View allAll Photos Tagged multiform
Escursionismo - Escursione " le vie dei santi "
Domenica 19 Febbraio 2017
Direttori d’escursione: Vai Mauro Magnani Nicola
Foto: Vai Mauro
Resoconto della giornata.
La prima escursione del nuovo anno degli scarponi con le ali affronta un tracciato nuovo , mai calcato da quando abbiamo introdotto nel Cai di Cesena questa tipologia di trekking.
La giornata e’ stupenda, il cielo limpido e azzurro e puntuali alle 7:30 ci incamminiamo in 15 dal luogo deputato per la partenza.
Il nome scelto ci anticipa quella che sara’ la tappa fondamentale del nostro percorso;San giovanni in Galilea.
Le nostre prime colline che gia’ in passato ci hanno regalato paesi e scorci interessanti dal punto di vista sia storico che naturalistico ci offrono una delle perle piu’ preziose; un borgo arroccato su uno sperone di roccia spettacolare , con una storia millenaria che parte dal neolitico , passando dall’eta’ del bronzo, quella del ferro , il periodo romano e tutto il medioevo, fino ai giorni nostri , con il passaggio della trafila di Garibaldi e della linea gotica durante il secondo conflitto mondiale.
Testimonianze di questa intensa attivita’ antropica , sono la pieve situata su un crocevia di strade che collegavano la valle del Rubicone con quella dell’Uso la cui storia comincia verso il VI secolo dc. e i resti della rocca e della cinta muraria in parte ancora conservati.
Una menzione particolare merita il piccolo museo Renzi , che chiaramente per motivi di tempo non abbiamo potuto visitare , che raccoglie i reperti riguardanti la millenaria storia dell’insediamento.
Il freddo mattutino, una volta scesi verso la valle della medrina , viene ben presto mitigato dalla salita a San Giovanni e dall’innalzarsi del sole che rende la giornata di puro stampo primaverile.
Una sosta caffe’ e foto , rinfranca il morale , spezza la fatica e ci permette di ammirare , appollaiati su quello sperone , il panorama delle valli circostanti; lo sguardo non ci consente di arrivare a vedere il mare solo a causa della foschia presente verso la riviera che confonde in un unico abbraccio terra e cielo.
Successivamente , una volta lasciato il borgo , ci incamminiamo lungo un ramo del variegato e multiforme percorso di San Vicinio (da qui il perche’ delle “vie dei santi” al plurale) che ci porta prima al guado del rio Tamburone e poi sul crinale del Gorolo (bel noto a chi pratica il ciclismo da strada).
Per chiudere l’anello riscendiamo ancora una volta verso il rio Medrina e passando dalla via della Madonna del fiore ci dirigiamo verso Borghi.
Un passaggio all’interno della parte antica del paese con le sue due chiese, e i resti della rocca e’ d’obbligo , prima di tornare alle macchine.
Sperando che il percorso abbia incontrato come in passato e’ gia’ successo , il favore dei partecipanti ci salutiamo , dandoci un arrivederci al prossimo appuntamento in programma, leggermente piu’ impegnativo di questo:
il 26 marzo , tempo permettendo , partiremo proprio da San Giovanni in Galilea per un anello che passando dalla valle del’Uso , lambira’ Montebello e la valle del Marecchia.
Nicola Magnani
2016 - Auditiva: thirding-as-othering
57° Premio Internazionale Bugatti Segantini, Progetti Speciali
Acura di Frequente
Con, Seiji Morimoto, Stephen Cornford, Gábor Lázár
L’ambiente è uno sfondo dinamico, non un contenitore ma l’animatore di un processo che è il contenuto stesso. È in continua trasformazione, il terreno di infinite possibilità, eterogeneo e in movimento, multiforme di natura. Ogni luogo è un linguaggio aperto. Da questa premessa prende avvio un intervento ideato da Frequente a partire dall’ambiente di Villa Brivio e realizzato, in collaborazione con Bice Bugatti Club, per la trama del suo spazio.
Auditiva: thirding-as-othering presenta al pubblico un’esperienza ambientale che si snoda attraverso il suono e che, durante più momenti, abita e invita ad abitare lo spazio di Villa Brivio. L’intento è proporre al visitatore un percorso libero, con due inizi e una fine centrale. Tre installazioni sonore site specific sono concepite come sculture ambientali, situazioni espanse che realizzano il significato della loro presenza nell’ascolto dei fruitori e nel legame con il luogo. Ambiente, opera e ascoltatore: tre forze dello stesso campo, soggetti aperti e indipendenti, indissolubilmente legati nel fatto stesso di esserci, ovvero essere presenti. Questi elementi mettono in atto una specie di trialettica (thirding) non oppositiva e nemmeno collaborativa, che produce estraniamento (othering) e rompe, così facendo, i confini precisi delle definizioni e dei ruoli. Ciò che unisce l’ambiente, l’opera sonora e l’ascoltatore non è dunque un processo intellettuale mediato dall’arte, bensì una coesistenza di tutti i protagonisti che, in una dinamica reciproca di attivazione, mobilitano la possibilità del luogo e realizzano la socialità nel suo aspetto più organico, ovverosia quello della conquista e della meraviglia, collettiva perché prima di tutto sentita personalmente.
La scelta stessa di proporre tre artisti per tre siti, completamente differenti e collegati l’uno nell’altro, manifesta la continuità del movimento che le installazioni sonore sono capaci di mettere in luce, così come l’invito stesso alla trialettica intesa quale gioco al disordine, che infrange le categorie, nullifica le opposizioni, conduce alla scoperta e mantiene l’equilibrio dinamico tra le parti.
Il giardino adiacente l’ingresso da strada ospita l’installazione di Seiji Morimoto: elementi sonori sottili, risultato di meccanismi analogici semplicemente costruiti, sono dislocati dall’artista e vanno a comporre uno spazio accogliente e perfettamente sistemato nel protocollo quotidiano dei suoni del giardino. Si tratta di un intervento appositamente pensato a partire dal luogo di installazione. Concomitante nello spazio della biblioteca ha luogo l’installazione Migration di Stephen Cornford. Un gruppo di dittafoni modificati dall’artista, con i loro movimenti e i loro suoni, sono sistemati per restituire la reminiscenza di una massa di uccelli o insetti in migrazione. Memore dell’appropriazione del temine “migrazione” come processo di trasmissione dati, l’opera riflette il movimento globale del consumo dei dispositivi elettronici e il loro rapido passaggio dall’essere prodotto all’essere rifiuto, dentro cicli di vita sempre più accelerati tra generazioni nella tecnologia. L’intervento comprende in sé l’elemento visivo inteso come aspetto del sonoro: questa chiave di lettura è una proposta ulteriore per l’esperienza percettiva del pubblico, oltre ad essere la specificità propria della ricerca stessa dell’autore.
Infine, a chiudere il progetto l’installazione-performance di Gábor Lázár A Trap for your Attention avviene per una sera soltanto nella piazza della corte, spazio connettivo a Villa Brivio. Questo momento conclude e apre allo stesso tempo: un intervento temporaneo, con luci al led e suoni elettronici, agisce nelle misure grandi, nei riverberi e nell’aspettativa della durata limitata di una performance, andando a rivelare il volume di quel vuoto architettonico capace, insieme ai suoi abitanti, di essere portatore di libertà d’azione.
Frequente
Frequente è un’organizzazione culturale e un centro di ricerca indipendente per le arti sonore e la diffusione della cultura auditiva.
Promuove la pratica spaziale, le attività performative, la didattica e i progetti capaci di allargare gli orizzonti delle arti sonore. Frequente è un progetto di Nicola Ratti, Gaia Martino e Enrico Malatesta, in collaborazione con Attila Faravelli, Standards Studio e O’.
Bio
STEPHEN CORNFORD
Artista audiovisivo e ricercatore, indirizza la sua indagine a partire dal fascino per i dispositivi elettronici di largo consumo: come questi sono diffusi e quanto influiscono sulla percezione della realtà. È ricercatore presso la Sonic Art Research Unit alla Oxford Brokkes University, dove dirige con Paul Whitty il Festival annuale Audiograft. Insieme a Samuel Rodgers, inoltre, ha fondato Consumer Waste record label.
SEIJI MORIMOTO
Artista sonoro nato a Tokyo, dal 2003 vive e lavora a Berlino. Il suo interesse è rivolto alle apparenze acustiche instabili che si creano tra l’incontro di oggetti ed elementi inusuali, come ad esempio l’acqua e le pietre, con diversi mezzi tecnici. Ha preso parte a numerose mostre e festival internazionali in Europa e in Giappone.
GÁBOR LÁZÁR
Musicista e artista sonoro ungherese attivo da pochi anni, Gábor Lázár è riuscito ad imporsi all’attenzione internazionale in virtù del riconoscibile e originale apporto che sta fornendo al mondo della ricerca sonora. Dopo aver concluso gli studi, Gábor ha pubblicato l’album ‘ILS’ e ‘EP16’ nel 2014. Ha collaborato con Russell Haswell e Mark Fell, presentato il suo lavoro in contesti come CTM festival, ZKM di Karlsruhe, Empty Gallery di Hong Kong, La Casa Encendida di Madrid e realizzato una mostra personale alla House of Electronic Arts di Basilea.
Villa Brivio, Nova Milanese (MB)
ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA 2021. Raffaele de Vico architetto e paesaggista. Le esedre arboree di piazza Venezia e i giardini dell’area dei Fori, in: La Sovrintendenza Capitolina (10/02/2021) [in PDF]. S.v., Raffaele De Vico & Via dell’ Impero (1930-33), in: Il Messaggero (17/10/1931): 5 & Il Messggero (15/05/2018); ASPETTI DELLA ROMA MODERNA – Le Via dell’Impero e la Via dell’ Mare.” RASSEGNA DI ARCHITETURA, N. 7-8 (1933): 308-319 [PDF]. wp.me/pbMWvy-18I
Foto: mark_costantini_photo, “Roma – Piazza Venezia e Foro di Traiano” (2021).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50961453833
1). ROMA - Raffaele de Vico architetto e paesaggista. Un “consulente artistico” per Roma. La Sovrintendenza Capitolina (10/02/2021) [in PDF].
Foto: Raffaele de Vico architetto e paesaggista. Un “consulente artistico” per Roma. Roma: Palombi (2020)
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50961459028
A. Cremona, C. Crescentini, S. Santolini (eds.), Raffaele de Vico architetto e paesaggista. Un “consulente artistico” per Roma. Roma: Palombi (2020): 1-600.
S.v.,
--- Paola Getuli, "20. Le esedre arboree di piazza Venezia e i giardini dell’area dei Fori" & "Le esedre", pp. 459 & "I giardini dell’area dei Fori", pp. 460-469; in: A. Cremona et al., Roma: Palombi (2020).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50962192981
PDF = Maria Vittoria Marini Clarelli et al., Raffaele de Vico architetto e paesaggista. Un “consulente artistico” per Roma. Roma: Palombi (2020): 1-21.
Frutto della sinergia con l’Archivio Capitolino e altri archivi di Roma Capitale, questo volume, cui hanno contributo esperti e studiosi, rende omaggio alla figura e all’opera di de Vico (Penne 1881 – Roma 1969) offrendo spunti di approfondimento per la conoscenza della sua attività creativa.
Architetto e progettista di giardini, de Vico fu una personalità determinate per l’immagine urbana di Roma dagli anni Venti agli anni Cinquanta del Novecento. Nel 1907 si diploma professore di disegno architettonico all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 1915 vince il posto per “Aiutante tecnico di III classe” al Comune di Roma e contemporaneamente si aggiudica il concorso progettuale per un serbatoio d’acqua a Villa Borghese, che avrebbe successivamente realizzato (1923-25). In questo volume viene ripercorsa la sua attività nell’Amministrazione comunale che ha segnato la storia del verde pubblico romano nella prima metà del secolo scorso.
Tra le sue progettazioni si ricordano gli interventi a Villa Borghese (per un ventennio a partire dal 1916), il Parco della Rimembranza a Villa Glori (1923-1924), i progetti per i parchi Flaminio (1924), del Colle Oppio (1926-1927), di Testaccio (1931), di Ostia Antica (1929-1930), di Santa Sabina sull’Aventino (1931), di Castel Fusano (1932-1937) e Cestio (1938). Sue sono le ideazioni dei giardini di Villa Caffarelli (1925), di Villa Fiorelli (1930-1931) e Villa Paganini (1934), del Parco degli Scipioni (1929) e del Parco Nemorense (1930), nonché quelle per i giardini dell’allora via dell’Impero e di via Alessandrina (1933) da affiancare alle esedre arboree realizzate per la sistemazione di piazza Venezia (1931), del raffinato “giardino-fontana” di Piazza Mazzini (1925-1926), fino ad arrivare al grandioso progetto del parco «dantesco» del Monte Malo (Monte Mario, 1951, non realizzato), e a quelli per i giardini dell’EUR (1955-1961). E ancora: i progetti per il teatro all’aperto a Villa Celimontana (1926) e per l’ampliamento del Giardino Zoologico (1928), e i lavori di riorganizzazione del vivaio e delle serre di San Sisto Vecchio (1926-1927). Venticinque saggi, scaturiti da approfondite ricerche archivistiche dalle quali sono emerse documentazioni e testimonianze finora inedite, gettano nuova luce sulla figura e l’opera di de Vico sottolineandone ulteriormente le multiformi qualità professionali e le competenze operative, anche in relazione ai rapporti con il contesto culturale del suo tempo.
Fonte / source:
--- La Sovrintendenza Capitolina (10/02/2021).
www.sovraintendenzaroma.it/content/raffaele-de-vico-archi...
www.museiincomuneroma.it/it/guida-catalogo/raffaele-de-vi...
Foto / fonte / source:
--- mark_costantini_photo, "Roma - vista aerea con drone di Piazza Venezia e del Foro di Traiano all'inizio del 2021."
Instragram (02/2021). www.instagram.com/p/CLXktnfBsTu/
Foto: Prof. Corrado Ricci, Il Messaggero (17/10/1931): 5.
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50962263112
2). ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA.Prof. Corrado Ricci, “L’ assetto del Foro Italico – Gl’ intendimenti di C. Ricci in una lettera al Duce – Lo Studio e La Compilazione Del Progetto Definitive.” Il Messaggero (17/10/1931): 5. S.v., Giardini, piazze e parchi: la Roma di Raffaele De Vico & Via dell’ Impero (1930-33), in: Il Messggero (15/05/2018). wp.me/pPRv6-51y
Foto: Raffaele De Vico & Via dell’ Impero (1930-33), in: Il Messggero (15/05/2018).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50961453188
3). ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. Giardini, piazze e parchi: la Roma di Raffaele De Vico & Via dell’ Impero (1930-33), in: Il Messggero (15/05/2018). wp.me/pPRv6-50W
Foto: Raffaele De Vico & Via dell’ Impero (1930-33), in: Il Messggero (15/05/2018).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50962163361
= S.v., ASPETTI DELLA ROMA MODERNA – Le Via dell’Impero e la Via dell’ Mare.” RASSEGNA DI ARCHITETURA, N. 7-8 (1933): 308-319 [PDF]. S.v., Corrado Ricci, Alfonso Bartoli, Antonio Munoz e Gustavo Giovannoni (1922-38); Guido Fiorini (1934-38); Guido Calza (1934); Luigi Lenzi (1931); V. Morpurgo / G. Lugli (1924); Adamo Boari (1921); Romolo Artioli (1916); Primo Acciaresi & Giuseppe Sacconi (1911) & Corrado Ricci (1910).
Foto: Patrizia Fortini, Piante di iris (Iris sp. germanica) al Foro Romano ([primo decennio del 20 ° secolo?]) (2019).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/49632002168
4). ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: Giacomo Boni, Raffaele de Vico & Maria Teresa Parpagliolo, in: Dr. Sonja Dümpelmann, “La battaglia del fiore. Gardens, Parks and the City in Fascist Italy;” Studies in the History of Gardens & Designed Landscapes: An International Quarterly, 25:1 (2005): 40-70 [in PDF]. wp.me/pPRv6-5cr
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.
Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori
18 gennaio - 28 aprile 2013
Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni
Genus Bononiae Musei nella Città
Bologna
foto Paolo Righi
Aisément reconnaissable par un style coloré, inspiré du Pop’Art, les figures portent sur les aspects
multiformes que revêt la féminité. Un regard, une épaule, une chevelure blonde directement
inspirée des héroïnes hitchcockiennes, un accessoire, un vêtement, autant de signes que décline la
féminité avec toutes ses singularités. Dans un monde très animé, souvent agressif et parfois violent,
Corinne Dauger veut rester sur une dynamique de sérénité et d’apaisement.
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.
Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori
18 gennaio - 28 aprile 2013
Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni
Genus Bononiae Musei nella Città
Bologna
foto Paolo Righi
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.
Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori
18 gennaio - 28 aprile 2013
Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni
Genus Bononiae Musei nella Città
Bologna
foto Paolo Righi
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use any files on
this page without written permission and consent.
-----------------------------
Il cantautore italiano al Conservatorio per il suo tour "Apriti Sesamo"
Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. E un felice ritorno professionale. Tra i brani compare infatti anche Eri con me, scritta appositamente per Alice e contenuta anche nell'album della cantante. Apriti Sesamo Tour è al Conservatorio Giuseppe Verdi dal 31 gennaio al 3 febbraio.
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use any files on
this page without written permission and consent.
-----------------------------
La seconda band che apre i concerti di Helloween e Sabaton all’Ippodromo SNAI San Siro di Milano il 27 agosto 2022, sono i Beast In Black con il loro Dark Connection Tour.
Beast In Black sono un gruppo musicale power metal/heavy metal finlandese formatosi nel 2015 a Helsinki per iniziativa del chitarrista e autore Anton Kabanen. I loro dischi sono sempre stati pubblicati dalla Nuclear Blast, a partire dall'album di debutto nel 2017.
Lo stile della band è variegato e multiforme, ispirandosi sia a band quali Judas Priest, Manowar, W.A.S.P., Accept e Black Sabbath, dalle quali, tuttavia, si distingue per un utilizzo massiccio di tastiere anni '80, caratteristiche dell'AOR, sia alle soundtrack di programmi televisivi, arrivando persino, in alcuni casi, ad utilizzare stilemi propri della musica dance.
Yannis Papadopoulos - voce
Anton Kabanen - chitarra, cori, tastiere, sintetizzatori
Kasperi Heikkinen - chitarra
Máté Molnár - basso
Atte Palokangas - batteria
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use any files on
this page without written permission and consent.
-----------------------------
Il cantautore italiano al Conservatorio per il suo tour "Apriti Sesamo"
Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. E un felice ritorno professionale. Tra i brani compare infatti anche Eri con me, scritta appositamente per Alice e contenuta anche nell'album della cantante. Apriti Sesamo Tour è al Conservatorio Giuseppe Verdi dal 31 gennaio al 3 febbraio.
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.
Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori
18 gennaio - 28 aprile 2013
Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni
Genus Bononiae Musei nella Città
Bologna
foto Paolo Righi
Símbolos en las calles de Madrid: En la mitología griega, Hermes (en griego antiguo Έρμῆς) es el dios olímpico mensajero, de las fronteras y los viajeros que las cruzan, el ingenio y del comercio en general, de la astucia, de los ladrones y los mentirosos. En la posterior mitología romana era denominado como Mercurio. Hijo de Zeus y la pléyade Maya. El himno homérico a Hermes lo invoca como el «de multiforme ingenio (polytropos), de astutos pensamientos, ladrón, cuatrero de bueyes, jefe de los sueños, espía nocturno, guardián de las puertas, que muy pronto habría de hacer alarde de gloriosas hazañas ante los inmortales dioses». Hermes también es protagonista de muchos mitos, como, por ejemplo, el de Filemón y Baucis. (de la WiKiPeDia)
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use this photo without written permission and consent.
-----------------------------
Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale
Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.
Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.
Specifications
Outside
The church is built over a cross-shaped floor plan. The focal point over the crossing is the central, slender dome on a high, octagonal drum with an octagonal lantern. The two three-storey façade towers are structured with pilasters and cornices, which in the lowest part enclose two figure niches and one window opening at the top. The capitals of the pilasters show Tuscan, Ionian and Corinthian forms in ascending order of the stories. The towers are crowned by high onion helmets. The oldest bell was cast in 1728 by Andreas Röder. The 900 kg crucifix and the 368 kg petrus bell were purchased in 1964. In the niches of the towers, three figures each are placed: at the north tower below a monk, probably St. Benedict or Francis of Assisi, above John the Baptist and on the outside a late Baroque Saint Ulrich. At the south tower are below the holy Ferdinand of Castile, above the holy Helena and outside a 1859 manufactured Antonius of Padua set. Between the towers, the curved façade on the ground floor has a rectangular porch above the entrance, on which stands an ecce homo group. The end of the central facade forms an aedicule with a figure niche, which contains an in 1929 by Jacob Campidell created figure of the Christ King in preacher gesture. On the underside of the portico is the multiform figure of Christ, painted in the first half of the 19th century. To the east of the northern facade tower is an oval connecting room that leads to the small, narrow-stretched Holy Cross Chapel with west choir, which is added on the north side of the church.
Inside
On the one and a half yoke long nave follows the crossing and the transept with semicircular apses. The two-bay choir ends in an apse and has on both sides of the second chancel square extensions with oratories on the upper floor. The walls are divided by pilasters with rich capitals, by a cranked, strongly projecting cornice with segmental arched windows above. Under the slightly swung organ loft, this shows the with "F. P. 1743" signed expulsion of the changers from the temple.
Baubeschreibung
Außen
Die Kirche ist über einem kreuzförmigen Grundriss gebaut. Mittelpunkt ist über der Vierung die zentrale schlanke Kuppel auf hohem, achteckigem Tambour mit einer achteckigen Laterne. Die zwei dreigeschossigen Fassadentürme sind mit Pilastern und Gesimsen gegliedert, die im untersten Teil zwei Figurennischen und oben je eine Fensteröffnungen umschließen. Die Kapitelle der Pilaster weisen in aufsteigender Folge der Geschosse toskanische, ionische und korinthische Formen auf. Die Türme werden von hohen Zwiebelhelmen bekrönt. Die älteste Glocke wurde 1728 von Andreas Röder gegossen. Die 900 kg schwere Kreuzglocke und die 368 kg schwere Petrusglocke wurden 1964 angeschafft. In den Nischen der Türme sind je drei Figuren aufgestellt: Am Nordturm unten ein Mönch, wohl der heilige Benedikt oder Franz von Assisi, oben Johannes der Täufer und an der Außenseite ein spätbarocker heiliger Ulrich. Am Südturm sind unten der heilige Ferdinand von Kastilien, oben die heilige Helena und außen ein 1859 gefertigter Antonius von Padua eingestellt. Zwischen den Türmen hat die eingeschwungene Fassade erdgeschossig einen rechteckigen Vorbau über dem Eingang, auf dem eine Ecce-homo-Gruppe steht. Den Abschluss der Mittelfassade bildet eine Ädikula mit einer Figurennische, die eine 1929 von Jacob Campidell geschaffene Figur des Christkönigs in Predigergestus birgt. Auf der Unterseite des Portikus ist die vielfigurige Anklage Christi gemalt, die in der ersten Hälfte des 19. Jahrhunderts entstand. Östlich des nördlichen Fassadenturms befindet sich ein ovaler Verbindungsraum, der in die kleine, schmalgestreckte Heiligenkreuzkapelle mit Westchor führt, die an der Nordseite der Kirche angebaut ist.
Innen
Auf das eineinhalb Joch lange Langhaus folgt die Vierung und das Querhaus mit halbrunden Apsiden. Der zweijochige Chor endet in einer Apsis und hat auf beiden Seiten des zweiten Chorjoches quadratische Anbauten mit Oratorien im Obergeschoss. Die Wände sind durch Pilaster mit reichen Kapitellen, durch ein verkröpftes, stark ausladendes Gesims mit segmentbogenförmigen Fenstern darüber gegliedert. Unter der leicht eingeschwungenen Orgelempore zeigt das mit „F. P. 1743“ signierte Gemälde die Vertreibung der Wechsler aus dem Tempel.
de.wikipedia.org/wiki/Heiligenkreuzkirche_Villach#Geschichte
Cortinarius allutus Fr. ss. Moser non J. Lange, syn.: Phlegmacium allutum (Fr.) M.M. Moser,
Cortinarius melliolens Schäffer ex Orton, Cortinarius multiformis ss. CFP, Ricken
DE: Bereifter Schleimkopf
Slo.: poprhnjena koprenka
Dat.: Oct. 6. 2017
Lat.: 46.36139 Long.: 13.69922
Code: Bot_1093/2017_DSC9358
Habitat: Mixed wood, Fagus sylvatica dominant, Picea abies scattered; slightly inclined mountain slope, southeast aspect; calcareous, colluvial, shallow ground; relatively warm and dry place; partly protected from direct rain by tree canopies; average precipitations ~ 3.000 mm/year, average temperature 6-9 deg C, elevation 670 m (2.200 feet), alpine phytogeographical region.
Substratum: forest soil, leaf litter.
Place: Lower Trenta valley, right bank of river Soča; between villages Soča and Trenta; near the trail to settlement Na skalah, East Julian Alps, Posočje, Slovenia EC.
Comments: Genus Cortinarius is huge - more than 1.000 species, subspecies, var. and f. have been described. No wonder, there is confusion in their names. Index Fungorum recognizes Cortinarius allutus as a current name, while other authorities consider it as a synonym of Cortinarius multiformis (this too is a current name according to IF). Recent (2014) DNA phylogenetic studies (Ref.8) revealed that much more complex situation exists in the group of species similar to this find. Ref.8 considers now the name Cortinarius allutus as a misapplied name. Anyway, I will keep with Index Fungorum and use the name Cortinarius allutus. Macroscopic traits and spores fit well to the most of the descriptions found in literature.
There grew 6 or 7 pilei in an area of about 3 x 3 m. Habitat was montane Fagus sylvatica forest with a few Picea abies intermixed. In a distance of 0.3 - 3 m from the pilei two young, about 1-1.5 m tall and in a distance of about 5 m a grown up Picea abies three were present. Cortinarius allutus is supposed to be in mycorrhizal relation to conifers. Fruitbody description: pilei diameter 6 - 9 cm, trama thin near the edge of pilei, in the midrange about 8 mm thick, gills up to 10 mm broad, hut dry (after a several days long dry period); however, leaves and other debris were firmly 'glued' to the hut surface (ixocutis); stipe 4.2 - 6.5 cm long and 8 - 20 mm in diameter; when old stipe partly hollow; quite abruptly bulbous (with a few fruitbodies almost marginate); bulb from 1.6 to 1.9 times the diameter of the stipe; smell mild, pleasant, mushroomy, on leather?; taste not tested; 5% KOH reactions: on trama yellow-brown, not violent; on hut brownish, deepens the color of the hut; trama in the bulb brownish; on gills dark brown, almost blackish; Lugol reactions: on trama instant gold-yellowish, on pilei slightly yellowish, almost none; pilei do not bruise when handled except gills - they darken slightly; SP abundant, almost the same color as the whole fruitbodies, buff-fox color, oac714.
Spores minutely and uniformly warty. Dimensions: (7.8) 8 - 8.8 (9.1) x (4.5) 4.7 - 5 (5.2) microns; Q = (1.6) 1.7 - 1.8 (1.9); N = 35; Me = 8.5 x 4.8 microns; Qe = 1.8. Olympus CH20 , NEA 100x/1.25, magnification 1.000 x, oil; in water, fresh material. AmScope MA500 digital camera.
Herbarium: Mycotheca and lichen herbarium (LJU-Li) of Slovenian Forestry Institute, Večna pot 2, Ljubljana, Index Herbariorum LJF
Ref.:
(1) R.M.Daehncke, 1200 Pilze in Farbfotos, AT Verlag (2009), p 726.
(2) www.fichasmicologicas.com/?micos=1&alf=C&art=556 (accessed Oct.8. 2017)
www2.muse.it/bresadola/gallery.asp?code=87 (accessed Oct.8. 2017)
(3) R. Phillips, Mushrooms, Macmillan (2006), p 182.
(4)
www.nahuby.sk/obrazok_detail.php?obrazok_id=512681&po... (accessed Oct.8. 2017)
(5) www.123pilze.de/DreamHC/Download/OrangeseidigerKlumpfuss.htm (accessed Oct.8. 2017)
(6) www.pilzflora-ehingen.de/pilzflora/arthtml/callutus.html (accessed Oct.8. 2017)
(7) J. Breitenbach, F. Kraenzlin, Eds., Fungi of Switzerland, Vol.5. Verlag Mykologia (2000), p 164.
(8) T. E. Brandrud et all. Cortinarius subgenus Phlegmacium section Multiformes in Europe, (2014) Journal des J.E.C., No. 16, p.162–199. available at karl.soop.org/JEC16B_multif.pdf
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.
Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori
18 gennaio - 28 aprile 2013
Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni
Genus Bononiae Musei nella Città
Bologna
foto Paolo Righi
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use any files on
this page without written permission and consent.
-----------------------------
Rkomi è sul palco dell’Ippodromo SNAI La Maura di Milano nella giornata di sabato 11 giugno per gli I-Days prima degli Imagine Dragons, con il suo Insuperabile Summer Tour 2022.
Rkomi, pseudonimo di Mirko Manuele Martorana, dopo la pubblicazione del progetto Dasein Sollen, nel 2017 fa uscire il suo primo album ufficiale, Io in Terra, apprezzatissimo da pubblico e critica e certificato disco di Platino. Nel 2018 è la volta del libro/EP Ossigeno, un concept project dedicato proprio al suo originale processo creativo. Nel 2019 esce Dove gli occhi non arrivano, registrato tra l'Italia e il Sudafrica e lavoro particolarmente ambizioso, dove si distacca dal classico metodo di produzione trap e hip hop per abbracciare una musicalità più sfaccettata e multiforme. Dove gli occhi non arrivano è stato certificato disco di Platino.
Il 30 aprile 2021 esce Taxi Driver, il nuovo album dove l’artista si spinge ancora più in avanti nel suo personale percorso artistico. Frutto di un lungo lavoro sulle canzoni che lo ha portato alla ricerca di nuovi stimoli, il titolo, oltre all'ovvia citazione cinematografica che racchiude, spiega molto bene il concept del progetto. Come un tassista dallo sguardo acuto e impenetrabile, abituato a vivere e respirare la metropoli assorbendone ogni vibrazione positiva e negativa, l’artista entra in mondi e storie diverse, senza perdere la propria identità e i tratti che lo contraddistinguono, ma spingendosi ancora più lontano.
L’album Taxi Driver, ha incoronato Rkomi come una delle voci più interessanti della sua generazione, è stato certificato doppio disco di platino, con oltre 290 milioni di streaming e un ritorno alla n°1 della classifica FIMI-GFK dopo ben quattro mesi dall’uscita dell’album. Risultati strepitosi anche sul versante singoli, con ben tre brani saldamente in top 10 nella classifica Top 50 SpotifyGlobal (Partire da te, Nuova Range feat. Sfera Ebbasta e Luna Piena feat. Irama).
Escursionismo - Escursione " le vie dei santi "
Domenica 19 Febbraio 2017
Direttori d’escursione: Vai Mauro Magnani Nicola
Foto: Vai Mauro
Resoconto della giornata.
La prima escursione del nuovo anno degli scarponi con le ali affronta un tracciato nuovo , mai calcato da quando abbiamo introdotto nel Cai di Cesena questa tipologia di trekking.
La giornata e’ stupenda, il cielo limpido e azzurro e puntuali alle 7:30 ci incamminiamo in 15 dal luogo deputato per la partenza.
Il nome scelto ci anticipa quella che sara’ la tappa fondamentale del nostro percorso;San giovanni in Galilea.
Le nostre prime colline che gia’ in passato ci hanno regalato paesi e scorci interessanti dal punto di vista sia storico che naturalistico ci offrono una delle perle piu’ preziose; un borgo arroccato su uno sperone di roccia spettacolare , con una storia millenaria che parte dal neolitico , passando dall’eta’ del bronzo, quella del ferro , il periodo romano e tutto il medioevo, fino ai giorni nostri , con il passaggio della trafila di Garibaldi e della linea gotica durante il secondo conflitto mondiale.
Testimonianze di questa intensa attivita’ antropica , sono la pieve situata su un crocevia di strade che collegavano la valle del Rubicone con quella dell’Uso la cui storia comincia verso il VI secolo dc. e i resti della rocca e della cinta muraria in parte ancora conservati.
Una menzione particolare merita il piccolo museo Renzi , che chiaramente per motivi di tempo non abbiamo potuto visitare , che raccoglie i reperti riguardanti la millenaria storia dell’insediamento.
Il freddo mattutino, una volta scesi verso la valle della medrina , viene ben presto mitigato dalla salita a San Giovanni e dall’innalzarsi del sole che rende la giornata di puro stampo primaverile.
Una sosta caffe’ e foto , rinfranca il morale , spezza la fatica e ci permette di ammirare , appollaiati su quello sperone , il panorama delle valli circostanti; lo sguardo non ci consente di arrivare a vedere il mare solo a causa della foschia presente verso la riviera che confonde in un unico abbraccio terra e cielo.
Successivamente , una volta lasciato il borgo , ci incamminiamo lungo un ramo del variegato e multiforme percorso di San Vicinio (da qui il perche’ delle “vie dei santi” al plurale) che ci porta prima al guado del rio Tamburone e poi sul crinale del Gorolo (bel noto a chi pratica il ciclismo da strada).
Per chiudere l’anello riscendiamo ancora una volta verso il rio Medrina e passando dalla via della Madonna del fiore ci dirigiamo verso Borghi.
Un passaggio all’interno della parte antica del paese con le sue due chiese, e i resti della rocca e’ d’obbligo , prima di tornare alle macchine.
Sperando che il percorso abbia incontrato come in passato e’ gia’ successo , il favore dei partecipanti ci salutiamo , dandoci un arrivederci al prossimo appuntamento in programma, leggermente piu’ impegnativo di questo:
il 26 marzo , tempo permettendo , partiremo proprio da San Giovanni in Galilea per un anello che passando dalla valle del’Uso , lambira’ Montebello e la valle del Marecchia.
Nicola Magnani
Punto in Movimento/Shiftingpoint circuitoteatro
Big Band Ritmo Sinfonica Città di Verona
presentano:
CANTO DI NATALE di Charles Dickens
Reading musicale in chiave blues
Musiche di repertorio jazz e blues a cura di Big Band Ritmo Sinfonica Città di Verona
Direttore d’orchestra Marco Pasetto
Regia Roberto Totola
Attori:
Roberto Totola e Marina Furlani
Dickens affronta ne “Il Canto di Natale” tematiche sociali, mettendo in discussione il rapporto tra le classi sociali, il lavoro minorile in fabbrica (che lui stesso aveva dovuto sopportare, perché costretto dal padre), la povertà.
Da questo presupposto è nata l'idea di sonorizzare in chiave blues e jazz il racconto. Il canto afroamericano ben si collega alle atmosfere affascinanti e misteriose del racconto di Dickens. Nello spettacolo le varie sonorità del racconto si dipanano per mezzo del multiforme universo del blues strumentale. Le parole e la musica diventano un tutt’uno.
The Dakshinkali Temple is located 22 kilometers from Kathmandu next to the village of Pharping. It's one of the main temples in Nepal. Twice every week thousands of people come here to worship the goddess Kali by sacrificing life animals, particularly cockerels and uncastrated male goats.
GODDESS KALI
Kālī (/ˈkɑːli/; Sanskrit: काली & Bengali: কালী; IPA: [kɑːliː]), also known as Kālikā (Sanskrit: कालिका), is the Hindu goddess associated with empowerment, or shakti. She is the fierce aspect of the goddess Durga. The name of Kali means black one and force of time; she is therefore called the Goddess of Time, Change, Power, Creation, Preservation, and Destruction. Her earliest appearance is that of a destroyer principally of evil forces. Various Shakta Hindu cosmologies, as well as Shākta Tantric beliefs, worship her as the ultimate reality or Brahman; and recent devotional movements re-imagine Kāli as a benevolent mother goddess. She is often portrayed standing or dancing on her husband, the god Shiva, who lies calm and prostrate beneath her. Worshipped throughout India but particularly South India, Bengal, and Assam, Kali is both geographically and culturally marginal.
ETYMOLOGY
Kālī is the feminine form of kālam ("black, dark coloured"). Kāla primarily means "time", but also means "black"; hence, Kālī means "the black one" or "beyond time". Kāli is strongly associated with Shiva, and Shaivas derive the masculine Kāla (an epithet of Shiva) from her feminine name. A nineteenth-century Sanskrit dictionary, the Shabdakalpadrum, states: कालः शिवः। तस्य पत्नीति - काली। kālaḥ śivaḥ। tasya patnīti kālī - "Shiva is Kāla, thus, his consort is Kāli".
Other names include Kālarātri ("black night"), as described above, and Kālikā ("relating to time"), and Kallie ("black alchemist"). Coburn notes that the name Kālī can be used as a proper name, or as a description of color.
Kāli's association with darkness stands in contrast to her consort, Shiva, whose body is covered by the white ashes of the cremation ground (Sanskrit: śmaśāna) where he meditates, and with which Kāli is also associated, as śmaśāna-kālī.
ORIGINS
Hugh Urban notes that although the word Kālī appears as early as the Atharva Veda, the first use of it as a proper name is in the Kathaka Grhya Sutra (19.7). Kali is the name of one of the seven tongues of Agni, the [Rigvedic] God of Fire, in the Mundaka Upanishad (2:4), but it is unlikely that this refers to the goddess. The first appearance of Kāli in her present form is in the Sauptika Parvan of the Mahabharata (10.8.64). She is called Kālarātri (literally, "black night") and appears to the Pandava soldiers in dreams, until finally she appears amidst the fighting during an attack by Drona's son Ashwatthama. She most famously appears in the sixth century Devi Mahatmyam as one of the shaktis of Mahadevi, and defeats the demon Raktabija ("Bloodseed"). The tenth-century Kalika Purana venerates Kāli as the ultimate reality.
According to David Kinsley, Kāli is first mentioned in Hinduism as a distinct goddess around 600 CE, and these texts "usually place her on the periphery of Hindu society or on the battlefield." She is often regarded as the Shakti of Shiva, and is closely associated with him in various Puranas. The Kalika Purana depicts her as the "Adi Shakti" (Fundamental Power) and "Para Prakriti" or beyond nature.
WORSHIP AND MANTRA
Kali could be considered a general concept, like Durga, and is mostly worshiped in the Kali Kula sect of worship. The closest way of direct worship is Maha Kali or Bhadra Kali (Bhadra in Sanskrit means 'gentle'). Kali is worshiped as one of the 10 Mahavidya forms of Adi Parashakti (Goddess Durga) or Bhagavathy according to the region. The mantra for worship is
Sanskrit: सर्वमङ्गलमाङ्गल्ये शिवे सर्वार्थसाधिके । शरण्ये त्र्यम्बके गौरि नारायणि नमोऽस्तु ते ॥
ॐ जयंती मंगल काली भद्रकाली कपालिनी । दुर्गा शिवा क्षमा धात्री स्वाहा स्वधा नमोऽस्तुते ॥
(Sarvamaṅgalamāṅgalyē śivē sarvārthasādhikē . śaraṇyē tryambakē gauri nārāyaṇi namō'stu tē.
Oṃ jayantī mangala kālī bhadrakālī kapālinī . durgā śivā ksamā dhātrī svāhā svadhā namō'stutē.)
YANTRA
Goddesses play an important role in the study and practice of Tantra Yoga, and are affirmed to be as central to discerning the nature of reality as are the male deities. Although Parvati is often said to be the recipient and student of Shiva's wisdom in the form of Tantras, it is Kali who seems to dominate much of the Tantric iconography, texts, and rituals. In many sources Kāli is praised as the highest reality or greatest of all deities. The Nirvana-tantra says the gods Brahma, Vishnu, and Shiva all arise from her like bubbles in the sea, ceaselessly arising and passing away, leaving their original source unchanged. The Niruttara-tantra and the Picchila-tantra declare all of Kāli's mantras to be the greatest and the Yogini-tantra, Kamakhya-tantra and the Niruttara-tantra all proclaim Kāli vidyas (manifestations of Mahadevi, or "divinity itself"). They declare her to be an essence of her own form (svarupa) of the Mahadevi.In the Mahanirvana-tantra, Kāli is one of the epithets for the primordial sakti, and in one passage Shiva praises her:At the dissolution of things, it is Kāla [Time]. Who will devour all, and by reason of this He is called Mahākāla [an epithet of Lord Shiva], and since Thou devourest Mahākāla Himself, it is Thou who art the Supreme Primordial Kālika. Because Thou devourest Kāla, Thou art Kāli, the original form of all things, and because Thou art the Origin of and devourest all things Thou art called the Adya [the Primordial One]. Re-assuming after Dissolution Thine own form, dark and formless, Thou alone remainest as One ineffable and inconceivable. Though having a form, yet art Thou formless; though Thyself without beginning, multiform by the power of Maya, Thou art the Beginning of all, Creatrix, Protectress, and Destructress that Thou art. The figure of Kāli conveys death, destruction, and the consuming aspects of reality. As such, she is also a "forbidden thing", or even death itself. In the Pancatattva ritual, the sadhaka boldly seeks to confront Kali, and thereby assimilates and transforms her into a vehicle of salvation. This is clear in the work of the Karpuradi-stotra, a short praise of Kāli describing the Pancatattva ritual unto her, performed on cremation grounds. (Samahana-sadhana)He, O Mahākāli who in the cremation-ground, naked, and with dishevelled hair, intently meditates upon Thee and recites Thy mantra, and with each recitation makes offering to Thee of a thousand Akanda flowers with seed, becomes without any effort a Lord of the earth. Oh Kāli, whoever on Tuesday at midnight, having uttered Thy mantra, makes offering even but once with devotion to Thee of a hair of his Shakti [his energy/female companion] in the cremation-ground, becomes a great poet, a Lord of the earth, and ever goes mounted upon an elephant.The Karpuradi-stotra clearly indicates that Kāli is more than a terrible, vicious, slayer of demons who serves Durga or Shiva. Here, she is identified as the supreme mistress of the universe, associated with the five elements. In union with Lord Shiva, she creates and destroys worlds. Her appearance also takes a different turn, befitting her role as ruler of the world and object of meditation. In contrast to her terrible aspects, she takes on hints of a more benign dimension. She is described as young and beautiful, has a gentle smile, and makes gestures with her two right hands to dispel any fear and offer boons. The more positive features exposed offer the distillation of divine wrath into a goddess of salvation, who rids the sadhaka of fear. Here, Kali appears as a symbol of triumph over death.
BENGALI TRADITION
Kali is also a central figure in late medieval Bengali devotional literature, with such devotees as Ramprasad Sen (1718–75). With the exception of being associated with Parvati as Shiva's consort, Kāli is rarely pictured in Hindu legends and iconography as a motherly figure until Bengali devotions beginning in the early eighteenth century. Even in Bengāli tradition her appearance and habits change little, if at all.
The Tantric approach to Kāli is to display courage by confronting her on cremation grounds in the dead of night, despite her terrible appearance. In contrast, the Bengali devotee appropriates Kāli's teachings adopting the attitude of a child, coming to love her unreservedly. In both cases, the goal of the devotee is to become reconciled with death and to learn acceptance of the way that things are. These themes are well addressed in Rāmprasād's work. Rāmprasād comments in many of his other songs that Kāli is indifferent to his wellbeing, causes him to suffer, brings his worldly desires to nothing and his worldly goods to ruin. He also states that she does not behave like a mother should and that she ignores his pleas:
Can mercy be found in the heart of her who was born of the stone? [a reference to Kali as the daughter of Himalaya]
Were she not merciless, would she kick the breast of her lord?
Men call you merciful, but there is no trace of mercy in you, Mother.
You have cut off the heads of the children of others, and these you wear as a garland around your neck.
It matters not how much I call you "Mother, Mother." You hear me, but you will not listen.
To be a child of Kāli, Rāmprasād asserts, is to be denied of earthly delights and pleasures. Kāli is said to refrain from giving that which is expected. To the devotee, it is perhaps her very refusal to do so that enables her devotees to reflect on dimensions of themselves and of reality that go beyond the material world.
A significant portion of Bengali devotional music features Kāli as its central theme and is known as Shyama Sangeet ("Music of the Night"). Mostly sung by male vocalists, today even women have taken to this form of music. One of the finest singers of Shyāma Sāngeet is Pannalal Bhattacharya.
In Bengal, Kāli is venerated in the festival Kali Puja, the new moon day of Ashwin month which coincides with Diwali festival.
In a unique form of Kāli worship, Shantipur worships Kāli in the form of a hand painted image of the deity known as Poteshwari (meaning the deity drawn on a piece of cloth).
LEGENDS
SLAYER AND RAKTABIJA
In Kāli's most famous legend, Devi Durga (Adi Parashakti) and her assistants, the Matrikas, wound the demon Raktabija, in various ways and with a variety of weapons in an attempt to destroy him. They soon find that they have worsened the situation for with every drop of blood that is dripped from Raktabija he reproduces a clone of himself. The battlefield becomes increasingly filled with his duplicates. Durga, in need of help, summons Kāli to combat the demons. It is said, in some versions, that Goddess Durga actually assumes the form of Goddess Kāli at this time. The Devi Mahatmyam describes:
Out of the surface of her (Durga's) forehead, fierce with frown, issued suddenly Kali of terrible countenance, armed with a sword and noose. Bearing the strange khatvanga (skull-topped staff ), decorated with a garland of skulls, clad in a tiger's skin, very appalling owing to her emaciated flesh, with gaping mouth, fearful with her tongue lolling out, having deep reddish eyes, filling the regions of the sky with her roars, falling upon impetuously and slaughtering the great asuras in that army, she devoured those hordes of the foes of the devas.
Kali consumes Raktabija and his duplicates, and dances on the corpses of the slain. In the Devi Mahatmya version of this story, Kali is also described as a Matrika and as a Shakti or power of Devi. She is given the epithet Cāṃuṇḍā (Chamunda), i.e. the slayer of the demons Chanda and Munda. Chamunda is very often identified with Kali and is very much like her in appearance and habit.
DAKSHINA KALI
In her most famous pose as Daksinakali, popular legends say that Kali, drunk on the blood of her victims, is about to destroy the whole universe when, urged by all the gods, Shiva lies in her way to stop her, and she steps upon his chest. Recognizing Shiva beneath her feet, she calms herself. Though not included in any of the puranas, popular legends state that Kali was ashamed at the prospect of keeping her husband beneath her feet and thus stuck her tongue out in shame. The Devi-Bhagavata Purana, which goes into great depths about the goddess Kali, reveals the tongue's actual symbolism.
The characteristic icons that depict Kali are the following; unbridled matted hair, open blood shot eyes, open mouth and a drooping tongue; in her hands, she holds a Khadga (bent sword or scimitar) and a human head; she has a girdle of human hands across her waist, and Shiva lies beneath her feet. The drooping out-stuck tongue represents her blood-thirst. Lord Shiva beneath her feet represents matter, as Kali energy. The depiction of Kali on Shiva shows that without energy, matter lies "dead". This concept has been simplified to a folk-tale depicting a wife placing her foot
on her husband and sticking her tongue out in shame. In tantric contexts, the tongue is seen to denote the element (guna) of rajas (energy and action) controlled by sattva.
If Kali steps on Shiva with her right foot and holds the sword in her left hand, she is considered to be Dakshina Kali. The Dakshina Kali Temple has important religious associations with the Jagannath Temple and it is believed that Daksinakali is the guardian of the kitchen of the Lord Jagannath Temple. Puranic tradition says that in Puri, Lord Jagannath is regarded as Daksinakalika. Goddess Dakshinakali plays an important role in the 'Niti' of Saptapuri Amavasya.
One South Indian tradition tells of a dance contest between Shiva and Kali. After defeating the two demons Sumbha and Nisumbha, Kali takes up residence in the forest of Thiruvalankadu or Thiruvalangadu. She terrorizes the surrounding area with her fierce, disruptive nature. One of Shiva's devotees becomes distracted while performing austerities, and asks Shiva to rid the forest of the destructive goddess. When Shiva arrives, Kali threatens him, and Shiva challenges Kali to a dance contest, wherein Kali matches Shiva until Shiva takes the "Urdhvatandava" step, vertically raising his right leg. Kali refuses to perform this step, which would not befit her as a woman, and becomes pacified.
SMASHAN KALI
If the Kali steps out with the left foot and holds the sword in her right hand, she is the terrible form of Mother, the Smashan Kali of the cremation ground. She is worshiped by tantrics, the followers of Tantra, who believe that one's spiritual discipline practiced in a smashan (cremation ground) brings success quickly. Sarda Devi, the consort of Ramakrishna Paramhansa, worshipped Smashan Kali at Dakshineshwar.
MATERNAL KALI
At the time of samundra manthan when amrit came out, along with that came out poison which was going to destroy the world hence on the request of all the gods, Lord Shiva drank it to save the world but as he is beyond death he didn't die but was very much in pain due to the poison effect hence he became a child so that Kali can feed him with her milk which will sooth out the poison effect.
MAHAKALI
Mahakali (Sanskrit: Mahākālī, Devanagari: महाकाली), literally translated as Great Kali, is sometimes considered as a greater form of Kali, identified with the Ultimate reality of Brahman. It can also be used as an honorific of the Goddess Kali, signifying her greatness by the prefix "Mahā-". Mahakali, in Sanskrit, is etymologically the feminized variant of Mahakala or Great Time (which is interpreted also as Death), an epithet of the God Shiva in Hinduism. Mahakali is the presiding Goddess of the first episode of the Devi Mahatmya. Here she is depicted as Devi in her universal form as Shakti. Here Devi serves as the agent who allows the cosmic order to be restored.
Kali is depicted in the Mahakali form as having ten heads, ten arms, and ten legs. Each of her ten hands is carrying a various implement which vary in different accounts, but each of these represent the power of one of the Devas or Hindu Gods and are often the identifying weapon or ritual item of a given Deva. The implication is that Mahakali subsumes and is responsible for the powers that these deities possess and this is in line with the interpretation that Mahakali is identical with Brahman. While not displaying ten heads, an "ekamukhi" or one headed image may be displayed with ten arms, signifying the same concept: the powers of the various Gods come only through Her grace.
ICONOGRAPHY
Kali is portrayed mostly in two forms: the popular four-armed form and the ten-armed Mahakali form. In both of her forms, she is described as being black in color but is most often depicted as blue in popular Indian art. Her eyes are described as red with intoxication, and in absolute rage, her hair is shown disheveled, small fangs sometimes protrude out of her mouth, and her tongue is lolling. She is often shown naked or just wearing a skirt made of human arms and a garland of human heads. She is also accompanied by serpents and a jackal while standing on a seemingly dead Shiva, usually right foot forward to symbolize the more popular Dakshinamarga or right-handed path, as opposed to the more infamous and transgressive Vamamarga or left-handed path.
In the ten-armed form of Mahakali she is depicted as shining like a blue stone. She has ten faces, ten feet, and three eyes for each head. She has ornaments decked on all her limbs. There is no association with Shiva.
The Kalika Purana describes Kali as possessing a soothing dark complexion, as perfectly beautiful, riding a lion, four-armed, holding a sword and blue lotuses, her hair unrestrained, body firm and youthful.
In spite of her seemingly terrible form, Kali Ma is often considered the kindest and most loving of all the Hindu goddesses, as she is regarded by her devotees as the Mother of the whole Universe. And because of her terrible form, she is also often seen as a great protector. When the Bengali saint Ramakrishna once asked a devotee why one would prefer to worship Mother over him, this devotee rhetorically replied, "Maharaj", when they are in trouble your devotees come running to you. But, where do you run when you are in trouble?"
According to Ramakrishna, darkness is the Ultimate Mother, or Kali:
My Mother is the principle of consciousness. She is Akhanda Satchidananda;
indivisible Reality, Awareness, and Bliss. The night sky between the stars is perfectly black.
The waters of the ocean depths are the same; The infinite is always mysteriously dark.
This inebriating darkness is my beloved Kali.
—Sri Ramakrishna
This is clear in the works of such contemporary artists as Charles Wish, and Tyeb Mehta, who sometimes take great liberties with the traditional, accepted symbolism, but still demonstrate a true reverence for the Shakta sect.
POPULAR FORM
Classic depictions of Kali share several features, as follows:
Kali's most common four armed iconographic image shows each hand carrying variously a sword, a trishul (trident), a severed head, and a bowl or skull-cup (kapala) catching the blood of the severed head.
Two of these hands (usually the left) are holding a sword and a severed head. The Sword signifies Divine Knowledge and the Human Head signifies human Ego which must be slain by Divine Knowledge in order to attain Moksha. The other two hands (usually the right) are in the abhaya (fearlessness) and varada (blessing) mudras, which means her initiated devotees (or anyone worshipping her with a true heart) will be saved as she will guide them here and in the hereafter.
She has a garland consisting of human heads, variously enumerated at 108 (an auspicious number in Hinduism and the number of countable beads on a Japa Mala or rosary for repetition of Mantras) or 51, which represents Varnamala or the Garland of letters of the Sanskrit alphabet, Devanagari. Hindus believe Sanskrit is a language of dynamism, and each of these letters represents a form of energy, or a form of Kali. Therefore, she is generally seen as the mother of language, and all mantras.
She is often depicted naked which symbolizes her being beyond the covering of Maya since she is pure (nirguna) being-consciousness-bliss and far above prakriti. She is shown as very dark as she is brahman in its supreme unmanifest state. She has no permanent qualities - she will continue to exist even when the universe ends. It is therefore believed that the concepts of color, light, good, bad do not apply to her - she is the pure, un-manifested energy, the Adi-shakti.
Kali as the Symbol of Creation , Freedom , Preservation and Destruction
The head that hangs in Kali's hand is a symbol of Ego and the scimitar which she is holding represents power and energy.It is believed that Kali is protecting the human race by that scimitar and also destroying the negativity and ego within human being. The body lying under Kali symbolizes ruination, is actually a form of Shiva. Kali steps her leg on the chest of the body and suppress ruination . Since she is standing on the pure white chest of Lord Shiva who, as pure primal awareness, lays in a passive reclining position, peacefully lies with his eyes half open in a state of bliss. Her hair is long, black and flowing freely depicting Her freedom from convention and the confines of conceptualization. The white teeth which Kali has stands for conscience and her red tongue represents greed. By pressing her white teeth on her tongue Kali refers to control greed.The goddess may appear terrible from outside but every symbol in Kali signifies truth of life. Since the earth was created out of darkness, the dark black color of Kali symbolizes the color from which everything was born. Her right hand side arms she shows the Abhaya mudra(gesture of fearlessness) and Vara mudra (gesture of welcome and charity) respectively . But on the other arm in left side she holds a bloody scimitar and a severed head depicting destruction and end of ego.
Kali as the Symbol of Mother Nature
The name Kali means Kala or force of time. When there were neither the creation, nor the sun, the moon, the planets, and the earth, there was only darkness and everything was created from the darkness. The Dark appearance of kali represents the darkness from which everything was born. Her complexion is deep blue, like the sky and ocean water as blue. As she is also the goddess of Preservation Kali is worshiped as mother to preserve the nature.Kali is standing calm on Shiva, her appearance represents the preservation of mother nature. Her free, long and black hair represents nature's freedom from civilization. Under the third eye of kali, the signs of both sun, moon and fire are visible which represent the driving forces of nature.
SHIVA IN KALI ICONOGRAPHY
In both these images she is shown standing on the prone, inert or dead body of Shiva. There is a legend for the reason behind her standing on what appears to be Shiva's corpse, which translates as follows:
Once Kali had destroyed all the demons in battle, she began a terrific dance out of the sheer joy of victory. All the worlds or lokas began to tremble and sway under the impact of her dance. So, at the request of all the Gods, Shiva himself asked her to desist from this behavior. However, she was too intoxicated to listen. Hence, Shiva lay like a corpse among the slain demons in order to absorb the shock of the dance into himself. When Kali eventually stepped upon Shiva, she realized she was trampling and hurting her husband and bit her tongue in shame.
The story described here is a popular folk tale and not described or hinted in any of the puranas. The puranic interpretation is as follows:
Once, Parvati asks Shiva to chose the one form among her 10 forms which he likes most. To her surprise, Shiva reveals that he is most comfortable with her Kali form, in which she is bereft of her jewellery, her human-form, her clothes, her emotions and where she is only raw, chaotic energy, where she is as terrible as time itself and even greater than time. As Parvati takes the form of Kali, Shiva lies at her feet and requests her to place her foot on his chest, upon his heart. Once in this form, Shiva requests her to have this place, below her feet in her iconic image which would be worshiped throughout.
This idea has been explored in the Devi-Bhagavata Purana [28] and is most popular in the Shyama Sangeet, devotional songs to Kali from the 12th to 15th centuries.
The Tantric interpretation of Kali standing on top of her husband is as follows:
The Shiv tattava (Divine Consciousness as Shiva) is inactive, while the Shakti tattava (Divine Energy as Kali) is active. Shiva and Kali represent Brahman, the Absolute pure consciousness which is beyond all names, forms and activities. Kali, on the other hand, represents the potential (and manifested) energy responsible for all names, forms and activities. She is his Shakti, or creative power, and is seen as the substance behind the entire content of all consciousness. She can never exist apart from Shiva or act independently of him, just as Shiva remains a mere corpse without Kali i.e., Shakti, all the matter/energy of the universe, is not distinct from Shiva, or Brahman, but is rather the dynamic power of Brahman. Hence, Kali is Para Brahman in the feminine and dynamic aspect while Shiva is the male aspect and static. She stands as the absolute basis for all life, energy and beneath her feet lies, Shiva, a metaphor for mass, which cannot retain its form without energy.
While this is an advanced concept in monistic Shaktism, it also agrees with the Nondual Trika philosophy of Kashmir, popularly known as Kashmir Shaivism and associated most famously with Abhinavagupta. There is a colloquial saying that "Shiva without Shakti is Shava" which means that without the power of action (Shakti) that is Mahakali (represented as the short "i" in Devanagari) Shiva (or consciousness itself) is inactive; Shava means corpse in Sanskrit and the play on words is that all Sanskrit consonants are assumed to be followed by a short letter "a" unless otherwise noted. The short letter "i" represents the female power or Shakti that activates Creation. This is often the explanation for why She is standing on Shiva, who is either Her husband and complement in Shaktism or the Supreme Godhead in Shaivism.
To properly understand this complex Tantric symbolism it is important to remember that the meaning behind Shiva and Kali does not stray from the non-dualistic parlance of Shankara or the Upanisads. According to both the Mahanirvana and Kularnava Tantras, there are two distinct ways of perceiving the same absolute reality. The first is a transcendental plane which is often described as static, yet infinite. It is here that there is no matter, there is no universe and only consciousness exists. This form of reality is known as Shiva, the absolute Sat-Chit-Ananda - existence, knowledge and bliss. The second is an active plane, an immanent plane, the plane of matter, of Maya, i.e., where the illusion of space-time and the appearance of an actual universe does exist. This form of reality is known as Kali or Shakti, and (in its entirety) is still specified as the same Absolute Sat-Chit-Ananda. It is here in this second plane that the universe (as we commonly know it) is experienced and is described by the Tantric seer as the play of Shakti, or God as Mother Kali.
From a Tantric perspective, when one meditates on reality at rest, as absolute pure consciousness (without the activities of creation, preservation or dissolution) one refers to this as Shiva or Brahman. When one meditates on reality as dynamic and creative, as the Absolute content of pure consciousness (with all the activities of creation, preservation or dissolution) one refers to it as Kali or Shakti. However, in either case the yogini or yogi is interested in one and the same reality - the only difference being in name and fluctuating aspects of appearance. It is this which is generally accepted as the meaning of Kali standing on the chest of Shiva.
Although there is often controversy surrounding the images of divine copulation, the general consensus is benign and free from any carnal impurities in its substance. In Tantra the human body is a symbol for the microcosm of the universe; therefore sexual process is responsible for the creation of the world. Although theoretically Shiva and Kali (or Shakti) are inseparable, like fire and its power to burn, in the case of creation they are often seen as having separate roles. With Shiva as male and Kali as female it is only by their union that creation may transpire. This reminds us of the prakrti and purusa doctrine of Samkhya wherein prakāśa- vimarśa has no practical value, just as without prakrti, purusa is quite inactive. This (once again) stresses the interdependencies of Shiva and Shakti and the vitality of their union.
Gopi Krishna proposed that Kali standing on the dead Shiva or Shava (Sanskrit for dead body) symbolised the helplessness of a person undergoing the changing process (psychologically and physiologically) in the body conducted by the Kundalini Shakti.
DEVELOPMENT
In the later traditions, Kali has become inextricably linked with Shiva. The unleashed form of Kali often becomes wild and uncontrollable, and only Shiva is able to tame her just as only Kali can tame Shiva. This is both because she is often a transformed version of one of his consorts and because he is able to match her wildness.
The ancient text of Kali Kautuvam describes her competition with Shiva in dance, from which the sacred 108 Karanas appeared. Shiva won the competition by acting the urdva tandava, one of the Karanas, by raising his feet to his head. Other texts describe Shiva appearing as a crying infant and appealing to her maternal instincts. While Shiva is said to be able to tame her, the iconography often presents her dancing on his fallen body, and there are accounts of the two of them dancing together, and driving each other to such wildness that the world comes close to unravelling.
Shiva's involvement with Tantra and Kali's dark nature have led to her becoming an important Tantric figure. To the Tantric worshippers, it was essential to face her Curse, the terror of death, as willingly as they accepted Blessings from her beautiful, nurturing, maternal aspect. For them, wisdom meant learning that no coin has only one side: as death cannot exist without life, so life cannot exist without death. Kali's role sometimes grew beyond that of a chaos - which could be confronted - to that of one who could bring wisdom, and she is given great metaphysical significance by some Tantric texts. The Nirvāna-tantra clearly presents her uncontrolled nature as the Ultimate Reality, claiming that the trimurti of Brahma, Vishnu and Rudra arise and disappear from her like bubbles from the sea. Although this is an extreme case, the Yogini-tantra, Kamakhya-tantra and the Niruttara-tantra declare her the svarupa (own-being) of the Mahadevi (the great Goddess, who is in this case seen as the combination of all devis).The final stage of development is the worshipping of Kali as the Great Mother, devoid of her usual violence. This practice is a break from the more traditional depictions. The pioneers of this tradition are the 18th century Shakta poets such as Ramprasad Sen, who show an awareness of Kali's ambivalent nature. Ramakrishna, the 19th century Bengali saint, was also a great devotee of Kali; the western popularity of whom may have contributed to the more modern, equivocal interpretations of this Goddess. Rachel McDermott's work, however, suggests that for the common, modern worshipper, Kali is not seen as fearful, and only those educated in old traditions see her as having a wrathful component. Some credit to the development of Devi must also be given to Samkhya. Commonly referred to as the Devi of delusion, Mahamaya or Durga, acting in the confines of (but not being bound by) the nature of the three gunas, takes three forms: Maha-Kali, Maha-Lakshmi and Maha-Saraswati, being her tamas-ika, rajas-ika and sattva-ika forms. In this sense, Kali is simply part of a larger whole.
Like Sir John Woodroffe and Georg Feuerstein, many Tantric scholars (as well as sincere practitioners) agree that, no matter how propitious or appalling you describe them, Shiva and Devi are simply recognizable symbols for everyday, abstract (yet tangible) concepts such as perception, knowledge, space-time, causation and the process of liberating oneself from the confines of such things. Shiva, symbolizing pure, absolute consciousness, and Devi, symbolizing the entire content of that consciousness, are ultimately one and the same - totality incarnate, a micro-macro-cosmic amalgamation of all subjects, all objects and all phenomenal relations between the "two." Like man and woman who both share many common, human traits yet at the same time they are still different and, therefore, may also be seen as complementary.
Worshippers prescribe various benign and horrific qualities to Devi simply out of practicality. They do this so they may have a variety of symbols to choose from, symbols which they can identify and relate with from the perspective of their own, ever-changing time, place and personal level of unfolding. Just like modern chemists or physicists use a variety of molecular and atomic models to describe what is unperceivable through rudimentary, sensory input, the scientists of ontology and epistemology must do the same. One of the underlying distinctions of Tantra, in comparison to other religions, is that it allows the devotee the liberty to choose from a vast array of complementary symbols and rhetoric which suit one's evolving needs and tastes. From an aesthetic standpoint, nothing is interdict and nothing is orthodox. In this sense, the projection of some of Devi's more gentle qualities onto Kali is not sacrilege and the development of Kali really lies in the practitioner, not the murthi.
A TIME magazine article of October 27, 1947, used Kali as a symbol and metaphor for the human suffering in British India during its partition that year. In 1971, Ms. Magazine used an image of Kali, her multiple arms juggling modern tasks, as a symbol of modern womanhood on its inaugural issue.
Swami Vivekananda wrote his favorite poem Kali the Mother in 1898.
KALI IN NEOPAGAN AND NEW AGE PRACTICE
An academic study of Western Kali enthusiasts noted that, "as shown in the histories of all cross-cultural religious transplants, Kali devotionalism in the West must take on its own indigenous forms if it is to adapt to its new environment."[60] The adoption of Kali by the West has raised accusations of cultural appropriation:
A variety of writers and thinkers have found Kali an exciting figure for reflection and exploration, notably feminists and participants in New Age spirituality who are attracted to goddess worship. [For them], Kali is a symbol of wholeness and healing, associated especially with repressed female power and sexuality. [However, such interpretations often exhibit] confusion and misrepresentation, stemming from a lack of knowledge of Hindu history among these authors, [who only rarely] draw upon materials written by scholars of the Hindu religious tradition. The majority instead rely chiefly on other popular feminist sources, almost none of which base their interpretations on a close reading of Kali's Indian background. The most important issue arising from this discussion - even more important than the question of 'correct' interpretation - concerns the adoption of other people's religious symbols. It is hard to import the worship of a goddess from another culture: religious associations and connotations have to be learned, imagined or intuited when the deep symbolic meanings embedded in the native culture are not available.
INCARNATIONS OF KALI
Draupadi, Wife of Pandavas, was an avatar of Kali, who born to assist Lord Krishna to destroy arrogant kings of India. There is a temple dedicated to this incarnation at Banni Mata Temple at Himachal Pradesh. The vedic deity Nirriti or the Puranic deity Alakshmi is often considered as incarnations of Kali.
WIKIPEDIA
Détails architecturaux observés à l'extérieur du château Laurens, pur produit de l'Art Nouveau.
"Multiforme et international, le mouvement Art nouveau est celui des courbes et des arabesques. Librement inspiré par la nature, privilégiant aussi le thème de la femme, il est un pur produit de la Belle Époque (1890–1914). En France, c’est surtout Hector Guimard qui l’incarne, au travers des bouches de métro dont il est l’architecte, et l’École de Nancy, autour d’Émile Gallé. Céramiques, meubles, objets d’art, verreries…"
SIC Site beauxarts.com
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use this photo without written permission and consent.
-----------------------------
Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale
Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.
Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.
Groupe F
SA 03 OCTOBRE 20H30
PARC PAUL MISTRAL
ANNEAU DE VITESSE
GRENOBLE
@ Daniel Roblin
Dans cette nouvelle création, le Groupe F, habituellement reconnu pour ses prouesses
pyrotechniques, invente un langage multiforme inédit avec des moyens d’expression élargis :
acteurs de lumière, vidéo monumentale, compositions sonores originales, flammes, effets spéciaux et décors.
À fleur de peau est une ballade tellurique, un voyage curieux et spectaculaire dans les trésors du vivant. Ce conte fulgurant aborde la relation complexe de l’homme et son environnement.
Ici la transformation progressive d’un territoire sensible est engendrée par l’action de l’individu sur son espace vital. Avons-nous la jouissance des lieux ? Que reste-t-il de notre empathie à l’égard du vivant ? L’émotion est-elle un moteur de sagesse ? À quelle distance devons-nous être ?
La surface, la peau, l’écran sont accessibles, la profondeur des réactions est plus complexe.Acteurs et spectateurs de notre temps compté, que laissons-nous à ceux qui viennent ?
À fleur de peau entraîne le spectateur aux confins du monde contemporain, dans un univers magique et vertigineux dont la démesure ne cesse de questionner la précarité de l’homme et de son environnement.
—
Expérimentant sans cesse de nouveaux territoires scénographiques, artistiques et techniques, Christophe Berthonneau réalise des œuvres contemporaines dans le domaine du théâtre et de l’évènementiel (cérémonies de clôture des JO de Barcelone 1992, coupe du monde de Football 1998, passage à l’an 2000 sur la Tour Eiffel, inauguration du musée d’art islamique de Doha 2008, ouverture et clôture des Jeux asiatiques à Canton 2010), mais aussi de nombreuses mises en scène de théâtre à ciel ouvert.
—
Production Groupe F.
—
Dans le cadre de la Biennale Arts Sciences, Rencontres-i 2015
Parco degli Acquedotti - Rome - Lazio - Italy
Zero Image Zero MultiFormat 6x9
Ilford FP4Plus
Tetenal Ultrafin Plus 1+4 cont. agitation 5:00 + 3 min. stand
Direct film scan
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.
Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori
18 gennaio - 28 aprile 2013
Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni
Genus Bononiae Musei nella Città
Bologna
foto Paolo Righi
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use this photo without written permission and consent.
-----------------------------
Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale
Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.
Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.
■ Feu D'artifice de Clôture de MP2013 par le Groupe F, Marseille (13) 2013, FRA
■ Le 31 Décembre 2013.
Le Groupe F, créateur de lumières de feu et d’images propose une œuvre multiforme, au carrefour du Land Art, de la performance pyrotechnique et du théâtre à ciel ouvert. Mêlant l’eau et le feu, musiques et récits, les Révélations prennent la forme d’une saga épique dont les épisodes parcourent les eaux du territoire Marseille Provence.
Pour clôturer cette année Capitale en beauté, le dernier épisode se déroulera sur le légendaire Vieux Port de Marseille. Projections monumentales, acteurs de lumière, pyrotechnie sur bateaux, tarasque de feu, son…
■ Les photos de ce site ne sont pas libres de droit / The pictures in this website are copyrighted
Pour toute utilisation veuillez Me Contacter ICI ou ICI / For any use please Contact Me HERE or HERE
■ Bonne visite / Good visit.
Hoje celebramos a solenidade de "Todos os Santos" na véspera da "Comemoração dos Fieis Defuntos". Move-nos a fé e esperança que estes nosso irmãos vivem junto de Deus.
Nota Histórica
«Os Santos, tendo atingido pela multiforme graça de Deus a perfeição e alcançado a salvação eterna, cantam hoje a Deus no Céu, o louvor perfeito e intercedem por nós.
A Igreja proclama o mistério pascal, realizado na paixão e glorificação deles com Cristo, propõe aos fiéis os seus exemplos, que conduzem os homens ao Pai por Cristo; e implora, pelos seus méritos, as bênçãos de Deus.
Segundo a sua tradição, a Igreja venera os Santos e as suas relíquias autênticas, bem como as suas imagens. É que as festas dos Santos proclamam as grandes obras de Cristo nos Seus servos e oferecem aos fiéis os bons exemplos a imitar» (Constituição Litúrgica, n.º 104 e 111).
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use any files on
this page without written permission and consent.
-----------------------------
Il cantautore italiano al Conservatorio per il suo tour "Apriti Sesamo"
Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. E un felice ritorno professionale. Tra i brani compare infatti anche Eri con me, scritta appositamente per Alice e contenuta anche nell'album della cantante. Apriti Sesamo Tour è al Conservatorio Giuseppe Verdi dal 31 gennaio al 3 febbraio.
2016 - Auditiva: thirding-as-othering
57° Premio Internazionale Bugatti Segantini, Progetti Speciali
Acura di Frequente
Con, Seiji Morimoto, Stephen Cornford, Gábor Lázár
L’ambiente è uno sfondo dinamico, non un contenitore ma l’animatore di un processo che è il contenuto stesso. È in continua trasformazione, il terreno di infinite possibilità, eterogeneo e in movimento, multiforme di natura. Ogni luogo è un linguaggio aperto. Da questa premessa prende avvio un intervento ideato da Frequente a partire dall’ambiente di Villa Brivio e realizzato, in collaborazione con Bice Bugatti Club, per la trama del suo spazio.
Auditiva: thirding-as-othering presenta al pubblico un’esperienza ambientale che si snoda attraverso il suono e che, durante più momenti, abita e invita ad abitare lo spazio di Villa Brivio. L’intento è proporre al visitatore un percorso libero, con due inizi e una fine centrale. Tre installazioni sonore site specific sono concepite come sculture ambientali, situazioni espanse che realizzano il significato della loro presenza nell’ascolto dei fruitori e nel legame con il luogo. Ambiente, opera e ascoltatore: tre forze dello stesso campo, soggetti aperti e indipendenti, indissolubilmente legati nel fatto stesso di esserci, ovvero essere presenti. Questi elementi mettono in atto una specie di trialettica (thirding) non oppositiva e nemmeno collaborativa, che produce estraniamento (othering) e rompe, così facendo, i confini precisi delle definizioni e dei ruoli. Ciò che unisce l’ambiente, l’opera sonora e l’ascoltatore non è dunque un processo intellettuale mediato dall’arte, bensì una coesistenza di tutti i protagonisti che, in una dinamica reciproca di attivazione, mobilitano la possibilità del luogo e realizzano la socialità nel suo aspetto più organico, ovverosia quello della conquista e della meraviglia, collettiva perché prima di tutto sentita personalmente.
La scelta stessa di proporre tre artisti per tre siti, completamente differenti e collegati l’uno nell’altro, manifesta la continuità del movimento che le installazioni sonore sono capaci di mettere in luce, così come l’invito stesso alla trialettica intesa quale gioco al disordine, che infrange le categorie, nullifica le opposizioni, conduce alla scoperta e mantiene l’equilibrio dinamico tra le parti.
Il giardino adiacente l’ingresso da strada ospita l’installazione di Seiji Morimoto: elementi sonori sottili, risultato di meccanismi analogici semplicemente costruiti, sono dislocati dall’artista e vanno a comporre uno spazio accogliente e perfettamente sistemato nel protocollo quotidiano dei suoni del giardino. Si tratta di un intervento appositamente pensato a partire dal luogo di installazione. Concomitante nello spazio della biblioteca ha luogo l’installazione Migration di Stephen Cornford. Un gruppo di dittafoni modificati dall’artista, con i loro movimenti e i loro suoni, sono sistemati per restituire la reminiscenza di una massa di uccelli o insetti in migrazione. Memore dell’appropriazione del temine “migrazione” come processo di trasmissione dati, l’opera riflette il movimento globale del consumo dei dispositivi elettronici e il loro rapido passaggio dall’essere prodotto all’essere rifiuto, dentro cicli di vita sempre più accelerati tra generazioni nella tecnologia. L’intervento comprende in sé l’elemento visivo inteso come aspetto del sonoro: questa chiave di lettura è una proposta ulteriore per l’esperienza percettiva del pubblico, oltre ad essere la specificità propria della ricerca stessa dell’autore.
Infine, a chiudere il progetto l’installazione-performance di Gábor Lázár A Trap for your Attention avviene per una sera soltanto nella piazza della corte, spazio connettivo a Villa Brivio. Questo momento conclude e apre allo stesso tempo: un intervento temporaneo, con luci al led e suoni elettronici, agisce nelle misure grandi, nei riverberi e nell’aspettativa della durata limitata di una performance, andando a rivelare il volume di quel vuoto architettonico capace, insieme ai suoi abitanti, di essere portatore di libertà d’azione.
Frequente
Frequente è un’organizzazione culturale e un centro di ricerca indipendente per le arti sonore e la diffusione della cultura auditiva.
Promuove la pratica spaziale, le attività performative, la didattica e i progetti capaci di allargare gli orizzonti delle arti sonore. Frequente è un progetto di Nicola Ratti, Gaia Martino e Enrico Malatesta, in collaborazione con Attila Faravelli, Standards Studio e O’.
Bio
STEPHEN CORNFORD
Artista audiovisivo e ricercatore, indirizza la sua indagine a partire dal fascino per i dispositivi elettronici di largo consumo: come questi sono diffusi e quanto influiscono sulla percezione della realtà. È ricercatore presso la Sonic Art Research Unit alla Oxford Brokkes University, dove dirige con Paul Whitty il Festival annuale Audiograft. Insieme a Samuel Rodgers, inoltre, ha fondato Consumer Waste record label.
SEIJI MORIMOTO
Artista sonoro nato a Tokyo, dal 2003 vive e lavora a Berlino. Il suo interesse è rivolto alle apparenze acustiche instabili che si creano tra l’incontro di oggetti ed elementi inusuali, come ad esempio l’acqua e le pietre, con diversi mezzi tecnici. Ha preso parte a numerose mostre e festival internazionali in Europa e in Giappone.
GÁBOR LÁZÁR
Musicista e artista sonoro ungherese attivo da pochi anni, Gábor Lázár è riuscito ad imporsi all’attenzione internazionale in virtù del riconoscibile e originale apporto che sta fornendo al mondo della ricerca sonora. Dopo aver concluso gli studi, Gábor ha pubblicato l’album ‘ILS’ e ‘EP16’ nel 2014. Ha collaborato con Russell Haswell e Mark Fell, presentato il suo lavoro in contesti come CTM festival, ZKM di Karlsruhe, Empty Gallery di Hong Kong, La Casa Encendida di Madrid e realizzato una mostra personale alla House of Electronic Arts di Basilea.
Villa Brivio, Nova Milanese (MB)
Escursionismo - Escursione " le vie dei santi "
Domenica 19 Febbraio 2017
Direttori d’escursione: Vai Mauro Magnani Nicola
Foto: Vai Mauro
Resoconto della giornata.
La prima escursione del nuovo anno degli scarponi con le ali affronta un tracciato nuovo , mai calcato da quando abbiamo introdotto nel Cai di Cesena questa tipologia di trekking.
La giornata e’ stupenda, il cielo limpido e azzurro e puntuali alle 7:30 ci incamminiamo in 15 dal luogo deputato per la partenza.
Il nome scelto ci anticipa quella che sara’ la tappa fondamentale del nostro percorso;San giovanni in Galilea.
Le nostre prime colline che gia’ in passato ci hanno regalato paesi e scorci interessanti dal punto di vista sia storico che naturalistico ci offrono una delle perle piu’ preziose; un borgo arroccato su uno sperone di roccia spettacolare , con una storia millenaria che parte dal neolitico , passando dall’eta’ del bronzo, quella del ferro , il periodo romano e tutto il medioevo, fino ai giorni nostri , con il passaggio della trafila di Garibaldi e della linea gotica durante il secondo conflitto mondiale.
Testimonianze di questa intensa attivita’ antropica , sono la pieve situata su un crocevia di strade che collegavano la valle del Rubicone con quella dell’Uso la cui storia comincia verso il VI secolo dc. e i resti della rocca e della cinta muraria in parte ancora conservati.
Una menzione particolare merita il piccolo museo Renzi , che chiaramente per motivi di tempo non abbiamo potuto visitare , che raccoglie i reperti riguardanti la millenaria storia dell’insediamento.
Il freddo mattutino, una volta scesi verso la valle della medrina , viene ben presto mitigato dalla salita a San Giovanni e dall’innalzarsi del sole che rende la giornata di puro stampo primaverile.
Una sosta caffe’ e foto , rinfranca il morale , spezza la fatica e ci permette di ammirare , appollaiati su quello sperone , il panorama delle valli circostanti; lo sguardo non ci consente di arrivare a vedere il mare solo a causa della foschia presente verso la riviera che confonde in un unico abbraccio terra e cielo.
Successivamente , una volta lasciato il borgo , ci incamminiamo lungo un ramo del variegato e multiforme percorso di San Vicinio (da qui il perche’ delle “vie dei santi” al plurale) che ci porta prima al guado del rio Tamburone e poi sul crinale del Gorolo (bel noto a chi pratica il ciclismo da strada).
Per chiudere l’anello riscendiamo ancora una volta verso il rio Medrina e passando dalla via della Madonna del fiore ci dirigiamo verso Borghi.
Un passaggio all’interno della parte antica del paese con le sue due chiese, e i resti della rocca e’ d’obbligo , prima di tornare alle macchine.
Sperando che il percorso abbia incontrato come in passato e’ gia’ successo , il favore dei partecipanti ci salutiamo , dandoci un arrivederci al prossimo appuntamento in programma, leggermente piu’ impegnativo di questo:
il 26 marzo , tempo permettendo , partiremo proprio da San Giovanni in Galilea per un anello che passando dalla valle del’Uso , lambira’ Montebello e la valle del Marecchia.
Nicola Magnani
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use this photo without written permission and consent.
-----------------------------
Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale
Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.
Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.
Muy versátil y liviana, hecha en malla de seda negra, roja, animalprint y estampado, que se puede transformar en una blusa, bolero, estola, bufanda, remera, pollera muy sexy (para usar en pileta y playa) y lo que más le permita su imaginación!
Su diseño moderno y versátil se transforma para lucir y divertirte. Encontrá cada vez más maneras para usarla! La única regla acá es la creatividad.
Mais uma confusão, esta intermedia era para ser multiforme x flâmea, mas na verdade apareceu uma coerúlea, que é muito bem vinda também.
"C/A se configura a través de residuos gráficos y electrónicos, centrándose en las relaciones que tenemos con artefactos de un modo físico. Le moviliza la literatura de ciencia ficción y es lo que está debajo de Femevudú -FMV-, seudónimo y avatar multiforme, expuesto en lo posible en el espacio que usted circunda. El organismo aquí instalado consta en primer lugar de: Diaposfera, interacción que se preocupa por la presencia del cuerpo como generador de imagen y sonido; en segundo lugar: Folioscopios, 25 cuadernillos animados con imágenes remezcladas por FMV que aluden a procesos de transformación de información; en tercer lugar: un Registro Gráfico de 90 collage que se constituye como bitácora inicial de C/A; y por último: un fanzine que usted puede llevar a casa.
Continúe."
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use this photo without written permission and consent.
-----------------------------
Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale
Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.
Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use this photo without written permission and consent.
-----------------------------
Il cantautore italiano presenta "Diwan" al Teatro Nazionale
Apriti Sesamo è il ventottesimo album di Franco Battiato, già disco d'oro per le oltre trentamila copie vendute. Eclettico e multiforme, ricco di citazioni (dantesche o di Santa Teresa d'Avila) e di collaborazioni, dalla chitarra di Simon Tong, ex Verve, al basso di Faso di Elio e le Storie Tese. Dopo il successo di Apriti Sesamo Tour, il sofisticato cantautore italiano ritorna con un nuovo progetto ambizioso, Diwan - L'Essenza del reale, un live per riportare a galla una cultura dimenticata.
Attorno all'anno Mille, infatti, in Sicilia fiorisce, in tre secoli, un'importante scuola poetica araba. Questa preziosa fonte di cultura ci ha lasciato ricche testimonianze in alcuni manoscritti che Battiato studia e interpreta con la sua musica. Assieme all'artista, sul palco, un ensemble multietnico tra cui Etta Scollo, Nabil Salameh dei Radiodervish, Carlo Guaitoli, Gianluca Ruggeri della PMCE e Ramzi Aburedwan fondatore degli Al Kamandjati.
Hoje celebramos a solenidade de "Todos os Santos" na véspera da "Comemoração dos Fieis Defuntos". Move-nos a fé e esperança que estes nosso irmãos vivem junto de Deus.
Nota Histórica
«Os Santos, tendo atingido pela multiforme graça de Deus a perfeição e alcançado a salvação eterna, cantam hoje a Deus no Céu, o louvor perfeito e intercedem por nós.
A Igreja proclama o mistério pascal, realizado na paixão e glorificação deles com Cristo, propõe aos fiéis os seus exemplos, que conduzem os homens ao Pai por Cristo; e implora, pelos seus méritos, as bênçãos de Deus.
Segundo a sua tradição, a Igreja venera os Santos e as suas relíquias autênticas, bem como as suas imagens. É que as festas dos Santos proclamam as grandes obras de Cristo nos Seus servos e oferecem aos fiéis os bons exemplos a imitar» (Constituição Litúrgica, n.º 104 e 111).
“edo(ar)do” (fragmento), Eduardo Salvino, 2009. Técnica: mista. Material: fogo e plástico.
Dimensão: 170 x 120 x 120 cm (aproximadamente). Fotos: Lina Lopes.
A partir do tema auto-retrato, ao me apropriar do brinquedo educativo “pino mágico”, eu penso questões que perpassam
o erro, a incompletude, a incerteza, o imprevisto, a instabilidade. Adenso as minhas reflexões sobre o jogo e suas
interações que visam metas e objetivos. O brinquedo “pino mágico”, uma peça que tem aproximadamente 3 x 1 cm,
possibilita, construções de infinitas formas; carros, casas, plantas, etc.. Em “edo(ar)do” estou negando a
proposição original desse brinquedo, ao soldar, com um maçarico, 20.000 peças (pinos).
Nessa proposta pretendo dar continuidade a esta escultura em processo, esta instalação: um “monstro multiforme
e colorido” com proporções e medidas próximas as minhas. Uma mixagem analógica, onde o ato
de soldar torna-se preponderante, uma tarefa que acontece em etapas, entre 5 a 8 turnos, em diferentes
dias durante as semanas de exibição do trabalho. Com um maçarico de cozinha (a base de gás azul /
gás butano) e em meio aos 20 mil pinos esparramados pelo piso do espaço expositivo, vou
soldando estes mesmos pinos sem uma direção ou ordenação pré-definidas.
As mudanças desse “ser multiforme” serão documentadas em áudio e vídeo e o material obtido formará a base de um
audiovisual que ficará até o fim da exposição, mostrando o desenrolar da ação. Esse trabalho em progresso pretende
se um ser que agrega fragmentos, fogo e cor. Um ser descontínuo, um ser vacilante e sem polaridades, um ser passível
de desmoronamento.
Groupe F
SA 03 OCTOBRE 20H30
PARC PAUL MISTRAL
ANNEAU DE VITESSE
GRENOBLE
@ Daniel Roblin
Dans cette nouvelle création, le Groupe F, habituellement reconnu pour ses prouesses
pyrotechniques, invente un langage multiforme inédit avec des moyens d’expression élargis :
acteurs de lumière, vidéo monumentale, compositions sonores originales, flammes, effets spéciaux et décors.
À fleur de peau est une ballade tellurique, un voyage curieux et spectaculaire dans les trésors du vivant. Ce conte fulgurant aborde la relation complexe de l’homme et son environnement.
Ici la transformation progressive d’un territoire sensible est engendrée par l’action de l’individu sur son espace vital. Avons-nous la jouissance des lieux ? Que reste-t-il de notre empathie à l’égard du vivant ? L’émotion est-elle un moteur de sagesse ? À quelle distance devons-nous être ?
La surface, la peau, l’écran sont accessibles, la profondeur des réactions est plus complexe.Acteurs et spectateurs de notre temps compté, que laissons-nous à ceux qui viennent ?
À fleur de peau entraîne le spectateur aux confins du monde contemporain, dans un univers magique et vertigineux dont la démesure ne cesse de questionner la précarité de l’homme et de son environnement.
—
Expérimentant sans cesse de nouveaux territoires scénographiques, artistiques et techniques, Christophe Berthonneau réalise des œuvres contemporaines dans le domaine du théâtre et de l’évènementiel (cérémonies de clôture des JO de Barcelone 1992, coupe du monde de Football 1998, passage à l’an 2000 sur la Tour Eiffel, inauguration du musée d’art islamique de Doha 2008, ouverture et clôture des Jeux asiatiques à Canton 2010), mais aussi de nombreuses mises en scène de théâtre à ciel ouvert.
—
Production Groupe F.
—
Dans le cadre de la Biennale Arts Sciences, Rencontres-i 2015
Escursionismo - Escursione " le vie dei santi "
Domenica 19 Febbraio 2017
Direttori d’escursione: Vai Mauro Magnani Nicola
Foto: Vai Mauro
Resoconto della giornata.
La prima escursione del nuovo anno degli scarponi con le ali affronta un tracciato nuovo , mai calcato da quando abbiamo introdotto nel Cai di Cesena questa tipologia di trekking.
La giornata e’ stupenda, il cielo limpido e azzurro e puntuali alle 7:30 ci incamminiamo in 15 dal luogo deputato per la partenza.
Il nome scelto ci anticipa quella che sara’ la tappa fondamentale del nostro percorso;San giovanni in Galilea.
Le nostre prime colline che gia’ in passato ci hanno regalato paesi e scorci interessanti dal punto di vista sia storico che naturalistico ci offrono una delle perle piu’ preziose; un borgo arroccato su uno sperone di roccia spettacolare , con una storia millenaria che parte dal neolitico , passando dall’eta’ del bronzo, quella del ferro , il periodo romano e tutto il medioevo, fino ai giorni nostri , con il passaggio della trafila di Garibaldi e della linea gotica durante il secondo conflitto mondiale.
Testimonianze di questa intensa attivita’ antropica , sono la pieve situata su un crocevia di strade che collegavano la valle del Rubicone con quella dell’Uso la cui storia comincia verso il VI secolo dc. e i resti della rocca e della cinta muraria in parte ancora conservati.
Una menzione particolare merita il piccolo museo Renzi , che chiaramente per motivi di tempo non abbiamo potuto visitare , che raccoglie i reperti riguardanti la millenaria storia dell’insediamento.
Il freddo mattutino, una volta scesi verso la valle della medrina , viene ben presto mitigato dalla salita a San Giovanni e dall’innalzarsi del sole che rende la giornata di puro stampo primaverile.
Una sosta caffe’ e foto , rinfranca il morale , spezza la fatica e ci permette di ammirare , appollaiati su quello sperone , il panorama delle valli circostanti; lo sguardo non ci consente di arrivare a vedere il mare solo a causa della foschia presente verso la riviera che confonde in un unico abbraccio terra e cielo.
Successivamente , una volta lasciato il borgo , ci incamminiamo lungo un ramo del variegato e multiforme percorso di San Vicinio (da qui il perche’ delle “vie dei santi” al plurale) che ci porta prima al guado del rio Tamburone e poi sul crinale del Gorolo (bel noto a chi pratica il ciclismo da strada).
Per chiudere l’anello riscendiamo ancora una volta verso il rio Medrina e passando dalla via della Madonna del fiore ci dirigiamo verso Borghi.
Un passaggio all’interno della parte antica del paese con le sue due chiese, e i resti della rocca e’ d’obbligo , prima di tornare alle macchine.
Sperando che il percorso abbia incontrato come in passato e’ gia’ successo , il favore dei partecipanti ci salutiamo , dandoci un arrivederci al prossimo appuntamento in programma, leggermente piu’ impegnativo di questo:
il 26 marzo , tempo permettendo , partiremo proprio da San Giovanni in Galilea per un anello che passando dalla valle del’Uso , lambira’ Montebello e la valle del Marecchia.
Nicola Magnani