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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2023. Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV - "Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari"; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. BCom 122 (2021): 342-352. S.v., Virginia Raggi / Comune di Roma (2019-20); Dr. Arch. FEDERICO CELLETTI | FACEBOOK & AA.VV., ROMA | THREAD STORICO ARCHEOLOGICO / SKYSCRAPER CITY (2016-2020). wp.me/pbMWvy-40h

 

Foto: ROMA – Via Alessandrina, lo scavo archeologico. Virginia Raggi / Video & Foto / Facebook (11/12/2020).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825695014

 

1). ROMA - Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV - "Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari"; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

 

Foto 1: ROMA – Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari”; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825626014

 

Tra il 2016 e il 2020 si è svolto lo scavo archeologico del tratto più settentrionale di via Alessandrina, compreso tra via di Campo Carleo e la cosiddetta Passerella di Pio VII, che segue il tracciato dell’antica via di San Lorenzo ai Monti. Tale percorso stradale, documentato nella cartografia

storica a partire dalla Pianta di Roma di Leonardo Bufalini del 15512, era precedente all’apertura della vera e propria via Alessandrina, promossa nel 1584 dal cardinal Michele Bonelli, detto l’Alessandrino, nel più ampio progetto di urbanizzazione dell’Orto di San Basilio nell’area del Foro di Augusto. La nuova strada interruppe l’unità topografica di quest’ultimo complesso forense, separandone la parte orientale, occupata dal 1566 dal Convento dell’Annunziata ai Pantani, da quella occidentale, interessata, a seguito dell’intervento del cardinale, dalla rapida costruzione di edifici abitativi, in continuità e contiguità con quanto stava avvenendo nella parte meridionale del Foro di Cesare su impulso di Lelio della Valle, proprietario dell’area. Nei primi anni del XVII secolo si era così formato un nuovo nucleo urbano che andò a saldarsi a uno preesistente a N sorto, almeno dal X secolo, nell’area del Foro di Traiano e in particolare della piazza. Tale area è menzionata per la prima volta in un documento del 1004 con il toponimo Campus Kaloleonis, da cui deriva il moderno “Campo Carleo”, con il quale viene indicata la zona connessa proprio al tratto di via Alessandrina oggetto di scavo.

 

Foto: ROME – the Forum of Trajan (1998/1999); in RARA (2022) = Documentation on the planning of the Imperial Fora Project, the City of Rome (1998-2000); in: RARA 2006-23 / Flickr Archive (2006 onwards).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52824896487

 

Il sistema insediativo di Campo Carleo, cresciuto nei secoli successivi, tra fine XVI e inizi XVII secolo fu interessato da

un’importante attività di ristrutturazione e ammodernamento degli edifici. Infine, a partire dal 1606, con l’urbanizzazione dell’area del Templum Pacis in proprietà dei Conti, si completò la formazione di un nuovo vasto quartiere chiamato convenzionalmente “Alessandrino” (dal soprannome del cardinal Bonelli), che si sovrappose al settore urbano occupato in antico dai cinque Fori Imperiali. La prossimità degli edifici a monumenti dell’antichità, prima fra tutti la Colonna di Traiano, segnò il destino di questo quartiere. Con lo scopo di valorizzarne la visione, in età napoleonica (1809-1814) fu infatti demolito l’intero isolato a sud della Colonna occupato dai complessi di Sant’Eufemia e dello Spirito Santo. Il risultato di quei lavori, portati a termine al tempo di Pio VII (1800-1823) dopo il 1814, fu la creazione di un recinto archeologico visitabile che comprendeva

i resti rinvenuti della Basilica Ulpia, visibili anche dal piano stradale. Tutta la parte restante del Quartiere Alessandrino fu invece distrutta negli anni Venti e Trenta del se-colo scorso per la “liberazione” delle strutture di epoca romana e per l’apertura di via dell’Impero, oggi via dei Fori Imperiali: gli edifici furono rasi al suolo e le macerie convogliate nelle cantine così da creare un piano solido su cui impiantare la nuova strada e i giardini che la avrebbero fiancheggiata. Questa modalità di demolizione è stata evidenziata costantemente dagli scavi condotti tra 1998 e 2000 a cura della Sovrintendenza Capitolina nei giardini ai lati di via dei Fori Imperiali, in particolare in corrispondenza dell’area del Foro di Traiano, e ha indirizzato, tra 2016 e 2017, la prima fase dello scavo che qui si presenta.

 

Foto: RARA 2019 / ROMA – Fori Imperiali Progetto di recupero e valorizzazione | Progetto Via Alessandrina. Foto: Dott.ssa Arch. Poala Giannone (12/05/2018).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/41361774064

 

Foto 2: ROMA – Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari” ; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52824874162

 

Foto: ROME – General plan of the Alessandrino District / Imperial Fora following the construction of the roadway of the Via Cavour leading up-to the edge of the Roman Forum in 1890-91. The General plan is a later revision of the ‘Il Catasto urbano di Roma (1819-24).’ Source: ARCHIVIO di STATO di Roma: Progetto Imago I (06/12/2022).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825706079

 

Foto 3: ROMA – Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari” ; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825447891/

 

Foto: RARA 2016 / ROMA – Progetto Via Alessandrina. Riprendono scavi area per riunire Foro di Traiano; in: DR. ARCH. FEDERICO CELLETTI | FACEBOOK (10/02/2016).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825515561

 

Foto 4: ROMA – Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari” ; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825883713

 

Foto: ROME – the Forum of Trajan in 1998-99 & 2020. Foto / Top = Eva Benard, “JUBILE` 2000: LES GRANDS CHANTEIRS DE ROME,” Archeologia [France] n. 368, (June 2000): 42-51 & Foto / Bottom = Comune di Roma (12/12/2020); in: RARA 2006-22 / Flickr Archive (2006 onwards).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825649079

 

Foto 5: ROMA – Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari” ; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825883708

 

Foto: RARA 2019 / ROMA – I Fori Imperiali – Foto dettagliate dei nuovi e in corso scavi del Foro di Traiano e Via Alessandrina, primavera 2019. Fonte / source: ROMA | STORICO ARCHEOLOGICO / SkyscraperCity (Aprile e maggio 2019).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825953563

 

Foto 6: ROMA – Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari” ; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825447881

 

Foto: RARA 2020 / ROMA – Progetto Via Alessandrina. Riprendono scavi area per riunire Foro di Traiano. (01/2020), in: # 550 ROMA | THREAD STORICO ARCHEOLOGICO. SkyscraperCity (08/01/2020).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825913815

 

Foto 7: ROMA – Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari” ; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52824874127

 

Foto: RARA 2019 / ROMA – I Fori Imperiali – Foto dettagliate dei nuovi e in corso scavi del Foro di Traiano e Via Alessandrina.” 11 giugno 2019, in: ROMA | STORICO ARCHEOLOGICO / SkyscraperCity (11 giugno 2019).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825953598

 

Foto 8: ROMA – Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari” ; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825844950

 

Foto: RARA 2019 / “ROMA – Dagli scavi ai Fori Imperiali riemerge la testa del dio Dioniso.” Foto / Video: Dr. Arch. Federico Celletti, Roma / Fb (24/05/2019) & S.v., DR. ARCH. FEDERICO CELLETTI | Fb (10/02/2016). wp.me/pPRv6-51X

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825694979

 

Foto 9: ROMA – Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari” ; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825885238

 

Foto: ROMA – Scavi del Foro di Traiano e Progetto Via Alessandrina: Nuove fotografie del cantiere a partire da 30/06/2019; in: GOOGLE EARTH (11/2020).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52824941917

 

Foto 10: ROMA – Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari” ; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825845330

 

Foto: ROMA – Via Alessandrina, lo scavo archeologico. Virginia Raggi / Video & Foto / Facebook (11/12/2020).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825515656

 

2). ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Via Alessandrina, lo scavo archeologico. Torna alla luce nuova porzione Fori Imperiali Fregi, statue e capitelli, anche una testa imperiale di Dioniso. Virginia Raggi / Video / Facebook, La Rep., & Il Mess. (11/12/2020) & S.v., Dr. Arch. F. Celletti (2017-20). wp.me/pbMWvy-Rm

 

Foto 11: ROMA – Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). Considerazioni preliminari” ; in: Relazioni su scavi, trovamenti, restauri in Roma e Suburbio, 2020. Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 122, (2021): 342-352.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825448196

 

Fonte / source:

— Dr. NICOLETTA BERNACCHIO, et al., REGIONE IV – “Lo scavo del tratto settentrionale di via Alessandrina (2016-2020). BCom 122 (2021): 342-352; in: Documento acquistato da Martin Conde, il 2023/04/17 = RARA (2023) (17/04/2023).

 

Foto: ROME – the Forum of Trajan / the Via Alessandrina (06/2019); in: “ReinvenTIAMO Roma” & “FORI: RITROVATA TESTA DI STATUA DI ETÀ IMPERIALE,” in: Virginia Raggi / LA SINDACA INFORMA / COMUNE DI ROMA (01/06/2019): pp. 4 & 5 [PDF]. S.v., RARA 2022 (06/2019).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52824907112

 

3). ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA 2019. “ReinvenTIAMO Roma” & “FORI: RITROVATA TESTA DI STATUA DI ETÀ IMPERIALE,” in: Virginia Raggi / LA SINDACA INFORMA / COMUNE DI ROMA (01/06/2019): 4 & 5 [PDF]. rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2019/06/30/roma...

 

Foto: ROMA – Scavi del Foro di Traiano e Progetto Via Alessandrina: Nuove fotografie del cantiere a partire da nov. 2020.

Fonte: @luciorufus / Instagram (11/2020).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825638229

 

4). ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020: Scavi del Foro di Traiano e Progetto Via Alessandrina: Nuove fotografie del cantiere a partire da ottobre 2020. Dr. Arch. Federico Celletti / Facebook (10 & 28 /10/2020). S.v., Dr. Arch. F. Celletti (2017-20) & Dr. Arch. Maria Grazia Ercolino (09/2020) [in PDF] & Google Earth (06/2019). wp.me/pbMWvy-NX

 

Foto: ROMA / FIRENZE – Lucrezia Ungaro & Fabrizio Paolucci, Il Foro di Traiano e il trionfo di marmo: i “barbari” tra Roma e Firenze. Ciclo di conferenze “Dialoghi d’Arte e Cultura”, Gallerie degli Uffizi. Facebook (01/12/2021) Video [52:48].

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825515626

 

5). ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2022. Nuova sorpresa dagli scavi: riemerge busto di guerriero in via Alessandrina; in: Lucrezia Ungaro & Fabrizio Paolucci, Il Foro di Traiano e il trionfo di marmo: i “barbari” tra Roma e Firenze. Ciclo di conferenze “Dialoghi d’Arte e Cultura”, Gallerie degli Uffizi. Facebook (01/12/2021) Video [52:48]. S.v., Foro di Traiano – Riemerge busto di guerriero in via Alessandrina. La Repubblica (19/07/2019). wp.me/pbMWvy-2xQ

 

Foto: ROME – Prof. Arch. Pier Luigi Tucci [review of / recensione di], “Roberto Meneghini, Il Foro di Traiano nel Medioevo e nel Rinascimento. Scavi 1998-2007. No. S3059 / Oxford: BAR Publishing (2021): Pp. 238”; in: Histara-les comptes rendus / France (28/07/2022). S.v., Rome, the Forum of Trajan & the Via Alessandrina – New Research / Bibliographical Resources in PDF’s, 2015-2022; in RARA (2022) [28/07/2022].

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/52825658829

 

6). ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2022. Prof. Arch. Pier Luigi Tucci [review of / recensione di], “Roberto Meneghini, Il Foro di Traiano nel Medioevo e nel Rinascimento. Scavi 1998-2007. No. S3059 / Oxford: BAR Publishing (2021): Pp. 238”; in: Histara-les comptes rendus / France (28/07/2022). S.v., Rome, the Forum of Trajan & the Via Alessandrina – New Research / Bibliographical Resources in PDF’s, 2015-2022; in RARA (2022) [28/07/2022]. wp.me/pbMWvy-30Q

 

Foto: RARA (2023) / ROMA – Dr. Arch. Maria Grazia Ercolino, Rileggere le tracce. Vicende urbane e architettoniche dal Campo Carleo al quartiere Alessandrino. U+D urbanform and design | N. 13.1 (Sett. 2020): 60-73 [in PDF]. Testo in Italiano.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50304708753

 

7). RARA (2023) / ROMA – Dr. Arch. Maria Grazia Ercolino, Rileggere le tracce. Vicende urbane e architettoniche dal Campo Carleo al quartiere Alessandrino. U+D urbanform and design | N. 13.1 (Sett. 2020): 60-73 [in PDF]. Testo in Italiano e English. S.v., Foro di Traiano & Campo Carleo al Quartiere Alessandrino, in: Dr. Arch. Federico Celletti et al., (2015-20) & Roberto Meneghini et al., (1997-2018). Foto: Mayor Virginia Raggi – Rome, Forum of Trajan (Sept. 2019). wp.me/pbMWvy-xC

Considerado una de las personas más carismáticas e importantes del mundo del software libre, Jon Hall “Maddog” ha participado en varias ediciones de Campus Party en diferentes partes del mundo siendo siempre muy bien recibido por todos los campuseros; a cambio Jon Hall ofrece su vasta experiencia profesional al resolver hasta las dudas más pequeñas que los campuseros le llegan a plantear.

 

Actualmente “Maddog” es editor ejecutivo de la Linux International, una organización sin fines de lucro dedicada exclusivamente a la promoción de aplicaciones de código abierto, quien este año cumple 20 años. Este año nos acompaña en Campus Party para hablarnos del aniversario de Linux y el proyecto Cauã, una iniciativa que busca crear y promover nuevos empleos alrededor de la tecnología en todo Latino-américa y en el mundo.

 

Campus Party México 2011, #cpmx3

 

foto: alviseni.

Consider this your Christmas card, especially you grumpy Canadian bastards.

Sant Pere de Rodes

El monasterio de Sant Pere de Rodes ha sido considerado históricamente como ejemplo típico de construcción románica en Cataluña. Sus orígenes datan del siglo I después de Cristo. Según la leyenda, naufragaron en la bahía cristianos que venían de Roma y prometieron la construcción del monasterio como ofrenda a Dios en este lugar. La doctrina cristiana entiende Sant Pere de Rodes como uno de los más significativos monasterios. La primera mención oficial del monasterio data del año 878.

El monasterio, todavía hoy, domina geográficamente la bahía de Llançà y del Port de la Selva. Durante un largo período, su poder se extendía desde Barcelona hasta el Rosselló, ahora parte de Francia. Durante el siglo XX en el monasterio se han hecho costosas obras de restauración, que no han satisfecho a todos, ya que algunos piensan que se ha modernizado excesivamente.

Al monasterio se llega en coche por la carretera del Port de la Selva o de Vilajuïga. Numerosos senderos también conducen allí. El camino que parte de la Vall de Santa Creu, aunque siendo un poco difícil, nos parece especialmente recomendable.

Durante el verano se organizan regularmente visitas guiadas. Los folletos de información están disponibles, en varios idiomas, en la taquilla. Recomendamos para una visita un día muy claro para gozar de la magnífica vista sobre el Empordà.

  

Sembra fiorisca una sola volta l'anno, per un solo giorno, pochi attimi di vita per questo meraviglioso fiore... E pensare che io li consideravo inutili i cactus...!!!

it may look cute, aww, but to get it to snarl like that you have to piss it off by getting too close, and there is no fence between me and the cat, and I'm not even using the zoom on the camera

 

I don't really know if I would advise pissing off cheetahs to other photographers

Considerada a praça mais bela da Paraíba, a Praça Getúlio Vargas é o principal cartão postal da cidade, um dos locais mais fotografados do município. Nela encontra-se playground, lanchonetes, painéis em mosaico, jardineiras e réplicas de animais da fauna mundial (http://www.pocinhos.pb.gov.br/turismo.php)

 

Pocinhos está situado no Planalto da Borborema, na mesorregião do agreste paraibano, na microrregião do Curimataú Ocidental, com uma área de 629,521km², representando um percentual de 16,23% da microrregião e de 1,12% do estado. A sede está a uma altitude de 640 metros acima do nível do mar e as coordenadas geográficas são de 7º04’36” de latitude S e 36º03’40” de longitude W. Distância: Dista 152 km da capital, João Pessoa, e a 30 km da cidade de Campina Grande, com quem mantêm intenso relacionamento ecocômico social.

 

Conforme dados coletados pelo IBGE, a população de Pocinhos em 2007 foi de aproximadamente 15.956 pessoas, representando um crescimento de 7,23% com relação à população de 2000. ( www.pocinhos.pb.gov.br/index.php)

Item No.-11 C1/675/2018

Agenda :

 

To Consider renewal of regular permit in respect of Stage Carriage KL 47 D 606 is operating on the route Guruvayur-Chottanikkara Via Thriprayar, Kodungallur,Moothukunnam-Varapuzha- Koonamavu-N.paruredappally-Highcourt Ernakulam South Vyttila-Thiruvankulam as LSOS. Valid up to 06.04.2018

 

Applicant :Sri. Hamsa K.K, Karukaparambil House,Mathilakam.Thrissur

 

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Item No. 21 No.C5/44507/2011/R

Agenda

 

To reconsider the application for variation of permit in respect of Stage Carriage KL 47 6566 (replaced by KL 47 D 606 ) on the route Chottanikkara Guruvayur (via) Puthiyakavu - tripunithura - vyttila - ernakulam South - M.G Road Kaloor - palarivattom - Edappally - muttar Bridge - paravur - moothakunnam - kodungallur chettuva AS LSOS valid up to 06.04.2018 by deviating the route from Koonammavu to Kunnumpuram via Varapuzha bridge instead of via Pathalam without changing the existing timings and trips

 

Applicant : K.K. Hamza, Karukaparambil house, Rejula Manzil, P.O. Mathilakam, Thrissur

 

Ernakulam 5.46

N.Paravur 6.46

Kodungallur 7.10

Guruvayur 8.46 - 8.52

Kodungallur 10.28

N.Paravur 10.52

Ernakulam 11.52 - 12.38

N.Paravur 1.38

Kodungallur 2.02

Guruvayur 3.37 - 4.39

Kodungallur 6.15

N.Paravur 6.39

Ernakulam 7.39

Chottanikkara 8.05 Halt

El alcalde Lcdo. John Salcedo Cantos, quien participa del ciclopaseo dominical, confirmó que este evento de apoco empieza a convertirse en una tradición en la Ruta del Río, en donde acude muchas personas desde las 09h00 hasta la 01h00, para eso se ha programado eventos diferentes como lo realizado el domingo pasado donde el público tuvo la oportunidad de presenciar la competencia de bicicleta extrema BMX en la que se destacó la habilidad de los deportistas.

  

Esta competencia se realizó los días 3 y 4 de agosto, por primera vez en Quevedo y fue organizado por un grupo de jóvenes de Quito, encabezado por Marcos Calderón, quien resaltó todo el apoyo recibido por parte del burgomaestre.

  

Salcedo acotó que la próxima semana se tiene previsto el curso de cometas y el lanzamiento de paracaídas. Posteriormente habrá otros eventos, así como exposiciones de pinturas y artes para que los ciudadanos puedan disfrutar en familia. También se analiza la posibilidad de realizar este año la Ronda de Confraternidad Quevedeña por existir más espacio en la Ruta del Río y así evitar el congestionamiento vehicular en el centro de la ciudad con el cierre de calles.

  

El ciclopaseo es considerado un evento de diversión y entretenimiento, congrega gran cantidad de personas y familias quevedeñas de todas las edades, niños (as), adolescentes, jóvenes y adultos, quienes participan de los programas de bailoterapia, ciclismo, risoterapia con los payasitos, aeróbicos, patinaje, caminatas y trotes.

  

“Esta es una buena actividad, ayuda mucho a la salud de las personas. Los programas sirven para sacar el estrés, esto hace que llegue bastante gente a la ciclovía”, expresó la Sra. Cecilia Páez Reyes, quien participa de la ciclovía.

  

Otra de las asistentes, Alicia Astudillo, considera importante que se continúe realizando la ciclovía para la diversión de las personas después de una agostadora semana de trabajo, por eso invito a los ciudadanos a pasar momentos de sano esparcimiento.

  

Alumbrado y cabañas

El Alcalde confirmó que esta semana comenzará la segunda fase de iluminación en la Ruta del Río, que llegará hasta el puente Velasco Ibarra. También reiniciarán los trabajos de la cabaña del GOE y otra se construirá para el Ejército, a fin de que haya máxima seguridad para las personas que acuden a realizar deportes.

  

Lcdo. José Antonio Ochoa Ochoa

RELACIONADOR PÚBLICO

   

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Mensajes al celular 0986933882

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“Attimi, emozioni nel tempo infinito… sulle tracce di Guglielmo Marconi” VI° Edizione del Progetto “Amando Cattolica”; in collaborazione e partecipazione con la prestigiosa “Fondazione Marconi”, dedicato al Premio Nobel Guglielmo... Marconi. (Italiano/inglese) “Amando Cattolica” Project new book: "Instants, emotions in the endless time"… on the traces of Guglielmo Marconi realized in collaboration with MARCONI foundation dedicated to Nobel Prize winner Guglielmo Marconi. VI° Edizione progetto "Amando Cattolica". ©Antonio Barbieri -All rights reserved- Pubblicazione "Amando Cattolica"

Dalla città di Cattolica il percorso del libro fotografico continua, inedite immagini, un abbraccio alle città italiane e straniere. “Amando Cattolica 2012” “Attimi, emozioni nel tempo infinito.. sulle tracce di Guglielmo Marconi”

Con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna, ENIT Agenzia Nazionale del Turismo, Comune Roma Capitale, Provincia di Rimini, Provincia di Pesaro-Urbino, Provincia di Forlì Cesena, Comune Gradara, Comune Gabicce Mare, Comune Ferrara, Comune Cattolica, Comune Urbino, Comune Pesaro, Comune Fano

Le iniziative di “Amando Cattolica” sono state definite realizzazioni con finalità prettamente divulgativa a carattere culturale e di promozione turistica con il linguaggio universale delle immagini percorre un viaggio ideale rappresentando luoghi, persone, paesaggi, emozioni; che con il cuore racconta la nostra identità più profonda. Il progetto è riconosciuto come iniziativa che costituisce interesse, sotto l’aspetto dell’accoglienza e della promozione turistica a livello Nazionale e Internazionale per il contenuto, per il messaggio, per il sentimento che tramite le immagini desidera trasmettere riguardo il nostro territorio Italia anche all’estero.

Oltre ad essere stata definita a carattere umanitario rivolto al sociale per l’Edizione del volume 2011 dal titolo “Sguardi espressioni di un sentimento”. “Per aver onorato la memoria di un grande cittadino di Cattolica l’oncologo di fama mondiale, che fu ordinario di Pediatria, direttore dell’Istituto di Clinica Pediatrica e del Centro Interdipartimentale della ricerca sul cancro dell’Università degli Studi di Bologna Prof. Guido Paolucci, fondatore dell’A.G.E.O.P, Associazione per l'assistenza e l'accoglienza dei bambini affetti da patologie leucemiche e tumorali.

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Con immagini tra le quali:

città di Cattolica, città S.Giovanni in Marignano, città Morciano di Romagna, San Clemente, città Montescudo, città Sant'Arcangelo di Romagna, città Saludecio, città Mondaino, città Montegridolfo, città Coriano, città Montefiore Conca, città Montecolombo, Trarivi, città Misano Adriatico, Portoverde, città Riccione, città Rimini, città Cesena, città Cesenatico, città Verghereto, Bagno di Romagna, S.Piero in Bagno, Alfero, città di Ravenna, città Faenza, Repubblica di San Marino; città di Ancona, città Gabicce Mare, Fiorenzuola di Focara, Parco Monte San Bartolo, città Gradara, città Sant'Angelo di Lizzola, città Corbordolo, città Pesaro, città di Senigallia, città Urbino, città Urbania, Fermignano, città Sassocorvaro, città Tavullia, città Fano, città Bologna, città Reggio Emilia, città Modena, città Parma, città Ferrara, città Milano, Città del Vaticano, città di Roma, Castelli Romani: Nemi, Bracciano, Anguillara, Tivoli, Frascati, Santa Severa, Nettuno, città di Firenze. Città di Bruxelles, Parigi, Londra…

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“Amando Cattolica” Project new book: "Instants, emotions in the endless time"… on the traces of Guglielmo Marconi realized in collaboration with MARCONI foundation dedicated to Nobel Prize winner Guglielmo Marconi.

Si ringrazia la Fondazione Guglielmo Marconi per i testi e il materiali forniti. In particolare si ringraziano gli autori Mario Giorgi e Barbara Valotti, il consulente scientifico Maurizio Bigazzzi e il Presidente della Fondazione Gabriele Falciasecca.

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Excerpt of photographs taken in . A photographic journey to discover the infinite wonders of our city. The location of the photo book continues with unprecedented images of our area including the Italian Emilia-Romagna, Marche, Tuscany, Lazio, Lombardy ..

With images including the cities of the Cattolica, St. John Marignano, Morciano di Romagna, San Clemente, Montescudo, Sant'Arcangelo di Romagna, Saludecio, Mondaino, Montegridolfo, Coriano, Montefiore Conca, Montecolombo, Misano Adriatico, Portoverde, Riccione, Rimini, Cesena, Faenza, Verghereto, Bagno di Romagna, San Piero in Bagno, Alfero, Republic of San Marino; Fano, Ancona, Senigallia, Fiorenzuola of Focara, Park Mount San Bartolo, Gabicce Mare, Gradara, San Angelo Lizzola, Corbordolo, Pesaro, Urbino, Urbania, Fermignano Sassocorvaro, Tavullia, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Ferrara, Milan ... Paying homage to the Vatican City, Rome, Castelli Romani: Nemi, Bracciano, Anguillara, Tivoli, Frascati, Santa Severa, Neptune, and the city of Florence. Glad to pay homage to the city of Bruxelles, London, Paris

 

“Amando Cattolica” Project new book: "Instants, emotions in the endless time"… on the traces of Guglielmo Marconi realized in collaboration with MARCONI foundation dedicated to Nobel Prize winner Guglielmo Marconi. Excerpt of photographs taken in . A photographic journey to discover the infinite wonders of our city. The location of the photo book continues with unprecedented images of our area including the Italian Emilia-Romagna, Marche, Tuscany, Lazio, Lombardy ..

 

“Amando Cattolica 2012” nuova pubblicazione fotografica VI° Edizione 2012 del Progetto "Amando Cattolica"

dal titolo:

“Attimi, emozioni nel tempo infinito… sulle tracce di Guglielmo Marconi” in collaborazione con la prestigiosa Fondazione Marconi, dedicato al Premio Nobel Guglielmo Marconi.

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“Amando Cattolica” Project new book: "Instants, emotions in the endless time"… on the traces of Guglielmo Marconi realized in collaboration with MARCONI foundation dedicated to Nobel Prize winner Guglielmo Marconi.

Si ringrazia la Fondazione Guglielmo Marconi per i testi e il materiali forniti. In particolare si ringraziano gli autori Mario Giorgi e Barbara Valotti, il consulente scientifico Maurizio Bigazzzi e il Presidente della Fondazione Gabriele Falciasecca.

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Excerpt of photographs taken in . A photographic journey to discover the infinite wonders of our city. The location of the photo book continues with unprecedented images of our area including the Italian Emilia-Romagna, Marche, Tuscany, Lazio, Lombardy ..

With images including the cities of the Cattolica, St. John Marignano, Morciano di Romagna, San Clemente, Montescudo, Sant'Arcangelo di Romagna, Saludecio, Mondaino, Montegridolfo, Coriano, Montefiore Conca, Montecolombo, Misano Adriatico, Portoverde, Riccione, Rimini, Cesena, Faenza, Verghereto, Bagno di Romagna, San Piero in Bagno, Alfero, Republic of San Marino; Fano, Ancona, Senigallia, Fiorenzuola of Focara, Park Mount San Bartolo, Gabicce Mare, Gradara, San Angelo Lizzola, Corbordolo, Pesaro, Urbino, Urbania, Fermignano Sassocorvaro, Tavullia, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Ferrara, Milan ... Paying homage to the Vatican City, Rome, Castelli Romani: Nemi, Bracciano, Anguillara, Tivoli, Frascati, Santa Severa, Neptune, and the city of Florence. Glad to pay homage to the city of Bruxelles, London, Paris

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Tra la moltitudine di città interessate da questo nuovo percorso fotografico,emerge un prezioso itinerario che collega le diverse città in cui Guglielmo Marconi ha vissuto la sua vita.

Un nuovo viaggio fotografico, tra cui immagini che rendono omaggio al grande inventore italiano Guglielmo Marconi, padre della radio e Premio Nobel per la fisica nel 1909. Bolognese di nascita, Marconi passò molto del suo tempo nella sua casa di Cattolica. Chissà cosa penserebbe oggi, affacciato alla finestra di Villa Marconi, delle persone in spiaggia collegate a internet con computer e cellulari wireless, persone in contatto con il mondo ventiquattro ore al giorno. Su quella stessa spiaggia dove lui ha passeggiato e guardato il mare immerso nei suoi pensieri e nei suoi esperimenti. Forse tutta questa comunicazione l’avrebbe fatto sorridere, lui che fu il padre della comunicazione con telegrafia senza fili. Di una cosa però siamo sicuri, sicuramente affacciato alla finestra della sua camera, avrebbe rivolto lo sguardo all’Adriatico e avrebbe atteso uno di quei meravigliosi tramonti di Cattolica, in cui il sole diventa una palla di fuoco che scompare lentamente all’orizzonte. Uno spettacolo di colori che soltanto Lei può regalare. Attimi, si prefigge l’obiettivo di raccontare attraverso un percorso di immagini e racconti, il legame che la città romagnola conserva con il suo illustre personaggio. testo di Alessandra Fabri

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Regione Emilia Romagna Il Presidente

Con questo nuovo libro fotografico prosegue il progetto “Amando Cattolica” e con la VI Edizione, dal titolo “Attimi, EMOZIONI NEL TEMPO INFINITO…sulle tracce di Guglielmo Marconi”, Antonio Barbieri è , ancora una volta, riuscito a catturare, nelle sue fotografie, l’anima più intima di Cattolica e dei paesaggi vicini.

L’attaccamento alla propria terra, la passione e la sensibilità artistica sono evidenziate in queste immagini che mostrano con chiarezza la trasformazione nel tempo di questo territorio, facendone riaffiorare con emozioni intese l’essenza più vera.

L’obiettivo dell’artista si allarga su scorci suggestivi di altre città italiane, cogliendone particolari che ben delineano la ricchezza artistica, culturale architettonica della nostra Italia.

Il mio particolare apprezzamento va ancora una volta rivolto a questo lavoro, alla dedizione particolare e scrupolosa con cui Antonio Barbieri ha saputo mostrate la genuinità e la semplicità di un territorio in continua evoluzione ma sempre attento a rinnovare la propria cultura dell’accoglienza.

Vasco Errani

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Pubblicazioni Fotografiche collana "Amando Cattolica".

 

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Continua il percorso fra le regioni italiane, Emilia Romagna, Marche, Toscana, Lazio, Lombardia, Veneto…

 

www.amandocattolica.com/dblog/

 

www.amandocattolica.com/

 

www.flickr.com/photos/antoniobarbieri

 

www.antoniobarbieri.org

Consider this.. McDonald's- the burger chain- makes money in largely vegetarian India. This is a company with imagination!

 

I don't now what an aaj bhi is... can anyone help? But I do know that at the time (Nov 07) Rs 20 was about 50 US cents.

 

This is the same store are you see in my other "Janpath" McDonald's photo.

 

Mr ref: MCD-Jan-Window-4457

La Semana Santa Zaragozana de 1.946, aunque comenzaba a configurarse tal y como la conocemos hoy, todavía se parecía muy poco a la actual. Las principales diferencias se encontraban en los actos que se desarrollaban, su importancia y número de participantes. En esa época, el acto fundamental era la Procesión del Santo Entierro organizada por la Hermandad de la Sangre de Cristo y, junto a ella, se celebraban anteriormente las procesiones de las Cofradías, que eran considerados como traslados de los pasos para participar en la procesión General del Viernes Santo. En ésta participaban todos los Pasos, unos llevados por las cofradías y otros, si no tenían cofradía constituida, por diversos grupos cristianos.

 

En 1.946 el paso de la Cena, al igual que en años anteriores, fue llevado por miembros de las asociaciones eucarísticas de Zaragoza -Jueves Eucarísticos, Adoración Nocturna, 40 Horas-. La procesión del Viernes Santo, para estos buenos hombres, para estos cristianos adoradores de la Eucaristía, se convirtió en su corazón en un obligado y periódico lugar de encuentro en el que unían, por igual, su amor al Sagrado Sacramento y su profundo respeto por la Cruz de Cristo y por la Pasión del Redentor que, de un modo incruento pero actual, se renueva diariamente en el Santo Sacramento del Altar.

 

Por ello, las Semanas Santas que penitencialmente habían vivido desde el año 1.936, uniendo la Cruz y la Eucaristía, sintiendo el drama de amor y Eucaristía que se vivió hace casi 2.000 años en el Cenáculo como pórtico inseparable de la pasión y camino de la cruz, les llevó a constituir una Cofradía con la que cada año poder revivir estos acontecimientos, pregonarlos a la Ciudad de Zaragoza y que les ayudara en su vivir diario a tenerlos permanentemente unidos en su corazón.

 

En septiembre de 1.946 se constituyó, por representantes de las asociaciones eucarísticas de Zaragoza, la Comisión promotora de la Cofradía que quedó fundada ese mismo año y sus estatutos fueron aprobados en Capítulo General celebrado en el Real Seminario de San Carlos el día 28 de diciembre de 1.946 y ratificados por decreto de erección canónica del Obispo de Zaragoza de 10 de febrero de 1.947.

 

Este peculiar origen de la Cofradía les llevó a alejarse de la idea que habitualmente había transmitido el paso del Cenáculo como el de la "cena" de Jesús con sus discípulos, como despedida de éstos y pórtico de la Pasión, para pasar a ser el de la Cena del Señor, en la que se instituye la nueva alianza de Dios con los hombres, en torno al Pan y al Vino, como anticipo de la Cruz salvadora, cuyo memorial todos los días se renueva en el Sacramento del Altar.

 

Por ello la Cofradía lo primero que hizo fue sustituir la imagen de Jesús sentado, que desde 1.828 tenía el Paso, por otra de pie, pasando de una en la que aparece Jesús en actitud de cenar a otra en la que le vemos en actitud de consagrar.

 

Estas mismas ideas son las que llevarán a la Cofradía a constituirse con el nombre de Institución de la Sagrada Eucaristía y no de la Cena y a sustituir el nombre del paso de “El Cenáculo”, al de la “Santa Cena”, para pasar el centro de gravedad del frío habitáculo al Sagrado Acto que celebraron en él sus protagonistas.

 

Estas dos ideas -Cruz y Eucaristía- son las que permanentemente han centrado la vida de la Cofradía, inclinándose más a una u otra según los momentos y las personas que dirigían y formaban parte de la misma, pero procurando mantener siempre el equilibrio entre ambas. Ideas que, de una parte, llevaron a la Cofradía a celebrar en la noche del Martes Santo un Vía Crucis, por las calles de su Parroquia en torno a una solitaria Cruz de madera, protegida solamente con un sudario y, de otra parte, a celebrar como segunda fiesta de la Cofradía la solemnidad del Corpus Christi, del Cuerpo y de la Sangre de Cristo, participando de un modo muy especial en su procesión siendo los portadores de la Carroza de la Custodia.

 

La Cofradía, con los años fue reflexionando sobre su Paso de la Santa Cena y sintió la necesidad de un segundo Paso en el que mostrar especialmente al Señor con el Pan en la mano, en actitud de bendecirlo y de ofrecérnoslo a todos y cada uno de nosotros. Así nació el segundo Paso de la Cofradía, como el del Señor de la Eucaristía, protagonista de la Santa Cena y de su día el Jueves Santo. Por ello uniendo todas estas características tiene en una mano el pan, con la otra lo está bendiciendo, recibe el apelativo de “Cristo” y la advocación “del Amor Fraterno”, como Señor del Jueves Santo.

 

Además, este segundo paso, desde el primer momento, allá en el año 1.982 fue concebido como un Paso para ser llevado a hombros para, juntamente con su carácter Eucarístico, resaltar especialmente la idea penitencial del acto del traslado procesional del paso, mostrándolo en el esfuerzo y sacrificio de sus portadores. Idea especialmente resaltada y potenciada en el nuevo y magnífico Paso que en conmemoración de nuestro 50 Aniversario será flamantemente estrenado está Semana Santa de 1.996, siendo portado por una cuadrilla de 30 hermanos costaleros.

 

Reflexionando sobre nuestros pasos, que es como reflexionar sobre la Cofradía, podemos decir que existen entre ellos algo más que ese centenar de metros que los separa en nuestra procesión. En realidad, si examinamos su significado podemos afirmar que existen casi dos mil años de distancia entre ellos.

 

En el primero, en el Paso de la “Santa Cena”, vemos a Jesús rodeado de sus discípulos, en su Última Cena, en la que se despidió de sus amigos, partió con ellos el Pan y el Vino y les dejó su último y único mandato el del Amor.

 

En el segundo, el “Cristo del Amor Fraterno”, vemos únicamente al Señor, con la mano extendida, ofreciéndonos hoy a cada uno de nosotros su propio Cuerpo y Sangre en la nueva Alianza del Pan y el Vino. En este segundo Paso, sus discípulos, sus amigos, somos todos y cada uno de nosotros, en primer lugar sus costaleros que le rodean y llevan, en segundo lugar sus hermanos cofrades y finalmente toda Zaragoza que es llamada -hoy como hace 2.000 años- al misterio del Pan y el Vino en la Cena del Señor.

 

Además, con el tiempo, la Cofradía ha ido madurando una tercera idea, la de María, la madre. Idea central en todo cristiano, pero que en la Cofradía como colectivo, como asociación cristiana, ha necesitado de tiempo para nacer y fructificar, sobre todo ha necesitado encontrar su domicilio en un santuario mariano, el del Perpetuo Socorro, en el que se reunen singularmente las ideas de la madre y de la pasión, para aprehenderlas de esa Señora presurosa en acoger entre sus brazos y en socorrer a su hijo que huye atemorizado de la visión de la Cruz y de la lanza. Esa Madre, madre nuestra también, por Jesús, es a la que nos dirigimos implorando ayuda y socorro, ante nuestros pequeños dramas, ante la Cruz diaria que como cristianos hemos decidido abrazar y recoger para seguir el camino de Jesús.

 

Esta misma María, como madre, es a la que se aproxima nuestra Cofradía Eucarística, al haber sido la que llevo en su seno, como primer Sagrario, a Jesús, y la que posteriormente lo acogió entre sus brazos para criarlo y socorrerlo -tal y como la vemos en el icono de Nuestra Señora del Perpetuo Socorro- como anticipo de esa misma madre dolorosa que recogería el cuerpo desnudo y destrozado de Jesús bajo los maderos de la Cruz.

 

La Virgen, desde hace cuatro años, es llevada en nuestros desfiles procesionales en su icono doloroso de Nuestra Señora del Perpetuo Socorro, que se encuentra en el Guión de la Archicofradía, con categoría de Paso de nuestra Cofradía, como anticipo del que con el tiempo será nuestro tercer titular.

 

Todos los sentimientos anteriores la Cofradía los vive principal, pública y colectivamente en cada Semana Santa desde su fundación y de un modo particular y privado en su periódicas Eucaristías, en su adoración al Santísimo Sacramento, en su trabajo cotidiano en la Parroquia, en su secciones de tambores, bombos, cornetas, hachas, costaleros, coro, ...

 

En sólo dos palabras, nuestra Cofradía es Cruz y Eucaristía. En Semana Santa en la calle y el resto del año en el corazón y en la vida cristiana de sus cofrades.

 

This bike is HUGE. Consider that it has 28 x 1 1/2" wheels. The frame is at least 75cm. Note the length of the head tube!

 

There's a common misperception that the millions of bikes around Amsterdam are cheap "junkers". Along with the disposable, modern bikes are also an amazing number of very old bikes. These bicycles, 30, 50 even 70 years old aren't pampered and regarded as classics (though some could be considered so). No, they're just somebody's trusty transportation, often having been in continuous service for a couple generations.

 

These photos are just bikes I happened across over the last 2 weeks. The newest bikes were made in the 1960's and the oldest probably the 30's. Most Dutch bikes stayed approximately the same through this period and the differences are only of concern to the the enthusiast. Unfortunately very few of the bikes made after this period and virtually none of the bikes from the 1980's to the present will last nearly as long as these.

 

Visit www.bakfiets-en-meer.nl for much more.

Luke Chapter 12 27 “Consider how the wild flowers grow. They do not labor or spin. Yet I tell you, not even Solomon in all his splendor was dressed like one of these. 28 If that is how God clothes the grass of the field, which is here today, and tomorrow is thrown into the fire, how much more will he clothe you—you of little faith!

Please consider a donation for the free images at lucid-motion-images.com

The 12th running of the Fields of Athenry 10km took place on St. Stephen's Day, December 26th 2013 at 11:00 in Athenry, Co. Galway, Ireland. Due to the very icy and frosty conditions for health and safety considerations the race start was delayed by a half an hour and started at the slightly later time of 11:30. The winter sun began to rise high into the sky and the earlier icy roads thawed sufficiently to allow for road racing and avoid a potential abandonment of the event. This worked out perfectly and the conditions were perfect for road racing. This follows on from the near apocalyptic rain conditions for the race last year.

 

This is one of the leading 10KM road races in Ireland. It is hard to believe that the race is "only" twelve years old. It's superb organisation, atmosphere, and great race history gives it the characteristic of a race that is many years older. The credit for this goes to the wonderful athletics club in Athenry AC and the Race Director for 2013 Frank Burke and his team of volunteers. The attention to every detail in the race which this year attracted over 1,200 participants means that the race has earned it's stripes as one of the leading road races in Ireland. This year the race coupled with Athenry Tidy Towns Committee. A contribution from the proceeds from this year's race will be made to support the work of the Tidy Town Committee.

 

The race started at the Railway station and then took in a loop of the famous fields of Athenry where it turns left and begins it's return to the town, passing the soccer club, over the railway lines, and finishing under the medival arch in Athenry town for a fittingly atmospheric finish to the race. Race HQ is in the Presentation College in Athenry. Post race showers, prize giving ceremony, and refreshments were provided in the College after the race.

 

We have a very extensive set of photographs from this year's event. The link to the full set of photographs on this Flickr photostream is here: http://www.flickr.com/photos/peterm7/11553763974/. There are some photographs of the race start and photographs of the race finish from the 1st across the line until the 55 minutes finish time.

 

Viewing this on a smartphone device?

If you are viewing this Flickr set on a smartphone and you want to see the larger version(s) of this photograph then: scroll down to the bottom of this description under the photograph and click the "View info about this photo..." link. You will be brought to a new page and you should click the link "View All Sizes".

  

Some useful Internet links

We have provided the following links to various resources on the Internet which might be of use to you in finding out more information on the Fields of Athenry race.

 

The Athenry AC Website: www.athenryac.com/

 

The Athenry AC Facebook Page: www.facebook.com/athenryac?fref=ts (Requires Facebook Login)

 

Fields of Athenry 2013 Facebook Event Page: www.facebook.com/events/604706992906131/

 

The official website for the Fields of Athenry 10KM 2013 Website: 10km.athenryac.com/ (This also provides access to the complete archive of results for the entire series of Fields of Athenry races)

 

The official Fields of Athenry 10KM 2012 Website: 10km.athenryac.com/2012/

 

The Finish of the 10km under the Medieval Arch on Google Streetview: goo.gl/maps/O2Sv1

 

Our Flickr set from the Fields of Athenry 2012: www.flickr.com/photos/peterm7/sets/72157632343684441/

Our Flickr set from the Fields of Athenry 2011: www.flickr.com/photos/peterm7/sets/72157628575384797/

 

Éirefoto.com will have professionally taken photographs of the 2013 Fields of Athenry and other race events in Galway and Connaught over the year: http://www.eirefoto.com/sports.htm

 

Edenhill77 also posts photographs from road race events in Galway to Flickr: www.flickr.com/photos/edenhill77/sets/

 

Garmin Connect GPS trace of the 10KM Race Route: connect.garmin.com/player/61755378

 

Boards.ie Athletic's Thread on the Race: www.boards.ie/vbulletin/showthread.php?t=2056767210

 

Wikipedia Page on 'The Field's of Athenry' en.wikipedia.org/wiki/The_Fields_of_Athenry

 

The defacto definitive version of the famous song as sung by Paddy Reilly: www.youtube.com/watch?v=v9InnXP64To

 

The fields of Athenry as sung by the fans of the Republic of Ireland soccer team at Euro 2012 against Spain: www.youtube.com/watch?v=cdZqpYX9eNk

  

Can I use these photographs directly from Flickr on my social media account?

 

Yes - of course you can. Flickr provides several ways to share this and other photographs in this Flickr set. You can share to: email, Facebook, Pinterest, Twitter, Tumblr, LiveJournal, and Wordpress and Blogger blog sites. Your mobile device will also offer you several different options for sharing this photo page on your social media outlets.

 

How can I get full resolution copies of these photographs?

 

All of the photographs posted here on this Flickr set are available free, at no cost, at full image resolution. We take these photographs as a hobby and as a contribution to the running community in Ireland. Our only "cost" is our request that if you are using these images without the watermark: (1) on social media sites such as Facebook, Tumblr, Pinterest, Twitter,LinkedIn, Google+, etc or (2) other websites, blogs, web multimedia, commercial/promotional material that you must provide a link back to our Flickr page to attribute us.

 

This also extends the use of these images for Facebook profile pictures. In these cases please make a separate wall or blog post with a link to our Flickr page. If you do not know how this should be done for Facebook or other social media please email us and we will be happy to help suggest how to link to us.

 

Please email petermooney78 AT gmail DOT com with the links to the photographs you would like to obtain a full resolution copy of. We also ask race organisers, media, etc to ask for permission before use of our images for flyers, posters, etc. We reserve the right to refuse a request.

 

In summary please remember when requesting photographs from us - all we ask is for you to provide a link back to our Flickr set or Flickr pages. You will find the link above clearly outlined in the description text which accompanies this photograph. Taking these photographs and preparing them for online posting does take a significant effort. We are not posting photographs to Flickr for commercial reasons. If you really like what we do please spread the link around your social media, send us an email, leave a comment beside the photographs, send us a Flickr email, etc.

 

If you would like to contribute something for your photograph(s)?

Many people offer payment for our photographs. As stated above we do not charge for these photographs. We take these photographs as our contribution to the running community in Ireland. If you feel that the photograph(s) you request are good enough that you would consider paying for their purchase from other photographic providers we would suggest that you can provide a donation to any of the great charities in Ireland who do work for Cancer Care or Cancer Research in Ireland.

 

I ran in the race - but my photograph doesn't appear here in your Flickr set! What gives?

 

As mentioned above we take these photographs as a hobby and as a voluntary contribution to the running community in Ireland. Very often we have actually ran in the same race and then switched to photographer mode after we finished the race. Consequently, we feel that we have no obligations to capture a photograph of every participant in the race. However, we do try our very best to capture as many participants as possible. But this is sometimes not possible for a variety of reasons:

 

     ►You were hidden behind another participant as you passed our camera

     ►Weather or lighting conditions meant that we had some photographs with blurry content which we did not upload to our Flickr set

     ►There were too many people - some races attract thousands of participants and as amateur photographs we cannot hope to capture photographs of everyone

     ►We simply missed you - sorry about that - we did our best!

  

You can email us petermooney78 AT gmail DOT com to enquire if we have a photograph of you which didn't make the final Flickr selection for the race. But we cannot promise that there will be photograph there. As alternatives we advise you to contact the race organisers to enquire if there were (1) other photographs taking photographs at the race event or if (2) there were professional commercial sports photographers taking photographs which might have some photographs of you available for purchase. You might find some links for further information above.

 

Don't like your photograph here?

That's OK! We understand!

 

If, for any reason, you are not happy or comfortable with your picture appearing here in this photoset on Flickr then please email us at petermooney78 AT gmail DOT com and we will remove it as soon as possible. We give careful consideration to each photograph before uploading.

 

I want to tell people about these great photographs!

Great! Thank you! The best link to spread the word around is probably www.flickr.com/peterm7/sets

  

0610 Catedral Metropolitana de la Ciudad de México

La Catedral Metropolitana de la Ciudad de México es el gran templo católico ubicado en la Plaza de la Constitución, en el centro histórico de la Ciudad de México. Las medidas aproximadas de este templo son 59 metros de ancho por 110 de largo y una altura de 60 metros hasta la cúpula. Es también una de las principales obras del arte mexicano, y se considera entre las más sobresalientes de todo el arte hispanoamericano. Construida con cantera gris, cuenta con cinco naves y 16 capillas laterales. Está dedicada a la Asunción de la Virgen María y es la iglesia principal de la Arquidiócesis Primada de México.

 

Historia de una construcción [editar]

 

En el tiempo de la ciudad de Tenochtitlán el área en donde se encuentra la actual catedral estuvo ocupada por un pequeño templo dedicado a Xipe[1] o quizá por el templo de Quetzalcóatl, un templo dedicado al sol y otras edificaciones menores.[2]

 

Tres años después de concluida la conquista, Hernán Cortés mandó construir una iglesia en el lugar aprovechando material de los templos aztecas. Esta iglesia fue convertida en catedral por Carlos V y el papa Clemente VII según la bula del 9 de septiembre de 1530 y nombrada metropolitana por Paulo III en 1547.[3] Pronto quedó clara su insuficiencia y por mandato de Felipe II se derribó en 1552. Los trabajos de construcción de la nueva no comenzaron sino hasta 1571 cuando el virrey Martín Enríquez de Almansa y el arzobispo Pedro Moya de Contreras colocaron la primera piedra de su sucesora, la actual catedral...

 

La suma del costo de la obra hasta la dedicación de 1657 fue de 1.759.000 pesos. Dicho costo fue cubierto en buena parte por los reyes Felipe II, Felipe III, Felipe IV y Carlos II.[3]

 

Luego, hubo un concurso para designar al arquitecto que terminaría la fachada. El proyecto ganador de dicho concurso fue el neoclásico presentado por el veracruzano José Damián Ortiz de Castro, que se antepuso a los de José Joaquín de Torres (barroco) e Isidro Vicente de Balbás. Ortiz de Castro procedería a terminar las torres, parte de la cúpula y obras al interior. La muerte de Ortiz de Castro dejaría las obras en suspenso un breve tiempo. En 1793 el arquitecto valenciano Manuel Tolsá recibe el encargo de finalizar las obras de construcción de la Catedral, que no concluyen sino hasta 1813.[4]

 

Sucesos de la Catedral [editar]

 

A lo largo del tiempo la catedral ha perdido parte de su acervo artístico. Se tiene constancia de algunas de las obras perdidas: lámparas de plata de gran tamaño, candelabros, blandones y figuras del mismo metal, la custodia de Borda (88 marcos de peso en oro; con 10 perlas, cubierta al frente por 5872 diamantes y al dorso por 2653 esmeraldas, 544 rubíes y 28 zafiros), un pectoral de oro con reliquias, otro con topacios y brillantes y con anillos de accesorio, alfombras, cojines, colgaduras y muchos tesoros más de características similares.[5]

 

El edificio [editar]

 

La fachada [editar]

Fe, Esperanza y Caridad. Esculturas de Tolsá

Fe, Esperanza y Caridad. Esculturas de Tolsá

 

La fachada se observan tres relieves en mármol blanco. El central representa la Asunción de la Virgen María. El que se tiene del lado izquierdo muestra la entrega de las llaves del Cielo a San Pedro; el que se tiene a mano derecha, la Barca de la Iglesia. Sobre el reloj se encuentran tres figuras representativas de las virtudes teologales: la Fe, la Esperanza y la Caridad. La Fe sostiene una cruz, la Esperanza un ancla y la Caridad sujeta a dos niños. El reloj y las esculturas se deben a Tolsá, así como las balaustradas y florones que coronan todo el conjunto.

 

El altar del Perdón [editar]

Altar del Perdón

Altar del Perdón

 

El retablo es obra de Jerónimo de Balbás (1735). A principios de 1967 hubo un incendio en la catedral que dañó el altar. Gracias a la restauración practicada se puede admirar el día de hoy una gran obra de arte colonial. Se llama así porque ahí piden perdón los fieles.Esta es una de las obras más grandes del autor tiene un estilo churrigueresco el cual es muy detallado, todo el acabado de esta obra esta cubierto con hoja de oro.

 

El coro [editar]

 

La sillería del coro está fabricada en una excelente talla de tapincerán. Tiene dos niveles de sitiales: el alto para canónigos y el bajo para seíses y sochantres. En la parte superior, tiene figuras talladas en medio relieve, de obispos y santos.

 

La sillería del coro es fruto del arte de Juan de Rojas (1695). También fue dañada en el incendio de 1967.

 

Al centro del coro, entre la la reja y la sillería, está un fascistol de caoba, adornado con figuras de marfil, una de las cuales, es un crucifijo que corona toda la obra. Se usa para sostener los libros de canto, y está conformado por tres cuerpos.

 

La portada del coro y la crujía (el corredor cerrado que va desde es coro hasta presbiterio) fueron hechas con el diseño del pintor Nicolás Rodríguez Juárez bajo la supervisión del sangley Quiauló. La bella reja del coro es de tumbaga y calain, y fueron estrenadas en 1730. Se fabricó en la ciudad de Macao, China,[4] y sustituyó a una anterior esculpida en maderas.

  

Cúpula [editar]

 

Se terminó con adaptaciones al proyecto de Ortiz de Castro. En el interior también se representó la Asunción de la Virgen (Rafael Ximeno y Planes, 1810). La cúpula que existe hoy en día, es obra de Manuel Tolsá, y de tambor octogonal, levantada al centro del crucero, sobre cuatro columnas y rematada por una linternilla. Las actuales ventanas son de Matias Goeritz. En el incendio de 1967, ocasionado por un corto circuito en el Altar del Perdón la pintura de la Asunción se consumió.

  

Las capillas [editar]

Nave central de la Catedral Metropolitana, con vista del Altar de los Reyes al fondo.

Nave central de la Catedral Metropolitana, con vista del Altar de los Reyes al fondo.

 

Altar de los Reyes [editar]

Artículo principal: Altar de los Reyes

 

El Altar de los Reyes, se encuentra en el ábside del templo, detrás del Altar Mayor. Es obra del insigne Jerónimo de Balbás, autor del Altar del Perdón de esta misma catedral, y del Altar Mayor de la Catedral de Sevilla, entre otras.

 

Este bello altar, que se puede considerar un monumento dentro de otro monumento, es la obra cumbre del estilo churrigueresco mexicano o barroco estípite, y se considera la obra maestra de su destacado autor. Mide 25 metros de altura, 13 de ancho, y 7 metros de fondo; se eleva al fondo de Catedral ocupando el ábside.

 

Es una talla formada por tres calles verticales, dos laterales y una al centro, adornada con los cuadros La Asunción de la Vírgen, y La Adoración de los Reyes, del pintor Juan Rodríguez Juárez. Éste último, es el que da nombre al altar, además de una serie de esculturas de bulto de reyes y reinas canonizados (santificados), que posan a lo largo y ancho del altar.

 

Fue realizado en maderas preciosas policromados, en una exuberante composición de pilastras y columnas, follaje, guirnaldas y querubines. El conjunto está estofado, revestido con hoja o lámina de oro, lo cual le confiere majestuosidad a la obra. Está cerrado por una doble bóveda, y en lo más alto del conjunto, se haya una representación de Dios Padre, presidiendo el magno conjunto.

 

Las capillas laterales [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora de las Angustias de Granada [editar]

 

Capilla de San Isidro [editar]

 

Capilla de la Inmaculada Concepción [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora de Guadalupe [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora La Antigua [editar]

 

Está consagrada a la advocación mariana del mismo nombre, y en el retablo principal, neoclásico, obra de Juan de Rojas (1718), hay una copia de la imagen de la Virgen de la Antigua cuyo original se encuentra en la Catedral de Sevilla. Esta imagen de influencia bizantina era muy venerada por la población española de la ciudad de México durante el período colonial.

 

Bajo la imagen de la virgen hay una magnífica escultura sevillana del Niño Jesús, original de la primera mitad del siglo XVII y atribuida a Juan Martínez Montañés. Es conocida popularmente como El niño cautivo, debido a que permaneció en Argel junto a Francisco Sandoval de Zapata, racionero de la catedral, quien fue hecho prisionero por piratas del norte de África en 1622, cuando llevaba la escultura hacia México.

 

Capilla de San Pedro [editar]

 

La capilla de San Pedro custodia otros dos retablos. El primero y principal está dedicado a honrar la vida del santo apóstol y fue edificado hacia 1670. En él se observan ya los lineamientos del barroco temprano en los que aún se observan elementos manieristas como los relieves de lacería, las ménsulas y los pinjantes. El retablo está formado por tres cuerpos, el último de los cuales se integra al espacio arquitectónico dejando al centro el vano de la ventana. El retablo se merece una mención especial por su decoración general en la que sobresalen los variados motivos vegetales e inanimados propios del barroco. En cuanto a las pinturas de este retablo, no se ha podido saber a ciencia cierta quiénes fueron los autores, se trata de obras cuto tema es la vida de San Pedro, y en un pasaje se recuerda el martirio del apóstol que pidió ser crucificado de cabeza “por no ser digno de morir como su maestro”.

 

Capilla del Santo Cristo y de las Reliquias [editar]

 

Se contruyó entre 1610 y 1615 dedicada al Santo Cristo de los Conquistadores. También recibe el nombre de Capilla de reliquias por las reliquias insignes guardadas en los retablos barrocos. Según algunos historiadores la imagen de Cristo crucificado conocida como el "Santo Cristo de los Conquistadores" (S. XVI O XVII) fue un regalo de Carlos V, otros sostienen que se trata de una obra realizada en estas tierras, lo cierto es que ya en la primera catedral recibía gran veneración.

 

Las pinturas y esculturas escenifican momentos de la pasión de Cristo uniendo a este tema la pasión o tormento de los santos y santas màrtires. La escultura del "Santo Entierro" es utilizado todos los años en la procesión del Viernes Santo. El retablo de la derecha tiene al centro una Virgen de Guadalupe, de José de Ibarra, ante la que se juró a Santa María de Guadalupe como la Patrona General y Universal de todos los reinos de la Nueva España el 4 de diciembre de 1746, y que conserva una reliquia del ayate de Juan Diego Cuauhtlatoatzin. Las reliquias de esta capilla se exponen anualmente el día de todos los santos y el día de los fieles difuntos (1 y 2 de noviembre). De acuerdo a la tradición, en esta capilla se custodian reliquias de, entre otros, San Vicente de Zaragoza, San Gelasio, San Vital de Milán y un pedazo de la Vera Cruz.

 

Capilla de San Felipe de Jesús [editar]

 

Aquí se encuentran los restos de Agustín de Iturbide. Asimismo, aquí se conserva el corazón de Anastasio Bustamante.

 

Capilla de Nuestra Señora de los Dolores [editar]

 

Capilla del Señor del Buen Despacho [editar]

 

Capilla de Nuestra Señora de la Soledad [editar]

 

La capilla dedicada a la Virgen de la Soledad fue abierta al culto en la segunda mitad del siglo XVII. Ella protege a los albañiles y obreros que participaron en la construcción de la catedral. El retablo principal está formado por dos cuerpos y un remate, en él se aprecian las columnas salomónicas de capitel corintio que separan las entrecalles. Es una virgen de la Soledad copia de una imagen española. El retablo puede ser ubicado en la década de 1670-1680 gracias a las pinturas con el tema de la Pasión de Cristo hechas por el pintor Pedro Ramírez.

 

Capilla de San José [editar]

 

Su retablo principal es barroco, procedente de la antigua Iglesia de Nuestra Señora de Montserrat y tiene en el centro la imagen de San José con el Niño, rodeado de santos, entre los que destaca Santa Brígida de Suecia. El retablo lateral es una composición de pinturas barrocas, que consiste en El triunfo de la Fe, La transfiguración, La circuncisión y La asunción.

 

Hay un antiguo Ecce homo sedente, llamado popularmente el Señor del cacao. Es una escultura mexicana de caña de maíz procedente de la primera catedral, y muy venerada por los indígenas durante la colonia, quienes a falta de monedas depositaban como ofrenda semillas de cacao, que en época prehispánica se consideraban valiosas piezas de cambio. En la actualidad es común que los niños depositen ofrendas en forma de caramelos.

 

Capilla de San Cosme y San Damián [editar]

 

Entre los retablos que decoran el interior de la Catedral Metropolitana, el principal está dedicado a honrar a los santos tutelares de la capilla, consta de dos cuerpos, el remate y tres entrecalles. Es uno de los retablos catedralicios del siglo XVII en los que se puede afirmar que tiene un acento manierista y como prueba de ellos están las columnas clasicistas estriadas. El retablo fue concebido para albergar pinturas, las cuales exaltan la vida de los santos médicos Cosme y Damián y se deben al pintor Sebastián López Dávalos. Este pintor también fue uno de los artistas que corroboraron el

 

Capilla de los Ángeles [editar]

 

Sirve de basamento a lo torre occidental, y fue concluida entre 1653 y 1660. Esta primera capilla fue destruida por un incendio en 1711, por lo que fue inmediatamente sustituida por la actual, finalizada en 1713. Cuenta con unos fastuosos retablos barrocos con esculturas estofadas y policromadas, obras de Manuel de Nava, que representan a los siete arcángeles.

 

Capilla de las Ánimas [editar]

 

La sacristía [editar]

 

En el interior de la sacristía se puede admirar enormes cuadros de los pintores novohispanos Cristóbal de Villalpando y Juan Correa. Los títulos de los cuadros son: El Triunfo De La Iglesia, La aparición de San Miguel (Villalpando), El Tránsito De La Virgen y La Entrada De Cristo A Jerusalén (Correa). Asimismo, hay una pintura atribuida al pintor español Bartolomé Esteban Murillo.

 

Las criptas [editar]

Cripta de los Arzobispos, con el monumento a Fray Juan de Zumárraga en primer plano. En la parte inferior del altar se aprecia una piedra prehispánica.

Cripta de los Arzobispos, con el monumento a Fray Juan de Zumárraga en primer plano. En la parte inferior del altar se aprecia una piedra prehispánica.

 

La catedral cuenta con criptas para los fieles que deseen adquirir, aunque actualmente se encuentra todavía en proceso de reparación y por lo tanto para ingresar, es necesario ser poseedor o visitante de un nicho en específico.

 

Debajo del Altar de los Reyes se encuentra la cripta principal que alberga los restos de los arzobispos que han sido titulares de la Arquidiócesis, desde Fray Juan de Zumárraga hasta el Cardenal Ernesto Corripio y Ahumada, cuyos restos fueron depositados en abril de 2008. En el centro de la cripta de los Arzobispos hay un cenotafio con la figura de Zumárraga y todos los demás arzobispos están colocados en nichos en las paredes. Debajo del monumento de Zumárraga hay una escultura azteca que representa una calavera. Otra escultura prehispánica geométrica fue incorporada en la parte inferior del altar.

 

Los campanarios [editar]

 

Las torres de la Catedral tienen una altura entre 64 y 67 metros. Cada una está rematada en forma de campana (Ortiz de Castro, 1788). La campana puede ser tomada como un símbolo de la comunicación entre Dios y el hombre. Entre las dos cuentan con espacio suficiente para albergar 56 campanas, aunque al día de hoy son treinta las que han sido colocadas. La mayor de ellas tiene el nombre de Santa María de Guadalupe y pesa alrededor de trece toneladas. La más antigua, Santa María de la Asunción (también conocida como Doña María), es de 1578. La más nueva es del año 2002 y fue colocada con motivo de la canonización de Juan Diego. Fue bendecida por el papa Juan Pablo II. Dentro de la parte superior de cada torre hay escaleras de madera de forma elipsoidal, de las cuales hay muy pocos ejemplos en el mundo. Estas escaleras helicoidales u ovaladas son, como se decia líneas arriba poco utilizadas pues el deterioro ocasionado por el tiempo y es evidente, por lo cual solo son usadas por los campaneros, entre los que destacan Rafael Parra Castañeda Campanero Mayor, o algunos voluntarios como Alejandro Campos Lamas, Decano de la Pastoral de Campaneros o Angel Miguel Donaciano Guía oficial del sitio. Empero, el enorme desgaste de escaleras y zonas del campanario se ha agudizado por la extensiva vista de turistas a un sitio no hecho para ello, por lo cual se recomienda no realizar la visita que se considera de alto riesgo.

 

El sagrario [editar]

 

De estilo barroco de estípite en su fachada y neoclásico al interior.

 

Su materia es de cantera gris y tezontle. Tiene dos portadas, una al sur y otra al oriente. Es de planta de cruz latina, y es la parroquia de la Catedral Metropolitana, anexa a ésta.

 

Sus portadas son de estilo barroco churrigueresco, con pilastras estípite y de forma triangular, obra singular de la arquitectura colonial.

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Considerada a praça mais bela da Paraíba, a Praça Getúlio Vargas é o principal cartão postal da cidade, um dos locais mais fotografados do município. Nela encontra-se playground, lanchonetes, painéis em mosaico, jardineiras e réplicas de animais da fauna mundial (http://www.pocinhos.pb.gov.br/turismo.php)

 

Pocinhos está situado no Planalto da Borborema, na mesorregião do agreste paraibano, na microrregião do Curimataú Ocidental, com uma área de 629,521km², representando um percentual de 16,23% da microrregião e de 1,12% do estado. A sede está a uma altitude de 640 metros acima do nível do mar e as coordenadas geográficas são de 7º04’36” de latitude S e 36º03’40” de longitude W. Distância: Dista 152 km da capital, João Pessoa, e a 30 km da cidade de Campina Grande, com quem mantêm intenso relacionamento ecocômico social.

 

Conforme dados coletados pelo IBGE, a população de Pocinhos em 2007 foi de aproximadamente 15.956 pessoas, representando um crescimento de 7,23% com relação à população de 2000. ( www.pocinhos.pb.gov.br/index.php)

 

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Considerada um dos mais impressionantes edifícios lisboetas, a Igreja de São Vicente de Fora ergue-se como uma imagem emblemática do mecenato arquitectónico de Filipe I, depois de ter subido ao trono português.

Instituído por D. Afonso Henriques em 1147, decorrendo do voto feito pelo monarca caso conseguisse conquistar Lisboa, o mosteiro dedicado ao mártir, e entregue aos Cónegos Regrantes de Santo Agostinho, simbolizou na sua essência a refundação cristã da cidade, tornando-se progressivamente uma das mais importantes casas conventuais lisboetas.

Em 1527, D. João III encetou uma profunda reforma no interior da ordem dos Crúzios, que estabelecia uma reformulação das regras de vida monástica, estendendo-se à arquitectura dos complexos conventuais.

No entanto, só no início do reinado de Filipe I foi iniciada a reforma do edifício da igreja e do mosteiro, numa acção em que o monarca "refazia o gesto fundacional de Afonso Henriques, sobretudo como gesto primeiro de um novo dinasta e de um novo mecenas", reforçada pela escolha do templo para panteão real (SOROMENHO, 1994, p. 208).

A autoria da traça do novo mosteiro continua envolta em alguma polémica, embora nos últimos anos seja consensual que as grandes figuras de destaque da reforma vicentina sejam os arquitectos Juan de Herrera e Filipe Terzi.

Se a Herrera, autor do Escorial, são atribuídos os planos do complexo mandados fazer por Filipe I, coincidindo a data dos esboços com os anos de permanência do arquitecto em Lisboa (1580-1583), de Terzi destaca-se o seu contributo nas "traças operativas", ou seja, o seu papel na condução do estaleiro de obras e a influência decisiva do seu trabalho na estrutura final (idem, ibidem, p. 210).

Outra figura de destaque na obra de São Vicente de Fora é, sem dúvida, o arquitecto português Baltazar Álvares, que dirigiu as obras entre 1597 e 1624, e a quem se aponta a composição da fachada (idem, ibidem; SOROMENHO, 1995, p. 379-380). Adaptando a tradição do Maneirismo romano às tradições arquitectónicas portuguesas, o seu modelo constituiu-se como uma das géneses do estilo chão, marcando em definitivo a arquitectura maneirista, em Portugal e em todo o mundo português, durante o século XVII.

De planta longitudinal, o templo vicentino possui nave única, com transepto, capela-mor bastante profunda e retrocoro. Nas paredes laterais da nave "destaca-se a sequência rítmica de pilastras emparelhadas" (idem, ibidem), entre as quais foram rasgadas, em 1608 pequenas capelas, comunicantes entre si. O espaço, cuja iluminação é feita através de janelas termais que se distribuem pelo topo da cabeceira e do transepto, é coberto por abóbada de berço de caixotões, estando estes decorados com diferentes relevos. O cruzeiro da igreja era originalmente rematado por uma cúpula, que ficou totalmente destruída durante o terramoto de 1755.

A fachada apresenta uma composição muito original, de linhas sóbrias e depuradas mas repleta de monumentalidade, como convinha a uma igreja designada panteão-real, na qual se destaca a disposição das duas torres. Estas não são simplesmente justapostas como dois blocos adossados ao frontispício, mas antes plenamente integradas na estrutura, numa tipologia que recria, à luz da tratadística renascentista, a arquitectura medieval portuguesa, alcançando "um equilíbrio perfeito entre a tensão horizontal de um alçado de cinco tramos e a verticalidade sugerida pelos volumes torreados" (idem, ibidem).

Catarina Oliveira

DIDA/IGESPAR/28 de Novembro de 2007 www.patrimoniocultural.pt/pt/patrimonio/patrimonio-imovel...

The Bundi Palace is situated on the hillside adjacent to the Taragarh Fort and is notable for its lavish traditional murals and frescoes. The Chitrashala (picture gallery) of the palace is open to the general public.

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Bundi is a city with 104,457 101,000 inhabitants (2011) in the Hadoti region of Rajasthan state in northwest India. It is of particular architectural note for its ornate forts, palaces, and stepwell reservoirs known as baoris. It is the administrative headquarters of Bundi District.

 

GEOGRAPHY

The town of Bundi is situated 35 km from Kota and 210 km from Jaipur. It is located at 25.44°N 75.64°E and an average elevation of 268 metres. The city lies near a narrow gorge, and is surrounded on three sides by hills of the Aravalli Range. A substantial wall with four gateways encircles the city. The town of Indragarh and nearby places are famous for the renowned temples of Bijasan Mata and Kamleshwar. The Indargarh step well is considered as one of the most attractive places in the Bundi district, especially during the rainy season.

 

DEMOGRAPHICS

In the 2001 Indian census, Bundi had a population of 88,312. Males constitute 53% of the population and females 47%. Bundi has an average literacy rate of 67%, higher than the national average of 59.5%; with male literacy of 75% and female literacy of 57%. 14% of the population is under 6 years of age. In the 2011 Indian census Bundi has a population of 104,457 people.

 

HISTORY

In ancient times, the area around Bundi was apparently inhabited by various local tribes. Bundi and the eponymous princely state are said to derive their names from a former Meena tribe man called Bunda Meena. Bundi was previously called “Bunda-Ka-Nal", Nal meaning “narrow ways”. Later the region was governed by Rao Deva Hada, who took over Bundi from Jaita Meena in 1342, and established a princely state Bundi, renaming the surrounding area called Hadoti, the land of great Hada Rajputs.

 

MUGHAL ERA

Rao Surjan (1554–85) given Ranthambore Fort to Akbar in 1533. He was subsequently rewarded by Akbar with additional territory which expanded his kingdom. Both he and his successors entered the service of the Mughals and became one of their closest allies. From this time the rulers of Bundi bore the title of "Rao Raja".

 

One of the most notable rulers was Rao Ratan Singh Hada (1607–31) who saw service during the reign of the Emperor Jahangir. When Mughal Prince Khurram rebelled against his father, and gained the support of 22 Rajput princes, Rattan Singh stayed loyal to Jahangir. He defeated Prince Khurram at the battle of Burhanpur during which two of his sons were badly wounded. As a reward for his service Jahangir gave Ratan Singh many honours. With his 14 year old son Madho Singh having proven himself during the suppression of the rebellion as a courageous warrior Ratan Singh carved out of Bundi in 1580 sufficient land to create for Madho Singh the independent principality of Kota. Part of Kota was later used to create the separate Jhalawar State in 1838. Despite the loss of land to the new kingdom Ratan Singh retained sufficient territory and revenues to begin construction of the Garh palace.

 

Rao Chhattra Sal (1632–58) built the temple of Keshavarao at Patan and Chattra Mahal at Bundi. He saw service with the Mughal forces in the Deccan and was trusted by Dara Shikoh with governorship of Delhi, a rare privilege for a Rajput. He remained loyal to Shah Jahan and Dara Shikoh during the rebellion of Aurangzeb despite many temptations and died fighting at the head of his troops at the battle of Samurgarh in 1658 along with his youngest son Bharat Singh. Rao Bhao Singh (1658–78) the eldest son of Chhattar Sal succeeded his father to the throne of Bundi. When after the defeat of Dara Shikoh and his imprisonment of Shah Jahan, Aurangzeb became the Mughul emperor he dispatched troop under the command of Atmaram Gaur and Barh Singh Bundela to conquer Bundi. When they failed Aurangzeb made peace with Bhao Singh. Bhao Singh became sufficiently reconciled to Aurangzeb that he fought for him against Shivaji and at one time served as governor of Aurangabad. When his own son died during his lifetime he adopted Kishan Singh, the son of his brother Bhim Singh. When Kishan Singh too died early his 15 year old son Anirudh Singh (1682 to 1696) succeeded Bhao Singh on the throne.

 

Anirudh Singh served Aurangzeb in the Deccan and in the northwest under Prince Muazzam where he died. He was succeed by his eldest son Budha Singh, whose service to Muazzam (later Emperor Bahadur Shah I) in the war of succession to the Mughul throne saw the Bundi become dominate over Kota those ruler had backed the losing side.

 

During the reign of Rao Budh Singh (1696 to 1735) despite him being married to the sister of Jai Singh II of Jaipur, a bitter feud broke out between Bundi and the Kachwaha rulers of Amber (later called Jaipur) which led to him being expelled from his kingdom by surprise attack by the Kachwaha forces in 1702. He regained and lost his kingdom four times before he died in exile while Jaipur and Kota annexed large portion of his territory. It wasn’t until 1739 before the Bundi rulers were able to regain control of their kingdom after enlisting the aid of the Maratha general Malhar Rao Holkar who kept the estate of Patan for his services.

 

Relations became uneasy with Mewar after Prince Ajit Singh the heir to the Bundi throne killed Rana Ari Singh of Udaipur during the annual Aheria (Bundi’s ritual spring hunt) in 1773. Through claimed to be an accident Mewar historical records consider that it was an assassination which removed an unpopular ruler.

 

According to an ancient prophecy made by a dying sati it was said that if the rulers of Bundi and Mewar should ever meet at the event one of the two would die. According to legend, over the centuries such a meeting took place four times and on each occasion one of the rulers was killed by the other. Mewar sources indicate that there was only one other occasion when a Mewar ruler died when in 1531 Maharana Ratan Singh II of Mewar, accompanied Prince Surajmal of Bundi on a hunt. The two men despised each other. During the hunt the Maharana attacked Prince Surajmal which ended with both dying within minutes of each other.

 

BRITISH ERA

In 1804 Rao Raja Bishan Singh (1773–1821) gave valuable assistance to Colonel Monson in his disastrous retreat before Holkar, in revenge for which the Maratha Empire and Pindaris continually ravaged his state and forced the kingdom to pay tribute up to 1817 This led to Bishan Singh signing a subsidiary alliance with the British East India Company on 10 February 1818, which bought him under its protection. Bishan Singh was responsible for the creation of the pleasure palace of Sukh Niwas on the outskirts of Bundi.

 

Bishan Singh when dying of cholera entrusted James Tod with guardianship of his 11-year old son, Ram Singh. Maharao Raja Ram Singh (1821–89) grew up to be a much respected ruler who initiated economic and administrative reforms as well as establishing schools for the teaching of Sanskrit. On the throne for 68 years he was described as a grand specimen of the Rajput gentleman and "the most conservative prince in conservative Rajputana." His rule was popular and beneficial; and though during the mutiny of 1857 his attitude was equivocal, he continued to enjoy the confidence of the British, being created G.C.S.I. and a counsellor of the empire in 1877 and C.I.E. in 1878. He was succeeded by his adopted son Raghubir Singh (1889–1927), who was made a K.C.S.I. in 1897 and a G.C.I.E. in 1901. His reign was blighted by two disastrous famines which despite his best attempts to alleviated saw the population of his kingdom reduced from some 258,000 to 171,000 by 1901 due to death and immigration. Raghubir Singh supported the British during the World War I.[citation needed]

 

Maharao Bahadur Singh (1945–77) also supported the British and served in the Burma campaign where he earned the Military Cross for his gallantry before succeeding to the throne. He was a guest at the 1947 wedding of Princess Elizabeth and Philip, Duke of Edinburgh.

 

ACCESSION TO INDIA

At the time of the partition of India in 1947, the British abandoned their suzerainty over the princely states, which were left to decide whether to remain independent or to accede to the newly independent Dominion of India or to Pakistan. The ruler of the state of Bundi decided to accede to India, which later became the Union of India. This brought the internal affairs of Bundi under the control of Delhi.

 

RULERS

The hereditary rulers of Bundi used the title ‘Rao’ before being granted the prefix ‘Raja’ by the Mughals. A Raja is a ruler of exalted rank but inferior to Maharana or Maharawal.

 

- Rao Deva (1343 to 1342).

- Rao Napuji.

- Rao Hamuli (1384 to 1400).

- Rao Birsingh (1400 to 1415).

- Rao Biru (1415 to 1470).

- Rao Bandu (1470 to 1491).

- Rao Narayan Das (1491 to 1527).

- Rao Suraj Mal (1527 to 1531).

- Rao Surtan Singh (1531 to 1544).

- Rao Raja Surjan Singh (1544 to 1585).

- Rao Raja Bhoj Singh (1585 to 1608).

- Rao Raja Ratan Singh (1608 to 1632).

- Rao Raja Chhattar Sal Singh (1632 to 1658).

- Rao Raja Bhao Singh (1658 to1682).

- Rao Raja Anirudh Singh (1682 to 1696).

- Rao Raja Budh Singh (b. ... - d. 1739) (1696 to 1735).

- Rao Raja Dalel Singh (b. 1729 - d. 1804) (1735 to 1749).

- Rao Raja Umaid Singh (1749 to 1770) and again (1773 to 1804).

- Rao Raja Ajit Singh (b. ... - d. 1773) (1770 to 1773).

- Rao Raja Bishen Singh (b. ... - d. 1821) (1804 to 14 May 1821).

- Maharao Raja Ram Singh Sahib Bahadur (b. 1811 - d. 1889) (1821 to 28 Mar 1889).

- Colonel HH Maharao Raja Shri Sir Raghubir Singh Sahib Bahadur (b. 1869 - d. 1927) (12 April 1889 to 28 Jul 1927).

- Major HH Maharao Raja Shri Sir Iishwari Singh Bahadur (b. 1893 - d. 1945) (8 Aug 1927 to 3 Apr 1945).

- Col. HH Maharao Raja Shri Bahadur Singh Bahadur (1945 to 1977).

- HH Maharao Raja Ranjit Singh (b. 1920 - d. 1977) (1977 to 07-01-2010).

 

COAT OF ARMS

Bundi’s coat of arms is a shield depicting Garuda, the mount of Vishnu, flanked by winged griffins. The shield is flanked by bulls representing dharma or righteousness; it is crowned by a warrior emerging from flames, signifying the creation-legend of the ruling Chauhan clan, which was supposedly created from fire.

 

TOURIST ATTRACTIONS

- The Taragarh Fort, or 'Star Fort' is the most impressive of the city's structures. It was constructed in AD 1354 upon the top of steep hillside overlooking the city. The largest of its battlements is the 16th century bastion known as the Bhim Burj, on which was once mounted a particularly large cannon called Garbh Gunjam, or 'Thunder from the Womb'. The fort is a popular tourist viewpoint of the city below. The fort contains three tanks which never dry up. The technique with which they were built has been long since lost but the tanks survive as a testament to the advanced methods of construction and engineering in medieval India.

 

- The Bundi Palace is situated on the hillside adjacent to the Taragarh Fort and is notable for its lavish traditional murals and frescoes. The Chitrashala (picture gallery) of the palace is open to the general public.

 

- The largest of Bundi's baoris or stepwells is the intricately carved Raniji ki Baori. Some 46 m deep, it was built in 1699 by Rani Nathavatji. The steps built into the sides of the water-well made water accessible even when at a very low level. The baori is one of the largest examples of its kind in Rajasthan.

 

- The Nawal Sagar is a large square-shaped artificial lake in the centre of Bundi containing many small islets. A temple dedicated to Varuna, the vedic god of water, stands half-submerged in the middle of the lake. the lake feeds the numerous bavdis in the old city by creating an artificial water table.

 

- The Nagar Sagar twin step wells are identical step wells crafted in pristine masonry on either side of the main spine of Bundi town. The kunds (pools) are currently full of waste from the ancient vegetable market in the vicinity.

 

- The Dabhai Kund also known as the jail kund, is the largest of the kunds in Bundi. Though slightly overgrown, it is well worth a visit for the spectacular carvings on the numerous steps leading down to the water level.

 

THE STEPWELLS

There are over 50 stepwells in Bundi, of which only a handful have been maintained. They used to be the only source of water for the town until a piped water system was introduced. After that these stepwells were abandoned and the monuments fell into disrepair. Most of the former stepwells inside the town have become garbage dumps, and are slipping out of the public consciousness.

 

FESTIVALS

Festivals of Bundi

1. Kajali Teej

2. The Gangaur Festival

3. Bundi Festival - started by Rajmata Sahiba Daulat Kanwar Of Dugari & Shri Madhukarji Gupta which was inaugurated by Shreeji Arvin singhji Mewar & Kunwar Shivam Singh Dugari in !998.

 

WIKIPEDIA

Considerada o "coração da cidade", antigamente era banhada pelo mar e chamada de Prainha. O Largo Costa Pereira foi transformado na Praça da Independência, sendo conhecido por este nome até a década de 60, quando voltou a sua denominação anterior.

Vitória, Espirito Santo

 

O pelourinhos são antigos símbolos de autonomia administrativa e judicial. Junto deles se proclamavam os editais e, por vezes, se executavam sentenças. O pelourinho de Penamacor é considerado peça única no Distrito de Castelo Branco, por manter ainda as argolas nos seus ganchos de ferro forjado. Seguindo a regra, situa-se junto à Câmara, donde emanavam as decisões das autoridades públicas. O terreiro contíguo serviu, primeiramente, de praça pública e mercado e, mais tarde, quando aquelas funções se deslocaram para o arrabalde, como cemitério, situação que se verificava ainda no início do séc. XIX. A data inscrita no brasão de armas da vila, na face sul do capitel, é de 1565, a mesma que se encontra no brasão da fachada norte da Câmara. Adossada à muralha medieval, a Torre do relógio foi peça importante na defesa das portas da vila. A sua construção remonta, provavelmente, a meados do séc. XIV. As actuais ameias e campanário resultam da reconstrução operada em meados do séc. XX, para receber o novo relógio carrilhão instalado em 1956, em substituição do antigo, que já vinha do séc. XIX. As numerosas inscrições que se observam no aparelho de cantaria são marcas de canteiro.

Photo Credit: United States Holocaust Memorial Museum, courtesy of the Sutzkever Family

 

Abraham (Avram) Sutzkever was born on July 15, 1913 in

Smorgon, Belarus to Hertz and Rayne (nee Feinberg)

Sutzkever. During WWI, the family was deported with other

Jews from the war zone by the Russian authorities, and

settled in Omsk, Siberia. After his father’s death there,

his mother moved the family to Vilnius, Lithuania in 1921.

Vilnius was a Jewish cultural and intellection center and

the site of both the Mefitze Haskole Library and the

Yiddish Scientific Institute (YIVO). Abraham flourished

in this atmosphere. He attended a Polish Jewish high

school, and in 1933 joined a writers and artists group,

Yung-Vilne (Young Vilna), where he met fellow writers and

poets. He then moved to Warsaw, where his first volume of

Yiddish poems, 'Lider,' was published in 1937. In 1939,

he married Freydke, and the couple moved back to Vilnius

where his second volume, 'Valdiks,' was published in

1940.

 

In 1941, German forces entered Vilnius, followed by

Einsatzgruppen mobile killing squads. In the first months

of the occupation, tens of thousands of Jews were killed.

Abraham and Freyde initially tried to flee east to areas

still under Soviet rule, but were blocked and forced into

the newly-formed ghetto. There, in the ghetto hospital,

Freydke gave birth to their first child, a son. Nazi

policy did not allow Jewish women to give birth, and the

baby was killed. Abraham’s mother was killed not long

after in one of the many aktions that took place until the

end of the year. In January 1942, the aktions stopped, and

Vilnius entered a more stable period. Throughout, Abraham

continued to write and to actively participate in the

cultural life of the ghetto, including a ghetto theater and

a youth club literary study group

 

In 1942, Nazi officials began plans to loot Jewish

cultural property in Lithuania, and established a sorting

office to review material from YIVO and other sources to

either be sent to the 'Institute for Study of the Jewish

Question' in Frankfurt or to be destroyed. Jewish ghetto

inmates, including Abraham, were tasked with sorting these

works, which included such items as the diaries of Theodore

Herzl and and letters by Sholem Aleichem. Rather than

comply, a group which came to be known as the Paper Brigade

was formed, headed by Zelig Kalmanowitz, Dr. Hermann Kruk,

and Chaikel Lunski. worked to smuggle the material out and

hide it in various locations throughout the ghetto. After

the war, these works were retrieved, and the bulk of it

sent to the United States, where YIVO established a new

headquarters.

 

In the summer of 1943, just before the final liquidation

of the ghetto, Abraham and Freydke managed to escape and

join the partisan units under Soviet command in the Naroch

Forest. In time, all-Jewish units were formed, and Abraham

joined one which was under the command of Moshe Judka

Rudnitski, whith whom he participated in several missions.

While he fought with the partisans, his poem 'Kol Nidrei,'

which described the killings in Ponary reached Russia. It

was read aloud at the Central House of Writers in Moscow,

and so moved the audience that a public appeal grew to

save him. Soviet authorities authorized his resuce, but

the first plane to try to reach him in the forest crashed.

From the metal fragments of the plane, they made a

suitcase, which Sutzkever filled with his poems and the

other works he had brought from the ghetto. A second plane

arrived in March 1944, this time successfully transporting

him and Freydke to Moscow. There, he continued to write,

including a chronicle of his experiences in the Vilna

ghetto, and a poem detailing the experiences of a group of

Jews trying to survive in the sewers of Vilna. The couple

spent the remainder of the war in Russia.

 

In July 1944, Vilnius was captured from the Germans by the

Soviet and Polish armies, allowing Avraham and Freydke to

return. They initially hoped to recover the hidden

cultural material and participate in the rebuilding of

Vilna, but the political climate under the Soviets was not

conducive to this, and they focused instead on helping to

smuggle the material out. In 1946, Avraham was asked to

testify about Nazi atrocities that he had witnessed in

Lithuania at the Nurmeberg war crimes trIals. After brief

stays in Poland and Paris, they immigrated to Palestine in

1947. There, he began a literary career and continued his

advocacy for the Yiddish language. He founded the literary

quarterly 'Di Goldene Keyt,' and encouraged Jewish

communities to foster the Yiddish language and traditions.

In the 1970s, he published what many consider to be his

greatest work, the series 'Lider Fun Toghukh.' In 1985, he

was awarded the Israel Prize. He died January 20, 2010,

preceded in death by Freydke in 2002. They are survived by

two daughters.

 

Date: 1943

Considerado um dos principais teóricos dos direitos fundamentais, Robert Alexy (d) recebeu título de professor Honoris Causa da Universidade do Oeste de Santa Catarina, em Chapecó. Entrega foi feita pelo reitor da instituição, Aristides Cimadon.

 

Crédito de foto: Kaehryan Fauth.

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United Nations, New York, 19 December 2016 - The UN Secretary-General’s Special Representative for Afghanistan called on the international community and all Afghans, including the Taliban, to back a peace process to end the suffering of the Afghan people.

 

“It takes courage to enter into a peace process,” stressed Tadamichi Yamamoto, who is also the head of the UN Assistance Mission in Afghanistan (UNAMA). “It is not an admission of defeat; it is a recognition of reality,” as an “endless war ruins the country.”

 

The only path to a meaningful peace, he said, is by Afghans talking directly with Afghans. Mr. Yamamoto urged all parties to the longstanding conflict to identify common interests, and asked for the Taliban to participate in sincere peace talks “without preconditions.”

 

In his briefing to the UN Security Council, Mr. Yamamoto underscored the urgency of his message by noting that an unprecedented number of Afghans have been displaced this year, with continued fighting taking a devastating toll on civilians.

 

“In 2016, thousands and thousands of Afghans have been killed in the conflict, and tens of thousands more were wounded,” he said, noting that a better future for Afghanistan is not possible without peace.

 

“At stake is the future of the Afghan people and the country,” he stressed, imploring the warring parties to come to the table by asking them to consider the human toll of conflict and answer the question: “Is compromise and accommodation really not possible?”

 

While outlining the dire situation Afghans face, Mr. Yamamoto spoke optimistically about the international will to back Afghanistan’s development. He said he saw “hope in Afghanistan” after key donor conferences in Brussels and Warsaw, and commended the Afghan government for advancing its reform agenda and improving public services.

 

In closing, the Special Representative outlined steps that could be taken by the government and anti-government elements to move the peace process forward, including through the added participation of women to help shape a lasting peace.

 

While emphasizing the importance of intra-Afghan dialogue, the Special Representative informed the Security Council that international support remains imperative.

 

“I am encouraged by the positive messages of support of the regional countries for an Afghan-led peace process, and I look forward to these messages showing positive results,” he said. “I call upon each country of the region to ask itself what more it can do to help create an environment conducive to peace in Afghanistan and the region.”

 

UN Photo/Amanda Voisard.

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EMIGRANTES ENTREGAN CARTA A PRESIDENTA DE LA REPUBLICA

N@CH/ Santiago de Chile/10/07/2009/ Con una clara alusión y téngase presente de la situación que le toco vivir a la Presidenta de la Republica tras el golpe de estado del mes de septiembre de 1973 en lo relativo al exilio y a su situación de refugiada y emigrante de su país, los emigrante peruanos y en medio de un asedio policial entregaron una carta a la mandataria dando cuenta de los problemas que le tocan vivir por ser emigrantes, de piel morena , latinos y no contar con bienes económicos como lo que ocurre con los emigrantes europeos o estadounidenses quienes tienen la suerte de tener los ojos azules, piel blanca y plata según las palabra del secretario de esta agrupación de emigrantes, Raúl Paiba, el contenido de la carta fue dado a conocer en exclusiva a nuestro medio y es el siguiente:

 

“Con los respetos y consideraciones que se merece, nuevamente acudimos a Ud., esperando esta vez sí una respuesta concreta y no protocolar, ante la angustiante situación que afecta a los inmigrantes, como nuevamente se la narramos”:

“Por el constante maltrato del Departamento de Extranjería y Migración contra las y los trabajadores inmigrantes, eso luego de que su gobierno se atreviera a aceptar, luego de arduos años de exigir una regularización migratoria, que beneficiaría tanto al pueblo chileno y el extranjero avecindado. Aunque, como le manifestamos en su oportunidad, además de las múltiples veces que hicimos justas y razonables propuestas para el mejor desarrollo de dicho proceso, en especial al Departamento de Extranjería, que realizaron ese procedimiento en términos que no respondían a la realidad, no obstante muchos extranjeros se regularizaron. Hoy nuevamente, sin respuesta alguna a nuestras propuestas, razonables y justas a nuestro entender, se viene desarrollando la segunda etapa de esta regularización, en la cual supuestamente entregarían el permiso de permanencia definitiva. En particular Ud., Sra. Presidente y así como le hemos hecho saber al solidario pueblo chileno, deben conocer lo que significa este trámite y entre otras cosas le hacemos presente que”

1. Es una espera de casi 10 meses para su concreción, tiempo en el cual no se nos otorga una cédula de identidad. Documento sin el cual ocurren los múltiples atropellos que relatamos:

• No podemos cobrar nuestros cheques, tanto en los Bancos como en Servipag, existiendo casos en que van a perderlos por el vencimiento de la fecha.

• No se nos da la cobertura del seguro de cesantía, tampoco los certificados de nuestras aportaciones.

• No se permite a las mujeres cobrar su pre y pos natal en el COMPIN.

   

• Se nos niegan los certificados de antecedentes, la inscripción de los niños en el Registro Civil y no se permite la celebración de matrimonios.

• No se nos permite inscribir en FONASA.

• No se escrituran ni se les renueva los correspondientes contratos de trabajo.

• No se nos dan los correspondientes certificados de cursos SENCE.

• Detenciones arbitrarias por parte de Carabineros.

• No se permite la matrícula escolar de nuestros hijos, muchos de ellos chilenos.

• A los varones se les está exigiendo el carné de permanencia definitiva para contratarlos y si no lo tienen le pagan sueldos reducidos o no les pagan completo su salario aduciendo los subcontratistas que no les han pagado completo y lo harán en los días siguientes, y así les van dando por “puchos” lo que les deben o desaparecen y se quedan con parte del pago del trabajador.

2. Expulsión del padre o la madre dejando en la orfandad a los niños y niñas, atentando contra los derechos del niño y la unidad familiar.

3. Maltrato en la atención en las dependencias de Extranjería y Migración, además desinformación por criterios diferentes frente a un mismo problema

4. Ante tal situación algunos de nuestros compañeros inmigrantes han decidido su retorno y ello no se logra, no sólo por la actuación de extranjería sino porque no existe un programa de retorno que debería darse en común acuerdo con los gobiernos de los cuales procedemos y los organismos internacionales correspondientes.

“Pese a sus palabras, en su reciente visita a México, de no cerrar fronteras, en el caso de la frontera del norte de su país eso no ocurre. Ello indigna, la migración y el refugio, como Ud., incluso por experiencia personal conoce, es un derecho y no se puede negar el especial impulso de la dinámica inmigrante en las economías. Chile no es ajena a ello, múltiples emprendedores del país han desarrollado sus ideas y proyectos por los inmigrantes, son cada vez más los extranjeros que emprenden y por ello también aportan al país, no es cierto, una y mil veces más que la oferta laboral inmigrante afecte a los trabajadores del país, sólo sino se da paso a la regularidad migratoria se producen abusos laborales como los señalados y ello esta en contra de los principios del pueblo chileno y en contra de los acuerdos internacionales que ha suscrito el país”.

“Por todo lo anterior y esperando que esta vez, es decir, considerando las múltiples que hemos acudido ante Ud. y ante las entidades que correspondían, dicho sea de paso sin respuesta, acoja el atender y no contestar protocolarmente la presente, esperando una vez que esta llegue a sus manos y no se quede en la de sus asistentes, nos despedimos esperando nuevamente su atención”

Esta carta esta firmada por Rodolfo Noriega Cardo en su calidad de Presidente de esta agrupación de emigrantes y por su Secretario de Defensa Víctor Paiba Cossio.

 

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Fonte Official Umberto Tozzi FB Page:

Considerato come uno dei più grandi cantautori del panorama musicale italiano, Umberto Tozzi nasce a Torino il 4 marzo del 1952.

Il suo percorso musicale inizia nel 1968 quando, a soli 16 anni, entra negli Off Sound, un gruppo rock torinese composto da giovanissimi talenti. A Milano conosce Adriano Pappalardo, con il quale forma un gruppo di 13 elementi che gira per tutta l'Italia.

Nel 1974, a 22 anni, ottiene il primo riconoscimento con la canzone "Un corpo un'anima" scritta con Damiano Dattoli, che interpretata da Wess e Dori Ghezzi, vince l’ultima edizione di Canzonissima.

Nel 1976 debutta come solista con l'album “Donna Amante mia”, di cui fa parte una canzone portata al successo da Fausto Leali, "Io camminerò".

Del 1977 è "Ti Amo", uno tra i brani più famosi dell’artista, che rimane ai vertici delle classifiche per più di sette mesi, stracciando ogni record di vendita e vincendo l’edizione di quell’anno del Festivalbar.

Il 1978 è l'anno di "Tu”, che bissa in pieno il successo dell’anno precedente, mentre il 1979 è la volta di quello che forse rappresenta la più grande hit di Tozzi: "Gloria". Questo brano, ripreso e interpretato da Laura Branigan, porta il nome di Umberto Tozzi oltre Oceano.

Il successo di Umberto Tozzi continua nei primi anni '80 con l’album Tozzi (Poste’80), trascinato dal singolo “Stella Stai”. Nello stesso anno Umberto gira l’Italia e l’Europa con il grande staff dei musicisti americani del suo ultimo disco e pubblica il primo album live "Umberto Tozzi in concerto".

Il 1981 è la volta invece di "Notte Rosa”, un disco rockeggiante e molto ispirato, ancora di costruzione internazionale. "Eva", prodotto da Lucio Fabbri della PFM è invece l’album del 1982. Il 1982 è anche l’anno in cui Umberto riceve il GOLDEN GLOBE (mappamondo d’oro) premio ottenuto con oltre 27 milioni di copie vendute in soli 5 anni.

Nel 1983 Tozzi esce con il singolo “Nell’aria c’è”, seguito nel 1984 dall’album “Hurrah”. A questo Lp segue una pausa di alcuni anni in cui l'artista cerca nuove motivazioni.

Nel 1987 Umberto torna alla ribalta con due nuovi successi: "Si può dare di più" che cantata insieme a Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri, vince il Festival di Sanremo e "Gente di Mare" in duetto con Raf, che si classifica terza all'Eurofestival.

Nel 1988 pubblica la raccolta “Minuti di un’eternità", e a novembre del medesimo anno esce con l’album di inediti “Invisibile". Il 1988 è l'anno della pubblicazione del secondo live "Royal Albert Hall", registrato nell’omonimo teatro di Londra. Questo disco, ancor oggi considerato una vera “perla live”, porta Umberto Tozzi ai vertici delle classifiche con oltre 300.000 copie vendute.

La carriera di grande artista prosegue anche negli anni '90 con melodie sempre più ricercate che portano alla luce "Gli altri siamo noi" (oltre 400.000 copie vendute) datata 1991, la cui title track fu presentata a Sanremo con grande successo. Nello stesso anno esce con una nuova raccolta, "Le Mie Canzoni" raggiungendo nuovi record di vendita in Italia (4 platini) come all’estero.

Nel 1994 Umberto Tozzi esce con un nuovo lavoro, "Equivocando", che segna il ritorno alla collaborazione con Greg Mathieson, portando Umberto a vincere nuovamente il Festivalbar con il brano “Io muoio di te". E’ il 4° album più venduto nel 1994 con oltre 350.000 copie.

Il 1996 è invece l’anno de "Il Grido", considerato uno dei lavori più belli dell’artista torinese. L’album riceve ad un mese dalla sua uscita il disco di platino (100.000 copie vendute). Nel 1997 Umberto collabora con Mogol all’album "Aria e cielo", un lavoro che riporta Tozzi su un livello più melodico. Il singolo che lo lancia e’ "Quasi Quasi".

Nel 1999 pubblica la raccolta "Bagaglio a mano", una rivisitazione musicale in chiave più moderna delle sue canzoni. Con Sanremo 2000 Umberto Tozzi si ripresenta alla manifestazione canora ancora diventando protagonista a tutti gli effetti con il brano "Un'altra vita", tratto dall' omonimo album. A conferma dell’apice del successo di Tozzi e delle sue raccolte, nel 2001 esce in Spagna “Grandes exitos”, un album di successi in versione spagnola che rimane in classifica per 8 mesi vendendo oltre 150.000 copie.

Nell’agosto del 2001 in Francia interpreta, nella colonna sonora del film “Asterix e Obelix”, la canzone “Ti amo”, in coppia con Monica Bellucci.

Nel 2002 ancora con “Ti amo” in duetto con Lena Ka riesce a vendere quasi 1.000.000 di copie in Francia. In seguito pubblica il nuovo album “The best of Umberto Tozzi”, doppio cd contenente tutti i suoi più grandi successi e due nuovi inediti: "E non volo", “Angelita”, e tre versioni in inglese di tre grandi successi internazionali “Ti amo”, “Gloria” e “Gli altri siamo noi”. Questo disco supera le 150.000 copie.

Nel 2003, a grande richiesta del pubblico francese, Tozzi, in duetto con Cerenà, interpreta “Tu” e ottiene un grandissimo successo sfiorando le 200.000 copie di singoli venduti (pubblicando il singolo anche in versione video).

Tra Stati Uniti e Italia nel 2004 realizza le registrazioni di ‘Le parole’, brano che presenta a Sanremo e che porta il nome all’omonimo nuovo album di inediti pubblicato il 4 marzo 2005. Questo nuovo capolavoro viene distribuito anche nella versione spagnola “Solo Palabras" con cinque brani in lingua Castellana.

Nel 2006 Umberto lascia la casa discografica Warner Music e pubblica per la MBO “Heterogene", un disco di musica Lounge-Ambient. Il progetto musicale dalle sonorità raffinate contiene una singolare versione de “Gli altri siamo noi”. Nello stesso anno la Warner pubblica una doppia raccolta che racchiude 30 anni di successi dal titolo “TuttoTozzi”, che supera le 150.000 copie vendute.

Sempre nel 2006, Umberto incide con l’artista italiano Marco Masini, l’album “Tozzi Masini”, composta da 16 tracce tra cui: un brano di Masini cantato da entrambi, sei canzoni di Tozzi cantate da Masini, sei canzoni di Masini cantate da Tozzi e tre inediti. I due cantautori ricevono una nomination al Venice Music Awards 2006, vincendo il premio “Miglior tour dell’anno”.

Il 2009 è un anno pieno di progetti per il cantautore torinese: il 23 gennaio è uscito per Universal Music l’album “Non Solo Live”, la raccolta delle esibizioni dal vivo più emozionanti di Umberto, mentre il 4 aprile è stato pubblicata da Aliberti Editore l’auto-biografia “Non Solo Io”. Il 18 settembre sempre per Universal Music esce “SUPERSTAR”: 16 tracce contenute nei “lati B” degli Lp di Umberto, riarrangiate in collaborazione con Matteo Gaggioli, alle quali si aggiunge come bonus track la versione live di “Ti amo”, che per molto tempo è stata la colonna sonora dello spot di Vodafone.

Il 2012 è l’anno d’uscita di un nuovo disco d’inediti, “Yesterday Today”, doppio album composto da un cd con brani registrati in studio e un CD best of con brani riarrangiati. Nella versione francese dell’album, è contenuto il duetto con il celebre artista francese Francis Cabrel, dal titolo Petite Marie. Tra il 2012 e il 2014 il grande artista italiano è protagonista di un tour internazionale che lo ha visto in giro per il Mondo per ripercorrere le diverse tappe della sua straordinaria carriera musicale. Il 1 Dicembre 2012 Umberto registra il suo primo dvd live durante il concerto al Gran Teatro Geox di Padova (data sold out).

Nel gennaio del 2014, il brano “Gloria” viene scelto da Martin Scorsese, come colonna sonora del film, The Wolf of Wall Street, con protagonista Leonardo di Caprio e candidato al Premio Oscar.

Dopo quasi tre anni di assenza dalle scene musicali l’artista torinese torna con grande entusiasmo con un nuovo progetto musicale d’inediti, “Ma che spettacolo”, in uscita il prossimo 30 Ottobre su etichetta Momy Record distribuito Sony Music.

Umberto Tozzi nella sua carriera ha venduto nel mondo più di 75 milioni di copie di dischi.

This is a photograph from the second annual running of The Downs National School Valentines 5KM Road Race and Fun run which was held at The Downs GAA club, Mullingar, Co. Westmeath on Sunday February 9th 2013 at 12:00. The race was held as a fundraiser for the Downs National School. This is a very important fundraiser for the Downs National School new building project and the parents, teachers, and friends of the Downs National School and the neighbouring community are to be congratulated with the fabulous road race and social event that they organised. There was a great family atmosphere at the event and there was a very plentiful spread of refreshments afterwards in the Clubhouse. The event has grown strongly in it's second year. Community spirit was very evident. The Downs is part of the geographically very large parish of Kinnegad, Coralstown, and Clonard and there were many local participants from the parish. Well over 400 people took part in the event. The stormy wet weather of late cleared off. Whilst there was a strong headwind on the course for the final kilometer all in all the weather was very suitable for running.

 

The Downs is situated just off the M4 between Kinnegad and Mullingar and is accessed from Junction/Exit 14 on the M4 and following the R156.

 

The race starts on the Cloghan road (this is about 1KM from the GAA Clubhouse) and proceeds clock-wise around a circuit which takes in the main Killucan road. The race passes by the finish/race-hq on it's first loop. The road surface is a mixture of standard tarmacadam and gravel trail around by the forestry. Overall, the course is flat with just two very small hills for runners to content with. The course was very accurately measured and well marshalled.

 

The race is Athletics Association of Ireland approved. Timing was provided by Precision Timing who, as always, provided excellent timing and event management services on their day. Their website (with results from today's race) is available at: www.precisiontiming.net/result/racetimer

 

We captured a large set of photographs from the race today. The full set of photographs are available in the following Flickr set: www.flickr.com/photos/peterm7/sets/72157640695491875/

 

Garmin GPS Trace of the Downs 5KM Route: connect.garmin.com/activity/274552625

Photographs from the Downs National School Valentines Dash 2013: www.flickr.com/photos/peterm7/sets/72157632736527242/

Photographs from the Downs 5km in June 2012: www.flickr.com/photos/peterm7/sets/72157630060070829/

The Downs National School Parents Page: www.facebook.com/pages/The-Downs-National-School-Parents-...

 

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In summary please remember when requesting photographs from us - If you are using the photographs online all we ask is for you to provide a link back to our Flickr set or Flickr pages. You will find the link above clearly outlined in the description text which accompanies this photograph. Taking these photographs and preparing them for online posting does take a significant effort and time. We are not posting photographs to Flickr for commercial reasons. If you really like what we do please spread the link around your social media, send us an email, leave a comment beside the photographs, send us a Flickr email, etc. If you are using the photographs in newspapers or magazines we ask that you mention where the original photograph came from.

 

I would like to contribute something for your photograph(s)?

Many people offer payment for our photographs. As stated above we do not charge for these photographs. We take these photographs as our contribution to the running community in Ireland. If you feel that the photograph(s) you request are good enough that you would consider paying for their purchase from other photographic providers or in other circumstances we would suggest that you can provide a donation to any of the great charities in Ireland who do work for Cancer Care or Cancer Research in Ireland.

 

I ran in the race - but my photograph doesn't appear here in your Flickr set! What gives?

 

As mentioned above we take these photographs as a hobby and as a voluntary contribution to the running community in Ireland. Very often we have actually ran in the same race and then switched to photographer mode after we finished the race. Consequently, we feel that we have no obligations to capture a photograph of every participant in the race. However, we do try our very best to capture as many participants as possible. But this is sometimes not possible for a variety of reasons:

 

     ►You were hidden behind another participant as you passed our camera

     ►Weather or lighting conditions meant that we had some photographs with blurry content which we did not upload to our Flickr set

     ►There were too many people - some races attract thousands of participants and as amateur photographs we cannot hope to capture photographs of everyone

     ►We simply missed you - sorry about that - we did our best!

  

You can email us petermooney78 AT gmail DOT com to enquire if we have a photograph of you which didn't make the final Flickr selection for the race. But we cannot promise that there will be photograph there. As alternatives we advise you to contact the race organisers to enquire if there were (1) other photographs taking photographs at the race event or if (2) there were professional commercial sports photographers taking photographs which might have some photographs of you available for purchase. You might find some links for further information above.

 

Don't like your photograph here?

That's OK! We understand!

 

If, for any reason, you are not happy or comfortable with your picture appearing here in this photoset on Flickr then please email us at petermooney78 AT gmail DOT com and we will remove it as soon as possible. We give careful consideration to each photograph before uploading.

 

I want to tell people about these great photographs!

Great! Thank you! The best link to spread the word around is probably http://www.flickr.com/peterm7/sets

    

A procurement management software is a computer program to automate the sale and purchase process in an organization. To know more view this infographics.

Source: magic.piktochart.com/output/22189114-points-to-consider-w...

San José de Maipo, en medio de un bello paraje, se encuentra el ex sanatorio que por estos días cumplió 90 años. En 1919, una mujer llamada Carolina Doursther mandó a construir un centro que fuera capaz de recibir de manera exclusiva a pacientes aquejados por infecciones pulmonares. En aquellos años fue denominada Casa de Salud de Mujeres Carolina Doursther. Entre las características del lugar, destacaba su buena ubicación en plena cordillera y a 1.090 metros de altura. Allí se garantizaba un buen entorno, de aire seco y que constituían la base clínica para brindar un tratamiento a pacientes afectados por esta enfermedad, que en su tiempo fue considerada una pandemia. Según cuentan los libros de la época, Carolina Doursther, construyó la casona en San José de Maipo, con la idea de sobrellevar su propia enfermedad pulmonar y tras percatarse además de la ausencia de recintos de estas características en Chile. Con el tiempo la mujer salió adelante con su dolencia gracias al beneficio que le provocó el clima de aquella zona cordillerana de la Región Metropolitana. Carolina Doursther consignó en su testamento la donación de dicha casa y todo el predio aledaño. Al momento de su muerte fue su hijo, Juan Enrique Tocornal, quien materializó el gesto de la mujer al entregar la elegante casona a la Honorable Junta de Beneficencia de Santiago, en 1911. De esta forma nace el primer sanatorio para tuberculosos, inaugurado el 28 de septiembre de 1919 a cargo del doctor Antonio Vega Macher. La estadía en alguna de sus 35 habitaciones habilitadas, tenía un valor de 15 pesos diarios y los extras se cobraban a precio de costo. Así, por ejemplo, un jugo doble valía setenta centavos. Estos documentos, instrumentales y mobiliario han sido custodiados celosamente por casi un siglo en el Hospital de San José de Maipo y hoy están protegidos mediante un programa de la Unidad de Patrimonio Cultural e Histórico del Ministerio de Salud. En 1944 la Junta de Beneficencia hizo entrega del inmueble al Servicio Médico Nacional de Empleados (Sermena) el que construyó el resto de los edificios que se encuentran en el terreno del sanatorio y lo administró hasta que pasó a formar parte del Servicio de Salud Metropolitano Sur Oriente en 1979, año en que se estableció su nuevo destino como centro hospitalario. Con los años, el ex sanatorio fue creciendo hasta convertirse en un complejo asistencial conformado por de tres edificios: la Casa de Salud, Pabellón Central y Pabellón Roosevelt, en la parte alta del pueblo; Hospital de Agudos y Sanatorio Laennec en el plan, alcanzando una dotación de 250 personas y una capacidad total de 220 camas para dar atención de primer nivel a niños y adultos. El 2004 la Casa de Salud fue declarada Monumento Histórico por el gobierno, preservando así para la memoria de la salud pública un legado único e invaluable.

    

"Escrito fuente LA NACIÓN"

Please consider a donation for the free photos at lucid-motion-images.com

twitter.com/Memoire2cite les 30 glorieuses . com & l'Architecture Hospitalière centre hospitalier universitaire ou pas Les hôpitaux modernes sont conçus pour minimiser les efforts du personnel médical et réduire les risques de contamination, tout en optimisant l’efficacité du système dans son ensemble. La longueur des déplacements du personnel au sein de l’hôpital est réduite et le transport des patients d’une unité à une autre facilité. Le bâtiment doit intégrer des départements lourds, comme la radiologie et les blocs opératoires, tout en prenant en compte d’importantes spécificités en termes de raccordements électriques, de plomberie, et de gestion des déchets.Cependant, on remarque que les hôpitaux « modernes » sont souvent le produit d’une croissance qui s’étale sur des décennies ou même des siècles, fréquemment mal contrôlée. Cette croissance a entraîné des ajouts successifs, nécessaires mais désorganisés, en fonction des besoins et des ressources financières.Cor Wagenar, historien en architecture néerlandais, considère que de nombreux hôpitaux sont des catastrophes, des institutions anonymes et complexes où règne la bureaucratie et totalement inadaptées à la fonction pour laquelle elles ont été créées. Elles ne sont généralement pas fonctionnelles, et au lieu de mettre les patients à l’aise, elles créent du stress et de l’anxiété.Certains hôpitaux, plus récents, tentent de retrouver des architectures prenant en compte la psychologie des patients, comme une meilleure aération, des vues plus dégagées ou encore des couleurs plus agréables à l’œil. On renoue avec les concepts anciens du « bon air » et des « pouvoirs guérisseurs de la nature » qui furent employés lors du développement des hôpitaux pavillonnaires. Des études menées par la British Medical Association ont montré qu’une bonne architecture hospitalière peut réduire la période de guérison des patients. L’exposition au soleil aide à lutter contre la dépression ; des chambres non-mixtes permettent plus d’intimité et favorisent une certaine dignité des malades ; la présence d’espaces verts et de jardins est également importante : regarder par la fenêtre améliore l’humeur des patients, diminue leur tension et leur niveau de stress. La disparition des longs couloirs réduit la fatigue et le stress des infirmières.Autre mutation actuelle notable la migration d’un système de chambres communes divisées par des cloisons amovibles vers un système de chambres individuelles. Le système de chambres aménageables est considéré comme très efficace, surtout par le personnel médical, mais il est beaucoup plus stressant pour les patients et nuit à leur intimité. Mais demeure la contrainte importante du coût de ces chambres et de leur maintenance, ce qui pousse certains hôpitaux à tarifier plus cher pour des chambres individuelles. www.citedelarchitecture.fr/fr/video/architecture-hospital... www.youtube.com/watch?v=8pB9GEZI-Fg 15. Architecture hospitalière de la fin du XVIIIe siècle à nos jours

Pierre-Louis Laget, conservateur du patrimoine, chercheur dans le service de l'Inventaire général de la région Nord-Pas-de-CalaisDans le contexte du vaste mouvement de réflexion portant sur l'architecture et l'hygiène hospitalière qui prit naissance à la suite de l'incendie de l'Hotel-Dieu de Paris en 1772, fut élaboré un nouveau parti architectural, appelé bientôt système pavillonnaire, consistant à scinder un établissement hospitalier en une série de bâtiments indépendants, reliés ou non par des galeries de services aériennes ou encore souterraines. « Dans les années 1950, le biologiste et médecin américain Jonas Salk (1914-1995)

cherchait un traitement contre la poliomyélite dans un sombre laboratoire d’un soussol de Pittsburgh. Les progrès étaient lents, et, pour s’aérer l’esprit, Salk fit un voyage à

Assise, en Italie, où il visita la basilique Saint-François d’Assise datant du XIII e siècle,

se promenant entre les colonnes et dans les jardins des cloîtres. Là, de nouvelles idées

surgirent dans son esprit, dont celle qui finit par le conduire à un vaccin efficace contre

la poliomyélite, en 1955. Le chercheur devint convaincu que l’environnement d’un

bâtiment peut influer sur l’esprit. Dans les années 1960, il s’associa à l’architecte Louis

Kahn (1901-1974) pour construire l’Institut Salk à La Jolla, près de San Diego en

Californie : cela devait être un établissement de recherche capable de stimuler la

créativité des scientifiques. Salk redécouvrait ainsi ce dont les architectes ont l’intuition

de longue date : les endroits que nous habitons peuvent agir sur nos pensées, nos

sentiments et nos comportements. Depuis plusieurs années, les spécialistes du

comportement apportent des arguments empiriques en ce sens. Leurs recherches

suggèrent qu’il est possible de concevoir les espaces de vie qui favorisent la créativité,

l’attention et la vigilance, ou la relaxation et la convivialité ». (Cerveau & Psycho,

2009, n° 33, p. 30). La lecture de ce début d’un article intitulé « Comment l’architecture

influence notre pensée » dans la revue Cerveau & Psycho a fortement résonné en moi

au moment où je construisais le projet du présent mémoire dans la mesure où cela faisait

écho à des intuitions que j’avais forgées comme patient et que je souhaitais interroger

en tant que futur architecte. Cela a été un des éléments qui m’ont décidé à travailler sur

l’architecture des bâtiments de santé sous l’angle de la perception qu’en ont les usagers.Plus que pour d’autres bâtiments, la construction d’un hôpital s’avère extrêmement

contrainte par un programme d’une grande complexité fixé en amont et avec lequel

l’architecte doit composer tout comme avec le site et les règles, elles aussi très

contraignantes, de la composition architecturale. Il s’appuie aussi, pour avancer dans

son projet, sur les besoins sociaux dont il a la connaissance ou l’intuition. Ainsi Pierre

Riboulet (1994), dans le journal qu’il tient de sa réflexion de cinq mois (de mai à

octobre 1980) sur le projet du grand hôpital pédiatrique Robert Debré, note, dès les

premiers jours, les 13 et 17 mai: « Que les enfants entrent là comme dans un lieu

familier, un lieu dont ils aient l’habitude » et, inventoriant « les lieux que pratiquent les

enfants dans les villes », (« des endroits où l’on peut courir, où il n’y a pas de

voitures », « des endroits qui ne font pas mal, où il y a les copains et les copines, où l’on

peut rigoler »), il conclut : « Il faudrait entrer dans l’hôpital comme on passe dans une

rue, une galerie où il y beaucoup de choses à regarder, où l’on peut aller et venir sans

obligation, courir et rêver. » De cela découle un bâtiment dont il affirme « qu’il ne faut

pas faire là un édifice » et qu’il cherche à rendre, avec le succès que l’on sait, le moins

intimidant possible pour des enfants.

Il s’avère qu’en plus de son intuition certaines recherches peuvent aussi renseigner

l’architecte et le programmiste sur les besoins fondamentaux des patients. Menées en

psychologie environnementale (Moser, 2009) ou en géographie de la santé (Gesler,

2003), elles ont mis en exergue différents facteurs contribuant au bien-être comme

constitutif de la santé dans la définition que donne l’OMS de cette dernière dans la

constitution de 1946 et qui fait toujours référence : « La santé est un état de complet

bien-être physique, mental et social et ne consiste pas seulement en une absence de

maladie et d’infirmité. ». Ces recherches incitent à prendre en compte, dans la

conception et dans l’évaluation d’un bâtiment de santé, la relation qu’établissent avec

ce bâtiment les usagers, et en particulier les patients. Il ne s’agit évidemment pas là d’un

élément tout à fait nouveau et une relation a sans doute été établie, de longue date, entre

la qualité d’un bâtiment de santé ou d’un lieu thérapeutique et le bien-être apporté au

patient. L’intérêt des recherches évoquées ci-dessus est, en affirmant avec force que « le

soin et le lieu sont inséparables » (Gessler, 2003) de tenter de trouver des critères

objectifs susceptibles d’expliquer la dimension « thérapeutique » d’un lieu de santé.C’est sur cette dimension que porte le présent mémoire qui étudie un service de Soins

de Suites et de Réadaptation (S.S.R), en l’occurrence celui de l’Hôpital Rothschild, à

Paris, dans lequel j’ai été invité en immersion du 28 mai au 7 juin 2013. L’objectif est

de comprendre et décrire la manière dont les différents usagers de ce SSR vivent le lieu

dans lequel ils exercent leur métier ou sont hospitalisés, quelle importance ils lui

accordent et sur quels points. Au plan architectural et programmatique, mon hypothèse

est que ce détour par les usagers et leur relation au lieu peut venir alimenter le cahier

des charges d’un bâtiment de santé en prenant appui non sur les seules intuitions mais

sur des éléments récurrents dans le discours des usagers.

Dans une première partie, je pose les bases théoriques qui permettent de penser cette

question et présente, en seconde partie, les choix méthodologiques effectués. Les

principaux résultats, présentés en troisième partie, m’amènent à une conclusion dans

laquelle j’envisage les éléments programmatiques qui découlent de mon enquête pour un bâtiment de santé et les pistes de réflexion ouvertes. ---- Comment est-on passé de la salle commune à la chambre individuelle ?

Comment l’hôpital, d’abord hospice, est devenu établissement de soins ?

Quelle est l’histoire des maternités, des lazarets, des asiles d’aliénés ? Autant

de réponses à découvrir dans le voyage architectural à travers toute la France

auquel invite ce bel ouvrage illustré de 592 pages, qui retrace l’histoire de

l’hôpital et de son architecture en France du Moyen-Âge à nos jours.

Jusqu’au siècle des Lumières, l’hôpital, lieu de charité chrétienne et d’exclusion

sociale, est aussi le premier outil d’une politique sanitaire balbutiante. L’incendie

de l’hôtel-Dieu de Paris, en 1772, est le catalyseur d’une double réflexion sur

la prise en charge des démunis et sur les réponses architecturales accordées

à une première médicalisation de l’hôpital. Ainsi architectes et médecins

poursuivent tout au long du XIXe

siècle la même chimère : une architecture en

mesure de soigner le corps et l’esprit. L’hygiénisme impose alors durablement

le plan en « double peigne » puis le système du pavillon isolé tandis que

les découvertes de Pasteur tardent à faire valoir leur logique. Inversement,

dans l’Entre-deux-guerres, ce sont les données économiques, sociales et

architecturales qui précèdent la révolution de l’antibiothérapie pour donner

naissance à l’hôpital-bloc. Les Trente Glorieuses appliquent à l’institution leur

politique centralisatrice, prescriptrice de modèles fonctionnels. Aujourd’hui,

les maîtres mots sont désormais humanisation et insertion urbaine.

Explorer l’histoire des hôpitaux en France revient à cheminer auprès du

pèlerin, de l’indigent, du marginal, du déviant, du fou, de l’enfant abandonné,

du vieillard, de l’infirme, du malade, aujourd’hui du patient. C’est surtout

découvrir, présents dans toutes nos villes, des bâtiments d’exception. L’histoire de l’hôpital est à tout à fait exemplaire de ces glissements progressifs, presque

insensibles quand on travaille sur une période courte, mais spectaculaires quand on prend

le sujet dans toute son ampleur : de la salle médiévale, qui n’offre qu’un abri, et un abri

dangereux, aux machines à guérir ultra-spécialisées d’aujourd’hui, dont les programmes

fournis par les maîtres d’ouvrage aux architectes comptent plusieurs centaines, voire

plusieurs milliers de pages.

On pourra donc faire une double lecture de ce livre : on y trouvera une histoire complète

et détaillée sur la longue durée et jusqu’au temps présent de l’hôpital en France, mais

aussi une très belle illustration de méthode. La clé de l’architecture est sans doute du

côté de la construction et sa poésie du côté des ornements, mais les causes profondes de

son évolution se trouvent d’abord du côté des programmes et de ce qui les conditionne

(mœurs, usages, mentalités, société, etc.).

Les auteurs de ce très bel ouvrage de synthèse sur les hôpitaux français n’ont pas organisé leur matière en fonction de l’histoire des styles, mais bien en fonction des causes

profondes de l’évolution des hôpitaux, c’est-à-dire en fonction d’une conception très

large de la médecine, incluant les connaissances vraies ou fausses sur la transmission

des maladies, mais aussi en fonction de la législation sur la santé publique. Ils rendent

donc lumineux ce lent processus, avec ses moments de basculements et de brusques

accélérations, qui remodèle leur objet. Ils n’en négligent pas pour autant les autres

facettes, des structures constructives aux styles et aux ornements. L’illustration, toujours judicieuse, offre à cet égard un tableau historique fascinant qui permet soit de

descendre dans le fil du temps, soit d’y remonter, soit encore de faire de magnifiques

arrêts sur image. Ces bâtiments en effet portent en eux des leçons d’architecture : ils

montrent que celle-ci, lorsqu’elle est belle, a pu et peut encore apporter aux cœurs des

hommes une joie ou une sérénité, lesquelles peuvent aussi contribuer à la guérison.

Au moment où le patrimoine hospitalier français connaît un bouleversement profond, à

la fois par l’émergence de toute une génération de nouveaux hôpitaux (où l’excellence

médicale n’est pas toujours au rendez-vous, tant les problèmes sont devenus complexes), et par la désaffectation de nombreux hôpitaux anciens, qui paraissent obsolètes,

ce qui conduit parfois à leur disparition et trop rarement à leur réhabilitation, il paraît

bien utile de revenir sur cette histoire. Or les auteurs de ce livre nous offrent une lecture profondément renouvelée par un recours systématique aux archives, manuscrites

ou imprimées, et clairement structurée par cette attention aux causes profondes de

ces mutations, dont la dernière se produit sous nos yeux.

Au lecteur maintenant d’entrer dans ce territoire défriché, balisé, éclairé, sous la

conduite des meilleurs guides. file:///C:/Users/u/Downloads/dp_hopitaux_121012-1.pdf -- file:///C:/Users/u/Downloads/08-Dossier+HOPITAL.pdf - le Logement Collectif* 50,60,70's dans tous ses états..Histoire & Mémoire de l'Habitat / Rétro-Villes / HLM / Banlieue / Renouvellement Urbain / Urbanisme 😊 De grandes barres d’immeubles, appelées les grands ensembles, sont le symbole de nos banlieues. Entrée Libre revient sur le phénomène de destruction de ces bâtiments qui reflètent aujourd’hui la misere www.youtube.com/watch?v=mCqHBP5SBiM Quatre murs et un toit 1953 Scenario et réalisation Pierre Jallaud MRU (ministère de la reconstruction et de l'urbanisme) www.dailymotion.com/video/xk6xui twitter.com/Memoire2cite/status/1121877386491043840/photo... Avril 1993, 6 ans après l'implosion de la tour DEBUSSY des 4000, 30% seulement des travaux de rénovation ont été réalisés et le chômage frappe toujours 1/3 des hbts. C'est un échec. A Mantes la Jolie, 6 mois après la destruction des 4 tours du Val Fourré, www.youtube.com/watch?v=ta4kj05KJOM … Banlieue 89, Bacalan à Bordeaux 1986 - Un exemple de rénovation urbaine et réhabilitation de l'habitat dans un des quartiers de Bordeaux La Cité Claveau à BACALAN. A l'initiative du mouvementla video içi www.youtube.com/watch?v=IN0JtGBaA1o … L'assoçiation de ROLLAND CASTRO @ Le Plan Banlieue 89 - mode d'emploi - Archive INA - La video içi. TRANSFORMER LES PAYSAGES URBAINS AVEC UNE APPROCHE CULTURELLE www.youtube.com/watch?v=Aw-_f-bT2TQ … SNCF les EDITIONS DU CABRI PRESENTE PARIS LA BANLIEUE 1960-1980 -La video Içi.

www.youtube.com/watch?v=lDEQOsdGjsg … Içi la DATAR en 1000 clichés missionphotodatar.cget.gouv.fr/accueil - Notre Paris, 1961, Réalisation : André Fontaine, Henri Gruel Les archives filmées de la cinémathèque du ministère de 1945 à nos jours içi www.dailymotion.com/video/xgis6v?playlist=x34ije

31 TOULOUSE - le Mirail 1962 réalisation : Mario Marret construction de la ville nouvelle Toulouse le Mirail, commentée par l'architecte urbaniste Georges Candilis le film www.dailymotion.com/video/xn4t4q?playlist=x34ije Il existe de nos jours, de nombreux photographes qui privilégient la qualité artistique de leurs travaux cartophiles. A vous de découvrir ces artistes inconnus aujourd’hui, mais qui seront peut-être les grands noms de demain.Les films du MRU - Le temps de l'urbanisme, 1962, Réalisation : Philippe Brunet www.dailymotion.com/video/xgj2zz?playlist=x34ije … … … … -Les grands ensembles en images Les ministères en charge du logement et leur production audiovisuelle (1944-1966) MASSY - Les films du MRU - La Cité des hommes, 1966, Réalisation : Fréderic Rossif, Albert Knobler www.dailymotion.com/video/xgiqzr?playlist=x34i - Les films du MRU @ les AUTOROUTES - Les liaisons moins dangereuses 1972 la construction des autoroutes en France - Le réseau autoroutier 1960 Histoire de France Transports et Communications - www.dailymotion.com/video/xxi0ae?playlist=x34ije … - A quoi servaient les films produits par le MRU ministère de la Reconstruction et de l'Urbanisme ? la réponse de Danielle Voldman historienne spécialiste de la reconstruction www.dailymotion.com/video/x148qu4?playlist=x34ije … -les films du MRU - Bâtir mieux plus vite et moins cher 1975 l'industrialisation du bâtiment et ses innovations : la préfabrication en usine, le coffrage glissant... www.dailymotion.com/video/xyjudq?playlist=x34ije … - TOUT SUR LA CONSTRUCTION DE NOTRE DAME LA CATHEDRALE DE PARIS Içi www.notredamedeparis.fr/la-cathedrale/histoire/historique... -MRU Les films - Le Bonheur est dans le béton - 2015 Documentaire réalisé par Lorenz Findeisen produit par Les Films du Tambour de Soie içi www.dailymotion.com/video/x413amo?playlist=x34ije

archipostcard.blogspot.com/search?updated-max=2009-02-13T... -Créteil.un couple à la niaiserie béate exalte les multiples bonheurs de la vie dans les new G.E. www.youtube.com/watch?v=FT1_abIteFE … La Ville bidon était un téléfilm d'1 heure intitulé La Décharge.Mais la censure de ces temps de présidence Pompidou en a interdit la diffusion télévisuelle - museedelacartepostale.fr/periode-semi-moderne/ - archipostalecarte.blogspot.com/ - Hansjörg Schneider BAUNETZWOCHE 87 über Papiermoderne www.baunetz.de/meldungen/Meldungen_BAUNETZWOCHE_87_ueber_... … - ARCHITECTURE le blog de Claude LOTHIER içi leblogdeclaudelothier.blogspot.com/2006/ - - Le balnéaire en cartes postales autour de la collection de David Liaudet, et ses excellents commentaires.. www.dailymotion.com/video/x57d3b8 -Restaurants Jacques BOREL, Autoroute A 6, 1972 Canton d'AUXERRE youtu.be/LRNhNzgkUcY munchies.vice.com/fr/article/43a4kp/jacques-borel-lhomme-... … Celui qu'on appellera le « Napoléon du prêt-à-manger » se détourne d'ailleurs peu à peu des Wimpy, s'engueule avec la maison mère et fait péricliter la franchise ...

museedelacartepostale.fr/blog/ - museedelacartepostale.fr/exposition-permanente/ - www.queenslandplaces.com.au/category/headwords/brisbane-c... - collection-jfm.fr/t/cartes-postales-anciennes/france#.XGe... - www.cparama.com/forum/la-collection-de-cpa-f1.html - www.dauphinomaniac.org/Cartespostales/Francaises/Cartes_F... - furtho.tumblr.com/archive

le Logement Collectif* 50,60,70's, dans tous ses états..Histoire & Mémoire d'H.L.M. de Copropriété Renouvellement Urbain-Réha-NPNRU., twitter.com/Memoire2cite tout içi sig.ville.gouv.fr/atlas/ZUS/ - media/InaEdu01827/la-creatio" rel="noreferrer nofollow">fresques.ina.fr/jalons/fiche-media/InaEdu01827/la-creatio Bâtir mieux plus vite et moins cher 1975 l'industrialisation du bâtiment et ses innovations : www.dailymotion.com/video/xyjudq?playlist=x34ije la préfabrication en usine www.dailymotion.com/video/xx6ob5?playlist=x34ije , le coffrage glissant www.dailymotion.com/video/x19lwab?playlist=x34ije ... De nouvelles perspectives sont nées dans l'industrie du bâtiment avec les principes de bases de l'industrialisation du bâtiment www.dailymotion.com/video/x1a98iz?playlist=x34ije ,

www.dailymotion.com/video/xk6xui?playlist=x34ije , www.dailymotion.com/video/xk1dh2?playlist=x34ije :- que dire de RICARDO BOFFIL Les meilleures balades que j’ai fait autour de Paris je les ai faites dans l’application Plans. Je ne minore pas le rôle de Google Maps, révolution cartographique sans précédent et sans égale, qui aura réalisé nos fantasmes d’Aleph borgesien — l’idée d’un point d’où le monde serait visible en totalité — parachevé Mercator et permis d’explorer des parties du globe inconnues de Cook, Bougainville et Amundsen. Je n’oublie pas non plus cet exercice de cartographie au collège, qui nous avait démontré que nous étions à 3 cartes IGN de la capitale, et que le tissu urbain était de plus en plus serré à mesure que nous avancions vers le nord. Mais Plan possédait une fonctionnalité inédite, le Flyover, technologie à l’origine destinée aux pilotes de chasse, et qui fournissait des rendus 3D spectaculaire des bâtiments survolés — ainsi que des arbres et des déclivités du sol.

On quittait enfin les champs asphyxiants de la photographie aérienne pour des vues à l’oblique des villes visitées : après un siècle d’écrasement — la photographie aérienne est étroitement contemporaine du bombardement aérien — les villes reprenaient enfin de la vigueur et remontaient vers le ciel. J’avais d’ailleurs effectué moi-même une manœuvre de redressement similaire le jour où j’étais parti, à pied depuis Paris, visiter à Nanterre une exposition sur la photographie aérienne. J’étais à la quête des premières vues de Paris qu’avait prises Nadar depuis un ballon captif. À défaut de ces images, définitivement manquantes, j’avais parcouru, après la Grande Arche, les derniers kilomètres de la Voie Royale, cette prodigieuse perspective historique partie du Louvre — rare exemple de frise chronologique implémentée dans une structure urbanistique.

J’avais en réalité un peu dévié de la ligne droite pour aller voir les tours Nuages d’Emile Aillaud, le Facteur Cheval du modernisme, dont je connaissais déjà les autres chefs d’œuvres d'architecture naïve, les nouilles chinoises de Grigny et le spaghetti de Pantin.

C’était précisément l’usage que j’avais fait de l’application Plans : j’étais parti à la recherche de tous les groupements de tour qu’elle m’avait permis d’identifier, sur mon iPad. Je les faisais tourner avec deux doigts, comme un éclaireur qui marcherait autour d’un donjon, avant de les immortaliser, sous leur plus bel angle, par une capture d’écran.Un éclaireur autour d’un donjon : c’était exactement cela, qui m’avait fasciné. Les guerres territoriales entre Les Tarterêts de Corbeil et les Pyramides d’Evry avaient marqué mon enfance. La notion de cité, telle qu’elle avait été définie, à partir des années 80, dans le second âge des grands ensembles, l’âge du déclin, avait conservé un cachet médiéval. Ici, vivaient guetteurs et trafiquants, condottieres à la tête d’une écurie de go-fast et entretenant des chenils remplis de mâtins rares et dangereux. Ici, l’État central ne remplissait plus ses tâches régaliennes, ici la modernité laïque était entrée en crise. Mais ce que j’avais découvert, en collectionnant ces captures d’écran, c’était à quel point l’urbanisme de la banlieue parisienne était, strictement, d’obédience médiévale. On était passé, d’un seul mouvement et sans même s’en rendre compte de Château-Gaillard à la Cité 4000, du Donjon de Vincennes aux tours de Sarcelles, du château de Gisors aux choux fleurs de Créteil.J’ai même retrouvé la colonne détruite du désert de Retz dans le babylonien château d’eau de Noisiel.

Des hauteurs de Rosny à celle de Chanteloup, du plateau de Clichy à la dalle d’Argenteuil, on avait bizarrement livré des pastiches inconscients de la grande architecture militaire médiévales : les environs de Paris s’étaient retrouvés à nouveau fortifiés, la vieille tour de Montlhéry n’était plus solitaire, et même les immeubles de briques rouges qui avaient succédé à l’enceinte de Thiers évoquaient des murailles.

Et ce que j’avais initialement pris pour des anomalies, des accidents malheureux du post-modernisme, les grand ensembles voûtés et cannelés de Ricardo Boffil, étaient peut-être ce qui exprimait le mieux tout cela — ou du moins qui clôturaient avec le génie le plus clair cet âge des grands ensembles.

Car c’était cela, ces Carcassonnes, ces Acropoles, ces Atlandides qui surnageaient avec le plus de conviction au milieu des captures d’écrans de ruines médiévales qui s’accumulaient sur mon bureau.

Si décriées, dès leur construction, pour leur kitch intolérable ces mégastructures me sont soudain apparues comme absolument nécessaires.

Si les Villes Nouvelles n’ont jamais existé, et persisteront dans la mémoire des hommes, elles le doivent à ces rêveries bizarres et grandioses, à ces hybridations impossibles entre les cités idéales de Ledoux et les utopies corbuséennes.

L’Aqueduc de Saint-Quentin-en-Yvelines, les Espaces d’Abraxas à Marne-la-Vallée, les Colonnes de Saint-Christophe à Cergy-Pontoise sont les plus belles ruines du Grand Paris.

www.franceculture.fr/emissions/la-conclusion/ricardo-bofill immerssion dans le monde du logement social, l'univers des logements sociaux, des H.B.M au H.L.M - Retour sur l'histoire du logement collectif d'apres guerre - En Françe, sur l’ensemble du territoire avant, 4 millions d’immeubles étaient vétustes, dont 500.000 à démolir; au total 10% des logements étaient considérés comme insalubres et 40% réputés d’une qualité médiocre, et surpeuplés. C’est pour ces raisons que, à partir de 1954, le Ministre à la Reconstruction et au Logement évalue le besoin en logements à 2.000.660, devenant ainsi une priorité nationale. Quelques années plus tard à l’appel de l’Abbé Pierre, le journaliste Gilbert Mathieu, en avril 1957 publiait dans le quotidien Le Monde une série d’articles sur la situation dramatique du logement : Logement, notre honte et dénonçant le nombre réduit de logements et leur impitoyable état. Robert Doisneau, Banlieue après-guerre, 1943-1949 /Le mandat se veut triple : reconstruire le parc immobilier détruit durant les bombardements essentiellement du printemps/été 1944, faire face à l’essor démographique et enfin résorber l’habitat insalubre notamment les bidonvilles et les cités de transit. Une ambition qui paraît, dès le début, très élevée, associée à l’industrialisation progressive de la nation entre autre celle du secteur de la construction (voir le vidéo de l’INA du 17 juillet 1957 intitulée La crise du logement, un problème national. Cela dit, l’effort pour l’État français était d’une ampleur jamais vue ailleurs. La double nécessité de construire davantage et vite, est en partie la cause de la forme architecturale excentrique qui constituera les Grands Ensembles dans les banlieues françaises. Cinq caractéristiques permettent de mieux comprendre ce terme : la rupture avec le tissu urbain ancien, un minimum de mille logements, une forme collective (tours, barres) de quatre jusqu’à vingt niveaux, la conception d’appartements aménagés et équipés et enfin une gestion destinée pour la plupart à des bailleurs de logement social.

Pour la banlieue parisienne leur localisation s’est opérée majoritairement dans la périphérie, tandis que dans les autres cas, plus de la moitié a été construite dans le centre ville, le plus souvent à la limite des anciens faubourgs.

Architecture d’Aujourd’hui n° 46, 1953 p. 58-55

C’est le triomphe de l’urbanisme fonctionnel et rationaliste cher à Le Corbusier. Entre 1958 et 1973, cent quatre-vingt-quinze Zones à Urbaniser en Priorité (ZUP) sont créées, comprenant deux millions de logements, essentiellement de type populaire en Habitations à Loyer Modéré (HLM), mais pas exclusivement, remplaçant ainsi les anciennes Habitations à Bon Marché (HBM) crées en 1894. Selon le décret du 27 mars 1954 qui en fixe les conditions d’attribution, les bénéficiaires de la législation n’ont pas changé, ce sont toujours des « personnes peu fortunées vivant principalement de leur salaire », selon la loi Strauss de 1906. En 1953, tous les HLM voient leur surface maximale se réduire, en passant de 71 à 65 mètres carrés pour un quatre pièces. L’accès au logement des familles modestes se fera donc au détriment de la qualité et quantité de l’espace habité pour des familles nombreuses. À ce propos, le sociologue Thierry Oblet a bien montré comment se sont articulées les pensées des architectes et des ingénieurs modernistes, avec leur souci planificateur d’un État interventionniste[8] grâce à l’hégémonie du béton, de la ligne droite et de la standardisation de la construction.

Les exemples de cette architecture restent nombreux : de la Cité de 4000 (pour 4000 logements) à la Courneuve en Seine-Saint-Denis (93) aux logements de 15 étages aux balcons pétales, appelés « Chou-fleur » à Créteil en Val-de Marne (94) dessinés au début des années 70 par l’architecte Gérard Grandval. De la Cité des nuages à Nanterre dans les Hauts-de-Seine (92) à la Grande borne construite entre 1967 et 1971 sur le territoire des communes de Grigny et Viry-Châtillon, dans l’Essonne (91) en passant par la Noé à Chanteloup-les-Vignes dans le département des Yvelines (78) scénario du célèbre film La Haine[9] de Kassovits.

Récemment, plusieurs expositions photographiques se sont

concentrées sur cette nouvelle figure de l’urbanisme fonctionnaliste français de l’après-guerre. Par exemple Toit&Moi, 100 ans de logement social (2012), Les Grands ensembles 1960-2010 (2012) produite par l’école supérieure d’arts & médias de Caen/Cherbourg, selon un projet du Ministère de la Culture et de la Communication. Enfin l’exposition Photographie à l’œuvre, (2011-2012) d’Henri Salesse, photographe du service de l’inventaire du Ministère de la Reconstruction et de l’Urbanisme et Voyage en périphérie (2012) de Cyrus Cornut.

Il s’agissait là non seulement d’un progrès matériel, mais aussi démocratique, donnant ainsi à chaque citoyen, la possibilité d’accéder à son petit appartement doté de tous les conforts de l’époque. La recherche d’économie et de rapidité dans la conduite des chantiers portent à l’utilisation du béton comme matériel privilégié et à des plans architecturaux aussi simples que possible avec la réalisation de logements standardisés, dont les barres et les tours deviennent les figures principales : Au mitan des années cinquante, apparurent d’étranges formes urbaines. Des immeubles d’habitation de plus en plus longs et de plus en plus hauts, assemblés en blocs qui ne s’intégraient pas aux villes existantes. Ces blocs s’en différenciaient ostensiblement et parfois comme systématiquement, s’en isolaient. Ils semblaient faire ville à part. Surtout ils ne ressemblaient pas à ce qu’on avait l’habitude d’appeler ville. Et leur architecture aussi, qui était tellement déroutante. On les a nommés » grands ensembles. Cité de l’Abreuvoir, Bobigny (93), 2003 (Inventaire général du Patrimoine, Région Ile de France / Stéphane Asseline)

Bref, entre 1946 et 1975 le parc immobilier français passe de 12,7 millions à 21 millions de logements. Environ 8 millions de ceux-ci sont neufs, construits entre 1953-1975 – dont la moitié sous forme de grands ensembles – et près de 80 % des logements grâce à une aide de l’État avec des crédits publics. Le nombre de logements sociaux passe de moins de 500.000 à près de 3 millions, dont 43 % en région parisienne, où la demande est la plus forte[11]. Ce qui témoigne d’un effort énorme. Secrétariat d’État à la Reconstruction et au Logement, Supplément du logement en 1954, cité par Bachmann, C. Le Guennec, N., Violences urbaines…Op.cit, p.24. Alors que l’hiver 1954 est particulièrement rigoureux, l’abbé Pierre lance un appel en faveur des sans-logis et déshérités et organise des collectes de vêtements et de nourriture pour les plus démunis. Cela nous rappelle également que les inégalités sociales restaient particulièrement importantes à l’époque, malgré les débuts de la croissance économique, et que la crise du logement n’était pas encore complètement résolue. Danièle Voldman, La reconstruction des villes françaises de 1940 à 1954 : histoire d’une politique, Paris, L’Harmattan, 1997. Les Actualités françaises, La crise du logement, un problème national, 17 juillet, 1957, in fresques.ina.fr/…/la-crise-du-logement-un-probleme-n…, consulté le 20/02/2014. C’est l’urbaniste Marcel Rotival dans un numéro d’Architecture d’Aujourd’hui de juin 1935 (vol.1, n°6, juin 1935, p.57) qui propose pour la première fois cette terminologie pour désigner les Habitations à Bon Marché (HBM) et leur transformation en Habitations à Loyer Modéré (HLM), par la loi du 21 juillet 1951: « Nous espérons, un jour, sortir des villes comme Paris, non seulement par l’avenue des Champs Elysées, la seule réalisation de tenue sans laquelle Paris n’existerait pas, mais sortir par Belleville, par Charonne, par Bobigny, etc., et trouver harmonieusement disposés le long de larges autostrades, au milieu de grands espaces boisés, de parcs, de stades, de grandes cités claires, bien orientées, lumineusement éclairées par le soleil. » Largement reprise depuis les années 1950 dans le jargon administratif et public, elle apparaît pour la première fois dans un texte officiel qu’en 1973 avec la Circulaire Guichard, alors Ministre de l’Aménagement du territoire, de l’Equipement, du Logement et du tourisme. Celui-ci met un terme à la politique initiée après-guerre afin « d’empêcher la réalisation des formes d’urbanisation désignées généralement sous le nom de “grands ensembles”, peu conforme aux aspirations des habitants et sans justification économique sérieuse ». Paradoxalement, le terme de grands ensembles s’officialise donc au moment même où ils son mis en question. ZUP est un acronyme qui signifie Zone à Urbaniser en Priorité. Elles ont été créées par le décret N°58-1464 du 31 décembre 1958, afin de planifier et d’encadrer sur le territoire national, le développement urbain pour répondre à la carence de logements face à l’accroissement démographique et favoriser enfin la résorption de l’habitat insalubre. Oblet, Thierry, Gouverner la ville. Les voies urbaines de la démocratie moderne, Paris, PUF, 2003. En particulier par l’intermédiaire de la Société centrale de construction et de la Société centrale pour l’équipement du territoire, créées au milieu des années 1950 en tant que filiales de la Caisse des dépôts et consignations.

Kassovitz, Mathieu, La Haine, France, 1995.

Cornu, Marcel, Libérer la ville, Bruxelles, Casterman, 1977, p.60. Annie Fourcaut « Les banlieues populaires ont aussi une histoire », Projet 4/2007 (n° 299), pp. 7-15.

www.dailymotion.com/video/xw6lak?playlist=x34ije - Rue neuve 1956 la reconstruction de la France dix ans après la fin de la seconde guerre mondiale, villes, villages, grands ensembles réalisation : Jack Pinoteau , Panorama de la reconstruction de la France dix ans après la fin de la seconde guerre mondiale, ce film de commande évoque les villes et villages français détruits puis reconstruits dans un style respectant la tradition : Saint-Malo, Gien, Thionville, Ammerschwihr, etc. ainsi que la reconstruction en rupture avec l'architecture traditionnelle à Châtenay-Malabry, Arles, Saint Étienne, Évreux, Chambéry, Villeneuve-Saint-Georges, Abbeville, Le Havre, Marseille, Boulogne-sur-Mer, Dunkerque. Le documentaire explique par exemple la manière dont a été réalisée la reconstruction de Saint-Malo à l'intérieur des rempart de la vieille ville : "c'est la fidélité à l'histoire et la force du souvenir qui a guidé l'architecte". Dans le même esprit à Gien, au trois quart détruite en 1940, seul le château construit en 1494 pour Anne de Beaujeu, fille aînée de Louis XI, fut épargné par les bombardements. La ville fut reconstruite dans le style des rares immeubles restant. Gien est relevé de ses ruines et le nouvel ensemble harmonieux est appelé « Joyau de la Reconstruction française ». Dans un deuxième temps est abordé le chapitre de la construction des cités et des grands ensembles, de l’architecture du renouveau qualifiée de "grandiose incontestablement". S’il est précisé "on peut aimer ou de ne pas aimer ce style", l’emporte au final l’argument suivant : les grands ensembles, c'est la campagne à la ville, un urbanisme plus aéré, plus vert." les films caravelles 1956, Réalisateur : Jack Pinoteau (connu pour être le metteur en scène du film Le Triporteur 1957 qui fit découvrir Darry Cowl) www.dailymotion.com/video/xuz3o8?playlist=x34ije - www.dailymotion.com/video/xk1g5j?playlist=x34ije Brigitte Gros - Urbanisme - Filmer les grands ensembles 2016 - par Camille Canteux chercheuse au CHS -Centre d'Histoire Sociale - Jeanne Menjoulet - Ce film du CHS daté de 2014 www.youtube.com/watch?v=VDUBwVPNh0s … L'UNION SOCIALE POUR L'HABITAT le Musée des H.L.M. musee-hlm.fr/ union-habitat.org/ - EXPOSITION :LES 50 ANS DE LA RESIDENCe SALMSON POINT-Du JOUR www.salmsonlepointdujour.fr/pdf/Exposition_50_ans.pdf - Sotteville Construction de l’Anjou, le premier immeuble de la Zone Verte sottevilleaufildutemps.fr/2017/05/04/construction-de-limm... - www.20minutes.fr/paris/diaporama-7346-photo-854066-100-an... - www.ladepeche.fr/article/2010/11/02/940025-140-ans-en-arc... dreux-par-pierlouim.over-blog.com/article-chamards-1962-9... missionphoto.datar.gouv.fr/fr/photographe/7639/serie/7695...

Official Trailer - the Pruitt-Igoe Myth: an Urban History

www.youtube.com/watch?v=g7RwwkNzF68 - la dérive des continents youtu.be/kEeo8muZYJU Et la disparition des Mammouths - RILLIEUX LA PAPE & Dynacité - Le 23 février 2017, à 11h30, les tours Lyautey étaient foudroyées. www.youtube.com/watch?v=W---rnYoiQc

Ginger CEBTP Démolition, filiale déconstruction du Groupe Ginger, a réalisé la maîtrise d'oeuvre de l'opération et produit les études d'exécution. L'emblématique ZUP Pruitt Igoe. vaste quartier HLM (33 barres de 11 étages) de Saint-Louis (Missouri) USA. démoli en 1972 www.youtube.com/watch?v=nq_SpRBXRmE … "Life is complicated, i killed people, smuggled people, sold people, but perhaps in here.. things will be different." ~ Niko Bellic - cité Balzac, à Vitry-sur-Seine (23 juin 2010).13H & Boom, quelques secondes plus tard, la barre «GHJ», 14 étages et 168 lgts, s’effondrait comme un château de cartes sous les applaudissements et les sifflets, bientôt enveloppés dans un nuage de poussière. www.youtube.com/watch?v=d9nBMHS7mzY … - "La Chapelle" Réhabilitation thermique de 667 logements à Andrézieux-Bou... youtu.be/0tswIPdoVCE - 11 octobre 1984 www.youtube.com/watch?v=Xk-Je1eQ5po

DESTRUCTION par explosifs de 10 tours du QUARTIER DES MINGUETTES, à LYON. les tours des Minguettes ; VG des tours explosant et s'affaissant sur le côté dans un nuage de fumée blanche ; à 13H15, nous assistons à l'explosion de 4 autres tours - St-Etienne Métropole & Montchovet - la célèbre Muraille de Chine ( 540 lgts 270m de long 15 allees) qui était à l'époque en 1964 la plus grande barre HLM jamais construit en Europe. Après des phases de rénovation, cet immeuble a été dynamité en mai 2000 www.youtube.com/watch?v=YB3z_Z6DTdc … - PRESQU'ILE DE GENNEVILLIERS...AUJOURD'HUI...DEMAIN... (LA video içi parcours.cinearchives.org/Les-films-PRESQU-ILE-DE-GENNEVI... … ) Ce film de la municipalité de Gennevilliers explique la démarche et les objectifs de l’exposition communale consacrée à la presqu’île, exposition qui se tint en déc 1972 et janvier 1973 - le mythe de Pruitt-Igoe en video içi nextcity.org/daily/entry/watch-the-trailer-for-the-pruitt... … - 1964, quand les loisirs n’avaient (deja) pas le droit de cité poke @Memoire2cite youtu.be/Oj64jFKIcAE - Devenir de la ZUP de La Paillade youtu.be/1qxAhsqsV8M v - Regard sur les barres Zum' youtu.be/Eow6sODGct8 v - MONTCHOVET EN CONSTRUCTION Saint Etienne, ses travaux - Vidéo Ina.fr www.ina.fr/video/LXF99004401 … via - La construction de la Grande Borne à Grigny en 1969 Archive INA www.youtube.com/watch?time_continue=12&v=t843Ny2p7Ww (discours excellent en seconde partie) -David Liaudet : l'image absolue, c'est la carte postale" phothistory.wordpress.com/2016/04/27/david-liaudet-limage... … l'architecture sanatoriale Histoire des sanatoriums en France (1915-1945). Une architecture en quête de rendement thérapeutique..

passy-culture.com/wp-content/uploads/2009/10/Les-15-Glori... … … & hal.archives-ouvertes.fr/tel-01935993/document … explosion des tours Gauguin Destruction par implosion des Tours Gauguin (quartier de La Bastide) de Limoges le dimanche 28 novembre 2010 à 11 heures. Limoges 28/11/2010 youtu.be/cd0ln4Nqqbs … 42 Roanne - c'etait le 11 novembre 2013 - Souvenirs des HLM quartier du Parc... Après presque 45 minutes de retard, les trois dernières tours Chanteclair sont tombées. Le tir prévu etait à 11h14 La vidéo içi www.leprogres.fr/loire/2013/11/01/roanne-les-3-dernieres-... … … www.leprogres.fr/loire/2013/11/01/roanne-une-vingtaine-de... …Besançon (25) - la Nouvelle cité d'HLM La Planoise en 1960 avec la video des premiers habitants de Planoise en juin 1968 www.youtube.com/watch?v=LVKAkJSsCGk … … … archive INA … BEGIN Japanology - les utopies de l'extreme et Kenzo Tange l'architecte japonnais - la video içi www.youtube.com/watch?v=ZlAOtYFE4GM … 71 les Prés Saint-Jean a Chalon-sur-Saône - L'Implosion des 3 tours HLM de 15 etages le 5 décembre 2009 par FERRARI DEMOLITION içi www.youtube.com/watch?v=oDsqOjQJS8E … … … & là www.youtube.com/watch?v=ARQYQLORBBE … 21 DIJON Cité des Grésilles - c'etait l'implosion de la residençe HLM Paul Bur le 19 02 2010 www.youtube.com/watch?v=fAEuaq5mivM … … & la www.youtube.com/watch?v=mTUm-mky-sw … 59 - la technique dite du basculement - Destruction de l'immeuble Rhone a Lille avec pleins de ralentit içi video-streaming.orange.fr/actu-politique/destruction-de-l... … 21 Chenôve (le GRAND DIJON) - Implosion de la barre François RUDE le 3 nov 2010 (top video !!) www.youtube.com/watch?v=ClmeXzo3r5A … …Quand l histoire çe repete et çe repetera autant de fois que nesçessaire quand on voie la quantitée de barres 60 70's...dans le collimateur de l'ANRU2.. 77 MEAUX 3 grandes tours..& puis s'en vont.. Démolition Pierre Collinet Batiment Genêt, Hortensia et Iris - Reportage Journal le 26 juin 2011 youtu.be/fpPcaC2wRIc 71 CHALON SUR SAONE C'etait les Prés Saint Jean le 05 décembre 2009 , pour une implosion hlm hors du commun !!! Caméra mise à même le sol , à une vingtaine de mètres de la première tour .... www.youtube.com/watch?v=kVlC9rYU-gs … 78 les MUREAUX le 3 octobre 2010 ,Les dernières minutes de la Tour Molière aux Mureaux (Yvelines) et sa démolition par semi-foudroyage, filmés du quartier de la Vigne Blanche. www.youtube.com/watch?v=u2FDMxrLHcw …71 MACON LES GRANDES PERRIERES C'etait un 30 juin 2013, avec l'implosion de la barre HLM des Perrières par GINGER www.youtube.com/watch?v=EzYwTcCGUGA … … une video exceptionnelle ! c'etait Le Norfolk Court un ensemble résidentiel, le Norfolk Court, construit dans les années 1970, a été démoli à Glasgow en Ecosse le 9 mai 2016 . Il rate la démolition d'un immeuble au tout dernier moment LES PASSAGERS DU BUS EN PROFITE A SA PLAçE lol www.20minutes.fr/tv/t-as-vu/237077-il-rate-la-demolition-... … 69 LYON Quand La Duchère disait adieu à sa barre 230 le jeudi 2 juillet 2015

www.youtube.com/watch?v=BSwidwLw0NAwww.youtube.com/watch?v=BdLjUAK1oUkwww.youtube.com/watch?v=-DZ5RSLpYrM …Avenir Deconstruction : Foudroyage de 3 barres HLM - VAULX-EN-VELIN (69) www.youtube.com/watch?v=-E02NUMqDno Démolition du quartier Bachelard à Vaulx-en-Velin www.youtube.com/watch?v=DSAEBIYYpXY Démolition des tours du Pré de l'Herpe (Vaulx-en-Velin)

www.youtube.com/watch?v=fG5sD1G-QgU REPORTAGE - En sept secondes, un ensemble de 407 appartements à Vaulx-en-Velin a été détruit à l'explosif dans le cadre du renouvellement urbain... www.youtube.com/watch?v=Js6w9bnUuRM www.youtube.com/watch?v=MCj5D1NhxhI - St-QUENTIN LA ZUP (scic)- NOUMEA - NOUVELLE CALEDONIE historique de la cité Saint-Quentin içi www.agence-concept.com/savoir-faire/sic/

www.youtube.com/watch?v=_Gt6STiH_pM …[VIDEOS] Trois tours de la cité des Indes de Sartrouville ont été démolies dans le cadre du plan de rénovation urbaine du quartier Mille quatre cent soixante-deux détonateurs, 312 kilos le 06/06/2010 à 11 heures. la belle video içi www.youtube.com/watch?v=fY1B07GWyDE VIGNEUX-SUR-SEINE, VOTRE HISTOIRE, VOS SOUVENIRS. içi www.youtube.com/watch?v=8o_Ke26mB48 … , Film des Tours et du quartier de la Croix Blanche, de 1966 à 1968. Les Tours en train de finir de se construire, ainsi que le centre commerciale. Destruction de la Tour 21, pour construire de nouveaux HLM...

42 LOIRE ST-ETIENNE MONTREYNAUD tout une histoire youtu.be/ietu6yPB5KQ - Mascovich & la tour de Montreynaud www.youtube.com/watch?v=p7Zmwn224XE … -Travaux dalle du Forum à Montreynaud Saint-Etienne www.youtube.com/watch?v=0WaFbrBEfU4 … & içi www.youtube.com/watch?v=aHnT_I5dEyI … - et fr3 là www.youtube.com/watch?v=hCsXNOMRWW4 … - Au nord-Est de St-Etienne, aux confins de la ville, se dresse une colline et sur les pentes de cette colline s’accroche une petite ville, un quartier, un peu à part. Cet endroit niché au milieu de la verdure, c’est le quartier de Montreynaud. www.youtube.com/watch?v=Sqfb27hXMDo&fbclid=IwAR2ALN4d... …Et sinon, avez-vous remarqué au dessus du P de AGIP ? On voit, dans le film, la Tour Réservoir Plein Ciel du quartier de Montreynaud, détruite 3 ans plus tard par foudroyage ! Sûr que @Memoire2cite a des photos du quartier et de la tout à l'époque ! ;-) 42 LOIRE SAINT-ETIENNE MONTREYNAUD LA ZUP Souvenirs avec Mascovich & son clip "la tour de Montreynaud" www.youtube.com/watch?v=p7Zmwn224XE

- Que de chemin parcouru, Muraille de Chine La Palle Beaulieu jusqu'aux années 90. L habitat se transforme et s adapte aux nouveaux besoins. Autre temps, période d'essor économique et du "vivre ensemble". Merci à @Memoire2cite pour cette introspection du passé! -

13 is significant, whether you consider it lucky, unlucky or just plain odd. Many believe it to be unfortunate…

 

… because there were 13 present at the Last Supper.

… Loki crashed a party of 12 at Valhalla, which ended in Baldur’s death.

… Oinomaos killed 13 of Hippodamia’s suitors before Pelops finally, in his own shady way, defeated the jealous king.

… In ancient Rome, Hecate’s witches gathered in groups of 12, the Goddess herself being the 13th in the coven.

 

Concern over the number thirteen echoes back beyond the Christian era. Line 13 was omitted form the Code of Hammurabi.

 

The shivers over Friday the 13th also have some interesting origins:

 

… Christ was allegedly crucified on Friday the 13th.

… On Friday, October 13, 1307, King Philip IV of France ordered the arrests of Jaques de Molay, Grand Master of the Knights Templar, and sixty of his senior knights.

… In British custom, hangings were held on Fridays, and there were 13 steps on the gallows leading to the noose.

 

To combat the superstition, Robert Ingersoll and the Thirteen Club held thirteen-men dinners during the 19th Century. Successful? Hardly. The number still invokes trepidation to this day. A recent whimsical little serial killer study showed that the following murderers all have names that total thirteen letters:

 

Theodore Bundy

Jeffrey Dahmer

Albert De Salvo

John Wayne Gacy

 

And, with a little stretch of the imagination, you can also fit ‘Jack the Ripper’ and ‘Charles Manson’ into that equation.

 

More current-era paranoia: modern schoolchildren stop their memorization of the multiplication tables at 12. There were 13 Plutonium slugs in the atomic bomb that was dropped on Nagasaki. Apollo 13 wasn’t exactly the most successful space mission. All of these are things that modern triskaidekaphobes point to when justifying their fears.

 

For some, 13 is an extremely fortuitous and auspicious number…

 

… In Jewish tradition, God has 13 Attributes of Mercy. Also, there were 13 tribes of Israel, 13 principles of Jewish faith, and 13 is considered the age of maturity.

… The ancient Egyptians believed that there were 12 stages of spiritual achievement in this lifetime, and a 13th beyond death.

… The word for thirteen, in Chinese, sounds much like the word which means “must be alive”.

 

Thirteen, whether you love it or loathe it, is a pretty cool number all around.

 

… In some theories of relativity, there are 13 dimensions.

… It is a prime number, lucky number, star number, Wilson Prime, and Fibonacci number.

… There are 13 Archimedean solids.

 

AND…

… There were 13 original colonies when the United States were founded.

 

Says a lot about the US, doesn’t it?

 

This 13, created by Brian Constantine, is a sign of the times, illustrating chaos and hope, and strength during adversity.

 

Bittersweet dark cocoa is surrounded here by 13 complex aspects, including exotic musks, caraway, allspice, aloes wood, lucky hand, Irish moss, and bamboo. Beneath it all is a glowing core of glistening cherry.

 

La Semana Santa Zaragozana de 1.946, aunque comenzaba a configurarse tal y como la conocemos hoy, todavía se parecía muy poco a la actual. Las principales diferencias se encontraban en los actos que se desarrollaban, su importancia y número de participantes. En esa época, el acto fundamental era la Procesión del Santo Entierro organizada por la Hermandad de la Sangre de Cristo y, junto a ella, se celebraban anteriormente las procesiones de las Cofradías, que eran considerados como traslados de los pasos para participar en la procesión General del Viernes Santo. En ésta participaban todos los Pasos, unos llevados por las cofradías y otros, si no tenían cofradía constituida, por diversos grupos cristianos.

 

En 1.946 el paso de la Cena, al igual que en años anteriores, fue llevado por miembros de las asociaciones eucarísticas de Zaragoza -Jueves Eucarísticos, Adoración Nocturna, 40 Horas-. La procesión del Viernes Santo, para estos buenos hombres, para estos cristianos adoradores de la Eucaristía, se convirtió en su corazón en un obligado y periódico lugar de encuentro en el que unían, por igual, su amor al Sagrado Sacramento y su profundo respeto por la Cruz de Cristo y por la Pasión del Redentor que, de un modo incruento pero actual, se renueva diariamente en el Santo Sacramento del Altar.

 

Por ello, las Semanas Santas que penitencialmente habían vivido desde el año 1.936, uniendo la Cruz y la Eucaristía, sintiendo el drama de amor y Eucaristía que se vivió hace casi 2.000 años en el Cenáculo como pórtico inseparable de la pasión y camino de la cruz, les llevó a constituir una Cofradía con la que cada año poder revivir estos acontecimientos, pregonarlos a la Ciudad de Zaragoza y que les ayudara en su vivir diario a tenerlos permanentemente unidos en su corazón.

 

En septiembre de 1.946 se constituyó, por representantes de las asociaciones eucarísticas de Zaragoza, la Comisión promotora de la Cofradía que quedó fundada ese mismo año y sus estatutos fueron aprobados en Capítulo General celebrado en el Real Seminario de San Carlos el día 28 de diciembre de 1.946 y ratificados por decreto de erección canónica del Obispo de Zaragoza de 10 de febrero de 1.947.

 

Este peculiar origen de la Cofradía les llevó a alejarse de la idea que habitualmente había transmitido el paso del Cenáculo como el de la "cena" de Jesús con sus discípulos, como despedida de éstos y pórtico de la Pasión, para pasar a ser el de la Cena del Señor, en la que se instituye la nueva alianza de Dios con los hombres, en torno al Pan y al Vino, como anticipo de la Cruz salvadora, cuyo memorial todos los días se renueva en el Sacramento del Altar.

 

Por ello la Cofradía lo primero que hizo fue sustituir la imagen de Jesús sentado, que desde 1.828 tenía el Paso, por otra de pie, pasando de una en la que aparece Jesús en actitud de cenar a otra en la que le vemos en actitud de consagrar.

 

Estas mismas ideas son las que llevarán a la Cofradía a constituirse con el nombre de Institución de la Sagrada Eucaristía y no de la Cena y a sustituir el nombre del paso de “El Cenáculo”, al de la “Santa Cena”, para pasar el centro de gravedad del frío habitáculo al Sagrado Acto que celebraron en él sus protagonistas.

 

Estas dos ideas -Cruz y Eucaristía- son las que permanentemente han centrado la vida de la Cofradía, inclinándose más a una u otra según los momentos y las personas que dirigían y formaban parte de la misma, pero procurando mantener siempre el equilibrio entre ambas. Ideas que, de una parte, llevaron a la Cofradía a celebrar en la noche del Martes Santo un Vía Crucis, por las calles de su Parroquia en torno a una solitaria Cruz de madera, protegida solamente con un sudario y, de otra parte, a celebrar como segunda fiesta de la Cofradía la solemnidad del Corpus Christi, del Cuerpo y de la Sangre de Cristo, participando de un modo muy especial en su procesión siendo los portadores de la Carroza de la Custodia.

 

La Cofradía, con los años fue reflexionando sobre su Paso de la Santa Cena y sintió la necesidad de un segundo Paso en el que mostrar especialmente al Señor con el Pan en la mano, en actitud de bendecirlo y de ofrecérnoslo a todos y cada uno de nosotros. Así nació el segundo Paso de la Cofradía, como el del Señor de la Eucaristía, protagonista de la Santa Cena y de su día el Jueves Santo. Por ello uniendo todas estas características tiene en una mano el pan, con la otra lo está bendiciendo, recibe el apelativo de “Cristo” y la advocación “del Amor Fraterno”, como Señor del Jueves Santo.

 

Además, este segundo paso, desde el primer momento, allá en el año 1.982 fue concebido como un Paso para ser llevado a hombros para, juntamente con su carácter Eucarístico, resaltar especialmente la idea penitencial del acto del traslado procesional del paso, mostrándolo en el esfuerzo y sacrificio de sus portadores. Idea especialmente resaltada y potenciada en el nuevo y magnífico Paso que en conmemoración de nuestro 50 Aniversario será flamantemente estrenado está Semana Santa de 1.996, siendo portado por una cuadrilla de 30 hermanos costaleros.

 

Reflexionando sobre nuestros pasos, que es como reflexionar sobre la Cofradía, podemos decir que existen entre ellos algo más que ese centenar de metros que los separa en nuestra procesión. En realidad, si examinamos su significado podemos afirmar que existen casi dos mil años de distancia entre ellos.

 

En el primero, en el Paso de la “Santa Cena”, vemos a Jesús rodeado de sus discípulos, en su Última Cena, en la que se despidió de sus amigos, partió con ellos el Pan y el Vino y les dejó su último y único mandato el del Amor.

 

En el segundo, el “Cristo del Amor Fraterno”, vemos únicamente al Señor, con la mano extendida, ofreciéndonos hoy a cada uno de nosotros su propio Cuerpo y Sangre en la nueva Alianza del Pan y el Vino. En este segundo Paso, sus discípulos, sus amigos, somos todos y cada uno de nosotros, en primer lugar sus costaleros que le rodean y llevan, en segundo lugar sus hermanos cofrades y finalmente toda Zaragoza que es llamada -hoy como hace 2.000 años- al misterio del Pan y el Vino en la Cena del Señor.

 

Además, con el tiempo, la Cofradía ha ido madurando una tercera idea, la de María, la madre. Idea central en todo cristiano, pero que en la Cofradía como colectivo, como asociación cristiana, ha necesitado de tiempo para nacer y fructificar, sobre todo ha necesitado encontrar su domicilio en un santuario mariano, el del Perpetuo Socorro, en el que se reunen singularmente las ideas de la madre y de la pasión, para aprehenderlas de esa Señora presurosa en acoger entre sus brazos y en socorrer a su hijo que huye atemorizado de la visión de la Cruz y de la lanza. Esa Madre, madre nuestra también, por Jesús, es a la que nos dirigimos implorando ayuda y socorro, ante nuestros pequeños dramas, ante la Cruz diaria que como cristianos hemos decidido abrazar y recoger para seguir el camino de Jesús.

 

Esta misma María, como madre, es a la que se aproxima nuestra Cofradía Eucarística, al haber sido la que llevo en su seno, como primer Sagrario, a Jesús, y la que posteriormente lo acogió entre sus brazos para criarlo y socorrerlo -tal y como la vemos en el icono de Nuestra Señora del Perpetuo Socorro- como anticipo de esa misma madre dolorosa que recogería el cuerpo desnudo y destrozado de Jesús bajo los maderos de la Cruz.

 

La Virgen, desde hace cuatro años, es llevada en nuestros desfiles procesionales en su icono doloroso de Nuestra Señora del Perpetuo Socorro, que se encuentra en el Guión de la Archicofradía, con categoría de Paso de nuestra Cofradía, como anticipo del que con el tiempo será nuestro tercer titular.

 

Todos los sentimientos anteriores la Cofradía los vive principal, pública y colectivamente en cada Semana Santa desde su fundación y de un modo particular y privado en su periódicas Eucaristías, en su adoración al Santísimo Sacramento, en su trabajo cotidiano en la Parroquia, en su secciones de tambores, bombos, cornetas, hachas, costaleros, coro, ...

 

En sólo dos palabras, nuestra Cofradía es Cruz y Eucaristía. En Semana Santa en la calle y el resto del año en el corazón y en la vida cristiana de sus cofrades.

 

Compositor, cantor e considerado um dos melhores guitarristas do mundo, tem suas raízes ligadas aos blues. Alcançou o maior sucesso de sua carreira com a música "Tears In Heaven", dedicada ao filho morto aos quatro anos ao cair da janela do apartamento da namorada de Clapton. O disco acústico contendo a música e regravações de outros clássicos foi um sucesso absoluto e ganhou dezenas de prêmios, inclusive seis Grammys.

 

"Cause I know I don't belong

Here in Heaven" (Tears in Heaven)

 

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Considero que los chilenos son encantadores, tiernos, sensibles, por lo mismo estoy súper ansiosa de conocer a los ganadores con los que compartiré techo día y noche.

Our motion designers at Punchcut prepared this video to illustrate our thinking about touch UI design. Read the full-length text, blogged last week here: “Design Considerations for Touch UI“.

 

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Los Prisioneros fue una banda chilena de rock considerada como la más importante en la historia de este género musical en su país.1 2 Además es referida como una de las agrupaciones de rock más importantes e influyentes de Latinoamérica.3 4 Formada en la comuna de San Miguel, Santiago de Chile en 1979, estuvo integrada inicialmente por Jorge González (líder, voz, bajo y compositor), Claudio Narea (guitarra eléctrica y coros) y Miguel Tapia (batería y coros).

 

Desarrollaron un simple sonido punk con matices de reggae y new wave, y posteriomente con el electro pop y synth pop. Se caracterizaron por sus letras cargadas de profundo contenido social durante la década de 1980 en pleno régimen militar de Augusto Pinochet, convirtiéndose, sin quererlo, en la voz de miles jóvenes que estaban en contra de dicho gobierno a través de sus canciones como protesta, por lo que Los Prisioneros fueron censurados en los principales medios de comunicación hasta el fin de la dictadura. Narea abandonó la agrupación a principios de 1990; en su reemplazo, se integraron Cecilia Aguayo (teclados y coros) y Robert Rodríguez (bajo, guitarra y coros) hasta finales de 1991, cuando el grupo se disolvió.

 

En su primera fase publicaron cuatro álbumes, tres de ellos incluidos dentro de los 50 mejores discos chilenos según Rolling Stone: La voz de los '80 (n.º 3), Corazones (n.º 9) y Pateando Piedras (n.º 15).5 4 En tanto, la canción «Tren al sur» fue elegida por los lectores de la revista digital Satélite Natural como la séptima mejor canción del rock latino de todos los tiempos,6 y su videoclip fue nominado como «Mejor video latino» de la cadena norteamericana de MTV.7 Además «We are sudamerican rockers» fue el primer video emitido para la filial de MTV Latinoamérica en 1993.3

 

Los Prisioneros (con su formación original) se volvieron a reunir en 2001, dieron dos éxitosos conciertos en el Estadio Nacional, realizaron giras por Latinoamérica, Norteamérica y España, y posteriormente editaron un nuevo álbum titulado homónimamente en 2003. Sin embargo, dos meses después de la salida del disco, Narea volvió a dejar la banda, y González y Tapia continuaron con Sergio Coti Badilla y Gonzalo Yáñez, con los que editaron el disco Manzana en 2004. Posteriormente, la banda se disolvió en 2006

 

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*Santiago de Querétaro, Qro., martes 5 de junio de 2012*

 

* *

 

*PREVIENEN RIESGOS ANTE LA TEMPORADA DE LLUVIAS DE ACUERDO A PLAN MAESTRO

DE LLUVIAS REALIZADO POR EL IMPLAN***

 

* *

 

De acuerdo al Plan Maestro 2008-2025 realizado por el Instituto Municipal

de Planeación (IMPLAN), la Secretaría de Obras Públicas ha construido

infraestructura pluvial, además de dar mantenimiento a ya la existente, con

el objetivo de prevenir riesgos para la población ante la temporada de

lluvias.

 

De ahí, que se sostienen reuniones sistemáticas de planeación y seguimiento

del Gobierno Municipal para revisar, valorar y proponer estrategias a este

documento, basado en las condiciones existentes y a futuro, tomando en

cuenta el crecimiento urbano.

 

En este sentido el titular de la Secretaría de Obras Públicas, luego de

informar que el Municipio de Querétaro, cuenta con 161 drenes pluviales en

la zona urbana, cubriendo los 33 más importantes, una longitud de 109

kilómetros, dio a conocer que se construyó la ampliación de la sección

hidráulica, mejoramiento y recubrimiento con concreto hidráulico del Dren

El Arenal.

 

Además, dijo que se concluyó la construcción del Dren Pino Suárez y de su

cárcamo, al tiempo de estar trabajando actualmente en la terminación del

Dren el Jacal y se llevó a cabo el dragado del Dren Cimatario.

 

Abundó que en el 2010 se hicieron 7 obras que tienen que ver con el

desahogo de las aguas pluviales, en 2011 se llevaron a cabo 11 y en 2012 se

han realizado 3 obras preventivas al respecto.

 

Para evitar peligros en la población, agregó que también se han repuesto y

rehabilitado 362 piezas de rejillas pluviales. Asimismo, para bacheo, se

han aplicado mil 982 metros cúbicos de mezcla asfáltica para reparar más de

157 km de vialidad. Y se han recibido 396 reportes ciudadanos, los cuales

han sido atendidos al 100% por medio de 12 cuadrillas.

 

Continuando con las acciones preventivas, la Unidad Municipal de Protección

Civil (UMPC), señaló que de acuerdo al Servicio Meteorológico Nacional, se

esperan al menos 10 fenómenos provenientes del Atlántico y 13 del Pacífico.

Lo que ha motivado reuniones constantes con las 7 delegaciones municipales

para monitorear puntos considerados como de riesgo.

 

Recordó que en el año 2010 fue año con suficiente lluvia, y que en el

presente se espera que sea menos seco que lo registrado en el 2011, por lo

que destacó que se encuentran preparados con material como 20 mil costales

así como 480 metros cúbicos de arena, además de laminas, cobijas,

cobertores así como la instalación de albergues en delegaciones en caso de

ser necesario.

 

Al respecto, destacó que para esta temporada de lluvias, estarán utilizando

un costal especial que absorbe líquido. “Tiene un material absorbente y la

señora o persona de la tercera edad que no pueda cargar con costales pueda

llenar con agua de lluvia el costal. Son pruebas que hacemos buscando el

beneficio y protección de la sociedad,” agregó.

 

Asimismo, comentó que se tienen detectadas 141 zonas de riesgo en el

Municipio, así como 47 puntos viales que pudieran presentar carga

vehicular.

 

Finalmente, el funcionario señaló que se estarán entregando dípticos y

tarjetas informativas para que la ciudadanía apoye a hacer conciencia sobre

el autocuidado “Tenemos el A,B,C del cuidado: A. Cuida tu patrimonio: tu

casa, lugar de trabajo, limpia azoteas, drenajes, no sacar basura cuando

llueva; B. Cuida de tu colonia, entorno y comunidad; C. Asunto vehicular:

si no tienes a nada que salir a la calle echanos la mano y no provoquen mas

problemas vehiculares.”

 

Para cualquier situación de emergencia, la Unidad Municipal de Protección

Civil pone a disposición del ciudadano los canales de comunicación como

066, el 217.07.02, así como las redes sociales con el afán de brindar una

mejor protección.

 

La Secretaría de Servicios Públicos por su parte, apoya en acciones de

desazolve, desmalezado y barrido mecánico de las calles de la Ciudad. Para

ello, cuenta con 6 equipos “Vactor”, 28 pipas, 5 camiones de volteo, así

como 95 personas del área operativa para actuar en caso de presentarse

alguna contingencia en las 7 delegaciones municipales.

 

El titular del área, explicó que en lo que va del año se han realizado 2

mil 37 operaciones de desazolve en pozos de visita, rejillas pluviales y

fosas sépticas. “Es un trabajo de carácter permanente el que tenemos

nosotros haya o no temporada de lluvias, siempre se hace,” recalcó.

 

Señaló además que de enero a mayo de este año, se han realizado 250 mil

metros cuadrados de desmalezado, principalmente en los drenes del Centro

Histórico. “Tenemos especial atención en el Dren de Quintas del Marques

Dren Cimatario I, el Dren de Epigmenio González que pasa por la zona de

Plaza del Parque y atraviesa cerca el Tecnológico de Monterrey, el Río

Querétaro y el Dren Menchaca, son de los principales drenes que atendemos.”

 

Para finalizar, señaló que se realizan acciones de limpieza en cárcamos

como La Joya donde confluye toda el agua que se junta en la zona poniente

de la ciudad, el de la colonia Obrera, el de Los Molinos, Don Manuel,

Prolongación Pino Suárez, Santa María Magdalena y el de Américas II.

 

Cabe resaltar que en esta coordinación institucional, el Sistema Municipal

DIF, pondrá a disposición de la población sus dos albergues fijos Yimpathí

y Orguü, además de que las delegaciones habilitarían sitios para albergues

temporales y la Secretaría de Seguridad Pública brindará apoyo para

salvaguardar la integridad física y patrimonial en caso de contingencias.

twitter.com/Memoire2cite #42 #St-ETIENNE twitter.com/Memoire2citehttps://twitter.com/Memoire2cite le Logement Collectif* 50,60,70's dans tous ses états..Histoire & Mémoire de l'Habitat / Rétro-Villes / Banlieue / HLM / Renouvellement Urbain / Urbanisme Ville et renouvellement urbain ¤ La volonté de réintroduire de l’urbanité dans des grands ensembles aux espaces publics souvent peu structurés et à la vocation peu claire, en y réaménageant les espaces publics autour de rues, de parcs ou squares, de résidences rattachées aux immeubles.Une logique de sécurisation de l’espace : éloigner les immeubles des circulations, en contrôler l’accès, rendre moins aisées les circulations dans le grand ensemble. La loi du 1/08/03 a ensuite fixé un objectif national de résidentialisation de 200 000 lgts le Logement Collectif* 50,60,70's dans tous ses états.. #Histoire & Mémoire de l' #Habitat / Rétro-#Villes / #HLM / #Banlieue / #Renouvellement #Urbain / #Urbanisme Ville et renouvellement urbain

Les projets de résidentialisation :

points de vigilance et recommandations Coordination : Béatrix Mora, Délégation à l’action professionnelle de l’Union sociale pour l’habitat.

Réalisation : Pascale Korn, Louise de Verneuil, Délégation à l’action professionnelle de l’Union sociale pour l’habitat.Les évolutions de la notion de résidentialisation Le terme est apparu à la fin des années 90, en réponse à deux types de préoccupations : ¤ La volonté de réintroduire de l’urbanité dans des grands ensembles aux espaces publics souvent peu structurés et à la vocation peu claire, en y

réaménageant les espaces publics autour de rues, de parcs ou squares, de

résidences rattachées aux immeubles.

¤ Une logique de sécurisation de l’espace : éloigner les immeubles des circulations, en contrôler l’accès, rendre moins aisées les circulations dans le grand ensemble.

La loi du 1er août 2003 a ensuite fixé un objectif national de résidentialisation de

200 000 logements locatifs sociaux, faisant de ces opérations un “incontournable” de la plupart des dossiers ANRU. En conséquence, la quasi-totalité des

projets de renouvellement urbain font référence à ce type d’opération, mais en

renvoyant à des principes, des ambitions et des types d’aménagement différents selon les sites.

Si elle est bien conduite, se fixe des objectifs clairs et tient compte des

spécificités du quartier, une opération de résidentialisation peut améliorer de

façon considérable les conditions de vie des habitants d’un quartier, ainsi que

son image et son attractivité. Pour autant, il s’agit d’opérations délicates, à la

croisée de multiples enjeux urbains, patrimoniaux et de gestion. L’objectif de ce

document est donc de revenir sur ces enjeux, et sur les questions qu’il convient

de se poser lorsque l’on engage une opération de résidentialisation, au stade de

la programmation et de l’élaboration du cahier des charges.Une opération de résidentialisation s’inscrit dans un projet d’ensemble . L’importance de la démarche de conception de l’opération de résidentialisation Les opérations de résidentialisation nécessitent, de façon encore plus poussée que les autres types d’opération de renouvellement urbain, la mise en place d’un travail partenarial solide entre bailleur et collectivité. Elles se situent en effet à la convergence des territoires d’intervention des deux acteurs : espace public sur lequel intervient la collectivité, résidence qui le plus souvent sera placée sous la responsabilité de gestion du bailleur. Dès lors, la coordination entre les opérations de résidentialisation et les opérations voisines (aménagement de voirie, de stationnements, d’espaces verts publics, autre opération de résidentialisation, etc.) est fondamentale. Le risque existe en effet que l’une des opérations s’impose aux autres, notamment dans le dessin des résidences, ou que les opérations n’aient pas toutes le même niveau de qualité. Pour le pallier, il convient de mettre en place un processus opérationnel efficace, afin de coordonner les interventions : dans le temps en réfléchissant finement aux phasage ; et dans l’espace en demandant aux maîtres d’œuvre de travailler ensemble, soit en lien avec L’urbaniste coordonnateur du projet, soit en ayant recours à la procédure du groupement de commande entre collectivité et bailleur (qui permet de faire travailler un maître d’œuvre unique sur les espaces publics et la résidentialisation Les opérations de résidentialisation, points de vigilance Il est en outre essentiel que l’élaboration du projet de résidentialisation s’appuie sur une bonne connaissance du fonctionnement social du quartier et des usages des habitants. Ces derniers devront être étroitement associés à la réflexion sur le projet, à travers un processus de concertation à définir de façon partenariale et à intégrer au cahier des charges des concepteurs. Il est également important que les gestionnaires du quartier puissent faire valoir leur point de vue et les contraintes qui sont les leurs. Quelle dimension pour les résidences ? Déterminer la taille pertinente pour une résidence (nombre de logements et surface des espaces extérieurs intégrés à la résidence) suppose de croiser plusieurs critères : ¤ Le projet d’ensemble pour le quartier : maillage viaire, positionnement des espaces publics de type place ou parc, etc.

¤ Les fonctions que l’on souhaite intégrer à la résidence, selon la vocation que l’on souhaite lui donner : espace

de loisir pour les résidents ? Intégration des stationnements ?... Si cette question est mal anticipée, le risque existe que les résidences s’avèrent trop grandes et difficilement appropriables, avec des espaces à la vocation peu claire, ou à l’inverse trop petites pour les usages que

l’on souhaiterait voir s’y développer.

¤ Les critères de gestion du bailleur, notamment le nombre de logements qu’il lui semble raisonnable d’inclure dans une résidence.

¤ La possibilité de mutabilité ultérieure de la résidence : quelle est la taille qui permettra dans le futur que la parcelle définie par la résidence puisse muter indépendamment du reste du quartier et en cohérence avec la trame urbaine définie pour le projet ?

Il est important de prendre en compte l’intégralité de ces critères et de veiller à ce que l’un d’eux ne l’emporte pas au détriment des autres, avec le risque de difficultés ultérieures.En outre, la réalisation d’une opération de résidentialisation constitue l’occasion de remettre à plat les domanialités. A terme, il importe de clarifier domanialité privée du bailleur et domanialité publique de la collectivité, en cohérence avec le projet. Il ne faut toutefois pas faire de ces rétrocessions foncières, qui impliquent de longs délais, un préalable à la mise en œuvre d’une opération de résidentialisation.Les opérations de résidentialisation, points de vigilance

1.3. Faut-il ou non résidentialiser

l’ensemble d’un quartier suivant les mêmes principes ?

Retenir le même principe d’intervention sur l’ensemble d’un quartier, au risque de maintenir une identité parfois stigmatisée et de laisser persister la confusion des repères ; ou demander à différents maîtres d’œuvre d’intervenir sur un même quartier, au risque d’une disparité des interventions ? Il n’existe pas de réponse toute faite à cette question, qu’il faut notamment appréhender en fonction de la taille du quartier : on cherchera par exemple à maintenir la cohérence d’un petit quartier (en conservant un certain nombre de principes d’une résidence à l’autre : matériaux et mobilier urbain utilisés, modalités de traitement des limites, etc.), mais à créer par le biais de la résidentialisation plusieurs sousensembles au sein d’un grand quartier. La réalisation d’un cahier de prescriptions architecturales par l’urbaniste référent d’un quartier peut utilement permettre de définir les principes généraux que devront

respecter l’ensemble des opérations de résidentialisation D’un même quartier. Sur le quartier de la Grande Borne à

Grigny par exemple, l’Atelier Ruelle a élaboré un planguide qui, parmi d’autres prescriptions urbaines et

architecturales, définit les principes que devront respecter les futures opérations de résidentialisation : traitement des cheminements, modalités d’aménagement de jardins résidentiels, dessin de la limite La programmation d’une opération de résidentialisation Organisation générale de l’espace résidentiel Espace intermédiaire, transition entre le “tout public” de la rue et le “tout privé” de l’immeuble et de l’appartement, la résidence est un espace important, à la programmation duquel il convient de réfléchir avec attention. La maîtrise d’ouvrage doit se poser un certain nombre de questions au stade de l’élaboration du cahier des charges de l’opération, soit qu’on souhaite indiquer au concepteur quelles sont les options retenues, soit qu’on souhaite attirer son attention et lui signaler quels sont les éléments de réflexion à prendre en compte et les dysfonctionnements à traiter.2. Le stationnement La mise en œuvre d’une opération de résidentialisation constitue une occasion de réfléchir à la réorganisation du stationnement, question particulièrement sensible aux yeux des habitants comme l’ont montré les études de satisfaction et aspect qui, s’il est bien traité, participe largement à la revalorisation d’un quartier. Si l’on constate souvent un traitement paysager satisfaisant de cette question, il n’en va pas toujours de même de la prise en compte des besoins des habitants : il est donc important, préalablement à l’élaboration du programme de la résidentialisation, de réaliser un diagnostic permettant d’avoir une vision claire de la situation avant résidentialisation d’une part, des besoins des locataires (taux de motorisation) d’autre part. Il convient de ne pas oublier la question du stationnement non résidentiel (visiteurs, commerçants, etc.). Des choix sont ensuite à faire, dans la mesure où la satisfaction de certains des besoins exprimés par les locataires (plusieurs places par logement, stationnement à proximité des immeubles, etc.) risque de se faire au détriment des espaces verts et donc d’une certaine qualité de la résidence. A cet égard, la question du stationnement constitue un terrain intéressant pour la mise en place d’une concertation autour de plusieurs scénarios et de leurs incidences sur l’aspect général de la résidence. Plusieurs solutions sont envisageables pour l’organisation des stationnement : dans ou hors de la résidence, attribués ou non, loués ou non, accès bloqué par “stop car” ou non. Lorsque le stationnement est intégré à la résidence, il convient par ailleurs de se poser la question de l’accès à celle-ci : dès lors que la résidence accueille des véhicules, doit-elle être fermée ? Quel degré de fermeture choisir, quel accès proposer aux usagers ? En tout état de cause, même lorsque les parkings ne sont pas intégrés aux résidences, il convient de réfléchir à leur organisation dans une logique de résidence : fragmentation des poches, attribution d’un parking à une résidence donnée, etc.Les opérations de résidentialisation, points de vigilance La collecte des ordures ménagères

La résidentialisation constitue aussi l’occasion de remettre à plat la question de la collecte des ordures ménagères et, le cas échéant, d’introduire la collecte sélective dans un quartier. Les réflexions menées dans ce cadre conduisent souvent à la mise en œuvre de nouvelles formes de collecte des déchets. Les ordures peuvent être stockées dans des locaux attenants aux halls (en prenant en compte le risque d’incendie), en édicules extérieurs (qui peuvent poser des problèmes d’esthétique et d’encombrement), ou en containers enterrés (qui nécessitent un investissement important, tant de la part du bailleur que de la collectivité, et sont délicats à manipuler, mais sont plus aisés d’entretien par la suite, et moins encombrants). Il convient de prêter attention aux cheminements, afin que les locataires n’aient pas à faire un détour pour déposer leurs ordures, et à l’accès des containers, qui doit être aisé pour des personnes âgées ou des enfants. Dans tous les cas il est indispensable de mener une réflexion partenariale, prenant en compte les usages des habitants, mais aussi le rôle des gardiens, les techniques de collecte, les fréquences de ramassage, etc. Comment marquer la limite de la résidence ? Le choix du marquage de la limite de la résidence doit découler des options prises en matière de programmation, de la vocation que la maîtrise d’ouvrage souhaite donner à la résidence, de la prise en compte du fonctionnement social et de la pratique des espaces par les habitants, et non constituer un préalable à la conception de cette résidentialisation. Par ailleurs ce choix de la façon dont on va marquer la limite entre espace public et espace privatif va fortement contribuer à créer une nouvelle ambiance urbaine. Il est donc fondamental de se poser la question de l’impact, tant visuel que social, du dispositif qui sera mis en place. Les opérations de résidentialisation, points de vigilance En tout état de cause, il nous semble important de faire un choix clair entre fermeture et ouverture de la résidence, l’un ou l’autre de ces choix devant être assumé. Les solutions qui ne prennent pas de parti clair (volonté de limiter l’accès à la résidence aux seuls résidents, mais mise en place de barrières de faible hauteur par exemple) apparaissent en effet comme peu satisfaisantes. Il convient, enfin, de prêter attention à la qualité des matériaux utilisés, à leur intégration (accompagnement du barreaudage par des plantations) et à leur implantation. Interventions complémentaires

sur les halls et les façades

En lien avec la résidentialisation, il est souvent nécessaire de travailler sur la relation entre l’espace résidentiel et l’immeuble, à travers la requalification des halls, la réorganisation de l’accès aux caves, etc. La réfection d’une façade permet pour sa part une réelle revalorisation de l’image d’un bâtiment. Les opérations de résidentialisation, points de vigilance Une réflexion sur ces questions est indispensable à la pérennisation des investissements réalisés. Il convient à ce titre :¤ D’anticiper, dès le stade de la conception du projet, les modalités et le coût de la gestion des nouveaux aménagements qui seront réalisés, afin de chercher à limiter ces

coûts. On pourra par exemple préférer des haies vives à des haies devant être régulièrement taillées, choisir un revêtement en fonction de sa résistance dans le temps, etc. Dans ce cadre, il est important de consulter les gestionnaires au stade de la conception du projet, au risque sinon de constater après la livraison que certaines erreurs auraient pu être évitées en prenant en compte leur avis.

¤ De clarifier les modalités de gestion futures du quartier, le “qui fait quoi et où”. L’opération introduit en effet des modifications dans la morphologie urbaine, dont les gestionnaires doivent tenir compte ; par ailleurs, il est indispensable que les investissements réalisés fassent l’objet d’une bonne gestion afin que leur pérennité soit assurée. Pour autant, les territoires d’intervention des différents gestionnaires ne doivent pas forcément coïncider avec les territoires de la résidentialisation, et il convient en la matière de se montrer pragmatique, en tenant compte du surcoût éventuel pour l’un des acteurs, de la répartition des responsabilités avant résidentialisation, etc. Des conventions de gestion peuvent être conclues entre les intervenants afin qu’ils interviennent sur les territoires les uns des autres. Ainsi sur le quartier Teisseire à Grenoble, la Ville s’est engagée par convention à subventionner les surcoûts de gestion : au-delà de

2 €/mois.lgt la première année, 3 € la seconde année,

4€ la troisième année.

Il peut également être intéressant d’accompagner les

habitants dans l’appropriation de la résidence. Ainsi toujours à Grenoble, le bailleur a créé un poste de chargé de

gestion des unités résidentielles, pour la mise en place et le suivi de comités de résidents à l’échelle de chaque unité résidentielle, afin d’encourager une dynamique participative de la part des locataires.

¤ De se donner, dans la mesure du possible, les moyens de réintervenir a posteriori pour ajuster les aménagements, corriger d’éventuelles erreurs ou oublis. Seul l’usage permettra en effet de juger de la pertinence des choix faits.

QUELQUES EXPÉRIENCES 42 St-ETIENNE MONTCHOVET 2020 La résidentialisation est un type d'opération de rénovation urbaine, apparue en France au début des années 1990. Elle est généralement vue comme une amélioration du cadre de vie des quartiers d'habitat social > Canteleu Cité verte, Ilot Dumas - Habitat 76 ............................ 18

> Corbeil-Essonnes, Les Tarterêts

Résidence Courbet-Delacroix - Logement Francilien.................. 24

> Dreux, Quartier de la Croix Tiénac - OPAC Habitat Drouais ........... 30

> Stains, Moulin Neuf - Immobilière 3F.................................... 36

> Vandœuvre les Nancy, Quartier de l’Etoile - Batigère .................. 42 twitter.com/Memoire2cite Montchovet, un grand-Ensemble qui rappelle combien la politique d'urbanisme des années 1960 et suivantes a été conduite en dépit du bon sens la video içi www.google.fr/search?q=montchovet+ina&oq=montchovet+i... et là www.ina.fr/video/CAC00029801 , mais aussi içi www.ina.fr/video/CAC00029801 - avec Claude BARTOLONE içi avec la Visite à Saint Etienne du ministre délégué à la ville le jour de la démolition de la muraille de Chine. Rencontre avec des associations pr discuter du futur du quartier Montchovet. www.ina.fr/video/LY00001263573 - fresques.ina.fr/rhone-alpes/fiche-media/Rhonal00046/demol... - et les differentes videos de la demolition la encore : La démolition de la "muraille de Chine" de Saint Etienne www.youtube.com/watch?v=aq1uOc6Gtd0, www.youtube.com/watch?v=YB3z_Z6DTdc terrible :( ^^ l interview de Michel Thiolliere Le Grisou.fr a interviewé Michel Thiollière, ancien maire de Saint-Etienne et sénateur de la Loire, membre du Parti radical et actuel vice-président de la Commission de régulation de l'énergie. Il livre son analyse sur les prochaines échéances politiques, notamment la campagne des municipales en cours à Saint-Etienne, les alliances de la droite et du centre, mais aussi le mandat de Maurice Vincent. Michel Thiollière s'attarde également sur les besoins de l'agglomération stéphanoise et évoque les enjeux énergétiques en France.

Interview : Maxime Petit -- Réalisation : Studios Bouquet) www.youtube.com/watch?v=AJAylpe8G48,

"François Mitterrand, après la visite de deux quartiers -

l'un à Saint Etienne et l'autre à Vénissieux, inscrits sur la liste de ceux à réhabiliter -, parle du plan de réhabilitation pour de meilleures conditions de logement.

Type de média : Vidéo - Journal télévisé

Date de diffusion : 10 août 1983

Source : FR3 (Collection: JT FR3 Rhône Alpes )

Georgina Dufoix / Gilbert Trigano / François Dubanchet / Marcel Houël Le Président

Depuis la fin des années 1970, la région lyonnaise apparaît comme l'épicentre des violences urbaines qui se déroulent en France. Durant l'été 1981, des violences urbaines ont conduit le gouvernement à engager le plus tôt possible une nouvelle politique en faveur des quartiers dégradés. Malgré les premières opérations de réhabilitation engagées par la Commission nationale pour le développement social des quartiers, la situation demeure extrêmement tendue dans un certain nombres de quartiers populaires. L'assassinat d'un jeune de la Cité des 4 000 par un habitant en juillet 1983 a ravivé les débats autour du thème du "mal des grands ensembles" selon l'expression de l'époque. D'autre part, le contexte politique conduit également le pouvoir à s'intéresser encore davantage à la question de la dégradation urbaine dans la mesure où de très nombreux quartiers populaires n'ont pas cette fois-ci apporté leurs suffrages aux candidats de la gaucheLa visite de François Mitterrand dans deux quartiers dégradés de la région lyonnaise constitue donc un signal fort à l'égard des populations qui y vivent. Ce déplacement fait également écho à celui réalisé quelques jours plus tôt au sein de la Cité des 4 000 à La Courneuve en Seine Saint Denis (voir Visite de François Mitterrand à La Courneuve). Le principe est d'ailleurs le même et il est exprimé par le président de la République : voir par lui-même l'état réel de ses quartiers. Le fait qu'il soit mentionné dans le reportage que "ces visites surprises" se soient faites dans la "plus grande discrétion" (notamment sans les élus locaux concernés) marque effectivement la volonté du président de la République d'établir une sorte de lien direct avec les habitants qui vivent dans ces quartiers. Il ne s'agit pas de faire l'annonce de nouvelles mesures mais "de voir les choses par moi-même" selon l'expression utilisée par François Mitterrand lors de son allocution à la Préfecture à Lyon. Au moment où la Commission nationale pour le développement social des quartiers établit la liste définitive des 22 quartiers qui bénéficieront d'un programme de réhabilitation, la visite du président de la République sur le terrain suggère une forme de "présidentialisation" du thème de la réhabilitation des grands ensembles.La création au même moment de Banlieue 89 suscitée par deux architectes proches de François Mitterrand, Roland Castro et Michel Cantal-Duparc, suggère également l'intérêt du président de la République pour les questions urbaines (voir Inauguration de l'exposition organisée par Banlieue 89)."http://fresques.ina.fr/mitterrand/fiche-media/Mitter00106/visite-de-francois-mitterrand-a-saint-etienne-et-aux-minguettes.html Journaliste

Visites surprises qui se sont déroulées dans la plus grande discrétion, seule Madame Georgina Dufoix, Secrétaire d’Etat à la Famille et aux Immigrés, Monsieur Gilbert Trigano, le PDG du Club Méditerranée qui participe à la Commission Dubedout, et deux collaborateurs du Chef de l’État étaient présents. Ni à Saint-Étienne, ni à Vénissieux, les autorités locales n’y ont participés. Peu avant midi, le Président est arrivé à la Préfecture du Rhône à Lyon où s’est déroulée pendant 45 minutes une séance de travail avec les élus locaux et notamment Messieurs Dubanchet, Maire de Saint-Étienne et Houël, Maire de Vénissieux. Réunion qui a donné l’occasion d’aborder les problèmes de fond, devait souligner François Mitterrand.(Bruit)François Mitterrand

Les deux quartiers que je viens de visiter, celui de Montchovet à Saint-Étienne et celui de Monmousseau à l’intérieur des Minguettes sur la commune de Vénissieux, sont inscrits sur la liste des 22 quartiers à réhabiliter, retenus, proposés par la Commission Dubedout devenue la Commission Pesce, et retenus par le Gouvernement. Et je compte appliquer nos efforts pour qu’effectivement, ces quartiers soient réhabilités, c’est-à-dire, soient habitables. Qu’on y trouve, pour ceux qui y vivent, euh, suffisamment de convivialité, de capacité de développer une famille et, euh, revenant de son travail quand on en a, de pouvoir vivre avec les autres. Les conditions de logement, la construction de ces ensembles, les liaisons avec l’extérieur, l’école, le sport, les espaces verts, bref, l’espace tout court, contribuent, vous le comprenez bien à, au futur équilibre, ou contribueront au futur équilibre de ces quartiers. Alors, je préfère voir les choses par moi-même. Il faut bien se dire que à l’origine de nombreux désordres sociaux se trouvent ces fâcheuses, ces déplorables conditions de vie. Et moi, je veux lutter contre ces désordres et pour cela, il faut que je m’attaque avec le Gouvernement et ceux qui ont la charge auprès de moi, je veux absolument m’attaquer aux sources d’un malaise et d’un déséquilibre social qui sont d’une immense ampleur. Raison de plus pour commencer par un bout avec énergie et continuité. Et de ce point de vue, je compte bien, au cours des semaines et des mois à venir, persévérer dans cette enquête personnelle qui me permet ensuite de donner des instructions précises à ceux qui participent à la gestion de l’État.(Silence), à Saint-Étienne comme dans les communes de sa proche banlieue. Une sorte de grand monument à la gloire des HLM, comme si on avait fait exprès de la faire aussi énorme pour montrer comme les gens étaient fiers de ce quartier. Autour on construit tout ce qu'il faut pour les habitants : une école, Montchovet, qui donne sur le grand pré derrière, une MJC, une piscine, un centre commercial, avec la Poste, plus tard le bureau de police. En 1978, comme les enfants des habitants grandissent, on ouvre un deuxième collège dans la ZUP. Il prendra le nom de Jean Dasté, qui a créé la Comédie de Saint-Etienne, le plus grand théatre de province en France, et son école de comédiens. Après 1984 les loyers des HLM ont augmenté, beaucoup d'habitants sont partis. La population de Saint-Etienne diminue surtout dans les quartiers sud : beaucoup de gens déménagent vers la plaine du Forez, moins froide, où il y a la place de batir des maisons. On a rénové beaucoup d'appartements anciens en ville : la crise du logement est finie. On ne sait même plus qu'elle a existé. Les ZUP ont vieilli et la plupart des gens préfèrent se loger dans des appartements récents. Alors on ferme : le collège de Beaulieu, l'école de la Marandinière, la Poste. La Muraille coute très cher à entretenir : il n'y a plus asssez d'habitants pour payer les frais. Les HLM ont décidé de la détruire: c'est le plus gros projet de démolition jamais réalisé en Europe. Les familles qui restaient ont du déménager. On va faire exploser la Muraille de Chine au printemps de l'an 2000. Peut être qu'il fallait le faire, mais pour les gens du quartier c'est un gros morceau de notre Histoire qu'on nous détruit.

1954: les premiers travaux à Beaulieu : la campagne devient une ville à grands coups de bulldozer..

Le projet est de construire en grande quantité des logements de bonne qualité, avec tout le confort, des chambres pour les enfants, l'eau, le chauffage central, des sanitaires, des arbres et des pelouses, et surtout .... des loyers accessibles pour tous. Ce seront les Habitations à Loyers Modérés, les HLM.

Il faudra les construires en dehors des villes, pour en finir avec le mélange des industries et des logements, qui amène le bruit et la pollution. Y prévoir tous les équipements : commerces, écoles, collèges, lycées, transports, parcs, équipements sportifs, police, pompiers, Postes. Construire des villes entières où tout le monde aura accès à ce qui n'était encore que le luxe de quelques gens très riches.

Cinq villes sont choisies pour être prioritaires : Paris ( Pantin ) et Lyon ( Bron-Parilly) à cause de leur taille, Angers et Rouen détruites dans les bombardements de 1944, Saint-Etienne, la ville la plus sinistrée de France pour le logement. C'est là que naissent les cinq premières Zone à Urbaniser en Priorité, les ZUP, modèles de l'urbanisme pour toute une génération. Elles ne s'appellent pas encore comme ça : on les construites avant que l'expression de ZUP existe, c'est de leur réussite que naitra le modèle repris partout pour lequel on inventera le mot plus tard.

 

Beaulieu I: le projet d'urbanisme

 

Maquette de 1953 - Projet des architectes Gouyon-Clément

 

Une architecture géométrique, de grands espaces, des arbres, des formes qui soulignent le relief. Un modèle de l'urbanisme des années 1950.

 

Beaulieu-Montchovet:

 

La ville choisit de construire un immense quartier neuf de plus de 4.600 logements, prévu pour loger 30.000 habitants, sur les basses pentes du Pilat, à la sortie sud-est de Saint-Etienne.

 

Entre les forêts, qui seront classées parc naturel quelques années plus tard, et les quartiers chics du cours Fauriel, c'est un des endroits les mieux situés de la ville.

 

C'est aussi le seul grand emplacement proche du centre où il n'y aie pas eu de mines, parce que les couches de charbon s'arrêtent juste avant : le terrain est assez solide pour supporter de gros immeubles.

 

La ZUP de Beaulieu est construite en quatre tranches:

 

- Beaulieu I ( Beaulieu ) de 1953 à 1955

 

- Beaulieu II ( La Marandinière ) en 1959

 

- Beaulieu III ( Montchovet ) en 1964, dont fait partie la Muraille de Chine, le grand immeuble le long du boulevard à gauche.

 

- Beaulieu IV ( La Palle ) en 1971

Le quartier:

Au premier plan, en bas à droite Beaulieu, la Marandinière est à droite derrière l'autoroute, Montplaisir à gauche, Monchovet au milieu, le long du boulevard de la Palle.

A gauche des tennis, les batiments du collège de Beaulieu. C'était l'autre collège de la ZEP, le seul collège "sensible" de France a avoir été fermé, en 1995.

Nouvelles techniques, nouveaux matériaux :

Construire vite pour un prix raisonnable oblige à inventer de nouvelles techniques, d'autant que l'on manque de travailleurs qualifiés.

La construction s'industrialise: immeubles à structure porteuse ( des poteaux en béton armé tiennent les dalles, ce ne sont plus les murs qui soutiennent les immeubles ), murs rideaux ( les murs sont fait de morceaux préfabriqués accrochés aux dalles ), éléments standardisés ( les éléments: murs, tuyauterie, portes et fenêtres, sanitaires, etc... sont tous identiques, fabriqués en usine en grande série, installés de la même façon dans tous les immeubles ), nouveaux matériaux ( matières plastiques, béton armé, acier ) qui ne s'utilisaient pas dans la construction traditionnelle.

Cela permet de diminuer les prix, en automatisant les fabrications, mais aussi parce qu'on peut utiliser des ouvriers beaucoup moins qualifiés, qui ne font que du montage et que l'on paye moins cher.

Bien après les gens se plaindront de ces appartements tous identiques, de ces matériaux peu agréables, de la taille inhumaine des batiments.

Mais à l'époque il faut compter deux à trois ans d'attente pour obtenir un appartement dans le quartier. Les familles sont si contentes de leur quartier tout neuf que les collègiens qui prennent le bus emportent une paire de bottes en plus de leur chaussures pour aller des immeubles à l'arrêt de bus : pas question de ramener de la boue dans les bus ou dans les escaliers.

La crise du logement:

1950 : la France connait la pire crise du logement de son Histoire. La crise économique de 1929 puis la guerre de 1939-1945 ont arrêté la construction de logements, déja insuffisante avant 1930, pendant plus de vingt ans.

La France est au maximum du "baby-boom" ( période de très forte natalité qui commence à la fin de la guerre ) : les 40 millions de français de 1950 font deux fois plus de bébés que les 60 millions d'aujourd'hui. La très forte croissance économique relance l'immigration. Plus de la moitié des familles sont mal logées alors que la France commence la plus forte croissance démographique de son Histoire.

 

La IV° République, héritière du programme de la Résistance donne la priorité aux besoins sociaux : école, santé, logement, sur la rentabilité financière. L'Etat, les villes, sont décidés à investir dans le logement, qui est déclaré prioritaire dans le Plan d'organisation de l'économie.

Entre les années 50 et 60, et suite à la seconde guerre mondiale, la municipalité stéphanoise a vu sa population passée d’un peu moins de 180 000 habitants en 1950 à plus de 200 000 habitants dix ans plus tard en 1960. Cette forte augmentation de la population pouvait s’expliquer par le fort taux de natalité de cette époque (baby-boom), mais aussi par l’afflux de travailleurs de la classe ouvrière venus dans la grande cité stéphanoise pour trouver un travail. De ce fait, la construction d’un logement sain pour chaque ouvrier était devenue une priorité absolue pour les élus qui considéraient à raison que cela était une condition vitale dans le cadre de ce grand développement. Pour ce faire, la ville a lancé dans les années 50 une vaste opération de construction de barres d’habitation dans la zone de Beaulieu, destinée à fournir un logement à une population grandissante.

Une barre d’habitation innovante

A l’époque, avec une majorité d’architectes, les appartements modernes construits possédaient des cloisons lourdes empêchant toute modification interne ainsi que des espaces de renvoi sombres et non ventilés ressemblant à des alcôves.

Mais à l’inverse, pour certains architectes précurseurs de la région à l’image d’Yves et Henri Gouyon, la modernité reflétait le gout de la clarté, de l’air, et du soleil, avec de larges horizons. Ainsi, ces derniers donnaient la priorité non pas aux façades qu’ils considéraient comme de simples élévations du plan, mais aux cellules d’habitations et à leur orientation. Dans cette optique, le bâtiment proposé par Henri Gouyon, qui était donc un partisan de l’espace ouvert moderne, supprimait les circulations et profitait de ce gain de place pour aménager de nouveaux espaces de vie communes. De plus, dans ces cellules d’habitations, les architectes ont tirés profit au maximum de la double orientation des appartements (ces derniers étaient traversant) avec par exemple l’accolement de balcons.

Conception et réalisation d’un quartier entier

Pour le projet de Beaulieu, l’on confia la conception ainsi que la réalisation des interventions aux agences Henri et Yves Gouyon puis Yves Gouyon et associés. Ainsi, dés le milieu des années 50, des études concernant Beaulieu II – La Marandinière furent conduites, suivis de la construction du bâtiment entre 1957 et 1959. S’en suivit Beaulieu III – Montchovet entre 1962 et 1964, surnommé la « Muraille de Chine », qui comprenait entre autres, une barre de type HLM haute de 10 à 17 mètres et longue de 270 mètres, avec 560 logements. Suites à ces constructions, l’urbanisation des vallées et collines du sud-est de Saint-Etienne continua jusque dans les années 70 avec les séries de la Métare I, II, et III. Au total, ce sont plus de 8 000 logements, pour l’essentiel de type HLM, qui ont été construits durant cette période.

Ces constructions ont également contribué à la création du parc de l’Europe et d’un boulevard circulaire qui servait de jonction entre les différents édifices et le centre-ville de la cité stéphanoise.

Un projet pharaonique

Le centre commercial fut un projet d’une dimension sans précédent pour la ville, plus grand centre commercial intra-urbain de la région Loire-Auvergne, avec 100 magasins, 1500 places de stationnement, 90 000 m² de surface, et sur 3 niveaux (4 niveaux avec la terrasse). Le 2 octobre 1979, CENTRE DEUX ouvre ses portes pour la première fois, et constitue une renaissance et un véritable tournant pour la ville.

L’avis de l’architecte

De toutes les constructions de cette époque, Beaulieu est un des ensembles construits qui se porte le mieux si l’on en croit les nombreuses enquêtes menées auprès de la population de ces logements, dont certains l’occupe pratiquement depuis le début. Les arbres atteignent désormais le haut des immeubles, et la rue Le Corbusier adjacente a pris les allures « d’une banlieue des années 30 » avec un niveau d’urbanisme parfaitement acceptable. En conclusion, on peut parler pour cette construction d’un véritable savoir faire architectural et en quelques sortes d’art urbain. Ce projet a été récompensé par un prix d’urbanisme, mettant en valeur le travail en amont du projet. St-Etienne Cimaise Architectes -

- Entretien avec François Tomas, géographe, spécialiste de l'aménagement urbain, et enseignant à l'université et à l'école d'architecture de Saint-Etienne. Il est notamment l'auteur des Grands Ensembles, une histoire qui continue (Publications de l'université de Saint-Etienne, 2003). Cet intellectuel a également mis la main à la pâte. Entre 1977 et 1983, il fut adjoint à l'urbanisme du maire communiste de l'époque, Joseph Sanguedolce. Engagé au PC de 1974 à 1985, il a, depuis, rejoint le Parti socialiste «comme militant de base»

Quelle est l'ampleur des destructions provoquées par la Seconde Guerre mondiale à Saint-Etienne?

La ville subit un important bombardement des Alliés le 26 mai 1944. Celui-ci vise les usines qu'utilisaient les Allemands dans la région pour leur effort de guerre et les noeuds de communication ferroviaire. Comme prévu, la gare de Châteaucreux, les usines de Marais et le tunnel de Tardy sont touchés. Mais les bombes, larguées trop rapidement, atteignent aussi les quartiers du Soleil et de Tardy - notamment les écoles - ainsi que l'église Saint-François, emplie de fidèles. Au total, le bilan est lourd: un millier de morts, 1 500 blessés, 22 000 sinistrés; 800 immeubles ont été plus ou moins détruits.

Que prévoit-on pour la reconstruction?

Pas grand-chose. A la différence de la refonte spectaculaire du Havre, par exemple, on se contente ici de bâtir de petits immeubles, plus modernes bien sûr, mais sans réelle innovation architecturale ou urbanistique.

Est-il vrai que Saint-Etienne, après guerre, traîne une réputation de «capitale des taudis»?

C'est exact, et celle-ci n'est pas usurpée. En 1946, 7% seulement des logements sont jugés «confortables», et 17%, «acceptables»; 56% sont médiocres, et 20% peuvent véritablement être qualifiés de taudis: 1 logement sur 5 n'a pas d'eau à l'évier, les deux tiers ne disposent pas de WC, et 95%, de salle d'eau. Mais le problème n'a pas été créé par la guerre. Depuis la fin du XIXe siècle, Saint-Etienne a beaucoup grandi, mais très peu construit. Résultat: la ville a vieilli sur elle-même et se trouve après guerre dans une situation désastreuse, que les bombardements ont simplement aggravée.

C'est alors qu'Alexandre de Fraissinette, maire élu en 1947, fixe le logement comme l'une de ses priorités.

Oui. Et ce ne sera pas un vain mot. Rendez-vous compte: on passe de 114 logements construits en 1948 à 531 en 1951, 1 085 en 1954, 1 694 en 1957 et même 2 932 en 1959! L'effort est gigantesque. Mais le changement est aussi qualitatif. A la fin des années 1940 et au début des années 1950, la France va connaître une rupture architecturale avec l'apparition des premiers grands ensembles. Saint-Etienne sera l'une des villes symboles de cette rupture.

Comment cette nouvelle architecture est-elle accueillie?

Très favorablement par les classes moyennes, beaucoup moins par les classes populaires.

Cela paraît paradoxal, pour du logement social!

Le paradoxe n'est qu'apparent. On l'a oublié aujourd'hui, mais les premiers grands ensembles sont réservés aux familles de moins de trois enfants ayant des revenus corrects, autrement dit aux classes moyennes. Alors que, depuis la guerre, celles-ci devaient se contenter d'une ou de deux pièces mal équipées, elles se voient soudain proposer des logements spacieux, avec de la verdure, de la lumière, une salle d'eau, des WC, le chauffage central. Cela leur paraît merveilleux! Les pauvres, eux, continuent de s'entasser dans de petits appartements sans confort, quand ce ne sont pas des taudis, en particulier à Tarentaize et à Beaubrun, ou des bidonvilles, du côté de Méons, près des puits de mine et des usines sidérurgiques. Ce n'est que plus tard, à partir des années 1970, que les grands ensembles seront prioritairement réservés aux pauvres et aux familles immigrées. Mais, dans les années 1950, les grands ensembles sont encore synonymes de progrès social. Et même au-delà. On est persuadé que ce nouvel habitat va entraîner le recul de la maladie, de la délinquance, voire de la mésentente entre les époux! Il existe ainsi une «commission du bonheur ou des grands ensembles»!

On croit rêver...

C'était l'ambiance de l'époque, avec ses utopies et ses excès. Pour les architectes, si l'un des repoussoirs est le taudis de centre-ville, l'autre est le petit pavillon de banlieue, symbole à leurs yeux de l'individualisme petit-bourgeois, avec ses gaspillages de terrain, son absence d'horizon et son coût pour la communauté...

Quels sont les quartiers typiques de cette période, à Saint-Etienne?

Le premier est constitué par le très bel ensemble de la place du Maréchal-Foch. Il s'agit d'une étape intermédiaire entre l'îlot traditionnel (des immeubles accolés, formant un pâté de maisons) et sa suppression totale. Du côté de la Grand-Rue, plusieurs immeubles constituent encore des semi-îlots. Mais, à l'ouest, deux immeubles sont déjà totalement indépendants: ils sont construits au milieu de la verdure. Et cela, c'est très nouveau. Jusqu'à présent, tous les immeubles érigés à Saint-Etienne, y compris les plus hauts, étaient accolés à d'autres édifices. Cela reste encore, cinquante ans plus tard, l'un des quartiers chics de Saint-Etienne.

L'autre grande opération de l'époque, c'est Beaulieu I.

Evidemment. On est, cette fois, face à un grand ensemble «pur». Le chantier commence en 1953 - il y a juste cinquante ans - et s'achève en 1955. Ce nouveau quartier de 1 264 logements est remarquablement conçu. Non seulement il respecte la topographie des lieux, mais aussi il joue avec elle: les bâtiments sont implantés soit parallèlement, soit perpendiculairement aux courbes de niveau, ce qui met en valeur la colline tout en préservant son sommet. Pour rompre l'anonymat, les entrées, les façades et les balcons sont individualisés. Les logements sont de qualité, et les espaces verts, confiés aux services de la ville, tout simplement magnifiques. Beaulieu produit d'ailleurs un effet prodigieux sur ses premiers habitants.

Son implantation n'est pas non plus le fait du hasard...

En effet. Compte tenu des préoccupations hygiénistes de l'époque, le conseil municipal a choisi ce site «loin des zones minières et industrielles, à l'abri des poussières et des fumées, au climat salubre». Il souligne qu'il ne sera «jamais exploité par les houillères, car son sous-sol est stérile» et qu'il est également «bien relié à Saint-Etienne par le cours Fauriel, la seule avenue large de la ville». C'est véritablement le contre-modèle du taudis. Il a d'ailleurs, lui également, remarquablement bien vieilli.

Etes-vous aussi enthousiaste pour les projets qui ont suivi Beaulieu I?

Hélas!... Beaulieu II-La Marandinière (1957-1959), Beaulieu III-Montchovet (1962-1964), avec la fameuse «muraille de Chine», Beaulieu IV-la Palle (1967-1970) et la Métare (1962-1974), représentant à eux tous quelque 6 000 logements, constituent - à l'exception de la Métare, qui ne comprend que des appartements en copropriété - des échecs complets. Et tragiques.

Pourquoi cette différence?

Beaulieu I a bénéficié d'une accumulation de partis pris judicieux qui n'ont pas été appliqués par la suite. Outre la qualité de son architecture et de ses espaces verts, on a évité le zonage bête et méchant, qui allait s'imposer plus tard: les zones commerciales, d'un côté; les tours et les barres d'habitation, d'un deuxième; les emplois, d'un troisième. Enfin, Beaulieu I, réservé presque exclusivement aux classes moyennes, n'a pas connu le processus de dégradation que l'on constatera ailleurs, et dont la destruction de la «muraille de Chine» constituera le symbole.

Qui ont été les grands aménageurs de cette époque?

Parmi les politiques: le maire, Alexandre de Fraissinette (modéré), et son premier adjoint, qui lui succédera à sa mort, le radical Michel Durafour. Parmi les architectes: Edouard Hur et Henri Gouyon, concepteurs de Beaulieu I. Et, bien sûr, l'Etat, qui reste très présent. C'est lui qui, de manière générale, garde la haute main sur l'urbanisme. Beaulieu constitue une opération nationale, décidée de Paris. Cependant, ce qui est remarquable, c'est que, pour Beaulieu I, l'Etat va accepter de composer.

Dans quels domaines?

Le ministère de la Reconstruction souhaitait, ici comme ailleurs, que l'opération fût entièrement industrialisée. Autrement dit, que l'on adaptât au bâtiment les méthodes de l'automobile. Les constructions devaient se faire en préfabriqué, et l'on devait se contenter de les monter sur place. Mais, à Saint-Etienne, les architectes, soutenus par le maire, s'opposent à cette directive. Parce qu'ils sont expérimentés, et reconnus, ils vont obtenir gain de cause. Et heureusement.

Y a-t-il eu des projets, conçus à cette époque, qui n'ont pas vu le jour? A la fin des années 1950, l'Etat fait appel à de grands architectes pour remodeler les villes. A Saint-Etienne, c'est Dufau, distingué par le prix de Rome, qui est choisi. Il présente un projet radical: raser les 70 îlots qui se trouvent à l'est de la Grand-Rue, entre la place du Peuple et Bellevue, et les remplacer par autant de tours et de barres! Son projet, finalement, ne sera appliqué qu'en partie. Au sud, jusqu'à Bellevue, presque tout est démoli, beaucoup de tours et de barres sont construites. Au nord, les démolitions sont également presque systématiques, mais, cette fois, les nouveaux immeubles reproduisent la forme traditionnelle de l'îlot. On détruit également une partie du quartier derrière la grande poste, ainsi que l'ancienne caserne de Tréfilerie et la prison de Bizillon.

Le futur Centre-Deux...

C'est cela. Au départ, l'opération se nomme «prison-Tréfilerie», mais les promoteurs, qui ont le sens du commerce, préfèrent la rebaptiser. Ce quartier est conçu comme un centre d'affaires à l'américaine, type la Défense, à Paris, ou la Part-Dieu, à Lyon. On explique aux élus que, s'ils veulent que Saint-Etienne devienne une grande ville, ils doivent la doter d'un centre d'affaires, avec des immeubles atteignant 100 ou 150 mètres de hauteur, comme aux Etats-Unis! Le projet est lancé (en 1969), mais il sera peu à peu amendé, pour tenir compte de la réalité économique, de la montée des oppositions et de l'évolution des mentalités.

Comment l'économie stéphanoise se porte-t-elle alors?

La ville croit encore à l'avenir de la mine et des industries traditionnelles. Cela se comprend: le plan Monnet pour la relance de l'économie française s'appuie sur l'énergie, les transports, les industries lourdes... Bref, tous les points forts de Saint-Etienne, mais ce sera un cadeau empoisonné, car, bercée par cette illusion, la cité s'endort. Quand elle se décidera à moderniser ses structures industrielles, ce sera toujours avec quelques années de retard. Au fond, c'est dans les années 1950 que l'on commet les erreurs qui conduiront, plus tard, au démantèlement des industries locales.

Le secteur tertiaire a-t-il déjà commencé son essor?

Pas encore. Dans les années 1950, Saint-Etienne reste une ville très fortement industrielle. La tertiarisation, avec l'enseignement supérieur, la transformation de l'hôpital en centre hospitalier régional et universitaire et l'essor de Casino, avec les supermarchés et les hypermarchés, ne commencera véritablement que dans les années 1960.

Culturellement, la ville est aussi très active...

Elle est même, à ce moment-là, l'un des hauts lieux de la création culturelle en France, notamment dans les domaines théâtral et artistique. Maurice Allemand fait du musée de Saint-Etienne l'un des plus grands musées d'art moderne en France. Et Jean Dasté propose au public le théâtre moderne. Ce bouillonnement est dû, notamment, à Alexandre de Fraissinette. Comme, après lui, Michel Durafour, il est persuadé que l'avenir de la cité est dans la modernité. Il considère donc qu'elle doit être déclinée dans tous ses aspects: économique, urbanistique et culturel.

La population comprend-elle cette volonté?

Oui et non. Dans les années 1950, il existe un certain consensus, car tout le monde partage la vision d'un avenir meilleur. Mais, en réalité, Fraissinette, et surtout Durafour, sont très décalés. Dans leur obsession d'une ville «blanche», ils refusent en bloc le passé, dont on a heureusement découvert depuis lors les richesses. Ils rêvent d'une ville qui n'existe pas, peuplée d'habitants qui ne ressemblent pas aux Stéphanois réels... C'est d'ailleurs ce qui, plus tard, provoquera la chute de Michel Durafour.

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