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Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler

 

A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀

 

Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.

 

Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.

E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.

Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀

Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂

 

Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.

Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.

Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?

 

La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.

La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️

Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.

 

Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.

 

La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️

Rue de Moussy 26/12/2021 16h50

Pixelart but not made by Invader. I really had to convince myself that I hadn't come across any work by Invader here that I had never seen before.

 

Isidore, the cool cat. The conic cat from the cartoon "Les entrechats". In English "Heathcliff", or "Heathcliff and the Catillac".

 

ZIGOMART

This piece of streetart made of pixels is made by the French artist Ziromart. His work is inspired by the pop culture from the 80's and the 90's. According to the Instagram account there are more than 32 pieces installed in the Marais.

 

www.instagram.com/zigom.art/

Rue Pierre au Lard 17/12/2021 20h31

Pixelart but not made by Invader. I really had to convince myself that I hadn't come across any work by Invader here that I had never seen before.

 

Pennywise, the scary clown from the movie IT. iconic The villain from a Stephen King's novel, published in the 80's and adapted twice as an horror movie. Corner Rue Pierre au Lard and Rue Saint-Merri. Installed in October 2021.

 

ZIGOMART

This piece of streetart made of pixels is made by the French artist Ziromart. His work is inspired by the pop culture from the 80's and the 90's. According to the Instagram account there are more than 32 pieces installed in the Marais.

 

www.instagram.com/zigom.art/

"Bologna capace d'amore, capace di morte,

che sa quel che conta e che vale."

Quando le donne di Quinnipak si guardavano allo specchio pensavano al volto di Jun Rail.

Quando gli uomini di Quinnipak guardavano le loro donne pensavano al volto di Jun Rail.

I capelli, gli zigomi, la pelle bianchissima, la piega degli occhi di Jun Rail.

Ma più di ogni altra cosa [...] la bocca di Jun Rail.

La bocca di Jun Rail non ti lasciava in pace. Ti trapanava la fantasia, semplicemente. Ti impiastricciava i pensieri.

"Un giorno Dio disegnò la bocca di Jun Rail. E' lì che gli venne in mente quell'idea stramba del peccato."

Il volto di Jun Rail stava nella fantasia di chiunque.

Square Sainte-Croix de la Bretonnerie 17/12/2021 20h36

Pixelart but not made by Invader. I really had to convince myself that I hadn't come across any work by Invader here that I had never seen before.

 

Mr T, Clubber Lang of Rocky 3 and B.A. Baracus of the A-Team. Installed in July 2021.

 

ZIGOMART

This piece of streetart made of pixels is made by the French artist Ziromart. His work is inspired by the pop culture from the 80's and the 90's. According to the Instagram account there are more than 32 pieces installed in the Marais.

 

www.instagram.com/zigom.art/

Paris clown by Zigomart pa_331 invaderwashere parisstreetart art mosaicart tiles pixel flashinvaders patmhunterinvader invaderphotography streetart arturbain spaceinvaders paris04eme patm666photos

Rue de Venise 21/029/2022 19h35

Pixelart but not made by Invader. This Gizmo, a caracter from the 1984 film The Gremlins has been made by Zigom(art). Installed in February 2021.

 

ZIGOMART

This piece of streetart made of pixels is made by the French artist Ziromart. His work is inspired by the pop culture from the 80's and the 90's. According to the Instagram account there are more than 32 pieces installed in the Marais.

 

www.instagram.com/zigom.art/

Rue du Temple 26/09/2022 19h13

Pixelart but not made by Invader. This Goldorak or Grandizer is located in the Marais near Hôtel de Ville. Installed in March 2021.

 

ZIGOMART

This piece of streetart made of pixels is made by the French artist Ziromart. His work is inspired by the pop culture from the 80's and the 90's. According to the Instagram account there are more than 32 pieces installed in the Marais.

 

www.instagram.com/zigom.art/

"Noi siamo i morti" disse Winston.

"Noi siamo i morti", fece eco Julia, sottomessa.

"Voi siete i morti" disse una voce metallica dietro di loro.

Si voltarono di scatto. Le viscere di Winston parvero diventate di ghiaccio. Poteva vedere il bianco tutt'attorno alle iridi degli occhi di Julia. La faccia di lei era diventata di un giallo latteo. La macchia di rosso che stava ancora sugli zigomi risaltava, da sola, come se non avesse più nulla a che fare con la pelle che la sosteneva.

"Voi siete i morti" ripeté la voce metallica.

"Dietro la stampa" disse Julia con un soffio.

"Dietro la stampa" ripeté la voce.

Bologna e' una donna emiliana di zigomo forte

Bologna capace d' amore capace di morte

che sa quel che conta e che vale che sa dov' e' il sugo del sale

che calcola il giusto la vita e che sa

stare in piedi per quanto colpita

Bologna e' una ricca signora che fu contadina

benessere ville gioielli e salami in vetrina

che sa che l'odor di miseria da mandare giu' e' cosa seria

e vuole sentirsi sicura con quello

che ha addosso perche' sa la paura

lo sprechi il tuo odor di benessere pero'

con lo strano binomio dei morti per sogni

davanti al tuo santo Petronio...

[Bologna - Guccini]

Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli

col seno sul piano padano ed il culo sui colli,

Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,

Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...

 

Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,

Bologna capace d' amore, capace di morte,

che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,

che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...

 

Bologna è una ricca signora che fu contadina:

benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,

che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria

e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.

 

Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio

dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio

e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi

confusi e legati a migliaia di mondi diversi?

Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,

cantando canzoni che è come cantare di niente...

 

Bologna è una strana signora, volgare matrona,

Bologna bambina per bene, Bologna "busona",

Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,

rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...

 

[Soundtrack: Francesco Guccini - Bologna]

Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler

 

A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀

 

Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.

 

Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.

E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.

Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀

Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂

 

Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.

Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.

Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?

 

La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.

La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️

Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.

 

Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.

 

La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️

Per primo te eri la più bella di tutto, ti ho sempre visto così da quando sono nata : con i capelli lunghi biondi, bella con gli zigomi alti e la vita stretta, eri bella anche quando i capelli ti sono cascati, eri bella vestita da casa, sull’autobus, bella, il mio allegro tulipano giallo, bella al mare, bella la più bella a Parigi, Barcellona e a Istambul. La più bella sempre e ovunque, anche quando sei morta eri bella, sicuramente la più bella fra tutti i morti, nei mie pensieri sei bella come uno smeraldo magico , e nei ricordi si, lì sei bella come il mare scintillante nelle mattine d’estate.

Sono sicura che non vedrò mai più nessun altro con occhi abitati come i tuoi, da quando il tuo profumo si è spento anche il nostro giardino ha perso il colore. Mammina, cosa farei per un altro bacio soffice ancora!

E’ un distacco questo? Stringo gli occhi per pensare, per provare ad immaginare cosa mi risponderesti…non ci riesco, non so indovinare una risposta, forse avresti ironizzato, avresti fatto una battuta sul cancro lurido capitato nella persona sbagliata.

La realtà quella di oggi, è che non ci sono più i nostri abbracci, ma te mi hai insegnato tante cose, anche che la vita è fatta di attimi, stringerò forte forte quelli e io un po’ felice ti sentirò ancora.

  

Aveva una faccia da anni quaranta. A giudicare dalle vecchie riviste che avevo trovato nella cantina di casa, negli anni quaranta tutti avevano una faccia del genere. doveva essere la fame del tempo di guerra: incavava il volto sotto gli zigomi e rendeva l'occhio vagamente febbricitante. Era una faccia che avevo visto nelle scene di fucilazione, da ambo le parti. A quei tempi uomini con la stessa faccia si fucilavano tra loro.

 

Umberto Eco - Il Pendolo di Foucault.

-Eccola.

Gl'indicò con un gesto del capo una ragazza in mezzo a gente che partiva e gente che arrivava. Il treno s'era spento, la gran parte dei passeggeri già camminavano di fretta verso la fine del binario. Altri l'incrociavano per prendere posto e partire.

-E' quella?

-E' quella.

Faticava un po' a vederla. La calca la mangiava e poi se ne liberava, lei s'avanzava a passi piccoli e lenti. Portava un cappotto grigio melange, lungo fino alle ginocchia. Stivali, qualche centimetro di tacchi.

-E' carina.

-Sei stato fortunato.

Si girò a guardare la signora al suo fianco.

Fumava una sigaretta senza filtro, lunghe boccate di fumo denso e scuro. Odorava quasi di bosco, di foglie, d'autunno. Ormai quell'odore lo riconosceva. Almeno quello non cambiava, l'odore, sempre lo stesso. La signora invece sì. Un attimo prima, e il treno ancora frenava, l'aveva guardata socchiudere gli occhi, due occhi grandi e maliziosi, verdi. Li aveva socchiusi, ciglia folte e lunghe, zigomi morbidi, delicati.

Poi il treno s'era fermato, qualcuno era passato tra di loro, due uomini con valigie enormi, e una ragazza affannata, rumore di tacchi. La signora aveva parlato, e lui s'era voltato verso il binario dove il treno apriva le porte e si svuotava. L'aveva guardata ancora, la signora. Quel profilo affilato, quegli zigomi feroci, duri, gli occhi ora neri, sottili. Incavava le guance aspirando un'altra boccata di fumo, e già non era più lei, ai lati del viso capelli neri come la notte.

Solo quell'odore di bosco, leggero.

-Come si chiama?

Ormai la ragazza era vicina. S'era fermata all'altezza del locomotore, lo sguardo levato verso il tabellone degli arrivi e delle partenze. Aveva un volto delicato, sopracciglia nette, capelli ribelli.

-Te lo dirà lei?

-Chi è?

-Lo saprai.

Guardò la signora. Lei gli rispose con uno sguardo appena accennato, solo un rapido movimento degli occhi. Labbra rosse senza espressione, una piccola ruga sul mento. Una nuvola di fumo odoroso. Poi volse lo sguardo verso il treno, nuove rughe agli angoli degli occhi, e il fumo si dissolveva senza fretta, piano, scopriva ciocche di capelli grigi.

-Per favore, dimmelo.

-Un altro favore?

Tacque. Tacque anche lui.

-Ricorda il patto.

-Lo ricorderò.

Gli tremava un po' la voce.

L'aveva chiesto, l'aveva avuto. Ed ora era tardi.

-Il nome, per favore, solo il nome.

-No.

-Non la conosco.

-Hai chiesto un favore. L'hai avuto. Ora decido io.

Lo guardò negli occhi.

Un attimo solo, spilli sotto alla pelle, gelo nel cuore, iridi di legno d'ulivo, odore di bosco, e in quello sguardo c'era tutta una vita, passata, e ce n'era un'altra, forse.

-Non hai più tempo. Scegli. Accetti?

-Sì.

-Non avrai altra occasione.

-Accetto.

-Puoi venire con me.

-No!

La signora sorrise.

-Non ora, certo, non ora. E' il patto.

Due anziani passarono tra di loro chiedendo permesso. Una mano l'afferrò per il gomito. Mano di ragazza. E un attimo dopo era davanti a lui.

-Eccoti!

L'abbracciò, si scostò da lui, gli parlò, cose da raccontare, chiedeva come stesse suo fratello, lo chiamava per nome.

-Mi sei mancato, sai?

Lo baciò, labbra schiuse e sapore di buono, passione giovane, fresca, incosciente. Spingeva il bacino contro al suo, sui tacchi una danza urgente, leggera.

-Andiamo?

-Sì.

S'abbracciarono ancora. Lei stringeva forte, lui guardava dove un attimo prima c'era la Signora, ed ora non c'era più nessuno. Strinse forte la ragazza, e lei lo sapeva, chi era lui, forte l'abbraccio e caldo il capo spettinato sul petto, come d'innamorati da troppo tempo lontani. La spettino, le arruffò i capelli sulla piccola nuca per la prima volta, ma erano già mille, era già un passato riscritto.

Respirò il profumo dei suoi capelli. Profumo di terra, di bosco, di legno antico.

 

(..)

Rue de Moussy 26/12/2021 16h49

Pixelart but not made by Invader. I really had to convince myself that I hadn't come across any work by Invader here that I had never seen before.

 

Isidore, the cool cat. The conic cat from the cartoon "Les entrechats". In English "Heathcliff", or "Heathcliff and the Catillac".

Installation: June 2021

Close-up

 

ZIGOMART

This piece of streetart made of pixels is made by the French artist Ziromart. His work is inspired by the pop culture from the 80's and the 90's. According to the Instagram account there are more than 32 pieces installed in the Marais.

 

www.instagram.com/zigom.art/

Rue des Francs-Bourgeois 17/12/2021 20h48

Pixelart but not made by Invader. I really had to convince myself that I hadn't come across any work by Invader here that I had never seen before.

 

Pixelart starring Jeff "The Dude" Lebowski. The Big Lebowski is a 1998 black comedy crime film written, produced, and directed by Joel and Ethan Coen. It stars Jeff Bridges as Jeffrey "The Dude" Lebowski, a Los Angeles slacker and avid bowler.

Installed in the Marais in April 2021.

 

ZIGOMART

This piece of streetart made of pixels is made by the French artist Ziromart. His work is inspired by the pop culture from the 80's and the 90's. According to the Instagram account there are more than 32 pieces installed in the Marais.

 

www.instagram.com/zigom.art/

 

Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler

 

A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀

 

Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.

 

Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.

E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.

Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀

Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂

 

Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.

Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.

Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?

 

La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.

La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️

Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.

 

Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.

 

La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️

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DEDICATA alle DONNE 25 novembre, mobilitazione nazionale contro la violenza sulle donne

  

L’AMORE RUBATO

Otto ritratti, lucidi e struggenti, di donne che combattono.

Di DACIA MARAINI

 

•IL GIOVANE DOTTORE Gianni Lenti se ne sta seduto sullo sgabello del Pronto Soccorso con in mano un bicchiere di polistirolo pieno di caffè. Incollati alle orecchie ha gli auricolari da cui sgorga una musica dolce, di tipo orientale, di quelle che lui preferisce. Gli ricorda i quadri di Gauguin di cui ha visto recentemente una mostra.

•Donne a piedi nudi coi fiori fra i capelli, cavalli azzurri che riempiono l’orizzonte, palme dalle grandi foglie ciondolanti che si indovinano profumate e morbide. Oggi finalmente si respira. Solo un ictus in tutta la mattina. Meno male. Quasi quasi me ne vado a prendere un gelato, si dice. Ma proprio inquel momento vede aprirsi la porta a vetri.

•DAVANTI A LUI UNA RAGAZZINA dagli zigomi sporgenti, i lunghi capelli castani, avanza trascinando un braccio evidentemente spezzato. «È finita la pacchia» mormora andandole incontro. Ma che cavolo le è successo, manco le fosse andato addosso un camion. È tutta coperta di lividi e il braccio penzola da una spalla rigida. «Ha detto di essere caduta dalle scale» commenta acida Ada l’infermiera, «te ne occupi tu?»

•«Che scale?» «E che ne so? Non parla. D’altronde nessuno le ha chiesto i dettagli del ruzzolone. Una firma, i documenti e basta.»

•Il dottor Gianni Lenti la guarda attentamente. Gli pare di averla già vista. «Ma lei non è venuta un’altra volta qui al Pronto Soccorso con due costole rotte e un sospetto di strangolamento?». Marina Savina – questo il nome scritto sulla cartella d’ingresso – scuote il capo con aria testarda. Ma non ha il coraggio di reggere lo sguardo del dottore che sembra dire: sì che sei tu, ti riconosco. «Cosa è successo?» chiede lui continuando a fissarla.

•«SONO CADUTA DALLE SCALE» risponde lei ma con un filo di voce, cocciuta, assente, tenendo gli occhi bassi. «Neanche ti fossi buttata dalla finestra!» insiste lui. «Chi ti ha spezzato questo braccio?» Nessuna risposta. Il dottore la affida alla collega per la radiografia. Intanto prepara le stecche e le bende per l’ingessatura. Marina Savina affronta con coraggio il dolore. Stringe i denti e guarda da un’altra parte quando il dottorino le tira il braccio rotto, quando glielo fascia con il gesso bagnato, quando le tocca il naso, da cui esce il sangue, per vedere se c’è qualcosa di rotto anche lì.

•«Il naso è a posto» dice con voce gentile ma anche stizzita. Ormai ne ha viste troppe di donne che vengono al Pronto Soccorso coperte di lividi e dichiarano che sono cadute dalle scale. «Dovreste inventare qualcosa di più originale» commenta accompagnandola alla porta. Quella ragazza magrissima e tutta occhi gli mette tenerezza.

•È IL SUO SILENZIO PERO’ che trova inquietante. Un silenzio di complicità, di paura, di difesa, di resa? «Come vai a casa adesso?» aggiunge con voce preoccupata. Ma lei non risponde. La vede allontanarsi a piedi lungo il marciapiede affollato col braccio al collo, la borsa povera, di finta pelle, appesa alla mano libera. Si muove lesta, un poco legnosa, come una bambina timida e fiera, pensa il dottore mentre la vede scomparire tra la folla.

•CIRCA UN MESE DOPO, il dottor Gianni Lenti se ne sta seduto vicino alla finestra lamentandosi per il caldo. L’estate sembra essere arrivata tutta d’un tratto portando afa e sudore. Ha sempre alle orecchie gli auricolari e ascolta la stessa musica delle isole lontane che gli ricorda i quadri di Gauguin. È talmente stanco che quasi non riesce ad ascoltare le sue note predilette. In mattinata ci sono stati due incidenti d’auto con gambe rotte, bacini dissestati, un ictus, due infarti e due casi di demenza senile.

•«Oggi proprio non si respira» dice guardando la porta del Pronto Soccorso che si apre e si richiude lenta su se stessa con un lamento flebile.

•E PROPRIO MENTRE PROVA A CONCENTRARSI sulla musica hawaiana pensando al fresco di una palma azzurra da cui pendono dei frutti gialli bagnati dalla rugiada, vede entrare una ragazza che si fa strada zoppicando e perdendo sangue dal naso. Cavolo! si dice riconoscendo la tipa dal braccio rotto che era venuta il mese scorso. Ora quel braccio non porta più l’ingessatura e ciondola un poco rattrappito lungo il fianco. Ma la ragazza zoppica vistosamente e la faccia è coperta di ecchimosi. Dal naso, che tiene tamponato con un fazzolettino azzurro, cola copioso il sangue. «Sei caduta ancora una volta dalle scale?» le chiede aggressivo e scherzoso. Un piccolo sorriso increspa le labbra violacee della ragazza.

«OH, FINALMENTE TI VEDO RIDERE. Tuo padre ti picchia, di’ la verità» aggiunge prendendola per un braccio e portandola verso la saletta attrezzata. Ma lei non risponde, chiusa com’è in un mutismo rabbioso e umiliato.

  

27esimaora.corriere.it/pagina/marina-e-caduta-per-le-scale/

  

Ricordo che la mostra "ACQUA: FANTASIE ONIRICHE" continua ancora per dicembre

  

www.flickr.com/photos/mariagraziamarrulli/10314465865/in/...

  

26/11/2013...h. 20.07

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"Disoccupata, precaria, troia, vergine stuprata, ministro promosso per l'aspetto, per il culo, ma anche la bocca aiuta, costretta ad accettare avances sul lavoro, preda delle voglie di parenti e delinquenti, uccisa da zii, mariti, amanti, ex compagni, buttata sulla strada da magnaccia, introdotta nei letti dei potenti come una regalia per acquisirne la condiscendenza. Extracomunitaria e minorenne, a migliaia, quasi bambine, carne fresca sui viali di tutte le città, facile conquista di padri di merda e di famiglia nell'indifferenza totale. Miss Italia che mostrano la loro mercanzia in prima serata, ragazze di cui non si ricorderà il sorriso, lo sguardo, ma soltanto il seno, i lombi, l'incavo delle cosce, vallette con i fili interdentali nelle chiappe in tutti i programmi televisivi, seminude anche nella notte di Natale, merce gratta e fotti, a disposizione degli italiani, inconsapevoli aspiranti puttane del piccolo schermo. Sottopagata, quota rosa, residuale, marginale, esclusa dalle scelte, dalla politica, senza diritti civili se non benedetta dalla sacralità del matrimonio, senza una pensione anche se moglie di fatto per una vita, senza asili, senza spazi verdi per i suoi figli, perché i figli sono delle donne, quasi sempre. Corpo e non persona, buco e non spirito. Oggetto di modernariato con labbra a canotto e zigomi da lupa, in vecchiaia simile a una maitresse di antichi bordelli. Plasmata dalle necessità e dal trionfo del membro maschile, signore e padrone della sua vita. Non più persona, ma oggetto, che si può usare, prestare, strangolare, possedere. Un transfert di massa l'ha trasformata da essere vivente a cosa di comune disponibilità, accessibile, che non può negarsi, non ne ha più il diritto. Proprietà privata, ma anche pubblica, da strangolare in caso di rifiuto, nella scala sociale appena al di sopra di una bambola gonfiabile, da possedere anche dopo la morte, perché una cosa non è viva e non è morta. E' solo una cosa, una donna, nient'altro che una donna."

( www.beppegrillo.it/ )

Il pestaggio da parte di carabinieri e polizia all'Ospedale S. Paolo la notte dopo l'omicidio di Dax Davide Cesare

    

bt.ngvision.org/ngv_ita_mi_20030316_spaolo.mov.torrent

www.ngvision.org/download/143/antracite.ngvision.org/new_...

 

www3.autistici.org/sanpaolo/

www.milano.repubblica.it/speciali/pestaggio/index_adsl.html

reload.realityhacking.org/prop/folders//20060224_folder25...

    

Tratto dall'esposto DI UN COMPAGNO FEROCEMENTE PICCHIATO.

...Dopo poco sono entrati invece 10/15 poliziotti che mi hanno preso di peso e buttato letteralmente fuori dal pronto soccorso, gettandomi a terra, iniziando a manganellarmi ed a darmi calci in faccia, con una violenza spaventosa.

Mi hanno poi ammanettato e ripicchiato ancora, per poi, bontà loro rialzarmi per portarmi in fondo al viale, dove mentre attendevano che arrivasse la macchina dove caricarmi, mi hanno ancora inferto colpi.

Mi hanno poi fatto salire in macchina dove ho visto un altro ragazzo sanguinante, Nonostante fossimo entrambi feriti ci hanno tenuto per parecchi minuti nella macchina, facevo fatica a respirare, sia perché il posto era piccolo, sia per le ferite che avevo e per il sangue che perdevo copiosamente. Ci siamo entrambi messi ad urlare , dopo poco ci hanno portato al Pronto soccorso.

Mi hanno medicato e dimesso il giorno dopo, con diagnosi di trauma facciale policontusivo.

Dopo due giorni però sentendomi male, infatti avevo febbre, nausea e giramenti di testa, sono tornato al pronto soccorso, ove fattami finalmente una TAC mi hanno diagnosticato una frattura del naso e dello zigomo destro.

Il giorno dopo sono stato operato al setto nasale e successivamente dimesso.

 

www2.autistici.org/apm/sanpaolo/index.html

 

www3.autistici.org/sanpaolo/mostra_web_pagina6.htm

Brad Mehldau- Blackbird(amo quest'uomo)

 

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Stasera è vestito di nero. Siede sbilenco, un po’ di lato. Poco dopo toglie la giacca. Sembra scomodo, messo così, le gambe come pronte a scattare, se solo non stessero lì a pigiare i pedali. Ma ogni volta che può stacca una mano e accompagna la musica, il braccio che gioca scomposto in aria. Il suo tocco. Brad, un ragazzo e qualche capello grigio. Faccia liscia da bravo studente, naso largo lievemente schiacciato, zigomi alti . La mano adesso sola sui tasti invia i suoni di tutta un’orchestra. Lo sguardo è corto, gli occhi socchiusi: sul palco non usa occhiali. Elegante senza volerlo, anche quando afferra il telo bianco, si asciuga le mani e lo piega con cura. Solo allora vedi lo sforzo, il calore che il pianoforte traduce in accordi. Due brani, poi prende il microfono. La voce cortese saluta tentando una frase italiana, quindi passa all’inglese, pulito.Tra un pezzo e l’altro scambia poche parole e cenni, talora perplessi, con il compagno di scena: non c’è scaletta, si sceglie che cosa suonare via via che il concerto procede, secondo l’istinto, la voglia, il momento. Come se fossero soli, due amici in salotto la notte. E immagini a stento che abbia una vita lontano dal piano, perché le sue mani appartengono ai tasti, colpiscono, improvvisano tra il bianco e il nero, battono ancora, volano via e tornano indietro, mentre anche le spalle si alzano lente, prima una, poi l’altra. Si muove con le note, aggiusta il bacino sulla panca, gira il viso a destra senza guardare. Immerso nel suono, ora ampio, ora essenziale. Riempie lo spazio. Ogni tono è perfetto ma avvolge, resta a lungo sospeso. Così compone o rivisita vecchie canzoni, Paul Simon, i Beatles, classici jazz. Intona il motivo con frasi scarne e la musica va, si scuote e dimena con lui. Lo segui, ti guida, e quando è il momento si torna a casa. Ti porta giù, dove la melodia iniziava, gli accordi di nuovo fedeli alla traccia. Rallenta, abbassa la testa. Silenzio. Applauso

Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler

 

A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀

 

Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.

 

Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.

E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.

Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀

Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂

 

Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.

Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.

Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?

 

La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.

La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️

Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.

 

Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.

 

La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️

Paris : Quartier du Marais

LETIZIA, Cinema Italia

 

Mi chiamano Agrado, perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita gradevole agli altri. Oltre che gradevole sono molto autentica: guardate che corpo, tutto fatto su misura! Occhi a mandorla, ottantamila. Naso, duecento, buttate nell'immondizia, perché l'anno dopo me l'hanno ridotto così con un'altra bastonata. Lo so che mi dà personalità, però se l'avessi saputo, non me lo toccavo. Continuo. Tette, due, perché non sono mica un mostro! Settanta ciascuna, però le ho già super-ammortizzate. Silicone nei...Labbra, fronte, zigomi, fianchi e culo. Un litro sta sulle centomila, perciò fate voi il conto perché io l'ho già perso. Limatura della mandibola, settantacinquemila, depilazione definitiva col laser, perché le donne vengono dalle scimmie tanto quanto gli uomini, sessantamila a seduta, dipende da quanta barba una ha, normalmente da una a quattro sedute. Però se balli il flamenco ce ne vogliono di più, è chiaro. Bene, quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica, signora mia. E in questa cosa non si deve essere tirchi, perché una è più autentica, quanto più somiglia all'idea che ha sognato di se stessa.

Morte del ragazzo di Mercurio

 

Per qualcuno il tempo scorre a velocità diversa…

il corpo dell’uomo, provato dalla grevità di anni non ancora trascorsi, si abbandona all’abbraccio del divano; la schiena si lascia scivolare tra i cuscini fino a sprofondare rinunciando a contrastare il peso e perfino l’aria. I tratti morbidi del viso e il colorito roseo degli zigomi tradiscono un legame con una giovinezza ancora troppo vicina per essere solo un ricordo. Gli occhi opachi, grigi come il mare all’incombere della pioggia, trascurano forme e colori e si soffermano sul pulviscolo e sul fumo che dalle dita sale leggero fino al soffitto.

La puntina esplora i solchi del vinile e diffonde nella stanza le note di “The Idiot” dell’iguana Iggy

…CALLING SISTER MIDNIGHT, YOU’VE GOT ME REACHING FOR THE MOON…

Un vinile visto al microscopio ricorda la superficie della luna, un vero peccato che le note celate in quei crateri siano destinate a restare inascoltate.

D’un tratto l’uomo si alza, come se improvvisamente si fosse ricordato di avere delle incombenze da assolvere. Appoggia il palmo di una mano sul tavolo e con l’altra raccoglie il bicchiere…con un gesto deciso ingurgita lo scotch. Non si concede esitazioni mentre prende la fune e sale su una scala traballante per assicurarne un’estremità ad una delle travi che tagliano longitudinalmente la stanza…poi afferra l’estremità penzolante, la fa scorrere lungo la corda e arrabatta un nodo sino a formare un cappio.

Si ferma ad ammirare la sua creazione, sembra quasi volersi sincerare che tutto sia perfetto; la corda cade all’altezza giusta, il cappio ondeggia sinistro proprio in corrispondenza dello specchio.

Sale sulla sedia, guarda il riflesso del suo volto cinto nella funerea cornice…ha solo 24 anni ma le rughe che tagliano la fronte e scavano tra gli occhi gli ricordano che lui viene da Mercurio, dove un minuto dura un attimo e una vita non lascia il tempo per pensare. Senza ulteriori indugi infila la testa nel cappio, sferra un calcio deciso alla sedia e, per un attimo, prima che la corda gli laceri il collo e gli faccia roteare gli occhi, vede nello specchio un ragazzo che sorride…

 

... coi fianchi un po' molli,

col seno sul piano padano ed il culo sui colli.

Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,

Bologna la grassa e l' umana, già un poco Romagna e in odor di Toscana.

Bologna per me provinciale, Parigi minore:

mercati all'aperto, bistrot, della rive gauche l'odore,

con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l'assenzio cantava,

ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.

Però che bohéme confortevole giocata fra casa e osterie,

quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie.

Oh come eravamo poetici, ma senza pudore o paura,

e i vecchi imberiaghi sembravano la letteratura.

Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna,

cullati fra i portici cosce di mamma Bologna.

Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,

Bologna capace d'amore, capace di morte,

che sa quel che conta e che vale, che sa dov'è il sugo del sale,

che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi, per quanto colpita.

Bologna è una ricca signora che fu contadina:

benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,

che sa che l'odor di miseria da mandare giù è cosa seria,

e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perché sa la paura.

Lo sprechi il tuo odor di benessere, però con lo strano binomio

dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio,

e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi,

confusi e legati a migliaia di mondi diversi?

Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,

cantando canzoni che è come cantare di niente.

Bologna è una strana signora, volgare e matrona,

Bologna bambina per bene, Bologna busona,

Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,

rimorso per quel che m'hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato.

 

(Francesco Guccini - Bologna)

 

www.youtube.com/watch?v=NBorjL83qD8

Paris #streetartrendezvous #paris #parisstreetart #art by #zigom #zigomart #gremlins #paintingart #streetart #jj_urbanart #be_one_urbanart #streetartphotography #patm666photos

Place Saint-Opportune 16/12/2022 10h37

Pixelart but not made by Invader. In the center of Paris (Marais, Beaubourg, Halles) more of this artist can be found. The message of this piece of art is powerful because it has to do with love.

 

Title: unknown

Date of installation: March 2021 (Instagram)

 

ZIGOMART

This piece of streetart made of pixels is made by the French artist Ziromart. His work is inspired by the pop culture from the 80's and the 90's. According to the Instagram account there are more than 32 pieces installed in the Marais.

 

www.instagram.com/zigom.art/

Prezzo: 25,90€

 

Lascia la pelle naturalmente luminosa per tutto il giorno, migliorandone l'aspetto in due modi: la polvere di mica crea una pellicola delicata sulle imperfezioni della pelle ed i rimanenti estratti vegetali ne riducono il rossore. Corregge visivamente le imperfezioni e le rughe superficiali. Si combina perfettamente con il trucco e con gli altri cosmetici, lavorando in perfetta sinergia sulla pelle. I colori caldi e freddi delle particelle di mica si abbinano a tutti i toni di pelle. Lavora perfettamente con altre creme, evidenzia il trucco e le caratteristiche del viso. Ideale per enfatizzare il naturale colore della pelle o l'abbronzatura, o per far brillare le zone che vogliamo accentuare: zigomi, fronte, punta del naso, ecc.

Biophilic™ è un innovativo ingrediente emulsionante, che supporta il processo di idratazione cutanea e lascia la pelle setosa. La crema funziona perfettamente sotto al trucco, ma anche sulla pelle pulita e al naturale.

  

Questo prodotto è adatto a differenti tipi di pelle. Se hai la cute secca, applicalo su tutto il viso, mentre se la tua pelle è grassa, solo sugli zigomi. Dona un aspetto salutare e luminoso ad ogni tipo di pelle.

 

Attendi che la tua pelle abbia assorbito la crema giorno, poi applica la crema illuminante: usa una piccola quantità di prodotto e spalmalo sul viso, picchiettando delicatamente con la punta delle dita, per illuminare l'intero viso. Per accentuare solo alcune zone, applica la crema su zigomi, fronte, punta del naso, ecc.

Tipica figura del carnevale di Mamoiada

I Mamuthones

ombre silenti, misteriosi personaggi, i mamuthones nascondono la loro sembianza dietro la maschera, sa bisera.

Sa bisera è nera, di legno - si usa quello di pero selvatico (ma oggi anche quello d'ontano) - con naso, mento e zigomi fortemente pronunciati e con due fori per occhi e bocca.

La testa è coperta da un fazzoletto marrone annodato sotto il mento.

 

Sa bisera, drammatica e grottesca, priva di qualsiasi carattere antropomorfo, è immagine di silenzio e impassibilità.

 

Su pelli nere di pecora che nascondono il consueto abito di velluto marrone, i mamuthones portano sa garriga, un sonoro groppo di campanacci (su ferru), trenta chili di strepito che neutralizzano il silenzio dei volti.

Davanti, poi, un grappolo di campane, tenute insieme da cinghie di cuoio.

View On Black

  

Nel frattempo abbiamo attivato il nostro nuovo shop online:

 

www.melissatorino.com

 

Champagne Dew: classico e frizzante

 

Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.

 

Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.

  

"Neanche sembri truccata". "Che luce, cos'hai fatto?"

 

Quando la pelle è baciata dal sole abbiamo un altro viso.

La primavera ci fa sentire più vicini al nostro corpo e al nostro immaginarci presto scalzi, coi capelli al vento, la pelle che sente il vento. Abbiamo voglia di scoprire non coprire, anche sul viso.

La pelle appena rimpolpata da una bella skincare, la camicia preferita, la catena dorata leggera che ci sfiora il cuore e il trucco? Delle carezze di colore.

Pochi tocchi, direttamente sul viso come se ci dipingessimo. Un po' sulle guance, un po' sulle labbra, una punta sulle palpebre. In un attimo il viso si accende.

Sfumiamo con le dita o con il pennello fluffy compatto del brand.

Noi amiamo usare le dita. Un rapporto bello e giocoso con il nostro viso e con il trucco sia per chi ama truccarsi e sia per chi non ha mai trovato una sua dimensione con il make-up e vuole provare un approccio diverso, leggero, divertente, nuovo.

Ma anche io che ho la pelle grassa?

Sì. Non ungono, non irritano la pelle, rimangono slow senza essere né unti né "brillantinosi" (a parte gli illuminanti ovvio quelli se non brillano che divertimento c'è?)

 

1 Blush in stick rosa "colorito sano": sulle guance, un po' sul naso per simulare il sole che ci arrossa il viso, ma anche sulle labbra.

 

2 Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.

 

3 Bronzer in stick: colori caldi che ci fanno sentire già nella bella stagione. Non serve essere maghi del contouring anche per questi sono colori caldi, non servono a scolpire ombre (fredde) ma a scaldare l'incarnato magari disegnando un mezzo otto delicato ai lati del viso come se mettessimo una terra in polvere.

 

4 Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.

  

Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.

 

[orchesse]

 

Cristina mi scrive.

 

e-mail #8.

  

Non ti ho ancora inviato la mia wish list 2007: tu girami la tua e ci

facciamo custode l'una dei desideri dell'altra ahahahah:

 

1) la borsa schifosamente griffata, immoralmente cara, e

tremendamente grande che vedo ogni giorno nella vetrina del negozio

delle orchesse

 

2) l'atra borsa schifosamente griffata, immoralmente cara ma un po'

più piccola nel caso la prima fosse stata inaspettatamente venduta

 

3) ricevere un invito a un cocktail party. si hai capito bene non a

un sudaticcio e stantio happy hour né una pizza puzzolente o un sushi

che sa di detersivo ma un cocktail party scintillante come i bijoux

che indosserei

 

4) una necklace tre fili rossa o blu di Tarina Tarantino. è già

troppo tempo che aspetto

 

5) iscrivermi a un corso di cucina

 

6) iscrivermi a un corso di ricamo

 

7) iscrivermi a un corso di uncinetto. Vorrei sprecare in cose

costruttive i miei soldi piuttosto che dallo psicanalista fintamente

interessato ai miei sogni da indigestione di parmigiana

 

8) un bancomat autoricaricante: adogni prelievo una ricarica di 50

euro ( èuna wish list non fa male a nessuno)

 

9) due ore di ozio al giorno

 

10) una manicure e un pedicure alla settimana

 

11) un fine settimana di tre giorni una volta al mese

 

12) riuscire a scansare tutti quelli che sbagliando numero sono

convinti di parlare con l'ufficio abbonamenti e insistono insistono

insistono

 

13) iscrivermi a un corso di giapponese che nella vita serve sempre

 

14) trovarlo attaccato al mio citofono sommerso da rose bianche

 

15) arrivare una mattina a lavoro e puf vedere poggiato sulla mia

scrivania, sì proprio sulla mia incasinata scrivania tra circolari e

gazzette ufficiali quel timido scatolino rosso fuoco con degli

intarsi dorati. Roba da rimanerci secche

 

16) glutei scolpiti e addominali de fero!!!!

 

17) Svegliarmi con una quarta e gli zigomi di Angelina Jolie

 

ps. pe rla wish list vera, e seria quella della pace nel mondo e i

bambini che sorridono felici etc etc bé quella mi scuserai ma la

tengo nascosta dove hanno sede i sentimenti dietro le viscere in

fondo alla pancia. Non te l'ha mai detto nessuno che è lì che stanno?

non nel cuore non nella testa ma lì dove senti le farfalle ogni volta

bé che lo sai!!! un bacio dalla tua squinternata preferita!

La Guinea – Pier Paolo Pasolini

 

Alle volte è dentro di noi qualcosa

(che tu sai bene, perché è la poesia)

qualcosa di buio in cui si fa luminosa

 

la vita: un pianto interno, una nostalgia

gonfia di asciutte, pure lacrime.

Camminando per questa poverissima via

 

di Casarola, destinata al buio, agli acri

crepuscoli dei cristiani inverni,

ecco farsi, in quel pianto, sacri

 

i più comuni, i più inutili, i più inermi

aspetti della vita: quattro case

di pietra di montagna, con gli interni

 

neri di sterile miseria – una frase

sola sospesa nella triste aria,

secco odore di stalla, sulla base

 

del gelo mai estinto – e, onoraria,

timida, l’estate: l’estate, con i corpi

sublimi dei castagni, qui fitti, là rari,

 

disposti sulle chine – come storpi

o giganti – dalla sola Bellezza.

Ah bosco, deterso dentro, sotto i forti

 

profili del fogliame, che si spezzano,

riprendono il motivo d’una pittura rustica

ma raffinata – il Garutti? il Collezza?

 

Non Correggio, forse: ma di certo il gusto

del dolce e grande manierismo

che tocca col suo capriccio dolcemente robusto

 

le radici della vita vivente: ed è realismo…

Sotto i caldi castagni, poi, nel vuoto

che vi si scava in mezzo, come un crisma,

 

odora una pioggia cotta al sole, poco:

un ricordo della disorientata infanzia.

E, lì in fondo, il muricciolo remoto

 

del cimitero. So che per te speranza

è non volerne, speranza: avere solo

questa cuccia per le mille sere che avanzano

 

allontanando quella sera, che a loro,

per fortuna, così dolcemente somiglia.

Una cuccia nel tuo Appennino d’oro.

 

La Guinea… polvere pugliese o poltiglia

padana, riconoscibile a una fantasia

così attaccata alla terra, alla famiglia,

 

com’è la tua, e com’è anche la mia:

li ho visti, nel Kenia, quei colori

senza mezza tinta, senza ironia,

 

viola, verdi, verdazzurri, azzurri, ori,

ma non profusi, anzi, scarsi, avari,

accesi qua e là, tra vuoti e odori

 

inesplicabili, sopra polveri d’alveari

roventi… Il viola è una piccola sottana,

il verde è una striscia sui dorsali

 

neri d’una vecchia, il verdazzurro una strana

forma di frutto, sopra una cassetta,

l’azzurro, qualche foglia di savana

 

intrecciata, l’oro una maglietta

di un ragazzo nero dal grembo potente.

Altro colpo di pollice ha la Bellezza:

 

modella altri zigomi, si risente

in altre fronti, disegna altre nuche.

Ma la Bellezza è Bellezza, e non mente:

 

qui è rinata tra anime ricciute

e camuse, tra pelli dolci come seta,

e membra stupendamente cresciute.

 

Il mare è fermo e colorato come creta:

con case bianche, e palme: «tinte forti

da tavolozza cubista», come dice un poeta

 

africano. E la notte! Sensi distorti

da ogni nostro dolce costume,

occorrono, per cogliere i folli decorsi

 

che accadono, come pestilenze, a queste lune.

Perduti dietro metropoli di capanne

in uno spiazzo tra palme nere come piume,

 

alberi di garofano, di cannella – e canne

uguali alle nostrane, quelle sparse intorno

a ogni umano abitato – come tre zanne,

 

tre strumenti suonati quasi dal fuoco di un forno

inestinguibile, da gote nere sotto le falde

dei cappelli flosci presenti a ogni sbornia –

 

urlavano sempre le stesse note di leopardi

feriti, una melodia che non so dire:

araba? o americana? o arcaici e bastardi

 

resti di una musica, il cui lento morire

è il veloce morire dell’Africa?

Questo terzetto era al centro, scurrile

 

e religioso: neri-fetenti come capri

i tre suonatori, schiena contro schiena,

stretti, perché, intorno, in due sacri

 

cerchi di pochi metri, rigirava una piena

di migliaia di corpi. Nel cerchio interno

erano donne, a girare, addossate, appena

 

sussultanti nella loro danza. All’esterno

i maschi, tutti giovani, coi calzoni

di tela leggera, che, intorno a quel perno

 

di trombe, stranamente calmi, buoni,

giravano scuotendo appena spalle e anche:

ma ogni tanto, con fame di leoni,

 

le gambe larghe, il grembo in avanti,

si agitavano come in un atto di coito

con gli occhi al cielo. Al fianco

 

le donne, vesti celesti sopra i neri cuoi

delle pelli sudate, gli occhi bassi,

giravano covando millenaria gioia…

 

Ah, non potrò più resistere ai ricatti

dell’operazione che non ha uguale,

credo, a fare dei miei pensieri, dei miei atti,

 

altro da ciò che sono: a trasformare

alle radici la mia povera persona:

è, caro Attilio, il patto industriale.

 

Nulla gli può resistere: non vedi come suona

debole la difesa degli amici laici

o comunisti contro la più vile cronaca?

 

L’intelligenza non avrà mai peso, mai,

nel giudizio di questa pubblica opinione.

Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

 

da una dei milioni d’anime della nostra nazione,

un giudizio netto, interamente indignato:

irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

 

di questo popolo ormai dissociato

da secoli, la cui soave saggezza

gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

 

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza –

alzare la mia sola, puerile voce –

non ha più senso: la viltà avvezza

 

a vedere morire nel modo più atroce

gli altri, con la più strana indifferenza.

Io muoio, ed anche questo mi nuoce.

 

Nulla è insignificante alla potenza

industriale! La debolezza dell’agnello

viene calcolata ormai più senza

 

fatica nei suoi pretesti da un cervello

che distrugge ciò che deve distruggere:

nulla da fare, mio incerto fratello…

 

Mi si richiede un coraggio che sfugge

del tutto al reale, appartiene ad altra storia;

mi si vuole spelacchiato leone che rugge

 

contro i servi o contro le astrazioni

della potenza sfruttatrice:

ah, ma non sono sport le mie passioni,

 

la mia ingenua rabbia non è competitrice.

Non c’è proporzione tra una nuova massa

predestinata e un vecchio io che dice

 

le sue ragioni a rischio della sua carcassa.

Non è il dovere che mi trattiene a cercare

un mondo che fu nostro nella classica

 

forza dell’elegia! nell’allusione a un fatale

essere uomini in proporzioni umane!

La Grecia, Roma, i piccoli centri immortali…

 

Un’ansia romantica che pareva esanime

sopravvivenza, mostruosamente s’ingrandisce,

occupa continenti, isole immani…

 

annette Dei di milioni di guadi, percepisce

l’odore dell’umidità dei quaranta gradi

sopra zero immobili nelle coste, Mogadiscio

 

e le buganvillee di Nairobi, gli odori bradi

delle bestiacce scomposte in un selvatico

galoppo, per gli sventrati, i radi

 

orizzonti pervasi d’un funebre stallatico;

la quantità, l’immensità che pesa

inutilmente nel mondo, i cui prati bruciati

 

o marci d’acqua, sono una distesa

priva di possibile poesia, rozza cosa

restata lì, ai primordi, senza attesa,

 

sotto un sole meccanico che, annosa

e appena nata, essa subisce come infinità.

Ne nasce un bestiale colore rosa

 

dove il sesso paesano che ognuno ha

disegnato in calzoni di allegro cotone,

in gonne comprate negli stores indiani,

 

con soli occhiuti e cerchi di pavone,

come un’isola galleggia in un oceano

ronzante ancora per un’esplosione

 

recente e sprofondata dentro le maree…

Fiori tutti d’un colore, di cotone,

occhiuti e cerchiati popolano le Guinee

 

galleggiando nel tanfo d’un’uccisione,

nella carne delle estati sempre feroce

a divorare cibi cui la notte impone

 

le tinte equatoriali della morte precoce,

il blu e il viola e la polvere orrenda,

la libertà, che partorisce il popolo con voce

 

famigliare, e, in realtà, tremenda,

il nero dei villaggi, il nero dei porti coloniali,

il nero degli hotels, il nero delle tende…

 

E… alba pratalia, alba pratalia,

alba pratalia… I prati bianchi!

Così mi risveglio, il mattino, in Italia,

 

con questa idea dei millenni stanchi

bollata nel cervello: i bianchi prati

del Comune… della Diocesi… dei Banchi

 

toscani o cisalpini… quelli rievocati

nel latino del duro, dolce Salimbene…

Il mondo che sta in un testo, gli Stati

 

racchiusi in un muro di cinta – le vene

dei fiumi che sono poco più che rogge,

specchianti tra gaggìe supreme

 

– i ruderi, consumati da rustiche piogge

e liturgici soli, alla cui luce

l’Europa è così piccola, non poggia

 

che sulla ragione dell’uomo, e conduce

una vita fatta per sé, per l’abitudine,

per le sue classicità sparute.

 

Non si sfugge, lo so. La Negritudine

è in questi prati bianchi, tra i covoni

dei mezzadri, nella solitudine

 

delle piazzette, nel patrimonio

dei grandi stili – della nostra storia.

La Negritudine, dico, che sarà ragione.

 

Ma qui a Casarola splende un sole

che morendo ritira la sua luce,

certa allusione ad un finito amore.

Paris : Quartier du Marais

Nel frattempo abbiamo attivato il nostro nuovo shop online:

 

www.melissatorino.com

 

summer night Berry succoso non troppo viola

 

Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.

  

"Neanche sembri truccata". "Che luce, cos'hai fatto?"

 

Quando la pelle è baciata dal sole abbiamo un altro viso.

La primavera ci fa sentire più vicini al nostro corpo e al nostro immaginarci presto scalzi, coi capelli al vento, la pelle che sente il vento. Abbiamo voglia di scoprire non coprire, anche sul viso.

La pelle appena rimpolpata da una bella skincare, la camicia preferita, la catena dorata leggera che ci sfiora il cuore e il trucco? Delle carezze di colore.

Pochi tocchi, direttamente sul viso come se ci dipingessimo. Un po' sulle guance, un po' sulle labbra, una punta sulle palpebre. In un attimo il viso si accende.

Sfumiamo con le dita o con il pennello fluffy compatto del brand.

Noi amiamo usare le dita. Un rapporto bello e giocoso con il nostro viso e con il trucco sia per chi ama truccarsi e sia per chi non ha mai trovato una sua dimensione con il make-up e vuole provare un approccio diverso, leggero, divertente, nuovo.

Ma anche io che ho la pelle grassa?

Sì. Non ungono, non irritano la pelle, rimangono slow senza essere né unti né "brillantinosi" (a parte gli illuminanti ovvio quelli se non brillano che divertimento c'è?)

 

1 Blush in stick rosa "colorito sano": sulle guance, un po' sul naso per simulare il sole che ci arrossa il viso, ma anche sulle labbra.

 

2 Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.

 

3 Bronzer in stick: colori caldi che ci fanno sentire già nella bella stagione. Non serve essere maghi del contouring anche per questi sono colori caldi, non servono a scolpire ombre (fredde) ma a scaldare l'incarnato magari disegnando un mezzo otto delicato ai lati del viso come se mettessimo una terra in polvere.

 

4 Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.

   

Nel frattempo abbiamo attivato il nostro nuovo shop online:

 

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"Neanche sembri truccata". "Che luce, cos'hai fatto?"

 

Quando la pelle è baciata dal sole abbiamo un altro viso.

La primavera ci fa sentire più vicini al nostro corpo e al nostro immaginarci presto scalzi, coi capelli al vento, la pelle che sente il vento. Abbiamo voglia di scoprire non coprire, anche sul viso.

La pelle appena rimpolpata da una bella skincare, la camicia preferita, la catena dorata leggera che ci sfiora il cuore e il trucco? Delle carezze di colore.

Pochi tocchi, direttamente sul viso come se ci dipingessimo. Un po' sulle guance, un po' sulle labbra, una punta sulle palpebre. In un attimo il viso si accende.

Sfumiamo con le dita o con il pennello fluffy compatto del brand.

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Ma anche io che ho la pelle grassa?

Sì. Non ungono, non irritano la pelle, rimangono slow senza essere né unti né "brillantinosi" (a parte gli illuminanti ovvio quelli se non brillano che divertimento c'è?)

 

1 Blush in stick rosa "colorito sano": sulle guance, un po' sul naso per simulare il sole che ci arrossa il viso, ma anche sulle labbra.

 

2 Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.

 

3 Bronzer in stick: colori caldi che ci fanno sentire già nella bella stagione. Non serve essere maghi del contouring anche per questi sono colori caldi, non servono a scolpire ombre (fredde) ma a scaldare l'incarnato magari disegnando un mezzo otto delicato ai lati del viso come se mettessimo una terra in polvere.

 

4 Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.

  

Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.

 

Qui in foto il Blush in stick.

 

sunset caldo come un tramonto

spring day rosa tipo "colorito sano"

summer night Berry succoso non troppo viola

 

Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler

 

A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀

 

Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.

 

Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.

E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.

Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀

Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂

 

Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.

Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.

Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?

 

La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.

La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️

Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.

 

Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.

 

La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️

Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler

 

A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀

 

Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.

 

Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.

E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.

Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀

Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂

 

Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.

Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.

Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?

 

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La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️

Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.

 

Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.

 

La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️

Dal 7° piano di un grattacielo, all’asfalto trafficato la giù,

servono solo pochi attimi per fermare un' intera città.

E’ successo ad un mio amico

il sole ha bruciato le sue ali e le nuvole non erano poi tanto solide.

Da allora ha deciso di vivere in solitudine,

di osservare dall’alto di un grattacielo,

ed intervenire solo quando, qualcun altro percorre i gradini in salita di una rampa di scala.

Non vuole ricevere grazie,

dice che è il suo dovere.

Ma ogni volta, lacrime scorrono sui suoi zigomi,

per infrangersi sugli ombrelli delle persone che ignorano l’origine della pioggia.

Rifiuta compagnia,

dice che è il suo destino.

Ma ogni volta, la sua mano trattiene un lembo di camicia di chi a capo chino

sale il primo gradino di una rampa di scala.

Dove sei ora amico mio?

Adesso che in una sala buia su un pavimento umido, il freddo sale attraverso la mia schiena.

Dove sei amico mio, ora che dall’alto di questo palazzo, tutto è così piccolo?

Dove sei amico mio, adesso che la pioggia fa correre le persone alla ricerca di un ombrello?

 

Ketosea.

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Beach Day

Coast Life

 

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