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x-pro

 

...e vamos caminhando ao rumo de mais 500 fotos!

 

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It is the old Palm III in IBM colors. It runs German version of Palm OS 3.3. It's still a good calculator and calendar machine.

 

MARTEDÌ 29 GENNAIO 2013

 

ASPHERICA OFFICINA FOTOGRAFICA

CORSO DI FOTOGRAFIA BASE

 

Martedì 29 gennaio 2013 partirà il primo corso di fotografia di Aspherica Officina Fotografica.

 

Un occasione per potersi avvicinare in modo semplice, dinamico ma sopratutto divertente, al mondo della fotografia.

 

Il corso base è rivolto a tutte le persone che hanno, o che vorrebbero una reflex ma non hanno nessuna conoscenza in materia.

 

DOCENTI

Luca Andrini - teoria e composizione

Fabio Fanini - Photoshop e schemi d'illuminazione

Federico Ranghino - aspetti tecnici dei corpi macchina

 

COLLABORATORI

Gianluca Marino - fotogiornalismo - street photography

 

NUMERO MASSIMO DI PARTECIPANTI 15

 

PROGRAMMA 2013

 

Martedi 22 gennaio

 

Ritrovo con i partecipanti e valutazione delle proprie competenze in materia fotografiche: preferenze e obiettivi che si vogliono raggiungere; visione degli scatti ( si richiede di portarne almeno 5 a partecipante )

 

Martedì 29 gennaio - 1ª lezione

 

Introduzione alla reflex: cos'è e perchè porta tale nome; caratteristiche delle principali funzioni, differenze tra fascia amatoriale e professionale; perchè scegliere una reflex piuttosto che una compatta o una bridge; differenza tra le modalità d'esposizione ( M / manuale - A / priorità diaframmi - S / priorità tempi - P / program -semiautomatico: come e quando usarle ); cosa sapere assolutamente per evitare fregature; pulizia del sensore; come si cambia un obiettivo evitando danni al sensore

 

Martedì 5 febbraio - 2ª lezione

 

Obiettivi: cosa sono a cosa servono e quali sono le caratteristiche di ognuno ( ottiche fisse - zoom - macro - decentrabili ); messa a fuoco: AFS - AFC - M ( pro e contro fra diversi moduli ); differenza tra obiettivi di fascia amatoriale e professionale; costruzione interna: gruppi, lenti e trattamenti professionali di certe lenti situate all'interno; come riconoscere un obiettivo di fascia amatoriale da uno medio o di alto livello; focali indicate per i vari generi della fotografia; settaggio della macchina per la preparazione allo scatto ( luminosità - contrasto - colore - nitidezza - riduzione del rumore: implicazioni negative )

 

Martedì 12 febbraio - 3ª lezione

 

Esposizione - otturatore e diaframma: cosa sono e a cosa servono e come si usano per effettuare una ripresa; nitidezza, profondità di campo; significato delle varie aperture; tempo di scatto; bilanciamento del bianco; sensibilità iso (come riconoscere ed evitare il rumore digitale ) risoluzione delle macchine digitali; schede di memoria ( caratteristiche, tipologie ) - risoluzione dei monitor dei computer - calibratura colore

 

Martedì 19 febbraio - 4ª lezione

 

La luce come elemento imprescindibile della fotografia e della composizione - applicazione delle regole ai vari generi della fotografia ( ritrattistica, paesaggio, interni, spettacolo, still life ) come scegliere la coppia tempo-diaframma per avere una fotografia equilibrata (fattore di reciprocità )

Introduzione al ritratto: cosa significa ritrarre un soggetto ( prospettiva - punto singolo autofocus - diagonali dinamiche - proporzioni - diversità tra i vari piani compositivi ); uso del flash incorporato ( luce di riempimento ); la differenza fra luce naturale e artificiale; la qualità della luce; dominanti, gradi kelvin; perchè scegliere luce flash o continua: principali costi e caratteristiche

 

Martedì 26 febbraio - 5ª lezione

 

La composizione: l'importanza dei soggetti all'interno del fotogramma, come valorizzare le nostre fotografie con le prime regole basi ( regola dei terzi - tagli orizzontali e verticali - le diagonali - le masse - prospettive - punti di fuga ); introduzione ai vari generi della fotografia:

Paesaggio - naturalistica - ritratto - sportivo - still life - macro - spettacolo

Quali obiettivi usare e tecniche per un corretto utilizzo ( uso del cavalletto, monopiede - trucchi e consigli per evitare il mosso in situazioni critiche ); accessori indispensabili: paraluce - filtri

 

Domenica 3 marzo - prima uscita di gruppo

 

Uscita di gruppo per ripresa fotografica da concordare ( ritratto in esterna - paesaggio - Street photography - naturalistica )

 

Martedì 5 marzo - 6ª lezione

 

Visione delle immagini scattate nell'uscita precedente e introduzione a photoshop: cos'è e a cosa serve; come ritoccare inizialmente le fotografie senza lederne la qualità ( primi passi: luminosità - contrasto - maschera di contrasto -bilanciamento colore - saturazione - crop - jpeg - tiff - raw ) scelta degli scatti per la lezione successiva di Photoshop

 

Martedì 12 marzo - 7ª lezione

 

Ritocco con Photoshop ( i partecipanti saranno divisi in gruppi da tre con un portatile a testa ) ritocco di tre scatti scelti tra quelli dell'uscita del 3 marzo: come ritoccare in modo semplice e incisivo; errori da evitare assolutamente; come archiviare efficacemente i propri lavori; come evitare di perdere fotografie per conoscenza errata del digitale (archiviazione su cd - DVD - hard disk esterni )

 

Martedì 19 marzo - 8ª lezione

 

Condivisione delle fotografie - web - stampa (sia su carta fotografica che su rivista cartacea - quotidiani, di settore) - tv: cosa bisogna conoscere per poter condividere i nostri lavori su diversi supporti informatici mantenendo la qualità necessaria per una buona visione; formati - dpi ( punti per pollice - un attenzione particolare per evitare problemi di visione)

 

Martedì 26 marzo - 9ª lezione

 

Come costruire un portfolio d'immagini ( 10 scatti che raccontino una situazione ); il linguaggio fotografico e le regole da seguire per evitare errori

 

Martedì 2 aprile

 

ESAME FINALE TEORICO

 

Verifica di apprendimento delle lezioni precedenti: ogni allievo dovrà affrontare una verifica scritta a risposta multipla ( 30 domande ) dalla quale si potrà verificare il livello di apprendimento acquisito.

 

Martedì 16 aprile

 

ESAME FINALE PRATICO

 

Ogni partecipante dovrà consegnare uno scatto ( genere predefinito dal partecipante ) che riassuma tutte le tecniche e le competenze acquisite nel corso delle lezioni precedenti

 

DOMENICA 21 APRILE

 

Mostra degli scatti eseguiti

( pubblicità su giornali locali e di settore - web )

 

( ogni partecipante avrà a proprio carico la spesa della stampa - forex - carta fotografica - plexiglas / a discrezione del partecipante o di un eventuale cornice )

 

Consegna attestato di partecipazione con valutazione del grado di preparazione del partecipante

 

Ringraziamenti e bouffet finale - offerto da Aspherica Officina Fotografica

 

COSTO PER I TESSERATI 90 euro

PER I NON TESSERATI 130 ( con tesseramento 2013 )

 

LA CONFERMA È OBBLIGATORIA ALMENO 15 GIORNI PRIMA L'INIZIO DEL CORSO

 

Per ulteriori informazioni scrivere a luca.andrini@gmail.com;

su Facebook www.facebook.com/Aspherica

O se preferite, passate in sede nei giorni e negli orari di lezione

 

ASPHERICA OFFICINA FOTOGRAFICA

 

Corso Marcello Prestinari 193 - 13100 Vercelli

 

Presso "IL CIRCOLINO"

 

Orari: ogni mercoledì dalle 21,30 alle 23,30

 

Tel 334-1471979 - telefonare ore serali

           

 

All'allenatore del Settore Giovanile dell'Hellas Verona (Under 17 'Lega Pro') è stato assegnato il premio per la sezione 'Indimenticabili Gialloblù', dedicato ai campioni rimasti nella storia del Verona.

 

Fonte: hellasverona.it

part of the review @phillipreeve.net

Le prestazioni e risultati ottenuti nel fine settimana dai giocatori di proprietà dell'Hellas Verona, ma in prestito in altri club di Serie B, Lega Pro e Serie D.

  

SERIE B

 

GONZALEZ ALEJANDRO (Avellino): si rende utile alla squadra con chiusure decisive in fase difensiva nella sconfitta che la squadra irpina rimedia in casa 1-2 contro l'Ascoli, con l'ex gialloblù Cacia marcatore della rete che decide il match.

 

TORREGROSSA ERNESTO (Brescia): non convocato per infortunio.

  

LEGA PRO

 

BEARZOTTI ENRICO (Arezzo): dopo pochi secondi taglia in area avversaria e mette a segno il GOL che contribuisce alla vittoria dell'Arezzo per 3-1 sulla Lupa Roma.

 

CALVANO SIMONE (Reggiana): in Gubbio-Reggiana 2-3 regala l’ASSIST del gol vittoria con una incursione sulla fascia destra, oltre a tanta corsa e buone giocate.

 

CHECCHIN LUCA (Prato): perde 5-1 in casa della Cremonese, trovando spesso delle difficoltà in fase di impostazione. Sostituito al 78'.

 

LANER SIMON (Modena): si rende utile in fase di possesso e disimpegno nella partita dove i canarini non vanno oltre l'1-1 sul campo della Sambenedettese.

 

BONI F. (Pistoiese), FRANCHETTI M. (Forlì): in panchina.

  

SERIE D

 

CONTRI F. (Delta Rovigo): 90' di gioco in Castelfranco-Delta Rovigo 1-2.

 

SALVETTI A. (L'Aquila Calcio): in panchina in L'aquila-Nuorese 2-0.

the Hasli dwarf saga

 

Immer im Herbst, wenn die ersten dicken

Nebelschwaden die Flanken des mächtigen

Wetterhorns emporkrochen und die

Sennen mit den Tieren die Alpen längst

wieder verlassen hatten, stiegen auch die

Haslizwerge von den Flühen hinab ins Tal.

Beladen mit getrockneten Tannzapfen,

die sie den Alten als Brennmaterial für die

kalten Wintertage und -nächte brachten.

Die Zwerge waren seit Jahrhunderten

die Freunde der Menschen im Haslital.

Sie halfen in Haus, Garten und Stall als

gute Geister. Doch die Menschen waren

undankbar und boshaft. Und so verliessen

die freundlichen Wichte das Tal und zogen

sich auf die höchsten Gipfel ins ewige Eis

zurück. Und dort blieben sie – bis sie jetzt

wieder für ein paar Wochen im Loeb

Schaufenster wohnen ....

 

Yahoo! Babelfish

Yahoo! Searchweb search

In English

 

Always in the autumn, if the first thick fogs cloud the flanks of the powerful Weatherhorn up-crept and those Sennen with the animals the alps lengthens again, rose also those had left Haslizwerge of the Flühen down there in the valley. Loaded with dried Tannzapfen, for the old persons as fuel material for the cold winter days and - nights brought. The dwarves were for centuries the friends of humans in the Haslital. They helped in house, garden and stable as good spirit. But humans were ungratefully and maliciously. And in such a way left the friendly density the valley and drew itself on the highest summits in the eternal ice back. And there they remained - to it now again for a few weeks live in the Loeb Shop windows ….

 

translated by yahoo :-))

 

Sweet Lullabye

 

www.deezer.com/track/23868

 

Sa ziza zecob dela dalou'a

Boralea'e borale mi komi oula

Etawuae'o ela'o coralia wu'aila

Ilei pandera zel e' tomu pere no mo mai

 

Alatawuané icas imani'u

Barletas e'e barkia'a

Pro'e lai e'le a pantou la'u

Ilei pandera zel e' tomu pere no mo mai

 

Sa ziza zecob dela dalou'a

Boralea'e borale mi komi oula

Alatawuané icas iwua'oula

Ilei pandera zel e' tomu pere no mo mai

 

Deep Forest

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2021. Roma, Progetto I Fori Imperiali, 1998-2001. F. Rutelli, E. La Rocca e A. La Regina: Il Viadotto della Via Dell' Impero, e la ripresa della "Chirurgia Archeologica" di Mussolini e l'attuale balcone di Via dei Fori (dal 1997 in poi) con vista sui ruderi di gli antichi Fori; in: Arch. Guido Fiorini, Quadrivio No. 31 (27/ 05/1934): 3 [= Dr. Arch. Elisabetta Pallottino, BullCom., Vol. 116 (2015): 233-248]. S.v., Dr. Luigi Lenzi (1931), Dr. Guido Calza (1934) bis Dr. Antonella Clementoni (2017) & Adriano La Regina (2019). wp.me/pbMWvy-2k8

 

Foto 1: Arch. Guido Fiorini, Quadrivio No. 31 (27/ 05/1934): 3

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51777657208

 

1). ROMA - Dr. Arch. Guido Fiorini, "Chirurgia Archeologica." Quadrivio No. 31 (27/ 05/1934): 3.

 

Dott. Arch. Fiorini (1934), proposta per il successivo progetto della Via Dell'impero dalla metà degli anni Trenta in poi. Da notare la rimozione della carreggiata della Via Alessandrina (ora parzialmente rimossa lungo il Foro di Traiano [2017-19]), i due nuovi accessi che dalla Via dell'Impero immettevano nel Foro Romano (proposta per la prima volta nel 1998-99, e ora in corso di restauro da parte del Comune e del PArCO [2019-21]), e infine la realizzazione di nuovi camminamenti pubblici all'interno dell'area dei Fori (la prima fase completata dalla Colonna di Traiano, attraverso il Foro, poi sotto la Via dei Fori nel Foro di Cesare e ora fino al Foro di Nerva [2016-20]).

 

Foto 2: Arch. Guido Fiorini, Quadrivio No. 31 (27/ 05/1934): 3

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51777657723

 

Nota: Con il Comune nel 2020-21, annunciando nuovi piani di passerelle pubbliche con il Foro di Nerva e della Pace e anche il Foro di Augusto e i Mercati e Foro di Traiano (2022 in poi?).

  

Quanto a Via Dell'Impero, i progetti per la sede stradale dopo la metà degli anni Trenta; prima una carreggiata come balcone che si affaccia sulle rovine dei Fori come menzionato da Coloni, Dardi, Benevolo & Rutelli e altri nei primi anni '80 fino alla fine degli anni '90.

 

Con le successive proposte di Fiorini per un viadotto di Via Dell' Impero dalla metà degli anni '30 in poi; con questo progetto poi proposto e ripreso da La Regina e Fuksas nel 2004-05 e ancora da La Regina nel 2015.

 

Di seguito un elenco di risorse contemporanee e storiche per le varie proposte di idea urbanistica della Via dell'Impero di Mussolini negli anni Trenta; e recenti ricerche sulle riprese del Viadotto Mussoliniano di Via dei Fori da parte del Comune di Roma, primi anni '80 e fino al 2021.

 

Foto 3: Arch. Guido Fiorini, Quadrivio No. 31 (27/ 05/1934): 3

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51778299160

 

2). ROME - Dr. Arch. Fiorini's (1934), proposal for the later design for the Via Dell'impero after the mid-1930s onwards. Notice the removal of the roadway of the Via Alessandrina (now partially removed along the Foro di Traiano [2017-19]), the two new entranceways leading into the Roman Forum from the Via dell' Impero (first proposed in 1998-99, and now beginning restored by the Comune and PArCO [2019-21]), and finally the creation of new public walkways within the area Fori (the first phase completed from the Column of Trajan, thru the Forum, then under the Via dei Fori into the Forum of Caesar and now upto the Forum of Nerva [2016-20]).

 

Foto 4: Arch. Guido Fiorini, Quadrivio No. 31 (27/ 05/1934): 3

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51777413166

 

Note: With the Comune in 2020-21, announcing new plans for public walkways with the Forum of Nerva and Peace and also the Forum of Augustus and the Markets and Forum of Trajan (2022 onwards?).

 

As for the Via Dell' Impero, the plans for the roadway after the mid-1930s; first a roadway as a balcony overlooking the ruins of the Fori as mentioned by Coloni, Dardi, Benevolo & Rutelli and others in the early 1980s thru late 1990s.

 

Foto 5: Arch. Guido Fiorini, Quadrivio No. 31 (27/ 05/1934): 3

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51777657748

 

With the later Fiorini's proposals for a viaduct of the Via Dell' Impero mid-1930s onwards; with this project later proposed and revived by La Regina and Fuksas in 2004-05 and agian by La Regina in 2015.

 

Below a listing contemporay and historical resources for the various proposed planning idea's of Mussolini's Via dell' Impero in the 1930s; and recent research on the resumptions of Mussolini's Viaduct of the Via dei Fori by the City of Rome, early 1980s and up to the 2021.

 

RARA 2021 (12/26/2021).

 

Fonte / sources:

 

--- Arch. Guido Fiorini, Quadrivio No. 31 (27/ 05/1934): 3; in:

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (12/2021).

digitale.bnc.roma.sbn.it/

 

--- Dr. Arch. Guido Fiorini, 1934; in: Dr. Arch. Elisabetta Pallottino, "Isolamenti e invenzione di contesti nell'opera del Governatorato a Roma. Liberazione e restauro della Casa dei Cavalieri di Rodi (1924-1949)." BullCom., Vol. 116 (2015): 233-248. www.jstor.org/stable/26331792

 

--- Dr. Luigi Lenzi, “The New Rome”, The Town Planning Review, Vol. 14, No. 3 (May, 1931): 162 [= Progetto, Il Viadotto della Via Dell' Impero, ora Via dei Fori]. RARA 2010-20 = wp.me/pPRv6-4TZ

 

--- Dr. Guido Calza, “THE VIA DELL` IMPERO AND THE IMPERIAL FORA,” JRIBA, (24 March 1934): 489 & 503 [= Progetto, Il Viadotto della Via Dell' Impero, ora Via dei Fori].

RARA 2010-20 = wp.me/pPRv6-4TZ

 

--- Prof. Antonio Cederna Archivio (1981/2021) = “Polemiche su via dei Fori – Un Viadotto da Fantascienza.” OCCHIO (03/03/1981): 12 [in PDF]. [= Progetto, Il Viadotto della Via Dell' Impero, ora Via dei Fori].

RARA 2021 = romaarcheologiaerestauroarchitettura.wordpress.com/2021/0...

 

--- Prof. Antonio Cederna Archvio (1981/2021) = Prof. Antonio M. Colini, "COSI`NACQUE VIA DEI FORI IMPERIALI." IL TEMPO (30/11/1981) [=PDF] & A. Colini, "UN TERZO INTERVENTO DEL PROF. A. M. COLINI." IL TEMPO (18|02|1981) [= PDF]. [= Progetto, Il Viadotto della Via Dell' Impero, ora Via dei Fori].

RARA 2010-21 = rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2014/11/27/roma...

 

--- Dr. Arch. Costantino Dardi / IUAV (1985/2021), “Ristrutturazione via dei Fori Imperiali / Progetto per la ristrutturazione del margine urbano dell’area dei Fori Imperiali a Roma (1985)"; in: Costantino Dardi et al.,“Semplice lineare complesso”, Milano (1987) | Costantino Dardi, Le trame dello spazio, in “Eupalino”, n. 8, (1987); di IUAV – Universita` IUAV di Venezia / Sistema Bibliotecario E Documentale. IUAV (01/2021). [= Progetto, Il Viadotto della Via Dell' Impero, ora Via dei Fori].

RARA 2021 = romaarcheologiaerestauroarchitettura.wordpress.com/2021/0...

 

--- Prof. Arch. L. Benevolo (1988), "FORO DI NERVA. Stamane riprendono gli scavi nel giardino accanto ai Fori Imperiali – Taglio del nastro al cantiere E Benevolo mette insieme i pro e i contro." IL MESSAGGERO (29/09/1988): 29. [= Progetto, Il Viadotto della Via Dell' Impero, ora Via dei Fori]. RARA 2021 = wp.me/pbMWvy-10k

 

--- Prof. Eugenia La Rocca (1999), [= la Via dei Fori e il nuovo Viadotto, 1997-99]; in:

Carlo Aymonino, “Progetto di sistemazione dell'area dei Fori / Project for the ordering of the Forums area.” Zodiac No. 21 (1999): 188-193 [in PDF]. wp.me/pbMWvy-CF ; Carlo Aymonino, “Tra scavi, conservazione e completamenti: quali interventi per i Fori Imperiali? / Excavation, conservation, completion: what should be done with the Imperial Forums?" Zodiac No. 19 (1998): 18-23 [in PDF]. wp.me/pbMWvy-CF ; Silvana Rizzo, “I Fori Imperiali a Roma: la memoria dell’antico tra guerre, sterri e scavi / The Imperial Forums in Rome: the memory of the ancient, through wars, digs and excavations.” Zodiac No. 19 (1998): 24-39 [in PDF]. wp.me/pbMWvy-CF & Silvana Rizzo, “Archeologia dei Fori Imperiali / “Archaeology of the Imperial Fora.” Zodiac No. 17 (1997): 56-69 [in PDF]. wp.me/pbMWvy-CF

 

--- Mayor Francesco Rutelli (04/1999); in: "ROME - ARTS ABROAD - From Fascist Avenue to a Balcony on Ancient Rome [the Imperial

Fora excavations]. The New York Times (22 April 1999): E22. [= Progetto, Il Viadotto della Via Dell' Impero, ora Via dei Fori].

www.nytimes.com/1999/04/22/arts/arts-abroad-from-fascist-...

 

Note: F. Rutelli (04/1999) = [The Via dei Fori Imperiali] from a scenic highway through the ruins to a kind of balcony on the most extensive archeological area[s] in the world…''

 

Nota: F. Rutelli (04/1999) = "[La Via dei Fori Imperiali] da una strada panoramica attraverso le rovine a una sorta di balcone sull'area archeologica più estesa del mondo…''

 

--- Prof. Adriano La Regina (07/1999); in: ROMA – RIVIVE L’ URBE ANTICA “ANCHE GRAZIE AL DUCE.” Gli espropri già` realizzati da Mussolini costerebbe centinaia di miliardi. Corriere Della Sera (29|07|1999), p. 27. [Nota: Italiano / English].

RARA 2010-21 = rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2019/03/29/roma...

 

--- Prof. Paulette Singley, “Fascism Under Erasure – A Proposal for Via dei Fori Imperiali,” LOG No. 8, (2006): 143-151 [in PDF].

RARA 2010-21 = rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2012/03/28/roma...

 

--- Dr. Arch. Guido Fiorini, "Chirurgia Archeologica" (1934/2009); [Roma - Via dell' Impero / Fori Imperiali 1930-39]; in: Carla Martini ha seguito l'Odissea dei 500 contenitori che da 70 anni girano per Roma. Il problema: trovare una sede stabile a questi tesori Parla la 'Indiana Jones delle casse'

"Ciascuna contiene un'emozione." La Repubblica (05/08/2009).

www.repubblica.it/2009/08/sezioni/spettacoli_e_cultura/ar...

 

--- Prof. Adriano La Regina (03/2015); in: ROMA – “Chiudere via dei Fori e costruire un viadotto sull’area archeologica”. [Adriano] La Regina: “soluzione appoggiata dalla commissione”. LUMSA NEWS Online (09/03/2015) & La Repubblica (14/06/2019). [= Progetto, Il Viadotto della Via Dell' Impero, ora Via dei Fori].

RARA 2010-21 = rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2019/03/29/roma...

 

S.v.,

 

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA 2021: Antonella Clementoni, “Gli architetti e l’archeologia: Roma 1922-1938 [= Corrado Ricci, Alfonso Bartoli, Antonio Munoz e Gustavo Giovannoni].” Dottorato di ricerca, Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali. Università Ca’ Foscari Venezia (2017): 1-276 [in PDF].

wp.me/pPRv6-4IZ

 

— ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA 2021: Andrew John Manson, Rationalism and Ruins in Roma Mussoliniana: The 1934 Palazzo del Littorio Competition. Thesis, Ph.D., Columbia University (2015): 1-152 [PDF].

wp.me/pPRv6-4kd

 

— ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2021: Maria Luisa Gottari, Prende il via il bando-concorso ‘Via dei Fori Imperiali’ a Roma Problemi archeologici con il fascio delle infrastrutture viarie e di trasporto, EDILIA2000 (08|03|2016). Foto: I Fori Imperiali & Via Dell’ Impero (G. Calza [1934] & L. Lenzi [1931]). wp.me/pPRv6-3xy

 

NGC 4216 e il suo ambiente galattico

In questa immagine si riesce a scorgere i fini dettagli della galassia, con la banda di polveri netta e ben definita.

La profondità di campo in questa immagine ha permesso di evidenziare numerose altre galassie di sfondo, creando un vero e proprio campo profondo cosmico. In questa inquadratura si possono notare, oltre a NGC 4216, le compagne NGC 4206 (in basso a sinistra) e la NGC 4222 (in alto): insieme formano un piccolo gruppo gravitazionalmente legato.

NGC 4216, una maestosa galassia a spirale che si trova a circa 40 milioni di anni luce da noi, nella costellazione della Vergine. È una delle galassie più luminose dell’ammasso della Vergine e ospita miliardi di stelle. Si presenta quasi perfettamente di taglio e permette di osservare la sua banda di polveri e la sottile struttura del disco.

NGC 4216 ha una struttura piuttosto regolare ma mostra segni di interazioni gravitazionali, visibili nella presenza di galassie satelliti. Studi radio e ottici mostrano che sta probabilmente subendo un processo di stripping di gas dovuto all’ambiente dell’ammasso: una sorta di “vento galattico” che rimuove materia. Si pensa che NGC 4216 in tempi recenti abbia inglobato diverse galassie nane, e in effetti la zona intorno è ricchissima di galassie minori.

Aspetti tecnici:

Questa immagine è il risultato dell’integrazione di 94 immagini da 180 secondi con filtro L-Pro riprese il 29 e 30 Aprile dal cielo di Nole tramite telescopio newton GSO 150/600 F4 e camera di ripresa ASI 294 MC Pro su montatura Skywatcher HEQ-5 Pro Synscan con Telescopio guida 60/240 e Camera ASI 120 mini.

L’acquisizione è stata fatta tramite Asiair Pro, e l’elaborazione in RGB con Pixinsight.

Ho così accumulato un’integrazione totale di 4 ore e 42 minuti per rivelare le strutture più deboli. L'elaborazione ha cercato di bilanciare il contrasto tra le galassie e il fondo cielo.

Guardare NGC 4216 non è solo osservare una galassia: è come sbirciare nella vita sociale dell’universo. Qui vediamo un'intera comunità galattica in interazione, un frammento dinamico di un universo in continua evoluzione.

 

Petroleiro ‘Jacob Mærsk (III)’ e seu fim trágico a 29/01/1975 (faz hoje 41 anos) ao largo da praia de Matosinhos (praia Moderna, em frente ao atual bar ‘Lais de Guia’), junto à entrada do porto de Leixões – ATUALIZADO

Características do navio:

navio-tanque petroleiro com uma capacidade para 84 000 toneladas, 261,81 m de compri-mento, 37,1 m de boca e 17,5 m de calado, deslocava 48 252 toneladas brutas (31 284 tone-ladas líquidas) ostentando bandeira / pavilhão dinamarquês;

foi construído no estaleiro ‘Odense Staalskibsværft’, um estaleiro dinamarquês localizado desde 1919 no município de Odense do condado de Fiónia e pertencente ao grupo empre-sarial ‘A. P. Møller - Mærsk Gruppen’, tendo sido entregue em maio de 1966 à empresa sua proprietária (a companhia dinamarquesa de navegação marítima ‘Maerskline Navigation Company’ que foi constituída em 1904 e também pertence ao mesmo grupo empresarial).

Fim trágico do navio –

A 29/01/1975, o petroleiro dinamarquês ‘Jacob Mærsk (III)’ chegou de manhã à entrada do porto de Leixões com 17 tripulantes e a esposa do Comandante, contratado pelo armador ‘Shell Oil Company’ e carregado com 80 mil toneladas de Crude proveniente de Kharg Is-land no Irão via Golfo Pérsico e Mar Mediterrâneo, com destino à refinaria petrolífera de Le-ça da Palmeira, a então 'Sociedade Anónima de Combustíveis e Óleos Refinados, SARL' (SACOR) que tinha sido inaugurada em 1970:

ao contrário do que vi na Internet nos mais de 10 sítios que consultei, e acreditando nas pa-lavras da minha mãe quando cheguei a casa para almoçar por volta das 12:40 vindo do Li-ceu Nacional de Matosinhos, eram 11:00 ou 11:30 quando a minha mãe chegou das com-pras e ela ficou admirada de ver o petroleiro no exato local onde explodiu ‘tão perto da praia’ (ela nunca tinha visto nenhum naquele local, tal como eu quando cheguei a casa e comen-tei com ela a minha admiração pelo mesmo que vi das janelas da nossa sala de jantar);

nas manobras de atracagem ao posto A do Terminal de Petroleiros do Molhe Norte do porto de Leixões durante a manhã, um erro humano terá levado o navio a aproximar-se da zona onde se encontra o rochedo submerso ‘Esfarrapada’, bem como os destroços do vapor Gre-go ‘Virginia’ (com 100 m de comprimento e 2350 toneladas brutas) que ali afundou a 24/11/1928 (o vapor sofreu uma colisão quando em viagem ao largo da costa, e na eminên-cia de afundamento, foi abandonado pela tripulação que terá sido possivelmente recolhida por outro vapor e então várias traineiras de Matosinhos rebocaram-no para ele entrar no por-to de Leixões, o que não foi autorizado pela APDL, e então essas traineiras tentaram levá-lo para local não prejudicial à navegação ou vará-lo na praia de Matosinhos a fim de o consi-derar ‘Salvado de mar’, mas ele acabou por se afundar ao embater na ‘Esfarrapada’ – em junho de 1929, o NRP ‘PATRÃO LOPES’ foi trabalhar no local onde jazia o casco do vapor grego ‘Virginia’ que, encontrado abandonado ao largo da costa, foi trazido por várias trainei-ras a 24/11/1928 acabando por submergir próximo do 'Castelo do Queijo');

embatendo na ‘Esfarrapada’, nos destroços do ‘Virginia’ ou num banco de areia por volta das 11 ou onze e meia da manhã, começou a entrar água nos tanques que começaram a expulsar, a partir do tanque de ventilação, crude para o ventilador da casa das máquinas;

os vapores que foram entrando na casa das máquinas acabaram por originar uma 1.ª ex-plosão da qual vi pela minha janela apenas fumo branco a sair do navio e, daí a uns minu-tos, 2 ou 3 fortíssimas explosões (que foram audíveis em toda a vila de Matosinhos e fize-ram estremecer a minha casa, a 50 m, quando eu ia começar a comer uma maçã de sobre-mesa) iniciaram entre as 12:55 e as 13:05 o incêndio que se propagou de imediato às 80 mil toneladas de crude nos vários tanques de carga, tendo eu deixado a maçã em cima da me-sa e corrido escadas abaixo (vivia no 3.º andar do prédio ainda existente na esquina da R. Roberto Ivens com a Av. Menéres) em direção à praia Moderna aonde cheguei a tempo de ainda ver o crude em chamas a chegar a arder junto à areia e pelo menos 2 tripulantes a saltarem para o mar naquele dia de sol, mas frio e sem vento, tendo de repente ficado bem quente na praia junto à beira-mar onde as ondas rebentavam com para aí meio metro de al-tura estando a maré, penso eu, a subir (é que essas explosões ‘partiram’ / ‘romperam’ todos os tanques e reservatórios do petroleiro que ficou ‘rompido’ e a derramar para o mar crude que ficou espalhado a arder por uma grande extensão de mar até à costa junto às praias);

o rebocador ‘Monte da Luz’ da APDL (Administração dos Portos do Douro e Leixões) apro-ximou-se corajosamente do petroleiro em chamas, tendo conseguindo salvar os 2 pilotos da barra e 11 tripulantes que se atiraram para a água devido ao navio ter começado a fundar-se lentamente (dos 17 tripulantes e a mulher do Comandante, os 6 que estavam na casa das máquinas tiveram morte imediata, a maioria deles engenheiros de máquinas, e os seus corpos nunca chegaram a ser resgatados do mar, 1 morreu afogado e os restantes 11 foram salvos tendo havido 7 feridos, 4 deles gravemente queimados);

de imediato, foram feitos voos de reconhecimento sobre o local do acidente por helicópteros ALIII modelo SE-360 (Os SE-3160 Alouette III ou ALIII foram adquiridos pela Força Aérea Portuguesa a partir de abril de 1963 como complemento aos poucos aparelhos Alouette II já em serviço, para atuarem nas operações militares a decorrer em Angola, Guiné Portuguesa e Moçambique.) da Força Aérea Portuguesa, de fabrico francês, mas as chamas que dura-ram dias não permitiam qualquer tipo de ação de recolha do crude que estava no mar, pelo que a contenção do derramamento de crude começou com a colocação de uma barra flutu-ante na entrada do porto de Leixões e de uma barreira de palha ao redor do naufrágio para conter o derramamento de uma forma breve enquanto os rebocadores da APDL e outros barcos da Marinha espalhavam dispersantes, como resultado da pronta e rápida colabora-ção entre o Ministro das Pescas, a Marinha, o Exército, o armador do navio e parte da popu-lação local (o que permitiu que a poluição não atingisse níveis ainda mais graves) tendo as 10 Corporações de Bombeiros Voluntários que acorreram ao local se sentido impotentes pa-ra combater o incêndio, dada a sua dimensão;

seguiram-se nessa tarde outras explosões no convés e na casa das máquinas, a ponto de o navio ter primeiro ficado partido em 2 (popa / zona central e proa) e, mais tarde, em 3 (popa e zona central que se afundaram no fundo de areia entre os 12 e os 15 metros de profundi-dade tendo a popa do navio sido mais tarde parcialmente removida para não haver perigo de colisão com outras embarcações, e a 3.ª parte foi a proa do navio que ficou a flutuar e se foi deslocando lentamente para sul por força das correntes até encalhar algumas semanas depois nas rochas em frente ao Forte de S. Francisco Xavier (‘Castelo do Queijo’) tendo aí permanecido como um triste memorial de uma das mais horríveis tragédias ocorridas no Grande Porto e também como um verdadeiro ícone involuntário e temporário de atração tu-rística durante 20 anos, até 1995 (por volta deste ano, o que restava da proa foi desmantela-do e retirado);

durante as 58 horas (2 dias e 10 h) que o incêndio durou no navio e na sua área envolven-te, estimou-se que entre 40 e 50 000 toneladas de crude arderam no mar, entre 15 e 25 000 toneladas ficaram à deriva no mar e cerca de 15 000 toneladas deram à costa poluindo as praias num comprimento de 50 km com graves danos ecológicos e na poluição ambiental local e regional, as chamas chegaram atingir os 100 m de altura e a nuvem de fumo espes-so e preto criada foi visível de Aveiro a Viana do Castelo porque o seu cone de fumo che-gou a atingir os 750 m (proporcionando uma cena dantesca a todos os que assistiram à sua longa agonia ao largo da praia de Matosinhos e arredores), dezenas de moradores na zona mais próxima do acidente tiveram que ser internados com problemas respiratórios devido aos fumos tóxicos, o ar tornou-se quase irrespirável em Matosinhos sendo necessário man-ter portas e janelas fechadas, muitos estabelecimentos comerciais de Matosinhos foram obrigados a fechar e chegou a aventar-se a hipótese de dezenas de milhares de pessoas terem de ser evacuadas da vila pelo perigo de exposição aos gases tóxicos e dificuldades respiratórias.

Consequências deste trágico acidente que, até 1996, esteve classificado em 12.º lugar na lista dos maiores derramamentos de crude a nível mundial:

o custo da catástrofe foi estimado pela OCDE (Organização para a Cooperação Económica e Desenvolvimento) em 2,8 milhões de dólares;

as praias mais afetadas foram as da orla imediatamente adjacente à destruição, em Matosi-nhos, mas também em Nevogilde e Foz do Douro, onde a limpeza começou com a remoção da camada superior da areia e com a aplicação de dispersantes;

embora os destroços do ‘Virginia’ estejam fora do canal de navegação, tal como os do ‘Ja-cob Mærsk (III)’, eles continuam a causar perigo para a navegação que se aproxime muito da costa, mais ou menos perigo conforme a altura das águas;

uma âncora do ‘Jacob Mærsk (III)’ foi recuperada dos destroços e ficou guardada num dos armazéns da APDL em S. Gens, até que foi aproveitada para ser exposta como uma evoca-ção do trágico acidente junto da Marina de Leça da Palmeira (suportada por um cubo onde está afixada uma placa com algumas das características do petroleiro escritas em português e em inglês);

para quem quiser reviver o passado, poderá agora visitar os poucos restos do ‘Jacob Mærsk (III)’ no fundo do mar seguindo os dados seguintes para o mergulho subaquático -

Tipo de mergulho: Naufrágio; Experiência: CMAS; Vida marinha: Pouca; Profundidade mé-dia: 12m; Profundidade máxima: 15m; Corrente: Inferior 2 nós; Visibilidade: Inferior a 5 m; Perigos: Tráfego de barcos e redes; Coordenadas GPS: Latitude 41° 10.178' N / Longitude 8° 42.066' W.

A festa de Nossa Senhora do Carmo prende-se intimamente à Ordem Carmelitana, cuja origem remonta aos tempos antigos, envolvidos em nuvens de venerandas lendas. A Ordem dos Carmelitas tem por propósito especial o culto da Mãe de Deus, Maria Santíssima, e pretende ter origem nos tempos do profeta Elias.

 

Está fora de dúvida que o paganismo anti-cristão não estava sem conhecimento das promessas messiânicas. A Mãe do Salvador vêmo-la preconizada pelas Sibilas, simbolizada pelas imagens de Isis e venerada nos mistérios pagãos. Suposto isto,causaria estranheza, se o povo de Deus, possuidor das profecias mais claras e especializadas sobre a Mãe-Virgem, a vencedora da serpente, não tivesse tido palavra, instituição nenhuma, que dissesse respeito à Mãe do Salvador. Não é a intenção de querer alegar os argumentos pró e contra desta piedosa opinião ou digamos mesmo, convicção dos religiosos Carmelitas.

 

De fato, na Ordem Carmelitana é guardada a tradição, segundo a qual o profeta Elias, vendo aquela nuvenzinha, que se levantava no mar, bem como a pegada de homem, teria nela reconhecido o símbolo, a figura da futura Mãe do Salvador. Diz mais a tradição, que os discípulos de Elias, em lembrança daquela visão do mestre, teriam fundado uma Congregação, com sede no Monte Carmelita, com o fim declarado de prestar homenagens à Mãe do Mestre. Essa Congregação ter-se-ia conservado até os dias de Jesus Cristo e existido com o Título Servas de Maria.

 

Santa Teresa, a grande Santa da Ordem Carmelitana, reconhece no profeta Elias o fundador da Ordem. As visões da bem-aventurada Ana Catarina Emerich sobre a vida de Maria Santíssima, ocupam-se minuciosamente da Congregação dos Servos de Maria, no Antigo testamento.

 

Segundo uma piedosa tradição, autorizada pela liturgia, no dia de Pentecostes, um grupo de homens, devotos dos santos profetas Elias e Eliseu, preparado por São João Batista para o Advento do Salvador, abraçaram o cristianismo e erigiram no Monte Carmelo um santuário à Santíssima Virgem, naquele mesmo lugar, onde Elias vira aparecer aquela nuvenzinha, anunciadora da fecundidade da Mãe de Deus. Adotaram eles o nome de Irmãos da Bem-Aventurada Maria do “Monte Carmelo”.

 

www.paginaoriente.com/titulos/nscar1607.htm

.

"... I also feel fortunate for what this great contradiction gives me: being a journalist, being ill and living to tell."

(in "Crónicas da Sala de Espera")

 

Unfortunately, not long enough!

 

My sad tribute to Pedro Beça Múrias (20th May,1962 / 20th November, 2010), journalist, photographer, writer, brave cancer survivor but whose tender heart suddenly decided to stop beating.

 

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"...também me sinto rico pelo que me dá esta grande contradição da vida: ser jornalista, estar doente e viver para contar"

(in "Crónicas da Sala de Espera")

 

Infelizmente, não por muito tempo!

 

A minha homenagem triste a Pedro Beça Múrias (20 de Maio de1962 / 20 de novembro de 2010), jornalista, fotógrafo, escritor, corajoso sobrevivente de cancro mas cujo coração terno decidiu subitamente parar de bater.

 

Pedro Beça Múrias:

 

no Facebook:

www.facebook.com/pedro.murias?v=wall

 

no blogue:

cronicasdasaladeespera.blogs.sapo.pt/

 

as suas fotografias:

www.usefilm.com/photographer/16391.html

olhares.aeiou.pt/PBM

 

em entrevista a Mário Crespo:

www.youtube.com/watch?v=el9oJ3s7yXM&

www.youtube.com/watch?v=el9oJ3s7yXM&

 

no programa Prós e Contras, sobre o testamento vital (ao minuto 11 e 30 segundos):

ww1.rtp.pt/icmblogs/rtp/pros-contras/?k=2-parte-do-Pros-e...

 

Olá meninas! Bom dia*-*

Ontem postei essa foto no blog e já ia postar aqui quando minha internet caiu e só voltou a noite! Ai q deixei pra hoje rs! Ontem meu marido me deu uma conta pro rs, eu sempre falava q ia assinar e tal e deixava pra lá ai ontem ele me encheu o saco e disse q se ele tivesse um flickr a conta dele já seria pro e ai eu acabei assinando e pagando com o cartão dele rsrsrsrsr!

Olha me arrependi tanto pois eu tinha apagado um monte de fotos antigas, e as q tinham sumido assim q eu comprei a conta pro elas voltaram ¬¬ se eu soubesse q voltava nunca teria apagado!

Mais tá valendo o bom é q agora as fotos ñ vão mais sumir e eu posso postar a vontade!!!!!

 

Agora vamos falar do esmalte neh? rs! Essa é mais uma misturinha e infelizmente sem receita, adorei a cor e me lembrou bastante o Polaina Fun da Impala o q vc acham? O q é muito bom uma vez q eu ñ comprei o Polaina rsrsrsrsr!

Depois eu passei uma camadinha do Hefesto e ficou ainda mais lindo!

Eu usei:

1x Base

2x Sky_Misturinha

1x Roxinho

1xHefesto!

 

Meninas é isso, eu já troquei de esmalte e depois venho mostrar pra vcs qual é, minha unha do dedo médio deu uma quebradinha, então mais uma vez dei uma aparada em tudo mais ñ ficou tão curta mais a unha do dedo médio ficou meio torta =\

Parece uma coisa minhas unhas sempre quebram nessa época, ñ sei q vcs lembram mais no fim do ano passado quebrou bem feio, e agora eu to medo de quebrar de um jeito q ñ vai da pra concertar rsrsrsrsrr!!!!

Mais acho q a culpa tbm é dos produtos de limpeza q eu tenho usado nesses faxinas de fim de ano rsrsrrsrsrsr!

 

Mil beijos a todas vcs e uma linda segunda feira*-*

=****

 

claudinha331.blogspot.com

 

Ps: As meninas do Gata esmaltada estão esperando uma visitinha de vcs:

gata-esmaltada.blogspot.com/

=***

Deslocamento: 1.150 ton (padrão), 1.440 ton (carregado em mergulho).

Dimensões: 61.20 m de comprimento, 6.20 m de boca (7.60, incluindo os hidroplanos da popa) e 5.50 m de calado.

Propulsão: diesel-elétrica; 4 motores diesel de 12 cilindros MTU 12V493 TY60 de 800 hp cada, 4 geradores elétricos AEG de 420 Kw cada, 1 motor elétrico, acoplado a um eixo e um hélice de cinco pás, gerando 5.000 shp.

 

Combustível: 116 tons.

 

Eletricidade: 2 geradores de 1.280 kw cada.

 

Velocidade: máxima de 11 nós (superfície) e 21.5 nós (imersão).

 

Raio de ação: 10.000 milhas náuticas à 8 nós (superfície ou com snorkel), ou 25mn a 21.5 nós, 50mn a 16 nós, 230mn a 8 nós, e 400mn a 4 nós mergulhado usando o motor elétrico; e 50 dias de autonomia.

 

Profundidade máxima de mergulho: 250 metros.

Armamento: 8 tubos de torpedos de 21 pol. (533 mm), instalados na proa; e capacidade para 16 torpedos Mk 24 Tigerfish Mod.1 (filoguiado), ou ainda uma combinação de minas e torpedos.

 

Controle de Armas: sistema de direção de tiro e dados táticos Ferranti KAFS A10.

 

Sensores: uma de sonar STN Atlas Elektronik CSU-83/1, composta por um sonar ativo de média freqüência DBSQS-21 e dispositivos passivos laterais; 1 radar de navegação Thomson-CSF Calypso III; CME Thomson-CSF DR 3000U; 2 periscópios Kollmorgen Mod.76 e sistema de navegação inercial Sperry Mk 29 mod.2.

 

Código Internacional de Chamada: PWTI

 

Tripulação: 33 homens.

  

part of the review @phillipreeve.net

Tive que pesquisar pra ver em que número eu tinha parado, afinal faz tanto tempo que eu não postava nada dele... Acho que essa foi a última mesmo, qualquer coisa eu mudo quando eu fizer a conta pró e arrumar a galeria. Tava querendo mudar alguns desenhos também, que hoje olho e acho tosquinhos, mas iria contra o espírito da idéia.

 

Enfim, tá aí a minha Zuora. Inspirada pela minha idéia de perder o medo de trabalhar com um traço mais simples e com a minha nova doll que está chegando. Outra coisa que me empolgou também: eu pensava que a Zuora não vinha com sapato nenhum e desanimei (mas em nenhum momento me arrependi da compra, ainda mais q ela sumiu do PS). Aí eu descobri que ela vem com essas botas estilo travesti, lindas e maravilhosas, amei:

 

www.flickr.com/photos/partymonstrrrr/4672151377/

 

Ah, e ela ainda não tem um nome porque já pensei em vários. Queria um nome nórdico ou alemão (aí entram Ingrid ou Heidi ou Brunhilde), mas tem outras possibilidades q eu curto, como Vivi (o cabelo dela tem o mesmo jeito da personagem de One Piece com esse nome), entre outros...

part of the review @phillipreeve.net

Pro pro.. proibito

Pro pro.. è proibito, è proibito

Qui niente male, mi sembra un funerale

Chi muore solo, chi ammazza per il pane

C'è aria di festa, la morte è pure questa

Dice che è proibito, che è proibito anche pensare

Sogno proibito di qualcuno è castigare

Eh, li sento parlare di vite bruciate

Ma non permetto più

Qui niente male, l'eterno funerale

Chiudi la testa, rinuncia alla tua festa

Dice che è proibito, che è proibito anche fumare

Io vi lascio il giorno, ma la notte è solo mia, mia!

Eh, mi piace godere

Mi è cara la vita

Perché ci giochi tu

Eh, li sento parlare

Di riti pagani, ma non permetto più

No!

Dice che è proibito, che è proibito anche volare

io vi lascio il giorno ma la notte è tutta mia

Eh, la fine del mondo

Sarà all'alba o di notte, ma non è colpa mia

Qualcuno ci ha provato

Gli ho detto vaffanculo

Tu da qui non mi allontanerai

Eh, mi piace godere

A volte pensare che la loro è gelosia o tirannia

Eh, mi sento tradito se ti spari le pere

E non esisti più, ma più, ma più, ma più...

Pro,

pro... proibito!

 

Litfiba

proibito

 

In questa foto ho provato sempre un merge di 5 esposizioni, con HDR Efex pro, e stavolta, visti i colori decisamente smorti del primo pomeriggio, ho deciso di convertirla in bianco e nero (con Silver Efex), per tirar fuori un effetto migliore.

Mi piace molto il dettaglio della pietra lavica, ma la prossima volta voglio provare con un altro filtro ND (qui ho usato un graduato soft da 0.9), per avere un effetto più morbido su cielo e mare..

 

www.mirkochessari.com

Petroleiro ‘Jacob Mærsk (III)’ e seu fim trágico a 29/01/1975 (faz hoje 41 anos) ao largo da praia de Matosinhos (praia Moderna, em frente ao atual bar ‘Lais de Guia’), junto à entrada do porto de Leixões – ATUALIZADO

Características do navio:

navio-tanque petroleiro com uma capacidade para 84 000 toneladas, 261,81 m de compri-mento, 37,1 m de boca e 17,5 m de calado, deslocava 48 252 toneladas brutas (31 284 tone-ladas líquidas) ostentando bandeira / pavilhão dinamarquês;

foi construído no estaleiro ‘Odense Staalskibsværft’, um estaleiro dinamarquês localizado desde 1919 no município de Odense do condado de Fiónia e pertencente ao grupo empre-sarial ‘A. P. Møller - Mærsk Gruppen’, tendo sido entregue em maio de 1966 à empresa sua proprietária (a companhia dinamarquesa de navegação marítima ‘Maerskline Navigation Company’ que foi constituída em 1904 e também pertence ao mesmo grupo empresarial).

Fim trágico do navio –

A 29/01/1975, o petroleiro dinamarquês ‘Jacob Mærsk (III)’ chegou de manhã à entrada do porto de Leixões com 17 tripulantes e a esposa do Comandante, contratado pelo armador ‘Shell Oil Company’ e carregado com 80 mil toneladas de Crude proveniente de Kharg Is-land no Irão via Golfo Pérsico e Mar Mediterrâneo, com destino à refinaria petrolífera de Le-ça da Palmeira, a então 'Sociedade Anónima de Combustíveis e Óleos Refinados, SARL' (SACOR) que tinha sido inaugurada em 1970:

ao contrário do que vi na Internet nos mais de 10 sítios que consultei, e acreditando nas pa-lavras da minha mãe quando cheguei a casa para almoçar por volta das 12:40 vindo do Li-ceu Nacional de Matosinhos, eram 11:00 ou 11:30 quando a minha mãe chegou das com-pras e ela ficou admirada de ver o petroleiro no exato local onde explodiu ‘tão perto da praia’ (ela nunca tinha visto nenhum naquele local, tal como eu quando cheguei a casa e comen-tei com ela a minha admiração pelo mesmo que vi das janelas da nossa sala de jantar);

nas manobras de atracagem ao posto A do Terminal de Petroleiros do Molhe Norte do porto de Leixões durante a manhã, um erro humano terá levado o navio a aproximar-se da zona onde se encontra o rochedo submerso ‘Esfarrapada’, bem como os destroços do vapor Gre-go ‘Virginia’ (com 100 m de comprimento e 2350 toneladas brutas) que ali afundou a 24/11/1928 (o vapor sofreu uma colisão quando em viagem ao largo da costa, e na eminên-cia de afundamento, foi abandonado pela tripulação que terá sido possivelmente recolhida por outro vapor e então várias traineiras de Matosinhos rebocaram-no para ele entrar no por-to de Leixões, o que não foi autorizado pela APDL, e então essas traineiras tentaram levá-lo para local não prejudicial à navegação ou vará-lo na praia de Matosinhos a fim de o consi-derar ‘Salvado de mar’, mas ele acabou por se afundar ao embater na ‘Esfarrapada’ – em junho de 1929, o NRP ‘PATRÃO LOPES’ foi trabalhar no local onde jazia o casco do vapor grego ‘Virginia’ que, encontrado abandonado ao largo da costa, foi trazido por várias trainei-ras a 24/11/1928 acabando por submergir próximo do 'Castelo do Queijo');

embatendo na ‘Esfarrapada’, nos destroços do ‘Virginia’ ou num banco de areia por volta das 11 ou onze e meia da manhã, começou a entrar água nos tanques que começaram a expulsar, a partir do tanque de ventilação, crude para o ventilador da casa das máquinas;

os vapores que foram entrando na casa das máquinas acabaram por originar uma 1.ª ex-plosão da qual vi pela minha janela apenas fumo branco a sair do navio e, daí a uns minu-tos, 2 ou 3 fortíssimas explosões (que foram audíveis em toda a vila de Matosinhos e fize-ram estremecer a minha casa, a 50 m, quando eu ia começar a comer uma maçã de sobre-mesa) iniciaram entre as 12:55 e as 13:05 o incêndio que se propagou de imediato às 80 mil toneladas de crude nos vários tanques de carga, tendo eu deixado a maçã em cima da me-sa e corrido escadas abaixo (vivia no 3.º andar do prédio ainda existente na esquina da R. Roberto Ivens com a Av. Menéres) em direção à praia Moderna aonde cheguei a tempo de ainda ver o crude em chamas a chegar a arder junto à areia e pelo menos 2 tripulantes a saltarem para o mar naquele dia de sol, mas frio e sem vento, tendo de repente ficado bem quente na praia junto à beira-mar onde as ondas rebentavam com para aí meio metro de al-tura estando a maré, penso eu, a subir (é que essas explosões ‘partiram’ / ‘romperam’ todos os tanques e reservatórios do petroleiro que ficou ‘rompido’ e a derramar para o mar crude que ficou espalhado a arder por uma grande extensão de mar até à costa junto às praias);

o rebocador ‘Monte da Luz’ da APDL (Administração dos Portos do Douro e Leixões) apro-ximou-se corajosamente do petroleiro em chamas, tendo conseguindo salvar os 2 pilotos da barra e 11 tripulantes que se atiraram para a água devido ao navio ter começado a fundar-se lentamente (dos 17 tripulantes e a mulher do Comandante, os 6 que estavam na casa das máquinas tiveram morte imediata, a maioria deles engenheiros de máquinas, e os seus corpos nunca chegaram a ser resgatados do mar, 1 morreu afogado e os restantes 11 foram salvos tendo havido 7 feridos, 4 deles gravemente queimados);

de imediato, foram feitos voos de reconhecimento sobre o local do acidente por helicópteros ALIII modelo SE-360 (Os SE-3160 Alouette III ou ALIII foram adquiridos pela Força Aérea Portuguesa a partir de abril de 1963 como complemento aos poucos aparelhos Alouette II já em serviço, para atuarem nas operações militares a decorrer em Angola, Guiné Portuguesa e Moçambique.) da Força Aérea Portuguesa, de fabrico francês, mas as chamas que dura-ram dias não permitiam qualquer tipo de ação de recolha do crude que estava no mar, pelo que a contenção do derramamento de crude começou com a colocação de uma barra flutu-ante na entrada do porto de Leixões e de uma barreira de palha ao redor do naufrágio para conter o derramamento de uma forma breve enquanto os rebocadores da APDL e outros barcos da Marinha espalhavam dispersantes, como resultado da pronta e rápida colabora-ção entre o Ministro das Pescas, a Marinha, o Exército, o armador do navio e parte da popu-lação local (o que permitiu que a poluição não atingisse níveis ainda mais graves) tendo as 10 Corporações de Bombeiros Voluntários que acorreram ao local se sentido impotentes pa-ra combater o incêndio, dada a sua dimensão;

seguiram-se nessa tarde outras explosões no convés e na casa das máquinas, a ponto de o navio ter primeiro ficado partido em 2 (popa / zona central e proa) e, mais tarde, em 3 (popa e zona central que se afundaram no fundo de areia entre os 12 e os 15 metros de profundi-dade tendo a popa do navio sido mais tarde parcialmente removida para não haver perigo de colisão com outras embarcações, e a 3.ª parte foi a proa do navio que ficou a flutuar e se foi deslocando lentamente para sul por força das correntes até encalhar algumas semanas depois nas rochas em frente ao Forte de S. Francisco Xavier (‘Castelo do Queijo’) tendo aí permanecido como um triste memorial de uma das mais horríveis tragédias ocorridas no Grande Porto e também como um verdadeiro ícone involuntário e temporário de atração tu-rística durante 20 anos, até 1995 (por volta deste ano, o que restava da proa foi desmantela-do e retirado);

durante as 58 horas (2 dias e 10 h) que o incêndio durou no navio e na sua área envolven-te, estimou-se que entre 40 e 50 000 toneladas de crude arderam no mar, entre 15 e 25 000 toneladas ficaram à deriva no mar e cerca de 15 000 toneladas deram à costa poluindo as praias num comprimento de 50 km com graves danos ecológicos e na poluição ambiental local e regional, as chamas chegaram atingir os 100 m de altura e a nuvem de fumo espes-so e preto criada foi visível de Aveiro a Viana do Castelo porque o seu cone de fumo che-gou a atingir os 750 m (proporcionando uma cena dantesca a todos os que assistiram à sua longa agonia ao largo da praia de Matosinhos e arredores), dezenas de moradores na zona mais próxima do acidente tiveram que ser internados com problemas respiratórios devido aos fumos tóxicos, o ar tornou-se quase irrespirável em Matosinhos sendo necessário man-ter portas e janelas fechadas, muitos estabelecimentos comerciais de Matosinhos foram obrigados a fechar e chegou a aventar-se a hipótese de dezenas de milhares de pessoas terem de ser evacuadas da vila pelo perigo de exposição aos gases tóxicos e dificuldades respiratórias.

Consequências deste trágico acidente que, até 1996, esteve classificado em 12.º lugar na lista dos maiores derramamentos de crude a nível mundial:

o custo da catástrofe foi estimado pela OCDE (Organização para a Cooperação Económica e Desenvolvimento) em 2,8 milhões de dólares;

as praias mais afetadas foram as da orla imediatamente adjacente à destruição, em Matosi-nhos, mas também em Nevogilde e Foz do Douro, onde a limpeza começou com a remoção da camada superior da areia e com a aplicação de dispersantes;

embora os destroços do ‘Virginia’ estejam fora do canal de navegação, tal como os do ‘Ja-cob Mærsk (III)’, eles continuam a causar perigo para a navegação que se aproxime muito da costa, mais ou menos perigo conforme a altura das águas;

uma âncora do ‘Jacob Mærsk (III)’ foi recuperada dos destroços e ficou guardada num dos armazéns da APDL em S. Gens, até que foi aproveitada para ser exposta como uma evoca-ção do trágico acidente junto da Marina de Leça da Palmeira (suportada por um cubo onde está afixada uma placa com algumas das características do petroleiro escritas em português e em inglês);

para quem quiser reviver o passado, poderá agora visitar os poucos restos do ‘Jacob Mærsk (III)’ no fundo do mar seguindo os dados seguintes para o mergulho subaquático -

Tipo de mergulho: Naufrágio; Experiência: CMAS; Vida marinha: Pouca; Profundidade mé-dia: 12m; Profundidade máxima: 15m; Corrente: Inferior 2 nós; Visibilidade: Inferior a 5 m; Perigos: Tráfego de barcos e redes; Coordenadas GPS: Latitude 41° 10.178' N / Longitude 8° 42.066' W.

[Minolta Dynax 7D + Minolta AF 50mm F1.7]

 

La voce di Silente, di Gandalf e di altri ancora. Un doppiatore straordinario, un attore eccezionale e una persona fantastica, che ho avuto la fortuna di conoscere.

 

Ritratto mentre è al lavoro, nello studio di doppiaggio.

 

Info

Altre info su wikipedia

 

Backstage

Non fotografo per lavoro, o meglio, lo faccio da pochissimo e a livello veramente basso. E' stato per me uno shock. Questa foto è stata fatta come test per il controllo esposizione. Non sono un pro, e quindi mi ci voleva un po' per verificare la luce corretta. Quando ero giunto ad un risultato soddisfacente, mi hanno guardato e mi hanno detto "siamo contenti che tu abbia finito", e sono stato messo alla porta.

 

Fortuna che ne avevo già 4 o 5 buone =)

Le fasi di lavorazione di Abc

Per conoscere le varie fasi di lavorazione, parliamo con il rappresentante dell’azienda Lamberto Scalabrin.

 

Come nasce l’idea delle lettere?

«Dal disegno progettuale di Sandro Santantonio di Milano: ha pensato alla texture alfabetica a rilievo, con il carattere Helvetica, di cui nel 2007 è caduto il cinquantenario».

 

Su che materiale?

«All’inizio si era pensato solo il decoro, ma non al materiale. Con la vetreria con cui collaboriamo abbiamo ottenuto un prodotto finale, lontano dall’idea iniziale, ma migliore. Le lettere sarebbero state incise a rilievo sul diffusore in vetro, con un gioco di opaco-lucido inaspettato».

 

Qual è la prima tappa nel processo di lavorazione?

«Avviene in vetreria: gli artigiani soffiano il vetro negli stampi, ad altissime temperature. Dopo 3-4 ore si porta il vetro a temperatura ambiente. Si aspetta tanto tempo proprio per evitare sbalzi forti che possano danneggiare il vetro. Successivamente il vetro viene tagliato con linee parallele, sulle quali poi disporre le lettere in silicone, tagliate precedentemente a mano. Infine tramite la sabbiatura viene eliminato il vetro superfluo (la parte non protetta dal silicone), per ottenere le lettere in rilievo e l’effetto opaco-lucido, visibile soprattutto nella versione bianca».

 

Quali sono gli inconvenienti della lavorazione a mano?

«Le aziende di illuminazione devono confrontarsi con la lavorazione artigiana. Con i pro e i contro che ne derivano. I pezzi ottenuti sono unici e diversi tra loro, ma i prezzi sono abbastanza alti. In più non si può produrre serialmente in grandi quantitativi».

 

Quanti pezzi si realizzano al giorno?

«Di Abc, nella versione 50 centimetri di diametri, massimo 20-30. Degli altri anche una cinquantina».

 

I prodotti vengono venduti da montare?

«Sì, i pezzi che escono dalle vetrerie, poi vengono controllati in azienda, a Bassano del Grappa, e poi assemblati».

 

Quindi la vetreria non si trova all’interno dell’azienda?

«No, ma sono dei fornitori esterni, ex-muranesi o provenienti da altri Paesi d’Europa».

 

Esternalizzare la produzione, cosa comporta?

«Non siamo vincolati dalla produzione veneziana, ancorata al classico. In azienda però avviene l’assemblaggio e il controllo. Per esempio, nella versione a sospensione di Abc, le lampade vengono appese e bilanciate, affinché siano tutte uguali. E delle versioni colorate, come quella nera, si verifica la densità del vetro, quest ultimo che determina il colore, visibile a occhio nudo quando si monta la lampadina»

  

ABC

Il nome parla da sé: Abc è un lampada caratterizzata dalla texture alfabetica a rilievo, con il carattere Helvetica, che da decoro diventa la parte strutturante. L’idea, del designer milanese Sandro Santantonio, è stata accolta nell’azienda Prandina, realizzando così una una famiglia di lampade (da terra, da tavolo e da sospensione), in tre diversi diametri del diffusore (36, 45 e 54 centimetri) e in tre colori: bianco, trasparente e opaco, e nero. Un omaggio dunque all’anniversario dell’Helvetica, carattere creato da Max Miedinger nel 1957, che nel 2007 ha compiuto cinquanta anni di vicende e fortune alterne, legate fin dal nome alle sorti della tradizione grafica svizzera. Molto popolare negli anni Sessanta e Settanta, questa font bastoni – cioè senza grazie – è stata la base di numerosi marchi (come Nestlé, 3M, Lufthansa, Microsoft). In molti hanno deciso di festeggiarne l’anniversario, tra cui il Museum of Modern Art di New York con una mostra e l’azienda bassanese (appunto Prandina, con sede a Bassano del Grappa), con la lampada Abc. Sul diffusore a trapezio, svasato verso l’alto, in vetro soffiato, corrono su linee perfettamente parallele sequenze di glifi dal kerning ridotto, distribuiti cioè con una spaziatura inferiore a quella che sulla pagina garantirebbe una buona leggibilità. La leggera sovrapposizione crea una catena infinita di lettere minuscole che non producono frasi di senso compiuto: si staccano però per lucentezza dal fondo sabbiato del diffusore, lasciando trasparire la luce e proiettando l’intero alfabeto nello spazio intorno a sé. Una lampada realizzata a mano, secondo un procedimento lento e complesso: in vetreria gli artigiani soffiano il vetro, girandolo continuamente al fuoco, per ottenere una superficie omogenea. Il vetro viene fatto raffreddare, per due o tre ore, per non subire sbalzi termici forti. Successivamente viene tagliato con linee parallele sulle quali vengono applicate le lettere in silicone. Infine, grazie alla sabbiatura, vengono tolti i residui del vetro (le parti non protette dal silicone). Così emergono le lettere in rilievo, lucide rispetto alla base opaca. Un effetto ricercato, che si nota di più nella versione bianca. Infine ogni parte viene controllata in azienda, dove vengono bilanciate le lampade a sospensione e controllati i diffusori colorati e neri, per ottenere modelli pressappoco identici tra loro. Anche se la caratteristica del vetro lavorato a mano è appunto l’impossibilità di realizzare un prodotto identico all’altro. L’imperfezione di un prodotto, a volte, diventa il suo valore aggiunto.

 

www.prandina.it

Petroleiro ‘Jacob Mærsk (III)’ e seu fim trágico a 29/01/1975 (faz hoje 41 anos) ao largo da praia de Matosinhos (praia Moderna, em frente ao atual bar ‘Lais de Guia’), junto à entrada do porto de Leixões – ATUALIZADO

Características do navio:

navio-tanque petroleiro com uma capacidade para 84 000 toneladas, 261,81 m de compri-mento, 37,1 m de boca e 17,5 m de calado, deslocava 48 252 toneladas brutas (31 284 tone-ladas líquidas) ostentando bandeira / pavilhão dinamarquês;

foi construído no estaleiro ‘Odense Staalskibsværft’, um estaleiro dinamarquês localizado desde 1919 no município de Odense do condado de Fiónia e pertencente ao grupo empre-sarial ‘A. P. Møller - Mærsk Gruppen’, tendo sido entregue em maio de 1966 à empresa sua proprietária (a companhia dinamarquesa de navegação marítima ‘Maerskline Navigation Company’ que foi constituída em 1904 e também pertence ao mesmo grupo empresarial).

Fim trágico do navio –

A 29/01/1975, o petroleiro dinamarquês ‘Jacob Mærsk (III)’ chegou de manhã à entrada do porto de Leixões com 17 tripulantes e a esposa do Comandante, contratado pelo armador ‘Shell Oil Company’ e carregado com 80 mil toneladas de Crude proveniente de Kharg Is-land no Irão via Golfo Pérsico e Mar Mediterrâneo, com destino à refinaria petrolífera de Le-ça da Palmeira, a então 'Sociedade Anónima de Combustíveis e Óleos Refinados, SARL' (SACOR) que tinha sido inaugurada em 1970:

ao contrário do que vi na Internet nos mais de 10 sítios que consultei, e acreditando nas pa-lavras da minha mãe quando cheguei a casa para almoçar por volta das 12:40 vindo do Li-ceu Nacional de Matosinhos, eram 11:00 ou 11:30 quando a minha mãe chegou das com-pras e ela ficou admirada de ver o petroleiro no exato local onde explodiu ‘tão perto da praia’ (ela nunca tinha visto nenhum naquele local, tal como eu quando cheguei a casa e comen-tei com ela a minha admiração pelo mesmo que vi das janelas da nossa sala de jantar);

nas manobras de atracagem ao posto A do Terminal de Petroleiros do Molhe Norte do porto de Leixões durante a manhã, um erro humano terá levado o navio a aproximar-se da zona onde se encontra o rochedo submerso ‘Esfarrapada’, bem como os destroços do vapor Gre-go ‘Virginia’ (com 100 m de comprimento e 2350 toneladas brutas) que ali afundou a 24/11/1928 (o vapor sofreu uma colisão quando em viagem ao largo da costa, e na eminên-cia de afundamento, foi abandonado pela tripulação que terá sido possivelmente recolhida por outro vapor e então várias traineiras de Matosinhos rebocaram-no para ele entrar no por-to de Leixões, o que não foi autorizado pela APDL, e então essas traineiras tentaram levá-lo para local não prejudicial à navegação ou vará-lo na praia de Matosinhos a fim de o consi-derar ‘Salvado de mar’, mas ele acabou por se afundar ao embater na ‘Esfarrapada’ – em junho de 1929, o NRP ‘PATRÃO LOPES’ foi trabalhar no local onde jazia o casco do vapor grego ‘Virginia’ que, encontrado abandonado ao largo da costa, foi trazido por várias trainei-ras a 24/11/1928 acabando por submergir próximo do 'Castelo do Queijo');

embatendo na ‘Esfarrapada’, nos destroços do ‘Virginia’ ou num banco de areia por volta das 11 ou onze e meia da manhã, começou a entrar água nos tanques que começaram a expulsar, a partir do tanque de ventilação, crude para o ventilador da casa das máquinas;

os vapores que foram entrando na casa das máquinas acabaram por originar uma 1.ª ex-plosão da qual vi pela minha janela apenas fumo branco a sair do navio e, daí a uns minu-tos, 2 ou 3 fortíssimas explosões (que foram audíveis em toda a vila de Matosinhos e fize-ram estremecer a minha casa, a 50 m, quando eu ia começar a comer uma maçã de sobre-mesa) iniciaram entre as 12:55 e as 13:05 o incêndio que se propagou de imediato às 80 mil toneladas de crude nos vários tanques de carga, tendo eu deixado a maçã em cima da me-sa e corrido escadas abaixo (vivia no 3.º andar do prédio ainda existente na esquina da R. Roberto Ivens com a Av. Menéres) em direção à praia Moderna aonde cheguei a tempo de ainda ver o crude em chamas a chegar a arder junto à areia e pelo menos 2 tripulantes a saltarem para o mar naquele dia de sol, mas frio e sem vento, tendo de repente ficado bem quente na praia junto à beira-mar onde as ondas rebentavam com para aí meio metro de al-tura estando a maré, penso eu, a subir (é que essas explosões ‘partiram’ / ‘romperam’ todos os tanques e reservatórios do petroleiro que ficou ‘rompido’ e a derramar para o mar crude que ficou espalhado a arder por uma grande extensão de mar até à costa junto às praias);

o rebocador ‘Monte da Luz’ da APDL (Administração dos Portos do Douro e Leixões) apro-ximou-se corajosamente do petroleiro em chamas, tendo conseguindo salvar os 2 pilotos da barra e 11 tripulantes que se atiraram para a água devido ao navio ter começado a fundar-se lentamente (dos 17 tripulantes e a mulher do Comandante, os 6 que estavam na casa das máquinas tiveram morte imediata, a maioria deles engenheiros de máquinas, e os seus corpos nunca chegaram a ser resgatados do mar, 1 morreu afogado e os restantes 11 foram salvos tendo havido 7 feridos, 4 deles gravemente queimados);

de imediato, foram feitos voos de reconhecimento sobre o local do acidente por helicópteros ALIII modelo SE-360 (Os SE-3160 Alouette III ou ALIII foram adquiridos pela Força Aérea Portuguesa a partir de abril de 1963 como complemento aos poucos aparelhos Alouette II já em serviço, para atuarem nas operações militares a decorrer em Angola, Guiné Portuguesa e Moçambique.) da Força Aérea Portuguesa, de fabrico francês, mas as chamas que dura-ram dias não permitiam qualquer tipo de ação de recolha do crude que estava no mar, pelo que a contenção do derramamento de crude começou com a colocação de uma barra flutu-ante na entrada do porto de Leixões e de uma barreira de palha ao redor do naufrágio para conter o derramamento de uma forma breve enquanto os rebocadores da APDL e outros barcos da Marinha espalhavam dispersantes, como resultado da pronta e rápida colabora-ção entre o Ministro das Pescas, a Marinha, o Exército, o armador do navio e parte da popu-lação local (o que permitiu que a poluição não atingisse níveis ainda mais graves) tendo as 10 Corporações de Bombeiros Voluntários que acorreram ao local se sentido impotentes pa-ra combater o incêndio, dada a sua dimensão;

seguiram-se nessa tarde outras explosões no convés e na casa das máquinas, a ponto de o navio ter primeiro ficado partido em 2 (popa / zona central e proa) e, mais tarde, em 3 (popa e zona central que se afundaram no fundo de areia entre os 12 e os 15 metros de profundi-dade tendo a popa do navio sido mais tarde parcialmente removida para não haver perigo de colisão com outras embarcações, e a 3.ª parte foi a proa do navio que ficou a flutuar e se foi deslocando lentamente para sul por força das correntes até encalhar algumas semanas depois nas rochas em frente ao Forte de S. Francisco Xavier (‘Castelo do Queijo’) tendo aí permanecido como um triste memorial de uma das mais horríveis tragédias ocorridas no Grande Porto e também como um verdadeiro ícone involuntário e temporário de atração tu-rística durante 20 anos, até 1995 (por volta deste ano, o que restava da proa foi desmantela-do e retirado);

durante as 58 horas (2 dias e 10 h) que o incêndio durou no navio e na sua área envolven-te, estimou-se que entre 40 e 50 000 toneladas de crude arderam no mar, entre 15 e 25 000 toneladas ficaram à deriva no mar e cerca de 15 000 toneladas deram à costa poluindo as praias num comprimento de 50 km com graves danos ecológicos e na poluição ambiental local e regional, as chamas chegaram atingir os 100 m de altura e a nuvem de fumo espes-so e preto criada foi visível de Aveiro a Viana do Castelo porque o seu cone de fumo che-gou a atingir os 750 m (proporcionando uma cena dantesca a todos os que assistiram à sua longa agonia ao largo da praia de Matosinhos e arredores), dezenas de moradores na zona mais próxima do acidente tiveram que ser internados com problemas respiratórios devido aos fumos tóxicos, o ar tornou-se quase irrespirável em Matosinhos sendo necessário man-ter portas e janelas fechadas, muitos estabelecimentos comerciais de Matosinhos foram obrigados a fechar e chegou a aventar-se a hipótese de dezenas de milhares de pessoas terem de ser evacuadas da vila pelo perigo de exposição aos gases tóxicos e dificuldades respiratórias.

Consequências deste trágico acidente que, até 1996, esteve classificado em 12.º lugar na lista dos maiores derramamentos de crude a nível mundial:

o custo da catástrofe foi estimado pela OCDE (Organização para a Cooperação Económica e Desenvolvimento) em 2,8 milhões de dólares;

as praias mais afetadas foram as da orla imediatamente adjacente à destruição, em Matosi-nhos, mas também em Nevogilde e Foz do Douro, onde a limpeza começou com a remoção da camada superior da areia e com a aplicação de dispersantes;

embora os destroços do ‘Virginia’ estejam fora do canal de navegação, tal como os do ‘Ja-cob Mærsk (III)’, eles continuam a causar perigo para a navegação que se aproxime muito da costa, mais ou menos perigo conforme a altura das águas;

uma âncora do ‘Jacob Mærsk (III)’ foi recuperada dos destroços e ficou guardada num dos armazéns da APDL em S. Gens, até que foi aproveitada para ser exposta como uma evoca-ção do trágico acidente junto da Marina de Leça da Palmeira (suportada por um cubo onde está afixada uma placa com algumas das características do petroleiro escritas em português e em inglês);

para quem quiser reviver o passado, poderá agora visitar os poucos restos do ‘Jacob Mærsk (III)’ no fundo do mar seguindo os dados seguintes para o mergulho subaquático -

Tipo de mergulho: Naufrágio; Experiência: CMAS; Vida marinha: Pouca; Profundidade mé-dia: 12m; Profundidade máxima: 15m; Corrente: Inferior 2 nós; Visibilidade: Inferior a 5 m; Perigos: Tráfego de barcos e redes; Coordenadas GPS: Latitude 41° 10.178' N / Longitude 8° 42.066' W.

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Deslocamento: 1.620 ton (padrão), 2.040 ton (carregado na superfície) e 2.410 ton (carregado em mergulho).

Dimensões: 89.9 m de comprimento, 8.07 m de boca e 5.48 m de calado.

Propulsão: diesel-elétrica; 2 motores diesel Admiralty Standard Range de 16 cilindros 16 VVS-ASR-1, dois geradores de 1.280 Kw, 2 motores elétricos AEI gerando 6.000 hp,acoplados à dois eixos e dois hélices de três pás cada.

Velocidade: máxima de 17.5 nós (superfície) e 15 nós (imersão).

Raio de ação: 11.000 milhas náuticas à 11 nós (superfície ou com snorkel), e 56 dias de autonomia.

Profundidade máxima de mergulho: ?

Armamento: 8 tubos de torpedos de 21 pol. (533 mm), sendo dois na popa; e capacidade para 24 torpedos numa combinação que incluía o Mk 24 Tigerfish Mod.1 (filoguiado), Mk 37 Mod.2 (tubos da popa) e até o torpedo anti-navio Mk 8 Mod.4, ou ainda uma combinação de minas e torpedos. Ejetores de despistadores de 102 mm, Mk.2 (proa) e Mk.4 mod.1B (popa).

Controle de Armas: sistema de direção de tiro Ferranti TIOS 24B.

Sensores: sonar de casco THORN EMI Type 197CA de media freqüência, passivo/ativo para busca e ataque; hidrofone lateral BAC Type 2007AA de baixa freqüência, para busca; hidrofones de interceptação (goniometros) DUUG-1 e AUUD-1; ecobatimetro Type 776/778; 1 radar de navegação Kelvin Hughes Type 1006; MAGE UA-4; radios HF SSA-2 de 500W e SATNAV MAGNAVOX MX 1102.

Código Internacional de Chamada: PWRI

Tripulação: 74 homens, sendo 7 oficiais e 67 praças.

construção de um moliceiro (9)

  

22 de agosto

 

começou a decoração do moliceiro.

 

para além da pintura, a característica identificadora do moliceiro é a decoração, nomeadamente a dos painéis da proa e da ré.

 

há mais de 25 anos que o pintor josé oliveira executa decorações de moliceiros, é ele que decora este moliceiro.

 

no registo de hoje pode ver-se já o desenho do painel da ré de bombordo, com alguma decoração pintada, enquanto josé oliveira inicia trabalho no painel de estibordo.

 

estamos em fase de acabamentos, o trabalho só voltará a envolver mais gente quando o barco tiver de ser voltado - meia querena - para serem colocadas as últimas tábuas de fundo.

 

até ao final, o novo moliceiro continuará a ser local de visitas diárias e de reunião de muitos.

 

(torreira; 22 de agosto, de 2016)

 

ahcravo.com/2016/08/22/cosntrucao-de-um-moliceiro-9/

part of the review @phillipreeve.net

Moliceiro é o nome dado aos barcos que circulam na Ria de Aveiro, região lagunar do Rio Vouga. Esta embarcação era originalmente utilizada para a apanha do moliço, mas actualmente mais usados para fins turísticos.

 

É um dos ex-libris de Aveiro, em conjunto com os Ovos Moles e a Universidade de Aveiro. De entre os barcos típicos da região, o moliceiro é considerado o mais elegante; apesar da decoração colorida e humorística, é um barco de trabalho para a apanha do moliço, o qual era a principal fonte de adubagem nas terras agrícolas de Aveiro.

 

São barcos de borda baixa para facilitar o carregamento do moliço. Os moliceiros têm uma proa e uma ré muito elegantes que normalmente estão decorados com pinturas que ridicularizam situações do dia a dia. O comprimento total é cerca de 15 metros, a largura de boca 2,50 metros. Navega em pouca altura de água. O castelo da proa é coberto. Como meios de propulsão usa uma vela, a vara e a sirga. A sirga é um cabo que se utiliza na passagem dos canais mais estreitos ou junto às margens, quando navega contra a corrente ou contra o vento. É construído em madeira de pinheiro. pt.wikipedia.org/wiki/Moliceiro

Será que chego lá.?

 

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Petroleiro ‘Jacob Mærsk (III)’ e seu fim trágico a 29/01/1975 (faz hoje 41 anos) ao largo da praia de Matosinhos (praia Moderna, em frente ao atual bar ‘Lais de Guia’), junto à entrada do porto de Leixões – ATUALIZADO

Características do navio:

navio-tanque petroleiro com uma capacidade para 84 000 toneladas, 261,81 m de compri-mento, 37,1 m de boca e 17,5 m de calado, deslocava 48 252 toneladas brutas (31 284 tone-ladas líquidas) ostentando bandeira / pavilhão dinamarquês;

foi construído no estaleiro ‘Odense Staalskibsværft’, um estaleiro dinamarquês localizado desde 1919 no município de Odense do condado de Fiónia e pertencente ao grupo empre-sarial ‘A. P. Møller - Mærsk Gruppen’, tendo sido entregue em maio de 1966 à empresa sua proprietária (a companhia dinamarquesa de navegação marítima ‘Maerskline Navigation Company’ que foi constituída em 1904 e também pertence ao mesmo grupo empresarial).

Fim trágico do navio –

A 29/01/1975, o petroleiro dinamarquês ‘Jacob Mærsk (III)’ chegou de manhã à entrada do porto de Leixões com 17 tripulantes e a esposa do Comandante, contratado pelo armador ‘Shell Oil Company’ e carregado com 80 mil toneladas de Crude proveniente de Kharg Is-land no Irão via Golfo Pérsico e Mar Mediterrâneo, com destino à refinaria petrolífera de Le-ça da Palmeira, a então 'Sociedade Anónima de Combustíveis e Óleos Refinados, SARL' (SACOR) que tinha sido inaugurada em 1970:

ao contrário do que vi na Internet nos mais de 10 sítios que consultei, e acreditando nas pa-lavras da minha mãe quando cheguei a casa para almoçar por volta das 12:40 vindo do Li-ceu Nacional de Matosinhos, eram 11:00 ou 11:30 quando a minha mãe chegou das com-pras e ela ficou admirada de ver o petroleiro no exato local onde explodiu ‘tão perto da praia’ (ela nunca tinha visto nenhum naquele local, tal como eu quando cheguei a casa e comen-tei com ela a minha admiração pelo mesmo que vi das janelas da nossa sala de jantar);

nas manobras de atracagem ao posto A do Terminal de Petroleiros do Molhe Norte do porto de Leixões durante a manhã, um erro humano terá levado o navio a aproximar-se da zona onde se encontra o rochedo submerso ‘Esfarrapada’, bem como os destroços do vapor Gre-go ‘Virginia’ (com 100 m de comprimento e 2350 toneladas brutas) que ali afundou a 24/11/1928 (o vapor sofreu uma colisão quando em viagem ao largo da costa, e na eminên-cia de afundamento, foi abandonado pela tripulação que terá sido possivelmente recolhida por outro vapor e então várias traineiras de Matosinhos rebocaram-no para ele entrar no por-to de Leixões, o que não foi autorizado pela APDL, e então essas traineiras tentaram levá-lo para local não prejudicial à navegação ou vará-lo na praia de Matosinhos a fim de o consi-derar ‘Salvado de mar’, mas ele acabou por se afundar ao embater na ‘Esfarrapada’ – em junho de 1929, o NRP ‘PATRÃO LOPES’ foi trabalhar no local onde jazia o casco do vapor grego ‘Virginia’ que, encontrado abandonado ao largo da costa, foi trazido por várias trainei-ras a 24/11/1928 acabando por submergir próximo do 'Castelo do Queijo');

embatendo na ‘Esfarrapada’, nos destroços do ‘Virginia’ ou num banco de areia por volta das 11 ou onze e meia da manhã, começou a entrar água nos tanques que começaram a expulsar, a partir do tanque de ventilação, crude para o ventilador da casa das máquinas;

os vapores que foram entrando na casa das máquinas acabaram por originar uma 1.ª ex-plosão da qual vi pela minha janela apenas fumo branco a sair do navio e, daí a uns minu-tos, 2 ou 3 fortíssimas explosões (que foram audíveis em toda a vila de Matosinhos e fize-ram estremecer a minha casa, a 50 m, quando eu ia começar a comer uma maçã de sobre-mesa) iniciaram entre as 12:55 e as 13:05 o incêndio que se propagou de imediato às 80 mil toneladas de crude nos vários tanques de carga, tendo eu deixado a maçã em cima da me-sa e corrido escadas abaixo (vivia no 3.º andar do prédio ainda existente na esquina da R. Roberto Ivens com a Av. Menéres) em direção à praia Moderna aonde cheguei a tempo de ainda ver o crude em chamas a chegar a arder junto à areia e pelo menos 2 tripulantes a saltarem para o mar naquele dia de sol, mas frio e sem vento, tendo de repente ficado bem quente na praia junto à beira-mar onde as ondas rebentavam com para aí meio metro de al-tura estando a maré, penso eu, a subir (é que essas explosões ‘partiram’ / ‘romperam’ todos os tanques e reservatórios do petroleiro que ficou ‘rompido’ e a derramar para o mar crude que ficou espalhado a arder por uma grande extensão de mar até à costa junto às praias);

o rebocador ‘Monte da Luz’ da APDL (Administração dos Portos do Douro e Leixões) apro-ximou-se corajosamente do petroleiro em chamas, tendo conseguindo salvar os 2 pilotos da barra e 11 tripulantes que se atiraram para a água devido ao navio ter começado a fundar-se lentamente (dos 17 tripulantes e a mulher do Comandante, os 6 que estavam na casa das máquinas tiveram morte imediata, a maioria deles engenheiros de máquinas, e os seus corpos nunca chegaram a ser resgatados do mar, 1 morreu afogado e os restantes 11 foram salvos tendo havido 7 feridos, 4 deles gravemente queimados);

de imediato, foram feitos voos de reconhecimento sobre o local do acidente por helicópteros ALIII modelo SE-360 (Os SE-3160 Alouette III ou ALIII foram adquiridos pela Força Aérea Portuguesa a partir de abril de 1963 como complemento aos poucos aparelhos Alouette II já em serviço, para atuarem nas operações militares a decorrer em Angola, Guiné Portuguesa e Moçambique.) da Força Aérea Portuguesa, de fabrico francês, mas as chamas que dura-ram dias não permitiam qualquer tipo de ação de recolha do crude que estava no mar, pelo que a contenção do derramamento de crude começou com a colocação de uma barra flutu-ante na entrada do porto de Leixões e de uma barreira de palha ao redor do naufrágio para conter o derramamento de uma forma breve enquanto os rebocadores da APDL e outros barcos da Marinha espalhavam dispersantes, como resultado da pronta e rápida colabora-ção entre o Ministro das Pescas, a Marinha, o Exército, o armador do navio e parte da popu-lação local (o que permitiu que a poluição não atingisse níveis ainda mais graves) tendo as 10 Corporações de Bombeiros Voluntários que acorreram ao local se sentido impotentes pa-ra combater o incêndio, dada a sua dimensão;

seguiram-se nessa tarde outras explosões no convés e na casa das máquinas, a ponto de o navio ter primeiro ficado partido em 2 (popa / zona central e proa) e, mais tarde, em 3 (popa e zona central que se afundaram no fundo de areia entre os 12 e os 15 metros de profundi-dade tendo a popa do navio sido mais tarde parcialmente removida para não haver perigo de colisão com outras embarcações, e a 3.ª parte foi a proa do navio que ficou a flutuar e se foi deslocando lentamente para sul por força das correntes até encalhar algumas semanas depois nas rochas em frente ao Forte de S. Francisco Xavier (‘Castelo do Queijo’) tendo aí permanecido como um triste memorial de uma das mais horríveis tragédias ocorridas no Grande Porto e também como um verdadeiro ícone involuntário e temporário de atração tu-rística durante 20 anos, até 1995 (por volta deste ano, o que restava da proa foi desmantela-do e retirado);

durante as 58 horas (2 dias e 10 h) que o incêndio durou no navio e na sua área envolven-te, estimou-se que entre 40 e 50 000 toneladas de crude arderam no mar, entre 15 e 25 000 toneladas ficaram à deriva no mar e cerca de 15 000 toneladas deram à costa poluindo as praias num comprimento de 50 km com graves danos ecológicos e na poluição ambiental local e regional, as chamas chegaram atingir os 100 m de altura e a nuvem de fumo espes-so e preto criada foi visível de Aveiro a Viana do Castelo porque o seu cone de fumo che-gou a atingir os 750 m (proporcionando uma cena dantesca a todos os que assistiram à sua longa agonia ao largo da praia de Matosinhos e arredores), dezenas de moradores na zona mais próxima do acidente tiveram que ser internados com problemas respiratórios devido aos fumos tóxicos, o ar tornou-se quase irrespirável em Matosinhos sendo necessário man-ter portas e janelas fechadas, muitos estabelecimentos comerciais de Matosinhos foram obrigados a fechar e chegou a aventar-se a hipótese de dezenas de milhares de pessoas terem de ser evacuadas da vila pelo perigo de exposição aos gases tóxicos e dificuldades respiratórias.

Consequências deste trágico acidente que, até 1996, esteve classificado em 12.º lugar na lista dos maiores derramamentos de crude a nível mundial:

o custo da catástrofe foi estimado pela OCDE (Organização para a Cooperação Económica e Desenvolvimento) em 2,8 milhões de dólares;

as praias mais afetadas foram as da orla imediatamente adjacente à destruição, em Matosi-nhos, mas também em Nevogilde e Foz do Douro, onde a limpeza começou com a remoção da camada superior da areia e com a aplicação de dispersantes;

embora os destroços do ‘Virginia’ estejam fora do canal de navegação, tal como os do ‘Ja-cob Mærsk (III)’, eles continuam a causar perigo para a navegação que se aproxime muito da costa, mais ou menos perigo conforme a altura das águas;

uma âncora do ‘Jacob Mærsk (III)’ foi recuperada dos destroços e ficou guardada num dos armazéns da APDL em S. Gens, até que foi aproveitada para ser exposta como uma evoca-ção do trágico acidente junto da Marina de Leça da Palmeira (suportada por um cubo onde está afixada uma placa com algumas das características do petroleiro escritas em português e em inglês);

para quem quiser reviver o passado, poderá agora visitar os poucos restos do ‘Jacob Mærsk (III)’ no fundo do mar seguindo os dados seguintes para o mergulho subaquático -

Tipo de mergulho: Naufrágio; Experiência: CMAS; Vida marinha: Pouca; Profundidade mé-dia: 12m; Profundidade máxima: 15m; Corrente: Inferior 2 nós; Visibilidade: Inferior a 5 m; Perigos: Tráfego de barcos e redes; Coordenadas GPS: Latitude 41° 10.178' N / Longitude 8° 42.066' W.

Brasília 28/03/2016 - Advogados da OAB e manifestantes pró e contra o governo Dilma entram em conflito na Câmara dos Deputados.

Foto: Lula Marques/Agência PT

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"... I also feel fortunate for what this great contradiction gives me: being a journalist, being ill and living to tell."

(in "Crónicas da Sala de Espera")

 

Unfortunately, not long enough!

 

My sad tribute to Pedro Beça Múrias (20th May,1962 / 20th November, 2010), journalist, photographer, writer, brave cancer survivor but whose tender heart suddenly decided to stop beating.

 

--------------------------------------------------------

 

"...também me sinto rico pelo que me dá esta grande contradição da vida: ser jornalista, estar doente e viver para contar"

(in "Crónicas da Sala de Espera")

 

Infelizmente, não por muito tempo!

 

A minha homenagem triste a Pedro Beça Múrias (20 de Maio de1962 / 20 de novembro de 2010), jornalista, fotógrafo, escritor, corajoso sobrevivente de cancro mas cujo coração terno decidiu subitamente parar de bater.

 

Pedro Beça Múrias:

 

no Facebook:

www.facebook.com/pedro.murias?v=wall

 

no blogue:

cronicasdasaladeespera.blogs.sapo.pt/

 

as suas fotografias:

www.usefilm.com/photographer/16391.html

olhares.aeiou.pt/PBM

 

em entrevista a Mário Crespo:

www.youtube.com/watch?v=el9oJ3s7yXM&amp;

www.youtube.com/watch?v=el9oJ3s7yXM&amp;

 

no programa Prós e Contras, sobre o testamento vital (ao minuto 11 e 30 segundos):

ww1.rtp.pt/icmblogs/rtp/pros-contras/?k=2-parte-do-Pros-e...

 

schnevihde.tumblr.com/

 

Stanca di quel che è diventato Flickr da un anno a questa parte (fatico persino a seguire le persone che ho sempre seguito!) ho disattivato il mio account Pro e, a poco a poco, conto di trasferire ogni attività su Tumblr, piattaforma su cui mi sento molto più a mio agio. Il nuovo indirizzo del mio account è quello che vedete qui in alto.

Chiunque sia interessato a seguirmi, mi followi! ^__-

 

PS: Non chiuderò questo account, per un po' credo continuerò a postare sia qui che su Tumblr, ma sarò più attiva in quest'ultima piattaforma.

Grazie a tutti :)

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"... I also feel fortunate for what this great contradiction gives me: being a journalist, being ill and living to tell."

(in "Crónicas da Sala de Espera")

 

Unfortunately, not long enough!

 

My sad tribute to Pedro Beça Múrias (20th May,1962 / 20th November, 2010), journalist, photographer, writer, brave cancer survivor but whose tender heart suddenly decided to stop beating.

 

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"...também me sinto rico pelo que me dá esta grande contradição da vida: ser jornalista, estar doente e viver para contar"

(in "Crónicas da Sala de Espera")

 

Infelizmente, não por muito tempo!

 

A minha homenagem triste a Pedro Beça Múrias (20 de Maio de1962 / 20 de novembro de 2010), jornalista, fotógrafo, escritor, corajoso sobrevivente de cancro mas cujo coração terno decidiu subitamente parar de bater.

 

Pedro Beça Múrias:

 

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www.youtube.com/watch?v=el9oJ3s7yXM&amp;

 

no programa Prós e Contras, sobre o testamento vital (ao minuto 11 e 30 segundos):

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Alexandre Keese

 

Especialista em tratamento e edição de imagens para publicação com o Photoshop, Alexandre atua como consultor em empresas gráficas no Brasil, auxiliando na capacitação de profissionais. Suas consultorias são realizadas "in company" ou por meio de cursos especiais. Sua formação inclui a participação em diversos cursos internacionais com especialistas como Frank Romano (professor do Rochester Institute of Technology), Emanuel Infante, Miles Soutworth,Thad McIlroy, Hal Heinderliter, David Blatiner, Bruce Fraser, David Biedny, Patty Russotti, Ed Mineck (RIT), Andy Paparozzi (NAPL), Dan Margulis, Michael Riordan (RIT School of Printing), David Hunter (GATF), Richard Adans (GATF), Jack Davis, entre outros. Em 2005, fez novas atualizações em cursos nos EUA, dos quais participaram Deke McClelland, Dan Margulis, Jack Davis, Scott Kelby e Ben Willmore. Também participou do Road Show de lançamento da Creative Suite 3 da Adobe no Brasil, com o qual percorreu várias capitais do país. Reconhecido como o maior nome em Photoshop no Brasil e um dos maiores da América Latina, Alexandre foi idealizador do Grupo PhotoPro e é editor da Revista Photoshop Pro e da Revista Desktop. Além disso, é organizador do Photoshop Conference, que chega à quinta edição em 2008.

Quanto tempo, né? Se bem que pensei que seria bem mais. Sim, ainda estou sem time. Correndo pra estudar tudo até outubro. Hoje entrei aqui apenas para verificar alguns emails e me deparo com esta bela surpresa do Flickr. 1 tera para armazenar fotos \o/ E pensar que eu já estava juntando verbas para pagar uma continha pró...é. Então, resolvi postar essa foto que tirei ontem na Nova Potycabana. Publiquei um texto no face com a minha opinião sobre a reinauguração e vou postar aqui em uma próxima fotografia que tirei lá. Enfim, tenho em vista um novo projeto que vou fazer em parceria com mais duas amigas. Ele tem haver com essa fase que nós estamos vivendo, vou dar uma dica... faltam seis meses ,mais ou menos, para o dia mais aguardado pra quem está no último ano escolar. hahaha Espero que o projeto seja bem aceito :)

ITALIA | FERRARA e RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Arch. Francesca Mattei e "Fare ricerca tra libri antichi? Impossibile a Ferrara e Dibattiti locali e proclami di Franceschini," QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (04|09|2014 & 08|12| 2013).

 

-- ITALIA | FERRARA e RESTAURO ARCHITETTURA: Fare ricerca tra libri antichi? Impossibile a Ferrara. Dibattiti locali e proclami di Franceschini, ma i costi dell'Ariostea restano inaffrontabili: 573 euro per dieci riproduzioni, QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (04|09|2014).

 

Le speranze che qualcosa si stesse muovendo c’erano tutte. Perchè dopo l’articolo del dicembre scorso di Estense.com, riguardo agli spropositati costi imposti dal Comune di Ferrara per la riproduzione delle opere culturali, il dibattito era approdato in consiglio comunale. Ma soprattutto per le ‘liberalizzazioni’ contenute nella prima stesura del decreto legislativo ArtBonus del ministro alla cultura Dario Franceschini. Ma oggi – a mesi di distanza e con in mano i conti della Biblioteca Ariostea e dell’Archivio Storico Comunale – è evidente che la situazione non si è mossa di un millimetro.

 

Alcuni ricorderanno la vicenda di Francesca Mattei, la 33enne ricercatrice ferrarese (impiegata al Politecnico di Milano) che per riprodurre cinque disegni, da pubblicare recto e verso, più due fotoriproduzioni di un libro antico, si era trovata di fronte a un preventivo ‘monstre’: 490 euro di base, che potevano arrivare a 840 a seconda del computo degli addetti al servizio. Il tutto per realizzare una ricerca su diversi disegni cinquecenteschi conservati a Ferrara – finora mai segnalati nel panorama accademico – che già di per sé rappresenterebbe un guadagno d’immagine per la città estense. Cifre da record (si veda il precedente articolo per i paragoni nazionali e internazionali) che avevano sollevato lo sdegno anche di Luca Cimarelli con l’allora Pdl, attraverso una risoluzione da portare nelle commissioni consiliari. Mentre l’assessore alla cultura Massimo Maisto dichiarava che “certamente attenuare i costi per i ricercatori e i soggetti più deboli è qualcosa su cui ragionare. Le tariffe in questo momento sono fissate anche per il prossimo anno, ma se mi viene fatto presente il problema sono assolutamente disponibile a portare la questione all’attenzione del consiglio”.

 

Veniamo al presente. Dopo le inutili richieste della Mattei a Mirna Bonazza, responsabile Manoscritti rari della Biblioteca Ariostea, è finalmente giunto il salatissimo conto: 573,77 euro per la riproduzione di 10 immagini. Neanche un euro di sconto nonostante siano scesi in campo anche gli editori della rivista accademica, spiegando l’importanza del lavoro all’interno del Census, progetto nato al Warburg College di Londra su iniziativa degli storici dell’arte Fritz Saxl e Richart Krautheimer e dall’archeologo Karl Lehmann. Lapidario il commento del curatore tedesco che si occupa della pubblicazione: “Dalle nostre esperienze in quindici anni nel Pegasus (la rivista pubblicata nell’ambito del progetto, ndr) so che alcune istituzioni hanno veramente dei prezzi orrendi, ma non capita spesso di non riuscire a negoziare uno sconto e il prezzo di 57 euro a immagine per i soli diritti, senza la fornitura degli immagini, è veramente il massimo mai raggiunto”. Un record, almeno in questo caso, di cui non andare troppo fieri.

 

Eppure oltre alle dichiarazioni dei politici locali, anche il ministro Franceschini sembrava aver aperto uno spiraglio per favorire la divulgazione - non a scopo di lucro, occorre puntualizzare – del nostro patrimonio artistico. Nella prima stesura del decreto legislativo ArtBonus (quello che, per intenderci, ora consente di farsi ‘i selfie’ davanti ai quadri dei musei), al comma 3 dell’articolo 12, veniva liberalizzata “purchè senza scopo di lucro, neanche indiretto, per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale”, “la riproduzione di beni culturali attuata con modalità che non comportino alcun contatto fisico con il bene, né l’esposizione dello stesso a sorgenti luminose, né l’uso di stativi o treppiedi”. Scomparsi dopo il passaggio alla Camera i riferimenti ai beni archivistici e bibliotecari, nonostante lo stesso Franceschini abbia giudicato il decreto “migliorato e arricchito”.

 

“Quasi immediatamente – commenta la Mattei -, i beni archivistici e bibliotecari sono stati espunti dal decreto Franceschini. Certamente, si tratta di oggetti che meritano di essere trattati con cautela e la cui riproduzione non può essere effettuata senza un debito controllo. Ma gli studiosi solitamente hanno l’adeguata attrezzatura – mentale e tecnologica – per eseguire tali riproduzioni. Sembra quindi che la questione rimanga aperta, e che al momento tale decreto vada solo a vantaggio dei selfie nei Musei. Quanto a Ferrara, gli esponenti delle alte sfere, istituzionali e politiche, sembrano pensare che l’unico modo per trarre profitto dai beni culturali non sia valorizzarli – ovvero metterli a disposizione degli studiosi affinché ottengano il giusto trattamento – ma spennare gli studiosi per fare cassa”.

 

E mentre l’ex consigliere Cimarelli – se non altro l’unico a essersi interessato per qualche tempo della vicenda – assicura che la risoluzione verrà ripresa da Forza Italia in consiglio, Maisto allarga le braccia e afferma che ormai, per i conti della Mattei, c’è ben poco da fare. “Gli sconti retroattivi non li può fare nessuno. Le tariffe vengono fissate dal consiglio comunale, che si è appena reinsediato dopo le elezioni e fino a questo momento ha portato avanti le questioni urgenti. Adesso è pienamente operativo, quindi sono a disposizione dei consiglieri se vogliono fare una riflessione studiando le modalità e i pro e i contro di un intervento sulle tariffe, perchè la giunta non può intervenire su questo”. L’articolo che sollevò il caso è datato 8 dicembre 2013. Conoscendo i prezzi, meglio rileggerlo prima che vada a finire nell’Archivio Storico.

 

FONTE | SOURCE:

 

-- Fare ricerca tra libri antichi? Impossibile a Ferrara. Dibattiti locali e proclami di Franceschini, ma i costi dell'Ariostea restano inaffrontabili: 573 euro per dieci riproduzioni, QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (04|09|2014).

 

www.estense.com/?p=406476

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ITALIA | FERRARA e RESTAURO ARCHITETTURA: Il lavoro impossibile del ricercatore a Ferrara, Tariffe inaffrontabili per riprodurre le fonti. Ma il Comune preferisce incassare che agevolare gli studi, QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (08|12| 2013).

 

Ferrara: storica città d’arte che raccoglie successo e gloria su centinaia di pubblicazioni e riviste accademiche in tutto il mondo. Città che però, paradossalmente, non rende la vita troppo facile ai ricercatori universitari che ne studiano i tesori nascosti. A partire dai costi per la riproduzione dei documenti custoditi nella Biblioteca Ariostea: manoscritti letterari, disegni artistici, progetti di palazzi storici. Patrimoni preziosi e da trattare con doverosa cautela, certo, ma anche strumenti indispensabili perchè i ricercatori possano diffondere l’immagine della città tra la comunità accademica internazionale. Peccato che i costi richiesti dal Comune siano tutt’altro che abbordabili, soprattutto considerando la scarsità di risorse a disposizione per la ricerca.

 

Emblematico è il caso di Francesca Mattei, architetto e ricercatrice ferrarese, che solleva la questione dopo aver scritto – senza ricevere risposta – alla segreteria del sindaco Tiziano Tagliani e al vicesindaco (e assessore alla cultura) Massimo Maisto. Mattei ha recentemente licenziato una monografia su Palazzo Crispi, sede del Consorzio di Bonifica, e sta ora lavorando su alcune tavole e disegni di proprietà della Biblioteca Ariostea e conservati presso l’Archivio Storico Comunale. Le sue richieste non sono eccessive: servono cinque disegni, da pubblicare recto e verso, più due fotoriproduzioni di un libro antico. Eccessivo sembra piuttosto il prezzo richiesto dal personale della biblioteca: 490 euro di base, che potranno raggiungere addirittura gli 840 a seconda del computo che stileranno gli addetti al servizio. “Ho provato a chiedere una tariffa agevolata al responsabile – racconta la ricercatrice – e in una prima mail mi è stato risposto che “non è possibile prevedere esenzione-riduzioni dei diritti dovuti”. Ho risposto che trovavo poco incoraggiante tale regolamento e che non dispongo dei mezzi economici per poter sostenere la spesa prevista, che corrisponde nella migliore delle ipotesi a un terzo del mio stipendio”.

 

Obiezioni che valgono ben poco per l’apparato burocratico, che risponde (“in una molto poco cordiale mail”, ci racconta la Mattei): “Non scendo nel merito delle sue considerazioni personali; l’amministrazione comunale ha disposto legittimamente che l’uso di immagini di beni culturali di proprietà comunale avvenga a titolo oneroso e non gratuito. Se avrà modo di frequentare altre istituzioni, italiane o straniere, si renderà conto che le norme sono sostanzialmente congrue”. Chi vuole pubblicare una ricerca – impresa ardua se non si può allegare neanche una fonte – deve quindi pagare, e non poco. E se l’università non sostiene i costi il ricercatore si deve arrangiare come può. Per qualche migliaio di euro in più nei bilanci comunali, dar vita a una pubblicazione su Ferrara diventa quindi un’operazione assai onerosa per gli studiosi.

 

Ma funziona davvero così nelle “altre istituzioni, italiane o straniere”? Solo fino a un certo punto, e ce lo spiega (“proprio perchè ho frequentato diverse istituzioni nazionali e internazionali”) la stessa ricercatrice. Innanzitutto proprio a Ferrara queste tariffe sono quasi una novità: fu nella seduta dell’11 ottobre 2010 che il consiglio comunale approvò che “la pubblicazione da parte di soggetti terzi (privati o pubblici) di beni culturali di proprietà comunale richiede un’adeguata regolamentazione” e che il Comune deve avere da questo un beneficio economico. Come termine di paragone per i prezzi fu presa la Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna.

 

Un paragone che si fermò però alle tariffe massime. “Faccio presente – puntualizza la ricercatrice ferrarese – che la Biblioteca dell’Archiginnasio applica una tariffa di 50 euro per le prime cinque immagini richieste, che scendono a 25 per le successive; e inoltre prevede sconti qualora si tratti di pubblicazioni scientifiche”. A questo si aggiunge anche una differenza nella qualità del servizio di cui i costi dovrebbero tener conto: “La Biblioteca Ariostea o l’Archivio Storico non forniscono alcuna riproduzione – spiega la Mattei -: è lo studioso che con mezzi propri, e in condizioni di illuminazione decisamente scadenti, senza poter usare cavalletti o altra attrezzatura, deve provvedere a procurarsi le immagini per le proprie pubblicazioni. Dunque non c’è nessun servizio fornito dalla biblioteca: viene solo richiesta una tassa”.

 

Senza contare poi sull’appoggio che – teoricamente – le istituzioni dovrebbero dare alla ricerca scientifica e all’oggettivo interesse che avrebbero nel dare più diffusione possibile al patrimonio artistico. “Restando nella stessa regione – continua la ricercatrice – la Biblioteca Estense di Modena fornisce riproduzioni scattate da un professionista al prezzo di una marca da bollo. Allargando gli orizzonti, la Biblioteca Apostolica Vaticana applica uno sconto del 50% di fronte a pubblicazioni scientifiche e la Bibliothèque Nationale de France di Parigi arriva addirittura a una riduzione dell’80%. La rivista dove pubblicherò il mio lavoro è una delle più prestigiose nel settore e una pubblicazione tra le sue pagine permetterebbe, peraltro, di conoscere tali materiali, producendo una proficua pubblicità per l’istituzione ferrarese”. Una pubblicità che probabilmente, attraverso agenzie, campagne promozionali e professionisti del settore, costerebbe alle casse del Comune ben più della cifra richiesta a una ricercatrice appassionata.

 

FONTE | SOURCE:

 

-- Il lavoro impossibile del ricercatore a Ferrara, Tariffe inaffrontabili per riprodurre le fonti. Ma il Comune preferisce incassare che agevolare gli studi, QUOTIDIANO | ESTENSE.COM (08|12| 2013).

 

www.estense.com/?p=346998

 

s.v.,

 

-- Dott.ssa FRANCESCA MATTEI, Politecnico di Milano, Polo territoriale di Mantova, Post-Doc | ACADEMIA.EDU (08|2014).

 

- PhD in Architectural History, IUAV University of Venice, Italy.

Dissertation: Palazzo Naselli a Ferrara (1527-1538). Architettura, committenza, eterodossia.

Advisor: prof. Massimo Bulgarelli.

 

- Master in Architectural History, University of Roma 3, Italy

Dissertation: Il “museo immaginario” di J.B.L.G. Séroux d’Agincourt. Una nuova proposta per le tavole d’Architettura dell’Histoire de l’Art par les monumens.

Advisor: dott.ssa Angela Cipriani

 

- BA + MA in Architecture, IUAV University of Venice, Italy.

Dissertation: L'architetto e il principe: il progetto di Leo von Klenze per la nuova Monaco di Ludwig I di Baviera.

Advisor: prof. Renzo Dubbini

 

polimi.academia.edu/FrancescaMattei

 

FONTE | FOTO | SOURCE:

 

-- Cercamon, Ferrara - Biblioteca ariostea | Palazzo Paradiso (1391), ITALIA | FLICKR (2008).

 

www.flickr.com/photos/cercamon/3160365660/

 

Rollei CR 200 pro E to C Nikon FE2 ais 50/1.8

Le Tre Levanne

Gran Paradiso, Noasca (TO)

 

Olympus E-3, Zuiko 50-200 1:2,8/3,5 Pro

 

E' vietata ogni riproduzione, copia, alterazione o modifica, anche parziale, senza esplicito consenso scritto dell'autore Aresargo.

 

 

Allora. Io ve lo dico. Dopo aver passato buona parte della mia recente esistenza tra pullman, treni e macerie, dopo aver capito che la mia relazione con excel stava cominciando a starmi stretta, ecco volevo dire che:

io la mia vita non la voglio passare avendo tra le attività più divertenti del giorno le ore di ricerche su internet delle tariffe più vantaggiose di autobus. Che c’è dell’altro, oltre al microsoft office. No perché 10 mesi senza premere il tastino della macchinetta digitale perché loro dicono che nella vita c’è TANTO altro da fare… bene. grazie, eh, ma questa cosa non fa per me.

 

Ho capito tante altre cose, veramente.

 

Ho capito che la mia produzione fotografica, dagli albori fino ai giorni nostri, mi fa per certi versi tristezza. Non c’è nulla di magico, nulla di particolarmente convincente. Che vedo altri fotografi del web e mi viene la lacrimuccia di invidia. C’hanno una certa ricerca, loro. Si applicano. Anche una sorta di evoluzione, perddi.re.

 

Va be’ che andare a zonzo per il globo con la dslr al collo, cioè anche solo questo, era una delle cose più spassose che per me si poteva concepire. Però ora so anche che ho bisogno di esercitarmi, tanto. E non basterebbe comunque, ché devo prendermelo il tempo per farlo. Che se ci sono persone intorno a te disposte a investire il loro, di tempo, per farsi venire un esaurimento nervoso questo certo non vuol dire che valga proprio per tutti.

 

Ho fatto belle cose. Ne sono successe di piacevoli - altre meno {senza fonte} - ma tutto sommato le isterie epocali delle lunghe nottate condivise con illustrator dei tempi giuovini non c’hanno proprio niente a che vedere con le recenti pressioni di tanti giri di

.punto.

  

Bello vedere flickr senza pro. E un po’ come fare tabula rasa colla manina e ricominciare. As soon as possible.

 

第五屆 全球自行車設計競賽 - 銀牌獎 Second Prize

The 5th International Bicycle Design Competition 2001

 

作品文字說明 Description of entry

 

A. Title of Entry : Pretty

 

B. 設計構想

1. 個性化及更親近人的設計

2. 可以依個人喜好去改變造型顏色

 Pretty是多變化的電動自行車,亦是個性化的產品,使電動自行車不只是追求操作上舒適,更要達到人性化的設計。

 為了達到以上的構想,Pretty具有圓滑曲線、可愛的造型,不同於管材焊接的傳統自行車,而是採用分模組合的方式去構成整個車身,組合步驟簡易,可以依自己的喜好自行更換車體外殼的色彩或材質,配合不同的場合及時間。

 除了製造時可生產多種色彩、材質的車殼供消費者選擇,自行更換外,消費者還可以藉由在電腦中選擇其所喜好的色彩、自行設計圖樣或文字,再由工廠塗裝,因此消費者可有完全符合自己心中想要的樣式。

 

C. 市場對象

Pretty的市場目標主要是以女性、學生族群及追求個人風格和多變化生活的人為對象。適用於都市區代步用如通勤、散步、逛街的電動自行車。

 

D. 創新結構說明

1. 小型電動自行車易於停放收藏

2. 以對稱模組化設計減少模具成本

3. 塑膠類復合材質,可有多種色彩變化的外殼,並有強化設計

4. 玩具模型的組合方式,容易自行拆裝更換搭配外殼和保養

5. 可附加多種配備:如專用購物袋、自動照明燈等

6. 變化性大因此產品生命週期可不斷延伸

 

E .特殊結構文字說明

1. 數位式電量及速度顯示螢幕

2. 模組化對稱設計車體

3. 避震坐墊及旋鈕式座桿束子(旋鈕表面為反射片材質)

4. 單管式避震器、檔泥板式前叉及車輪組裝方式

5. 自動照明前燈

6. 強化塑膠類複合材質車殼結構

 

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Description of Entry

 

A. Title of Entry : Pretty

 

B. Concepts of Design

1.personalized and user-friendly design

2.changeable design, according to user's preference

 

Pretty is an electric bicycle with many possible changes of appearance. It is a

personalized product that not only facilitates the operation but also gives a

pleasant looking. To achieve the goal of the above-mentioned concepts of design,

Pretty is designed with a smooth curving and cute shape. To differentiate with

the conventional fixed bicycles which is composed of welded steel bars, Pretty's

body structure is assembled with sets of modules. One can change the material

and color of the body structure in accordance with his preference. The cold

metallic hardness of the ordinary bicycles is thus replaced by a joyful and warm

feeling.

 

For the body structure, the manufacturer provides a variety of colors and materials

for customers to choose and change the look of their bikes by themselves. In addition,

buyers can also choose their favorite color, draft their own designs and characters

in reference to the information in the factory's database and ask the factory to do

the coating and assembling. In this way, the consumer is sure to get the ideal bike

he dreams for.

 

C. Target Market

The target market for Pretty is focusing on young female, students and person in pursuit

of stylish and innovative things. Pretty is suitable for urban transportation such as

commuting and shopping.

 

D. Innovative Features

1.Being a mini-sized electric bike, it is easy to park and store.

2.With symmetric mold set design, it reduces the cost of mole.

3.The surface structure of the bike is made of composite plastic material with many

different colors for choice.

4.Assembly method is similar to that of a toy model.

5.Easy to disassemble, maintain, and change parts of the structure.

6.Long product life cycle due to its wide variation.

 

Designer : 廖軍豪 Timothy Liao / 李岳樺 Yueh-Hua Lee ( Philip Lee )

March 31, 2001

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