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Fondata come colonia nel (25 a.C.) dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi (Salduie). Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
È la quinta città spagnola per numero di abitanti e la quarta per sviluppo economico. È posta nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna con una media di 323 mm di pioggia all'anno. È sede arcivescovile e universitaria.
Fucino
Il Fucino (AFI: /ˈfuʧino/, Fùcino) è una conca della Marsica (AQ), in Abruzzo, situata tra i 650 e i 680 m s.l.m. Ha contenuto l'omonimo lago, terzo in Italia per estensione, fino al totale prosciugamento avvenuto nella seconda metà dell'Ottocento ad opera di Alessandro Torlonia che ampliò e riutilizzò le preesistenti opere di ingegneria idraulica dell'emissario, dell'incile e dei cunicoli di Claudio, risalenti all'epoca romana. La piana è circondata dai rilievi montuosi del gruppo Sirente-Velino a nord-nordest, della Vallelonga a sud, del Salviano a ovest e della valle del Giovenco a est-sudest.
Descrizione
La piana è una depressione geografica di origine tettonica formatasi durante l'orogenesi appenninica tra Pliocene e Quaternario.
Prende il nome dal preesistente lago carsico del Fucino, terzo in Italia per estensione dopo il Garda e il Maggiore, che a causa dell'irregolare livello delle acque provocava inondazioni e malsane secche, tanto da essere oggetto di numerosi tentativi di regimazione. Il primo parziale prosciugamento del bacino endoreico[4] avvenne ad opera dell'imperatore Claudio nel 52 d.C., mentre si arrivò allo svuotamento totale della conca fucense nella seconda metà del XIX secolo grazie ad Alessandro Torlonia che ricalcò l'opera idraulica di epoca romana dei cunicoli di Claudio aumentando il numero dei pozzi e ampliando gli sfiatatoi e l'emissario ipogeo. Queste migliorie, unitamente ad altre opere, consentirono il prosciugamento del lago Fucino.
Alla realizzazione dell'opera seguì un miglioramento delle condizioni socio-economiche, che venne suggellato con la riforma agraria del 1950 e l'incremento demografico. Lungo il bordo fucense, oltre ad Avezzano che è il centro più grande, sorgono popolosi comuni come Celano e Pescina.
Ad ovest il Fucino confina con il territorio dei piani Palentini, mentre convergono verso la piana fucense la valle del Giovenco, la Vallelonga e la valle Roveto.
Nella piana, a prevalente destinazione agricola, si coltivano soprattutto vari ortaggi e i prodotti IGP come la patata del Fucino e la carota dell'altopiano del Fucino. Ospita, oltre agli opifici e ai centri di condizionamento delle colture, anche il centro spaziale Piero Fanti. Il teleporto che venne realizzato a cominciare dal 1963 dall'azienda Telespazio è adibito alla gestione da terra delle telecomunicazioni satellitari con i rispettivi satelliti artificiali in orbita per le telecomunicazioni.
Geologia
Il bacino del Fucino è oggetto di numerosi studi geologici di tipo neotettonico, paleosismologico, archeosismologico e paleoambientale per la sua peculiare "visibilità" dei sedimenti e delle strutture relative alla formazione ed evoluzione del bacino stesso. Queste caratteristiche hanno consentito inoltre nel tempo di interpretare altri settori appenninici meno chiari.
Il Fucino è un'ampia depressione tettonica circondata da faglie normali e transtensive attive nel Pliocene superiore-Quaternario. È presente anche una fase deformativa compressiva tardo messiniano-pliocenica inferiore schematicamente attribuita a quattro principali unità, a direzione grossolanamente NNO-SSE, convergenti a levante: "Costa Grande-Monte d'Aria", "Monte Cefalone-Monti della Magnola", "Altopiano delle Rocche-Gole di Celano" e "Monte Sirente". Queste strutture compressive deformano sottostanti strati mesozoico-terziarie appartenenti a due domini deposizionali. Il primo raggruppa una sedimentazione persistente di piattaforma annegata nel Miocene e il secondo delle aree annegate nel Mesozoico con sedimentazione persistente di scarpata e di bacino, quest'ultima immediatamente a NE del Fucino. In corrispondenza del primo dominio poggiano le calcareniti a briozoi del Langhiano-Tortoniano, mentre vi è una lacuna tra il Cretacico superiore e la fine del Miocene inferiore. Nel secondo dominio invece vi è una maggior continuità fino al Miocene medio. Questa discrepanza potrebbe essersi creata in concomitanza alla fase disgiuntiva legata al rifting liassico che si è mantenuta fino al Miocene medio.
Affiorano depositi continentali alluvio-colluviali attribuibili al Plio-Pleistocene e, in particolare in corrispondenza dell'antico fondo lacustre caratterizzato da sedimenti limosi, all'Olocene.
L'evoluzione quaternaria del bacino è legata all'attività di due principali faglie, una in direzione NO-SE e immersione occidentale, tangente l'ex lago a SudEst, e l'altra, tangente a Nord, in direzione OSO-ENE e immersione meridionale.
Il territorio abruzzese è caratterizzato da una notevole attività sismica, legata prevalentemente a processi di distensione crostale. Il campo deformativo plio-quaternario è tuttora attivo.
Origini del nome
Il toponimo Fucino deriverebbe dal termine latino Fūcinus che si ricollega all'etnico Fūcentēs, associato da Plinio il Vecchio[9] ai Mārsī, popolo italico che viveva lungo le sponde sud orientali del lago. Il nome Fūcinus sarebbe riconducibile a una base fūk- (da feuk-, alternato con peuk-) che si ritrova anche nel nome Peucetia, in Puglia, con il significato probabile di "luogo melmoso".
Il poeta greco Licofrone chiamò il luogo "palude di Forco" (Φόρκος, Phórkos, lucente), facendo derivare il nome da quello dell'omonima divinità marina; altri autori antichi hanno erroneamente creduto che fosse il lago dei Volsci, in memoria della sconfitta inflitta a loro dai Romani presso le sue rive in epoca repubblicana.
Secondo altre ipotesi il nome del luogo deriverebbe dalla locuzione "Bocca d'acqua", dall'accadico pû-ini (in cui pû sta per "bocca" o "apertura" ed ini, genitivo di inu ed enu, sta per "sorgente" o "acqua"). Fra i due termini, per eufonia, s'inserisce l'affricata prepalatale sorda "c", mentre le lettere labiali "p" ed "f", scambiandosi frequentemente fra loro, avrebbero modificato il toponimo in "Fucino"; oppure dalla presenza di alghe che al tramonto in determinati periodi dell'anno conferivano alla superficie lacustre un riflesso rosso-fulvo, simile al colore proprio della fucìna.
Fino al XIX secolo il bacino era anche detto lago di Celano.
Storia
Il Fucino era un sistema lacustre carsico, il cui unico immissario vero e proprio era il fiume Giovenco, entrante nel bacino da Nord Est, appena dopo l'abitato di Pescina. Il lago inoltre raccoglieva, soprattutto nel periodo invernale, le acque di torrenti di piccola portata dal massiccio del Velino-Sirente a Nord e dai monti della Vallelonga a Sud. Il regime idrico del bacino è stato regolato dall'attività degli inghiottitoi carsici, localizzati soprattutto a meridione alle pendici delle montagne come quello della Petogna nei pressi di Luco dei Marsi. L'assenza di un efficace emissario ha determinato un'alta variabilità del livello del lago. Tali fluttuazioni sono attribuibili in parte al drenaggio carsico o ai movimenti tettonici che interessano la zona, ma soprattutto alle variazioni climatiche come i cambiamenti stagionali delle precipitazioni e il grado d'insolazione, prodotti dai parametri orbitali della Terra (precessione degli equinozi e obliquità dell'eclittica).
Nel XIX secolo il lago ha presentato le massime variazioni che si conoscano (12,69 metri di escursione in vent'anni). Durante episodi di piena il lago invadeva in genere solo alcune aree pianeggianti a bassa quota, come quella tra Ortucchio e Venere dei Marsi a sud est, e non i conoidi e i terrazzamenti posti a quota superiore, seppur di pochi metri, a nord e ad est. Gli studi del geologo Carlo Giraudi permettono di localizzare la linea di riva, nei periodi immediatamente precedenti l'ultima bonifica, all'isoipsa a quota 660.
Non è possibile stabilire con precisione le variazioni durante la protostoria, ma probabilmente non si doveva discostare di molto da quella del XIX secolo. Secondo Giraudi tra 33 000 e 18-20 000 anni fa ci fu un generale aumento del livello lacustre, probabilmente il massimo livello mai raggiunto, seguito, fino a 7 500-6 500 anni fa, da un abbassamento, un successivo rialzo fino a 5 000 anni fa, un abbassamento fino a 2 800 anni fa, un innalzamento fino a 2 300 anni fa, un abbassamento fino a 1 800 anni fa, che è continuato fino al XVII secolo della nostra era, raggiungendo limiti storici. Durante la piccola era glaciale, nel periodo 1750-1861, si ebbe l'ultimo importante rialzo.
Le acque sono drenate da un sistema di canali di scolo, costruiti nella piana dopo il prosciugamento torloniano e la successiva bonifica, che afferiscono alla galleria principale di drenaggio. Questa attraversando il monte Salviano riversa le acque nel fiume Liri (Autorità di bacino dei fiumi Liri-Garigliano e Volturno).
Epoca romana
Nonostante i Romani avessero scelto il Fucino come luogo di villeggiatura, fu proprio nella loro epoca che iniziò ad emergere la necessità di prosciugare e bonificare il lago. Le zone meridionali del lago erano quelle più soggette alle inondazioni e quindi, oltre agli ovvi problemi stagionali per gli agricoltori, altro grosso problema di queste zone paludose era la malaria.
Il prosciugamento di Claudio
Dei progetti relativi al prosciugamento e/o alla regimazione e successiva bonifica delle terre emerse, avanzati in epoca romana, hanno scritto autori come Plinio il vecchio, Svetonio, Tacito e Dione Cassio a dimostrazione dell'importanza di tale problematica.
Il primo che volle tentare il prosciugamento del lago fu Cesare, che però venne ucciso prima che adempisse al suo proposito. Fu quindi Claudio che si adoperò in tal senso tra il 41 e il 52 d.C. Secondo Svetonio per completare l'impresa idraulica vennero utilizzati 30.000 uomini tra schiavi e operai. Per undici anni si lavorò anche di notte, su tre turni di 8 ore, in squadre sparse lungo il tragitto del canale sotterraneo e nelle connesse opere di servizio. Il risultato fu quello di aver realizzato una galleria di 5,6 chilometri capace di drenare parzialmente le acque lacustri nel fiume Liri attraversando il ventre del monte Salviano.
L'esito però non fu quello esattamente progettato. A causa delle numerose frane nell'emissario ipogeo già durante la fase di costruzione e, soprattutto, nei periodi successivi all'inaugurazione dell'opera, la semplice manutenzione ordinaria non bastava. Terminati i lavori Claudio volle celebrare l'opera con fasto, e organizzò dunque la naumachia, una battaglia navale sul lago. Al termine, venne aperta la diga, ma l'acqua non scolò a causa di una piccola frana avvenuta poco prima. Purgato il canale e riaperte le chiuse, un'ulteriore frana causò una grossa ondata di ritorno che si abbatté sul palco dove la famiglia imperiale banchettava. Di questi accadimenti vennero incolpati i liberti Narciso e Pallante, che non erano architetti bensì prefetti dei lavori.
Con l'inaugurazione dell'opera si ottenne di fatto una regimazione delle acque superficiali, tanto che il bacino lacustre si restrinse notevolmente ma non fu totalmente prosciugato come invece alcune fonti storiche hanno riportato. Tuttavia scemarono i pericoli di inondazioni e di minacce sanitarie, mentre le attività agricole ripresero vigore. L'economia della Marsica e in particolare dei municipi di Alba Fucens, Lucus Angitiae e Marruvium divenne florida e le aree montane circostanti vennero elette a tutti gli effetti a luoghi di villeggiatura.
Ostruzione dei canali e nuovi progetti
Con la caduta dell'Impero romano e la conseguente mancanza di opere manutentive, durante il periodo delle invasioni barbariche, l'emissario si ostruì totalmente facendo ritornare lo specchio d'acqua ai livelli originari. Non tanto l'inadeguatezza tecnica (altre opere di uguale complessità erano state costruite dall'ingegno romano), quanto soprattutto il tipo di roccia scavata, bisognosa di manutenzione, portò ben presto e ripetutamente il canale a colmarsi, così da rendere troppo dispendiosi gli interventi riparatori. Infatti dopo Traiano e Adriano pochi altri tentarono un approccio. L'ostruzione dell'emissario ipogeo apparve irrimediabile tra il V e il VI secolo.
In seguito la questione del ripristino delle opere claudiane fu affrontata invano da Federico II di Svevia ed Alfonso I d'Aragona. Un altro tentativo fu promosso da Filippo I Colonna che però abbandonò l'idea per mancanza di denaro.
Carlo III a sua volta caldeggiò la riapertura del canale. Ferdinando I invece organizzò uno studio sul territorio e dal 1790 fece incominciare i lavori, che terminarono dopo due anni. Questi, condotti esclusivamente da galeotti, risultarono del tutto inadeguati, essendo costellati di errori tecnici con conseguenti frane, smottamenti e continue infiltrazioni d'acqua. Lo stesso re sostenne confronti e dispute tra vari architetti e ingegneri, fino a che, nel 1826 non iniziò un decennale intervento ad opera dell'ispettore di acque e strade il cavaliere Luigi Giura e il commendatore Carlo Afan de Rivera. Nel 1835 fu compiuta la restaurazione, ma non terminarono le discussioni, dato che nei 20 anni successivi vi furono continui crolli.
Il prosciugamento totale di Torlonia
«O Torlonia asciuga il Fucino, o il Fucino asciuga Torlonia»
(Alessandro Torlonia)
Il 26 aprile 1852, con Regio Decreto borbonico, fu accordata la concessione dello spurgo e della restaurazione del canale claudiano a una società anonima napoletana nel tentativo di riottenete il prosciugamento del Fucino. Il compenso era in parte costituito dai terreni del bacino lacustre che si sarebbe prosciugato.
Non si intendevano comprese in tale concessione "le mura e i ruderi di antiche città, gli anfiteatri, i tempii, le statue, e generalmente gli oggetti di antichità e belle arti di qualunque sorta", che sarebbero state offerte alle "solerti cure dell'Instituto de' Regii Scavi" e all'insigne Real Museo Borbonico.
Poiché nella società figuravano il banchiere romano Alessandro Torlonia, la cui famiglia era di origini francesi, l'ingegnere svizzero Franz Mayor de Montricher e l'agente francese Léon de Rotrou, il re Ferdinando II fu accusato di aver concesso il prosciugamento ad "alcuni stranieri per rimeritare segreti e sinistri servigi alla propria causa". La compagnia era invece composta anche da italiani come il principe di Camporeale e il marchese Cicerale, mentre Torlonia la fondò assieme ai signori Degas, padre e figlio, banchieri di Napoli.
Avendo la società necessità di nuovi fondi, e poiché tutti si tirarono indietro, Torlonia ne acquistò le azioni diventando unico proprietario. Successivamente però, nel 1863, dovette chiudere la sua banca.
I lavori per il prosciugamento iniziarono il 15 febbraio 1854 sotto la direzione dell'ingegnere Franz Mayor de Montricher, morto nel 1858. Furono proseguiti dall'ingegnere Enrico Samuele Bermont, al quale nel 1869 successe l'ingegner Alessandro Brisse che li portò a termine, insieme alle prime opere di bonifica, nel 1877. Il prosciugamento del lago Fucino fu ufficialmente dichiarato il 1º ottobre 1878.
L'emissario di Claudio era lungo 5.630 metri, ma considerando i canali collaterali, raggiungeva i 7 chilometri. L'opera torloniana, che prevedeva oltre al prosciugamento anche la bonifica dell'alveo, include la fitta rete di canali, per una lunghezza complessiva di 285 chilometri, e 238 ponti, 3 ponti canali e 4 chiuse. Il canale claudiano attraversava le aree ad una profondità che variava dagli 85 metri ai 120 metri, mentre alla sommità del monte Salviano si misuravano in quel settore circa 400 metri. L'apertura variava dai 4,11 m² ai 14,80 m², con alzata di 7,14 metri. Il canale torloniano segue la direzione di quello romano, con sezione costante di 19,99 m² e un solaio che varia da 2,39 metri all'ingresso a 0,79 all'uscita, per un flusso ordinario di acqua in uscita di 28 m³, con una capacità massima di 67 m³.
Una volta prosciugato, il bacino doveva essere reso coltivabile e abitabile. Per tale motivo furono realizzate arterie stradali e costruite case e fattorie. Una strada di 52 chilometri, la Circonfucense, ruota attorno alla piana che è attraversata da 46 strade rettilinee, parallele e perpendicolari, per una rete stradale pari a circa 272 chilometri. Oltre ai 24 milioni di lire spesi per il solo prosciugamento, quindi, ne vennero impiegati altri 19.
L'impegno profuso, le risorse economiche e i 4.000 operai al giorno utilizzati per 24 anni, spinsero il nuovo re Vittorio Emanuele a conferire a Torlonia il titolo di principe e una medaglia d'oro, e all'ingegner Alessandro Brisse l'onore di un monumento al cimitero del Verano a Roma.
Il terremoto del 1915
Il 1915 non fu solo l'anno in cui l'Italia entrò in guerra, ma anche l'anno di un drammatico terremoto che il 13 gennaio colpì l'intera area della Marsica e diverse provincie del Centro Italia. Con epicentro nell'area fucense fu uno dei più catastrofici terremoti avvenuti sul territorio italiano causando oltre 30.500 vittime su un totale di circa 120.000 persone residenti nelle aree più disastrate. Nella città di Avezzano perirono 10.700 persone (più dell'80% dei residenti).
Avvenne alle ore 07:52:48 (dato INGV) raggiungendo l'undicesimo grado della scala Mercalli (Magnitudo scala Richter 7.0) e nei mesi successivi ci furono almeno un migliaio di repliche. La scossa fu avvertita dalla Pianura Padana alla Basilicata.
Nell'area del Fucino si formarono scarpate di faglia (fagliazione principalmente olocenica), spaccature del terreno, vulcanelli di fango, frane, variazioni della topografia e cambiamenti chimico-fisici delle acque.
L'impianto di drenaggio dell'ex lago sembrò non risentire molto del sisma, tuttavia nel 1920 si decise il rifacimento completo dei tratti di galleria giudicati minacciati, mediante tecniche più evolute rispetto al secolo precedente.
Lotte contadine e riforma agraria
«In capo a tutti c'è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch'è finito.»
(Fontamara - Ignazio Silone)
Sebbene la gloria di Torlonia e del suo operato ebbe echi anche fuori Italia, molti non erano contenti, e i problemi iniziarono ben prima del termine dei lavori: i paesi che giacciono sulla sponda del Liri intentarono una lite contro la Società perché, aumentando la portata del loro fiume, erano peggiorate le inondazioni in inverno. I proprietari terrieri che avevano visto inondare le proprie terre con le piene degli ultimi vent'anni volevano rientrarne in possesso. Torlonia fece collocare numerose statue della Madonna in ghisa per segnare i limiti del lago e quindi della proprietà. 2.501 dei 16.507 ettari conquistati furono dati ai comuni circumlacuali, mentre il resto fu proprietà dei Torlonia, divisa in 497 appezzamenti di 25 ettari ciascuno.
I pescatori dei paesi che si affacciavano sul lago erano ora rimasti senza lavoro, con un inevitabile incremento delle famiglie povere. Occorreva convertire le realtà di pescatori in comunità contadine. Molti abitanti di tali luoghi inoltre non volevano coltivare il fondo del lago rubato alle acque, nella paura della malaria e di nuove e più aggressive inondazioni: in effetti si dovette sfruttare manodopera immigrata proveniente da Romagna e Marche.
11.248 affittuari si divisero le terre e le subaffittarono. Nel 1930 la piana accoglieva 8.507 proprietà, molte delle quali (77,48%) di meno di 3 ettari, utilizzando solo il 27,10% del terreno. Le proprietà oltre i 10 ettari (fino oltre i 50) coprivano meno del 2% della piana. Nel 1947 le microproprietà (95% del totale) coprivano il 17,5%, mentre l'insieme dei più grandi proprietari (0,15%) ne occupavano il 68%.
A seguito delle lotte contadine del secondo dopoguerra, localmente dette riverse ovvero scioperi alla rovescia, la riforma agraria del 1950 portò alla formazione, il 28 febbraio 1951 all'Ente per la Colonizzazione della Maremma Tosco-Laziale e del Fucino. Mutato in seguito in Ente Fucino e ARSSA, acronimo di Agenzia Regionale per i Servizi di Sviluppo Agricolo. Durante le sommosse a Celano, la sera del 30 aprile 1950, vennero uccisi due braccianti che stavano manifestando in piazza. Si tratta di Agostino Paris e Antonio Berardicurti. Tale evento venne nominato Eccidio di Celano. L'espropriazione terriera fatta ai danni dei Torlonia dovette essere condotta con cautela, poiché l'Ente dovette portare i 15.800 affittuari a 9.918. I circa 29.000 appezzamenti originari furono aggregati in 10.000 unità.
Gli esiti furono un miglioramento della produzione: in dieci anni (dal 1948 al 1958) il grano passò da 26 q/ha a 36 q/ha, le patate da 140 q/ha a 230 q/ha e la barbabietola da 260 q/ha a 388 q/ha.
Tra gli effetti a lungo termine si può segnalare la scomparsa della malaria, accompagnata però da un aumento dell'industria dell'allevamento che si associò, sul piano epidemiologico, alla comparsa della brucellosi animale e umana.
Tutto ciò non fu sostenuto da un regolamentato consumo idrico. Già i romani avevano ipotizzato, in caso di successo della bonifica, di mantenere un Bacinetto di raccolta dell'acqua meteorica. Nel progetto originale di Torlonia il Bacinetto fu pianificato e costruito, anche come raccolta delle acque in caso di riparazioni da eseguire all'emissario. Di fatto l'aumento del consumo idrico, causato dal successivo sviluppo industriale della regione e dall'incrementato uso domestico, ha reso il Bacinetto una riserva insufficiente..
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
dipinto di Jean Louis Philippe Coignet;
Raccolta Foto de Alvariis;
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
L’impero bizantino durò mille anni. In quell’epoca chiamata “medioevo” che non era così statica e immutabile come la immaginiamo dalla prospettiva di oggi. In alcune parti del mondo, fra cui Costantinopoli, cambiava poco. La cultura si arrotolava su se stessa in infinite disquisizioni formali (appunto, bizantine). La città, che governava (male) un esteso e disordinato impero, era divisa in due fazioni: i Verdi e gli Azzurri.
Prendevano nome da un contrasto di “tifo” sportivo (che si basava sulle corse dei cavalli nel circo) ma erano diventate due forze politiche in perenne conflitto; separate non dalle idee o dalla cultura ma semplicemente dalla competizione per il controllo del potere.
La stessa cosa è accaduta altre volte nella storia. Come quando fra Guelfi e Ghibellini, dimenticata la lotta per le investiture, non c’era alcuna differenza d’idee (tanto è vero che a Firenze, visto che erano tutti guelfi, si divisero in Bianchi e Neri).
Non voglio parlare dell’attuale situazione politica, se non per dire che i contrasti d’interessi sono molto più evidenti dei contrasti d’idee. Ma c’è parecchio di bizantino nella situazione di oggi (anche se, per fortuna, non è probabile che ci vogliano mille anni per attraversare la palude culturale in cui ci troviamo). E non è facile per gli apparati di potere (non solo in Italia) capire il senso dell’evoluzione in corso e cercare di governarne lo sviluppo.
La via d’uscita è guardare avanti, cercare la sintesi, capire dove sono i nessi che (al di là di ogni strumentale conflitto di opinioni o di interessi) portano a soluzioni semplici, chiare, utili e coerenti. Con un’equilibrata mescolanza di metodo e intuizione, logica e fantasia, spesso è meno difficile di come sembra.
Conscio che non su tutto si può essere “obiettivi”. Ci sono cose, credo, su cui è bene essere “schierati” con determinazione e senza cedimenti. Come la libertà di opinione e di espressione, il diritto alla riservatezza, i valori della diversità, l’indispensabile gerarchia che vuole sempre le tecnologie al servizio dell’uomo (e dell’ambiente in cui viviamo) e mai viceversa. Ma servire con continuità e determinazione questi principi significa tenersi fuori dalle “partigianerie” e dalle contrapposizioni che tutto fanno fuorché aiutarci a capire.
La fortezza di Bardi è un edificio imponente dalla struttura architettonica complessa, ampliata varie volte, per adattarsi alle lotte che per lungo tempo divisero i signori del luogo, i Landi, dai duchi di Parma.
La fortezza nasce alla fine del IX secolo per proteggere la popolazione dalle invasioni ungare, poi nel tempo si amplia, la funzione militare si rafforza, e nel XVI secolo, quando i Landi vengono privati delle loro residenze in Piacenza, il castello diventa palazzo signorile.
Bardi rimane l'unica e sontuosa dimora del sovrano che amministra uno stato di montagna, cercando di resistere alla politica accentratrice del duca di Parma.
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
Zaragoza fondata come colonia nel (25 a.C.) dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, e costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi (Salduie), fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, e una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna.
La conquista dell'Aragona da parte dei Romani avvene qualche anno prima.
Prima e durante la II guerra punica, solo parte dell'Aragona sudorientale entrò nella sfera di influenza cartaginese che si estese quasi senza eccezioni a tutto il litorale mediterraneo, dall'Andalusia alla Catalogna. Nel 206 a.C. i Punici, sconfitti dagli eserciti romani si ritirarono in Africa abbandonando l'Iberia al loro nemico storico. Roma penetrò attraverso la valle dell'Ebro in Aragona, riuscendo a controllare in vario modo la parte centrale della regione. Le più importanti tribù ibere (Ilergeti, Suessetani e Sedetani) e celtibere della zona, si rivoltarono contro Roma e le sue legioni, che furono costrette a ripiegare. Le incertezze e la mancanza di nerbo di L. Lentulo (che condivideva il comando con L. Manlio Acidinio), non piacquero al senato romano che, nel 195 a.C., pensò di inviare sul posto un forte esercito guidato da una personalità d'eccezione: il pretore, poi console, Marco Porcio Catone.
Marco Porcio Catone fu il vero conquistatore dell'Aragona. Latino di Tusculum, fiero delle proprie origini plebee e contadine, era dotato di una personalità carismatica che anche i suoi nemici più acerrimi gli riconoscevano. Condottiero sagace, sommo uomo politico, Marco Porcio Catone restò per un anno circa nella penisola iberica, passato in gran parte lottando contro le tribù ibere e celtibere della regione, gente nobile e fiera che impegnò gli eserciti romani in una lunga serie di scontri e guerre locali. La presa della cittadina di Iacca (195 a.C.) importante piazzaforte ibera, nei Pirenei aragonesi, unita alle straordinarie capacità diplomatiche di Catone e ad una sua fortunata campagna contro i celtiberi della valle del fiume Jalón (Aragona sud occidentale), permisero a Roma di estendere il proprio dominio su tutta l'Aragona settentrionale e centrale ed a parte di quella meridionale. La conquista di quest'ultima fu completata da L. Manlio Acidinio nel 187 a.C. L'Aragona tutta poteva ormai considerarsi romana.
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
" Come si e' detto prima, gli dei si divisero a sorte tutta la terra , ottenendo chi grandi , chi piccole parti, e vi stabilirono per se' templi e sacrifici . Così anche Poseidone , avendo sortito l'isola Atlantide , collocò in un luogo dell'isola i figli avuti da donna mortale . Questo era il luogo: presso il mare [...]
"Avevano due fonti , l'una fredda e l'altra calda , molto copiose e adatte mirabilmente ad ogni uso per il diletto e la virtù' delle acque. E vi stabilirono intorno case e piantagioni d'alberi , che amano l'umidità' [...] L'acqua corrente la conducevano nel bosco di Poseidone , che per la fecondità della terra aveva alberi d'ogni genere , di bellezza e altezza meravigliosa , e parte ne derivavano nelle cinte esteriori mediante canali lungo i ponti[...] "Si diceva primamente che tutto il luogo fosse molto alto e scosceso dalla
parte del mare, e tutt'intorno una pianura circondasse la città, e questa pianura, cinta in giro da
monti discendenti fino al mare, fosse liscia e uniforme e tutta oblunga [...] . I monti che lo
cingevano si diceva che superassero per numero, grandezza e bellezza tutti quelli ora esistenti, e
chiudevano tra loro molti villaggi, ricchi di abitanti, e fiumi e laghi e prati, che fornivano
nutrimento'' ecc. ecc. ecc. (Platone)
Atlantide ..riemergerà
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
Edward Lear
Edward Lear (Londra, 12 maggio 1812 – Sanremo, 29 gennaio 1888) è stato uno scrittore e illustratore inglese. Scrittore nonsense (noto per i suoi limerick), spesso illustrava le sue stesse opere.
Biografia
Ebbe un'adolescenza difficile (venti fratelli e un padre in prigione per debiti) e la vita turbata sin dalla giovinezza dalla malattia (era epilettico ed asmatico), ma presto cominciò a fare disegni o schizzi a carattere zoologico, che gli permisero di guadagnarsi da vivere nell'adolescenza. In seguito fu ospite e dipendente del Conte di Derby (come pittore naturalista) dove scrisse i suoi limerick per divertire i figli del conte. Tra il 1830 e il 1832 pubblicò una delle più belle opere illustrate, dedicate ai pappagalli: Illustrations of the family of Psittacidae, or Parrots, con 42 tavole litografate e colorate a mano da lui stesso. È di questi anni la collaborazione di Lear con l'illustre ornitologo John Gould.
Edward Lear passerà buona parte della sua vita a viaggiare (grazie al lavoro, che gli permette di visitare luoghi più salubri), legandosi in particolar modo all'Italia: nel 1837 è a Roma, in seguito tra il 1842 e il 1846 percorre Abruzzo, Molise, la stessa campagna romana. Nel 1847 progetta di visitare l'intera Calabria ma i moti di Reggio dell'ottobre 1847 gli permettono di vedere solo la provincia reggina (a Pentidattilo una via è stata a lui dedicata). Nel 1848 visita dapprima l'Irpinia, poi il Melfese, ove la sua esperienza è raccontata nell'opera più volte ristampata Viaggio in Basilicata. Durante tutti i suoi viaggi Lear produce numerosi resoconti illustrati tra cui il Journals of a Landscape Painter in Southern Calabria, resoconto del viaggio calabrese e lucano pubblicato a Londra nel 1852.
Interno di Porta Maggiore ad Alatri (1841)
Quattro anni di lavoro gli permettono di raccogliere i suoi limerick corredati di illustrazioni nel celeberrimo libro A Book of Nonsense che pubblica nel 1846 dietro lo pseudonimo di Derry Down Derry.
L'opera nonsense di Edward Lear non si esaurisce nei limerick: Lear si dilettò a scrivere di botanica o alfabeti nonsense, che riunì nel libro Nonsense Songs, Stories, Botany and Alphabets (inverno 1870 a Sanremo, la sua ultima e stabile residenza).
I suoi viaggi
A diciannove anni inizia a viaggiare in Europa e da quel momento non si fermerà più; India, Costantinopoli, Libano, Gerusalemme, Egitto, Sinai e poi ancora Turchia, Grecia, Corsica, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Belgio, Lussemburgo ed infine Italia.Scoprirà l'Europa e la racconterà nei suoi scritti e nei suoi disegni. L'Italia susciterà un forte interesse in Edward infatti vi sosterrà per lungo tempo.
L'11 settembre del 1847 Edward Lear raggiunse con un treno Nocera, insieme al suo amico John Proby, da li con una "caratella" si spostarono verso Avellino e poi nell'entroterra del Principato Ulteriore; sommersi da difficoltà logistiche vi passarono dei giorni tra Grottaminarda, Frigento e Sant'Angelo dei Lombardi, riuscendo solo all'alba del 17 settembre, con l'ausilio di un asino prima e di una "vettura provvidenziale" poi, a raggiungere la città di Melfi, attraversando l'indifferenza umana e le locande di Bisaccia e Lacedonia. A Melfi passarono quattro giorni, apprezzando il luogo federiciano con escursioni mattutine e allegre serate nelle cene alla corte del signor Manassei, tra chitarre, canti e partite a carte. Un'abitudine di Lear e in generale dei due viaggiatori era quella di disegnare i posti visitati, forse per lasciare una traccia materiale del viaggio, alla loro memoria. Dopo una parentesi di un giorno in Puglia, nella quale si divisero: Proby verso Canosa, Edward Lear verso Castel del Monte, tornarono in Basilicata, e dopo una breve sosta a Monte Milone arrivarono a Venosa, dove vennero ospitati da don Nicola Rapolla. Tutte le accoglienze ricevute, venivano raccomandate da Manassei. Visitarono dapprima il castello di Venosa e nello scritto Lear evidenzia l'apprezzamento per i vicoli e le suggestioni sia della città di Orazio sia del paesaggio del Vulture, ritenuto come il migliore dei territori indagati nel Regno di Napoli.
In casa Rapolla si consumavano discorsi culturalmente alti, sulla letteratura inglese, addirittura nel dettaglio cita scambi di battute con donne del posto su Shakespeare e Milton.
È gia famoso nei paesi di lingua inglese come inventore di filastrocche humour ma anche come ritrattista di tavole di ornitologia. La fama internazionale arriva proprio in questi anni passati come viaggiatore, lasciandoci testimonianze preziose della sua notevole curiosità e sensibilità artistica.
È evidente l'esplorazione capillare anche degli usi e dei costumi dei posti visitati, Abbandonata Venosa, giunsero a Rapolla, che fu visitata in fretta, per arrivare a Barile, dalla quale rimasero delusi, come anche in parte da Rionero che fu la tappa successiva, dove furono comunque ben accolti e il riferimento nello scritto riguarda l'alto tasso sviluppo commerciale e mercantile del luogo, attraverso il commercio della seta e di altri articoli di lusso.
Poi giunsero a Monticchio nella viglia della festa di san Michele, il patrono. Poterono ammirare qui i boschi, i laghi e il monastero di San Michele.
Dopo aver lasciato Monticchio, ed essere passati per Atella, definita da Lear pittoresca ma malinconica, arrivarono a Lagopesole per visitare il suo castello.
La destinazioni successive furono Avigliano dove visitarono la Madonna del Carmine, Potenza e infine Vietri.
Il calendario segna il primo giorno di ottobre, quando i due viaggiatori fanno ritorno in Campania, presso Eboli.
Il viaggio in Abruzzo
«E di notte com'era calmo e lucente il lago, simile a una striscia d'argento, sotto le finestre del palazzo, alla luce della luna piena, mentre il vecchio castello gettava lunghe ombre sul paese addormentato.»
(Edward Lear su Celano e il lago Fucino in Appunti illustrati del viaggio in Italia)
Lear visitò l'Abruzzo circa nel 1843 e occupò gran parte dei suoi Appunti del viaggio italiano elogiando la regione (al tempo Abruzzi e Molise) per il suo carattere impervio e delicato e per le tradizioni ancora radicate nella vita cittadina. Viaggiò attorno L'Aquila senza entrarvi, passando attorno a Cittaducale (al tempo in Abruzzo), e poi presso la Valle del Liri al confine con la Marsica. Dunque entrò nel territorio marsicano (Avezzano, Albe, Celano e Trasacco), e presso l'Altopiano delle Cinquemiglia, tra Castel di Sangro, Rivisondoli ed Alfedena, di cui ricorderà l'inverno molto rigido.
Successivamente passò attraverso l'antico tratturo di Castel di Sangro, per raggiungere il Molise presso Agnone e Bagnoli del Trigno.
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Raccolta foto De Alvariis
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
la prima performance dei gripweed. al PartyZan.. l'electrorock romantico della band fece subito breccia.. erano i primi passi della rassegna al night hawk (uni.cal.).. quella sera g. divisero la scena con i morning bell..
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Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
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Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
Fondata come colonia nel 25 a.C. dall'imperatore Cesare Augusto con il nome di Caesaraugusta, costituita nei pressi di un insediamento degli Iberi Salduie. Fu uno dei centri più importanti della Hispania Tarraconensis, una delle tre (poi quattro) Province in cui i Romani divisero la Spagna. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente fu occupata dai Visigoti. Fu tra le prime città spagnole a convertirsi al Cristianesimo e nel 713 venne conquistata dagli Arabi che la fecero capitale (Saraqusta) di un principato rivale di Cordova, Toledo e Merida. Fu riconquistata nel 1118 dai cristiani, ebbe un periodo di grande prosperità divenendo capitale del Regno d'Aragona. Durante la guerra napoleonica sostenne due assedi da parte delle truppe francesi nel 1808 e 1809.
Situata nella zona nord-orientale della Spagna, a circa 300 km da Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Tolosa, per cui si trova al centro di un importante nodo di comunicazioni. È affacciata sulla riva destra dell'Ebro ed al centro di una vasta depressione, un tempo desertica, ma ora abbastanza fertile grazie ad alcune canalizzazioni d'irrigazione che suppliscono alla scarsa piovosità della zona, una delle più basse della Spagna. È sede arcivescovile e universitaria.
8-1884-11-15-C1
Kongokonferenz 1884 / Franz.Karikatur
Kongokonferenz, Berlin, 15.November 1884
bis 26. Februar 1885.
- 'Jedem sein Teil'. -
Franzoesische Karikatur auf Bismarck, der
Afrika als Kuchen verteilt.
Holzstich.
Aus: L'Illustration, 1885/I.
E:
Congo Conference 1884/ French caricature
Congo Conference, Berlin, 15 Novmember
1884 to 26 February 1885.
- 'Everyone gets his share.' -
French caricature of Bismarck, dividing
Africa like a cake.
Wood engraving.
From: L'Illustration, 1885/I.
Alle elementari si amarono e si promisero amore eternò, ma.....con gli anni a venire lui si dedicò completamente al suo lavoro, dimenticando le promesse fatte.
lei con il cuore infranto si lancio nelle braccia del primo trombaio resosi disponibile, per una riparazione di un bidè che gocciolava.
Fu così che le loro strade si divisero per sempre..
E vissero tutti felici e contenti
X STAZIONE - GESU' E' SPOGLIATO DALLE SUE VESTI Giunti sul Calvario, i soldati diedero da bere a Gesù vino mescolato con mirra, perché sentisse meno il dolore. Gesù lo assaggiò, ma non ne volle bere, per soffrire in piena coscienza fino alla morte. Poi gli strapparono di dosso le vesti, riaprendo con terribile spasimo le piaghe della flagellazione e se le divisero tra loro, tirando a sorte la tunica.
Nella quotidiana finestra sul profilo Instagram di Hellas Live (ore 18) gradito ospite una delle eterne leggende dell’Hellas Verona, Domenico Volpati.
Dal 1982 al 1988, 236 presenze e 12 reti in gialloblù.
”La priorità è la salute e quindi anche i vertici del calcio si devono adeguare a questa situazione. È un momento drammatico in alcune parti del paese. Decidere per una data è illusorio, nessuno può garantirla ma la priorità va data sicuramente ai campionati. Poi si penserà alle coppe. Ricordando anche che i contratti scadono al 30 di giugno, un altro problema da tenere ovviamente in considerazione. Bisogna vedere se si potrà andare allo stadio magari con le mascherine o con meno pubblico. In questi giorni ho sentito Fanna che ha parlato con Venturati (ex preparatore atletico gialloblù, ndr) e gli ha detto che ci sono grossi problemi per ripartire. Ma al tempo stesso dico che si puó ripartire viste le rose attuali che sono molto ampie, a differenza nostra che giocavamo in 15 più 2 primavera. Un problema mentale penso non ci sarà per gli atleti: dopo questo periodo di clausura forzata, avranno voglia di ripartire e correre tanto - spiega Volpati - La mia avventura in gialloblù è stata stupenda, grazie ad un allenatore che mi ha cercato e voluto tantissimo. Pensate che avevo già deciso di smettere con il calcio per laurearmi in medicina, ma Bagnoli mi disse di stare tranquillo e che ci avrebbe pensato il buon Mascetti al mio trasferimento a Verona. E così è stato. Arrivai dal Brescia nella stagione 1982/83, un anno straordinario dove giocammo il calcio più bello dei miei 6 anni a Verona. Eravamo una squadra spettacolare con Dirceu e Fanna davanti, Marangon sulla fascia solo per citarne alcuni. E da quell’anno è iniziata una fantastica storia che è durata ben sei campionati e che mi ha legato alla città e ai colori gialloblù, dove siamo riusciti a perdere poco ed a vincere tanto. Il rapporto con Bagnoli? Inizia alla Solbiatese nei primi anni ‘70. Arrivó nel 1972 e mi cambió di ruolo, da attaccante divenni centrocampista. Dalla Solbiatese mi portò poi al Como, dove trovai Guidetti e Fontolan. Le nostre strade per qualche anno si divisero, io andai prima al Monza, poi al Torino di Pulici e Graziani ed infine al Brescia. Ma l’anno successivo dalla mia esperienza non certo esaltante visto il risultato finale con le rondinelle, mister Bagnoli mi volle al Verona. Dove arrivarono anche due mie vecchie conoscenze come Guidetti e Fontolan. E qui faccio un parallelo, una similitudine, tra Bagnoli e Juric, perché anche l’attuale allenatore dei gialloblù ha avuto la forza e la possiblilità di avere giocatori scelti da lui e che aveva già allenato (Gunter, Veloso, Lazovic, ndr) e questo è un aspetto, credetemi, fondamentale - sottolinea Volpati - Sono orgoglioso di questo Verona perché la società non ha toppato quest’anno, anzi, ha fatto le scelte giuste. Ha imbroccato l’allenatore a differenza di altri anni dove si era sofferto tanto. C’erano delle mancanze ed erano evidenti tanto che la città si era scollata dall’Hellas Verona. Ci sono stati anni bui mentre adesso i tifosi si sono ringalluzziti. Lo stato d’animo, adesso, è come quello dei miei tempi e la cosa mi fa davvero piacere. La mia carriera? La mia fortuna è stata quella di non infortunarmi e di avere una bellissima empatia con i miei compagni di squadra. Empatia che dura da 35 anni coi “ragazzi” dello scudetto con cui mi sento spesso via whatsapp. A distanza di anni, c’è ancora l’armonia di quegli anni tra di noi e la cosa è bellissima. In quel periodo importante della mia vita ho avuto la fortuna di incontrare persone di spessore, tutti ragazzi che ti hanno dato e lasciato qualcosa. E questo è un aspetto molto importante che va ben al di là del risultato sportivo. La forza di quella squadra, anche per voi veronesi che venivate a vedere gli allenamenti e ci seguivate ovunque, era il valore delle persone e di quello spogliatoio. Trenta su trenta in campionato l’anno dello scudetto? Come Garella e Tricella, anche se con l’Udinese entrai gli ultimi 10’ poiché ero stato male in settimana ma Bagnoli mi volle comunque portare in panchina. Uno dei giocatori di quei fantastici anni di cui si parla poco è Ferroni, un grandissimo difensore. Dirceu? Aveva una qualità indiscutibile, da apprezzare sia in partita che in allenamento. Un ragazzo di una simpatia unica, sempre sorridente, il classico brasiliano. Purtroppo sotto pressione di procuratori ha fatto scelte diverse, a differenza mia che ho dedicato tutto alla causa dell’Hellas”.
Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l`iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. [...] Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: "Ecco, chiama Elia!". Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: "Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce". Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. (Vangelo di Marco)
Diviser
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E gli dei tirarono a sorte.
Si divisero il mondo:
Zeus la Terra,
Ade gli Inferi,
Poseidon il continente sommerso.
Apparve Atlantide.
Immenso, isole e montagne,
canali simili ad orbite celesti.
Il suo re Atlante
conosceva la dottrina della sfera
gli astri la geometria,
la cabala e l'alchimia.
In alto il tempio.
Sei cavalli alati,
le statue d'oro, d'avorio e oricalco.
Per generazioni la legge dimorò
nei principi divini,
i re mai ebbri delle immense ricchezze
e il carattere umano s'insinuò
e non sopportarono la felicità,
neppure le felicità,
neppure la felicità .
In un giorno e una notte
la distruzione avvenne.
Tornò nell'acqua.
Sparì Atlantide.
Asie, Indonesie, Bali
Marche de Ubud
On y trouve des bijoux en argent, des pareos, des souvenirs... N'hesitez pas a negocier les prix, vous pouvez parfois diviser par 4 le prix annonce ;) Fixez vous un prix et ne lachez pas. Partez si le vendeur ne cede pas, la plupart du temps ils vous rattrapent.. sauf si vous y avez été trop fort (soyez raisonnable ;)) Plus vous acheterez et plus vous connaitrez la valeur des choses. Vous serez un expert à la fin de votre séjour :)
An art piece along Saint Catherine Street in The Village of Montreal Canada. The piece reads "Au Village nous croyons que les differences doivent enrichir plutot que diviser" which translates to "At The Village we believe that differences should enrich rather than divide".
la prima performance dei morning bell al PartyZan.. la band che rimase di culto per le poche apparizioni live.. erano i primi passi della rassegna al night hawk (uni.cal.).. quella sera i m.b. divisero la scena con i gripweed.
"Trois bœufs paissaient toujours ensemble. Un lion voulait les dévorer ; mais leur union l’en empêchait. Alors il les brouilla par des discours perfides et les sépara les uns des autres ; dès lors, les trouvant isolés, il les dévora l’un après l’autre.
Si tu désires vraiment vivre en sûreté, défie-toi de tes ennemis, mais aie confiance en tes amis, et conserve-les." - Ésope
Collage Boulevard de Ménilmontant - Paris
An art piece along Saint Catherine Street in The Village of Montreal Canada. This is a back view. The piece reads "Au Village nous croyons que les differences doivent enrichir plutot que diviser" which translates to "At The Village we believe that differences should enrich rather than divide".
La marche contre la terreur et la haine a rassemblé la Belgique dans toute sa diversité. “Plus de 10 000 personnes ont montré un signal d'unité d'une importance cruciale en ces temps où l'on veut diviser les gens, où l'on veut les monter les uns contre les autres" a déclaré le président du PTB, Peter Mertens (Photo Solidaire, Salim Hellalet)
De mars tegen terreur en tegen de haat was een dwarsdoorsnede van de diversiteit die ons land rijk is. “Meer dan 10.000 mens en hebben een signaal van eenheid getoond, iets wat ongelooflijk belangrijk is in tijden van verdeeldheid, waarin men blijkbaar iedereen tegen iedereen wil opzetten”, zegt PVDA-voorzitter Peter Mertens. (Foto Solidair,Salim Hellalet)
La marche contre la terreur et la haine a rassemblé la Belgique dans toute sa diversité. “Plus de 10 000 personnes ont montré un signal d'unité d'une importance cruciale en ces temps où l'on veut diviser les gens, où l'on veut les monter les uns contre les autres" a déclaré le président du PTB, Peter Mertens (Photo Solidaire, Salim Hellalet)
De mars tegen terreur en tegen de haat was een dwarsdoorsnede van de diversiteit die ons land rijk is. “Meer dan 10.000 mens en hebben een signaal van eenheid getoond, iets wat ongelooflijk belangrijk is in tijden van verdeeldheid, waarin men blijkbaar iedereen tegen iedereen wil opzetten”, zegt PVDA-voorzitter Peter Mertens. (Foto Solidair,Salim Hellalet)
La marche contre la terreur et la haine a rassemblé la Belgique dans toute sa diversité. “Plus de 10 000 personnes ont montré un signal d'unité d'une importance cruciale en ces temps où l'on veut diviser les gens, où l'on veut les monter les uns contre les autres" a déclaré le président du PTB, Peter Mertens (Photo Solidaire, Salim Hellalet)
De mars tegen terreur en tegen de haat was een dwarsdoorsnede van de diversiteit die ons land rijk is. “Meer dan 10.000 mens en hebben een signaal van eenheid getoond, iets wat ongelooflijk belangrijk is in tijden van verdeeldheid, waarin men blijkbaar iedereen tegen iedereen wil opzetten”, zegt PVDA-voorzitter Peter Mertens. (Foto Solidair,Salim Hellalet)
Il Capretto Fantasma
Nella valle chiusa dalle vette del monte Sumbra, Alto di Sella e monte Altissimo si trovava in passato un villaggio di pastori appartenente sia agli uomini di Vagli che della Cappella, in gruppi di capanne distinte.
Quando il granducato di Toscana e il ducato Estense si divisero il territorio, i due gruppi di pastori entrarono in conflitto fra loro, in quanto uno si era sottomesso agli Estensi, l'altro al granducato di toscana.
Nacque un violento antagonismo che si riflette anche nelle lettere di Ludovico Ariosto, a quel tempo governatore Estense della Garfagnana, scrisse a proposito delle furiosi liti che andarono man mano allargandosi fino a coinvolgere anche la comunità di Gorfigliano.
Le pene che si imputavano ai contendenti andavano dalla precipitazione da un'alta rupe, alla crocifissione praticata agli avversari.
Anche tra i comuni di Minucciano, Vinca, Ugliano vi furono feroci contese.
Una prima pacificazione ebbe luogo gia nel 1274, ma nuovi regolamenti furono necessari anche in seguito fino ad arrivare quasi all'inizio del secolo.
é proprio in relazione a queste contese che è nata la leggenda del capretto che scompare.
In un villaggio di pastori ai piedi del monte Sumbra viveva una giovane donna che portava ogni giorno a pascolare le capre in alto verso la piastra tonda.
Un giovane pastore, di una famiglia rivale, le aveva chiesto ripetute volte di fidanzarsi con lui, ma la donna aveva sempre rifiutato perchè il giovane aveva il vizio di bere e di giocare.
Un giorno la giovane pastora, mentre badava le pecore al pascolo incontrò l'uomo che era a caccia in quei luoghi.
Ci fu un'aspra discussione e il pastore, preso dall'ira, estrasse un coltello e colpì la donna al cuore.
Con le mani sporche di sangue l'uomo comincio a scendere di corsa dirigendosi verso un torrente per lavarsi le mani, ma con grande stupore vide che il torrente, che pure la mattina era gonfio d'acqua cristallina, si trovava allora completamente asciutto.
Allora pensò di dirigersi ad una polla d'acqua poco distante, ma anche questa era secca come la pietra.
Così quando rientro in casa con le mani ancora insanguinate, disse a tutti che aveva ucciso un capretto sulla montagna.
Il giorno dopo i familiari della donna, preoccupati per la sua assenza, l'andarono a cercare per il monte e la trovarono morta con un capretto che le belava accanto al suo corpo.
Ad ogni tentativo di acciuffare il capretto una nuvola lo avvolgeva e lo trasportava più lontano, ma il capretto continuava a belare più forte.
Ancora oggi, chi passa dal luogo dove è stata uccisa la ragazza, può vedere il capretto fantasma che piange e scompare se si tenta di acciuffarlo.
Leggenda orale raccolta a Vagli
La marche contre la terreur et la haine a rassemblé la Belgique dans toute sa diversité. “Plus de 10 000 personnes ont montré un signal d'unité d'une importance cruciale en ces temps où l'on veut diviser les gens, où l'on veut les monter les uns contre les autres" a déclaré le président du PTB, Peter Mertens (Photo Solidaire, Salim Hellalet)
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De mars tegen terreur en tegen de haat was een dwarsdoorsnede van de diversiteit die ons land rijk is. “Meer dan 10.000 mens en hebben een signaal van eenheid getoond, iets wat ongelooflijk belangrijk is in tijden van verdeeldheid, waarin men blijkbaar iedereen tegen iedereen wil opzetten”, zegt PVDA-voorzitter Peter Mertens. (Foto Solidair,Salim Hellalet)
Asie, Indonesie, Bali
Marche de Ubud
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Nel limone divisero
i coltelli
una piccola
cattedrale
l'abside nascosta
aprì alla luce le acide vetrate
e in gocce
scivolarono i topazi,
gli altari,
la fresca architettura.
Così, quando la tua mano
strizza l'emisfero
del tagliato
limone sul tuo piatto,
un universo d'oro
tu spargi,
un giallo calice
di miracoli,
uno dei capezzoli odorosi
del petto della terra,
raggio di luce convertito in frutto,
il minuscolo fuoco di un pianeta
Terzo libro delle odi di Pablo Neruda
Axel Gustavo-Agakwavu
Nashimye kuba nk’agakwavu kubera kuva mu buto bwanje nakuze numva ko agakwavu kari gafise ubwenge bwinshi (amayeli yo kwibako) . Nukuvuga yuko nanje muri ubu buzima ntegererezwa kwigereranya nagakwavu mbeho .
Apana amayeli yo kuryanisha ahubwi amayeli yo kugira ndabe uko noba ndabyaeho. Kanatsinda agakwavu kamye ari agakerebutsi kandi kabangutse. Kandi kari attentif, kabanza kukwumviriza hama kagakora kabanje kubitegerezaho
Traduction (Le lapin)
J’ai préféré m’identifier dans un lapin parce que j’ai, depuis mon jeune âge, entendu que pour survivre, il est très intelligent dans le sens de la ruse. Je dois me comparer à lui dans ma vie pour pouvoir s’en sortir au quotidien.
Je ne parle pas de la ruse dans le sens de diviser mais afin de me battre pour ma vie. Et d’ailleurs le lapin a toujours été intelligent et rapide. Il est attentif, il écoute et agit après une réflexion mure.