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I Verdi e l’ambiente naturalmente innaturale

 

Era marzo e la brezza canterina del mare soffiava sulle mie timide gote rosee, ero felice con il volto rivolto al sole, sorridendo mi affacciavo alla primavera che mi abbracciava e mi sussurrava la sua ninna nanna.

Non mi ero accorto, incautamente, che mentre il mio pensiero volava via… e a più riprese, in verdi contorsioni pindariche, sull’avvenire dell’ambiente nel nuovo millennio, inciampavo in un cumulo multiforme e maleodorante di rifiuti in plastica: era un bazar colorato e minaccioso che mi trascinava nel gorgo infernale di un’immensità di maldestri rifiuti urbani.

Ero solo… Mi resi conto solo allora, filosoficamente parlando, che ero solo, non potevo fare affidamento sul mio bagaglio culturale per superare l’ostacolo, questa volta dovevo agire… E come?

Come fa un ambientalista fiero di sé e coerente con se stesso di fronte ad un’aberrazione ambientale. Ma io sono nato a Zurigo e mio padre è danese, non ho mai incontrato un così grande imbarazzo ambientale… Mamma mi diceva che non dovevo andare in Italia e soprattutto a Napoli! E io? Che testa dura! Ma che faccio, mi faccio sopraffare? Devo trovare una soluzione e subito. Chiamo la polizia che mi dice: “Qui è così, c’è uno sciopero… Forse la camorra ha ordinato di non prelevare i rifiuti, ci sono interessi miliardari sullo smaltimento dei rifiuti”. Mio Dio! Ma l’Italia in televisione sembrava più pulita, più onesta! Io sono un Omeopata, un Fitoterapeuta con tanto di deontologia, sono candidato nei Verdi e mi sento verde! Nella confusione in cui versavo vidi due bambini che si tiravano addosso terra e immondizia, ci giocavano… Ebbi un’illuminazione: chi ci dice che tutto ciò è malvagio? E’ l’uso che se ne fa, anche dell’immondizia, che è importante. Perché no? Un’idea mi balzava davanti agli occhi e mi rischiarava le idee: “Non è sbagliato allora”, conclusi tra me e me… Un’euforia pervase tutto il mio essere, dovevo comunicarlo ai miei amici di sezione: “Sposiamo la spazzatura e l’ambiente, impariamo a convivere con i rifiuti, i rifiuti sono una parte di noi che non possiamo rifiutare”.

Finalmente avevo superato il conflitto e capito che una cosa, quando o non ti piace o non puoi cambiarla, devi inglobarla. Metterti contro è poco saggio. Questo è anche un principio della grande scuola orientale Zen, un po’ come dire: fai finta che non esiste e ti accorgi che il sole torna a sorriderti. D'altronde siamo coerenti, il nostro è un sole che ride, è il simbolo della natura e bisogna essere ottimisti, no?

Applicato questo principio ho capito che il partito e io eravamo ad una svolta epocale: non più le solite fugaci polemiche distruttive, ma tolleranza democratica. Così quando mi trovo in un cumulo di merda e rifiuti sapete cosa faccio? Sorrido, sono felice, strappo un fiore e scrivo una poesia, che sia una lode alla vita, alla scienza che sposa la natura e al nuovo millennio!

Oggi provo a camminare tra le strade, perché no, tra i rifiuti e immagino per un attimo che i rifiuti si trasformino in fiori. Provateci anche voi: è bellissimo, ti senti più leggero, interpreti la realtà diversamente, divieni più ottimista, ti si alza l’umore e fiducioso del futuro sai quello che è giusto perché hai le idee chiare ora, anche se navighi in un cumulo di rifiuti, avrai sempre la tua boa ideologica “VEDI?” che ti sorreggerà e non ti farà naufragare nella grigia realtà.

  

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Exhibition at Künstlerhaus Bethanien, Berlin.

14–30 August 2009, Studio 2.

 

ANE GRAFF is a passionate draftswoman. She practises drawing as an extremely time-consuming, almost meditative process that centres on her contemplation of the poetry of scientific research and the nature of matter per se. Ane Graff’s fine drawings with meticulously realised details use graphite pencil to reveal the surfaces and structures of organic matter – birds’ feathers, divots of turf, a tree’s branches and twigs – or the coral-like ramifications of natural silver and different types of stones. The artist’s interest has been attracted by multiform layers of broken slate in particular. In her drawings, Graff likes to develop the similarity of structures from completely different fields of nature.

Older works by Graff echo still-life paintings by 17th century Dutch artists, in which the forest floor is depicted as the habitat of evil forces – often embodied by reptiles or insects –, combined with symbols of Christian redemption.

In her more recent works, Graff has advanced from capturing stones and other natural forms on paper, and also collects them outside and presents them in the form of sculptural ensembles. Thus, for example, she has laid out a huge number of fine and even finer slate fragments to create a large-format floor work – a futher development of the graphic idea that recalls, in this form, artworks of Land Art and yet, if one were to observe the installation from high above, it would re-adopt the aspect of a drawing.

  

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

SAINT-CLAIR-SUR-EPTE > A PARTIR DU 10 AVRIL

DES PIANOS MULTIFORMES

Pour son nouveau projet, l’association Plein Ph’Art propose une exposition pour le moins originale, à découvrir durant deux week-ends à l’église de Saint-Clair-sur-Epte. Baptisée « ExPiano », elle présentera comme son nom l’indique des pianos, mais détournés et revisités par des artistes en tout genre. A l’origine de l’aventure, le professionnel Nicolas Dumas – réparateur, vendeur, accordeur à Montagny-en-Vexin - et membre de l’association, a fait le don d’un « cimetière » de 14 instruments. Mis entre les mains des sculpteurs, peintres, plasticiens amis ou invités par Plein Ph’art, ils reprennent vie sous de nouvelles formes, selon l’imagination des artistes.

A l’église de Saint-Clair, en partenariat avec la municipalité, les œuvres seront mises en valeur dans un cadre spacieux et de caractère.

L’exposition ouvrira ses portes le samedi 10 avril à 14 heures. A 18 heures, le vernissage se déroulera en musique, avec la prestation (gratuite) du Gee Jazz-Band. Le second week-end s’achèvera également en musique, avec cette fois-ci un concert classique (15 heures, payant), autour de l’œuvre de Chopin et de ses contemporains.

Les 10-11 et 17-18 avril à l’église de Saint-Clair-sur-Epte, de 14 heures à 19 heures.

Punto in Movimento/Shiftingpoint circuitoteatro

Big Band Ritmo Sinfonica Città di Verona

presentano:

CANTO DI NATALE di Charles Dickens

Reading musicale in chiave blues

Musiche di repertorio jazz e blues a cura di Big Band Ritmo Sinfonica Città di Verona

Direttore d’orchestra Marco Pasetto

Regia Roberto Totola

Attori:

Roberto Totola e Marina Furlani

Dickens affronta ne “Il Canto di Natale” tematiche sociali, mettendo in discussione il rapporto tra le classi sociali, il lavoro minorile in fabbrica (che lui stesso aveva dovuto sopportare, perché costretto dal padre), la povertà.

Da questo presupposto è nata l'idea di sonorizzare in chiave blues e jazz il racconto. Il canto afroamericano ben si collega alle atmosfere affascinanti e misteriose del racconto di Dickens. Nello spettacolo le varie sonorità del racconto si dipanano per mezzo del multiforme universo del blues strumentale. Le parole e la musica diventano un tutt’uno.

La Fiesta de la Historia es una manifestación multiforme que pretende convertir a Sevilla en la “capital de la Historia”. La Universidad Pablo de Olavide participa en este evento que se celebra en la ciudad hispalense por vez primera a iniciativa de la asociación “Historia y Ciudadanía”, fundada entre otros por la antigua alumna de la UPO Olga Moreno Fernández. En aulas, teatros, museos, iglesias, salas públicas, calles y plazas se celebrarán conferencias, debates, visitas, conciertos, espectáculos y exposiciones temáticas que vinculan las experiencias personales y colectivas a los acontecimientos presentes y futuros, poniendo en valor el patrimonio cultural y la historia de la ciudad como patrimonio común de la ciudadanía.

Tähtitalvikki is a high-quality, new cottage with an excellent private, sandy beach and clean lake. Here you have a lot of space of your own and you don’t see any neighbors from the cottage yard. www.rockandlake.com/en/booking/cottages-in-finland/26843

 

Cottage Tähtitalvikki is situated in the mid of the Leivonmäki National park with multiform Finnish Lakeland nature and good outdoor recreation opportunities.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

www.youtube.com/watch?v=PIzsFeFoIv8

  

COMMENTI ALLE OPERE

 

(...) opere che giocano tra realtà urbana e immaginario codificato, linguaggio quotidiano e linguaggio aulico. Mario Franco (Napoli, giornalista, critico d’arte, docente Accademia belle arti di Napoli)

 

(...) grazie mille per la bella e lunga mail che mi hai mandato! (...) Sono molto particolari, sai, le tue opere? Mi sembrano molto "sapide" di una narratività un po' surreale e un po' teatrale che me le farebbe vedere bene esposte in un contesto teatrale... questo perchè avverto forte la componente "scenografica" e narrativa in esse. Mi sembra anche che si inseriscano bene in una sensibilità contemporanea, un po' collage postmoderno, accostando icone passate con volti moderni... questo non per dire che non sei originale - giammai! - ma proprio per stigmatizzare la tua attualità. Complimenti, sono interessanti! Mi sembra che la linea di ironia dolce-amara e un po' nostalgica che vi scorgo potrebbe essere un buon tracciato lungo il quale approfondire la ricerca; mi sembra che potrebbe costituire un bel cortocircuito, che intensifica il senso di riattualizzazione di una immagine passata e che illumina il senso del progetto di sfumature di dolce-amara nostalgia, e insieme di speranza di trasformazione nel presente, le due sensazioni potrebbero rafforzarsi a vicenda e dare ancor più profondità alla ricerca... Diana Gianquitto (Napoli, giornalista e critico d’arte)

 

Gent.ma Dott.ssa Mazza, Le invio il pdf con le opere di Mariano Grieco e qualche informazione sulla sua vita. Sarei felicissima se trovassimo un modo per portare i suoi lavori a conoscenza di un più vasto pubblico. Ho avuto modo di conoscere per caso la sua opera, appesa senza chiasso alle pareti di un luogo meraviglioso ed appartato dove è andato a vivere da qualche anno lasciandosi alle spalle Napoli. Ma Napoli è rimasta nelle vene (come potrebbe essere altrimenti?) e pulsa nelle sue foto di popolo mescolate ad immagini sacre. Piani che sovrappongono l'onirico e l'ironico, il movimento e l'inerzia, il simbolico ed il concreto, le radici e la fuga, l'introspezione e la teatralità, il fatto ed il fattibile superando sempre i limiti di un confine di spazio e tempo. Mi fermo, perché, come vede, sono molto presa, ma le immagini parlano da sole. (...) Eleonora Cucina (Monaco di Baviera, giornalista, scrittrice. Lettera inviata alla direttrice dell’Istituto italiano di cultura a Monaco)

 

(...) le immagini del PDF che mi hai inviato, sono certamente sollecitanti, sul piano dell'idea di dar vita ad una realtà fotografica servendosi del procedimento di qualcosa di simile al collage e dunque dell'autonomia delle parti. (...) L'ironia, la tessitura tra memoria e quotidianità, tra storia e cronaca, tra ritualità e laicità (penso alla ritualità dell'omicidio e la laicità oramai deposta del San Sebastiano), bastano a dare al tuo lavoro il senso di teatro proprio della vita, come suggeriva Stanislavskij. Massimo Bignardi (Siena, giornalista, critico d’arte, docente Università di Siena)

 

(...) i tuoi lavori sono veramente emozionali, mi riportano come in un sogno alla mia gioventù, quando confusioni giovanili e influenze Felliniane si intrecciavano con la follia surrealista di Bunuel, dove il passante, ignaro di essere un simbolo, crea una scena che evoca nel suo simbolismo tutte le emozioni nascoste nella nostra mente. Le tue opere sono delle aperture di sipario dove la prima scena si riflette all’infinito attraverso quei simboli che ne evocano l’esistenza. (...) Roberto Delandro (Napoli, artista)

 

(...) bidimensionalità o tridimensionalità a parte trovo le tue opere interessantissime e molto belle; c'è grinta, c'è denuncia, ci sono soprattutto il racconto dei luoghi e degli uomini e una vena di ironia ragguardevole. Pensavo all'effetto tridimensionale sono certo che ci troveremo come davanti ad un proscenio. (...) Complimenti! Mauro Giancaspro (Napoli, giornalista, scrittore, direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli)

 

(...) sono stata molto contenta di vedere le tue opere! mi sono piaciute molto e le trovo profonde e "leggere", di una leggerezza intelligente, perchè ci fa pensare. credo che a tutti è piaciuta questa mostra, sentivo i commenti e vedevo gente allegra. Prosegui su questa strada e non ti fermare. Gemma Cautela (Napoli, storica dell’arte, funzionaria Soprintendenza di Napoli)

 

(...) dalla vetrina sono riuscita a vedere, certo non nel migliore dei modi, i tuoi lavori. Mi hanno colpito! Poco 'contemporary art', intendendo con ciò una sorta di imprinting che rende tutto omologato a uno stile di tendenza, spesso indipendentemente dai media usati, foto, video, pittura e dalla generazione dell'artista. Le tue opere invece hanno l'originalità e l'urgenza di chi vuole dire molto, spaziando dalla forma ai contenuti: piccoli teatri di vita e di impegno etico, che rendono le sagome fotografiche protagoniste di una storia. Ancora in bocca al lupo e speriamo che abbiano successo! Angela Tecce (...) come tu stesso dici la mostra l'ho vista male e il video a dire il vero non mi ha aiutato granchè. Non voglio però sottrarmi alla tua richiesta ma non tanto per esprimerti giudizi che, ad onor del vero, mi sembrano proprio impossibili nella Babele del panorama contemporaneo, quanto per proporti riflessioni in libertà.

Non ricordo bene cosa ti avevo già scritto ma sicuramente ricordo l'impressione! Da una parte mi ha colpito il tuo impegno etico a cercare di dare un senso civile e sociale alla tua ricerca. Impegno che apprezzo e che mi sembra tu abbia accentuato in maniera esponenziale. I tuoi 'teatrini', creati con immagini forti e con uno sfalsamento di piani che sottolinea l'idea di sequenza, di 'piani prospettici', come dici tu, hanno sicuramente il dono di parlare chiaro e in modo diretto all'occhio e al cuore di chi guarda. D'altra parte le tue opere hanno anche il pregio o il difetto di sfidare le regole di quanto si vede oggi in giro, la loro 'forma' non è quella a cui siamo abituati in un mondo di levigatissime patine prive di contenuti o al contrario di gesti provocatori privi di artcolazione linguistica. Il rischio di questa alterità io credo tu lo conosca già e lo abbia volutamente sfidato. Certo però, a dire il vero che mi chiedi se c'è un eccesso barocco e decorativo nel voler conciliare tutto, linguaggio fotografico, già forte di per sè, istallazione, contenuto, espresso in forma di parole. Ma secondo me, ripeto, è ciò che ti eri prefisso! Mi fermo qui (...) P.S. comunque se non si fosse capito complimenti!

Angela Tecce (...) Beh! questa volta il video riusciva a farti capire! la prima cosa che ho visto è stata la leggerezza. l'altra volta non l'avevo colta. Vedevo più la giustapposizione delle immagini. Il video della mostra ora, insieme a quelli sul lavoro negli anni, permettono di rintracciare il filo di un percorso, mai ideologico, eppure impegnato nei contenuti e nelle associazioni che sono spesso fantastiche e piene di sensi che vanno ben al di là del significato cui alludono i titoli e spesso 'volano' nella ricerca di una misura che è sagace e ironicamente trasversale, in bilico tra divertimento e ferocia.

Angela Tecce (Napoli, storica dell’arte, direttrice di Castel Sant’Elmo, giornalista)

 

La mostra non l'ho vista, ma mi ha detto Ida Maietta (Napoli, storica dell’arte, funzionaria Soprintendenza di Napoli) che era meravigliosa. Laura Giusti (Napoli, storica dell’arte, funzionaria Soprintendenza di Napoli)

 

(...) Molto barocche, senza però caricare di accezioni negative questo termine ma come dato di fatto; di un barocco tipicamente napoletano, nel senso che sono delle messe in scena, una specie di teatro del sociale” Giancarlo Savino (Roma, artista)

 

Pur con l'imbarazzo del ritardo, che si somma al fatto che non sono potuto venire all'inaugurazione della mostra, vorrei comunicarti le mie impressioni sul video che mi hai gentilmente trasmesso. Le tue immagini, mi sembra, vivono di una duplice polarità: un 'quadro' di sfondo e una o più figure in primo piano; ci sono molteplici legami tra queste due polarità, che potremmo identificare in due differenti aspetti della coscienza. Il quadro di sfondo rappresenta, rispetto alle figure in primo piano, il contesto esistenziale, considerato nei suoi vari aspetti: elementi dell'ambiente fisico, urbano o più intimo, privato, elementi affettivi, ricordi, incubi, elementi dell'immaginario privato o collettivo, tutti, in qualche modo, riconducibili alle figure che, in primo piano, incombono fuori dal quadro e ne sintetizzano la complessità nella dimensione dei personaggi cui sono riferite. Il quadro rappresenta il contesto relativo al vissuto dei personaggi, un contesto nel quale sono stati selezionati gli elementi più vari con un criterio di selezione che, come tale, sarebbe inquadrabile nel metodo storicistico ma, poichè non stiamo parlando di un saggio, obbedisce a criteri puramente espressivi ed emozionali. In definitiva, potremmo dire che i personaggi e il quadro di sfondo corrispondono ad una duplice dimensione esistenziale: la seconda, che ci ha visto e ci vede immersi e direttamente partecipi degli avvenimenti e dell'ambiente, fisico e mentale, che ci appartengono e che in ogni momento segnano la nostra esistenza mentre ne siamo parzialmente inconsapevoli; la prima, sintetizzata nei personaggi in primo piano fuori quadro, che 'rappresenta' un ripensare a tutto ciò che è alle nostre spalle, a ciò che siamo stati e che siamo diventati. (...) Ugo Carughi (architetto, storico dell’arte, funzionario Soprintendenza di Napoli)

 

(...) teatralità che risponde esattamente all'esigenza dei personaggi, che lasciando la loro vita di celluloide, concorrono, insieme ad altri personaggi, a raccontare nuove storie interpretando se stessi, in una trama diversa e corale, dove il proprio ruolo si esalta con il ruolo degli altri in un grande gioco di equilibrio. Anonimo (Napoli, artista)

 

“…Ma e' veramente necessario l'equilibrio per contemplare una realtà filtrata e ricostituita dal prisma del linguaggio poetico? C'e' bisogno di scomodare surrealismo e metafisica per costatare che l'inattesa armonia degli elementi in visione (in scena forse, ma per fortuna senza artificio di partenza, forse solo in fase di invito a guardare) stanno così bene insieme, si incastrano così "naturalmente" (per noi) e stridono tanto inevitabilmente tra loro col pericolo di credere per qualche istante che è quella la vera realtà e non quella che ci gira attorno che guardiamo differentemente o indifferentemente o solamente meno…” Donato Grieco Carissimo Mariano, con grande gioia e fierezza ho visionato le foto dell'esposizione e della sua preparazione. E' un effetto sorprendente vedere i tuoi lavori che dialogano tra di loro prima ancora di dialogare con i visitatori. Il tutto e' veramente molto equilibrato anche se l'equilibrio non sembra essere indispensabile per queste "apparizioni"... Come vorrei essere sul posto per ascoltare i commenti e le impressioni, anzi l'impressione di ognuno... Chissa' quanti capiranno che questo regalo che tu fai a Napoli e' fra le cose piu' valide, autentiche e costruttive di tutta la produzione artistica partenopea (non oso dire italiana) di questa nostra epoca che ha un rapporto problematico con il nostro glorioso passato che continua ad essere terribilmente presente e bisognoso di essere ricontemplato, rivisitato digerito ed assunto come ricchezza culturale atemporale ed alimento quotidiano... Bravo per non aver ceduto a pruriti "avanguardistici" a pretese internazionali che rendono l'espressione artistica attuale simile ad un enorme supermercato, con innumerevoli prodotti tutti disperatamente simili nel loro avvilente anonimato... e tutto questo per sfuggire al "provincialismo" tanto temuto dall'intellettualismo tirannico ed imperante! (...) Donato Grieco (La Rochelle, artista)

 

"Gli assemblaggi tridimensionali di Mariano Grieco" Fotografo, grafico, editore ma anche artista. Mariano Grieco sembra non conoscere misteri nel mondo della comunicazione visiva, come dimostra la sua mostra appena conclusa presso gli spazi della Picagallery. Per l'occasione, infatti, Grieco, ha presentato diciotto opere, frutto di assemblaggi tridimensionali, sceneggiate fotografiche e situation photography, create grazie ad una personale rilettura delle immagini del proprio archivio. "Avvertivo infatti - spiega - la necessita' di riportare in vita quelle foto, come se fossero loro stesse a chiedermelo, svincolate dai margini angusti della loro quotidianita' ormai storicizzata". Un'operazione in qualche modo pirandelliana, quella legata alla rivolta dei personaggi, liberati per vivere nuove avventure in contesti e tempi assolutamente differenti. Anche perche' il repertorio preso in esame lo ha portato per anni a viaggiare come fotoreporter free-lance, in Italia ed in Europa, a caccia di servizi su tematiche per lo piu' a sfondo sociale. Stefano de Stefano (Napoli, giornalista, critico d’arte) Rubrica "Riletture" Corriere del Mezzogiorno, Napoli) (Inclusa foto de "Le sette opere di misericordia" con la didascalia: "Onirico. Un'opera di Mariano Grieco)

 

(...) dopo aver apprezzato la fertile vivacità e il vigore creativo delle tue opere, ti dico: adesso hai ancora molto da fare visti i promettentissimi inizi.

Tony Stefanucci (Napoli, artista)

 

(...) anche una visione rapida e panoramica procura uno schock indefinibile quindi un commento può andare in mille sensi. Le opere, la tua manipolazione delle stesse, quanto dici di te e di esse, la scelta del sonoro, ecco già alcuni fra tanti elementi che ti assalgono e prendono direzioni impreviste nella tua memoria e nel tuo inconscio dove tutto sonnecchia e tutto si agita.... È gradevole, eccitante, inquietante, s'impone tirannicamente e non sai se sei posseduto o se ti risvegli a te stesso ....ecc. ecc. ecc. Difficile resistere ad una reazione immediata che sembra imporsi man mano che le immagini si presentano sulla scena... è una tentazione pericolosa ma inevitabile anche se genera effetti più limitati e meno ricchi, eppure non la respingo ma attendo con difficoltà ed impazienza il risultato più completo dell'impatto di queste immagini straordinriamente ordinarie, surrealisticamente gratuite ma tanto eloquenti, familiari e barbare, estranee ed intime... che percorso sceglieranno o sceglierai per loro, personaggi mitizzati o burattini impotenti, protesi multiformi e proteiformi del tuo io che sento confondere a volte con il mio? ... ecc. ecc. ecc. ...

Jabaroque (France, la Rochelle)

 

(...) Quante creature inaspettate s'incontrano qui in questo mondo strano tuo ! davvero è così Napoli? Nati tutti dal tuo immaginario, senza chiederci il permesso, entrano violentemente nel mondo nostro, autoritariamente s'impogono alla nostra riflessione. "disperazione gioiosa, ottimismo disperato"?

Continua, continua, forse ci sarà una soluzione ...

Con affetto e ammirazione

Joëlle-Anne – Fabien Necard (France, la Rochelle)

  

(...) vista già quella di bruno aymone e ora questa.. magari la musica marocchina o algerina..se ne va x i cavoli suoi... sarebbe stata ad hoc con la sequenza diretta delle tue sceneggiate, escludendo le facce dei 'papabili'. in fondo la tua Napoli rimane ancora maledettamente il Sud del mondo...ma è solo un'opinione (...)

Patty Giordano (Napoli, giornalista)

 

(...) sono stata molto contenta della tua segnalazione. E' venuto molto bene perchè si capisce bene la mostra che ho visto nel reale. Stai continuando a lavorare? fammi sapere le tue prossime...intenzioni. Un abbraccio forte Aurora Spinosa (Napoli, storica dell’arte, giornalista, docente universitaria)

 

Un saluto di profonda gratitudine per la bellezza e l'originalità delle sue opere. Ne emerge una sensibilissima vicinanza all'umanità dimenticata o emarginata e il desiderio di darle una nuova possibilità, una nuova speranza. Chissà dove andrà chi trova la via per uscire dal confine della rappresentazione, riuscirà a realizzare finalmente i suoi sogni? Forse vuole soltanto muovere qualche passo nell'al di qua per dimostrare di fare parte dello stesso nostro mondo...

Gabriella (gabriella280659 youtube)

 

*Il peggio nel peggio è l'attesa del peggio.*

Se fossi capace di raccontare le storie ne inventerei mille per te,se fossi capace ti colorerei di mondi multiformi di bucce d'arancia sui caloriferi e di aria di città.

Daniel Pennac°

Mi affascinano le sedie vuote,il mistero di chi si potrà sedere.

Caserta,Aprile 2010.

Inspired by Mark Rothko's "Multiforms" work, i wondered if i could replicate similar images in-camera.

 

This image is of the ceiling and 2 walls in one corner of my dining room at home. The walls are both pale yellow, the ceiling white. Standing in this corner, and just below and out of shot is a floor standing lamp with a yellowish CFL energy saving bulb.

 

Vivid mode was set on the camera.

 

Unlike the neighbouring shot with 3 compartmentalised areas in clear definition, this image appears to be just 2 areas with a simple curved variation between them.

 

However, this is actually the exact same subject as the other image i have posted, but with the cameras' autofocus disabled, a deliberate manual adjustment to de-focus the scene, and also a much slower shutter speed dialled in so that i could deliberately move the camera during exposure to mechanically blur the image further. The other image also had the distraction of several pools of light from the lamp, so I also zoomed right in for this image to eliminate those areas and concentrate on the divide between walls and ceiling.

 

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Thanks, ND 2010

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Giacomo Boni / archeologo e architetto italiano, in: Myriam Pilutti Namer, Giacomo Boni - Storia memoria archeonomia. Saggi Di Storia Antica No. 42., Roma : «L’Erma» di Bretschneider (2019): 1-146 [Anteprima, pp. 1-20]; & Giacomo Boni, in: Il Sole 24 Ore / Domenica. (03/05/2020): 1 [in PDF]. wp.me/pbMWvy-Bk

 

1). ROMA - Myriam Pilutti Namer, Giacomo Boni - Storia memoria archeonomia. Saggi Di Storia Antica No. 42., Roma : «L’Erma» di Bretschneider (2019): 1-146.

 

Abstract - La figura di Giacomo Boni (Venezia, 1859 - Roma, 1925), uno dei più celebri archeologi italiani tra Ottocento e Novecento, è contraddistinta da un singolare percorso formativo e da caratteristiche altrettanto uniche nell' ambito della cultura dell' Antico, nell' Italia post-unitaria e prefascista. La peculiarità delle spinte formative di Boni, gli innovativi approcci all' archeologia - per lui archeonomia-, le sue scelte politiche delineano i tratti di una personalità dalle alterne fortune, complessa e forse mai a fondo accettata e obiettivamente compresa, né al suo tempo, né successivamente. Attraverso una documentazione in gran parte inedita, frutto di dieci anni di letture e ricerche, il libro ripercorre le vicende di carriera e di vita dell' archeologo nel contesto storico con attenzione al processo di tradizione della memoria e costruzione del mito' da parte di Eva Tea, storica dell' arte e autrice della celebre biografia in due volumi Giacomo Boni nella vita del suo tempo (Milano 1932).

 

PDF = Myriam Pilutti Namer (2019).

wp.me/pbMWvy-Bk

 

Fonte / source:

--- Myriam Pilutti Namer (2019), in: Roma : «L’Erma» di Bretschneider (2020).

www.lerma.it/index.php?pg=SchedaTitolo&key=00013320

 

2). ROMA - Salvatore Settis, Scavare nella vita di Boni. Grandi archeologi. La personalità vivace e multiforme dell’ideatore del Parco del Foro edel Palatino, padre dell’«archeonomia». Il Sole 24 Ore / Domenica. (03/05/2020): 1 [in PDF].

 

Peccato che l’inglese larger than life si renda male in italiano, starebbe a pennello a Giacomo Boni (1859-1925): archeologo, restauratore, pubblicista, divulgatore scientifico, funzionario ministeriale, inventore di tute mimetiche per gli Alpini, apostolo di crociate contro l’alcolismo. Ma lui forse apprezzerebbe: sapeva l’inglese, cosa allora non tanto comune in Italia, e fra i suoi amici si contavano John Ruskin, William Morris e Philip Webb, figura-chiave del movimento Arts and Crafts. Boni fu tra i protagonisti delle discussioni di frontiera sul metodo archeologico e sui criteri del restauro, e la sua personalità poliedrica meritava losguardo d’insieme che ci propone un agile, informatissimo libro di Myriam Pilutti Namer: non una biografia narrata per ordine, ma piuttosto un vigoroso ritrattointerpretativo. Non manca in queste pagine un profilo di Eva Tea (1886-1971), dimenticata storica dell’arte che pubblicò nel 1932 una corposa biografia (se nonagiografia), Giacomo Boni nella vita del suo tempo, ricca di dati ma poveranel l’indicare le fonti. Da leggersi, scrive Pilutti, «come un romanzo biografico, sottoponendo a verifica, caso per caso, le informazioni che tramanda». Eva Teainsegnò storia dell’arte a Brera (dove ebbe fra gli allievi don Milani) e alla Cattolica. Anche se si convertì al cattolicesimo solo nel 1917, a presentarla a Boni nel 1915 pare sia stato Achille Ratti, allora Prefetto della Biblioteca Vaticana e piùtardi papa Pio XI. Quale che fosse la natura del loro legame, da quell’anno allamorte di Boni la Tea ne condivise passioni e battaglie, e dopo averne scritto labiografia ne raccontò il lavoro al Foro e al Palatino in una serie di articoli degli anni Cinquanta.

 

PDF = Il Sole 24 Ore / Domenica (03/05/2020).

wp.me/pbMWvy-Bk

 

Fonte / source:

--- Il Sole 24 Ore / Domenica (03/05/2020): 1

www.ilsole24ore.com/

 

S.v.,

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50335114658

 

3). ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Giacomo Boni & Le Ultimo Scoperte Nel Foro Romano (1898-1907), in: Suppliment to the Sphere, 21 September (1907). & Romolo Artioli, Segretario – Prof. Giacomo Boni, Ufficio degli Scavi del Foro Romano (1908).

wp.me/pPRv6-3ph

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/13083792444

 

--- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Amy A. Bernardy, "GIACOMO BONI - THE ARCHITECT WHO WIL REBUILD THE CAMPINALE," The Boston Evening Transcript, Saturday, November 15, 1902, p. 46.

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/41100354701

 

--- ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: News from Rome: Giacomo Boni & the Roman Forum – Important Discoveries and Care for the Relics. The Evening Star, Washington D.C., 26 Dec. (1903), p. 1 [PDF]; s.v., HARPERS MAGAZINE (March 1903); L’ ILLUSTRAZIONE ITALIANA, Anno XXXIV. N. 7 (17/02/1907); Supplement to the Sphere, 21 September (1907) & Romolo Artioli, The Roman Forum (1908) [in PDF]. wp.me/pPRv6-4zM

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/13286708285

 

--- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Eva Tea, "ATTAVERSO LE MEMORIE DI GIACOMO BONI - IL CROLLO DELLE CAMPANILE DI SAN MARCO," LA STAMPA (18|04|1932), p. 8.

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/18383495843

 

---ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Dr. Arch. Dr. Cristina Gonzalez-Longo, Giacomo Boni at the Museo Forense: Construction History as a Source for Architectural Innovation. In: Dunkeld et al. (eds): Proc. 2nd Int. Cong. Construct. History, Exeter Vol. 2, 1341-1362 (2006) [in PDF]; = Cristina Gonzalez-Longo, Il Monasterio di Santa Francesca Romana – Santa Maria Nova al Foro Romano: Storia e Restauro. Unpublished Specialisation Thesis at the Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti, University of Rome “La Sapienza.” (1995).

 

Fonte / source:

--- Cristina Gonzalez-Longo academia.edu (09/2020).

www.academia.edu/4878386/Giacomo_Boni_at_the_Antiquarium_...

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/49864577203

 

--- ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA. Giacomo Boni, Il Foro Romano (1898-1925), in: Daniela Esposito, Carla Pancaldi, Nell’abbraccio dei recinti: scavi e configurazione dei margini dell’area archeologica centrale di Roma fra Ottocento e primo Novecento, “Materiali e Strutture”, n.s., VII, 3 (2018): 41-62 [in PDF] academia.edu (05/2020). S.v., Prof. Giacomo Boni & Romolo Artioli, Segretario – Ufficio degli Scavi del Foro Romano (1907-8). wp.me/pbMWvy-bx

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/49662930897

 

--- ROMA ARCHEOLOGICA e RESTAURO ARCHITETTURA. Arch. Giacomo Boni – Scavi e Museo del Foro Romano – Un museo, una biblioteca, un archivio e una scuola (1898-1925) (15/03/2020). Foto(s): Mario Ierardi / FACEBOOK (03/2020?). wp.me/pbMWvy-3J

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/49800063038

 

--- ROMA ARCHEOLOGIA E RESTAURO ARCHITETTURA. Natale di Roma 2020 & il 2.773esimo compleanno della Città Eterna. Roma, eccezionale scoperta archeologica: Giacomo Boni, “Romolo, Remo e la Lupa – la scoperta della grotta lupercale,” Maitland News, Australia (26/01/1924) [in PDF]. Foto: Architetto Giacomo Boni (c. 1902?). (21/04/2020). wp.me/pbMWvy-8S

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50034780773

 

--- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. ROMA – Giacomo Boni / archeologo e architetto italiano (1859-1925). “Un gran luce si e`spenta: e` morto Giacomo Boni.” Il Messaggero (11/07/1925): 3 [in PDF]. wp.me/pbMWvy-lC

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50335115253

 

4). ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Giacomo Boni and the Roman Forum (1898-1925). Part. 1.1 thru 1.19; The Modern Excavations & Restoration Work in the Forum, the Antiquarium and the Creation of the Museum of the Roman Forum, and the Palatine Museum (09/2020).

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/collections/7...

versione italiana e adattamento di Valter Malosti

uno spettacolo di e con Valter Malosti

e con Mariano Pirrello, Valentina Virando, Giulia Cotugno, Marco Imparato, Fausto Caroli, Gianluca Gambino

Produzione Teatro di Dioniso e Teatro Stabile di Torino

 

Lo spettacolo La scuola delle mogli ruota attorno a un’idea fissa: le corna. Arnolphe, ricco, borghese, ossessionato dall’idea dell’onore e feroce sbeffeggiatore dei suoi concittadini “cornuti e felici, si prepara a sposare la giovane Agnès, che lui stesso si è preoccupato di far crescere in un convento, educandola nella più completa ignoranza, sin da bambina.

“Sposo una deficiente / che dipenda da me completamente”, proclama a gran voce, e spera, conservando l’innocenza e l’ingenuità della ragazza, di godersi il matrimonio senza il consueto corollario di corna. Ma è sufficiente che l’inesperta Agnès incontri un giovane sveglio che le fa la corte, e l’arrivo in città del fatale e misterioso Enrique, per cambiare completamente il destino della storia immaginata da Arnolphe.

 

Incontro per la prima volta Molière e lo faccio con un testo che ha ricevuto un’attenzione distratta inIitalia, un testi dive la tragedia e il neo, annidati nella struttura da geniale farsa, complicano probabilmente i piani di chi deve metterlo in scena. Colgo nella pièce un carattere visionario, il delirio in cu sprofonda il protagonista al termine della commedia, si trasforma in una vera e propria anatomia della rovina di cui è Arnolphe stesso l’artefice. Una volta stabilito il fatto che La scuola delle mogli non è una semplice farsa, dico anche che la farsa naturalmente deve conservarsi, perché se non si fa ridere con questo testo...

La musica sarà parte integrante del progetto, dando la possibilità di creare vere e proprie oasi di solo movimento.

Valter Malosti

 

“La scuola delle mogli qui tocca, nel suo delirio visionario, esilaranti livelli di chiarificazione di quella malattia del vivere” che in Molière (corna e gelosia a parte) determina la tragicommedia umana... Con Valter Malosti, multiforme in gigantismo, ironia e musicalità della “recita” un cast intonato e proteico... Spettacolo assolutamente ben apprezzato dal pubblico alla prima del Piccinni. Applausi e chiamate calorose.” Gazzetta del Mezzogiorno, gennaio 2010

 

dal 10 al 21 novembre | Sala Grande | mar, gio, ven ore 21.15 | mer, sab ore 19.30 | dom ore 16.30 | lunedì riposo

Biglietti: Intero € 32, Ridotto convenzioni € 22, over 60/under 25) € 16 , under18 € 10.00

■ Feu D'artifice de Clôture de MP2013 par le Groupe F, Marseille (13) 2013, FRA

 

■ Le 31 Décembre 2013.

Le Groupe F, créateur de lumières de feu et d’images propose une œuvre multiforme, au carrefour du Land Art, de la performance pyrotechnique et du théâtre à ciel ouvert. Mêlant l’eau et le feu, musiques et récits, les Révélations prennent la forme d’une saga épique dont les épisodes parcourent les eaux du territoire Marseille Provence.

 

Pour clôturer cette année Capitale en beauté, le dernier épisode se déroulera sur le légendaire Vieux Port de Marseille. Projections monumentales, acteurs de lumière, pyrotechnie sur bateaux, tarasque de feu, son…

 

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■ Bonne visite / Good visit.

"Purpurina, gibré, acuarelas de colores, base blanca y un delineador de punta finita que maneja con la habilidad de un cirujano. Dos horas le llevó a Cristina Rojas terminar de convertir su rostro y el de sus 12 compañeros de fiesta en el complemento perfecto de esos trajes extraviados y multiformes con los que La Tunga Tunga se presenta en sociedad.(...)"

 

+ vos.lavoz.com.ar/folclore/conoce-la-tunga-tunga-una-murga...

Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.

A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Ravnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.

Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.

A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Razvnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.

Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.

Raffaele Ariante è pittore che segue una sua personalissima ricerca. Anche in questa serie dei 33 Crocefissi, la rappresentazione della Croce assume tratti originali. Ogni naturalistico segno della Passione, viene lasciato cadere: sul corpo di Gesù non c’è traccia dell’agonia, il volto appare coperto, e il legno della Croce cancellato. Solo l’uso di qualche colore, come un rosso vivo che fa da sfondo, ricorda il dramma. Il movimento del corpo, e le braccia aperte come ali, fanno cenno all’inizio di un volo, ad una riconquistata leggerezza. E’ come se il pittore volesse rappresentare l’ascesa di Gesù al cielo fin dalla Croce: immaginare la liberazione dallo spirito di gravità di questo mondo come un compimento che non cancella la sofferenza patita, ma la oltrepassa, la trasfigura ed accoglie nella Luce chiara dei Cieli. E’ la potenza della Vita sulla morte che Ariante vuole rappresentare. In tempi in cui l’orrore e il terrore tornano ancora a lacerare le nostre esistenze, Ariante mette in scena l’icona che più di ogni altra nella nostra cultura rappresenta la sofferenza e la morte, per far esplodere in, e da, essa la vita. E all’oscena esibizione dei corpi straziati e alle vene gonfie di veleno – e non di esistenza, per parafrasare Rilke – del nostro tempo, reagiscono questi Crocefissi, mostrando come non si possa cancellare la possibilità della Gioia. L’energia che anima le figure rappresentate in questa serie, è radicata non in un disincarnato spiritualismo ma nella riappropriazione della bellezza, della forza e della ricchezza del multiforme spettacolo del creato che incanta i nostri sensi. Ma forse Ariante, con i suoi Crocefissi, si volge anche contro un cristianesimo che indulga troppo sulla mortificazione del corpo, che sia pietistico e cupo; o, ancor di più radicalmente, il suo Gesù appare, oltre ogni vincolo religioso, nient’altro che il simbolo dell’uomo liberato? Sono le domande che queste rappresentazioni sollecitano: può la natura umana, riconciliata con se stessa, con la nobiltà della sua anima, essere capace di vita vera? O la letizia accade, invece, solo per Grazia, lì dove l’uomo fa esodo da sé, dall’orgoglio smisurato e dal male che sono inscritti nel profondo del suo cuore, dove si affida a ciò che è più Alto di lui?

 

Nicola Magliulo

Filosofo

  

“La serie dei 33 Crocefissi”

Raffaele Ariante e un pittore poeta. Tutta la sua produzione è caratterizzata da una certa “trasfigurazione”per cui richiama a riflettere, ad interrogarsi. A mio parere la serie dei 33 Crocefissi ne è una chiara documentazione: la diversità dei coloro, degli atteggiamenti imprime un dinamismo particolare. Il Crocefisso sembra venirti incontro, come un fratello indifeso, a braccia aperte per l’accoglienza senza riserve. Il messaggio si rivela chiaro: il dono di sé da senso alla vita perché la trasmette o lo offre, suscitandone l’amore. Francesco d’Assisi tutto ha imparato dal Crocefisso tanto da farsi cantico lui stesso di Dio, dell’uomo fratello e d’ogni creatura. In Lui, si è fatto speranza di pace.

P.Vincenzo Coli

Custode della Patriarcale Basilica del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi

 

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

www.youtube.com/watch?v=PIzsFeFoIv8

  

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

www.youtube.com/watch?v=PIzsFeFoIv8

  

para todos los seres multiformes varados en costas ajenas

Concreform SH®, Multiform SH®, Plataformas AS-150, escoramento convencional com tubos e perfis.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

"Purpurina, gibré, acuarelas de colores, base blanca y un delineador de punta finita que maneja con la habilidad de un cirujano. Dos horas le llevó a Cristina Rojas terminar de convertir su rostro y el de sus 12 compañeros de fiesta en el complemento perfecto de esos trajes extraviados y multiformes con los que La Tunga Tunga se presenta en sociedad.(...)"

 

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Friendly Floatees

# Laurent Lévesque

# installation interactive, photographies 360°.

  

Ce projet bénéficie d’une aide à la résidence de la Région Languedoc-Roussillon et s’intègre dans le programme initié par Incident.net : « Géographies Variables »

  

Laurent Lévesque vit et travaille à Montréal. Ses travaux ont été exposés dans plusieurs régions du Québec et de l’Ontario (Canada), dans des centres d’artistes, des maisons de la culture ainsi que des musées régionaux. Tout au long de l’année 2014, il présentera un projet d’envergure chez Verticale, centre d’artistes (Laval, Québec). D’ici là, il présentera en décembre, les fruits de sa résidence à l’occasion d’une exposition individuelle dans le cadre des Rencontres des arts numériques, électroniques et médiatiques, événement annuel organisé par Oudeis. Il s’agira d’ailleurs de la première présentation de son travail en Europe.

 

La pratique de Laurent Lévesque aborde notre rapport aux objets et leur représentation dans un contexte de crise écologique, dans ce cadre particulier où leur incidence devient mesurable. Ses projets opposent le caractère tangible d’objets reproduits identiquement par milliers à celui, imprévisible, de l’environnement. Il façonne des paysages habités d’objets du quotidien au coeur desquels se jouent des instants de tension. L’accumulation et la conjonction de ces instants distord les perceptions temporelles et spatiales, faisant basculer la représentation dans le domaine de l’invraisemblable et des géographies interchangeables où des propositions rhizomatiques se déploient pièce par pièce au rythme de diffusions et/ou de dispersions.

Menant cette démarche, Laurent Lévesque s’intéresse au potentiel de l’objet à générer de nouvelles dynamiques au sein du paysage, des paysages dont les qualités intrinsèques sont contestées par un morcellement radical. Ainsi, les objets viennent se substituer aux composantes naturelles et construites comme points de repère qui permettent d’appréhender l’espace.

 

L’installation numérique, construite par l’artiste dans le cadre de la résidence, sera un vaste paysage interactif constitué de plusieurs photomontages panoramiques reliés entre eux par des hyperliens. Présentée en projection, elle deviendra un environnement immersif dans lequel le visiteur pourra mouvoir son champ de vision comme s’il était lui-même dans l’espace. À travers la sélection d’hyperliens, le visiteur se déplacera d’un photomontage à l’autre. C’est de cette interaction que se dégagera une narrativité se renouvelant au contact de chaque utilisateur.

 

Friendly Floatees se veut une construction chimérique s’interrogeant sur la relativité géographique et temporelle de l’environnement. En naviguant dans l’oeuvre, il se déplacera virtuellement vers une vaste structure faite de représentations totalement décalées du ciel. Cette structure sera constituée d’une multitude de photomontages, tous des ciels factices, sans astres, sans nuages et sans horizon, au coeur desquels seront figés plusieurs milliers de sacs de plastique. La gravité, le vent et la lumière y modifieront l’aspect de chaque objet, leur insufflant une position, une forme et une luminosité différente. Une fois à l’intérieur, le visiteur errera dans les dédales de cet univers dystopique sans autre repère que ces sacs de plastique figés en plein vol.

Les récits générés seront également ancrés dans la réalité. Ils s’ouvriront sur des lieux anonymes, de différentes régions; ces points d’ancrage permettront ainsi d’établir la structure multiforme, labyrinthique et invraisemblable du projet sur des assises géographiques authentiques.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Presentazione di Argo H2O e di Argo Art Projects ed esposizione di alcune opere da WATERSHAPE, a cura di Eleonora Di Erasmo e Daniela Shalom Vagata, sabato 21 dicembre 2013, Roma.

Live-set "Snowy Afternoon" di Andrea Buratta aka Novembertraum

 

Video, musica, fotografie di:

Andrea Buratta aka Novembertraum, Stefano Bandini, Sebastiano Luciano, Chie Matsui, Andrés Mendéz, Monochrome Circus, Yoichi Nagano, Masakatsu Tagaki, Chris Rudz, Yasu Suzuka, Toru Yamanaka

 

Argo rivista d’esplorazione dedica il nuovo numero Argo H2O al tema fluido e multiforme dell’acqua: acqua come fonte primordiale di vita, frontiera dell’orizzonte umano, risorsa e bene comune. Pensati appositamente per questo nuovo numero, sono visibili nelle versioni cartacea e online di Argo H2O i progetti Voce al silenzio e WATERSHAPE.

 

www.argonline.it

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Exhibition at Künstlerhaus Bethanien, Berlin.

14–30 August 2009, Studio 2.

 

ANE GRAFF is a passionate draftswoman. She practises drawing as an extremely time-consuming, almost meditative process that centres on her contemplation of the poetry of scientific research and the nature of matter per se. Ane Graff’s fine drawings with meticulously realised details use graphite pencil to reveal the surfaces and structures of organic matter – birds’ feathers, divots of turf, a tree’s branches and twigs – or the coral-like ramifications of natural silver and different types of stones. The artist’s interest has been attracted by multiform layers of broken slate in particular. In her drawings, Graff likes to develop the similarity of structures from completely different fields of nature.

Older works by Graff echo still-life paintings by 17th century Dutch artists, in which the forest floor is depicted as the habitat of evil forces – often embodied by reptiles or insects –, combined with symbols of Christian redemption.

In her more recent works, Graff has advanced from capturing stones and other natural forms on paper, and also collects them outside and presents them in the form of sculptural ensembles. Thus, for example, she has laid out a huge number of fine and even finer slate fragments to create a large-format floor work – a futher development of the graphic idea that recalls, in this form, artworks of Land Art and yet, if one were to observe the installation from high above, it would re-adopt the aspect of a drawing.

  

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

www.youtube.com/watch?v=PIzsFeFoIv8

  

"Purpurina, gibré, acuarelas de colores, base blanca y un delineador de punta finita que maneja con la habilidad de un cirujano. Dos horas le llevó a Cristina Rojas terminar de convertir su rostro y el de sus 12 compañeros de fiesta en el complemento perfecto de esos trajes extraviados y multiformes con los que La Tunga Tunga se presenta en sociedad.(...)"

 

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Foto:

Ensaio geral do espetáculo Auto do Círio

 

Informações:

Concebido como espetáculo itinerante, a céu aberto, multiforme, o Auto, enquanto forma cênica, baseia-se em manifestações ancestrais que ainda hoje sobrevivem em várias culturas e que misturam o popular com o erudito, a oração com a dança, a fé com a alegria, o crente com o ateu, o ribeirinho com o urbano e, assim, reitera o congraçamento e a possibilidade de convivência respeitosa e pacífica dos atores sociais.

 

Local:

Cidade Velha - Belém - Pará

Storkonvall / Solomon's-seal – Polygonatum multiform

 

Polygonatum multiflorum (Solomon's-seal, David's-harp, Ladder-to-heaven) is a plant species of the genus Polygonatum. In Britain it is one of three native species of the genus, the others being Angular Solomon's-seal and Whorled Solomon's-seal. (Source: Wikipedia)

 

Storkonvall (latin: Polygonatum multiflorum) er en plante som blir 30-80 cm høy. Den har store, avlange blad langs en side av stengelen, de er spisse og bredt lansettformede. Slektningen kantkonvall derimot har butte blader. Og i motsetning til kantkonvall som har 1-2 blomster per stilk, så har storkonvall de hvite blomstene i klaser à 2-4 blomster, som henger ned fra stilken ved bladhjørnene.

Frukten, som utvikler seg fra blomsten og er et mørk blått bær, er giftig. Den er større enn hos kantkonvall, og storkonvallens frukt har to «sømmer» eller kanter som mangler hos kantkonvall.

Storkonvall vokser vilt langs Oslofjorden og nedover kysten til Arendal, på skyggefulle og fuktige skogbunner. Den liker næringsrik jord og er en mye brukt hageplante. (Kilde: Wikipedia)

 

Link til Store norske leksikon - snl.no/storkonvall

 

© Aslak Tronrud 2012

"Purpurina, gibré, acuarelas de colores, base blanca y un delineador de punta finita que maneja con la habilidad de un cirujano. Dos horas le llevó a Cristina Rojas terminar de convertir su rostro y el de sus 12 compañeros de fiesta en el complemento perfecto de esos trajes extraviados y multiformes con los que La Tunga Tunga se presenta en sociedad.(...)"

 

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La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

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All I could see from where I stood

Was three long mountains and a wood;

I turned and looked another way,

And saw three islands in a bay.

So with my eyes I traced the line

Of the horizon, thin and fine,

Straight around till I was come

Back to where I'd started from;

And all I saw from where I stood

Was three long mountains and a wood.

Over these things I could not see;

These were the things that bounded me;

And I could touch them with my hand,

Almost, I thought, from where I stand.

And all at once things seemed so small

My breath came short, and scarce at all.

But, sure, the sky is big, I said;

Miles and miles above my head;

So here upon my back I'll lie

And look my fill into the sky.

And so I looked, and, after all,

The sky was not so very tall.

The sky, I said, must somewhere stop,

And -- sure enough! -- I see the top!

The sky, I thought, is not so grand;

I 'most could touch it with my hand!

And reaching up my hand to try,

I screamed to feel it touch the sky.

I screamed, and -- lo! -- Infinity

Came down and settled over me;

Forced back my scream into my chest,

Bent back my arm upon my breast,

And, pressing of the Undefined

The definition on my mind,

Held up before my eyes a glass

Through which my shrinking sight did pass

Until it seemed I must behold

Immensity made manifold;

Whispered to me a word whose sound

Deafened the air for worlds around,

And brought unmuffled to my ears

The gossiping of friendly spheres,

The creaking of the tented sky,

The ticking of Eternity.

I saw and heard, and knew at last

The How and Why of all things, past,

And present, and forevermore.

The Universe, cleft to the core,

Lay open to my probing sense

That, sick'ning, I would fain pluck thence

But could not, -- nay! But needs must suck

At the great wound, and could not pluck

My lips away till I had drawn

All venom out. -- Ah, fearful pawn!

For my omniscience paid I toll

In infinite remorse of soul.

All sin was of my sinning, all

Atoning mine, and mine the gall

Of all regret. Mine was the weight

Of every brooded wrong, the hate

That stood behind each envious thrust,

Mine every greed, mine every lust.

And all the while for every grief,

Each suffering, I craved relief

With individual desire, --

Craved all in vain! And felt fierce fire

About a thousand people crawl;

Perished with each, -- then mourned for all!

A man was starving in Capri;

He moved his eyes and looked at me;

I felt his gaze, I heard his moan,

And knew his hunger as my own.

I saw at sea a great fog bank

Between two ships that struck and sank;

A thousand screams the heavens smote;

And every scream tore through my throat.

No hurt I did not feel, no death

That was not mine; mine each last breath

That, crying, met an answering cry

From the compassion that was I.

All suffering mine, and mine its rod;

Mine, pity like the pity of God.

Ah, awful weight! Infinity

Pressed down upon the finite Me!

My anguished spirit, like a bird,

Beating against my lips I heard;

Yet lay the weight so close about

There was no room for it without.

And so beneath the weight lay I

And suffered death, but could not die.

Long had I lain thus, craving death,

When quietly the earth beneath

Gave way, and inch by inch, so great

At last had grown the crushing weight,

Into the earth I sank till I

Full six feet under ground did lie,

And sank no more, -- there is no weight

Can follow here, however great.

From off my breast I felt it roll,

And as it went my tortured soul

Burst forth and fled in such a gust

That all about me swirled the dust.

Deep in the earth I rested now;

Cool is its hand upon the brow

And soft its breast beneath the head

Of one who is so gladly dead.

And all at once, and over all

The pitying rain began to fall;

I lay and heard each pattering hoof

Upon my lowly, thatched roof,

And seemed to love the sound far more

Than ever I had done before.

For rain it hath a friendly sound

To one who's six feet underground;

And scarce the friendly voice or face:

A grave is such a quiet place.

The rain, I said, is kind to come

And speak to me in my new home.

I would I were alive again

To kiss the fingers of the rain,

To drink into my eyes the shine

Of every slanting silver line,

To catch the freshened, fragrant breeze

From drenched and dripping apple-trees.

For soon the shower will be done,

And then the broad face of the sun

Will laugh above the rain-soaked earth

Until the world with answering mirth

Shakes joyously, and each round drop

Rolls, twinkling, from its grass-blade top.

How can I bear it; buried here,

While overhead the sky grows clear

And blue again after the storm?

O, multi-colored, multiform,

Beloved beauty over me,

That I shall never, never see

Again! Spring-silver, autumn-gold,

That I shall never more behold!

Sleeping your myriad magics through,

Close-sepulchred away from you!

O God, I cried, give me new birth,

And put me back upon the earth!

Upset each cloud's gigantic gourd

And let the heavy rain, down-poured

In one big torrent, set me free,

Washing my grave away from me!

I ceased; and through the breathless hush

That answered me, the far-off rush

Of herald wings came whispering

Like music down the vibrant string

Of my ascending prayer, and -- crash!

Before the wild wind's whistling lash

The startled storm-clouds reared on high

And plunged in terror down the sky,

And the big rain in one black wave

Fell from the sky and struck my grave.

I know not how such things can be;

I only know there came to me

A fragrance such as never clings

To aught save happy living things;

A sound as of some joyous elf

Singing sweet songs to please himself,

And, through and over everything,

A sense of glad awakening.

The grass, a-tiptoe at my ear,

Whispering to me I could hear;

I felt the rain's cool finger-tips

Brushed tenderly across my lips,

Laid gently on my sealed sight,

And all at once the heavy night

Fell from my eyes and I could see, --

A drenched and dripping apple-tree,

A last long line of silver rain,

A sky grown clear and blue again.

And as I looked a quickening gust

Of wind blew up to me and thrust

Into my face a miracle

Of orchard-breath, and with the smell, --

I know not how such things can be! --

I breathed my soul back into me.

Ah! Up then from the ground sprang I

And hailed the earth with such a cry

As is not heard save from a man

Who has been dead, and lives again.

About the trees my arms I wound;

Like one gone mad I hugged the ground;

I raised my quivering arms on high;

I laughed and laughed into the sky,

Till at my throat a strangling sob

Caught fiercely, and a great heart-throb

Sent instant tears into my eyes;

O God, I cried, no dark disguise

Can e'er hereafter hide from me

Thy radiant identity!

Thou canst not move across the grass

But my quick eyes will see Thee pass,

Nor speak, however silently,

But my hushed voice will answer Thee.

I know the path that tells Thy way

Through the cool eve of every day;

God, I can push the grass apart

And lay my finger on Thy heart!

The world stands out on either side

No wider than the heart is wide;

Above the world is stretched the sky, --

No higher than the soul is high.

The heart can push the sea and land

Farther away on either hand;

The soul can split the sky in two,

And let the face of God shine through.

But East and West will pinch the heart

That can not keep them pushed apart;

And he whose soul is flat -- the sky

Will cave in on him by and by.

  

Piazza Garibaldi, nota anche come Piazza del Comune o Piazza Grande, rappresenta il centro della vita cittadina. Essa insiste - almeno in parte - sull'antico foro romano, che poi fu spostato verso est. L’aspetto attuale della Piazza è il risultato di stratificazioni storiche, di diversi momenti costruttivi, che hanno visto via via disporsi in quest’area le principali sedi del potere comunale. Alla piazza del potere religioso andava pian piano a contrapporsi quella del potere politico.

Nel 1221 il Palazzo del Comune (Palazzo Vecchio) formò il lato meridionale, mentre nel 1282-85 il Palazzo dei Mercanti (ora Palazzo del Governatore) ampliò la Piazza verso settentrione. Nel 1287 la piazza assume la sua forma definitiva con la costruzione del carcere criminale della Camusina e della Torre Civica, collocati dietro al Palazzo del Capitano del Popolo. La torre, documentata già nel Duecento, era "sublime et altissima, quadrata in terra e di otto facce verso la cima". Fu eretta nel 1470, su progetto dell'architetto Fatuli, fino a raggiungere un’altezza di 130 metri. A partire dal 1538 l'enorme e decorativa struttura mostrò segni di cedimento, ai quali sì cercò, in vario modo, di porre riparo, ma senza esito, finché nel 1606, durante i lavori di consolidamento delle fondamenta, la torre crollò demolendo anche parte del palazzo comunale. L'edificio sacro della piazza era la Chiesa di San Vitale, ricordata già nel 972 e trasformata, tra il 1651 e il 1658, dall'architetto Cristoforo Rangoni detto Ficarelli. La chiesa conserva splendidi stucchi di Leonardo e Domenico Reti, e una serie di dipinti, affreschi ed arredi del XVII e XVIII secolo, opera dei migliori maestri dell'epoca.

Altre importanti trasformazioni della Piazza furono attuate nel Trecento, quando i Visconti chiusero la piazza e la trasformarono in un asserragliato e ben difeso complesso militare, dotato di merlatura e porte che venivano chiuse durante la notte. Solo nel XVI secolo questa struttura, detta ironicamente "Sta in pace", fu di nuovo aperta per essere collegata in modo vitale al resto della città. Nel 1606 il crollo della torre e la ridefinizione del Palazzo del Comune anticiparono la sistemazione del lato settentrionale. Infine le alterazioni novecentesche lungo il lato ovest hanno aumentato il carattere disomogeneo della piazza, dandole la forma attuale.

La Piazza fu intitolata a Giuseppe Garibaldi nel 1893. Oggi essa si pone come il centro amministrativo della città e offre un’immagine multiforme, con alcuni edifici di aspetto medievale, altri dalle linee sei-settecentesche e, infine, nuovi volumi sorti dopo la guerra, sulle macerie delle preesistenti costruzioni.

"Purpurina, gibré, acuarelas de colores, base blanca y un delineador de punta finita que maneja con la habilidad de un cirujano. Dos horas le llevó a Cristina Rojas terminar de convertir su rostro y el de sus 12 compañeros de fiesta en el complemento perfecto de esos trajes extraviados y multiformes con los que La Tunga Tunga se presenta en sociedad.(...)"

 

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Presentazione di Argo H2O e di Argo Art Projects ed esposizione di alcune opere da WATERSHAPE, a cura di Eleonora Di Erasmo e Daniela Shalom Vagata, sabato 21 dicembre 2013, Roma.

Live-set "Snowy Afternoon" di Andrea Buratta aka Novembertraum

 

Video, musica, fotografie di:

Andrea Buratta aka Novembertraum, Stefano Bandini, Sebastiano Luciano, Chie Matsui, Andrés Mendéz, Monochrome Circus, Yoichi Nagano, Masakatsu Tagaki, Chris Rudz, Yasu Suzuka, Toru Yamanaka

 

Argo rivista d’esplorazione dedica il nuovo numero Argo H2O al tema fluido e multiforme dell’acqua: acqua come fonte primordiale di vita, frontiera dell’orizzonte umano, risorsa e bene comune. Pensati appositamente per questo nuovo numero, sono visibili nelle versioni cartacea e online di Argo H2O i progetti Voce al silenzio e WATERSHAPE.

 

www.argonline.it

INFO: lacamerachiara.asterischi@gmail.com

 

asterischi.com/lacamerachiara

 

  

Il mondo visto con gli occhi di chi fugge è realtà multiforme e complessa. Un passo, infatti, non è semplicemente un passo, ma un allontanarsi o un avvicinarsi a realtà più sicure. Allo stesso modo ogni cosa non è mai eguale a se stessa. La prospettiva della fuga è rapida, fluente, e in continua evoluzione. Poi, a volte, è il mondo stesso ad essere in fuga, come volontario accecamento per quello che è diventato (o per quello che noi l’abbiamo fatto diventare). La vita in fuga è una cosa sospesa, che lascia e prende con confini labili e, a volte, incomprensibili. In questa duplice prospettiva si muove il senso del prossimo concorso fotografico, terza tappa del cammino, in cui ancora una volta gli artisti dovranno tuffarsi in una tematica variamente interpretabile, e che aspetta nuovi stimoli per diventare altro.

Il tema offre all’artista la possibilità di scappare dalla routine quotidiana, vivere “On The Road” e far esplodere la propria creatività fotografica senza meta, senza alcun tipo di freno. L’artista cercherà lo scatto che rappresenti di più il senso della libertà,del movimento continuo, della fuga dal mondo stesso:

“Non si può negare che andare liberi senza meta da sempre ci rende euforici . Ha a che fare con l’idea della fuga: dalla storia, dall’oppressione , dalla legge, dalla noia degli obblighi.. Libertà assoluta…”

  

INFO: lacamerachiara.asterischi@gmail.com

 

asterischi.com/lacamerachiara

 

"Purpurina, gibré, acuarelas de colores, base blanca y un delineador de punta finita que maneja con la habilidad de un cirujano. Dos horas le llevó a Cristina Rojas terminar de convertir su rostro y el de sus 12 compañeros de fiesta en el complemento perfecto de esos trajes extraviados y multiformes con los que La Tunga Tunga se presenta en sociedad.(...)"

 

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