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Paris #zigomart #pimax #nourf #pixelart #patm666photos

Paris #zigomart #paris #patm666photos

"Zigom" is a Paris-based street artist and mosaicist known for bringing pop culture to life through intricate pixel-art mosaics.

 

For more information, or to follow this artist references refer to -

 

INSTAGRAM: www.instagram.com/zigom.art/

 

#Zigom #ZigomArt

"Zigom" is a Paris-based street artist and mosaicist known for bringing pop culture to life through intricate pixel-art mosaics.

 

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#Zigom #ZigomArt

Quando non esisteva ancora internet e le foto venivano fatte vedere solo agli amici...

peccato no? questa foto l'ha fatta mio padre, la posto come dedica a una delle donne della mia vita :) Ciao Mà'

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/mode fan: on

 

qualsiasi commento a riguardo sarebbe totalmente non obiettivo.

qualsiasi canzone che desideravo sentire l'ho sentita.

ho avuto zigomi altissimi e occhi azzurrissimi a mia disposizione per un'ora e mezza.

 

evan, sei di un bello vergognoso.

 

♥ ♥ ♥

 

/mode fan: off

 

Quando non esisteva ancora internet e le foto venivano fatte vedere solo agli amici...

peccato no? questa foto l'ha fatta mia madre, la posto come dedica all'uomo ke ho sempre ammirato, nel bene e nel male, Ciao Pà'

Paris #zigomart #paris #patm666photos

ABC s ministrom hospodárstva Petrom Žigom | Bratislava | 28.6.2017

...come se dovessimo morire insieme ed essere nati insieme, sempre: vizio venuto perché un piccolo spago di giorni si sgomitolava e ci faceva ritrovare.

Povera abitudine: raro che uno si accorgesse che l'altro era cambiato dalla sera prima. Raro che ci si accorgesse che il suo umore metteva una pausa diversa tra il giorno già pronto e il buongiorno scambiato, che un sogno aveva sforzato gli zigomi, che un'ombra mai avuta cadeva dalla lampada sulla guancia. Sorrideremo del vizio che ci fa vedere uguali e capiremo i fitti nostri mutamenti e stupiremo che siano stati così numerosi.

 

Erri De Luca

ciroiodice's posterous Aspetto da geisha, con il pallore naturale del volto che contrasta con i tratti marcati e decisi delle sopracciglia (ordinate, folte e lineari), l'eye-liner a descrivere il profilo della palpebra, il fard degli zigomi ed il colore forte e sfumato - verde, azzurro o bronzo - delle palpebre. Un make-u ... ciroiodice.posterous.com/trucco-autunno-2010-stile-geisha...

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"...Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,

Bologna capace d' amore, capace di morte,

che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,

che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita..."

[intrallazzo stupidissimo per le foto di Cusano Mutri!]

Crocifisso in bronzo del ‘600. Emilia cm 40 x 15.

Il Crocifisso rappresenta l’immagine del Cristo vivo: Gesù è agonizzante, gli occhi rivolti al cielo quasi a dar voce alla supplica: ”Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Il volto, con gli zigomi definiti, il naso dritto e sottile, è incorniciato da ciocche di capelli che ricadono arrotolate sulle spalle. Il torace si inarca e imprime una torsione alla figura, costringendo l’anca destra a sollevarsi per assecondare il movimento del corpo. Sui lombi cade un elegante perizoma. E’ questa una rappresentazione di Cristo Crocifisso di stampo protestante, giansenista: un nuovo modello di crocifissione, che non avrà luogo in seguito, con la peculiarità delle braccia di Cristo elevate, molto strette e quasi perpendicolari al corpo per esprimere il pensiero dei riformatori calvinisti, ovvero, che il Signore offre la salvezza a pochi predestinati.

Il 22 ottobre del 2009 moriva all'ospedale Pertini il 31enne romano. Da allora otto processi, nove se si conta quello che deve ancora cominciare, non sono bastati per scrivere nero su bianco cosa ha causato il decesso del giovane. Almeno fino al racconto del militare Francesco Tedesco, testimone oculare delle botte a Stefano. Oggi - con il processo per il pestaggio che sta per finire e quello dei depistaggi che deve ancora iniziare - anche l'Arma ha deciso di considerarsi come parte offesa Doveva essere solo la storia di un tossico: un drogato, uno dei tanti, di quelli che prima o dopo si cacciano sempre nei guai. E chissà in quali guai si era cacciato Cucchi Stefano, di anni 31, un metro e 68 di altezza, 52 chili di peso, 28 grammi di sostanza stupefacente addosso: era hashish, fumo, come lo chiama qualsiasi ragazzetto di periferia. Ad ammazzarlo in carcere, invece, è stata la malnutrizione, dicevano i giudici, solo che i medici non se n’erano accorti. Anzi no: era poco idratato, aveva l’epilessia, la celiachia. E poi ricordiamoci che era un tossicodipendente: servono altri motivi per crepare in carcere? No, non servono. Non dovevano servire: Cucchi Stefano doveva essere solo uno dei tanti morti di galera. E basta. I motivi della morte – E invece no: non era vero niente. Stefano Cucchi è morto per un motivo preciso: lo hanno pestato, picchiato perché non voleva che gli prendessero le impronte digitali. Prima a schiaffi, poi a spintoni, quindi a pedate nel culo. E quand’era a terra pure a calci in faccia. Detta con il linguaggio di un medico, il perito Francesco Introna, è andata così: “Se Cucchi non avesse avuto la frattura della vertebra S4 la morte non sarebbe occorsa“. Spiegata in termini più semplici, dal pm Giovanni Musarò, Cucchi si è fratturato la vertebra perché è caduto a terra, sul pavimento della stanza del fotosegnalamento della caserma Appio Claudio. Ed è caduto a terra dopo essere stato menato di brutto, come dicono a Roma: “Le lesioni più gravi – dice sempre il pm – sono state prodotte dalla caduta di Cucchi, dopo un violentissimo pestaggio. Quella caduta gli è costata la vita”. A farlo cadere non è stato il pavimento difettoso e neanche un tossico detenuto con lui: sono stati due carabinieri. Per anni sono stati fantasmi senza nome né volto: oggi sono seduti sul banco degli imputati. Dieci anni senza verità – Solo che per saperlo ci sono voluti tremilaseicentocinquantadue giorni, otto processi, nove se si conta quello che deve ancora cominciare, decine e decine di appelli a testimoni che sapevano ma non parlavano, due militari che dopo anni hanno deciso di raccontare quello che avevano visto e sentito. Persino l’Arma oggi ha deciso di costituirsi parte civile contro i “carabinieri infedeli” – la citazione è sempre del pm Musarò – accusati di aver macchiato la divisa: prima hanno picchiato Cucchi, poi alcuni loro colleghi hanno fatto in modo che la verità su quella morte non emergesse mai. Ma ancora: non è vero niente di tutto questo, non fino ad oggi almeno. Dieci anni dopo non esiste una sentenza, neanche di primo grado, che metta nero su bianco i veri motivi della morte del giovane fermato in via Lemonia il 15 ottobre del 2009. Quella stessa notte comincia uno “scientifico depistaggio“, come lo ha definito Musarò, l’ennesimo magistrato a occuparsi del caso Cucchi, il primo a non trattarlo come la morte accidentale di un tossico malnutrito. Il muro di omertà – Per arrivare alle inchieste di Musarò c’è voluta tutta dedizione di Ilaria, la sorella di Stefano che in dieci anni non ha mai smesso di chiedere giustizia: ha cominciato nell’ottobre di dieci anni fa, quando mostrò in pubblico le fotografie del cadavere di suo fratello. Era il 29 ottobre quando il Fatto Quotidiano pubblicò per la prima volta le immagini di quel cadavere evidentemente sottopeso, con gli occhi tumefatti e gli zigomi troppo sporgenti: da quel momento la storia del tossico morto è svanita a poco a poco. Sostituita gradualmente da un puzzle complesso in cui piano piano ogni tessera prendeva il suo posto. Un percorso lungo e complicato che passa dai processi infiniti ai medici, agli infermieri e agli agenti penitenziari. E che inizia a prendere forma quando il carabiniere Riccardo Casamassima va da Fabio Anselmo, l’avvocato della famiglia Cucchi, per raccontare quello che aveva sentito in caserma nei giorni successivi all’arresto del giovane: “È successo un casino ragazzi, hanno massacrato di botte un arrestato”, disse un suo superiore, il maresciallo Roberto Mandolini, anche lui oggi a giudizio. “Morto di fame”- È la prima crepa in un muro d’omertà che crolla definitivamente nell’ottobre del 2018. Questa volta a parlare è un testimone oculare del pestaggio: è un carabiniere ed è uno degli imputati del processo bis. Si chiama bis perché prima sono finiti alla sbarra sei medici e tre infermieri dell’ospedale Pertini, dove Cucchi morì, e tre agenti della polizia penitenziaria: sono stati tutti assolti tranne cinque camici bianchi che dopo due annullamenti della Cassazione aspettano un nuovo verdetto della Corte d’appello. Il reato di omicidio colposo, però, si è prescritto da mesi. E in ogni caso appaiono decisamente superate dagli eventi le prime sentenze emesse dei giudici sulla morte di Cucchi. Secondo loro Stefano è deceduto per “insufficiente alimentazione e idratazione iniziata prima dell’arresto alla quale devono aggiungersi le patologie da cui era affetto (epilessia, tossicodipendenza e riferito morbo celiaco), lo stress per i dolori delle lesioni lombo-sacrali e un ‘quasi’ digiuno di protesta”. Pestaggio in divisa – Cucchi Stefano è davvero morto per “insufficiente alimentazione” iniziata “prima dell’arresto”? Secondo il pm Musarò no, non è andata così. “Il primo processo Cucchi fu kafkiano, ci fu un depistaggio scientifico, a 360 gradi, che noi abbiamo ricostruito e dimostrato”, ha detto il magistrato dopo aver messo a verbale la testimonianza di un suo imputato: si chiama Francesco Tedesco, fa il carabiniere ed era lì la notte tra il 15 e 16 ottobre del 2009, quando Cucchi rifiutò di farsi prendere le impronte. A picchiarlo – racconta lui – furono due suoi colleghi: Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro, sui quali pende una richiesta di condanna a 18 anni di carcere. “Cucchi fu vittima un pestaggio violento e repentino, roba da teppisti da stadio. Fu un’aggressione vile, non è che sono stati sfortunati in quella circostanza. Se la sono presa con una persona sottopeso che consideravano un drogato”, è una parte della requisitoria del pm. Un atto d’accusa che spiega anche perché la verità sul caso Cucchi tarda ad arrivare da dieci anni: “Non è stato frutto di sciatteria, ma di uno scientifico depistaggio. Non possiamo fare finta di non capire che sia stato così perché si stava giocando un’altra partita, una partita truccata all’insaputa di tutti”. L’Arma parte civile per i depistaggi – Nella storia di Cucchi, ha ricostruito il pm, i depistaggi hanno raggiunto “picchi inimmaginabili, da film dell’orrore”. Per questo motivo a novembre si aprirà un nuovo processo, il nono: alla sbarra otto alti ufficiali dei carabinieri, compreso Alessandro Casarsa, già comandante dei Corazzieri del Quirinale. La catena di omissioni sfiora anche uomini che occupavano posti ai vertici dello Stato. Il cuore delle Istituzioni che però, a un certo punto, ha fatto una scelta di campo, come ha spiegato sempre la pubblica accusa nella sua requisitoria: “Questo non è un processo all’Arma ma a cinque carabinieri traditori, l’Arma è con noi”. Già perché nel frattempo l’Arma dei carabinieri si è costituita parte civile nel processo sui depistaggi: adesso sembra che pure lo Stato voglia capire come è morto Stefano Cucchi. Sono passati dieci anni e non c’è ancora una sentenza definitiva. Ma la storia di Stefano non è quella di un tossico morto di galera. In galera, semmai, doveva morire. laltracampana.guidoferrario.org/2019/10/22/stefano-cucchi...

AS CIDADES E OS MORTOS

  

Não existe cidade mais disposta a aproveitar a vida e a evitar aflições do que Eusápia. E, a fim de que o salto da vida para a morte seja menos brusco, os habitantes construíram no subsolo uma cópia idêntica da cidade. Os cadáveres, dessecados de modo que os esqueletos restem revestidos de pele amarela, são levados para baixo e continuam a cumprir antigas atividades. Destas, as preferidas são as que reproduzem momentos de despreocupação: a maioria é posicionada em torno de mesas servidas, ou colocada em posições de dança ou no gesto de tocar trombeta. Mas todos os comércios e profissões da Eusápia dos vivos são recriados no subsolo, ao menos os que os vivos realizaram com mais satisfação do que aborrecimento: o relojoeiro, no meio de todos os relógios parados de sua oficina, encosta a orelha seca num relógio de pêndulo sem corda; um barbeiro ensaboa com um pincel seco o osso dos zigomas de um ator enquanto este repassa o seu papel examinando o roteiro com as órbitas vazias; uma moça de crânio risonho ordenha uma carcaça de bezerra.

Claro que muitos dos vivos pedem para depois da morte um destino diferente do que lhes coube em vida: a necrópole é apinhada de caçadores de leões, meios-sopranos, banqueiros, violinistas, duquesas, concubinas, generais, em número maior do que jamais contou a cidade vivente.

A incumbência de acompanhar os mortos para baixo e instalá-los no lugar desejado é conferida a uma confraria de encapuzados. Ninguém mais tem acesso à Eusápia dos mortos e tudo o que se sabe de lá de baixo sabe-se por intermédio deles.

Dizem que a mesma confraria existe entre os mortos e que não deixa de lhes dar uma ajuda; após a morte, os encapuzados continuarão com o mesmo ofício também na outra Eusápia; fazem crer que alguns deles já morreram e continuam a ir de cima para baixo. Claro, a autoridade dessa congregação sobre a Eusápia dos vivos é muito ampla.

Dizem que cada vez que descem encontram alguma mudança na Eusápia de baixo; os mortos apresentam inovações em sua cidade; não muitas, mas certamente fruto de uma reflexão ponderada, não de caprichos passageiros. De um ano para o outro, dizem, não se reconhece a Eusápia dos mortos. E os vivos, para não ficarem para trás, querem fazer tudo o que os encapuzados contam a respeito das novidades dos mortos.

Assim, a Eusápia dos vivos começou a copiar a sua cópia subterrânea.

Dizem que não é só agora que isso ocorre: na realidade, foram os mortos que construíram a Eusápia de cima semelhante à sua cidade. Dizem que nas duas cidades gêmeas não existe meio de saber quem são os vivos e quem são os mortos.

  

Italo Calvino, As Cidades Invisíveis, 1972.

 

[Uma reflexão em homenagem ao aniversário de 159 anos da Província de São Carlos.]

Potrei stare ore e ore qui ad accarezzare la tua bocca ed i tuoi zigomi senza mai parlare. E senz'ascoltare altro: nient'altro che il tuo respiro crescere. E senza sentire altro che noi, nient'altro che noi.

Potrei stare fermo immobile solo con te addosso a guardare le tue palpebre chiudersi ad ogni passo della mia mano lenta che scivola sulla tua pelle umida. E senza sentire altro che noi, nient'altro che noi.

Potrei perdermi guardandoti mentre stai dormendo, col tuo corpo che muovendosi sembra stia cercando anche nel sonno di avvicinarsi a me, quasi fosse impossibile

per te sentire altro che noi, nient'altro che noi.

 

[i]Tutto ciò è perchè non c'è niente al mondo che valga un secondo vissuto accanto a te, che valga un gesto tuo, o un tuo movimento. E perché niente al mondo mi ha mai dato tanto da emozionarmi come quando siamo noi...nient'altro che noi.

Zigom’s “Bagheera” is a pixelated mosaic street art piece inspired by the panther character from The Jungle Book. It was installed on November 9, 2021, at 6 Rue des Anglais. Zigom is a Paris-based street artist celebrated for his vibrant mosaic installations that pay homage to 1980s and 1990s pop culture icons.

Crocifisso in bosso senza braccia del ‘600

Nonostante mutilo delle braccia, qui Cristo rappresenta al massimo la drammaticità della Crocifissione. Tensione e grande teatralità traspirano soprattutto attraverso la definizione del volto smagrito, con gli zigomi in rilievo, la bocca semiaperta che mostra i denti, la barba e le due lunghe ciocche di capelli. E’ evidenziata la perfetta ossatura e muscolatura; il corpo diviene sinuoso grazie alla naturalistica ma vigorosa organicità: una sola gamba tesa, mentre l’altra si flette e si ritrae. Il perizoma, costituito da una cordicella da cui pende con naturalezza il panneggio, gira intorno alla figura.

 

Dimensione Foto: Larghezza 140 cm, Altezza 93 cm

  

“Non è che adesso te ne vai a casa per un po’ di dermatite?”

“Sento prudere tutta la faccia, la fronte e gli zigomi sono inguardabili”

“Allora per te avrò altri lavori da solo nel tuo ufficio. Tu a casa non vai”

 

Il capo continua a scrivere la mail che permetterà di avere l’applicazione della sua azienda per Smartphone.

 

“Perche fai finta di scrivere una mail e non mi guardi negli occhi?

“Tu dovresti urlare, correre e credere in Dio e non lo fai... è per questo che hai sto schifo in faccia”

“Dovrei essere disperato per farlo”

“Tu sei disperato”

“Quindi ti va un disperato al lavoro?”

“Un disperato intelligente… Un disperato è una persona fedele”.

 

L’impiegato si alza, mettendosi dietro la sua sedia:

 

“tutte le sere mi riposo sullo sgabellino verde che usava mio padre per studiare il rullante e penso al passato, così la mia anima comincia a tirare in dietro finchè non vede qualcosa del mio passato che la fa sorridere e ogni volta che ride l’elastico che ci unisce la fa ritornare a me, e più va in dietro e più arriva con debolezza come se le capacità elastiche ragionassero al contrario, e ogni giorno la sento più lontana. Però quando arriva pur essendo debole la spinta che la riporta a me, spalanco gli occhi e per un attimo vedo il volto di Dio e devo dire che un po' mi assomiglia”.

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Una dichiarazione d'amore alle pelli chiare. 💗

 

La radiosità delicata di una serra di fiori rari all'alba, un soffio di rosa caldo, neutro, appena satinato. 🌷

Adorabile anche come gloss.

 

Prezzo: € 13,90

Se vuoi, impara a cominciare nel sogno.

Se puoi, cresci sulle orme altrui.

E se non vuoi, vivi negli intervalli del male.

E se non puoi, mischia la tiepida tenebra col vino.

E smettila di pagare inesplorato per un nome.

Nascondi dietro allo squallore delle finestre il calice purissimo,

affinché il misero Cristo crocefisso alla parete

non sappia mai nulla, per nessun motivo.

Il giorno raffreddato preme sugli zigomi della camera

e poi l’immobilità difficilmente trasalirà.

Sei nessuno, sei senza motivo, senza luogo, senza meta.

Sei mortale, l’eternità non ti riguarda.

Se credi, rischia a prendere fuoco nel tepore.

Se lo conosci, prova un altro spazio.

Se non vuoi, lascia il vuoto della costanza.

Se non puoi, diluisci il tramonto nel cristallo.

E svuota le confessioni di qualche ospite

nella torbida pupilla, nell’indifferenza del vetro,

con fredda noncuranza sii capace di bere,

la loro sofferenza non è la tua, le loro parole sono cenere.

Chi due volte non ascoltato impara a tacere,

ma la capacità di credere non tornerà,

non soffrire di ciò che non fai in tempo a concepire.

Vale la pena se l’eternità non ti riguarda?

Se vedi, sappi che non è ciò che sta sul fondo.

Se senti, allora percepisci che è qualcos’altro.

E se non vuoi, vivi di ciò che ti sta vicino.

E se non puoi, dimentica: questo è anche in me.

Il cammino non si mostra lassù con una freccia azzurra,

perché essa non si sveglierà mai.

In questo è tutto il suo orrore, tutta la sua essenza

e allusioni all’eternità che non ti riguardano.

La bianca fiera non è entrata, è rimasta sulla soglia.

Il sentiero verso la tua casa trasparente si è ricoperto di foresta.

Ha lasciato sulla sua croce il Cristo stupito,

immergendosi finalmente fino in fondo nel tuo sguardo.

È svanito il sole nell’indifferenza degli stagni,

il fiume è affogato, privo della sorgente.

Se qualcuno si avvicina,

fa che non sappia mai nulla,

che il calice di cristallo tocchi appena i volti,

che la sera avvelenata gli sorrida,

affinché non faccia in tempo a spaventarsi della fine,

e pensare all’eternità che non lo riguarda.

 

da “1989”, Alina Vituchnovskaja

Crocifisso in bosso senza braccia del ‘600

Nonostante mutilo delle braccia, qui Cristo rappresenta al massimo la drammaticità della Crocifissione. Tensione e grande teatralità traspirano soprattutto attraverso la definizione del volto smagrito, con gli zigomi in rilievo, la bocca semiaperta che mostra i denti, la barba e le due lunghe ciocche di capelli. E’ evidenziata la perfetta ossatura e muscolatura; il corpo diviene sinuoso grazie alla naturalistica ma vigorosa organicità: una sola gamba tesa, mentre l’altra si flette e si ritrae. Il perizoma, costituito da una cordicella da cui pende con naturalezza il panneggio, gira intorno alla figura.

 

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Paris #zigomart #hercules #pifgadget #pixelart #mosaique #patm666photos

Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,

Bologna capace d' amore, capace di morte,

che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,

che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...

Crocifisso in bronzo del ‘600. Emilia cm 40 x 15.

Il Crocifisso rappresenta l’immagine del Cristo vivo: Gesù è agonizzante, gli occhi rivolti al cielo quasi a dar voce alla supplica: ”Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Il volto, con gli zigomi definiti, il naso dritto e sottile, è incorniciato da ciocche di capelli che ricadono arrotolate sulle spalle. Il torace si inarca e imprime una torsione alla figura, costringendo l’anca destra a sollevarsi per assecondare il movimento del corpo. Sui lombi cade un elegante perizoma. E’ questa una rappresentazione di Cristo Crocifisso di stampo protestante, giansenista: un nuovo modello di crocifissione, che non avrà luogo in seguito, con la peculiarità delle braccia di Cristo elevate, molto strette e quasi perpendicolari al corpo per esprimere il pensiero dei riformatori calvinisti, ovvero, che il Signore offre la salvezza a pochi predestinati.

 

Scrivo questi versi su una sedia bianca all’aperto

con la sola giacca addosso in inverno

dopo aver bevuto molti bicchieri

allargando gli zigomi con frasi in madrelingua.

Il caffè si raffredda nella tazza.

Sciaborda la laguna, castigando con minimi sprazzi

la torbida pupilla che fissa nel ricordo

questo paesaggio in grado di fare a meno di me.

(I. Brodskij)

Crocifisso in bosso senza braccia del ‘600.

Nord Europa ( Germania?) cm 27 x 6

Nonostante mutilo delle braccia, qui Cristo rappresenta al massimo la drammaticità della Crocifissione. Tensione e grande teatralità traspirano soprattutto attraverso la definizione del volto smagrito, con gli zigomi in rilievo, la bocca semiaperta che mostra i denti, la barba e le due lunghe ciocche di capelli. E’ evidenziata la perfetta ossatura e muscolatura; il corpo diviene sinuoso grazie alla naturalistica ma vigorosa organicità: una sola gamba tesa, mentre l’altra si flette e si ritrae. Il perizoma, costituito da una cordicella da cui pende con naturalezza il panneggio, gira intorno alla figura.

🎀Blush 100% minerale in polvere libera.

Per accendere di salute guance e zigomi in modo naturale ed elegante.🎀

 

Color Rosa pesca con satinatura rosa intenso.

Delicato e frizzante al tempo stesso.🌷

 

Prezzo: € 13,90

Crocifisso in bosso senza braccia del ‘600

Nonostante mutilo delle braccia, qui Cristo rappresenta al massimo la drammaticità della Crocifissione. Tensione e grande teatralità traspirano soprattutto attraverso la definizione del volto smagrito, con gli zigomi in rilievo, la bocca semiaperta che mostra i denti, la barba e le due lunghe ciocche di capelli. E’ evidenziata la perfetta ossatura e muscolatura; il corpo diviene sinuoso grazie alla naturalistica ma vigorosa organicità: una sola gamba tesa, mentre l’altra si flette e si ritrae. Il perizoma, costituito da una cordicella da cui pende con naturalezza il panneggio, gira intorno alla figura.

 

ABC s ministrom hospodárstva Petrom Žigom | Bratislava | 28.6.2017

ABC s ministrom hospodárstva Petrom Žigom | Bratislava | 28.6.2017

ABC s ministrom hospodárstva Petrom Žigom | Bratislava | 28.6.2017

ABC s ministrom hospodárstva Petrom Žigom | Bratislava | 28.6.2017

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