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Anno 1660, il Re di Spagna Filippo IV, pressato dall’urgenza di rimpinguare le ormai vuote casse della Corona per far fronte alla guerra di Catalogna, chiede ed ottiene un prestito da un banchiere genovese, cedendo, a garanzia del mutuo, i diritti esclusivi e perpetui di pesca sugli “stagni” di Cabras (un sistema lagunare sito nel Golfo di Oristano, che prende il nome dall’omonimo Paese che si affaccia sulla costa).
Nel 1853 gli eredi del banchiere cedono a loro volta tali diritti ad un certo don Salvatore Carta, notabile di Oristano.
Tali privilegi feudali, nel corso dei decenni, sono stati trasmessi agli eredi del Carta, i quali nel 1960 comprendevano circa 36 famiglie.
La comunità dei pescatori di Cabras, pertanto, ancora negli anni ’60 e ’70, viveva sotto l’egida di un sistema feudale rigidamente strutturato in modo piramidale, in categorie ammesse a pescare con particolari e rudimentali strumenti, pagando un canone annuo e cedendo la metà del pescato al “padrone”. Le 36 famiglie sfruttavano gli stagni a loro piacimento, mentre i pescatori vivevano in una condizione subumana di estrema povertà e miseria.
Tanta era l’indigenza che non potevano neppure permettersi le scarpe. Quella che un tempo era una necessità poi è divenuta una consuetudine ed ancora oggi qualche pescatore, nonostante il freddo pungente del primo mattino, si aggira scalzo per le peschiere.
Quando però la fame diventa insopportabile si diventa pure coraggiosi e così succede che i pescatori di Cabras, partire dagli anni ’60, si rivoltano contro i “padroni”, iniziano ad occupare le acque proibite senza permesso, sostenuti dalle loro mogli che, insieme ai loro figli, li incitano dagli argini degli stagni. La Rivolta dura anni, decine e decine di pescatori vengono arrestati e condannati dal Tribunale di Oristano per furto di pesce. Si arriva addirittura al parossismo di un’ udienza con 250 imputati e 250 testimoni. Ma i pescatori resistono, entrano ed escono dal carcere, ma pretendono la libertà delle acque ed il diritto di poter vivere da uomini liberi. E alla fine vincono. Alla fine gli stagni sono stati finalmente ritenuti, dalla giurisprudenza locale, beni appartenenti al demanio marittimo.
I loro figli, i bambini che le madri portavano con sé per sostenere i padri nella rivolta, sono i pescatori di oggi, alcuni di loro sono i volti qui ritratti, altri ricordano con fierezza i loro padri. E’ gente orgogliosa e dura quella della comunità dei pescatori di Cabras. Ma non è per nulla semplice ricordare la fame e la disperazione che fu. Mi scrive “Silvano” (il nome è di fantasia), uno dei pescatori qui ritratti: “lo so, ma per noi non è tanto facile tornare a quei tempi. Eravamo molto poveri e solo per scriverti queste cose mi viene il nodo in gola. Non so perché ci chiamano il paese degli scalzi ma sicuro che è legato al fatto che pochi se le potevano comprare. Mio padre le ha viste quando è partito a fare il militare”.
Oggi i pescatori si sono riuniti in cooperative consorziate. Conferiscono il pesce al consorzio. Aver assistito al momento della “pesa” del pesce è stato come toccare con mano la loro storia: un tempo lo faceva uno “tzaraccu de’ su meri” (servo del padrone), ora se la fanno da soli. Pescano in uno scenario bellissimo, ma il lavoro è duro e faticoso, molti di loro non arrivano alla pensione: “moriamo prima” – mi scrive sempre “Silvano”.
Ma sono orgogliosi di quello che hanno e per questo motivo mi hanno accettato tra loro, mi hanno permesso di ritrarli mentre raccontavano le loro storie, i loro problemi di oggi.
Non so, francamente, se ho reso loro onore, ma questa gente di onore ne ha da vendere.
Ps. Le scene iniziali sono relative alla pesca delle anguille; tutte le foto sono state scattate nei tre principali luoghi di lavoro dei pescatori di Cabras: Peschiera “Sa Madrini” – “Su Scaiu” – Peschiera “Mar’e Pontis”.
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SU-YAK Boeing 727-230 Palestinian Airlines @ Shannon Airport 14/06/1998 (scanned from 35mm print / Canon EOS 50)
Su un poggio dominato dalla massa quadrata di un castello, le cui strutture più antiche risalgono all'XI secolo, sorge l'antico abitato di "Leu" (che significa "luogo"). Il castello, con la sua mole posta su un alto zoccolo collinare e sostenuta da muraglioni, fu edificato sui resti della Torre dei Radicati, che dominarono la zona dal Duecento alla metà del Cinquecento. Dopo vari passaggi di proprietà, il castello fu acquisito e rimodellato nel XVII secolo dai conti Morozzo della Rocca. Percorrendo il sentiero che costeggia i giardini del castello, chiamato "il sentiero della processione", la vista spazia da Castagneto Po e San Sebastiano Da Po fino ai colli monferrini, dove si scorgono cappelle campestri e antiche cascine. Intorno al maniero nel medioevo si formò un ricetto murato di forma ovale, di cui si conservano diverse strutture: i ruderi di una piccola torre (la "turiela" o torricella), la torre-porta di ingresso del XVI secolo e, a sud di questa, un'area residenziale che fu dotata di difese perimetrali nel 1471, di cui resta una torre cilindrica. Sulla piazza a forma trapezoidale si affacciano l'antica Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena, la Chiesa della Santissima Trinità e il Municipio Vecchio. La Parrocchiale, con l'incombente facciata in cemento costruita nel 1894, sorge su un impianto cinquecentesco. La struttura ha subito molteplici trasformazioni nel corso dei secoli, che ne hanno determinato l'attuale forma a tre navate. La Chiesa della Santissima Trinità, eretta nel 1711 e sede della Confraternita della Santa Croce, ha pianta ellittica e facciata in mattoni, di disegno tardo barocco con semplice sagrato di scalini. Il vecchio Municipio, risalente al Cinquecento, fu sede del Comune dal Seicento fino al 1957. Ancora oggi è possibile osservare l'antico stemma comunale sulla facciata del Municipio. Fonte: www.parcopopiemontese.it/pun-dettaglio.php?id=959
Tante informazioni anche qui: trebea.wordpress.com/visitare-il-leu/
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Khát vọng thượng lưu
Juan Gaviota pasó el resto de sus días solo, peró voló mucho más allá de los lejanos acantilados.
Su único pesar no era la soledad, sino que las otras gaviotas se negasen a crecer en la gloria que les esperaba al volar, que se negasen a abrir sus ojos y ver...
De juan Salvador Gaviota
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specie un tempo diffusa su tante zone isolane, purtroppo l'avvoltoio grifone negli anni '80 si è ridotto ad una presenza di circa 60-70 individui con 20-22 coppie nidificanti localizzate nei territori di Bosa e di Alghero. Tra il 1987 e il 1989 con un progetto di "Restocking" effettuato in collaborazione dalla L.I.P.U. (Lega Italiana Protezione Uccelli) e dalla Regione Sardegna, sono stati immessi nel Monte Ferru di Cuglieri 36 grifoni, portando così a circa un centinaio il numero complessivo di avvoltoi attualmente presenti nell'isola. Insieme al capovaccaio, si tratta dell'unica specie di avvoltoio che vive e si riproduce nel territorio italiano. I grifoni sono caratterizzati da una colorazione marrone rossiccia sul dorso e sulla parte superiore delle ali, il petto color sabbia con leggere sfumature rossicce, piumaggio cortissimo sul collo e sulla testa, di color bianco, ed infine la parte inferiore delle ali scura rispetto al dorso. La coda è relativamente corta e l'apertura alare è di 243 – 270 cm. Il volo dei grifoni è caratterizzato da battiti lenti e profondi. Possiedono una netta predilezione per il volteggio, durante il quale tengono le ali leggermente arcuate verso l'alto con dita ben distanziate cosicché il profilo frontale appare simile ad una "V" poco profonda. Possiedono, inoltre, vista ed olfatto acuti, grazie ai quali sono capaci di identificare una fonte di cibo anche a grandi distanze. L'habitat ideale dei Grifoni è l'ambiente aperto, sia montano che collinare, dove gli individui possono localizzare le carogne e nidificare tra gli spuntoni di roccia. Si tratta di una specie piuttosto sociale, che ama stare con i propri simili nelle zone di nidificazione e spesso nella ricerca di cibo.
species once widespread in many island areas, unfortunately the griffon vulture in the 80s was reduced to a presence of about 60-70 individuals with 20-22 nesting pairs located in the territories of Bosa and Alghero. Between 1987 and 1989 with a "Restocking" project carried out in collaboration by L.I.P.U. (Italian League for the Protection of Birds) and the Region of Sardinia, 36 griffons were released into Monte Ferru di Cuglieri, thus bringing the total number of vultures currently present on the island to about a hundred. Together with the Egyptian vulture, it is the only species of vulture that lives and reproduces in Italian territory. Griffons are characterized by a reddish brown color on the back and on the upper part of the wings, a sand-colored chest with light reddish shades, very short white plumage on the neck and head, and finally the lower part of the wings dark compared to the back. The tail is relatively short and the wingspan is 243 – 270 cm. The flight of the griffon vulture is characterized by slow and deep beats. They have a clear predilection for vaulting, during which they hold the wings slightly arched upwards with fingers well spaced so that the frontal profile appears similar to a shallow "V". They also have acute sight and smell, thanks to which they are able to identify a food source even at great distances. The ideal habitat of the griffon vulture is the open environment, both mountainous and hilly, where individuals can locate carrion and nest among the rock outcrops. It is a rather social species, which likes to stay with its own kind in the nesting areas and often in the search for food.
Temps de Flors 2017, Girona.
Girona, Temps de Flors es una exposición de flores que se celebra en la ciudad de Girona desde 1954. Su creador fue María Cobarsí y fue en ese año que, junto con algunas mujeres de la Sección Femenina de la Falange, crearon la primera exposición Desde 1956, cada mes de mayo, se celebra este festival de primavera que atrae a personas de todo el mundo.
Girona, Temps de Flors is an exhibition of flowers that has been held in the city of Girona since 1954. Its creator was Maria Cobarsí and it was in that year that, together with some women from the Feminine Section of the Phalange, they set up the First exposure Since 1956, every month of May, this spring festival is celebrated that attracts people from all over the world.