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"Zigom" is a Paris-based street artist and mosaicist known for bringing pop culture to life through intricate pixel-art mosaics.
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#Zigom #ZigomArt
marò che zigomi !
uè, precisiamo. io ci ho gli occhi verdi che cambieno colore a seconda del tempo e della luce.
e di fotosciòp ovvio. ;-)
(prove randomiche di cinquantino)
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Da: Non ora, non qui.
Sorrideremo dei nostri vizi. Quali? Quelli di darci per scontati, come se dovessimo esserci sempre come il suono delle campane, come se dovessimo morire insieme ed essere nati insieme, sempre: vizio venuto perché un piccolo spago di giorni si sgomitolava e ci faceva ritrovare.
Povera abitudine, raro che uno si accorgesse che l'altro era cambiato dalla sera prima. Raro che ci si accorgesse che il suo umore metteva una pausa diversa tra il giorno già pronto e il buongiorno scambiato, che un sogno aveva sforzato gli zigomi, che un'ombra mai avuta cadeva dalla lampada sulla guancia. Sorrideremo del vizio che ci fa vedere uguali e capiremo i fitti nostri mutamenti e stupiremo che siano stati così numerosi.
[ Enrico De Luca ]
Paris #Grendizer #Goldorak #art by #zigom #zigomart #pixel #mosaique #mosaicart #manga #parislemarais #paris #parisstreetart #streetart #patm666photos
Sorrideremo dei nostri vizi. Quali? Quelli di darci per scontati, come se dovessimo esserci sempre come il suono delle campane, come se dovessimo morire insieme ed essere nati insieme, sempre: vizio venuto perché un piccolo spago di giorni si sgomitolava e ci faceva ritrovare.
Povera abitudine: raro che uno si accorgesse che l'altro era cambiato dalla sera prima. Raro che ci si accorgesse che il suo umore metteva una pausa diversa tra il giorno già pronto e il buongiorno scambiato, che un sogno aveva sforzato gli zigomi, che un'ombra mai avuta cadeva dalla lampada sulla guancia. Sorrideremo del vizio che ci fa vedere uguali e capiremo i fitti nostri mutamenti e stupiremo che siano stati così numerosi.
Erri De Luca, Non ora, non qui
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©Maria Casà. All rights reserved
A un tratto impiastricciai la mappa dei
giorni prosaici,
dopo aver schizzato tinta da un
bicchiere,
e mostrai su un piatto di gelatina
gli zigomi sghembi dell'oceano.
Sulla squama d'un pesce di latta
lessi gli appelli di nuove labbra.
Vladimir Majakovskij°
Mara.
Milano,Dicembre 2010.
Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...
Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.
Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...
Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.
Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...
Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...
(Guccini)
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Riguardava il viso, con quegli zigomi alti e due occhi immensi, umidi.
I capelli corvini facevano risaltare in modo impressionante il pallore dell'incarnato,
che era perfetto, quasi luminoso.
- Chet Williamson
[…] Kriska seduta sul letto, con le finestre della stanza chiuse, la luce obliqua dell’abatjour che gli faceva risaltare gli zigomi del volto, aveva un’aria orientale. E così, mi avvicinai con prudenza e mi sedetti al suo fianco, dopo un po’ le presi la mano. Lei non disse niente, e nemmeno io sapevo cosa dire. Mi rilassai, mi distesi, appoggiai il viso sul suo grembo, e all’improvviso mi colse uno spasmo, una sensazione di strangolamento ed un ansimare violento, singhiozzavo come un maiale grugnisce, e ci volle tempo perché capissi ciò che mi stava succedendo. I miei occhi inondarono le mie guance, tutto il mio viso, la camicetta di Kriska, succhiai la camicetta di Kriska per comprovare il sapore delle lacrime. E Kriska diceva: non è niente, non è niente, è già passato […]
(Chico Buarque, Budapest)
Bologna - Via del Traghetto.
Graffiti nel punto in venne ucciso Primo Zecchi dalla banda della "Uno Bianca", capeggiata dai fratelli Savi.
Primo Zecchi, medaglia d'oro al valore civile, venne freddato il 6 ottobre 1990 mentre annotava la targa della Fiat Uno nella quale si trovavano i banditi in fuga.
Erano le otto di sera del 6 ottobre 1990 quando due ombre con un passamontagna in testa entrano nel bar-tabaccheria fra Via Zanardi e Via del Traghetto, cercano di rapinare il titolare che si rifugia nel retrobottega, gli sparano e lo feriscono, il cassiere terrorizzato consegna loro l'incasso. Primo Zecchi era in attesa del pullman che riportava a casa la moglie e la figlia da una gita in Svizzera. Quando vide le due sagome che correvano verso la Fiat Uno, prese un foglio e ne annotò la targa. Nello stesso tempo gridava. "Chiamate il 113, chiamate il 113!. Una canna spuntò dall'auto, due proiettili lo colpirono in modo spietato allo zigomo e al naso, senza scampo. Poi la Fiat Uno bianca sgommò nel buio di Via Zanardi.
se tiri forte vien via la faccia.
se tiri.
se invece fai attenzione ne costruisci una nuova.
una nuova ogni volta.
una nuova senza segni della precedente.
un viso sopra l'altro, occhi sopra occhi, zigomi sopra zigomi.
bocca sopra bocca.
la tua faccia.
quella che vuoi vedere di mattina,
quella che vuoi ti accompagni in un locale la sera.
quella che vuoi stia con te in ascensore quando torni di notte e ti guardi allo specchio.
quella, insomma.
il gioco sta nel portare tutto così lontano da te da raggiungere quasi quella che sei senza.
una strada lunga così lunga ma così lunga da portarti ad un attimo prima della partenza.
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ed edematosa
Lipolisi dei grassi
Rassodamento
Potenziamento Muscolare
mi sono svegliata accanto a te oggi,e mi sono sentita felice.davvero felice
*questa è per :
il tuo profumo
le nostre labbra che si sfiorano
le nostre mani che si intrrecciano
la tua pelle sulla mia
i tuoi occhi dentro ai miei
i discorsi sull'amore
il solletico
la lotta che finisce con una ginocchiata sullo zigomo
e poi il tuo caldo abbraccio
I LOVE YOU
musica in ascolto : Yiruma - River Flows In Your
La tua pelle profuma di fresco, proprio come i fiori appena sbocciati.
Ti bacio gli zigomi.
Ti bacio le ginocchia.
Semplicemente, ti bacio*
Nascondono la loro sembianza dietro la maschera, sa bisera, è nera, di legno con naso, mento e zigomi fortemente pronunciati e con due fori per occhi e bocca. La testa è coperta da un fazzoletto marrone annodato sotto il mento. Sa bisera priva di qualsiasi carattere antropomorfo, è immagine di silenzio e impassibilità. Su pelli nere di pecora che nascondono il consueto abito di velluto marrone, i mamuthones portano sa garriga, un sonoro groppo di campanacci (su ferru), trenta chili di strepito che neutralizzano il silenzio dei volti. Davanti, poi, un grappolo di campane, tenute insieme da cinghie di cuoio. I mamuthones si muovono solitamente a gruppi di dodici, procedono appaiati e balzano grevemente, facendo risuonare i loro campanacci con impeccabile sincronia. E'una "processione danzata", un incedere ritmico distinto in balzi singoli che si chiudono regolarmente con una triplicazione del balzo stesso.
Si può pensare che la loro esibizione celebri la vittoria dei pastori di Barbagia (gli issohadores) sugli invasori saraceni fatti prigionieri e condotti in corteo (i mamuthones). Oppure vi si può leggere "un rito totemico di assoggettamento del bue", o una processione rituale fatta dai nuragici in onore di qualche nume agricolo e pastorale.
I mamuthones, dunque, come una torma di buoi ammansiti dagli issohadores loro mandriani o, ancora, i mamuthones come uomini imbovati, pastori che si immedesimano nel bove coprendo il volto con una maschera che ne riproduce le fattezze, come segno di venerazione quasi mistica per un animale così utile e prezioso per l'uomo.
Secondo Dolores Turchi, studiosa di tradizioni popolari, i Mamuthones hanno origine in tempi ancora più remoti : sarebbero da mettere in relazione con ancestrali riti di fertilità, riconducibili a culti dionisiaci diffusi in tutto il Mediterraneo.
Altre autorevoli interpretazioni hanno visto nella mascherata la rappresentazione della pratica mitica del geronticidio (l'uccisione del vecchio), altre ancora vedono nella maschera del mamuthone l'effige di un qualche spirito demoniaco.
Maschere simili ai mamuthones di Mamoiada (così come i boes di Ottana, i mamutzones di Samugheo e altri) si ritrovano anche in altre zone d'Europa, soprattutto nelle comunità agricole e pastorali dell'Europa mediterranea:
le maschere dei geros, nell'isola greca di Skyros, i kalogeroi di Viza, in Tracia, gli Zvoncari dell'Istria, alcune maschere
slovene. Tutte ricorrono all'uso di pelli di pecora e campanacci.
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte
Bologna capace d'amore, capace di morte
che sa quel che conta e che vale, che sa dov'è il sugo del sale
che calcola il giusto la vita, e che sa stare in piedi
per quanto colpita.
(francesco guccini, "Bologna")
Sabato 20 marzo 2010: Torino: Manifestazione No Tav-No Mafia Day.
www.notiziegenova.altervista.org/index.php/te-lo-nasondon...
"Gridavo basta, basta!!! ma i quattro poliziotti continuavano a colpire"
Nessuna sassaiola: «La carica è partita senza che lanciassimo alcuna provocazione»
Un’aggressione terribile che mi segnerà tutta la vita. Mai avuto tanta paura. Mi stavano ammazzando di botte». Marinella Alotto, 46 anni, ambulante di Borgone parla a fatica da un letto della stanza 9 del reparto di ortopedia dell’ospedale di Susa dov’è stata ricoverata. I medici dopo i primi accertamenti effettuati nella mattinata anche alle Molinette di Torino l'hanno giudicata guaribile in 30 giorni. Ha una frattura al setto nasale, un trauma cranico con ferita lacero contusa, piccole fratture agli zigomi sotto gli occhi e lesioni varie in tutto il corpo, in particolare sul braccio destro e al basso ventre, dove oggi sarà sottoposta a esami più approfonditi. «E' come se fosse stata investita da un'auto» dice il marito Paolo Ala, anche lui ambulante, seduto accanto al suo letto. Marinella e Paolo erano fra quei circa trecento No Tav che alle 19 del 19 febbraio 2010 si sono scontrati con le forze dell’ordine che li hanno caricati per difendere il sito S72 in frazione Coldimosso di Susa......
È quanto ne rimane di una festa
quando tutti se ne vanno,
e gioia e malinconia
si fondono assieme
lasciando una mente in solitudine
che si raggira senza trovare quiete.
Pensieri che si affollano,
pulizie da fare
pentole da lavare,
risotti da star male,
caffè che vengono corretti
malintesi che ti lasciano al freddo
partite di carte perse in partenza
porte che non si aprono
parcheggi che non si trovano
vestiti che si inzuppano di cocktail
tartine obese
e appartamenti ristretti.
E sentirsi
comunque
in ogni momento
al posto più giusto.
Nuovo inizio,
un altro,
che ti da un benvenuto confuso
tra un'affermazione ambigua e un ballo d'amicizia,
una foto sfocata e un panettone annegato.
Ritrovarsi tra le braccia di una camicia fradicia di champagne
all'ennesima scusa da parte di entrambi
approfittando della barba di cioccolato
e degli zigomi scomodi.
La non troppa consapevolezza
di un attimo di vergogna
in un bacio della buona notte.
Benvenuto anche a te, 2012.
Poi mi spiegherai il perchè di quella pallonata in faccia allo scoccare della mezzanotte.
Mio nonno.
Ogni volta che lo vedo,mi innamoro delle sue rughe, delle borse, delle occhiaie, del naso rotto, dei capelli sporchi e sconvolti, dello sguardo magnetico dei suoi occhietti vispi, del suo sorriso che non si piega mai (nemmeno adesso), degli zigomi scavati, della pelle cadente, della barba ispida.
Guardarlo, è come leggere in una poesia scarna
Gli occhi delle pietre sembrano prugne rosse e sangue che cola
dai vetri degli obesi di città e dagli zigomi di donne acide e cattive.
🌸Ciprie-Primer solide in Stick!
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Sentiti libera. Libera da te stessa. Libera dai pregiudizi e dalla taglia 38, ma soprattutto sentiti libera di fare ciò che vuoi. Balla fino a cadere a terra, ridi finchè non ti faccia male la mandibola, fino a non sentire più gli zigomi. Sii esagerata. Canta la vie en rose a squarciagola, canta le canzoncine della tua infanzia, divertiti.
Studia, sii curioso del sapere. Ama. Ama i quadri, le poesie, hemingway e picasso.
Ama il settantotto, ama parigi, ama gli anni venti e comprati un cane, un pesciolino rosso giallo fucsia o blu, un gatto o colleziona francobolli. Scrivi, leggi, beviti un caffè. Fa' qualunque cosa tu voglia. Ribellati, fai rivoluzione, vai in spagna e abolisci la corrida. Comprati un panino al salamino, che è il mio preferito.
Fai la lista della spesa, prendi sale zucchero pasta biscotti amore e tanti abbracci.
Non fermarti, non abbatterti, non giudicarti, tu sei bella e non importa ciò che dicono le persone, le etichette e le bilance.
Bologna - Via del Traghetto.
La lapide a ricordo che il Comune di Bologna ha posto nel punto in cui venne ucciso Primo Zecchi dalla banda della "Uno Bianca", capeggiata dai fratelli Savi. Primo Zecchi, medaglia d'oro al valore civile, venne freddato il 6 ottobre 1990 mentre annotava la targa della Fiat Uno nella quale si trovavano i banditi in fuga.
Erano le otto di sera del 6 ottobre 1990 quando due ombre con un passamontagna in testa entrano nel bar-tabaccheria fra Via Zanardi e Via del Traghetto, cercano di rapinare il titolare che si rifugia nel retrobottega, gli sparano e lo feriscono, il cassiere terrorizzato consegna loro l'incasso. Primo Zecchi era in attesa del pullman che riportava a casa la moglie e la figlia da una gita in Svizzera. Quando vide le due sagome che correvano verso la Fiat Uno, prese un foglio e ne annotò la targa. Nello stesso tempo gridava: "Chiamate il 113, chiamate il 113!". Una canna spuntò dall'auto, due proiettili lo colpirono in modo spietato allo zigomo e al naso, senza scampo. Poi la Fiat Uno bianca sgommò nel buio di Via Zanardi.
Mi rifarei gli occhi,
Mi rifarei la bocca,
Mi rifarei il naso,
Mi rifarei gli zigomi.
Cosicchè tu possa non riconoscermi.
Cosicchè io non sia più l'io che conosci da tempo.
Allora si che non rideresti piu'.
Il 22 ottobre del 2009 moriva all'ospedale Pertini il 31enne romano. Da allora otto processi, nove se si conta quello che deve ancora cominciare, non sono bastati per scrivere nero su bianco cosa ha causato il decesso del giovane. Almeno fino al racconto del militare Francesco Tedesco, testimone oculare delle botte a Stefano. Oggi - con il processo per il pestaggio che sta per finire e quello dei depistaggi che deve ancora iniziare - anche l'Arma ha deciso di considerarsi come parte offesa Doveva essere solo la storia di un tossico: un drogato, uno dei tanti, di quelli che prima o dopo si cacciano sempre nei guai. E chissà in quali guai si era cacciato Cucchi Stefano, di anni 31, un metro e 68 di altezza, 52 chili di peso, 28 grammi di sostanza stupefacente addosso: era hashish, fumo, come lo chiama qualsiasi ragazzetto di periferia. Ad ammazzarlo in carcere, invece, è stata la malnutrizione, dicevano i giudici, solo che i medici non se n’erano accorti. Anzi no: era poco idratato, aveva l’epilessia, la celiachia. E poi ricordiamoci che era un tossicodipendente: servono altri motivi per crepare in carcere? No, non servono. Non dovevano servire: Cucchi Stefano doveva essere solo uno dei tanti morti di galera. E basta. I motivi della morte – E invece no: non era vero niente. Stefano Cucchi è morto per un motivo preciso: lo hanno pestato, picchiato perché non voleva che gli prendessero le impronte digitali. Prima a schiaffi, poi a spintoni, quindi a pedate nel culo. E quand’era a terra pure a calci in faccia. Detta con il linguaggio di un medico, il perito Francesco Introna, è andata così: “Se Cucchi non avesse avuto la frattura della vertebra S4 la morte non sarebbe occorsa“. Spiegata in termini più semplici, dal pm Giovanni Musarò, Cucchi si è fratturato la vertebra perché è caduto a terra, sul pavimento della stanza del fotosegnalamento della caserma Appio Claudio. Ed è caduto a terra dopo essere stato menato di brutto, come dicono a Roma: “Le lesioni più gravi – dice sempre il pm – sono state prodotte dalla caduta di Cucchi, dopo un violentissimo pestaggio. Quella caduta gli è costata la vita”. A farlo cadere non è stato il pavimento difettoso e neanche un tossico detenuto con lui: sono stati due carabinieri. Per anni sono stati fantasmi senza nome né volto: oggi sono seduti sul banco degli imputati. Dieci anni senza verità – Solo che per saperlo ci sono voluti tremilaseicentocinquantadue giorni, otto processi, nove se si conta quello che deve ancora cominciare, decine e decine di appelli a testimoni che sapevano ma non parlavano, due militari che dopo anni hanno deciso di raccontare quello che avevano visto e sentito. Persino l’Arma oggi ha deciso di costituirsi parte civile contro i “carabinieri infedeli” – la citazione è sempre del pm Musarò – accusati di aver macchiato la divisa: prima hanno picchiato Cucchi, poi alcuni loro colleghi hanno fatto in modo che la verità su quella morte non emergesse mai. Ma ancora: non è vero niente di tutto questo, non fino ad oggi almeno. Dieci anni dopo non esiste una sentenza, neanche di primo grado, che metta nero su bianco i veri motivi della morte del giovane fermato in via Lemonia il 15 ottobre del 2009. Quella stessa notte comincia uno “scientifico depistaggio“, come lo ha definito Musarò, l’ennesimo magistrato a occuparsi del caso Cucchi, il primo a non trattarlo come la morte accidentale di un tossico malnutrito. Il muro di omertà – Per arrivare alle inchieste di Musarò c’è voluta tutta dedizione di Ilaria, la sorella di Stefano che in dieci anni non ha mai smesso di chiedere giustizia: ha cominciato nell’ottobre di dieci anni fa, quando mostrò in pubblico le fotografie del cadavere di suo fratello. Era il 29 ottobre quando il Fatto Quotidiano pubblicò per la prima volta le immagini di quel cadavere evidentemente sottopeso, con gli occhi tumefatti e gli zigomi troppo sporgenti: da quel momento la storia del tossico morto è svanita a poco a poco. Sostituita gradualmente da un puzzle complesso in cui piano piano ogni tessera prendeva il suo posto. Un percorso lungo e complicato che passa dai processi infiniti ai medici, agli infermieri e agli agenti penitenziari. E che inizia a prendere forma quando il carabiniere Riccardo Casamassima va da Fabio Anselmo, l’avvocato della famiglia Cucchi, per raccontare quello che aveva sentito in caserma nei giorni successivi all’arresto del giovane: “È successo un casino ragazzi, hanno massacrato di botte un arrestato”, disse un suo superiore, il maresciallo Roberto Mandolini, anche lui oggi a giudizio. “Morto di fame”- È la prima crepa in un muro d’omertà che crolla definitivamente nell’ottobre del 2018. Questa volta a parlare è un testimone oculare del pestaggio: è un carabiniere ed è uno degli imputati del processo bis. Si chiama bis perché prima sono finiti alla sbarra sei medici e tre infermieri dell’ospedale Pertini, dove Cucchi morì, e tre agenti della polizia penitenziaria: sono stati tutti assolti tranne cinque camici bianchi che dopo due annullamenti della Cassazione aspettano un nuovo verdetto della Corte d’appello. Il reato di omicidio colposo, però, si è prescritto da mesi. E in ogni caso appaiono decisamente superate dagli eventi le prime sentenze emesse dei giudici sulla morte di Cucchi. Secondo loro Stefano è deceduto per “insufficiente alimentazione e idratazione iniziata prima dell’arresto alla quale devono aggiungersi le patologie da cui era affetto (epilessia, tossicodipendenza e riferito morbo celiaco), lo stress per i dolori delle lesioni lombo-sacrali e un ‘quasi’ digiuno di protesta”. Pestaggio in divisa – Cucchi Stefano è davvero morto per “insufficiente alimentazione” iniziata “prima dell’arresto”? Secondo il pm Musarò no, non è andata così. “Il primo processo Cucchi fu kafkiano, ci fu un depistaggio scientifico, a 360 gradi, che noi abbiamo ricostruito e dimostrato”, ha detto il magistrato dopo aver messo a verbale la testimonianza di un suo imputato: si chiama Francesco Tedesco, fa il carabiniere ed era lì la notte tra il 15 e 16 ottobre del 2009, quando Cucchi rifiutò di farsi prendere le impronte. A picchiarlo – racconta lui – furono due suoi colleghi: Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, sui quali pende una richiesta di condanna a 18 anni di carcere. “Cucchi fu vittima un pestaggio violento e repentino, roba da teppisti da stadio. Fu un’aggressione vile, non è che sono stati sfortunati in quella circostanza. Se la sono presa con una persona sottopeso che consideravano un drogato”, è una parte della requisitoria del pm. Un atto d’accusa che spiega anche perché la verità sul caso Cucchi tarda ad arrivare da dieci anni: “Non è stato frutto di sciatteria, ma di uno scientifico depistaggio. Non possiamo fare finta di non capire che sia stato così perché si stava giocando un’altra partita, una partita truccata all’insaputa di tutti”. L’Arma parte civile per i depistaggi – Nella storia di Cucchi, ha ricostruito il pm, i depistaggi hanno raggiunto “picchi inimmaginabili, da film dell’orrore”. Per questo motivo a novembre si aprirà un nuovo processo, il nono: alla sbarra otto alti ufficiali dei carabinieri, compreso Alessandro Casarsa, già comandante dei Corazzieri del Quirinale. La catena di omissioni sfiora anche uomini che occupavano posti ai vertici dello Stato. Il cuore delle Istituzioni che però, a un certo punto, ha fatto una scelta di campo, come ha spiegato sempre la pubblica accusa nella sua requisitoria: “Questo non è un processo all’Arma ma a cinque carabinieri traditori, l’Arma è con noi”. Già perché nel frattempo l’Arma dei carabinieri si è costituita parte civile nel processo sui depistaggi: adesso sembra che pure lo Stato voglia capire come è morto Stefano Cucchi. Sono passati dieci anni e non c’è ancora una sentenza definitiva. Ma la storia di Stefano non è quella di un tossico morto di galera. In galera, semmai, doveva morire. laltracampana.guidoferrario.org/2019/10/22/stefano-cucchi...
🎀Il contouring kit Ombraluce Duo è formato da due polveri minerali ad alta sfumabilità per creare effetti volume naturali senza alterare il colore della pelle: Light e Shadow.
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Quantità: 4 gr per confezione
Prezzo: € 17,90
Aspetto da geisha, con il pallore naturale del volto che contrasta con i tratti marcati e decisi delle sopracciglia (ordinate, folte e lineari), l'eye-liner a descrivere il profilo della palpebra, il fard degli zigomi ed il colore forte e sfumato - verde, azzurro o bronzo - delle palpebre. Un make-up minimal-chic. Rossetto rosso fuoco e labbra delineate alla perfezione creano il punto centrale del viso attraendo gli sguardi, ma delle labbra parleremo più avanti.