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Festa S.Agata, 5 Febbraio 2012-Catania

 

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Estación Antonio Devoto del ferrocarril ex Urquiza.

 

La foto fue tomada desde el anden de trenes a Federico Lacroze, y el anden de en frente es de trenes a General Lemos, partido de San Miguel.

Devotos salen de la ceremonia religiosa en la Basílica de Guadalupe mientras reciben "agua bendita" durante el festejo del Día de la Virgen en la Ciudad de México.

08/12/2003

 

o dia dos devotos de Nossa Senhora da Conceição vestir azul e branco e subir o morro da Zona Norte que leva o seu nome para homenageá-la no dia a ela dedicado. A cidade pára em sua honra, mesmo não sendo a santa a padroeira do Recife. Mas a fé dos católicos na Imaculada Conceição é tão grande que um feriado foi decretado em seu louvor. Mãe e madrinha é como os devotos a chamam. Na foto, destaque para Amauri José Gomes que há 10 anos paga a promessa de subir o morro se arrastando até os pés da Santa por ter alcançado a graça de salvar o amigo de um afogamento.

El 24 de Junio es el día más largo del año, posterior al solsticio de verano, ese día en los estados centrales Aragua, Miranda, Vargas y parte de Carabobo, entre otros muchos de nuestra Venezuela, se celebra una fiesta que reúne infinidad de devotos, se trata de la Fiesta de San Juan Bautista, antigua tradición en la que se realizan diferentes actos religiosos y culturales durante la medianoche, el amanecer y la noche de la celebración.

Se trata de la celebración del nacimiento del santo, (único santo junto con el Niño Jesús al que se le celebra el nacimiento) y reúne quizás la mayor cantidad de creyentes y devotos. Esta fiesta coincide con la entrada de las lluvias...

La noche anterior, el 23, se dejan ver los adornados altares que ocupa el santo y al ritmo de tambores se realiza el Velorio de San Juan, la noche es larga y transcurre acompañada de licor y tambor. El 24 en la mañana, bien temprano se prepara el santo para salir de la casa donde esta guardado, sobre la cabeza o brazos del que sea su guardián es llevado a la iglesia acompañados de devotos y seguidores a recibir los honores de una solemne misa que una vez concluida marca de nuevo el comienzo del repique de los tambores...

Una procesión recorre el pueblo, el santo va recibiendo dádivas, agradecimientos y reconocimientos, cada cierto tiempo la procesión se detiene y rinde a viva voz homenaje a San Juan, los bailes al ritmo del tambor se dan en cada parada, los tambores suenan fervientemente, en el baile el hombre acosa a la mujer y esta, entre ritmos eróticos y provocadores se le escurre, todos llevan pañuelos de colores que agitan en todo el camino, esta procesión de gente se dirige a la casa de donde salió el santo, allí se reúnen y continúan la celebración entre fuegos artificiales, bebidas, tambores y bailes.

En las costas aragüeñas los pescadores de la zona se reúnen y sacan en una procesión marítima al Santo, los peñeros son adornados y hacen un hermoso y colorido recorrido en honor a San Juan que culmina en Ocumare De la Costa, allí se congregan todos los San Juanes acompañados de los grupos de cada pueblo, esta celebración es llamada el encuentro de San Juanes.

Estas fiestas son acompañadas por los tambores, es música de golpe, con ritmo y por supuesto bailable, el canto expresa la devoción al santo, las letras varían y generalmente son improvisaciones que evocan la vida, la esperanza y el amor. Se utilizan diversos tipos de tambores, guaruras, maracas y charrascas, la música va siempre acompañada de danza.

La noche de San Juan es mágica se cree que cortarse el pelo en una noche del 24 de Junio le hará tener buena suerte y verter un huevo en un vaso de agua le permitirá según la forma que tome observar el futuro. Lleva runa ramita de ruda detrás de la oreja lo protege...

Las fiestas de San Juan son famosas, plenas de magia y encanto, noche de tambores y baile, el santo es dueño del espacio, de sus fieles y del alma de la fiesta, San Juan todo lo tiene...San Juan todo lo dá...

Norba latina

Norba, indicata anche come Norba latina per distinguerla dalla coeva Norba apula situata in Puglia (Apulia), fu un'antica città sui Monti Lepini, collocata in posizione dominante sulla pianura pontina a sud di Roma presso l'attuale borgo di Norma, in provincia di Latina. Secondo l'etimologia proposta dal linguista Giacomo Devoto, il toponimo Norba avrebbe il significato di "(città) forte"

Storia

Dionigi di Alicarnasso e Tito Livio

Dionigi di Alicarnasso parla di Norba come una città latina ('Storia di Roma arcaica' lib. VII,XIII) che tra il 501 e il 496 a.C. partecipò con la Lega Latina alla guerra contro Roma nella battaglia del lago Regillo; il conflitto avvenne per riporre sul trono di Roma Tarquinio il Superbo, che trovò nel genero Ottavio Mamilio di Tusculum, città-guida della lega latina, un valido alleato:

 

«Nel corso del loro ufficio, le città latine si staccarono dall'amicizia con i Romani, poiché Ottavo Mamilio, il genero di Tarquinio, aveva convinto gli 88 uomini più illustri di ciascuna città, in parte con promesse di doni, in parte con preghiere, a cooperare al ritorno degli esuli. I delegati che sottoscrissero i patti e pronunciarono i giuramenti provenivano da queste città: Ardea, Aricia, Boville, Bubento, Cora, Carvento, Circea, Corioli, Corbio, Cabo, Fortinea, Gabii, Laurento, Lanuvio, Lavinio, Labici, Nomento, Norba, Preneste, Pedo, Quercetola, Satrico, Scazia, Sezia, Tivoli, Tusculo, Tolerio, Tellene e Velletri; da tutte queste città bisognava scegliere gli uomini idonei alla spedizione, nella quantità che sarebbe parsa opportuna ai comandanti, Ottavo Mamilio e Sesto Tarquinio: essi, infatti erano stati scelti generali con pieni poteri.»

 

(Dionigi di Alicarnasso, 'Storia di Roma arcaica' V,50,1.)

Il conflitto fu una disfatta per le città latine confederate e nel 492 a.C. i romani inviarono nuovi coloni a Norba, che ora costituiva

«una roccaforte nel pontino.»

 

(Livio, Ab Urbe Condita, Lib.II)

Grazie alla sua posizione geografica e alle maestose mura difensive Norba divenne un avamposto pressoché inespugnabile per i popoli ostili a Roma come Privernati, Setini e Fondani; nel corso della seconda guerra punica la città accolse come ostaggi numerosi militari cartaginesi.

 

Appiano di Alessandria

Durante la guerra civile tra Gaio Mario e Silla (88-82 a.C.) Norba si schierò apertamente con il primo. Gli abitanti di Norba, assediati dalle truppe sillane, piuttosto che cadere nelle mani del nemico preferirono incendiare le loro case e uccidersi. Così racconta la fine di Norba lo storico Appiano di Alessandria:

 

«Norba resistette ancora aspramente, finché penetrato in essa di notte per tradimento Emilio Lepido, degli abitanti inferociti per il tradimento, alcuni si suicidarono, altri si uccisero tra di loro, altri si impiccarono. Altri ancora, bloccate le porte delle case, vi appiccarono il fuoco…un vento sorto violentissimo a tal punto alimentò le fiamme, che nessun bottino si ricavò dalla città. Costoro morirono dunque così, da forti.»

 

(Appiano di Alessandria, 'Bell. Civil.' I, 94-95.)

 

Plinio

 

Sebbene in seguito ricostruita, Norba perse rapidamente di importanza e Plinio il Vecchio la cita nel suo elenco delle città del Latium vetus ai suoi tempi (I secolo d.C.) scomparse. Dopo la distruzione sillana, parte della popolazione di Norba si trasferì nella sottostante città di Ninfa, che divenne piuttosto importante, per poi decadere a sua volta a causa della malaria. Altri esuli fondarono invece in Spagna Norba Caesarina (l'attuale Cáceres). Nel corso del Medioevo, tuttavia, alcune strutture della Norba antica furono riutilizzate come chiese cristiane, come nel caso di un tempio dell'Acropoli Minore e del santuario di Giunone Lucina. Anche nell'area della grande Acropoli furono rintracciati elementi che testimoniavano una occupazione del sito in età altomedievale. Il nome della moderna Norma apparve nei documenti ufficiali solo nel corso dell'VIII secolo d.C., quando Ninfa e Norma furono donate a papa Zaccaria da parte dell'imperatore bizantino Costantino Copronimo. La moderna Norma ebbe forse il suo primo nucleo nel cosiddetto vicolo, un sobborgo della vecchia città romana ormai disabitata. È probabile che accanto alla nascita della cittadina medievale, parte della vecchia città romana sia stata riutilizzata appunto per scopi religiosi.

 

Gli studi su Norba nel '700 e nell'800

Giuseppe Rocco Volpi, nel suo Vetus Latium, ipotizzò che la città antica fosse nata per mano di Alba Longa, che assieme alle altre città ad essa legate celebrava sul Monte Albano le festività dedicate a Iuppiter Latiaris (Giove Laziale):

 

«Qui i Romani, riunendosi insieme tutti i magistrati, fanno sacrifici a Giove, insieme ai Latini. Per tutta la durata della cerimonia, mettono a capo della città un giovane di famiglia patrizia.»

 

(Strabone, Geografia, V, 3,2.)

L'ipotesi mossa dal Volpi può trovare riscontro nella storiografia antica; in particolare in Dionigi di Alicarnasso (Lib. V) si legge che la lega escluse dalle partecipazioni alle assemblee la stessa Roma dopo che quest'ultima nel VII sec a.C. distrusse Alba Longa, acquisendo un posto di preminenza nel territorio e suscitando per la prima volta l'avversione dei Latini (Livio 8,4,8; Dionigi di Alicarnasso III,34,1). In questo quadro complesso, Norba e le altre città della lega mossero guerra contro Roma anche in virtù del loro antico legame con Alba.

 

I risultati degli scavi, inaugurati sotto la direzione del Pigorini nel 1901, con gli archeologi Luigi Savignoni e Raniero Mengarelli, hanno ribattuto tale ipotesi dimostrando come tutto il materiale scavato, gli oggetti rinvenuti e i principali complessi erano collocabili al IV secolo a.C., dunque in piena età romana. Solamente negli scavi dei due templi furono rinvenuti alcuni materiali più arcaici (V secolo a.C.), come un frammento con Iuno Sospita e due teste votive di fattura arcaica. Tale risultato era una risposta concreta anche all'acceso dibattito su cui si confrontarono insigni archeologici nel corso dell'800: da una parte il Petit-Radel vedeva nelle mura megalitiche un'origine pelasgica, mentre dall'altra il Gerhard proponeva una datazione più recente, ascrivibile alla Roma dei Tarquini.

 

Indagini archeologiche

 

L'archeologa Stefania Quilici Gigli, che da anni dirige le attività di scavo del parco archeologico, ci ha fornito uno studio attento e puntuale per cercare di ricostruire, sulla base di studi di topografia, la storia di Norba. Già dalla fine del IX secolo a.C. la zona circostante alla città di Norba conobbe un cospicuo popolamento, di cui sono testimonianza la necropoli di Caracupa, alcune tombe nell'area attigua all'Abbazia di Valvisciolo e le mura megalitiche sul Monte Carbolino. Non sappiamo con certezza se in questo popolamento del territorio circostante rientrava anche un primo nucleo norbano; la città, infatti, così come oggi ci appare, con le sue strutture, le domus e i templi, risale al IV-III secolo a.C., quando già Norba era una rigogliosa colonia romana. Per quanto riguarda le mura, Lugli colloca quelle in terza-quarta maniera al IV secolo:

 

«L'apparecchio poligonale così perfetto e tecnicamente studiato, che si riscontra nella maggior parte del perimetro, con blocchi serrati e levigati, provano che siamo già in un'epoca evoluta, la quale ben si conviene agli ultimi decenni del IV secolo»

 

(Giuseppe Lugli, Studi di topografia antica)

A Norba si riscontra inoltre la presenza di mura costruite nella cosiddetta prima e seconda maniera. Secondo Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli queste mura correvano in origine lungo tutto il percorso della città per poi essere sostituite, o inglobate, dalle mura in III-IV maniera. Muovendosi in questa direzione i due studiosi hanno inquadrato le mura nella tecnica più raffinata alla metà del III secolo a.C., mentre le fortificazioni in I maniera risalirebbero alla metà del IV secolo.

 

La città antica

L'area archeologica conserva notevoli resti della cinta muraria in opera poligonale, con quattro porte risalenti al IV secolo a.C. La città costituisce uno degli esempi meglio conservati in Italia di urbanistica a pianta regolare risalente a un'epoca piuttosto antica. Il terreno accidentato ha portato alla creazione di terrazzamenti digradanti che conferiscono alla città un aspetto scenografico. Recenti scavi hanno messo in luce significativi resti di vari edifici, suddivisi in isolati irregolari da strade parallele e ortogonali, tra cui spiccano due acropoli con diversi templi.

 

L'acropoli maggiore conteneva il tempio di Diana, di cui permane un basamento e la cui attribuzione alla Dea ci è fornita da alcune reperti recanti una dedica. La struttura templare era divisa in pronao e cella e contornata su tre lati da un porticato a pilastri. L'acropoli maggiore conteneva anche gli uffici governativi e di rappresentanza come il Senato e la guarnigione militare.

 

Subito a valle dell'acropoli maggiore trova luogo uno stabilimento termale in opus caementicium, col calidarium, frigidarium e tepidarium. La struttura presenta oggi un buono stato di conservazione ed è indubbiamente, assieme alle mura e alla Porta Maggiore, la parte meglio conservata della città antica.

 

L'acropoli minore, la parte più antica, conteneva due templi, entrambi a base rettangolare. La loro dedica è tutt'oggi incerta, ma fu rilevato come, nel corso dell'alto medioevo, furono riutilizzati come chiese cristiane.

 

A valle dell'acropoli minore trovano posto due domus, probabilmente legate agli alti ranghi della comunità; la domus detta 'dei semi combusti' e la 'casa del caduceo'. La prima prende il nome dai resti di semi carbonizzati a testimonianza dell'incendio che distrusse, nell'81, la città; la seconda presenta invece, una particolare pavimentazione in cotto e calcare colorato. Quest'ultima casa prende nome dal caduceo talora riprodotto in tali pavimenti. Lo stesso simbolo del caduceo sembrerebbe presente anche in alcune monete emesse sotto il consolato di Norbanus (1)

 

Nella zona meridionale della cittadella sorgeva il tempio di Giunone Lucina, dea protettrice della nascite e delle partorienti; anche in questo caso la certezza della dedica ci è fornita da alcune dediche su lamine in metallo. Il tempio era diviso in pronao e cella, aveva dinanzi una gradinata ed era ornato da grandi colonne scanalate che terminavano con i capitelli.

 

I Norbani costruirono quattro porte alla città: due comode che consentissero facilmente l'accesso alla città, ma da difendere più intensamente, e altre due situate sui pendii difendibili con minime forze. La Porta Maggiore o Porta Setina, perché orientata verso sezze (Setia) e la Porta Segnina, direzione Segni, sono le porte cosiddette comode; mentre la Porta Ninfina e quella Occidentale sono quelle arroccate su precipizi. Forse nessuna delle colonie romane conserva una così bella e intatta porta come è quella Maggiore. Di evidente derivazione greca, aveva alla sua sinistra un torrione rotondo usato per colpire i soldati sul fianco scoperto dallo scudo.

 

Per quanto riguarda l'approvvigionamento di acque, l'unica cosa certa è che Norba era alimentata dall'acqua piovana, conservata in numerosi pozzi o cisterne.

 

I luoghi di culto, ovvero i templi, sono situati sulle alture maggiori, luoghi più in vista e dal terreno che doveva essere necessariamente vergine, cioè non edificato in precedenza.

 

Tutti gli oggetti rinvenuti, dalle pietre sacre, alle armi, alle iscrizioni su lamine i bronzo, alle stipi votive, alle statuette ex voto, frammenti di maschere, sime, antefisse, sono contenuti nel Museo Nazionale Romano e nel Museo civico archeologico di Norma, con sede in Via della Liberazione.

 

Tra storia e leggenda

Si racconta che tra i lunghi cunicoli sotterranei ci sia nascosto un tesoro: una chioccia coi pulcini d'oro. Molti raccontano di essersi avventurati tra questi cunicoli, ma sono dovuti tornare precipitosamente indietro.

 

La storia della chioccia e dei suo pulcini d'oro ci riporta all'epoca delle invasioni barbariche poiché questa era proprio uno dei soggetti principali dell'oreficeria barbara. Nel Museo della cattedrale di Monza è conservato un piatto d'argento dorato nel quale è proprio raffigurata una chioccia con sette pulcini, risalente all'epoca di Teodolinda e quindi di manifattura longobarda.

 

Probabilmente a Norba in quei luoghi è stato seppellito un capo barbaro insieme ai suoi tesori, tra cui ci potrebbe essere stato un piatto con la chioccia e i suoi pulcini come quello conservato a Monza. I longobardi furono comunque presenti anche nel Lazio meridionale, ad esempio in Val Comino.

Da Wikipedia, l'enciclopedia Libera.

Raccolta foto De Alvariis

Recorte de prensa de Diario Jaén, 13-05-2013, pág. 15

Estación Devoto Línea San Martín.

 

Tren frenado en Devoto, hacia Retiro.

A Mongiuffi, un piccolo paese dell’entroterra Taorminese, in Provincia di Messina, troviamo antichissima la devozione per San Leonardo. Tutto il popolo, molto devoto per le tante grazie ottenute tramite l’intercessione di San Leonardo, lo ha eletto a suo speciale Patrono e Protettore ed ogni anno, il 6 novembre, ne celebra la festa con grande solennità. Il momento più emozionante si ha quando, durante la processione di mezzogiorno, tutti i fedeli riunitisi al centro del Paese, donano al Santo Patrono una Ciambella (Cuddura) di pasta di pane intrecciata ed abbellita artigianamente, in segno di devozione e ringraziamento.La festa, unica nella sua particolarità e nella fede degli abitanti inizia con la Novena (preghiera insistente fatta con determinazione e costanza per nove giorni conseguitivi) nella fiducia di poter ottenere ciò che il cuore di ognuno desidera e con l’avvio della lavorazione artigianale delle “cuddure”. Per la realizzazione di queste particolari “ciambelle” vengono utilizzati centinaia di chili di farina di frumento che in passato veniva donata dagli abitanti di Mongiuffi. Dopo la lavorazione delle ciambelle, si imprime l’immagine di San Leonardo. Il 1° Novembre, solennità di tutti i Santi, vengono preparate, sempre a mano, le artistiche “cudure” dei 4 angioletti e del Santo. Abilità ed impegno fanno sì che queste divengano vere e proprie opere d’arte.La “cudura” del Santo viene decorata con rose e ornamenti vari creati con la pasta, facendo sì che diventi un vero e proprio gioiello della minuziosa arte creativa, che attira tutt’oggi molti curiosi. La vigilia della festa, quando ormai è tutto pronto, si svolge la benedizione delle “cuddure”. Nel borgo l’atmosfera di solennità sale di ora in ora. Gli abitanti di abitanti di Mongiuffi e tutti gli altri devoti che accorrono si recano nella Chiesa di San Leonardo per pregare e cantare al Santo Patrono e assistere all’apertura della cappella e alla discesa del simulacro. Al canto dell’inno di San Leonardo il simulacro collocato dentro la vara, scende sino al centro della Chiesa. La Statua dall’aspetto dolcissimo sembra volgere il suo sguardo per rassicurare i suoi fedeli della sua protezione. A quella vista si commuovono i cuori e si inumidiscono gli occhi. L’artistica statua del Santo viene mostrata al pubblico tre volte soltanto: il giorno di capodanno; il giorno di Pasqua ed il 5 Novembre vigilia della festa.All’alba del 6 Novembre al suono delle campane i fedeli si ritrovano in Chiesa per la recita dell’Ufficio (tradizionale ufficiatura in onore del Santo Patrono e Protettore). Intorno alle 10:30 si svolge la Santa Messa Solenne, al termine vi è la tradizionale processione per le vie del paese. Il momento più emozionante, verso mezzogiorno, quando tutto il popolo riunitosi in piazza fontana, al centro del paese, dona al Santo Patrono la ciambella (cuddura) di pasta di pane intrecciata e abbellita artigianalmente in segno di devozione e ringraziamento. Subito dopo vengono distribuite le “cuddure” più piccole a tutti i devoti presenti a questo importante e caratteristico evento. La sera del 6 Novembre i devoti si ritrovano nuovamente nella Chiesa Madre dove vengono celebrati i vespri e l’eucarestia. Tra le luci della notte esce la processione. Al rientro del simulacro in piazza del Carmine vi è il grandioso spettacolo piro - musicale. La sera del 7 Novembre il Santo Patrono si riporta in processione nella Chiesa a Lui intitolata dove viene risposto nella sua cappella. La festa si conclude con l’atto di affidamento del paesino di Mongiuffi Melia al Santo e l’emozionante chiusura della porta che terrà custodita la statua

Gente en la calle Desaguadero al 3100, frente al Club Atletico General Lamadrid.

Primer plano, Pablo Layus (de Intrusos).

Dia donde la gente se acerco a dejar sus donaciones para la gente de Santa Fe, y estaban los de Gran Hermano dentro de Lamadrid.

Devoto-Oli:

 

limonare (li-mo-nà-re) v.intr. (limóno, ecc.; aus. avere), region. ~ Intrattenersi in rapporti amorosi più o meno spinti: la faccenda dell'andare in camporella a limonare (Arbasino). [Denom. da limone; voce lombarda oggi assai diffusa, dal fatto che i venditori ambulanti offrono i frutti a due a due; secondo altri con allusione alla spremitura manuale].

 

E il Battaglia, riportando il Panzini, conferma:

 

Limonare:

= Deriv. da limone; cfr. Panzini, IV-377: «‘Limonare’. Verbo lombardo ora molto largamente diffuso ‘far lo svenevole, il cascamorto, far l’asino’ (toscano), ‘filare, filarino’ (bolognese)... I milanesi da ‘limonare’, parafrasando il verbo dei venditori, dicono i ‘Cinq ghei due, i limonitt’, cinque centesimi due limoni, quando vedono una coppia d’amanti».

 

Grandissima LaPisa per la ricerca etimologica!

Grand'Place, Bruxelles, Brussels.

Pirapora do Bom Jesus é conhecida como “Cidade dos Milagres”, e é cheia de histórias e devotos. Quem busca auxílio ou quer conhecer a região famosa pela fé, percorre apenas 61km de distância da capital do Estado de São Paulo.

 

Com ares de cidade típica do interior, mas ainda pertencendo à região metropolitana de São Paulo, a cidade é dividida pelo Rio Tietê e é rica em atrativos turísticos, religiosos e culturais.

 

A história da cidade tem início em 1725, quando uma imagem de madeira do padroeiro da cidade, o Santo Senhor Bom Jesus, foi encontrada em uma corredeira apoiada em uma pedra. A partir de então, a cidade tem grande influência religiosa e é conhecida como a “Cidade dos Milagres”, recebendo muitos turistas, romeiros e peregrinos que vão à Pirapora do Bom Jesus agradecer as graças alcançadas ou apenas para visitar essa cidade tão espiritual.

 

Na cidade, o turista encontra o primeiro Santuário Cristocêntrico do Brasil, também chamado Santuário Bom Jesus de Pirapora, criado em 1725, quando a cidade foi fundada.

 

A capela inicialmente construída no local deu lugar a outra feita de madeira. Em 1845 foi construída a atual igreja, que foi concluída em 1887, conhecida mundialmente por abrigar a famosa escultura de Cristo com cabelos naturais. A escultura está localizada no altar-mor, protegida por uma redoma de vidro à prova de balas e é acessada pela lateral da igreja.

Un bambino viene sollevato dal padre per pronunciare la tipica frase durante la processione sacra per la festa di Sant'Agata a Catania: «Cittadini, semu tutti devoti tutti?».

 

Villa Devoto desde el otro lado de la General Paz, o sea, desde la provincia de Buenos Aires, barrio de Villa Raffo.

 

Abajo, autopista General Paz, en el medio, Destacamento Lastra (donde meten todo lo rabado, etc), y al fondo el resto del barrio.

 

Série "Dévotion"

Villa Devoto - recinzione -

El muro de las lamentaciones es la única porción del antiguo templo de Salomón que cae en barrio judío. Principal lugar de plegarias judío a nivel mundial, hasta que se construya el tercer templo cuando llegue el mesías.

 

The Western wall is the only wall of the Solomon's temple that belongs to the jewish quarter. It's the utmost praying place for jews in the world until the reconstruction of the third temple which is to be acomplished when the Messiah will show up

Devotos de San Judas en San Hipólito

Dévot posant fièrement près du Darbhanga gath...

Model: Nazzareno Brodoloni, barman e ristoratore storico dell'Umbria.

Leica M6 - Summicron-M 1:2-35 ASPH.

 

Cresciuto tra massaie spentolanti, devoto alla nonna, alla Ciaramicola e al Torcolo di San Costanzo, adoratore della madre, premuroso con la moglie multitasking, attento alla dieta equilibrata dei figli, l'umbro, finanze permettendo, si sazia di porcherie, lontano dallo sguardo del suo staff di donne frustrate. L'hanno cresciuto a torta e cicoria, secondo gli insegnamenti di Guglielma Corsi e Rita Boini. Lo abbiamo interpellato sullo stato di salute della cucina regionale e lui, mister Hyde, modello stevensoniano sulla scissione della personalità, ci ha risposto che il sushi (di tonno, salmone, pesce reale, trota di mare, snapper, abramide bagnato nella soia) lo soddisfa di più degli gnocchi col sugo d'oca, allegoria, ahinoi, dell'arretratezza culinaria umbra. Ma non è solo una questione di pappatoria, c'è di mezzo anche l'etichetta. Deposta la maschera di perfezione, subentra il dottor Jekyll che, tanto per darsi un modello comportamentale coerente con le cronache nazionali, si getta nell'oscura lotta del fango fra uomini e donne. Lo abbiamo incontrato nei ristoranti del Trasimeno, mano per la mano dalla giovane rumena, mentre tenta di rinvenire sparse tracce di tagliata tra un trionfo di rucolette condite con l'aceto balsamico. Ha assistito alla scomparsa delle trattorie, al moltiplicarsi di grottesche enoteche, ha animato le tavolate del dopo calcetto (pizza, antipasto misto e olive ascolane), gli è addirittura capitato di sedersi in ristoranti pretenziosi, dove utilizzano piatti simil Ginori, bislunghi, romboidali, strasottili, blu oltremare o nero oltretomba, minimalisti anche nella sostanza. Sono questi i luoghi che mettono a dura prova l'identità dell'umbro e la sua atavica concretezza verso il cibo, spesso travisata dall'elegantissimo cuoco, che si fa chiamare inutilmente chef, nei confronti del quale, senza voler generalizzare, la reazione giusta dovrebbe essere di schietta indignazione. Noi crediamo a tutto, ci mancherebbe! Crediamo alla Moroni scesa da Gubbio che si proclama massaia e dichiara alla Clerici: «Non chiamatemi cuoca, sono una casalinga soddisfatta!». Crediamo che la tagliata sia di Chianina, il prosciutto di Norcia, le lenticchie di Castelluccio, il formaggio di Preci, le patate di Colfiorito, le trote del Clitunno, i gamberi del Vigi e il Sagrantino di Montefalco. Crediamo addirittura che le autobotti d'olio provenienti dal nulla assoluto non transitino più per la Flaminia, che non facciano sosta a Spoleto e dintorni e che quello che è capitato a Campello si sia trattato, cucù, di una sorpresa inaspettata. Crediamo persino che non esistano cuochi comunisti e cuochi berlusconiani, che le guide raccontino la verità invece di sostenere chi le finanzia, insomma che non si tratti dei soliti complotti per sputtanare quel poco di buono che rimane da mettere sotto i denti e per favorire quel tanto di marcio che ci propinano le multinazionali del nutrimento. Siparietto. In tempi di ristrettezze, di frasi intercettate, orecchiate e di tavoli di ristoranti bonificati; in tempi di outing - non solo enogastronomico - è preferibile, per l'umbro, rintanarsi in casa tra le mani infarinate della moglie di Pianello (che sa come tirare la sfoglia, laddove l'aggettivo "infarinate" e il verbo "tirare" vanno letti nella loro accezione meno compromettente) invece di saziarsi di porcherie in compagnia di dubbie patonze (si dice così?), che potrebbero, loro stesse, considerarsi "un pezzo di carne", di quelli esclusi per pudicizia o diffidenza dal menù domestico. Ora che è tutto un reality show, più che l'acquolina in bocca ci viene un sospetto. A furia di sbirciare dal buco della chiave della cucina, non saremmo diventati anche noi un popolo di farisei? Poscritto. Non si accettano repliche da parte di Antonio Boco. Beata umbritudine, umbra beatitudine.

Giovanni Picuti

abcabc@cline.it

dal Corriere dell'Umbria del 29.9.2011

      

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Fitness, Allenamento e nutrizione

Un devoto más en la fiesta de San Símon, mejor conocido como Maximón. Lo denominan el santo de los pobres y humildes. Un festival muy peculiar no apto para todos, lleno de alcohol, creencias y extrañas formas de mostrar la fe.

 

En resumen una experiencia única y difícil de describir.

 

   

---- a senior devotee proffers a little sacred image to a young devotee: a metaphorical .... handover from the old to the new generation ...?! .... ----

 

---- un anziano devoto porge una immaginetta sacra ad un giovanissimo devoto: un metaforico passaggio di consegne....dalla vecchia alla nuova generazione...?! .... ----

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the slideshow

  

Qi Bo's photos on Flickriver

  

Qi Bo's photos on FlickeFlu

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Questo un racconto fotografico breve e lungo , sulla processione del Venerdì Santo che si è svolta quest'anno nel paese Siciliano della città medioevale di Randazzo: a differenza di ciò che si osserva nei riti del Venerdì Santo, a Randazzo si porta in processione penitenziale il simulacro del SS. Crocifisso, anzicchè il simulacro del Cristo Morto. La processione viene organizzata dalla "Confraternita della Vergine Addolorata" appartenente alla chiesa di S.Pietro, nella quale sono custoditi il Crocifisso ligneo del seicento, e la statua della Madonna Addolorata, le cui vare vengono portate in spalla dai devoti; alla manifestazione religiosa partecipano ovviamente tutte le confraternite della città, con la presenza di tantissimi "personaggi" (impersonati da bambini-e, ragazzi-e, tutti in costume, come S. Giovanni Battista, la Veronica, le tre Pie donne, Marta, Maria e Maddalena, l'Angelo, i due Nicodemi, Giuseppe d'Arimatea e Nicodemo); infine la processione è animata dalla presenza del popolo, del clero, delle autorità civili e quelle militari. Il Crocifisso è caratteristicamente illuminato da candele che si trovano racchiuse dentro bocce di vetro, al pari anche la vara della Vergine Addolorata è illuminata da candele, racchiuse dentro "fanali di antica memoria" in vetro. La processione (accompagnata dal suono mesto della banda musicale, dalle giaculatorie gridate dai devoti che invocano continuamente il SS.Crocifisso e la Vergine Addolorata) percorre un lungo percorso, che diventa anche molto faticoso per la presenza di una ripida salita (la salita di San Bartolo);

La processione giunge così nella chiesa di S. Giorgio per poi ritornare indietro, raggiungendo la chiesa di San Pietro, dalla quele era partita, oramai in tarda serata.

Intersección de Nueva York, Mercedes y diagonal Fernandez de Enciso.

 

A la izquierda los mejores helados de todos, y tambien los mas caros ¬¬, heladeria Monte Olivia.

A la derecha confiteria "DVT" (DeVoTo).

En el medio calle Fernandez de Enciso, y al fondo estación Devoto.

 

Fonds Trutat - Photographie ancienne

 

Cote : TRU C 1837

Localisation : Fonds ancien (S 30)

Original non communicable

 

Titre : Pont au dessus du ravin de Sainte-Dévote, Monaco, avril 1904

 

Auteur : Trutat, Eugène

Rôle de l’auteur : Photographe

 

Lieu de création : Monaco (Principauté de)

Date de création : 1904

 

Mesures : : 9 x 12 cm

 

Observations : Note manuscrite de Trutat : " Monaco : pont au dessus du ravin de Sainte-Dévote, avril 1904, app. Zion, pl. Jougla ".

Mot(s)-clé(s) :

-- Ravin -- Versant rocheux -- Pont ferroviaire -- Promontoire -- Maison -- Montagne -- Rocher -- Vu d'en haut -- Arc architectural

 

-- Monaco (Principauté de)

 

-- 20e siècle, 1e quart

 

Médium : Photographies -- Négatifs sur plaque de verre -- Noir et blanc -- Paysages -- Zion -- Jougla-Lumière

 

numerique.bibliotheque.toulouse.fr/cgi-bin/library?c=phot...

 

Bibliothèque de Toulouse. Domaine public

 

A Mongiuffi, un piccolo paese dell’entroterra Taorminese, in Provincia di Messina, troviamo antichissima la devozione per San Leonardo. Tutto il popolo, molto devoto per le tante grazie ottenute tramite l’intercessione di San Leonardo, lo ha eletto a suo speciale Patrono e Protettore ed ogni anno, il 6 novembre, ne celebra la festa con grande solennità. Il momento più emozionante si ha quando, durante la processione di mezzogiorno, tutti i fedeli riunitisi al centro del Paese, donano al Santo Patrono una Ciambella (Cuddura) di pasta di pane intrecciata ed abbellita artigianamente, in segno di devozione e ringraziamento.La festa, unica nella sua particolarità e nella fede degli abitanti inizia con la Novena (preghiera insistente fatta con determinazione e costanza per nove giorni conseguitivi) nella fiducia di poter ottenere ciò che il cuore di ognuno desidera e con l’avvio della lavorazione artigianale delle “cuddure”. Per la realizzazione di queste particolari “ciambelle” vengono utilizzati centinaia di chili di farina di frumento che in passato veniva donata dagli abitanti di Mongiuffi. Dopo la lavorazione delle ciambelle, si imprime l’immagine di San Leonardo. Il 1° Novembre, solennità di tutti i Santi, vengono preparate, sempre a mano, le artistiche “cudure” dei 4 angioletti e del Santo. Abilità ed impegno fanno sì che queste divengano vere e proprie opere d’arte.La “cudura” del Santo viene decorata con rose e ornamenti vari creati con la pasta, facendo sì che diventi un vero e proprio gioiello della minuziosa arte creativa, che attira tutt’oggi molti curiosi. La vigilia della festa, quando ormai è tutto pronto, si svolge la benedizione delle “cuddure”. Nel borgo l’atmosfera di solennità sale di ora in ora. Gli abitanti di abitanti di Mongiuffi e tutti gli altri devoti che accorrono si recano nella Chiesa di San Leonardo per pregare e cantare al Santo Patrono e assistere all’apertura della cappella e alla discesa del simulacro. Al canto dell’inno di San Leonardo il simulacro collocato dentro la vara, scende sino al centro della Chiesa. La Statua dall’aspetto dolcissimo sembra volgere il suo sguardo per rassicurare i suoi fedeli della sua protezione. A quella vista si commuovono i cuori e si inumidiscono gli occhi. L’artistica statua del Santo viene mostrata al pubblico tre volte soltanto: il giorno di capodanno; il giorno di Pasqua ed il 5 Novembre vigilia della festa.All’alba del 6 Novembre al suono delle campane i fedeli si ritrovano in Chiesa per la recita dell’Ufficio (tradizionale ufficiatura in onore del Santo Patrono e Protettore). Intorno alle 10:30 si svolge la Santa Messa Solenne, al termine vi è la tradizionale processione per le vie del paese. Il momento più emozionante, verso mezzogiorno, quando tutto il popolo riunitosi in piazza fontana, al centro del paese, dona al Santo Patrono la ciambella (cuddura) di pasta di pane intrecciata e abbellita artigianalmente in segno di devozione e ringraziamento. Subito dopo vengono distribuite le “cuddure” più piccole a tutti i devoti presenti a questo importante e caratteristico evento. La sera del 6 Novembre i devoti si ritrovano nuovamente nella Chiesa Madre dove vengono celebrati i vespri e l’eucarestia. Tra le luci della notte esce la processione. Al rientro del simulacro in piazza del Carmine vi è il grandioso spettacolo piro - musicale. La sera del 7 Novembre il Santo Patrono si riporta in processione nella Chiesa a Lui intitolata dove viene risposto nella sua cappella. La festa si conclude con l’atto di affidamento del paesino di Mongiuffi Melia al Santo e l’emozionante chiusura della porta che terrà custodita la statua

 

Toma aerea de una parte del Shopping, sobre la calle Quevedo.

 

En el verano, grabaron en Devoto Shopping, parte de la novela "Patito Feo" y esta semana empezo, y hoy pasaron las tomas de Devoto.

 

Si ven arriba a la derecha, van a ver el simbolito de Canal 13.

porteños en safari bajo la lluvia.

Devoto BsAs...........Argentina

Saint Séverin, Paris, Ile-de-France, France - 2020

La fontaine de dévotion sainte-Catherine, située sur les bords du Fouillebroc au lieu-dit les Fosses Gloriette, fait l'objet d'un pèlerinage populaire de filles (ou de femmes) à marier. Cette légende a donné naissance à la prière inscrite sur la fontaine :

Sainte Catherine soyez bonne

Nous n'avons plus d'espoir

De nos coeurs fortement épris

Donnez nous un mari.

Fonds Trutat - Photographie ancienne

 

Cote : TRU C 2014

Localisation : Fonds ancien (S 30)

Original non communicable

 

Titre : Marguerite D. descendant l'escalier, près de l'église Sainte- Dévote, Monaco, mai 1909

 

Auteur : Trutat, Eugène

Rôle de l’auteur : Photographe

 

Lieu de création : Monaco (Principauté de)

Date de création : 1909

 

Mesures : : 9 x 12 cm

 

Observations : Note manuscrite de Trutat : " Monaco, escalier à Sainte Dévote, Marguerite D., mai 1909, sigma ".

Mot(s)-clé(s) :

-- Escalier -- Femme -- Costume féminin -- Chapeau -- Boa -- Rue -- Agave

-- Marguerite

 

-- Monaco (Principauté de)

 

-- 20e siècle, 1e quart

 

Médium : Photographies -- Négatifs sur plaque de verre -- Noir et blanc -- Scènes -- Sigma

 

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Bibliothèque de Toulouse. Domaine public

  

El caminito de acceso a la estación Devoto de la línea San Martín, del lado de trenes a Pilar.

¡Qué lindo festejo el de Villa Devoto! El barrio cumplió 124 años y

 

lo celebramos en una fiesta lindísima. Bailamos, cantamos, y estuvimos

 

junto a los vecinos en una jornada familiar y de mucha alegría.

¡Qué lindo festejo el de Villa Devoto! El barrio cumplió 124 años y

 

lo celebramos en una fiesta lindísima. Bailamos, cantamos, y estuvimos

 

junto a los vecinos en una jornada familiar y de mucha alegría.

Dévots et Saddhu au Temple Lingaraja

Retour à l'Eglise, après la procession dans les rues de Pignan, de la châsse contenant les reliques de Saint Agapie.

Le temple de Kiyomizu, dont on verra d'autres photos dans ce site, est probablement le plus important de l'agglomération de Kyoto. C'est en fait un ensemble d'édifices plus ou moins grands dont la plupart, même très petits, sont des temples à part entière. Kiyomizu-dera est un lieu de culte bouddhiste dont les origines remontent au 8 ème siècle, détruit et reconstruit plusieurs fois comme beaucoup de monuments japonais. L'ensemble actuel, avec son impressionnante structure de bois ( on ne peut pas dire pilotis ) pour soutenir le bâtiment principal, date de 1633 de notre calendrier. Devant les petits autels annexes on peut faire ses dévotions en s'isolant totalement. C'est un Japon hors du temps.

A Mongiuffi, un piccolo paese dell’entroterra Taorminese, in Provincia di Messina, troviamo antichissima la devozione per San Leonardo. Tutto il popolo, molto devoto per le tante grazie ottenute tramite l’intercessione di San Leonardo, lo ha eletto a suo speciale Patrono e Protettore ed ogni anno, il 6 novembre, ne celebra la festa con grande solennità. Il momento più emozionante si ha quando, durante la processione di mezzogiorno, tutti i fedeli riunitisi al centro del Paese, donano al Santo Patrono una Ciambella (Cuddura) di pasta di pane intrecciata ed abbellita artigianamente, in segno di devozione e ringraziamento.La festa, unica nella sua particolarità e nella fede degli abitanti inizia con la Novena (preghiera insistente fatta con determinazione e costanza per nove giorni conseguitivi) nella fiducia di poter ottenere ciò che il cuore di ognuno desidera e con l’avvio della lavorazione artigianale delle “cuddure”. Per la realizzazione di queste particolari “ciambelle” vengono utilizzati centinaia di chili di farina di frumento che in passato veniva donata dagli abitanti di Mongiuffi. Dopo la lavorazione delle ciambelle, si imprime l’immagine di San Leonardo. Il 1° Novembre, solennità di tutti i Santi, vengono preparate, sempre a mano, le artistiche “cudure” dei 4 angioletti e del Santo. Abilità ed impegno fanno sì che queste divengano vere e proprie opere d’arte.La “cudura” del Santo viene decorata con rose e ornamenti vari creati con la pasta, facendo sì che diventi un vero e proprio gioiello della minuziosa arte creativa, che attira tutt’oggi molti curiosi. La vigilia della festa, quando ormai è tutto pronto, si svolge la benedizione delle “cuddure”. Nel borgo l’atmosfera di solennità sale di ora in ora. Gli abitanti di abitanti di Mongiuffi e tutti gli altri devoti che accorrono si recano nella Chiesa di San Leonardo per pregare e cantare al Santo Patrono e assistere all’apertura della cappella e alla discesa del simulacro. Al canto dell’inno di San Leonardo il simulacro collocato dentro la vara, scende sino al centro della Chiesa. La Statua dall’aspetto dolcissimo sembra volgere il suo sguardo per rassicurare i suoi fedeli della sua protezione. A quella vista si commuovono i cuori e si inumidiscono gli occhi. L’artistica statua del Santo viene mostrata al pubblico tre volte soltanto: il giorno di capodanno; il giorno di Pasqua ed il 5 Novembre vigilia della festa.All’alba del 6 Novembre al suono delle campane i fedeli si ritrovano in Chiesa per la recita dell’Ufficio (tradizionale ufficiatura in onore del Santo Patrono e Protettore). Intorno alle 10:30 si svolge la Santa Messa Solenne, al termine vi è la tradizionale processione per le vie del paese. Il momento più emozionante, verso mezzogiorno, quando tutto il popolo riunitosi in piazza fontana, al centro del paese, dona al Santo Patrono la ciambella (cuddura) di pasta di pane intrecciata e abbellita artigianalmente in segno di devozione e ringraziamento. Subito dopo vengono distribuite le “cuddure” più piccole a tutti i devoti presenti a questo importante e caratteristico evento. La sera del 6 Novembre i devoti si ritrovano nuovamente nella Chiesa Madre dove vengono celebrati i vespri e l’eucarestia. Tra le luci della notte esce la processione. Al rientro del simulacro in piazza del Carmine vi è il grandioso spettacolo piro - musicale. La sera del 7 Novembre il Santo Patrono si riporta in processione nella Chiesa a Lui intitolata dove viene risposto nella sua cappella. La festa si conclude con l’atto di affidamento del paesino di Mongiuffi Melia al Santo e l’emozionante chiusura della porta che terrà custodita la statua

Els orígens del Temple Expiatori de la Sagrada Família es remunten al 1866, any en què Josep Maria Bocabella i Verdaguer funda l'Associació Espiritual de Devots de Sant Josep, que a partir de l'any 1874 promou la construcció d'un temple expiatori dedicat a la Sagrada Família. L'any 1881 i gràcies a diversos donatius, l'Associació compra una parcel·la de terreny de 12800m² entre els carrers de Marina, Provença, Sardenya i Mallorca per construir-hi el temple.

 

La primera pedra es posa el 19 de març de 1882, festivitat de Sant Josep, en un acte solemne que presideix el bisbe de la ciutat, Josep Urquinaona. A partir d'aleshores se n'inicia la construcció, que comença per la cripta situada a sota de l'absis segons un disseny neogòtic de l'arquitecte Francisco de Paula del Villar y Lozano. Aquest, poc temps després i per discrepàncies amb els promotors, abandona la direcció de l'obra i l'encàrrec passa a mans d'Antoni Gaudí.

 

Després d'assumir el projecte el 1883, Gaudí construeix la cripta, que enllesteix el 1889. Mentre inicia les obres de l'absis (i del claustre), els treballs segueixen a bon ritme gràcies als donatius rebuts. Quan es rep un important donatiu anònim, Gaudí es planteja fer una obra nova i major: desestima l'antic projecte neogòtic i en proposa un de nou més monumental i innovador tant pel que fa a les formes com i a les estructures, com a la construcció. El projecte de Gaudí consisteix en una església de grans dimensions amb planta de creu llatina i torres de gran alçària; concentra una important càrrega simbòlica, tant en forma arquitectònica com escultòrica, amb l'objectiu final de ser una explicació catequètica de les ensenyances dels Evangelis i de l'Església.

 

El 1892 comença els fonaments per a la façana del Naixement perquè, segons manifesta Gaudí mateix, "Si enlloc de fer aquesta façana decorada, ornamentada i turgent, hagués començat per la de la Passió, dura, pelada i com feta d'ossos, la gent s'hauria retret". El 1894 queda enllestida la façana de l'absis i el 1899 el Portal del Roser, un dels accessos al claustre del Naixement.

 

Paral·lelament a aquests treballs, a l'angle sud-oest del temple, l'any 1909 Gaudí hi construeix les Escoles Provisionals de la Sagrada Família, destinades als fills dels treballadors de la Sagrada Família i als nens del barri que formen part de la seva parròquia.

 

En morir Gaudí, assumeix la direcció de les obres el seu estret col·laborador Domènec Sugrañes, fins al 1938. Després en són directors Francesc de Paula Quintanai Vidal, Isidre Puigi Boada, Lluís Bonet i Garí, col·laboradors de Gaudí, persones que conegueren el mestre i que fins a l'any 1983 dirigiren l'obra. Posteriorment en foren directors Francesc de Paula Cardoner i Blanch, Jordi Bonet i Armengol i Jordi Faulí i Oller que n'ocupa el càrrec actualment, des del 2012.

 

El Temple Expiatori de la Sagrada Família és una església de cinc naus amb creuer de tres, que formen una creu llatina. Les seves mides interiors són: nau i absis, 90 metres; creuer, 60 metres; ample de la nau central, 15 metres; laterals 7'5 metres, la nau principal en total 45 metres; amplada del creuer, 30 metres. L'església ha de disposar de 18 torres (12 que simbolitzen els apòstols, 4 els evangelistes i 2 més dedicades a Maria i a Jesús), de diferents altures d'acord amb la jerarquia simbòlica que representen.

 

El portal de la Caritat és la part del pòrtic és dedicada a la virtud teologal de la caritat o amor cristià i a Jesús.

 

Font: Temple Expiatori de la Sagrada Família.

 

Pàgina a la UNESCO World Heritage List.

 

A Google Maps.

Fonds Trutat - Photographie ancienne

 

Cote : TRU C 1836

Localisation : Fonds ancien (S 30)

Original non communicable

 

Titre : Ravin de Sainte-Dévote et port, Monaco, avril 1904

 

Auteur : Trutat, Eugène

Rôle de l’auteur : Photographe

 

Lieu de création : Monaco (Principauté de)

Date de création : 1904

 

Mesures : : 9 x 12 cm

 

Observations : Note manuscrite de Trutat : " Monaco : ravin de Sainte-Dévote et port, avril 1904, app. Zion, pl. Jougla ".

Mot(s)-clé(s) :

-- Ravin -- Promontoire -- Versant rocheux -- Pont ferroviaire -- Mer -- Maison -- Bateau -- Rocher -- Vu d'en haut

 

-- Monaco (Principauté de) -- Méditerranée, Mer (France)

 

-- 20e siècle, 1e quart

 

Médium : Photographies -- Négatifs sur plaque de verre -- Noir et blanc -- Paysages -- Zion -- Jougla-Lumière

 

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Bibliothèque de Toulouse. Domaine public

 

Fernandez de Enciso y las vías del Urquiza (Gutenberg).

 

Atras hacia la izquierda estación Antonio Devoto (Urquiza).

 

Adelante a la izquierda el lava autos "Devoto Village".

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