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La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

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Il cantautore italiano al Conservatorio per il suo tour "Apriti Sesamo"

Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. E un felice ritorno professionale. Tra i brani compare infatti anche Eri con me, scritta appositamente per Alice e contenuta anche nell'album della cantante. Apriti Sesamo Tour è al Conservatorio Giuseppe Verdi dal 31 gennaio al 3 febbraio.

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Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale

Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.

 

Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.

■ Feu D'artifice de Clôture de MP2013 par le Groupe F, Marseille (13) 2013, FRA

 

■ Le 31 Décembre 2013.

Le Groupe F, créateur de lumières de feu et d’images propose une œuvre multiforme, au carrefour du Land Art, de la performance pyrotechnique et du théâtre à ciel ouvert. Mêlant l’eau et le feu, musiques et récits, les Révélations prennent la forme d’une saga épique dont les épisodes parcourent les eaux du territoire Marseille Provence.

 

Pour clôturer cette année Capitale en beauté, le dernier épisode se déroulera sur le légendaire Vieux Port de Marseille. Projections monumentales, acteurs de lumière, pyrotechnie sur bateaux, tarasque de feu, son…

 

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■ Bonne visite / Good visit.

Escursionismo - Escursione " le vie dei santi "

 

Domenica 19 Febbraio 2017

 

Direttori d’escursione: Vai Mauro Magnani Nicola

 

Foto: Vai Mauro

 

Resoconto della giornata.

 

La prima escursione del nuovo anno degli scarponi con le ali affronta un tracciato nuovo , mai calcato da quando abbiamo introdotto nel Cai di Cesena questa tipologia di trekking.

La giornata e’ stupenda, il cielo limpido e azzurro e puntuali alle 7:30 ci incamminiamo in 15 dal luogo deputato per la partenza.

Il nome scelto ci anticipa quella che sara’ la tappa fondamentale del nostro percorso;San giovanni in Galilea.

Le nostre prime colline che gia’ in passato ci hanno regalato paesi e scorci interessanti dal punto di vista sia storico che naturalistico ci offrono una delle perle piu’ preziose; un borgo arroccato su uno sperone di roccia spettacolare , con una storia millenaria che parte dal neolitico , passando dall’eta’ del bronzo, quella del ferro , il periodo romano e tutto il medioevo, fino ai giorni nostri , con il passaggio della trafila di Garibaldi e della linea gotica durante il secondo conflitto mondiale.

Testimonianze di questa intensa attivita’ antropica , sono la pieve situata su un crocevia di strade che collegavano la valle del Rubicone con quella dell’Uso la cui storia comincia verso il VI secolo dc. e i resti della rocca e della cinta muraria in parte ancora conservati.

Una menzione particolare merita il piccolo museo Renzi , che chiaramente per motivi di tempo non abbiamo potuto visitare , che raccoglie i reperti riguardanti la millenaria storia dell’insediamento.

Il freddo mattutino, una volta scesi verso la valle della medrina , viene ben presto mitigato dalla salita a San Giovanni e dall’innalzarsi del sole che rende la giornata di puro stampo primaverile.

Una sosta caffe’ e foto , rinfranca il morale , spezza la fatica e ci permette di ammirare , appollaiati su quello sperone , il panorama delle valli circostanti; lo sguardo non ci consente di arrivare a vedere il mare solo a causa della foschia presente verso la riviera che confonde in un unico abbraccio terra e cielo.

Successivamente , una volta lasciato il borgo , ci incamminiamo lungo un ramo del variegato e multiforme percorso di San Vicinio (da qui il perche’ delle “vie dei santi” al plurale) che ci porta prima al guado del rio Tamburone e poi sul crinale del Gorolo (bel noto a chi pratica il ciclismo da strada).

Per chiudere l’anello riscendiamo ancora una volta verso il rio Medrina e passando dalla via della Madonna del fiore ci dirigiamo verso Borghi.

Un passaggio all’interno della parte antica del paese con le sue due chiese, e i resti della rocca e’ d’obbligo , prima di tornare alle macchine.

Sperando che il percorso abbia incontrato come in passato e’ gia’ successo , il favore dei partecipanti ci salutiamo , dandoci un arrivederci al prossimo appuntamento in programma, leggermente piu’ impegnativo di questo:

il 26 marzo , tempo permettendo , partiremo proprio da San Giovanni in Galilea per un anello che passando dalla valle del’Uso , lambira’ Montebello e la valle del Marecchia.

 

Nicola Magnani

  

Taipei Performing Arts Center complete - March 2023

 

Circulation spaces around the Blue Box Multiform Theatre... including a bar set up around a ventilation duct!

2016 - Auditiva: thirding-as-othering

57° Premio Internazionale Bugatti Segantini, Progetti Speciali

 

Acura di Frequente

Con, Seiji Morimoto, Stephen Cornford, Gábor Lázár

 

L’ambiente è uno sfondo dinamico, non un contenitore ma l’animatore di un processo che è il contenuto stesso. È in continua trasformazione, il terreno di infinite possibilità, eterogeneo e in movimento, multiforme di natura. Ogni luogo è un linguaggio aperto. Da questa premessa prende avvio un intervento ideato da Frequente a partire dall’ambiente di Villa Brivio e realizzato, in collaborazione con Bice Bugatti Club, per la trama del suo spazio.

Auditiva: thirding-as-othering presenta al pubblico un’esperienza ambientale che si snoda attraverso il suono e che, durante più momenti, abita e invita ad abitare lo spazio di Villa Brivio. L’intento è proporre al visitatore un percorso libero, con due inizi e una fine centrale. Tre installazioni sonore site specific sono concepite come sculture ambientali, situazioni espanse che realizzano il significato della loro presenza nell’ascolto dei fruitori e nel legame con il luogo. Ambiente, opera e ascoltatore: tre forze dello stesso campo, soggetti aperti e indipendenti, indissolubilmente legati nel fatto stesso di esserci, ovvero essere presenti. Questi elementi mettono in atto una specie di trialettica (thirding) non oppositiva e nemmeno collaborativa, che produce estraniamento (othering) e rompe, così facendo, i confini precisi delle definizioni e dei ruoli. Ciò che unisce l’ambiente, l’opera sonora e l’ascoltatore non è dunque un processo intellettuale mediato dall’arte, bensì una coesistenza di tutti i protagonisti che, in una dinamica reciproca di attivazione, mobilitano la possibilità del luogo e realizzano la socialità nel suo aspetto più organico, ovverosia quello della conquista e della meraviglia, collettiva perché prima di tutto sentita personalmente.

La scelta stessa di proporre tre artisti per tre siti, completamente differenti e collegati l’uno nell’altro, manifesta la continuità del movimento che le installazioni sonore sono capaci di mettere in luce, così come l’invito stesso alla trialettica intesa quale gioco al disordine, che infrange le categorie, nullifica le opposizioni, conduce alla scoperta e mantiene l’equilibrio dinamico tra le parti.

Il giardino adiacente l’ingresso da strada ospita l’installazione di Seiji Morimoto: elementi sonori sottili, risultato di meccanismi analogici semplicemente costruiti, sono dislocati dall’artista e vanno a comporre uno spazio accogliente e perfettamente sistemato nel protocollo quotidiano dei suoni del giardino. Si tratta di un intervento appositamente pensato a partire dal luogo di installazione. Concomitante nello spazio della biblioteca ha luogo l’installazione Migration di Stephen Cornford. Un gruppo di dittafoni modificati dall’artista, con i loro movimenti e i loro suoni, sono sistemati per restituire la reminiscenza di una massa di uccelli o insetti in migrazione. Memore dell’appropriazione del temine “migrazione” come processo di trasmissione dati, l’opera riflette il movimento globale del consumo dei dispositivi elettronici e il loro rapido passaggio dall’essere prodotto all’essere rifiuto, dentro cicli di vita sempre più accelerati tra generazioni nella tecnologia. L’intervento comprende in sé l’elemento visivo inteso come aspetto del sonoro: questa chiave di lettura è una proposta ulteriore per l’esperienza percettiva del pubblico, oltre ad essere la specificità propria della ricerca stessa dell’autore.

Infine, a chiudere il progetto l’installazione-performance di Gábor Lázár A Trap for your Attention avviene per una sera soltanto nella piazza della corte, spazio connettivo a Villa Brivio. Questo momento conclude e apre allo stesso tempo: un intervento temporaneo, con luci al led e suoni elettronici, agisce nelle misure grandi, nei riverberi e nell’aspettativa della durata limitata di una performance, andando a rivelare il volume di quel vuoto architettonico capace, insieme ai suoi abitanti, di essere portatore di libertà d’azione.

  

Frequente

Frequente è un’organizzazione culturale e un centro di ricerca indipendente per le arti sonore e la diffusione della cultura auditiva.

Promuove la pratica spaziale, le attività performative, la didattica e i progetti capaci di allargare gli orizzonti delle arti sonore. Frequente è un progetto di Nicola Ratti, Gaia Martino e Enrico Malatesta, in collaborazione con Attila Faravelli, Standards Studio e O’.

 

Bio

STEPHEN CORNFORD

Artista audiovisivo e ricercatore, indirizza la sua indagine a partire dal fascino per i dispositivi elettronici di largo consumo: come questi sono diffusi e quanto influiscono sulla percezione della realtà. È ricercatore presso la Sonic Art Research Unit alla Oxford Brokkes University, dove dirige con Paul Whitty il Festival annuale Audiograft. Insieme a Samuel Rodgers, inoltre, ha fondato Consumer Waste record label.

SEIJI MORIMOTO

Artista sonoro nato a Tokyo, dal 2003 vive e lavora a Berlino. Il suo interesse è rivolto alle apparenze acustiche instabili che si creano tra l’incontro di oggetti ed elementi inusuali, come ad esempio l’acqua e le pietre, con diversi mezzi tecnici. Ha preso parte a numerose mostre e festival internazionali in Europa e in Giappone.

GÁBOR LÁZÁR

Musicista e artista sonoro ungherese attivo da pochi anni, Gábor Lázár è riuscito ad imporsi all’attenzione internazionale in virtù del riconoscibile e originale apporto che sta fornendo al mondo della ricerca sonora. Dopo aver concluso gli studi, Gábor ha pubblicato l’album ‘ILS’ e ‘EP16’ nel 2014. Ha collaborato con Russell Haswell e Mark Fell, presentato il suo lavoro in contesti come CTM festival, ZKM di Karlsruhe, Empty Gallery di Hong Kong, La Casa Encendida di Madrid e realizzato una mostra personale alla House of Electronic Arts di Basilea.

 

Villa Brivio, Nova Milanese (MB)

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Il cantautore italiano al Conservatorio per il suo tour "Apriti Sesamo"

Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. E un felice ritorno professionale. Tra i brani compare infatti anche Eri con me, scritta appositamente per Alice e contenuta anche nell'album della cantante. Apriti Sesamo Tour è al Conservatorio Giuseppe Verdi dal 31 gennaio al 3 febbraio.

Escursionismo - Escursione " le vie dei santi "

 

Domenica 19 Febbraio 2017

 

Direttori d’escursione: Vai Mauro Magnani Nicola

 

Foto: Vai Mauro

 

Resoconto della giornata.

 

La prima escursione del nuovo anno degli scarponi con le ali affronta un tracciato nuovo , mai calcato da quando abbiamo introdotto nel Cai di Cesena questa tipologia di trekking.

La giornata e’ stupenda, il cielo limpido e azzurro e puntuali alle 7:30 ci incamminiamo in 15 dal luogo deputato per la partenza.

Il nome scelto ci anticipa quella che sara’ la tappa fondamentale del nostro percorso;San giovanni in Galilea.

Le nostre prime colline che gia’ in passato ci hanno regalato paesi e scorci interessanti dal punto di vista sia storico che naturalistico ci offrono una delle perle piu’ preziose; un borgo arroccato su uno sperone di roccia spettacolare , con una storia millenaria che parte dal neolitico , passando dall’eta’ del bronzo, quella del ferro , il periodo romano e tutto il medioevo, fino ai giorni nostri , con il passaggio della trafila di Garibaldi e della linea gotica durante il secondo conflitto mondiale.

Testimonianze di questa intensa attivita’ antropica , sono la pieve situata su un crocevia di strade che collegavano la valle del Rubicone con quella dell’Uso la cui storia comincia verso il VI secolo dc. e i resti della rocca e della cinta muraria in parte ancora conservati.

Una menzione particolare merita il piccolo museo Renzi , che chiaramente per motivi di tempo non abbiamo potuto visitare , che raccoglie i reperti riguardanti la millenaria storia dell’insediamento.

Il freddo mattutino, una volta scesi verso la valle della medrina , viene ben presto mitigato dalla salita a San Giovanni e dall’innalzarsi del sole che rende la giornata di puro stampo primaverile.

Una sosta caffe’ e foto , rinfranca il morale , spezza la fatica e ci permette di ammirare , appollaiati su quello sperone , il panorama delle valli circostanti; lo sguardo non ci consente di arrivare a vedere il mare solo a causa della foschia presente verso la riviera che confonde in un unico abbraccio terra e cielo.

Successivamente , una volta lasciato il borgo , ci incamminiamo lungo un ramo del variegato e multiforme percorso di San Vicinio (da qui il perche’ delle “vie dei santi” al plurale) che ci porta prima al guado del rio Tamburone e poi sul crinale del Gorolo (bel noto a chi pratica il ciclismo da strada).

Per chiudere l’anello riscendiamo ancora una volta verso il rio Medrina e passando dalla via della Madonna del fiore ci dirigiamo verso Borghi.

Un passaggio all’interno della parte antica del paese con le sue due chiese, e i resti della rocca e’ d’obbligo , prima di tornare alle macchine.

Sperando che il percorso abbia incontrato come in passato e’ gia’ successo , il favore dei partecipanti ci salutiamo , dandoci un arrivederci al prossimo appuntamento in programma, leggermente piu’ impegnativo di questo:

il 26 marzo , tempo permettendo , partiremo proprio da San Giovanni in Galilea per un anello che passando dalla valle del’Uso , lambira’ Montebello e la valle del Marecchia.

 

Nicola Magnani

  

Cottage Sirppilahti stands on the highest spot of a small hill with nice view of lake Puula. This holiday home offers quality, beautiful multiform and wooded yard, and natural sandy beach. Both yard and beach is child friendly.

www.rockandlake.com/en/booking/cottages-in-finland/27491

Tähtitalvikki is a high-quality, new cottage with an excellent private, sandy beach and clean lake. Here you have a lot of space of your own and you don’t see any neighbors from the cottage yard. www.rockandlake.com/en/booking/cottages-in-finland/26843

 

Cottage Tähtitalvikki is situated in the mid of the Leivonmäki National park with multiform Finnish Lakeland nature and good outdoor recreation opportunities.

ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA 2021. Raffaele de Vico architetto e paesaggista. Le esedre arboree di piazza Venezia e i giardini dell’area dei Fori, in: La Sovrintendenza Capitolina (10/02/2021) [in PDF]. S.v., Raffaele De Vico & Via dell’ Impero (1930-33), in: Il Messaggero (17/10/1931): 5 & Il Messggero (15/05/2018); ASPETTI DELLA ROMA MODERNA – Le Via dell’Impero e la Via dell’ Mare.” RASSEGNA DI ARCHITETURA, N. 7-8 (1933): 308-319 [PDF]. wp.me/pbMWvy-18I

 

Foto: mark_costantini_photo, “Roma – Piazza Venezia e Foro di Traiano” (2021).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50961453833

 

1). ROMA - Raffaele de Vico architetto e paesaggista. Un “consulente artistico” per Roma. La Sovrintendenza Capitolina (10/02/2021) [in PDF].

 

Foto: Raffaele de Vico architetto e paesaggista. Un “consulente artistico” per Roma. Roma: Palombi (2020)

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50961459028

 

A. Cremona, C. Crescentini, S. Santolini (eds.), Raffaele de Vico architetto e paesaggista. Un “consulente artistico” per Roma. Roma: Palombi (2020): 1-600.

 

S.v.,

--- Paola Getuli, "20. Le esedre arboree di piazza Venezia e i giardini dell’area dei Fori" & "Le esedre", pp. 459 & "I giardini dell’area dei Fori", pp. 460-469; in: A. Cremona et al., Roma: Palombi (2020).

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50962192981

 

PDF = Maria Vittoria Marini Clarelli et al., Raffaele de Vico architetto e paesaggista. Un “consulente artistico” per Roma. Roma: Palombi (2020): 1-21.

 

Frutto della sinergia con l’Archivio Capitolino e altri archivi di Roma Capitale, questo volume, cui hanno contributo esperti e studiosi, rende omaggio alla figura e all’opera di de Vico (Penne 1881 – Roma 1969) offrendo spunti di approfondimento per la conoscenza della sua attività creativa.

 

Architetto e progettista di giardini, de Vico fu una personalità determinate per l’immagine urbana di Roma dagli anni Venti agli anni Cinquanta del Novecento. Nel 1907 si diploma professore di disegno architettonico all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1915 vince il posto per “Aiutante tecnico di III classe” al Comune di Roma e contemporaneamente si aggiudica il concorso progettuale per un serbatoio d’acqua a Villa Borghese, che avrebbe successivamente realizzato (1923-25). In questo volume viene ripercorsa la sua attività nell’Amministrazione comunale che ha segnato la storia del verde pubblico romano nella prima metà del secolo scorso.

 

Tra le sue progettazioni si ricordano gli interventi a Villa Borghese (per un ventennio a partire dal 1916), il Parco della Rimembranza a Villa Glori (1923-1924), i progetti per i parchi Flaminio (1924), del Colle Oppio (1926-1927), di Testaccio (1931), di Ostia Antica (1929-1930), di Santa Sabina sull’Aventino (1931), di Castel Fusano (1932-1937) e Cestio (1938). Sue sono le ideazioni dei giardini di Villa Caffarelli (1925), di Villa Fiorelli (1930-1931) e Villa Paganini (1934), del Parco degli Scipioni (1929) e del Parco Nemorense (1930), nonché quelle per i giardini dell’allora via dell’Impero e di via Alessandrina (1933) da affiancare alle esedre arboree realizzate per la sistemazione di piazza Venezia (1931), del raffinato “giardino-fontana” di Piazza Mazzini (1925-1926), fino ad arrivare al grandioso progetto del parco «dantesco» del Monte Malo (Monte Mario, 1951, non realizzato), e a quelli per i giardini dell’EUR (1955-1961). E ancora: i progetti per il teatro all’aperto a Villa Celimontana (1926) e per l’ampliamento del Giardino Zoologico (1928), e i lavori di riorganizzazione del vivaio e delle serre di San Sisto Vecchio (1926-1927). Venticinque saggi, scaturiti da approfondite ricerche archivistiche dalle quali sono emerse documentazioni e testimonianze finora inedite, gettano nuova luce sulla figura e l’opera di de Vico sottolineandone ulteriormente le multiformi qualità professionali e le competenze operative, anche in relazione ai rapporti con il contesto culturale del suo tempo.

 

Fonte / source:

--- La Sovrintendenza Capitolina (10/02/2021).

www.sovraintendenzaroma.it/content/raffaele-de-vico-archi...

 

www.museiincomuneroma.it/it/guida-catalogo/raffaele-de-vi...

 

Foto / fonte / source:

--- mark_costantini_photo, "Roma - vista aerea con drone di Piazza Venezia e del Foro di Traiano all'inizio del 2021."

Instragram (02/2021). www.instagram.com/p/CLXktnfBsTu/

 

Foto: Prof. Corrado Ricci, Il Messaggero (17/10/1931): 5.

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50962263112

 

2). ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA.Prof. Corrado Ricci, “L’ assetto del Foro Italico – Gl’ intendimenti di C. Ricci in una lettera al Duce – Lo Studio e La Compilazione Del Progetto Definitive.” Il Messaggero (17/10/1931): 5. S.v., Giardini, piazze e parchi: la Roma di Raffaele De Vico & Via dell’ Impero (1930-33), in: Il Messggero (15/05/2018). wp.me/pPRv6-51y

 

Foto: Raffaele De Vico & Via dell’ Impero (1930-33), in: Il Messggero (15/05/2018).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50961453188

 

3). ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. Giardini, piazze e parchi: la Roma di Raffaele De Vico & Via dell’ Impero (1930-33), in: Il Messggero (15/05/2018). wp.me/pPRv6-50W

 

Foto: Raffaele De Vico & Via dell’ Impero (1930-33), in: Il Messggero (15/05/2018).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50962163361

 

= S.v., ASPETTI DELLA ROMA MODERNA – Le Via dell’Impero e la Via dell’ Mare.” RASSEGNA DI ARCHITETURA, N. 7-8 (1933): 308-319 [PDF]. S.v., Corrado Ricci, Alfonso Bartoli, Antonio Munoz e Gustavo Giovannoni (1922-38); Guido Fiorini (1934-38); Guido Calza (1934); Luigi Lenzi (1931); V. Morpurgo / G. Lugli (1924); Adamo Boari (1921); Romolo Artioli (1916); Primo Acciaresi & Giuseppe Sacconi (1911) & Corrado Ricci (1910).

 

Foto: Patrizia Fortini, Piante di iris (Iris sp. germanica) al Foro Romano ([primo decennio del 20 ° secolo?]) (2019).

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/49632002168

 

4). ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Giacomo Boni, Raffaele de Vico & Maria Teresa Parpagliolo, in: Dr. Sonja Dümpelmann, “La battaglia del fiore. Gardens, Parks and the City in Fascist Italy;” Studies in the History of Gardens & Designed Landscapes: An International Quarterly, 25:1 (2005): 40-70 [in PDF]. wp.me/pPRv6-5cr

Accade

che le affinità d'anima non giungano

ai gesti e alle parole ma rimangano

effuse come un magnetismo. È raro

ma accade.

 

Può darsi

che sia vera soltanto la lontananza,

vero l'oblio, vera la foglia secca

più del fresco germoglio. Tanto e altro

puó darsi o dirsi.

 

Comprendo

la tua caparbia volontà di essere sempre assente

perchè solo così si manifesta

la tua magia. Innumeri le astuzie

che intendo.

 

Insisto

nel ricercarti nel fuscello e mai

nell'albero spiegato, mai nel pieno, sempre

nel vuoto: in quello che anche al trapano

resiste.

 

Era o non era

la volontà dei numi che presidiano

il tuo lontano focolare, strani

multiformi multanimi animali domestici;

fors'era così come mi pareva

o non era.

 

Ignoro

se la mia inesistenza appaga il tuo destino,

se la tua colma il mio che ne trabocca,

se l'innocenza é una colpa oppure

si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,

di te tutto conosco, tutto

ignoro.

 

Eugenio Montale

2016 - Auditiva: thirding-as-othering

57° Premio Internazionale Bugatti Segantini, Progetti Speciali

 

Acura di Frequente

Con, Seiji Morimoto, Stephen Cornford, Gábor Lázár

 

L’ambiente è uno sfondo dinamico, non un contenitore ma l’animatore di un processo che è il contenuto stesso. È in continua trasformazione, il terreno di infinite possibilità, eterogeneo e in movimento, multiforme di natura. Ogni luogo è un linguaggio aperto. Da questa premessa prende avvio un intervento ideato da Frequente a partire dall’ambiente di Villa Brivio e realizzato, in collaborazione con Bice Bugatti Club, per la trama del suo spazio.

Auditiva: thirding-as-othering presenta al pubblico un’esperienza ambientale che si snoda attraverso il suono e che, durante più momenti, abita e invita ad abitare lo spazio di Villa Brivio. L’intento è proporre al visitatore un percorso libero, con due inizi e una fine centrale. Tre installazioni sonore site specific sono concepite come sculture ambientali, situazioni espanse che realizzano il significato della loro presenza nell’ascolto dei fruitori e nel legame con il luogo. Ambiente, opera e ascoltatore: tre forze dello stesso campo, soggetti aperti e indipendenti, indissolubilmente legati nel fatto stesso di esserci, ovvero essere presenti. Questi elementi mettono in atto una specie di trialettica (thirding) non oppositiva e nemmeno collaborativa, che produce estraniamento (othering) e rompe, così facendo, i confini precisi delle definizioni e dei ruoli. Ciò che unisce l’ambiente, l’opera sonora e l’ascoltatore non è dunque un processo intellettuale mediato dall’arte, bensì una coesistenza di tutti i protagonisti che, in una dinamica reciproca di attivazione, mobilitano la possibilità del luogo e realizzano la socialità nel suo aspetto più organico, ovverosia quello della conquista e della meraviglia, collettiva perché prima di tutto sentita personalmente.

La scelta stessa di proporre tre artisti per tre siti, completamente differenti e collegati l’uno nell’altro, manifesta la continuità del movimento che le installazioni sonore sono capaci di mettere in luce, così come l’invito stesso alla trialettica intesa quale gioco al disordine, che infrange le categorie, nullifica le opposizioni, conduce alla scoperta e mantiene l’equilibrio dinamico tra le parti.

Il giardino adiacente l’ingresso da strada ospita l’installazione di Seiji Morimoto: elementi sonori sottili, risultato di meccanismi analogici semplicemente costruiti, sono dislocati dall’artista e vanno a comporre uno spazio accogliente e perfettamente sistemato nel protocollo quotidiano dei suoni del giardino. Si tratta di un intervento appositamente pensato a partire dal luogo di installazione. Concomitante nello spazio della biblioteca ha luogo l’installazione Migration di Stephen Cornford. Un gruppo di dittafoni modificati dall’artista, con i loro movimenti e i loro suoni, sono sistemati per restituire la reminiscenza di una massa di uccelli o insetti in migrazione. Memore dell’appropriazione del temine “migrazione” come processo di trasmissione dati, l’opera riflette il movimento globale del consumo dei dispositivi elettronici e il loro rapido passaggio dall’essere prodotto all’essere rifiuto, dentro cicli di vita sempre più accelerati tra generazioni nella tecnologia. L’intervento comprende in sé l’elemento visivo inteso come aspetto del sonoro: questa chiave di lettura è una proposta ulteriore per l’esperienza percettiva del pubblico, oltre ad essere la specificità propria della ricerca stessa dell’autore.

Infine, a chiudere il progetto l’installazione-performance di Gábor Lázár A Trap for your Attention avviene per una sera soltanto nella piazza della corte, spazio connettivo a Villa Brivio. Questo momento conclude e apre allo stesso tempo: un intervento temporaneo, con luci al led e suoni elettronici, agisce nelle misure grandi, nei riverberi e nell’aspettativa della durata limitata di una performance, andando a rivelare il volume di quel vuoto architettonico capace, insieme ai suoi abitanti, di essere portatore di libertà d’azione.

  

Frequente

Frequente è un’organizzazione culturale e un centro di ricerca indipendente per le arti sonore e la diffusione della cultura auditiva.

Promuove la pratica spaziale, le attività performative, la didattica e i progetti capaci di allargare gli orizzonti delle arti sonore. Frequente è un progetto di Nicola Ratti, Gaia Martino e Enrico Malatesta, in collaborazione con Attila Faravelli, Standards Studio e O’.

 

Bio

STEPHEN CORNFORD

Artista audiovisivo e ricercatore, indirizza la sua indagine a partire dal fascino per i dispositivi elettronici di largo consumo: come questi sono diffusi e quanto influiscono sulla percezione della realtà. È ricercatore presso la Sonic Art Research Unit alla Oxford Brokkes University, dove dirige con Paul Whitty il Festival annuale Audiograft. Insieme a Samuel Rodgers, inoltre, ha fondato Consumer Waste record label.

SEIJI MORIMOTO

Artista sonoro nato a Tokyo, dal 2003 vive e lavora a Berlino. Il suo interesse è rivolto alle apparenze acustiche instabili che si creano tra l’incontro di oggetti ed elementi inusuali, come ad esempio l’acqua e le pietre, con diversi mezzi tecnici. Ha preso parte a numerose mostre e festival internazionali in Europa e in Giappone.

GÁBOR LÁZÁR

Musicista e artista sonoro ungherese attivo da pochi anni, Gábor Lázár è riuscito ad imporsi all’attenzione internazionale in virtù del riconoscibile e originale apporto che sta fornendo al mondo della ricerca sonora. Dopo aver concluso gli studi, Gábor ha pubblicato l’album ‘ILS’ e ‘EP16’ nel 2014. Ha collaborato con Russell Haswell e Mark Fell, presentato il suo lavoro in contesti come CTM festival, ZKM di Karlsruhe, Empty Gallery di Hong Kong, La Casa Encendida di Madrid e realizzato una mostra personale alla House of Electronic Arts di Basilea.

 

Villa Brivio, Nova Milanese (MB)

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Il cantautore italiano al Conservatorio per il suo tour "Apriti Sesamo"

Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. E un felice ritorno professionale. Tra i brani compare infatti anche Eri con me, scritta appositamente per Alice e contenuta anche nell'album della cantante. Apriti Sesamo Tour è al Conservatorio Giuseppe Verdi dal 31 gennaio al 3 febbraio.

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Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale

Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.

 

Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.

Bangui (RCA), 20 mai 2022 : 165 Casques bleus camerounais de l'Unité de police constituée de la MINUSCA, en fin de mission, ont reçu la médaille des Nations Unies au cours d'une cérémonie. Ces Casques bleus ont été honorés pour leur contribution et efforts multiformes à la stabilisation et le retour de la paix en république centrafricaine.

  

Photo : MINUSCA / Leonel GROTHE

La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

(further pictures and information you can see if you go to the end of page and by clicking on the link...)

Belvedere

Belvedere Castle. Garden Front of the Lower Belvedere.

Belvedere Palace stands supposedly on the foundations of a Roman camp that had been erected here for strategic reasons. In 1693 Prince Eugene of Savoy acquired field and vineyard grounds between today's Rennweg and today's Gürtel. In 1700 Johann Lukas von Hildebrandt began with the construction of a palace garden (Lower Belvedere), whose in French-style layed out park was equipped with large water basins, an orangery with precious foreign plants and a menagerie. Prince Eugene was a great animal lover, and some animals in his collection could be fed exclusively by himself.

1720 the Prince conceived the plan the summer palace to supplement by a another palace building on the hill of the garden.

The 1721 by Johann Lukas von Hildebrandt begun works had been completed in 1724. The Upper Belvedere served in contrast to the Lower only representative purposes and was never meant to live.

The Prince and his architect managed a perfect symbiosis between architecture and garden. After the death of the Savoy (1736) inherited his niece Victoria of Savoy-Soisson, nee Princess Hildburghausen, all his possessions. From her the Habsburgs beginning of 1752 acquired the Belvedere. From 1755 Empress Maria Theresa moved the Arcierenleibgarde (Royal Company of the Archers) and the Galician Guard in the annex of the Belvedere. Besides, the castle stood almost empty.

Belvedere Castle. Engraving by Salomon Kleiner 1731/40 (left).

Vienna from the Belvedere. Coloured copper engraving by Carl Schütz, 1784 (right).

1770 Belvedere Palace was venue of brilliant festivities:

In castle and park the marriage of Archduchess Maria Antonia (Marie Antoinette) with the Dauphin of France by proxy (per procura) was celebrated. About 2,000 people were invited, more than 1,500 bottles of champagne, which was far from home in Vienna at that time,

were emptied. For hospitality of the guests, there were round tables, which were covered with silver. However, the Court of Vienna had a large part of the silver service to rent of nobles, because the stocks of the silver chamber were not sufficient. Finished was the festival by a magnificent fireworks.

1776, the imperial picture gallery from the Stallburg (home of the famous Lipizzan stallions) was transferred to the Upper Belvedere, the animals of the menagerie came to Schönbrunn. Shortly before the Congress of Vienna in 1814 in the Lower Belvedere the Ambras Collection was exposed. During the war against Napoleon (1805-1809), much of the collection of paintings had to be outsourced. The Corsican claimed 400 masterpieces for himself, but which after his defeat at Waterloo to the Habsburgs have been restituted. The after the French wars completely neglected building has been restored 1850-1866.

Castle Park with Upper Belvedere. Photograph, around 1890.

1819 Emperor Franz II (I) the Institute of Botany, University of Vienna, had given spacious grounds for enlargement of the Botanical Garden at Rennweg. Franz was very interested in botany and in accordance with a Habsburg House bill - every Archduke must learn a civilian job - has been educated for gardener. In an adjoining garden of Schloß Belvedere he had from his private funds laid out a botanical garden ("Flora Austriaca") which was left to the Institute of Botany for use.

During the cholera epidemic of 1831, the Belvedere served as well as Schönbrunn Palace the imperial family as a refuge; supposedly one was there protected from the bad air, which was attributed to the onset of the disease. Both castles lay in the "countryside", the air was much better here than in the densely populated city. During wartime, a hospital was set up in the castle.

As the space for the imperial collections became too small, it was thought to expand the Upper Belvedere by wing buildings. This plan was dropped for aesthetic reasons, however. After the expansion of the city (razing of the bastions and glacis) arose on the ring road the newly created Court Museums; moved there in 1891 the major part of the paintings.

Archduke-Heir to the Throne Franz Ferdinand of Austria-Este at folk and children's party in the park of the Belvedere Palace. Photograph, 1905.

To 1893/94 it is likely that Archduke Franz Ferdinand has chosen the Upper Belvedere to his residence in Vienna. Other sources say that it had been assigned to him by the Emperor Franz Joseph as a place to stay in Vienna. The rooms have been restored, adapted for residential purposes and supplemented with neo-Baroque furniture. The heir of the Este collections furnished his residence with numerous works of art. He had envisaged the castle for the accommodation of his collections; in 1893 were numerous boxes from India and Singapore in Belvedere stored. 1894 Emperor Franz Joseph could see the collection: "Yesterday I went to the Belvedere, where Franzi showed me his now quite and very nicely prepared collections. The same are as imposing as interesting by the incredible amount of objects and by the rarity and beauty of them. I believe that this exhibition would be interesting for you", wrote the monarch to his wife, Empress Elisabeth. That same year, Archduke Franz Ferdinand showed his collections his future wife, Sophie Chotková,

"Where I unaware of your fatigue with particular brutality you dragged from box to box" as he apologetically from Budweis wrote to the Countess.

Then the collections moved one the one hand to the Palais Modena in the Beatrixgasse, on the other hand to Konopischt. Only in 1898, Franz Ferdinand was granted by Emperor Franz Joseph to move into the Belvedere as Vienna Residence. More revitalization works were carried out and were also necessary. Technical modernization and preservation of the original building condition had priority - as always with the projects of Archduke Franz Ferdinand. As furnishings served still preserved furnitures from Schloss Hof, which were supplemented by new ones in old style. The private rooms in addition to electric lighting were equipped with central heating.

Belvedere Castle. Staircase in the Upper Belvedere (left).

Marble plastic "Apotheosis of Prince Eugene" by Balthasar Permoser in Gold Cabinet of the Lower Belvedere (right).

If his presence was needed in Vienna, Franz Ferdinand here could lead a normal family life and escape the pressures of court ceremonial, in which the to him in morganatic marriage affiliated wife was exposed to the evils of the courtiers. When the heir to the throne invited guests to the Belvedere, he was sitting opposite his wife as a hostess while she was ranked in the Hofburg always after the latest unmarried Archduchess. About the cozy family life at Belvedere reported Prince von Clary-Aldringens:

"Aunt Sophie invited us ... to snack into a Belvedere, unexpectedly, suddenly appeared the Archduke - we literally froze in our Hab-Acht-position (stand at attention). He greeted us warmly ... [I got to know] the Archduke as a friendly landlord, who was playing and laughing with his Children..."

Between 1899 and 1914 in the Lower Belvedere the military bureau of the heir to the throne was housed. Other well-known Residents - but of outbuildings - were Anton Bruckner, who in 1896 died in the Kustodenwohnung (guardian house), and Richard Strauss, who lived here from 1925 to 1944.

After the assassination of the Archduke and his wife in Sarajevo, the Belvedere should serve as the residence of the new heir to the throne, Archduke Karl and his family. This, however, preferred living in Schönbrunn and especially in the villa Wartholz. In 1917, Charles' brother Archduke Maximilian moved with his family into the Belvedere.

During World War II the castle was badly damaged by bombs, but rebuilt after the war ended immediately. On 15 May 1955 was the Marble Hall venue of the signing of the Austrian State Treaty. Today, the Upper Belvedere houses important art collections.

Excerpts from

Thus lived the Habsburgs - Imperial and Royal Palaces in the

Austro-Hungarian Monarchy

Ingrid Haslinger, Gerhard Trumler

Christian Brandstätter Verlag mbH

The publishing service for museums, businesses and

public bodies

www.brandstaetter - verlag.at

Denomination of the summer residence which Prince Eugene of Savoy himself had erected btw Rennweg and Swiss Garden. The term which refers to the unique view over Vienna dates from the time of Maria Theresa. Prinz Eugen bought in 1697 a plot of land at the Rennweg, which he extended to 1721 in four stages to the current area. Between 1714 and 1716 emerged the Lower Belvedere It is an elongated ground floor building, designed of a 7-axes central projection, two wings and two corner pavilions. The 3-axis central pavilion houses the Marble Hall. The castle the only rarely in Vienna sojourning builder served during the summer months as a pleasure palace.

Only in 1720 commenced construction works for the Upper Belvedere, first drawings for this existed already in 1717. The in it extent and form language compared to the Lower Belvedere especially magnificent Upper Belvedere served primarily as a representative setting for grand receptions and festivities. The architectural history of the example due to the loss of the Eugenianischen Bauarchivs (construction archiv of Prince Eugene) cannot be explored in detail without any gaps. 1723 (according to Rizzi 1721/22) the Upper Belvedere s is considered complete. The architect Johann Lukas von Hildebrandt, who repeatedly worked for Prince Eugen, with the construction of the Belvedere has created his main work. It counts in its multiform architectonic as well as sculptural structure to the most important baroque buildings of the 18th century. The to the ensemble belonging, btw Upper and Lower Belvedere laying garden has been created by the Bavarian horticultural engineer D. Girard and today only in broad terms is original. The designs for the interior of the castle stem from C. le Fort du Plessy.

After the death of the prince the belvedere went into the possession of his sole heiress, Victoria Duchess of Saxe-Hildburghausen. She sold it in 1752 to Maria Theresa. At the behest of Joseph II from 1775 the imperial picture gallery was transferred here, which in 1781 for the first time was open to the public. had. Since 1806 was located in the Lower Belvedere the Ambras Collection. Both collections were in 1890 in the Museum of Art History transferred. In 1894, the palace became residence for the heir to the throne Archduke Franz Ferdinand.

After the first World War I the Republic of Austria in Belvedere installed the Austrian Gallery. 1945 suffered the Belvedere severe war damage. In 1950, the "Gold Cabinet" in the north-eastern corner pavilion of the Upper Belvedere was destroyed by fire and replaced by a copy. The since 1988 ongoing general renovation should have been completed in 1996.

aeiou - the cultural information system of the bm: bwk

14,000 key words and 2000 pictures from history, geography, politics and business in Austria

www.aeiou.at

Austrian Gallery Belvedere

The in the center of Vienna situated Belvedere palaces with their extensive parks form an impressive baroque Gesamtkunstwerk. The Museum in the Upper and Lower Castle

provides an excellent overview of the Austrian Art from the Middle Ages to the present. the collections of the 19th and 20th Century also include an exquisite inventory of international art. World Famous works by Klimt, Schiele, Kokoschka, Renoir and Monet you can see in the upper

Belvedere, from where you can enjoy a spectacular view to the center of Vienna. In the historic rooms of the Lower Belvedere are shown works of art from the Middle Ages and Baroque.

Austrian Gallery Belvedere

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Phone +43 / ( 0) 1 / 79557-0

Fax +43 / (0) 1/79 84 337

Upper Belvedere

Collections of the 19th and 20th century

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Lower Belvedere

Baroque Museum, and Museum of Medieval Art

Rennweg 6a, A - 1030 Vienna

www.wien-vienna.at/blickpunkte.php?ID=255

La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

Il verso è tutto. Nella imitazion della Natura nessun istrumento d'arte è più vivo, agile, acuto, vario, multiforme, plastico, obediente, sensibile, fedele. Più compatto del marmo, più malleabile della cera, più sottile d'un fluido, più vibrante d'una corda, più luminoso d'una gemma, più fragrante d'un fiore, più tagliente d'una spada, più flessibile d'un virgulto, più carezzevole d'un murmure, più terribile d'un tuono, il verso è tutto e può tutto. Può rendere i minimi moti del sentimento e i minimi moti della sensazione; può definire l'indefinibile e dire l'ineffabile; può abbracciare l'illimitato e penetrare l'abisso; può avere dimensioni d'eternità; può rappresentare il sopraumano, il soprannaturale, l'oltramirabile; può inebriare come un vino, rapire come un'estasi; può nel tempo medesimo posseder il nostro intelletto, il nostro spirito, il nostro corpo; può, infine, raggiungere l'Assoluto.

 

Da Il Piacere di Gabriele D'Annunzio (1889)

 

MANIFESTO DELL'ESTETISMO. LA ROSA è BELLEZZA ED UN ESTETA LE AMEREBBE ALLA FOLLIA.

“edo(ar)do” (fragmento), Eduardo Salvino, 2009. Técnica: mista. Material: fogo e plástico.

Dimensão: 170 x 120 x 120 cm (aproximadamente). Fotos: Lina Lopes.

A partir do tema auto-retrato, ao me apropriar do brinquedo educativo “pino mágico”, eu penso questões que perpassam

o erro, a incompletude, a incerteza, o imprevisto, a instabilidade. Adenso as minhas reflexões sobre o jogo e suas

interações que visam metas e objetivos. O brinquedo “pino mágico”, uma peça que tem aproximadamente 3 x 1 cm,

possibilita, construções de infinitas formas; carros, casas, plantas, etc.. Em “edo(ar)do” estou negando a

proposição original desse brinquedo, ao soldar, com um maçarico, 20.000 peças (pinos).

 

Nessa proposta pretendo dar continuidade a esta escultura em processo, esta instalação: um “monstro multiforme

e colorido” com proporções e medidas próximas as minhas. Uma mixagem analógica, onde o ato

de soldar torna-se preponderante, uma tarefa que acontece em etapas, entre 5 a 8 turnos, em diferentes

dias durante as semanas de exibição do trabalho. Com um maçarico de cozinha (a base de gás azul /

gás butano) e em meio aos 20 mil pinos esparramados pelo piso do espaço expositivo, vou

soldando estes mesmos pinos sem uma direção ou ordenação pré-definidas.

As mudanças desse “ser multiforme” serão documentadas em áudio e vídeo e o material obtido formará a base de um

audiovisual que ficará até o fim da exposição, mostrando o desenrolar da ação. Esse trabalho em progresso pretende

se um ser que agrega fragmentos, fogo e cor. Um ser descontínuo, um ser vacilante e sem polaridades, um ser passível

de desmoronamento.

     

La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

PDC 2012 Show Final

Section 1: Registered Extra Large Flowers 7” or more in diameter

'Butter Cream'(Whatley, 1998)

Cynthia Dye

 

Section 2:Registered Large Flowers 4 1/2” or more but under 7”

'Last Snowflake'(Stamile, 2006)

J D Stadler

 

Section 3: Registered Small Flowers 3” or more but under 4 1/2”

'Changing Latitudes'(Shooter-E., 1997)

Gail Moore

 

Section 4: Registered Miniature Flowers less than 3”

'Brookwood Black Kitten'(Sharp, 1995)

Gail Moore

 

Section 5: Registered Double, Polymerous, and Multiform Flowers

'Sebastian the Crab'(Joiner-J., 2003)

Bill Gluck

 

Section 6: Registered Spider Flowers – Spider ratio 4.0:1 or greater

'Skinwalker'(Roberts-N., 1997)

Tom Moore Best In Show

 

Section 7: Registered Unusual Form Flowers

'Walter's Tango'(Marx-Hensley, 2006)

Gail Moore

 

Section 8: Youth – Registered cultivars any size, form, or pattern.

'Ginger Peachy'(Lankart, 1969)

Morgan Rines

 

Section 9: Regional Popularity Poll –

'Carnival in Mexico'(Santa Lucia, 2000)

Cynthia Dye

 

Section 10: Seedlings (Optional listing – Any size, form or pattern)

 

J D Stadler

Bangui (RCA), 20 mai 2022 : 165 Casques bleus camerounais de l'Unité de police constituée de la MINUSCA, en fin de mission, ont reçu la médaille des Nations Unies au cours d'une cérémonie. Ces Casques bleus ont été honorés pour leur contribution et efforts multiformes à la stabilisation et le retour de la paix en république centrafricaine.

  

Photo : MINUSCA / Leonel GROTHE

Photographié le 25 septembre 2012 dans une forêt mixte dominée par les conifères, au sentier des Explorateurs du camping du Nid d'aigle, à Dubuisson, en Abitibi-Témiscamingue.

 

Espèce : Cortinarius multiformis / Cortinaire multiforme pat250912-05

Date : 25 septembre 2012

Lieu : sentier des Explorateurs, camping du Nid d’aigle, Dubuisson Habitat/substrat : mousse, sous des cèdres et des épinettes

Descr. espèce photo. : solitaire, chap. 6,1 cm diam., convexe, viscidule, marge incurvée, orangé; lames adnées, blanchâtres, plutôt espacées, assez minces; pied 8,5 cm long, 1,8 cm diam., élargi vers le bas et bulbeux, strié, blanc, jaunissant-brunissant au froissement; odeur agréable, saveur douce. Sporée brun rouille.

 

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Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale

Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.

 

Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.

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Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale

Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.

 

Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.

Parco degli Acquedotti - Rome - Lazio - Italy

 

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Ilford FP4Plus

Tetenal Ultrafin Plus 1+4 cont. agitation 5:00 + 3 min. stand

 

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La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

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Rkomi è sul palco dell’Ippodromo SNAI La Maura di Milano nella giornata di sabato 11 giugno per gli I-Days prima degli Imagine Dragons, con il suo Insuperabile Summer Tour 2022.

 

Rkomi, pseudonimo di Mirko Manuele Martorana, dopo la pubblicazione del progetto Dasein Sollen, nel 2017 fa uscire il suo primo album ufficiale, Io in Terra, apprezzatissimo da pubblico e critica e certificato disco di Platino. Nel 2018 è la volta del libro/EP Ossigeno, un concept project dedicato proprio al suo originale processo creativo. Nel 2019 esce Dove gli occhi non arrivano, registrato tra l'Italia e il Sudafrica e lavoro particolarmente ambizioso, dove si distacca dal classico metodo di produzione trap e hip hop per abbracciare una musicalità più sfaccettata e multiforme. Dove gli occhi non arrivano è stato certificato disco di Platino.

 

Il 30 aprile 2021 esce Taxi Driver, il nuovo album dove l’artista si spinge ancora più in avanti nel suo personale percorso artistico. Frutto di un lungo lavoro sulle canzoni che lo ha portato alla ricerca di nuovi stimoli, il titolo, oltre all'ovvia citazione cinematografica che racchiude, spiega molto bene il concept del progetto. Come un tassista dallo sguardo acuto e impenetrabile, abituato a vivere e respirare la metropoli assorbendone ogni vibrazione positiva e negativa, l’artista entra in mondi e storie diverse, senza perdere la propria identità e i tratti che lo contraddistinguono, ma spingendosi ancora più lontano.

 

L’album Taxi Driver, ha incoronato Rkomi come una delle voci più interessanti della sua generazione, è stato certificato doppio disco di platino, con oltre 290 milioni di streaming e un ritorno alla n°1 della classifica FIMI-GFK dopo ben quattro mesi dall’uscita dell’album. Risultati strepitosi anche sul versante singoli, con ben tre brani saldamente in top 10 nella classifica Top 50 SpotifyGlobal (Partire da te, Nuova Range feat. Sfera Ebbasta e Luna Piena feat. Irama).

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Il cantautore italiano al Conservatorio per il suo tour "Apriti Sesamo"

Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. E un felice ritorno professionale. Tra i brani compare infatti anche Eri con me, scritta appositamente per Alice e contenuta anche nell'album della cantante. Apriti Sesamo Tour è al Conservatorio Giuseppe Verdi dal 31 gennaio al 3 febbraio.

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Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale

Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.

 

Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.

Specifications

Outside

The church is built over a cross-shaped floor plan. The focal point over the crossing is the central, slender dome on a high, octagonal drum with an octagonal lantern. The two three-storey façade towers are structured with pilasters and cornices, which in the lowest part enclose two figure niches and one window opening at the top. The capitals of the pilasters show Tuscan, Ionian and Corinthian forms in ascending order of the stories. The towers are crowned by high onion helmets. The oldest bell was cast in 1728 by Andreas Röder. The 900 kg crucifix and the 368 kg petrus bell were purchased in 1964. In the niches of the towers, three figures each are placed: at the north tower below a monk, probably St. Benedict or Francis of Assisi, above John the Baptist and on the outside a late Baroque Saint Ulrich. At the south tower are below the holy Ferdinand of Castile, above the holy Helena and outside a 1859 manufactured Antonius of Padua set. Between the towers, the curved façade on the ground floor has a rectangular porch above the entrance, on which stands an ecce homo group. The end of the central facade forms an aedicule with a figure niche, which contains an in 1929 by Jacob Campidell created figure of the Christ King in preacher gesture. On the underside of the portico is the multiform figure of Christ, painted in the first half of the 19th century. To the east of the northern facade tower is an oval connecting room that leads to the small, narrow-stretched Holy Cross Chapel with west choir, which is added on the north side of the church.

Inside

On the one and a half yoke long nave follows the crossing and the transept with semicircular apses. The two-bay choir ends in an apse and has on both sides of the second chancel square extensions with oratories on the upper floor. The walls are divided by pilasters with rich capitals, by a cranked, strongly projecting cornice with segmental arched windows above. Under the slightly swung organ loft, this shows the with "F. P. 1743" signed expulsion of the changers from the temple.

 

Baubeschreibung

Außen

Die Kirche ist über einem kreuzförmigen Grundriss gebaut. Mittelpunkt ist über der Vierung die zentrale schlanke Kuppel auf hohem, achteckigem Tambour mit einer achteckigen Laterne. Die zwei dreigeschossigen Fassadentürme sind mit Pilastern und Gesimsen gegliedert, die im untersten Teil zwei Figurennischen und oben je eine Fensteröffnungen umschließen. Die Kapitelle der Pilaster weisen in aufsteigender Folge der Geschosse toskanische, ionische und korinthische Formen auf. Die Türme werden von hohen Zwiebelhelmen bekrönt. Die älteste Glocke wurde 1728 von Andreas Röder gegossen. Die 900 kg schwere Kreuzglocke und die 368 kg schwere Petrusglocke wurden 1964 angeschafft. In den Nischen der Türme sind je drei Figuren aufgestellt: Am Nordturm unten ein Mönch, wohl der heilige Benedikt oder Franz von Assisi, oben Johannes der Täufer und an der Außenseite ein spätbarocker heiliger Ulrich. Am Südturm sind unten der heilige Ferdinand von Kastilien, oben die heilige Helena und außen ein 1859 gefertigter Antonius von Padua eingestellt. Zwischen den Türmen hat die eingeschwungene Fassade erdgeschossig einen rechteckigen Vorbau über dem Eingang, auf dem eine Ecce-homo-Gruppe steht. Den Abschluss der Mittelfassade bildet eine Ädikula mit einer Figurennische, die eine 1929 von Jacob Campidell geschaffene Figur des Christkönigs in Predigergestus birgt. Auf der Unterseite des Portikus ist die vielfigurige Anklage Christi gemalt, die in der ersten Hälfte des 19. Jahrhunderts entstand. Östlich des nördlichen Fassadenturms befindet sich ein ovaler Verbindungsraum, der in die kleine, schmalgestreckte Heiligenkreuzkapelle mit Westchor führt, die an der Nordseite der Kirche angebaut ist.

Innen

Auf das eineinhalb Joch lange Langhaus folgt die Vierung und das Querhaus mit halbrunden Apsiden. Der zweijochige Chor endet in einer Apsis und hat auf beiden Seiten des zweiten Chorjoches quadratische Anbauten mit Oratorien im Obergeschoss. Die Wände sind durch Pilaster mit reichen Kapitellen, durch ein verkröpftes, stark ausladendes Gesims mit segmentbogenförmigen Fenstern darüber gegliedert. Unter der leicht eingeschwungenen Orgelempore zeigt das mit „F. P. 1743“ signierte Gemälde die Vertreibung der Wechsler aus dem Tempel.

de.wikipedia.org/wiki/Heiligenkreuzkirche_Villach#Geschichte

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Parco degli Acquedotti - Rome - Lazio - Italy

 

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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: PROF. ARCH. GUSTAVO GIOVANNONI, “TRA STORIA E PROGETTO”, [PDF], pp. 1-5; 5|2 – 15|3 2016 Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano, (02|2016). IN: Prof.ssa Arch. Maria Grazia Turco [ACADEMIA.EDU].

 

PDF = PROF. ARCH. GUSTAVO GIOVANNONI, “TRA STORIA E PROGETTO”, [PDF], pp. 1-5; 5 febbraio – 15 marzo 2016 Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano, (02|2016). IN: Prof.ssa Arch. Maria Grazia Turco [ACADEMIA.EDU] [PDF], pp. 1-5.

 

www.academia.edu/21496076/Gustavo_Giovannoni_tra_Storia_e...

 

ROMA – PROF. ARCH. GUSTAVO GIOVANNONI, “TRA STORIA E PROGETTO”, 5 febbraio – 15 marzo 2016 Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano, (02|2016).

 

Amava definirsi «ingegnere umanista» Gustavo Giovannoni (1873-1947), una delle figure centrali per l’urbanistica e l’architettura italiane nella prima metàdel Novecento. Nel suo lavoro ha unito alla ricerca teorica e accademica, la creazione di piani urbanistici, la stesura e la realizzazione di progetti architettonici articolati, la cura per il restauro esteso dai monumenti alla città antica nel suo complesso, l’attenzione all’ambiente naturale nel suo rapporto con la città.

 

La mostra “Tra storia e progetto” presenta, in larga parte per la prima volta al pubblico, una selezione ragionata del suo ricchissimo archivio conservato presso la Casa dei Crescenzi, sede del Centro di Studi per la Storia dell’Architettura fondato da Giovannoni stesso nel 1939.

 

I disegni, gli schizzi, le fotografie e gli altri documenti, testimoniano il respiro della produzione di studioso, teorico e progettista di Giovannoni negli anni 1895-1947. In questo arco di tempo lo studioso informato e sensibile al contesto culturale di respiro europeo, recupera e metabolizza in chiave italiana gli apporti del dibattito internazionale nei diversi campi: della storia, del progetto a scala architettonica e urbana, del restauro e della tutela ambientale.

 

Curata dal Centro di Studi per la Storia dell’Architettura, la mostra è realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma. Il progetto d’allestimento, di Massimo Zammerini, espone materiali oggetto di un accurato restauro, realizzato nell’ambito di una campagna per la tutela e la valorizzazione del patrimonio del Centro di Studi per la Storia dell’Architettura, con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza archivistica del Lazio.

 

L’esposizione è stata articolata in diverse sezioni –La storia e l’architettura, Architetture, città e paesaggio, La scienza dei monumenti, Giovannoni e le istituzioni– ciascuna dedicata a illustrare un aspetto della multiforme biografia intellettuale dell’«ingegnere umanista»

 

FONTE | SOURCE:

 

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: PROF. ARCH. GUSTAVO GIOVANNONI, “TRA STORIA E PROGETTO”, 5 febbraio – 15 marzo 2016 Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano, (02|2016). Il Dipartimento di Architettura e Progetto | LA SAPIENZA (02|2016).

 

— GIOVANNONI, Gustavo, Roma, 1873 – Roma, 1947, in: ARCHIVI DEGLI ARCHITETTI, ROMA (02|2016).

 

— PROF. ARCH. GUSTAVO GIOVANNONI, in: ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA (2010-16).

 

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Personaggio poliedrico, nato architetto e cresciuto in modo multiforme.

Famosissimo per le copertine del New Yorker, nelle didascalie e nelle testimonianze viene descritto come colui che sapeva scrivere senza usare le parole.

E che - secondo me - aveva una capacità di osservazione non comune.

 

Una mostra ricchissima di sue opere che accompagnano la sua vita divisa tra Romania (dove nacque), New York, Milano (dove si è laureato e dove è tornato anche in un secondo tempo) e altre nazioni (ai tempi delle seconda Guerra Mondiale, durante la quale ha lavorato anche come spia occupandosi di propaganda e contro-informazione).

 

Una storia (la sua) che sembra un romanzo.

Un lavoro (il suo) di grande acume.

 

Nota interessante: in preparazione alla mostra, o anche durante la sua visita, è possibile ascoltare il Podcast a lui dedicato, disponibile sul sito della Triennale (e su SoundCloud), scritto e letto da Francesco Costa de Il Post.

KODAK Digital Still Camera

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Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale

Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.

 

Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.

www.flickr.com/groups/marchioit/

 

Un dato di partenza è la fragilità della nostra classe politica. Una fragilità così profonda cheper un battito di ciglia collassa. Questo è il vero dato, la vera sostanza del progetto sta nella qualità che si crea nella relazione. Il “ridicolo” che riscontriamo nel progetto è il “ridicolo”di un percorso o di un processo, che seppure indiscutibile (è stato fatto dalla Landor non da sprovveduti o ingenui grafici della domenica), produce un disvalore. Un qualcosa in cui noi,non in quanto grafici, ma soprattutto come cittadini non ci riconosciamo. Non vorremmomai indossare questo abito, in primo luogo perché non ci rappresenta e non rappresenta neppure lo stereotipo (o gli stereotipi) della nostra nazione. Forse è meglio esser conosciuti per il paese del sole, della pizza e del mandolino. Simboli che sono archetipi culturali, capaci

di essere popolari, ma anche universali e quindi di essere decodificati. Poi naturalmente viene la forma, che non è irrilevante o secondaria. Ma senza la sostanza, la forma non serve a nulla. Il progetto vincente ha in tutto ciò la sua debolezza. Il suo non essere sintesi, la sua incapacità a rendere i sapori, i valori, i difetti, i colori dell’essere Italia. La lettura del marchio è un percorso meccanico, dove ogni passo viene giustificato per sorreggere il seguente. Ma una “i” bodoniana con un pallino colorato è lontana mille miglia dalla purezza ideale del bello di Bodoni o di Canova. E la bellezza non è una nostra dote?

L’artificiosità segmentata di questo costrutto visivo è mera deduzione, senza anima e

passione. Ma l’anima e la passione non sono una nostra dote? Che senso ha costringere una “t” minuscola a dover somigliare, peraltro senza riuscirci, ad un profilo geografico. Così con un percorso totalmente astratto, da chirurgo che di certo non vive nei telefilm sui pronto soccorso, si sublima in un sorta di sacco verde cose che hanno ben altre ragioni e forme.

E la forma della nostra nazione non è una singolare dote?

Il modello deterministico e auto-valorizzante del marketing partorisce il topolino.

La presunzione asettica, che non si sporca mai le mani, che non vive nella società, ma solo nei sondaggi e nei rilevamenti statistici pensa davvero di poter produrre la sintesi di un paese? Un corpo così ampio e multiforme - come una nazione - è davvero difficile pensarlo in un segno, ma cesellarlo con un insipido sapere tecnico è davvero dare la risposta sbagliata.

(...)Cosa possono fare le associazioni, e io posso parlare della sola a cui sono iscritto, cioè l’Aiap, di fronte a tutto ciò. Quando mi trovo in queste ambasce la prima cosa che penso è: dove abbiamo sbagliato? Si, perché prima che gridare al vento, giustamente ma senza grandi ritorni, quasi fosse la questione una cosa che riguarda solo noi grafici la nostra “cerchia” (ma non è vero, dei costi ci sono anche per i cittadini), penso che la nostra motivazione all’ascolto e al coinvolgimento ad un diverso sentire nei confronti dei nostri amministratori è infinitamente debole. Forse per far valere le cose di cui sopra, dovrei, dovrebbe l’Aiap che so convincere Sgarbi ad urlare di fronte a tanta pochezza! Forse porteremmo a casa qualche risultato, e poi? Il valore del nostro lavoro è da sempre sottostimato, ancellare, invisibile, ma, credo, anche centrale, importante ed indispensabile (è la ragione per cui lo svolgo).

Ma quanto sappiamo trasferire queste qualità nel lavoro quotidiano, nei nostri interlocutori, nei nostri utenti? E quanto li stiamo ad ascoltare e non li deformiamo con le nostre presunzioni visive? Avviene nel piccolo, ma diventa pachidermico in questo caso. Credo che se potessi prender sotto braccio Prodi o Rutelli, saprei far capire cosa non va. Perché certo il politico non sa guardare e quindi si affida a dei fiduciari (i giurati), persone degnissime ma sostanzialmente impreparate a gestire tali scelte. Quello che abbiamo ottenuto è davvero quello che voleva Prodi o Rutelli, e che ci hanno presentato in conferenza stampa?

Ora il ridicolo sta qui, in questa parodia del progetto, che compra dalla multinazionale, lo paga tanto (e speriamo che da oggi tutti gli amministratori pubblici riconoscono il valore economico delle nostre professionalità), lo annuncia in pompa magna, ma tutti noi ci vergogniamo! I love Italia, direbbe Milton Glaser.

 

23.02.2007

Mario Piazza

Aisément reconnaissable par un style coloré, inspiré du Pop’Art, les figures portent sur les aspects

multiformes que revêt la féminité. Un regard, une épaule, une chevelure blonde directement

inspirée des héroïnes hitchcockiennes, un accessoire, un vêtement, autant de signes que décline la

féminité avec toutes ses singularités. Dans un monde très animé, souvent agressif et parfois violent,

Corinne Dauger veut rester sur une dynamique de sérénité et d’apaisement.

Presentazione di Argo H2O e di Argo Art Projects ed esposizione di alcune opere da WATERSHAPE, a cura di Eleonora Di Erasmo e Daniela Shalom Vagata, sabato 21 dicembre 2013, Roma.

Live-set "Snowy Afternoon" di Andrea Buratta aka Novembertraum

 

Video, musica, fotografie di:

Andrea Buratta aka Novembertraum, Stefano Bandini, Sebastiano Luciano, Chie Matsui, Andrés Mendéz, Monochrome Circus, Yoichi Nagano, Masakatsu Tagaki, Chris Rudz, Yasu Suzuka, Toru Yamanaka

 

Argo rivista d’esplorazione dedica il nuovo numero Argo H2O al tema fluido e multiforme dell’acqua: acqua come fonte primordiale di vita, frontiera dell’orizzonte umano, risorsa e bene comune. Pensati appositamente per questo nuovo numero, sono visibili nelle versioni cartacea e online di Argo H2O i progetti Voce al silenzio e WATERSHAPE.

 

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Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale

Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.

 

Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.

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