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THE PICTURES ARE FOR SALE

  

DEDICATA alle DONNE

 

sarebbe bello vedere la ... photo On black and large

  

un video .... Mille papaveri rossi - Rai Storia

  

DARE VOCE ALLE DONNE

  

In occasione del 67° anniversario della Liberazione, il Coordinamento Donne Rimini ha scelto di prendere parte alla celebrazione facendo proprie le parole di una partigiana, Teresa Vergalli:

una donna che attraverso il suo impegno civile e politico, nonché attraverso le pagine del suo libro autobiografico “Storie di una staffetta partigiana” (I ed. 2004, II ed. 2005, III ed. 2011, Editori Riuniti University press), non ha mai smesso di consegnarci il messaggio della resistenza, e “come staffetta tra le generazioni, mette in contatto noi di oggi e di domani con la realtà di quegli anni decisivi e delle stagioni che li hanno preparati”1.

Vogliamo ricordare che moltissime donne sono state protagoniste della resistenza, eppure a tutt’oggi il loro contributo non è conosciuto: rimasto nel silenzio e nell’oblio. “Sono convinta – scrive Teresa – che ci sarebbe da riscrivere molta storia sulle donne durante quella guerra”2.

Dopo l’8 settembre, quando comincia a formarsi la prima rete della resistenza, con la costituzione “dei comitati che dirigevano il movimento [...] i Cln, cioè i comitati di liberazione nazionale”, le donne assumono un ruolo fondamentale, creando una rete capillare di sostegno.

“Mano a mano che il movimento cresceva c’era bisogno di una sempre più grande rete di appoggio. […] Mi fu affidato l’incarico di organizzare dei gruppi di donne, che in un primo tempo non ebbero nome, ma poi furono chiamati ‘Gruppi di difesa della donna´. Questo perché si pensava di dover non solo difenderci dalle bombe e dalla fame e pensare ad un futuro di pace, ma anche prepararci a lottare contro le ingiustizie e le disparità tra maschi e femmine. Facevano insomma capolino i temi dei diritti e dell’uguaglianza”.

“Proprio con questa rete femminile sono state prese importanti iniziative di lotta aperta, come manifestazioni clamorose sotto i commissariati fascisti o sotto la prefettura, per ottenere maggiori razioni alimentari o per rivendicare la distribuzione di generi vari, come il sale o la farina. Addirittura per il rilascio di ostaggi civili o azioni per far fuggire prigionieri durante i trasporti”.

“Erano quasi sempre le donne a trovare le case di latitanza - le chiamavamo così – per i capi del Cln, che si spostavano spesso, dovendo dirigere tutto quel multiforme esercito. Erano le donne ad accogliere e nascondere i partigiani feriti o malati, costretti a tornare in pianura. Soprattutto erano le donne a raccogliere i materiali e le offerte per sostenere o rincuorare i ragazzi delle formazioni in montagna” 3.

Ciononostante “dopo la liberazione le protagoniste più dimenticate sono state le donne”. Nella sola provincia di Reggio Emilia “su 9554 partigiani e patrioti ben 1188 sono donne. […] Eppure ne mancano parecchie in quegli elenchi. Molte di quelle che hanno fatto tanto non sono state nemmeno riconosciute partigiane o patriote”.

Ma “la lotta partigiana non sarebbe stata possibile senza le donne. Le armi le trasportavano loro, i rifugi li offrivano loro, le vettovaglie e i vestiti altrettanto. Senza contare il prezioso sostegno morale”.

“Finita la guerra le combattenti e le fiancheggiatrici non hanno vantato nulla, sono rimaste troppo spesso in silenzio. Credo che in silenzio siano rimaste soprattutto quelle che hanno pagato il prezzo più alto, cioè le torturate, le imprigionate e le violentate”.

“Mi chiedo quante donne e ragazze, in quella follia che è stata quella guerra, hanno patito violenze e stupri e non l’hanno voluto raccontare”. Purtroppo non stupisce, del resto “Ancora oggi molte donne che subiscono violenza non trovano la forza di dirlo” 4.

1 A. Portelli, Prefazione a T. Vergalli, “Storie di una staffetta partigiana”, Roma, Editori Riuniti University press, 2011 (III ed.), p. 9.

2 Cfr. T. Vergalli, cit., p. 201.

3 Ibidem, pp. 20-24.

4 Ibidem, pp. 201-203.

25 aprile 2012

Teresa Vergalli, 1945

www.coordinamentodonnerimini.it - coordinamentodonnerimini@gmail.com

"...

 

Il problema è che non basta vivere secondo la norma. A vivere secondo la norma, infatti, ci riesci (talvolta per un pelo, per un pelo quasi invisibile, ma tutto sommato ci riesci). Le tue dichiarazioni dei redditi sono sempre in ordine. Le fatture le paghi alla scadenza. Non vai mai in giro senza carta d'identità (e la piccola bustina di plastica per la patente!...).

Tuttavia non hai amici.

 

La norma è complessa, multiforme. Fuori dall'orario di lavoro c'è la spesa che devi pur fare, i bancomat da cui devi pur mungere i soldi (e davanti ai quali, fin troppo spesso, ti tocca pure fare la fila). Soprattutto ci sono i diversi saldi che devi far pervenire agli organismi che gestiscono i differenti aspetti della tua vita. Come se non bastasse, ti può capitare di ammalarti, cosa che implica spese e nuove formalità.

Comunque un pò di tempo libero ti resta sempre. Che fare? Come impiegarlo? Consacrarsi al servizio del prossimo? Ascoltare musica? Un tempo magari: ma nel corso degli anni ti sei reso conto che la musica ti soddisfa sempre meno.

Il bricolage, preso nel suo senso più lato, può offrire una via di scampo. Ma in verità non c'è nulla che riesca a impedire il sempre più ravvicinato ritorno di quei momenti in cui la tua solitudine assoluta, la percezione della vacuità universale, il presentimento che la tua esistenza stia approssimandosi a un disastro doloroso e definitivo, si combinano per sprofondarti in uno stato di vera e propria sofferenza.

E tuttavia continui a non aver voglia di morire.

 

Hai avuto una vita. Ci sono stati momenti in cui avevi una vita. Certo, non te ne ricordi più benissimo; ma ad attestarlo restano varie fotografie. Questo succedeva, probabilmente all'epoca della tua adolescenza, o poco più tardi. Quant'era grande, allora, la tua smania di vivere! L'esistenza ti sembrava ricca di possibilità inedite. Ti vedevi potenziale cantante di musica leggera, ti vedevi in viaggio per il Venezuela.

Ancor più sorprendente, hai avuto un'infanzia. Allora: osserva un bambino di sette anni che gioca coi soldatini sul tappeto del salotto. Ti chiedo di osservarlo attentamente. Dopo il divorzio dei genitori, quel bambino non ha più padre. Vede pochissimo la madre, che occupa una posizione importante in un'azienda di cosmetici. Eppure si balocca coi soldatini, e l'interesse che mostra per queste rappresentazioni del mondo e della guerra sembra molto intenso. Questo bambino, non c'è alcun dubbio, già soffre un pò di mancanza d'affetto; e tuttavia: quanto sembra interessargli il mondo!

 

...

 

Ho appena compiuto tret'anni. Dopo un avvio caotico, negli studi sono riuscito a cavarmela dignitosamente; oggi sono un quadro medio. Analista-programmatore in una società di servizi informatici, il mio stipendio netto equivale a due volte e mezzo il 'salario minimo sindacale'; il chè significa gia di per sé un buon potere di acquisto. Posso sperare in una carriea significativa all'interno dell'azienda dove attualmente lavoro; a meno che io non decida, come molti fanno, di passare a lavorare per un cliente. Insomma, posso dirmi soddisfatto della mia posizione sociale. Sul piano sessuale, per contro, la riuscita è assai meno eclatante. Ho avuto diverse donne, ma per periodi brevi. Sprovvisto sia di bellezza sia di fascino, soggetto a frequenti attacchi di depressione, non corrispondo in alcuna misura a ciò che le donne cercano in un uomo. Tra l'altro, nelle donne che mi aprivano le cosce ho sempre avvertito cone una leggera reticenza; in fondo per loro rappresentavo solo un 'meglio di niente'. Il che, ne converrete, non è certo il punto di partenza ideale per una relazione duratura.

In realtà dal giorno della mia separazione da Véronique, due anni fa, non ho più avuto donne; i deboli e inconsistenti tentativi fatti in questo senso hanno prodotto solo una serie di prevedibili fiaschi. Due anni: potrebbero sembrare un bel pò di tempo. Ma in realtà, soprattutto quando si lavora, passano molto in fretta. Può confermarvelo chiunque: passano molto in fretta.

 

..."

 

Raffaele Ariante è pittore che segue una sua personalissima ricerca. Anche in questa serie dei 33 Crocefissi, la rappresentazione della Croce assume tratti originali. Ogni naturalistico segno della Passione, viene lasciato cadere: sul corpo di Gesù non c’è traccia dell’agonia, il volto appare coperto, e il legno della Croce cancellato. Solo l’uso di qualche colore, come un rosso vivo che fa da sfondo, ricorda il dramma. Il movimento del corpo, e le braccia aperte come ali, fanno cenno all’inizio di un volo, ad una riconquistata leggerezza. E’ come se il pittore volesse rappresentare l’ascesa di Gesù al cielo fin dalla Croce: immaginare la liberazione dallo spirito di gravità di questo mondo come un compimento che non cancella la sofferenza patita, ma la oltrepassa, la trasfigura ed accoglie nella Luce chiara dei Cieli. E’ la potenza della Vita sulla morte che Ariante vuole rappresentare. In tempi in cui l’orrore e il terrore tornano ancora a lacerare le nostre esistenze, Ariante mette in scena l’icona che più di ogni altra nella nostra cultura rappresenta la sofferenza e la morte, per far esplodere in, e da, essa la vita. E all’oscena esibizione dei corpi straziati e alle vene gonfie di veleno – e non di esistenza, per parafrasare Rilke – del nostro tempo, reagiscono questi Crocefissi, mostrando come non si possa cancellare la possibilità della Gioia. L’energia che anima le figure rappresentate in questa serie, è radicata non in un disincarnato spiritualismo ma nella riappropriazione della bellezza, della forza e della ricchezza del multiforme spettacolo del creato che incanta i nostri sensi. Ma forse Ariante, con i suoi Crocefissi, si volge anche contro un cristianesimo che indulga troppo sulla mortificazione del corpo, che sia pietistico e cupo; o, ancor di più radicalmente, il suo Gesù appare, oltre ogni vincolo religioso, nient’altro che il simbolo dell’uomo liberato? Sono le domande che queste rappresentazioni sollecitano: può la natura umana, riconciliata con se stessa, con la nobiltà della sua anima, essere capace di vita vera? O la letizia accade, invece, solo per Grazia, lì dove l’uomo fa esodo da sé, dall’orgoglio smisurato e dal male che sono inscritti nel profondo del suo cuore, dove si affida a ciò che è più Alto di lui?

 

Nicola Magliulo

Filosofo

  

“La serie dei 33 Crocefissi”

Raffaele Ariante e un pittore poeta. Tutta la sua produzione è caratterizzata da una certa “trasfigurazione”per cui richiama a riflettere, ad interrogarsi. A mio parere la serie dei 33 Crocefissi ne è una chiara documentazione: la diversità dei coloro, degli atteggiamenti imprime un dinamismo particolare. Il Crocefisso sembra venirti incontro, come un fratello indifeso, a braccia aperte per l’accoglienza senza riserve. Il messaggio si rivela chiaro: il dono di sé da senso alla vita perché la trasmette o lo offre, suscitandone l’amore. Francesco d’Assisi tutto ha imparato dal Crocefisso tanto da farsi cantico lui stesso di Dio, dell’uomo fratello e d’ogni creatura. In Lui, si è fatto speranza di pace.

P.Vincenzo Coli

Custode della Patriarcale Basilica del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi

 

"Purpurina, gibré, acuarelas de colores, base blanca y un delineador de punta finita que maneja con la habilidad de un cirujano. Dos horas le llevó a Cristina Rojas terminar de convertir su rostro y el de sus 12 compañeros de fiesta en el complemento perfecto de esos trajes extraviados y multiformes con los que La Tunga Tunga se presenta en sociedad.(...)"

 

+ vos.lavoz.com.ar/folclore/conoce-la-tunga-tunga-una-murga...

La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.

A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Ravnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.

Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.Silvia Avallone, Lucio Dalla, Duccio Canestrini, Vito Mancuso, Angelo Varni raccontano la città del futuro in una serata condotta da Camila Raznovich Giovedì 10 novembre, ore 20.00 presso l'Oratorio San Filippo Neri l'Ordine degli Ingegneri di Bologna promuove questo incontro che ha per tema il futuro delle nostre città, a cominciare proprio da Bologna.

A parlarne sono stati invitati non addetti ai lavori, ovvero personaggi del mondo della cultura e dell'arte che a vario titolo hanno una stretta connessione con il capoluogo emiliano. Sono la giovane scrittrice Silvia Avallone, che sotto le Due Torri è arrivata come studentessa fuori sede e ha trovato la notorietà con il suo "Acciaio", romanzo che si è qualificato secondo al Premio Strega 2010 e che ha vinto il Premio Campiello Opera Prima. Accanto a lei Vito Mancuso, teologo docente presso l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, autore di "L'anima e il suo destino" che ha avuto uno straordinario successo editoriale, da poco trasferitosi a Bologna. Poi Lucio Dalla, il cantautore, attore e regista, artista a tutto tondo che da Bologna, con il suo lavoro, ha solcato il mondo. Infine, Angelo Varni, storico (Università di Bologna) e presidente dell'Ibc. Quella tra loro sarà una conversazione guidata da Camila Razvnovich, noto volto televisivo conduttrice di programmi di successo.

Ha aperto la serata l'antropologo Duccio Canestrini che, con una breve conferenza scenica che con musiche e immagini ci accompagnerà tra le fantasie di futuropoli, un suggestivo viaggio nell'immaginario di quell' 'animale' multiforme e mutante che è la città, dalle sue origini ai giorni nostri.

This is from my first roll of film shot with my new Zero Image 6X9 Multi-format, set at 6x9. I used Ilford Delta 100 Pro film, processed in Ilfosol, standard duration for 1:14 dilution. Exposures were calculated using my iPhone in conjunction with the Pinhole Assist app (highly recommended!) which allows me to use the iPhone's camera as a light meter, calculating exposure with great accuracy!

 

The negative was scanned using my old Epson Perfection 1250 and imported into Lightroom 4, with editing in both Lightroom and with the Silver Efex plugin.

 

In all, I am very pleased with the result. Comments welcomed!

"Purpurina, gibré, acuarelas de colores, base blanca y un delineador de punta finita que maneja con la habilidad de un cirujano. Dos horas le llevó a Cristina Rojas terminar de convertir su rostro y el de sus 12 compañeros de fiesta en el complemento perfecto de esos trajes extraviados y multiformes con los que La Tunga Tunga se presenta en sociedad.(...)"

 

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Exhibition at Künstlerhaus Bethanien, Berlin.

14–30 August 2009, Studio 2.

 

ANE GRAFF is a passionate draftswoman. She practises drawing as an extremely time-consuming, almost meditative process that centres on her contemplation of the poetry of scientific research and the nature of matter per se. Ane Graff’s fine drawings with meticulously realised details use graphite pencil to reveal the surfaces and structures of organic matter – birds’ feathers, divots of turf, a tree’s branches and twigs – or the coral-like ramifications of natural silver and different types of stones. The artist’s interest has been attracted by multiform layers of broken slate in particular. In her drawings, Graff likes to develop the similarity of structures from completely different fields of nature.

Older works by Graff echo still-life paintings by 17th century Dutch artists, in which the forest floor is depicted as the habitat of evil forces – often embodied by reptiles or insects –, combined with symbols of Christian redemption.

In her more recent works, Graff has advanced from capturing stones and other natural forms on paper, and also collects them outside and presents them in the form of sculptural ensembles. Thus, for example, she has laid out a huge number of fine and even finer slate fragments to create a large-format floor work – a futher development of the graphic idea that recalls, in this form, artworks of Land Art and yet, if one were to observe the installation from high above, it would re-adopt the aspect of a drawing.

  

www.librosyeditores.com/tiendalemoine/critica-literaria/1...

 

Editores y Distribuidores

 

Bajo su doble condición de escritor y cineasta, Víctor Gaviria: en palabras, congrega textos diversos, pero hermanados por un vínculo común: la capacidad para narrar, la singular forma de poetizar y la lucidez estética para expresar en palabras, con un estilo propio, el universo verdadero, complejo y multiforme del cine que posee el autor.

 

La primera parte, "Conversaciones con Víctor Gaviria", reúne algunos aspectos teóricos que estaban dispersos en entrevistas y reportajes. Es, sin duda, un esclarecedor documento sobre su llegada al cine, los actores naturales, la marginalidad, el móvil realismo, el guión como texto abierto, la poesía y el idioma de la vida cotidiana. "Ensayos y crónicas" son géneros a los que acude para reflexionar sobre el oficio de escribir, y para descifrar personajes, caracteres humanos de gran complejidad; temas intensos de enorme hondura e intensa veracidad en el lenguaje.

 

Cierra el tríptico una selección de poemas, voces poéticas que Víctor Gaviria transforma en imágenes capaces de develar lo recóndito de la condición humana.

  

Raffaele Ariante è pittore che segue una sua personalissima ricerca. Anche in questa serie dei 33 Crocefissi, la rappresentazione della Croce assume tratti originali. Ogni naturalistico segno della Passione, viene lasciato cadere: sul corpo di Gesù non c’è traccia dell’agonia, il volto appare coperto, e il legno della Croce cancellato. Solo l’uso di qualche colore, come un rosso vivo che fa da sfondo, ricorda il dramma. Il movimento del corpo, e le braccia aperte come ali, fanno cenno all’inizio di un volo, ad una riconquistata leggerezza. E’ come se il pittore volesse rappresentare l’ascesa di Gesù al cielo fin dalla Croce: immaginare la liberazione dallo spirito di gravità di questo mondo come un compimento che non cancella la sofferenza patita, ma la oltrepassa, la trasfigura ed accoglie nella Luce chiara dei Cieli. E’ la potenza della Vita sulla morte che Ariante vuole rappresentare. In tempi in cui l’orrore e il terrore tornano ancora a lacerare le nostre esistenze, Ariante mette in scena l’icona che più di ogni altra nella nostra cultura rappresenta la sofferenza e la morte, per far esplodere in, e da, essa la vita. E all’oscena esibizione dei corpi straziati e alle vene gonfie di veleno – e non di esistenza, per parafrasare Rilke – del nostro tempo, reagiscono questi Crocefissi, mostrando come non si possa cancellare la possibilità della Gioia. L’energia che anima le figure rappresentate in questa serie, è radicata non in un disincarnato spiritualismo ma nella riappropriazione della bellezza, della forza e della ricchezza del multiforme spettacolo del creato che incanta i nostri sensi. Ma forse Ariante, con i suoi Crocefissi, si volge anche contro un cristianesimo che indulga troppo sulla mortificazione del corpo, che sia pietistico e cupo; o, ancor di più radicalmente, il suo Gesù appare, oltre ogni vincolo religioso, nient’altro che il simbolo dell’uomo liberato? Sono le domande che queste rappresentazioni sollecitano: può la natura umana, riconciliata con se stessa, con la nobiltà della sua anima, essere capace di vita vera? O la letizia accade, invece, solo per Grazia, lì dove l’uomo fa esodo da sé, dall’orgoglio smisurato e dal male che sono inscritti nel profondo del suo cuore, dove si affida a ciò che è più Alto di lui?

 

Nicola Magliulo

Filosofo

  

“La serie dei 33 Crocefissi”

Raffaele Ariante e un pittore poeta. Tutta la sua produzione è caratterizzata da una certa “trasfigurazione”per cui richiama a riflettere, ad interrogarsi. A mio parere la serie dei 33 Crocefissi ne è una chiara documentazione: la diversità dei coloro, degli atteggiamenti imprime un dinamismo particolare. Il Crocefisso sembra venirti incontro, come un fratello indifeso, a braccia aperte per l’accoglienza senza riserve. Il messaggio si rivela chiaro: il dono di sé da senso alla vita perché la trasmette o lo offre, suscitandone l’amore. Francesco d’Assisi tutto ha imparato dal Crocefisso tanto da farsi cantico lui stesso di Dio, dell’uomo fratello e d’ogni creatura. In Lui, si è fatto speranza di pace.

P.Vincenzo Coli

Custode della Patriarcale Basilica del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi

 

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Dr. Ursula Quatember, et al., Inizia il Restauro del Tempio di Adriano a Efeso. Austrian Archaeological Institute (2018); 1-730 [in PDF]. S.v., ARCHAEOLOGIE-ONLINE.DE (2020) & JRA 23 (2010): 376-394 [in PDF].

 

wp.me/pbMWvy-PI

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50626750613

 

1). Dr. Ursula Quatember, et al., Inizia il Restauro del Tempio di Adriano a Efeso. Austrian Archaeological Institute (2018); 1-730 [in PDF].

 

Ursula Quatember, Der sogenannte Hadrianstempel an der Kuretenstraße in Ephesos, Forschungen in Ephesos XI/3. Mit Beiträgen von Martin Pliessnig, Walter Prochaska, Hans Quatember, Hans Taeuber, Barbara Thuswaldner, Johanes Weber (Vienna 2018).

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50626751598

 

The so-called Temple of Hadrian on Curetes Street is one of the best-known monuments of Roman Ephesos. Shortly after its excavation in the 1950s, the small temple was rebuilt, and today its façade dominates Curetes Street, one of the main thoroughfares of the ancient city. The excavator Franz Miltner interpreted the building – presumably in accordance with the building inscription – as the neocorate temple, the ›official‹ temple for a provincial cult of the emperor Hadrian, which was granted to Ephesus between AD 130 and 132.

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627598157

 

Miltner’s interpretation received criticism, but no alternative explanation could be established. This publication presents the results of a research project carried out between 2009 and 2012 at the Austrian Archaeological Institute providing evidence for the building phases, the decoration and the inscriptions, and a prosopographic view of the benefactors of the temple. According to the new contextual interpretation, the building, which is called a »temple« or »shrine« in its dedicatory inscription, should be seen in the context of religious processions through the city, originating from and leading to the Temple of Artemis, located outside of the city limits.

 

Printed with the support of the Austrian Science Fund (FWF).

 

Fonte / foto/ source:

--- Austrian Academy of Sciences Press, Vienna(2020). Nota: cliccare sul testo in inglese "OPEN ACCESS" per l'edizione PDF.

austriaca.at/7994-8

 

--- Dr. Ursula Quatember / Academia.edu. (2020).

www.academia.edu/35976386/Ursula_Quatember_Der_sogenannte...

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627598997

 

2). Restaurierung des Hadrianstempels in Ephesos begonnen [= Inizia il Restauro del Tempio di Adriano a Efeso]. ARCHAEOLOGIE-ONLINE.DE (2020).

 

** Nota: Testo pubblicato originariamente in tedesco, tradotto in italiano tramite google traduttore. **

 

Per i prossimi mesi, i visitatori degli scavi di Efeso non avranno accesso al Tempio di Adriano. Un team di restauro dell'OeAI ha lavorato intensamente al restauro e al consolidamento dell'antico monumento da metà settembre. Dopo l'approvazione dell'autorità turca per la protezione dei monumenti, potrebbero essere avviate le misure urgentemente necessarie. Il progetto è reso possibile dal generoso sostegno dell'americano JM Kaplan Fund e dai fondi dell'OeAI.

 

Il piccolo edificio simile a un tempio che si trova lungo Kuretenstrasse - il viale di Efeso - è stato donato nel 117/118 d.C. La sua funzione originale non è chiara. L'ipotesi che questo sia il tempio di culto ufficiale dell'imperatore Adriano, per la cui costruzione Efeso ricevette il permesso, oggi è stata smentita, ma vive nel nome ancora oggi utilizzato come tempio di Adriano.

 

Il Tempio di Adriano fu scavato negli anni '50 e ricostruito poco dopo. Durante questa ricostruzione, una cosiddetta anastilosi, sono stati utilizzati i componenti originali ancora conservati e nuovi materiali come il cemento sono stati aggiunti solo in casi eccezionali. Oggi, il Tempio di Adriano, insieme alla Biblioteca di Celso e alle case in collina, è uno dei monumenti più famosi e delle opportunità fotografiche più popolari nell'antica metropoli. L'anastilosi si manifesta oggi con un pattern di danneggiamento multiforme in tutte le aree, sia dei materiali storici che di quelli moderni utilizzati, ed è in cattivo stato di conservazione. Questo sviluppo è rafforzato dal fatto che gli edifici antichi avevano originariamente un tetto, che di solito manca agli anastylos di oggi. Ciò significa che sono esposti a tutte le condizioni atmosferiche senza protezione. Sabine Ladstätter, capo degli scavi di Efeso e direttrice dell'Istituto archeologico austriaco: "Oggetti rinvenuti e monumenti ricostruiti necessitano di una manutenzione permanente, questo spesso viene dimenticato. Si scava, si ripristina e poi si lascia il magazzino ai tempi e di fatto di nuovo Il lento degrado. Il monitoraggio del restauro dei siti archeologici è quindi una necessità urgente per evitare in anticipo costosi danni consequenziali. Oggetti di scavo e monumenti ricostruiti necessitano di una manutenzione permanente, spesso dimenticata. Si scava, si ripristina e poi si lascia il magazzino a i tempi e di fatto di nuovo al lento declino. Un monitoraggio del restauro dei siti archeologici è quindi una necessità urgente per evitare costosi danni consequenziali. Ad Efeso, tutti gli edifici che sono stati ricostruiti sono ora attentamente esaminati e tutti necessari si stanno prendendo misure. "Gli oggetti di scavo e i monumenti ricostruiti necessitano di una manutenzione permanente, questo viene spesso dimenticato. Si scava, si ripristina e poi si lascia il brodo ai tempi e di fatto di nuovo al lento declino. Un monitoraggio del restauro dei siti archeologici è quindi un must urgente per evitare in anticipo costosi danni consequenziali. Ad Efeso, tutti gli edifici ricostruiti vengono ora esaminati attentamente e vengono prese tutte le misure necessarie. "per evitare in anticipo costosi danni conseguenti. Ad Efeso, tutti gli edifici che sono stati ricostruiti vengono ora esaminati attentamente e vengono prese tutte le misure necessarie." al fine di evitare in anticipo costosi danni consequenziali. Ad Efeso, tutti gli edifici ricostruiti vengono ora esaminati attentamente e vengono prese tutte le misure necessarie. "

 

Una delle principali aree problematiche del Tempio di Adriano è la corrosione degli elementi in ferro che furono introdotti nel corso dell'anastilosi per collegare e rinforzare i blocchi di marmo e come acciaio di rinforzo per il calcestruzzo. Dopo oltre 50 anni di esposizione agli agenti atmosferici, i singoli elementi in ferro si sono quasi completamente dissolti e mettono in pericolo la stabilità del tempio. Inoltre, il processo di corrosione ha un forte effetto esplosivo nel marmo o cemento adiacente. Il risultato è la formazione di crepe in questi materiali con il rischio associato di caduta delle parti. Questo rappresenta un grave pericolo per i visitatori degli scavi di Efeso. Un secondo danno significativo al tempio è il degrado della superficie in marmo, il cosiddetto decadimento dello zucchero. Con questo comune fenomeno atmosferico causato dalle differenze di temperatura,

 

I principali interventi di restauro consistono quindi nella sostituzione dei composti ferrosi nell'area dell'antica muratura in marmo, nel miglioramento del bilancio idrico, nella protezione statica delle aree a rischio e nella conservazione di tutti i materiali. Martin Pliessnig, capo restauratore del progetto del Tempio di Adriano: "L'obiettivo principale del concetto di restauro è la conservazione della struttura tradizionale. È importante prolungare la vita del bene culturale e mantenere l'alta qualità del design della superficie per il futuro generazioni. Il danno esistente si basa sulla conoscenza attuale della conservazione dei monumenti e del futuro evitato nel miglior modo possibile ".

 

Il lavoro è stato svolto nei mesi invernali per rendere il tempio di nuovo adatto per il prossimo tour.

 

Fonte / source:

--- ARCHAEOLOGIE-ONLINE.DE (2020).

www.archaeologie-online.de/nachrichten/restaurierung-des-...

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627501491

 

3). Forschungen in Ephesos [ = materiali di ricerca aggiuntivi e pubblicazioni online per Efeso, vedere:] / VERLAG DER ÖSTERREICHISCHEN AKADEMIE

DER WISSENSCHAFTEN. Vienna (2020).

 

Der erste Band der Reihe Forschungen in Ephesos erschien bereits 1906. Er wurde von der Österreichischen Akademie der Wissenschaften (ÖAW) herausgegeben, die die Reihe seit 1977 im eigenen Verlag veröffentlicht.

 

Zum 125-jährigen Jubiläum des Grabungsbeginns macht das Österreichische Archäologische Institut (ÖAI), in Zusammenarbeit mit dem Verlag der ÖAW und dem von der Universität Heidelberg und der bayrischen Staatsbibliothek betriebenen Fachinformationsdienst Propyläum die gesamte Reihe der Öffentlichkeit und der Nachwelt als Open Access Publikationen sukzessive frei zugänglich.

 

Die Grabung Ephesos in der Westtürkei ist Österreichs größtes Wissenschaftsunternehmen im Ausland. Seit 1895 führt das Österreichische Archäologische Institut (ÖAI) Ausgrabungen im Gebiet der antiken Stadt durch. Seit 2015 zählt das antike Ephesos zum UNESCO-Weltkulturerbe.

 

Ein Langzeitprojekt wie Ephesos bietet die Möglichkeit, an einer der bedeutendsten Fundstätten des Mittelmeerraumes archäologische Grundlagenforschung und Methodenentwicklung zu betreiben: Als Forschungsgegenstand steht eine Stadtanlage mit ihrem Umland zur Verfügung, die von der Bronzezeit bis in das Mittelalter durchgehend besiedelt war, und dies zumeist als Zentralort der Region. Die Grabung Ephesos begreift sich dabei als Plattform für interdisziplinäre Grundlagenforschung in der Archäologie. Bei den Feldforschungen werden heute modernste und zu großen Teilen zerstörungsfreie Methoden wie Surveys und geophysikalische Prospektion eingesetzt und nur gezielte, meist klein dimensionierte Grabungen durchgeführt. Einen zunehmend bedeutenden Aspekt der Arbeiten des ÖAI bilden Denkmalpflege und Monitoring des antiken Bestands.

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627501961

 

Fonte / source:

--- VERLAG DER ÖSTERREICHISCHEN AKADEMIE

DER WISSENSCHAFTEN. Vienna (2020).

verlag.oeaw.ac.at/kategorie_149.ahtml

verlag.oeaw.ac.at/artikel_16653.ahtml

 

S.v.,

 

--- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Dr. Ursula Quatember, The “Temple of Hadrian” on Curetes Street in Ephesus: new research into its building history. JRA 23 (2010): 376-394 [in PDF].

 

Fonte / source:

--- Dr. Ursula Quatember / Academia.edu. (2020).

 

www.academia.edu/958016/_The_Temple_of_Hadrian_on_Curetes...

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

www.youtube.com/watch?v=PIzsFeFoIv8

  

2016 - Auditiva: thirding-as-othering

57° Premio Internazionale Bugatti Segantini, Progetti Speciali

 

Acura di Frequente

Con, Seiji Morimoto, Stephen Cornford, Gábor Lázár

 

L’ambiente è uno sfondo dinamico, non un contenitore ma l’animatore di un processo che è il contenuto stesso. È in continua trasformazione, il terreno di infinite possibilità, eterogeneo e in movimento, multiforme di natura. Ogni luogo è un linguaggio aperto. Da questa premessa prende avvio un intervento ideato da Frequente a partire dall’ambiente di Villa Brivio e realizzato, in collaborazione con Bice Bugatti Club, per la trama del suo spazio.

Auditiva: thirding-as-othering presenta al pubblico un’esperienza ambientale che si snoda attraverso il suono e che, durante più momenti, abita e invita ad abitare lo spazio di Villa Brivio. L’intento è proporre al visitatore un percorso libero, con due inizi e una fine centrale. Tre installazioni sonore site specific sono concepite come sculture ambientali, situazioni espanse che realizzano il significato della loro presenza nell’ascolto dei fruitori e nel legame con il luogo. Ambiente, opera e ascoltatore: tre forze dello stesso campo, soggetti aperti e indipendenti, indissolubilmente legati nel fatto stesso di esserci, ovvero essere presenti. Questi elementi mettono in atto una specie di trialettica (thirding) non oppositiva e nemmeno collaborativa, che produce estraniamento (othering) e rompe, così facendo, i confini precisi delle definizioni e dei ruoli. Ciò che unisce l’ambiente, l’opera sonora e l’ascoltatore non è dunque un processo intellettuale mediato dall’arte, bensì una coesistenza di tutti i protagonisti che, in una dinamica reciproca di attivazione, mobilitano la possibilità del luogo e realizzano la socialità nel suo aspetto più organico, ovverosia quello della conquista e della meraviglia, collettiva perché prima di tutto sentita personalmente.

La scelta stessa di proporre tre artisti per tre siti, completamente differenti e collegati l’uno nell’altro, manifesta la continuità del movimento che le installazioni sonore sono capaci di mettere in luce, così come l’invito stesso alla trialettica intesa quale gioco al disordine, che infrange le categorie, nullifica le opposizioni, conduce alla scoperta e mantiene l’equilibrio dinamico tra le parti.

Il giardino adiacente l’ingresso da strada ospita l’installazione di Seiji Morimoto: elementi sonori sottili, risultato di meccanismi analogici semplicemente costruiti, sono dislocati dall’artista e vanno a comporre uno spazio accogliente e perfettamente sistemato nel protocollo quotidiano dei suoni del giardino. Si tratta di un intervento appositamente pensato a partire dal luogo di installazione. Concomitante nello spazio della biblioteca ha luogo l’installazione Migration di Stephen Cornford. Un gruppo di dittafoni modificati dall’artista, con i loro movimenti e i loro suoni, sono sistemati per restituire la reminiscenza di una massa di uccelli o insetti in migrazione. Memore dell’appropriazione del temine “migrazione” come processo di trasmissione dati, l’opera riflette il movimento globale del consumo dei dispositivi elettronici e il loro rapido passaggio dall’essere prodotto all’essere rifiuto, dentro cicli di vita sempre più accelerati tra generazioni nella tecnologia. L’intervento comprende in sé l’elemento visivo inteso come aspetto del sonoro: questa chiave di lettura è una proposta ulteriore per l’esperienza percettiva del pubblico, oltre ad essere la specificità propria della ricerca stessa dell’autore.

Infine, a chiudere il progetto l’installazione-performance di Gábor Lázár A Trap for your Attention avviene per una sera soltanto nella piazza della corte, spazio connettivo a Villa Brivio. Questo momento conclude e apre allo stesso tempo: un intervento temporaneo, con luci al led e suoni elettronici, agisce nelle misure grandi, nei riverberi e nell’aspettativa della durata limitata di una performance, andando a rivelare il volume di quel vuoto architettonico capace, insieme ai suoi abitanti, di essere portatore di libertà d’azione.

  

Frequente

Frequente è un’organizzazione culturale e un centro di ricerca indipendente per le arti sonore e la diffusione della cultura auditiva.

Promuove la pratica spaziale, le attività performative, la didattica e i progetti capaci di allargare gli orizzonti delle arti sonore. Frequente è un progetto di Nicola Ratti, Gaia Martino e Enrico Malatesta, in collaborazione con Attila Faravelli, Standards Studio e O’.

 

Bio

STEPHEN CORNFORD

Artista audiovisivo e ricercatore, indirizza la sua indagine a partire dal fascino per i dispositivi elettronici di largo consumo: come questi sono diffusi e quanto influiscono sulla percezione della realtà. È ricercatore presso la Sonic Art Research Unit alla Oxford Brokkes University, dove dirige con Paul Whitty il Festival annuale Audiograft. Insieme a Samuel Rodgers, inoltre, ha fondato Consumer Waste record label.

SEIJI MORIMOTO

Artista sonoro nato a Tokyo, dal 2003 vive e lavora a Berlino. Il suo interesse è rivolto alle apparenze acustiche instabili che si creano tra l’incontro di oggetti ed elementi inusuali, come ad esempio l’acqua e le pietre, con diversi mezzi tecnici. Ha preso parte a numerose mostre e festival internazionali in Europa e in Giappone.

GÁBOR LÁZÁR

Musicista e artista sonoro ungherese attivo da pochi anni, Gábor Lázár è riuscito ad imporsi all’attenzione internazionale in virtù del riconoscibile e originale apporto che sta fornendo al mondo della ricerca sonora. Dopo aver concluso gli studi, Gábor ha pubblicato l’album ‘ILS’ e ‘EP16’ nel 2014. Ha collaborato con Russell Haswell e Mark Fell, presentato il suo lavoro in contesti come CTM festival, ZKM di Karlsruhe, Empty Gallery di Hong Kong, La Casa Encendida di Madrid e realizzato una mostra personale alla House of Electronic Arts di Basilea.

 

Villa Brivio, Nova Milanese (MB)

Inspired by Mark Rothko's "Multiforms" work, i wondered if i could replicate similar images in-camera.

 

This image is of the ceiling and 2 walls in one corner of my dining room at home. The walls are both pale yellow, the ceiling white. Standing in this corner, and just below and out of shot is a floor standing lamp with a yellowish CFL energy saving bulb.

 

Vivid mode was set on the camera.

 

The 3 compartmentalised areas, along with the graduations in hue and tone, in my (humble) opinion, reflect a little of Rothko's work.

 

www.nakedigit.wordpress.com

 

Thanks, ND 2010

Templo ubicado en las cercanías de la falda oriente del cerro del Tepeyac. Fue construido de 1777 a 1791 y diseñado por el arquitecto Francisco Guerrero y Torres.Fue edificado sobre un pozo de aguas consideradas milagrosas, así, pronto comenzaron las peregrinaciones al lugar.10 Gran cantidad de enfermos bebía y lavaba sus heridas en el mismo sitio, por lo que pronto se convirtió en foco de infecciones. Para controlar las epidemias se impidió el acceso directo al pozo y se construyó una techumbre sencilla, pero las peregrinaciones continuaron. Para 1777 se tomó la decisión de construir un templo en el sitio.

 

El sello particular de esta capilla pequeña, considerada joya arquitectónica del estilo barroco, es su forma pues su planta es la única de base circular o cántrica levantada durante el siglo XVIII que se conserva en México. Este carácter permite que el visitante perciba el espacio poco a poco, como si éste se escondiera. El movimiento que le imprime a la cúpula la decoración en zigzag, lo mismo que las líneas multiformes utilizadas en las ventanas contribuye a crear esta atmósfera de movimiento lento. Todos los símbolos que cargan los angelitos pintados en la cúpula, son los símbolos marianos que aparecen en la Letanía Lauretana, parte final del rezo del rosario: espejo de virtudes, torre de David, estrella de la mañana, etc. Otro elemento importante de la decoración es el Juan Diego que sostiene el púlpito de madera.10

 

En 1815 el insurgente José María Morelos se le permitió como última voluntad ir a orar a la Virgen de Guadalupe en este templo antes de ser ejecutado en una población cercana en el actual municipio de Ecatepec de Morelos.

 

Con las obras de creación del Atrio de las Américas en la década de 1950, el templo pasó de estar inmerso en la traza urbana a encontrarse aislado de ésta, tal como se lo contempla en la actualidad.

Öl auf Leinwand / Oil on canvas

Kate Tothko Prizel and Ilya Prizel Collection

Kunsthistorisches Museum Wien

Friendly Floatees

# Laurent Lévesque

# installation interactive, photographies 360°.

  

Ce projet bénéficie d’une aide à la résidence de la Région Languedoc-Roussillon et s’intègre dans le programme initié par Incident.net : « Géographies Variables »

  

Laurent Lévesque vit et travaille à Montréal. Ses travaux ont été exposés dans plusieurs régions du Québec et de l’Ontario (Canada), dans des centres d’artistes, des maisons de la culture ainsi que des musées régionaux. Tout au long de l’année 2014, il présentera un projet d’envergure chez Verticale, centre d’artistes (Laval, Québec). D’ici là, il présentera en décembre, les fruits de sa résidence à l’occasion d’une exposition individuelle dans le cadre des Rencontres des arts numériques, électroniques et médiatiques, événement annuel organisé par Oudeis. Il s’agira d’ailleurs de la première présentation de son travail en Europe.

 

La pratique de Laurent Lévesque aborde notre rapport aux objets et leur représentation dans un contexte de crise écologique, dans ce cadre particulier où leur incidence devient mesurable. Ses projets opposent le caractère tangible d’objets reproduits identiquement par milliers à celui, imprévisible, de l’environnement. Il façonne des paysages habités d’objets du quotidien au coeur desquels se jouent des instants de tension. L’accumulation et la conjonction de ces instants distord les perceptions temporelles et spatiales, faisant basculer la représentation dans le domaine de l’invraisemblable et des géographies interchangeables où des propositions rhizomatiques se déploient pièce par pièce au rythme de diffusions et/ou de dispersions.

Menant cette démarche, Laurent Lévesque s’intéresse au potentiel de l’objet à générer de nouvelles dynamiques au sein du paysage, des paysages dont les qualités intrinsèques sont contestées par un morcellement radical. Ainsi, les objets viennent se substituer aux composantes naturelles et construites comme points de repère qui permettent d’appréhender l’espace.

 

L’installation numérique, construite par l’artiste dans le cadre de la résidence, sera un vaste paysage interactif constitué de plusieurs photomontages panoramiques reliés entre eux par des hyperliens. Présentée en projection, elle deviendra un environnement immersif dans lequel le visiteur pourra mouvoir son champ de vision comme s’il était lui-même dans l’espace. À travers la sélection d’hyperliens, le visiteur se déplacera d’un photomontage à l’autre. C’est de cette interaction que se dégagera une narrativité se renouvelant au contact de chaque utilisateur.

 

Friendly Floatees se veut une construction chimérique s’interrogeant sur la relativité géographique et temporelle de l’environnement. En naviguant dans l’oeuvre, il se déplacera virtuellement vers une vaste structure faite de représentations totalement décalées du ciel. Cette structure sera constituée d’une multitude de photomontages, tous des ciels factices, sans astres, sans nuages et sans horizon, au coeur desquels seront figés plusieurs milliers de sacs de plastique. La gravité, le vent et la lumière y modifieront l’aspect de chaque objet, leur insufflant une position, une forme et une luminosité différente. Une fois à l’intérieur, le visiteur errera dans les dédales de cet univers dystopique sans autre repère que ces sacs de plastique figés en plein vol.

Les récits générés seront également ancrés dans la réalité. Ils s’ouvriront sur des lieux anonymes, de différentes régions; ces points d’ancrage permettront ainsi d’établir la structure multiforme, labyrinthique et invraisemblable du projet sur des assises géographiques authentiques.

Parma is a city in the Italian region of Emilia-Romagna famous for its ham, its cheese, its architecture and the fine countryside around it. This is the home of the University of Parma, one of the oldest universities in the world. Parma is divided into two parts by the little stream with the same name. Parma's Etruscan name was adapted by Romans to describe the round shield called Parma.The Italian poet Attilio Bertolucci (born in a hamlet in the countryside) wrote: "As a capital city it had to have a river. As a little capital it received a stream, which is often dry". The district on the far side of the river is Oltretorrente.

 

Parma è un comune italiano di 186.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia in Emilia-Romagna.Antica capitale del ducato di Parma e Piacenza (1545-1859), la città di Parma è sede dell'omonima università.Sul territorio comunale sono presenti numerosi parchi, giardini e aree verdi, alcuni di notevole pregio storico e architettonico. La percentuale di verde urbano sulla superficie comunale è pari all'1,8% (ossia circa 4,68 km²) mentre ammonta a 26,6 m² il verde urbano per ogni abitante.] Il verde fruibile pro-capite nell'area urbana è di 14,57 m² per abitante e la città si è posizionata al 5º posto in Italia ed al 1º in Emilia-Romagna nel rapporto Ecosistema Urbano 2009. A Parma sono censiti 100.000 alberi, 28 milioni di m² di manto erboso, oltre 80 aree gioco per i bimbi allestite e situate in contesti verdi e una quarantina di aree dedicate ai cani.Le aristocratiche tradizioni ed una certa raffinatezza della vita sociale caratterizzano ancor oggi l'anima cittadina che si evidenzia in particolare con la passione dei parmigiani nei confronti della musica e dell'Opera, da secoli molto seguite ed apprezzate da vari strati della popolazione.Il primo letterato nativo di Parma di cui si abbia notizia fu Gaio Cassio Parmense (I secolo a.C.), appartenente ad una delle famiglie romane fondatrici della città e autore di tragedie ed elegie, ma la storia parmense si è col tempo arricchita del contributo intellettuale di numerosi artisti, poeti e pittori che ne hanno determinato l'intenso fervore nei confronti di multiformi interessi culturali, confermato dalla presenza in città di numerosi teatri, musei, manifestazioni e rassegne internazionali nel campo dell'arte e degli scambi commerciali. Benedetto Antelami, il Parmigianino, il Correggio, Ireneo Affò, Giovanni Battista Bodoni, Ferdinando Paër, Giuseppe Verdi, Arturo Toscanini, Ennemond Alexandre Petitot, Étienne Bonnot, abate di Condillac, Attilio Bertolucci, sono solo alcune delle personalità legate a Parma che hanno lasciato un'impronta importante nelle tradizioni artistiche e culturali cittadine.Parma fu magnificata da Stendhal che la visitò per la prima volta nel 1814 e la sognò nelle pagine della sua "Chartreuse" (La Certosa di Parma); successivamente fu desiderata da Marcel Proust nel suo Du côté de chez Swann (La strada di Swann).Nel XVIII secolo lo sviluppo dell'arte e delle istituzioni cittadine contribuirono a definire Parma "l'Atene d'Italia" mentre oggi, grazie al nuovo ruolo attribuitole all'interno dell'Unione Europea con l'assegnazione di un'importante agenzia comunitaria, la città sta preparando e progettando il proprio futuro in funzione di questa investitura destinata a produrre un processo di internazionalizzazione e crescita sociale e culturale, riaffermando l'antica tradizione di piccola capitale.

 

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Presentazione di Argo H2O e di Argo Art Projects ed esposizione di alcune opere da WATERSHAPE, a cura di Eleonora Di Erasmo e Daniela Shalom Vagata, sabato 21 dicembre 2013, Roma.

Live-set "Snowy Afternoon" di Andrea Buratta aka Novembertraum

 

Video, musica, fotografie di:

Andrea Buratta aka Novembertraum, Stefano Bandini, Sebastiano Luciano, Chie Matsui, Andrés Mendéz, Monochrome Circus, Yoichi Nagano, Masakatsu Tagaki, Chris Rudz, Yasu Suzuka, Toru Yamanaka

 

Argo rivista d’esplorazione dedica il nuovo numero Argo H2O al tema fluido e multiforme dell’acqua: acqua come fonte primordiale di vita, frontiera dell’orizzonte umano, risorsa e bene comune. Pensati appositamente per questo nuovo numero, sono visibili nelle versioni cartacea e online di Argo H2O i progetti Voce al silenzio e WATERSHAPE.

 

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# Laurent Lévesque

# installation interactive, photographies 360°.

  

Ce projet bénéficie d’une aide à la résidence de la Région Languedoc-Roussillon et s’intègre dans le programme initié par Incident.net : « Géographies Variables »

  

Laurent Lévesque vit et travaille à Montréal. Ses travaux ont été exposés dans plusieurs régions du Québec et de l’Ontario (Canada), dans des centres d’artistes, des maisons de la culture ainsi que des musées régionaux. Tout au long de l’année 2014, il présentera un projet d’envergure chez Verticale, centre d’artistes (Laval, Québec). D’ici là, il présentera en décembre, les fruits de sa résidence à l’occasion d’une exposition individuelle dans le cadre des Rencontres des arts numériques, électroniques et médiatiques, événement annuel organisé par Oudeis. Il s’agira d’ailleurs de la première présentation de son travail en Europe.

 

La pratique de Laurent Lévesque aborde notre rapport aux objets et leur représentation dans un contexte de crise écologique, dans ce cadre particulier où leur incidence devient mesurable. Ses projets opposent le caractère tangible d’objets reproduits identiquement par milliers à celui, imprévisible, de l’environnement. Il façonne des paysages habités d’objets du quotidien au coeur desquels se jouent des instants de tension. L’accumulation et la conjonction de ces instants distord les perceptions temporelles et spatiales, faisant basculer la représentation dans le domaine de l’invraisemblable et des géographies interchangeables où des propositions rhizomatiques se déploient pièce par pièce au rythme de diffusions et/ou de dispersions.

Menant cette démarche, Laurent Lévesque s’intéresse au potentiel de l’objet à générer de nouvelles dynamiques au sein du paysage, des paysages dont les qualités intrinsèques sont contestées par un morcellement radical. Ainsi, les objets viennent se substituer aux composantes naturelles et construites comme points de repère qui permettent d’appréhender l’espace.

 

L’installation numérique, construite par l’artiste dans le cadre de la résidence, sera un vaste paysage interactif constitué de plusieurs photomontages panoramiques reliés entre eux par des hyperliens. Présentée en projection, elle deviendra un environnement immersif dans lequel le visiteur pourra mouvoir son champ de vision comme s’il était lui-même dans l’espace. À travers la sélection d’hyperliens, le visiteur se déplacera d’un photomontage à l’autre. C’est de cette interaction que se dégagera une narrativité se renouvelant au contact de chaque utilisateur.

 

Friendly Floatees se veut une construction chimérique s’interrogeant sur la relativité géographique et temporelle de l’environnement. En naviguant dans l’oeuvre, il se déplacera virtuellement vers une vaste structure faite de représentations totalement décalées du ciel. Cette structure sera constituée d’une multitude de photomontages, tous des ciels factices, sans astres, sans nuages et sans horizon, au coeur desquels seront figés plusieurs milliers de sacs de plastique. La gravité, le vent et la lumière y modifieront l’aspect de chaque objet, leur insufflant une position, une forme et une luminosité différente. Une fois à l’intérieur, le visiteur errera dans les dédales de cet univers dystopique sans autre repère que ces sacs de plastique figés en plein vol.

Les récits générés seront également ancrés dans la réalité. Ils s’ouvriront sur des lieux anonymes, de différentes régions; ces points d’ancrage permettront ainsi d’établir la structure multiforme, labyrinthique et invraisemblable du projet sur des assises géographiques authentiques.

Hilton Garden Inn - Downtown Cleveland

 

Edison II

 

■ Feu D'artifice de Clôture de MP2013 par le Groupe F, Marseille (13) 2013, FRA

 

■ Le 31 Décembre 2013.

Le Groupe F, créateur de lumières de feu et d’images propose une œuvre multiforme, au carrefour du Land Art, de la performance pyrotechnique et du théâtre à ciel ouvert. Mêlant l’eau et le feu, musiques et récits, les Révélations prennent la forme d’une saga épique dont les épisodes parcourent les eaux du territoire Marseille Provence.

 

Pour clôturer cette année Capitale en beauté, le dernier épisode se déroulera sur le légendaire Vieux Port de Marseille. Projections monumentales, acteurs de lumière, pyrotechnie sur bateaux, tarasque de feu, son…

 

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■ Bonne visite / Good visit.

La lettura di questa raccolta di poesie mi ha fatto rivivere il “non luogo fisico” della scrittura, che ha permesso nel nostro caso, ad una comunità di individui, di poter esprimere “sé per gli altri” in una apertura autentica, che risentendo fortemente del legame di gruppo libera e proietta le singole individualità oltre la limitazione del contingente verso l'esterno, l'altro, il mondo reale o rappresentato. La forza del gruppo e il sentire individuale si fondono in una tensione verso la vita, verso la straordinaria bellezza della quotidianità, più volte presente negli scritti, che dovrebbe fungere da monito per una riflessione e contemplazione del nostro vissuto, così spesso permeato e diretto dalla frenetica categoria del tempo e dall'utilità del fare.

 

Durante la lettura si sono addensate nella mia mente conoscenze e riflessioni indotte dai “maestri” che ciascuno di noi ha avuto modo, e fortuna, di incontrare o spesso di studiare, che hanno inciso profondamente sulla nostra esistenza ristrutturando continuamente il nostro punto di vista e le nostre modalità di relazione intra ed interpersonali. Il mio pensiero è andato allo psichiatra Franco Basaglia, per il suo profondo credo nel dialogo, nella libera comunicazione tra “interno” ed “esterno”, sia a livello individuale che sociale. La malattia mentale sradicata dalla sola dimensione organica e dal protocollo istituzionale di trattamento, viene affrontata, dallo studioso, come stato transitorio di “crisi” in cui è necessario l'abbattimento dei muri del pregiudizio, della paura, della diffidenza che la società innalza con estrema facilità. Dal suo impegno e dalla legge “180/78”, meritoriamente Legge Basaglia, sono ormai passati 32 anni, ed anche se alcuni frammenti di muri resistono, i modelli delle comunità terapeutiche, hanno comunque affermato, anche nel senso comune, la loro valenza terapeutica ed esistenziale nel definire un processo di risocializzazione ed orientamento alla “vita” come superamento della “crisi” indotta dalla malattia o dalla dipendenza.

 

Parallelamente alcuni temi delle poesie di gruppo, il cambiamento di sé e degli altri, l'amore e la natura, il viaggiare e il volare, l'importanza dell'allegria, oltre a proiettare il gruppo verso una dimensione di “futuro”, traducono in scenari fantastici ed emozionali il proprio sentire; significativo tra tutti il richiamo al “non aver paura di essere felice”, felicità e allegria che di solito si collegano ad un sentimento di libertà e di gioia, assumono in questo caso una connotazione di ostacolo, per vincere il quale c'è bisogno della forza del gruppo, dell'interazione reale con la società.

 

Il cambiamento se da un lato si collega alle condizioni cliniche, riabilitative e pedagogiche che possono renderlo possibile ed autentico, dall'altro è condizione esistenziale di ciascuno. Noi cambiamo organicamente ed affettivamente giorno dopo giorno, che lo si voglia o meno, più o meno coscientemente, ma la qualità della nostra crescita dipende, secondo il prof. Reuven Feuerstein, psicologo e ricercatore israeliano allievo di Jean Piaget e di Ray a Ginevra, nonché fondatore della teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale, dal “cambiamento”, dalla propensione dell'individuo a modificarsi nella sua struttura cognitiva, emotiva e relazionale in risposta all'adattamento intelligente agli stimoli del mondo interiore ed esteriore.

 

Il “cambiamento” però è reso possibile, secondo lo studioso, dalla qualità della “mediazione”, cioè dai soggetti che nel corso della nostra vita hanno mediato tra noi e la realtà; i nostri genitori “in primis” e tutti coloro “buoni o cattivi maestri” che abbiamo incontrato lungo il nostro percorso esistenziale. Il mediatore come figura essenziale della crescita individuale ci rimanda all'ambiente modificante, che dovrebbe distinguersi per assenza di pregiudizi rispetto all'accesso alle opportunità di vita, per uguaglianza dei diritti e dei doveri, per attribuzione di responsabilità correlate agli strumenti personali che ciascuno è in grado di utilizzare da solo o con aiuto. Questa dimensione di fiducia profonda nella possibilità di cambiamento si ritrova tutta nel motto dello studioso: “Non accettarmi come sono”, che rimanda alla dimensione del cambiamento personale, non come utopia, ma come condizione strutturale e di vita, che però richiede requisiti concreti per la sua realizzazione.

 

Accanto a questa dimensione del cambiamento si nota nelle poesie la differenza di genere espressa nel diverso modo di sentire. La profondità del sentimento, nella scrittura delle donne, prende colorazioni multiformi che si fondono in un particolare sguardo poetico verso la realtà e l'esistenza:

la fiducia verso una mano amica, il calore, il canto e la gioia di vivere e l'amicizia trovata. Si rimarca la tendenza al legame, al sostegno dell'amico che spesso ci ha soccorso e che lo farà di nuovo nel momento in cui ci vedrà in difficoltà;

la sfiducia, la mancanza di sostegno, lo strazio per il rifiuto dell'altro, “altri che non credono in te da cui vorresti essere amata, smetto di lottare”. La crisi che prende il sopravvento che sembra chiudere ogni possibilità di vita, ma che poi viene superata;

“la pace nell'essere sereni, nella salute, nella prosperità, nell'istruzione, nello stare bene vicini e non disturbarsi”. La bella visione della pace come affetto caro, come famiglia, come vicinanza che non arreca disturbo;

“il volare per non respirare solo terra, nuvole, sole, aironi e angeli, far crescere gli alberi capovolti per non cadere, non chiudere mai gli occhi per vedere tutto”. La tensione spirituale la voglia di sollevarsi, di volersi staccare dal terreno è la stessa forza del voler divenire altro controllando la natura e il suo corso;

“la corda d'oro che lega i cuori, il donare senza pretendere, l'azzerare le distanze”. La corda d'oro, amicizia che lega due cuori e sostanzia il dono prezioso del dare senza pretendere.

Nell'espressività maschile il sentire personale mette in evidenza differenti temi:

il viaggio come filo tra affetti genitoriali e affetti adulti: l'amore per una donna;

“la fine del tunnel della malattia mentale, la vita normale, Dio e la grazia, la donna, la famiglia e figli”. La forza del vissuto e della crisi personale si intreccia con la speranza di una nuova vita;

“il paradiso come forza, dove gli angeli hanno sesso e non devono volare per forza”. Rifiuto della costrizione e una rappresentazione libera degli angeli (e della fede?), non devono volare per forza, possono scegliere di non farlo.

 

amore per la musica e la fisarmonica “vorrei suonare un fisarmonica più grande ma costa e io i soldi non ce l'ho”. Passione da coltivare che parla all'anima ma che richiede risorse economiche per essere sostenuta.

 

i partiti che promettono e non mantengono le promesse, “io senza casa famiglia come facevo?”

Richiamo sociale al sistema della politica e alla risposta istituzionale positiva delle comunità che si prendono carico delle persone in crisi.

 

“E se…trasgressione, matto urbano come lavoro, non stare bene con persone tipiche, una psicologia umana priva di schemi da seguire”. La forza della trasgressione, del non comune, una psicologia dell'uomo libera da schemi concettuali che imprigionano invece di liberare.

Le poesie riportano una rappresentazione di tutti noi e del nostro mondo con l'importanza dei valori e dei sentimenti, dell'amore, dell'accoglienza e della possibilità di essere non straordinari, ma normali, l'elogio della normalità non come assenza di aspirazioni, ma come piacere e rivalutazione profonda della vita nella sua dimensione personale e sociale: “coraggio gaspero è ora di alzarsi” come invito a vivere e a lottare per realizzare l'impresa eccezionale di esistere.

 

Una lettura particolarmente adatta ai giovani, agli studenti, che spesso dimenticano la forza espressiva e costruttiva della parola, relegandola nel confine tetro della nozione, che non diventerà mai cognizione e conoscenza senza un lavoro di rielaborazione personale. La speranza è che l'impegno profuso dai liberi scrittori di questo testo e da coloro che hanno mediato questa esperienza, possa essere solo l'inizio di un duraturo dialogo tra il dentro e il fuori personale e sociale che caratterizza l'esistenza di ciascuno di noi.

 

www.ghaleb.it/istantanee9.htm

ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Dr. Ursula Quatember, et al., Inizia il Restauro del Tempio di Adriano a Efeso. Austrian Archaeological Institute (2018); 1-730 [in PDF]. S.v., ARCHAEOLOGIE-ONLINE.DE (2020) & JRA 23 (2010): 376-394 [in PDF].

 

wp.me/pbMWvy-PI

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50626750613

 

1). Dr. Ursula Quatember, et al., Inizia il Restauro del Tempio di Adriano a Efeso. Austrian Archaeological Institute (2018); 1-730 [in PDF].

 

Ursula Quatember, Der sogenannte Hadrianstempel an der Kuretenstraße in Ephesos, Forschungen in Ephesos XI/3. Mit Beiträgen von Martin Pliessnig, Walter Prochaska, Hans Quatember, Hans Taeuber, Barbara Thuswaldner, Johanes Weber (Vienna 2018).

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50626751598

 

The so-called Temple of Hadrian on Curetes Street is one of the best-known monuments of Roman Ephesos. Shortly after its excavation in the 1950s, the small temple was rebuilt, and today its façade dominates Curetes Street, one of the main thoroughfares of the ancient city. The excavator Franz Miltner interpreted the building – presumably in accordance with the building inscription – as the neocorate temple, the ›official‹ temple for a provincial cult of the emperor Hadrian, which was granted to Ephesus between AD 130 and 132.

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627598157

 

Miltner’s interpretation received criticism, but no alternative explanation could be established. This publication presents the results of a research project carried out between 2009 and 2012 at the Austrian Archaeological Institute providing evidence for the building phases, the decoration and the inscriptions, and a prosopographic view of the benefactors of the temple. According to the new contextual interpretation, the building, which is called a »temple« or »shrine« in its dedicatory inscription, should be seen in the context of religious processions through the city, originating from and leading to the Temple of Artemis, located outside of the city limits.

 

Printed with the support of the Austrian Science Fund (FWF).

 

Fonte / foto/ source:

--- Austrian Academy of Sciences Press, Vienna(2020). Nota: cliccare sul testo in inglese "OPEN ACCESS" per l'edizione PDF.

austriaca.at/7994-8

 

--- Dr. Ursula Quatember / Academia.edu. (2020).

www.academia.edu/35976386/Ursula_Quatember_Der_sogenannte...

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627598997

 

2). Restaurierung des Hadrianstempels in Ephesos begonnen [= Inizia il Restauro del Tempio di Adriano a Efeso]. ARCHAEOLOGIE-ONLINE.DE (2020).

 

** Nota: Testo pubblicato originariamente in tedesco, tradotto in italiano tramite google traduttore. **

 

Per i prossimi mesi, i visitatori degli scavi di Efeso non avranno accesso al Tempio di Adriano. Un team di restauro dell'OeAI ha lavorato intensamente al restauro e al consolidamento dell'antico monumento da metà settembre. Dopo l'approvazione dell'autorità turca per la protezione dei monumenti, potrebbero essere avviate le misure urgentemente necessarie. Il progetto è reso possibile dal generoso sostegno dell'americano JM Kaplan Fund e dai fondi dell'OeAI.

 

Il piccolo edificio simile a un tempio che si trova lungo Kuretenstrasse - il viale di Efeso - è stato donato nel 117/118 d.C. La sua funzione originale non è chiara. L'ipotesi che questo sia il tempio di culto ufficiale dell'imperatore Adriano, per la cui costruzione Efeso ricevette il permesso, oggi è stata smentita, ma vive nel nome ancora oggi utilizzato come tempio di Adriano.

 

Il Tempio di Adriano fu scavato negli anni '50 e ricostruito poco dopo. Durante questa ricostruzione, una cosiddetta anastilosi, sono stati utilizzati i componenti originali ancora conservati e nuovi materiali come il cemento sono stati aggiunti solo in casi eccezionali. Oggi, il Tempio di Adriano, insieme alla Biblioteca di Celso e alle case in collina, è uno dei monumenti più famosi e delle opportunità fotografiche più popolari nell'antica metropoli. L'anastilosi si manifesta oggi con un pattern di danneggiamento multiforme in tutte le aree, sia dei materiali storici che di quelli moderni utilizzati, ed è in cattivo stato di conservazione. Questo sviluppo è rafforzato dal fatto che gli edifici antichi avevano originariamente un tetto, che di solito manca agli anastylos di oggi. Ciò significa che sono esposti a tutte le condizioni atmosferiche senza protezione. Sabine Ladstätter, capo degli scavi di Efeso e direttrice dell'Istituto archeologico austriaco: "Oggetti rinvenuti e monumenti ricostruiti necessitano di una manutenzione permanente, questo spesso viene dimenticato. Si scava, si ripristina e poi si lascia il magazzino ai tempi e di fatto di nuovo Il lento degrado. Il monitoraggio del restauro dei siti archeologici è quindi una necessità urgente per evitare in anticipo costosi danni consequenziali. Oggetti di scavo e monumenti ricostruiti necessitano di una manutenzione permanente, spesso dimenticata. Si scava, si ripristina e poi si lascia il magazzino a i tempi e di fatto di nuovo al lento declino. Un monitoraggio del restauro dei siti archeologici è quindi una necessità urgente per evitare costosi danni consequenziali. Ad Efeso, tutti gli edifici che sono stati ricostruiti sono ora attentamente esaminati e tutti necessari si stanno prendendo misure. "Gli oggetti di scavo e i monumenti ricostruiti necessitano di una manutenzione permanente, questo viene spesso dimenticato. Si scava, si ripristina e poi si lascia il brodo ai tempi e di fatto di nuovo al lento declino. Un monitoraggio del restauro dei siti archeologici è quindi un must urgente per evitare in anticipo costosi danni consequenziali. Ad Efeso, tutti gli edifici ricostruiti vengono ora esaminati attentamente e vengono prese tutte le misure necessarie. "per evitare in anticipo costosi danni conseguenti. Ad Efeso, tutti gli edifici che sono stati ricostruiti vengono ora esaminati attentamente e vengono prese tutte le misure necessarie." al fine di evitare in anticipo costosi danni consequenziali. Ad Efeso, tutti gli edifici ricostruiti vengono ora esaminati attentamente e vengono prese tutte le misure necessarie. "

 

Una delle principali aree problematiche del Tempio di Adriano è la corrosione degli elementi in ferro che furono introdotti nel corso dell'anastilosi per collegare e rinforzare i blocchi di marmo e come acciaio di rinforzo per il calcestruzzo. Dopo oltre 50 anni di esposizione agli agenti atmosferici, i singoli elementi in ferro si sono quasi completamente dissolti e mettono in pericolo la stabilità del tempio. Inoltre, il processo di corrosione ha un forte effetto esplosivo nel marmo o cemento adiacente. Il risultato è la formazione di crepe in questi materiali con il rischio associato di caduta delle parti. Questo rappresenta un grave pericolo per i visitatori degli scavi di Efeso. Un secondo danno significativo al tempio è il degrado della superficie in marmo, il cosiddetto decadimento dello zucchero. Con questo comune fenomeno atmosferico causato dalle differenze di temperatura,

 

I principali interventi di restauro consistono quindi nella sostituzione dei composti ferrosi nell'area dell'antica muratura in marmo, nel miglioramento del bilancio idrico, nella protezione statica delle aree a rischio e nella conservazione di tutti i materiali. Martin Pliessnig, capo restauratore del progetto del Tempio di Adriano: "L'obiettivo principale del concetto di restauro è la conservazione della struttura tradizionale. È importante prolungare la vita del bene culturale e mantenere l'alta qualità del design della superficie per il futuro generazioni. Il danno esistente si basa sulla conoscenza attuale della conservazione dei monumenti e del futuro evitato nel miglior modo possibile ".

 

Il lavoro è stato svolto nei mesi invernali per rendere il tempio di nuovo adatto per il prossimo tour.

 

Fonte / source:

--- ARCHAEOLOGIE-ONLINE.DE (2020).

www.archaeologie-online.de/nachrichten/restaurierung-des-...

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627501491

 

3). Forschungen in Ephesos [ = materiali di ricerca aggiuntivi e pubblicazioni online per Efeso, vedere:] / VERLAG DER ÖSTERREICHISCHEN AKADEMIE

DER WISSENSCHAFTEN. Vienna (2020).

 

Der erste Band der Reihe Forschungen in Ephesos erschien bereits 1906. Er wurde von der Österreichischen Akademie der Wissenschaften (ÖAW) herausgegeben, die die Reihe seit 1977 im eigenen Verlag veröffentlicht.

 

Zum 125-jährigen Jubiläum des Grabungsbeginns macht das Österreichische Archäologische Institut (ÖAI), in Zusammenarbeit mit dem Verlag der ÖAW und dem von der Universität Heidelberg und der bayrischen Staatsbibliothek betriebenen Fachinformationsdienst Propyläum die gesamte Reihe der Öffentlichkeit und der Nachwelt als Open Access Publikationen sukzessive frei zugänglich.

 

Die Grabung Ephesos in der Westtürkei ist Österreichs größtes Wissenschaftsunternehmen im Ausland. Seit 1895 führt das Österreichische Archäologische Institut (ÖAI) Ausgrabungen im Gebiet der antiken Stadt durch. Seit 2015 zählt das antike Ephesos zum UNESCO-Weltkulturerbe.

 

Ein Langzeitprojekt wie Ephesos bietet die Möglichkeit, an einer der bedeutendsten Fundstätten des Mittelmeerraumes archäologische Grundlagenforschung und Methodenentwicklung zu betreiben: Als Forschungsgegenstand steht eine Stadtanlage mit ihrem Umland zur Verfügung, die von der Bronzezeit bis in das Mittelalter durchgehend besiedelt war, und dies zumeist als Zentralort der Region. Die Grabung Ephesos begreift sich dabei als Plattform für interdisziplinäre Grundlagenforschung in der Archäologie. Bei den Feldforschungen werden heute modernste und zu großen Teilen zerstörungsfreie Methoden wie Surveys und geophysikalische Prospektion eingesetzt und nur gezielte, meist klein dimensionierte Grabungen durchgeführt. Einen zunehmend bedeutenden Aspekt der Arbeiten des ÖAI bilden Denkmalpflege und Monitoring des antiken Bestands.

 

www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/50627501961

 

Fonte / source:

--- VERLAG DER ÖSTERREICHISCHEN AKADEMIE

DER WISSENSCHAFTEN. Vienna (2020).

verlag.oeaw.ac.at/kategorie_149.ahtml

verlag.oeaw.ac.at/artikel_16653.ahtml

 

S.v.,

 

--- ROMA ARCHEOLOGICA & RESTAURO ARCHITETTURA 2020. Dr. Ursula Quatember, The “Temple of Hadrian” on Curetes Street in Ephesus: new research into its building history. JRA 23 (2010): 376-394 [in PDF].

 

Fonte / source:

--- Dr. Ursula Quatember / Academia.edu. (2020).

 

www.academia.edu/958016/_The_Temple_of_Hadrian_on_Curetes...

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Sabato 10 dicembre alle 18.30 presso la libreria Giunti al Punto (c.so Vittorio Emanuele, 31/B, 33170, Pordenone) verrà presentata la nuova e attesissima antologia Il cerchio delle streghe (Morganti editori, 2016), in anteprima assoluta.

 

A presentare l’affascinante volume, cinque delle dieci scrittrici che hanno preso parte alla sua creazione con altrettanti racconti: Stefania Conte, Sabrina Gregori, Maristella Leandrin, Manuela Quaglia, Vania Russo.

 

Le cinque scrittrici saranno presentate e dialogheranno con l’Editore Paolo Morganti. Presenteranno quindi l’esoterica opera, parlando dei loro racconti, tutti ambientati in terra nostrana e talvolta ancorati a fatti storici realmente accaduti, viaggiando nel passato e nel presente, tra streghe buone e malvagie, tra i castelli, i boschi, le mura e i sentieri visibili ancora oggi nel vasto territorio della nostra Regione.

 

Così, Stefania Conte parlerà del suo arcano e metafisico Cimitero delle anime dismesse, Sabrina Gregori della sua conturbante Eclissi, Maristella Leandrin dell’impalpabile, complessa Nana bianca, Manuela Quaglia del destino della misteriosa Agnese e Vania Russo della sua intrigante e affascinante Smara.

 

Questa nuova, magica creazione della carnica Morganti editori è ottimo strumento di scoperta del folklore delle nostre terre, dei luoghi misteriosi e spesso sconosciuti di cui sono ricche nonché di approfondimento di una tematica tanto multiforme quanto intrigante, ed è già presente e ordinabile in tutte le librerie, nonché sui siti Amazon e Ibs.

 

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MORGANTI EDITORI

 

via Pieve di Castoia 1/A – frazione Nonta

 

33020 Socchieve (Udine) – telefono 0433 80360

 

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Presentazione di Argo H2O e di Argo Art Projects ed esposizione di alcune opere da WATERSHAPE, a cura di Eleonora Di Erasmo e Daniela Shalom Vagata, sabato 21 dicembre 2013, Roma.

Live-set "Snowy Afternoon" di Andrea Buratta aka Novembertraum

 

Video, musica, fotografie di:

Andrea Buratta aka Novembertraum, Stefano Bandini, Sebastiano Luciano, Chie Matsui, Andrés Mendéz, Monochrome Circus, Yoichi Nagano, Masakatsu Tagaki, Chris Rudz, Yasu Suzuka, Toru Yamanaka

 

Argo rivista d’esplorazione dedica il nuovo numero Argo H2O al tema fluido e multiforme dell’acqua: acqua come fonte primordiale di vita, frontiera dell’orizzonte umano, risorsa e bene comune. Pensati appositamente per questo nuovo numero, sono visibili nelle versioni cartacea e online di Argo H2O i progetti Voce al silenzio e WATERSHAPE.

 

www.argonline.it

(further pictures and information you can see if you go to the end of page and by clicking on the link...)

Belvedere

Belvedere Castle. Garden Front of the Lower Belvedere.

Belvedere Palace stands supposedly on the foundations of a Roman camp that had been erected here for strategic reasons. In 1693 Prince Eugene of Savoy acquired field and vineyard grounds between today's Rennweg and today's Gürtel. In 1700 Johann Lukas von Hildebrandt began with the construction of a palace garden (Lower Belvedere), whose in French-style layed out park was equipped with large water basins, an orangery with precious foreign plants and a menagerie. Prince Eugene was a great animal lover, and some animals in his collection could be fed exclusively by himself.

1720 the Prince conceived the plan the summer palace to supplement by a another palace building on the hill of the garden.

The 1721 by Johann Lukas von Hildebrandt begun works had been completed in 1724. The Upper Belvedere served in contrast to the Lower only representative purposes and was never meant to live.

The Prince and his architect managed a perfect symbiosis between architecture and garden. After the death of the Savoy (1736) inherited his niece Victoria of Savoy-Soisson, nee Princess Hildburghausen, all his possessions. From her the Habsburgs beginning of 1752 acquired the Belvedere. From 1755 Empress Maria Theresa moved the Arcierenleibgarde (Royal Company of the Archers) and the Galician Guard in the annex of the Belvedere. Besides, the castle stood almost empty.

Belvedere Castle. Engraving by Salomon Kleiner 1731/40 (left).

Vienna from the Belvedere. Coloured copper engraving by Carl Schütz, 1784 (right).

1770 Belvedere Palace was venue of brilliant festivities:

In castle and park the marriage of Archduchess Maria Antonia (Marie Antoinette) with the Dauphin of France by proxy (per procura) was celebrated. About 2,000 people were invited, more than 1,500 bottles of champagne, which was far from home in Vienna at that time,

were emptied. For hospitality of the guests, there were round tables, which were covered with silver. However, the Court of Vienna had a large part of the silver service to rent of nobles, because the stocks of the silver chamber were not sufficient. Finished was the festival by a magnificent fireworks.

1776, the imperial picture gallery from the Stallburg (home of the famous Lipizzan stallions) was transferred to the Upper Belvedere, the animals of the menagerie came to Schönbrunn. Shortly before the Congress of Vienna in 1814 in the Lower Belvedere the Ambras Collection was exposed. During the war against Napoleon (1805-1809), much of the collection of paintings had to be outsourced. The Corsican claimed 400 masterpieces for himself, but which after his defeat at Waterloo to the Habsburgs have been restituted. The after the French wars completely neglected building has been restored 1850-1866.

Castle Park with Upper Belvedere. Photograph, around 1890.

1819 Emperor Franz II (I) the Institute of Botany, University of Vienna, had given spacious grounds for enlargement of the Botanical Garden at Rennweg. Franz was very interested in botany and in accordance with a Habsburg House bill - every Archduke must learn a civilian job - has been educated for gardener. In an adjoining garden of Schloß Belvedere he had from his private funds laid out a botanical garden ("Flora Austriaca") which was left to the Institute of Botany for use.

During the cholera epidemic of 1831, the Belvedere served as well as Schönbrunn Palace the imperial family as a refuge; supposedly one was there protected from the bad air, which was attributed to the onset of the disease. Both castles lay in the "countryside", the air was much better here than in the densely populated city. During wartime, a hospital was set up in the castle.

As the space for the imperial collections became too small, it was thought to expand the Upper Belvedere by wing buildings. This plan was dropped for aesthetic reasons, however. After the expansion of the city (razing of the bastions and glacis) arose on the ring road the newly created Court Museums; moved there in 1891 the major part of the paintings.

Archduke-Heir to the Throne Franz Ferdinand of Austria-Este at folk and children's party in the park of the Belvedere Palace. Photograph, 1905.

To 1893/94 it is likely that Archduke Franz Ferdinand has chosen the Upper Belvedere to his residence in Vienna. Other sources say that it had been assigned to him by the Emperor Franz Joseph as a place to stay in Vienna. The rooms have been restored, adapted for residential purposes and supplemented with neo-Baroque furniture. The heir of the Este collections furnished his residence with numerous works of art. He had envisaged the castle for the accommodation of his collections; in 1893 were numerous boxes from India and Singapore in Belvedere stored. 1894 Emperor Franz Joseph could see the collection: "Yesterday I went to the Belvedere, where Franzi showed me his now quite and very nicely prepared collections. The same are as imposing as interesting by the incredible amount of objects and by the rarity and beauty of them. I believe that this exhibition would be interesting for you", wrote the monarch to his wife, Empress Elisabeth. That same year, Archduke Franz Ferdinand showed his collections his future wife, Sophie Chotková,

"Where I unaware of your fatigue with particular brutality you dragged from box to box" as he apologetically from Budweis wrote to the Countess.

Then the collections moved one the one hand to the Palais Modena in the Beatrixgasse, on the other hand to Konopischt. Only in 1898, Franz Ferdinand was granted by Emperor Franz Joseph to move into the Belvedere as Vienna Residence. More revitalization works were carried out and were also necessary. Technical modernization and preservation of the original building condition had priority - as always with the projects of Archduke Franz Ferdinand. As furnishings served still preserved furnitures from Schloss Hof, which were supplemented by new ones in old style. The private rooms in addition to electric lighting were equipped with central heating.

Belvedere Castle. Staircase in the Upper Belvedere (left).

Marble plastic "Apotheosis of Prince Eugene" by Balthasar Permoser in Gold Cabinet of the Lower Belvedere (right).

If his presence was needed in Vienna, Franz Ferdinand here could lead a normal family life and escape the pressures of court ceremonial, in which the to him in morganatic marriage affiliated wife was exposed to the evils of the courtiers. When the heir to the throne invited guests to the Belvedere, he was sitting opposite his wife as a hostess while she was ranked in the Hofburg always after the latest unmarried Archduchess. About the cozy family life at Belvedere reported Prince von Clary-Aldringens:

"Aunt Sophie invited us ... to snack into a Belvedere, unexpectedly, suddenly appeared the Archduke - we literally froze in our Hab-Acht-position (stand at attention). He greeted us warmly ... [I got to know] the Archduke as a friendly landlord, who was playing and laughing with his Children..."

Between 1899 and 1914 in the Lower Belvedere the military bureau of the heir to the throne was housed. Other well-known Residents - but of outbuildings - were Anton Bruckner, who in 1896 died in the Kustodenwohnung (guardian house), and Richard Strauss, who lived here from 1925 to 1944.

After the assassination of the Archduke and his wife in Sarajevo, the Belvedere should serve as the residence of the new heir to the throne, Archduke Karl and his family. This, however, preferred living in Schönbrunn and especially in the villa Wartholz. In 1917, Charles' brother Archduke Maximilian moved with his family into the Belvedere.

During World War II the castle was badly damaged by bombs, but rebuilt after the war ended immediately. On 15 May 1955 was the Marble Hall venue of the signing of the Austrian State Treaty. Today, the Upper Belvedere houses important art collections.

Excerpts from

Thus lived the Habsburgs - Imperial and Royal Palaces in the

Austro-Hungarian Monarchy

Ingrid Haslinger, Gerhard Trumler

Christian Brandstätter Verlag mbH

The publishing service for museums, businesses and

public bodies

www.brandstaetter - verlag.at

Denomination of the summer residence which Prince Eugene of Savoy himself had erected btw Rennweg and Swiss Garden. The term which refers to the unique view over Vienna dates from the time of Maria Theresa. Prinz Eugen bought in 1697 a plot of land at the Rennweg, which he extended to 1721 in four stages to the current area. Between 1714 and 1716 emerged the Lower Belvedere It is an elongated ground floor building, designed of a 7-axes central projection, two wings and two corner pavilions. The 3-axis central pavilion houses the Marble Hall. The castle the only rarely in Vienna sojourning builder served during the summer months as a pleasure palace.

Only in 1720 commenced construction works for the Upper Belvedere, first drawings for this existed already in 1717. The in it extent and form language compared to the Lower Belvedere especially magnificent Upper Belvedere served primarily as a representative setting for grand receptions and festivities. The architectural history of the example due to the loss of the Eugenianischen Bauarchivs (construction archiv of Prince Eugene) cannot be explored in detail without any gaps. 1723 (according to Rizzi 1721/22) the Upper Belvedere s is considered complete. The architect Johann Lukas von Hildebrandt, who repeatedly worked for Prince Eugen, with the construction of the Belvedere has created his main work. It counts in its multiform architectonic as well as sculptural structure to the most important baroque buildings of the 18th century. The to the ensemble belonging, btw Upper and Lower Belvedere laying garden has been created by the Bavarian horticultural engineer D. Girard and today only in broad terms is original. The designs for the interior of the castle stem from C. le Fort du Plessy.

After the death of the prince the belvedere went into the possession of his sole heiress, Victoria Duchess of Saxe-Hildburghausen. She sold it in 1752 to Maria Theresa. At the behest of Joseph II from 1775 the imperial picture gallery was transferred here, which in 1781 for the first time was open to the public. had. Since 1806 was located in the Lower Belvedere the Ambras Collection. Both collections were in 1890 in the Museum of Art History transferred. In 1894, the palace became residence for the heir to the throne Archduke Franz Ferdinand.

After the first World War I the Republic of Austria in Belvedere installed the Austrian Gallery. 1945 suffered the Belvedere severe war damage. In 1950, the "Gold Cabinet" in the north-eastern corner pavilion of the Upper Belvedere was destroyed by fire and replaced by a copy. The since 1988 ongoing general renovation should have been completed in 1996.

aeiou - the cultural information system of the bm: bwk

14,000 key words and 2000 pictures from history, geography, politics and business in Austria

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Austrian Gallery Belvedere

The in the center of Vienna situated Belvedere palaces with their extensive parks form an impressive baroque Gesamtkunstwerk. The Museum in the Upper and Lower Castle

provides an excellent overview of the Austrian Art from the Middle Ages to the present. the collections of the 19th and 20th Century also include an exquisite inventory of international art. World Famous works by Klimt, Schiele, Kokoschka, Renoir and Monet you can see in the upper

Belvedere, from where you can enjoy a spectacular view to the center of Vienna. In the historic rooms of the Lower Belvedere are shown works of art from the Middle Ages and Baroque.

Austrian Gallery Belvedere

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Phone +43 / ( 0) 1 / 79557-0

Fax +43 / (0) 1/79 84 337

Upper Belvedere

Collections of the 19th and 20th century

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Lower Belvedere

Baroque Museum, and Museum of Medieval Art

Rennweg 6a, A - 1030 Vienna

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Exhibition at Künstlerhaus Bethanien, Berlin.

14–30 August 2009, Studio 2.

 

ANE GRAFF is a passionate draftswoman. She practises drawing as an extremely time-consuming, almost meditative process that centres on her contemplation of the poetry of scientific research and the nature of matter per se. Ane Graff’s fine drawings with meticulously realised details use graphite pencil to reveal the surfaces and structures of organic matter – birds’ feathers, divots of turf, a tree’s branches and twigs – or the coral-like ramifications of natural silver and different types of stones. The artist’s interest has been attracted by multiform layers of broken slate in particular. In her drawings, Graff likes to develop the similarity of structures from completely different fields of nature.

Older works by Graff echo still-life paintings by 17th century Dutch artists, in which the forest floor is depicted as the habitat of evil forces – often embodied by reptiles or insects –, combined with symbols of Christian redemption.

In her more recent works, Graff has advanced from capturing stones and other natural forms on paper, and also collects them outside and presents them in the form of sculptural ensembles. Thus, for example, she has laid out a huge number of fine and even finer slate fragments to create a large-format floor work – a futher development of the graphic idea that recalls, in this form, artworks of Land Art and yet, if one were to observe the installation from high above, it would re-adopt the aspect of a drawing.

  

La mostra – la più ampia ed articolata antologica degli ultimi decenni di uno tra i più imprevedibili e multiformi artisti nel campo della fotografia – offre un panorama dettagliato ed esauriente del percorso di Nino Migliori, in più di 60 anni di ricerca sulla fotografia, della fotografia, con la fotografia.

Oltre 300 opere esposte a Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni per raccontare l’opera dell’autore, a cui si aggiungono 9 installazioni, 2 delle quali a Casa Saraceni e Palazzo Pepoli Museo della Storia di Bologna.

 

Mostra promossa da Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna

in collaborazione con l'Archivio Nino Migliori

 

18 gennaio - 28 aprile 2013

Palazzo Fava Palazzo delle Esposizioni

Genus Bononiae Musei nella Città

Bologna

 

foto Paolo Righi

Cortinarius allutus Fr. ss. Moser non J. Lange, syn.: Phlegmacium allutum (Fr.) M.M. Moser,

Cortinarius melliolens Schäffer ex Orton, Cortinarius multiformis ss. CFP, Ricken

DE: Bereifter Schleimkopf

Slo.: poprhnjena koprenka

 

Dat.: Oct. 6. 2017

Lat.: 46.36139 Long.: 13.69922

Code: Bot_1093/2017_DSC9358

 

Habitat: Mixed wood, Fagus sylvatica dominant, Picea abies scattered; slightly inclined mountain slope, southeast aspect; calcareous, colluvial, shallow ground; relatively warm and dry place; partly protected from direct rain by tree canopies; average precipitations ~ 3.000 mm/year, average temperature 6-9 deg C, elevation 670 m (2.200 feet), alpine phytogeographical region.

 

Substratum: forest soil, leaf litter.

 

Place: Lower Trenta valley, right bank of river Soča; between villages Soča and Trenta; near the trail to settlement Na skalah, East Julian Alps, Posočje, Slovenia EC.

 

Comments: Genus Cortinarius is huge - more than 1.000 species, subspecies, var. and f. have been described. No wonder, there is confusion in their names. Index Fungorum recognizes Cortinarius allutus as a current name, while other authorities consider it as a synonym of Cortinarius multiformis (this too is a current name according to IF). Recent (2014) DNA phylogenetic studies (Ref.8) revealed that much more complex situation exists in the group of species similar to this find. Ref.8 considers now the name Cortinarius allutus as a misapplied name. Anyway, I will keep with Index Fungorum and use the name Cortinarius allutus. Macroscopic traits and spores fit well to the most of the descriptions found in literature.

 

There grew 6 or 7 pilei in an area of about 3 x 3 m. Habitat was montane Fagus sylvatica forest with a few Picea abies intermixed. In a distance of 0.3 - 3 m from the pilei two young, about 1-1.5 m tall and in a distance of about 5 m a grown up Picea abies three were present. Cortinarius allutus is supposed to be in mycorrhizal relation to conifers. Fruitbody description: pilei diameter 6 - 9 cm, trama thin near the edge of pilei, in the midrange about 8 mm thick, gills up to 10 mm broad, hut dry (after a several days long dry period); however, leaves and other debris were firmly 'glued' to the hut surface (ixocutis); stipe 4.2 - 6.5 cm long and 8 - 20 mm in diameter; when old stipe partly hollow; quite abruptly bulbous (with a few fruitbodies almost marginate); bulb from 1.6 to 1.9 times the diameter of the stipe; smell mild, pleasant, mushroomy, on leather?; taste not tested; 5% KOH reactions: on trama yellow-brown, not violent; on hut brownish, deepens the color of the hut; trama in the bulb brownish; on gills dark brown, almost blackish; Lugol reactions: on trama instant gold-yellowish, on pilei slightly yellowish, almost none; pilei do not bruise when handled except gills - they darken slightly; SP abundant, almost the same color as the whole fruitbodies, buff-fox color, oac714.

 

Spores minutely and uniformly warty. Dimensions: (7.8) 8 - 8.8 (9.1) x (4.5) 4.7 - 5 (5.2) microns; Q = (1.6) 1.7 - 1.8 (1.9); N = 35; Me = 8.5 x 4.8 microns; Qe = 1.8. Olympus CH20 , NEA 100x/1.25, magnification 1.000 x, oil; in water, fresh material. AmScope MA500 digital camera.

 

Herbarium: Mycotheca and lichen herbarium (LJU-Li) of Slovenian Forestry Institute, Večna pot 2, Ljubljana, Index Herbariorum LJF

 

Ref.:

(1) R.M.Daehncke, 1200 Pilze in Farbfotos, AT Verlag (2009), p 726.

(2) www.fichasmicologicas.com/?micos=1&alf=C&art=556 (accessed Oct.8. 2017)

www2.muse.it/bresadola/gallery.asp?code=87 (accessed Oct.8. 2017)

(3) R. Phillips, Mushrooms, Macmillan (2006), p 182.

(4)

www.nahuby.sk/obrazok_detail.php?obrazok_id=512681&po... (accessed Oct.8. 2017)

(5) www.123pilze.de/DreamHC/Download/OrangeseidigerKlumpfuss.htm (accessed Oct.8. 2017)

(6) www.pilzflora-ehingen.de/pilzflora/arthtml/callutus.html (accessed Oct.8. 2017)

(7) J. Breitenbach, F. Kraenzlin, Eds., Fungi of Switzerland, Vol.5. Verlag Mykologia (2000), p 164.

(8) T. E. Brandrud et all. Cortinarius subgenus Phlegmacium section Multiformes in Europe, (2014) Journal des J.E.C., No. 16, p.162–199. available at karl.soop.org/JEC16B_multif.pdf

(further pictures and information you can see if you go to the end of page and by clicking on the link...)

Belvedere

Belvedere Castle. Garden Front of the Lower Belvedere.

Belvedere Palace stands supposedly on the foundations of a Roman camp that had been erected here for strategic reasons. In 1693 Prince Eugene of Savoy acquired field and vineyard grounds between today's Rennweg and today's Gürtel. In 1700 Johann Lukas von Hildebrandt began with the construction of a palace garden (Lower Belvedere), whose in French-style layed out park was equipped with large water basins, an orangery with precious foreign plants and a menagerie. Prince Eugene was a great animal lover, and some animals in his collection could be fed exclusively by himself.

1720 the Prince conceived the plan the summer palace to supplement by a another palace building on the hill of the garden.

The 1721 by Johann Lukas von Hildebrandt begun works had been completed in 1724. The Upper Belvedere served in contrast to the Lower only representative purposes and was never meant to live.

The Prince and his architect managed a perfect symbiosis between architecture and garden. After the death of the Savoy (1736) inherited his niece Victoria of Savoy-Soisson, nee Princess Hildburghausen, all his possessions. From her the Habsburgs beginning of 1752 acquired the Belvedere. From 1755 Empress Maria Theresa moved the Arcierenleibgarde (Royal Company of the Archers) and the Galician Guard in the annex of the Belvedere. Besides, the castle stood almost empty.

Belvedere Castle. Engraving by Salomon Kleiner 1731/40 (left).

Vienna from the Belvedere. Coloured copper engraving by Carl Schütz, 1784 (right).

1770 Belvedere Palace was venue of brilliant festivities:

In castle and park the marriage of Archduchess Maria Antonia (Marie Antoinette) with the Dauphin of France by proxy (per procura) was celebrated. About 2,000 people were invited, more than 1,500 bottles of champagne, which was far from home in Vienna at that time,

were emptied. For hospitality of the guests, there were round tables, which were covered with silver. However, the Court of Vienna had a large part of the silver service to rent of nobles, because the stocks of the silver chamber were not sufficient. Finished was the festival by a magnificent fireworks.

1776, the imperial picture gallery from the Stallburg (home of the famous Lipizzan stallions) was transferred to the Upper Belvedere, the animals of the menagerie came to Schönbrunn. Shortly before the Congress of Vienna in 1814 in the Lower Belvedere the Ambras Collection was exposed. During the war against Napoleon (1805-1809), much of the collection of paintings had to be outsourced. The Corsican claimed 400 masterpieces for himself, but which after his defeat at Waterloo to the Habsburgs have been restituted. The after the French wars completely neglected building has been restored 1850-1866.

Castle Park with Upper Belvedere. Photograph, around 1890.

1819 Emperor Franz II (I) the Institute of Botany, University of Vienna, had given spacious grounds for enlargement of the Botanical Garden at Rennweg. Franz was very interested in botany and in accordance with a Habsburg House bill - every Archduke must learn a civilian job - has been educated for gardener. In an adjoining garden of Schloß Belvedere he had from his private funds laid out a botanical garden ("Flora Austriaca") which was left to the Institute of Botany for use.

During the cholera epidemic of 1831, the Belvedere served as well as Schönbrunn Palace the imperial family as a refuge; supposedly one was there protected from the bad air, which was attributed to the onset of the disease. Both castles lay in the "countryside", the air was much better here than in the densely populated city. During wartime, a hospital was set up in the castle.

As the space for the imperial collections became too small, it was thought to expand the Upper Belvedere by wing buildings. This plan was dropped for aesthetic reasons, however. After the expansion of the city (razing of the bastions and glacis) arose on the ring road the newly created Court Museums; moved there in 1891 the major part of the paintings.

Archduke-Heir to the Throne Franz Ferdinand of Austria-Este at folk and children's party in the park of the Belvedere Palace. Photograph, 1905.

To 1893/94 it is likely that Archduke Franz Ferdinand has chosen the Upper Belvedere to his residence in Vienna. Other sources say that it had been assigned to him by the Emperor Franz Joseph as a place to stay in Vienna. The rooms have been restored, adapted for residential purposes and supplemented with neo-Baroque furniture. The heir of the Este collections furnished his residence with numerous works of art. He had envisaged the castle for the accommodation of his collections; in 1893 were numerous boxes from India and Singapore in Belvedere stored. 1894 Emperor Franz Joseph could see the collection: "Yesterday I went to the Belvedere, where Franzi showed me his now quite and very nicely prepared collections. The same are as imposing as interesting by the incredible amount of objects and by the rarity and beauty of them. I believe that this exhibition would be interesting for you", wrote the monarch to his wife, Empress Elisabeth. That same year, Archduke Franz Ferdinand showed his collections his future wife, Sophie Chotková,

"Where I unaware of your fatigue with particular brutality you dragged from box to box" as he apologetically from Budweis wrote to the Countess.

Then the collections moved one the one hand to the Palais Modena in the Beatrixgasse, on the other hand to Konopischt. Only in 1898, Franz Ferdinand was granted by Emperor Franz Joseph to move into the Belvedere as Vienna Residence. More revitalization works were carried out and were also necessary. Technical modernization and preservation of the original building condition had priority - as always with the projects of Archduke Franz Ferdinand. As furnishings served still preserved furnitures from Schloss Hof, which were supplemented by new ones in old style. The private rooms in addition to electric lighting were equipped with central heating.

Belvedere Castle. Staircase in the Upper Belvedere (left).

Marble plastic "Apotheosis of Prince Eugene" by Balthasar Permoser in Gold Cabinet of the Lower Belvedere (right).

If his presence was needed in Vienna, Franz Ferdinand here could lead a normal family life and escape the pressures of court ceremonial, in which the to him in morganatic marriage affiliated wife was exposed to the evils of the courtiers. When the heir to the throne invited guests to the Belvedere, he was sitting opposite his wife as a hostess while she was ranked in the Hofburg always after the latest unmarried Archduchess. About the cozy family life at Belvedere reported Prince von Clary-Aldringens:

"Aunt Sophie invited us ... to snack into a Belvedere, unexpectedly, suddenly appeared the Archduke - we literally froze in our Hab-Acht-position (stand at attention). He greeted us warmly ... [I got to know] the Archduke as a friendly landlord, who was playing and laughing with his Children..."

Between 1899 and 1914 in the Lower Belvedere the military bureau of the heir to the throne was housed. Other well-known Residents - but of outbuildings - were Anton Bruckner, who in 1896 died in the Kustodenwohnung (guardian house), and Richard Strauss, who lived here from 1925 to 1944.

After the assassination of the Archduke and his wife in Sarajevo, the Belvedere should serve as the residence of the new heir to the throne, Archduke Karl and his family. This, however, preferred living in Schönbrunn and especially in the villa Wartholz. In 1917, Charles' brother Archduke Maximilian moved with his family into the Belvedere.

During World War II the castle was badly damaged by bombs, but rebuilt after the war ended immediately. On 15 May 1955 was the Marble Hall venue of the signing of the Austrian State Treaty. Today, the Upper Belvedere houses important art collections.

Excerpts from

Thus lived the Habsburgs - Imperial and Royal Palaces in the

Austro-Hungarian Monarchy

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Denomination of the summer residence which Prince Eugene of Savoy himself had erected btw Rennweg and Swiss Garden. The term which refers to the unique view over Vienna dates from the time of Maria Theresa. Prinz Eugen bought in 1697 a plot of land at the Rennweg, which he extended to 1721 in four stages to the current area. Between 1714 and 1716 emerged the Lower Belvedere It is an elongated ground floor building, designed of a 7-axes central projection, two wings and two corner pavilions. The 3-axis central pavilion houses the Marble Hall. The castle the only rarely in Vienna sojourning builder served during the summer months as a pleasure palace.

Only in 1720 commenced construction works for the Upper Belvedere, first drawings for this existed already in 1717. The in it extent and form language compared to the Lower Belvedere especially magnificent Upper Belvedere served primarily as a representative setting for grand receptions and festivities. The architectural history of the example due to the loss of the Eugenianischen Bauarchivs (construction archiv of Prince Eugene) cannot be explored in detail without any gaps. 1723 (according to Rizzi 1721/22) the Upper Belvedere s is considered complete. The architect Johann Lukas von Hildebrandt, who repeatedly worked for Prince Eugen, with the construction of the Belvedere has created his main work. It counts in its multiform architectonic as well as sculptural structure to the most important baroque buildings of the 18th century. The to the ensemble belonging, btw Upper and Lower Belvedere laying garden has been created by the Bavarian horticultural engineer D. Girard and today only in broad terms is original. The designs for the interior of the castle stem from C. le Fort du Plessy.

After the death of the prince the belvedere went into the possession of his sole heiress, Victoria Duchess of Saxe-Hildburghausen. She sold it in 1752 to Maria Theresa. At the behest of Joseph II from 1775 the imperial picture gallery was transferred here, which in 1781 for the first time was open to the public. had. Since 1806 was located in the Lower Belvedere the Ambras Collection. Both collections were in 1890 in the Museum of Art History transferred. In 1894, the palace became residence for the heir to the throne Archduke Franz Ferdinand.

After the first World War I the Republic of Austria in Belvedere installed the Austrian Gallery. 1945 suffered the Belvedere severe war damage. In 1950, the "Gold Cabinet" in the north-eastern corner pavilion of the Upper Belvedere was destroyed by fire and replaced by a copy. The since 1988 ongoing general renovation should have been completed in 1996.

aeiou - the cultural information system of the bm: bwk

14,000 key words and 2000 pictures from history, geography, politics and business in Austria

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Austrian Gallery Belvedere

The in the center of Vienna situated Belvedere palaces with their extensive parks form an impressive baroque Gesamtkunstwerk. The Museum in the Upper and Lower Castle

provides an excellent overview of the Austrian Art from the Middle Ages to the present. the collections of the 19th and 20th Century also include an exquisite inventory of international art. World Famous works by Klimt, Schiele, Kokoschka, Renoir and Monet you can see in the upper

Belvedere, from where you can enjoy a spectacular view to the center of Vienna. In the historic rooms of the Lower Belvedere are shown works of art from the Middle Ages and Baroque.

Austrian Gallery Belvedere

Prinz Eugen -Strasse 27 , A - 1037 Wien

Phone 43 / ( 0) 1 / 79557-0

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Convenio Fundación HIVOS y MADC.

7 de Febrero al 5 de abril

Sala I, II, III, IV

Artistas: Regina Aguilar, Gustavo Araujo, Patricia Belli, Bayardo Blandino, Andrés Carranza, Isabel de Obaldía, Sandra Eleta, Dario Escobar, Luis González Palma, Walterio Iraheta, Rodolfo Molina, Priscilla Monge, Yasser Musa, Raúl Quintanilla, Isabel Ruíz, Karla Solano, Cinthya Soto, Gilvano Swawey, Jaime David Tischler, Patricia Villalobos.

Curaduría: Rolando Barahona y Tahituey Ribot.

INFO: lacamerachiara.asterischi@gmail.com

 

asterischi.com/lacamerachiara

 

  

Il mondo visto con gli occhi di chi fugge è realtà multiforme e complessa. Un passo, infatti, non è semplicemente un passo, ma un allontanarsi o un avvicinarsi a realtà più sicure. Allo stesso modo ogni cosa non è mai eguale a se stessa. La prospettiva della fuga è rapida, fluente, e in continua evoluzione. Poi, a volte, è il mondo stesso ad essere in fuga, come volontario accecamento per quello che è diventato (o per quello che noi l’abbiamo fatto diventare). La vita in fuga è una cosa sospesa, che lascia e prende con confini labili e, a volte, incomprensibili. In questa duplice prospettiva si muove il senso del prossimo concorso fotografico, terza tappa del cammino, in cui ancora una volta gli artisti dovranno tuffarsi in una tematica variamente interpretabile, e che aspetta nuovi stimoli per diventare altro.

Il tema offre all’artista la possibilità di scappare dalla routine quotidiana, vivere “On The Road” e far esplodere la propria creatività fotografica senza meta, senza alcun tipo di freno. L’artista cercherà lo scatto che rappresenti di più il senso della libertà,del movimento continuo, della fuga dal mondo stesso:

“Non si può negare che andare liberi senza meta da sempre ci rende euforici . Ha a che fare con l’idea della fuga: dalla storia, dall’oppressione , dalla legge, dalla noia degli obblighi.. Libertà assoluta…”

  

INFO: lacamerachiara.asterischi@gmail.com

 

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Il 24 ottobre al Teatro Sociale di Como, Mika rivisiterà il suo repertorio di successi e proporrà nuove canzoni in chiave sinfonica con l’orchestra “Affinis Consort”, diretta da Simon Leclerc, creata appositamente per l’occasione da 81 professionisti internazionali: 65 strumentisti e 16 coristi.

 

Lo spettacolo nasce dal desiderio di Mika di replicare in Italia l’incredibile esperienza dei tre concerti sinfonici tenutisi a Montréal lo scorso febbraio, in cui ha confermato la sua versatilità e la qualità del suo repertorio pop, anche in chiave classica.

 

Il concerto arriva dopo i grandi successi estivi al Fabrique di Milano, al Teatro Antico di Taormina e all’Arena della Regina di Cattolica e le prossime tre date nei palasport di Milano (27 settembre), Roma (29 settembre) e Firenze (30 settembre). Le prevendite per la serata speciale partiranno da giovedì 1 ottobre.

 

Simon Leclerc è un affermato compositore di colonne sonore per la Paramount e direttore d’orchestra canadese a cui Mika ha affidato l’arrangiamento in chiave classica del suo repertorio. Dopo i concerti di Montreal, Mika ha entusiasticamente dichiarato: “Provenendo io stesso da una formazione professionale classica, per me è straordinario sentire le mie canzoni nelle veste classica che Simon ha dato loro, perché nella mia mente, le ho sempre immaginate così!”

 

Dal piccolo ensemble alla grande orchestra sinfonica. Dalle fondamenta classiche alle contaminazioni contemporanee e pop.

Affinis Consort racchiude nel suo dna la multiformità del suo essere.

L'unione di mondi, il Canada e l'Italia. Il superamento dei confini geografici e culturali. Il connubio e la condivisione delle esperienze che ogni singolo musicista porta sul palco, elevando le affinità.

 

Presentazione di Argo H2O e di Argo Art Projects ed esposizione di alcune opere da WATERSHAPE, a cura di Eleonora Di Erasmo e Daniela Shalom Vagata, sabato 21 dicembre 2013, Roma.

Live-set "Snowy Afternoon" di Andrea Buratta aka Novembertraum

 

Video, musica, fotografie di:

Andrea Buratta aka Novembertraum, Stefano Bandini, Sebastiano Luciano, Chie Matsui, Andrés Mendéz, Monochrome Circus, Yoichi Nagano, Masakatsu Tagaki, Chris Rudz, Yasu Suzuka, Toru Yamanaka

 

Argo rivista d’esplorazione dedica il nuovo numero Argo H2O al tema fluido e multiforme dell’acqua: acqua come fonte primordiale di vita, frontiera dell’orizzonte umano, risorsa e bene comune. Pensati appositamente per questo nuovo numero, sono visibili nelle versioni cartacea e online di Argo H2O i progetti Voce al silenzio e WATERSHAPE.

 

www.argonline.it

O. M. Aïvanhov

11 novembre 2005

 

Et bien chers amis, vous me voyez content de vous retrouver ainsi, tout d'abord, avant de m'exprimer librement, je souhaite vous entendre vous exprimer librement sur ce que vous avez à me demander.

 

Question : A quoi correspond l'image de la pyramide ?

La pyramide est un symbole universel qui a été présent dans un certain nombre de civilisations sur cette planète mais aussi dans les peuples de l'extra Terre et de l'intra Terre. C'est un symbole universellement répandu dans les mondes vivants. La pyramide correspond à un degré de diffraction de la Lumière. C'est un lieu de ressourcement dans les plans subtils. Maintenant, sur les plans denses incarnés, comme ils s'en trouvent dans différentes régions, la pyramide correspond à la concrétisation aussi de l'énergie de systèmes solaires extrêmement importants. Ce sont des centres de transformations. Ce sont des centres qui permettent, aussi bien dans les mondes subtils que dans les vibrations les plus denses, de transsubstantionner, de transmuter la matière en Lumière et de transmuter aussi la Lumière en matière. Il s'agit en quelque sorte d'une centrale de retournement de l'état matière à l'état Lumière mais aussi de l'état Lumière à l'état matière. La pyramide est un symbole de transformation, un symbole d'évolution mais aussi une usine énergétique qui permet réellement la transformation des consciences, la transformation cellulaire et la transformation des planètes, aussi.

 

Question : Le choix de devenir psychiatre est-il juste à notre époque ?

Il faut savoir que l'on ne devient pas médecin par hasard, ni médecin, ni psychiatre. Le titre ronflant de médecin, le titre ronflant de psychiatre, encore plus ronflant devrais-je dire, correspond au niveau de l'âme à un rachat karmique, à une notion de quelqu'un qui se pose comme celui qui est le sauveur et, dans cet archétype de fonctionnement, aux niveaux psychologique, spirituel mais aussi matériel. La peur de manquer est profondément inscrite dans tous les médecins car elle fait partie en quelque sorte de leur cheminement d'âme. Et le développement le plus important pour un médecin, un docteur en médecine, un docteur en psychiatrie, est bien évidemment de dépasser cette notion de peur de manquer. La personnalité freine l'enthousiasme de l'âme, l'enthousiasme du sauveur. Mais nul ne peut devenir un vrai sauveur s'il ne fait comme a dit le Christ : « Laisse les morts enterrer les morts et suis moi. » Cela voulait bien dire ce que cela voulait dire. On ne peut pas prétendre à la Lumière, on ne peut pas vouloir la Lumière et avoir peur de l'ombre. Peur de l'ombre est multiforme, c'est aussi avoir peur de manquer d'argent. Bien évidemment, on peut se dire intellectuellement, rationnellement, que le manque d'argent m'empêche de faire les choses ou que la peur de manquer d'argent va m'entraîner dans un cercle où je vais travailler de plus en plus non pas parce que je manque d'argent mais parce que j'ai peur d'en manquer. Tant que cette dialectique est mise en œuvre, aucun médecin quel qu'il soit ne peut trouver la paix de l'Esprit, quel qu'il soit, quel que soit le pays, quelle que soit la façon de travailler car cela fait partie de l'archétype karmique de celui qui a choisi d'être médecin. Voilà, ce que j'avais à dire par rapport à cela. Maintenant, il faut faire confiance à la Lumière. Laisser faire la Lumière. Lâcher prise à l'ombre. En cela, la fluidité se montrera dans toute sa magnificence et dans toute sa beauté. Aussi bien au niveau matériel, aussi bien au niveau de la Lumière intérieure, aussi bien au niveau du développement psychologique mais aussi du développement spirituel.

 

Question : Quel est l'endroit le plus juste pour s'installer aujourd'hui ?

Chacun devra être où il sera au moment où il devra y être. Il n'y a pas de prévisions ou de plans qui tiennent : à partir du moment où vous sentez l'impératif d'être à tel endroit, vous devez y être. Maintenant, s'il y a une quelconque précipitation de ce qui doit se passer, là où vous serez, vous serez touché dans votre intérieur. Il vous sera alors possible de vous rendre là où vous devez vous rendre. Simplement, effectivement, il faut anticiper, non pas des grandes décisions sur des années mais anticiper simplement sur quelques jours par rapport à l'alimentaire, par rapport aux possibilités de retrait d'un lieu temporaire. Tout cela vous devez l'avoir en tête. Mais continuer aussi à vivre, chaque jour, chaque minute de votre vie dans l'instant présent en étant le plus centré dans votre présent, dans ce que vous faites, dans ce que vous avez à faire et pas dans des projections futures. Le grand danger, voyez-vous chers amis, c'est de vouloir projeter, de penser à l'avenir, de penser à ce qui vient et qui malheureusement est déjà là parmi vous, que vous soyez sans arrêt en décalage par rapport à votre présent, sans arrêt en décalage et en fuite vers le futur. Rappelez-vous : ce qui se passe à l'extérieur, se passe à l'intérieur de vous, donc où vous voulez fuir. Il y a simplement à être raisonnable dans le bon sens du terme. En ce qui concerne cette fessée cosmique, vous sentirez l'importance et l'urgence, chacun selon sa manière, de sentir et de ressentir de ce qu'il y aura lieu de faire en ce qui concerne vos lieux, en ce qui concerne vos vies au moment précis où cela surviendra. Néanmoins, rien ne vous empêche d'anticiper ce que vous sentez devoir faire, partir de tel lieu pour aller à tel lieu, préparer pour un futur d'après la fessée ce que vous avez envie de faire, ce que vous devez faire. Mais néanmoins, il convient d'être totalement à l'instant présent. Je ne peux pas être plus précis à ce niveau là. Il est extrêmement fondamental, qu'elles que soient les informations que vous gagnez de gauche à droite et de droite à gauche, de rester centré, de rester parfaitement intériorisé par rapport à cela car, à partir du moment où vous vous centrez dans la Lumière que vous êtes dans l'instant présent, absolument rien ne peut vous déstructurer, vous déstabiliser. Il n'y a que vos pensées qui peuvent vous déstabiliser ou vous déstructurer. Rien d'autre ne peut le faire à partir du moment où vous restez centré dans la Lumière de l'instant présent. Et vous vaquez à ce que vous avez à faire à chaque minute. Ainsi, les mises en garde sont bien là.

Le seul problème de l'être humain c'est que tant qu'on ne lui a pas donné de temps il est persuadé qu'il a l'éternité devant lui, c'est pareil pour la vie. Vous savez tous, nous savons tous que nous allons mourir un jour mais l'échelle de temps est profondément différente. Si je vous disais que vous alliez mourir demain, qu'allez-vous faire ? Vous n'avez plus le temps de rien faire. Si je vous dis vous allez mourir dans cinq ans, et bien, vous allez entreprendre votre vie de manière à terminer tout ce que vous avez à terminer avant ce laps de temps qui vous est imparti de cinq ans. Si je vous dis maintenant que vous allez mourir dans trente ans, vous allez vous dire j'ai le temps. Je fais ça demain. Mais n'oubliez pas qu'à un certain degré de conscience il n'y a pas de temps et néanmoins vous vivez dans le temps. Le plus merveilleux c'est que votre Esprit vit dans ce temps alors que votre Esprit doit être détaché du temps.

Tout ce qui est fait dans la vie que vous avez créée sur cette Terre, de vous-même, indépendamment des forces dites involutives, vous a raccroché au temps. Vous évoluez dans un temps que vous avez créé de toute pièce, dans des corps que vous avez créés de toute pièce, dans des cellules que vous avez créées de toute pièce, dans des créations de plus en plus énormes, enchevêtrées, en résonance les unes avec les autres, extrêmement complexes, extrêmement grandes qui sont vos propres créations et la création de personne d'autre. Vous avez été libres, nous avons été libres d'expérimenter totalement tout ce qu'il a été possible d'expérimenter dans cette troisième dimension. Et là, vous êtes au chemin de la bascule entre la troisième et la cinquième dimension c'est-à-dire le passage de l'aspect purement matériel, analogique, de la vie, à l'aspect purement numérique, géométrique, vibratoire, ondulatoire de la vie où la matière perd de son importance. J'ai pas dit n'existe plus mais j'ai dit simplement perd de son importance. L'importance de la matière tient à l'illusion du temps et à rien d'autre mes enfants.

 

Question : Pourriez-vous nous parler des dauphins ?

L'enseignement des dauphins est l'enseignement de la Source. Ce mot est extrêmement important. L'enseignement de la Source est l'enseignement de l'humilité, est l'enseignement de la non séparativité des consciences ainsi que le vivent les dauphins. Tous les dauphins vivant sur cette planète dans l'eau (je ne parle pas de l'intra Terre) sont en résonance. Ils sont déjà « internet » eux-mêmes. Ils n'ont pas besoin d'appareillage. Leur Esprit est connecté en réseau tout autour de la Terre et ils sont connectés à la Source. De la vient l'intelligence suprême qui n'est pas l'intelligence isolée mais l'intelligence des réseaux. Cela vous êtes en train de le découvrir, humain incarné à travers les modèles que vous avez créés de communication, les modèles modernes et technologiques mais ce n'est que le pâle reflet de la réalité. Vous extériorisez ce qui existe déjà à l'intérieur. Il ne pourrait pas y avoir d'avion si vous ne pouviez pas voler. Il ne pourrait pas y avoir de réseau « internet » s'il n'y avait pas internet en vous au niveau de l'humanité tout entière et non pas au niveau de l'individu seulement. Ainsi, l'intelligence des dauphins repose sur ces trois mots seulement : réseau, Source, fraternité/humanité. Les dauphins sont une humanité extrêmement importante.

 

Question : Parlez-nous de la région appelée « Pyrénées ».

Oui, bien sûr, il n'y a pas de secrets là-dedans. Cette région a été une région qui a été bénie des Dieux voilà bien longtemps, lors de la dernière destruction de l'Atlantide voilà plus de douze mille ans. Un certain nombre d'êtres sont partis, certains vers l'Egypte, d'autre vers la Chine, mais aussi d'autres dans cette région qu'est les Pyrénées et ont établi dans la montagne des traces de leur passage. Il y a des pyramides enterrées depuis douze mille ans dans cette région, dans la montagne, en cristal de couleur ambrée, cristal de roche particulier, qui n'a rien à voir avec les cristaux bleus. Mais néanmoins, ces cristaux sont des générateurs extrêmement puissants qui sont en train de se réactiver dans la montagne. Vous avez dans certaines régions de la montagne des Pyrénées Atlantique, non loin de la frontière avec le pays voisin, des endroits extrêmement forts en vibration, des endroits bénis des Dieux dans tous les sens du terme, lieux qui sont en train de se réactiver. J'ai eu l'occasion de mon vivant de constater visuellement et vibratoirement aussi ce qui s'y passait. Maintenant le bord de mer n'est pas si dangereux que cela. Il y a des régions de bord de mer qui sont au-delà du niveau de la mer, bien au-delà. Ne vous attendez pas à voir débarquer une montagne d'eau de ce côté-ci de l'Atlantique. Il y aura, certes, des mouvements d'eau mais à partir du moment où vous n'êtes pas au niveau de l'eau, il n'y a aucun risque de quoi que ce soit. Maintenant, en ce qui concerne l'histoire, elle est reliée à l'Atlantide, à la destruction de l'Atlantide, et à la mémoire atlantéenne mais aussi à certain nombre de secrets vibratoires mais aussi physiques qui ont été cachés dans des endroits précis de la montagne. Il ne convient pas, pour l'instant, d'être au courant de ces lieux. Sachez simplement qu'ils existent. Ils sont extrêmement puissants, ils irradient dans toute la région leur énergie tellurique et cosmique. Ce sont des phares pour l'humanité au même titre que d'autres régions de la planète. Néanmoins, ce ne sont pas des lieux qui interviendront plus tard au niveau de ce que l'on a appelé les « regroupements ». Mais néanmoins, c'est un pays béni des Dieux et béni aussi par, en quelque sorte, une relative protection par rapport aux évènements économiques, biologiques, géologiques, aquatiques, aériques qui viennent à votre rencontre.

 

Question : Qu'en est-il de la fraternité blanche universelle, aujourd'hui ?

Bien évidemment, à partir du moment où le fondateur d'une religion ou d'un mouvement meurt, que se passe-t-il ? Les êtres de pouvoir récupèrent. Cela a été le cas pour l'église catholique, cela a été le cas pour tous les mouvements qui ont été créés à la surface de cette Terre. Pour l'instant, la fraternité blanche universelle possède un certain nombre de dérives, pas plus et pas moins que l'église catholique, qui doit, elle aussi, mourir. La fraternité blanche universelle dont je parle n'a rien à voir avec celle existante, celle qui sera mise en œuvre bien après les évènements, celle qui correspondra à la totalité de l'humanité présente sur Terre à travers un moment de renouveau du Christ, non pas dans une chapelle, non pas à travers autre chose qu'une fraternité. Je ne parle pas de la fraternité blanche telle qu'elle existe à l'heure actuelle qui a perdu son essence parce qu'elle n'est plus dirigée authentiquement par un être de Lumière ou par un être missionné pour cela. Et donc, les loups sont sortis du bois et donc, effectivement, il y a des dérives au même titre que dans l'église catholique ou dans d'autres mouvements dits spirituels. Je ne parle pas de la fraternité blanche universelle. Je parle de la future.

 

Question : Est-ce opportun de se regrouper dans des lieux de vie communs ?

Oui, à condition que cela soit fait dans un temps bien ultérieur. Ce n'est point le moment pour l'instant, à part de le mettre en idée. Il est beaucoup trop tôt. La totalité des humains n'ont pas encore vécu la fessée cosmique. Nous en reparlerons après la fessée cosmique qui changera bien des mentalités humaines. Pour le moment il est peut-être utile d'en parler dans une locution intérieure avec soi-même, de mettre en place des idées et non pas le projet lui-même. C'est beaucoup trop tôt. Bien évidemment, c'est une réalité future qui peut-être tout à fait en rapport avec l'aspect incarné de la fraternité blanche universelle qui va bien au-delà de la fraternité humaine. Rappelez-vous qu'un certain nombre d'évènements doivent se produire d'ici la fin de l'année, indépendamment de ces évènements désagréables de la fessée cosmique, mais aussi des évènements spirituels extrêmement importants comme la reconnaissance de l'existence de l'intra Terre, comme la reconnaissance de l'existence aussi des phénomènes extra Terrestres. Chaque chose en son temps mais, néanmoins, il y a possibilité d'avoir plusieurs lieux de rassemblements qui sont totalement différents de ceux que nous avions appelé, à d'autres moments, des lieux de regroupements. Ce sont des choses totalement différentes, auxquelles pour l'instant, nous n'avons pas à être confrontés.

 

Voilà chers amis, si vous le voulez bien maintenant, je vais vous laisser profiter de cette belle soirée et pour moi retourner à mes espaces et rendre la liberté à mon canal. Je vous apporte, comme il est convenu de le faire, toute ma bénédiction et tout mon amour fraternel et tout mon amour en humanité. A tout bientôt.

  

Exhibition at Künstlerhaus Bethanien, Berlin.

14–30 August 2009, Studio 2.

 

ANE GRAFF is a passionate draftswoman. She practises drawing as an extremely time-consuming, almost meditative process that centres on her contemplation of the poetry of scientific research and the nature of matter per se. Ane Graff’s fine drawings with meticulously realised details use graphite pencil to reveal the surfaces and structures of organic matter – birds’ feathers, divots of turf, a tree’s branches and twigs – or the coral-like ramifications of natural silver and different types of stones. The artist’s interest has been attracted by multiform layers of broken slate in particular. In her drawings, Graff likes to develop the similarity of structures from completely different fields of nature.

Older works by Graff echo still-life paintings by 17th century Dutch artists, in which the forest floor is depicted as the habitat of evil forces – often embodied by reptiles or insects –, combined with symbols of Christian redemption.

In her more recent works, Graff has advanced from capturing stones and other natural forms on paper, and also collects them outside and presents them in the form of sculptural ensembles. Thus, for example, she has laid out a huge number of fine and even finer slate fragments to create a large-format floor work – a futher development of the graphic idea that recalls, in this form, artworks of Land Art and yet, if one were to observe the installation from high above, it would re-adopt the aspect of a drawing.

  

O Auto do Círio é uma das formas de manifestação acadêmico/popular patrocinado pela Universidade Federal do Pará. Já possui uma trajetória de 15 anos pelas ruas de Belém durante os festejos do Círio de Nazaré.

Concebido como espetáculo itinerante, a céu aberto, multiforme, o Auto, enquanto forma cênica, baseia-se em manifestações ancestrais que ainda hoje sobrevivem em várias culturas e que misturam o popular com o erudito, a oração com a dança, a fé com a alegria, o crente com o ateu, o ribeirinho com o urbano e, assim, reitera o congraçamento e a possibilidade de convivência respeitosa e pacífica dos atores sociais.

Mario Benedetti (né à Paso de los Toros le 14 septembre 1920 et mort le 17 mai 2009 à Montevideo) est un écrivain uruguayen multiforme : poète, mais aussi nouvelliste, essayiste, romancier et dramaturge. Il est considéré comme l'un des écrivains les plus importants de l'Amérique latine.

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