudad de México

La Catedral Metropolitana de la Ciudad de México es el gran templo católico ubicado en la Plaza de la Constitución, en el centro histórico de la Ciudad de México. Las medidas aproximadas de este templo son 59 metros de ancho por 110 de largo y una altura de 60 metros hasta la cúpula. Es también una de las principales obras del arte mexicano, y se considera entre las más sobresalientes de todo el arte hispanoamericano. Construida con cantera gris, cuenta con cinco naves y 16 capillas laterales. Está dedicada a la Asunción de la Virgen María y es la iglesia principal de la Arquidiócesis Primada de México.

 

Historia de una construcción [editar]

 

En el tiempo de la ciudad de Tenochtitlán el área en donde se encuentra la actual catedral estuvo ocupada por un pequeño templo dedicado a Xipe[1] o quizá por el templo de Quetzalcóatl, un templo dedicado al sol y otras edificaciones menores.[2]

 

Tres años después de concluida la conquista, Hernán Cortés mandó construir una iglesia en el lugar aprovechando material de los templos aztecas. Esta iglesia fue convertida en catedral por Carlos V y el papa Clemente VII según la bula del 9 de septiembre de 1530 y nombrada metropolitana por Paulo III en 1547.[3] Pronto quedó clara su insuficiencia y por mandato de Felipe II se derribó en 1552. Los trabajos de construcción de la nueva no comenzaron sino hasta 1571 cuando el virrey Martín Enríquez de Almansa y el arzobispo Pedro Moya de Contreras colocaron la primera piedra de su sucesora, la actual catedral...

 

La suma del costo de la obra hasta la dedicación de 1657 fue de 1.759.000 pesos. Dicho costo fue cubierto en buena parte por los reyes Felipe II, Felipe III, Felipe IV y Carlos II.[3]

 

Luego, hubo un concurso para designar al arquitecto que terminaría la fachada. El proyecto ganador de dicho concurso fue el neoclásico presentado por el veracruzano José Damián Ortiz de Castro, que se antepuso a los de José Joaquín de Torres (barroco) e Isidro Vicente de Balbás. Ortiz de Castro procedería a terminar las torres, parte de la cúpula y obras al interior. La muerte de Ortiz de Castro dejaría las obras en suspenso un breve tiempo. En 1793 el arquitecto valenciano Manuel Tolsá recibe el encargo de finalizar las obras de construcción de la Catedral, que no concluyen sino hasta 1813.[4]

 

Sucesos de la Catedral [editar]

 

A lo largo del tiempo la catedral ha perdido parte de su acervo artístico. Se tiene constancia de algunas de las obras perdidas: lámparas de plata de gran tamaño, candelabros, blandones y figuras del mismo metal, la custodia de Borda (88 marcos de peso en oro; con 10 perlas, cubierta al frente por 5872 diamantes y al dorso por 2653 esmeraldas, 544 rubíes y 28 zafiros), un pectoral de oro con reliquias, otro con topacios y brillantes y con anillos de accesorio, alfombras, cojines, colgaduras y muchos tesoros más de características similares.[5]

 

El edificio [editar]

 

La fachada [editar]

Fe, Esperanza y Caridad. Esculturas de Tolsá

Fe, Esperanza y Caridad. Esculturas de Tolsá

 

La fachada se observan tres relieves en mármol blanco. El central representa la Asunción de la Virgen María. El que se tiene del lado izquierdo muestra la entrega de las llaves del Cielo a San Pedro; el que se tiene a mano derecha, la Barca de la Iglesia. Sobre el reloj se encuentran tres figuras representativas de las virtudes teologales: la Fe, la Esperanza y la Caridad. La Fe sostiene una cruz, la Esperanza un ancla y la Caridad sujeta a dos niños. El reloj y las esculturas se deben a Tolsá, así como las balaustradas y florones que coronan todo el conjunto.

 

El altar del Perdón [editar]

Altar del Perdón

Altar del Perdón

 

El retablo es obra de Jerónimo de Balbás (1735). A principios de 1967 hubo un incendio en la catedral que dañó el altar. Gracias a la restauración practicada se puede admirar el día de hoy una gran obra de arte colonial. Se llama así porque ahí piden perdón los fieles.Esta es una de las obras más grandes del autor tiene un estilo churrigueresco el cual es muy detallado, todo el acabado de esta obra esta cubierto con hoja de oro.

 

El coro [editar]

 

La sillería del coro está fabricada en una excelente talla de tapincerán. Tiene dos niveles de sitiales: el alto para canónigos y el bajo para seíses y sochantres. En la parte superior, tiene figuras talladas en medio relieve, de obispos y santos.

 

La sillería del coro es fruto del arte de Juan de Rojas (1695). También fue dañada en el incendio de 1967.

 

Al centro del coro, entre la la reja y la sillería, está un fascistol de caoba, adornado con figuras de marfil, una de las cuales, es un crucifijo que corona toda la obra. Se usa para sostener los libros de canto, y está conformado por tres cuerpos.

 

La portada del coro y la crujía (el corredor cerrado que va desde es coro hasta presbiterio) fueron hechas con el diseño del pintor Nicolás Rodríguez Juárez bajo la supervisión del sangley Quiauló. La bella reja del coro es de tumbaga y calain, y fueron estrenadas en 1730. Se fabricó en la ciudad de Macao, China,[4] y sustituyó a una anterior esculpida en maderas.

  

Cúpula [editar]

 

Se terminó con adaptaciones al proyecto de Ortiz de Castro. En el interior también se representó la Asunción de la Virgen (Rafael Ximeno y Planes, 1810). La cúpula que existe hoy en día, es obra de Manuel Tolsá, y de tambor octogonal, levantada al centro del crucero, sobre cuatro columnas y rematada por una linternilla. Las actuales ventanas son de Matias Goeritz. En el incendio de 1967, ocasionado por un corto circuito en el Altar del Perdón la pintura de la Asunción se consumió.

  

Las capillas [editar]

Nave central de la Catedral Metropolitana, con vista del Altar de los Reyes al fondo.

Nave central de la Catedral Metropolitana, con vista del Altar de los Reyes al fondo.

 

Altar de los Reyes [editar]

Artículo principal: Altar de los Reyes

 

El Altar de los Reyes, se encuentra en el ábside del templo, detrás del Altar Mayor. Es obra del insigne Jerónimo de Balbás, autor del Altar del Perdón de esta misma catedral, y del Altar Mayor de la Catedral de Sevilla, entre otras.

 

Este bello altar, que se puede considerar un monumento dentro de otro monumento, es la obra cumbre del estilo churrigueresco mexicano o barroco estípite, y se considera la obra maestra de su destacado autor. Mide 25 metros de altura, 13 de ancho, y 7 metros de fondo; se eleva al fondo de Catedral ocupando el ábside.

 

Es una talla formada por tres calles verticales, dos laterales y una al centro, adornada con los cuadros La Asunción de la Vírgen, y La Adoración de los Reyes, del pintor Juan Rodríguez Juárez. Éste último, es el que da nombre al altar, además de una serie de esculturas de bulto de reyes y reinas canonizados (santificados), que posan a lo largo y ancho del altar.

 

Fue realizado en maderas preciosas policromados, en una exuberante composición de pilastras y columnas, follaje, guirnaldas y querubines. El conjunto está estofado, revestido con hoja o lámina de oro, lo cual le confiere majestuosidad a la obra. Está cerrado por una doble bóveda, y en lo más alto del conjunto, se haya una representación de Dios Padre, presidiendo el magno conjunto.

 

Las capillas laterales [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora de las Angustias de Granada [editar]

 

Capilla de San Isidro [editar]

 

Capilla de la Inmaculada Concepción [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora de Guadalupe [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora La Antigua [editar]

 

Está consagrada a la advocación mariana del mismo nombre, y en el retablo principal, neoclásico, obra de Juan de Rojas (1718), hay una copia de la imagen de la Virgen de la Antigua cuyo original se encuentra en la Catedral de Sevilla. Esta imagen de influencia bizantina era muy venerada por la población española de la ciudad de México durante el período colonial.

 

Bajo la imagen de la virgen hay una magnífica escultura sevillana del Niño Jesús, original de la primera mitad del siglo XVII y atribuida a Juan Martínez Montañés. Es conocida popularmente como El niño cautivo, debido a que permaneció en Argel junto a Francisco Sandoval de Zapata, racionero de la catedral, quien fue hecho prisionero por piratas del norte de África en 1622, cuando llevaba la escultura hacia México.

 

Capilla de San Pedro [editar]

 

La capilla de San Pedro custodia otros dos retablos. El primero y principal está dedicado a honrar la vida del santo apóstol y fue edificado hacia 1670. En él se observan ya los lineamientos del barroco temprano en los que aún se observan elementos manieristas como los relieves de lacería, las ménsulas y los pinjantes. El retablo está formado por tres cuerpos, el último de los cuales se integra al espacio arquitectónico dejando al centro el vano de la ventana. El retablo se merece una mención especial por su decoración general en la que sobresalen los variados motivos vegetales e inanimados propios del barroco. En cuanto a las pinturas de este retablo, no se ha podido saber a ciencia cierta quiénes fueron los autores, se trata de obras cuto tema es la vida de San Pedro, y en un pasaje se recuerda el martirio del apóstol que pidió ser crucificado de cabeza “por no ser digno de morir como su maestro”.

 

Capilla del Santo Cristo y de las Reliquias [editar]

 

Se contruyó entre 1610 y 1615 dedicada al Santo Cristo de los Conquistadores. También recibe el nombre de Capilla de reliquias por las reliquias insignes guardadas en los retablos barrocos. Según algunos historiadores la imagen de Cristo crucificado conocida como el "Santo Cristo de los Conquistadores" (S. XVI O XVII) fue un regalo de Carlos V, otros sostienen que se trata de una obra realizada en estas tierras, lo cierto es que ya en la primera catedral recibía gran veneración.

 

Las pinturas y esculturas escenifican momentos de la pasión de Cristo uniendo a este tema la pasión o tormento de los santos y santas màrtires. La escultura del "Santo Entierro" es utilizado todos los años en la procesión del Viernes Santo. El retablo de la derecha tiene al centro una Virgen de Guadalupe, de José de Ibarra, ante la que se juró a Santa María de Guadalupe como la Patrona General y Universal de todos los reinos de la Nueva España el 4 de diciembre de 1746, y que conserva una reliquia del ayate de Juan Diego Cuauhtlatoatzin. Las reliquias de esta capilla se exponen anualmente el día de todos los santos y el día de los fieles difuntos (1 y 2 de noviembre). De acuerdo a la tradición, en esta capilla se custodian reliquias de, entre otros, San Vicente de Zaragoza, San Gelasio, San Vital de Milán y un pedazo de la Vera Cruz.

 

Capilla de San Felipe de Jesús [editar]

 

Aquí se encuentran los restos de Agustín de Iturbide. Asimismo, aquí se conserva el corazón de Anastasio Bustamante.

 

Capilla de Nuestra Señora de los Dolores [editar]

 

Capilla del Señor del Buen Despacho [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora de la Soledad [editar]

 

La capilla dedicada a la Virgen de la Soledad fue abierta al culto en la segunda mitad del siglo XVII. Ella protege a los albañiles y obreros que participaron en la construcción de la catedral. El retablo principal está formado por dos cuerpos y un remate, en él se aprecian las columnas salomónicas de capitel corintio que separan las entrecalles. Es una virgen de la Soledad copia de una imagen española. El retablo puede ser ubicado en la década de 1670-1680 gracias a las pinturas con el tema de la Pasión de Cristo hechas por el pintor Pedro Ramírez.

 

Capilla de San José [editar]

 

Su retablo principal es barroco, procedente de la antigua Iglesia de Nuestra Señora de Montserrat y tiene en el centro la imagen de San José con el Niño, rodeado de santos, entre los que destaca Santa Brígida de Suecia. El retablo lateral es una composición de pinturas barrocas, que consiste en El triunfo de la Fe, La transfiguración, La circuncisión y La asunción.

 

Hay un antiguo Ecce homo sedente, llamado popularmente el Señor del cacao. Es una escultura mexicana de caña de maíz procedente de la primera catedral, y muy venerada por los indígenas durante la colonia, quienes a falta de monedas depositaban como ofrenda semillas de cacao, que en época prehispánica se consideraban valiosas piezas de cambio. En la actualidad es común que los niños depositen ofrendas en forma de caramelos.

 

Capilla de San Cosme y San Damián [editar]

 

Entre los retablos que decoran el interior de la Catedral Metropolitana, el principal está dedicado a honrar a los santos tutelares de la capilla, consta de dos cuerpos, el remate y tres entrecalles. Es uno de los retablos catedralicios del siglo XVII en los que se puede afirmar que tiene un acento manierista y como prueba de ellos están las columnas clasicistas estriadas. El retablo fue concebido para albergar pinturas, las cuales exaltan la vida de los santos médicos Cosme y Damián y se deben al pintor Sebastián López Dávalos. Este pintor también fue uno de los artistas que corroboraron el

 

Capilla de los Ángeles [editar]

 

Sirve de basamento a lo torre occidental, y fue concluida entre 1653 y 1660. Esta primera capilla fue destruida por un incendio en 1711, por lo que fue inmediatamente sustituida por la actual, finalizada en 1713. Cuenta con unos fastuosos retablos barrocos con esculturas estofadas y policromadas, obras de Manuel de Nava, que representan a los siete arcángeles.

 

Capilla de las Ánimas [editar]

 

La sacristía [editar]

 

En el interior de la sacristía se puede admirar enormes cuadros de los pintores novohispanos Cristóbal de Villalpando y Juan Correa. Los títulos de los cuadros son: El Triunfo De La Iglesia, La aparición de San Miguel (Villalpando), El Tránsito De La Virgen y La Entrada De Cristo A Jerusalén (Correa). Asimismo, hay una pintura atribuida al pintor español Bartolomé Esteban Murillo.

 

Las criptas [editar]

Cripta de los Arzobispos, con el monumento a Fray Juan de Zumárraga en primer plano. En la parte inferior del altar se aprecia una piedra prehispánica.

Cripta de los Arzobispos, con el monumento a Fray Juan de Zumárraga en primer plano. En la parte inferior del altar se aprecia una piedra prehispánica.

 

La catedral cuenta con criptas para los fieles que deseen adquirir, aunque actualmente se encuentra todavía en proceso de reparación y por lo tanto para ingresar, es necesario ser poseedor o visitante de un nicho en específico.

 

Debajo del Altar de los Reyes se encuentra la cripta principal que alberga los restos de los arzobispos que han sido titulares de la Arquidiócesis, desde Fray Juan de Zumárraga hasta el Cardenal Ernesto Corripio y Ahumada, cuyos restos fueron depositados en abril de 2008. En el centro de la cripta de los Arzobispos hay un cenotafio con la figura de Zumárraga y todos los demás arzobispos están colocados en nichos en las paredes. Debajo del monumento de Zumárraga hay una escultura azteca que representa una calavera. Otra escultura prehispánica geométrica fue incorporada en la parte inferior del altar.

 

Los campanarios [editar]

 

Las torres de la Catedral tienen una altura entre 64 y 67 metros. Cada una está rematada en forma de campana (Ortiz de Castro, 1788). La campana puede ser tomada como un símbolo de la comunicación entre Dios y el hombre. Entre las dos cuentan con espacio suficiente para albergar 56 campanas, aunque al día de hoy son treinta las que han sido colocadas. La mayor de ellas tiene el nombre de Santa María de Guadalupe y pesa alrededor de trece toneladas. La más antigua, Santa María de la Asunción (también conocida como Doña María), es de 1578. La más nueva es del año 2002 y fue colocada con motivo de la canonización de Juan Diego. Fue bendecida por el papa Juan Pablo II. Dentro de la parte superior de cada torre hay escaleras de madera de forma elipsoidal, de las cuales hay muy pocos ejemplos en el mundo. Estas escaleras helicoidales u ovaladas son, como se decia líneas arriba poco utilizadas pues el deterioro ocasionado por el tiempo y es evidente, por lo cual solo son usadas por los campaneros, entre los que destacan Rafael Parra Castañeda Campanero Mayor, o algunos voluntarios como Alejandro Campos Lamas, Decano de la Pastoral de Campaneros o Angel Miguel Donaciano Guía oficial del sitio. Empero, el enorme desgaste de escaleras y zonas del campanario se ha agudizado por la extensiva vista de turistas a un sitio no hecho para ello, por lo cual se recomienda no realizar la visita que se considera de alto riesgo.

 

El sagrario [editar]

 

De estilo barroco de estípite en su fachada y neoclásico al interior.

 

Su materia es de cantera gris y tezontle. Tiene dos portadas, una al sur y otra al oriente. Es de planta de cruz latina, y es la parroquia de la Catedral Metropolitana, anexa a ésta.

 

Sus portadas son de estilo barroco churrigueresco, con pilastras estípite y de forma triangular, obra singular de la arquitectura colonial.

Carin Scheinin considers herself more of an artist than an athlete, but she decided to hit the road for herself after witnessing the closing ceremony for the AIDS/Lifecycle ride last year.

 

Scheinin, president of the San Diego Women's Chorus, joined a team of fellow San Diegans training for this year's 7-day, 545-mile Ride to end AIDS. Riders had to raise at least $3,000 for AIDS-related charities to participate (Carin raised nearly $5,500 herself), and members of Scheinin's group wore cycling jerseys covered with the names of friends, family members, supporters and others whose lives had been affected by AIDS or whose stories deserved remembrance.

 

Strobist info: SB800 in Lastolite Ezybox camera left (triggered with a PocketWizard because a recent dip in the ocean ruined the IR sensor in the flash).

Camera info: Nikon D300s, f5.6 at 1/200 second.

Muchas civilizaciones antiguas han considera la rana como símbolo de abundancia, protección y salud. Un ejemplo lo podemos observa en Egipto donde se adoraba la diosa-rana, Heket la cual era benefactora de los hombres. En cuanto a las civilizaciones Mesoamericanas, los aztecas y los mayas consideraban este anfibio como un animal de buena suerte.

 

En China se cree que los espíritus de las ranas disfrutan contemplando la prosperidad de los hombres. Inclusive, se piensa que las ranas son transmutadoras de energía y que tiene cualidades mágicas.

 

Sin embargo, para obtener el máximo de su influencia positiva en el ámbito laboral, económico y sentimental, es necesario conocer diferentes aspectos tales como el color, la preparación y el lugar en donde se debe colocar.

 

Como todos los objetos mágicos, es importante que al comprar una rana, ésta se prepare antes de colocarla en el lugar que le tenemos destinado. Además, el dueño de la rana debe procurar que nadie la toque, ya que perdería poderes mágicos y de nuevo se tendría que consagrar.

 

Si se desea tener una rana de la fortuna en casa o en un negocio, se recomienda adquirir una rana china de tres patas, ya que éstas forman un triángulo que simboliza la energía del Universo. Si no la puede encontrar, puede comprar una de materiales como barro o cerámica, pero debe ser de color verde (para prosperidad en un negocio) o dorada (para atraer el dinero)

 

Si se encuentra una rana con una moneda en la boca, es mucho mejor, ya que simboliza que todo el dinero que se va, regresa.

 

En cuanto a su colocación, es muy importante ubicarla en un lugar alto y que una de sus patas traseras se dirija a la puerta de entrada principal para que atraiga todo lo positivo. Si la ponemos al revés con la cara frente a la puerta, rechazaremos todo el dinero.

   

Cómo preparar la rana de la suerte

 

Una manera de preparar la rama consiste en colocar en un plato blanco de cerámica o barro (no plástico) tres monedas iguales. Éstas deben ubicarse de forma tal que se haga un triángulo con ellas. Luego se cubren las monedas con semillas de mostaza, alpiste, arroz y lentejas. Después, se ubica la rana encima de los ingredientes y se le riega más de estas semillas encima de la rana mientras le pedimos que nos traiga dinero y fortuna a nuestro hogar o negocio. Esta operación se puede repetir cada viernes.

   

Ritual para ataer dinero con la rana de la suerte

 

Se debe procurar los siguientes materiales

 

Una ranita dorada.

 

Unbillete de cualquier denominación (aunque se prefiere que sean billetes de dos dólares)

 

Semillas de girasol.

 

Tres velas amarillas pequeñas

 

Esencia de vainilla.

 

Pimienta.

 

Cascarilla.

 

Unplato extendido blanco.

 

Una hoja de papel.

 

Una pluma.

 

Cerillosde madera.

 

Se escribe su petición en la hoja de papel y se coloca debajo del plato junto al billete. Luego se coloca encima del plato la ranita. Se hace una mezcla con la esencia, la pimienta y la cascarilla y con ello unja las velas. Luego se ubica las velas en el plato; las debe encender y luego decir con voz clara y firme la siguiente oración:

 

Señor, te pido que me ayudes para que en mi casa (o negocio) haya abundancia,

 

que nunca me falte nada (diga supetición).

 

Gracias te doy por tu infinita misericordia.

 

Cuando se hayan consumido las velas, recoja el billete y regáleselo a una persona que lo necesite. Retire los restos de las velas y deje el plato tal como está con todo. Deje su petición debajo de plato. Puede colocar más semillas de girasol.

   

Ritual para atraer el amor con la rana de la suerte

 

Para el amor, se recomienda la rana de color rojo, que se puede usar en dije, anillo, pulsera o preparar una de tres patas con un poco de arroz, alpiste y esencia dechuparrosas.

 

En lugar de monedas, se coloca el nombre del dueño de la rana, previamente escrito en un pedacito de papel estraza, y se baña la rana con unas gotitas de la esencia.

    

Considerado una de las personas más carismáticas e importantes del mundo del software libre, Jon Hall “Maddog” ha participado en varias ediciones de Campus Party en diferentes partes del mundo siendo siempre muy bien recibido por todos los campuseros; a cambio Jon Hall ofrece su vasta experiencia profesional al resolver hasta las dudas más pequeñas que los campuseros le llegan a plantear.

 

Actualmente “Maddog” es editor ejecutivo de la Linux International, una organización sin fines de lucro dedicada exclusivamente a la promoción de aplicaciones de código abierto, quien este año cumple 20 años. Este año nos acompaña en Campus Party para hablarnos del aniversario de Linux y el proyecto Cauã, una iniciativa que busca crear y promover nuevos empleos alrededor de la tecnología en todo Latino-américa y en el mundo.

 

Campus Party México 2011, #cpmx3

 

foto: alviseni.

Please consider joining “The White Background Option” group. Do read the group description at the following link.

 

www.flickr.com/groups/2625757@N20/rules/

 

There is no need as such to actually upload photographs to the group’s pool even though if they do make use of a white frame wide enough to function as a background to the actual image you are most welcome to do so.

 

Really the idea is to promote the possibility of being granted the option by Flickr at least to some extent as to the actual layout currenly offered. For example, being able when making a comment to type black text on a white background.

 

Thank you for taking the time to read this and if you do decide to join then may I thank you in advance for doing so.

 

22Apr2014_4773 C

Aparelho considerado como um dos marcos mais importantes da evolução da indústria do telefone a nível mundial, quando considerado dos pontos de vista técnico e estético. Era dotado de enorme funcionalidade, e de uma qualidade e robustez extremas dos seus componentes. De elevada fiabilidade no funcionamento, reunia todas as condições para ter enorme sucesso. Por tal motivo, permaneceu instalado, em algumas redes portuguesas, até cerca de meados do século XX. Foi o telefone que mais tempo esteve ao serviço. Devido ao seu aspecto era carinhosamente conhecido na gíria técnica e popular pelo telefone tipo "máquina de costura".

Oamenii cred în Dumnezeu, Îl iubesc pe Dumnezeu şi-L mulțumesc pe Dumnezeu atingând cu inima lor Duhul lui Dumnezeu, obţinând astfel mulțumirea Lui; atunci când se dedică cu inima lor cuvintelor lui Dumnezeu, ei sunt ca urmare mişcaţi de Duhul lui Dumnezeu. Dacă doreşti să atingi o viaţă spirituală adecvată şi să stabileşti o relaţie corectă cu Dumnezeu, trebuie mai întâi să-ţi dăruieşti inima Lui şi să-ţi linişteşti inima în faţa Lui. Doar după ce ţi-ai revărsat întreaga inimă întru Dumnezeu poţi treptat să dezvolţi o viaţă spirituală adecvată. Dacă oamenii nu-şi dăruiesc inimile lor către Dumnezeu cu încrederea lor în El, dacă inimile lor nu sunt în El şi dacă dacă ei nu consideră povara Lui ca fiind a lor, atunci tot ceea ce fac este să-L înşele pe Dumnezeu şi (aceasta) este în întregime atitudinea persoanelor religioase – acest lucru nu poate primi lauda lui Dumnezeu. Dumnezeu nu poate obţine nimic de la acest tip de persoană; acest tip de persoană serveşte doar ca un contrast în lucrarea lui Dumnezeu, ca decor în casa lui Dumnezeu, ocupând spaţiu şi nu serveşte la nimic – Dumnezeu nu se foloseşte de acest tip de persoană. La o asemenea persoană, nu doar că nu există nicio şansă pentru lucrarea Duhului Sfânt, dar chiar mai mult, nu este niciun principiu de desăvârșire. Acest tip de persoană este adevăratul „mort umblător”. Aceste persoane nu au elemente ce pot fi folosite de Duhul Sfânt – ele au fost toate însușite de Satana, corupte la extrem de Satana şi fac obiectul eliminării din partea lui Dumnezeu. În prezent, Duhul Sfânt nu doar că foloseşte oamenii prin punerea în valoare a virtuţilor lor, dar îi şi desăvârșește şi le schimbă neajunsurile. Dacă inima ta poate fi dăruită lui Dumnezeu şi poate fi liniştită în faţa Lui, atunci vei avea posibilitatea şi însuşirile de a fi folosit de către Duhul Sfânt, pentru a primi luminarea şi iluminarea Duhului Sfânt şi chiar mai mult, vei avea posibilitatea ca Duhul Sfânt să compenseze neajunsurile tale. Atunci când îţi dăruieşti inima lui Dumnezeu, poţi pătrunde mai profund în aspectul pozitiv şi poţi să fii la un nivel mai înalt de percepţie; iar ca aspect negativ, vei avea o mai mare înţelegere a propriilor tale greşeli şi neajunsuri şi vei fi mai nerăbdător pentru a căuta să satisfaci voia lui Dumnezeu şi nu vei fi pasiv şi vei pătrunde activ. Asta va însemna că eşti o persoană adecvată. Presupunând că inima ta este liniştită în faţa lui Dumnezeu, răspunsul dacă primeşti sau nu lauda Duhului Sfânt şi dacă Îl mulţumeşti sau nu pe Dumnezeu este dacă poţi pătrunde activ. Atunci când Duhul Sfânt luminează o persoană şi foloseşte o persoană, niciodată nu-i face trăsături negative, ci întotdeauna îl face ca în mod activ să progreseze. Chiar dacă el are slăbiciuni, e capabil să nu trăiască influenţat de ele, poate să se abţină a întârzia creşterea sa în viaţă şi este capabil să continue să caute să satisfacă voia lui Dumnezeu. Este o probă ce demonstrează suficient că ai obţinut prezenţa Duhului Sfânt. Dacă o persoană are mereu o tendinţă negativă şi chiar după ce a fost luminat este încă o persoană negativă şi pasivă, incapabilă să se ridice şi să acţioneze în concordanţă cu Dumnezeu, atunci acest tip de persoană primeşte doar harul lui Dumnezeu, dar Duhul Sfânt nu este cu el. Atunci când o persoană e negativă, asta înseamnă că inima lui nu s-a întors spre Dumnezeu şi duhul lui nu a fost atins de Duhul lui Dumnezeu. Acest lucru ar trebui recunoscut de către toţi.

 

Poate fi sesizat din experienţă că unele dintre cele mai importante chestiuni este liniştirea inimii omului în faţa lui Dumnezeu. Este o problemă care priveşte viaţa spirituală a oamenilor şi creşterea vieţii lor. Doar dacă inima ta este în pace în faţa lui Dumnezeu, căutarea adevărului şi a schimbărilor din firea ta vor da roade. Întrucât vii împovărat în faţa lui Dumnezeu şi mereu simţi că îţi lipsesc atâtea, că există multe adevăruri pe care ai nevoie să le ştii, multe realităţi pe care ai nevoie să le trăieşti şi că trebuie să supui orice grijă voinţei lui Dumnezeu – aceste lucruri sunt mereu în mintea ta şi le simţi ca şi cum te-ar apăsa atât de tare încât nu poţi respira şi deci îţi simţi inima grea (dar nu într-o stare negativă). Doar asemenea persoane sunt calificate să accepte iluminarea cuvintelor lui Dumnezeu şi să fie mișcate de Duhul Sfânt. Acest lucru este datorită poverii lor, pentru că inima lor este grea şi poate fi spus, datorită preţului pe care l-au plătit şi a chinurilor pe care le-au suferit în faţa lui Dumnezeu ei primesc luminarea şi iluminarea Lui, pentru că Dumnezeu nu acordă nimănui un tratament special. Purtarea Lui faţă de oameni este mereu imparţială, dar de asemenea El nu este arbitrar în ce priveşte măsurile Lui la adresa oamenilor şi nu le oferă necondiţionat. Acesta este un aspect al firii Sale neprihănite. În viaţa adevărată, majoritatea persoanelor încă nu au atins această sferă. Cel puţin inimile lor încă trebuie să se întoarcă complet către Dumnezeu şi deci încă nu a existat nicio schimbare majoră în firea fiinţei lor. Asta pentru că ei au trăit doar în mijlocul harului lui Dumnezeu şi încă nu au obţinut lucrarea Duhului Sfânt. Criteriile pentru folosirea oamenilor de către Dumnezeu sunt după cum urmează: inimile lor se întorc către Dumnezeu, ele sunt împovărate de cuvintele lui Dumnezeu, ei au o inimă plină de dorinţi arzătoare şi trebuie să se decidă să caute adevărul. Doar asemenea persoane pot obţine lucrarea Duhului Sfânt şi să obţină frecvent luminarea şi iluminarea. Persoanele pe care Dumnezeu le foloseşte par din afară să fie iraţionale şi par să nu aibă o relaţie corespunzătoare cu alții, deşi se exprimă cuviincios şi nu vorbesc nechibzuit şi pot întotdeauna să-şi păstreze inima calmă în faţa lui Dumnezeu. Dar este exact acel tip de persoană care este suficientă pentru a fi folosită de Duhul Sfânt. Această persoană „iraţională” despre care vorbeşte Dumnezeu pare că nu are o relaţie potrivită cu ceilalţi şi nu are o iubire vizibilă sau practici superficiale, dar atunci când împărtăşeşte lucruri spirituale el poate să-şi deschidă inima şi să asigure altruist celorlalţi iluminarea şi luminarea pe care a obţinut-o din experienţa lui prezentă dinaintea lui Dumnezeu. În acest fel îşi exprimă ei iubirea lor pentru Dumnezeu şi satisfacerea voinţei lui Dumnezeu. Atunci când alţii îi ponegresc şi ridiculizează, ei pot să nu fie controlaţi de persoane, întâmplări sau lucruri din exterior şi totuşi pot fi calmi dinaintea lui Dumnezeu. O asemenea persoană pare să aibă propria înțelegere unică. Indiferent de ceilalţi, inimile lor nu-L părăsesc niciodată pe Dumnezeu. Când ceilalţi conversează voioşi şi cu umor, inimile lor totuşi rămân dinaintea lui Dumnezeu, contemplează cuvântul lui Dumnezeu sau se roagă în linişte în inimile lor la Dumnezeu, căutând voia lui Dumnezeu. Ei niciodată nu fac din păstrarea relaţiilor lor corespunzătoare cu celelalte persoane un scop principal. O asemenea persoană pare că nu are nicio filosofie de viaţă. Pe dinafară, această persoană este plină de viaţă, adorabilă şi inocentă, dar posedă şi un sentiment de linişte. Aceasta este înfăţişarea persoanei pe care Dumnezeu o foloseşte. Lucruri precum filosofia vieţii sau „înţelegere normală” nu există la acest tip de persoană; acest tip de persoană şi-a devotat întreaga inimă cuvântului lui Dumnezeu şi pare să Îl aibă doar pe Dumnezeu în inima lui. Acesta este tipul de persoană la care Dumnezeu se referă ca fiind o persoană „fără înţelegere” şi este exact persoana ce este folosită de Dumnezeu. Semnul unei persoane care este folosită de Dumnezeu este: Indiferent când şi unde, inima lui este mereu dinaintea lui Dumnezeu şi indiferent de cât sunt alţii de desfrânaţi, de cât de mult se lasă în voia dorinţelor trupeşti şi poftelor trupeşti – inima lui nu-L părăseşte niciodată pe Dumnezeu şi nu urmează gloata. Doar acest tip de persoană se potriveşte folosirii lui de către Dumnezeu şi este exact acel tip ce este desăvârșit de Duhul Sfânt. Dacă eşti incapabil să ajungi la acest punct, atunci nu eşti îndreptăţit să fii câştigat de Dumnezeu, să fii desăvârșit de Duhul Sfânt.

 

Dacă doreşti să ai o relaţie corespunzătoare cu Dumnezeu, trebuie să-ţi întorci inima spre Dumnezeu şi de pe această bază vei avea o relaţie corespunzătoare cu alte persoane. Dacă nu ai o relaţie corespunzătoare cu Dumnezeu, indiferent de ce faci pentru a-ţi menţine relaţiile cu celelalte persoane, indiferent cât munceşti din greu sau câtă energie depui, ea va aparţine în continuare filosofiei omenești de viață. Îţi menţii poziţia printre oameni printr-o perspectivă umană şi o filosofie omenească, ca ei să te aprecieze. Tu nu stabileşti relaţii corecte cu alte persoane în conformitate cu cuvântul lui Dumnezeu. Dacă nu te concentrezi pe relaţiile tale cu alte persoane, dar îţi menţii o relaţie potrivită cu Dumnezeu, dacă doreşti să-ţi dăruieşti inima lui Dumnezeu şi să înveţi să-L urmezi, atunci în mod foarte natural, relaţiile tale cu toate persoanele vor deveni potrivite. În acest fel, aceste relaţii nu sunt stabilite pe trup, ci pe temelia iubirii lui Dumnezeu. Aproape că nu există interacţiuni bazate pe trup, dar pe spirit există părtăşie precum şi iubire, confort şi grija pentru celălalt. Toate astea sunt făcute având la bază inima care-L mulțumește pe Dumnezeu. Aceste relaţii nu sunt menţinute bazându-se pe filosofia omenească a vieţii, ci sunt formate foarte natural prin povara pentru Dumnezeu. Ele nu necesită efort omenesc – ele sunt puse în practică prin principiile cuvântului lui Dumnezeu. Eşti dispus să fii atent la voia lui Dumnezeu? Eşti dispus să fii persoana „fără rațiune” înaintea lui Dumnezeu? Eşti dispus să-ţi dăruieşti complet inima lui Dumnezeu şi să nu ții cont de statutul social printre oameni? Dintre toţi oamenii cu care eşti în contact, cu care din aceştia ai cea mai bună relaţie? Cu care dintre aceştia ai cele mai rele relaţii? Sunt corecte relaţiile tale cu celelalte persoane? Tratezi egal toate persoanele? Relaţiile tale cu ceilalţi sunt menţinute în conformitate cu filosofia vieţii sau sunt construite având la bază iubirea lui Dumnezeu? Atunci când cineva nu-şi oferă inima lui Dumnezeu, spiritul lui devine obtuz, amorţit şi inconştient. Acest tip de persoană nu va înţelege niciodată cuvintele lui Dumnezeu şi nu va avea niciodată o relaţie corespunzătoare cu Dumnezeu; acest tip de persoană nu-şi va schimba niciodată firea. Schimbarea firii cuiva este procesul aceluia care-şi dăruieşte complet inima lui Dumnezeu şi care primeşte luminarea şi iluminarea de la cuvintele lui Dumnezeu. Lucrarea lui Dumnezeu poate permite cuiva să intre activ, precum şi să-i permită să se debaraseze de aspectele sale negative după ce a dobândit cunoaştere. Atunci când poţi să-ţi dăruieşti inima lui Dumnezeu, vei putea să percepi orice mişcare subtilă a spiritului tău şi vei cunoaşte fiecare luminare şi iluminare primită de la Dumnezeu. Ține-te de asta şi treptat vei intra pe calea de a fi desăvârșit de Duhul Sfânt. Cu cât e mai liniştită inima ta în faţa lui Dumnezeu, cu atât va fi mai sensibil şi delicat spiritul tău şi cu atât mai mult va putea spiritul tău să perceapă mişcarea Duhului Sfânt şi atunci relaţia ta cu Dumnezeu va deveni şi mai potrivită. O relaţie potrivită între oameni poate fi stabilită având la bază dăruirea inimii lor lui Dumnezeu; nu este obţinută printr-un efort omenesc. Fără Dumnezeu, relaţiile între oameni sunt doar relaţii ale trupului. Ele nu sunt corecte, ci sunt îngăduitoare poftelor trupului – ele sunt relaţii pe care Dumnezeu le urăște, pe care El le respinge. Dacă spui că spiritul tău a fost mişcat, dar mereu îţi doreşti părtăşie cu persoanele care prezintă interes pentru tine, despre care ai o părere bună şi dacă există un alt căutător care nu-ţi prezintă interes, faţă de care eşti ostil şi cu care nu vei discuta, atunci aceasta este mai mult decât o dovadă că eşti o persoană emoţională şi nu ai deloc o relaţie potrivită cu Dumnezeu. Încerci să-L înşeli pe Dumnezeu şi să-ţi ascunzi urâţenia interioară. Chiar dacă poţi să împărtăşeşti o anumită înţelegere, dar ai intenţii greşite, orice faci este bine doar conform standardelor omului. Dumnezeu nu te va slăvi – te comporţi conform trupului, nu în conformitate cu povara lui Dumnezeu. Dacă poţi să-ţi linişteşti inima în faţa lui Dumnezeu şi să ai interacţiuni corecte cu toţi cei care-L iubesc pe Dumnezeu, doar atunci eşti potrivit pentru folosirea de către Dumnezeu. În acest fel, indiferent de cum te asociezi cu ceilalţi, nu va fi conform unei filosofii de viață, ci va fi o trăire în faţa lui Dumnezeu, atent cu povara Lui. Câte persoane ca aceasta există printre voi? Sunt relaţiile tale cu ceilalţi cu adevărat corecte? Pe ce bază sunt construite ele? Câte filosofii de viaţă există în interiorul tău? Te-ai lepădat de ele? Dacă inima ta nu poate să se întoarcă complet către Dumnezeu, atunci nu aparţii lui Dumnezeu – tu provii de la Satana şi într-un final vei fi returnat Satanei. Nu meriţi să fii unul dintre oamenii lui Dumnezeu. Toate acestea necesită cercetarea ta atentă.

Considerado um dos principais eventos do mercado imobiliário regional, o Construindo o Grande ABC reuniu renomados profissionais da área para debaterem sobre os desafios diante do atual cenário econômico, além de apresentar dados sobre a força do mercado imobiliário do Grande ABC, análises sobre a economia brasileira, precificação de imóveis, alternativas de crédito e financiamento imobiliário e estratégias empresariais. A grande novidade deste ano foi o painel sobre o futuro das cidades do Grande ABC, com a presença de representantes dos municípios que compõem a região.

O evento aconteceu em 22 de outubro de 2015 e foi sediado pelo Instituto Mauá de Tecnologia – Campus de São Caetano do Sul.

 

Please consider leaving a comment if you fave, it is lovely to hear from you! xx

 

Friday night pictures from an epic, incredible weekend in Leeds. As well as the usual Leeds First Friday event, we were also staying for Leeds Pride on the Sunday - my very first Pride. I met so many wonderful people and had an amazing time, one I will never ever forget.

 

A big weekend started off with another first for me - travelling away, using public transport, and only taking girly stuff with me. No safety net!

 

On the train to Leeds.

  

Some might consider this carbon offsetting, saving the planet or a health kick.

 

To a degree they would all be right because I think that we do have a responsibility to consider the impact of what we do and I really have more high tech toys than I need, even if I might have less than most around here.

 

It's also a fact of nature that while where I live is relativly flat, the garden centre wit the cheapest bird food in 20 kg sacks is also at the opposite side of the highest hill around here which is why I chose the mountain bike instead of the fixie and yes I was forced to resort to the lowest granny gear on the way back.

 

It was also a nice day for a ride, but the real reason for it was not carbon offset but personal fuel use offset. I am in the position of having two partners, a form of polyamory if you like, and I like to spend time with the one that I don't live with. Since the distances involved are greater than my current fitness levels it means using the car. So I try when I can to walk or cycle journeys that I might have otherwise used the car for and so offset the fuel I use for being with my other partner (and any other personal running around). I do this because fuel comes out of the common budget with live in partner so it's not really fair to do anything else.

 

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Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948

 

Preambolo

 

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

 

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;

 

Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;

 

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;

 

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;

 

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

 

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

 

L'Assemblea Generale

proclama

 

la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell'Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

 

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

 

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

 

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

 

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

 

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

 

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

 

Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

 

Articolo 8

Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

 

Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

 

Articolo 10

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

 

Articolo 11

1. Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.

2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

 

Articolo 12

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

 

Articolo 13

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

 

Articolo 14

1. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.

2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

 

Articolo 15

1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.

2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.

 

Articolo 16

1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.

2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

 

Articolo 17

1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.

2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

 

Articolo 18

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

 

Articolo 19

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

 

Articolo 20

1. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

 

Articolo 21

1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.

3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

 

Articolo 22

Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

 

Articolo 23

1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.

4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

 

Articolo 24

Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

 

Articolo 25

1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

 

Articolo 26

1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria.

L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.

 

Articolo 27

1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

 

Articolo 28

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

 

Articolo 29

1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.

2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.

3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

 

Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

        

Consideró esta firma de convenio como un logro muy importante que viene a resolver un reclamo de muchos años.

 

Ver boletín en:

es.scribd.com/doc/244632534/14-08-2012-El-Gobernador-Guil...

 

www.slideshare.net/GuillermoPadres/b081228

 

Firma Gobernador Padrés Acuerdo para la Contratación de Personas con Discapacidad en el Gobierno del Estado.

 

Hermosillo, Sonora, Agosto 14 de 2012.- A partir de hoy, las dependencias del Gobierno del Estado están obligadas a contratar a personas con discapacidad y que esta condición represente al menos el 2% de su personal, gracias a que el Gobernador Guillermo Padrés firmó el Acuerdo para la Contratación de Personas con Discapacidad en el Gobierno del Estado.

 

Acompañado de su esposa, Iveth Dagnino de Padrés, Presidenta del DIF Sonora, el mandatario estatal enfatizó que las personas con capacidades diferentes también tienen mucho que aportar a la sociedad y por ese se deben implementar los mecanismos para darles la oportunidad que buscan.

 

“El día de hoy se hace justicia a esas personas que se lo merecen y el Gobierno del Estado se siente orgulloso de poner en marcha este programa que va a resultar en cambiarle la vida a estas personas que, estoy seguro, van a aportar mucho a la construcción de una mejor sociedad”, indicó.

 

El Gobernador Padrés sostuvo que el Gobierno debe de poner el ejemplo al respetar la Ley y procurar la contratación de ciudadanos con discapacidad en todas sus áreas, respetar sus derechos y reconocer que son tan capaces como cualquier otra persona.

 

Al mismo tiempo exhortó a funcionarios de todos los niveles reunidos en el Salón Gobernadores a aprovechar la capacidad de estos ciudadanos que sin duda tienen mucho que aportar al Nuevo Sonora.

 

Opinan personas con discapacidad que es un gran logro

 

Marco Antonio Gaxiola Ruiz, trabajador del Consejo Estatal para la Integración Social de las Personas con Discapacidad, consideró esta firma de convenio como un logro muy importante que viene a resolver un reclamo de muchos años.

 

“Esto va a abrir la puerta para que muchos ciudadanos con discapacidad, profesionistas, puedan integrarse al sector laboral y en este caso al Gobierno. Buen anuncio del Gobernador, a mí como persona con discapacidad me da mucho gusto”, comentó Marco Antonio.

 

Mientras que José Vera Tinoco, vendedor de escobas y débil visual, se mostró complacido por el hecho de que se abran más oportunidades para discapacitados, siempre y cuando estén preparados.

 

“No hay muchas oportunidades para las personas discapacitadas y qué bueno que el Gobernador haga esto, que cree más oportunidades para todos los que tengan discapacidad y estén preparados”, señaló José.

 

En la firma del acuerdo estuvieron presentes Roberto Romero López, Secretario de Gobierno; Agustín Blanco Loustaunau, Director General del DIF Sonora; Miguel Méndez Méndez, Director General de Recursos Humanos del Gobierno del Estado y Jeannette Molina Caire, Vocal Ejecutivo del Consejo Estatal de Discapacidad.

 

Así como secretarios de distintas dependencias del Gobierno del Estado, funcionarios, líderes sindicales, empresarios, sociedad civil y personas con discapacidad.

 

(FRASES)

Opinan discapacitados

 

“Es un logro muy importante, el sector con discapacidad desde hace tiempo venía haciendo ese reclamo que se incluyera dentro del Gobierno del Estado a las personas con discapacidad y por fin el Gobernador Padrés es quien nos lo cumple”.

 

Marco Antonio Gaxiola Ruiz

Consejo Estatal para la Integración Social de las Personas con Discapacidad

 

“Me parece muy buena la medida, pero además de discapacitados tienen que estar preparados. La verdad no se que haya muchas oportunidades para personas con discapacidad y esta medida es para dar más”.

José Vera Tinoco

Débil visual

Catedral de Santa María de Toledo

La catedral de Santa María de Toledo, (España), llamada también Catedral Primada de Toledo, sede de la Archidiócesis de Toledo, es un edificio de arquitectura gótica, considerado por algunos como la opera magna1 del estilo gótico en España. Su construcción comenzó en 1226 bajo el reinado de Fernando III el Santo y las últimas aportaciones góticas se dieron en el siglo XV cuando en 1493 se cerraron las bóvedas de los pies de la nave central, en tiempos de los Reyes Católicos. Está construida con piedra blanca de Olihuelas (en el término de Olías del Rey).

 

Se la conoce popularmente como Dives Toletana (con el sentido de la rica toledana)

Orígenes

 

Durante muchos años, la tradición popular no escrita ha venido contando que hubo en este mismo lugar donde se encuentra la actual catedral un primer templo de la época del primer obispo Eugenio. Este templo fue consagrado por segunda vez el año 587, después de haber sufrido algunas alteraciones, como lo atestigua la inscripción aparecida en el siglo XVI que se conserva en el claustro y

En el nombre del Señor fue consagrada la Iglesia de Santa María en católico, el día primero de los idus de abril, en el año felizmente primero del reinado de nuestro gloriosísimo rey Flavio Recaredo, Era 625 [13 de abril de 587]

 

La ciudad había sido sede obispal de la Hispania visigoda. Los numerosos Concilios de Toledo atestiguan su importante pasado eclesiástico. También la abjuración del arrianismo por parte de Recaredo había tenido en ella su lugar y tiempo. La invasión musulmana no eliminó de inmediato la impronta cristiana y el obispado se trasladó y quedó establecido en la iglesia de Santa María de Alfizén.3

 

Se cree que el edificio obispal visigodo fue trasformado nuevamente para convertirse en la mezquita mayor de la ciudad de Toledo. Algunos investigadores apuntan que la sala de oración de la mezquita se corresponde con el cuerpo de las cinco naves de la actual catedral: el sahn (o patio) coincidiría con una parte del actual claustro y de la capilla de San Pedro y el alminar con la torre de campanas. Entre los datos arqueológicos actuales es posible observar algunos vestigios de la construcción musulmana: una columna islámica empotrada dentro de la capilla de Santa Lucía; los fustes marmóreos que guarnecen el exterior del coro son un aprovechamiento de una antigua construcción musulmana; los arcos entrecruzados de estilo califal en el triforio de la capilla mayor y en el de la girola, coinciden con la tradición constructora musulmana de Córdoba, si bien evidentemente su estructura es de traza cristiana.

La catedral de Alfonso VI

 

La ciudad de Toledo fue conquistada por Alfonso VI, rey de León y Castilla en 1085. Uno de los puntos de las capitulaciones que hicieron posible la entrega de la ciudad sin derramamiento de sangre fue la promesa de este rey de conservar y respetar los edificios de culto, las costumbres y la religión tanto de musulmanes como de la gran población cristiano-mozárabe; naturalmente, la mezquita mayor se hallaba comprendida en ese compromiso. Poco después, el rey tuvo que ausentarse por cuestiones de Estado, quedando al frente de la ciudad su esposa Constanza y el abad del monasterio de Sahagún Bernard de Sedirac (o Bernardo de Cluny), que había sido elevado al rango de arzobispo de Toledo. Estos dos personajes, de mutuo acuerdo y aprovechando la ausencia del rey, protagonizaron un hecho desafortunado que, según cuenta el padre Mariana en su Historia General de España, a punto estuvo de provocar una rebelión y un levantamiento no deseado y la ruina de la ciudad recién conquistada.

Urbano II, mediante la bula Cunctis Sanctorum, reconoció la condición de primada a la catedral y diócesis de Toledo

 

El asunto fue que el día 25 de octubre de 1087, el arzobispo (de acuerdo con la reina Constanza) envió gente armada para que se adueñara por la fuerza del recinto de la mezquita. Después de este lance, instalaron un altar provisional y colocaron una campana en el alminar, siguiendo la costumbre cristiana para «arrojar las suciedades de la ley de Mahoma».4 Cuenta el padre Mariana que el rey Alfonso VI se enfadó tanto cuando se enteró de lo acontecido que ni el arzobispo ni la reina consiguieron aplacarle y que dictó sentencia de muerte para casi todos los implicados. La leyenda cuenta que fueron los musulmanes los verdaderos intermediarios para conseguir la paz, con la figura del negociador y alfaquí Abu Walid quien llevó al rey un mensaje de tolerancia en el que se decía que aceptaban como legítima la usurpación. En recuerdo y gratitud de este gesto, el Cabildo catedralicio del siglo XV le dedicó un homenaje y encargó su efigie para colocarla en uno de los pilares de la capilla mayor, perpetuando de esta manera su recuerdo. Este hecho no está documentado y muchos historiadores de arte ven en la efigie un sacerdote de aspecto musulmán. Como consecuencia de aquel suceso, la mezquita toledana quedó consagrada y convertida en catedral cristiana, sin hacer apenas cambios en su estructura.

 

No se conservan los planos de lo que fue la mezquita ni se sabe cómo era esta construcción, pero teniendo en cuenta los vestigios conservados en otras ciudades (Sevilla, Jaén, Granada, Málaga y la propia Mezquita de Córdoba) puede suponerse que sería un edificio columnario, con arquería de herradura sobre columnas tal vez aprovechadas de otras construcciones romanas y visigodas. Es posible que se pareciese bastante a la iglesia de El Salvador de Toledo, antigua mezquita.

 

El rey Alfonso VI hizo importantes donaciones al nuevo templo. El 18 de diciembre de 1086 fue puesta la catedral bajo la advocación de María y se le concedieron villas, aldeas, molinos y un tercio de los ingresos de todas las demás iglesias de la ciudad. El primer privilegio real que se conserva reza en latín en su inicio:

Se hicieron las obras necesarias para establecer el culto cristiano romano, entre otras el cambio de orientación del presbiterio y capilla mayor. Urbano II le reconoció en 1088 su condición de catedral primada sobre las demás del reino. La mezquita-catedral se mantuvo casi intacta hasta el siglo XIII, año de 1222, en que una bula del Papa Honorio III autorizó a emprender las obras de la nueva fábrica que se iniciaron en 1224 (o 1225) y cuya ceremonia oficial de colocación de la primera piedra tuvo lugar en 1226 (otras fuentes dicen 1227), con la presencia del rey Fernando III el Santo.6 A lo largo del siglo XIII se aumentaron las rentas catedralicias al integrarse en su patrimonio Alcalá de Henares.7

La catedral del arzobispo Ximénez de Rada

El edificio de la catedral tal y como hoy se contempla es obra del siglo XIII, época del arzobispo de Toledo Rodrigo Ximénez de Rada y del rey Fernando III el Santo. La ceremonia oficial de la puesta de la primera piedra se retrasó con respecto al comienzo de las obras, en espera de que el rey pudiera hacer acto de presencia (1227). Ximénez de Rada había sido elegido arzobispo de Toledo en 1209 y desde el principio de su mandato defendió ante el Papa la primacía de la sede toledana. En su mente estaba la construcción de una gran catedral digna de esta ciudad que él gobernaba. Por entonces, la mezquita-catedral se mostraba bastante vieja y ruinosa; incluso algunas secciones habían sido demolidas por su antecesor. La mezquita-catedral disponía de un amplio espacio, pero era de poca altura y le faltaba la esbeltez de otros templos de similar importancia. Ximénez de Rada fue el entusiasta promotor de la nueva catedral que se edificaría al gusto de la época, en estilo gótico. Tan entusiasta fue con el proyecto y tanto se involucró en él, que se llegó a decir que fue el autor-arquitecto de las trazas de la nueva catedral; afirmación totalmente fuera de lugar según los historiadores y arquitectos. El arzobispo pasó unos años manteniendo y reforzando el antiguo templo a la espera de que su sueño fuera realizado.

El edificio de la catedral actual

 

La estructura del edificio tiene gran influencia del mejor gótico francés del siglo XIII pero adaptado al gusto español. Mide 120 m de longitud por 59 m de ancho. Consta de 5 naves más crucero y doble girola. Las naves externas presentan una anomalía extraña al ser algo más anchas que las otras dos. La parte más antigua del templo es la cabecera que mantiene en su arquitectura los triforios originales que se extendían a lo largo de las naves de donde fueron suprimidos en una de tantas reformas y evoluciones que sufrió la catedral. Todavía en época del gótico, estos triforios fueron sustituidos por los grandes ventanales-vidrieras. Los que se conservan de la cabecera son de influencia mudéjar. El más bajo está compuesto de arquillos lobulados que descansan en columnas pareadas y el alto presenta unos arcos entrecruzados típicos del mudéjar. No se sabe si estos temas mudéjares existían en la anterior mezquita y fueron copiados como recuerdo o bien se añadieron en una de las mejoras y enriquecimiento de la fábrica, como algo original y de buen gusto.

 

En la cabecera se encuentra la doble girola que es doble como corresponde a una planta de 5 naves. Esta doble girola es de proporciones grandiosas y está enriquecida por elementos arquitectónicos y por un original abovedamiento.

Cabecera de la catedral de Le Mans donde pueden apreciarse los rectángulos y los triángulos en los tramos de la girola.

 

Los tramos de la girola correspondientes a las distintas capillas se solucionaron con plantas alternativas de rectángulos y triángulos, lo que hizo que cada capilla fuera de distinto tamaño, más grandes las rectangulares y más pequeñas las triangulares. Esta manera de distribuir la cabecera puede verse en las catedrales francesas de Notre Dame en París, Bourges y Le Mans, siendo esta última la más parecida aunque las tres son más esbeltas en conjunto que la española. Las distintas reformas que se hicieron a través del tiempo alteraron la disposición de algunas de las capillas; en algún caso se reconstruyó una sola capilla en un espacio de tres. (Véase capilla de Santiago nº 7 en el plano y capilla de San Ildefonso nº 8 en el plano).

 

Las bóvedas de las naves son cuatripartitas excepto en el crucero y capilla mayor en que se refuerzan con terceletes.

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