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Puesta de sol en compañÃa del amigo JoseMRW en Tacorón, cuando el punto caliente de los seÃsmos estaban localizado en el Mar de Las Calmas.
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em el titulo sol es por como se nota en la sombras de donde toi apollada xddd ahjahjha toi loka :T nuce me ocurrio otro titulo :$ xdddddd
me gusta x3 mi figura se ve linda :H xddd akjekaje :$ mmm dias heavyz tuve un accidente ultra jarcore xd :$ pero filo diosito me cuido ♥
edicion:puninodesing★
dejenme notitas po 77 :$
Essere mattinieri ha le sue soddisfazioni....ogni alba mi trovava lì, rannicchiata sotto un plaid nell'angolo più riparato del balcone....il silenzio assoluto, la luce che pian piano, lentamente, prendeva il posto del buio....
Piccoli attimi di emozioni.
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El Tajo de Ronda es un desfiladero sobre el que se sitúa la ciudad de Ronda (Málaga), la cual se asienta sobre una meseta rocosa de origen volcánico a 739 metros sobre el nivel del mar. La ciudad, está dividida en dos partes por un cañón conocido popularmente como el "Tajo de Ronda", excavado por la erosión milenaria del rÃo GuadalevÃn (afluente del rÃo Guadiaro) formando una garganta de 500 m de longitud y 100 m de profundidad, conformando un paraje de singular belleza y espectacularidad e inolvidables vistas. El "puente nuevo" construido entre los años 1759 y 1793 con José MartÃn de Aldehuela como maestro de las obras, salva dicha división y une las zonas históricas y moderna de la ciudad. De sillerÃa de piedra, el puente presenta un arco central de medio punto apoyado en otro más pequeño por el que transcurre el rÃo. En la parte superior, se encuentran las dependencias del puente que, en otros tiempos, fueron utilizadas como prisión, a cuyos lados se abren otros dos arcos, también de medio punto, que sostienen la estructura que soporta la calle.
Electric Sun --- Pentax K 5 + Carl Zeiss TeleTessar T*ZK 400mm f/5.6 --- Property Of The Author Giuseppe Sartori Iscritto Alla SOCIETA' ITALIANA DEGLI AUTORI ED EDITORI SIAE n° 33070
Sol. Sense ningú. Tot esperant.
Solo. Sin nadie. Esperando.
Alone. Without anyone.Waiting.
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Santa Cecilia e storie della sua vita è un dipinto a tempera e oro su tavola (85x181 cm) del Maestro della Santa Cecilia, databile a dopo il 1304 e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.
L'opera, un dossale d'altare tra i più significativi della scuola fiorentina del Trecento, proviene dalla distrutta chiesa di Santa Cecilia a Firenze. Giovanni Villani ricorda come l'edificio fu ricostruito dopo un disastroso incendio nel 1304, e l'opera deve risalire a un periodo immediatamente successivo, quando Giotto era ancora in vita e quello che è stato indicato come "Maestro della Santa Cecilia" proprio a partire da questa tavola (Cavalcaselle e Frey), era uno dei suoi più stretti collaboratori, autore anche di alcune delle Storie di san Francesco ad Assisi. In Santa Cecilia l'opera venne vista dal Vasari, che la attribuì a Cimabue.
La pala mostra al centro, in tutta la sua figura, Santa Cecilia in trono. Evidenti sono i rimandi in questa rappresentazione alle coeve novità di Cimabue e Giotto, infatti il trono è già in prospettiva intuitiva, e ha un traforo sui lati, a mo' di ciborio, come compare poi, anni dopo, anche nella Maestà di Ognissanti di Giotto. Essa tiene in mano la palma del martirio e un libro ed ha un'espressione sorridente. La sua figura, a differenza dei personaggi stilizzati nell Storie, è plastica e massiccia, quasi dilatata come nelle migliori opere giottesche.
Ai lati si trovano, in due gruppi simmetrici, otto storie della sua vita, secondo uno schema che affonda le radici nell'arte duecentesca. Si leggono da sinistra a destra, dall'alto in basso, prima nella metà sinistra e poi in quella destra:
Banchetto di nozze di santa Cecilia e san Valeriano
Santa Cecilia converte san Valeriano
San Valeriano incoronato da un angelo
Santa Cecilia predica a san Valeriano e san Tiburzio
Battesimo di san Tiburzio
Santa Cecilia che predica pubblicamente
Santa Cecilia davanti al prefetto
Martirio di santa Cecilia
Le storie ricordano il casto matrimonio tra Cecilia e Valeriano, la loro partecipazione attiva al Cristianesimo e l'arresto e martirio della santa. Mancano attributi che rimandino al patronaggio della musica da parte della santa, poiché legati a un culto che si diffuse solo nel XVI secolo.
Le scene sono caratterizzate da un realismo minuto, con un'attenzione preponderante ai fondali architettomnici e alla collocazione delle figure nello spazio, come in una riduzione in scala degli affreschi di Assisi. L'intuitività della prospettiva è testimoniata ad esempio nella scena del Banchetto, in cui il tavolo è scorciato in maniera diversa dalla stanza. Le figurette invece appaiono ancora legate alla scuola bizantina, con proporzioni allungate e atteggiamenti convenzionali, nonostante una certa vivacità in alcune scene.
Aprovechando una subida al Monte Toro de Menorca para ver la puesta de sol
Sony a6000 con sigma 60mm 2.8
Sunny afternoons
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