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...he offered to pose for some photos, while the Italians were still being told how to operate a car on sand...
Meine Reportage zum Beduninen-Festival in Palmyra, auf syrisch Tadmur, zu dem sich vor dem Krieg jedes Jahr viele Menschen in dieser einstmals schönen Oase versammelten.
Der Bericht aus dem Jahr 2001 stellt die Familien in den Mittelpunkt, die ihre Pferde ins Rennen schicken und auf Sieg wetten.
Die Geschichte wurde im Berliner Tagesspiegel und in verschiedenen Zeitungen veröffentlicht. Siehe dazu auch die Bilder in meinem Album
oriental-street.
My reportage on the Bedunin Festival in Palmyra, in Syrian Tadmur, to which many people gathered every year in this once beautiful oasis before the war.
The 2001 report focuses on the families who send their horses into the race and bet on victory.
The story was published in the Berlin Tagesspiegel and in various newspapers. See also the pictures in my album oriental-street.
Eid Al-Adha is a special occasion for muslims and Islamic nations, and 1 week before Eid there are special Eid market for buying and selling Goats and livestock. And in some towns there will be a part where they sell toys for kids. The girl in the photo was with her mom , her name is "Aryam".
Annamaria Rivera: Il cavaliere e il colonnello
L'ultima visita ufficiale in Italia del colonnello Gheddafi e' stata, ancora una volta, il trionfo della societa' dello spettacolo in versione orientalista: le amazzoni, i cavalli berberi, le tende beduine, l'harem mercenario, il Corano offerto come cadeau in luogo delle farfalline d'argento (o d'oro, non sappiamo) che il Cavaliere e' solito donare alle ospiti di Villa Certosa. A ben guardare, e' il medesimo spettacolo kitsch che sovente ci viene offerto dall'ex venditore di spazzole (elettriche) che ha fatto fortuna, ma, appunto, decorato con un po' di paccottiglia orientaleggiante.
Il Colonnello conosce bene i suoi polli, sa bene che nel regno di Papi puo' permettersi di gigioneggiare e provocare. Di sicuro intuisce che nel basso impero che lo ha accolto trionfalmente per la quarta volta e' ben radicata, e considerata con indulgenza da buona parte dell'opinione pubblica, la protervia maschilista: la stessa che lo ha spinto ad assoldare come comparse del suo show donne che il sistema politico-mediatico berlusconiano ha assuefatto al mercimonio di se'. Sa bene, Gheddafi, che le espressioni d'indignazione o addirittura di disprezzo neocoloniale (il "Rais", il "Satrapo", lo hanno definito) che egli suscita nell'establishment politico - variamente motivate, quasi tutte incoerenti e ipocrite - sono il piccolo prezzo da pagare al riconoscimento politico, ad affari lucrosi, all'indennizzo cospicuo per "le sofferenze arrecate al popolo libico a seguito della colonizzazione italiana": cosi' recita il Trattato di amicizia, cooperazione e partenariato, che ha concluso il percorso iniziato dai protocolli sottoscritti a Tripoli nel 2007 dal ministro Amato col sostegno politico di D'Alema, allora ministro degli esteri.
Il corollario di tanta fervida amicizia - perfino servile, cosi' da indurre il Cavaliere a baciare la mano del Colonnello come fosse il Papa - sono, come e' noto, i pattugliamenti congiunti delle coste, i sistemi di controllo delle frontiere terrestri libiche (affidati a imprese italiane), i respingimenti collettivi di migranti e profughi, i cadaveri abbandonati nel deserto, le violenze e le torture inflitte ai migranti rinchiusi nelle prigioni e nei centri di detenzione.
E qui il cerchio si chiude. Infatti, a pensarci bene, non e' cosi' paradossale quel che sembra tale. Lo scenario orientalista ostentato in un paese afflitto da islamofobia e arabofobia e' una stranezza solo apparente. Nel paese in cui si assaltano moschee, si aggrediscono donne velate e si insulta l'Islam (Santanche', sottosegretario), si propone il Maiale Day in spregio ai musulmani (Calderoli, ministro), si auspica una nuova Lepanto contro gli infedeli ("La Padania"), in un tale paese ci possono stare pure quattro inviti ufficiali al rappresentante della Repubblica Araba di Libia il quale regala il Corano a fanciulle prezzolate e le invita alla conversione. Purche' la sostanza sia salva: il business, il profitto, il dominio maschile, l'acquisto della forza-lavoro al prezzo piu' basso, ergo la selezione dei migranti e la loro de-umanizzazione, nonche' l'uso propagandistico del tema immigrazione.
Intatta resta anche la sostanza neocoloniale dell'operazione. Il Trattato di amicizia e i quattro ricevimenti solenni di colui cui si e' attribuito il ruolo di cane da guardia delle sacre frontiere marittime italiane non scalfiscono lo spirito di una societa', quella italiana, che mai ha fatto i conti collettivamente col proprio passato coloniale, mai ne ha riconosciuto e rinnegato gli orrori; una societa' che oggi continua a nascondere la polvere della xenofobia e del razzismo quotidiani sotto il tappeto del mito degli "italiani, brava gente". Chi oggi bacia la mano a Gheddafi e' lo stesso che nel 2004 presiedeva il governo che patrocino' un'indecente mostra fotografica sull'Epopea degli Ascari Eritrei: ospitata nel Vittoriano, la mostra celebrava il contributo delle truppe "indigene" collaborazioniste alla conquista coloniale del Corno d'Africa. Per dirne un'altra, il film Il leone del deserto, sulla resistenza contro il colonialismo italiano in Libia, mai fino a oggi e' entrato nel circuito ufficiale delle sale cinematografiche italiane: messo al bando nel 1982 - secondo Andreotti, allora capo del governo, infangava l'onore dell'esercito -, perseguito per vilipendio delle forze armate, solo dopo la visita italiana di Gheddafi nel 2009 fu proposto per la prima volta da una rete televisiva. Quanto al Leone del deserto, Omar al-Mukhtar, martire della resistenza anticoloniale ed eroe nazionale, temiamo si stia rivoltando nella tomba: in fondo, quelli che ora omaggiano il Colonnello sono, per lo meno sul piano culturale, i degni eredi di coloro che misero a morte al-Mukhtar dopo un processo sommario. E comunque al Leone del deserto non sarebbe piaciuto, immaginiamo, che il riconoscimento della dignita' del suo paese costasse la scia di cadaveri che si allunga dal deserto libico fino alle porte della Metropoli.
A young Bedouin girl heads back to town with a camel while two men wrestle with an unruly camel behind her.
Both my son and I were taking photos. This shot is his and was the best of the lot... he's only five. :-)
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After 1 hour of driving trough the sand we left our kvadrocycles outside and enetred a small world of beduins. They wear white clothes and sit on colorful carpets and pillows just like that. The girl on the picture applies her scarf just in the way it is done in North Africa
Tra dune, deserto, accampamenti e muri di separazione, i beduini della Cisgiordania vivono essenzialmente di pastorizia ma hanno enormi difficoltà a spostarsi, farsi curare e a mandare i figli a scuola.
Due cliniche mobili completamente attrezzate assistono le comunità beduine nella Valle del Giordano.
E' uno dei tanti progetti promossi dalla Cooperazione Italiana nell'area orientale dei Territori Palestinesi compresa tra Gerico e Betlemme, dove vivono oggi circa 50.000 beduini.
Foto ©Cooperazione Italiana allo Sviluppo
On the way down from jerusalem 800m to the deadsea -417m theres a nice beduin with his camel it`s always nice to stop and enjoy a camel ride my daughter loved it.
Gerne habe ich die Einladung angenommen. So viel Gastfreundschaft! Die Frauen feiern in einem separaten Zelt, so ist das im Mittleren Osten. Die Männer tanzen und singen den ganzen Abend lang, es gibt MANSAF, das Nationalgericht mit Reis, Lamm und Yoghurtsauce, Kaffee und Tee, und Shishas zum Rauchen. Zu meinem Glück war am Abend auch Khalid da, der Englischlehrer von Azraq. Er machte mich mit dem 105 Jahre alten Stammesältesten bekannt, erzählte von der Struktur der Sippe, und dass der Boss sein Vermögen mit Handel und Schmuggel im Dreiländereck Iraq - Syrien - Jordanien gemacht habe. Es sei normal, dass vermögende Beduinen mit 3 bis 4 Frauen bis 20 oder mehr Kinder hätten, so seien sie untereinander alle verwandt, Onkels oder Cousins oder Neffen. Meine Fuji Kamera war sehr gefragt, alle wollten ein Porträt haben von sich, oder mit ihrem besten Freund zusammen. Einige fotografierten es ungeduldig mit ihrem Smartphone vom Screen meiner Kamera. Die bearbeiteten Fotos wird Khalid dann im Stamm an die Porträtierten weiterleiten. Was für ein Privileg, an diesem Fest teilzunehmen - ganz herzlichen Dank!