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Reserva paleontológica de gran riqueza, única en el mundo. Es uno de los lugares donde se encuentra una secuencia relativamente completa de sedimentos Triásicos (Era Mesozoica) que, condensados desde hace 180 millones de año aportan fósiles que permiten estudiar los cambios faunísticos, la aparición de nuevos animales y la extinción de los anteriores.

 

En el período Triásico de la Era Mesozoica, esta región constituía un inmenso lago, rodeado de frondosa vegetación, que funcionaba como hábitat de una gran variedad y cantidad de especies. En la actualidad, todo lo que puede verse es desierto. Un enorme, magnífico y multiforme desierto. Fue aproximadamente hace 60 millones de años que las masas rocosas de las Cordilleras de los Andes apretaron a la zona de Ischigualasto contra las Sierras Pampeanas (Valle Fértil), poniéndolas al descubierto y exponiéndolas a los agentes erosivos. De este modo, la naturaleza por sí misma ha tallado las más asombrosas siluetas que la mente humana ha relacionado con cosas de la vida cotidiana.

 

Uno de los aspectos más llamativos es la policromía de sus rocas, que al ser afectadas por la erosión diferencial adquieren formas caprichosas que ha llevado a identificarlas con objetos y animales.

 

La creación del Parque Provincial y Reserva Natural Ischigualasto, permitió la conservación y protección de la riqueza paleontológica, histórica, de flora y fauna autóctona y paisajística para investigaciones científicas, educación y goce de las presentes y futuras generaciones.

 

En el año 2000, la UNESCO declaró el Sitio Ischigualasto - Talampaya Patrimonio Natural de la Humanidad.

  

Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.

A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Ravnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.

Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.

A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Razvnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.

Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

"Southwell Minster (/ˈsʌðəl, ˈsaʊθwɛl/) is a minster and cathedral, in Southwell, Nottinghamshire, England. It is situated six miles from Newark-on-Trent and thirteen miles from Mansfield. It is the seat of the Bishop of Southwell and Nottingham and the Diocese of Southwell and Nottingham.

 

In 1884 Southwell Minster became a cathedral proper for Nottinghamshire and a part of Derbyshire including the city of Derby:126–127. The diocese was divided in 1927 and the Diocese of Derby was formed. The diocese's centenary was commemorated by a royal visit to distribute Maundy money. George Ridding, the first Bishop of Southwell, designed and paid for the grant of Arms now used as the diocesan coat of arms.

 

The nave, transepts, central tower and two western towers of the Norman church which replaced the Saxon minster remain as an outstanding achievement of severe Romanesque design. With the exception of fragments mentioned above, they are the oldest part of the existing church.

 

The Nave is of seven bays, plus a separated western bay. The columns of the arcade are short and circular, with small scalloped capitals. The triforium has a single large arch in each bay. The clerestory has small round-headed windows. The external window openings are circular. There is a tunnel-vaulted passage between the inside and outside window openings of the clerestory. The nave aisles are vaulted, the main roof of the nave is a trussed rafter roof, with tie-beams between each bay – a late C19 replacement.

 

By contrast with the nave arcade, the arches of the crossing are tall, rising to nearly the full height of the nave walls. The capitals of the east crossing piers depict scenes from the life of Jesus. Two stages of the inside of the central tower can be seen at the crossing, with cable and wave decoration on the lower order and zigzag on the upper. The transepts have three stories with semi-circular arches, like the nave, but without aisles.

 

The western facade has pyramidal spires on its towers – a unique feature today, though common in the C12. The existing spires date only from 1880, but they replace those destroyed by fire in 1711, which are documented in old illustrations. The large west window dates from the C15. The central tower's two ornamental stages place it high among England's surviving Norman towers. The lower order has intersecting arches, the upper order plain arches. The north porch has a tunnel vault, and is decorated with intersecting arches.

 

The choir is Early English in style, and was completed in 1241. It has transepts, thus separating the choir into a western and eastern arm. The choir is of two stories, with no gallery or triforium. The lower storey has clustered columns with multiform pointed arches, the upper storey has twin lancet arches in each bay. The rib vault of the choir springs from clustered shafts which rest on corbels. The vault has ridge ribs. The square east end of the choir has two stories each of four lancet windows.

 

Southwell (/ˈsaʊθwɛl, ˈsʌðəl/) is a town in Nottinghamshire, England, the site of Southwell Minster, the cathedral of the Anglican Diocese of Southwell and Nottingham. A population of under 7,000 rose to 7,297 at the 2011 Census. The origin of the name is unclear. It lies on the River Greet, about 14 miles (22 km) north-east of Nottingham. Other historic buildings include prebendal houses in Church Street and Westgate and the Methodist church, which has a right of way beneath it, so that the upper floor seats more than the lower. The workhouse (1824) was a prototype for many others. Owned by the National Trust, it shows its appearance in the 19th century. Behind the Minster is a partly ruined palace, once a residence of the Archbishop of York. It includes the recently restored State Chamber, Cardinal Wolsey's former dining room, and gardens among the ruins." - info from Wikipedia.

 

Summer 2019 I did a solo cycling tour across Europe through 12 countries over the course of 3 months. I began my adventure in Edinburgh, Scotland and finished in Florence, Italy cycling 8,816 km. During my trip I took 47,000 photos.

 

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fotografia di Michele Pelosi

poesia di Michela Famiglietti

 

online su michelepelosi.it

 

Lago sulfureo "Mefite" in località Rocca San Felice - Frigento, Irpinia

 

Materia

 

Consistenza sottile della natura viva dell’universo,

sostanza grezza del sapore infinito del tempo.

Vista, olfatto, tatto, gusto, udito: strumenti di

indagine, coordinate di analisi.

Aria, acqua, terra, fuoco: elementi di costituzione, qualità dei risultati.

La tavolozza del mondo, le pennellate dei sensi!

Colori, sapori, odori si mescolano a impressioni

tattili e uditive sul respiro caldo della vita, in

cerca della sua fattura intima, della risposta

ultima che compone ed assorbe il mistero

irrisolto del tutto, la Materia vera della realtà,

la sorgente indefinita del sogno,

il borbottìo antico del mondo.

  

Frigento: un luogo multiforme e multisensoriale, dove permearsi delle pure essenze della Materia. L’aria ben ossigenata e ventilata è la sua energia pulita, nutritiva e su cui investe. L’elevata posizione geografica conferisce una rivitalizzante umidità al suo territorio fertile, pur forte nella sua natura rocciosa. Un fuoco salubre concima segretamente le sue profondità, le sue varie espressioni fisiche: quel ‘ribollìo’ sulfureo in località Mefite (tempio della dea omonima), capricciosa sorgente di benessere, affascinante voce sotterranea di mistero e di storia.

 

Frigento, Parco Urbano "Panorami"

Linee sensoriali e mentali: testi, immagini e suggestioni dal territorio

 

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Zero Pinhole, Fuji Acros

Sous le soleil cette fois, meilleure lumière d'où plus de photos, avant, pendant et après la manifestation ...

 

Déjà 43 jours que le peuple tente de faire comprendre à ces "dirigeants" qu'il ne veut pas de cette réforme ...

 

Actions multiformes en plus des manifestations ... que faudra-t-il faire pour se faire entendre ?

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Ruiz

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Avril 26, 2026- Le second tour des élections législatives, régionales et municipales à Bangui

  

Bangui, 26 avril 2026 – Début des opérations électorales dans le calme dans la capitale centrafricaine.

 

Le second tour des élections législatives, régionales et municipales se tient dans plusieurs circonscriptions de Bangui, avec l’appui multiforme de la MINUSCA.

 

Au centre de vote de Lakouanga, dans le 2ᵉ arrondissement, les opérations ont démarré à l’heure avec l’ouverture effective des bureaux de vote prévus.

  

Photo : MINUSCA / Leonel Grothe

Presentazione di Argo H2O e di Argo Art Projects ed esposizione di alcune opere da WATERSHAPE, a cura di Eleonora Di Erasmo e Daniela Shalom Vagata, sabato 21 dicembre 2013, Roma.

Live-set "Snowy Afternoon" di Andrea Buratta aka Novembertraum

 

Video, musica, fotografie di:

Andrea Buratta aka Novembertraum, Stefano Bandini, Sebastiano Luciano, Chie Matsui, Andrés Mendéz, Monochrome Circus, Yoichi Nagano, Masakatsu Tagaki, Chris Rudz, Yasu Suzuka, Toru Yamanaka

 

Argo rivista d’esplorazione dedica il nuovo numero Argo H2O al tema fluido e multiforme dell’acqua: acqua come fonte primordiale di vita, frontiera dell’orizzonte umano, risorsa e bene comune. Pensati appositamente per questo nuovo numero, sono visibili nelle versioni cartacea e online di Argo H2O i progetti Voce al silenzio e WATERSHAPE.

 

www.argonline.it

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril, 2002.

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

"Southwell Minster (/ˈsʌðəl, ˈsaʊθwɛl/) is a minster and cathedral, in Southwell, Nottinghamshire, England. It is situated six miles from Newark-on-Trent and thirteen miles from Mansfield. It is the seat of the Bishop of Southwell and Nottingham and the Diocese of Southwell and Nottingham.

 

In 1884 Southwell Minster became a cathedral proper for Nottinghamshire and a part of Derbyshire including the city of Derby:126–127. The diocese was divided in 1927 and the Diocese of Derby was formed. The diocese's centenary was commemorated by a royal visit to distribute Maundy money. George Ridding, the first Bishop of Southwell, designed and paid for the grant of Arms now used as the diocesan coat of arms.

 

The nave, transepts, central tower and two western towers of the Norman church which replaced the Saxon minster remain as an outstanding achievement of severe Romanesque design. With the exception of fragments mentioned above, they are the oldest part of the existing church.

 

The Nave is of seven bays, plus a separated western bay. The columns of the arcade are short and circular, with small scalloped capitals. The triforium has a single large arch in each bay. The clerestory has small round-headed windows. The external window openings are circular. There is a tunnel-vaulted passage between the inside and outside window openings of the clerestory. The nave aisles are vaulted, the main roof of the nave is a trussed rafter roof, with tie-beams between each bay – a late C19 replacement.

 

By contrast with the nave arcade, the arches of the crossing are tall, rising to nearly the full height of the nave walls. The capitals of the east crossing piers depict scenes from the life of Jesus. Two stages of the inside of the central tower can be seen at the crossing, with cable and wave decoration on the lower order and zigzag on the upper. The transepts have three stories with semi-circular arches, like the nave, but without aisles.

 

The western facade has pyramidal spires on its towers – a unique feature today, though common in the C12. The existing spires date only from 1880, but they replace those destroyed by fire in 1711, which are documented in old illustrations. The large west window dates from the C15. The central tower's two ornamental stages place it high among England's surviving Norman towers. The lower order has intersecting arches, the upper order plain arches. The north porch has a tunnel vault, and is decorated with intersecting arches.

 

The choir is Early English in style, and was completed in 1241. It has transepts, thus separating the choir into a western and eastern arm. The choir is of two stories, with no gallery or triforium. The lower storey has clustered columns with multiform pointed arches, the upper storey has twin lancet arches in each bay. The rib vault of the choir springs from clustered shafts which rest on corbels. The vault has ridge ribs. The square east end of the choir has two stories each of four lancet windows.

 

Southwell (/ˈsaʊθwɛl, ˈsʌðəl/) is a town in Nottinghamshire, England, the site of Southwell Minster, the cathedral of the Anglican Diocese of Southwell and Nottingham. A population of under 7,000 rose to 7,297 at the 2011 Census. The origin of the name is unclear. It lies on the River Greet, about 14 miles (22 km) north-east of Nottingham. Other historic buildings include prebendal houses in Church Street and Westgate and the Methodist church, which has a right of way beneath it, so that the upper floor seats more than the lower. The workhouse (1824) was a prototype for many others. Owned by the National Trust, it shows its appearance in the 19th century. Behind the Minster is a partly ruined palace, once a residence of the Archbishop of York. It includes the recently restored State Chamber, Cardinal Wolsey's former dining room, and gardens among the ruins." - info from Wikipedia.

 

Summer 2019 I did a solo cycling tour across Europe through 12 countries over the course of 3 months. I began my adventure in Edinburgh, Scotland and finished in Florence, Italy cycling 8,816 km. During my trip I took 47,000 photos.

 

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Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

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Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

www.youtube.com/watch?v=PIzsFeFoIv8

  

Quinto día de la novena a San Antonio de Padua

 

V. En el nombre del Padre, y del Hijo, y del Espíritu Santo.

R. Amén.

 

V. Dios mío, ven en mi auxilio.

R. Señor, date prisa en socorrerme.

 

V. Gloria al Padre...

R. Como era en el principio...

 

Oración inicial

 

Señor, tú que hiciste crecer a la Iglesia mediante el celo y los trabajos apostólicos de san Antonio, haz que, por su intercesión, recibamos siempre nuevos estímulos para crecer en la fe y en las buenas obras. Por Jesucristo, nuestro Señor. Amén.

 

De la vida de San Antonio

 

Además de predicador, san Antonio fue el primer "lector" o maestro de teología de la Orden, que comenzó su docencia en Bolonia, entre 1223 y 1224, con la aprobación expresa de san Francisco. Luego, desde el otoño de 1224 hasta finales de 1227, estuvo en el sur de Francia, dedicado a una multiforme actividad apostólica: la labor contra los herejes albigenses y los daños que habían causado en el pueblo, la enseñanza como maestro de teología en Montpellier, ciudadela de la ortodoxia católica, donde se formaban los dominicos y los franciscanos para predicar a los albigenses de la región. En el capítulo celebrado en Arlés, mientras Antonio predicaba, san Francisco, que aún vivía, se apareció estigmatizado. Por el año 1225, Antonio estuvo predicando en Toulouse, fortaleza de los albigenses, y, como maestro de teología, enseñando a sus hermanos de hábito. Según una tradición, aquí sucedió el famoso milagro del mulo, que se arrodilló ante la Eucaristía. Sin dejar de predicar y enseñar, ejerció también cargos de autoridad.

 

De los sermones de San Antonio

 

Le pusieron por nombre Jesús. Nombre deleitable, nombre que conforta al pecador y da dichosa esperanza. Júbilo en el corazón, melodía en el oído, miel en la boca. De este nombre dice la Esposa, transportada de gozo, en el Cantar de los Cantares: Oleo derramado es tu nombre. Nota que el óleo hace cinco cosas. Sobrenada en todo líquido, ablanda las cosas duras, endulza las ásperas, ilumina las oscuras, sacia los cuerpos. Así este nombre de Jesús sobresale entre todos los nombres y ángeles, porque al nombre de Jesús doblan las rodillas todas las cosas. Si le predicas a Él, ablanda los duros corazones; si le invocas, endulza las ásperas tentaciones; si en Él piensas, ilumina el corazón; si lo lees, sacia el alma.

 

Nosotros, pues, que del nombre de Cristo nos llamamos cristianos, unánimemente y con devoto corazón roguemos al mismo Jesucristo, Hijo de Dios, y pidámosle insistentemente nos conceda llegar con espíritu contrito a la confesión y merezcamos recibir el perdón de nuestras iniquidades. Así renovados y purificados, merezcamos disfrutar del gozo de su santa resurrección y hallarnos en la gloria de la bienaventuranza eterna. Ayúdenos Él mismo, a quien es debida toda honra y gloria por los siglos de los siglos. Amén.

 

Antífona: El Señor hizo milagros en mi favor, y me escuchó cuando lo invoqué. Alabaré al Señor con mi corazón y con mis obras; daré gracias al que me enseñó.

 

De los milagros de San Antonio

 

Había en Codigoro una niña llamada Samaritana, a la que un día, habiendo ido con otras niñas al campo de su padre a coger legumbres, súbitamente se le contrajeron las rodillas. Ya no fue capaz de regresar, y fueron sus acompañantes las que la llevaron a la casa paterna. Y así, arreciando la enfermedad, desde hacía tres años caminaba arrastrándose con las manos y con las nalgas por el suelo. Cierto día, tras hacer la confesión, acudió la niña junto con su madre al sepulcro del bienaventurado Antonio para orar, y, recuperada enseguida su antigua salud, se apresuró a volver a casa por su propio pie. Llegó esto a oídos de la gente de Codigoro, que salieron al punto a su encuentro, mientras repicaban las campanas, y veneraron en ella la grandeza del Señor.

 

Plegaria

 

Recuerda, Señor, que tu misericordia y tu ternura son eternas. Con la confianza que nos da el sabernos hijos tuyos e invocando la intercesión de tu siervo san Antonio, al que atiendes con largueza, te presentamos nuestras peticiones: ...... ...... ......

 

Oración final

 

Dios todopoderoso y eterno, tú que has dado a tu pueblo en la persona de san Antonio de Padua un predicador insigne y un intercesor poderoso, concédenos seguir fielmente los principios de la vida cristiana, para que merezcamos tenerte como protector en todas las adversidades. Por Jesucristo, nuestro Señor. Amén.

 

V. Bendigamos al Señor.

R. Demos gracias a Dios.

La tessera del 1907, realizzata anche questa da Galantara (che questa volta rinuncia al suo pseudonimo di Rata Langa e si firma con il suo vero cognome) richiama per certi versi le immagini preraffaellite di Walter Crane, che tanta influenza ebbero in quegli anni nell’iconografia del movimento sociali¬sta internazionale ed italiano: stesse donne con berretto frigio, stessi stendardi al vento e soprattutto stessa esigenza didascalica (Crane “riempiva” i suoi disegni di spiegazioni, di frasi, di motti: su questa tessera vediamo che la donna regge nella mano sinistra una corona d’alloro dalla quale “svolazzano” due nastri bianchi con su scritto “Proletari di tutti i Paesi, unitevi” e “Uno per tutti, tutti per uno”).

E’, però, una similitudine a prima vista. Ad una più attenta analisi, questa è una allegoria ben diversa, richiama molto di più la Marianna dell’iconografia francese, non è una alle¬goria evanescente, una immagine viva, concreta, che agisce. Guida infatti un corteo di lavoratori, quasi un esercito armato (si vedono le falci alzate) e simboleggia in modo efficacissimo il Partito socialista alla guida del cambiamento.

E’ interessante notare che nel 1907 compare su una tessera di partito per la prima volta quello che a ragione è stato de¬finito il più indovinato simbolo politico moderno: la bandiera rossa.

Sarà presente in seguito, nel corso dei decenni, su moltissime altre tessere, ed è quindi opportuno esaminano un po’ più per esteso.

In generale, la bandiera documenta anzitutto l’esistenza di un fatto associativo: per numerose associazioni e circoli socialisti privi di valide strutture la bandiera era l’unico segno esterno di aggregazione.

L’origine della bandiera rossa risale alla Rivoluzione francese del 1848 e la sua diffusione fu a lungo contrastata dall’uso della bandiera nera da parte di gruppi e associazioni rivoluzionarie, anarchiche e operaie, nel periodo della Prima Internazionale.

Per il movimento socialista italiano, nato da associazioni preesistenti, Società di mutuo soccorso, leghe, cooperative, non ci fu in origine una immediata codifica simbologica per quanto riguarda la bandiera.

Le antiche bandiere delle Società operaie avevano colori e tipologie multiformi; il Partito operaio, fondato a Milano nel 1882, ha una bandiera a strisce bianche e nere, mentre il Partito socialista rivoluzionario di Romagna innalza un vessillo verde.

Solo dopo il 1892 il Partito socialista adotta definitivamente come proprio emblema una bandiera rossa con frangia nera.

Le bandiere del Movimento operaio italiano non furono realizzate, come nel caso inglese, da una struttura centralizzata, ma a livello di base, e sono molto diverse tra loro per stile e materiali usati.

Vedremo più avanti l’immagine della tessera del 1921, che presenta appunto una donna che sta cucendo una bandiera socialista sullo sfondo di un campo di grano.

Il gruppo di tessere che va dal 1908 al 1912 sono molto differenti per cultura e concezione grafica, pur essendo queste tessere famose tra i collezionisti e gli studiosi dell’immagine socialista come “le tessere della serie oro”.

Queste tessere hanno infatti la caratteristica unificante di essere stampate tutte con disegni dorati e a rilievo.

 

Eaux tumultueuses

 

Je m'émerveille des facettes de l'eau,

Cascades, fleuves, océans, ou étangs,

Ca dessine des superbes tableaux,

D'une telle diversité sonore que j'entends,

 

Celle que je préfère, la cascade rieuse,

Chantant cristalline telle une muse,

Elle explore tellement elle est curieuse,

Elle danse entre les roches avec ruse,

 

Sur l'étang se répandent les nénuphars,

Volètent les libellules carnassières,

Je sens monter rapidement le cafard,

Pourtant cet eau est si nourricière,

 

J'aime le ru, ce petit ruisseau,

Il a l'air si gentil, si calme, si doux,

Rayons du soleil émettent un faisceau,

Qui le fait ressembler à un padoue,

 

Les grands lacs s'étendent tranquilles,

Leur sagesse amène des parfums exhalés,

Tel Saint-Jacques perché sur sa coquille,

Jetant dans la foule des azalées,

 

L'océan dans son incroyable immensité,

Fascine par son monde mystérieux,

Avec intensité, illumine notre opacité,

Mais exprime, parfois, son coté furieux,

 

Le fleuve descend, grondant sa colère,

Nettoyant sans douceur les immondices,

Tiens ! Je me mets à faire du Baudelaire,

Les eaux du mal me porteraient préjudice...

 

DIEU exprime par l'eau ses facettes féminines,

Comme les femmes, prend de multiples formes,

Jolie, spirituelle, cruelle comme strychnine,

L'eau abrite une vie pisciforme et multiforme.

 

poeme de Cyrille

  

Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.

A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Razvnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.

Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.

tuttotondo che inizia la sua opera come fumettista underground e nel corso degli anni sviluppa la sua comunicazione usando diversi mezzi espressivi, dal vjing ai cortometraggi, alla pittura e al disegno.Quando ha occasione di esprimersi in spazi esterni e su supporti murali, la forte espressività del suo timbro stilistico aggiunge al panorama dell’arte urbana

milanese delle suggestioni fresche e innovative , assolutamente aperte ad un prezioso interscambio espressivo con gli artisti provenienti dall’ambiente dei graffiti con spray operanti prevalentemente in modo illegale nelle strade cittadine.(...)

Il suo stile fumettistico, fatto di linee semplici e infantili che descrivono i personaggi in modo caricaturale e ironico, si predispone bene alla trasposizione su muro, che GG opera usando il pennello. L’uso del pennello permette all’artista di riprodurre con maggiore fedeltà quello stile che ha svilluppato nell’ambito del fumetto che, seppur graficamente semplice, è fatto di strutture compositive precise e di linee dal tratto caratteristico.(...) Lo stile di GGt è tipico e inconfondibile e queste analogie a distanza di chilometri accrescono nello

spettatore la concezione del lavoro dell’artista come un originale e tipico esempio di artista urbano italiano.(...)

La comune frequentazione con i writers degli ambienti sociali alternativi milanesi ha creato episodi di collaborazione principalmente negli spazi sociali occupati ed autogestiti piuttosto che nelle strade. L’artista nel 2003 viene chiamato a partecipare al progetto ArteImpropria che intende presentare

al grande pubblico il fenomeno dell’arte urbana-street-art e le sue diverse sfaccettature. L’occasione di avere stampati in adesivi vinilici i propri disegni, proietta GGT verso una dimensione di contaminazione delle superfici e spazi urbani mai affrontata prima. I soggetti di questi stickers, come pure quelli presenti sulla grossa tela di ArteImpropria, appartengono alla poetica di ironica contestazione sociale che l’artista ha piu volte espresso, quando si è trattato di lavorare liberamente o per committenze con particolari visioni sociali

“antagoniste”. Il tratto grafico con il quale GGT raffigura le icone della società moderna si addice ottimamente alle possibilità di veloce comunicazione che è l’adesivo vinilico, sul quale interviene raffigurando personaggi tragicomici come il poliziotto in tenuta antisommossa, la casa come oggetto di valore solamente economico, la droga come controllo sociale fino al politico che con tanto di gesto delle corna invetta contro il cittadino dal basso reddito. Seppure essendo entità di piccole dimensioni gli stickers che GGT ha modo di innestare nel panorama street-art milanese sono

una interessante sviluppo dei suoi gia ampi bacini espressivi e soprattutto un termine di paragone e di confronto molto significativo per gli appartenenti alla scena dell’arte urbana milanese , figli di esperienze più legate agli schematismi del writing che alla libera concezione della cultura artistica che GGT da anni dimostra di avere nel proprio bagaglio. Questo

rapporto di interscambio con gli altri artisti milanesi operanti prevalentemente in spazi urbani, continua con la partecipazione alla mostra collettiva NowUnderground , nel 2004 alla stazione centrale di Milano; significativa e doverosa partecipazione ad un’esposizione che fa della presentazione di uno spaccato del multiforme panorama di arte underground internazionale il suo obbiettivo.

Belice.

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

(further pictures and information you can see if you go to the end of page and by clicking on the link...)

Belvedere

Belvedere Castle. Garden Front of the Lower Belvedere.

Belvedere Palace stands supposedly on the foundations of a Roman camp that had been erected here for strategic reasons. In 1693 Prince Eugene of Savoy acquired field and vineyard grounds between today's Rennweg and today's Gürtel. In 1700 Johann Lukas von Hildebrandt began with the construction of a palace garden (Lower Belvedere), whose in French-style layed out park was equipped with large water basins, an orangery with precious foreign plants and a menagerie. Prince Eugene was a great animal lover, and some animals in his collection could be fed exclusively by himself.

1720 the Prince conceived the plan the summer palace to supplement by a another palace building on the hill of the garden.

The 1721 by Johann Lukas von Hildebrandt begun works had been completed in 1724. The Upper Belvedere served in contrast to the Lower only representative purposes and was never meant to live.

The Prince and his architect managed a perfect symbiosis between architecture and garden. After the death of the Savoy (1736) inherited his niece Victoria of Savoy-Soisson, nee Princess Hildburghausen, all his possessions. From her the Habsburgs beginning of 1752 acquired the Belvedere. From 1755 Empress Maria Theresa moved the Arcierenleibgarde (Royal Company of the Archers) and the Galician Guard in the annex of the Belvedere. Besides, the castle stood almost empty.

Belvedere Castle. Engraving by Salomon Kleiner 1731/40 (left).

Vienna from the Belvedere. Coloured copper engraving by Carl Schütz, 1784 (right).

1770 Belvedere Palace was venue of brilliant festivities:

In castle and park the marriage of Archduchess Maria Antonia (Marie Antoinette) with the Dauphin of France by proxy (per procura) was celebrated. About 2,000 people were invited, more than 1,500 bottles of champagne, which was far from home in Vienna at that time,

were emptied. For hospitality of the guests, there were round tables, which were covered with silver. However, the Court of Vienna had a large part of the silver service to rent of nobles, because the stocks of the silver chamber were not sufficient. Finished was the festival by a magnificent fireworks.

1776, the imperial picture gallery from the Stallburg (home of the famous Lipizzan stallions) was transferred to the Upper Belvedere, the animals of the menagerie came to Schönbrunn. Shortly before the Congress of Vienna in 1814 in the Lower Belvedere the Ambras Collection was exposed. During the war against Napoleon (1805-1809), much of the collection of paintings had to be outsourced. The Corsican claimed 400 masterpieces for himself, but which after his defeat at Waterloo to the Habsburgs have been restituted. The after the French wars completely neglected building has been restored 1850-1866.

Castle Park with Upper Belvedere. Photograph, around 1890.

1819 Emperor Franz II (I) the Institute of Botany, University of Vienna, had given spacious grounds for enlargement of the Botanical Garden at Rennweg. Franz was very interested in botany and in accordance with a Habsburg House bill - every Archduke must learn a civilian job - has been educated for gardener. In an adjoining garden of Schloß Belvedere he had from his private funds laid out a botanical garden ("Flora Austriaca") which was left to the Institute of Botany for use.

During the cholera epidemic of 1831, the Belvedere served as well as Schönbrunn Palace the imperial family as a refuge; supposedly one was there protected from the bad air, which was attributed to the onset of the disease. Both castles lay in the "countryside", the air was much better here than in the densely populated city. During wartime, a hospital was set up in the castle.

As the space for the imperial collections became too small, it was thought to expand the Upper Belvedere by wing buildings. This plan was dropped for aesthetic reasons, however. After the expansion of the city (razing of the bastions and glacis) arose on the ring road the newly created Court Museums; moved there in 1891 the major part of the paintings.

Archduke-Heir to the Throne Franz Ferdinand of Austria-Este at folk and children's party in the park of the Belvedere Palace. Photograph, 1905.

To 1893/94 it is likely that Archduke Franz Ferdinand has chosen the Upper Belvedere to his residence in Vienna. Other sources say that it had been assigned to him by the Emperor Franz Joseph as a place to stay in Vienna. The rooms have been restored, adapted for residential purposes and supplemented with neo-Baroque furniture. The heir of the Este collections furnished his residence with numerous works of art. He had envisaged the castle for the accommodation of his collections; in 1893 were numerous boxes from India and Singapore in Belvedere stored. 1894 Emperor Franz Joseph could see the collection: "Yesterday I went to the Belvedere, where Franzi showed me his now quite and very nicely prepared collections. The same are as imposing as interesting by the incredible amount of objects and by the rarity and beauty of them. I believe that this exhibition would be interesting for you", wrote the monarch to his wife, Empress Elisabeth. That same year, Archduke Franz Ferdinand showed his collections his future wife, Sophie Chotková,

"Where I unaware of your fatigue with particular brutality you dragged from box to box" as he apologetically from Budweis wrote to the Countess.

Then the collections moved one the one hand to the Palais Modena in the Beatrixgasse, on the other hand to Konopischt. Only in 1898, Franz Ferdinand was granted by Emperor Franz Joseph to move into the Belvedere as Vienna Residence. More revitalization works were carried out and were also necessary. Technical modernization and preservation of the original building condition had priority - as always with the projects of Archduke Franz Ferdinand. As furnishings served still preserved furnitures from Schloss Hof, which were supplemented by new ones in old style. The private rooms in addition to electric lighting were equipped with central heating.

Belvedere Castle. Staircase in the Upper Belvedere (left).

Marble plastic "Apotheosis of Prince Eugene" by Balthasar Permoser in Gold Cabinet of the Lower Belvedere (right).

If his presence was needed in Vienna, Franz Ferdinand here could lead a normal family life and escape the pressures of court ceremonial, in which the to him in morganatic marriage affiliated wife was exposed to the evils of the courtiers. When the heir to the throne invited guests to the Belvedere, he was sitting opposite his wife as a hostess while she was ranked in the Hofburg always after the latest unmarried Archduchess. About the cozy family life at Belvedere reported Prince von Clary-Aldringens:

"Aunt Sophie invited us ... to snack into a Belvedere, unexpectedly, suddenly appeared the Archduke - we literally froze in our Hab-Acht-position (stand at attention). He greeted us warmly ... [I got to know] the Archduke as a friendly landlord, who was playing and laughing with his Children..."

Between 1899 and 1914 in the Lower Belvedere the military bureau of the heir to the throne was housed. Other well-known Residents - but of outbuildings - were Anton Bruckner, who in 1896 died in the Kustodenwohnung (guardian house), and Richard Strauss, who lived here from 1925 to 1944.

After the assassination of the Archduke and his wife in Sarajevo, the Belvedere should serve as the residence of the new heir to the throne, Archduke Karl and his family. This, however, preferred living in Schönbrunn and especially in the villa Wartholz. In 1917, Charles' brother Archduke Maximilian moved with his family into the Belvedere.

During World War II the castle was badly damaged by bombs, but rebuilt after the war ended immediately. On 15 May 1955 was the Marble Hall venue of the signing of the Austrian State Treaty. Today, the Upper Belvedere houses important art collections.

Excerpts from

Thus lived the Habsburgs - Imperial and Royal Palaces in the

Austro-Hungarian Monarchy

Ingrid Haslinger, Gerhard Trumler

Christian Brandstätter Verlag mbH

The publishing service for museums, businesses and

public bodies

www.brandstaetter - verlag.at

Denomination of the summer residence which Prince Eugene of Savoy himself had erected btw Rennweg and Swiss Garden. The term which refers to the unique view over Vienna dates from the time of Maria Theresa. Prinz Eugen bought in 1697 a plot of land at the Rennweg, which he extended to 1721 in four stages to the current area. Between 1714 and 1716 emerged the Lower Belvedere It is an elongated ground floor building, designed of a 7-axes central projection, two wings and two corner pavilions. The 3-axis central pavilion houses the Marble Hall. The castle the only rarely in Vienna sojourning builder served during the summer months as a pleasure palace.

Only in 1720 commenced construction works for the Upper Belvedere, first drawings for this existed already in 1717. The in it extent and form language compared to the Lower Belvedere especially magnificent Upper Belvedere served primarily as a representative setting for grand receptions and festivities. The architectural history of the example due to the loss of the Eugenianischen Bauarchivs (construction archiv of Prince Eugene) cannot be explored in detail without any gaps. 1723 (according to Rizzi 1721/22) the Upper Belvedere s is considered complete. The architect Johann Lukas von Hildebrandt, who repeatedly worked for Prince Eugen, with the construction of the Belvedere has created his main work. It counts in its multiform architectonic as well as sculptural structure to the most important baroque buildings of the 18th century. The to the ensemble belonging, btw Upper and Lower Belvedere laying garden has been created by the Bavarian horticultural engineer D. Girard and today only in broad terms is original. The designs for the interior of the castle stem from C. le Fort du Plessy.

After the death of the prince the belvedere went into the possession of his sole heiress, Victoria Duchess of Saxe-Hildburghausen. She sold it in 1752 to Maria Theresa. At the behest of Joseph II from 1775 the imperial picture gallery was transferred here, which in 1781 for the first time was open to the public. had. Since 1806 was located in the Lower Belvedere the Ambras Collection. Both collections were in 1890 in the Museum of Art History transferred. In 1894, the palace became residence for the heir to the throne Archduke Franz Ferdinand.

After the first World War I the Republic of Austria in Belvedere installed the Austrian Gallery. 1945 suffered the Belvedere severe war damage. In 1950, the "Gold Cabinet" in the north-eastern corner pavilion of the Upper Belvedere was destroyed by fire and replaced by a copy. The since 1988 ongoing general renovation should have been completed in 1996.

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14,000 key words and 2000 pictures from history, geography, politics and business in Austria

www.aeiou.at

Austrian Gallery Belvedere

The in the center of Vienna situated Belvedere palaces with their extensive parks form an impressive baroque Gesamtkunstwerk. The Museum in the Upper and Lower Castle

provides an excellent overview of the Austrian Art from the Middle Ages to the present. the collections of the 19th and 20th Century also include an exquisite inventory of international art. World Famous works by Klimt, Schiele, Kokoschka, Renoir and Monet you can see in the upper

Belvedere, from where you can enjoy a spectacular view to the center of Vienna. In the historic rooms of the Lower Belvedere are shown works of art from the Middle Ages and Baroque.

Austrian Gallery Belvedere

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Phone +43 / ( 0) 1 / 79557-0

Fax +43 / (0) 1/79 84 337

Upper Belvedere

Collections of the 19th and 20th century

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Lower Belvedere

Baroque Museum, and Museum of Medieval Art

Rennweg 6a, A - 1030 Vienna

www.wien-vienna.at/blickpunkte.php?ID=255

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

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Belvedere

Belvedere Castle. Garden Front of the Lower Belvedere.

Belvedere Palace stands supposedly on the foundations of a Roman camp that had been erected here for strategic reasons. In 1693 Prince Eugene of Savoy acquired field and vineyard grounds between today's Rennweg and today's Gürtel. In 1700 Johann Lukas von Hildebrandt began with the construction of a palace garden (Lower Belvedere), whose in French-style layed out park was equipped with large water basins, an orangery with precious foreign plants and a menagerie. Prince Eugene was a great animal lover, and some animals in his collection could be fed exclusively by himself.

1720 the Prince conceived the plan the summer palace to supplement by a another palace building on the hill of the garden.

The 1721 by Johann Lukas von Hildebrandt begun works had been completed in 1724. The Upper Belvedere served in contrast to the Lower only representative purposes and was never meant to live.

The Prince and his architect managed a perfect symbiosis between architecture and garden. After the death of the Savoy (1736) inherited his niece Victoria of Savoy-Soisson, nee Princess Hildburghausen, all his possessions. From her the Habsburgs beginning of 1752 acquired the Belvedere. From 1755 Empress Maria Theresa moved the Arcierenleibgarde (Royal Company of the Archers) and the Galician Guard in the annex of the Belvedere. Besides, the castle stood almost empty.

Belvedere Castle. Engraving by Salomon Kleiner 1731/40 (left).

Vienna from the Belvedere. Coloured copper engraving by Carl Schütz, 1784 (right).

1770 Belvedere Palace was venue of brilliant festivities:

In castle and park the marriage of Archduchess Maria Antonia (Marie Antoinette) with the Dauphin of France by proxy (per procura) was celebrated. About 2,000 people were invited, more than 1,500 bottles of champagne, which was far from home in Vienna at that time,

were emptied. For hospitality of the guests, there were round tables, which were covered with silver. However, the Court of Vienna had a large part of the silver service to rent of nobles, because the stocks of the silver chamber were not sufficient. Finished was the festival by a magnificent fireworks.

1776, the imperial picture gallery from the Stallburg (home of the famous Lipizzan stallions) was transferred to the Upper Belvedere, the animals of the menagerie came to Schönbrunn. Shortly before the Congress of Vienna in 1814 in the Lower Belvedere the Ambras Collection was exposed. During the war against Napoleon (1805-1809), much of the collection of paintings had to be outsourced. The Corsican claimed 400 masterpieces for himself, but which after his defeat at Waterloo to the Habsburgs have been restituted. The after the French wars completely neglected building has been restored 1850-1866.

Castle Park with Upper Belvedere. Photograph, around 1890.

1819 Emperor Franz II (I) the Institute of Botany, University of Vienna, had given spacious grounds for enlargement of the Botanical Garden at Rennweg. Franz was very interested in botany and in accordance with a Habsburg House bill - every Archduke must learn a civilian job - has been educated for gardener. In an adjoining garden of Schloß Belvedere he had from his private funds laid out a botanical garden ("Flora Austriaca") which was left to the Institute of Botany for use.

During the cholera epidemic of 1831, the Belvedere served as well as Schönbrunn Palace the imperial family as a refuge; supposedly one was there protected from the bad air, which was attributed to the onset of the disease. Both castles lay in the "countryside", the air was much better here than in the densely populated city. During wartime, a hospital was set up in the castle.

As the space for the imperial collections became too small, it was thought to expand the Upper Belvedere by wing buildings. This plan was dropped for aesthetic reasons, however. After the expansion of the city (razing of the bastions and glacis) arose on the ring road the newly created Court Museums; moved there in 1891 the major part of the paintings.

Archduke-Heir to the Throne Franz Ferdinand of Austria-Este at folk and children's party in the park of the Belvedere Palace. Photograph, 1905.

To 1893/94 it is likely that Archduke Franz Ferdinand has chosen the Upper Belvedere to his residence in Vienna. Other sources say that it had been assigned to him by the Emperor Franz Joseph as a place to stay in Vienna. The rooms have been restored, adapted for residential purposes and supplemented with neo-Baroque furniture. The heir of the Este collections furnished his residence with numerous works of art. He had envisaged the castle for the accommodation of his collections; in 1893 were numerous boxes from India and Singapore in Belvedere stored. 1894 Emperor Franz Joseph could see the collection: "Yesterday I went to the Belvedere, where Franzi showed me his now quite and very nicely prepared collections. The same are as imposing as interesting by the incredible amount of objects and by the rarity and beauty of them. I believe that this exhibition would be interesting for you", wrote the monarch to his wife, Empress Elisabeth. That same year, Archduke Franz Ferdinand showed his collections his future wife, Sophie Chotková,

"Where I unaware of your fatigue with particular brutality you dragged from box to box" as he apologetically from Budweis wrote to the Countess.

Then the collections moved one the one hand to the Palais Modena in the Beatrixgasse, on the other hand to Konopischt. Only in 1898, Franz Ferdinand was granted by Emperor Franz Joseph to move into the Belvedere as Vienna Residence. More revitalization works were carried out and were also necessary. Technical modernization and preservation of the original building condition had priority - as always with the projects of Archduke Franz Ferdinand. As furnishings served still preserved furnitures from Schloss Hof, which were supplemented by new ones in old style. The private rooms in addition to electric lighting were equipped with central heating.

Belvedere Castle. Staircase in the Upper Belvedere (left).

Marble plastic "Apotheosis of Prince Eugene" by Balthasar Permoser in Gold Cabinet of the Lower Belvedere (right).

If his presence was needed in Vienna, Franz Ferdinand here could lead a normal family life and escape the pressures of court ceremonial, in which the to him in morganatic marriage affiliated wife was exposed to the evils of the courtiers. When the heir to the throne invited guests to the Belvedere, he was sitting opposite his wife as a hostess while she was ranked in the Hofburg always after the latest unmarried Archduchess. About the cozy family life at Belvedere reported Prince von Clary-Aldringens:

"Aunt Sophie invited us ... to snack into a Belvedere, unexpectedly, suddenly appeared the Archduke - we literally froze in our Hab-Acht-position (stand at attention). He greeted us warmly ... [I got to know] the Archduke as a friendly landlord, who was playing and laughing with his Children..."

Between 1899 and 1914 in the Lower Belvedere the military bureau of the heir to the throne was housed. Other well-known Residents - but of outbuildings - were Anton Bruckner, who in 1896 died in the Kustodenwohnung (guardian house), and Richard Strauss, who lived here from 1925 to 1944.

After the assassination of the Archduke and his wife in Sarajevo, the Belvedere should serve as the residence of the new heir to the throne, Archduke Karl and his family. This, however, preferred living in Schönbrunn and especially in the villa Wartholz. In 1917, Charles' brother Archduke Maximilian moved with his family into the Belvedere.

During World War II the castle was badly damaged by bombs, but rebuilt after the war ended immediately. On 15 May 1955 was the Marble Hall venue of the signing of the Austrian State Treaty. Today, the Upper Belvedere houses important art collections.

Excerpts from

Thus lived the Habsburgs - Imperial and Royal Palaces in the

Austro-Hungarian Monarchy

Ingrid Haslinger, Gerhard Trumler

Christian Brandstätter Verlag mbH

The publishing service for museums, businesses and

public bodies

www.brandstaetter - verlag.at

Denomination of the summer residence which Prince Eugene of Savoy himself had erected btw Rennweg and Swiss Garden. The term which refers to the unique view over Vienna dates from the time of Maria Theresa. Prinz Eugen bought in 1697 a plot of land at the Rennweg, which he extended to 1721 in four stages to the current area. Between 1714 and 1716 emerged the Lower Belvedere It is an elongated ground floor building, designed of a 7-axes central projection, two wings and two corner pavilions. The 3-axis central pavilion houses the Marble Hall. The castle the only rarely in Vienna sojourning builder served during the summer months as a pleasure palace.

Only in 1720 commenced construction works for the Upper Belvedere, first drawings for this existed already in 1717. The in it extent and form language compared to the Lower Belvedere especially magnificent Upper Belvedere served primarily as a representative setting for grand receptions and festivities. The architectural history of the example due to the loss of the Eugenianischen Bauarchivs (construction archiv of Prince Eugene) cannot be explored in detail without any gaps. 1723 (according to Rizzi 1721/22) the Upper Belvedere s is considered complete. The architect Johann Lukas von Hildebrandt, who repeatedly worked for Prince Eugen, with the construction of the Belvedere has created his main work. It counts in its multiform architectonic as well as sculptural structure to the most important baroque buildings of the 18th century. The to the ensemble belonging, btw Upper and Lower Belvedere laying garden has been created by the Bavarian horticultural engineer D. Girard and today only in broad terms is original. The designs for the interior of the castle stem from C. le Fort du Plessy.

After the death of the prince the belvedere went into the possession of his sole heiress, Victoria Duchess of Saxe-Hildburghausen. She sold it in 1752 to Maria Theresa. At the behest of Joseph II from 1775 the imperial picture gallery was transferred here, which in 1781 for the first time was open to the public. had. Since 1806 was located in the Lower Belvedere the Ambras Collection. Both collections were in 1890 in the Museum of Art History transferred. In 1894, the palace became residence for the heir to the throne Archduke Franz Ferdinand.

After the first World War I the Republic of Austria in Belvedere installed the Austrian Gallery. 1945 suffered the Belvedere severe war damage. In 1950, the "Gold Cabinet" in the north-eastern corner pavilion of the Upper Belvedere was destroyed by fire and replaced by a copy. The since 1988 ongoing general renovation should have been completed in 1996.

aeiou - the cultural information system of the bm: bwk

14,000 key words and 2000 pictures from history, geography, politics and business in Austria

www.aeiou.at

Austrian Gallery Belvedere

The in the center of Vienna situated Belvedere palaces with their extensive parks form an impressive baroque Gesamtkunstwerk. The Museum in the Upper and Lower Castle

provides an excellent overview of the Austrian Art from the Middle Ages to the present. the collections of the 19th and 20th Century also include an exquisite inventory of international art. World Famous works by Klimt, Schiele, Kokoschka, Renoir and Monet you can see in the upper

Belvedere, from where you can enjoy a spectacular view to the center of Vienna. In the historic rooms of the Lower Belvedere are shown works of art from the Middle Ages and Baroque.

Austrian Gallery Belvedere

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Phone 43 / ( 0) 1 / 79557-0

Fax 43 / (0) 1/79 84 337

Upper Belvedere

Collections of the 19th and 20th century

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Lower Belvedere

Baroque Museum, and Museum of Medieval Art

Rennweg 6a, A - 1030 Vienna

www.wien-vienna.at/blickpunkte.php?ID=255

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Color : Black

Gender : Men

Year : 2015

Frame material : Carbon

Wheel Size : 27.5'' (650B)

Fork Travel : 100mm

Manufacturer Weight (g) : 10200

  

Frame : UD Carbon Advanced Multiforming Technology

Fork : Fox 32 Float CTD, remote, 100mm

Rear Derailleur : Sram X1 11s

Shifters : SRam X1

Crankset : Sram X1 single sprocket 32t

Bottom Bracket : Sram Pressfit GXP

Cassette : Sram XG1180, 10-42t, 11s

Chain : KMC X11

Brakeset : Sram Guide R 180mm

Tires : Schwalbe Racing Ralph Evolution, 27,5x2,25, valve Presta

Rims : DT SWISS X1900 Disc, Alu, double wall

Handlebar : Haibike, flat, oversize, 720mm

Grips : XLC Sport

Stem : Haibike alu A-Head

Headset : VP 62AC, A-Head, semi-integrated, 1 1/8"

Saddle : Haibike MTB

Seatpost : Haibike, 27.2mm Alu

Pedals : not include

Max pilot weight: 120kgs

  

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Francisco Salamone fue un Arquitecto Italo-Argentino, que vivió y trabajó en Argentina; construyó en apenas cuatro años, entre 1936 y 1940, más de 60 edificios en 25 municipios de la Provincia de Buenos Aires.

    

Las torres de la llanura

    

Las obras del arquitecto Francisco Salamone, creadas en los años 30, sorprenden al viajero en pueblos y ciudades bonaerenses. Un fuerte símbolo del avance de la civilización sobre el desierto que combina Art Deco y futurismo.

Torres altísimas y facetadas con terminaciones multiformes, ángeles de piedra con rasgos geométricos y fuentes con extraño aspecto de pastel parecen pistas diseminadas por la provincia de Buenos Aires para descubrir la puerta de entrada a una futurista y misteriosa Ciudad Gótica. Se trata, en verdad, de la expresión material de los sueños de poder y grandeza que reinaban en el país en los años 30, plasmados en ornamentos de edificios municipales, cementerios y mataderos construidos hace más de 60 años por el arquitecto Francisco Salamone.

    

En Foto:El Cementerio de Azul- El matader

    

Foto:Pablo Avincetto

Roma (divinità)

Roma (parola sulla cui origine vi è una pluralità di ipotesi tra le quali la derivazione dal greco antico "ρώμη" ossia "rome" traducibile con "forza" o dall'etrusco "Rumon" parola con cui era denominato dagli etruschi il fiume Tevere) è una figura della mitologia romana. Questa, fin dal II secolo a.C., fu la divinità che personificava lo Stato romano.

Secondo la tradizione più antica era una prigioniera troiana che accompagnò Ulisse ed Enea, provenienti dalla terra dei Molossi in Illiria, nel Lazio. Secondo altre tradizioni era invece figlia o la moglie di Ascanio, figlio di Enea; secondo la leggenda Roma fu chiamata così proprio in onore di questa figura mitologica.

 

Roma prigioniera Troiana

Stando alla tradizione più antica, Roma era una delle prigioniere di guerra troiane segregate nella nave di Ulisse; quando le navi di Ulisse furono costrette da una tempesta a sbarcare sulle coste del Lazio, Roma e le altre prigioniere, stanche di seguire Ulisse nei suoi viaggi, decisero di incendiare le navi, costringendo Ulisse e i suoi uomini a stanziarsi nel Lazio, più precisamente sul colle Palatino. Qui venne fondata la città di Roma in onore della prigioniera che aveva costretto Ulisse e i suoi uomini a non partire per nuovi lidi, dando vita a una nuova civiltà.

 

Figlia di Ascanio o di Enea

Secondo altre versioni, Roma (o più comunemente Rome) sarebbe stata la figlia di Ascanio, e quindi nipote di Enea. In ricordo dei trionfi dei profughi troiani, che riuscirono nel corso delle guerre contro Turno a conquistare la zona dove sarebbe sorta la Città Eterna, Rome fece costruire sul luogo dove sorgerà l'Urbe un tempio in onore di Fides (la Fede).

Per questi motivi alla città venne dato il nome di Roma in onore della fanciulla che aveva fatto edificare il tempio.

Secondo altre versioni, Roma sarebbe stata la moglie di Ascanio oppure la moglie dello stesso Enea e figlia di Telefo e quindi nipote di Eracle.

 

Secondo la versione ellenizzante, l'eroina Roma avrebbe origini "greche", essendo una dei numerosi figli di Ulisse e della maga Circe e quindi sorella di Telegono, colui che avrebbe ucciso l'uomo dal multiforme ingegno. Secondo altre leggende sarebbe stata figlia di Telemaco e di Circe e sorella del Re Latino.

 

Prime rappresentazioni

Le prime immagini della dea, su monete romane, risalgono al 269 a.C. La rappresentazione della dea è presente su altre monete romane coniate a Locri nel 204 a.C. Da questo si suppone che i non-romani iniziarono a dare al dominio di Roma attributi divini. Sulle monete la dea era raffigurata come una donna in veste amazzonica, armata di spada, talvolta clipeata o coronata di alloro, con vicino una Vittoria alata o altri simboli.

 

Durante l'Impero

Durante l'Impero romano fu principalmente una dea provinciale, usata per inculcare agli abitanti delle province la lealtà allo stato romano. Un tempio a Roma fu eretto a Smirne nel 195 a.C. e un culto a lei rivolto era presente ad Efeso, Sardi e Delo.

 

Il culto era comunque presente a Roma stessa dove Adriano fece costruire un tempio dedicato a Venere ed a Roma sulla via Sacra, accanto all'arco di Tito.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

arte romana imperiale

II secolo d. C.;

Foto Anderson;

Raccolta Foto de Alvariis;

 

La chiesetta, rifugio per l'anima e per gli escursionisti, si erge nel bel paesaggio a cavallo tra basso Canavese e Valle dell'Orco: paesaggio multiforme nel cielo tumultuoso di primavera.

 

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Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

www.youtube.com/watch?v=PIzsFeFoIv8

   

Francisco Salamone fue un Arquitecto Italo-Argentino, que vivió y trabajó en Argentina; construyó en apenas cuatro años, entre 1936 y 1940, más de 60 edificios en 25 municipios de la Provincia de Buenos Aires.

    

Las torres de la llanura

    

Las obras del arquitecto Francisco Salamone, creadas en los años 30, sorprenden al viajero en pueblos y ciudades bonaerenses. Un fuerte símbolo del avance de la civilización sobre el desierto que combina Art Deco y futurismo.

Torres altísimas y facetadas con terminaciones multiformes, ángeles de piedra con rasgos geométricos y fuentes con extraño aspecto de pastel parecen pistas diseminadas por la provincia de Buenos Aires para descubrir la puerta de entrada a una futurista y misteriosa Ciudad Gótica. Se trata, en verdad, de la expresión material de los sueños de poder y grandeza que reinaban en el país en los años 30, plasmados en ornamentos de edificios municipales, cementerios y mataderos construidos hace más de 60 años por el arquitecto Francisco Salamone.

    

En Foto:El Cementerio de Azul- El matader

    

Foto:Pablo Avincetto

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

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Fonte dell'immagine: Il Lampo da Levante

 

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Solo tramite l’esperienza dell’affinamento l’uomo può veramente amare Dio

  

In che modo l’uomo dovrebbe amare Dio durante l’affinamento? Durante l’esperienza dell’affinamento, le persone sono in grado di lodare veramente Dio e di rendersi conto di quanto siano carenti. Più grande è il tuo affinamento, più sarai in grado di rinunciare alla carne; maggiore è il loro affinamento, più grande sarà l’amore delle persone verso Dio. Ecco quello che dovete comprendere. Perché si deve essere affinati? Quale effetto si intende raggiungere? Qual è il significato dell’opera di affinamento dell’uomo da parte di Dio? Se veramente cerchi Dio, dopo aver sperimentato il Suo affinamento fino a un certo punto, sentirai che è tanto positivo ed estremamente necessario. In che modo l’uomo dovrebbe amare Dio durante l’affinamento? Ricorrendo al proposito di amarLo per accettare il Suo affinamento: durante il processo, sei tormentato interiormente, come se ti venisse rigirato un coltello nel cuore, eppure sei disposto a soddisfare Dio utilizzando il tuo cuore che Lo ama, e sei restio a preoccuparti della carne. Ecco cosa significa praticare l’amore di Dio. Provi un dolore interiore e la tua sofferenza ha raggiunto un certo livello, tuttavia sei ancora pronto ad andare di fronte a Dio, a pregare dicendo: “O Dio! Non posso lasciarTi. Sebbene in me vi siano tenebre, desidero soddisfarTi; conosci il mio cuore e vorrei che Tu investissi più amore in me”. Questa è la pratica durante l’affinamento. Se utilizzi l’amore di Dio come fondamento, l’affinamento può portarti più vicino a Dio e farti entrare in maggiore intimità con Lui. Poiché credi in Dio, devi consegnare il tuo cuore a Lui. Se offri e deponi il tuo cuore di fronte a Dio, durante l’affinamento ti sarà impossibile rinnegare Dio o lasciarLo. In questo modo, il tuo rapporto con Dio diventerà ancora più stretto e addirittura più normale, e la tua comunione con Dio diventerà sempre più assidua. Se pratichi sempre in questo modo, passerai più tempo alla luce di Dio, e più tempo sotto la guida delle Sue parole. Ci saranno sempre più cambiamenti nella tua indole e la tua conoscenza aumenterà giorno dopo giorno. Quando arriva il momento e le prove di Dio ti colpiscono all’improvviso, sarai in grado non solo di rimanere al Suo fianco, ma anche di renderGli testimonianza. In quel momento, sarai simile a Giobbe e a Pietro. Avendo reso testimonianza a Dio, Lo amerai veramente e sacrificherai con gioia la tua vita per Lui; sarai il testimone di Dio e una persona che è amata da Lui. L’amore che ha sperimentato l’affinamento è forte e non certo debole. A prescindere da quando o come Dio ti sottoponga alle Sue prove, sarai in grado di preoccuparti non tanto di vivere o morire, quanto di mettere gioiosamente da parte ogni cosa per amore di Dio e di sopportare qualsiasi cosa per Lui, e così il tuo amore sarà puro e la tua fede reale. Solo allora sarai qualcuno che è veramente amato da Dio e che è stato realmente reso perfetto da Lui.

 

Se le persone cadono sotto l’influsso di Satana, non avranno più amore per Dio dentro di sé, e le loro precedenti visioni, l’amore e la risolutezza scompariranno. Le persone erano abituate a pensare di dover soffrire per Dio, ma oggi ritengono che ciò sia vergognoso e non lesinano le lamentele. Questo è il lavoro di Satana; mostra che l’uomo è caduto sotto il dominio di Satana. Se stai attraversando un momento simile, devi pregare, e prendere un’altra strada appena possibile. Questo ti proteggerà dagli attacchi di Satana. È durante un difficile affinamento che l’uomo può più facilmente cadere preda dell’influsso di Satana. Quindi, in che modo dovresti amare Dio durante un simile affinamento? Dovresti fare appello alla tua volontà, deporre il tuo cuore davanti a Dio e consacrarGli i tuoi ultimi momenti. Indipendentemente da come Dio ti affini, dovresti essere capace di mettere in pratica la verità per compiere la Sua volontà, e dovresti importi di cercare Dio e la comunione con Lui. In momenti come questi, più sei passivo, più diventerai negativo e più ti sarà facile regredire. Quando ti è necessario adempiere la tua funzione, anche se non lo fai bene, fai tutto ciò che puoi, e fallo utilizzando null’altro che il tuo amore per Dio; a prescindere da ciò che dicono gli altri, ovvero che tu abbia fatto bene o male, le tue motivazioni sono corrette e non ti giustifichi da solo, perché stai agendo in nome di Dio. Quando altri ti fraintendono, puoi pregare Dio, dicendo: “O Dio! Non chiedo che gli altri mi tollerino o mi trattino bene, né che mi capiscano o mi approvino. Chiedo solo di poterTi amare nel mio cuore, di essere sicuro nel mio cuore e che la mia coscienza sia pulita. Non chiedo che altri mi lodino o mi tengano in grande stima; cerco solo di soddisfarTi dal mio cuore, svolgo il mio ruolo facendo tutto ciò che posso e, anche se sono stolto, stupido, di bassa levatura e cieco, so che Tu sei amorevole e sono pronto a consacrare tutto ciò che ho a Te”. Non appena preghi in questo modo, il tuo amore per Dio emerge e nel tuo cuore ti senti molto più sicuro. Ecco cosa significa praticare l’amore di Dio. Durante la tua esperienza, fallirai due volte e avrai successo una, oppure fallirai cinque volte e avrai successo due e, procedendo nell’esperienza in questo modo, solo in mezzo ai fallimenti potrai vedere l’amabilità di Dio e scoprire quello che ti manca interiormente. Quando incontri tali situazioni, la prossima volta, dovresti mettere in guardia te stesso, fortificare i tuoi passi e pregare più spesso. Svilupperai gradualmente la capacità di trionfare in tali situazioni. Quando ciò avverrà, le tue preghiere saranno state efficaci. Quando vedrai che per una volta ce l’hai fatta, sarai gratificato interiormente e, mentre preghi, riuscirai a sentire Dio e la presenza dello Spirito Santo che non ti ha abbandonato. Solo allora conoscerai il modo in cui Dio opera dentro di te. La pratica condotta in questo modo ti fornirà un sentiero per l’esperienza. Se non metti in pratica la verità, sarai privato della presenza dello Spirito Santo dentro di te. Ma se la metti in pratica, pur soffrendo interiormente, una volta che lo Spirito Santo sarà con te, potrai sentire la presenza di Dio quando pregherai, avrai la forza di mettere in pratica le Sue parole, e durante la comunione con i tuoi fratelli e sorelle non ci sarà niente a gravare sulla tua coscienza e ti sentirai in pace. In questo modo, potrai portare alla luce ciò che hai fatto. A prescindere da quanto dicano gli altri, sarai in grado di avere un rapporto normale con Dio. Non sarai obbligato da altri, potrai sollevarti sopra ogni cosa, e così dimostrerai che il tuo modo di mettere in pratica le parole di Dio è stato efficace.

 

Più grande è l’affinamento di Dio, più il cuore delle persone è in grado di amarLo. Il tormento dei loro cuori va a beneficio della loro vita, sono più capaci di essere in pace di fronte a Dio, il loro rapporto con Lui è più stretto e riescono meglio a vedere il supremo amore di Dio e la Sua somma salvezza. Pietro sperimentò l’affinamento centinaia di volte e Giobbe sopportò diverse prove. Se desiderate essere resi perfetti da Dio, anche voi dovrete sottoporvi all’affinamento centinaia di volte; solo se dovete passare attraverso questo processo e basarvi su tale passo, potete soddisfare la volontà di Dio ed essere resi perfetti da Lui. L’affinamento è il mezzo migliore tramite il quale Dio rende le persone perfette. Solo l’affinamento e le dure prove possono far sbocciare il vero amore di Dio nel cuore dell’uomo. Senza sofferenze, le persone sono prive del vero amore per Dio; se non vengono messe alla prova interiormente e non sono concretamente sottoposte all’affinamento, il loro cuore rimarrà sempre fluttuante nel mondo esterno. Dopo essere stato affinato fino a un certo punto, potrai vedere le tue debolezze e difficoltà, vedrai quanto ti manca e capirai che sei incapace di superare i molti problemi che incontri, e inoltre vedrai quanto grande sia la tua disobbedienza. Solo durante le prove, le persone possono veramente conoscere il loro stato effettivo, e le prove predispongono maggiormente le persone a essere rese perfette.

 

Nel corso della sua vita, Pietro sperimentò l’affinamento centinaia di volte e sopportò molti travagli dolorosi. L’affinamento divenne il fondamento del suo supremo amore per Dio e l’esperienza più significativa della sua intera vita. Il suo possesso di un supremo amore per Dio fu, in un certo senso, dovuto alla sua decisione di amare Dio, ma soprattutto all’affinamento e alla sofferenza che patì. La sofferenza divenne la sua guida sulla strada dell’amore per Dio e la cosa più indimenticabile per lui. Se le persone non affrontano la sofferenza dell’affinamento quando amano Dio, il loro amore è pieno di spontaneità e delle loro preferenze; tale tipo di amore è pieno delle idee di Satana ed è semplicemente incapace di soddisfare la volontà di Dio. Aver preso la decisione di amare Dio non equivale ad amarLo veramente. Anche se tutto ciò che pensano nei loro cuori è allo scopo di amare Dio, e di soddisfarLo, come se i loro pensieri fossero privi di idee umane e fossero tutti per l’amore di Dio, quando tali pensieri vengono presentati di fronte a Dio, non sono lodati o benedetti da Lui. Anche quando le persone hanno compreso completamente tutte le verità, e sono arrivate a conoscerle per intero, non si può dire che ciò sia un segno del loro amore per Dio, non si può affermare che esse amino veramente Dio. Nonostante abbiano compreso molte verità senza sottoporsi all’affinamento, le persone sono incapaci di mettere in pratica tali verità. Solo nel corso dell’affinamento le persone comprendono il vero significato di tali verità, e solo allora possono apprezzarne il senso più profondo. In quel momento, quando ci riprovano, riescono a mettere in pratica le verità correttamente e in armonia con la volontà di Dio; in quel momento, le loro idee umane perdono forza, la loro spontaneità umana viene ridotta e le loro emozioni umane vengono diminuite; solo in quel momento la loro pratica diventa una vera manifestazione dell’amore di Dio. L’effetto della verità dell’amore di Dio non viene raggiunto attraverso una conoscenza fatta di parole o una disposizione mentale, e non può essere ottenuto semplicemente tramite la comprensione. È necessario pagare un prezzo, e che le persone affrontino tanta amarezza durante l’affinamento, perché solo allora il loro amore diverrà puro e in armonia con il cuore Stesso di Dio. Nella richiesta di amore da parte dell’uomo, Dio non esige che ciò avvenga tramite la passione o la spontaneità; l’uomo può amarLo veramente solo attraverso la lealtà e l’uso della verità al fine di servirLo. Ma l’uomo vive nella spontaneità e quindi è incapace di usare la lealtà e la verità per servire Dio. È troppo passionale o troppo freddo e incurante nei confronti di Dio, ama Dio all’estremo o Lo detesta all’estremo. Coloro che vivono nella spontaneità vivono sempre tra questi due estremi, in uno stato senza verità, e credono di essere nel giusto. Sebbene abbia proposto questo tema tantissime volte, le persone non riescono a prenderlo sul serio, sono incapaci di afferrarne completamente l’importanza, e per questo vivono nella fede dell’autoinganno, e nella illusione di un amore per Dio privo di verità. Nel corso della storia, a mano a mano che l’umanità è cresciuta e sono passate le ere, i requisiti di Dio per l’uomo sono diventati sempre più elevati ed Egli ha richiesto sempre più che l’uomo fosse assoluto nei Suoi confronti. Eppure la conoscenza di Dio da parte dell’uomo è diventata sempre più vaga e astratta, e nello stesso tempo il suo amore per Dio è diventato sempre più impuro. Lo stato dell’uomo e tutto ciò che fa sono sempre più in contrasto con la volontà di Dio, perché l’uomo è diventato sempre più profondamente corrotto da Satana. Ciò richiede che Dio compia un’opera di salvezza maggiore e più ampia. L’uomo sta diventando sempre più esigente nel suo bisogno di Dio, ma il suo amore per Dio continua a diminuire. Le persone vivono nella disobbedienza, senza la verità, e vivono vite senza umanità. Non solo non hanno il minimo amore per Dio, ma abbondano in disobbedienza e ribellione. Anche se ritengono di nutrire già il massimo amore per Dio, e che non potrebbero essere più accondiscendenti nei Suoi riguardi, Dio non la pensa affatto così. Gli è perfettamente chiaro quanto sia contaminato l’amore che l’uomo ha per Lui, non ha mai cambiato opinione sull’uomo per la sua compiacenza, né ha mai ricambiato la buona volontà dell’uomo come risultato della sua devozione. A differenza dell’uomo, Dio è capace di distinguere: Egli conosce chi Lo ama veramente e chi no, e invece di lasciarSi sopraffare dal fervore e di perdere Sé Stesso a causa dell’impulso momentaneo dell’uomo, Egli tratta l’uomo in base alla sua essenza e al suo comportamento. Dopo tutto, Dio è Dio, e ha la Sua dignità e il Suo discernimento; dopo tutto, l’uomo è uomo, e Dio non cambierà la Sua attitudine per l’amore di un uomo che è in contrasto con la verità. Al contrario, Egli considera tutto ciò che l’uomo fa in modo appropriato.

 

Di fronte allo stato dell’uomo e al suo atteggiamento verso di Lui, Dio ha compiuto una nuova opera, consentendo all’uomo di possedere sia la conoscenza sia l’obbedienza nei Suoi confronti e anche amore e testimonianza. Quindi, l’uomo deve sperimentare l’affinamento da parte di Dio, e anche il Suo giudizio, il Suo trattamento e la Sua potatura, senza i quali l’uomo non conoscerebbe mai Dio e non sarebbe mai capace di amarLo veramente e di renderGli testimonianza. L’affinamento dell’uomo da parte di Dio non avviene solo con lo scopo di ottenere un effetto unilaterale, ma con l’intento di un effetto multiforme. Solo in questo modo Dio compie l’opera di affinamento in coloro che sono disposti a cercare la verità, affinché la determinazione e l’amore dell’uomo siano resi perfetti da Dio. Per coloro che sono disposti a cercare la verità e che bramano Dio, niente è più significativo o di maggiore aiuto che un affinamento di questo tipo. L’indole di Dio non è così facilmente conosciuta o compresa dall’uomo, perché, in ultima analisi, Dio è Dio. In definitiva, è impossibile che Dio abbia la stessa indole dell’uomo, e di conseguenza non è semplice per l’uomo conoscere la Sua indole. La verità non è un possesso innato dell’uomo, e non viene compresa facilmente da coloro che sono stati corrotti da Satana; l’uomo è sprovvisto della verità e della determinazione a metterla in pratica, e se non soffre e non viene affinato o giudicato, la sua determinazione non sarà mai resa perfetta. Per tutti, l’affinamento è straziante e molto difficile da accettare, ma è durante questo processo che Dio rende palese la Sua giusta indole nei riguardi dell’uomo, rende pubblici i Suoi requisiti per l’uomo, fornisce più luce, più potatura e trattamento effettivi; attraverso il confronto tra i fatti e la verità, Egli concede all’uomo una maggiore conoscenza di sé stesso e della verità, e dà all’uomo una maggiore comprensione della Sua volontà, consentendogli così di sperimentare un amore per Dio più vero e più puro. Questi sono gli obiettivi di Dio nell’esecuzione dell’affinamento. Tutta l’opera che Dio compie nell’uomo ha i propri scopi e il proprio senso; Dio non compie opere senza senso, e non compie nessuna opera che sia priva di beneficio all’uomo. L’affinamento non significa che l’uomo venga allontanato dal cospetto di Dio e nemmeno che egli venga distrutto nell’inferno, bensì significa un cambiamento dell’indole dell’uomo, delle sue motivazioni, dei suoi vecchi punti di vista, del suo amore per Dio e della sua intera vita. Per l’uomo, l’affinamento è una vera prova e una forma di autentico addestramento. Solo durante l’affinamento l’amore può svolgere la sua funzione intrinseca.

  

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Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Los beneficios de la Luna

Por Charles Baudelairetraducción del francés por Enrique Díez-Canedo

 

La Luna, que es el capricho mismo, se asomó por la ventana mientras dormías en la cuna, y se dijo: "Esa criatura me agrada." Y bajó muellemente por su escalera de nubes y pasó sin ruido a través de los cristales. Luego se tendió sobre ti con la ternura flexible de una madre, y depositó en tu faz sus colores. Las pupilas se te quedaron verdes y las mejillas sumamente pálidas. De contemplar a tal visitante, se te agrandaron de manera tan rara los ojos, tan tiernamente te apretó la garganta, que te dejó para siempre ganas de llorar. Entretanto, en la expansión de su alegría, la Luna llenaba todo el cuarto como una atmósfera fosfórica, como un veneno luminoso; y toda aquella luz viva estaba pensando y diciendo: "Eternamente has de sentir el influjo de mi beso. Hermosa serás a mi manera. Querrás lo que quiera yo y lo que me quiera a mí: al agua, a las nubes, al silencio y a la noche; al mar inmenso y verde; al agua informe y multiforme; al lugar en que no estés; al amante que no conozcas; a las flores monstruosas; a los perfumes que hacen delirar; a los gatos que se desmayan sobre los pianos y gimen como mujeres, con voz ronca y suave. "Y serás amada por mis amantes, cortejada por mis cortesanos. Serás reina de los hombres de ojos verdes a quienes apreté la garganta en mis caricias nocturnas; de los que quieren al mar, al mar inmenso, tumultuoso y verde; al agua informe y multiforme, al sitio en que no están, a la mujer que no conocen, a las flores siniestras que parecen incensarios de una religión desconocida, a los perfumes que turban la voluntad y a los animales salvajes y voluptuosos que son emblema de su locura." Y por esto, niña mimada, maldita y querida, estoy ahora tendido a tus pies, buscando en toda tu persona el reflejo de la terrible divinidad, de la fatídica madrina, de la nodriza envenenadora de todos los lunáticos

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

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