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Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...
Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.
Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...
Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.
Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...
Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...
"Con il passare degli anni ci siam persi di vista,le scrissi molte volte ma senza mai risposta.mi dissero che si era messa in certi giri strani e che si accompagnava con ladri e mascalzoni...poi ieri l'ho incontrata dentro un supermercato,l'Italia col carrello al reparto surgelati,talmente dimagrita che mi pareva un'altra,gli zigomi rifatti e la frangetta corta"
"Avrei voluto dirle che avevo nostalgia dei tempi in cui godevo della sua compagnia,insomma la trovavo bella,davvero seducente e che anche se lontano ero pur sempre un suo parente"
"Lei mi ha guardato come si guardano i bambini,mi ha chiesto se sapevo dov'erano i grissini,vedendomi perplesso di scatto s'è voltata e in men che non si dica l'Italia se n'è andata..."
"Italia antico amore hai perso l'allegria e forse non ricordi l'antica cortesia,ebbene si lo ammetto ci son rimasto male,che diamine,potevi almeno salutare!Però malgrado tutto,ti voglio ancora bene qualcosa di me stesso ancora ti appartiene,ti piace far la stronza e farmi disperare,ma so che un giorno o l'altro ti rivedrò ballare"
Mercanti Di Liquore - L’italia
Nel frattempo abbiamo attivato il nostro nuovo shop online:
Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.
Pure U è un nostro nuovo amore scovato in internet, provato e subito amato. Brand nato dal lavoro di un team di giovanissimi ricercatori nel campo della cosmesi che producono make-up totalmente naturale, vegan, testato su pelli sensibili, senza profumi e in un pack ecologico in carta riciclata. Amiamo la loro ricerca, sono riusciti a creare colori e texture meravigliosi senza uso di coloranti animali né cera d'api. Solo oli, burro, estratti e pigmenti certificati biologici e naturali.
"Neanche sembri truccata". "Che luce, cos'hai fatto?"
Quando la pelle è baciata dal sole abbiamo un altro viso.
La primavera ci fa sentire più vicini al nostro corpo e al nostro immaginarci presto scalzi, coi capelli al vento, la pelle che sente il vento. Abbiamo voglia di scoprire non coprire, anche sul viso.
La pelle appena rimpolpata da una bella skincare, la camicia preferita, la catena dorata leggera che ci sfiora il cuore e il trucco? Delle carezze di colore.
Pochi tocchi, direttamente sul viso come se ci dipingessimo. Un po' sulle guance, un po' sulle labbra, una punta sulle palpebre. In un attimo il viso si accende.
Sfumiamo con le dita o con il pennello fluffy compatto del brand.
Noi amiamo usare le dita. Un rapporto bello e giocoso con il nostro viso e con il trucco sia per chi ama truccarsi e sia per chi non ha mai trovato una sua dimensione con il make-up e vuole provare un approccio diverso, leggero, divertente, nuovo.
Ma anche io che ho la pelle grassa?
Sì. Non ungono, non irritano la pelle, rimangono slow senza essere né unti né "brillantinosi" (a parte gli illuminanti ovvio quelli se non brillano che divertimento c'è?)
1 Blush in stick rosa "colorito sano": sulle guance, un po' sul naso per simulare il sole che ci arrossa il viso, ma anche sulle labbra.
2 Illuminante in stick: appena sotto la curva delle sopracciglia, sull'arco di cupido, sopra lo zigomo per far rimbalzare la luce e valorizzare i naturali volumi del viso.
3 Bronzer in stick: colori caldi che ci fanno sentire già nella bella stagione. Non serve essere maghi del contouring anche per questi sono colori caldi, non servono a scolpire ombre (fredde) ma a scaldare l'incarnato magari disegnando un mezzo otto delicato ai lati del viso come se mettessimo una terra in polvere.
4 Balm idratante labbra lucido trasparente: avete presente quella bella sensazione di labbra piene lucide che danno certi balsami labbra? ecco questo è così bello corposo e lucido che farà brillare i sorrisi idratando in profondità.
Nella storia del Sud c’è una tragedia dimenticata: le donne che si opposero, le donne dei “briganti”. La storiografia risorgimentalista le ha bollate come “drude”, donnacce, occupandosene quando si trattava di soddisfare la grossolana curiosità dei lettori di romanzi popolari.
Ma chi si accosta oggi alle brigantesse con obiettività d’intenti non può che scorgervi la sofferenza dell’altra metà del cielo dell’intera popolazione meridionale.
Ci furono donne che insorsero in armi, affiancando i loro uomini, altre li seguirono nella latitanza, altre ancora li fiancheggiarono in tutti i modi, fornendo loro l’essenziale per la vita alla macchia.
…il ribellismo contadino meridionale fu un’autentica rivolta popolare, alla quale non si sottrassero le donne che, anzi, vi parteciparono in massa. È sembrato giusto sottrarle all’oblio in cui erano state confinate e restituirle alla memoria collettiva, per quello che sono veramente state: donne testimoni e, insieme, protagoniste di un’epoca, che reagirono alla violenza dell’invasione piemontese.
(dalla recensione del libro “Brigantesse” di Valentino Romano)
www.controcorrentedizioni.it/brigantesse-p-52.html?osCsid...
Nata poverissima a Caspoli, frazione di Mignano Montelungo, nella provincia di Terra di Lavoro, oggi in provincia di Caserta, fu fin da piccola ribelle. Secondo il biografo Maurizio Restivo che riporta la nota del sindaco di Mignano, Michelina Di Cesare assieme al fratello Giovanni si rese protagonista sin da piccola di piccoli furti ed abigeati nel circondario di Caspoli.
Nel 1861 si sposa con Rocco Tanga, che morì l'anno dopo lasciandola vedova, mentre nel 1862 conosce Francesco Guerra, ex soldato borbonico e renitente alla leva indetta dal nuovo Stato…
Comunque sia, di questa banda Michelina divenne elemento di spicco e fu stretta collaboratrice del suo uomo e capobanda…
La tattica di combattimento della banda era tipicamente di guerriglia, con azioni di piccoli gruppi che concluso l'attacco si disperdevano alla spicciolata, se del caso, per riunirsi in seguito in punti prestabiliti.
La banda di Michelina, talvolta singolarmente, talvolta in unione ad altre famose bande locali, corse parecchi anni (dal '62 al '68, come appare dalla nota del sindaco di cui sopra) il territorio tra le zone montuose di Mignano e i paesi circonvicini, compiendo assalti, grassazioni, ruberie e sequestri. Famoso è rimasto l'assalto al paese di Galluccio, con lo stratagemma di alcuni briganti travestiti da carabinieri che conducevano altri briganti nella loro foggia fintamente catturati. Le scorrerie non scemarono neppure quando dopo il 1865 in molte altre zone del Sud il brigantaggio era stato fortemente ridimensionato
Da ultimo nel 1868 fu mandato in quelle zone il generale Emilio Pallavicini di Priola con pieni poteri per dare una stretta decisiva alle misure repressive. A tali misure e alle minacce il Pallavicini seppe efficacemente usare le ricompense per le delazioni e le spiate, e proprio una spiata fece cadere la sua banda in un agguato che perse Michelina e il suo uomo.
I briganti vennero fucilati ed i loro corpi furono messi a nudo ed esposti nella piazza centrale di Mignano a monito della popolazione locale.
it.wikipedia.org/wiki/Michelina_Di_Cesare
A proposito della sua fine, questa è “…la descrizione dell’accaduto che ne fa Gelli, il quale però si sofferma sul ruolo di Michelina Di Cesare nell’ultimo combattimento: “[…] la banda accerchiata da reparti del 27° Fanteria e da Carabinieri sul Monte Morrone, al comando di quell’anima dannata della Michelina tenne testa all’attacco e solo si disperse quando, colpito da una palla, penetratagli nel cervello dallo zigomo destro, il capobanda Guerra cadde riverso e, poco dopo, accanto al corpo suo e a quello del brigante Tulipano, a cui una fucilata aveva asportato metà della testa, cadde anche la Michelina. La rea donna aveva combattuto come una leonessa. Colpita al capo, la femmina morì digrignando i denti per la rabbia di essere stata vinta e non per l’orrore dei misfatti compiuti. Il giorno appresso i cadaveri dei briganti caduti e di Michelina vennero esposti nella piazza di Mignano, guardati da soldati armati. Si vuole che il generale Pallavicini, felice per il risultato ottenuto, alla loro vista avesse esclamato: “Ecco i merli, li abbiamo presi”. Il corpo di Michelina fu denudato, in segno di estremo oltraggio, e fotografato. Nello scempio fissato dall’immagine impietosa non si intravede, però, la rabbia per la personale sconfitta descritta dal Gelli: vi è impresso, semmai, il marchio indelebile della sofferenza, del dolore e dei patimenti di un popolo; vi è registrato tutto ciò, sol che si voglia “leggere” la foto con animo pacato e mente sgombra da preconcetti. Forse anche per questo le immagini di Michelina, da viva prima e da morta poi, sono diventate l’emblema del brigantaggio meridionale: in esse si colgono fierezza e dolore, i sentimenti distintivi di un popolo oppresso, sentimenti che ritornano – anche oggi – nei versi e nelle canzoni di autori meridionali….”
comitatiduesicilie.org/index.php?option=com_content&t...
”Il sorriso di Michela”: dedica di Eugenio Bennato, ad una valorosa partigiana del Sud, che pagò con la vita, per quell'Unità d'Italia che in pochi volevano.
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...
Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.
Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...
Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.
Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...
Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...
con le rughe un po' feroci sugli zigomi
forse un po' più stanchi ma più liberi
urgenti di un amore,
che raggiunge chi lo vuole respirare. (L. Dalla)
Io, tu, il tempo ed il mare
Quando t’incontrai eri poco più che un ragazzino dai pantaloni strappati, con la chitarra in mano…a mò di scudo a difenderti dalla precarietà del mondo che ancora non conoscevi, che già ti divorava; dove tu sia arrivato poi è ancora un mistero e penso nemmeno tu lo sappia. A volte andiamo avanti per inerzia, ci facciamo spingere come polvere antica dalle lancette di un orologio, senza nemmeno avere la forza di masticarlo per poi sputarlo questo tempo.
Quando mi riconobbi allo specchio avevo ormai due leggere rughe d’espressione a delineare gli zigomi, mi sentivo goffa e rigonfia di vita o mancata tale, di paura di perdere, di voglia di trionfare. Io l’ho fotografato questo tempo, imbrigliandolo fra le trame di una immagine, non l’ho mai sfidato, non ne conosco il volto, ho atteso che mi toccasse due volte le spalle, per girarmi e volare via con lui.
Quando ci conoscemmo avevamo paura e speranza, mescolate in un bicchiere con del rhum, non ci siamo mai dati il tempo di sfiorarci, un gigante ci ha stretti con una catena e gettati in mare… Dio, se abbiamo lottato! Contro noi stessi, contro le onde, contro l’altro, contro le maree, per arrivare dove?
Su questa piattaforma al centro del mare, sotto un sole cocente e se ti osservo è come in uno specchio, vedo me, soltanto me, che m’inganno pernsando sia la tua ma è la mia mano quella che mi dò per rialzarmi e rigettarmi in mare.
E’ solo un solo tuffo.
[© 2011 www.ilcavatappi.org - Fiorella Quarto / foto: fiorellaq ]
Un berretto arancione, di lana, due spalle ossute, tremanti, coperte da una pesante giacca di pelliccia.. .
La luce che entra dalle finestre alle spalle di Jamey è attenuata da una tenda opaca..
Dobbiamo adattare lo sguardo alla penombra prima di mettere a fuoco il corpo di questo Cristo sdraiato,immobile,paralizzato.
Un velo su di uno strano sostegno di ferro copre il corpo nudo ad impedire che le numerose mosche si posino voraci sulle ulcere, sulle croste nere più grandi dell'immaginabile.
Gli occhi sono semichiusi, il volto pallido, l'espressione dolente, lontana...
Impreparati a quella vista, impreparati a sopportarla, impreparati ad aiutare: ci scambiamo impressioni attonite, a voce alta, la diversità della lingua lo consente. Jamey parla solo tibetano...
Jamey ha vent'anni.
Torniamo il giorno dopo e dopo ancora. Solleviamo la tenda, vogliamo più luce.
Togliamo il berretto arancione, quello strano collare che non giova più a nulla, la giacca.
Il volto di Jamey pur nell'estrema magrezza è bello, gli zigomi sporgenti, gli occhi allungati, il naso piccolo, la pelle pallidissima.
Jamey studia danza, no, danzava... fino all'incidente sulla strada, pochi mesi fa, fino alla frattura della settima vertebra cervicale, fino alla paralisi... danzava...
Adesso c'è il non saper fare, il non poter accudire, forse un po' anche l'aver rinunciato a farlo...
Le mani sapienti di Davide, il nostro infermiere, si muovono rapide, delicate, precise su quelle ulcere, sulla pelle infetta: il piccolo bisturi incide ora rapido, ora lento, ora profondo o superficiale.
Jamey è immobile, solo all'inizio si preoccupa di quello che stiamo facendo, poi cala il silenzio.. fiducioso? Rassegnato? Indifferente? Non lo sappiamo.
Ci fa l'occhiolino per salutarci alla fine della prima estenuante, interminabile seduta.
I giorni scorrono rapidi, torniamo con tante garze, guanti, antibiotici. Lavoriamo in due ai due lati del corpo di Jamey.
La schiena ci duole e quando ci pare di aver fatto un bel po' di lavoro ci basta spostare lo sguardo per scoprire che abbiamo messo solo un piccolo tassello su un mosaico che sembra enorme, interminabile.
Diamo tante spiegazioni, lasciamo quelle buste di minestre portate dall'Italia per noi... il cibo cinese ci spaventava! Ma ora servono a Jamey che non mangia, forse chissà...
Ogni tanto cantiamo... La voce di Davide è bella, Jamey ascolta, a volte esce dal suo torpore, i familiari ci guardano stupiti, sorridono...
La televisione è accesa, ma nessuno la guarda, non il nostro giovane tibetano che volge ostinatamente, silenziosamente il volto dall'altra parte. Si assopisce frequentemente.
Vorremmo aver incontrato Jamey al nostro arrivo e non gli ultimi giorni di permanenza nell'assurda, infantile, infondata convinzione che avremmo potuto fare di più.
Le foto, le riprese con la videocamera.
Le dita sottili di Jamey si sollevano in un saluto che pare quello di un piccolo ragno in trappola.
Caro amico lontano, una parte di noi è lì con te, il nostro sguardo vaga sui tetti di Yushu per posarsi nuovamente sulla tua pallida fronte, per incontrare di nuovo i tuoi occhi.
Le nostre mani hanno voluto lavare anche il tuo viso, le spalle tremanti, uniche parti del tuo corpo integre.
Abbiamo posato un piccolo bacio sulla tua fronte.. cosa avranno pensato i tuoi silenziosi familiari di questi invadenti, rumorosi italiani?
Vogliamo provare a guarire le tue ferite, quelle del corpo, se non è troppo tardi”
Maria Pia Stefani.
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La storia di Jamey è la storia di tante persone, in diverse parti del mondo, dal Tibet, dove Jamey viveva, all’Argentina, dal Madagascar alla Bolivia. Persone silenziose perché non hanno voce (o noi non abbiamo orecchie per sentirle), lontane quanto basta per tranquillizzare la nostra coscienza e per farci aprire al massimo il portafoglio a Natale.
Ma per qualcun altro, quelle persone sono qualcosa di più: sono vita negata che chiede di esistere, sono un richiamo e un confronto inevitabile.
Maria Pia, medico e madre di famiglia, è una di queste persone che fanno dell’aiuto a chi ha veramente bisogno un fatto concreto e non un esercizio di retorica.
Ed è una mia carissima amica: dire "vecchia" al posto di "carissima" potrebbe essere frainteso, ma è una di quelle amicizie che nascono sui banchi del liceo e che quando durano nel tempo e sfidano i capelli bianchi - i miei, non i suoi (misteriosamente) - non le ferma più nessuno.
Maria Pia non ha negato un aiuto nemmeno a me, quando ne avevo più bisogno, tanti anni fa. Sono stato uno Jamey anche io, a modo mio.
Le devo qualcosa che non ha prezzo: il significato della parola "amicizia".
Gli Jamey sono in tutto il mondo, basta avere occhi per vederli. E cuore per saperli incontrare.
Sosteniamo chi ha il coraggio di farlo come i medici vicentini per il mondo.
Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...
Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.
Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...
Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.
Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...
Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...
Cosa c'è di strano? Io volto le spalle al mondo. Al consueto. All'equilibrio. A ciò che per molti non ha senso e per pochi è emozionante. Alle facce serie o a quelle frivolamente troppo allegre. Alle linee parallele che non s'incontrano mai. Perchè non si vogliono incontrare. Ai cerchi tondi, panciuti, agli ovali perfetti, agli zigomi poco sporgenti, alle mascelle che non ridono. Ho il mio muro, con il mio sole. E il mio giornale. Che più è spiegazzato e meglio è. Che più racconta cazzate e meglio è. Io alle cazzate, a volte, ci credo. E ne sono felice. Tu non mi vedi? Beh, è un problema tuo.
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
L’escort è una scorta, un accompagnatore, uno «chaperon». Eventualmente un convoglio (DeAgostini: inglese/italiano).
La scorta, se è di maschi,protegge lo scortato, se è di femmine, lo intrattiene.
La scorta di femmine è, in genere, composta da un elemento solo. A fronte delle sue prestazioni essa riceve una quantità di denaro direttamente proporzionale alla sua avvenenza e professionalità, alla qualità e quantità delle operazioni intraprese al fine di soddisfare ogni esigenza sessuale dello scortato, ghiribizzi e perversioni incluse.
Alcuni pericolosi anarchici, renitenti a qualsiasi modernizzazione dell’antico patrimonio linguistico, si ostinano a ridurre la portata dell’incarico di «scorta», usando parole desuete come prostituta, meretrice
.
Altri, affiliati al movimento dei moralisti vernacolari, alludono a quella che è, oggi, una delle professioni remunerative, addirittura con «veterologismi» dal significato blandamente peggiorativo, quali mignotta, zòccola, puttana, troia e altro.
La «escort» essendo, nella maggioranza dei casi, oltroché anglofona, accondiscendente, non si lascia condizionare dalla sfumatura aggressiva di tali epiteti.
Lei, alla sua professione, ha dedicato sacrifici e investimenti economici di una certa entità: mastoplastiche additive, extensions di capelli veri, silicone e altre sostanze atte a gonfiare labbra e zigomi, tacchi a spillo, abitini corti e stretti ma neri, lingerie coordinata, ciglia e unghie da applicare sulla dotazione naturale, diete, palestre, personal trainer, «date make» (leggi: fornitore di appuntamenti per così dire amorosi), miniregistratori e bobine perché, non si sa mai, certe volte mille euro mancati possono fruttare una fortuna.
La escort si differenzia dalla prostituta perché ha una mentalità strategica, non si limita a eseguire il compito richiesto, è duttile, e creativa. Non si intestardisce sul danaro come quei soldati semplici della grande armata del sesso mercenario che stanno in piedi a bordo strada e aspettano clienti comuni.
La escort sa chiedere, ed eventualmente pretendere, «fringe benefits» che vanno dalla licenza edilizia alla «visibilità» televisiva, per arrivare fino al Ministero degli Affari Privati e all’Oscar per la migliore rianima-attrice di virilità affaticate.
La professione di «escort» unisce alla moderna sensibilità post-femminista il fascino di una lunga tradizione.
di Lidia Ravera
05 agosto 2009
19400415 AD 8829 Simić Ema Miroslav Kulmer 15.IV.1940.
Priča o ruševinama sanatorija Brestovac, onog zbog čijeg je zemljišta Bandić smijenio ravnatelja bolnice Srbrnjak dr. Boru Nogala, začeta je na početku 20. stoljeća, kada je prebogati grof darovao zemljište da se na njemu gradi bolnica. On se zvao Miroslav Kulmer mlađi i bio je u to doba silno omiljen, možda i najpoštovaniji veleposjednik i plemić na hrvatskome tlu.
Miroslav Kulmer mlađi (1860-1943) bio je gospodarstvenik, saborski zastupnik, kasnije i viceguverner Narodne banke. Miroslav je gimnaziju završio u Zagrebu 1878. godine, a šest godina poslije i studij prava u Beču
Sin je Miroslava Kulmera starijeg (vitez Franjo Kulmer, političar koji je kralju Franji Josipu I. predložio Josipa Jelačića za bana, bio je Miroslavov brat) i brat Milana Kulmera. Milan je, pak, bio otac grofa Aleksandra Kulmera i djed hrvatskog slikara Ferdinanda Kulmera (1925.-1998.).
Ferdinandova kći Barbara posljednja je živuća pripadnica te slavne obitelji, ona se i danas bori za obiteljsku ostavštinu, iako se za dvorac Kulmerovih u Šestinama, nakon propasti tajkuna Todorića, trgaju i mnogi drugi- sad se i tvrtka bivšeg Todorićeva partnera upisala na četvrtinu Kulmerovih dvora, a zna se da ih želi i ruski Sberbank.... Šestinski posjed Kulmerovih bio je naročito poznat po vinogradu, a svoja su znanja ondje širili i primjenjivali slovenski vinogradari. No, i Šestinčani su na imanju mogli dobro zaraditi, Kulmerovi su pravedno plaćali i to novcem (mnogi su drugi veleposjednici nadničarima davali sijeno ili hranu), Miroslav Kulmer im je nudio i jelo je jedan od prvih veleposjednika koji je prihvatio sporazum sa Gospodarskom slogom o zajamčenoj isplati nadnica i fiksnom radnom vremenu od deset sati. U dvorcu u Šestinama Kulmeri su živjeli sve do 1943. godine, kada je grof Miroslav Kulmer i preminuo.
Popis svih aktivnosti kojima se taj plemić za života bavio, njegovih neobičnih pothvata i donacija, doista je impresivan. Na žalost, naša historiografija malo znao o nesvakidašnjem liku i djelu ovoga grofa. Bio je tako Kulmer pionir automobilizma u Hrvatskoj- sudjelovao je na prvoj utrci automobila 1912. sa svojim Bock-Holländerom 24 HPi- promovirao je uzgoj i izlaganj čistokrvnih pasa- na prvoj izložbi u povijesti u Hrvatksoj 1891. izložio je "4 jazavčara oveća", možemo ga smatrati i pionirom planinarenja... Sve novo što se zbivalo na Starome kontinentu, a osobito u viktorijanskoj Engleskoj, on je htio dovesti i promovirati u Zagrebu i Hrvatskoj.
Supruga mu je bila karlovačka plemkinja Elvira pl. Türk, sestra karlovačkoga veleposjednika Franje pl. Türka, a Miroslavov brat Milan oženio je Franjinu i Elvirinu sestru Beatu. Dva brata je s dvije sestre vjenčao đakovački biskup Josip Juraj Strossmayer. Na žalost, Beata je umrla nedugo nakon rođenja Milanova sina Aleksandra, a Elvira i Miroslav nakon smrti jedinog sina Marka Aleksandra, koji je umro kao dječačić kad je imao samo pet godina, nisu više mogli imati djece.
Miroslav Kulmer je bio lojalan pristaša dinastije, smatrao je da hrvatska politička scena mora biti upućena na Beč i da će takva lojalnost Hrvatskoj osigurati razvoj gospodarstva. Kulmeru su spočitavali da se okretao „kako vjetar puše“, imao je značajnu ulogu u onodobnoj Hrvatsko-srpskoj koaliciji, a još je važniji i utjecajniji bio u gospodarskim krugovima. No, Kulmer je- prije svega- bio sportaš. Bavio se lovom, bio je predsjednik i suosnivač „Prvog općeg hrvatskog družtva za gojenje lova i ribarstva“ iz kojeg će se kasnije razviti Hrvatski lovački savez i Hrvatski kinološki savez, sudjelovao je u osnivanju Hrvatskog automobilskog kluba, osnivač je Golf kluba „Zagreb“, od 1892. je predsjednik Hrvatskog planinarskog društva, po nacrtu Milana Lenucija dao je izgraditi drveno odmorište kraj Kraljičinog zdenca te napraviti planinarski put od njega do vrha Medvednice, a poslije i blažu Elvirini stazu… No, Kulmer je bio i prvi predsjednik zagrebačke hitne pomoći te pokrovitelj i osnivač društva za pomoć siromašnima, bolesnicima, vojnim invalidima i školarcima. Zato je dio zemljišta na Medvednici darovao za izgradnju bolnice, za plućne bolesti, Brestovac (poslije je darovao i zemljište za izgradnju škole u Lukšićima).
O Brestovcu danas kruže mnoge legende, a priča o gradnji bolnice doista je tužna, prava melodrama:
"Kao kakvi vilinski dvori stoji ona ovdje u pustoši, i začuđeni putnik pita se, otkud i čemu ova zgrada ovdje? I doznaje, da je to lječilište za tuberkolozne bolesnike, koji poput duhova promiču svojim oronulim pojavama ovuda između stogodišnjih stabala. Ujutro, kada izlazeće sunce osvijetli najprije njegove visove, kada se rosne krošnje stabala kupaju u blagom sunčanom sjaju i bolesnici su raspoloženiji. Očekuju nestrpljivo kola iz Zagreba, vijesti, poštu, novine”
Ove jezovite riječi zapisao je pacijent ove bolnice, publicist i član tadašnje Socijalno-demokratske stranke Nikola Vukojević. Bolnica je građena prije Prvog svjetskog rata, na Zagrebačkoj gori, zvala se Zagrebački sanatorij za liječenje tuberkuloznih radnika i bila je smještena na visini od 840 metara na najljepšem dijelu Zagrebačke gore, pravi dvorac zaštićen sa sjevera Sljemenom i otvoren prema jugu. Počeo ga je graditi Milivoj Dežman, novinar, urednik i liječnik.
Za tog čovjeka su mnogi bili spremni otvoreno reći da "nije privlačan vanjštinom", ali on je bio zaljubljen u ljepoticu za kojom je uzdisao cijeli Zagrebu- glumicu Ljerku Šram. „Najljepša Zagrepčanka“ čak je zapela za oko „najvišem gostu“, caru Franji Josipu prigodom otvaranja nove zgrade kazališta dok je nastupala u Miletićevoj „Slavi umjetnosti“. No ona je odabrala kicoša Aleksandra Isakovića, koji ju je ubrzo ostavio s malodobnim djetetom.
Dežmanova ljubav naposljetku se ostvarila. Živio je s Ljerkom desetak godina, premda odvojeno. Iz te neobične ljubavi o kojoj se posvuda govorkalo i Zagreb je imao koristi. Budući da je Ljerka Šram oboljela od tuberkuloze, Dežman je iskoristio svoj utjecajni položaj i na Sljemenu izgradio Brestovac, prvi sanatorij za suzbijanje te opake i tada neizlječive bolesti. Velika ljubav završila je 1913., kada je Ljerka Šram umrla na Dežmanovim rukama, u Brestovcu...
Za vrijeme Drugog svjetskog rata Brestovac je bio bolnica za ranjenike – Nijemce, domobrane i ustaše. No u bolnici se 1945. zbio strašan pokolj, kada su partizani sve pacijente razodjenuli, vezali žicom i vodili na obližnje stratište Obernjak gdje su ih ubijali, uglavnom noću i vatrenim oružjem.
Brestovac je radio još neko vrijeme nakon rata, a šezdesetih godina prošlog stoljeća je zauvijek zatvorio svoja vrata.U Brestovcu se prije prvog svjetskog rata liječio i pisac i revolucionar August Cesarec, a upravo ga je boravak u Brestovcu motivirao da napiše napiše roman “Ćuk u njenom duplju“, protkan tragičnim predznacima smrti i umiranja u prvom svjetskom ratu.
Od 1. ožujka do 20. travnja 1918. godine u sanatoriju je boravio i jedan od predvodnika socijaldemokratske ljevice u Hrvatskoj Đuro Cvijić, nestao u Staljinovim čistkama 1938. godine. Liječio se na Brestovcu od upale vidnog živca na tuberkuloznoj bazi.Tragične sudbine onih koji su se ondje liječili, kao i strahota koja se zbila na kraju Drugog svjetskog rata, raspiruju maštu svih željnih priča o ukletima zidovima, a jedna od tih priča govori i o duhu lijepe Ljerke Šram, koji luta zidinima na Zagrebačkoj gori. Glumica je preminula u studenome 1913. godine, uoči Prvog svjetskog rata, koji će trajno promijeniti sliku Hrvatske, ali i odrediti sudbinu Kulmerovih.
Poslije Prvog svjetskog rata Miroslav Kulmer je postao članom Privremenog narodnog predstavništva u Beogradu i ondje se zalagao za provedbu agrarne reforme i pomoć seljacima, premda to nije bilo u njegovu osobnom interesu, jer je značilo ugrožavanje i njegovih golemih posjeda. No, suradnja s režimom pomogla mu je u razvoj privatnog biznisa, a činjenica da je bio omiljen među seljacima sigurno je pomogla da njegov dvorac i posjed nisu opljačkani u poslijeratnom kaosu. Nakon rata Kulmerova Prva hrvatska štedionica posluje vrlo uspješno, njega se smatra „narodnim grofom“. No, ubrzo slijede udari na Kulmera. Propada Hrvatsko-slavonsko gospodarsko društvo, ono isto s kojim je još njegov otac organizirao golemu i važnu Gospodarsku izložbu 1864. godine. Kulmer ipak dobija mjesto viceguvernera Narodne banke. No, slijedi i golema ekonomska kriza tridesetih godina, prelijeva se iz SAD-a u Europu, pa propada bečki Kredit-Anstalt. To izaziva paniku među štedišama Kulmerove Prve hrvatske štedionice, pa štediše masovno dolaze po svoj novac u poslovnice. Vlasti u Beogradu odbijaju zaštititi privatne novčane zavode i mirno čekaju rasplet. Kulmer je sve dugove podmirio svojom imovinom. Umro je 16. travnja 1943. u Šestinama, prilično osiromašen…
Zanimljiov je da ni početak priče o posjedu u Šestinama nije pošteđen legendi o prokletstvu. Povijesni izvori kažu kako je Stjepko Gregorijanec, veliki gospodar Medvedgrada, nakon velikog i razornog potresa, krajem 16. st., sagradio kuriju u Šestinama u kojoj je potom i živio... U prvom hrvatskom povijesnom romanu "Zlatarovo zlato" August Šenoa prikazuje Gregorijanca kao zakletog protivnika Zagreba i Zagrepčana, koji u naletu bijesa ubija ženu, puca u sina, pljačka sugrađane, siluje sluškinju, pali kuće. Prema romanu, tek dijelom utemeljenom na povijesnim činjenicama, Gregorijanec je imao tri sina. Najmlađeg imao je sa sluškinjom koju je, nakon što je saznao da je trudna, okrutno potjerao sa svojeg dvora... Nakon Gregorijanca dvor mijenja vlasnike. Od sredine 17. st. u dvorcu su stanovali Zrinski, potom Turoviczi, Mikulići, Ćikulini, da bi plemići Sermage sredinom 18. st. postali vlasnici tog zdanja.
Da nije bilo njih, odnosno Judite Sermage, dvor se možda nikad ne bi vezivao uz obitelj Kulmer, koja ga je dala pregraditi u 19. stoljeću. Naime, grofica Judita Sermage, kći grofa Petra Troila Sermagea i grofice Aleksandrine Drašković, udala se za Ivana Emila Kulmera, koji je upravo preko nje postao vlasnikom dvorca i velebnog imanja podno Medvednice. Kulmeri, koji potječu iz Štajerske, od 16. stoljeća pojedinačno dolaze u Hrvatsku kao krajiški časnici. Godine 1654. dobivaju barunat, a 1862. grofovstvo. Prvi Kulmer koji se za stalno nastanio u Hrvatskoj bio je Ivan Josip Kulmer (1710.-1749.). Njegov sin Ivan Emil (1736.-1807.) bio je vlasnik Samobora i upravo je on preko grofice Sermage prvi od Kulmera došao u posjed dvorova. Ivan Emil je sagradio i Banske dvore u Zagrebu, koje je njegov sin Ferdinand 1810. prodao. Emilov unuk Franjo (1806.-1853.) bio je veliki župan Srijemske županije, ministar za Hrvatsku u vladi Schwarzenberga te član državnog savjeta. Njegov brat Miroslav (1814.-1877.), carski i kraljevski komornik i general-major, dobio je grofovsku titulu, a poznat je i po tome što je uveo komandu na hrvatskom jeziku u hrvatskoj vojsci. Njegov sin Milan podigao je dvorac u Bračku, a Aleksandar Kulmer, koji je preminuo 1964., poklonio je Hrvatskom povijesnom muzeju u Zagrebu zbirku crteža i fotografija brojnih dvoraca u sjevernoj Hrvatskoj. Upravo je on otac slavnog slikara Ferdinanda Kulmera, oca Barbare Kulmer, posljednje živuće pripadnice te obitelji, koja se i danas bori za obiteljsku ostavštinu, iako dvorac sad pripada obitelji Ivice Todorića. Naime, u dvorcu u Šestinama Kulmeri su živjeli sve do 1944. godine, odnosno do nacionalizacije nakon Drugog svjetskog rata. "Kad sam navršila 17 godina, na očev zahtjev, obećala sam da ću se brinuti o povratu imovine obitelji Kulmer iako tad ni on, a ja sasvim sigurno, nismo mogli ni pojmiti što bi to u budućnosti zaista moglo značiti i koliko bi to dugo moglo potrajati", rekla je nedavno Barbara Kulmer za Zagrebački list dodavši da joj otac Ferdinand i majka Maila kao djevojčici nikad nisu spominjali podrijetlo obitelji.
- Za dvorac u Šestinama, kao i za povijest obitelji Kulmer, saznala sam prvi put od školske učiteljice stojeći na platou tad devastiranog dvorca Kulmer tijekom jednog od razrednih izleta - pojasnila je Barbara.
Devastirani dvorac koji je tad promatrala dječjim očima bio je 1894. godine opljačkan i razgrađen, a tijekom Drugog svjetskog rata, točnije 1945. godine, i spaljen nakon što je na krovištu izbio požar. Svjedoci govore da vatru nitko nije htio gasiti zbog straha da ne dođe do eksplozije jer se u dvorcu čuvalo streljivo. Eksplozija bi sigurno dvorac u potpunosti raznijela, kao i njegove brižno uređene salone u kojima su se Kulmerovi često sastajali i družili. Nakon požara zdanje je porušeno do temelja, a na mjestu nekad velebne rezidencije s renesansnim pročeljem ostala je, nažalost, samo hrpa kamenja. Dvorac i cijelo imanje oko njega Kulmerovima su oduzele komunističke vlasti 1946. godine. Sav posjed, dakle farma krava i zemljište, dodijeljeno je Agromljekarskom kombinatu. To je isti onaj kombinat koji će se kasnije zvati Agrokombinat i kojem će generalni direktor 1963. postati Ante Todorić, otac Ivice Todorića! Zanimljivo je da je godinu dana ranije, točnije 1962. godine, Agrokombinatu na upravljanje dano i vrelo u Jamničkoj Kiselici, odnosno današnja Agrokorova Jamnica. Kulmerov posjed je kasnije mijenjao vlasnike, našli su se tu i Zadruga Vrt te Voćnjak, pa famozna tvrtka Astra (hrvatska varijanta srpskog Genexa, kompanija koju je komunistička tajna služba koristila kao svoju produženu ruku u svijetu velikog biznisa). Astra je posjed prodala Zana nekretninama, zapravo Zagrebačkoj banci, od koje 1999. posjed kupuje sestrična Ivice Todorića preko svoje tvrtke Sintagma. Iste godine Agrokor kupuje tvrtku Sintagma, da bi Ivica Todorić 2006. godine imanje kupio od svoje tvrtke za oko 30 milijuna eura.
Po projektu poznatog zagrebačkog arhitekta Branka Kincla, na mjestu nekadašnjeg imanja niknula je replika originalnog zdanja koje je iz temelja podigla upravo tvrtka Agrokor. Obnovili su i 70 hektara zapuštenog zemljišta u okolici dvorca koje je pretvoreno u park. Glavna stambena palača s dvije tisuće četvornih metara prostire se na tri etaže, a tu su i zgrade s dodatnim stanovima. Interijer dvorca nije odveć kićen ni pretrpan, ali je dosljedno uređen u stilu 18. stoljeća. Posebnost dvorima daju i ugrađene cigle s originalnim Kulmerovim žigom, koje su ukomponirane u zid vinoteke. Podovi su obloženi hrastovim parketom i mramornim pločicama, a prozori i vrata napravljeni su u skladu s pravilima konzervatorske struke. Okoliš je uređen tako da su posađene samo autohtone biljke s Medvednice, a obnavljalo se na temelju najstarijega grafičkog prikaza dvorca Kulmer. Odvjetnik Krešimir Zečević, koji Barbaru Kulmer zastupa u sporovima koje vodi, rekao je za Zagrebački list da je na imanje stavljena plomba u sporu za utvrđivanje ništetnosti kupoprodajnog ugovora između Astre i Zana nekretnina, te Zana nekretnina i Agrokora. "Dvorac nema nikakvih tereta osim te plombe, no unatoč tome banke su nekretninu uzele kao zalog za goleme kredite", govorio je Zečević dodavši da je godinu dana nakon što se obitelj Todorić uselila u dvorac uknjiženo založno pravo od 30 milijuna kuna u korist Hypo Alpe-Adria banke, a ta je hipoteka izbrisana 2012. godine pa imanje sad nema nikakvih tereta. Iako se Barbara Kulmer godinama trudi vratiti dvorac pod svoje, kako sama kaže, Ivica Todorić s njom osobno nikad nije razgovarao. "Obitelj Todorić nisam nikad upoznala niti me gospodin Todorić ikad pokušao osobno kontaktirati. Ne znam je li razlog tome to što za imovinu u Šestinama nikad nisam željela prihvatiti mogućnost nadoknade putem državnih obveznica, nego sam od početka, i prije nego što je Todorić uopće kupio imanje, inzistirala na povratu u naturi", govori Kulmer i dodaje kako je njezinim prijašnjim pravnim zastupnicima nuđena Agrokorova poslovna suradnja, što su joj odvjetnici kasnije sami spomenuli i priznali.
Barbara Kulmer živi na relaciji Zagreb–London, rano je ostala bez majke, a i otac joj je, veliki hrvatski slikar Ferdinand cijeli život bio boležljiv. Godinama je, tvrdi, dobivala prijetnje, ali od koga, to ne zna... "Bilo je tu svega, od čudnih telefonskih poziva, pljuvanja po staklima i bacanja opeke kroz prozore, izlijevanja benzina pred kućni prag, provala i čestih poreznih nadzora mojeg obrta", dodala je Kulmer, vlasnica Obrta za iznajmljivanje vlastitih nekretnina u Opatičkoj ulici u Zagrebu. Kako je relativno rano ostala bez oba roditelja, pretendenata na njezinu imovinu nije nedostajalo. Mauzolej, koji je u Crkvi sv. Mirka u Šestinama dozidala obitelj Kulmer, njihovo je vječno počivalište. Posebno mjesto u mauzoleju pripada grofici Aleksandri i grofu Miroslavu Kulmeru, a ostali su Kulmeri upisani jedan do drugoga. Upisani su tako i Barbarini roditelji, majka Maila (1945.-1989.) i otac Ferdinand (1925.-1998.). Od ukupno 24 upisana imena obitelji Kulmer, najstarije ime je ono male barunice Anke Kulmer, koja je umrla 1786. u dobi od samo pet godina. Pravni stručnjaci, upućeni u sporove koje vodi Barbara Kulmer, kažu da nema nikakve šanse za povrat dvorca i da je Todorićevo vlasništvo nad imanjem posve čisto. Sporna je, naravno, njegova prenamjena, jer je prvo građen i registriran kao hotel. Samo je tako Todorić mogao dobiti dozvolu da gradi u zelenoj zoni, a kasnije je urbanistički plan izmijenjen, pa su dvori postali Todorićeva rezidencija. Ali, kao što su nekoć dvori bili simbolom novog i naprednog hrvatskog plemstva, danas oni predstavljaju spomenik propalom hrvatskom kapitalizmu.
www.24sata.hr/news/prokletstvo-dobrog-grofa-stiglo-je-gaz...
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
Questa pomeriggio la mia signora è caduta a pelle di leone mentre facevamo le ultime compere natalizie in una via buia, io ero a due metri di distanza ma non sono riuscito a reggerla mentre cadeva, e ha battuto soprattutto la bocca e lo zigomo sinistro. L' ho accompagnata subito in farmacia dove le ho preso due sacchetti di ghiaccio secco, la foto l' ho messa in bianco e nero perché è piuttosto abbacchiata per via delle escoriazioni, ma sta bene, e a parte il labbro superiore un pò rigonfio ( effetto cammellato ) sta bene e poi ci ha anche riso su. Qui è a casa con un sacchetto di piselli surgelati, penso che in un paio di settimane tornerà come prima, i denti sono perfetti, ha battuto solo quella che da noi si chiama la classica "boccata in terra".
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Campocatino. Guarcino (Fr) - Vecchia Funivia del monte Agnello.
Freddo, neve, vento: mani e zigomi che si consumavano per l'inerzia del tempo.
Con i loro nodi invisibili gli impalmatori univano i trevoli delle funi d'acciaio sfilacciate, ore ed ore di pazienti intrecci sospesi nell'aria immobili, con il suolo spesso distante decine di metri.
Quante volte le loro mani avranno stretto questo dado, mi è venuto proprio spontaneo dire a mio zio: "strigni forte forte chii bullon', oh zì!".
Credo che questa seppia rugginea si abbini molto all'idea di un lavoro in cui occorre avere tanta, tanta pazienza e che mi ha sempre affascinato...
Bologna - Francesco Guccini
Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...
Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.
Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...
Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.
Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...
Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...
Mamoiada, 16 Febbraio 2010
"Intagliate nel legno di Ontano e finemente lavorate dai maestri artigiani, hanno un aspetto tutt'altro che rassicurante. Il naso, pronunciatissimo, è la prima cosa che salta agli occhi, così come le evidentissime arcate cigliari, che sovrastano le cavità oculari e conferiscono alla maschera un'espressione tragica, sofferente, in certi casi minacciosa. Gli zigomi - molto pronunciati - contribuiscono non poco, come la bocca larga e sgraziata, a dare alla maschera questa strana espressione inquietante che la caratterizza."
Evelyn Weaverton, Turquoise Sparkler
A distanza di più di 20 giorni, sono riuscito tirare fuori dalla scatola e a fotografare questa bellissima bambola: settimane deliranti e fine settimana densi di impegni tra cui il primo anniversario di unione civile, evviva! 😀
Mi sembrava doveroso un reportage dettagliato, dopo il post di analisi che ho fatto il 3/10.
Confermo gran parte delle impressioni che ho avuto appena la bambola è arrivata a casa. Tantissimi aspetti sono ineccepibili sebbene altri invece mi abbiano lasciato perplesso. Non ho potuto mettere a Evelyn i guanti in dotazione perché sono troppo aderenti, quindi per paura di rovinare la meravigliosa manicure non ho insistito.
E' stato quasi impossibile chiudere la collana, al quarto tentavo ha perso alcuni dei tondini di smalto; esperienza terribile perché ho messo tutta la delicatezza che ho potuto, sì capisco che la bellezza di un gioiello in miniatura vada maneggiata con cura ma è pur sempre inteso come un giocattolo e un minimo di praticità deve concederlo, anche per le mani abili di un adulto che non deve impiegare 20 minuti per chiudere la collana di una bambola e rovinarla pure.
Bellissimo l'abito del quale però continuo a non comprendere perché siano stati usati tre turchesi differenti: nel broccato, nella fodera, nella coda, sì sì so che è una fissa. 😀
Ecco poi la borsetta, ehm una volta aperta non si è più chiusa; nella precedente "recensione" evidenziavo un certo gusto amatoriale nello stile della borsetta che confermo e anzi, le mie borsette si aprono e si chiudono senza problemi... 😂😂😂
Come d'abitudine ho provato il suo abito ad altre modelle di casa, sia per comprendere come è stato effettivamente pensato l'abito sia per decretare quale altra bambola potrebbe essere la più meritevole a ricevere in prestito o in eredità l'abito. La scelta è ardua e al momento l'ho rimandata a data da stabilire.
Ho giocato un po' d'ironia, prendendo una Barbie del 1961, una Lilli Lalka che riproduce le fattezze delle bambole pin-up di metà anni '50 e una Barbie Silkstone dal corpo classico che concettualmente si avvicina a Evelyn Weaverton.
Gli anni '50 e '60 veri e presunti visti con occhi diversi che valore aggiunto danno o tolgono a questo impeccabile lavoro, e per ciascuno dei designer implicati?
La modella più anziana, la Barbie del '61, ancora sa indossare un abito d'alta moda, rende giustizia al tessuto prezioso e si comprende quanto il team di designer IT conosca e abbia studiato per bene lo stile degli anni '50 e '60, l'ampiezza della gonna assume un significato ancora più intenso e teatrale in questa signorina d'altri tempi. Il suo seno è indubbiamente molto abbondande ma fa nulla se l'ultimo gancetto dietro all'abito non si chiuda, il resto è splendido, scarpine comprese che tecnicamente sono più grandi dei suoi piedini da Cenerentola. Nota, i guanti bianchi di Evelyn le vanno aderenti aderenti ma lunghi lunghi.
La Lilli Lalka racconta tutta un'altra storia con questo abito, esce dalla piccola sartoria sotto casa o dell'abito amatoriale cucito in casa ed entra nell'Haute Couture di Parigi, lei è la vera rivelazione del servizio fotografico, perfetto l'accostamento dei colori (abito, gioielli, incarnato, trucco), perfetti o quasi i lunghissimi guanti bianchi. Ammetto però che amo talmente tanto questa Lilli Lalka che se anche le mettessi addosso della carta igienica arrotolata, continuerei a pendere dalle sue labbra... 😂❤️
Sul corpo Silkstone classico, come immaginavo, i guanti sono sempre troppo lunghi e iper aderenti ma nel complesso bambola, abito e accessori comunicano bene tra loro e ci raccontano quanto la nostra epoca sia nostalgica, sebbene vista da due produttori con intenzioni seppur simili, diverse.
Tornando a Evelyn, continuo a non trovarm in in sintonia con il suo volto, sebbene abbia uno zigomo ben disegnato e una bocca adorabile, le linee del volto più morbide sono maggiormente di mio gradimento.
La scatola merita un capitolo a parte, è stupenda sotto tutti i punti di vista sebbene abbia delle fragilità, esattamente come la collana e, lancio lì l'ultima frase con un po' di provocazione: è vero che noi collezioniti siamo adutli ma siamo principalmente bambini nell'animo e un prodotto da collezione o collezionabile rimane tale anche se è funzionale... 😉☺️☺️☺️
Il Carnevale tipico di Ottana, mette in evidenza il livello di povertà del passato nel mondo della pastorizia e dell´agricoltura. Il carnevale, fin dal passato, è una delle ricorrenze più attese dagli Ottanesi, e vede una larga partecipazione popolare. In questa circostanza anche alle vedove, in quanto irriconoscibili, era permesso mascherarsi, quindi trasgredire al quotidiano comportamento, caratterizzato dalla massima compostezza e discrezione.
Ciò che caratterizza e rende esclusivo il Carnevale di Ottana sono "Sos Merdules" e "Sos Boes", ovvero "Carazzas" (maschere) tipiche di secolare tradizione.
"Sos Boes" indossano pelli di pecora bianche integre, e portano sul viso "Sas Carazzas" (maschere in legno), che raffigurano animali, più precisamente bovini. Esse sono fornite di corna più o meno lunghe lavorate a intaglio. Sulla parte frontale portano una stella e due foglie lungo gli zigomi.
Indossano, inoltre, a mo´ di bandoliere circa quaranta, chilogrammi di campanacci, detti "Sonazzas", agganciati su una cinghia in cuoio posta su una spalla. "Sas Sonazzas" si dividono in vari tipi. I più ammirati sono "Sos Brunzittos" (caratteristici per il loro suono acuto) e "Sas Sonazzas" (caratteristiche per il suono "chiuso" ma forte e per le loro grandi dimensioni). "Sos Boes", saltando, correndo e agitandosi, rumoreggiano per tutta la durata dell´esibizione.
"Sos Merdules" rappresentano l´uomo e indossano pelli bianche come "Sos Boes", talvolta anche nere. Portano anch´essi maschere tipiche in legno aventi sembianze umane, generalmente deformate, a significare la fatica del vivere quotidiano. Hanno in spalla "Sa Taschedda", simile ad uno zaino in cuoio. Questo oggetto ci ricorda che in un passato non molto remoto, i contadini e agli allevatori avevano bisogno di trasportare viveri da consumare in campagna durante il lavoro.
"Sos Merdules", attraverso il loro rituale, rappresentano di fatto la continua lotta tra l´uomo e l´animale, ai fini della sopravvivenza, per stabilire il predominio del primo sul secondo.
E´ infatti noto che "Sos Boes" (i buoi) erano "strumento di produzione", utilizzati per la lavorazione della terra. "Sos Boes" hanno un´andatura cadenzata da saltelli e ogni tanto creano scompiglio tra la gente; oppure, buttandosi a terra, inscenano una sorta di ribellione agli ordini de "Sos Merdules": questi li inseguono, con in mano "Sa socca" (una sorta di laccio in cuoio) o un bastone di legno, per controllarli e assoggettarli. Questo rituale, da generazione in generazione, viene ripetuto nelle vie del paese; ma il punto di incontro fra la comunità e "Sas Carrazzas" è la piazza centrale di San Nicola dove tutti eseguono il tradizionale ballo sardo ottanese.
Vi sono altre maschere in legno sempre con sembianze animali. Esse rappresentano "Sos Porcos" (i maiali), "Sos Molentes" (gli Asini) e "Sos Crappolos" (i cervi).
Altra maschera tipica è quella de "Sa Filonzana". E´, solitamente, un uomo mascherato con le sembianze di una vedova che fila la lana, o meglio fila "il filo della vita".
Porta con sé una forbice che, nel caso in cui incontri una persona che le paia sgradevole, usa per tagliare il filo di lana. Questo rituale augurerebbe a tale persona sfortuna e malessere in genere.
Uno strumento particolare, che in passato era assai utilizzato è "S´Orriu". Si tratta di un "tamburello" in sughero, avente una delle due estremità coperta da una pelle d´asino con al centro un buco attraverso il quale scorre un laccio. Strofinando questo laccio con una mano si crea un suono tale da spaventare o rendere molto irrequieti i cavalli. In passato veniva utilizzato nelle campagna per spaventare animali indesiderati.
Emerge quindi l´essenza del Carnevale di Ottana: spontaneità, improvvisazione e i comportamenti trasgressivi dell´intera comunità, mascherati e non. Sono queste le particolarità che lo rendono così suggestivo.
Mi sono innamorato di quest'uomo..è veramente bravo a scrivere Gramellini..e poi come ho già detto mi rivedo in molti dei suoi pensieri e per cui mi resta molto più facile leggere i suoi libri rispetto a noiosi romanzi...
Questo è un po' più pesante rispetto a "Fai bei sogni"..parla di un ragazzo di nome Tomàs che una sera si trova proiettato in un luogo sconosciuto in cui inizierà un viaggio alla scoperta di sè stesso.
Come del precedente libro vi inserisco alcune frasi:
"Per sempre felici e contenti, prometteva l'utima riga delle favole. Invece siete finiti in una gabbia. Ma non vi crucciate. Prima o poi -e più prima che poi- sentirete in sogno una voce di flauto."
"Se desideri una cosa e pensi veramente di meritartela smetti di chiederti perché gli altri non te la danno. Alzati e vai a prendertela."
"..Ma io avrò smesso di credergli. Ho passato la vita a desiderare che fosse la persona giusta. Il guaio è che una persona non diventa giusta solo perchè tu lo desideri."
"Come aveva scritto in un racconto poi appallotolato: -La persona giusta non è mai la preda da strappare a un rivale, ma una creatura che entra nel giardino della nostra vita con il passo inesorabile della predestinata-...."
"..Ma lui non si sarebbe arreso senza combattere. La persona giusta è un premio, non un regalo. Quando le forze dell'universo sembrano cospirare contro di noi, non lo fanno per dissuaderci dall'obiettivo, ma per renderci consapevoli della sua importanza. E pazienza se nel racconto appallottolato aveva sostenuto il contrario. Il cestino non avrebbe fatto la spia."
"-La femmina dentro di te desidera fondersi con il maschio che le corrisponde, e che si trova dentro una una donna. E' questo il gioco eterno dell'amore-
-Mi sta dicendo che, ogni volta che bacio una donna, sto facendo godere un uomo??-
-Parliamo di energie, Tomàs. L'uomo cerca nella sua donna risonanza della propria energia femminile. Così come ogni donna cerca nel suo uomo il corrispettivo della propria energia maschile. E' questo impulso a procurare la sensazione magica dell'innamoramento. L'amore è una calamita che entra in azione quando il tuo esterno è la copia dell'interno di un'altra persona. Solo incastrandoti con lei ti sentirai completo-
-A me piacciono le ragazze con gli zigomi alti e le gambe flessuose. La mia parte femminile deve essere uno schianto.-"
[L'ultima riga delle favole - Massimo Gramellini]
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Mostra a Bologna del pittore Vettriano.
Bologna sempre una bella sorpresa.
"Bologna è una donna emiliana di zigomo forte
Bologna capace d'amore, capace di morte
Che sa quel che conta e che vale, che sa dov'è il sugo del sale
Che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita..."
Guccini.
Maschera ,Etnia , Wè ( Guerè ): o Bete suoi confinanti : Costa D'avorio : cm.36x21 . Legno , pelle di animale ,borchie in ferro, puntine , (alcune di quelle che sostengono la pelle della bocca e del mento sono state sostituite con nuove ) ,chiodi , corda , la parte inferiore del mento è movibile e molto fragile causa deterioramento del legno e del pellame che lo detiene . I Wè Sono gli inventori di maschere spaventose ,destinate a interagire con i tutelari , tramite gli antenati morti .Nel corso di alcune feste, le maschere mostruose , talvolta eseguivano alcune buffonate , che scatenavano ilarità , ma non per questo erano meno pericolose , e venivano temute . La fronte emisferica ,gli zigomi sporgenti a volte in piano verticale (come in questo caso) , le narici dilatate , gli occhi tubolari .conferiscono a questa maschera la potenza magica . A mio avviso nel suo interno , sono evidenti segni di utilizzo .
Anno 2002 tanto brutta da piacermi subito . Be direi che questa maschera ha i suoi anni , e tutto il suo sapore , Solo pensare di falsificare una maschera in questo modo costerebbe sicuramente di piu' di quello che l 'ho pagata ( un punto in suo favore ) . Si dice che ogni cosa ha una sua anima o che possa rimanere un qualcosa legato in se .. Suggestione ? Forse ... ma ho dovuto fare un patto con lei ( non è cattiva ,anzi protettrice ) ma guardatevi bene dal prenderla in giro !
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"Foto do grupo de danças do CTG Rancho dos Tropeiros,com o Presidente da Cotribá, Sr. Celso Krug,,Conselheiro da Cotribá Sr. Reno Bohrz, Presidente da Coprel , o Sr. Janio Stefanello e o Sr José Zigomar dos Santos do Sistema OCERGS/SESCOOP-RS "
A convite da COPREL e COTRIBÁ,nossas cooperativas agraciadas no segmento de cooperativismo no Estado em 2010,que aconteceu na manhã da quarta-feira (26/01)
durante o evento “Cooperativismo: o sucesso da cooperação”, no teatro Dante Barone da Assembléia Legislativa ,a qual promoveu o mesmo em parceria com a Ocergs/Sescoop.
Mais uma vez as Invernadas de Danças do Ctg Rancho dos Tropeiros tiveram a honra de homenagearem e representarem Ibirubá num momento importante para nossa terra.
Com uma belíssima apresentação ,as danças e as coreografias especialmente criadas para o evento pelo Prof. Fábio Carvalho, os peões e as prendas das Invernadas Juvenil e Adulta do CTG foram aplaudidas por um grande numero de participantes do encontro,recebendo elogios de diversas autoridades presentes.
O CTG Rancho dos Tropeiros,o Patrão João Carlos Becker e toda sua Patronagem
agradecem o convite e parabenizam a Coprel e Cotribá pela grande conquista e destaque no segmento cooperativista,fruto do excelente trabalho dos seus líderes junto a seus cooperados e associados.
Nos sentimos honrados em fazer parte desta história.Em poder mostrar também nossa cultura tradicionalista, e que os peões e as prendas do CTG e o homem do campo são
na sua essência um só : gaúchos !!
Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...
Bologna per me provinciale Parigi minore:
mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.
Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
Bologna capace d' amore, capace di morte,
che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...
Bologna è una ricca signora che fu contadina:
benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.
Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
cantando canzoni che è come cantare di niente...
Bologna è una strana signora, volgare matrona,
Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...
Scultura
II secolo d.C. - Da un originale del tardo ellenismo
Marmo rosso antico
cm 167,5
La scultura fu rinvenuta nel 1736. Il delicato e laborioso lavoro di restauro fu affidato a Clemente Bianchi e a Bartolomeo Cavaceppi. Numerose aggiunte in marmo rosso granato, con evidenti venature grigiastre, non hanno modificato particolarmente la struttura o l'immagine antiche. La scultura destò l'ammirazione dei viaggiatori e dei catalogatori del museo fin dal 1746, quando fu acquistata per le collezioni capitoline. La figura è in appoggio sulla gamba destra, mentre la sinistra, conforme all'originale, è avanzata e mostra il piede ruotato verso l'esterno, a indicare il ritmo della danza. L'idea del movimento è trasmessa sia dalla leggera rotazione verso destra, sia dalla muscolatura che presenta masse molto contratte lungo la schiena e nei glutei, posti su piani obliqui, al centro dei quali è inserita una coda a ciuffi poggiata sulla natica sinistra. La parte alta del torso, caratterizzata dalla presenze della nebris (pelle di cerbiatto) annodata sulla spalla destra, ha masse muscolari ben delineate con digitalizzazione delle costole.
Il volto, incorniciato da lunghe basette separate in ciocche, ha zigomi sporgenti, bocca semiaperta in un sorriso che lascia visibile la corona dei denti. Le cavità orbitali, vuote, probabilmente dovevano essere riempite con inserimento di metalli i pietre dure. I fauni avevano, tra le proprietà, quella di fecondare le greggi e di difendere dagli assalti dei lupi e venivano associati all'idea di abbondanza dei raccolti, essendo, in molti casi, rappresentati con ricche cornucopie. Queste creature, messe in connessione con il culto di Dioniso, erano probabilmente parte del corteo del dio e sono raffigurare in stato di ebbrezza, in atto di danzare, secondo l'iconografia del "buontempone" e del "beone" compagno di Dioniso, più vicina all'immagine umana e ben distaccata dalle lontane origini demoniache. Questo tipo di immagine fu probabilmente utilizzata in contesti decorativi di horti, proprio in coincidenza con l'esaltazione dei motivi bucolici, e si diffuse in sculture di età romana che riprendevano temi del maturo ellenismo, del tardo II secolo a.C.
Provenienza: Da Tivoli, Villa Adriana (1736)
Dati di acquisizione: Dono di Benedetto XIV (1746)
Maschera ,Etnia , Wè ( Guerè ): o Bete suoi confinanti : Costa D'avorio : cm.36x21 . Legno , pelle di animale ,borchie in ferro, puntine , (alcune di quelle che sostengono la pelle della bocca e del mento sono state sostituite con nuove ) ,chiodi , corda , la parte inferiore del mento è movibile e molto fragile causa deterioramento del legno e del pellame che lo detiene . I Wè Sono gli inventori di maschere spaventose ,destinate a interagire con i tutelari , tramite gli antenati morti .Nel corso di alcune feste, le maschere mostruose , talvolta eseguivano alcune buffonate , che scatenavano ilarità , ma non per questo erano meno pericolose , e venivano temute . La fronte emisferica ,gli zigomi sporgenti a volte in piano verticale (come in questo caso) , le narici dilatate , gli occhi tubolari .conferiscono a questa maschera la potenza magica . A mio avviso nel suo interno , sono evidenti segni di utilizzo .
Anno 2002 tanto brutta da piacermi subito . Be direi che questa maschera ha i suoi anni , e tutto il suo sapore , Solo pensare di falsificare una maschera in questo modo costerebbe sicuramente di piu' di quello che l 'ho pagata ( un punto in suo favore ) . Si dice che ogni cosa ha una sua anima o che possa rimanere un qualcosa legato in se .. Suggestione ? Forse ... ma ho dovuto fare un patto con lei ( non è cattiva ,anzi protettrice ) ma guardatevi bene dal prenderla in giro !