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Ha un sorriso contagioso. Sarà per le fossette a lato della bocca o gli zigomi che si alzano ad ogni buffa espressione; no, in realtà, sono sicura siano gli occhi. Se li guardi con attenzione ci fai caso: non sei tu che ti ci puoi rispecchiare, come sembra; sono sempre e solo il riflesso della sua anima in movimento. Tu cerchi di fermarlo quel riflesso. Lo catturi con l'obbiettivo, lo catturi con l'attenzione di chi tenta di darle un motivo per rimanere ancora un pò, ma sfugge comunque. Rifugge sull'ennesimo treno, insieme ad un tintinnio di bracciali e borse pesanti.
Al prossimo sciopero dei treni da cancellare ♥
[More inside]
... dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...
Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.
Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...
Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.
Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...
Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...
(F. Guccini)
Prezzo: 15,90€
Color melograno scuro matte, vitale e profondo. La sua trasparenza lo rende modulabile e naturalissimo, anche sugli incarnati più scuri.
Star System Special Effects Blush in stick
Nuovi effetti speciali per gote sane e vellutate!
Ricchi, modulabili, sfumabilissimi.
Si usano sulle guance ma anche su palpebre e labbra per un look fresco, sano e vibrante.
Star System Blush si applica dallo stick direttamente sul viso. Nato per dare vitalità a guance e zigomi, può essere applicato anche su occhi e labbra per creare un effetto bonne mine fresco e naturale.
Si può sfumare con una blending sponge, un pennello da fondotinta, le dita, oppure con la pratica spugna integrata nel pack.
Nel frattempo abbiamo attivato il nostro nuovo shop online:
"Neanche sembri truccata". "Che luce, cos'hai fatto?"
Quando la pelle è baciata dal sole abbiamo un altro viso.
La primavera ci fa sentire più vicini al nostro corpo e al nostro immaginarci presto scalzi, i capelli sulla schiena, la pelle che sente il vento. Abbiamo voglia di scoprire non coprire, anche sul viso.
La pelle appena rimpolpata da una bella skincare, la camicia preferita, la catena dorata leggera che ci sfiora il cuore e il trucco? Delle carezze di colore.
Pochi tocchi, direttamente sul viso come se ci dipingessimo. Un po' sulle guance, un po' sulle labbra, una punta sulle palpebre. In un attimo il viso si accende.
Sfumiamo con le dita o con il pennello fluffy compatto del brand.
Noi amiamo usare le dita. Un rapporto bello e giocoso con il nostro viso e con il trucco sia per chi ama truccarsi e sia per chi non ha mai trovato una sua dimensione con il make-up e vuole provare un approccio diverso, leggero, divertente, nuovo.
Ma anche io che ho la pelle grassa?
Sì. Non ungono, non irritano la pelle, rimangono slow senza essere né unti né "brillantinosi" (a parte gli illuminanti ovvio quelli se non brillano che divertimento c'è?)
1 Blush in stick rosa "colorito sano": sulle guance, un po' sul naso per simulare il sole che ci arrossa il viso, ma anche sulle labbra.
2 Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.
3 Bronzer in stick: colori caldi che ci fanno sentire già nella bella stagione. Non serve essere maghi del contouring anche per questi sono colori caldi, non servono a scolpire ombre (fredde) ma a scaldare l'incarnato magari disegnando un mezzo otto delicato ai lati del viso come se mettessimo una terra in polvere.
4 Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.
Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.
Qui in video trovate i Blush in stick ovvero I Blush Balm:
sunset caldo come un tramonto
spring day rosa tipo "colorito sano"
summer night Berry succoso non troppo viola
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
Autore: Théodore Géricault
Luogo: Lione, Musée des Beaux-Arts
Tecnica: olio su tavola
Questo dipinto fa parte di una serie di altri dieci, nei quali l'autore dava forma ad altrettante monomanie, dei quali però ce ne sono pervenuti in tutto cinque. L'anziana signora rappresentata dà l'impressione di essere turbata da qualcosa che sta osservando con un'espressione, quasi calcificata sul suo volto, che comunica interesse e rancore al tempo stesso, accompagnati dai solchi sugli zigomi e dalla bocca contratta, che danno un'idea di asprezza e nervosismo. E' con questa potente espressività che Géricault incarna l'invidia nel corpo di una signora già anziana, ormai impossibilitata dalle sue condizioni ad ottenere quel poco di liberà che la società del diciassettesimo e diciottesimo secolo poteva offrire a una donna.
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Avorio neutro. Non glitterato.
Un caleidoscopio di perle sottili.
Gli Skin Glazing sono illuminanti valorizzano qualsiasi parte del viso per un effetto specchiato dal glow senza precedenti. La formula sottile e assolutamente impalpabile, dal finish sublime, garantisce un effetto luminoso bellissimo.
Arco sopraccigliare, angolo interno dell'occhio, zigomi, arco di cupido: i punti dove rimbalza la luce e quelli che possiamo accentuare con l'illuminante!
• Formula wet & dry dalla coprenza modulabile.
• Adatto a tutti i tipi di pelle, grazie alla tecnologia brevettata con polimeri leviganti che non enfatizza la grana della pelle.
• 60% di perle riflettenti e pigmenti puri.
• Vegan & Cruelty Free.
Cannibale parte con una fisionomia del tutto diversa dai fogli più o meno trasversali che giravano nel movimento del '77: copertina a 4 colori, formato tipico delle rivistine underground americane & dentro fumetti di strada, allucinati, disegnati ripensando in un bar a una situazione di due ore prima o con il fumo dei lacrimogeni ben presente nelle mucose del naso!
Siamo partiti con il numero 3 e subito dopo abbiamo fatto un numero quadruplo, frutto dell'incontro, avvenuto in gloriose mattinate milanesi, con la traumfabrik (filippo scòzzari e andrea pazienza) che non aspettava altro: è nato un progetto globale che coinvolge cinque persone apparentemente (la punta dell'iceberg), ma in realtà si muove a diversi livelli (moebius + sheckley), toccando tutta l'incredibile fauna metropolitana coatta, tossicomane, autonomista, creativa, borgatara, lisergica, pigra & ignara che poi sono i nostri migliori amici!
Andrea Pazienza mi ha presentato Tanino Liberatore, che disegnava copertine per la RCA ed era un po' isolato, pur abitando a Roma da otto anni. Allora non si sapeva bene quando il gruppo si sarebbe raffreddato in una formazione definitiva, c'erano questi interminabili scazzi con Scozzari (mai sopiti), ma quando vidi come Tanino disegnava (aveva dei ritratti a colori di Eno, di Robert Wyatt, due enormi Zappa, che non gli restituirò mai) capii che era il quinto Cannibale che mancava, e l'ultimo. Diventammo molto amici e quando ci vedevamo, lavoravamo sulle copertine o sulle storie di Cannibale, del Male, e poi di Frigidaire. Giravamo, a volte, per ore intorno alla Stazione Termini sulla sua '500' blu, fino a sbatterci stanchi e incazzati in un cinema porno (altra passione comune, oltre alla musica), oppure andavamo a rompere il cazzo a Mattioli, nella sua casa al Colosseo, principale redazione di Cannibale con succursale al ristorante Pasqualino. Questo prima che le donne e le vicende editoriali ci portassero su piani diversi della realtà.
Rank Xerox è nato nel '77 su Cannibale. Era un coatto con il naso schiacciato e gli zigomi alti, dai tratti somatici molto asiatici: una specie di mongolo. In quel periodo c'era un primo avvicinamento tra coatti e movimento; da una parte gli studenti, studelinquenti, autonomia operaia... dall'altra questi coatti che si univano ai compagni nelle piazze, per ragioni di vicinanza sociale (condizione, quartiere...) ma anche per riversare efficacemente all'esterno la propria incapacità a sopportare... Poi il rapporto si è anche formalizzato con scambio di droga, eccetera. Così nella storia uno studelinquente proietta nel coatto costruito dalla fotocopiatrice rubata all'università il proprio essere violento.
Radiocomandandolo, restandosene a casa al riparo. La storia doveva finire lì, con la morte dello studente e Rank Xerox che si trovava a vagare per la città multilivello, omicida senza più ragioni. Invece sono arrivate tantissime lettere di consenso da tutta Italia e ho ripreso il personaggio impostandolo su un'altra chiave: l'amore possibile/impossibile per la ragazzina Lubna di cui, a causa di un cortocircuito mentale elettronico, lui non può fare a meno. La commistione di generi in Rank Xerox deriva dall'uso di diversi stilemi classici fusi con la mia immaginazione. La città è una Roma temporalmente proiettata solo qualche anno in avanti, nell'88, ma in realtà molto più futura: trenta livelli, architetture e automobili americanizzate; è una gigantesca metropoli in cui basta salire in metropolitana per arrivare a Berlino, Madrid, Napoli... queste dimensioni spaventose mi permettono di dare plausibilità ad una decadenza incontrollabile e ai simboli barocchi che si aggirano in essa, come Enogabalo che si è visto Ben Hur tre volte al giorno.
Prima di iniziare il nuovo ciclo di Ranxerox su Frigidaire, dopo la chiusura di Cannibale per debiti da parte del Male, sono rimasto a New York tre mesi. Ho sentito un po' che aria tirava; avevo delle idee per delle nuove iniziative editoriali che non comprendevano solo i fumetti, ma anche situazioni dietro le quinte del mondo dello spettacolo, dal cinema alla musica, al coatto di strada. In tutti questi generi mi interessava vedere cosa c'era dietro. Ho avuto occasione di rendermi conto direttamente del tipo di mentalità che c'è là e di assumerne gli elementi che mi interessavano. Mi piace questa capacità che hanno nel rendere spettacolo qualsiasi avvenimento, e Ranxerox stesso è tutto proiettato verso lo spettacolo, dove hanno bisogno della sua violenza genuina. Devo dire la verità: io non lo avrei voluto così muscoloso, è stata una scelta di Tanino, e del resto è lui che lo disegna. D'altronde all'interno delle storie abbiamo un rapporto ben preciso: a me l'ideazione e la sceneggiatura fin nei minimi particolari. Lui ha la libertà di scegliere le tipologie, caratterizzare i personaggi, scegliere il modo di vestirli ed ambientare. Alla fine nell'ambito dell'immagine è lui che modella. Ha pensato che Ranxerox con i muscoli fosse più coinvolgente, ed evidentemente funziona. Io lo vedevo più asciutto, meno evidente in questa sua forza meccanica. Nella copertina dell'albo è diventato addirittura una specie di gigante siliconico. E anche questo è spettacolo comunque... ma non è che privilegiamo la forma rispetto al contenuto, questo no.
A me interessava la coppia Ranx e Lubna nel '78; adesso mi interessa fare altre cose. Ma dato che Ranxerox è venduto in Francia, Spagna, Germania, Olanda, America, Grecia, Finlandia, Svezia e perfino in Giappone, a volte mi diverte molto farlo. D'altra parte Ranxerox ormai è una saga che potrebbe andare avanti in eterno. Se volessi per un mese potrebbe battere la testa e fare l'impiegato. Un'altra volta essere un mercenario paracadutato in uno Stato in rivolta. E' un po' come Big Jim: lo vesto come voglio.
Il passaggio da Cannibale a Frigidaire è stata una logica conseguenza di passaggio dal periodo meno organizzato e più underground alla cosa più studiata, più pulita e più costosa anche, più lussuosa. All'inizio di Cannibale eravamo in due, io e Mattioli; siamo passati, in seguito, a cinque, con un piccolissimo apparato di collaboratori e di persone che seguivano la parte produttiva ed editoriale. Poi c'è stato questo incontro con Vincenzo Sparagna del Male, che è praticamente il road-manager di tutta la situazione. Io tendo sempre a parlare di Frigidaire come di un gruppo rock. E Frigidaire è un braccio di ferro continuo tra me e Sparagna, gli altri sono marginalissimi, disegnano storie e basta, non è che stiano dietro alla costruzione del numero. Questo dall'inizio.
Ci sono due tendenze nel giornale. Da una parte c'è la musica, ci sono situazioni più europee, e dall'altra c'è la politica, guerriglieri, negri, terzomondismo, ecc.; cose che a me non interessano tantissimo. Anche con gli editoriali di Vincenzo non sono mai d'accordo. Non mi interessano gli editoriali in sè, e non sono d'accordo con quello che dicono, li trovo molto retorici.
L'interrelazione tra musica e fumetto è per me, invece, un argomento molto stimolante. L'idea di dare una colonna sonora al giornale presenta grossi problemi di ordine pratico, ma non è stata abbandonata. Presto dovrebbe vedere la luce la nostra prossima iniziativa: è un disco rap che racconta la storia di una coppia con molti problemi, una coppia decisamente "sfasata": lei tossicomane in preda ad anfetaminici, lui sotto oppiacei, non riescono a comunicare per la loro diversa "velocità". Al disco si unisce un album con cinque storie di coppia, disegnato dalla nostra redazione.
Frigidaire è un modello che molti copiano; la grafica, certe stilizzazioni dei personaggi, certe intuizioni sull'abbigliamento che ci sono in Ranxerox e in altri fumetti. Alcuni stilisti di Milano sono attentissimi alle cose che indossa Ranxerox. A me, personalmente non me ne fosse un cazzo della moda, ma mi hanno fatto delle offerte per fare dei capi di vestiario e ora li sto disegnando; mi hanno proposto di fare dei giubbini, delle magliette, una linea di cravatte. Tutte quelle cose delle controcopertine e del sommario le facevo per scherzo, perché mi piaceva fare delle immagini piatte di moda, moda che fosse più emotiva che reale. Poi ho visto che queste cose possono funzionare proprio a livello di modelli e ho deciso di dedicarci un po' più di tempo per poterle realizzare veramente. Era nostra intenzione lanciare un atelier ai tempi di Cannibale; sarebbe stata divertente come idea, ma era irrealizzabile per quello che eravamo nel '78. Adesso sono particolarmente interessato ai tessuti poveri. Ho una serie di modelli, quelli della collezione Vudù, che saranno realizzati da una stilista di Roma per la quale ho creato il marchio Scrooge. Ho contatti per realizzare anche cose di altri, ma non so se le porterò a termine per un fatto economico. Sai, senza uno stimolo sufficiente non mi si smuove neanche un relais mentale. L'ufficio creativo di una casa farmaceutica elaborava delle cose costosissime e assolutamente banali per dei gadget da dare in omaggio ai medici. La ditta faceva un prodotto contro gli ossiuri cioè i vermi nell'intestino dei bambini, ed il logo della società era proprio un bambino che si gratta il culo. Le proposte degli altri erano le solite: il metro per misurare i bambini oppure un fermacarte di marmo a forma di verme! Bhè, con una fustella ho scomposto in due parti questo logo, già di per sé curioso, e ne è venuta fuori una scatoletta contenente graffette, elastici, eccetera: con il semplice movimento meccanico dell'aprire e chiudere il bambino... si gratta davvero il sedere. Sono rimasti entusiasti ed hanno pagato bene.
Per adesso undiscorso che mi interessa è quello dell'accellerazione. Arrivano tantissime lettere di gente ultraincazzata per Red Vinyle. Pochissimi hanno capito che è un comic anche quello. E' l'esasperazione dell'atteggiamento critico che si ha nei confronti di qualsiasi disco. Hai da appuntare qualcosa a tutti i gruppi che ti piacciono, in genere. Basta accellerare questa insoddisfazione ed hai Red Vinyle.
In Snake Agent, invece, c'è l'accellerazione sia delle emozioni che delle azioni del protagonista. In altri fumetti penso di essere abbastanza classico come sceneggiatura. Mi piacerebbe fare delle storie senza troppi stravolgimenti di sintassi, perchè gli stravolgimenti sono patrimonio dell'underground e dell'incomprensibilità. Più che lo sfasamento nella sceneggiatura mi piacciono queste sfasature nelle emozioni dei personaggi... cioè cercare di inventare delle emozioni future. Invece che semplicemente l'odio o l'amore o la simpatia come puoi vedere adesso, pensare a quelle che possono essere le emozioni tra qualche anno, emozioni filtrate dalle cose che succederanno in questi anni. Quindi ci sarà probabilmente più cinismo rispetto a tutto, però non come nei fumetti di Lanciostory, in cui il personaggio è semplicemente cinico o semplicemente buono o semplicemente adorabile. Non so, in una storia al protagonista potrà accadere di avere la fidanzata ammazzata ed essere appena dispiaciuto... Non mi interessa quello che dice Moebius, che la storia può essere a forma di elefante o di fiammella, che poi non ho mai capito cosa voglia dire. Secondo me è uno che si fa troppe canne; è un vecchio hippie. L'ho conosciuto a Lucca. Tutti noi ci facevamo delle gran bistecche a pranzo e lui è venuto a mangiare con noi (tra l'altro cercando di fottermi la fidanzata e non c'è riuscito) ed è un vegetariano. L'unico autore che si è tenuto in maniera intelligente per l'età che ha nel panorama editoriale italiano è Magnus. Se pensiamo a quello che fanno Crepax, Pericoli e Pirella, Battaglia... sono delle mummie, insomma.
Il giorno in cui Krueger se ne andò da questo mondo era domenica, Verdiana al mattino passò nel laboratorio di Sara, vicino a piazza Vittorio, proprio nello stesso momento in cui Krueger stava parlando con Minah in san Filippo.
Sara era una ragazza dall'aspetto fragile e dalle idee forti, con l'anima fecondata d'acqua, profondamente immersa nella conoscenza; ma lei non sembrava accorgersene, anche se l'attrazione verso le gemme glielo avrebbe dovuto dimostrare; quell'attrazione l'aveva spinta ad aprire un laboratorio di gioielleria con una vetrina su via Carlo Alberto.
Verdiana la frequentava; a volte per un consiglio, altre per una acquisto. Le pietre lavorate da lei avevano qualcosa in più, il gusto della dedizione che aveva loro profuso.
Sara aveva rispetto per questa donna elegante e di poche parole; appena la vide entrare con l'astuccio della collana le fu chiaro: bisogna modificarla, aggiungerle o toglierle qualcosa.
La prima volta che ci aveva lavorato Verdiana le aveva commissionato un semplice pendaglio, un piccolo contenitore di vetro riempibile con un liquido di cui avrebbe assunto il colore; Sara confezionò una collana dalle maglie d'argento inframmezzate da gemme di Malachite, la pietra della trasformazione, larga abbastanza da arrivare sul petto, al termine della quale aveva inserito qualche centimetro della stessa maglia d'argento e, infine, il piccolo ciondolo di vetro.
Non era più alto di un centimetro, aveva la forma di un'anfora o di un cuore e terminava a punta; in testa aveva un piccolo tappo a vite metallico con un gancetto che lo assicurava alla collana.
Spesso Verdiana aveva notato lo sguardo di Krueger sul suo petto, ma non pensava affatto che si fosse soffermato sul dettaglio del piccolo gioiello di vetro.
La seconda volta, Verdiana le chiese di aggiungere un altro contenitore in vetro tra quello precedente e il girocollo; questa nuova parte era costituita da un contenitore cilindrico in vetro con due estremità avvitabili d'argento, entrambe con un gancetto. Quando gliela riconsegnò, a partire dal girocollo si dipartiva qualche centimetro di maglia d'argento, quindi la fialetta cilindrica, dopo ancora il contenitore a forma di anfora affusolata.
Sara non aveva altre clienti con desideri così particolari e ne era in qualche modo conquistata. Quando ricevette la collana per l'inserimento della fialetta si incuriosì vide che la piccola anfora era colorata di un bel rosso scuro.
La terza volta che Verdiana chiese una modifica aumentava in Sara la curiosità di rivedere la collana; la passò tra le mani dalle dita lunghe ed esili e vide che la fialetta aveva un colore biancastro.
L'insieme costituiva un gioiello armonico; la larghezza della fiala cilindrica era all'incirca la stessa dell'anfora, circa sei o sette millimetri, una in fila all'altra rappresentavano una unità dall'indubbio gusto raffinato. Ciò che disturbava un poco Sara era invece il collegamento tra il girocollo e il pendaglio; un incrocio troppo netto, troppo differente dalle armonie del pendaglio.
Fu proprio per questo che si rallegrò della richiesta di Verdiana, per quanto inconsueta, perchè riguardava proprio quell'incrocio, quella T costituita dal pendaglio che si dipartiva dal girocollo.
Verdiana chiese se fosse possibile avere una piccola coppa d'argento con tre gancetti: due ai lati per agganciarsi al girocollo, uno sotto per agganciare il pendaglio. La coppa avrebbe dovuto avere le stesse dimensioni della fialetta e dell'anfora.
Quando Verdiana vide il risultato ne fu contenta; soprattutto le piacque vedere negli occhi di Sara l'orgoglio per aver costruito un gioiello unico, dall'indubbio fascino. La coppa, la fiala e l'anfora, nei colori argento, bianco e rosso si susseguivano rincorrendosi per forme e colori; una volta indossata, la coppa rimaneva sul petto, aperta verso l'alto, ed il pendaglio bianco e rosso le seguivano come se ne fossero una conseguenza, come se il liquido introdotto nella coppa potesse, attraverso le maglie d'argento, raggiungere e fecondare quello nei contenitori sottostanti.
Sara chiese di poter fare una foto alla collana, prima di riconsegnarla; Verdiana acconsentì volentieri.
Quindi uscì dal negozio di Sara e, lungo via Po, tornò verso casa; in piazza Castello proprio per un puro caso non incrociò Krueger che, uscito da San Filippo, tornava verso l'istituto.
Un preside estremente euforico lo attendeva per decidere quali preghiere particolari inserire nella messa che si sarebbe celebrata tra poche ore; entrando vide don John Chiodi che lo salutò allegramente e lo invitò a partecipare alla scelta delle preghiere. Il preside cercava di inserire in esse tutte quelle parole che avrebbero dato lustro all'immagine della scuola e della congregazione, le presentava e recitava ad alta voce, dilungandosi in commenti e spiegazioni.
Krueger si sentiva oggettivamente in difficoltà; la mente era attraversata da due ordini di pensieri.
Innanzitutto non poteva celebrare la messa; non era mai stato ordinato sacerdote. Quando celebrava la messa in istituto lo faceva da solo, nelle piccola cappella, recitando le formule del rito che da sempre lo aveva affascinato.
Rito basato sull'ultima cena di Cristo, sulla consacrazione del pane e del vino che si trasformano nel corpo di Dio; Krueger era affascinato dagli aspetti dottrinali che aveva più volte studiato. Il concetto stesso di transustanziazione, di passaggio di una sostanza in un'altra lo affascinava tant'era vicina ai riti alchemici: ci sono cose che cambiano cose, e cose che cambiano le persone. Sapeva di bestemmiare accostando il rito della messa all opus alchemica; sapeva anche di non essere il primo ad averlo pensato, e che non riconosceva nessuna autorità in grado di imporgli un giudizio morale su quel pensiero.
Ma cosa diversa era celebrare la messa in pubblico; poteva anche passare sopra al fatto che la Chiesa ne vietasse la possibilità, ma non poteva passare sopra al fatto di illudere i fedeli. Lui aveva certo la libertà di pensarla in qualsiasi modo, ma doveva rispettare la loro fede così come dettata da Santa Romana Chiesa. Cristo aveva investito gli apostoli della celebrazione del rito; da essi l'investitura è passata alla chiesa come vescovi e presbiteri, quelli che in genere vengono chiamati sacerdoti; nessun laico può celebrare una messa.
In secondo luogo gli sembrava impossibile che il preside Guerini fingesse così. Lo conosceva bene, sapeva che l'entusiasmo che stava profondendo nei discorsi era genuino. E pensò che forse era davanti ad un caso di sdoppiamento della personalità; aveva letto qualcosa in proposito e sapeva che quando l'uomo si lascia andare alle proprie passioni può manifestarsi un livello di coscienza normalmente sopito. Forse quando si lasciava andare a diventare la sissy maid dei suoi sogni era in uno stato non cosciente, ed il delitto era stato commesso in quel modo. Ma cosa c'entravano i marmi con tutto questo? Cosa la faccenda di Ingrid? Cosa Gaspardo de La Cacia? Non riusciva a venirne a capo, fissava gli alberi dalle finestre, su Corso Palestro, e chiedeva risposte allo stormire delle fronde.
"Ehi, hai ucciso il gusano?"
Fu John Chiodi a riportarlo alla realtà con quella domanda.
"Eh? Cosa?"
"In Messico quando vedi qualcuno con lo sguardo fisso come il tuo, perso nel vuoto, gli si chiede se ha ucciso il gusano, cioè il verme nel Mezcal lasciandolo senza liquido e mangiandoselo, quel verme che ti ho detto che può avere effetti allucinogeni e afrodisiaci anche potenti sulle persone."
Poi, sorridendo e abbassando la voce per non farsi sentire da Guerini che continuava a declamare orazioni:
"Te ne avevo lasciato uno... te lo sei mangiato?"
"Ma no figurati! Mangiare il verme! Sei pazzo?"
Però rimase interdetto; in effetti non ricordava che fine avesse fatto la bottiglietta che gli aveva lasciato, ed il pensiero andò anche alle bottiglie da cui sorseggiavano qualche bicchierino lui e Verdiana; ricordava il verme al fondo che dava quella forte impressione di trasgressione e di animalità, ma non ne ricordava l'aspetto una volta terminato il liquore.
"Senti John... tu sai tutto di me. Non posso celebrare."
John assunse un'aria molto seria, eccessivamente seria, dal che si capiva che stesse fingendo e disse:
"Ho io la soluzione, non preoccuparti" e gli si aprì un sorriso in viso.
Aspettò che il preside facesse una pausa e quindi fece una proposta:
"Preside, vista l'importanza di questa celebrazione ed il numero di persone coinvolte, secondo lei sarebbe possibile concelebrare? Ci terrei molto a poter testimoniare anch'io la gioia di questa comunità nel ristabilirne l'onore."
Krueger si illuminò e prese la palla al balzo: "Mi farebbe molto piacere, soprattutto se guidassi il rito di consacrazione."
Il preside, se possibile, aumentò ancora il suo entusiasmo:
"E' una bellissima idea, una concelebrazione darà più peso all'evento. Anzi, ci sarò anch'io a concelebrare; la visibilità della nostra congregazione sarà al massimo."
Discussero ancora qualche particolare ed uscendo un Krueger visibilmente sollevato abbracciò con enfasi don John Chiodi; i due sacerdoti, ed il falso prete, si avviarono verso il Duomo per la celebrazione.
Vista l'importanza e la solennità della celebrazione indossarono i paramenti in sacrestia, uscirono all'esterno per rientrare dal portone del Duomo; li precedevano i turiboli dell'incenso, li seguivano tutti i confratelli della comunità.
Entrando dal portone, in mezzo ai canti del coro, l'incenso gli ricordò il fumo del sacrificio, quel sacrificio umano e divino che stava andando a rappresentare, e ne fu sopraffatto dall'importanza; avrebbe voluto essere più sereno, più lucido, ma troppi pensieri gli impedivano di trovare quella tranquillità della mente così indispensabile per sentire il respiro del sacro.
Pensò alla legge dell'elastico; se stava così male, sicuramente ci sarebbe stato presto un periodo migliore.
Pensò anche che questo non fosse il giusto atteggiamento; se stava ammortizzando una fase negativa questo frenarla non le avrebbe fatto avere effetto e quindi le cose potevano andare ancora peggio di così.
Non sapeva come fosse possibile, come le cose potessero andare peggio.
"No adesso no." pensò Krueger entrando. Non era quello il tempo adatto perchè succedesse; e invece proprio in quel momento la visione tornò nitida.
In mezzo al Duomo, tra i banchi, si elevava la solea, quella pedana di legno che innalzava il clero dal popolo nei secoli passati; lui camminava alto tra i fedeli mentre le canne dell'organo diffondevano melodie solenni.
Percepiva le due realtà distintamente; quella odierna in cui indossava i paramenti liturgici e camminava preceduto dai turiboli e con al fianco Guerini e Chiodi, e quella antica in cui vestito di un mantello regale procedeva sul legno rialzato della Solea con a fianco la donna dagli occhi nocciola.
Nella distanza dal fondo della chiesa all'altare più volte aguzzò la vista per distinguere dai particolari quale fosse il momento che stesse vivendo; l'unica risposta fu l'assenza di tempo, la contemporaneità degli eventi. Riuscì a trovarsi lucidissimo come osservatore esterno in grado di percepire nettamente le due realtà separate e l'unità infinitamente grande che le univa: lui stesso, tutto ciò che sentiva aveva l'immutabile unità di essere sè stesso.
Arrivati all'altare i sacerdoti si sistemarono sugli scranni; mentre i canti dell'introitus procedevano, Krueger si vedeva esattamente nell'altra realtà sotto la cupola del Duomo a compiere il rito con la donna; l'incrocio delle sinistre, la raccolta del fiore, l'incrocio degli steli, la sparizione delle vesti si ripetevano nella sua mente più e più volte fino a fissarsi in modo indelebile, ogni volta ripetendosi più nitide, ogni volta arrivando fino a quella che era stata l'apparizione della piccola gemma blu nel suo pugno, quella che nelle visioni precedenti si librava nell'aria.
"Dominus Vobiscum" pensò Krueger in latino e pronunciò "il Signore sia con voi!" dando inizio alla celebrazione.
Seguì Guerini che introdusse la messa del giorno, indicando la gioia della celebrazione per la congregazione e per la loro comunità, introducento il canto seguente.
A Krueger non servì la parte logica della mente per riconoscere la sagoma della persona che stava entrando dal portale, fu la parte istintiva a riconoscere le forme e l'incedere di Verdiana provocandogli un brivido lungo la schiena.
Era lontana e splendida; troppo lontana e troppo splendida per lui in quel momento.
Mentre il canto proseguiva accompagnato dall'organo Krueger era totalmente conquistato dal suo incedere nella navata laterale, dal suo apparire e scomparire dietro le colonne, dal suo fisico che serpeggiava sinuoso, alto sui tacchi; arrivò fino quasi a fianco a lui, in testa alla navata, in piedi. Sul viso si dipingeva qualcosa che lo faceva sentire bene, una intimità grande, qualcosa che forse Krueger pensava di poter chiamare amore; ma c'era un contrasto nella sua espressione, sembrava che un peso infinito rendesse tragico e bellissimo quel sentimento.
Indossava il tailleur viola.
Sul petto risplendeva una collana di pietre verdi con ciondoli; ricordava di averla già vista, anche se sembrava diversa, forse quando l'aveva vista c'erano meno ciondoli.
Per chissà quale scherzo di riflessione della luce il sole entrava nella cupola ed un raggio viaggiava pigro tra le navate illuminando il pulviscolo ed andando a colpire esattamente la collana.
Un pensiero arrivò piano nella mente di Krueger.
Quand'era ancora un pensiero da nulla, si divertì a girovagargli tra gli occhi, scherzando.
Poi crebbe, e volle la sua attenzione.
L'anfora rossa, il sangue.
La fiala bianca, il seme.
Oddio.
No, non era possibile.
Eppure... il sangue, il seme, il rosso, il bianco.
Lei aveva tutto.
Lei aveva preso tutto.
Una sola conclusione: era stata Verdiana; era stata lei ad uccidere Destefani, a seviziare Ingrid.
Lei, esperta in perversioni, le aveva utilizzate; anche per far tacere il vice ispettore e discolparsi. Ecco perchè aveva abbandonato le indagini così in fretta.
Si accorse di non avere più lo stomaco, di avere un buco al posto della pancia; la mente attraversata da questo pensiero lancinante, il corpo che abdicava alle sue funzioni.
Verdiana vide il suo sguardo e pensò per la prima volta di avere sbagliato tutto nella vita; se questa era la sensazione che aveva procurato nell'unico uomo che mai le fosse veramente interessato, tutto ciò che l'aveva portata ad essere lì in quel momento, ad essere la persona che era, era sbagliato.
Troppo male, troppo dolore, troppa sofferenza.
Seguì il confiteor, la confessione dei peccati; Krueger guardava Guerini al suo fianco, e si sorprese di aver pensato tanto male di lui.
Come non poteva confessare di aver peccato? Di avere avuto pensieri, e parole, e opere, che già lo condannavano? Che ingenuo, che idiota, che stupido. Lui che si sentiva tanto intelligente, padre Krueger acuto filosofo e ottimo docente, alchimista e astrologo, non aveva visto una realtà così banale da percepire.
Era stato abbagliato da quella donna.
La messa, pensava, è un sacrificio a Dio, " a te gradito", consacrando il pane ed il vino che sono il dono che l'uomo offre. Sono dono perchè l'uomo ha faticato, ha lavorato, per ottenerli; sono frutto della vite e del lavoro dell'uomo, non sono grano e acqua, ma pane e vino. Ogni dono, per essere un vero dono deve togliere qualcosa a chi dona per darlo a chi riceve; per poter donare con questa purezza ci si deve conoscere, e per questo si confessano i peccati.
Non è sterile rito: è funzionale al sacrificio, e Krueger pensava che per quanto non fosse un sacerdote il rito andava compiuto e la confessione dei peccati diventava un momento importante, soprattutto in questo momento, nel quale aveva scoperto di avere infierito sul preside molto più del dovuto, proprio lui che pensava sempre di essere nel giusto.
Alzò gli occhi su Verdiana; ancora il dolore lancinante lo riprese, ma quello che vide in quegli occhi non fu nulla di comparabile alla colpevolezza.
Era una sofferenza intensa e composta, della quale non capiva il senso.
La collana risplendeva ancora sul suo petto, il verde della malachite ne moltiplicava la forza; sembrava assumere ad ogni sguardo maggiore importanza.
Krueger pensava "ecco il punto più basso, ecco come potevo scendere più in basso, ecco la mia punizione finale; con questo dolore lancinante ho toccato veramente il fondo. Quanto fa male, quanto mi è insopportabile questa posizione. Quella donna che tanto mi ha dato, quella donna in cui credevo, ha tradito ogni mia fiducia, mi ha tradito da sempre."
La celebrazione continuava per lui meccanicamente, ma la mente volava altrove.
Volava allo stato di nigredo, alla macerazione del profondo nero, alla marcescenza dell'uomo come unico modo per rinascere, alla sofferenza che l'avrebbe purificato, al sacrificio di Dio che rinasce per l'umanità, all'umanità che non ha colpa, quindi, in realtà, al sacrificio di sè.
Ogni sacrificio è un sacrificio di sè; quando Dio chiede ad Abramo di uccidere il suo figlio sa bene che in realtà Abramo ucciderebbe sè stesso dal dolore.
Krueger sentiva Dio pulsare in lui in qualche parte sconosciuta e collegata a tutti gli altri uomini.
Distintamente la percepiva come l'immagine di Dio da sempre indicata da tutte le religioni.
Allo stesso tempo percepiva sè stesso ed il dominio della propria mente come un'isola in quel mare da cui era nata.
Dio da Dio, luce da luce.
Generato e non creato.
Della stessa sostanza.
Era tutto così chiaro! Ecco perchè 'figlio dell'Uomo'.
Ecco perchè nella messa il sacrificante è il sacrificato, ecco perchè il dono offerto è la mia isola, sono io stesso.
Ed ora Krueger si sentiva interamente sacrificato, nel dolore che lo stava scavando dall'interno, sentiva l'elastico teso allo spasimo.
Non immaginava un sacrificio più grande, non pensava fosse sopportabile una tensione più grande; invece, da lì a poco, ben peggio lo stava aspettando, mentre la mattina si faceva improvvisamente scura di un temporale estivo.
Verdiana si mosse, fece qualche passo.
Krueger la seguì con lo suardo.
La vide ondeggiare sui tacchi eleganti, qualche passo in avanti e qualche passo indietro, nella navata.
Il tailleur viola.
Percepi distintamente il frusciare della gonna stretta sulla pelle dei fianchi, la tensione della fodera del tessuto sulle cosce fasciate, le ginocchia guidate e contenute dall'abito, l'incedere sinuoso sui tacchi.
Questa volta il pensiero non gli ronzò in testa; si sfracellò su di lui come una frana che spazzi via un paese intero.
Lui aveva già sentito queste sensazioni.
Gli appartenevano.
Lui aveva indossato quell'abito, si era mosso in quella stoffa.
Guardò Verdiana; capì che lei sapeva.
Il pensiero si fece spazio nella sua mente.
"Hai ucciso il gusano?" Ricordò, improvvisamente e lucidamente.
Ricordò di averlo ucciso più volte, di essere entrato in uno stato di trance, lo ricordava con una golosità che ora gli sembrava incredibilmente disgustosa, peccaminosa e incredibilmente affascinante.
Ricordò di aver indossato il tailleur viola, la parrucca, gli occhiali, ricordò di aver abbordato Destefani, di averlo legato e di aver ottenuto ciò che voleva, così come con Ingrid.
Diventò terreo in volto; John se ne accorse e continuò la celebrazione al posto suo.
Pensò a Verdiana, che sentiva ogni movimento nel suo appartamento; probabilmente aveva sentito tutto, l'aveva visto uscire, l'aveva visto rientrare, aveva custodito il suo bottino.
Non l'aveva denunciato; anzi, l'aveva coperto.
Capì che il dissociato era lui; una personalità schizofrenica, un'altra isola vicino alla sua nel mare del suo essere, un'altra persona in sè aveva preso vita e s'era impossessata dei suoi studi sull'alchimia; aveva riconosciuto i marmi senza che lui lo sapesse, aveva riconosciuto l'opus e la voleva mettere in pratica.
Riconobbe in quell'hybris, in quell'invidia degli dei, in quell'orgoglio sconfinato una parte della propria personalità che aveva faticato a soffocare in passato ma che, evidentemente, s'era presa la rivincita, rinascendo come complesso autonomo, facilitato dagli effetti allucinogeni.
Capì tutto con una lucidità estrema; come in tutti i periodi importanti della vita ebbe la forza di pensare di essere solo, e di dover da solo risolvere il problema.
Non c'era che una soluzione: andarsene da questo mondo.
Non era più sopportabile quello stato di cose; la propria mente si rifiutava di ammettere di essere stato lui la causa di tutto. Gli pulsavano le tempie; doveva attutire la forza di quel pensiero per evitare che scoppiassero, capì che avrebbe potuto farle esplodere.
Altro che elastico, nigredo, marcescenza: doveva annullarsi, non essere, l'unica cosa che meritava era non essere più.
L'alchimia, lo studio, l'orgoglio, e quant'altro; lui stesso che s'era sentito in grado di redimere Dio, di essere come Dio, di trattare da pari con lui; che senso aveva di fronte alla perdita del controllo delle proprie azioni?
Guardò Vediana; anche lei capì che lui ora aveva capito, accarezzò i due ciondoli per comunicarglielo.
La sofferenza sul viso di quella donna e la sofferenza sul suo trovarono un terreno comune e comunicarono tra loro; lei capì che lui avrebbe preso una decisione estrema.
Il coro cantava l'Alleluja.
Venne letto il Vangelo di Giovanni, come nelle grandi occasioni; sempre Krueger aveva letto, commentato e meditato il Vangelo, questa volta ci si aggrappò:
"Di nuovo i Giudei raccolsero delle pietre per lapidarlo.
Gesù disse loro:
«Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?».
Gli risposero i Giudei:
«Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù:
«Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? ".
"Io ho detto: voi siete dei" gli risuonava nella testa.
Come posso essere Dio? Come posso convivere con questa lordura che è la mia vita ad essere Dio?
La celebrazione proseguì per Krueger in uno stato di assenza; solo le parole del Credo gli risuonarono importanti; pensò alla nascita della sua individualità, a lui Figlio Dell'Uomo, Dio da Dio, luce da luce.
Gli si gonfiò il petto dell'antico orgoglio; se questa deve essere la mia fine, l'avrò con te, Dio; sacrificante e sacrificato, insieme, io Abramo ucciderò mio figlio, la mia totalità ucciderà la mia persona.
Si rese conto di quanti alchimisti nel passato fossero giunti allo stesso punto; improvvisamente molti passi oscuri gli furono chiarissimi, capì perchè molti ne morirono, capì perchè l'opus diventava così unica, così importante nella loro vita: era l'unico modo per andare oltre a questa infinita nigredo, l'unico modo per redimere Dio dai suoi peccati, l'unico modo con il quale la creatura redime il creatore colpevole di aver creato la sofferenza dell'uomo, cioè l'unico modo per salvare se stessi e il Dio che ci ha generati.
Ci sarebbe voluto un'opus completa per redimersi; ma lui, così debole e colpevole, non si sentiva un artifex, non sentiva il proprio corpo l'atanor alimentato dalla potenza delle passioni, delle quali sentiva il fuoco divorarlo.
All'inizio dei riti della comunione, sentì di dover fare qualcosa; si alzò lui per invitare i fedeli alla preghiera del Padre Nostro.
Il viso, risoluto, comunicava la propria decisione; avrebbe fatto scoppiare le tempie durante quella preghiera.
Verdiana, da lontano, non poteva contenere il proprio dolore; le era chiaro quello che stava succedendo, era testimone impossibilitata a qualsiasi azione.
Krueger si portò, in piedi, dietro l'altare, e allargò le braccia per iniziare il Padre Nostro.
Guardò in avanti, vide i fedeli.
Che aspettavano in piedi che lui iniziasse.
Alzò lo sguardo: vide nella controfacciata il quadro dell'Ultima Cena, con quel Giovanni così femmineo; quel Giovanni che aveva guardato quando Verdiana lo aveva incontrato.
Aprì la bocca per prendere fiato.
Era bloccata.
Qualcosa l'aveva trapassato da parte a parte, nel senso dell'altezza del corpo; era esattamente sotto il centro della cupola, e sentiva le forze sotterranee salire dalla cripta sotterranea, passare attraverso di lui, trapassare la cupola e salire al cielo.
Nello stesso momento la stessa sensazione di trapasso trafisse le sue braccia allargate, a disegnare una croce con la direzione precedente.
Infine, la direzione del suo sguardo lo invase, partendo da dietro di sè, dalla nuca, attraversandogli la testa e puntando rettilineamente lungo la navata.
Si sentiva trapassato, inchiodato dalle sei direzioni; sentiva l'intero tempio riflettere la sua essenza e a sua volta riflettere il mondo intero con le sue sei direzioni; sentiva l'unità del mondo intero nell'incrocio dei tre assi di cui lui era il centro, sentì il mondo intero in un punto intermedio tra i suoi occhi e il naso.
Le tempie pulsavano, pronte ad esplodere; non ci sarebbe stata un'opus a salvarlo.
Verdiana vide il suo uomo che stava per scomparire da questo mondo trafitto da un mistero irraggiungibile; tutta la sua essenza di donna voleva fare qualcosa; ma non riusciva a far altro che guardare, e soffrire.
Era un dolore, forte, acerbo, secco; troppo ingiusto, insopportabile, si ribellò fondendosi con lui, lasciandosi invadere la mente da quel nemico così potente e terribile, combattendolo con tutte le forze.
Proprio quando stava pensando che non avrebbe retto altro dolore, che si sarebbe abbandonata alla disperazione, esattamente un attimo prima, uscì una piccola lacrima da un suo occhio.
Percorse la guancia, zigzagando un po'; la lasciò scorrere libera, non la asciugò.
Scese lungo gli zigomi, salì su un labbro.
Ebbe la tentazione di pulirsi con la lingua, ma non lo fece.
La lacrima dal labbro cadde.
Nella coppa della collana.
Il sangue, il seme, la lacrima furono allineati in quel momento: l'opus fu.
La catena cominciò a splendere ma, soprattutto, le tre direzioni si resero visibili su Krueger; tutti videro, e nessuno seppe ripeterlo allo stesso modo dopo che fu successo.
Sembrava un Cristo immolato in una croce tridimensonale; qualcuno disse che si librava nell'aria.
Lo stesso Krueger sembrava splendere di luce azzurrina, diventando evanescente, sempre di più.
Infine, mentre le tre direzioni perdevano di intensità, qualcuno lo vide alzare una mano e fare una specie di danza con una figura che gli apparve vicino; era una donna, brillavano intensi e dolcissimi i suoi occhi nocciola.
In questa specie di danza rituale si scambiarono qualcosa; lui lo porse a lei, che lo prese e lo portò al petto, insieme pronunciarono 'septigenti'.
Era qualcosa di piccolo e blu, che brillava di una luce che crebbe di intensità fino a diventare abbagliante, rimanendo a mezz'aria e rendendo poco a poco invisibili le due figure, finchè la luce brillò fulgida come una stella e le due figure scomparvero del tutto.
Se ne andarono, rimase solo la luce.
Fu così che Krueger se ne andò da questo mondo.
Poi tornò.
Le due figure riapparvero; prima la donna, che alzò la mano per prendere la stella e stringerla al seno; tutte le donne presenti desiderarono di essere lei, di avere una stella blu da stringere al petto.
Poi Krueger riapparve; ed il suo viso nessuno l'avrebbe più dimenticato, mentre guardava quella donna, mentre guardava in lei tutte le donne, i loro corpi e le loro infinite vie per giungere al cuore di un uomo.
Poi la donna poco a poco scomparve; rimase la luce a mezz'aria.
Tutti rimasero a guardare quella piccola potente luce azzurra e mescolarono la gioia alla tristezza nel vedere che si stava affievolendo.
Piano, lentissimamente, perdeva di intensità, lasciava spazio al resto.
Fu come risvegliarsi, fu come cercare di seguire la traccia di un sogno dolce che svanisce all'alba.
La luce azzurra diminuiva ed il resto del mondo appariva: le colonne, le persone, i marmi, le cose.
Fu come una rinascita; il mondo riapparve come nuovo, come se fosse stato cambiato da quell'apparizione, come se quella piccola stella bambina fosse venuta al mondo per cambiarlo; ed ora che se ne stava andando mancava al mondo.
Rimasero tutti a fissarla e non sembrava vero che si affievolisse, finchè tutti dovettero aguzzare gli occhi e il cuore per vederla ancora, per sentirla ancora pulsare, per chiederle stai ancora un attimo con noi.
Ognuno pensò resta ancora con me, stella cucciola, non andartene, con te si sta bene, anche solo oggi, anche solo un momento, anche solo adesso, per un attimo ancora, resta qui.
La luce del giorno inondò le persone e la stella sparì, proprio come all'alba del giorno nuovo scompare la stella del mattino.
[statua, castello di Compiano]
C'è la pagina Facebook di Krueger, e il romanzo si può approfondire e comprare su krueger.losero.net.
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Nel frattempo abbiamo attivato il nostro nuovo shop online:
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Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
20 LET REGIONALNEGA KLUBA IPA KOPER
Filatelistični klub Koper je 7.5.2016 izdal pisemsko ovojnico z osebno znamko ter priložnostnim poštnim žigom.
PPŽ bo na razpolago od 7.5.2016 na pošti Koper 6104 (železniška postaja).
Nel frattempo abbiamo attivato il nostro nuovo shop online:
Champagne Dew: classico e frizzante
Baby Glow: leggermente rosato
Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.
Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.
"Neanche sembri truccata". "Che luce, cos'hai fatto?"
Quando la pelle è baciata dal sole abbiamo un altro viso.
La primavera ci fa sentire più vicini al nostro corpo e al nostro immaginarci presto scalzi, coi capelli al vento, la pelle che sente il vento. Abbiamo voglia di scoprire non coprire, anche sul viso.
La pelle appena rimpolpata da una bella skincare, la camicia preferita, la catena dorata leggera che ci sfiora il cuore e il trucco? Delle carezze di colore.
Pochi tocchi, direttamente sul viso come se ci dipingessimo. Un po' sulle guance, un po' sulle labbra, una punta sulle palpebre. In un attimo il viso si accende.
Sfumiamo con le dita o con il pennello fluffy compatto del brand.
Noi amiamo usare le dita. Un rapporto bello e giocoso con il nostro viso e con il trucco sia per chi ama truccarsi e sia per chi non ha mai trovato una sua dimensione con il make-up e vuole provare un approccio diverso, leggero, divertente, nuovo.
Ma anche io che ho la pelle grassa?
Sì. Non ungono, non irritano la pelle, rimangono slow senza essere né unti né "brillantinosi" (a parte gli illuminanti ovvio quelli se non brillano che divertimento c'è?)
1 Blush in stick rosa "colorito sano": sulle guance, un po' sul naso per simulare il sole che ci arrossa il viso, ma anche sulle labbra.
2 Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.
3 Bronzer in stick: colori caldi che ci fanno sentire già nella bella stagione. Non serve essere maghi del contouring anche per questi sono colori caldi, non servono a scolpire ombre (fredde) ma a scaldare l'incarnato magari disegnando un mezzo otto delicato ai lati del viso come se mettessimo una terra in polvere.
4 Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.
Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.
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"Neanche sembri truccata". "Che luce, cos'hai fatto?"
Quando la pelle è baciata dal sole abbiamo un altro viso.
La primavera ci fa sentire più vicini al nostro corpo e al nostro immaginarci presto scalzi, coi capelli al vento, la pelle che sente il vento. Abbiamo voglia di scoprire non coprire, anche sul viso.
La pelle appena rimpolpata da una bella skincare, la camicia preferita, la catena dorata leggera che ci sfiora il cuore e il trucco? Delle carezze di colore.
Pochi tocchi, direttamente sul viso come se ci dipingessimo. Un po' sulle guance, un po' sulle labbra, una punta sulle palpebre. In un attimo il viso si accende.
Sfumiamo con le dita o con il pennello fluffy compatto del brand.
Noi amiamo usare le dita. Un rapporto bello e giocoso con il nostro viso e con il trucco sia per chi ama truccarsi e sia per chi non ha mai trovato una sua dimensione con il make-up e vuole provare un approccio diverso, leggero, divertente, nuovo.
Ma anche io che ho la pelle grassa?
Sì. Non ungono, non irritano la pelle, rimangono slow senza essere né unti né "brillantinosi" (a parte gli illuminanti ovvio quelli se non brillano che divertimento c'è?)
1 Blush in stick rosa "colorito sano": sulle guance, un po' sul naso per simulare il sole che ci arrossa il viso, ma anche sulle labbra.
2 Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.
3 Bronzer in stick: colori caldi che ci fanno sentire già nella bella stagione. Non serve essere maghi del contouring anche per questi sono colori caldi, non servono a scolpire ombre (fredde) ma a scaldare l'incarnato magari disegnando un mezzo otto delicato ai lati del viso come se mettessimo una terra in polvere.
4 Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.
Apoxyómenos
L'Apoxyómenos (traslitterazione dal participio greco ἀποξυόμενος, "colui che si deterge") è una statua bronzea di Lisippo, databile al 330-320 a.C. circa e oggi nota solo da una copia marmorea (marmo pentelico) di età claudia del Museo Pio-Clementino nella Città del Vaticano. Si conoscono inoltre varie copie con varianti.
La statua bronzea dell'Apoxyómenos, assieme ad un'altra statua di Lisippo che rappresentava un leone giacente, si trovò, in epoca successiva, ad abbellire ed ornare le terme di Agrippa in Roma. Tiberio, affascinato dall'opera, provò a portarla nel suo palazzo sul Palatino, ma dovette poi ricollocarla a posto per le proteste dei Romani.
Una versione marmorea fu rinvenuta nel 1849 nel quartiere romano Trastevere, nel vicolo delle Palme, che da quel ritrovamento, prese poi il nome di "vicolo dell'Atleta". Unitamente alla statua furono ritrovate anche le statue del Toro frammentario e il Cavallo di bronzo.
L'opera venne esposta, quasi subito, nei Musei Vaticani (Città del Vaticano), inizialmente nella camera del Mercurio, nel cortile ottagonale, quindi fu rimossa e spostata al Braccio Nuovo. Nel 1924 fece il percorso a ritroso e ritornò nella Camera dell'Hermes, dove ci fu un nuovo, più accurato restauro effettuato dal Galli. Questi, tra le altre cose, tolse il dado posto dal Tenerani nella mano destra, provvide a rifare lo strigile, effettuò la sostituzione di vari perni esistenti ed infine, vi integrò molto accuratamente le dita distese. Nel 1932 la statua trovò la sua collocazione definitiva nella stanza più propriamente detta Gabinetto dell'Apoxyómenos. Nel 1994 la scultura fu oggetto di una profonda e completa opera di pulitura.
La statua fin dal suo ritrovamento ebbe subito una grandissima notorietà mondiale: di essa fu diffuso il calco in gesso, in numerose copie ed in varie parti d'Europa. Una copia del calco, venne richiesta anche dallo scultore Shakespeare Wood, al quale venne donata, per essere poi collocata nell'Accademia di Belle Arti di Madras. In tale occasione e per tale finalità fu realizzata una copia così detta "forma buona", vale a dire, una particolare matrice in gesso; di questa operazione, rimasero visibili le tracce fino a quando fu effettuato l'ultimo restauro.
Una variante del tipo dell'Apoxyómenos è il cosiddetto Atleta di Lussino, un originale bronzeo trovato nel 1996. Una più simile a quest'ultima, ma con le braccia reggenti un vaso si trova nella galleria degli Uffizi.
Descrizione
L'Apoxyómenos raffigura un giovane atleta nell'atto di detergersi il corpo con un raschietto di metallo, che i Greci chiamavano ξύστρα e i Romani strigilis, in italiano striglia. Era uno strumento dell'epoca, di metallo, ferro o bronzo, che era usato solo dagli uomini e, principalmente, dagli atleti per pulirsi dalla polvere, dal sudore e dall'olio in eccesso che veniva spalmato sulla pelle prima delle gare di lotta. L'atleta è quindi raffigurato in un momento successivo alla competizione, in un atto che accomuna vincitore e vinto.
La versione dei Musei Vaticani si presume sia stata eseguita in una officina romana di buona qualità, pure se, ad una più attenta analisi, resta qualche piccola imperfezione e decadimento di livello; ne è un particolare esempio la resa della zona interna del braccio sinistro. La statua risulta nella sua totalità sostanzialmente completa e tuttora in condizioni molto buone. Piccoli particolari rovinati si possono riscontrare nella punta del naso, mancante, diverse scheggiature relative all'orecchio sinistro, ai capelli, a una delle mascelle ed anche allo zigomo sinistro. Esistono due fratture sul braccio destro; una è situata alla metà circa del bicipite ed una seconda sopra il polso. Il braccio sinistro riporta una frattura alla spalla, dove si possono anche notare piccole perdite di materiale ed una seconda frattura al polso.
Su una vasta zona dell'avambraccio destro sono evidenti le tracce di leggere corrosioni e di un'antica azione del fuoco. In una delle mani mancano tutte le dita e si notano fori di perni che risalgono ad un precedente restauro.
Mancano anche il pene ed una parte dei genitali nella zona inferiore. La gamba sinistra rivela una frattura sotto l'anca. La gamba destra rivela due fratture; sotto la caviglia e sotto il ginocchio.
Stile
Col gesto di portare in avanti le braccia (tesa la destra e piegata la sinistra), la figura segnò una rottura definitiva con la tradizionale frontalità dell'arte greca: le statue precedenti avevano infatti il punto di vista ottimale davanti (un retaggio delle collocazioni dei simulacri nelle celle dei templi), mentre in questo caso per godere appieno del soggetto si deve girargli intorno. Con tale innovazione l'opera è considerata la prima scultura pienamente a tutto tondo dell'arte greca.
La figura si muove ormai nello spazio con una grande naturalezza, con una posizione a contrapposto che deriva dal Doriforo di Policleto; in questo caso però entrambe le gambe sostengono l'atleta e la sua figura è leggermente inarcata verso la sua sinistra, seguendo quel gusto per la dinamica e l'instabilità maturato da Skopas qualche anno prima. Esso si protende nello spazio con audacia, col peso caricato sulla gamba sinistra (aiutata da un sostegno a forma di tronco d'albero) e con una lieve torsione del busto, che spezza irrimediabilmente la razionalità del chiasmo policleteo, cosicché i pesi non sono più distribuiti con simmetria sull'asse mediano. Il corpo dell'opera è percorso da una linea di forza ondulata e sinuosa, che dà l'impressione allo spettatore che l'opera possa in qualche modo andargli incontro.
Il corpo è snello, con una testa più piccola del tradizionale 1/8 dell'altezza del canone di Policleto, in modo da assecondare un'innovativa visione prospettica, che tiene conto del punto di vista dello spettatore piuttosto che della reale antropometria della figura. Scrisse a tale proposito Plinio che Lisippo «soleva dire comunemente che essi [gli scultori a lui precedenti] riproducevano gli uomini come erano, ed egli invece come all'occhio appaiono essere» (Naturalis Historia, XXXIV, 65.).
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Foto d'anonimo 1960 ca;
"Raccolta Foto de Alvariis;
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Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
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Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
Cannibale parte con una fisionomia del tutto diversa dai fogli più o meno trasversali che giravano nel movimento del '77: copertina a 4 colori, formato tipico delle rivistine underground americane & dentro fumetti di strada, allucinati, disegnati ripensando in un bar a una situazione di due ore prima o con il fumo dei lacrimogeni ben presente nelle mucose del naso!
Siamo partiti con il numero 3 e subito dopo abbiamo fatto un numero quadruplo, frutto dell'incontro, avvenuto in gloriose mattinate milanesi, con la traumfabrik (filippo scòzzari e andrea pazienza) che non aspettava altro: è nato un progetto globale che coinvolge cinque persone apparentemente (la punta dell'iceberg), ma in realtà si muove a diversi livelli (moebius + sheckley), toccando tutta l'incredibile fauna metropolitana coatta, tossicomane, autonomista, creativa, borgatara, lisergica, pigra & ignara che poi sono i nostri migliori amici!
Andrea Pazienza mi ha presentato Tanino Liberatore, che disegnava copertine per la RCA ed era un po' isolato, pur abitando a Roma da otto anni. Allora non si sapeva bene quando il gruppo si sarebbe raffreddato in una formazione definitiva, c'erano questi interminabili scazzi con Scozzari (mai sopiti), ma quando vidi come Tanino disegnava (aveva dei ritratti a colori di Eno, di Robert Wyatt, due enormi Zappa, che non gli restituirò mai) capii che era il quinto Cannibale che mancava, e l'ultimo. Diventammo molto amici e quando ci vedevamo, lavoravamo sulle copertine o sulle storie di Cannibale, del Male, e poi di Frigidaire. Giravamo, a volte, per ore intorno alla Stazione Termini sulla sua '500' blu, fino a sbatterci stanchi e incazzati in un cinema porno (altra passione comune, oltre alla musica), oppure andavamo a rompere il cazzo a Mattioli, nella sua casa al Colosseo, principale redazione di Cannibale con succursale al ristorante Pasqualino. Questo prima che le donne e le vicende editoriali ci portassero su piani diversi della realtà.
Rank Xerox è nato nel '77 su Cannibale. Era un coatto con il naso schiacciato e gli zigomi alti, dai tratti somatici molto asiatici: una specie di mongolo. In quel periodo c'era un primo avvicinamento tra coatti e movimento; da una parte gli studenti, studelinquenti, autonomia operaia... dall'altra questi coatti che si univano ai compagni nelle piazze, per ragioni di vicinanza sociale (condizione, quartiere...) ma anche per riversare efficacemente all'esterno la propria incapacità a sopportare... Poi il rapporto si è anche formalizzato con scambio di droga, eccetera. Così nella storia uno studelinquente proietta nel coatto costruito dalla fotocopiatrice rubata all'università il proprio essere violento.
Radiocomandandolo, restandosene a casa al riparo. La storia doveva finire lì, con la morte dello studente e Rank Xerox che si trovava a vagare per la città multilivello, omicida senza più ragioni. Invece sono arrivate tantissime lettere di consenso da tutta Italia e ho ripreso il personaggio impostandolo su un'altra chiave: l'amore possibile/impossibile per la ragazzina Lubna di cui, a causa di un cortocircuito mentale elettronico, lui non può fare a meno. La commistione di generi in Rank Xerox deriva dall'uso di diversi stilemi classici fusi con la mia immaginazione. La città è una Roma temporalmente proiettata solo qualche anno in avanti, nell'88, ma in realtà molto più futura: trenta livelli, architetture e automobili americanizzate; è una gigantesca metropoli in cui basta salire in metropolitana per arrivare a Berlino, Madrid, Napoli... queste dimensioni spaventose mi permettono di dare plausibilità ad una decadenza incontrollabile e ai simboli barocchi che si aggirano in essa, come Enogabalo che si è visto Ben Hur tre volte al giorno.
Prima di iniziare il nuovo ciclo di Ranxerox su Frigidaire, dopo la chiusura di Cannibale per debiti da parte del Male, sono rimasto a New York tre mesi. Ho sentito un po' che aria tirava; avevo delle idee per delle nuove iniziative editoriali che non comprendevano solo i fumetti, ma anche situazioni dietro le quinte del mondo dello spettacolo, dal cinema alla musica, al coatto di strada. In tutti questi generi mi interessava vedere cosa c'era dietro. Ho avuto occasione di rendermi conto direttamente del tipo di mentalità che c'è là e di assumerne gli elementi che mi interessavano. Mi piace questa capacità che hanno nel rendere spettacolo qualsiasi avvenimento, e Ranxerox stesso è tutto proiettato verso lo spettacolo, dove hanno bisogno della sua violenza genuina. Devo dire la verità: io non lo avrei voluto così muscoloso, è stata una scelta di Tanino, e del resto è lui che lo disegna. D'altronde all'interno delle storie abbiamo un rapporto ben preciso: a me l'ideazione e la sceneggiatura fin nei minimi particolari. Lui ha la libertà di scegliere le tipologie, caratterizzare i personaggi, scegliere il modo di vestirli ed ambientare. Alla fine nell'ambito dell'immagine è lui che modella. Ha pensato che Ranxerox con i muscoli fosse più coinvolgente, ed evidentemente funziona. Io lo vedevo più asciutto, meno evidente in questa sua forza meccanica. Nella copertina dell'albo è diventato addirittura una specie di gigante siliconico. E anche questo è spettacolo comunque... ma non è che privilegiamo la forma rispetto al contenuto, questo no.
A me interessava la coppia Ranx e Lubna nel '78; adesso mi interessa fare altre cose. Ma dato che Ranxerox è venduto in Francia, Spagna, Germania, Olanda, America, Grecia, Finlandia, Svezia e perfino in Giappone, a volte mi diverte molto farlo. D'altra parte Ranxerox ormai è una saga che potrebbe andare avanti in eterno. Se volessi per un mese potrebbe battere la testa e fare l'impiegato. Un'altra volta essere un mercenario paracadutato in uno Stato in rivolta. E' un po' come Big Jim: lo vesto come voglio.
Il passaggio da Cannibale a Frigidaire è stata una logica conseguenza di passaggio dal periodo meno organizzato e più underground alla cosa più studiata, più pulita e più costosa anche, più lussuosa. All'inizio di Cannibale eravamo in due, io e Mattioli; siamo passati, in seguito, a cinque, con un piccolissimo apparato di collaboratori e di persone che seguivano la parte produttiva ed editoriale. Poi c'è stato questo incontro con Vincenzo Sparagna del Male, che è praticamente il road-manager di tutta la situazione. Io tendo sempre a parlare di Frigidaire come di un gruppo rock. E Frigidaire è un braccio di ferro continuo tra me e Sparagna, gli altri sono marginalissimi, disegnano storie e basta, non è che stiano dietro alla costruzione del numero. Questo dall'inizio.
Ci sono due tendenze nel giornale. Da una parte c'è la musica, ci sono situazioni più europee, e dall'altra c'è la politica, guerriglieri, negri, terzomondismo, ecc.; cose che a me non interessano tantissimo. Anche con gli editoriali di Vincenzo non sono mai d'accordo. Non mi interessano gli editoriali in sè, e non sono d'accordo con quello che dicono, li trovo molto retorici.
L'interrelazione tra musica e fumetto è per me, invece, un argomento molto stimolante. L'idea di dare una colonna sonora al giornale presenta grossi problemi di ordine pratico, ma non è stata abbandonata. Presto dovrebbe vedere la luce la nostra prossima iniziativa: è un disco rap che racconta la storia di una coppia con molti problemi, una coppia decisamente "sfasata": lei tossicomane in preda ad anfetaminici, lui sotto oppiacei, non riescono a comunicare per la loro diversa "velocità". Al disco si unisce un album con cinque storie di coppia, disegnato dalla nostra redazione.
Frigidaire è un modello che molti copiano; la grafica, certe stilizzazioni dei personaggi, certe intuizioni sull'abbigliamento che ci sono in Ranxerox e in altri fumetti. Alcuni stilisti di Milano sono attentissimi alle cose che indossa Ranxerox. A me, personalmente non me ne fosse un cazzo della moda, ma mi hanno fatto delle offerte per fare dei capi di vestiario e ora li sto disegnando; mi hanno proposto di fare dei giubbini, delle magliette, una linea di cravatte. Tutte quelle cose delle controcopertine e del sommario le facevo per scherzo, perché mi piaceva fare delle immagini piatte di moda, moda che fosse più emotiva che reale. Poi ho visto che queste cose possono funzionare proprio a livello di modelli e ho deciso di dedicarci un po' più di tempo per poterle realizzare veramente. Era nostra intenzione lanciare un atelier ai tempi di Cannibale; sarebbe stata divertente come idea, ma era irrealizzabile per quello che eravamo nel '78. Adesso sono particolarmente interessato ai tessuti poveri. Ho una serie di modelli, quelli della collezione Vudù, che saranno realizzati da una stilista di Roma per la quale ho creato il marchio Scrooge. Ho contatti per realizzare anche cose di altri, ma non so se le porterò a termine per un fatto economico. Sai, senza uno stimolo sufficiente non mi si smuove neanche un relais mentale. L'ufficio creativo di una casa farmaceutica elaborava delle cose costosissime e assolutamente banali per dei gadget da dare in omaggio ai medici. La ditta faceva un prodotto contro gli ossiuri cioè i vermi nell'intestino dei bambini, ed il logo della società era proprio un bambino che si gratta il culo. Le proposte degli altri erano le solite: il metro per misurare i bambini oppure un fermacarte di marmo a forma di verme! Bhè, con una fustella ho scomposto in due parti questo logo, già di per sé curioso, e ne è venuta fuori una scatoletta contenente graffette, elastici, eccetera: con il semplice movimento meccanico dell'aprire e chiudere il bambino... si gratta davvero il sedere. Sono rimasti entusiasti ed hanno pagato bene.
Per adesso undiscorso che mi interessa è quello dell'accellerazione. Arrivano tantissime lettere di gente ultraincazzata per Red Vinyle. Pochissimi hanno capito che è un comic anche quello. E' l'esasperazione dell'atteggiamento critico che si ha nei confronti di qualsiasi disco. Hai da appuntare qualcosa a tutti i gruppi che ti piacciono, in genere. Basta accellerare questa insoddisfazione ed hai Red Vinyle.
In Snake Agent, invece, c'è l'accellerazione sia delle emozioni che delle azioni del protagonista. In altri fumetti penso di essere abbastanza classico come sceneggiatura. Mi piacerebbe fare delle storie senza troppi stravolgimenti di sintassi, perchè gli stravolgimenti sono patrimonio dell'underground e dell'incomprensibilità. Più che lo sfasamento nella sceneggiatura mi piacciono queste sfasature nelle emozioni dei personaggi... cioè cercare di inventare delle emozioni future. Invece che semplicemente l'odio o l'amore o la simpatia come puoi vedere adesso, pensare a quelle che possono essere le emozioni tra qualche anno, emozioni filtrate dalle cose che succederanno in questi anni. Quindi ci sarà probabilmente più cinismo rispetto a tutto, però non come nei fumetti di Lanciostory, in cui il personaggio è semplicemente cinico o semplicemente buono o semplicemente adorabile. Non so, in una storia al protagonista potrà accadere di avere la fidanzata ammazzata ed essere appena dispiaciuto... Non mi interessa quello che dice Moebius, che la storia può essere a forma di elefante o di fiammella, che poi non ho mai capito cosa voglia dire. Secondo me è uno che si fa troppe canne; è un vecchio hippie. L'ho conosciuto a Lucca. Tutti noi ci facevamo delle gran bistecche a pranzo e lui è venuto a mangiare con noi (tra l'altro cercando di fottermi la fidanzata e non c'è riuscito) ed è un vegetariano. L'unico autore che si è tenuto in maniera intelligente per l'età che ha nel panorama editoriale italiano è Magnus. Se pensiamo a quello che fanno Crepax, Pericoli e Pirella, Battaglia... sono delle mummie, insomma.
Nel frattempo abbiamo attivato il nostro nuovo shop online:
"Neanche sembri truccata". "Che luce, cos'hai fatto?"
Quando la pelle è baciata dal sole abbiamo un altro viso.
La primavera ci fa sentire più vicini al nostro corpo e al nostro immaginarci presto scalzi, coi capelli al vento, la pelle che sente il vento. Abbiamo voglia di scoprire non coprire, anche sul viso.
La pelle appena rimpolpata da una bella skincare, la camicia preferita, la catena dorata leggera che ci sfiora il cuore e il trucco? Delle carezze di colore.
Pochi tocchi, direttamente sul viso come se ci dipingessimo. Un po' sulle guance, un po' sulle labbra, una punta sulle palpebre. In un attimo il viso si accende.
Sfumiamo con le dita o con il pennello fluffy compatto del brand.
Noi amiamo usare le dita. Un rapporto bello e giocoso con il nostro viso e con il trucco sia per chi ama truccarsi e sia per chi non ha mai trovato una sua dimensione con il make-up e vuole provare un approccio diverso, leggero, divertente, nuovo.
Ma anche io che ho la pelle grassa?
Sì. Non ungono, non irritano la pelle, rimangono slow senza essere né unti né "brillantinosi" (a parte gli illuminanti ovvio quelli se non brillano che divertimento c'è?)
1 Blush in stick rosa "colorito sano": sulle guance, un po' sul naso per simulare il sole che ci arrossa il viso, ma anche sulle labbra.
2 Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.
3 Bronzer in stick: colori caldi che ci fanno sentire già nella bella stagione. Non serve essere maghi del contouring anche per questi sono colori caldi, non servono a scolpire ombre (fredde) ma a scaldare l'incarnato magari disegnando un mezzo otto delicato ai lati del viso come se mettessimo una terra in polvere.
4 Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.
Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.
Qui in foto trovate i Blush in stick ovvero I Blush Balm:
sunset caldo come un tramonto
spring day rosa tipo "colorito sano"
summer night Berry succoso non troppo viola
Nel frattempo abbiamo attivato il nostro nuovo shop online:
"Neanche sembri truccata". "Che luce, cos'hai fatto?"
Quando la pelle è baciata dal sole abbiamo un altro viso.
La primavera ci fa sentire più vicini al nostro corpo e al nostro immaginarci presto scalzi, coi capelli al vento, la pelle che sente il vento. Abbiamo voglia di scoprire non coprire, anche sul viso.
La pelle appena rimpolpata da una bella skincare, la camicia preferita, la catena dorata leggera che ci sfiora il cuore e il trucco? Delle carezze di colore.
Pochi tocchi, direttamente sul viso come se ci dipingessimo. Un po' sulle guance, un po' sulle labbra, una punta sulle palpebre. In un attimo il viso si accende.
Sfumiamo con le dita o con il pennello fluffy compatto del brand.
Noi amiamo usare le dita. Un rapporto bello e giocoso con il nostro viso e con il trucco sia per chi ama truccarsi e sia per chi non ha mai trovato una sua dimensione con il make-up e vuole provare un approccio diverso, leggero, divertente, nuovo.
Ma anche io che ho la pelle grassa?
Sì. Non ungono, non irritano la pelle, rimangono slow senza essere né unti né "brillantinosi" (a parte gli illuminanti ovvio quelli se non brillano che divertimento c'è?)
1 Blush in stick rosa "colorito sano": sulle guance, un po' sul naso per simulare il sole che ci arrossa il viso, ma anche sulle labbra.
2 Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.
3 Bronzer in stick: colori caldi che ci fanno sentire già nella bella stagione. Non serve essere maghi del contouring anche per questi sono colori caldi, non servono a scolpire ombre (fredde) ma a scaldare l'incarnato magari disegnando un mezzo otto delicato ai lati del viso come se mettessimo una terra in polvere.
4 Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.
Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.
Qui in foto trovate i Blush in stick ovvero I Blush Balm:
sunset caldo come un tramonto
spring day rosa tipo "colorito sano"
summer night Berry succoso non troppo viola
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
Zigom’s “Bagheera” is a pixelated mosaic street art piece inspired by the panther character from The Jungle Book. It was installed on November 9, 2021, at 6 Rue des Anglais. Zigom is a Paris-based street artist celebrated for his vibrant mosaic installations that pay homage to 1980s and 1990s pop culture icons.
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
hai perso tutta la tua grinta, mi dice il sindaco pino.
reagisci, mi dice.
non puoi aspettare per sempre, aggiunge.
devo solo capire.
devo capire perché vederlo non mi fa stare bene.
devo solo capire perché per reagire devo catapultarmi nelle cose.
quanto la stanchezza incida.
quanto incida la preoccupazione legata alla casa.
quanto incida che non mangio.
quanto incidano le mie ossessioni.
odio non avere il controllo.
mi dà ansia.
devo essere padrona delle cose, o essere in grado di dire "mavalà".
vorrei fare ancora di più. ma la mancanza di soldi, di tempo e di energie mi inchiodano qui, e non mi aiutano ad essere padrona di un bel niente.
vivo ogni cosa come una prova. credo mi possa fare bene.
fisicamente così magra mi piaccio, anche se ho le occhiaie talmente scavate che i kili di trucco non nascondono nulla.
io non ho la frangia, o gli zigomi affilati, però sono più carina di davide.
io sono impaziente, e mi incazzo, e non ho mezze misure, ma so ascoltare ed essere vicina più di davide.
noi eravamo felici.
io, da sola, prima, ero felice.
io ora non voglio essere felice.
il solito masochismo.
l'invidia che ho.
i miei occhiali giganti.
il riso nella padella.
i peli del gatto.
la borsa della spesa.
il gelato kinder.
la vasca per crema.
il cinema, che mi dà sempre gioia.
sedersi sul bracciolo del divano. mai sul divano.
mangiare seduta al tuo posto, che ora è mio.
cercare di dire casa mia.
fumare troppo.
fare colloqui di lavoro a pacchi.
sempre con le occhiaie.
scappare via.
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...
Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.
Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...
Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.
Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...
Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato..
Piccolo restyling della già bellissima angelina jolie, voi direte, ma non hai toccato niente a parte gli occhi, bene vi indico le differenze cosi le trovate senza che debba ripetermi troppo. Occhi, naso, labbra, zigomi, mento sopracciglia contorono occhi e una ritoccata generale al complesso, senza toccare luci ombre e quant'altro :)
Nel frattempo abbiamo attivato il nostro nuovo shop online:
"Neanche sembri truccata". "Che luce, cos'hai fatto?"
Quando la pelle è baciata dal sole abbiamo un altro viso.
La primavera ci fa sentire più vicini al nostro corpo e al nostro immaginarci presto scalzi, coi capelli al vento, la pelle che sente il vento. Abbiamo voglia di scoprire non coprire, anche sul viso.
La pelle appena rimpolpata da una bella skincare, la camicia preferita, la catena dorata leggera che ci sfiora il cuore e il trucco? Delle carezze di colore.
Pochi tocchi, direttamente sul viso come se ci dipingessimo. Un po' sulle guance, un po' sulle labbra, una punta sulle palpebre. In un attimo il viso si accende.
Sfumiamo con le dita o con il pennello fluffy compatto del brand.
Noi amiamo usare le dita. Un rapporto bello e giocoso con il nostro viso e con il trucco sia per chi ama truccarsi e sia per chi non ha mai trovato una sua dimensione con il make-up e vuole provare un approccio diverso, leggero, divertente, nuovo.
Ma anche io che ho la pelle grassa?
Sì. Non ungono, non irritano la pelle, rimangono slow senza essere né unti né "brillantinosi" (a parte gli illuminanti ovvio quelli se non brillano che divertimento c'è?)
1 Blush in stick rosa "colorito sano": sulle guance, un po' sul naso per simulare il sole che ci arrossa il viso, ma anche sulle labbra.
2 Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.
3 Bronzer in stick: colori caldi che ci fanno sentire già nella bella stagione. Non serve essere maghi del contouring anche per questi sono colori caldi, non servono a scolpire ombre (fredde) ma a scaldare l'incarnato magari disegnando un mezzo otto delicato ai lati del viso come se mettessimo una terra in polvere.
4 Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.
Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.
Qui trovate i Blush in stick ovvero I Blush Balm:
sunset caldo come un tramonto
spring day rosa tipo "colorito sano"
summer night Berry succoso non troppo viola
Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...
Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.
Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...
Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.
Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...
Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...
"Con il passare degli anni ci siam persi di vista,le scrissi molte volte ma senza mai risposta.mi dissero che si era messa in certi giri strani e che si accompagnava con ladri e mascalzoni...poi ieri l'ho incontrata dentro un supermercato,l'Italia col carrello al reparto surgelati,talmente dimagrita che mi pareva un'altra,gli zigomi rifatti e la frangetta corta"
"Avrei voluto dirle che avevo nostalgia dei tempi in cui godevo della sua compagnia,insomma la trovavo bella,davvero seducente e che anche se lontano ero pur sempre un suo parente"
"Lei mi ha guardato come si guardano i bambini,mi ha chiesto se sapevo dov'erano i grissini,vedendomi perplesso di scatto s'è voltata e in men che non si dica l'Italia se n'è andata..."
"Italia antico amore hai perso l'allegria e forse non ricordi l'antica cortesia,ebbene si lo ammetto ci son rimasto male,che diamine,potevi almeno salutare!Però malgrado tutto,ti voglio ancora bene qualcosa di me stesso ancora ti appartiene,ti piace far la stronza e farmi disperare,ma so che un giorno o l'altro ti rivedrò ballare"
Mercanti Di Liquore - L’italia
Nel frattempo abbiamo attivato il nostro nuovo shop online:
Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.
Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.
"Neanche sembri truccata". "Che luce, cos'hai fatto?"
Quando la pelle è baciata dal sole abbiamo un altro viso.
La primavera ci fa sentire più vicini al nostro corpo e al nostro immaginarci presto scalzi, coi capelli al vento, la pelle che sente il vento. Abbiamo voglia di scoprire non coprire, anche sul viso.
La pelle appena rimpolpata da una bella skincare, la camicia preferita, la catena dorata leggera che ci sfiora il cuore e il trucco? Delle carezze di colore.
Pochi tocchi, direttamente sul viso come se ci dipingessimo. Un po' sulle guance, un po' sulle labbra, una punta sulle palpebre. In un attimo il viso si accende.
Sfumiamo con le dita o con il pennello fluffy compatto del brand.
Noi amiamo usare le dita. Un rapporto bello e giocoso con il nostro viso e con il trucco sia per chi ama truccarsi e sia per chi non ha mai trovato una sua dimensione con il make-up e vuole provare un approccio diverso, leggero, divertente, nuovo.
Ma anche io che ho la pelle grassa?
Sì. Non ungono, non irritano la pelle, rimangono slow senza essere né unti né "brillantinosi" (a parte gli illuminanti ovvio quelli se non brillano che divertimento c'è?)
1 Blush in stick rosa "colorito sano": sulle guance, un po' sul naso per simulare il sole che ci arrossa il viso, ma anche sulle labbra.
2 Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.
3 Bronzer in stick: colori caldi che ci fanno sentire già nella bella stagione. Non serve essere maghi del contouring anche per questi sono colori caldi, non servono a scolpire ombre (fredde) ma a scaldare l'incarnato magari disegnando un mezzo otto delicato ai lati del viso come se mettessimo una terra in polvere.
4 Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.
Nella storia del Sud c’è una tragedia dimenticata: le donne che si opposero, le donne dei “briganti”. La storiografia risorgimentalista le ha bollate come “drude”, donnacce, occupandosene quando si trattava di soddisfare la grossolana curiosità dei lettori di romanzi popolari.
Ma chi si accosta oggi alle brigantesse con obiettività d’intenti non può che scorgervi la sofferenza dell’altra metà del cielo dell’intera popolazione meridionale.
Ci furono donne che insorsero in armi, affiancando i loro uomini, altre li seguirono nella latitanza, altre ancora li fiancheggiarono in tutti i modi, fornendo loro l’essenziale per la vita alla macchia.
…il ribellismo contadino meridionale fu un’autentica rivolta popolare, alla quale non si sottrassero le donne che, anzi, vi parteciparono in massa. È sembrato giusto sottrarle all’oblio in cui erano state confinate e restituirle alla memoria collettiva, per quello che sono veramente state: donne testimoni e, insieme, protagoniste di un’epoca, che reagirono alla violenza dell’invasione piemontese.
(dalla recensione del libro “Brigantesse” di Valentino Romano)
www.controcorrentedizioni.it/brigantesse-p-52.html?osCsid...
Nata poverissima a Caspoli, frazione di Mignano Montelungo, nella provincia di Terra di Lavoro, oggi in provincia di Caserta, fu fin da piccola ribelle. Secondo il biografo Maurizio Restivo che riporta la nota del sindaco di Mignano, Michelina Di Cesare assieme al fratello Giovanni si rese protagonista sin da piccola di piccoli furti ed abigeati nel circondario di Caspoli.
Nel 1861 si sposa con Rocco Tanga, che morì l'anno dopo lasciandola vedova, mentre nel 1862 conosce Francesco Guerra, ex soldato borbonico e renitente alla leva indetta dal nuovo Stato…
Comunque sia, di questa banda Michelina divenne elemento di spicco e fu stretta collaboratrice del suo uomo e capobanda…
La tattica di combattimento della banda era tipicamente di guerriglia, con azioni di piccoli gruppi che concluso l'attacco si disperdevano alla spicciolata, se del caso, per riunirsi in seguito in punti prestabiliti.
La banda di Michelina, talvolta singolarmente, talvolta in unione ad altre famose bande locali, corse parecchi anni (dal '62 al '68, come appare dalla nota del sindaco di cui sopra) il territorio tra le zone montuose di Mignano e i paesi circonvicini, compiendo assalti, grassazioni, ruberie e sequestri. Famoso è rimasto l'assalto al paese di Galluccio, con lo stratagemma di alcuni briganti travestiti da carabinieri che conducevano altri briganti nella loro foggia fintamente catturati. Le scorrerie non scemarono neppure quando dopo il 1865 in molte altre zone del Sud il brigantaggio era stato fortemente ridimensionato
Da ultimo nel 1868 fu mandato in quelle zone il generale Emilio Pallavicini di Priola con pieni poteri per dare una stretta decisiva alle misure repressive. A tali misure e alle minacce il Pallavicini seppe efficacemente usare le ricompense per le delazioni e le spiate, e proprio una spiata fece cadere la sua banda in un agguato che perse Michelina e il suo uomo.
I briganti vennero fucilati ed i loro corpi furono messi a nudo ed esposti nella piazza centrale di Mignano a monito della popolazione locale.
it.wikipedia.org/wiki/Michelina_Di_Cesare
A proposito della sua fine, questa è “…la descrizione dell’accaduto che ne fa Gelli, il quale però si sofferma sul ruolo di Michelina Di Cesare nell’ultimo combattimento: “[…] la banda accerchiata da reparti del 27° Fanteria e da Carabinieri sul Monte Morrone, al comando di quell’anima dannata della Michelina tenne testa all’attacco e solo si disperse quando, colpito da una palla, penetratagli nel cervello dallo zigomo destro, il capobanda Guerra cadde riverso e, poco dopo, accanto al corpo suo e a quello del brigante Tulipano, a cui una fucilata aveva asportato metà della testa, cadde anche la Michelina. La rea donna aveva combattuto come una leonessa. Colpita al capo, la femmina morì digrignando i denti per la rabbia di essere stata vinta e non per l’orrore dei misfatti compiuti. Il giorno appresso i cadaveri dei briganti caduti e di Michelina vennero esposti nella piazza di Mignano, guardati da soldati armati. Si vuole che il generale Pallavicini, felice per il risultato ottenuto, alla loro vista avesse esclamato: “Ecco i merli, li abbiamo presi”. Il corpo di Michelina fu denudato, in segno di estremo oltraggio, e fotografato. Nello scempio fissato dall’immagine impietosa non si intravede, però, la rabbia per la personale sconfitta descritta dal Gelli: vi è impresso, semmai, il marchio indelebile della sofferenza, del dolore e dei patimenti di un popolo; vi è registrato tutto ciò, sol che si voglia “leggere” la foto con animo pacato e mente sgombra da preconcetti. Forse anche per questo le immagini di Michelina, da viva prima e da morta poi, sono diventate l’emblema del brigantaggio meridionale: in esse si colgono fierezza e dolore, i sentimenti distintivi di un popolo oppresso, sentimenti che ritornano – anche oggi – nei versi e nelle canzoni di autori meridionali….”
comitatiduesicilie.org/index.php?option=com_content&t...
”Il sorriso di Michela”: dedica di Eugenio Bennato, ad una valorosa partigiana del Sud, che pagò con la vita, per quell'Unità d'Italia che in pochi volevano.
Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...
Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.
Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...
Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.
Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...
Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...