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A Mongiuffi, un piccolo paese dell’entroterra Taorminese, in Provincia di Messina, troviamo antichissima la devozione per San Leonardo. Tutto il popolo, molto devoto per le tante grazie ottenute tramite l’intercessione di San Leonardo, lo ha eletto a suo speciale Patrono e Protettore ed ogni anno, il 6 novembre, ne celebra la festa con grande solennità. Il momento più emozionante si ha quando, durante la processione di mezzogiorno, tutti i fedeli riunitisi al centro del Paese, donano al Santo Patrono una Ciambella (Cuddura) di pasta di pane intrecciata ed abbellita artigianamente, in segno di devozione e ringraziamento.La festa, unica nella sua particolarità e nella fede degli abitanti inizia con la Novena (preghiera insistente fatta con determinazione e costanza per nove giorni conseguitivi) nella fiducia di poter ottenere ciò che il cuore di ognuno desidera e con l’avvio della lavorazione artigianale delle “cuddure”. Per la realizzazione di queste particolari “ciambelle” vengono utilizzati centinaia di chili di farina di frumento che in passato veniva donata dagli abitanti di Mongiuffi. Dopo la lavorazione delle ciambelle, si imprime l’immagine di San Leonardo. Il 1° Novembre, solennità di tutti i Santi, vengono preparate, sempre a mano, le artistiche “cudure” dei 4 angioletti e del Santo. Abilità ed impegno fanno sì che queste divengano vere e proprie opere d’arte.La “cudura” del Santo viene decorata con rose e ornamenti vari creati con la pasta, facendo sì che diventi un vero e proprio gioiello della minuziosa arte creativa, che attira tutt’oggi molti curiosi. La vigilia della festa, quando ormai è tutto pronto, si svolge la benedizione delle “cuddure”. Nel borgo l’atmosfera di solennità sale di ora in ora. Gli abitanti di abitanti di Mongiuffi e tutti gli altri devoti che accorrono si recano nella Chiesa di San Leonardo per pregare e cantare al Santo Patrono e assistere all’apertura della cappella e alla discesa del simulacro. Al canto dell’inno di San Leonardo il simulacro collocato dentro la vara, scende sino al centro della Chiesa. La Statua dall’aspetto dolcissimo sembra volgere il suo sguardo per rassicurare i suoi fedeli della sua protezione. A quella vista si commuovono i cuori e si inumidiscono gli occhi. L’artistica statua del Santo viene mostrata al pubblico tre volte soltanto: il giorno di capodanno; il giorno di Pasqua ed il 5 Novembre vigilia della festa.All’alba del 6 Novembre al suono delle campane i fedeli si ritrovano in Chiesa per la recita dell’Ufficio (tradizionale ufficiatura in onore del Santo Patrono e Protettore). Intorno alle 10:30 si svolge la Santa Messa Solenne, al termine vi è la tradizionale processione per le vie del paese. Il momento più emozionante, verso mezzogiorno, quando tutto il popolo riunitosi in piazza fontana, al centro del paese, dona al Santo Patrono la ciambella (cuddura) di pasta di pane intrecciata e abbellita artigianalmente in segno di devozione e ringraziamento. Subito dopo vengono distribuite le “cuddure” più piccole a tutti i devoti presenti a questo importante e caratteristico evento. La sera del 6 Novembre i devoti si ritrovano nuovamente nella Chiesa Madre dove vengono celebrati i vespri e l’eucarestia. Tra le luci della notte esce la processione. Al rientro del simulacro in piazza del Carmine vi è il grandioso spettacolo piro - musicale. La sera del 7 Novembre il Santo Patrono si riporta in processione nella Chiesa a Lui intitolata dove viene risposto nella sua cappella. La festa si conclude con l’atto di affidamento del paesino di Mongiuffi Melia al Santo e l’emozionante chiusura della porta che terrà custodita la statua

~~La fontaine de dévotion Saint-Aldric, transformée en lavoir au XIXe siècle, recensée à l'inventaire général du patrimoine culturel.

~~Enserré entre des murs, en contrebas de la rue principale, le lavoir d’Asnières est niché derrière la fontaine Saint-Aldric.

C’est au IXe siècle qu’Aldric, évêque du Mans, demande que soit ouverte une fontaine d’où jaillira… « Une eau pure, limpide qui ne tarit jamais ». La première mention du lavoir apparaît dans les délibérations municipales, en 1816, lorsque cette eau se trouve contaminée par le reflux des eaux du lavoir.

~~Ce lavoir est alimenté par l’eau de la fontaine qui s’écoulait par la gueule du lion mais qui s’infiltre désormais sous la maçonnerie, et par les eaux de pluie recueillies par sa toiture en impluvium. La mémoire du village en attribue la couverture, vers 1840,

En 1992, l’Association « Patrimoine d’Asnières » a restauré la fontaine-lavoir au travers d’un chantier de jeunes bénévoles, soutenue par l’Union REMPART.

 

la construction de l'echangeur st devote

Série "Dévotion"

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La cavalcata di sant'Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d'Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant'Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L'intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l'uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch'essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero. Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un'unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l'omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant'Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.

Fino a poco tempo addietro, si riteneva che fosse stato un ricco signore di Ostuni, don Pietro Sansone, a commissionare la costruzione della statua in argento avvenuta nel 1788 a Napoli, sua città di origine. Recenti e più approfondite ricerche condotte dallo storico locale Luigi Greco, hanno permesso di stabilire che l'iniziativa non fu presa in prima persona da Pietro Sansone, come si era da sempre creduto, ma dai vaticali, una sorta di "corrieri" dell'epoca, che trasportavano le merci su carri trainati da cavalli. I vaticali, devoti al loro protettore come tutti gli ostunesi, fecero un accordo con il loro datore di lavoro: avrebbero accantonato parte del guadagno loro dovuto, fino a raggiungere la somma di 4.000 ducati necessaria per la costruzione della statua. Venne incaricato per l'esecuzione dell'opera, Luca Baccaro, artista napoletano. A capo dei 43 ostunesi, molti dei quali erano vaticali, c'era un altro notaio, Felice Giovine. Loro intendimento era quello di costituire un'associazione di volontari che avrebbe sostenuto le spese per onorare al meglio sant'Oronzo. Quando la statua giunse a Ostuni, fu scortata a cavallo proprio dai vaticali che, grazie al loro solerte lavoro, contribuirono alla crescita economica che contraddistinse la seconda metà del settecento. Negli anni precedenti infatti, per vari motivi, la manifestazione era andata via via impoverendosi, così che rischiava addirittura di non essere più svolta. Dunque quei 43 cittadini, si impegnarono a sostenere personalmente tutte le spese necessarie, in ragione di 6 ducati l'anno a testa, per un totale di 258 ducati da spendersi in musica, fuochi d'artificio e quant'altro fosse servito alla degna riuscita della manifestazione. Gli stessi sovvenzionatori, avrebbero costituito il gruppo di cavalieri a scorta del santo.

Negli anni, dunque, questa nuova classe sociale, la borghesia, aveva preso il posto della ormai decadente aristocrazia ostunese, i cui componenti in origine partecipavano anch'essi alla processione, ma a cavallo per distinguersi dalla gente comune. La statua è preceduta dal vescovo con i prelati della diocesi, e dalle autorità. Apre il corteo un trio di suonatori che esegue un antico ritornello accompagnandosi con piffero e tamburi. In coda alla statua, la tradizionale banda precede i cavalieri che spesso eseguono piroette, così come anticamente si era soliti far avanzare i cavalli, esibendosi in suggestive coreografie. La Cavalcata di sant'Oronzo, nell'attuale configurazione, ebbe inizio nel 1803. In realtà la giusta definizione è 'Cavalcata dei Devoti'. Questa intitolazione si deve ad un gruppo di cittadini che il 26 agosto di quell'anno, si recarono presso la casa del notaio Giuseppe Gaetano Tanzarella.

Il simulacro lascia la bellissima Cattedrale costruita nella seconda metà del XV° secolo, a spese e con la manodopera degli ostunesi. La statua in argento ha preso il posto nel tempo, di quella in cartapesta.

E' dunque legittimo sostenere che la Cavalcata dei Devoti, ormai nota come cavalcata di sant'Oronzo, sia arrivata sino ai giorni nostri, con inevitabili modifiche ma inalterata nella sostanza, proprio a partire dall'inizio del secolo scorso.

A conclusione della Cavalcata, d'obbligo in piazza della Libertà l'esecuzione di brani operistici e sinfonici, nella cornice delle immancabili luminarie. Concludono l'intensa giornata i fuochi artificiali ai quali, ci piace pensare, stiano assistendo soddisfatti anche i 43 devoti che in quel lontano 26 agosto 1803, assicurarono a Ostuni, la continuità di questa straordinaria manifestazione.

I Battenti devoti a San Pellegrino, giunti ad Altavilla Irpina in provincia di Avellino, hanno sfilato per rendere omaggio al proprio Santo. La tradizione si tramanda da padre in figlio, il rito si conclude presso l'altare di San Pellegrino dove sono esposte le sue Reliquie.

Esquina, haciendo ochava la sacristia de la iglesia de san antonio, villa devoto, buenos aires

Giovani devoti arrampicati su un balcone della salita Di Sangiuliano, all'alba del 6 febbraio, per assistere al passaggio del fercolo di Sant'Agata, patrona di Catania. Con una mano sventolano il tipico fazzoletto bianco, con l'altra scattano le foto ricordo della santa con il telefono cellulare.

São fieis devotos que levam a bandeira da Mangueira em meio

a romaria que caracteriza a abertura do desfile da agremiação - desfralda o pavilhão que

defendem para que “o verde e o rosa” que traduz a devoção à Escola seja coberto com a graça

divina.

 

Place Sainte-Dévote, La Condamine

Os devotos do divino vão abrir sua morada pra bandeira do Divino ser bem-vinda, ser louvada,

Deus vos salve esse devoto pela esmola em vosso nome. Dando água a quem tem sede, dando pão a quem tem fome,

.A bandeira acredita que a semente seja tanta, que essa mesa seja farta que essa casa seja santa, ai, ai.

Que o perdão seja sagrado, que a fé seja infinita, que o homem seja livre, que a justiça sobreviva,

.Assim como os três Reis Magos que seguiram a estrela-guia, a bandeira segue em frente atrás de melhores dias, ai, ai.

No estandarte vai escrito que ele voltara de novo. E o Rei será bendito, Ele nascerá do povo,

Ivan Lins

La Cofradía del Señor Atado a la Columna fue fundada en el año 1804, en el desaparecido convento de Santa Fe por feligreses devotos de la Imagen del Señor Atado a la Columna.

 

Esta cofradía porta en sus desfiles procesionales tres pasos y una peana. El paso titular es el del Señor atado a la Columna, una talla de gran tamaño obra de J.J Bueno Gimeno en el año 1949. Un segundo paso, el de la Flagelación, es obra de Antonio Hernández tallado en el año 1998. Un paso de Palio, el de Nuestra Señora de la Fraternidad en el Mayor Dolor, es obra del escultor sevillano, afincado en Gijón, Pedro García Borrego y que data del año 1991. Por último, el antiguo Cristo Atado a la Columna, es portada en una pequeña peana a hombros desde 1980.

 

Esta cofradía realiza tres procesiones. La primera tiene lugar en la tarde del Domingo de Ramos, del nuevo convento de Santa Fe hasta la Iglesia de Santiago el Mayor, sede canónica de la cofradía, e iglesia de la cual saldrá el Jueves Santo por la tarde su procesión titular. Alrededor de las tres cuartas partes de sus cofrades acompañan a sus cuatro pasos en un amplísimo itinerario, para terminar en la Iglesia de San Cayetano. De esta última partirán formando parte de la procesión del Santo Entierro, el Viernes Santo.

 

Sus cofrades visten túnica blanca, capirote y cíngulo rojos. Los portadores de la peana y los miembros de la Sección de Instrumentos que tocan el bombo, cubren su cara con un tercerol de color rojo. Zapatos y calcetines negros completan el hábito.

  

Sainte-Dévote Chapel (French: Chapelle Sainte Dévote) is a Roman Catholic chapel dedicated to Saint Devota, the patron saint of Monaco.

 

The chapel was first mentioned in archived documents dated 1070, built against the wall of Vallon des Gaumates, on the space now occupied by the Chapel of Relics. It was restored in the 16th century. In 1606, Prince Honoré II added a span, followed by a porch in 1637. The façade was rebuilt in 1870 and refurbished further in 1891 in "18th-century Neo-Greek" style. The stained-glass windows were made by Nicolas Lorin of Chartres. The glass windows were destroyed during the bombing of Monaco during World War II and were restored by Fassi Cadet of Nice in 1948.

 

The chapel became the parish church in 1887.

 

In Monegasque tradition, the bride of the Sovereign Prince of Monaco lays her bridal bouquet at the chapel after the wedding ceremony

 

cérémonie du midi à Tay Ninh- Vietnam

 

---- the procession is about to begin: here two devotees carry an hand-painted tapestry ----

 

---- la processione sta per incominciare: qui due devote portano un arazzo dipinto a mano ----

  

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the slideshow

  

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....It's a short-long report on the sacred procession in honor of the Holy Crucifix of Araceli, which takes place on the last Friday of the month of March in the town of San Marco d'Alunzio ( Sicily), and so-called "procession of Babbaluti " (the babbaluti " are thirtythree men and women hooded , like the 33 years of Christ , with robes of colour blue); This year ... I was really lucky to relive another time the deep emotion to see that sacred procession; on this year 2015 the procession was marked by bad weather, there was cold, rain, wind and a thick fog.

The "babbaluti" carry on their shoulders the float with the Holy Crucifix of Araceli's church (the statue was created by Scipione Li Volsi, in the year 1652), and with the painting of Our Lady of Sorrows, that appears pierced by seven swords (a painting of the eighteenth century); babbaluti before the start of the procession ( in bare feet, wearing only the heavy wool socks , hand-made; the women are hooded too, and to avoid revealing their presence feminine, also wear gloves wool) , they have to travel a journey of purification: when they arrived near the ancient church of Araceli they kiss the ground, and immediately allowed to enter to the church, but through a side door, called " false door " , just so they can access the float, outside the front door of the church of Araceli, then they wait for the priest to finish his sermon, and so begin the procession through the streets of the picturesque and friendly village of San Marco d'Alunzio .

  

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.... questo è un report, breve e lungo al tempo stesso sulla sacra processione che si tiene in onore del Santissimo Crocifisso di Araceli e che si svolge l'ultimo Venerdì del mese di marzo nella città di San Marco d'Alunzio (località sita sui monti Nebrodi, Sicilia), ricorrenza conosciuta anche come "processione dei babbaluti" (il babbaluti "sono trentatré uomini e donne incappucciati, rievocazione dei 33 anni di Cristo, i quali indossano abiti di colore blu); Quest'anno ... sono stato davvero fortunato a rivivere ancora una volta la profonda emozione di assistere al sacro corteo, questo anno 2015 caratterizzato da "un tempo atmosferico davvero penitenziale" con un costante maltempo caratterizzato da freddo, pioggia, vento e una fitta quasi impenetrabile nebbia.

I "babbaluti" portano sulle loro spalle la vara che reca ben fissata il Santo Crocifisso della chiesa di Araceli (la statua è stato creato da Scipione Li Volsi, nell'anno 1652), ai cui piedi viene assicurato il quadro della Madonna Addolorata, che appare trafitto da sette spade ( un dipinto del XVIII secolo), quadro quest'anno ricoperto da un velo di cellophane, per tentare di proteggerlo dall'acqua della pioggia e della fitta nebbia. I babbaluti prima dell'inizio della processione avanzano a piedi scalzi, indossando solo delle pesanti calze di lana fatte a mano, (le donne per evitare di rivelare la loro presenza femminile, indossano anche dei guanti di lana), devono percorrere, prima di accedere in chiesa, un cammino di purificazione: quando essi giungono in prossimità dell'antica chiesa dell' Araceli, si chinano e baciano in terra, ricevendo così il permesso per poter accedere in chiesa, ma questo può avvenire solo da una porta laterale, chiamata "falsa porta"; una volta entrati in chiesa ne fuoriescono dall'ingresso principale, potendo così prendere posto, inginocchiati alle spalle della vara; seguirà quindi l'atteso discorso del sacerdote, al cui completamento potrà iniziare la processione che si svolge per le vie del pittoresco e accogliente paese di San Marco d'Alunzio. Lungo il percorso i Babbaluti cadenzano la propria andatura accompagnandosi ad una mesta e lamentosa giugualtoria che invoca il Signore "Signuri...misiricooooordia e pietà"; infine molti devoti procedono assieme ai babbaluti sotto la vara, toccandola, accarezzandola, ora aggrappandovisi...pur di avere un contatto fisico ma anche spirituale con essa. Infine, dopo aver compiuto un preciso percorso, la processione fa rientro nell'antica chiesa di origini Normanne dell'Aracoeli.

  

Sainte-Dévote Chapel (French: Chapelle Sainte Dévote) is a Roman Catholic chapel dedicated to Saint Devota, the patron saint of Monaco.

 

The chapel was first mentioned in archived documents dated 1070, built against the wall of Vallon des Gaumates, on the space now occupied by the Chapel of Relics. It was restored in the 16th century. In 1606, Prince Honoré II added a span, followed by a porch in 1637. The façade was rebuilt in 1870 and refurbished further in 1891 in "18th-century Neo-Greek" style. The stained-glass windows were made by Nicolas Lorin of Chartres. The glass windows were destroyed during the bombing of Monaco during World War II and were restored by Fassi Cadet of Nice in 1948.

 

The chapel became the parish church in 1887.

 

In Monegasque tradition, the bride of the Sovereign Prince of Monaco lays her bridal bouquet at the chapel after the wedding ceremony

 

Devotos tomando el baño ritual en los ghats del sagrado río Ganges a su paso por Haridwar (Uttarakhand-India), 2011.

Devotees taking a ritual bath in the ghats of the holy river Ganges at Haridwar (Uttarakhand, India), 2011.

Capella de la Mare de Déu del Carme

  

La veneració cristiana a la Verge del Carmen es remunta a un grup d'ermitans que, inspirats en el profeta Elies, es van retirar a viure al Mont Carmel, considerat el jardí d'Israel ("Karmel" significa "jardí"). Aquests devots, després de les croades, van formar a Europa l'Ordre de La nostra Senyora del Mont Carmel (carmelites). El Mont Carmel, situat en l'actual Israel, ha estat un lloc de devoció religiosa des de l'antiguitat.

Segons la tradició carmelita, el 16 de juliol de 1251, la imatge de la Verge del Carme se li hauria aparegut a Sant Simó Estoc, superior general de l'Ordre, a qui li va lliurar els seus hàbits i l'escapulari, principal signe del culte marià carmelita. Segons aquesta tradició, la Verge va prometre alliberar del Purgatori totes les ànimes que hagin vestit l'escapulari durant la seva vida el dissabte següent a la mort de la persona i portar-los al cel. Aquesta veneració va rebre reconeixement papal el 1587 i ha estat recolzada pels Pontífexs posteriors.

En la capella actual, la Verge coronada com a Reina, i sostenint al Nen entre els seus braços, és representada com intercesora de les ánimas del purgatori. En la part inferior, els relleus dels penitents es lamenten de la seva sort esperant ser redimits per la intercessió de la Verge del Carme.

 

mdbetlem.net/VisitaTuristica/Carme.html

 

Alguns autors relacionaren l'estructura arquitectònica de l'església de Betlem amb l'església mare dels jesuïtes, Il Gesú de Vignola, construïda a Roma el 1568. Tanmateix, Betlem segueix encara la pauta establerta per la tradició gòtica catalana: una nau amb capelles laterals bastides entre els contraforts. Aquí, però, aquests són perforats, de manera que les capelles es comuniquen entre si. La volta de la nau central és de llunetes. Les capelles laterals es cobreixen amb cúpules amb llanternes, visibles a l'exterior. Abans del 1936 tot l'interior era profusament decorat seguint l'estil barroc. Entre altres elements destacaven: les figures dels Dotze Apòstols, obra de Domènec Talarn (1812-1902), que hi havia als carcanyols dels arcs; les espectaculars gelosies de les tribunes superiors (1855), i el retaule major (1866).

 

El mur extern de Betlem és però, l'element més característic del monument. Els paraments són formats per carreus encoixinats. La façana, amb coronament mixtilini i boles decoratives, és dividida verticalment en tres sectors, el central dels quals és ocupat per una grandiosa portada, formada per diversos cossos superposats. En l'inferior, la porta rectangular és flanquejada per dues parelles de columnes salomòniques, entre les quals hi ha les escultures de sant Ignasi de Loiola i de sant Francesc de Borja, ambdues atribuïdes a Andreu Sala. En el segon cos, hi ha un relleu del Naixement, entre pilastres, volutes i gerres. El darrer cos es centrat per un gran rosetó, envoltat també per elements similars. A l'angle amb el carrer Xucla, dins d'una fornícula, hi ha l'escultura de sant Francesc Xavier (1690), obra de Francesc d'Assís de Santa Creu, autor també de l'infant Jesús que hi ha sobre la primera porta per la banda de la Rambla. El 1906, l'arquitecte Enric Sagnier obrí una porta similar amb la imatge de sant Joan Baptista.

 

L'església de Betlem és situada al carrer del Carme números 2 i 4 de Barcelona, fent cantonada amb la Rambla i el carrer de Xuclà, enfront del Palau Moja i a tocar del Palau de la Virreina, té un entorn de protecció comú a tots tres edificis.

 

El dia 8 d'abril de 1681 es va posar la primera pedra de l'actual església de Betlem, que en va substituir una d'anterior, construïda pels jesuïtes al costat del col·legi del mateix nom i beneïda el 1555. Aquesta primera església ocupava només el sector del presbiteri de la nova; durant les festes que se celebraven per la canonització de sant Francesc de Borja, la primitiva església sofrí un incendi; aquest fet i les reduïdes dimensions que tenia determinaren la construcció d'un nou temple.

 

Per dur a terme aquest nou edifici, es va traslladar la font que ara és a la Portaferrissa i s'ocuparen terrenys cap al centre de la Rambla (de manera que aquesta s'estretí) i uns habitatges per la banda del carrer del Carme. Dirigiren les obres els jesuïtes Tort i Lacarse, segons projecte atribuït al mestre de cases barceloní Josep Juli.

 

L'església de Betlem fou beneïda el 1729, però no s'acabà del tot fins al 1732.

 

El 1662, els jesuïtes del Col·legi de Betlem es feren càrrec del veí col·legi de Cordelles, fundat a final del segle anterior. El 1767, els jesuïtes van ser expulsats. El Col·legi de Betlem romangué tancat fins al 1787 en què passà a propietat del bisbat i fou destinat a seminari. El 1835, l'església de Betlem fou erigida en parròquia.

 

El 1936 sofrí greument els estralls de la Guerra Civil: tota la decoració interior fou cremada i les voltes s'ensorraren. Després de la guerra fou reconstruïda pels arquitectes Francesc Folguera Graci i Lluís Bonet Garí. Entre 1991 i 1992, la Direcció General del Patrimoni Cultural de la Generalitat de Catalunya ha restaurat les façanes del temple.

 

invarquit.cultura.gencat.cat/Cerca/Fitxa?index=0&cons...

Depuis la plus haute antiquité, L’Inde a voué à la femme une dévotion particulière. Des figurines de la vallée de l’Indus aux déesses de la fertilité, en passant par les déesses protectrices sculptées à l’époque Gupta à l’entrée des lieux saints. A l’époque médiévale, la femme demeure un thème de prédilection pour les sculpteurs, qu’ils soient bouddhiques ou brahmaniques. Elle apparaît, comme ici, sous un aspect traditionnel qu’elle conserve à travers les siècles : sensuelle. Cette femme à l’arbre appuyée à un fragment de rinceau, et dont seul le buste subsiste, présente une poitrine généreuse, sa tête légèrement penchée vers la droite ainsi que la torsion du buste restituent peut-être la position d’origine en tribangha ou « triple flexion » caractéristique de la sculpture indienne. Les nombreux ornements qui la parent (boucles d’oreilles, long collier perlé) illustrent le goût passionné des femmes indiennes, depuis les temps les plus reculés jusqu’à nos jours, pour les éléments de parure.

 

Le traitement naturaliste du corps, la rondeur des formes, la pureté et la grâce font de cette sculpture, une oeuvre pleine de charme qui était destinée à orner les parois des sanctuaires couvertes d’une multitude de déesses secondaires : les devatâ qui charment les dieux par leur présence, et de « femmes à l’arbre » : les shâlabhanjikâ, symbole de fécondité.

 

La production de l’art du Nord de l’Inde à l’époque médiévale (IXe-XIVe siècle) est riche et variée. L’art brahmanique, s’y développe avec une force et une richesse extraordinaires dans les grandes provinces du Nord - comme par exemple au Râjasthân, ainsi qu’au Madhya Pradesh occidental, sur le site de Khajurâho - où se créent des styles d’architecture et de sculpture particuliers. Dans la plupart de ces régions, les architectures souvent grandioses sont toujours très décorées.

Source : Musée Guimet - Paris

 

---- a series of shots (made a few minutes before the arrival of babbaluti) to the devotees arrived in the churchyard of Aracoeli, ignoring the bad weather this year has helped to make more sad the penitential atmosphere from always characterized this procession ----

 

---- una serie di scatti, realizzati pochi minuti prima dell'inizio dell'arrivo dei Babbaluti, ai devoti, giunti sul sagrato della chiesa dell'Aracoeli, incuranti del cattivo tempo che quest'anno ha contribuito a rendere più greve l'atmosfera penitenziale che da sempre caratterizza questa processione ----

  

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....It's a short-long report on the sacred procession in honor of the Holy Crucifix of Araceli, which takes place on the last Friday of the month of March in the town of San Marco d'Alunzio ( Sicily), and so-called "procession of Babbaluti " (the babbaluti " are thirtythree men and women hooded , like the 33 years of Christ , with robes of colour blue); This year ... I was really lucky to relive another time the deep emotion to see that sacred procession; on this year 2015 the procession was marked by bad weather, there was cold, rain, wind and a thick fog.

The "babbaluti" carry on their shoulders the float with the Holy Crucifix of Araceli's church (the statue was created by Scipione Li Volsi, in the year 1652), and with the painting of Our Lady of Sorrows, that appears pierced by seven swords (a painting of the eighteenth century); babbaluti before the start of the procession ( in bare feet, wearing only the heavy wool socks , hand-made; the women are hooded too, and to avoid revealing their presence feminine, also wear gloves wool) , they have to travel a journey of purification: when they arrived near the ancient church of Araceli they kiss the ground, and immediately allowed to enter to the church, but through a side door, called " false door " , just so they can access the float, outside the front door of the church of Araceli, then they wait for the priest to finish his sermon, and so begin the procession through the streets of the picturesque and friendly village of San Marco d'Alunzio .

  

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.... questo è un report, breve e lungo al tempo stesso sulla sacra processione che si tiene in onore del Santissimo Crocifisso di Araceli e che si svolge l'ultimo Venerdì del mese di marzo nella città di San Marco d'Alunzio (località sita sui monti Nebrodi, Sicilia), ricorrenza conosciuta anche come "processione dei babbaluti" (il babbaluti "sono trentatré uomini e donne incappucciati, rievocazione dei 33 anni di Cristo, i quali indossano abiti di colore blu); Quest'anno ... sono stato davvero fortunato a rivivere ancora una volta la profonda emozione di assistere al sacro corteo, questo anno 2015 caratterizzato da "un tempo atmosferico davvero penitenziale" con un costante maltempo caratterizzato da freddo, pioggia, vento e una fitta quasi impenetrabile nebbia.

I "babbaluti" portano sulle loro spalle la vara che reca ben fissata il Santo Crocifisso della chiesa di Araceli (la statua è stato creato da Scipione Li Volsi, nell'anno 1652), ai cui piedi viene assicurato il quadro della Madonna Addolorata, che appare trafitto da sette spade ( un dipinto del XVIII secolo), quadro quest'anno ricoperto da un velo di cellophane, per tentare di proteggerlo dall'acqua della pioggia e della fitta nebbia. I babbaluti prima dell'inizio della processione avanzano a piedi scalzi, indossando solo delle pesanti calze di lana fatte a mano, (le donne per evitare di rivelare la loro presenza femminile, indossano anche dei guanti di lana), devono percorrere, prima di accedere in chiesa, un cammino di purificazione: quando essi giungono in prossimità dell'antica chiesa dell' Araceli, si chinano e baciano in terra, ricevendo così il permesso per poter accedere in chiesa, ma questo può avvenire solo da una porta laterale, chiamata "falsa porta"; una volta entrati in chiesa ne fuoriescono dall'ingresso principale, potendo così prendere posto, inginocchiati alle spalle della vara; seguirà quindi l'atteso discorso del sacerdote, al cui completamento potrà iniziare la processione che si svolge per le vie del pittoresco e accogliente paese di San Marco d'Alunzio. Lungo il percorso i Babbaluti cadenzano la propria andatura accompagnandosi ad una mesta e lamentosa giugualtoria che invoca il Signore "Signuri...misiricooooordia e pietà"; infine molti devoti procedono assieme ai babbaluti sotto la vara, toccandola, accarezzandola, ora aggrappandovisi...pur di avere un contatto fisico ma anche spirituale con essa. Infine, dopo aver compiuto un preciso percorso, la processione fa rientro nell'antica chiesa di origini Normanne dell'Aracoeli.

  

foto e Información por cortesia de

www.flickr.com/photos/anarodinsky

 

La primera capilla dedicada a Nuestra Señora de la Concepción fue fundada y construida por Antonio Correia de Pina - llamado Padre Correia - con limosnas de los fieles devotos de la santa, antes de 1663. En 1671 los herederos de Araribóia - Gastão Soares de Souza, su esposa D. Soeiro Maria Soares de Souza, João Rocha Ada Paris, Margarida Soares y Violante – donaron doscientas brazas de terreno a la Hermandad.

 

En el medio del siglo XVIII, el templo ha sufrido una transformación radical de arquitectura, y comienzan a ser frecuentados por los indígenas y las los capitanes de San Lorenzo.

 

En 1810, después de la muerte del capitán José Manoel de Bessa, sus herederos donaron la hacienda a la iglesia - que hoy es el Hospital de Santa Cruz. En 1830, se abrió, adjunto a la capilla, el primer cementerio de la aldea. Ali, se depositaron las vísceras de José Bonifacio, a petición de su hermano Martim Francisco Ribeiro de Andrada.

 

Dos veces, sirvió, temporalmente, la iglesia madre de Niterói: desde 1819 hasta 1831 - cuando fue anfitrión de la imagen de San Juan Bautista, hasta la construcción de la nueva iglesia en honor de la patrona de la ciudad, y en los años 1885 a 1886, cuando aprobada por las obras de la catedral.

 

En 1820, con la reformulación de la Rua de la Concepción, la iglesia fue reconstruida y su escalera ganó la barras de hierro que todavía existen. En 1881 y 1882, el templo fue nuevamente renovado, con el constructor responsable Joao Antonio dos Santos Guaraceaba hay la adquisición de nuevas campanas. La nueva torre fue inaugurada el 8 de junio. A lo largo del siglo XX, la iglesia pasó por varias reformas: 1905, 1912, 1919 y 1992. La iglesia, que data de mediados del siglo XVII, fue diseñada para buscar líneas simples, con paredes blancas carentes de decoración, por lo tanto, quedan alrededor de dos siglos. Sin embargo, después de sucesivas reformas, la iglesia fue perdiendo, paulatinamente, su diseño original y, en el siglo XIX, el templo fue reconstruido con las modificaciones que introdujo elementos de fachada neoclásica y el interior, como platibandas y la pirámide de la torre del campanario.

 

Situado en una alta elevación, con la imposición de escalera para acceder a su patio, todos los religiosos se compone de dos volúmenes interconectados. La fachada principal presenta una sola torre campanario en la parte izquierda y derecha, más al fondo, una pequeña capilla de la Santísima - que internamente se comunica con la nave principal de la iglesia. El interior de la nave principal tiene una decoración que combina elementos de las líneas de inspiración neoclásica y de la neo-rococó, el coro y el púlpito. El altar mayor de mármol de Carrara, como fondo, un vitral francés. El acceso es por la puerta con arco lobulada, y sobre esta un panel de azulejos con la imagen de Nuestra Señora.

 

El 30 de diciembre de 1992, en vista de su importancia histórica y afectiva, la Prefeitura Municipal protegió el conjunto de edifícios que hacen parte de la iglesia (Ley N º 1161).

 

Sacado del libro "Patrimônio Cultural de Niterói", editado por SMC / Livros Niterói em 2000.

1. meet della befana con vaporidicloro (ph.devoti)

Nel 1866 nacque l'Associació Espiritual de Devots de Sant Josep (Associazione spirituale dei devoti di San Giuseppe), con l'intento di promuovere la fabbricazione di un tempio dedicato alla Sacra Famiglia. Tramite le donazioni che riceveva, l'associazione HOTEL comprò il terreno su cui ora sorge la chiesa nel 1881 e l'anno seguente si dette avvio alla costruzione secondo un progetto neogotico, cominciando a realizzare la cripta. la cripta fu per un certo momento custode del cuore di S.Pietro e fu anche utilizzata come prigione di Jùan Pablo Sacrado Dopo disaccordi tra l'associazione e l'architetto originale, Francisco de Paula del Villar y Lozano, Gaudí ottenne l'incarico nel 1883 e continuò la costruzione della cripta introducendo variazioni ma mantenendo quanto costruito. Lavorò al progetto per oltre 40 anni, dedicando completamente a questa impresa gli ultimi 15 anni della sua vita. Questa dedizione tanto intensa ha una spiegazione, oltre all'enormità dell'opera, anche nel fatto che Gaudí definiva molti particolari man mano che la costruzione avanzava, invece di averli concretizzati in precedenza nei suoi piani e istruzioni. Per lui, la presenza personale nell'opera era di fondamentale importanza. Gaudì considerava infatti questa opera come la sua vita seguendola in ogni piccolo passaggio. Con l'avanzare dell'innalzarsi della costruzione, lo stile divenne sempre più fantastico, con quattro torri affusolate che ricordano i termitai o i gocciolanti castelli di sabbia dei bambini. Si tratta di forme ereditate dell'architettura neogotica, secondo i cui canoni la chiesa era stata inizialmente concepita: ciononostante, traevano la loro ispirazione dalla forma dei nidi di termite. Le torri sono coronate da cuspidi di forma geometrica alte 115 m, coperte di ceramiche con colori vivaci, che vennero probabilmente influenzate dal cubismo (furono concluse attorno al 1920). Vi si ammirano anche un gran numero di decorazioni elaborate che vengono ricondotte allo stile dell'Art Nouveau. Nel 1926, ben prima che venisse completata la costruzione dell'edificio, Gaudì morì a causa di un tram che lo travolse mentre passeggiava per Barcellona. Sembra che le torri fossero originariamente previste per un'altezza tre volte maggiore. Durante la guerra civile spagnola alcune parti dell'edificio incompleto e del laboratorio di Gaudí vennero distrutti. Tuttavia, secondo quanto riferisce George Orwell in Omaggio alla Catalogna, gli anarchici catalani non bruciarono questa chiesa in quanto opera d'arte (Orwell commenta: "mi sembra che in questo caso gli anarchici dimostrarono ben poco gusto artistico"). Gaudí non lasciò ulteriori progetti e i lavori della chiesa sono proseguiti in modo sporadico per numerosi anni. Solo in seguito al recupero ed al restauro dei grandi modelli originali del laboratorio, basandosi anche su foto dell'epoca, è stato possibile ricostruire buona parte del progetto originale. Gaudí, comprendendo che i lavori sarebbero andati avanti decenni (o secoli) dopo la propria morte, invece di esaurire le risorse allora disponibili impostando tutto il gigantesco perimetro, preferì completare alcune sezioni dell'edificio in altezza (specie nell'abside), come per lasciare una testimonianza precisa dell'idea originale ai suoi successori. Dal 1940 gli architetti Francesc Quintana, Puig Brdosanada e Lluis Gari hanno portato avanti i lavori. Le sculture di J. Busquets e del controverso ma possente Josep Subirachs decorano le fantastiche facciate. La costruzione della chiesa dipende dai finanziamenti provenienti dalle donazioni all'associazione e i lavori procedono lentamente, anche a causa delle difficoltà del progetto. Numerosi edifici circostanti (principalmente condomini costruiti durante la speculazione edilizia del franchismo) dovranno essere abbattuti per far posto alla scalinata principale. Nel 2008, nel corso di una vertenza tra municipio di Barcellona e Patronato della basilica sull'opportunità di non scavare tunnel sotterranei nelle vicinanze dell'edificio per non rischiarne la stabilità, è rimbalzata nella stampa la notizia che la Sagrada Família non avrebbe avuto una concessione amministrativa e che risulterebbe, almeno formalmente, un'opera abusiva. Il Patronato ha ricordato tuttavia che i lavori iniziarono in perfetta legalità, dato che la competenza amministrativa spettava comunque a Sant Martí de Provençals, all’epoca ancora non unita a Barcellona, e inoltre che vi è stato oltre un secolo di silenzio-assenso. Il 3 marzo 2010 l'arcivescovo di Barcellona ha annunciato la consacrazione dell'edificio, dopo 127 anni dall'inizio dei lavori. Anche se non conclusa, la chiesa è stata consacrata da Papa Benedetto XVI il 7 novembre 2010, nel corso della sua visita a Santiago di Compostela e Barcellona.

DEVOTA COME UN RAMO

 

Devota come un ramo

curvato da molte nevi

allegra come falò

per colline d'oblio,

su acutissime lamine

in bianca maglia di ortiche,

ti insegnerò, mia anima,

questo passo d'addio...

 

Cristina Campo

Línea U de Metrovias (línea Urquiza) - Estación Antonio Devoto.

 

Foto hacia el paso a nivel de Fernandez de Enciso, atras se ve "La Manzanita" que ahora no se llama mas asi.

 

La foto fue tomada en el anden de trenes a Federico Lacroze.

  

Una devota se turnó para llevar la imagen del Señor de la Divina Misericordia. Foto: CARLOS BARROS

Devoto fotografiando a Ntra. Sra. de la Esperanza, de Triana, en la capilla de los Marineros.

Por momentos un sol intenso y de pronto un gris y oscuro cielo casi como si estuviese oscureciendo. Un estruendo retumbo y opaco todo intenso sonido de bombos con cientos de decibelios que no es permitido por el oído humano que ni aun así pudo romper con la armonía y las ganas de danzar bajo los cientos de metros cúbicos que el cielo puneño dejo caer en grandes gotas de lluvia y que en tan solo minutos pequeños riachuelos urbanos discurren y mojan a todo aquel y aquello que esté en su caudal improvisado por las calles de esta hermosa ciudad de collas y lupacas o para entederlo mejor de Quechuas y Aymaras, que conviven hermanadamente como una sola raza y creencias compartiéndola con los visitantes incluyéndome yo, que para mí y estoy seguro que para todos esta es la más hermosa y fastuosa fiesta más grande del Perú. La fiesta de la MAMITA CANDELARIA.

Enzo Amado Blancas

Puno. Febrero 2012

Interior de la basilica de San Antonio de Padua, Devoto

El estilita Simón, discípulo de Simeón el Estilita, se ha mantenido en penitencia de pie sobre una nueva columna de ocho metros durante más de seis años. Un mutilado, un enano y sus cabras y un joven monje lo rodean. Un rico devoto le obsequia una mejor columna y Simón realiza el milagro de devolverle las manos al mutilado. Durante varios días, Simón continúa en penitencia mientras el diablo se le aparece tratando de tentarlo siempre encarnado en una bellísima mujer. El monje Trifón viene a perturbar la repartición de víveres. El diablo tienta de nuevo a Simón. Al final, el diablo se lleva a Simón a un viaje con destino a un cabaret de la ciudad de Nueva York y le ordena quedarse allí.

 

Simón del Desierto es un mediometraje de Luis Buñuel. Dura 46 minutos y es una obra inacabada del genio de Calanda. Qué más se puede decir de esta comedia histórica. Pues que en ella se retrata la historia de Simón, un asceta del siglo IV que, cual Jesucristo redivivo aspira a ser digno de Dios siguiendo un camino de ayuno y oración. Lo que envuelve al iluminado, es un séquito de monjes que lo adoran y unas cuantas gentes (reseñables son el pastor enano y una anciana taciturna). De entre todo esto surgen situaciones cómicas basadas en los prejuicios religiosos y la confrontación de vivir asumiendo el protocolo de Dios. Lo mejor de la película, inclasificable de todas todas, es ver a Silvia Pinal en el papel de Satanas, tentando de varias formas (muy curiosas todas) a Simón.

 

Que se esconde por debajo de esta obra. Pues en 1965 Buñuel ya era un genio sin parangón, reconocido en todos los lugares menos en España. Tras su inicial etapa surrealista francesa, y la posterior época mejicana, que se alargaría muchísimos años, Buñuel empezó a rodar desde mediados de los 50 a caballo entre ambos países, firmando obras para productoras francesas y para la Estudios Nacionales mejicanos. No se puede hablar de un declive en su obra, pues pocos años después vendrían Belle de jour, La vía láctea o El discreto encanto de la burguesía.

 

Silvia Pinal me ha enamorado con esta película. Elegir a una mujer como ella para encarnar al demonio, y hacerlo en forma de colegiala con ligueros, de pastor (que no pastora) con una barba postiza (¡y chuta a una oveja como en La edad de oro, a un perro!) o salida de un ataud que llega arrastrándose solo, mostrando un pecho cual Dafne cachonda, es impagable.

 

El sentido del humor de Buñuel es increible. Su odio por la Iglesia es tan visceral y tan argumentado que roza lo obvio. Habla de praxis y ascetismo, se ríe de sus dogmas, y al igual que en El anticristo de Nietzsche, nos señala que el catolicismo es una antítesis de la vida, una búsqueda de la antifelicidad.

 

Simón, a través de sus pensamientos, nos señala su existencia carnal, sus deseos de felicidad, y su privación consciente nos viene a indicar la estupidez de la religión. Una fe basada en la negación que, incomprensiblemente triunfa entre la masa.

 

Con un final chocante en donde se nos pinta un infierno sesentero aparece una reflexión increible sobre la vida y el placer, y se retrata a Simón en la figura de otro hombre, que fuma en pipa, y donde Claudio Brook, al igual que su alter ego ascético, desdeña la diversión y la felicidad.

 

Simón: ¿Cómo se llama ese baile?

Satán: "Carne radiactiva" Es lo último... ¡Y el último!

 

Diría que junto con La jetée, de Chris Marker (1962), es el mejor mediometraje que he visto jamás.

 

Una obra maestra del humor inteligente. Ved, ved La vida de Brian y buscad diferencias (la principal: aquí hay praxis).

Devota Hermandad de la Entrada Triunfal de Jesús en Jerusalén y Ntra. Sra. de los Ángeles - Huelva - ANDALUCÍA - (España)

Horacio Rodriguez Larreta

se reunió con los vecinos de Villa Devoto, para buscar junto a ellos, distintas soluciones a las problemáticas del barrio.

Como suele suceder, fue una gran reunión en la que se escuchar ideas muy interesantes para trabajar y mejorar.

Cloître de la collégiale Saint-Denis à Liège

Tussen al de moderne hoogbouw en de rotsen in Monaco, staat ook de prachtige kerk van Sainte-Dévote. Zeker de moeite waard om hier eens een bezoekje aan te brengen! Bovenaan zie je het station van Monaco.

 

Between de high buildings and the rocks off Monaco, stands the beautiful church off Sainte-Dévote. Above you see also the station off Monaco.

 

08/08/2012

  

Devota Hermandad de la Entrada Triunfal de Jesús en Jerusalén y Ntra. Sra. de los Ángeles - Huelva - ANDALUCÍA - (España)

Durante todo el año la Consagrada Imagen de Jesús de los Milagros recibe a diario a sus feligreses y devotos que elevan una oración para pedir por diferentes necesidades, en otras ocasiones colocan veladoras para así concluir con su oración de petición. Octubre de 2009, Guatemala. C.A. © All rights reserved. Do not use without my explicit authorization. © Todos los derechos reservados. No utilizarla sin mi autorizacion explícita. semanasantaenguate@yahoo.com

Devotos en las fiestas de abril 2010 ixtapaluca

 

parroquia san jacinto y seÑOr de los milagros

1. meet della befana con vaporidicloro (ph.devoti)

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