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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2022. VIA DELL' IMPERO e “1932, L’ELEFANTE E IL COLLE PERDUTO"; in: Museo di Fori Imperiali (07/04/2022)." ROMATODAY (07/04/2022). S.v., Vedi anche: Roma e l'era pliocenica e i resti di elefante scoperti sul Campidoglio (fine del XIX secolo?), il Foro Romano ([= una zanna di un ippopotamo] c. 1900-07?), la Velia (1932) e il Foro di Cesare (1941?). Anche: Antonella Aquiloni, Museo Paleontologico Montevarchi (AR) & Fb (30/10/2021) & Dott.ssa Rossella Rea, La Repubblica (10/10/2009): 1 & 27 wp.me/pbMWvy-2Am
Foto: Antonio Munoz & Italo Gismondi, Così nacque via dell’Impero: "Ipotesi di sistemazione del muro di contenimento di Villa Rivaldi su progetto di Antonio Muñoz (disegno di S. De Angelis). Museo di Roma, MR-42232" [c. 1930?], in: Pier Federico Caliari (2017); in: RARA 2022 (07/04/2022).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51987489977
1). ROMA - VIA DELL" IMPERO e “1932, L’ELEFANTE E IL COLLE PERDUTO"; in: Museo di Fori Imperiali (07/04/2022). ROMATODAY (07/04/2022).
Foto: l’olio di Ferretti conducono lo spettatore nel vivo delle fasi di apertura del taglio della Velia (1932);
s.v., sotto: GEDI WATCH / You-Tube (25/11/2021).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51988783219
Roma - "1932, l’elefante e il colle perduto", la mostra ai Mercati di Traiano. ROMATODAY (07/04/2022).
90 anni dalla scoperta, sono stati restaurati i resti fossili di elefante (Elephas antiquus) trovati alla base della collina Velia. L’intervento ha costituito l’occasione per proporre un insieme di opere, che gettano luce su un settore dell’area archeologica centrale interessato negli anni Trenta del Novecento da distruzioni e trasformazioni urbanistiche profonde.
Un centinaio di queste opere, tra cui reperti archeologici, progetti grafici e opere d’arte, interamente provenienti dalle collezioni capitoline, alcuni dei quali identificati in occasione di recenti ricerche ed esposti al pubblico per la prima volta, compongono la mostra "1932, L'elefante e il colle perduto", aperta dall’8 aprile al 24 maggio 2022 ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali.
La mostra
L’esposizione, a cura di Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Isabella Damiani, Stefania Fogagnolo, Massimiliano Munzi, è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con la collaborazione dell’Archivio Luce. Organizzazione Zètema Progetto Cultura.
In soli due anni, tra 1931 e 1932, fu sbancato nel cuore di Roma un colle, la Velia, che si estendeva tra le pendici dell’Oppio e le propaggini del Palatino, separando l’area dei Fori Imperiali dal Colosseo. L’intervento da un lato risolveva la necessità di collegare piazza Venezia, via Cavour e i nuovi rioni del Celio e dell’Esquilino, dall’altro consentiva la realizzazione di una strada monumentale e scenografica da piazza Venezia al Colosseo. Si trattava di una passeggiata unica al mondo fiancheggiata dai monumenti della città antica che si andavano recuperando con le demolizioni del Quartiere Alessandrino, in atto dal 1924.
La nuova arteria cittadina, che prese il nome di via dell’Impero (l’attuale via dei Fori Imperiali), fu inaugurata il 28 ottobre 1932 in occasione della celebrazione del decennale della Marcia su Roma, divenendo da quel momento luogo privilegiato delle parate e dei riti del regime.
Il prezzo pagato dal patrimonio artistico e archeologico, a causa di questo sbancamento, fu molto alto. Si iniziò con lo smantellamento pressoché totale del giardino di Villa Rivaldi, che si estendeva sulla sommità del colle fino alle spalle della Basilica di Massenzio. Fu quindi intaccata la stratificazione archeologica, che si rivelò ricchissima di testimonianze di epoca romana, in particolare i resti di una domus con affreschi ben conservati e numerose statue.
Ma la scoperta più sorprendente fu fatta il 20 maggio 1932, quando vennero alla luce numerosi resti di fauna fossile, tra i quali il cranio e la zanna di elefante Elephas (Palaeoloxodon) antiquus costituiscono il reperto più famoso. La notizia ebbe immediata risonanza sulla stampa. Antonio Muñoz, Direttore della X Ripartizione Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma e supervisore dei lavori, scrisse che «qui, sotto la collina della Velia era il giardino zoologico della Roma preistorica». Le operazioni di recupero si svolsero con grande celerità: l’Elephas, rimosso frettolosamente, fu poi trasportato nell’Antiquarium Comunale del Celio, «dove è stato dimenticato», come avrebbe poi scritto Antonio Cederna.
Le 4 sezioni della mostra
La mostra si compone di quattro sezioni nelle quali, in un viaggio a ritroso nel tempo, sono illustrate alcune importanti tappe di questa storia: l’intervento di sbancamento con i progetti di sistemazione architettonica e le modalità di raccolta dei materiali archeologici rinvenuti; il complesso monumentale di Villa Rivaldi, fortemente manomesso dai lavori; le testimonianze di una ricca domus rimasta in uso per lungo tempo in epoca imperiale; la scoperta dei resti dell’Elephas antiquus.
In questo racconto, oltre ai reperti archeologici, progetti grafici e oggetti d’arte vengono proposti al pubblico anche filmati d’epoca conservati negli archivi dell’Istituto Luce e un video con immagini degli archivi della Sovrintendenza Capitolina, utili ad approfondire i temi trattati in mostra.
Nella prima sezione è evocato l’intervento di sbancamento della Velia, evidenziando due aspetti di quel gigantesco cantiere urbano: i rinvenimenti, effettuati in assenza di criteri scientifici, di innumerevoli reperti archeologici e la sistemazione architettonica del taglio del colle in vista dell’apertura di via dell’Impero.
Il primo aspetto è presentato in mostra attraverso una selezione di materiali archeologici rinvenuti durante le operazioni di sterro, databili dall’epoca antica a quella moderna. Il loro allestimento apparentemente casuale vuole rendere l’idea della modalità di recupero dei materiali, raccolti senza distinzione di contesto di rinvenimento, e il loro stoccaggio in casse, poi accumulate nei depositi comunali. Rimandano invece al secondo aspetto alcuni disegni e progetti per il muro di sostegno del giardino di Villa Rivaldi, elaborati da Antonio Muñoz e dai suoi collaboratori. In parte inediti, i disegni mostrano la varietà delle soluzioni ideate.
La seconda sezione è dedicata al giardino di Villa Rivaldi, splendida residenza costruita sulla sommità della Velia da monsignor Eurialo Silvestri a partire dal 1542. Passata nelle mani di diversi proprietari, nel 1660 la villa fu venduta dal cardinale Carlo Pio di Savoia al Conservatorio delle Zitelle Mendicanti, istituzione destinata all’accoglienza e all’educazione di fanciulle abbandonate. Alla vigilia dello sbancamento della Velia il Governatorato di Roma commissionò a Maria Barosso e Odoardo Ferretti alcune vedute del giardino della villa, che di lì a poco sarebbe stato distrutto.
L’iniziativa si colloca in una prassi diffusa nel periodo: si pensava infatti che la pittura fosse più adeguata della fotografia – ritenuta un semplice metodo meccanico di riproduzione di immagini – a rendere il fervore dei lavori in corso o a documentare in maniera appropriata i frequenti rinvenimenti di antichità. I dipinti esposti in questa sala sono il frutto di quel lavoro.
La terza sezione è riservata alle testimonianze della decorazione pittorica del criptoportico di una grande domus di epoca imperiale romana intercettata dagli sterri, le cui imponenti strutture furono completamente demolite. Il complesso si articolava su due livelli, di cui quello inferiore con criptoportico dotato di un ninfeo; al piano superiore si impostava un cortile porticato a pianta rettangolare. La decorazione era costituita da due distinte fasi pittoriche, una di fine I-inizi II secolo d.C., l’altra di fine II-inizi III secolo d.C., riprodotte da Ferretti con acquerelli, alcuni dei quali esposti in mostra. Per la prima volta vengono presentati al pubblico quattro frammenti di affreschi, recuperati prima della demolizione delle strutture. Vi sono raffigurati personaggi e animali, che decoravano i riquadri in cui erano scandite le pareti nella seconda fase pittorica.
Nella quarta sezione, infine, sono esposti i resti del cranio e della difesa (zanna) sinistra dell’elefante antico Elephas (Palaeoloxodon) antiquus, rinvenuto nello strato geologico a circa 11 metri dalla sommità della collina. Tre acquerelli di Barosso e l’olio di Ferretti conducono lo spettatore nel vivo delle fasi di apertura del taglio della Velia, con il primo apparire del Colosseo, la messa in luce dei resti del cranio e della difesa di elefante adagiati in corrispondenza del tracciato della via dell’Impero e, infine, la maestosa stratificazione geologica messa in luce dall’avanzare dei lavori.
Fonte / source:
--- ROMATODAY (07/04/2022).
www.romatoday.it/eventi/1932-l-elefante-e-il-colle-perdut...
Anche:
--- ROMA, "1932, l’elefante e il colle perduto." Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali (08/04 - 24/05/2022) (07/04/2022).
Una selezione di circa 100 opere, tra reperti archelogici, progetti grafici, oggetti d’arte e video, alcuni esposti per la prima volta, racconta la storia della perduta Velia e del “suo” elefante.
Sala stampa / Comunicato stampa & Galleria; in: Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali (08/04 - 24/05/2022) (07/04/2022).
www.mercatiditraiano.it/it/mostra-evento/1932-l-elefante-...
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Foto: Antonella Aquiloni, “Roma – Montevarchi: restauro e ritorno.” Il Museo per restaurare un Elephas antiquus rinvenuto nei Fori Imperiali nel 1932. Museo Paleontologico Montevarchi (AR) & Fb (30/10/2021).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51986240782
--- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2022. “Roma – la realizzazione di via dell’Impero, ora via dei Fori Imperiali e 1932, l’elefante e il colle perduto (= Dipinto della Dott.ssa Maria Barosso / Elefanti – Via dell’Impero [05/1932]).” Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali (08/04 – 24/05/2022). S.v., Dott.ssa Antonella Aquiloni, specialista del restauro della Velia elefante, Museo Paleontologico Montevarchi (AR) (10/2021) & IL GIORNALE D’ ITALIA (24/05/1932): 3 & IL MESSAGGERO (26/05/1932): 5; in:
RARA 2022 (06/04/2022). wp.me/pbMWvy-2Ad
Foto: Il Giornale (20/05/2002): 1 & 31. RARA 2020-22 (02/09/2021).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/8054123872
2). ROMA - ROMA - I Sotterranei del Vittoriano - Gioielli segrati i sotterranei del Vittoriano “…fu trovato perfino lo scheletro di un elefante preistorico...fine del XIX secolo?;" in: Il Giornale (20/05/2002): 1 & 31. RARA 2020-22 (02/09/2021). wp.me/pbMWvy-1Rd
Foto: Giacomo Boni e il Foro Romano & una zanna di un ippopotamo? (21 settembre 1907); in: 'Suppliment to THE SPHERE (21 Sept. 1907): ii-iii. (2016/2022).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/24875845892/
3). ROMA - Giacomo Boni e il Foro Romano (21 settembre 1907), Il periodo britannico = 'Suppliment to THE SPHERE (21 Sept. 1907): ii-iii; riporta, Nel corso degli scavi nella Casa delle Vestali, nel Foro Romano, a una profondità inferiore al pavimento a 1,83 m - 6 piedi, è stata scoperta una zanna di un ippopotamo negli strati di sabbia pliocenica?
Fonte / source:
--- Rome - Excavating the Centre of Rome's Great Civilization - Revealing the Story of the Forum. The Results of Commendatore Boni's Nine Years Work at Rome. 'Suppliment to THE SPHERE (21 Sept. 1907): ii-iii; in: RARA 2020-22 (13/02/2016), republished in: "A Roma una mostra sull'archeologo di origini cadorine Giacomo Boni." TG DOLOMITI / TELEBELLUNO / You-Tube (05 Jan. 2022). wp.me/pbMWvy-2nZ
Foto: Roma – Il Sottosuolo dei Fori E ‘L’ Elephas Antiquus’ Della Via Dell’ Impero [05/1932]; in: “Tra elefanti e bufali, Roma era come la savana.” GEDI WATCH / You-Tube (25/11/2021).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51710146881
4). ROMA - I Fori Imperiali, la Velia duranta ti periodo pliocenico & ‘L` Elephas Antiquus’; in: IL GIORNALE D’ITALIA (06/07/1932): 3 & (24/05/1932): 3. S.v., Roma – Il Sottosuolo dei Fori e ‘L’ Elephas Antiquus’ Della Via Dell’ Impero [05/1932]; in: “Tra elefanti e bufali, Roma era come la savana.” GEDI WATCH / You-Tube (25/11/2021) [05:35]. S.v., Dr. Antonella Aquiloni, Museo Paleontologico Montevarchi (AR) & Fb (30/10/2021) & IL MESSAGGERO (26/05/1932). RARA 2020-22 (29/12/2021).
--- 4.1). ROMA – “Il Nuovo Volta Di Roma – Quale ampiezza per la Via del Monte? IL GIORNALE D’ITALIA (06/07/1932): 3.
--- 4.2). ROMA – “I resti di elefante preistorico nello scavo accanto al Colosseo.” IL GIORNALE D’ITALIA (24/05/1932): 3.
--- 4.3). ROMA – Il Sottosuolo dei Fori e ‘L’ Elephas Antiquus’ Della Via Dell’ Impero [05/1932]; in: “Tra elefanti e bufali, Roma era come la savana.” GEDI WATCH / You-Tube (25/11/2021) [05:35].
--- 4.4). ROMA – Antonella Aquiloni, “Roma – Montevarchi: restauro e ritorno.” Il Museo per restaurare un Elephas antiquus rinvenuto nei Fori Imperiali nel 1932. Museo Paleontologico Montevarchi (AR) & Fb (30/10/2021).
Fonte / source:
--- RARA 2020-22 (29/12/2021).
Foto: Prof. Antonio M. Colini (1941); in: Dott.ssa Alessandra Tomassetti (2009).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51988495636
5). ROMA - Prof. Antonio M. Colini, Il Foro di Cesare (gennaio e marzo 1941?); Nota: "Mandibola di Elephas antiquus" (1941?) = [SBCAS, Fondo Colini, Catelle Donazione Ioppolo]; in: Dott.ssa Alessandra Tomassetti, Bollettino dell' Unione Storia ed Arte 3 (2009); 72-82.
Dott.ssa Alessandra Tomassetti (2009), scrive, p. 77 =
"...Tra il retro del muro (A) e la parete di fondo della tabernae del Foro di Cesare (F) negli strati di terreno naturale formati di limi-sabbiosi e limi-argillosi ("sabbie ed argille gialle del Maremmano" (Fig. 6) [nota] 25, erano stati recuperati frammenti della pozione mediana del ramo manibolare sinistro con due dente incompleti di Elephas antiquus Falc., [nota] 26, successivamente restaurato e studio da Gioacchino De Angelis d' Ossant (fig. 7) [nota] 27.
[Anche, s.v.], P. 77 / nota 26 = G. De Angelis D'Ossat, BullCom., LXIII (1936): 5-24; P. 77 / nota 26 = G. De Angelis D'Ossat, Urbe VII, fasc. 8, Agosto (1942): 1-13 (3-6).
Fonte / source:
--- Alessandra Tomassetti, Scoperte tra il Foro di Cesare ed il Carcere dai documenti dell’Archivio di A. M. Colini, in «Bollettino della Unione Storia ed Arte», n.s., n. 3 (2008): 72-82 [pdf]; in:
Alessandra Tomassetti / academia.edu. (2018) = www.academia.edu/26655875/Scoperte_tra_il_Foro_di_Cesare_...
Anche: Alessandra Tomassetti (2008); in:
--- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2021. Al Museo Paleontologico in corso il restauro di un fossile rinvenuto nel 1932 a Roma – Resti del cranio e difesa di Elephans antiquus. ValdrarnoPost.it & Museo Paleontologico di Montevarchi / Fb (14 & 17/08/2021). S.v., IL GIORNALE D’ ITALIA (24/05/1932): 3 & IL MESSAGGERO (26/05/1932): 5; Alessandra Tomassetti (2008). RARA 2020-22 (02/09/2021). wp.me/pbMWvy-1Rd
Foto: La Repubblica (10/10/2009): 1 & 27. RARA 2020-22 (02/09/2021).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/4204417358
6). ROMA - I Fori Imperiali, Velia & Elephans antiquus; in: L'intervista, Dott.ssa Rossella Rea, direttrice del Colosseo - "Ospitera` le statue scoperte nella Collina sventrata nel 1932." La Repubblica (10/10/2009): 1 & 27. RARA 2020-22 (02/09/2021). wp.me/pbMWvy-1Rd
Roma, 21/04/2015 - Il sottosegretario di Stato, Claudio De Vincenti, illustra in conferenza stampa i provvedimenti adottati al termine del Consiglio dei Ministri.
Roma, 21/11/2014 - Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, interviene al Consiglio dei presidenti (Copres) di BusinessEurope, presso la sede di Confindustria a Roma.
Roma, 21/04/2015 - Il ministro dell'economia e delle finanze, Pietro Carlo Padoan, illustra in conferenza stampa i provvedimenti adottati al termine del Consiglio dei Ministri.
Giovanni Paolo Pannini
Giovanni Paolo Pannini (Panini) o I' Pannini (Piacenza, 17 giugno 1691 – Roma, 21 ottobre 1765) è stato un pittore, architetto e scenografo italiano.
L’interno del Pantheon
Da giovane Pannini studiò a Piacenza come scenografo teatrale. Si recò a Roma nel 1711 dove studiò disegno con Benedetto Luti e divenne famoso come decoratore di palazzi, compresa villa Patrizi (1718–1725) e Palazzo de Carolis (1720).
Come pittore, Pannini è più conosciuto per le sue vedute di Roma; si interessò in particolare delle antichità della città. Fra i suoi lavori più famosi c’è l’interno del Pantheon e le sue "vedute", dipinti di gallerie di quadri che a loro volta contengono viste di Roma. La sua tela Capricco con il Colosseo è conservata al Museo civico Amedeo Lia a La Spezia.
Nel 1718 Panini fu ammesso alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon. Ha insegnato a Roma all’Accademia di San Luca dal 1719 ed all’Académie de France dal 1732; il suo insegnamento fu fondamentale per Hubert Robert e Jean-Honoré Fragonard.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Raccolta Foto de Alvariis; anonimo
OMINO71
OMINO71@GMAIL.COM
KINDER TOY (10 cm – tecnica mista)
CRASH! Il giocattolo s’è rotto…
Il giocattolo che dotti professori, gallerie d’arte e collezionisti influenti si sono costruiti nel tempo, facendo coincidere il valore culturale delle idee alle quotazioni, dove l’identità dell’artista viene definita solo attraverso il suo successo mercantile, senza lasciare spazio alla visione ludica dell’esistenza.
CRASH! Il giocattolo s’è rotto…
E a romperlo sono stati proprio dei giocattoli come questo “KINDER TOY”, dei giocattoli pop forse più adatti alle bancarelle per ragazzini che alle gallerie, forse troppo a basso costo per essere spacciati come forme d’arte e forse troppo pericolosi per chi in nome dell’arte ha sempre innalzato barriere.
CRASH! Il giocattolo s’è rotto…
Come nei nostri ricordi si rompevano gli ovetti Kinder, quando al piacere per la cioccolata seguiva quella per la ricerca della sorpresa e poi ancora per la scoperta del giocattolo, quando il gioco era bello e non durava poi così poco, quando la nostra vita era tutto un gioco e la nostra gioia una vera opera d’arte.
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DOMENICA 28 FEBBRAIO CIRCOLO DEGLI ARTISTI ORE 19.00
CRASH
Tutte le pareti delle sale interne saranno allestite con le
esposizioni di:
Luca Vinciguerra, Jader Scarfagna, Antonio Guzzardo, Paul Vintage, Gioia Cordovani, Luigi Lo
quarto, Raffaele Bafefit, Simone Cametti, Chiara Raffo, Werther Germondari, Daniele Moreschini,
Loren Roman, Valentina Majer, Luana De Carolis, Emiliano Terenzi, Lorenzo Palombini, Dalila
D’Amico, Fabrizio Berardi, Margherita Figurelli, Giuseppe Palmisano, Fabio Listrani, Ana Sebastian
Blanco, Valentina D’Ulisse, Federico Mazza, Clara Bertolini, Omino71,, Enrico Buggiani, Angela
Pagano, Elisabetta Pizzichetti, Alessandro Ribaldo, Dario Jacopo Lagana’, Caterina Matricardi e
Francesco Iezzi.
I partecipanti selezionati come finalisti al CONCORSO DI ARTE CONTEMPORANEA “CRASH”
(fotografia, pittura, incisione, grafica, design, illustrazione,
fumetto,scultura, video art)
promosso da WI FI ART, ZINZER PRODUCTION e GRAB MAGAZINE
Il filo conduttore sara' il termine "Crash " inteso nelle più svariate
sfaccettature; esplosione,rumore, fragore, irruenza, rottura,
frantumo, politica culturale, spaccati e contrasti sociali. I primi tre
finalisti, votati direttamente dal pubblico durante la serata, avranno la possibilita’ di esporre,
per la durata di una
settimana, presso la galleria del Circolo degli Artisti "Ex roma club"
di via Baccina 66
Il primo classificato avra' inoltre pubblicata un'intervista sul free
press Grab Magazine.
Roma, 21 novembre 2018 – Nell'ambito del Forum europeo, il Capo Dipartimento Angelo Borrelli incontra la delegazione bielorussa nella sede operativa del Dipartimento della Protezione Civile.
Il Forum europeo sulla riduzione del rischio da disastri si è svolto a Roma, presso il Centro Congressi “Auditorium della Tecnica”, dal 21 al 23 novembre 2018. Tre giornate di eventi, dibattiti, tavole rotonde, sessioni plenarie e di lavoro dedicate ai rischi connessi ai cambiamenti climatici, all’analisi dei disastri causati da calamità naturali e provocati dall’attività umana e alle strategie per la riduzione dei disastri. Il Forum, organizzato dal Dipartimento della Protezione Civile e promosso dall’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei rischi di catastrofi (UNISDR), ha visto la partecipazione di oltre 50 Paesi.
Elisabetta Canori Mora
Elisabetta Canori Mora (Roma, 21 novembre 1774 – Roma, 5 febbraio 1825) è stata proclamata beata il 24 aprile 1994 da papa Giovanni Paolo II. La sua memoria liturgica si celebra il 5 febbraio.
Biografia
Nacque da una famiglia benestante e profondamente cristiana. Il padre Tommaso era un importante proprietario terriero e gestiva molte tenute agricole. Dal matrimonio dei suoi genitori nacquero dodici figli, sei dei quali morirono nei primi anni di vita.
Nel giro di pochi anni mutò la condizione economica della famiglia e Tommaso Canori affidò a un fratello che abita a Spoleto Elisabetta con una sorella. Lo zio a sua volta affidò Elisabetta alle suore agostiniane del monastero di Santa Rita da Cascia, dove ella si distinse per intelligenza, profonda vita interiore e spirito di penitenza.
Rientrata a Roma, condusse per alcuni anni una vita brillante e mondana, anche se la sua coerenza morale non venne meno.
Un prelato amico di famiglia propose a Elisabetta di entrare nel monastero delle Oblate di San Filippo, facendosi carico di tutte le spese, ma Elisabetta rifiutò per non lasciare la famiglia in difficoltà.
Il 10 gennaio 1796 nella chiesa di Santa Maria in Campo Carleo
www.flickr.com/photos/dealvariis/3892796981/in/set-721576...
Elisabetta sposò Cristoforo Mora, ottimo giovane, colto, educato, religioso, ben avviato nella carriera di avvocato. Dopo alcuni mesi, Cristoforo si innamorò di un'altra donna, tradì la moglie e trascurò la famiglia, riducendola sul lastrico.
Elisabetta reagì ai maltrattamenti fisici e psicologici del marito con una totale fedeltà. Nacquero le figlie Marianna nel 1799 e Maria Lucina nel 1801. Era costretta a guadagnarsi da vivere con il suo lavoro, seguiva le figlie e la cura quotidiana della casa, ma dedicava anche tempo alla preghiera, al servizio dei poveri e degli ammalati.
Molte persone si rivolgevano a lei per necessità materiali e spirituali. Entrò nell'ordine secolare dei Trinitari. Si diffuse la fama della sua "santità", delle sue esperienze mistiche e dei suoi presunti poteri di guarire i malati.
Donò sé stessa per la conversione del marito, per il Papa, la Chiesa e la città di Roma.
Morì il 5 febbraio 1825 e fu sepolta nella chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane.
Subito dopo la sua morte, il marito si convertì, entrò anche lui nell'Ordine secolare dei Trinitari e divenne successivamente frate minore conventuale e sacerdote, come Elisabetta gli aveva predetto.
Culto
E' stata beatificata il 24 aprile 1994 sotto il pontificato di papa Giovanni Paolo II. La sua memoria liturgica si celebra il 5 febbraio.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Francesco TOTTI (Roma) si rammarica dopo aver sprecato la palla della possibile tripletta.
Roma 21/1/2012, Stadio Olimpico, Football Calcio Serie A 2011/2012, Roma Vs Cesena.
Roma, 21 novembre 2018 – Il Capo Dipartimento Angelo Borrelli incontra Mami Mizutori, Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio da Disastri, nella sede operativa del Dipartimento della Protezione Civile.
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Roma, 21/04/2015 - Il ministro dell'economia e delle finanze, Pietro Carlo Padoan, ed il sottosegretario di Stato, Claudio De Vincenti, illustrano in conferenza stampa i provvedimenti adottati al termine del Consiglio dei Ministri.
Roma, 21/04/2015 - Il sottosegretario di Stato, Claudio De Vincenti, illustra in conferenza stampa i provvedimenti adottati al termine del Consiglio dei Ministri.
Roma, 21 ottobre 2014 - Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi incontra a Villa Pamphilj Mohammed bin Zayed Al Nahyan, Sceicco degli Emirati Arabi Uniti.
ROMA ARCHITETTURA e BENI CULTURALI: Luoghi comuni. Vedutisti inglesi a Roma tra il XVIII e il XIX secolo nelle opere grafiche del Museo di Roma (21/04 - 06/10/2013).
-- Luoghi comuni. Vedutisti inglesi a Roma tra il XVIII e il XIX secolo nelle opere grafiche del Museo di Roma (21/04 - 06/10/2013). COMUNE DI ROMA (14|04|2014).
www.museodiroma.it/mostre_ed_eventi/mostre/luoghi_comuni_...
-- Non i soliti "Luoghi comuni", ma insolite vedute di Roma. Dopo francesi e inglesi, arrivano i pittori tedeschi, con 80 delicatissime opere grafiche esposte a rotazione. LA STAMPA (14|04|2014).
www.lastampa.it/2014/04/09/cultura/arte/non-i-soliti-luog...
Foto:
-- "IL FORO ROMANO", di I. Caffi, olio su carta, Roma (1841), Comune di Roma / Archivio Storico Capitolino © 2004-2013 [2013].
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/8744085452/in...
Alitalia: Sabelli, non è in vendita (Il Sole 24 Ore)
(Teleborsa) - Roma, 21 mag - "Alitalia non è in vendita". Questo quanto titolato stamane da Il Sole 24 Ore, che riporta un'intervista a Rocco Sabelli, amministratore delegato di Alitalia-Cai.
Sabelli ha confermato che l'acquisizione da parte di Air France-Klm "è una questione che oggi non si pone, perchè non sono previsti aumenti di capitale di Alitalia nè i soci italiani possono vendere a Air France fino a gennaio 2013".
Qualora si dovesse parlare di matrimoni, per l'AD ci sarebbero due scenari: o quello di Lufthansa, in una logica più di annessione, o il modello che si sta sviluppando tra British Airways e Iberia.
[Canon EOS 450D + TAMRON SP AF17-50mm F/2.8 XR Di II VC]
ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LE INDAGINI DELLA FINANZA - Metro C, aumenti sospetti. Guardia di Finanza a caccia di tangenti, IL TEMPO (21|10|2014) & FOTO di Dott.ssa Arch. Paola Giannone, Roma (21|10|2014).
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FOTO | FONTE | SOURCE di Dott.ssa Arch. Paola Giannone, Roma (21|10|2014). "Martin ...Che orrore! Storia di ordinaria delinquenza! Brutte notizie per la Basilica di Massenzio! Ieri pomeriggio, passando da Via dei Fori Imperiali, mentre andavo alla riunione sulla Mobilità di Vittorio Sartogo, CALMA, ho visto l'orrenda "imbracatura" con enormi macchinari della Basilica di Massenzio e il muro di cemento sotto Villa Rivaldi, che ha raddoppiato la sua altezza! È "danneggiamento al Patrimonio Archeologico" per cui ci sono 15 indagati dalla Procura della Repubblica di Roma e dalla Corte dei Conti Regionale del Lazio! Oggi pomeriggio faccio le foto. Ciao. Paola," Roma (21|10|2014).
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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LE INDAGINI DELLA FINANZA - Metro C, aumenti sospetti. Guardia di Finanza a caccia di tangenti - I 200 milioni di extra violano il codice degli appalti. L’ipotesi investigativa: mazzette o finanziamento illecito? Rinviata ancora l’inaugurazione: taglio del nastro a novembre, IL TEMPO (21|10|2014).
Al momento è solo un’ipotesi investigativa. Ma che potrebbe trovare conferma negli incartamenti amministrativi dell’affaire Metro C. Perché dietro l’aumento di costi previsto nell’accordo del 9 settembre 2013 fra l’ente pubblico Roma Metropolitane e il «contraente generale» incaricato della costruzione, «Metro C S.c.p.a.», potrebbe nascondersi un giro di tangenti o una forma di finanziamento illecito.
Sono migliaia le pagine finite sotto la lente degli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma, che sta passando al setaccio ogni documento per ricostruire la travagliata vicenda della Metropolitana C che, ad oggi, conta due indagati, ex funzionari di Roma Metropolitane, accusati di abuso d’ufficio. Atti propedeutici e successivi alla stipula dell’accordo dei primi di settembre dell’anno scorso, denominato «atto attuativo», con cui ai circa 253 milioni di euro previsti con la delibera «Cipe 2012» come copertura economica da dare a «Metro C S.c.p.a.», sono stati aggiunti ulteriori 90 milioni di euro, più altrettanti per «il riconoscimento per ogni mese o frazione di mese, dei maggiori oneri» dovuti alle «varianti (al progetto della Metro C, ndr), prescrizioni in corso d’opera, modifiche normative e/o metodologia costruttiva o ritardo nel rilascio delle prescritte autorizzazioni», oltre a un 3,75% aggiuntivo. Denaro in più che, stando alla ricostruzione preliminare, non sarebbe dovuto essere concesso in quanto dato in violazione del codice degli Appalti, secondo cui il «contraente generale» si accolla tutti i costi aggiuntivi per la costruzione dei progetti. Di questa violazione c’è ampia traccia negli atti acquisiti nei giorni scorsi dalle Fiamme gialle, ma anche in un accurato dossier messo a punto dai consiglieri del gruppo consiliare capitolino del M5S, Marcello De Vito, Enrico Stefàno, Virginia Raggi e Daniele Frongia. Tra l’altro, che il «contraente generale» (ossia Metro C S.c.p.a.) non avesse diritto a nulla di più rispetto a quanto già stabilito nel 2012, lo dice lo stesso assessore alla Mobilità e Trasporti, Guido Improta, in una nota del 30 luglio 2013. Tuttavia, l’assessore rimette la patata bollente ad altri «uffici», per poi il 22 novembre 2013 tornare sui propri passi – pur in presenza di una nota fortemente contraria dell’assessore al Bilancio, Daniela Morgante – e indurre «il Dipartimento Mobilità e Trasporti» alla «liquidazione delle somme disponibili».
Ma andiamo per gradi. Il 30 luglio 2013 Improta prende carta e penna. Con la nota n.30393 afferma che «non può non tenersi nella debita considerazione che, nella specie, il contraente generale è autore della progettazione esecutiva e, in parte, della progettazione definitiva degli interventi, sicché non sembrano rituali, e comunque ammissibili, eventuali riconoscimenti in favore del medesimo». Questo perché secondo il codice degli Appalti la funzione del «contraente generale» è diversa e distinta rispetto a quella dell’appaltatore che, invece, in presenza di varianti al progetto può chiedere ulteriori finanziamenti. Improta, però, dispone una studio, denominato «due diligence», affidato a soggetti esterni, che ad agosto 2013 danno l’ok. E il 9 settembre scatta l’accordo tra Roma Metropolitane e Metro C S.c.p.a., con una nuova e imponente iniezione di denaro pubblico. Sul provvedimento si esprime anche l’Avvocatura capitolina, con un giudizio positivo che con nota del 4 novembre 2013 sarà fortemente criticato dall’assessore Morgante. Ma un paio di settimane dopo la nota della sua collega, Improta sblocca le somme. Il 22 novembre successivo «rammenta le precise responsabilità in capo al Dipartimento Mobilità e Trasporti qualora non si provvedesse alle liquidazioni delle somme disponibili, arrecando un pregiudizio di natura risarcitoria, evidenziando anche le possibili strumentalizzazioni delle maestranze e delle ditte sub-affidatarie che, preoccupate della contingente crisi economica e dunque del loro futuro lavorativo, potrebbero determinare situazioni tali da avere ripercussioni sull’ordine pubblico».
Fonte | source:
-- IL TEMPO (21|10|2014).
www.iltempo.it/cronache/2014/10/21/metro-c-aumenti-sospet...
ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LE INDAGINI DELLA FINANZA - Metro C, aumenti sospetti. Guardia di Finanza a caccia di tangenti, IL TEMPO (21|10|2014) & FOTO di Dott.ssa Arch. Paola Giannone, Roma (21|10|2014).
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FOTO | FONTE | SOURCE di Dott.ssa Arch. Paola Giannone, Roma (21|10|2014). "Martin ...Che orrore! Storia di ordinaria delinquenza! Brutte notizie per la Basilica di Massenzio! Ieri pomeriggio, passando da Via dei Fori Imperiali, mentre andavo alla riunione sulla Mobilità di Vittorio Sartogo, CALMA, ho visto l'orrenda "imbracatura" con enormi macchinari della Basilica di Massenzio e il muro di cemento sotto Villa Rivaldi, che ha raddoppiato la sua altezza! È "danneggiamento al Patrimonio Archeologico" per cui ci sono 15 indagati dalla Procura della Repubblica di Roma e dalla Corte dei Conti Regionale del Lazio! Oggi pomeriggio faccio le foto. Ciao. Paola," Roma (21|10|2014).
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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LE INDAGINI DELLA FINANZA - Metro C, aumenti sospetti. Guardia di Finanza a caccia di tangenti - I 200 milioni di extra violano il codice degli appalti. L’ipotesi investigativa: mazzette o finanziamento illecito? Rinviata ancora l’inaugurazione: taglio del nastro a novembre, IL TEMPO (21|10|2014).
Al momento è solo un’ipotesi investigativa. Ma che potrebbe trovare conferma negli incartamenti amministrativi dell’affaire Metro C. Perché dietro l’aumento di costi previsto nell’accordo del 9 settembre 2013 fra l’ente pubblico Roma Metropolitane e il «contraente generale» incaricato della costruzione, «Metro C S.c.p.a.», potrebbe nascondersi un giro di tangenti o una forma di finanziamento illecito.
Sono migliaia le pagine finite sotto la lente degli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma, che sta passando al setaccio ogni documento per ricostruire la travagliata vicenda della Metropolitana C che, ad oggi, conta due indagati, ex funzionari di Roma Metropolitane, accusati di abuso d’ufficio. Atti propedeutici e successivi alla stipula dell’accordo dei primi di settembre dell’anno scorso, denominato «atto attuativo», con cui ai circa 253 milioni di euro previsti con la delibera «Cipe 2012» come copertura economica da dare a «Metro C S.c.p.a.», sono stati aggiunti ulteriori 90 milioni di euro, più altrettanti per «il riconoscimento per ogni mese o frazione di mese, dei maggiori oneri» dovuti alle «varianti (al progetto della Metro C, ndr), prescrizioni in corso d’opera, modifiche normative e/o metodologia costruttiva o ritardo nel rilascio delle prescritte autorizzazioni», oltre a un 3,75% aggiuntivo. Denaro in più che, stando alla ricostruzione preliminare, non sarebbe dovuto essere concesso in quanto dato in violazione del codice degli Appalti, secondo cui il «contraente generale» si accolla tutti i costi aggiuntivi per la costruzione dei progetti. Di questa violazione c’è ampia traccia negli atti acquisiti nei giorni scorsi dalle Fiamme gialle, ma anche in un accurato dossier messo a punto dai consiglieri del gruppo consiliare capitolino del M5S, Marcello De Vito, Enrico Stefàno, Virginia Raggi e Daniele Frongia. Tra l’altro, che il «contraente generale» (ossia Metro C S.c.p.a.) non avesse diritto a nulla di più rispetto a quanto già stabilito nel 2012, lo dice lo stesso assessore alla Mobilità e Trasporti, Guido Improta, in una nota del 30 luglio 2013. Tuttavia, l’assessore rimette la patata bollente ad altri «uffici», per poi il 22 novembre 2013 tornare sui propri passi – pur in presenza di una nota fortemente contraria dell’assessore al Bilancio, Daniela Morgante – e indurre «il Dipartimento Mobilità e Trasporti» alla «liquidazione delle somme disponibili».
Ma andiamo per gradi. Il 30 luglio 2013 Improta prende carta e penna. Con la nota n.30393 afferma che «non può non tenersi nella debita considerazione che, nella specie, il contraente generale è autore della progettazione esecutiva e, in parte, della progettazione definitiva degli interventi, sicché non sembrano rituali, e comunque ammissibili, eventuali riconoscimenti in favore del medesimo». Questo perché secondo il codice degli Appalti la funzione del «contraente generale» è diversa e distinta rispetto a quella dell’appaltatore che, invece, in presenza di varianti al progetto può chiedere ulteriori finanziamenti. Improta, però, dispone una studio, denominato «due diligence», affidato a soggetti esterni, che ad agosto 2013 danno l’ok. E il 9 settembre scatta l’accordo tra Roma Metropolitane e Metro C S.c.p.a., con una nuova e imponente iniezione di denaro pubblico. Sul provvedimento si esprime anche l’Avvocatura capitolina, con un giudizio positivo che con nota del 4 novembre 2013 sarà fortemente criticato dall’assessore Morgante. Ma un paio di settimane dopo la nota della sua collega, Improta sblocca le somme. Il 22 novembre successivo «rammenta le precise responsabilità in capo al Dipartimento Mobilità e Trasporti qualora non si provvedesse alle liquidazioni delle somme disponibili, arrecando un pregiudizio di natura risarcitoria, evidenziando anche le possibili strumentalizzazioni delle maestranze e delle ditte sub-affidatarie che, preoccupate della contingente crisi economica e dunque del loro futuro lavorativo, potrebbero determinare situazioni tali da avere ripercussioni sull’ordine pubblico».
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Filippo Gentili
Filippo Gentili (1690 – Roma, 21 marzo 1753) è stato un nobile italiano marchese, colonnello e comandante del Reggimento dei Corsi.
Era figlio di Teresa Durso e Nicola Gentili, qui fuit segretus cubicularius e numero partecipantium Clementis X. Il padre Nicola Gentili fu cameriere del cardinal Francesco Maidalchini (nipote di donna Olimpia Maidalchini, cognata di papa Innocenzo X) e, in occasione di un suo rientro nella natia Camerino, per buona sorte entrò al servizio del vescovo di quella città, monsignor Altieri, il quale essendo divenuto cardinale e poi pontefice col nome di Clemente X l'arricchì in vari modi. Fra l'altro gli concesse il sito, dov'era una piazza di fronte a San Nicola in Arcione, dove fu fabbricato palazzo Gentili. Fratello minore del Cardinale Antonio Saverio Gentili con cui visse in stretto legame.
Dopo essere stato conservatore di Roma e Gentiluomo della Guardia di Sua Santità, era stato promosso alla carica di colonnello e comandante del Reggimento dei Corsi.
I fratelli Anton Saverio e Filippo poco prima della loro morte, avvenuta nel giro di otto giorni eressero con atto pubblico redatto il 12 febbraio 1753 dal notaio Poggioli, la primogenitura Gentili in favore della loro amata nipote, la marchesa Margherita Sparapani.
Margherita Sparapani Gentili Boccapadule
Margherita Sparapani Gentili Boccapadule (Camerino, 29 ottobre 1735 – Roma, 13 dicembre 1820) è stata una nobildonna e viaggiatrice italiana, appassionata di letteratura e di scienze naturali.
Biografia
Margherita, ultima erede degli Sparapani era nata il 29 ottobre 1735 da Antonio Maria Sparapani e Costanza Giorio o Giori. Morto il marito, Costanza si trasferì a Roma chiamatavi da due zii, i fratelli Antonio Saverio Gentili, più tardi cardinale e prefetto della Congregazione del Concilio, e Filippo Gentili, gentiluomo e comandante di un corpo di guardie pontificie. I Gentili nominarono erede dei loro beni Costanza e le due figlie di lei, Margherita e Clelia (morta giovane), con l'obbligo di assumerne il cognome. Grazie alla primogenitura Gentili della quale fu investita in tenera età, quando ne entrò in pieno possesso, tra i beni immobili, del cardinale Antonio Gentili e del marchese Filippo Gentili si contavano, nel 1745: il Castello d'Antuni , il Castello di Ascrea , il palazzo Gentili in Roma in via San Nicola in Arcione , una casa a Santa Maria Maggiore, una cantina a Ripa grande, il cerqueto di Gallese, una vigna a Monteverde, un “predio” in Camerino, un orto a Porta San Lorenzo .
Il matrimonio fra Margherita Sparapani Gentili e Giuseppe Boccapadule, figlio di Pietro Paolo Boccapadule e Laura Dal Pozzo, fu celebrato il 22 aprile 1754, quando la sposa era appena diciottenne; ma la convivenza si rivelò praticamente impossibile; nel 1760 Giuseppe Boccapadule fu dichiarato inabile e il suo patrimonio posto sotto tutela con un decreto pontificio. Dal 1767 fu legata da eterna amicizia al conte Alessandro Verri che dopo aver soggiornato in Francia e Gran Bretagna visse stabilmente a Roma.
Una figura singolare di donna, che tra la metà del ‘700 e gli inizi dell'800 animò con la sua vivacità e curiosità intellettuale i salotti dell'epoca. La fama di donna colta, le sue relazioni intellettuali, le sue discussioni con dotti e studiosi, le sue collezioni artistiche e naturalistiche erano già note ai suoi contemporanei, e già nel 1794 una contessa romana, Rosa Califronia scrisse di lei:
«È parimente celeberrima la Signora Contessa Margherita Sparapani Gentili Boccapaduli: ella è perita primieramente nella musica, nel disegno e poi nelle lingue francese, inglese, latina, erudita assai, principalmente nella storia naturale, di cui conserva un ricco Museo; ed è parimente dotta in altre scienze; sicché non solo è la di lei conversazione quella dei letterati, abitatori Romani, ma di tutti i più colti e nobili forestieri, che nel di lei quadrato ingegno, nella sua erudizione, e nella facondia ritrovano un pascolo ben proporzionato al loro sapere»
Il 5 settembre 1767, il conte Alessandro Verri per descriverla al fratello Pietro scrisse di lei: "riceve gli amici e forestieri, che la frequentano come la sola europeana di Roma".
Nell'ottobre 1794, a quasi 59 anni, la marchesa decise d'intraprendere un viaggio attraverso l'Italia, durante il quale "alla vita di società ed ai fasti delle corti preferì i monumenti storici e le opere di artisti e scienziati" e si dedicò "a studiare l'indole dei popoli e i diversi metodi di governi" (così commenta il suo segretario Domenico Genovesi all'inizio della copia della seconda parte del diario dedicata al viaggio nel Sud). Partita da Pievefavera in provincia di Macerata, dove aveva una residenza, scoprì durante la prima parte del suo viaggio l'Italia del Nord (autunno 1794-primavera 1795). Cominciò con la visita di Venezia, dalla quale rimase particolarmente affascinata e dove era giunta attraverso Ancona, Pesaro e Ferrara; poi si recò a Padova, Verona e Mantova. Giunse a Milano dove passò l'inverno e incontrò Pietro Verri; da lì proseguì per Torino prima di tornare a Milano. Visitò anche i laghi lombardi, Genova e – sulla strada del ritorno – Parma, Pisa, Livorno, Firenze, che infine lasciò per recarsi a Pievefavera attraversando Bologna e nuovamente Ancona. Gli avvenimenti, gli incontri e le magnificenze viste, le raccontò in un Diario intitolato “Indice delle cose principali registrate nel viaggio d'Italia fatto dall'Ecc.ma Sig.ra Marchesa Sparapani Gentili Boccapadule” pubblicato solo parzialmente, nel 1917, da A. Giulini, con pagine su Milano e i Laghi.
Tra il 1794 e il 1795, insieme con il conte Verri, la Marchesa e la sua numerosa servitù trascorsero quindi nel suo Palazzo di Pievefavera due periodi di soggiorno: il primo, dal 22 maggio al 19 settembre 1794, appendice del soggiorno di un anno trascorso fra Camerino e Civitanova, e il secondo nell'estate del 1795. Qui la marchesa con l'aiuto del Verri, allestì commedie e organizzò feste e balli, interessandosi anche ai terreni delle sue campagne e ai sistemi di coltivazione.
Nell'ottobre del 1795, a 60 anni, decise di riprendere il suo viaggio per l'Italia, muovendo da Pievefavera e dirigendosi attraversando l'Abruzzo verso Napoli prima di tornare poi a Roma. Era attirata dalle opere d'arte e dalle bellezze naturali dei luoghi, e poco le importava di affrontare strade difficilmente praticabili e piene di assassini. Il diario che la marchesa scrisse di questa seconda parte del Viaggio aveva per titolo: Viaggio d'Italia della marchesa Sparapani Gentili Boccapadule – parte seconda.
Quale appassionata di scienze naturali e di letteratura fece parte dell'Accademia dell'Arcadia col nome arcadico di Semira Epirense.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il Sole 24ora
Giovedì • 10 Settembre 2015
Indirizzo: Via in Arcione 71 (centro storico)
Caratteristiche: quarto e quinto piano, attico di 550 mq con terrazza di 200 mq
Una delle più celebri abitazioni "politiche" di sempre, diventata il simbolo del potere della Prima Repubblica. De Mita, oggi 86enne europarlamentare uscente che punta alla riconferma di un seggio a Strasburgo, si trasferì qui nel 1988 (si disse che bruciò sul tempo Silvio Berlusconi che dopo tanti anni punterebbe ancora a comprare in questa via, al numero 68), poco dopo essere stato nominato presidente del Consiglio. Per fare spazio alla famiglia del potente politico democristiano, la moglie Anna Maria e due dei quattro figli Antonia e Giuseppe, furono uniti tre appartamenti al quarto piano e quinto del settecentesco Palazzo Gentili del Drago, compresa la terrazza con vista a 360 gradi. L'affitto a equo canone dall'Inpdai, l'istituto di previdenza dei dirigenti d'azienda allora proprietario dell'immobile che si trova tra Quirinale, piazza di Spagna e Fontana di Trevi, fu il primo capitolo di una serie di grane e polemiche per l'ex segretario della Dc originario di Nusco. "Ho una casa che appartiene a un ente pubblico, come altre decine di migliaia di persone. Se si decide che i politici non debbono più averne, bene. Ma non si capisce perché questo fatto solo a me debba essere attribuito come colpa" disse nel '93, nei giorni in cui divampò il caso dei lavori miliardari (in lire) per la messa in sicurezza e la blindatura dell'appartamento con i fondi del Sisde. Vicenda per la quale De Mita fu rinviato a giudizio dal Tribunale dei ministri. Il 4 febbraio 2011 la famiglia De Mita (che pagava un canone tra i 2mila e i 3mila euro) ha acquistato l'immobile, le cui dimensioni reali sono rimaste sempre un mistero: il prezzo finale per i 30 vani (e le 11 finestre) è stato di 3.415.700 euro, cifra considerata molto al di sotto (qualcuno dice la metà) del valore effettivo di mercato. Nello stesso palazzo ha aperto la propria sede il Nuovo centro destra di Angelino Alfano.
Raccolta Foto De Alvariis
ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LE INDAGINI DELLA FINANZA - Metro C, aumenti sospetti. Guardia di Finanza a caccia di tangenti, IL TEMPO (21|10|2014) & FOTO di Dott.ssa Arch. Paola Giannone, Roma (21|10|2014).
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FOTO | FONTE | SOURCE di Dott.ssa Arch. Paola Giannone, Roma (21|10|2014). "Martin ...Che orrore! Storia di ordinaria delinquenza! Brutte notizie per la Basilica di Massenzio! Ieri pomeriggio, passando da Via dei Fori Imperiali, mentre andavo alla riunione sulla Mobilità di Vittorio Sartogo, CALMA, ho visto l'orrenda "imbracatura" con enormi macchinari della Basilica di Massenzio e il muro di cemento sotto Villa Rivaldi, che ha raddoppiato la sua altezza! È "danneggiamento al Patrimonio Archeologico" per cui ci sono 15 indagati dalla Procura della Repubblica di Roma e dalla Corte dei Conti Regionale del Lazio! Oggi pomeriggio faccio le foto. Ciao. Paola," Roma (21|10|2014).
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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LE INDAGINI DELLA FINANZA - Metro C, aumenti sospetti. Guardia di Finanza a caccia di tangenti - I 200 milioni di extra violano il codice degli appalti. L’ipotesi investigativa: mazzette o finanziamento illecito? Rinviata ancora l’inaugurazione: taglio del nastro a novembre, IL TEMPO (21|10|2014).
Al momento è solo un’ipotesi investigativa. Ma che potrebbe trovare conferma negli incartamenti amministrativi dell’affaire Metro C. Perché dietro l’aumento di costi previsto nell’accordo del 9 settembre 2013 fra l’ente pubblico Roma Metropolitane e il «contraente generale» incaricato della costruzione, «Metro C S.c.p.a.», potrebbe nascondersi un giro di tangenti o una forma di finanziamento illecito.
Sono migliaia le pagine finite sotto la lente degli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma, che sta passando al setaccio ogni documento per ricostruire la travagliata vicenda della Metropolitana C che, ad oggi, conta due indagati, ex funzionari di Roma Metropolitane, accusati di abuso d’ufficio. Atti propedeutici e successivi alla stipula dell’accordo dei primi di settembre dell’anno scorso, denominato «atto attuativo», con cui ai circa 253 milioni di euro previsti con la delibera «Cipe 2012» come copertura economica da dare a «Metro C S.c.p.a.», sono stati aggiunti ulteriori 90 milioni di euro, più altrettanti per «il riconoscimento per ogni mese o frazione di mese, dei maggiori oneri» dovuti alle «varianti (al progetto della Metro C, ndr), prescrizioni in corso d’opera, modifiche normative e/o metodologia costruttiva o ritardo nel rilascio delle prescritte autorizzazioni», oltre a un 3,75% aggiuntivo. Denaro in più che, stando alla ricostruzione preliminare, non sarebbe dovuto essere concesso in quanto dato in violazione del codice degli Appalti, secondo cui il «contraente generale» si accolla tutti i costi aggiuntivi per la costruzione dei progetti. Di questa violazione c’è ampia traccia negli atti acquisiti nei giorni scorsi dalle Fiamme gialle, ma anche in un accurato dossier messo a punto dai consiglieri del gruppo consiliare capitolino del M5S, Marcello De Vito, Enrico Stefàno, Virginia Raggi e Daniele Frongia. Tra l’altro, che il «contraente generale» (ossia Metro C S.c.p.a.) non avesse diritto a nulla di più rispetto a quanto già stabilito nel 2012, lo dice lo stesso assessore alla Mobilità e Trasporti, Guido Improta, in una nota del 30 luglio 2013. Tuttavia, l’assessore rimette la patata bollente ad altri «uffici», per poi il 22 novembre 2013 tornare sui propri passi – pur in presenza di una nota fortemente contraria dell’assessore al Bilancio, Daniela Morgante – e indurre «il Dipartimento Mobilità e Trasporti» alla «liquidazione delle somme disponibili».
Ma andiamo per gradi. Il 30 luglio 2013 Improta prende carta e penna. Con la nota n.30393 afferma che «non può non tenersi nella debita considerazione che, nella specie, il contraente generale è autore della progettazione esecutiva e, in parte, della progettazione definitiva degli interventi, sicché non sembrano rituali, e comunque ammissibili, eventuali riconoscimenti in favore del medesimo». Questo perché secondo il codice degli Appalti la funzione del «contraente generale» è diversa e distinta rispetto a quella dell’appaltatore che, invece, in presenza di varianti al progetto può chiedere ulteriori finanziamenti. Improta, però, dispone una studio, denominato «due diligence», affidato a soggetti esterni, che ad agosto 2013 danno l’ok. E il 9 settembre scatta l’accordo tra Roma Metropolitane e Metro C S.c.p.a., con una nuova e imponente iniezione di denaro pubblico. Sul provvedimento si esprime anche l’Avvocatura capitolina, con un giudizio positivo che con nota del 4 novembre 2013 sarà fortemente criticato dall’assessore Morgante. Ma un paio di settimane dopo la nota della sua collega, Improta sblocca le somme. Il 22 novembre successivo «rammenta le precise responsabilità in capo al Dipartimento Mobilità e Trasporti qualora non si provvedesse alle liquidazioni delle somme disponibili, arrecando un pregiudizio di natura risarcitoria, evidenziando anche le possibili strumentalizzazioni delle maestranze e delle ditte sub-affidatarie che, preoccupate della contingente crisi economica e dunque del loro futuro lavorativo, potrebbero determinare situazioni tali da avere ripercussioni sull’ordine pubblico».
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Roma, 21/08/2017 - Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, in riunione a Palazzo Chigi con il Commissario per la ricostruzione, Vasco Errani, il Capo del dipartimento Protezione civile, Angelo Borrelli, i Presidenti delle regioni colpite Nicola Zingaretti (Lazio), Luca Ceriscioli (Marche), Catiuscia Marini (Umbria), Luciano D’Alfonso (Abruzzo).
ITALIA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: A.A. V.V, "Tra Roma e Venezia, la cultura dell'antico nell'Italia dell'Unità. Giacomo Boni e i contesti, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti (18-19|10|2015). CONVEGNO | YOU TUBE VIDEO 1 di 9. [Nota: diverse foto lezione della collezione di M. G. Conde, 2014-15*].
Tra Roma e Venezia, la cultura dell'antico nell'Italia dell'Unità. Giacomo Boni e i contesti. 18-19 settembre 2015 - Palazzo Franchetti Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.
Giacomo Boni, (Venezia, 1859 - Roma, 1925) è stato uno dei più celebri archeologi italiani. È noto soprattutto perché fu protagonista di una straordinaria stagione di scavi archeologici a Roma. In precedenza era stato anche ispettore per i monumenti per l'Italia meridionale per conto del Ministero della Pubblica istruzione, e ancora prima, a Venezia, assistente disegnatore nel cantiere di Palazzo Ducale. Si era infatti formato come architetto presso l'Accademia di Belle Arti per trasferirsi poi a Roma e rientrare a Venezia solo brevemente in seguito al crollo del campanile di San Marco nel 1902. Fu anche socio precoce della Deputazione di Storia Patria per le Venezie, e attraverso quest'organo rappresentativo dello Stato centrale trovò la strada per il ministero. La parabola della sua carriera, le vicende personali, le importanti conseguenze scientifiche del suo operato, la tradizione storiografica di oblio e restaurazione della sua memoria rendono Boni figura meritoria di un'analisi che per la prima volta si propone di comprenderne l'attività e il pensiero per intero. Si è scelto di collocarli nello spaccato culturale e politico più ampio dell'Italia unita, dove si discuteva convis polemica sulle caratteristiche e sulle modalità della conservazione di antichità emonumenti, oggi "beni culturali"; tema sul quale il pensiero e l'opera di Boni sono tuttora degni di attenzione e considerazione.
Giacomo Boni, a Venezia fece esperienza in importanti cantieri di restauro e condusse, nel 1885, il suo primo scavo, indagando le fondazioni del campanile di S. Marco. Tredici anni dopo divenne Direttore degli scavi del Foro Romano, dove lavorò fino all’inizio della prima guerra mondiale, conducendo fra l’altro l’indagine del sepolcreto arcaico. Non sempre negli scavi applicò il metodo di cui si era fatto promotore e spesso procedette con piccoli saggi, come nel caso della Colonna Traiana, o con veri e propri sterri.
La vicenda personale del Boni e la difficoltà di condurre scavi stratigrafici a fronte di una comunità accademica ostile sono però elementi di una storia piú ampia. Piú d’uno, tra i biografi e i colleghi, rifiutò la proposta formulata ne Il metodo negli scavi archeologici e, forse anche per quel motivo, ricordò Boni come uomo di svariati interessi, ma approssimativo e facilmente influenzabile da sempre nuove idee. È però certo che Boni, benché uomo di potere (fu anche senatore), non seppe far valere il proprio metodo e i maggiori riconoscimenti, non a caso, li ottenne all’estero, con le lauree honoris causa conferitegli dalle Università di Oxford e Cambridge.
Da quando, intorno al 1970, in Italia ha cominciato ad affermarsi l’archeologia stratigrafica, il Boni è stato riconosciuto come un precursore e la sua opera è stata in piú occasioni rivalutata, al punto che, oggi, quelle undici pagine datate 1901 meritano un posto speciale in un’ideale antologia di storia del pensiero archeologico italiano.
ntroduzione ai lavori di
Albert AMMERMAN, Colgate University
Modera: Gherardo ORTALLI, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Università Ca' Foscari di Venezia;
Roberto BALZANI, Università degli studi di Bologna
Vis polemica. Le tradizioni preunitarie nella rappresentazione del patrimonio fra '800 e '900
Bruno ZANARDI, Università degli Studi di Urbino 'Carlo Bo'
La cultura della conservazione nell'Italia post-unitaria
Myriam PILUTTI NAMER, Istituto Italiano per gli Studi Storici, Università Ca' Foscari di Venezia
Giacomo Boni: costruzione del mito e storia
Carlo FRANCO, Università Ca' Foscari di Venezia
La Venezia di Giacomo Boni: temi locali e prospettive nazionali
Ore 15,00
Modera: ALBERT AMMERMAN, Colgate University
Sandro G. FRANCHINI, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Giacomo Boni e l'impegno per la salvaguardia di Venezia
Irene FAVARETTO, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
L'impresa di Ferdinando Ongania per San Marco e il contributo di Giacomo Boni
Ettore VIO, Procuratoria di San Marco
Il contributo di Giacomo Boni sui resti del Campanile crollato
Sabato 19 settembre 2015. Ore 9,30
Modera: Irene FAVARETTO, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Daniele MANACORDA, Università di Roma Tre
Boni e il metodo della ricerca archeologica un secolo dopo
Patrizia FORTINI, Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma
Gli scavi al Comitium-Lapis Niger. Documentazione storica a confronto con i dati delle nuove indagini
Carmine AMPOLO, Scuola Normale Superiore
Il Comitium e il lapis niger : modalità dello scavo e discussioni dell'epoca
Albert AMMERMAN, Colgate University
Boni's Work and Ideas on the Origins of the Forum in Rome
Ore 14,30
Modera: Carmine AMPOLO, Scuola Normale Superiore di Pisa
Federico GUIDOBALDI, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana
e Andrea PARIBENI, Università degli studi di Urbino "Carlo Bo"
L'archivio Boni-Tea dell'Istituto Lombardo: dalla scoperta all'edizione
Christopher SMITH, British School at Rome
Boni and British scholarship
FONTE | SOURCE:
-- Tra Roma e Venezia, la cultura dell'antico nell'Italia dell'Unità. Giacomo Boni e i contesti.
18-19 settembre 2015
Venezia, Palazzo Franchetti, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti
Info: www.istitutoveneto.it
-- VENEZIA - ITALIA Inizio 18 SETT
Tra Roma e Venezia, la cultura dell'antico nell'Italia dell'Unità Giacomo Boni e i contesti fino al 19.09.2015.
fino al 19.09.2015, Foto: L’archeologo Giacomo Boni al suo tavolo da lavoro, nel 1903.
Info: www.archeo.it/evento/tra-roma-e-venezia-la-cultura-dellan...
-- Tra Roma e Venezia, la cultura dell'antico nell'Italia dell'Unità. Giacomo Boni e i contesti. 18-19 settembre 2015 - Palazzo Franchetti Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. YOU TUBE VIDEO (1 di 9) =
www.youtube.com/v/insF52E8QJY&list=PLfcFPNXyAOqaHtZFY...
-- La modernità di Giacomo Boni, grande archeologo (anche se poco noto) a cavallo tra Otto e Novecento. Due giornate di studi all’Istituto veneto di Scienze lettere e arti di Venezia, archeologiavocidalpassato (18|10|2015).
archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/09/18/la-mod...
FOTO | FONTE | SOURCES:
* 1). "Barletta and Boni on the Palatine", [foto's top - right and bottom - right =]
* 1.1). Foto: “Dall’ alto dell Palatino, Giacomo Boni spiega al Presidente Alvear (Argentina) il Foro Romano,” (1922), s.v., ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: PARCO DEI FORI IMPERIALI & VIA DEI MONTI di G. Giovannoni, G. Boni, C. Ricci & V. Morpurgo (1911-13 & 1919|1924), Foto: “Dall’ alto dell Palatino, Giacomo Boni spiega al Presidente Alvear (Argentina) il Foro Romano,” (1922).
rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2014/09/16/roma...
* 1.2). Foto: "Prof. G. Boni, Famous Director of the Excavations," in: Rome - Prof. Giacomo Boni, the Palatine Hill, ca, 1914., Nicola Pascazio, The Recent Discoveries of the Palatine Hill, Rome. in: The Theosophical Path, Vol. VII, July - December (1914), pp. 97-101. s.v., ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITECTURA: Roma – I Fori sono ancora un disastro (2013-15), Foto di Annarosa Mattei Strinati, Roma (03|01|2015), s.v., Giacomo Boni: l’Archeologia degli Alberi (1891-1925).
rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2015/01/04/roma...
s.v.,
ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITECTURA: Prof. Arch. Giacomo Boni, Roma e Venezia, (foto & stampa varii 1 di 659 [12|2015]), in:
-- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: PROF. GIACOMO BONI, in: “SPESE PER LE ANTICHITA E LE BELLE ARTI. – SPESE PER I MUSEI, LE GALLERIE E GLI SCAVI DI ANTICHITA,” ROMA – ATTI PARLAMENTARI | CAMERA DEI DEPUTATI (16|06|1902) [PDF], pp. 1-32 [05|2015].
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-- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITECTURA: GIACOMO BONI (1891-1925), THE ROMAN FORUM: THE ANTIQUARIUM FORENSE - REDISCOVERING AN ANCIENT MUSEUM & RESTORATION OF THE ANTIQUARIUM (2004-15). THE EXCAVATIONS OF THE COMITIUM (2009-2015).
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-- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: "Le Origini di Roma - Il Museo Palatino | The Origins of Rome - The Palatine Museum", Fonte: Dott.ssa Paola Giannone | FACEBOOK (07|04|2015).
-- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Foro Romano / Basilica Emilia: Maria Antonietta Tomei e Patrizia Fortini (a cura di), Guida breve "MEMORIE DI ROMA - Gli Aemilii e la basilica nel Foro." Electa (2010). MIBAC & LA REPUBBLICA ed. ROMA (21.04.2010).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/sets/72157623...
-- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: PROF. GIACOMO BONI, THE ROMAN FORUM (1908-12): THE RESTORATION & REOPENING - THE 'OSTERIA-LUPANARE' / SACRA VIA (2010-11). LA REPUBBLICA (27/05/2010) / THE SUNDAY TIMES (LONDON), (28/12/1998), & THE ARCH OF TITUS (1999/2015).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/sets/72157624...
-- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Prof. Giacomo Boni & The Roman Forum (1902/2011): Restoration of the House of Vestals, Fountain of Giutarna, and the Medieval Fresco's of Santa Maria Antiqua (1902-2015).
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-- PROF. GIACOMO BONI e VENEZIA ARCHEOLOGIA, RESTAURO ARCHITETTURA e L' ISOLA DI POVEGLIA: Un nuovo monumento vivente, un' occasione di studio per i diletti figli di Venezia - Prof. Giacomo Boni (1859-1925).
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Vedi 1800 2022 Paese di Nemi Lake of Nemi a, di James Merigot
Nemi
Nemi (Nèmi[5], /ˈnɛmi/) è un comune italiano di 1 926 abitanti[2] della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio.
Posizionato quasi al centro dei Colli Albani, a 521 m s.l.m.,[6] Nemi è il secondo comune più piccolo dell'area dei Castelli Romani dopo Colonna, noto per la coltivazione delle fragole e per la relativa sagra[7], che si svolge ogni anno la prima domenica di giugno. Il centro storico è situato in posizione panoramica sul lago di Nemi, celebre per essere stato il luogo del ritrovamento nel 1927-1932 di due navi celebrative romane dell'età dell'imperatore Caligola, conservate nel Museo delle Navi Romane fino alla loro distruzione nel 1944.[8]
Nemi è stata fregiata della "bandiera arancione" dal Touring Club Italiano per l'ottima qualità dell'accoglienza e del soggiorno del turista.[9] Il comune è interamente incluso nel perimetro del parco regionale dei Castelli Romani.[10]
Il territorio comunale di Nemi, con un'estensione di 7.31 km², è il secondo comune più piccolo dei Castelli Romani, seguito solo da Colonna (3.50 km²), e uno dei più piccoli della provincia di Roma. I confini comunali abbracciano l'intero cratere del lago di Nemi, le cui acque sono invece di competenza provinciale.[11] I confini meridionali con il comune di Velletri sono stati rivisti nel 1505[12] e nel 1546[12] dal legato pontificio di Campagna e Marittima in seguito a una controversia sorta dopo l'effimera concessione del possesso del feudo di Nemi ai velletrani decretata nel 1482 da papa Sisto IV per meriti di guerra degli stessi, distintisi tra le file pontificie nella battaglia di Campomorto.[12]
Il territorio nemorense come quello dell'intera area dei Colli Albani, è stata soggetto tra i 600 000 e i 20 000 anni fa circa[13] all'attività eruttiva del Vulcano Laziale. Il suolo è dunque composto in massima parte di materiale vulcanico, e abbondano minerali caratteristici come il peperino e il tufo.
Secondo la "Carta Geologica d'Italia" realizzata dal Servizio Geologico d'Italia,[14] la parte meridionale del territorio e le coste del lago di Nemi sono composti da suoli classificati come V2, ovvero materiale proveniente da "manifestazioni eruttive finali. Brecce piroclastiche d'esplosione con lapilli, proiettili leucocratici, ultrafemici, pirosseniti biotitiche, più xenoliti di lave leucitiche e del substrato, facies cineritiche superiormente straterellate, in strati e banchi consolidati (peperino) rapidamente assottigliatosi allontanandosi dai centri d'emissione (Lago di Nemi)".[14]
La parte settentrionale del territorio invece viene classificata come suolo pn ("Nemi: complessi superiori ed inferiori con inclusi lavici di notevoli dimensioni").[14] In questo quadro si trovano piccole aree sparse lungo le coste del lago classificate come zona β4 ("lava in ammassi")[14] immersi in se ("scorie e lapilli giallastri sciolti, talora agglomerati, scoriette e lapilli stratificati"):[14] su uno di questi ammassi lavici è sorto il centro storico.
Le coste del lago sono formate da "detriti di falda, conoidi" (zona dt)[14] nella parte più lontana dalle acque e da un suolo classificato come a ("alluvioni di golena")[14] nella parte più prossima alle acque, i cosiddetti Orti di San Nicola.
Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media).
Idrografia
Come sopra accennato, la superficie del lago di Nemi (1.7 km²) non è inclusa nel territorio comunale, ma è di proprietà della provincia di Roma:[11] le coste del lago invece sono parte integrante del comune di Nemi. Dal versante occidentale del lago, ai piedi del centro storico di Genzano di Roma, parte un emissario artificiale[18] della lunghezza di 1653 metri,[19] scavato probabilmente in età repubblicana (attorno al IV secolo a.C.)[19] per prosciugare l'area settentrionale del lago in cui doveva essere costruito il tempio di Diana.[19] Il cunicolo, dell'altezza all'imbocco verso il lago di 5.50 metri,[19] sbuca a Vallericcia, in comune di Ariccia, e azionava in passato una mola oltre ad alimentare alcuni canali di drenaggio delle acque impaludate in quella zona.[18]
Tra le sorgenti d'acqua che nascono nel comune di Nemi vanno menzionate la fonte situata al chilometro 2 della strada provinciale 76/d via Nemorense tra Genzano e Nemi,[20] due fonti che sfruttano acque sorgive nate sul colle dei Corsi (580 m s.l.m.), presso la strada statale 217 Via dei Laghi in località Mezzaposta,[20] la fontana di Cajano presso monte Alto (621 m s.l.m.)[20] e fontan Tempesta, che sfrutta acque provenienti dalla Mezzaraga in comune di Rocca di Papa (660 m s.l.m.), e alimenta l'acquedotto comunale di Genzano.[20] Presso Nemi è anche la leggendaria fonte della ninfa Egeria, compagna di Numa Pompilio che, inconsolabile per la sua morte, si ritirò presso il "nemus Dianae" (il bosco sacro a Diana) e lì fu trasformata per pietà in una fonte d'acqua da Diana, individuata sotto al centro storico di Nemi lungo il lago.[21]
Orografia
Il punto più alto del territorio comunale è la sommità del monte Calidrone (612 m s.l.m.),[20] da cui è possibile avere una buona vista sull'Agro Pontino, che in alcuni giorni si estende anche fino al Circeo.
Il centro storico si situa a una quota più bassa immediatamente ai piedi del monte, 535 m s.l.m. al santuario del Santissimo Crocifisso[20] e 521 m s.l.m. alla residenza comunale:[20] la località villa Ruspoli si trova più in alto, alle pendici di monte Alto (672 m s.l.m.), a 621 m s.l.m..[20]
L'area occupata dai resti archeologici del tempio di Diana sulle sponde del lago di Nemi è situata a 363 m s.l.m.,[20] mentre altrove l'altezza della costa lacustre tocca i 329 m s.l.m. (presso l'imbocco dell'emissario al di sotto del centro storico di Genzano di Roma)[20] e i 325 m s.l.m. (località Orti di San Nicola, sotto al centro storico di Nemi). Le acque del lago si attestano sui 316 m s.l.m. in prossimità della costa per toccare una profondità massima di 30 metri (il punto alla quota più bassa del fondale lacustre è a 286 m s.l.m.):[20] una posizione senz'altro più elevata del fondale del vicino lago Albano (123 m s.l.m.),[20] che contribuisce a dimostrare che i due laghi vulcanici non sono collegati naturalmente.[18]
Clima
Nell'area dei Castelli romani le temperature minime medie oscillano tra i 9 °C ed i 12 °C, mentre le massime vanno tra i 15 °C e i 22 °C:[22] Le escursioni termiche più sensibili si registrano in autunno e in primavera, mentre per quanto riguarda la piovosità, i Castelli Romani si collocano nell'area meso-mediterranea, con un picco nel mese di novembre e un netto calo tra luglio e agosto, per un totale medio di 942 millimetri.[22] Tuttavia la piovosità più alta si registra nell'area prossima al litorale laziale in direzione S-SO e procede man mano calando verso l'interno, a causa dell'ostacolo rappresentato dai Colli Albani, in osservanza di un fenomeno chiamato stau.[22]
L'estate è calda e asciutta, l'inverno mite e piovoso senza, in genere, che vengano raggiunte temperature eccessivamente basse. I rilievi dei Colli Albani sbarrano il passaggio delle correnti umide e delle nubi foriere di pioggia, provenienti da sud-ovest. A Nemi può capitare che nevichi o ghiacci. In estate le temperature possono raggiungere i 35 °C, con punte di 37 °C in casi rari. La temperatura estiva a Nemi non ha mai raggiunto i 40 °C[senza fonte]: infatti mediamente si aggira sui 28-29 °C.
Origini del nome
Il toponimo di Nemi è legato al sostantivo della lingua latina "nemus" ("bosco"): con questa semplice denominazione, spesso accompagnata da aggettivi o complementi di specificazione ("nemus Dianae",[24] "nemus Aricinum",[24] "nemus Artemisium", "Cynthiae fanum"), era conosciuto il tempio di Diana che sorgeva sulle sponde del lago di Nemi. Alla divinità dei boschi e della caccia era consacrato l'intero bosco circostante, e tale culto rimase vivo fino alla messa al bando del paganesimo attuata dai decreti teodosiani del 391. Nel Medioevo la zona continuò a essere chiamata semplicemente "Nemus"[25] ("massa Nemus",[24] "castrum Nemoris")[24] e con questo nome il paese è entrato nella lingua italiana. Emanuele Lucidi attesa anche varianti arcaiche del toponimo, già desuete alla fine del Settecento, in "Nemore", "Neme" e "Nemo".[26]
L'età pre-romana
Il territorio nemese apparteneva in età antica alla città latina di Aricia, per cui la tradizione antica ha fatto risalire la fondazione al figlio del mitico fondatore di Atene Teseo, Ippolito detto Virbio,[27] o al comandante siculo Archiloco.[28] Nel territorio di questa città si trovava il santuario di Diana Aricina o Nemorense, consacrato alla dea Diana, divinità tutelare principalmente dei boschi e della fertilità: l'ubicazione di questo importante santuario è stata comunemente identificata fin dal Seicento presso le sponde settentrionali del lago di Nemi.[29] Il tempio nemorense divenne il centro religioso della Lega Latina dopo la distruzione di Alba Longa alla metà del VII secolo a.C.,[29] e fu frequentato fino all'inizio del V secolo,[29] con un periodo di grande ampliamento tra il II secolo a.C. ed il I secolo.[29]
La dominazione romana
In età romana il tempio di Diana continuò a essere ampiamente frequentato anche come sanatorio miracoloso, anche se non nacquero insediamenti abitati di particolare rilievo nell'attuale territorio nemorense. La memoria di età romana più notevole per Nemi consiste nelle due famose navi celebrative, lunghe rispettivamente 64 e 71 metri:[30] si è congetturato il loro uso festaiolo e orgiastico,[31] ma attualmente l'ipotesi più probabile è che si trattasse di navi sacre a Diana o ad Iside.[32] Anche sul committente si sono elaborate molte ipotesi, restringendo il cerchio agli imperatori Tiberio o Caligola.[31] Tentativi di recuperare le due navi furono eseguiti a più riprese a partire dal Quattrocento, e a un certo punto si arrivò a ipotizzare l'esistenza di ben tre navi: solo tra il 1929 e il 1932 venne messa in piedi un'imponente spedizione archeologica che, grazie allo svuotamento delle acque del lago per ben 22 metri di profondità,[33] riuscì a tirare a riva le due navi custodendole nell'apposito museo delle Navi Romane. Tuttavia durante la seconda guerra mondiale, nella notte tra il 31 maggio ed il 1º giugno 1944 il museo e le due navi andarono a fuoco, pare per un incendio appiccato da alcuni soldati tedeschi: oggi nel museo sono custoditi dei modellini in scala
L'alto Medioevo
Nel Liber Pontificalis risulta una "massa Nemus" donata dall'imperatore Costantino I (306-337) alla Cattedrale di San Pancrazio in Albano Laziale sotto il pontificato di papa Silvestro I (314-335).[35] All'epoca dunque Nemi non risultava abitata o comunque non aveva unità di paese, poiché per "massa" nel Medioevo si intendeva un "podere o insieme (più o meno unitariamente organizzato) di poderi appartenenti a un signore feudale, ad un monastero, ad una chiesa o ad altra istituzione ecclesiastica o comunque a un magnate"[36] o, al limite, "una tenuta con al più qualche casupola di contadini".[37]
Il paese cominciò a esistere solo quando fu edificato il castello, attorno al IX secolo.[38] La potente famiglia dei Conti di Tuscolo molto probabilmente si impadronì della comunità agricola residente nella valle del lago, come già controllava gran parte dell'Agro Romano e dei Colli Albani:[21][39][40] i nuovi padroni fortificarono la zona più elevata, posizione forte e selvaggia[40] che dominava tutto il lago ed era inattaccabile da tre lati, dando origine a quello che nei testi dell'epoca viene definito più volte "castrum Nemoris",[24] cioè letteralmente "la cittadella del bosco". La popolazione di contadini e pescatori che viveva sparsa nella valle del lago trovò più sicuro avvicinarsi al fortilizio tuscolano, e costruì la parte più antica di Nemi, quella che oggi è detta "Pullarella".
Il basso Medioevo
Con la decadenza dei Conti di Tuscolo, nella signoria di Nemi e altri castelli dei Colli Albani subentrarono nel 1090 i Frangipane:[21][38][40] tuttavia già nel 1153 papa Anastasio IV concesse il castello ai monaci cistercensi dell'abbazia delle Tre Fontane sulla via Laurentina.[38][40] Papa Lucio III nel 1183 confermò ai cistercensi il possesso del castello di Nemi con le sue dipendenze e il lago;[21][38][40][41] probabilmente il bisogno di confermare la donazione fu determinato da una controversia giudiziaria sorta tra l'abbazia delle Tre Fontane e i tre fratelli Pietro, Nicola e Angelo Gandolfi, che avanzavano pretese su una torre edificata dalla loro famiglia in territorio nemese presso l'attuale Genzano di Roma: la controversia si risolse nel 1218 con la rinuncia da parte dei Gandolfi a ogni pretesa sulla torre.[42]
I monaci cistercensi, in considerazione della pessima posizione geografica e climatica in cui si trovava l'abbazia delle Tre Fontane, situata al centro di una vallata malarica, ottennero fin dal 1225[38][43] la possibilità di trasferirsi in estate nel loro più salubre feudo di Nemi e presso il convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo sul Lago Albano,[44] loro dipendenza dal 1237.[45]
Durante lo Scisma d'Occidente (1378-1417) l'antipapa Clemente VII, in cerca di appoggi militari per scalzare il suo rivale papa Urbano VI, concesse a Giordano Orsini, feudatario di Marino, la signoria di Nemi e altri castelli e casali dell'Agro Romano:[21][38][40][46] sennonché dopo la battaglia di Marino (30 aprile 1379), in cui la vittoria arrise all'esercito pontificio, e la fuga dell'antipapa ad Avignone, non è chiaro se in pratica Giordano Orsini abbia potuto prendere possesso di Nemi e degli altri possedimenti.
All'inizio del Quattrocento, in considerazione dei servizi resigli come capitano di ventura nella crociata contro i Caetani e i Colonna indetta nel 1399, papa Bonifacio IX concesse Nemi e altri feudi a Tebaldo Annibaldi:[47] feudi che gli furono tolti dopo la morte del papa, nel 1405,[47] ma che i suoi eredi riuscirono a riacquistare in forza di una bolla pontificia dell'antipapa Giovanni XXIII del 1411.[47] Nel 1412 Riccardo Annibaldi restituì diligentemente il feudo ai monaci cistercensi,[47] salvo rioccuparlo attorno al 1420, per riperderlo di lì a poco.[38] Nel 1423 infatti i cistercensi pensarono bene di assicurare la tranquillità del loro feudo affittandolo per tre anni al nipote di papa Martino V, Giordano Colonna.[21][38][40][48] Il feudo venne definitivamente acquistato dai Colonna nel 1428, per la somma di 15.000 fiorini.[38] Nel 1479 i Colonna vendettero a scopo di garanzia i feudi di Nemi e Genzano di Roma al cardinale Guillaume d'Estouteville,[21][38][40] il quale li trasmise nel 1483 ai propri figli naturali Agostino e Girolamo, avuti con Girolama Tosti.[21][38] Con il famigerato Breve apostolico "Coelestis altitudine potentia" papa Alessandro VI nel 1501 concesse ai propri nipoti Giovanni e Rodrigo Borgia, rispettivamente di tre e due anni di età, una quarantina di feudi laziali a testa, tra cui Nemi.[21][40][49] Amministratore dei feudi a causa della minore età dei soggetti interessati fu nominato il cardinale arcivescovo di Cosenza Francesco Borgia.[50]
Età moderna
Con la morte di Alessandro VI nel 1503 e la caduta dei Borgia, il feudo di Nemi tornò ai Colonna. Sotto il dominio di Marcantonio I Colonna la Comunità nemese fece apografare il suo antico "Statuto" risalente all'epoca dei Cistercensi. La nuova redazione, opera del notaio Bernardino Paganelli, fu presentata il 31 agosto 1514. (Bibl. C. Mannoni "Comenzano li capituli delli statuti del castello de Nemo" 2008). Alla metà del Cinquecento iniziò un vortice turbinoso di passaggi di proprietà per il feudo: nel 1550 Ascanio I Colonna vendette con diritto di retrovendita il feudo per 4000 scudi a Giuliano Cesarini,[21][51][52] il quale nel 1559 rivendé il feudo a Marcantonio II Colonna[21][40] che già nel 1560 lo rivendé con lo stesso patto di retrovendita a Silverio de Silveriis Piccolomini per 7300 scudi.[21][40] Dopo che nel 1566 subentrò nella proprietà Francesco Cenci,[21] nel dicembre 1571 Marcantonio Colonna, fresco ammiraglio vincitore nella celebre battaglia di Lepanto, rinunciò al diritto di retrovendita su Nemi,[40] perciò nel 1572 il feudo venne venduto infine a Muzio Frangipane.[21][40]
A Muzio Frangipane successe il figlio Mario Frangipane, a cui si deve la realizzazione delle opere pubbliche e dei monumenti più importanti del paese, oppure per dirla con Gaetano Moroni "tutto quello che ha di moderno degno di considerazione".[21] Fece abbellire il castello, edificato a suo tempo dai cistercensi e fortificato dai Colonna, nel 1637 fece edificare il complesso per i minori osservanti con la nuova chiesa dedicata nel 1645 alla Vergine di Versacarro, per compensare il trasferimento dei cappuccini a Genzano,[53][54] nel 1639 la chiesa di Santa Maria del Pozzo,[40] completata nel 1650.[40]
Alla sua morte nominò erede confidenziale il cardinale Antonio Barberini,[40] che in seguito rispettò le volontà del defunto donando il feudo ai Frangipane di Croazia:[40] il marchesato di Nemi pervenne così a Nicola Frangipane, duca di Tersatto. Ai croati subentrarono i Frangipane friulani, e infine l'ultimo esponente di questa famiglia, Antigono Frangipane, nel 1781 vendette Nemi a Luigi Braschi Onesti, nipote di papa Pio VI.[40][54] Pio VI non tardò a elevare il feudo del nipote del titolo di ducato, riconosciuto nel dicembre 1786.[40][54] I Braschi a Nemi si occuparono dell'abbellimento del palazzo ducale e al miglioramento dell'uso delle terre ducali, ordinando la piantagione di una quantità di ulivi in luogo di infruttuoso bosco.[40]
L'emissario del lago di Nemi
Nella valle del lago c'era anche un'altra costruzione notevolissima: l'emissario artificiale, costruito nel V secolo a.C., cioè prima della dominazione romana; un cunicolo lungo 1.635 metri e largo 80 cm, scavato nella roccia, che congiungeva il lago a Vallericcia, di là del cratere, col doppio scopo di mantenere costante il livello del lago e di irrigare la valle. Sulle pareti sono ancora visibili i segni lasciati dai rudimentali strumenti degli operai, che lavorarono partendo da un capo e dall'altro, e si incontrarono al centro con un errore di pochissima entità. Ha una camera d'ingresso in opera quadrata di peperino e un sistema di chiuse sorprendentemente efficace; da Vallericcia prosegue a cielo aperto passando per Cecchina fino a giungere ad Ardea, dove sfocia nel mare. Fu restaurato negli anni venti per coadiuvare lo svuotamento del lago quando si recuperarono le due navi celebrative:[69] oggi è interamente visitabile.
La villa di Cesare
L'esistenza di una villa di Gaio Giulio Cesare nel territorio aricino prossimo al tempio di Diana Aricina o Nemorense è attestata da Cicerone e Svetonio:[70] la villa fu probabilmente edificata tra il 61 ed il 58 a.C., ma per Svetonio non soddisfece Cesare che la fece radere al suolo:[71] a ogni modo ulteriori studi hanno confermato che il definitivo abbandono della villa è da collocarsi tra il III e il IV secolo
Per le note vedi:
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Raccolta foto De Alvariis
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ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2022. VIA DELL' IMPERO e “1932, L’ELEFANTE E IL COLLE PERDUTO"; in: Museo di Fori Imperiali (07/04/2022)." ROMATODAY (07/04/2022). S.v., Vedi anche: Roma e l'era pliocenica e i resti di elefante scoperti sul Campidoglio (fine del XIX secolo?), il Foro Romano ([= una zanna di un ippopotamo] c. 1900-07?), la Velia (1932) e il Foro di Cesare (1941?). Anche: Antonella Aquiloni, Museo Paleontologico Montevarchi (AR) & Fb (30/10/2021) & Dott.ssa Rossella Rea, La Repubblica (10/10/2009): 1 & 27 wp.me/pbMWvy-2Am
Foto: Antonio Munoz & Italo Gismondi, Così nacque via dell’Impero: "Ipotesi di sistemazione del muro di contenimento di Villa Rivaldi su progetto di Antonio Muñoz (disegno di S. De Angelis). Museo di Roma, MR-42232" [c. 1930?], in: Pier Federico Caliari (2017); in: RARA 2022 (07/04/2022).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51987489977
1). ROMA - VIA DELL" IMPERO e “1932, L’ELEFANTE E IL COLLE PERDUTO"; in: Museo di Fori Imperiali (07/04/2022). ROMATODAY (07/04/2022).
Foto: l’olio di Ferretti conducono lo spettatore nel vivo delle fasi di apertura del taglio della Velia (1932);
s.v., sotto: GEDI WATCH / You-Tube (25/11/2021).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51988783219
Roma - "1932, l’elefante e il colle perduto", la mostra ai Mercati di Traiano. ROMATODAY (07/04/2022).
90 anni dalla scoperta, sono stati restaurati i resti fossili di elefante (Elephas antiquus) trovati alla base della collina Velia. L’intervento ha costituito l’occasione per proporre un insieme di opere, che gettano luce su un settore dell’area archeologica centrale interessato negli anni Trenta del Novecento da distruzioni e trasformazioni urbanistiche profonde.
Un centinaio di queste opere, tra cui reperti archeologici, progetti grafici e opere d’arte, interamente provenienti dalle collezioni capitoline, alcuni dei quali identificati in occasione di recenti ricerche ed esposti al pubblico per la prima volta, compongono la mostra "1932, L'elefante e il colle perduto", aperta dall’8 aprile al 24 maggio 2022 ai Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali.
La mostra
L’esposizione, a cura di Claudio Parisi Presicce, Nicoletta Bernacchio, Isabella Damiani, Stefania Fogagnolo, Massimiliano Munzi, è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con la collaborazione dell’Archivio Luce. Organizzazione Zètema Progetto Cultura.
In soli due anni, tra 1931 e 1932, fu sbancato nel cuore di Roma un colle, la Velia, che si estendeva tra le pendici dell’Oppio e le propaggini del Palatino, separando l’area dei Fori Imperiali dal Colosseo. L’intervento da un lato risolveva la necessità di collegare piazza Venezia, via Cavour e i nuovi rioni del Celio e dell’Esquilino, dall’altro consentiva la realizzazione di una strada monumentale e scenografica da piazza Venezia al Colosseo. Si trattava di una passeggiata unica al mondo fiancheggiata dai monumenti della città antica che si andavano recuperando con le demolizioni del Quartiere Alessandrino, in atto dal 1924.
La nuova arteria cittadina, che prese il nome di via dell’Impero (l’attuale via dei Fori Imperiali), fu inaugurata il 28 ottobre 1932 in occasione della celebrazione del decennale della Marcia su Roma, divenendo da quel momento luogo privilegiato delle parate e dei riti del regime.
Il prezzo pagato dal patrimonio artistico e archeologico, a causa di questo sbancamento, fu molto alto. Si iniziò con lo smantellamento pressoché totale del giardino di Villa Rivaldi, che si estendeva sulla sommità del colle fino alle spalle della Basilica di Massenzio. Fu quindi intaccata la stratificazione archeologica, che si rivelò ricchissima di testimonianze di epoca romana, in particolare i resti di una domus con affreschi ben conservati e numerose statue.
Ma la scoperta più sorprendente fu fatta il 20 maggio 1932, quando vennero alla luce numerosi resti di fauna fossile, tra i quali il cranio e la zanna di elefante Elephas (Palaeoloxodon) antiquus costituiscono il reperto più famoso. La notizia ebbe immediata risonanza sulla stampa. Antonio Muñoz, Direttore della X Ripartizione Antichità e Belle Arti del Governatorato di Roma e supervisore dei lavori, scrisse che «qui, sotto la collina della Velia era il giardino zoologico della Roma preistorica». Le operazioni di recupero si svolsero con grande celerità: l’Elephas, rimosso frettolosamente, fu poi trasportato nell’Antiquarium Comunale del Celio, «dove è stato dimenticato», come avrebbe poi scritto Antonio Cederna.
Le 4 sezioni della mostra
La mostra si compone di quattro sezioni nelle quali, in un viaggio a ritroso nel tempo, sono illustrate alcune importanti tappe di questa storia: l’intervento di sbancamento con i progetti di sistemazione architettonica e le modalità di raccolta dei materiali archeologici rinvenuti; il complesso monumentale di Villa Rivaldi, fortemente manomesso dai lavori; le testimonianze di una ricca domus rimasta in uso per lungo tempo in epoca imperiale; la scoperta dei resti dell’Elephas antiquus.
In questo racconto, oltre ai reperti archeologici, progetti grafici e oggetti d’arte vengono proposti al pubblico anche filmati d’epoca conservati negli archivi dell’Istituto Luce e un video con immagini degli archivi della Sovrintendenza Capitolina, utili ad approfondire i temi trattati in mostra.
Nella prima sezione è evocato l’intervento di sbancamento della Velia, evidenziando due aspetti di quel gigantesco cantiere urbano: i rinvenimenti, effettuati in assenza di criteri scientifici, di innumerevoli reperti archeologici e la sistemazione architettonica del taglio del colle in vista dell’apertura di via dell’Impero.
Il primo aspetto è presentato in mostra attraverso una selezione di materiali archeologici rinvenuti durante le operazioni di sterro, databili dall’epoca antica a quella moderna. Il loro allestimento apparentemente casuale vuole rendere l’idea della modalità di recupero dei materiali, raccolti senza distinzione di contesto di rinvenimento, e il loro stoccaggio in casse, poi accumulate nei depositi comunali. Rimandano invece al secondo aspetto alcuni disegni e progetti per il muro di sostegno del giardino di Villa Rivaldi, elaborati da Antonio Muñoz e dai suoi collaboratori. In parte inediti, i disegni mostrano la varietà delle soluzioni ideate.
La seconda sezione è dedicata al giardino di Villa Rivaldi, splendida residenza costruita sulla sommità della Velia da monsignor Eurialo Silvestri a partire dal 1542. Passata nelle mani di diversi proprietari, nel 1660 la villa fu venduta dal cardinale Carlo Pio di Savoia al Conservatorio delle Zitelle Mendicanti, istituzione destinata all’accoglienza e all’educazione di fanciulle abbandonate. Alla vigilia dello sbancamento della Velia il Governatorato di Roma commissionò a Maria Barosso e Odoardo Ferretti alcune vedute del giardino della villa, che di lì a poco sarebbe stato distrutto.
L’iniziativa si colloca in una prassi diffusa nel periodo: si pensava infatti che la pittura fosse più adeguata della fotografia – ritenuta un semplice metodo meccanico di riproduzione di immagini – a rendere il fervore dei lavori in corso o a documentare in maniera appropriata i frequenti rinvenimenti di antichità. I dipinti esposti in questa sala sono il frutto di quel lavoro.
La terza sezione è riservata alle testimonianze della decorazione pittorica del criptoportico di una grande domus di epoca imperiale romana intercettata dagli sterri, le cui imponenti strutture furono completamente demolite. Il complesso si articolava su due livelli, di cui quello inferiore con criptoportico dotato di un ninfeo; al piano superiore si impostava un cortile porticato a pianta rettangolare. La decorazione era costituita da due distinte fasi pittoriche, una di fine I-inizi II secolo d.C., l’altra di fine II-inizi III secolo d.C., riprodotte da Ferretti con acquerelli, alcuni dei quali esposti in mostra. Per la prima volta vengono presentati al pubblico quattro frammenti di affreschi, recuperati prima della demolizione delle strutture. Vi sono raffigurati personaggi e animali, che decoravano i riquadri in cui erano scandite le pareti nella seconda fase pittorica.
Nella quarta sezione, infine, sono esposti i resti del cranio e della difesa (zanna) sinistra dell’elefante antico Elephas (Palaeoloxodon) antiquus, rinvenuto nello strato geologico a circa 11 metri dalla sommità della collina. Tre acquerelli di Barosso e l’olio di Ferretti conducono lo spettatore nel vivo delle fasi di apertura del taglio della Velia, con il primo apparire del Colosseo, la messa in luce dei resti del cranio e della difesa di elefante adagiati in corrispondenza del tracciato della via dell’Impero e, infine, la maestosa stratificazione geologica messa in luce dall’avanzare dei lavori.
Fonte / source:
--- ROMATODAY (07/04/2022).
www.romatoday.it/eventi/1932-l-elefante-e-il-colle-perdut...
Anche:
--- ROMA, "1932, l’elefante e il colle perduto." Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali (08/04 - 24/05/2022) (07/04/2022).
Una selezione di circa 100 opere, tra reperti archelogici, progetti grafici, oggetti d’arte e video, alcuni esposti per la prima volta, racconta la storia della perduta Velia e del “suo” elefante.
Sala stampa / Comunicato stampa & Galleria; in: Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali (08/04 - 24/05/2022) (07/04/2022).
www.mercatiditraiano.it/it/mostra-evento/1932-l-elefante-...
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Foto: Antonella Aquiloni, “Roma – Montevarchi: restauro e ritorno.” Il Museo per restaurare un Elephas antiquus rinvenuto nei Fori Imperiali nel 1932. Museo Paleontologico Montevarchi (AR) & Fb (30/10/2021).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51986240782
--- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2022. “Roma – la realizzazione di via dell’Impero, ora via dei Fori Imperiali e 1932, l’elefante e il colle perduto (= Dipinto della Dott.ssa Maria Barosso / Elefanti – Via dell’Impero [05/1932]).” Mercati di Traiano Museo dei Fori Imperiali (08/04 – 24/05/2022). S.v., Dott.ssa Antonella Aquiloni, specialista del restauro della Velia elefante, Museo Paleontologico Montevarchi (AR) (10/2021) & IL GIORNALE D’ ITALIA (24/05/1932): 3 & IL MESSAGGERO (26/05/1932): 5; in:
RARA 2022 (06/04/2022). wp.me/pbMWvy-2Ad
Foto: Il Giornale (20/05/2002): 1 & 31. RARA 2020-22 (02/09/2021).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/8054123872
2). ROMA - ROMA - I Sotterranei del Vittoriano - Gioielli segrati i sotterranei del Vittoriano “…fu trovato perfino lo scheletro di un elefante preistorico...fine del XIX secolo?;" in: Il Giornale (20/05/2002): 1 & 31. RARA 2020-22 (02/09/2021). wp.me/pbMWvy-1Rd
Foto: Giacomo Boni e il Foro Romano & una zanna di un ippopotamo? (21 settembre 1907); in: 'Suppliment to THE SPHERE (21 Sept. 1907): ii-iii. (2016/2022).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/24875845892/
3). ROMA - Giacomo Boni e il Foro Romano (21 settembre 1907), Il periodo britannico = 'Suppliment to THE SPHERE (21 Sept. 1907): ii-iii; riporta, Nel corso degli scavi nella Casa delle Vestali, nel Foro Romano, a una profondità inferiore al pavimento a 1,83 m - 6 piedi, è stata scoperta una zanna di un ippopotamo negli strati di sabbia pliocenica?
Fonte / source:
--- Rome - Excavating the Centre of Rome's Great Civilization - Revealing the Story of the Forum. The Results of Commendatore Boni's Nine Years Work at Rome. 'Suppliment to THE SPHERE (21 Sept. 1907): ii-iii; in: RARA 2020-22 (13/02/2016), republished in: "A Roma una mostra sull'archeologo di origini cadorine Giacomo Boni." TG DOLOMITI / TELEBELLUNO / You-Tube (05 Jan. 2022). wp.me/pbMWvy-2nZ
Foto: Roma – Il Sottosuolo dei Fori E ‘L’ Elephas Antiquus’ Della Via Dell’ Impero [05/1932]; in: “Tra elefanti e bufali, Roma era come la savana.” GEDI WATCH / You-Tube (25/11/2021).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51710146881
4). ROMA - I Fori Imperiali, la Velia duranta ti periodo pliocenico & ‘L` Elephas Antiquus’; in: IL GIORNALE D’ITALIA (06/07/1932): 3 & (24/05/1932): 3. S.v., Roma – Il Sottosuolo dei Fori e ‘L’ Elephas Antiquus’ Della Via Dell’ Impero [05/1932]; in: “Tra elefanti e bufali, Roma era come la savana.” GEDI WATCH / You-Tube (25/11/2021) [05:35]. S.v., Dr. Antonella Aquiloni, Museo Paleontologico Montevarchi (AR) & Fb (30/10/2021) & IL MESSAGGERO (26/05/1932). RARA 2020-22 (29/12/2021).
--- 4.1). ROMA – “Il Nuovo Volta Di Roma – Quale ampiezza per la Via del Monte? IL GIORNALE D’ITALIA (06/07/1932): 3.
--- 4.2). ROMA – “I resti di elefante preistorico nello scavo accanto al Colosseo.” IL GIORNALE D’ITALIA (24/05/1932): 3.
--- 4.3). ROMA – Il Sottosuolo dei Fori e ‘L’ Elephas Antiquus’ Della Via Dell’ Impero [05/1932]; in: “Tra elefanti e bufali, Roma era come la savana.” GEDI WATCH / You-Tube (25/11/2021) [05:35].
--- 4.4). ROMA – Antonella Aquiloni, “Roma – Montevarchi: restauro e ritorno.” Il Museo per restaurare un Elephas antiquus rinvenuto nei Fori Imperiali nel 1932. Museo Paleontologico Montevarchi (AR) & Fb (30/10/2021).
Fonte / source:
--- RARA 2020-22 (29/12/2021).
Foto: Prof. Antonio M. Colini (1941); in: Dott.ssa Alessandra Tomassetti (2009).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/51988495636
5). ROMA - Prof. Antonio M. Colini, Il Foro di Cesare (gennaio e marzo 1941?); Nota: "Mandibola di Elephas antiquus" (1941?) = [SBCAS, Fondo Colini, Catelle Donazione Ioppolo]; in: Dott.ssa Alessandra Tomassetti, Bollettino dell' Unione Storia ed Arte 3 (2009); 72-82.
Dott.ssa Alessandra Tomassetti (2009), scrive, p. 77 =
"...Tra il retro del muro (A) e la parete di fondo della tabernae del Foro di Cesare (F) negli strati di terreno naturale formati di limi-sabbiosi e limi-argillosi ("sabbie ed argille gialle del Maremmano" (Fig. 6) [nota] 25, erano stati recuperati frammenti della pozione mediana del ramo manibolare sinistro con due dente incompleti di Elephas antiquus Falc., [nota] 26, successivamente restaurato e studio da Gioacchino De Angelis d' Ossant (fig. 7) [nota] 27.
[Anche, s.v.], P. 77 / nota 26 = G. De Angelis D'Ossat, BullCom., LXIII (1936): 5-24; P. 77 / nota 26 = G. De Angelis D'Ossat, Urbe VII, fasc. 8, Agosto (1942): 1-13 (3-6).
Fonte / source:
--- Alessandra Tomassetti, Scoperte tra il Foro di Cesare ed il Carcere dai documenti dell’Archivio di A. M. Colini, in «Bollettino della Unione Storia ed Arte», n.s., n. 3 (2008): 72-82 [pdf]; in:
Alessandra Tomassetti / academia.edu. (2018) = www.academia.edu/26655875/Scoperte_tra_il_Foro_di_Cesare_...
Anche: Alessandra Tomassetti (2008); in:
--- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2021. Al Museo Paleontologico in corso il restauro di un fossile rinvenuto nel 1932 a Roma – Resti del cranio e difesa di Elephans antiquus. ValdrarnoPost.it & Museo Paleontologico di Montevarchi / Fb (14 & 17/08/2021). S.v., IL GIORNALE D’ ITALIA (24/05/1932): 3 & IL MESSAGGERO (26/05/1932): 5; Alessandra Tomassetti (2008). RARA 2020-22 (02/09/2021). wp.me/pbMWvy-1Rd
Foto: La Repubblica (10/10/2009): 1 & 27. RARA 2020-22 (02/09/2021).
www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/4204417358
6). ROMA - I Fori Imperiali, Velia & Elephans antiquus; in: L'intervista, Dott.ssa Rossella Rea, direttrice del Colosseo - "Ospitera` le statue scoperte nella Collina sventrata nel 1932." La Repubblica (10/10/2009): 1 & 27. RARA 2020-22 (02/09/2021). wp.me/pbMWvy-1Rd
ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LE INDAGINI DELLA FINANZA - Metro C, aumenti sospetti. Guardia di Finanza a caccia di tangenti, IL TEMPO (21|10|2014) & FOTO di Dott.ssa Arch. Paola Giannone, Roma (21|10|2014).
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FOTO | FONTE | SOURCE di Dott.ssa Arch. Paola Giannone, Roma (21|10|2014). "Martin ...Che orrore! Storia di ordinaria delinquenza! Brutte notizie per la Basilica di Massenzio! Ieri pomeriggio, passando da Via dei Fori Imperiali, mentre andavo alla riunione sulla Mobilità di Vittorio Sartogo, CALMA, ho visto l'orrenda "imbracatura" con enormi macchinari della Basilica di Massenzio e il muro di cemento sotto Villa Rivaldi, che ha raddoppiato la sua altezza! È "danneggiamento al Patrimonio Archeologico" per cui ci sono 15 indagati dalla Procura della Repubblica di Roma e dalla Corte dei Conti Regionale del Lazio! Oggi pomeriggio faccio le foto. Ciao. Paola," Roma (21|10|2014).
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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LE INDAGINI DELLA FINANZA - Metro C, aumenti sospetti. Guardia di Finanza a caccia di tangenti - I 200 milioni di extra violano il codice degli appalti. L’ipotesi investigativa: mazzette o finanziamento illecito? Rinviata ancora l’inaugurazione: taglio del nastro a novembre, IL TEMPO (21|10|2014).
Al momento è solo un’ipotesi investigativa. Ma che potrebbe trovare conferma negli incartamenti amministrativi dell’affaire Metro C. Perché dietro l’aumento di costi previsto nell’accordo del 9 settembre 2013 fra l’ente pubblico Roma Metropolitane e il «contraente generale» incaricato della costruzione, «Metro C S.c.p.a.», potrebbe nascondersi un giro di tangenti o una forma di finanziamento illecito.
Sono migliaia le pagine finite sotto la lente degli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma, che sta passando al setaccio ogni documento per ricostruire la travagliata vicenda della Metropolitana C che, ad oggi, conta due indagati, ex funzionari di Roma Metropolitane, accusati di abuso d’ufficio. Atti propedeutici e successivi alla stipula dell’accordo dei primi di settembre dell’anno scorso, denominato «atto attuativo», con cui ai circa 253 milioni di euro previsti con la delibera «Cipe 2012» come copertura economica da dare a «Metro C S.c.p.a.», sono stati aggiunti ulteriori 90 milioni di euro, più altrettanti per «il riconoscimento per ogni mese o frazione di mese, dei maggiori oneri» dovuti alle «varianti (al progetto della Metro C, ndr), prescrizioni in corso d’opera, modifiche normative e/o metodologia costruttiva o ritardo nel rilascio delle prescritte autorizzazioni», oltre a un 3,75% aggiuntivo. Denaro in più che, stando alla ricostruzione preliminare, non sarebbe dovuto essere concesso in quanto dato in violazione del codice degli Appalti, secondo cui il «contraente generale» si accolla tutti i costi aggiuntivi per la costruzione dei progetti. Di questa violazione c’è ampia traccia negli atti acquisiti nei giorni scorsi dalle Fiamme gialle, ma anche in un accurato dossier messo a punto dai consiglieri del gruppo consiliare capitolino del M5S, Marcello De Vito, Enrico Stefàno, Virginia Raggi e Daniele Frongia. Tra l’altro, che il «contraente generale» (ossia Metro C S.c.p.a.) non avesse diritto a nulla di più rispetto a quanto già stabilito nel 2012, lo dice lo stesso assessore alla Mobilità e Trasporti, Guido Improta, in una nota del 30 luglio 2013. Tuttavia, l’assessore rimette la patata bollente ad altri «uffici», per poi il 22 novembre 2013 tornare sui propri passi – pur in presenza di una nota fortemente contraria dell’assessore al Bilancio, Daniela Morgante – e indurre «il Dipartimento Mobilità e Trasporti» alla «liquidazione delle somme disponibili».
Ma andiamo per gradi. Il 30 luglio 2013 Improta prende carta e penna. Con la nota n.30393 afferma che «non può non tenersi nella debita considerazione che, nella specie, il contraente generale è autore della progettazione esecutiva e, in parte, della progettazione definitiva degli interventi, sicché non sembrano rituali, e comunque ammissibili, eventuali riconoscimenti in favore del medesimo». Questo perché secondo il codice degli Appalti la funzione del «contraente generale» è diversa e distinta rispetto a quella dell’appaltatore che, invece, in presenza di varianti al progetto può chiedere ulteriori finanziamenti. Improta, però, dispone una studio, denominato «due diligence», affidato a soggetti esterni, che ad agosto 2013 danno l’ok. E il 9 settembre scatta l’accordo tra Roma Metropolitane e Metro C S.c.p.a., con una nuova e imponente iniezione di denaro pubblico. Sul provvedimento si esprime anche l’Avvocatura capitolina, con un giudizio positivo che con nota del 4 novembre 2013 sarà fortemente criticato dall’assessore Morgante. Ma un paio di settimane dopo la nota della sua collega, Improta sblocca le somme. Il 22 novembre successivo «rammenta le precise responsabilità in capo al Dipartimento Mobilità e Trasporti qualora non si provvedesse alle liquidazioni delle somme disponibili, arrecando un pregiudizio di natura risarcitoria, evidenziando anche le possibili strumentalizzazioni delle maestranze e delle ditte sub-affidatarie che, preoccupate della contingente crisi economica e dunque del loro futuro lavorativo, potrebbero determinare situazioni tali da avere ripercussioni sull’ordine pubblico».
Fonte | source:
-- IL TEMPO (21|10|2014).
www.iltempo.it/cronache/2014/10/21/metro-c-aumenti-sospet...
Roma, 21/04/2015 - Il ministro dell'economia e delle finanze, Pietro Carlo Padoan, ed il sottosegretario di Stato, Claudio De Vincenti, illustrano in conferenza stampa i provvedimenti adottati al termine del Consiglio dei Ministri.
ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Sassi d' Artista di Christian Valentini. Una rivisitazione pop del sampietrino, Dott.ssa Ilaria Giacobbi & Associazione Selciaroli Romani | FACEBOOK (05|05|2015).
Sassi d’ artista di Christian Valentini. Una rivisitazione pop del sampietrino.
Incontro Christian Valentini, pittore e artista romano, in un freddo pomeriggio invernale e ci ritroviamo a commentare la dubbia scelta dell’ Assessore ai Lavori Pubblici del comune di Roma di (s)vendere i sampietrini per farne oggetto di arredo & design (è proprio in quei giorni che nasce la polemica che vede i cittadini e la città mobilitarsi in difesa delle pietre, considerate patrimonio culturale della città da VALORIZZARE e non demolire) [1].
Da qui nasce il progetto “Sassi d’ artista” in collaborazione con l’ Associazione Selciaroli Romani (impegnati da sempre nella tutela del sampietrino romano): cinque opere d’ arte realizzate con le pietre risalenti al 1970/80 provenienti dalle cave laziali ed estratte prima dalla loro definitiva chiusura, lascito di mio nonno Aldo Giacobbi (storico selciarolo romano).
Cinque creazioni volte a celebrare Roma città eterna, museo a cielo aperto, ma soprattutto il sampietrino da sempre simbolo iconografico e parte integrante della stessa.
La pietra naturale si fonde al materiale di reimpiego, il tratto pittorico dell’ artista ne esalta il suo colore naturale, il risultato d’ insieme è la reinterpretazione personale di Christian Valentini della compenetrazione dell’ architettura verticale con quella orizzontale: i lastricati romani come unicum storico/artistico e paesaggistico di Roma parte integrante della città e dei suoi monumenti.
Mi permetto di definire le sue piccole creazioni come installazioni poiché hanno tutte le caratteristiche principali per essere definite opere d'arte installative, hanno come soggetto principale il fruitore e sembrano essere realizzate proprio per modificare o comunque sollecitare la percezione dello spettatore che diviene così parte integrante del lavoro: senza il fruitore, l'opera d'arte installativa non ha ragione di esistere [2].
Dalla fase germinale di un’ opera d’ arte, da un’ idea alla sua realizzazione: la parola all’ artista.
Cosa rappresenta per te che sei romano il sampietrino?
Essendo nato e cresciuto a Roma, l’immagine di strade “fatte” di sampietrini è sempre stata un po’ anche mia: il “pavimento” della mia città, lo sfondo delle mie giornate, il mio cammino. In questo senso il sampietrino mi è sempre appartenuto, se capisci cosa intendo. Sono strade diverse, quelle dei sampietrini, che raccontano storie lontane e affascinanti, che esistono e resistono al tempo, testimoni di avvenimenti grandiosi e desolanti, spettatrici delle vite di tutti i giorni. Il sampietrino è qualcosa di antico e moderno al tempo stesso, un dono lasciatoci, unico al mondo. Ho sempre pensato che ognuna di quelle pietre fosse un monumento di Roma che celebra Roma, qualcosa di inimitabile. E di intoccabile, per me. Ho visto tante strade diverse nelle città in cui sono stato, e alcune non le ho più dimenticate, ma niente per me ha il fascino e la forza che una strada di sampietrini si porta dietro. Il sampietrino, per me, è la strada di casa.
Partendo dai nomi delle cinque opere quale il messaggio che hai voluto tradurre in opera d’ arte?
Più che di messaggi, parlerei di sensazioni. Per “Giochi di strada” ho immaginato i pomeriggi dei bambini di una volta, quando si stava ore a giocare sotto casa, quando bastava poco, un gessetto un pallone una corda un gruppo di amici, quando bastava anche solo la fantasia. E sempre, sullo sfondo, i sampietrini, la tela dove ognuno “disegnava”la propria infanzia. E’ nostalgico, “Giochi di strada”, ma anche divertente, in un certo modo.
“La dolce vita” è un omaggio a un tempo, a un film, a una donna. Mi ha sempre affascinato la Via Veneto di allora, le sue luci, le storie, l’amore per il bello, il cinema, quell’atmosfera di apertura verso il mondo. Una Roma sublime. E una, donna, Anita Ekberg, indimenticabile.
“Notturno”, col blu del suo cielo e il giallo della luna, racconta il romanticismo e la meraviglia di una notte romana, quando in Ottobre passeggi tra sampietrini e foglie e ti godi la mitezza del clima, con le luci a illuminare strade, ponti, monumenti. “Notturno” è quiete, pace, stupore.
“27” e “28” sono due opere in qualche modo legate tra loro. La natura è il filo che le unisce, perché non bisogna dimenticare che Roma non è solo la metropoli caotica di strade intricate e traffico ovunque che conosciamo, ma anche il luogo di parchi, ville, di giardini. Unire il legno e il sampietrino in un’unica opera d’arte è come raccontare una storia di vita che è si metropolitana, ma che ogni tanto si concede il lusso di piccole oasi naturali.
La scelta del materiale di reimpiego esalta il significato di ogni creazione. Cosa ha dettato la scelta di questi?
Devo dire la verità, non è stato semplice capire quali materiali potessero fondersi bene con il sampietrino. La pietra è dura, pesante, ruvida, non regolare. Per questo ho pensato a materiali che facessero da contrasto. Mi piace molto l’idea del contrasto nell’arte.
Materie come il vetro, liscio geometrico e trasparente, oppure il legno, caldo e dalle forme più dolci, o ancora la foglia di rame, quasi impercettibile al tatto, hanno fatto sì che le opere potessero divenire vera e propria Armonia: di forme, di colori, ma anche di sensazioni. Mi piace che un’opera d’arte sia una mescolanza di sensi, mi piace che sia una sovrapposizione di immagini da guardare, ma anche di materie da toccare. Sentire il freddo del vetro e subito dopo la ruvidezza della pietra, la porosità del legno e la leggerezza della carta sono sensazioni che fanno viva un’opera d’arte. In questo senso credo che sculture o istallazioni andrebbero sempre toccate, perché l’esperienza di un contatto reale con le opere ci aiuta ad apprezzarle rendendole per noi più vicine, più “umane”.
A tutto questo va aggiunto il ruolo che ha avuto il colore: ho utilizzato smalti di tonalità accese che mi hanno permesso di dare luce e brillantezza all’opera, in una chiave di modernità che è ulteriore contrasto con il concetto di “antichità” che appartiene al sampietrino.
Attualmente vivi in Germania dove l’ arte e il patrimonio artistico vengono valorizzati in modo diverso da Roma. Questa tua esperienza ha influito nella realizzazione delle cinque installazioni su Roma e per Roma?
Faccio una breve premessa. La Germania è una nazione ricca, con tante risorse che vengono ottimamente sfruttate per gestire un patrimonio artistico sorprendente. C’è molta attenzione nei riguardi del mondo dell’arte in generale, gli artisti vengono valorizzati e in molti casi aiutati. La gente ama partecipare a eventi culturali di vario tipo, si va spesso a visitare musei, a teatro, a concerti di musica classica. In questo clima di grande apertura è forse più semplice stimolare la propria creatività, perché in una città come Monaco, ad esempio, ci si sente invasi da un senso d’arte in un modo che non avrei creduto.
Vivere qui mi ha dato un’ulteriore possibilità di confronto con altri artisti, e mi ha regalato esperienze che ovviamente poi hanno influenzato le istallazioni. Credo di essere riuscito a lavorare con una maggiore libertà creativa, ma anche con una nuova consapevolezza personale, nella ricerca di nuove forme e armonie, spie delle emozioni e delle sensazioni che mi hanno accompagnato nella realizzazione.
La nostalgia e l’amore per Roma hanno fatto il resto.
(1). www.change.org/p/al-sindaco-di-roma-capitale-e-all-assess...
(2). installazione In arte, opera costituita da vari elementi od oggetti disposti in uno spazio. Largamente realizzata, a partire dagli anni 1960, da artisti di tendenze diverse (minimalismo, arte processuale, arte povera, arte concettuale), dagli anni 1980 l’i. è divenuta occasione di sintesi di linguaggi e mezzi espressivi diversi, dai più tradizionali a quelli tecnologicamente più avanzati, comprendendo materiali grezzi o manipolati, elementi meccanici o elettrici, video, componenti sonore o musicali, immagini computerizzate ecc. (videoinstallazioni o i. video, i. video sonore, i. interattive). L’i. può essere riproposta o rimontata in spazi espositivi differenti, subendo eventuali adattamenti, purché non ne risultino alterate le relazioni tra le varie parti e il senso generale dell’opera. Da www.treccani.it/enciclopedia/installazione/
FONTE | SOURCES:
-- Dott.ssa Ilaria Giacobbi | FACEBOOK (05|05|2015).
www.facebook.com/ilaria.giacobbi.3
-- Dott.ssa Ilaria Giacobbi | Associazione Selciaroli Romani | FACEBOOK (05|05|2015).
www.facebook.com/selciaroliromani/timeline
-- Christian Valentini | FACEBOOK (05|05|2015).
www.facebook.com/pages/Christian-Valentini/650421291733994
s.v.,
-- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: “Per una manciata di sale. La nascita del sistema viario romano” – Un “viaggio” affascinante e magico nel cuore segreto di Roma e del Lazio tra miti e leggende, arti, mestieri e tradizioni”, di Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Roma (28|04|2015) [PDF], pp. 1-5.
-- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA: “Tutte le strade portano a Roma” - Un “viaggio” affascinante e magico nel cuore segreto di Roma e del Lazio tra miti e leggende, arti, mestieri e tradizioni”, Di Dott.ssa Ilaria Giacobbi, Roma (21|04|2015) [PDF], pp. 1-6.
Progetto fotografico in collaborazione con GianOrso
DeGenere
Italian Queer Tango Marathon
Roma, 21-23 marzo
www.facebook.com/events/1278888009994773/
_______
Out of Frames
Cosa fa una cornice? Richiama l’attenzione, valorizza, mette in risalto. Sono tutti aspetti positivi, che fanno parte della nostra esperienza di persone queer o vicine alla sensibilità queer. Le cornici ci aiutano ad affermare, in modo giocoso, “guardami!”, “sono qui”, “ci sono anche io”, “io valgo!”.
Sono le stesse istanze, giocose e terapeutiche, che portano ogni anno uomini, donne e persone non binarie, di tutti gli orientamenti, a ballare insieme il tango, a mescolarsi, a toccarsi, a conoscersi e verificarsi con il corpo a suon di musica. Il tango queer aiuta le persone ad essere nel qui ed ora, mandando in frantumi taboo personali e frontiere di genere ed orientamento, aiutando le persone ad essere felici davvero.
Quindi le nostre cornici sono staccate dai muri. Sono i soggetti che le scelgono, che le reggono, che ne sovvertono il significato, che decidono di raccontare nuove storie, nuovi legami. Le persone escono dalle cornici, dai propri stereotipi, e incontrano altrə.
In un mondo di comunicazione falsata e distorta, gli scatti di Out of Frames sono dannatamente reali. Imperfetti, pieni di “errori” tecnici. Sono scatti che rompono la quarta parete, rivelando lo stativo e la scenografia. Fuori dalla Cornice!
Uno degli effetti di questo set fotografico è stato il divertimento di coloro che hanno partecipato. Quelle risate, quegli incontri, quello scoprirsi reciprocamente sono stati molto terapeutici. In questo momento buio della storia in cui diritti e democrazia si stanno sistematicamente smantellando, la nostra comunità queer e di alleatə ha bisogno di esser furba, di far memoria di se. La paura si sconfigge insieme, con la lotta e con l’ironia!
Progetto fotografico in collaborazione con GianOrso
DeGenere
Italian Queer Tango Marathon
Roma, 21-23 marzo
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Out of Frames
Cosa fa una cornice? Richiama l’attenzione, valorizza, mette in risalto. Sono tutti aspetti positivi, che fanno parte della nostra esperienza di persone queer o vicine alla sensibilità queer. Le cornici ci aiutano ad affermare, in modo giocoso, “guardami!”, “sono qui”, “ci sono anche io”, “io valgo!”.
Sono le stesse istanze, giocose e terapeutiche, che portano ogni anno uomini, donne e persone non binarie, di tutti gli orientamenti, a ballare insieme il tango, a mescolarsi, a toccarsi, a conoscersi e verificarsi con il corpo a suon di musica. Il tango queer aiuta le persone ad essere nel qui ed ora, mandando in frantumi taboo personali e frontiere di genere ed orientamento, aiutando le persone ad essere felici davvero.
Quindi le nostre cornici sono staccate dai muri. Sono i soggetti che le scelgono, che le reggono, che ne sovvertono il significato, che decidono di raccontare nuove storie, nuovi legami. Le persone escono dalle cornici, dai propri stereotipi, e incontrano altrə.
In un mondo di comunicazione falsata e distorta, gli scatti di Out of Frames sono dannatamente reali. Imperfetti, pieni di “errori” tecnici. Sono scatti che rompono la quarta parete, rivelando lo stativo e la scenografia. Fuori dalla Cornice!
Uno degli effetti di questo set fotografico è stato il divertimento di coloro che hanno partecipato. Quelle risate, quegli incontri, quello scoprirsi reciprocamente sono stati molto terapeutici. In questo momento buio della storia in cui diritti e democrazia si stanno sistematicamente smantellando, la nostra comunità queer e di alleatə ha bisogno di esser furba, di far memoria di se. La paura si sconfigge insieme, con la lotta e con l’ironia!
Cantina Comandini dal 1863, con i suoi oltre 150 anni di storia, rappresenta la più antica osteria del territorio delle Colline Romane.
Il locale, che occupa le cantine dell'antico Palazzo Senni dei primi '800, è oggi ancora più accogliente grazie ad un accurato restauro, durato ben due anni, il quale è riuscito a conservare intatte le caratteristiche di un tempo: dai pavimenti, ai soffitti a volta, alle pareti rocciose.
Fiore all'occhiello della cantina, che la rende ancora più caratteristica e preziosa, è la grande grotta scavata nel tufo che si dirama fin sotto la piazza principale.
La cantina si trova in eccellente posizione, al centro della città di Frascati, con ampi parcheggi adiacenti, può ospitare fino a 250 persone nei suoi ambienti interni, mentre all'esterno è disponibile un ampio spazio attrezzato, nella stagione estiva, con tavoli all'aperto per circa 100 persone.
La Cantina propone una ricca selezione di vini, formaggi, insaccati, confetture e dolciumi in arrivo direttamente dalle fattorie e dalle piccole aziende locali ed ancora, mantenendo la sua forte connotazione territoriale, si possono gustare i piatti tipici della cucina "castellana" e Romana.
LE MIGLIORI CARNI ALLA BRACE
CUCINA TIPICA ROMANA
IL VINO DEI CASTELLI
e...
MERCOLEDI, VENERDI E DOMENICA
PIZZA NO-STOP + BEVANDA A € 9,00
Via Duca D’Aosta, 1 - 00044 Frascati (RM)
E’ gradita la prenotazione: 06/94010384
info@cantinacomandini.it
Progetto fotografico in collaborazione con GianOrso
DeGenere
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Roma, 21-23 marzo
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Cosa fa una cornice? Richiama l’attenzione, valorizza, mette in risalto. Sono tutti aspetti positivi, che fanno parte della nostra esperienza di persone queer o vicine alla sensibilità queer. Le cornici ci aiutano ad affermare, in modo giocoso, “guardami!”, “sono qui”, “ci sono anche io”, “io valgo!”.
Sono le stesse istanze, giocose e terapeutiche, che portano ogni anno uomini, donne e persone non binarie, di tutti gli orientamenti, a ballare insieme il tango, a mescolarsi, a toccarsi, a conoscersi e verificarsi con il corpo a suon di musica. Il tango queer aiuta le persone ad essere nel qui ed ora, mandando in frantumi taboo personali e frontiere di genere ed orientamento, aiutando le persone ad essere felici davvero.
Quindi le nostre cornici sono staccate dai muri. Sono i soggetti che le scelgono, che le reggono, che ne sovvertono il significato, che decidono di raccontare nuove storie, nuovi legami. Le persone escono dalle cornici, dai propri stereotipi, e incontrano altrə.
In un mondo di comunicazione falsata e distorta, gli scatti di Out of Frames sono dannatamente reali. Imperfetti, pieni di “errori” tecnici. Sono scatti che rompono la quarta parete, rivelando lo stativo e la scenografia. Fuori dalla Cornice!
Uno degli effetti di questo set fotografico è stato il divertimento di coloro che hanno partecipato. Quelle risate, quegli incontri, quello scoprirsi reciprocamente sono stati molto terapeutici. In questo momento buio della storia in cui diritti e democrazia si stanno sistematicamente smantellando, la nostra comunità queer e di alleatə ha bisogno di esser furba, di far memoria di se. La paura si sconfigge insieme, con la lotta e con l’ironia!
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Cosa fa una cornice? Richiama l’attenzione, valorizza, mette in risalto. Sono tutti aspetti positivi, che fanno parte della nostra esperienza di persone queer o vicine alla sensibilità queer. Le cornici ci aiutano ad affermare, in modo giocoso, “guardami!”, “sono qui”, “ci sono anche io”, “io valgo!”.
Sono le stesse istanze, giocose e terapeutiche, che portano ogni anno uomini, donne e persone non binarie, di tutti gli orientamenti, a ballare insieme il tango, a mescolarsi, a toccarsi, a conoscersi e verificarsi con il corpo a suon di musica. Il tango queer aiuta le persone ad essere nel qui ed ora, mandando in frantumi taboo personali e frontiere di genere ed orientamento, aiutando le persone ad essere felici davvero.
Quindi le nostre cornici sono staccate dai muri. Sono i soggetti che le scelgono, che le reggono, che ne sovvertono il significato, che decidono di raccontare nuove storie, nuovi legami. Le persone escono dalle cornici, dai propri stereotipi, e incontrano altrə.
In un mondo di comunicazione falsata e distorta, gli scatti di Out of Frames sono dannatamente reali. Imperfetti, pieni di “errori” tecnici. Sono scatti che rompono la quarta parete, rivelando lo stativo e la scenografia. Fuori dalla Cornice!
Uno degli effetti di questo set fotografico è stato il divertimento di coloro che hanno partecipato. Quelle risate, quegli incontri, quello scoprirsi reciprocamente sono stati molto terapeutici. In questo momento buio della storia in cui diritti e democrazia si stanno sistematicamente smantellando, la nostra comunità queer e di alleatə ha bisogno di esser furba, di far memoria di se. La paura si sconfigge insieme, con la lotta e con l’ironia!
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Sono le stesse istanze, giocose e terapeutiche, che portano ogni anno uomini, donne e persone non binarie, di tutti gli orientamenti, a ballare insieme il tango, a mescolarsi, a toccarsi, a conoscersi e verificarsi con il corpo a suon di musica. Il tango queer aiuta le persone ad essere nel qui ed ora, mandando in frantumi taboo personali e frontiere di genere ed orientamento, aiutando le persone ad essere felici davvero.
Quindi le nostre cornici sono staccate dai muri. Sono i soggetti che le scelgono, che le reggono, che ne sovvertono il significato, che decidono di raccontare nuove storie, nuovi legami. Le persone escono dalle cornici, dai propri stereotipi, e incontrano altrə.
In un mondo di comunicazione falsata e distorta, gli scatti di Out of Frames sono dannatamente reali. Imperfetti, pieni di “errori” tecnici. Sono scatti che rompono la quarta parete, rivelando lo stativo e la scenografia. Fuori dalla Cornice!
Uno degli effetti di questo set fotografico è stato il divertimento di coloro che hanno partecipato. Quelle risate, quegli incontri, quello scoprirsi reciprocamente sono stati molto terapeutici. In questo momento buio della storia in cui diritti e democrazia si stanno sistematicamente smantellando, la nostra comunità queer e di alleatə ha bisogno di esser furba, di far memoria di se. La paura si sconfigge insieme, con la lotta e con l’ironia!
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Sono le stesse istanze, giocose e terapeutiche, che portano ogni anno uomini, donne e persone non binarie, di tutti gli orientamenti, a ballare insieme il tango, a mescolarsi, a toccarsi, a conoscersi e verificarsi con il corpo a suon di musica. Il tango queer aiuta le persone ad essere nel qui ed ora, mandando in frantumi taboo personali e frontiere di genere ed orientamento, aiutando le persone ad essere felici davvero.
Quindi le nostre cornici sono staccate dai muri. Sono i soggetti che le scelgono, che le reggono, che ne sovvertono il significato, che decidono di raccontare nuove storie, nuovi legami. Le persone escono dalle cornici, dai propri stereotipi, e incontrano altrə.
In un mondo di comunicazione falsata e distorta, gli scatti di Out of Frames sono dannatamente reali. Imperfetti, pieni di “errori” tecnici. Sono scatti che rompono la quarta parete, rivelando lo stativo e la scenografia. Fuori dalla Cornice!
Uno degli effetti di questo set fotografico è stato il divertimento di coloro che hanno partecipato. Quelle risate, quegli incontri, quello scoprirsi reciprocamente sono stati molto terapeutici. In questo momento buio della storia in cui diritti e democrazia si stanno sistematicamente smantellando, la nostra comunità queer e di alleatə ha bisogno di esser furba, di far memoria di se. La paura si sconfigge insieme, con la lotta e con l’ironia!
Roma, 21 ottobre 2013 - Il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha partecipato alla seconda edizione dell’Italian Digital Agenda Annual Forum, incontro nazionale di verifica e confronto sullo sviluppo dell’economia digitale in Italia, promosso da Confindustria Digitale.
ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LE INDAGINI DELLA FINANZA - Metro C, aumenti sospetti. Guardia di Finanza a caccia di tangenti, IL TEMPO (21|10|2014) & FOTO di Dott.ssa Arch. Paola Giannone, Roma (21|10|2014).
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FOTO | FONTE | SOURCE di Dott.ssa Arch. Paola Giannone, Roma (21|10|2014). "Martin ...Che orrore! Storia di ordinaria delinquenza! Brutte notizie per la Basilica di Massenzio! Ieri pomeriggio, passando da Via dei Fori Imperiali, mentre andavo alla riunione sulla Mobilità di Vittorio Sartogo, CALMA, ho visto l'orrenda "imbracatura" con enormi macchinari della Basilica di Massenzio e il muro di cemento sotto Villa Rivaldi, che ha raddoppiato la sua altezza! È "danneggiamento al Patrimonio Archeologico" per cui ci sono 15 indagati dalla Procura della Repubblica di Roma e dalla Corte dei Conti Regionale del Lazio! Oggi pomeriggio faccio le foto. Ciao. Paola," Roma (21|10|2014).
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ROMA ARCHEOLOGIA e RESTAURO ARCHITETTURA: LE INDAGINI DELLA FINANZA - Metro C, aumenti sospetti. Guardia di Finanza a caccia di tangenti - I 200 milioni di extra violano il codice degli appalti. L’ipotesi investigativa: mazzette o finanziamento illecito? Rinviata ancora l’inaugurazione: taglio del nastro a novembre, IL TEMPO (21|10|2014).
Al momento è solo un’ipotesi investigativa. Ma che potrebbe trovare conferma negli incartamenti amministrativi dell’affaire Metro C. Perché dietro l’aumento di costi previsto nell’accordo del 9 settembre 2013 fra l’ente pubblico Roma Metropolitane e il «contraente generale» incaricato della costruzione, «Metro C S.c.p.a.», potrebbe nascondersi un giro di tangenti o una forma di finanziamento illecito.
Sono migliaia le pagine finite sotto la lente degli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma, che sta passando al setaccio ogni documento per ricostruire la travagliata vicenda della Metropolitana C che, ad oggi, conta due indagati, ex funzionari di Roma Metropolitane, accusati di abuso d’ufficio. Atti propedeutici e successivi alla stipula dell’accordo dei primi di settembre dell’anno scorso, denominato «atto attuativo», con cui ai circa 253 milioni di euro previsti con la delibera «Cipe 2012» come copertura economica da dare a «Metro C S.c.p.a.», sono stati aggiunti ulteriori 90 milioni di euro, più altrettanti per «il riconoscimento per ogni mese o frazione di mese, dei maggiori oneri» dovuti alle «varianti (al progetto della Metro C, ndr), prescrizioni in corso d’opera, modifiche normative e/o metodologia costruttiva o ritardo nel rilascio delle prescritte autorizzazioni», oltre a un 3,75% aggiuntivo. Denaro in più che, stando alla ricostruzione preliminare, non sarebbe dovuto essere concesso in quanto dato in violazione del codice degli Appalti, secondo cui il «contraente generale» si accolla tutti i costi aggiuntivi per la costruzione dei progetti. Di questa violazione c’è ampia traccia negli atti acquisiti nei giorni scorsi dalle Fiamme gialle, ma anche in un accurato dossier messo a punto dai consiglieri del gruppo consiliare capitolino del M5S, Marcello De Vito, Enrico Stefàno, Virginia Raggi e Daniele Frongia. Tra l’altro, che il «contraente generale» (ossia Metro C S.c.p.a.) non avesse diritto a nulla di più rispetto a quanto già stabilito nel 2012, lo dice lo stesso assessore alla Mobilità e Trasporti, Guido Improta, in una nota del 30 luglio 2013. Tuttavia, l’assessore rimette la patata bollente ad altri «uffici», per poi il 22 novembre 2013 tornare sui propri passi – pur in presenza di una nota fortemente contraria dell’assessore al Bilancio, Daniela Morgante – e indurre «il Dipartimento Mobilità e Trasporti» alla «liquidazione delle somme disponibili».
Ma andiamo per gradi. Il 30 luglio 2013 Improta prende carta e penna. Con la nota n.30393 afferma che «non può non tenersi nella debita considerazione che, nella specie, il contraente generale è autore della progettazione esecutiva e, in parte, della progettazione definitiva degli interventi, sicché non sembrano rituali, e comunque ammissibili, eventuali riconoscimenti in favore del medesimo». Questo perché secondo il codice degli Appalti la funzione del «contraente generale» è diversa e distinta rispetto a quella dell’appaltatore che, invece, in presenza di varianti al progetto può chiedere ulteriori finanziamenti. Improta, però, dispone una studio, denominato «due diligence», affidato a soggetti esterni, che ad agosto 2013 danno l’ok. E il 9 settembre scatta l’accordo tra Roma Metropolitane e Metro C S.c.p.a., con una nuova e imponente iniezione di denaro pubblico. Sul provvedimento si esprime anche l’Avvocatura capitolina, con un giudizio positivo che con nota del 4 novembre 2013 sarà fortemente criticato dall’assessore Morgante. Ma un paio di settimane dopo la nota della sua collega, Improta sblocca le somme. Il 22 novembre successivo «rammenta le precise responsabilità in capo al Dipartimento Mobilità e Trasporti qualora non si provvedesse alle liquidazioni delle somme disponibili, arrecando un pregiudizio di natura risarcitoria, evidenziando anche le possibili strumentalizzazioni delle maestranze e delle ditte sub-affidatarie che, preoccupate della contingente crisi economica e dunque del loro futuro lavorativo, potrebbero determinare situazioni tali da avere ripercussioni sull’ordine pubblico».
Fonte | source:
-- IL TEMPO (21|10|2014).
www.iltempo.it/cronache/2014/10/21/metro-c-aumenti-sospet...
Roma, 21 giugno 2016 - Il presidente del Consiglio Matteo Renzi al Teatro Piccolo Eliseo per un ‘dialogo’ con Alec Ross, in occasione della presentazione del libro dell’autore statunitense "Il nostro futuro. Come affrontare il mondo dei prossimi venti anni". Moderatore dell'evento, Claudio Cerasa direttore del quotidiano "Il Foglio".
Roma, 21 novembre 2018 – Nell'ambito del Forum europeo, il Capo Dipartimento Angelo Borrelli incontra la delegazione rumena nella sede operativa del Dipartimento della Protezione Civile.
Il Forum europeo sulla riduzione del rischio da disastri si è svolto a Roma, presso il Centro Congressi “Auditorium della Tecnica”, dal 21 al 23 novembre 2018. Tre giornate di eventi, dibattiti, tavole rotonde, sessioni plenarie e di lavoro dedicate ai rischi connessi ai cambiamenti climatici, all’analisi dei disastri causati da calamità naturali e provocati dall’attività umana e alle strategie per la riduzione dei disastri. Il Forum, organizzato dal Dipartimento della Protezione Civile e promosso dall’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei rischi di catastrofi (UNISDR), ha visto la partecipazione di oltre 50 Paesi.
Roma, 21 giugno 2016 - Il presidente del Consiglio Matteo Renzi al Teatro Piccolo Eliseo per un ‘dialogo’ con Alec Ross, in occasione della presentazione del libro dell’autore statunitense "Il nostro futuro. Come affrontare il mondo dei prossimi venti anni". Moderatore dell'evento, Claudio Cerasa direttore del quotidiano "Il Foglio".