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La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

© sergione infuso - all rights reserved

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.

A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Ravnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.

Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.

A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Razvnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.

Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.

La tessera del 1907, realizzata anche questa da Galantara (che questa volta rinuncia al suo pseudonimo di Rata Langa e si firma con il suo vero cognome) richiama per certi versi le immagini preraffaellite di Walter Crane, che tanta influenza ebbero in quegli anni nell’iconografia del movimento sociali¬sta internazionale ed italiano: stesse donne con berretto frigio, stessi stendardi al vento e soprattutto stessa esigenza didascalica (Crane “riempiva” i suoi disegni di spiegazioni, di frasi, di motti: su questa tessera vediamo che la donna regge nella mano sinistra una corona d’alloro dalla quale “svolazzano” due nastri bianchi con su scritto “Proletari di tutti i Paesi, unitevi” e “Uno per tutti, tutti per uno”).

E’, però, una similitudine a prima vista. Ad una più attenta analisi, questa è una allegoria ben diversa, richiama molto di più la Marianna dell’iconografia francese, non è una alle¬goria evanescente, una immagine viva, concreta, che agisce. Guida infatti un corteo di lavoratori, quasi un esercito armato (si vedono le falci alzate) e simboleggia in modo efficacissimo il Partito socialista alla guida del cambiamento.

E’ interessante notare che nel 1907 compare su una tessera di partito per la prima volta quello che a ragione è stato de¬finito il più indovinato simbolo politico moderno: la bandiera rossa.

Sarà presente in seguito, nel corso dei decenni, su moltissime altre tessere, ed è quindi opportuno esaminano un po’ più per esteso.

In generale, la bandiera documenta anzitutto l’esistenza di un fatto associativo: per numerose associazioni e circoli socialisti privi di valide strutture la bandiera era l’unico segno esterno di aggregazione.

L’origine della bandiera rossa risale alla Rivoluzione francese del 1848 e la sua diffusione fu a lungo contrastata dall’uso della bandiera nera da parte di gruppi e associazioni rivoluzionarie, anarchiche e operaie, nel periodo della Prima Internazionale.

Per il movimento socialista italiano, nato da associazioni preesistenti, Società di mutuo soccorso, leghe, cooperative, non ci fu in origine una immediata codifica simbologica per quanto riguarda la bandiera.

Le antiche bandiere delle Società operaie avevano colori e tipologie multiformi; il Partito operaio, fondato a Milano nel 1882, ha una bandiera a strisce bianche e nere, mentre il Partito socialista rivoluzionario di Romagna innalza un vessillo verde.

Solo dopo il 1892 il Partito socialista adotta definitivamente come proprio emblema una bandiera rossa con frangia nera.

Le bandiere del Movimento operaio italiano non furono realizzate, come nel caso inglese, da una struttura centralizzata, ma a livello di base, e sono molto diverse tra loro per stile e materiali usati.

Vedremo più avanti l’immagine della tessera del 1921, che presenta appunto una donna che sta cucendo una bandiera socialista sullo sfondo di un campo di grano.

Il gruppo di tessere che va dal 1908 al 1912 sono molto differenti per cultura e concezione grafica, pur essendo queste tessere famose tra i collezionisti e gli studiosi dell’immagine socialista come “le tessere della serie oro”.

Queste tessere hanno infatti la caratteristica unificante di essere stampate tutte con disegni dorati e a rilievo.

 

fotografia di Michele Pelosi

poesia di Michela Famiglietti

 

online su michelepelosi.it

 

Lago sulfureo "Mefite" in località Rocca San Felice - Frigento, Irpinia

 

Materia

 

Consistenza sottile della natura viva dell’universo,

sostanza grezza del sapore infinito del tempo.

Vista, olfatto, tatto, gusto, udito: strumenti di

indagine, coordinate di analisi.

Aria, acqua, terra, fuoco: elementi di costituzione, qualità dei risultati.

La tavolozza del mondo, le pennellate dei sensi!

Colori, sapori, odori si mescolano a impressioni

tattili e uditive sul respiro caldo della vita, in

cerca della sua fattura intima, della risposta

ultima che compone ed assorbe il mistero

irrisolto del tutto, la Materia vera della realtà,

la sorgente indefinita del sogno,

il borbottìo antico del mondo.

  

Frigento: un luogo multiforme e multisensoriale, dove permearsi delle pure essenze della Materia. L’aria ben ossigenata e ventilata è la sua energia pulita, nutritiva e su cui investe. L’elevata posizione geografica conferisce una rivitalizzante umidità al suo territorio fertile, pur forte nella sua natura rocciosa. Un fuoco salubre concima segretamente le sue profondità, le sue varie espressioni fisiche: quel ‘ribollìo’ sulfureo in località Mefite (tempio della dea omonima), capricciosa sorgente di benessere, affascinante voce sotterranea di mistero e di storia.

 

Frigento, Parco Urbano "Panorami"

Linee sensoriali e mentali: testi, immagini e suggestioni dal territorio

 

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Belvedere

Belvedere Castle. Garden Front of the Lower Belvedere.

Belvedere Palace stands supposedly on the foundations of a Roman camp that had been erected here for strategic reasons. In 1693 Prince Eugene of Savoy acquired field and vineyard grounds between today's Rennweg and today's Gürtel. In 1700 Johann Lukas von Hildebrandt began with the construction of a palace garden (Lower Belvedere), whose in French-style layed out park was equipped with large water basins, an orangery with precious foreign plants and a menagerie. Prince Eugene was a great animal lover, and some animals in his collection could be fed exclusively by himself.

1720 the Prince conceived the plan the summer palace to supplement by a another palace building on the hill of the garden.

The 1721 by Johann Lukas von Hildebrandt begun works had been completed in 1724. The Upper Belvedere served in contrast to the Lower only representative purposes and was never meant to live.

The Prince and his architect managed a perfect symbiosis between architecture and garden. After the death of the Savoy (1736) inherited his niece Victoria of Savoy-Soisson, nee Princess Hildburghausen, all his possessions. From her the Habsburgs beginning of 1752 acquired the Belvedere. From 1755 Empress Maria Theresa moved the Arcierenleibgarde (Royal Company of the Archers) and the Galician Guard in the annex of the Belvedere. Besides, the castle stood almost empty.

Belvedere Castle. Engraving by Salomon Kleiner 1731/40 (left).

Vienna from the Belvedere. Coloured copper engraving by Carl Schütz, 1784 (right).

1770 Belvedere Palace was venue of brilliant festivities:

In castle and park the marriage of Archduchess Maria Antonia (Marie Antoinette) with the Dauphin of France by proxy (per procura) was celebrated. About 2,000 people were invited, more than 1,500 bottles of champagne, which was far from home in Vienna at that time,

were emptied. For hospitality of the guests, there were round tables, which were covered with silver. However, the Court of Vienna had a large part of the silver service to rent of nobles, because the stocks of the silver chamber were not sufficient. Finished was the festival by a magnificent fireworks.

1776, the imperial picture gallery from the Stallburg (home of the famous Lipizzan stallions) was transferred to the Upper Belvedere, the animals of the menagerie came to Schönbrunn. Shortly before the Congress of Vienna in 1814 in the Lower Belvedere the Ambras Collection was exposed. During the war against Napoleon (1805-1809), much of the collection of paintings had to be outsourced. The Corsican claimed 400 masterpieces for himself, but which after his defeat at Waterloo to the Habsburgs have been restituted. The after the French wars completely neglected building has been restored 1850-1866.

Castle Park with Upper Belvedere. Photograph, around 1890.

1819 Emperor Franz II (I) the Institute of Botany, University of Vienna, had given spacious grounds for enlargement of the Botanical Garden at Rennweg. Franz was very interested in botany and in accordance with a Habsburg House bill - every Archduke must learn a civilian job - has been educated for gardener. In an adjoining garden of Schloß Belvedere he had from his private funds laid out a botanical garden ("Flora Austriaca") which was left to the Institute of Botany for use.

During the cholera epidemic of 1831, the Belvedere served as well as Schönbrunn Palace the imperial family as a refuge; supposedly one was there protected from the bad air, which was attributed to the onset of the disease. Both castles lay in the "countryside", the air was much better here than in the densely populated city. During wartime, a hospital was set up in the castle.

As the space for the imperial collections became too small, it was thought to expand the Upper Belvedere by wing buildings. This plan was dropped for aesthetic reasons, however. After the expansion of the city (razing of the bastions and glacis) arose on the ring road the newly created Court Museums; moved there in 1891 the major part of the paintings.

Archduke-Heir to the Throne Franz Ferdinand of Austria-Este at folk and children's party in the park of the Belvedere Palace. Photograph, 1905.

To 1893/94 it is likely that Archduke Franz Ferdinand has chosen the Upper Belvedere to his residence in Vienna. Other sources say that it had been assigned to him by the Emperor Franz Joseph as a place to stay in Vienna. The rooms have been restored, adapted for residential purposes and supplemented with neo-Baroque furniture. The heir of the Este collections furnished his residence with numerous works of art. He had envisaged the castle for the accommodation of his collections; in 1893 were numerous boxes from India and Singapore in Belvedere stored. 1894 Emperor Franz Joseph could see the collection: "Yesterday I went to the Belvedere, where Franzi showed me his now quite and very nicely prepared collections. The same are as imposing as interesting by the incredible amount of objects and by the rarity and beauty of them. I believe that this exhibition would be interesting for you", wrote the monarch to his wife, Empress Elisabeth. That same year, Archduke Franz Ferdinand showed his collections his future wife, Sophie Chotková,

"Where I unaware of your fatigue with particular brutality you dragged from box to box" as he apologetically from Budweis wrote to the Countess.

Then the collections moved one the one hand to the Palais Modena in the Beatrixgasse, on the other hand to Konopischt. Only in 1898, Franz Ferdinand was granted by Emperor Franz Joseph to move into the Belvedere as Vienna Residence. More revitalization works were carried out and were also necessary. Technical modernization and preservation of the original building condition had priority - as always with the projects of Archduke Franz Ferdinand. As furnishings served still preserved furnitures from Schloss Hof, which were supplemented by new ones in old style. The private rooms in addition to electric lighting were equipped with central heating.

Belvedere Castle. Staircase in the Upper Belvedere (left).

Marble plastic "Apotheosis of Prince Eugene" by Balthasar Permoser in Gold Cabinet of the Lower Belvedere (right).

If his presence was needed in Vienna, Franz Ferdinand here could lead a normal family life and escape the pressures of court ceremonial, in which the to him in morganatic marriage affiliated wife was exposed to the evils of the courtiers. When the heir to the throne invited guests to the Belvedere, he was sitting opposite his wife as a hostess while she was ranked in the Hofburg always after the latest unmarried Archduchess. About the cozy family life at Belvedere reported Prince von Clary-Aldringens:

"Aunt Sophie invited us ... to snack into a Belvedere, unexpectedly, suddenly appeared the Archduke - we literally froze in our Hab-Acht-position (stand at attention). He greeted us warmly ... [I got to know] the Archduke as a friendly landlord, who was playing and laughing with his Children..."

Between 1899 and 1914 in the Lower Belvedere the military bureau of the heir to the throne was housed. Other well-known Residents - but of outbuildings - were Anton Bruckner, who in 1896 died in the Kustodenwohnung (guardian house), and Richard Strauss, who lived here from 1925 to 1944.

After the assassination of the Archduke and his wife in Sarajevo, the Belvedere should serve as the residence of the new heir to the throne, Archduke Karl and his family. This, however, preferred living in Schönbrunn and especially in the villa Wartholz. In 1917, Charles' brother Archduke Maximilian moved with his family into the Belvedere.

During World War II the castle was badly damaged by bombs, but rebuilt after the war ended immediately. On 15 May 1955 was the Marble Hall venue of the signing of the Austrian State Treaty. Today, the Upper Belvedere houses important art collections.

Excerpts from

Thus lived the Habsburgs - Imperial and Royal Palaces in the

Austro-Hungarian Monarchy

Ingrid Haslinger, Gerhard Trumler

Christian Brandstätter Verlag mbH

The publishing service for museums, businesses and

public bodies

www.brandstaetter - verlag.at

Denomination of the summer residence which Prince Eugene of Savoy himself had erected btw Rennweg and Swiss Garden. The term which refers to the unique view over Vienna dates from the time of Maria Theresa. Prinz Eugen bought in 1697 a plot of land at the Rennweg, which he extended to 1721 in four stages to the current area. Between 1714 and 1716 emerged the Lower Belvedere It is an elongated ground floor building, designed of a 7-axes central projection, two wings and two corner pavilions. The 3-axis central pavilion houses the Marble Hall. The castle the only rarely in Vienna sojourning builder served during the summer months as a pleasure palace.

Only in 1720 commenced construction works for the Upper Belvedere, first drawings for this existed already in 1717. The in it extent and form language compared to the Lower Belvedere especially magnificent Upper Belvedere served primarily as a representative setting for grand receptions and festivities. The architectural history of the example due to the loss of the Eugenianischen Bauarchivs (construction archiv of Prince Eugene) cannot be explored in detail without any gaps. 1723 (according to Rizzi 1721/22) the Upper Belvedere s is considered complete. The architect Johann Lukas von Hildebrandt, who repeatedly worked for Prince Eugen, with the construction of the Belvedere has created his main work. It counts in its multiform architectonic as well as sculptural structure to the most important baroque buildings of the 18th century. The to the ensemble belonging, btw Upper and Lower Belvedere laying garden has been created by the Bavarian horticultural engineer D. Girard and today only in broad terms is original. The designs for the interior of the castle stem from C. le Fort du Plessy.

After the death of the prince the belvedere went into the possession of his sole heiress, Victoria Duchess of Saxe-Hildburghausen. She sold it in 1752 to Maria Theresa. At the behest of Joseph II from 1775 the imperial picture gallery was transferred here, which in 1781 for the first time was open to the public. had. Since 1806 was located in the Lower Belvedere the Ambras Collection. Both collections were in 1890 in the Museum of Art History transferred. In 1894, the palace became residence for the heir to the throne Archduke Franz Ferdinand.

After the first World War I the Republic of Austria in Belvedere installed the Austrian Gallery. 1945 suffered the Belvedere severe war damage. In 1950, the "Gold Cabinet" in the north-eastern corner pavilion of the Upper Belvedere was destroyed by fire and replaced by a copy. The since 1988 ongoing general renovation should have been completed in 1996.

aeiou - the cultural information system of the bm: bwk

14,000 key words and 2000 pictures from history, geography, politics and business in Austria

www.aeiou.at

Austrian Gallery Belvedere

The in the center of Vienna situated Belvedere palaces with their extensive parks form an impressive baroque Gesamtkunstwerk. The Museum in the Upper and Lower Castle

provides an excellent overview of the Austrian Art from the Middle Ages to the present. the collections of the 19th and 20th Century also include an exquisite inventory of international art. World Famous works by Klimt, Schiele, Kokoschka, Renoir and Monet you can see in the upper

Belvedere, from where you can enjoy a spectacular view to the center of Vienna. In the historic rooms of the Lower Belvedere are shown works of art from the Middle Ages and Baroque.

Austrian Gallery Belvedere

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Phone 43 / ( 0) 1 / 79557-0

Fax 43 / (0) 1/79 84 337

Upper Belvedere

Collections of the 19th and 20th century

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Lower Belvedere

Baroque Museum, and Museum of Medieval Art

Rennweg 6a, A - 1030 Vienna

www.wien-vienna.at/blickpunkte.php?ID=255

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

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Belvedere

Belvedere Castle. Garden Front of the Lower Belvedere.

Belvedere Palace stands supposedly on the foundations of a Roman camp that had been erected here for strategic reasons. In 1693 Prince Eugene of Savoy acquired field and vineyard grounds between today's Rennweg and today's Gürtel. In 1700 Johann Lukas von Hildebrandt began with the construction of a palace garden (Lower Belvedere), whose in French-style layed out park was equipped with large water basins, an orangery with precious foreign plants and a menagerie. Prince Eugene was a great animal lover, and some animals in his collection could be fed exclusively by himself.

1720 the Prince conceived the plan the summer palace to supplement by a another palace building on the hill of the garden.

The 1721 by Johann Lukas von Hildebrandt begun works had been completed in 1724. The Upper Belvedere served in contrast to the Lower only representative purposes and was never meant to live.

The Prince and his architect managed a perfect symbiosis between architecture and garden. After the death of the Savoy (1736) inherited his niece Victoria of Savoy-Soisson, nee Princess Hildburghausen, all his possessions. From her the Habsburgs beginning of 1752 acquired the Belvedere. From 1755 Empress Maria Theresa moved the Arcierenleibgarde (Royal Company of the Archers) and the Galician Guard in the annex of the Belvedere. Besides, the castle stood almost empty.

Belvedere Castle. Engraving by Salomon Kleiner 1731/40 (left).

Vienna from the Belvedere. Coloured copper engraving by Carl Schütz, 1784 (right).

1770 Belvedere Palace was venue of brilliant festivities:

In castle and park the marriage of Archduchess Maria Antonia (Marie Antoinette) with the Dauphin of France by proxy (per procura) was celebrated. About 2,000 people were invited, more than 1,500 bottles of champagne, which was far from home in Vienna at that time,

were emptied. For hospitality of the guests, there were round tables, which were covered with silver. However, the Court of Vienna had a large part of the silver service to rent of nobles, because the stocks of the silver chamber were not sufficient. Finished was the festival by a magnificent fireworks.

1776, the imperial picture gallery from the Stallburg (home of the famous Lipizzan stallions) was transferred to the Upper Belvedere, the animals of the menagerie came to Schönbrunn. Shortly before the Congress of Vienna in 1814 in the Lower Belvedere the Ambras Collection was exposed. During the war against Napoleon (1805-1809), much of the collection of paintings had to be outsourced. The Corsican claimed 400 masterpieces for himself, but which after his defeat at Waterloo to the Habsburgs have been restituted. The after the French wars completely neglected building has been restored 1850-1866.

Castle Park with Upper Belvedere. Photograph, around 1890.

1819 Emperor Franz II (I) the Institute of Botany, University of Vienna, had given spacious grounds for enlargement of the Botanical Garden at Rennweg. Franz was very interested in botany and in accordance with a Habsburg House bill - every Archduke must learn a civilian job - has been educated for gardener. In an adjoining garden of Schloß Belvedere he had from his private funds laid out a botanical garden ("Flora Austriaca") which was left to the Institute of Botany for use.

During the cholera epidemic of 1831, the Belvedere served as well as Schönbrunn Palace the imperial family as a refuge; supposedly one was there protected from the bad air, which was attributed to the onset of the disease. Both castles lay in the "countryside", the air was much better here than in the densely populated city. During wartime, a hospital was set up in the castle.

As the space for the imperial collections became too small, it was thought to expand the Upper Belvedere by wing buildings. This plan was dropped for aesthetic reasons, however. After the expansion of the city (razing of the bastions and glacis) arose on the ring road the newly created Court Museums; moved there in 1891 the major part of the paintings.

Archduke-Heir to the Throne Franz Ferdinand of Austria-Este at folk and children's party in the park of the Belvedere Palace. Photograph, 1905.

To 1893/94 it is likely that Archduke Franz Ferdinand has chosen the Upper Belvedere to his residence in Vienna. Other sources say that it had been assigned to him by the Emperor Franz Joseph as a place to stay in Vienna. The rooms have been restored, adapted for residential purposes and supplemented with neo-Baroque furniture. The heir of the Este collections furnished his residence with numerous works of art. He had envisaged the castle for the accommodation of his collections; in 1893 were numerous boxes from India and Singapore in Belvedere stored. 1894 Emperor Franz Joseph could see the collection: "Yesterday I went to the Belvedere, where Franzi showed me his now quite and very nicely prepared collections. The same are as imposing as interesting by the incredible amount of objects and by the rarity and beauty of them. I believe that this exhibition would be interesting for you", wrote the monarch to his wife, Empress Elisabeth. That same year, Archduke Franz Ferdinand showed his collections his future wife, Sophie Chotková,

"Where I unaware of your fatigue with particular brutality you dragged from box to box" as he apologetically from Budweis wrote to the Countess.

Then the collections moved one the one hand to the Palais Modena in the Beatrixgasse, on the other hand to Konopischt. Only in 1898, Franz Ferdinand was granted by Emperor Franz Joseph to move into the Belvedere as Vienna Residence. More revitalization works were carried out and were also necessary. Technical modernization and preservation of the original building condition had priority - as always with the projects of Archduke Franz Ferdinand. As furnishings served still preserved furnitures from Schloss Hof, which were supplemented by new ones in old style. The private rooms in addition to electric lighting were equipped with central heating.

Belvedere Castle. Staircase in the Upper Belvedere (left).

Marble plastic "Apotheosis of Prince Eugene" by Balthasar Permoser in Gold Cabinet of the Lower Belvedere (right).

If his presence was needed in Vienna, Franz Ferdinand here could lead a normal family life and escape the pressures of court ceremonial, in which the to him in morganatic marriage affiliated wife was exposed to the evils of the courtiers. When the heir to the throne invited guests to the Belvedere, he was sitting opposite his wife as a hostess while she was ranked in the Hofburg always after the latest unmarried Archduchess. About the cozy family life at Belvedere reported Prince von Clary-Aldringens:

"Aunt Sophie invited us ... to snack into a Belvedere, unexpectedly, suddenly appeared the Archduke - we literally froze in our Hab-Acht-position (stand at attention). He greeted us warmly ... [I got to know] the Archduke as a friendly landlord, who was playing and laughing with his Children..."

Between 1899 and 1914 in the Lower Belvedere the military bureau of the heir to the throne was housed. Other well-known Residents - but of outbuildings - were Anton Bruckner, who in 1896 died in the Kustodenwohnung (guardian house), and Richard Strauss, who lived here from 1925 to 1944.

After the assassination of the Archduke and his wife in Sarajevo, the Belvedere should serve as the residence of the new heir to the throne, Archduke Karl and his family. This, however, preferred living in Schönbrunn and especially in the villa Wartholz. In 1917, Charles' brother Archduke Maximilian moved with his family into the Belvedere.

During World War II the castle was badly damaged by bombs, but rebuilt after the war ended immediately. On 15 May 1955 was the Marble Hall venue of the signing of the Austrian State Treaty. Today, the Upper Belvedere houses important art collections.

Excerpts from

Thus lived the Habsburgs - Imperial and Royal Palaces in the

Austro-Hungarian Monarchy

Ingrid Haslinger, Gerhard Trumler

Christian Brandstätter Verlag mbH

The publishing service for museums, businesses and

public bodies

www.brandstaetter - verlag.at

Denomination of the summer residence which Prince Eugene of Savoy himself had erected btw Rennweg and Swiss Garden. The term which refers to the unique view over Vienna dates from the time of Maria Theresa. Prinz Eugen bought in 1697 a plot of land at the Rennweg, which he extended to 1721 in four stages to the current area. Between 1714 and 1716 emerged the Lower Belvedere It is an elongated ground floor building, designed of a 7-axes central projection, two wings and two corner pavilions. The 3-axis central pavilion houses the Marble Hall. The castle the only rarely in Vienna sojourning builder served during the summer months as a pleasure palace.

Only in 1720 commenced construction works for the Upper Belvedere, first drawings for this existed already in 1717. The in it extent and form language compared to the Lower Belvedere especially magnificent Upper Belvedere served primarily as a representative setting for grand receptions and festivities. The architectural history of the example due to the loss of the Eugenianischen Bauarchivs (construction archiv of Prince Eugene) cannot be explored in detail without any gaps. 1723 (according to Rizzi 1721/22) the Upper Belvedere s is considered complete. The architect Johann Lukas von Hildebrandt, who repeatedly worked for Prince Eugen, with the construction of the Belvedere has created his main work. It counts in its multiform architectonic as well as sculptural structure to the most important baroque buildings of the 18th century. The to the ensemble belonging, btw Upper and Lower Belvedere laying garden has been created by the Bavarian horticultural engineer D. Girard and today only in broad terms is original. The designs for the interior of the castle stem from C. le Fort du Plessy.

After the death of the prince the belvedere went into the possession of his sole heiress, Victoria Duchess of Saxe-Hildburghausen. She sold it in 1752 to Maria Theresa. At the behest of Joseph II from 1775 the imperial picture gallery was transferred here, which in 1781 for the first time was open to the public. had. Since 1806 was located in the Lower Belvedere the Ambras Collection. Both collections were in 1890 in the Museum of Art History transferred. In 1894, the palace became residence for the heir to the throne Archduke Franz Ferdinand.

After the first World War I the Republic of Austria in Belvedere installed the Austrian Gallery. 1945 suffered the Belvedere severe war damage. In 1950, the "Gold Cabinet" in the north-eastern corner pavilion of the Upper Belvedere was destroyed by fire and replaced by a copy. The since 1988 ongoing general renovation should have been completed in 1996.

aeiou - the cultural information system of the bm: bwk

14,000 key words and 2000 pictures from history, geography, politics and business in Austria

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Austrian Gallery Belvedere

The in the center of Vienna situated Belvedere palaces with their extensive parks form an impressive baroque Gesamtkunstwerk. The Museum in the Upper and Lower Castle

provides an excellent overview of the Austrian Art from the Middle Ages to the present. the collections of the 19th and 20th Century also include an exquisite inventory of international art. World Famous works by Klimt, Schiele, Kokoschka, Renoir and Monet you can see in the upper

Belvedere, from where you can enjoy a spectacular view to the center of Vienna. In the historic rooms of the Lower Belvedere are shown works of art from the Middle Ages and Baroque.

Austrian Gallery Belvedere

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Phone +43 / ( 0) 1 / 79557-0

Fax +43 / (0) 1/79 84 337

Upper Belvedere

Collections of the 19th and 20th century

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Lower Belvedere

Baroque Museum, and Museum of Medieval Art

Rennweg 6a, A - 1030 Vienna

www.wien-vienna.at/blickpunkte.php?ID=255

Presentazione di Argo H2O e di Argo Art Projects ed esposizione di alcune opere da WATERSHAPE, a cura di Eleonora Di Erasmo e Daniela Shalom Vagata, sabato 21 dicembre 2013, Roma.

Live-set "Snowy Afternoon" di Andrea Buratta aka Novembertraum

 

Video, musica, fotografie di:

Andrea Buratta aka Novembertraum, Stefano Bandini, Sebastiano Luciano, Chie Matsui, Andrés Mendéz, Monochrome Circus, Yoichi Nagano, Masakatsu Tagaki, Chris Rudz, Yasu Suzuka, Toru Yamanaka

 

Argo rivista d’esplorazione dedica il nuovo numero Argo H2O al tema fluido e multiforme dell’acqua: acqua come fonte primordiale di vita, frontiera dell’orizzonte umano, risorsa e bene comune. Pensati appositamente per questo nuovo numero, sono visibili nelle versioni cartacea e online di Argo H2O i progetti Voce al silenzio e WATERSHAPE.

 

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril, 2002.

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Solares

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

YL2981 (CMMF).

Mont-Saint-Hilaire (Montérégie), 4 août 1994.

Dans une chênaie-hêtraie.

 

Chapeau

4-7 cm, convexe puis étalé, visqueux, glabre, parfois squamuleux au centre, jaune paille à jaune olivacé terne.

Lames

adnexées-sinuées, étroites, très serrées, blanchâtres au début puis brunâtres.

Voile et cortine

blanchâtre à jaune olivacé.

Pied

3-8 x 0,5-2 cm, terminé par un bulbe marginé, blanchâtre, jaunâtre ou brunâtre à la base.

Chair

épaisse, blanchâtre, jaunâtre avec l'âge, à odeur faible ou nettement fruitée, rappelant parfois les pâtisseries rances.

Spores

brun rouille en tas, en amande, verruqueuses, 10-12 x 6-7 µm.

 

Ce beau Phlegmacium à chapeau jaune olive se ne se trouve qu’avec le chêne rouge.

 

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Cette photo a d’abord été publiée dans le cédérom du CMM à basse résolution.

 

OUVRAGES CONSULTÉS

 

DESPRÉS, J., Y. LAMOUREUX, R. BOYER, R. ARCHAMBAULT & A. JEAN, 2002. Mille et un champignons du Québec. [document électronique]. Montréal, Cercle des mycologues de Montréal, cédérom.

 

C. H., KAUFFMAN,1932. «Cortinarius.» North Amer. Flora, 10: 282-348.

 

SOOP, K., 2017 (15e Éd.). «Cortinarius in Sweden.» Scientrix, Mora, 112 p.

 

YL

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

www.youtube.com/watch?v=PIzsFeFoIv8

  

Quinto día de la novena a San Antonio de Padua

 

V. En el nombre del Padre, y del Hijo, y del Espíritu Santo.

R. Amén.

 

V. Dios mío, ven en mi auxilio.

R. Señor, date prisa en socorrerme.

 

V. Gloria al Padre...

R. Como era en el principio...

 

Oración inicial

 

Señor, tú que hiciste crecer a la Iglesia mediante el celo y los trabajos apostólicos de san Antonio, haz que, por su intercesión, recibamos siempre nuevos estímulos para crecer en la fe y en las buenas obras. Por Jesucristo, nuestro Señor. Amén.

 

De la vida de San Antonio

 

Además de predicador, san Antonio fue el primer "lector" o maestro de teología de la Orden, que comenzó su docencia en Bolonia, entre 1223 y 1224, con la aprobación expresa de san Francisco. Luego, desde el otoño de 1224 hasta finales de 1227, estuvo en el sur de Francia, dedicado a una multiforme actividad apostólica: la labor contra los herejes albigenses y los daños que habían causado en el pueblo, la enseñanza como maestro de teología en Montpellier, ciudadela de la ortodoxia católica, donde se formaban los dominicos y los franciscanos para predicar a los albigenses de la región. En el capítulo celebrado en Arlés, mientras Antonio predicaba, san Francisco, que aún vivía, se apareció estigmatizado. Por el año 1225, Antonio estuvo predicando en Toulouse, fortaleza de los albigenses, y, como maestro de teología, enseñando a sus hermanos de hábito. Según una tradición, aquí sucedió el famoso milagro del mulo, que se arrodilló ante la Eucaristía. Sin dejar de predicar y enseñar, ejerció también cargos de autoridad.

 

De los sermones de San Antonio

 

Le pusieron por nombre Jesús. Nombre deleitable, nombre que conforta al pecador y da dichosa esperanza. Júbilo en el corazón, melodía en el oído, miel en la boca. De este nombre dice la Esposa, transportada de gozo, en el Cantar de los Cantares: Oleo derramado es tu nombre. Nota que el óleo hace cinco cosas. Sobrenada en todo líquido, ablanda las cosas duras, endulza las ásperas, ilumina las oscuras, sacia los cuerpos. Así este nombre de Jesús sobresale entre todos los nombres y ángeles, porque al nombre de Jesús doblan las rodillas todas las cosas. Si le predicas a Él, ablanda los duros corazones; si le invocas, endulza las ásperas tentaciones; si en Él piensas, ilumina el corazón; si lo lees, sacia el alma.

 

Nosotros, pues, que del nombre de Cristo nos llamamos cristianos, unánimemente y con devoto corazón roguemos al mismo Jesucristo, Hijo de Dios, y pidámosle insistentemente nos conceda llegar con espíritu contrito a la confesión y merezcamos recibir el perdón de nuestras iniquidades. Así renovados y purificados, merezcamos disfrutar del gozo de su santa resurrección y hallarnos en la gloria de la bienaventuranza eterna. Ayúdenos Él mismo, a quien es debida toda honra y gloria por los siglos de los siglos. Amén.

 

Antífona: El Señor hizo milagros en mi favor, y me escuchó cuando lo invoqué. Alabaré al Señor con mi corazón y con mis obras; daré gracias al que me enseñó.

 

De los milagros de San Antonio

 

Había en Codigoro una niña llamada Samaritana, a la que un día, habiendo ido con otras niñas al campo de su padre a coger legumbres, súbitamente se le contrajeron las rodillas. Ya no fue capaz de regresar, y fueron sus acompañantes las que la llevaron a la casa paterna. Y así, arreciando la enfermedad, desde hacía tres años caminaba arrastrándose con las manos y con las nalgas por el suelo. Cierto día, tras hacer la confesión, acudió la niña junto con su madre al sepulcro del bienaventurado Antonio para orar, y, recuperada enseguida su antigua salud, se apresuró a volver a casa por su propio pie. Llegó esto a oídos de la gente de Codigoro, que salieron al punto a su encuentro, mientras repicaban las campanas, y veneraron en ella la grandeza del Señor.

 

Plegaria

 

Recuerda, Señor, que tu misericordia y tu ternura son eternas. Con la confianza que nos da el sabernos hijos tuyos e invocando la intercesión de tu siervo san Antonio, al que atiendes con largueza, te presentamos nuestras peticiones: ...... ...... ......

 

Oración final

 

Dios todopoderoso y eterno, tú que has dado a tu pueblo en la persona de san Antonio de Padua un predicador insigne y un intercesor poderoso, concédenos seguir fielmente los principios de la vida cristiana, para que merezcamos tenerte como protector en todas las adversidades. Por Jesucristo, nuestro Señor. Amén.

 

V. Bendigamos al Señor.

R. Demos gracias a Dios.

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Eaux tumultueuses

 

Je m'émerveille des facettes de l'eau,

Cascades, fleuves, océans, ou étangs,

Ca dessine des superbes tableaux,

D'une telle diversité sonore que j'entends,

 

Celle que je préfère, la cascade rieuse,

Chantant cristalline telle une muse,

Elle explore tellement elle est curieuse,

Elle danse entre les roches avec ruse,

 

Sur l'étang se répandent les nénuphars,

Volètent les libellules carnassières,

Je sens monter rapidement le cafard,

Pourtant cet eau est si nourricière,

 

J'aime le ru, ce petit ruisseau,

Il a l'air si gentil, si calme, si doux,

Rayons du soleil émettent un faisceau,

Qui le fait ressembler à un padoue,

 

Les grands lacs s'étendent tranquilles,

Leur sagesse amène des parfums exhalés,

Tel Saint-Jacques perché sur sa coquille,

Jetant dans la foule des azalées,

 

L'océan dans son incroyable immensité,

Fascine par son monde mystérieux,

Avec intensité, illumine notre opacité,

Mais exprime, parfois, son coté furieux,

 

Le fleuve descend, grondant sa colère,

Nettoyant sans douceur les immondices,

Tiens ! Je me mets à faire du Baudelaire,

Les eaux du mal me porteraient préjudice...

 

DIEU exprime par l'eau ses facettes féminines,

Comme les femmes, prend de multiples formes,

Jolie, spirituelle, cruelle comme strychnine,

L'eau abrite une vie pisciforme et multiforme.

 

poeme de Cyrille

  

Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.

A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Razvnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.

Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.

Belice.

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Lengua de asfalto, principiante corcovea, del

litoral a las nubes y surcando muerte va, el

viento empuja, a la arena que carcome la

pendiente multiforme asociada a satanas. Noche de

niebla, donde solo los valientes de camion

irreverente osarian a surcar. Un chofer

irresponsable, ilegal sin uniforme y una curva

traicionera se llevaron a mi flor.

 

Pasamayo maldito, devuelveme a mi hijita linda,

rosa angelica maria mirta vilchez sabogal.

Pasamayo maldito, solo me quedo su ojito y un

pequeño paquetito donde decia sultan.

 

Un frio padre, y algun medico legista con un

sello y cuatro firmas sin valor sentimental.

Traumatismo, encefalo craneano gastroematoma

policoma con complicacion cervical.

 

Pasamayo maldito, devuelveme a mi hijita linda,

rosa angelica maria mirta vilchez sabogal. Dos

mandarinitas, un guargüero y un king-kong,

que le dio su madrinita, en la garita de

Ancón...

 

No se quien y No se cuantos

Pinhole, Fuji Acros

Exhibition at Künstlerhaus Bethanien, Berlin.

14–30 August 2009, Studio 2.

 

ANE GRAFF is a passionate draftswoman. She practises drawing as an extremely time-consuming, almost meditative process that centres on her contemplation of the poetry of scientific research and the nature of matter per se. Ane Graff’s fine drawings with meticulously realised details use graphite pencil to reveal the surfaces and structures of organic matter – birds’ feathers, divots of turf, a tree’s branches and twigs – or the coral-like ramifications of natural silver and different types of stones. The artist’s interest has been attracted by multiform layers of broken slate in particular. In her drawings, Graff likes to develop the similarity of structures from completely different fields of nature.

Older works by Graff echo still-life paintings by 17th century Dutch artists, in which the forest floor is depicted as the habitat of evil forces – often embodied by reptiles or insects –, combined with symbols of Christian redemption.

In her more recent works, Graff has advanced from capturing stones and other natural forms on paper, and also collects them outside and presents them in the form of sculptural ensembles. Thus, for example, she has laid out a huge number of fine and even finer slate fragments to create a large-format floor work – a futher development of the graphic idea that recalls, in this form, artworks of Land Art and yet, if one were to observe the installation from high above, it would re-adopt the aspect of a drawing.

  

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Francisco Salamone fue un Arquitecto Italo-Argentino, que vivió y trabajó en Argentina; construyó en apenas cuatro años, entre 1936 y 1940, más de 60 edificios en 25 municipios de la Provincia de Buenos Aires.

    

Las torres de la llanura

    

Las obras del arquitecto Francisco Salamone, creadas en los años 30, sorprenden al viajero en pueblos y ciudades bonaerenses. Un fuerte símbolo del avance de la civilización sobre el desierto que combina Art Deco y futurismo.

Torres altísimas y facetadas con terminaciones multiformes, ángeles de piedra con rasgos geométricos y fuentes con extraño aspecto de pastel parecen pistas diseminadas por la provincia de Buenos Aires para descubrir la puerta de entrada a una futurista y misteriosa Ciudad Gótica. Se trata, en verdad, de la expresión material de los sueños de poder y grandeza que reinaban en el país en los años 30, plasmados en ornamentos de edificios municipales, cementerios y mataderos construidos hace más de 60 años por el arquitecto Francisco Salamone.

    

En Foto:El Cementerio de Azul- El matader

    

Foto:Pablo Avincetto

Roma (divinità)

Roma (parola sulla cui origine vi è una pluralità di ipotesi tra le quali la derivazione dal greco antico "ρώμη" ossia "rome" traducibile con "forza" o dall'etrusco "Rumon" parola con cui era denominato dagli etruschi il fiume Tevere) è una figura della mitologia romana. Questa, fin dal II secolo a.C., fu la divinità che personificava lo Stato romano.

Secondo la tradizione più antica era una prigioniera troiana che accompagnò Ulisse ed Enea, provenienti dalla terra dei Molossi in Illiria, nel Lazio. Secondo altre tradizioni era invece figlia o la moglie di Ascanio, figlio di Enea; secondo la leggenda Roma fu chiamata così proprio in onore di questa figura mitologica.

 

Roma prigioniera Troiana

Stando alla tradizione più antica, Roma era una delle prigioniere di guerra troiane segregate nella nave di Ulisse; quando le navi di Ulisse furono costrette da una tempesta a sbarcare sulle coste del Lazio, Roma e le altre prigioniere, stanche di seguire Ulisse nei suoi viaggi, decisero di incendiare le navi, costringendo Ulisse e i suoi uomini a stanziarsi nel Lazio, più precisamente sul colle Palatino. Qui venne fondata la città di Roma in onore della prigioniera che aveva costretto Ulisse e i suoi uomini a non partire per nuovi lidi, dando vita a una nuova civiltà.

 

Figlia di Ascanio o di Enea

Secondo altre versioni, Roma (o più comunemente Rome) sarebbe stata la figlia di Ascanio, e quindi nipote di Enea. In ricordo dei trionfi dei profughi troiani, che riuscirono nel corso delle guerre contro Turno a conquistare la zona dove sarebbe sorta la Città Eterna, Rome fece costruire sul luogo dove sorgerà l'Urbe un tempio in onore di Fides (la Fede).

Per questi motivi alla città venne dato il nome di Roma in onore della fanciulla che aveva fatto edificare il tempio.

Secondo altre versioni, Roma sarebbe stata la moglie di Ascanio oppure la moglie dello stesso Enea e figlia di Telefo e quindi nipote di Eracle.

 

Secondo la versione ellenizzante, l'eroina Roma avrebbe origini "greche", essendo una dei numerosi figli di Ulisse e della maga Circe e quindi sorella di Telegono, colui che avrebbe ucciso l'uomo dal multiforme ingegno. Secondo altre leggende sarebbe stata figlia di Telemaco e di Circe e sorella del Re Latino.

 

Prime rappresentazioni

Le prime immagini della dea, su monete romane, risalgono al 269 a.C. La rappresentazione della dea è presente su altre monete romane coniate a Locri nel 204 a.C. Da questo si suppone che i non-romani iniziarono a dare al dominio di Roma attributi divini. Sulle monete la dea era raffigurata come una donna in veste amazzonica, armata di spada, talvolta clipeata o coronata di alloro, con vicino una Vittoria alata o altri simboli.

 

Durante l'Impero

Durante l'Impero romano fu principalmente una dea provinciale, usata per inculcare agli abitanti delle province la lealtà allo stato romano. Un tempio a Roma fu eretto a Smirne nel 195 a.C. e un culto a lei rivolto era presente ad Efeso, Sardi e Delo.

 

Il culto era comunque presente a Roma stessa dove Adriano fece costruire un tempio dedicato a Venere ed a Roma sulla via Sacra, accanto all'arco di Tito.

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

arte romana imperiale

II secolo d. C.;

Foto Anderson;

Raccolta Foto de Alvariis;

 

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

La chiesetta, rifugio per l'anima e per gli escursionisti, si erge nel bel paesaggio a cavallo tra basso Canavese e Valle dell'Orco: paesaggio multiforme nel cielo tumultuoso di primavera.

 

Visita il mio sito Armonie Naturali, nella nuova veste grafica e con tantissime nuove foto!

 

...visitate il nostro blog "in punta di piedi"!

 

Francisco Salamone fue un Arquitecto Italo-Argentino, que vivió y trabajó en Argentina; construyó en apenas cuatro años, entre 1936 y 1940, más de 60 edificios en 25 municipios de la Provincia de Buenos Aires.

    

Las torres de la llanura

    

Las obras del arquitecto Francisco Salamone, creadas en los años 30, sorprenden al viajero en pueblos y ciudades bonaerenses. Un fuerte símbolo del avance de la civilización sobre el desierto que combina Art Deco y futurismo.

Torres altísimas y facetadas con terminaciones multiformes, ángeles de piedra con rasgos geométricos y fuentes con extraño aspecto de pastel parecen pistas diseminadas por la provincia de Buenos Aires para descubrir la puerta de entrada a una futurista y misteriosa Ciudad Gótica. Se trata, en verdad, de la expresión material de los sueños de poder y grandeza que reinaban en el país en los años 30, plasmados en ornamentos de edificios municipales, cementerios y mataderos construidos hace más de 60 años por el arquitecto Francisco Salamone.

    

En Foto:El Cementerio de Azul- El matader

    

Foto:Pablo Avincetto

YL0738 (CMMF).

Montréal, 5 septembre 1989.

Sur sol argileux, sous des caryers cordiformes, dans une vieille forêt de feuillus.

 

Une des mes premières collections de cortinaires rares. Il est pourtant commun dans les endroits où le caryer cordiforme est l'essence dominante. Ce type d'habitat est toutrfois en disparition au Québec.

 

Vu de haut en forêt, au premier coup d’oeil, on peut prendre ce cortinaire pour un cèpe. Il s’agit d’un cortinaire rare (s.-g. Phlegmacium), qui semble strictement lié aux caryers. Le bulbe du pied n'est jamais franchement marginé.

 

Son habitat avec les caryers en fait une espèce facile à reconnaître.

 

Dans le pool de MQ, certaines photos nommées "Cortinarius multiformis" semblent illustrer cette espèce. Toutefois, il est difficile de l'affirmer hors de tout doute. Une simple vérifification de l'habitat permettrait de résoudre la question.

 

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Cette photo a d’abord été publiée dans le cédérom du CMM à basse résolution.

 

OUVRAGES CONSULTÉS

 

DESPRÉS, J., Y. LAMOUREUX, R. BOYER, R. ARCHAMBAULT & A. JEAN, 2002. «Mille et un champignons du Québec.» (Cédérom). Cercle des mycologues de Montréal, Montréal. 1 disque au laser d'ordinateur; 4 3/4 po.

 

KAUFFMAN, C. H., 1932. «Cortinarius.» North Amer. Flora, 10: 282-348.

 

YL

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

www.youtube.com/watch?v=PIzsFeFoIv8

   

Francisco Salamone fue un Arquitecto Italo-Argentino, que vivió y trabajó en Argentina; construyó en apenas cuatro años, entre 1936 y 1940, más de 60 edificios en 25 municipios de la Provincia de Buenos Aires.

    

Las torres de la llanura

    

Las obras del arquitecto Francisco Salamone, creadas en los años 30, sorprenden al viajero en pueblos y ciudades bonaerenses. Un fuerte símbolo del avance de la civilización sobre el desierto que combina Art Deco y futurismo.

Torres altísimas y facetadas con terminaciones multiformes, ángeles de piedra con rasgos geométricos y fuentes con extraño aspecto de pastel parecen pistas diseminadas por la provincia de Buenos Aires para descubrir la puerta de entrada a una futurista y misteriosa Ciudad Gótica. Se trata, en verdad, de la expresión material de los sueños de poder y grandeza que reinaban en el país en los años 30, plasmados en ornamentos de edificios municipales, cementerios y mataderos construidos hace más de 60 años por el arquitecto Francisco Salamone.

    

En Foto:El Cementerio de Azul- El matader

    

Foto:Pablo Avincetto

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

www.youtube.com/watch?v=PIzsFeFoIv8

  

Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Los beneficios de la Luna

Por Charles Baudelairetraducción del francés por Enrique Díez-Canedo

 

La Luna, que es el capricho mismo, se asomó por la ventana mientras dormías en la cuna, y se dijo: "Esa criatura me agrada." Y bajó muellemente por su escalera de nubes y pasó sin ruido a través de los cristales. Luego se tendió sobre ti con la ternura flexible de una madre, y depositó en tu faz sus colores. Las pupilas se te quedaron verdes y las mejillas sumamente pálidas. De contemplar a tal visitante, se te agrandaron de manera tan rara los ojos, tan tiernamente te apretó la garganta, que te dejó para siempre ganas de llorar. Entretanto, en la expansión de su alegría, la Luna llenaba todo el cuarto como una atmósfera fosfórica, como un veneno luminoso; y toda aquella luz viva estaba pensando y diciendo: "Eternamente has de sentir el influjo de mi beso. Hermosa serás a mi manera. Querrás lo que quiera yo y lo que me quiera a mí: al agua, a las nubes, al silencio y a la noche; al mar inmenso y verde; al agua informe y multiforme; al lugar en que no estés; al amante que no conozcas; a las flores monstruosas; a los perfumes que hacen delirar; a los gatos que se desmayan sobre los pianos y gimen como mujeres, con voz ronca y suave. "Y serás amada por mis amantes, cortejada por mis cortesanos. Serás reina de los hombres de ojos verdes a quienes apreté la garganta en mis caricias nocturnas; de los que quieren al mar, al mar inmenso, tumultuoso y verde; al agua informe y multiforme, al sitio en que no están, a la mujer que no conocen, a las flores siniestras que parecen incensarios de una religión desconocida, a los perfumes que turban la voluntad y a los animales salvajes y voluptuosos que son emblema de su locura." Y por esto, niña mimada, maldita y querida, estoy ahora tendido a tus pies, buscando en toda tu persona el reflejo de la terrible divinidad, de la fatídica madrina, de la nodriza envenenadora de todos los lunáticos

Presentazione di Argo H2O e di Argo Art Projects ed esposizione di alcune opere da WATERSHAPE, a cura di Eleonora Di Erasmo e Daniela Shalom Vagata, sabato 21 dicembre 2013, Roma.

Live-set "Snowy Afternoon" di Andrea Buratta aka Novembertraum

 

Video, musica, fotografie di:

Andrea Buratta aka Novembertraum, Stefano Bandini, Sebastiano Luciano, Chie Matsui, Andrés Mendéz, Monochrome Circus, Yoichi Nagano, Masakatsu Tagaki, Chris Rudz, Yasu Suzuka, Toru Yamanaka

 

Argo rivista d’esplorazione dedica il nuovo numero Argo H2O al tema fluido e multiforme dell’acqua: acqua come fonte primordiale di vita, frontiera dell’orizzonte umano, risorsa e bene comune. Pensati appositamente per questo nuovo numero, sono visibili nelle versioni cartacea e online di Argo H2O i progetti Voce al silenzio e WATERSHAPE.

 

www.argonline.it

Specifications

Outside

The church is built over a cross-shaped floor plan. The focal point over the crossing is the central, slender dome on a high, octagonal drum with an octagonal lantern. The two three-storey façade towers are structured with pilasters and cornices, which in the lowest part enclose two figure niches and one window opening at the top. The capitals of the pilasters show Tuscan, Ionian and Corinthian forms in ascending order of the stories. The towers are crowned by high onion helmets. The oldest bell was cast in 1728 by Andreas Röder. The 900 kg crucifix and the 368 kg petrus bell were purchased in 1964. In the niches of the towers, three figures each are placed: at the north tower below a monk, probably St. Benedict or Francis of Assisi, above John the Baptist and on the outside a late Baroque Saint Ulrich. At the south tower are below the holy Ferdinand of Castile, above the holy Helena and outside a 1859 manufactured Antonius of Padua set. Between the towers, the curved façade on the ground floor has a rectangular porch above the entrance, on which stands an ecce homo group. The end of the central facade forms an aedicule with a figure niche, which contains an in 1929 by Jacob Campidell created figure of the Christ King in preacher gesture. On the underside of the portico is the multiform figure of Christ, painted in the first half of the 19th century. To the east of the northern facade tower is an oval connecting room that leads to the small, narrow-stretched Holy Cross Chapel with west choir, which is added on the north side of the church.

Inside

On the one and a half yoke long nave follows the crossing and the transept with semicircular apses. The two-bay choir ends in an apse and has on both sides of the second chancel square extensions with oratories on the upper floor. The walls are divided by pilasters with rich capitals, by a cranked, strongly projecting cornice with segmental arched windows above. Under the slightly swung organ loft, this shows the with "F. P. 1743" signed expulsion of the changers from the temple.

 

Baubeschreibung

Außen

Die Kirche ist über einem kreuzförmigen Grundriss gebaut. Mittelpunkt ist über der Vierung die zentrale schlanke Kuppel auf hohem, achteckigem Tambour mit einer achteckigen Laterne. Die zwei dreigeschossigen Fassadentürme sind mit Pilastern und Gesimsen gegliedert, die im untersten Teil zwei Figurennischen und oben je eine Fensteröffnungen umschließen. Die Kapitelle der Pilaster weisen in aufsteigender Folge der Geschosse toskanische, ionische und korinthische Formen auf. Die Türme werden von hohen Zwiebelhelmen bekrönt. Die älteste Glocke wurde 1728 von Andreas Röder gegossen. Die 900 kg schwere Kreuzglocke und die 368 kg schwere Petrusglocke wurden 1964 angeschafft. In den Nischen der Türme sind je drei Figuren aufgestellt: Am Nordturm unten ein Mönch, wohl der heilige Benedikt oder Franz von Assisi, oben Johannes der Täufer und an der Außenseite ein spätbarocker heiliger Ulrich. Am Südturm sind unten der heilige Ferdinand von Kastilien, oben die heilige Helena und außen ein 1859 gefertigter Antonius von Padua eingestellt. Zwischen den Türmen hat die eingeschwungene Fassade erdgeschossig einen rechteckigen Vorbau über dem Eingang, auf dem eine Ecce-homo-Gruppe steht. Den Abschluss der Mittelfassade bildet eine Ädikula mit einer Figurennische, die eine 1929 von Jacob Campidell geschaffene Figur des Christkönigs in Predigergestus birgt. Auf der Unterseite des Portikus ist die vielfigurige Anklage Christi gemalt, die in der ersten Hälfte des 19. Jahrhunderts entstand. Östlich des nördlichen Fassadenturms befindet sich ein ovaler Verbindungsraum, der in die kleine, schmalgestreckte Heiligenkreuzkapelle mit Westchor führt, die an der Nordseite der Kirche angebaut ist.

Innen

Auf das eineinhalb Joch lange Langhaus folgt die Vierung und das Querhaus mit halbrunden Apsiden. Der zweijochige Chor endet in einer Apsis und hat auf beiden Seiten des zweiten Chorjoches quadratische Anbauten mit Oratorien im Obergeschoss. Die Wände sind durch Pilaster mit reichen Kapitellen, durch ein verkröpftes, stark ausladendes Gesims mit segmentbogenförmigen Fenstern darüber gegliedert. Unter der leicht eingeschwungenen Orgelempore zeigt das mit „F. P. 1743“ signierte Gemälde die Vertreibung der Wechsler aus dem Tempel.

de.wikipedia.org/wiki/Heiligenkreuzkirche_Villach#Geschichte

Flower rests atop any Waterbomb shaped unit or on a stick to be a Balancing Blossom

Leaves formed from birdbase.

Place on a dinner plate or teacup for a dramatic place setting…

  

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