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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.
Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.
Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.
Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”
Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.
Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.
L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.
"Purpurina, gibré, acuarelas de colores, base blanca y un delineador de punta finita que maneja con la habilidad de un cirujano. Dos horas le llevó a Cristina Rojas terminar de convertir su rostro y el de sus 12 compañeros de fiesta en el complemento perfecto de esos trajes extraviados y multiformes con los que La Tunga Tunga se presenta en sociedad.(...)"
+ vos.lavoz.com.ar/folclore/conoce-la-tunga-tunga-una-murga...
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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.
Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.
Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.
Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”
Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.
Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.
L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.
Álbum Oaxaca: 24 templos coloniales
Serie 3. Parroquias y otros templos no conventuales
3.2. San Felipe Neri 02/14
La fachada de San Felipe Neri, metida dentro del plano de las bases de las torres, es una de las mejores de toda la ciudad. Quizá lo más interesante es que, finalizada probablemente medio siglo después que las de la Catedral, la Soledad y la de San Agustín, busca replicar lo que parece un estilo propio del barroco de la ciudad. El relieve central, con San Felipe Neri, sin duda imita a los de algunos de los más célebres templos de la ciudad que contaron con gravados muchas décadas atrás. Las columnas son el elemento quizá más original y que representan una continuación de la ornamentación barroca revolviendo formas tritóstilas y estípites. Son finalmente columnas multiformes divididas en diferentes partes con diferentes ornamentaciones florales muy similares -pero más notables- que las que se observan en la fachada del templo de la Compañía de Jesús. No se tiene una fecha exacta de terminación de la fachada pero Mullen sospecha que debe ser hacia 1750. Aún 20 años antes que la inauguración del templo.
Los nichos vacíos parecen ser evidencias de lo mal que la pasó este templo a partir del siglo XIX y hasta el XX, en el que fue numerosas veces atacado y saqueado, según cuenta Gonzalo Obregón en su monografía de esta iglesia.
Presentazione di Argo H2O e di Argo Art Projects ed esposizione di alcune opere da WATERSHAPE, a cura di Eleonora Di Erasmo e Daniela Shalom Vagata, sabato 21 dicembre 2013, Roma.
Live-set "Snowy Afternoon" di Andrea Buratta aka Novembertraum
Video, musica, fotografie di:
Andrea Buratta aka Novembertraum, Stefano Bandini, Sebastiano Luciano, Chie Matsui, Andrés Mendéz, Monochrome Circus, Yoichi Nagano, Masakatsu Tagaki, Chris Rudz, Yasu Suzuka, Toru Yamanaka
Argo rivista d’esplorazione dedica il nuovo numero Argo H2O al tema fluido e multiforme dell’acqua: acqua come fonte primordiale di vita, frontiera dell’orizzonte umano, risorsa e bene comune. Pensati appositamente per questo nuovo numero, sono visibili nelle versioni cartacea e online di Argo H2O i progetti Voce al silenzio e WATERSHAPE.
Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.
Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.
Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori
18 gennaio - 28 aprile 2013
Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni
Genus Bononiae Musei nella Città
Bologna
foto Paolo Righi
Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.
Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.
Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori
18 gennaio - 28 aprile 2013
Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni
Genus Bononiae Musei nella Città
Bologna
foto Paolo Righi
Exhibition at Künstlerhaus Bethanien, Berlin.
14–30 August 2009, Studio 2.
ANE GRAFF is a passionate draftswoman. She practises drawing as an extremely time-consuming, almost meditative process that centres on her contemplation of the poetry of scientific research and the nature of matter per se. Ane Graff’s fine drawings with meticulously realised details use graphite pencil to reveal the surfaces and structures of organic matter – birds’ feathers, divots of turf, a tree’s branches and twigs – or the coral-like ramifications of natural silver and different types of stones. The artist’s interest has been attracted by multiform layers of broken slate in particular. In her drawings, Graff likes to develop the similarity of structures from completely different fields of nature.
Older works by Graff echo still-life paintings by 17th century Dutch artists, in which the forest floor is depicted as the habitat of evil forces – often embodied by reptiles or insects –, combined with symbols of Christian redemption.
In her more recent works, Graff has advanced from capturing stones and other natural forms on paper, and also collects them outside and presents them in the form of sculptural ensembles. Thus, for example, she has laid out a huge number of fine and even finer slate fragments to create a large-format floor work – a futher development of the graphic idea that recalls, in this form, artworks of Land Art and yet, if one were to observe the installation from high above, it would re-adopt the aspect of a drawing.
Raffaele Ariante è pittore che segue una sua personalissima ricerca. Anche in questa serie dei 33 Crocefissi, la rappresentazione della Croce assume tratti originali. Ogni naturalistico segno della Passione, viene lasciato cadere: sul corpo di Gesù non c’è traccia dell’agonia, il volto appare coperto, e il legno della Croce cancellato. Solo l’uso di qualche colore, come un rosso vivo che fa da sfondo, ricorda il dramma. Il movimento del corpo, e le braccia aperte come ali, fanno cenno all’inizio di un volo, ad una riconquistata leggerezza. E’ come se il pittore volesse rappresentare l’ascesa di Gesù al cielo fin dalla Croce: immaginare la liberazione dallo spirito di gravità di questo mondo come un compimento che non cancella la sofferenza patita, ma la oltrepassa, la trasfigura ed accoglie nella Luce chiara dei Cieli. E’ la potenza della Vita sulla morte che Ariante vuole rappresentare. In tempi in cui l’orrore e il terrore tornano ancora a lacerare le nostre esistenze, Ariante mette in scena l’icona che più di ogni altra nella nostra cultura rappresenta la sofferenza e la morte, per far esplodere in, e da, essa la vita. E all’oscena esibizione dei corpi straziati e alle vene gonfie di veleno – e non di esistenza, per parafrasare Rilke – del nostro tempo, reagiscono questi Crocefissi, mostrando come non si possa cancellare la possibilità della Gioia. L’energia che anima le figure rappresentate in questa serie, è radicata non in un disincarnato spiritualismo ma nella riappropriazione della bellezza, della forza e della ricchezza del multiforme spettacolo del creato che incanta i nostri sensi. Ma forse Ariante, con i suoi Crocefissi, si volge anche contro un cristianesimo che indulga troppo sulla mortificazione del corpo, che sia pietistico e cupo; o, ancor di più radicalmente, il suo Gesù appare, oltre ogni vincolo religioso, nient’altro che il simbolo dell’uomo liberato? Sono le domande che queste rappresentazioni sollecitano: può la natura umana, riconciliata con se stessa, con la nobiltà della sua anima, essere capace di vita vera? O la letizia accade, invece, solo per Grazia, lì dove l’uomo fa esodo da sé, dall’orgoglio smisurato e dal male che sono inscritti nel profondo del suo cuore, dove si affida a ciò che è più Alto di lui?
Nicola Magliulo
Filosofo
“La serie dei 33 Crocefissi”
Raffaele Ariante e un pittore poeta. Tutta la sua produzione è caratterizzata da una certa “trasfigurazione”per cui richiama a riflettere, ad interrogarsi. A mio parere la serie dei 33 Crocefissi ne è una chiara documentazione: la diversità dei coloro, degli atteggiamenti imprime un dinamismo particolare. Il Crocefisso sembra venirti incontro, come un fratello indifeso, a braccia aperte per l’accoglienza senza riserve. Il messaggio si rivela chiaro: il dono di sé da senso alla vita perché la trasmette o lo offre, suscitandone l’amore. Francesco d’Assisi tutto ha imparato dal Crocefisso tanto da farsi cantico lui stesso di Dio, dell’uomo fratello e d’ogni creatura. In Lui, si è fatto speranza di pace.
P.Vincenzo Coli
Custode della Patriarcale Basilica del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi
Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.
Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.
© sergione infuso - all rights reserved
follow me on www.sergione.info
You may not modify, publish or use any files on
this page without written permission and consent.
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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.
Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.
Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.
Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”
Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.
Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.
L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.
Tähtitalvikki is a high-quality, new cottage with an excellent private, sandy beach and clean lake. Here you have a lot of space of your own and you don’t see any neighbors from the cottage yard. www.rockandlake.com/en/booking/cottages-in-finland/26843
Cottage Tähtitalvikki is situated in the mid of the Leivonmäki National park with multiform Finnish Lakeland nature and good outdoor recreation opportunities.
Flower rests atop any Waterbomb shaped unit or on a stick to be a Balancing Blossom
Leaves formed from birdbase.
Place on a dinner plate or teacup for a dramatic place setting…
Gian Lorenzo Bernini
Giovan Lorenzo Bernini, meglio conosciuto come Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680), è stato uno scultore, urbanista, architetto, pittore, scenografo e commediografo italiano.
Artista poliedrico e multiforme, Bernini è considerato il massimo protagonista della cultura figurativa barocca. La sua opera conobbe un clamoroso successo e dominò la scena europea per più di un secolo dopo la morte; analogamente, l'influenza di Bernini sui contemporanei e sui posteri fu di enorme portata.
Biografia
Giovinezza
Gian Lorenzo Bernini nacque a Napoli il 7 dicembre 1598, primo figlio maschio di Pietro Bernini, uno scultore tardo-manierista toscano nativo di Sesto Fiorentino, e della popolana napoletana Angelica Galante. Il giovane Gian Lorenzo trascorse i primissimi anni della propria fanciullezza a Napoli, dove il padre Pietro si era trasferito su invito del viceré per lavorare alla certosa di San Martino; Bernini si avvicinò al mondo della scultura proprio nella città partenopea, accompagnando papà Pietro al cantiere e guardandolo affascinato mentre si cimentava nei marmi.
Nel 1606, in seguito all'ascesa al pontificato di papa Paolo V, Pietro Bernini si trasferì con la numerosa famiglia a Roma, città caratterizzata da prospettive più ampie e da un ambiente cortigiano decisamente più vivace: l'Urbe, tra l'altro, serbava un grandissimo fervore artistico che vi accentrò artisti di grande nome, primi tra tutti Michelangelo Merisi da Caravaggio e Annibale Carracci.
La formazione del Bernini avvenne, nell'ambito artistico romano, sotto la guida del padre Pietro, in grado di valorizzare il precoce talento del figlio insegnandogli i primi rudimenti della scultura. In quegli anni Pietro Bernini era completamente assorbito nel cantiere della cappella Paolina in Santa Maria Maggiore, voluta da papa Paolo V per ospitarvi il proprio monumento funebre e quello del predecessore Clemente VIII; qui era attiva una cospicua mole di pittori, scultori e decoratori, sapientemente coordinati dall'architetto Flaminio Ponzio. L'accorta regia di Ponzio offrì al giovane Gian Lorenzo spunti di riflessione concreti sull'organizzazione di un cantiere collettivo e sull'importanza di un efficiente lavoro di gruppo, da intendersi come un progetto unitario dove fondere architettura, pittura e scultura, e non come la somma di singoli interventi autonomi: in futuro Bernini avrebbe diretto numerosi cantieri, e quest'intuizione sarebbe stata vincente.
Nel frattempo Gian Lorenzo, inizialmente semplice discepolo di papà Pietro, ne divenne un fattivo collaboratore; padre e figlio lavorarono unitamente nel Priapo e Flora di villa Borghese (dove Gian Lorenzo realizzò le cesta di frutta, con una chiara attenzione al modello naturalista caravaggesco), nella decorazione della cappella Barberini in Sant'Andrea della Valle e nel Fauno che scherza con i due amorini, dove il retaggio dell'antichità viene rivisitato dai due in chiave moderna. I primi saggi della sua attività di scultore sono da porsi invece fra il 1614 e il 1619, quando in completa autonomia Gian Lorenzo realizzò il San Lorenzo sulla graticola (1614 circa) e il San Sebastiano (1617), dove si avverte una piena adesione ai motivi classici e una prepotente presa di distanze dal gusto tardo-manierista proprio di papà Pietro.
Il sodalizio con Scipione Borghese
Tramite il padre, che ben pubblicizzava il figlio, Gian Lorenzo entrò in contatto con il suo primo committente: il cardinale fiorentino Maffeo Barberini, che gli commissionò dapprima alcuni interventi su una delle Pietà incompiute di Michelangelo Buonarroti, e poi la realizzazione di quattro putti per la cappella di famiglia in Sant'Andrea della Valle.
La qualità delle sue opere si attirò le attenzioni di un altro porporato, Scipione Caffarelli-Borghese, che nel 1618 decise di scommettere sul Bernini - all'epoca appena ventenne - affidandogli l'esecuzione di un piccolo busto raffigurante lo zio Paolo V. Acceso dalla genialità del giovane scultore, Scipione ne divenne un entusiasta mecenate, commissionandogli la realizzazione di opere che lo tennero impegnato dal 1618 al 1625. In questo lustro, infatti, Bernini diede prova della perizia raggiunta nelle sculture licenziando il gruppo raffigurante Enea, Anchise e Ascanio fuggitivi da Troia (1618-1619), il Ratto di Proserpina (1621-1622), il David (1623-1624) e l'Apollo e Dafne (1622-25); queste sculture andarono tutte ad ornare la lussuosa villa di Scipione Borghese fuori Porta Pinciana, «oggetto di stupore come una meraviglia del mondo». Intanto, la fama del Bernini andava sempre più consolidandosi:
Oltre che nella scultura di grandi dimensioni, Bernini negli anni '20 raggiunse risultati notevoli anche nella produzione di «ritratti teste con busto». In questo genere, Bernini realizzò ritratti straordinariamente vivi, con le espressioni dei visi, i gesti dinamici dei corpi e le pose drammatiche che conferivano all'opera una propria individualità psicologica, in netta antitesi con i busti severi e compassati che circolavano all'epoca: «[bisogna] far che un marmo bianco pigli la somiglianza di una persona, che sia colore, spirito, e vita», avrebbe poi detto trent'anni dopo.
Altre realizzazioni di questo periodo furono il materasso che scolpì per l'Ermafrodito dormiente (1620), il restauro delle parti mutile del Fauno Barberini e alcuni interventi nella sezione inferiore dell'Ares Ludovisi
Il caso del «Montoya pietrificato»
Fra i vari ritratti-busto realizzati da Bernini in questo periodo, uno in particolare riscosse uno sfolgorante successo. Si tratta di quello raffigurante il prelato spagnolo Pedro Foix de Montoya. L'aneddotica del tempo riporta che il Montoya invitò diversi amici e conoscenti ad assistere l'opera, e che uno di questi esclamasse, colpito dalla vita e naturalezza del marmo: «questo è il Montoya pietrificato!».
Analogamente, quando finalmente sopraggiunse Montoya, il cardinale Matteo Barberini si rivolse al busto e disse: «Ora questo è il monsignore» e quindi, accostandosi al prelato, lo sfiorò e disse: «e questo è un ritratto somigliantissimo»
Il mecenatismo illuminato di Urbano VIII
«... che Roma giunga a produrre un altro Michelangelo»
Altrettanto importante per l'affermazione artistica del Bernini fu l'ascesa al soglio pontificio del suo primissimo mecenate, Maffeo Barberini, nel 1623 divenuto papa con il nome di Urbano VIII, che subito convocò l'artista in Vaticano e gli si rivolse così: «È gran fortuna la vostra, o Cavaliere, di vedere papa il cardinal Maffeo Barberini; ma assai maggiore è la nostra, che il Cavalier Bernino viva nel nostro pontificato».Bernini godette della familiarità del pontefice non solo per le sue radici toscane, essendo il padre nativo di Sesto (Urbano VIII, infatti, preferiva i fiorentini, sicché Gian Lorenzo arrivò addirittura a firmarsi come «Cav.re Gio. Lorenzo Bernini Napoletano o Fiorentino come egli vuole»), ma soprattutto per le sue nette qualità artistiche, che gli consentirono di iniziare un lungo periodo di egemonia artistica su Roma, sia nella veste di esecutore che in quella di imprenditore.
In seguito al sodalizio con Urbano VIII, si moltiplicarono per Bernini i riconoscimenti ufficiali: il 24 agosto 1623 gli vennero affidate le cariche di commissario e revisore dei condotti delle fontane di piazza Navona, il 1º ottobre gli venne accordata la direzione della Fonderia di Castel Sant'Angelo, mentre il 7 ottobre venne nominato soprintendente dei bottini dell'Acqua Felice. Alla morte del padre Pietro, nell'agosto 1629, Bernini, se da una parte perse un'importante figura di riferimento, dall'altra ne ereditò la posizione di Architetto dell'Acqua Vergine. Per questo motivo, egli partecipò alla costruzione di varie fontane a Roma, a tal punto da autoproclamarsi «amico delle acque»: fra le varie fontane berniniane, si segnalano il Tritone (1642-43) e le Api (1644), mentre i suoi progetti per la fontana di Trevi non vennero mai eseguiti.
Urbano VIII riconobbe in Bernini l'artista ideale per realizzare i suoi progetti urbanistici e architettonici, e per dare forma ed espressione alla volontà della Chiesa di rappresentarsi come forza trionfante, attraverso delle opere spettacolari, con uno spiccato carattere comunicativo, persuasivo e celebrativo. Imitando i papi rinascimentali, con Bernini Urbano VIII ambiva a consegnare alla storia un nuovo Michelangelo: era dai tempi di papa Giulio II, infatti, che il mondo artistico romano non assisteva a un mecenatismo tanto grande e illuminato. Riportiamo di seguito la testimonianza di Filippo Baldinucci:
« E come quegli che fin dal tempo che dalla santità di Paolo V eragli questo nobile ingegno stato dato in custodia, aveva incominciato a prevederne cose grandi; egli aveva concepita in se stesso una virtuosa ambizione, che Roma nel suo pontificato e per sua industria giungesse a produrre un altro Michelangelo »
Bernini uomo universale
Per questo motivo, Urbano VIII commissionò al proprio protégé anche lavori di architettura e pittura, oltre che di scultura. La prima commissione ricevuta dal nuovo papa fu infatti di natura architettonica, e fu legata alla ricostruzione della chiesa di Santa Bibiana, in occasione del ritrovamento delle reliquie della Santa; Bernini ne scolpì anche la statua sull'altare, mentre la decorazione pittorica degli interni venne affidata a Pietro da Cortona. Il 5 febbraio 1629, invece, Bernini assunse la direzione dei lavori a San Pietro in Vaticano, succedendo a Carlo Maderno (che era morto sei giorni prima) nella prestigiosa e ambita carica. La basilica petriana fu teatro di grandiosi interventi berniniani: il sepolcro di Urbano VIII, la statua del San Longino, il monumentale baldacchino di San Pietro, parati, arredi, e tanto altro ancora.
Il Baldacchino, al quale l'artista lavorava già dal 1624, è in particolare una struttura in bronzo posta a protezione e indicazione della tomba di San Pietro, primo pontefice della Chiesa cattolica; l'impianto, sviluppato su quattro colonne tortili lungo le quali si dipanano racemi e motivi naturalistici, termina con quattro volute sorrette da angeli che si incurvano a dorso di delfino, e culmina con il globo e la croce. Malgrado si tratti di un'invenzione sostanzialmente berniniana, alla realizzazione del Baldacchino partecipò anche l'architetto-assistente Francesco Borromini, che ideò le volute a dorso di delfino poste a coronamento dell'aereo ciborio; il Bernini avrebbe poi avuto con Borromini un rapporto estremamente conflittuale, che mutò in un'aperta ostilità sfociata nella leggenda. Oltre che alla scultura e all'architettura, dove raggiunse i risultati più grandi e duraturi, Bernini in questi anni si dedicò anche alla pittura, realizzando alcuni ritratti, autoritratti e due Santi, e alla realizzazione di impianti scenografici per occasioni particolari (canonizzazione di Elisabetta del Portogallo, 1625; di Andrea Corsini, 1629; catafalco per Carlo Barberini, 1630); notevoli anche i risultati raggiunti nella commediografia,
Il patronato di Urbano VIII, in ogni caso, fu assai possessivo. Per conto dei Barberini, infatti, Bernini eseguì numerosissime opere: pensiamo ai busti di Antonio e Camilla Barbadori, genitori del papa, dello zio monsignor Francesco, del prozio Antonio e del nipote Francesco, ma anche alla costruzione del palazzo Barberini e all'esecuzione delle fontane del Tritone e delle Api, che pure rispondono a delle precise esigenze di esaltazione dinastica. Le opere estranee alla glorificazione barberina, invece, furono decisamente esigue: se l'esecuzione dei busti di Carlo I d'Inghilterra e del cardinale Richelieu fu autorizzata solo per motivi d'opportunità politica, un interdetto papale proibì al Bernini di completare il busto di Thomas Baker, e ragioni analoghe impedirono l'ultimazione della versione originaria del busto di Giordano Orsini. L'unica opera di carattere privato che sfuggì alla censura pontificia fu il busto ritraente Costanza Bonarelli, l'amante segreta del Bernini
Forse per consolarsi dell'amore tragico con Costanza, Bernini il 15 maggio 1639 sposò Caterina Tezio (morta nel 1673): si trattò di un matrimonio assai felice, coronato dalla nascita di undici figli.
Durante gli anni trascorsi servendo Urbano VIII, Bernini conobbe Costanza Bonarelli, figlia di uno stalliere: la simpatia si trasformò ben presto in intimità, e i due furono divorati da un amore travolgente che durò circa due anni.
Costanza, tuttavia, era una donna sì bellissima, ma torbida e infedele. Correvano infatti delle voci che volevano la Bonarelli frequentare Luigi Bernini, fratello di Gian Lorenzo. Una mattina, quand'era ancora notte, Bernini decise di recarsi nella zona di San Pietro, dove era domiciliata Costanza: ma se sperava di poter finalmente smentire i pettegolezzi, così non fu, tanto che al sorgere del sole vide l'amante traditrice sull'uscio della propria dimora, mentre accompagnava Luigi fuori. Travolto dalla gelosia, Gian Lorenzo bastonò il parente con un'asse di ferro, sino a rompergli due costole (ma l'avrebbe ucciso se non fosse stato per l'intervento di alcuni passanti). Per vendicarsi su Costanza, invece, Bernini ordinò a un servo di sfregiarla con un rasoio, ma questo non gli ubbidì e fu pertanto licenziato.
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Raccolta Foto de Alvariis
Gian Lorenzo Bernini;
Foto by Wikypedia;
Raccolta Foto de Alvariis;
ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: PROF. ARCH. GUSTAVO GIOVANNONI, "TRA STORIA E PROGETTO", 5 febbraio – 15 marzo 2016 Museo Nazionale Romano - Terme di Diocleziano, (02|2016). Il Dipartimento di Architettura e Progetto | LA SAPIENZA (02|2016).
ROMA -
PROF. ARCH. GUSTAVO GIOVANNONI, "TRA STORIA E PROGETTO", 5 febbraio – 15 marzo 2016 Museo Nazionale Romano - Terme di Diocleziano, (02|2016).
Amava definirsi «ingegnere umanista» Gustavo Giovannoni (1873-1947), una delle figure centrali per l’urbanistica e l’architettura italiane nella prima metàdel Novecento. Nel suo lavoro ha unito alla ricerca teorica e accademica, la creazione di piani urbanistici, la stesura e la realizzazione di progetti architettonici articolati, la cura per il restauro esteso dai monumenti alla città
antica nel suo complesso, l’attenzione all’ambiente naturale nel suo rapporto con la città.
La mostra “Tra storia e progetto” presenta, in larga parte per la prima volta al pubblico, una selezione ragionata del suo ricchissimo archivio conservato
presso la Casa dei Crescenzi, sede del Centro di Studi per la Storia dell’Architettura fondato da Giovannoni stesso nel 1939.
I disegni, gli schizzi, le fotografie e gli altri documenti, testimoniano il respiro della produzione di studioso, teorico e progettista di Giovannoni negli anni 1895-1947. In questo arco di tempo lo studioso informato e sensibile al contesto culturale di respiro europeo, recupera e metabolizza in chiave italiana gli apporti del dibattito internazionale nei diversi campi: della storia, del progetto a scala architettonica e urbana, del restauro e della tutela ambientale.
Curata dal Centro di Studi per la Storia dell’Architettura, la mostra è realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma. Il progetto d’allestimento, di Massimo Zammerini, espone materiali oggetto di un accurato restauro, realizzato nell’ambito di una campagna per la tutela e la valorizzazione del patrimonio del Centro di Studi per la Storia dell’Architettura, con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza
archivistica del Lazio.
L’esposizione è stata articolata in diverse sezioni –La storia e l’architettura, Architetture, città e paesaggio, La scienza dei monumenti, Giovannoni e le istituzioni– ciascuna dedicata a illustrare un aspetto della multiforme biografia intellettuale dell’«ingegnere umanista»
FONTE | SOURCE:
-- Il Dipartimento di Architettura e Progetto | LA SAPIENZA (02|2016).
s.v,
-- GIOVANNONI, Gustavo, Roma, 1873 - Roma, 1947.
«Gustavo Giovannoni nacque a Roma il 1° gennaio 1873 [...]. Dopo aver compiuto gli studi liceali e frequentato il biennio fisico-matematico, conseguì la laurea in Ingegneria nel 1895, presso la Scuola di applicazione di Roma. Nell'anno successivo ottenne il diploma presso la Scuola superiore di Igiene pubblica.
A modificare un profilo didattico-formativo inizialmente tagliato su quello dell'ingegnere civile giunse, nel 1897, l'incontro con Adolfo Venturi. Nel biennio successivo egli frequentò il corso di Storia dell'arte medievale e moderna, nell'ambito della Scuola di specializzazione, istituita dallo stesso Venturi nel 1896 presso la facoltà di Lettere di Roma. Nel 1898 pubblicò i suoi primi articoli sulla rivista "L'Arte", dedicati allo studio dei monumenti romani. [...]
Nel 1903 aderì, in qualità di membro effettivo, all'Associazione artistica tra i cultori di architettura di Roma [...]. Di questa associazione il G. divenne vicepresidente nel 1906 e, infine, presidente nel 1910.
[...] Di quegli stessi anni è la sua attività di assistente presso la cattedra di Architettura tecnica (1899) e quella di Architettura generale (1903) della Scuola per ingegneri, affiancata alla libera professione [...].
Nel 1914 vinse il concorso per la cattedra di Architettura generale; e, dopo la guerra, a questo insegnamento affiancò quello di Restauro dei monumenti presso la neocostituita Scuola superiore di Architettura di Roma: nella nuova istituzione [...] il G. figura dall'inizio tra le personalità di maggior spicco, arrivando ad assumere la direzione tra il 1927 e il 1933. Nel 1921 [...] nacque la rivista "Architettura ed arti decorative" per impulso di Marcello Piacentini e dello stesso Giovannoni.
Nel 1916 il G. fu nominato membro del Consiglio superiore di antichità e belle arti: questa funzione [...] gli permise di esaminare una grande quantità di progetti [...] distribuiti sull'intero territorio nazionale. [...]
Fu significativo anche il suo impegno in materia di piani urbanistici, in relazione ai problemi di Roma e soprattutto del suo centro antico: in seguito alle proposte per la sistemazione del "Quartiere del Rinascimento", avanzate a più riprese tra il 1908 e il 1911, entrò a far parte delle varie commissioni comunali chiamate ad approntare un piano organico di interventi.
Risale al 1920 l'incarico di coordinare il progetto per la "città giardino" dell'Aniene, nell'area di Montesacro [...].
A partire dal 1929 [...] egli iniziò la collaborazione con l'Enciclopedia italiana [...].
Dall'inizio degli anni Trenta, a costituire il prevalente campo di interessi fu l'architettura del passato, specialmente quella che si connette ai grandi episodi della Roma cinque-seicentesca [...]. A quella fase risalgono i suoi sforzi per dare vita a nuove istituzioni nel campo dello studio, della conservazione e del restauro dei monumenti: un istituto nazionale di restauro, una scuola di specializzazione, una rivista a diffusione nazionale, un'associazione e un centro nazionale di studi.
Lungi dal realizzarsi compiutamente, i progetti del G. furono all'origine di alcune iniziative in quegli stessi anni: tra queste, la nascita della rivista "Palladio" (1937) e la fondazione del Centro studi per la storia dell'architettura (1938).
Gli anni della Seconda guerra mondiale coincidono con la fine del suo pluridecennale impegno di insegnante e di membro del Consiglio superiore di antichità e belle arti: dei molti incarichi, a suo tempo ricoperti, non restano che quello di presidente del Centro studi dal 1938 al 1947 e dell'Accademia di S. Luca.
Attivo fino alla fine in veste di studioso, il G. morì a Roma il 15 luglio 1947».
FONTE | SOURCE:
-- GIOVANNONI, Gustavo, Roma, 1873 - Roma, 1947, in: ARCHIVI DEGLI ARCHITETTI, ROMA (02|2016).
architetti.san.beniculturali.it/web/architetti/protagonis...
s.v.,
-- PROF. ARCH. GUSTAVO GIOVANNONI, in: ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA (2010-16).
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DEDICATA alle DONNE
sarebbe bello vedere la ... photo On black and large
un video .... Mille papaveri rossi - Rai Storia
DARE VOCE ALLE DONNE
In occasione del 67° anniversario della Liberazione, il Coordinamento Donne Rimini ha scelto di prendere parte alla celebrazione facendo proprie le parole di una partigiana, Teresa Vergalli:
una donna che attraverso il suo impegno civile e politico, nonché attraverso le pagine del suo libro autobiografico “Storie di una staffetta partigiana” (I ed. 2004, II ed. 2005, III ed. 2011, Editori Riuniti University press), non ha mai smesso di consegnarci il messaggio della resistenza, e “come staffetta tra le generazioni, mette in contatto noi di oggi e di domani con la realtà di quegli anni decisivi e delle stagioni che li hanno preparati”1.
Vogliamo ricordare che moltissime donne sono state protagoniste della resistenza, eppure a tutt’oggi il loro contributo non è conosciuto: rimasto nel silenzio e nell’oblio. “Sono convinta – scrive Teresa – che ci sarebbe da riscrivere molta storia sulle donne durante quella guerra”2.
Dopo l’8 settembre, quando comincia a formarsi la prima rete della resistenza, con la costituzione “dei comitati che dirigevano il movimento [...] i Cln, cioè i comitati di liberazione nazionale”, le donne assumono un ruolo fondamentale, creando una rete capillare di sostegno.
“Mano a mano che il movimento cresceva c’era bisogno di una sempre più grande rete di appoggio. […] Mi fu affidato l’incarico di organizzare dei gruppi di donne, che in un primo tempo non ebbero nome, ma poi furono chiamati ‘Gruppi di difesa della donna´. Questo perché si pensava di dover non solo difenderci dalle bombe e dalla fame e pensare ad un futuro di pace, ma anche prepararci a lottare contro le ingiustizie e le disparità tra maschi e femmine. Facevano insomma capolino i temi dei diritti e dell’uguaglianza”.
“Proprio con questa rete femminile sono state prese importanti iniziative di lotta aperta, come manifestazioni clamorose sotto i commissariati fascisti o sotto la prefettura, per ottenere maggiori razioni alimentari o per rivendicare la distribuzione di generi vari, come il sale o la farina. Addirittura per il rilascio di ostaggi civili o azioni per far fuggire prigionieri durante i trasporti”.
“Erano quasi sempre le donne a trovare le case di latitanza - le chiamavamo così – per i capi del Cln, che si spostavano spesso, dovendo dirigere tutto quel multiforme esercito. Erano le donne ad accogliere e nascondere i partigiani feriti o malati, costretti a tornare in pianura. Soprattutto erano le donne a raccogliere i materiali e le offerte per sostenere o rincuorare i ragazzi delle formazioni in montagna” 3.
Ciononostante “dopo la liberazione le protagoniste più dimenticate sono state le donne”. Nella sola provincia di Reggio Emilia “su 9554 partigiani e patrioti ben 1188 sono donne. […] Eppure ne mancano parecchie in quegli elenchi. Molte di quelle che hanno fatto tanto non sono state nemmeno riconosciute partigiane o patriote”.
Ma “la lotta partigiana non sarebbe stata possibile senza le donne. Le armi le trasportavano loro, i rifugi li offrivano loro, le vettovaglie e i vestiti altrettanto. Senza contare il prezioso sostegno morale”.
“Finita la guerra le combattenti e le fiancheggiatrici non hanno vantato nulla, sono rimaste troppo spesso in silenzio. Credo che in silenzio siano rimaste soprattutto quelle che hanno pagato il prezzo più alto, cioè le torturate, le imprigionate e le violentate”.
“Mi chiedo quante donne e ragazze, in quella follia che è stata quella guerra, hanno patito violenze e stupri e non l’hanno voluto raccontare”. Purtroppo non stupisce, del resto “Ancora oggi molte donne che subiscono violenza non trovano la forza di dirlo” 4.
1 A. Portelli, Prefazione a T. Vergalli, “Storie di una staffetta partigiana”, Roma, Editori Riuniti University press, 2011 (III ed.), p. 9.
2 Cfr. T. Vergalli, cit., p. 201.
3 Ibidem, pp. 20-24.
4 Ibidem, pp. 201-203.
25 aprile 2012
Teresa Vergalli, 1945
www.coordinamentodonnerimini.it - coordinamentodonnerimini@gmail.com
"...
Il problema è che non basta vivere secondo la norma. A vivere secondo la norma, infatti, ci riesci (talvolta per un pelo, per un pelo quasi invisibile, ma tutto sommato ci riesci). Le tue dichiarazioni dei redditi sono sempre in ordine. Le fatture le paghi alla scadenza. Non vai mai in giro senza carta d'identità (e la piccola bustina di plastica per la patente!...).
Tuttavia non hai amici.
La norma è complessa, multiforme. Fuori dall'orario di lavoro c'è la spesa che devi pur fare, i bancomat da cui devi pur mungere i soldi (e davanti ai quali, fin troppo spesso, ti tocca pure fare la fila). Soprattutto ci sono i diversi saldi che devi far pervenire agli organismi che gestiscono i differenti aspetti della tua vita. Come se non bastasse, ti può capitare di ammalarti, cosa che implica spese e nuove formalità.
Comunque un pò di tempo libero ti resta sempre. Che fare? Come impiegarlo? Consacrarsi al servizio del prossimo? Ascoltare musica? Un tempo magari: ma nel corso degli anni ti sei reso conto che la musica ti soddisfa sempre meno.
Il bricolage, preso nel suo senso più lato, può offrire una via di scampo. Ma in verità non c'è nulla che riesca a impedire il sempre più ravvicinato ritorno di quei momenti in cui la tua solitudine assoluta, la percezione della vacuità universale, il presentimento che la tua esistenza stia approssimandosi a un disastro doloroso e definitivo, si combinano per sprofondarti in uno stato di vera e propria sofferenza.
E tuttavia continui a non aver voglia di morire.
Hai avuto una vita. Ci sono stati momenti in cui avevi una vita. Certo, non te ne ricordi più benissimo; ma ad attestarlo restano varie fotografie. Questo succedeva, probabilmente all'epoca della tua adolescenza, o poco più tardi. Quant'era grande, allora, la tua smania di vivere! L'esistenza ti sembrava ricca di possibilità inedite. Ti vedevi potenziale cantante di musica leggera, ti vedevi in viaggio per il Venezuela.
Ancor più sorprendente, hai avuto un'infanzia. Allora: osserva un bambino di sette anni che gioca coi soldatini sul tappeto del salotto. Ti chiedo di osservarlo attentamente. Dopo il divorzio dei genitori, quel bambino non ha più padre. Vede pochissimo la madre, che occupa una posizione importante in un'azienda di cosmetici. Eppure si balocca coi soldatini, e l'interesse che mostra per queste rappresentazioni del mondo e della guerra sembra molto intenso. Questo bambino, non c'è alcun dubbio, già soffre un pò di mancanza d'affetto; e tuttavia: quanto sembra interessargli il mondo!
...
Ho appena compiuto tret'anni. Dopo un avvio caotico, negli studi sono riuscito a cavarmela dignitosamente; oggi sono un quadro medio. Analista-programmatore in una società di servizi informatici, il mio stipendio netto equivale a due volte e mezzo il 'salario minimo sindacale'; il chè significa gia di per sé un buon potere di acquisto. Posso sperare in una carriea significativa all'interno dell'azienda dove attualmente lavoro; a meno che io non decida, come molti fanno, di passare a lavorare per un cliente. Insomma, posso dirmi soddisfatto della mia posizione sociale. Sul piano sessuale, per contro, la riuscita è assai meno eclatante. Ho avuto diverse donne, ma per periodi brevi. Sprovvisto sia di bellezza sia di fascino, soggetto a frequenti attacchi di depressione, non corrispondo in alcuna misura a ciò che le donne cercano in un uomo. Tra l'altro, nelle donne che mi aprivano le cosce ho sempre avvertito cone una leggera reticenza; in fondo per loro rappresentavo solo un 'meglio di niente'. Il che, ne converrete, non è certo il punto di partenza ideale per una relazione duratura.
In realtà dal giorno della mia separazione da Véronique, due anni fa, non ho più avuto donne; i deboli e inconsistenti tentativi fatti in questo senso hanno prodotto solo una serie di prevedibili fiaschi. Due anni: potrebbero sembrare un bel pò di tempo. Ma in realtà, soprattutto quando si lavora, passano molto in fretta. Può confermarvelo chiunque: passano molto in fretta.
..."
Raffaele Ariante è pittore che segue una sua personalissima ricerca. Anche in questa serie dei 33 Crocefissi, la rappresentazione della Croce assume tratti originali. Ogni naturalistico segno della Passione, viene lasciato cadere: sul corpo di Gesù non c’è traccia dell’agonia, il volto appare coperto, e il legno della Croce cancellato. Solo l’uso di qualche colore, come un rosso vivo che fa da sfondo, ricorda il dramma. Il movimento del corpo, e le braccia aperte come ali, fanno cenno all’inizio di un volo, ad una riconquistata leggerezza. E’ come se il pittore volesse rappresentare l’ascesa di Gesù al cielo fin dalla Croce: immaginare la liberazione dallo spirito di gravità di questo mondo come un compimento che non cancella la sofferenza patita, ma la oltrepassa, la trasfigura ed accoglie nella Luce chiara dei Cieli. E’ la potenza della Vita sulla morte che Ariante vuole rappresentare. In tempi in cui l’orrore e il terrore tornano ancora a lacerare le nostre esistenze, Ariante mette in scena l’icona che più di ogni altra nella nostra cultura rappresenta la sofferenza e la morte, per far esplodere in, e da, essa la vita. E all’oscena esibizione dei corpi straziati e alle vene gonfie di veleno – e non di esistenza, per parafrasare Rilke – del nostro tempo, reagiscono questi Crocefissi, mostrando come non si possa cancellare la possibilità della Gioia. L’energia che anima le figure rappresentate in questa serie, è radicata non in un disincarnato spiritualismo ma nella riappropriazione della bellezza, della forza e della ricchezza del multiforme spettacolo del creato che incanta i nostri sensi. Ma forse Ariante, con i suoi Crocefissi, si volge anche contro un cristianesimo che indulga troppo sulla mortificazione del corpo, che sia pietistico e cupo; o, ancor di più radicalmente, il suo Gesù appare, oltre ogni vincolo religioso, nient’altro che il simbolo dell’uomo liberato? Sono le domande che queste rappresentazioni sollecitano: può la natura umana, riconciliata con se stessa, con la nobiltà della sua anima, essere capace di vita vera? O la letizia accade, invece, solo per Grazia, lì dove l’uomo fa esodo da sé, dall’orgoglio smisurato e dal male che sono inscritti nel profondo del suo cuore, dove si affida a ciò che è più Alto di lui?
Nicola Magliulo
Filosofo
“La serie dei 33 Crocefissi”
Raffaele Ariante e un pittore poeta. Tutta la sua produzione è caratterizzata da una certa “trasfigurazione”per cui richiama a riflettere, ad interrogarsi. A mio parere la serie dei 33 Crocefissi ne è una chiara documentazione: la diversità dei coloro, degli atteggiamenti imprime un dinamismo particolare. Il Crocefisso sembra venirti incontro, come un fratello indifeso, a braccia aperte per l’accoglienza senza riserve. Il messaggio si rivela chiaro: il dono di sé da senso alla vita perché la trasmette o lo offre, suscitandone l’amore. Francesco d’Assisi tutto ha imparato dal Crocefisso tanto da farsi cantico lui stesso di Dio, dell’uomo fratello e d’ogni creatura. In Lui, si è fatto speranza di pace.
P.Vincenzo Coli
Custode della Patriarcale Basilica del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi
"Purpurina, gibré, acuarelas de colores, base blanca y un delineador de punta finita que maneja con la habilidad de un cirujano. Dos horas le llevó a Cristina Rojas terminar de convertir su rostro y el de sus 12 compañeros de fiesta en el complemento perfecto de esos trajes extraviados y multiformes con los que La Tunga Tunga se presenta en sociedad.(...)"
+ vos.lavoz.com.ar/folclore/conoce-la-tunga-tunga-una-murga...
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.
Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori
18 gennaio - 28 aprile 2013
Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni
Genus Bononiae Musei nella Città
Bologna
foto Paolo Righi
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.
Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori
18 gennaio - 28 aprile 2013
Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni
Genus Bononiae Musei nella Città
Bologna
foto Paolo Righi
Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.
A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Ravnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.
Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.
A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Razvnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.
Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.
This is from my first roll of film shot with my new Zero Image 6X9 Multi-format, set at 6x9. I used Ilford Delta 100 Pro film, processed in Ilfosol, standard duration for 1:14 dilution. Exposures were calculated using my iPhone in conjunction with the Pinhole Assist app (highly recommended!) which allows me to use the iPhone's camera as a light meter, calculating exposure with great accuracy!
The negative was scanned using my old Epson Perfection 1250 and imported into Lightroom 4, with editing in both Lightroom and with the Silver Efex plugin.
In all, I am very pleased with the result. Comments welcomed!
"Purpurina, gibré, acuarelas de colores, base blanca y un delineador de punta finita que maneja con la habilidad de un cirujano. Dos horas le llevó a Cristina Rojas terminar de convertir su rostro y el de sus 12 compañeros de fiesta en el complemento perfecto de esos trajes extraviados y multiformes con los que La Tunga Tunga se presenta en sociedad.(...)"
+ vos.lavoz.com.ar/folclore/conoce-la-tunga-tunga-una-murga...
Exhibition at Künstlerhaus Bethanien, Berlin.
14–30 August 2009, Studio 2.
ANE GRAFF is a passionate draftswoman. She practises drawing as an extremely time-consuming, almost meditative process that centres on her contemplation of the poetry of scientific research and the nature of matter per se. Ane Graff’s fine drawings with meticulously realised details use graphite pencil to reveal the surfaces and structures of organic matter – birds’ feathers, divots of turf, a tree’s branches and twigs – or the coral-like ramifications of natural silver and different types of stones. The artist’s interest has been attracted by multiform layers of broken slate in particular. In her drawings, Graff likes to develop the similarity of structures from completely different fields of nature.
Older works by Graff echo still-life paintings by 17th century Dutch artists, in which the forest floor is depicted as the habitat of evil forces – often embodied by reptiles or insects –, combined with symbols of Christian redemption.
In her more recent works, Graff has advanced from capturing stones and other natural forms on paper, and also collects them outside and presents them in the form of sculptural ensembles. Thus, for example, she has laid out a huge number of fine and even finer slate fragments to create a large-format floor work – a futher development of the graphic idea that recalls, in this form, artworks of Land Art and yet, if one were to observe the installation from high above, it would re-adopt the aspect of a drawing.
www.librosyeditores.com/tiendalemoine/critica-literaria/1...
Editores y Distribuidores
Bajo su doble condición de escritor y cineasta, Víctor Gaviria: en palabras, congrega textos diversos, pero hermanados por un vínculo común: la capacidad para narrar, la singular forma de poetizar y la lucidez estética para expresar en palabras, con un estilo propio, el universo verdadero, complejo y multiforme del cine que posee el autor.
La primera parte, "Conversaciones con Víctor Gaviria", reúne algunos aspectos teóricos que estaban dispersos en entrevistas y reportajes. Es, sin duda, un esclarecedor documento sobre su llegada al cine, los actores naturales, la marginalidad, el móvil realismo, el guión como texto abierto, la poesía y el idioma de la vida cotidiana. "Ensayos y crónicas" son géneros a los que acude para reflexionar sobre el oficio de escribir, y para descifrar personajes, caracteres humanos de gran complejidad; temas intensos de enorme hondura e intensa veracidad en el lenguaje.
Cierra el tríptico una selección de poemas, voces poéticas que Víctor Gaviria transforma en imágenes capaces de develar lo recóndito de la condición humana.
Raffaele Ariante è pittore che segue una sua personalissima ricerca. Anche in questa serie dei 33 Crocefissi, la rappresentazione della Croce assume tratti originali. Ogni naturalistico segno della Passione, viene lasciato cadere: sul corpo di Gesù non c’è traccia dell’agonia, il volto appare coperto, e il legno della Croce cancellato. Solo l’uso di qualche colore, come un rosso vivo che fa da sfondo, ricorda il dramma. Il movimento del corpo, e le braccia aperte come ali, fanno cenno all’inizio di un volo, ad una riconquistata leggerezza. E’ come se il pittore volesse rappresentare l’ascesa di Gesù al cielo fin dalla Croce: immaginare la liberazione dallo spirito di gravità di questo mondo come un compimento che non cancella la sofferenza patita, ma la oltrepassa, la trasfigura ed accoglie nella Luce chiara dei Cieli. E’ la potenza della Vita sulla morte che Ariante vuole rappresentare. In tempi in cui l’orrore e il terrore tornano ancora a lacerare le nostre esistenze, Ariante mette in scena l’icona che più di ogni altra nella nostra cultura rappresenta la sofferenza e la morte, per far esplodere in, e da, essa la vita. E all’oscena esibizione dei corpi straziati e alle vene gonfie di veleno – e non di esistenza, per parafrasare Rilke – del nostro tempo, reagiscono questi Crocefissi, mostrando come non si possa cancellare la possibilità della Gioia. L’energia che anima le figure rappresentate in questa serie, è radicata non in un disincarnato spiritualismo ma nella riappropriazione della bellezza, della forza e della ricchezza del multiforme spettacolo del creato che incanta i nostri sensi. Ma forse Ariante, con i suoi Crocefissi, si volge anche contro un cristianesimo che indulga troppo sulla mortificazione del corpo, che sia pietistico e cupo; o, ancor di più radicalmente, il suo Gesù appare, oltre ogni vincolo religioso, nient’altro che il simbolo dell’uomo liberato? Sono le domande che queste rappresentazioni sollecitano: può la natura umana, riconciliata con se stessa, con la nobiltà della sua anima, essere capace di vita vera? O la letizia accade, invece, solo per Grazia, lì dove l’uomo fa esodo da sé, dall’orgoglio smisurato e dal male che sono inscritti nel profondo del suo cuore, dove si affida a ciò che è più Alto di lui?
Nicola Magliulo
Filosofo
“La serie dei 33 Crocefissi”
Raffaele Ariante e un pittore poeta. Tutta la sua produzione è caratterizzata da una certa “trasfigurazione”per cui richiama a riflettere, ad interrogarsi. A mio parere la serie dei 33 Crocefissi ne è una chiara documentazione: la diversità dei coloro, degli atteggiamenti imprime un dinamismo particolare. Il Crocefisso sembra venirti incontro, come un fratello indifeso, a braccia aperte per l’accoglienza senza riserve. Il messaggio si rivela chiaro: il dono di sé da senso alla vita perché la trasmette o lo offre, suscitandone l’amore. Francesco d’Assisi tutto ha imparato dal Crocefisso tanto da farsi cantico lui stesso di Dio, dell’uomo fratello e d’ogni creatura. In Lui, si è fatto speranza di pace.
P.Vincenzo Coli
Custode della Patriarcale Basilica del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi
Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.
El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10
En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.
Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.
ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Dr. Ursula Quatember, et al., Inizia il Restauro del Tempio di Adriano a Efeso. Austrian Archaeological Institute (2018); 1-730 [in PDF]. S.v., ARCHAEOLOGIE-ONLINE.DE (2020) & JRA 23 (2010): 376-394 [in PDF].
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50626750613
1). Dr. Ursula Quatember, et al., Inizia il Restauro del Tempio di Adriano a Efeso. Austrian Archaeological Institute (2018); 1-730 [in PDF].
Ursula Quatember, Der sogenannte Hadrianstempel an der Kuretenstraße in Ephesos, Forschungen in Ephesos XI/3. Mit Beiträgen von Martin Pliessnig, Walter Prochaska, Hans Quatember, Hans Taeuber, Barbara Thuswaldner, Johanes Weber (Vienna 2018).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50626751598
The so-called Temple of Hadrian on Curetes Street is one of the best-known monuments of Roman Ephesos. Shortly after its excavation in the 1950s, the small temple was rebuilt, and today its façade dominates Curetes Street, one of the main thoroughfares of the ancient city. The excavator Franz Miltner interpreted the building – presumably in accordance with the building inscription – as the neocorate temple, the ›official‹ temple for a provincial cult of the emperor Hadrian, which was granted to Ephesus between AD 130 and 132.
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627598157
Miltner’s interpretation received criticism, but no alternative explanation could be established. This publication presents the results of a research project carried out between 2009 and 2012 at the Austrian Archaeological Institute providing evidence for the building phases, the decoration and the inscriptions, and a prosopographic view of the benefactors of the temple. According to the new contextual interpretation, the building, which is called a »temple« or »shrine« in its dedicatory inscription, should be seen in the context of religious processions through the city, originating from and leading to the Temple of Artemis, located outside of the city limits.
Printed with the support of the Austrian Science Fund (FWF).
Fonte / foto/ source:
--- Austrian Academy of Sciences Press, Vienna(2020). Nota: cliccare sul testo in inglese "OPEN ACCESS" per l'edizione PDF.
--- Dr. Ursula Quatember / Academia.edu. (2020).
www.academia.edu/35976386/Ursula_Quatember_Der_sogenannte...
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627598997
2). Restaurierung des Hadrianstempels in Ephesos begonnen [= Inizia il Restauro del Tempio di Adriano a Efeso]. ARCHAEOLOGIE-ONLINE.DE (2020).
** Nota: Testo pubblicato originariamente in tedesco, tradotto in italiano tramite google traduttore. **
Per i prossimi mesi, i visitatori degli scavi di Efeso non avranno accesso al Tempio di Adriano. Un team di restauro dell'OeAI ha lavorato intensamente al restauro e al consolidamento dell'antico monumento da metà settembre. Dopo l'approvazione dell'autorità turca per la protezione dei monumenti, potrebbero essere avviate le misure urgentemente necessarie. Il progetto è reso possibile dal generoso sostegno dell'americano JM Kaplan Fund e dai fondi dell'OeAI.
Il piccolo edificio simile a un tempio che si trova lungo Kuretenstrasse - il viale di Efeso - è stato donato nel 117/118 d.C. La sua funzione originale non è chiara. L'ipotesi che questo sia il tempio di culto ufficiale dell'imperatore Adriano, per la cui costruzione Efeso ricevette il permesso, oggi è stata smentita, ma vive nel nome ancora oggi utilizzato come tempio di Adriano.
Il Tempio di Adriano fu scavato negli anni '50 e ricostruito poco dopo. Durante questa ricostruzione, una cosiddetta anastilosi, sono stati utilizzati i componenti originali ancora conservati e nuovi materiali come il cemento sono stati aggiunti solo in casi eccezionali. Oggi, il Tempio di Adriano, insieme alla Biblioteca di Celso e alle case in collina, è uno dei monumenti più famosi e delle opportunità fotografiche più popolari nell'antica metropoli. L'anastilosi si manifesta oggi con un pattern di danneggiamento multiforme in tutte le aree, sia dei materiali storici che di quelli moderni utilizzati, ed è in cattivo stato di conservazione. Questo sviluppo è rafforzato dal fatto che gli edifici antichi avevano originariamente un tetto, che di solito manca agli anastylos di oggi. Ciò significa che sono esposti a tutte le condizioni atmosferiche senza protezione. Sabine Ladstätter, capo degli scavi di Efeso e direttrice dell'Istituto archeologico austriaco: "Oggetti rinvenuti e monumenti ricostruiti necessitano di una manutenzione permanente, questo spesso viene dimenticato. Si scava, si ripristina e poi si lascia il magazzino ai tempi e di fatto di nuovo Il lento degrado. Il monitoraggio del restauro dei siti archeologici è quindi una necessità urgente per evitare in anticipo costosi danni consequenziali. Oggetti di scavo e monumenti ricostruiti necessitano di una manutenzione permanente, spesso dimenticata. Si scava, si ripristina e poi si lascia il magazzino a i tempi e di fatto di nuovo al lento declino. Un monitoraggio del restauro dei siti archeologici è quindi una necessità urgente per evitare costosi danni consequenziali. Ad Efeso, tutti gli edifici che sono stati ricostruiti sono ora attentamente esaminati e tutti necessari si stanno prendendo misure. "Gli oggetti di scavo e i monumenti ricostruiti necessitano di una manutenzione permanente, questo viene spesso dimenticato. Si scava, si ripristina e poi si lascia il brodo ai tempi e di fatto di nuovo al lento declino. Un monitoraggio del restauro dei siti archeologici è quindi un must urgente per evitare in anticipo costosi danni consequenziali. Ad Efeso, tutti gli edifici ricostruiti vengono ora esaminati attentamente e vengono prese tutte le misure necessarie. "per evitare in anticipo costosi danni conseguenti. Ad Efeso, tutti gli edifici che sono stati ricostruiti vengono ora esaminati attentamente e vengono prese tutte le misure necessarie." al fine di evitare in anticipo costosi danni consequenziali. Ad Efeso, tutti gli edifici ricostruiti vengono ora esaminati attentamente e vengono prese tutte le misure necessarie. "
Una delle principali aree problematiche del Tempio di Adriano è la corrosione degli elementi in ferro che furono introdotti nel corso dell'anastilosi per collegare e rinforzare i blocchi di marmo e come acciaio di rinforzo per il calcestruzzo. Dopo oltre 50 anni di esposizione agli agenti atmosferici, i singoli elementi in ferro si sono quasi completamente dissolti e mettono in pericolo la stabilità del tempio. Inoltre, il processo di corrosione ha un forte effetto esplosivo nel marmo o cemento adiacente. Il risultato è la formazione di crepe in questi materiali con il rischio associato di caduta delle parti. Questo rappresenta un grave pericolo per i visitatori degli scavi di Efeso. Un secondo danno significativo al tempio è il degrado della superficie in marmo, il cosiddetto decadimento dello zucchero. Con questo comune fenomeno atmosferico causato dalle differenze di temperatura,
I principali interventi di restauro consistono quindi nella sostituzione dei composti ferrosi nell'area dell'antica muratura in marmo, nel miglioramento del bilancio idrico, nella protezione statica delle aree a rischio e nella conservazione di tutti i materiali. Martin Pliessnig, capo restauratore del progetto del Tempio di Adriano: "L'obiettivo principale del concetto di restauro è la conservazione della struttura tradizionale. È importante prolungare la vita del bene culturale e mantenere l'alta qualità del design della superficie per il futuro generazioni. Il danno esistente si basa sulla conoscenza attuale della conservazione dei monumenti e del futuro evitato nel miglior modo possibile ".
Il lavoro è stato svolto nei mesi invernali per rendere il tempio di nuovo adatto per il prossimo tour.
Fonte / source:
--- ARCHAEOLOGIE-ONLINE.DE (2020).
www.archaeologie-online.de/nachrichten/restaurierung-des-...
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627501491
3). Forschungen in Ephesos [ = materiali di ricerca aggiuntivi e pubblicazioni online per Efeso, vedere:] / VERLAG DER ÖSTERREICHISCHEN AKADEMIE
DER WISSENSCHAFTEN. Vienna (2020).
Der erste Band der Reihe Forschungen in Ephesos erschien bereits 1906. Er wurde von der Österreichischen Akademie der Wissenschaften (ÖAW) herausgegeben, die die Reihe seit 1977 im eigenen Verlag veröffentlicht.
Zum 125-jährigen Jubiläum des Grabungsbeginns macht das Österreichische Archäologische Institut (ÖAI), in Zusammenarbeit mit dem Verlag der ÖAW und dem von der Universität Heidelberg und der bayrischen Staatsbibliothek betriebenen Fachinformationsdienst Propyläum die gesamte Reihe der Öffentlichkeit und der Nachwelt als Open Access Publikationen sukzessive frei zugänglich.
Die Grabung Ephesos in der Westtürkei ist Österreichs größtes Wissenschaftsunternehmen im Ausland. Seit 1895 führt das Österreichische Archäologische Institut (ÖAI) Ausgrabungen im Gebiet der antiken Stadt durch. Seit 2015 zählt das antike Ephesos zum UNESCO-Weltkulturerbe.
Ein Langzeitprojekt wie Ephesos bietet die Möglichkeit, an einer der bedeutendsten Fundstätten des Mittelmeerraumes archäologische Grundlagenforschung und Methodenentwicklung zu betreiben: Als Forschungsgegenstand steht eine Stadtanlage mit ihrem Umland zur Verfügung, die von der Bronzezeit bis in das Mittelalter durchgehend besiedelt war, und dies zumeist als Zentralort der Region. Die Grabung Ephesos begreift sich dabei als Plattform für interdisziplinäre Grundlagenforschung in der Archäologie. Bei den Feldforschungen werden heute modernste und zu großen Teilen zerstörungsfreie Methoden wie Surveys und geophysikalische Prospektion eingesetzt und nur gezielte, meist klein dimensionierte Grabungen durchgeführt. Einen zunehmend bedeutenden Aspekt der Arbeiten des ÖAI bilden Denkmalpflege und Monitoring des antiken Bestands.
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627501961
Fonte / source:
--- VERLAG DER ÖSTERREICHISCHEN AKADEMIE
DER WISSENSCHAFTEN. Vienna (2020).
verlag.oeaw.ac.at/kategorie_149.ahtml
verlag.oeaw.ac.at/artikel_16653.ahtml
S.v.,
--- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Dr. Ursula Quatember, The “Temple of Hadrian” on Curetes Street in Ephesus: new research into its building history. JRA 23 (2010): 376-394 [in PDF].
Fonte / source:
--- Dr. Ursula Quatember / Academia.edu. (2020).
www.academia.edu/958016/_The_Temple_of_Hadrian_on_Curetes...
Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.
Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.
2016 - Auditiva: thirding-as-othering
57° Premio Internazionale Bugatti Segantini, Progetti Speciali
Acura di Frequente
Con, Seiji Morimoto, Stephen Cornford, Gábor Lázár
L’ambiente è uno sfondo dinamico, non un contenitore ma l’animatore di un processo che è il contenuto stesso. È in continua trasformazione, il terreno di infinite possibilità, eterogeneo e in movimento, multiforme di natura. Ogni luogo è un linguaggio aperto. Da questa premessa prende avvio un intervento ideato da Frequente a partire dall’ambiente di Villa Brivio e realizzato, in collaborazione con Bice Bugatti Club, per la trama del suo spazio.
Auditiva: thirding-as-othering presenta al pubblico un’esperienza ambientale che si snoda attraverso il suono e che, durante più momenti, abita e invita ad abitare lo spazio di Villa Brivio. L’intento è proporre al visitatore un percorso libero, con due inizi e una fine centrale. Tre installazioni sonore site specific sono concepite come sculture ambientali, situazioni espanse che realizzano il significato della loro presenza nell’ascolto dei fruitori e nel legame con il luogo. Ambiente, opera e ascoltatore: tre forze dello stesso campo, soggetti aperti e indipendenti, indissolubilmente legati nel fatto stesso di esserci, ovvero essere presenti. Questi elementi mettono in atto una specie di trialettica (thirding) non oppositiva e nemmeno collaborativa, che produce estraniamento (othering) e rompe, così facendo, i confini precisi delle definizioni e dei ruoli. Ciò che unisce l’ambiente, l’opera sonora e l’ascoltatore non è dunque un processo intellettuale mediato dall’arte, bensì una coesistenza di tutti i protagonisti che, in una dinamica reciproca di attivazione, mobilitano la possibilità del luogo e realizzano la socialità nel suo aspetto più organico, ovverosia quello della conquista e della meraviglia, collettiva perché prima di tutto sentita personalmente.
La scelta stessa di proporre tre artisti per tre siti, completamente differenti e collegati l’uno nell’altro, manifesta la continuità del movimento che le installazioni sonore sono capaci di mettere in luce, così come l’invito stesso alla trialettica intesa quale gioco al disordine, che infrange le categorie, nullifica le opposizioni, conduce alla scoperta e mantiene l’equilibrio dinamico tra le parti.
Il giardino adiacente l’ingresso da strada ospita l’installazione di Seiji Morimoto: elementi sonori sottili, risultato di meccanismi analogici semplicemente costruiti, sono dislocati dall’artista e vanno a comporre uno spazio accogliente e perfettamente sistemato nel protocollo quotidiano dei suoni del giardino. Si tratta di un intervento appositamente pensato a partire dal luogo di installazione. Concomitante nello spazio della biblioteca ha luogo l’installazione Migration di Stephen Cornford. Un gruppo di dittafoni modificati dall’artista, con i loro movimenti e i loro suoni, sono sistemati per restituire la reminiscenza di una massa di uccelli o insetti in migrazione. Memore dell’appropriazione del temine “migrazione” come processo di trasmissione dati, l’opera riflette il movimento globale del consumo dei dispositivi elettronici e il loro rapido passaggio dall’essere prodotto all’essere rifiuto, dentro cicli di vita sempre più accelerati tra generazioni nella tecnologia. L’intervento comprende in sé l’elemento visivo inteso come aspetto del sonoro: questa chiave di lettura è una proposta ulteriore per l’esperienza percettiva del pubblico, oltre ad essere la specificità propria della ricerca stessa dell’autore.
Infine, a chiudere il progetto l’installazione-performance di Gábor Lázár A Trap for your Attention avviene per una sera soltanto nella piazza della corte, spazio connettivo a Villa Brivio. Questo momento conclude e apre allo stesso tempo: un intervento temporaneo, con luci al led e suoni elettronici, agisce nelle misure grandi, nei riverberi e nell’aspettativa della durata limitata di una performance, andando a rivelare il volume di quel vuoto architettonico capace, insieme ai suoi abitanti, di essere portatore di libertà d’azione.
Frequente
Frequente è un’organizzazione culturale e un centro di ricerca indipendente per le arti sonore e la diffusione della cultura auditiva.
Promuove la pratica spaziale, le attività performative, la didattica e i progetti capaci di allargare gli orizzonti delle arti sonore. Frequente è un progetto di Nicola Ratti, Gaia Martino e Enrico Malatesta, in collaborazione con Attila Faravelli, Standards Studio e O’.
Bio
STEPHEN CORNFORD
Artista audiovisivo e ricercatore, indirizza la sua indagine a partire dal fascino per i dispositivi elettronici di largo consumo: come questi sono diffusi e quanto influiscono sulla percezione della realtà. È ricercatore presso la Sonic Art Research Unit alla Oxford Brokkes University, dove dirige con Paul Whitty il Festival annuale Audiograft. Insieme a Samuel Rodgers, inoltre, ha fondato Consumer Waste record label.
SEIJI MORIMOTO
Artista sonoro nato a Tokyo, dal 2003 vive e lavora a Berlino. Il suo interesse è rivolto alle apparenze acustiche instabili che si creano tra l’incontro di oggetti ed elementi inusuali, come ad esempio l’acqua e le pietre, con diversi mezzi tecnici. Ha preso parte a numerose mostre e festival internazionali in Europa e in Giappone.
GÁBOR LÁZÁR
Musicista e artista sonoro ungherese attivo da pochi anni, Gábor Lázár è riuscito ad imporsi all’attenzione internazionale in virtù del riconoscibile e originale apporto che sta fornendo al mondo della ricerca sonora. Dopo aver concluso gli studi, Gábor ha pubblicato l’album ‘ILS’ e ‘EP16’ nel 2014. Ha collaborato con Russell Haswell e Mark Fell, presentato il suo lavoro in contesti come CTM festival, ZKM di Karlsruhe, Empty Gallery di Hong Kong, La Casa Encendida di Madrid e realizzato una mostra personale alla House of Electronic Arts di Basilea.
Villa Brivio, Nova Milanese (MB)
Inspired by Mark Rothko's "Multiforms" work, i wondered if i could replicate similar images in-camera.
This image is of the ceiling and 2 walls in one corner of my dining room at home. The walls are both pale yellow, the ceiling white. Standing in this corner, and just below and out of shot is a floor standing lamp with a yellowish CFL energy saving bulb.
Vivid mode was set on the camera.
The 3 compartmentalised areas, along with the graduations in hue and tone, in my (humble) opinion, reflect a little of Rothko's work.
Thanks, ND 2010
Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.
El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10
En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.
Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.
Öl auf Leinwand / Oil on canvas
Kate Tothko Prizel and Ilya Prizel Collection
Kunsthistorisches Museum Wien
Friendly Floatees
# Laurent Lévesque
# installation interactive, photographies 360°.
Ce projet bénéficie d’une aide à la résidence de la Région Languedoc-Roussillon et s’intègre dans le programme initié par Incident.net : « Géographies Variables »
Laurent Lévesque vit et travaille à Montréal. Ses travaux ont été exposés dans plusieurs régions du Québec et de l’Ontario (Canada), dans des centres d’artistes, des maisons de la culture ainsi que des musées régionaux. Tout au long de l’année 2014, il présentera un projet d’envergure chez Verticale, centre d’artistes (Laval, Québec). D’ici là, il présentera en décembre, les fruits de sa résidence à l’occasion d’une exposition individuelle dans le cadre des Rencontres des arts numériques, électroniques et médiatiques, événement annuel organisé par Oudeis. Il s’agira d’ailleurs de la première présentation de son travail en Europe.
La pratique de Laurent Lévesque aborde notre rapport aux objets et leur représentation dans un contexte de crise écologique, dans ce cadre particulier où leur incidence devient mesurable. Ses projets opposent le caractère tangible d’objets reproduits identiquement par milliers à celui, imprévisible, de l’environnement. Il façonne des paysages habités d’objets du quotidien au coeur desquels se jouent des instants de tension. L’accumulation et la conjonction de ces instants distord les perceptions temporelles et spatiales, faisant basculer la représentation dans le domaine de l’invraisemblable et des géographies interchangeables où des propositions rhizomatiques se déploient pièce par pièce au rythme de diffusions et/ou de dispersions.
Menant cette démarche, Laurent Lévesque s’intéresse au potentiel de l’objet à générer de nouvelles dynamiques au sein du paysage, des paysages dont les qualités intrinsèques sont contestées par un morcellement radical. Ainsi, les objets viennent se substituer aux composantes naturelles et construites comme points de repère qui permettent d’appréhender l’espace.
L’installation numérique, construite par l’artiste dans le cadre de la résidence, sera un vaste paysage interactif constitué de plusieurs photomontages panoramiques reliés entre eux par des hyperliens. Présentée en projection, elle deviendra un environnement immersif dans lequel le visiteur pourra mouvoir son champ de vision comme s’il était lui-même dans l’espace. À travers la sélection d’hyperliens, le visiteur se déplacera d’un photomontage à l’autre. C’est de cette interaction que se dégagera une narrativité se renouvelant au contact de chaque utilisateur.
Friendly Floatees se veut une construction chimérique s’interrogeant sur la relativité géographique et temporelle de l’environnement. En naviguant dans l’oeuvre, il se déplacera virtuellement vers une vaste structure faite de représentations totalement décalées du ciel. Cette structure sera constituée d’une multitude de photomontages, tous des ciels factices, sans astres, sans nuages et sans horizon, au coeur desquels seront figés plusieurs milliers de sacs de plastique. La gravité, le vent et la lumière y modifieront l’aspect de chaque objet, leur insufflant une position, une forme et une luminosité différente. Une fois à l’intérieur, le visiteur errera dans les dédales de cet univers dystopique sans autre repère que ces sacs de plastique figés en plein vol.
Les récits générés seront également ancrés dans la réalité. Ils s’ouvriront sur des lieux anonymes, de différentes régions; ces points d’ancrage permettront ainsi d’établir la structure multiforme, labyrinthique et invraisemblable du projet sur des assises géographiques authentiques.
Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.
Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.
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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.
Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.
Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.
Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”
Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.
Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.
L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.
La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.
Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.
Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna
in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori
18 gennaio - 28 aprile 2013
Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni
Genus Bononiae Musei nella Città
Bologna
foto Paolo Righi
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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.
Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.
Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.
Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”
Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.
Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.
L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.
Friendly Floatees
# Laurent Lévesque
# installation interactive, photographies 360°.
Ce projet bénéficie d’une aide à la résidence de la Région Languedoc-Roussillon et s’intègre dans le programme initié par Incident.net : « Géographies Variables »
Laurent Lévesque vit et travaille à Montréal. Ses travaux ont été exposés dans plusieurs régions du Québec et de l’Ontario (Canada), dans des centres d’artistes, des maisons de la culture ainsi que des musées régionaux. Tout au long de l’année 2014, il présentera un projet d’envergure chez Verticale, centre d’artistes (Laval, Québec). D’ici là, il présentera en décembre, les fruits de sa résidence à l’occasion d’une exposition individuelle dans le cadre des Rencontres des arts numériques, électroniques et médiatiques, événement annuel organisé par Oudeis. Il s’agira d’ailleurs de la première présentation de son travail en Europe.
La pratique de Laurent Lévesque aborde notre rapport aux objets et leur représentation dans un contexte de crise écologique, dans ce cadre particulier où leur incidence devient mesurable. Ses projets opposent le caractère tangible d’objets reproduits identiquement par milliers à celui, imprévisible, de l’environnement. Il façonne des paysages habités d’objets du quotidien au coeur desquels se jouent des instants de tension. L’accumulation et la conjonction de ces instants distord les perceptions temporelles et spatiales, faisant basculer la représentation dans le domaine de l’invraisemblable et des géographies interchangeables où des propositions rhizomatiques se déploient pièce par pièce au rythme de diffusions et/ou de dispersions.
Menant cette démarche, Laurent Lévesque s’intéresse au potentiel de l’objet à générer de nouvelles dynamiques au sein du paysage, des paysages dont les qualités intrinsèques sont contestées par un morcellement radical. Ainsi, les objets viennent se substituer aux composantes naturelles et construites comme points de repère qui permettent d’appréhender l’espace.
L’installation numérique, construite par l’artiste dans le cadre de la résidence, sera un vaste paysage interactif constitué de plusieurs photomontages panoramiques reliés entre eux par des hyperliens. Présentée en projection, elle deviendra un environnement immersif dans lequel le visiteur pourra mouvoir son champ de vision comme s’il était lui-même dans l’espace. À travers la sélection d’hyperliens, le visiteur se déplacera d’un photomontage à l’autre. C’est de cette interaction que se dégagera une narrativité se renouvelant au contact de chaque utilisateur.
Friendly Floatees se veut une construction chimérique s’interrogeant sur la relativité géographique et temporelle de l’environnement. En naviguant dans l’oeuvre, il se déplacera virtuellement vers une vaste structure faite de représentations totalement décalées du ciel. Cette structure sera constituée d’une multitude de photomontages, tous des ciels factices, sans astres, sans nuages et sans horizon, au coeur desquels seront figés plusieurs milliers de sacs de plastique. La gravité, le vent et la lumière y modifieront l’aspect de chaque objet, leur insufflant une position, une forme et une luminosité différente. Une fois à l’intérieur, le visiteur errera dans les dédales de cet univers dystopique sans autre repère que ces sacs de plastique figés en plein vol.
Les récits générés seront également ancrés dans la réalité. Ils s’ouvriront sur des lieux anonymes, de différentes régions; ces points d’ancrage permettront ainsi d’établir la structure multiforme, labyrinthique et invraisemblable du projet sur des assises géographiques authentiques.