View allAll Photos Tagged devot

Corrientes-Arg- El santo popular Antonio Gil reunió a más de 250 mil devotos en su santuario. Cada 8 de enero se conmemora su muerte, venerado como justiciero y rebelde, suma fieles que lo honran con sus oraciones y bailes.

Vereda en villa devoto bajo una lluvia

La Candelora o la Juta dei Femminielli a Montevergine, è una delle feste popolari tra sacro e profano, più coinvolgenti. I fedeli devoti a “Mamma Schiavona”, e i cosiddetti “Femminielli”, si recano in pellegrinaggio dalla Madonna Nera al Santuario di Montevergine.

E’ un rito popolare radicato ormai nel nostro territorio, riuscendo ad unire sotto l’unico “Mantello” persone di ogni genere e sesso.

La giornata se pur fredda, poi si è riscaldata al ritmo della musica suonata in onore della Madonna.

 

La Candelora o la Juta dei Femminielli a Montevergine, è una delle feste popolari tra sacro e profano, più coinvolgenti. I fedeli devoti a “Mamma Schiavona”, e i cosiddetti “Femminielli”, si recano in pellegrinaggio dalla Madonna Nera al Santuario di Montevergine.

E’ un rito popolare radicato ormai nel nostro territorio, riuscendo ad unire sotto l’unico “Mantello” persone di ogni genere e sesso.

La giornata se pur fredda, poi si è riscaldata al ritmo della musica suonata in onore della Madonna.

 

Beverly Greeson's Quilted Devotions.

A Class is scheduled.

Copyright © 2012 Ruggero Poggianella Photostream.

All rights reserved. Please, do not use my photos without my written permission.

Please note that the fact that "This photo is public" doesn't mean it's public domain or a free stock image. Unauthorized use is strictly prohibited. If you wish to use any of my images for any reason/purpose please contact me for written permission. Tous droits reservés. Défense d'utilisation de cette image sans ma permission. Todos derechos reservados. No usar sin mi consentimiento.

© Copyright : Você não pode usar !

© Copyright : Sie dürfen es nicht kopieren !

© حقوق النشر محفوظة. لا يمكنك استخدام الصورة

 

La cavalcata di sant'Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d'Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant'Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L'intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l'uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch'essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero. Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un'unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l'omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant'Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.

Fino a poco tempo addietro, si riteneva che fosse stato un ricco signore di Ostuni, don Pietro Sansone, a commissionare la costruzione della statua in argento avvenuta nel 1788 a Napoli, sua città di origine. Recenti e più approfondite ricerche condotte dallo storico locale Luigi Greco, hanno permesso di stabilire che l'iniziativa non fu presa in prima persona da Pietro Sansone, come si era da sempre creduto, ma dai vaticali, una sorta di "corrieri" dell'epoca, che trasportavano le merci su carri trainati da cavalli. I vaticali, devoti al loro protettore come tutti gli ostunesi, fecero un accordo con il loro datore di lavoro: avrebbero accantonato parte del guadagno loro dovuto, fino a raggiungere la somma di 4.000 ducati necessaria per la costruzione della statua. Venne incaricato per l'esecuzione dell'opera, Luca Baccaro, artista napoletano. A capo dei 43 ostunesi, molti dei quali erano vaticali, c'era un altro notaio, Felice Giovine. Loro intendimento era quello di costituire un'associazione di volontari che avrebbe sostenuto le spese per onorare al meglio sant'Oronzo. Quando la statua giunse a Ostuni, fu scortata a cavallo proprio dai vaticali che, grazie al loro solerte lavoro, contribuirono alla crescita economica che contraddistinse la seconda metà del settecento. Negli anni precedenti infatti, per vari motivi, la manifestazione era andata via via impoverendosi, così che rischiava addirittura di non essere più svolta. Dunque quei 43 cittadini, si impegnarono a sostenere personalmente tutte le spese necessarie, in ragione di 6 ducati l'anno a testa, per un totale di 258 ducati da spendersi in musica, fuochi d'artificio e quant'altro fosse servito alla degna riuscita della manifestazione. Gli stessi sovvenzionatori, avrebbero costituito il gruppo di cavalieri a scorta del santo.

Negli anni, dunque, questa nuova classe sociale, la borghesia, aveva preso il posto della ormai decadente aristocrazia ostunese, i cui componenti in origine partecipavano anch'essi alla processione, ma a cavallo per distinguersi dalla gente comune. La statua è preceduta dal vescovo con i prelati della diocesi, e dalle autorità. Apre il corteo un trio di suonatori che esegue un antico ritornello accompagnandosi con piffero e tamburi. In coda alla statua, la tradizionale banda precede i cavalieri che spesso eseguono piroette, così come anticamente si era soliti far avanzare i cavalli, esibendosi in suggestive coreografie. La Cavalcata di sant'Oronzo, nell'attuale configurazione, ebbe inizio nel 1803. In realtà la giusta definizione è 'Cavalcata dei Devoti'. Questa intitolazione si deve ad un gruppo di cittadini che il 26 agosto di quell'anno, si recarono presso la casa del notaio Giuseppe Gaetano Tanzarella.

Il simulacro lascia la bellissima Cattedrale costruita nella seconda metà del XV° secolo, a spese e con la manodopera degli ostunesi. La statua in argento ha preso il posto nel tempo, di quella in cartapesta.

E' dunque legittimo sostenere che la Cavalcata dei Devoti, ormai nota come cavalcata di sant'Oronzo, sia arrivata sino ai giorni nostri, con inevitabili modifiche ma inalterata nella sostanza, proprio a partire dall'inizio del secolo scorso.

A conclusione della Cavalcata, d'obbligo in piazza della Libertà l'esecuzione di brani operistici e sinfonici, nella cornice delle immancabili luminarie. Concludono l'intensa giornata i fuochi artificiali ai quali, ci piace pensare, stiano assistendo soddisfatti anche i 43 devoti che in quel lontano 26 agosto 1803, assicurarono a Ostuni, la continuità di questa straordinaria manifestazione.

População prestigia Festa de Iemanja de Lauro de Freitas

Devotos vão à praia de Buraquinho homenagear a Rainha do Mar

Centenas de pessoas envolvidas em ritual de fé e muita devoção. A Festa de Iemanjá de Lauro de Freitas, neste 2 de fevereiro, abrilhantou a praia de Buraquinho. A programação começou bem cedo, às 6h, com alvorada de fogos em homenagem à Rainha do Mar. A entrega dos presentes e muito samba de roda dão continuidade à programação. A festa, cada vez mais organizada, tem total apoio da Prefeitura Municipal de Lauro de Freitas (PMLF), por meio da Secretaria de Cultura (Secult) e do Conselho de Cultura, contou com a parceria da Colônia de Pescadores Z-57, do Terreiro de São Jorge Filho da Goméia de Mãe Mirinha de Portão. Participam da festa autoridades públicas, munícipes e muitos visitantes.

Com rosas vermelhas e brancas, o prefeito Márcio Paiva fez questão de entregar as oferendas e participar do ritual antes da saída dos presentes para o mar. “Esse é um momento que me emociona demais. Fico muito feliz de participar de uma festa que se fortalece a cada ano e tenham certeza que no que depender da nossa gestão será cada vez melhor e mais grandiosa”, sinalizou o prefeito.

A tradição da festa se repete há 12 anos. Segundo o presidente da colônia Z -57, Jonas dos Santos, conhecido como “Touro”, a comemoração tem ganhado cada vez mais força. “Temos contado com apoio da Administração Pública e a cada ano nosso ritual fica ainda mais bonito” destacou.

O homenageado da festa de Iemanjá 2015 foi Domingos Ferreira da Cruz, 76 anos, conhecido como “Balaeiro”. Famoso por confeccionar os balaios que levam as oferendas a Rainha do Mar, ele agradeceu emocionado pelo gesto nobre da gestão. “Uma alegria danada em saber que reconheceram meu trabalho”, disse o senhor que já perdeu as contas de quantos balaios preparou.

O secretário da Secult, Alexandre Marques, reforça a importância da festa para a cidade. “Além de ser uma manifestação cultural e religiosa que já integra o calendário de festas populares do município, e também o momento de dar visibilidade aos grupos de samba de roda que temos em Lauro de Freitas. Ficamos felizes em promover nossa cultura” destacou.

Depois de entregar os presentes, molhar os pés e fazer todos os agradecimentos, a funcionária pública aposentada, Virgínia Sacramento, 62 anos, caiu no samba de roda. “É uma festa maravilhosa! Linda Iemanjá e linda a festa em Lauro de Freitas”, disse a devota emocionada. Além das apresentações de grupos de samba de roda no Palco Mestre Paizinho (Portão), o Samba de Viola de 12 cordas teve destaque. A festa contou ainda com uma exposição do fotógrafo Osmar Gama sobre o tema, que também será apresentada em Salvador.

Na organização do evento, sob o comando da Secult, também atuaram no apoio as Secretarias de Trânsito, Transporte e Ordem Pública (Settop), Secretaria de Serviços Públicos (Sesp), além do Gabinete do Prefeito.

Copyright © 2012 Ruggero Poggianella Photostream.

All rights reserved. Please, do not use my photos without my written permission.

Please note that the fact that "This photo is public" doesn't mean it's public domain or a free stock image. Unauthorized use is strictly prohibited. If you wish to use any of my images for any reason/purpose please contact me for written permission. Tous droits reservés. Défense d'utilisation de cette image sans ma permission. Todos derechos reservados. No usar sin mi consentimiento.

© Copyright : Você não pode usar !

© Copyright : Sie dürfen es nicht kopieren !

© حقوق النشر محفوظة. لا يمكنك استخدام الصورة

 

La cavalcata di sant'Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d'Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant'Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L'intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l'uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch'essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero. Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un'unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l'omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant'Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.

Fino a poco tempo addietro, si riteneva che fosse stato un ricco signore di Ostuni, don Pietro Sansone, a commissionare la costruzione della statua in argento avvenuta nel 1788 a Napoli, sua città di origine. Recenti e più approfondite ricerche condotte dallo storico locale Luigi Greco, hanno permesso di stabilire che l'iniziativa non fu presa in prima persona da Pietro Sansone, come si era da sempre creduto, ma dai vaticali, una sorta di "corrieri" dell'epoca, che trasportavano le merci su carri trainati da cavalli. I vaticali, devoti al loro protettore come tutti gli ostunesi, fecero un accordo con il loro datore di lavoro: avrebbero accantonato parte del guadagno loro dovuto, fino a raggiungere la somma di 4.000 ducati necessaria per la costruzione della statua. Venne incaricato per l'esecuzione dell'opera, Luca Baccaro, artista napoletano. A capo dei 43 ostunesi, molti dei quali erano vaticali, c'era un altro notaio, Felice Giovine. Loro intendimento era quello di costituire un'associazione di volontari che avrebbe sostenuto le spese per onorare al meglio sant'Oronzo. Quando la statua giunse a Ostuni, fu scortata a cavallo proprio dai vaticali che, grazie al loro solerte lavoro, contribuirono alla crescita economica che contraddistinse la seconda metà del settecento. Negli anni precedenti infatti, per vari motivi, la manifestazione era andata via via impoverendosi, così che rischiava addirittura di non essere più svolta. Dunque quei 43 cittadini, si impegnarono a sostenere personalmente tutte le spese necessarie, in ragione di 6 ducati l'anno a testa, per un totale di 258 ducati da spendersi in musica, fuochi d'artificio e quant'altro fosse servito alla degna riuscita della manifestazione. Gli stessi sovvenzionatori, avrebbero costituito il gruppo di cavalieri a scorta del santo.

Negli anni, dunque, questa nuova classe sociale, la borghesia, aveva preso il posto della ormai decadente aristocrazia ostunese, i cui componenti in origine partecipavano anch'essi alla processione, ma a cavallo per distinguersi dalla gente comune. La statua è preceduta dal vescovo con i prelati della diocesi, e dalle autorità. Apre il corteo un trio di suonatori che esegue un antico ritornello accompagnandosi con piffero e tamburi. In coda alla statua, la tradizionale banda precede i cavalieri che spesso eseguono piroette, così come anticamente si era soliti far avanzare i cavalli, esibendosi in suggestive coreografie. La Cavalcata di sant'Oronzo, nell'attuale configurazione, ebbe inizio nel 1803. In realtà la giusta definizione è 'Cavalcata dei Devoti'. Questa intitolazione si deve ad un gruppo di cittadini che il 26 agosto di quell'anno, si recarono presso la casa del notaio Giuseppe Gaetano Tanzarella.

Il simulacro lascia la bellissima Cattedrale costruita nella seconda metà del XV° secolo, a spese e con la manodopera degli ostunesi. La statua in argento ha preso il posto nel tempo, di quella in cartapesta.

E' dunque legittimo sostenere che la Cavalcata dei Devoti, ormai nota come cavalcata di sant'Oronzo, sia arrivata sino ai giorni nostri, con inevitabili modifiche ma inalterata nella sostanza, proprio a partire dall'inizio del secolo scorso.

A conclusione della Cavalcata, d'obbligo in piazza della Libertà l'esecuzione di brani operistici e sinfonici, nella cornice delle immancabili luminarie. Concludono l'intensa giornata i fuochi artificiali ai quali, ci piace pensare, stiano assistendo soddisfatti anche i 43 devoti che in quel lontano 26 agosto 1803, assicurarono a Ostuni, la continuità di questa straordinaria manifestazione.

Decenas de Devotos de la cruces de Mayo de Socoroma llegaron a la tiana del Santo Calvario para despachar una de las cruces del poblado, los socoromeños celebraron alegres y religiosamente con esta tradición ancestral del pueblo aymara.

La Settimana Santa di Enna è costituita da una serie di manifestazioni religiose derivanti da antiche tradizioni di origine spagnola che si tengono annualmente nella città siciliana. Le celebrazioni attraggono migliaia di turisti e rappresentano l'evento più importante per la città e per la sua provincia, soprattutto in occasione della processione del Venerdì Santo, la cui rinomanza si deve anche alla fiaccolata durante la quale sfilano circa 2.500 confrati incappucciati, che portano i fercoli di Gesù morto e della Madonna Addolorata, sulle note di diverse marce funebri. I riti sono stati inseriti tra le manifestazioni a richiamo turistico internazionale in Sicilia e tra le eredità immateriali della Regione Siciliana.

"Nel 1866 nacque l'Associació Espiritual de Devots de Sant Josep (Associazione spirituale dei devoti di San Giuseppe), con l'intento di promuovere la fabbricazione di un tempio dedicato alla Sacra Famiglia. Tramite le donazioni che riceveva, l'associazione comprò il terreno su cui ora sorge la chiesa nel 1881 e in seguito si apprestò alla costruzione.

 

InternoDopo disaccordi tra l'associazione e l'architetto originale, Francesc del Villar, Gaudí ottenne l'incarico nel 1884 e ideò un progetto completamente nuovo. Lavorò al progetto per oltre 40 anni, dedicando completamente a questa impresa gli ultimi 15 della sua vita. Questa dedizione tanto intensa ha una spiegazione, oltre all'enormità dell'opera, anche nel fatto che Gaudí definiva molti particolari man mano che la costruzione avanzava, invece di averli concretizzati in precedenza nei suoi piani e istruzioni. Per lui, la presenza personale nell'opera era di fondamentale importanza.

 

La Sagrada Familia non è stata ancora finita: è completa per il 55%, ma si prevede che al suo completamento possa essere la più grande basilica del mondo.

 

Con l'avanzare dell'innalzarsi della costruzione, lo stile divenne sempre più fantastico, con quattro torri affusolate che ricordano i termitai o i gocciolanti (castelli di sabbia dei bambini). Le torri sono coronate da cuspidi di forma geometrica, coperte di ceramiche con colori vivaci, che vennero probabilmente influenzate dal cubismo (furono finite attorno al 1920). Vi si ammirano anche un gran numero di decorazioni elaborate che vengono ricondotte allo stile dell'Art Nouveau.

 

Gaudí morì nel 1926. Le torri erano originariamente previste per essere tre volte più alte. Parti dell'edificio incompleto e del laboratorio di Gaudí, vennero distrutte durante la guerra civile spagnola. Gaudí non lasciò ulteriori piani e i lavori della chiesa sono stati sporadici per numerosi anni. Solo in seguito al recupero ed al restauro dei grandi modelli originali del laboratorio, basandosi anche su foto dell'epoca, è stato possibile ricostruire buona parte del progetto originale. Gaudí, comprendendo che i lavori sarebbero proseguiti decenni (o secoli) dopo la propria morte, invece che esaurire le risorse impostando tutto il gigantesco perimetro preferì completare alcune sezioni dell'edificio in altezza (specie nell'abside), come per lasciare una testimonianza precisa dell'idea originale ai suoi successori.

 

Dal 1940 gli architetti Francesc Quintana, Puig Boada, e Lluis Gari hanno portato avanti i lavori. Le sculture di J. Busquets e del controverso ma possente Josep Subirachs decorano le fantastiche facciate.

 

La costruzione della chiesa è tutt'oggi finanziata dalle donazioni all'associazione e i lavori procedono lentamente, anche a causa delle difficoltà del progetto. Numerosi edifici circostanti dovranno essere abbattuti per far posto alla scalinata principale."

Quai Paul Dévôt. Food distribution by Salam, 6:30 pm

Corrientes-Arg- El santo popular Antonio Gil reunió a más de 250 mil devotos en su santuario. Cada 8 de enero se conmemora su muerte, venerado como justiciero y rebelde, suma fieles que lo honran con sus oraciones y bailes.

"Devote alla madonna"

Taormina, Sicilia

April 2017 © dasalpi

Place Sainte Dévote in La Condamine, Monaco

El pasado viernes día 1 de marzo, la Real, Muy Ilustre y Antiquísima Cofradía de la Esclavitud de Jesús Nazareno y Conversión de Santa María Magdalena celebró el solemne y devoto Besapiés en honor de Ntro. Padre Jesús Nazareno durante todo el día en su sede canónica, la Iglesia Parroquial de San Miguel de los Navarros.

 

La imagen del Señor se situaba delante de su altar habitual de cultos sobre peana con el escudo de la corporación y portando túnica morada bordada en oro y corona de espinas. A ambos lados de la imagen se disponían el memento en memoria de los difuntos de la Cofradías, mientras que el guión de la corporación se situaba tras la imagen de Ntro. Padre Jesús Nazareno.

 

Escoltando a la imagen del Cautivo se encontraban dos de los arcángeles sobre peanas portando sendos faroles, los cuales pertenecían al antigua altar del Nazareno.

 

A ambos lados se disponía los cuatro faroles que la Cofradía, así como un rico exorno floral compuesto de claveles y rosas rojas dispuesto a lo largo del altar.

El pasado viernes día 1 de marzo, la Real, Muy Ilustre y Antiquísima Cofradía de la Esclavitud de Jesús Nazareno y Conversión de Santa María Magdalena celebró el solemne y devoto Besapiés en honor de Ntro. Padre Jesús Nazareno durante todo el día en su sede canónica, la Iglesia Parroquial de San Miguel de los Navarros.

 

La imagen del Señor se situaba delante de su altar habitual de cultos sobre peana con el escudo de la corporación y portando túnica morada bordada en oro y corona de espinas. A ambos lados de la imagen se disponían el memento en memoria de los difuntos de la Cofradías, mientras que el guión de la corporación se situaba tras la imagen de Ntro. Padre Jesús Nazareno.

 

Escoltando a la imagen del Cautivo se encontraban dos de los arcángeles sobre peanas portando sendos faroles, los cuales pertenecían al antigua altar del Nazareno.

 

A ambos lados se disponía los cuatro faroles que la Cofradía, así como un rico exorno floral compuesto de claveles y rosas rojas dispuesto a lo largo del altar.

  

Texto extraido de; El pasado viernes día 1 de marzo, la Real, Muy Ilustre y Antiquísima Cofradía de la Esclavitud de Jesús Nazareno y Conversión de Santa María Magdalena celebró el solemne y devoto Besapiés en honor de Ntro. Padre Jesús Nazareno durante todo el día en su sede canónica, la Iglesia Parroquial de San Miguel de los Navarros.

 

La imagen del Señor se situaba delante de su altar habitual de cultos sobre peana con el escudo de la corporación y portando túnica morada bordada en oro y corona de espinas. A ambos lados de la imagen se disponían el memento en memoria de los difuntos de la Cofradías, mientras que el guión de la corporación se situaba tras la imagen de Ntro. Padre Jesús Nazareno.

 

Escoltando a la imagen del Cautivo se encontraban dos de los arcángeles sobre peanas portando sendos faroles, los cuales pertenecían al antigua altar del Nazareno.

 

A ambos lados se disponía los cuatro faroles que la Cofradía, así como un rico exorno floral compuesto de claveles y rosas rojas dispuesto a lo largo del altar.

 

Texto extraido de; pasionenzaragoza.blogspot.com.es/

 

Devotos de todas as idades oram e realizam pedidos. (Priscila Leal)

População prestigia Festa de Iemanja de Lauro de Freitas

Devotos vão à praia de Buraquinho homenagear a Rainha do Mar

Centenas de pessoas envolvidas em ritual de fé e muita devoção. A Festa de Iemanjá de Lauro de Freitas, neste 2 de fevereiro, abrilhantou a praia de Buraquinho. A programação começou bem cedo, às 6h, com alvorada de fogos em homenagem à Rainha do Mar. A entrega dos presentes e muito samba de roda dão continuidade à programação. A festa, cada vez mais organizada, tem total apoio da Prefeitura Municipal de Lauro de Freitas (PMLF), por meio da Secretaria de Cultura (Secult) e do Conselho de Cultura, contou com a parceria da Colônia de Pescadores Z-57, do Terreiro de São Jorge Filho da Goméia de Mãe Mirinha de Portão. Participam da festa autoridades públicas, munícipes e muitos visitantes.

Com rosas vermelhas e brancas, o prefeito Márcio Paiva fez questão de entregar as oferendas e participar do ritual antes da saída dos presentes para o mar. “Esse é um momento que me emociona demais. Fico muito feliz de participar de uma festa que se fortalece a cada ano e tenham certeza que no que depender da nossa gestão será cada vez melhor e mais grandiosa”, sinalizou o prefeito.

A tradição da festa se repete há 12 anos. Segundo o presidente da colônia Z -57, Jonas dos Santos, conhecido como “Touro”, a comemoração tem ganhado cada vez mais força. “Temos contado com apoio da Administração Pública e a cada ano nosso ritual fica ainda mais bonito” destacou.

O homenageado da festa de Iemanjá 2015 foi Domingos Ferreira da Cruz, 76 anos, conhecido como “Balaeiro”. Famoso por confeccionar os balaios que levam as oferendas a Rainha do Mar, ele agradeceu emocionado pelo gesto nobre da gestão. “Uma alegria danada em saber que reconheceram meu trabalho”, disse o senhor que já perdeu as contas de quantos balaios preparou.

O secretário da Secult, Alexandre Marques, reforça a importância da festa para a cidade. “Além de ser uma manifestação cultural e religiosa que já integra o calendário de festas populares do município, e também o momento de dar visibilidade aos grupos de samba de roda que temos em Lauro de Freitas. Ficamos felizes em promover nossa cultura” destacou.

Depois de entregar os presentes, molhar os pés e fazer todos os agradecimentos, a funcionária pública aposentada, Virgínia Sacramento, 62 anos, caiu no samba de roda. “É uma festa maravilhosa! Linda Iemanjá e linda a festa em Lauro de Freitas”, disse a devota emocionada. Além das apresentações de grupos de samba de roda no Palco Mestre Paizinho (Portão), o Samba de Viola de 12 cordas teve destaque. A festa contou ainda com uma exposição do fotógrafo Osmar Gama sobre o tema, que também será apresentada em Salvador.

Na organização do evento, sob o comando da Secult, também atuaram no apoio as Secretarias de Trânsito, Transporte e Ordem Pública (Settop), Secretaria de Serviços Públicos (Sesp), além do Gabinete do Prefeito.

Corrientes-Arg- El santo popular Antonio Gil reunió a más de 250 mil devotos en su santuario. Cada 8 de enero se conmemora su muerte, venerado como justiciero y rebelde, suma fieles que lo honran con sus oraciones y bailes.

A devoção a Nossa Senhora da Arrábida

O local assumiu dimensões religiosas a partir de 1250, quando, de acordo com a tradição, Hildebrando, um mercador das ilhas britânicas, ergueu uma pequena ermida devotada a Nossa Senhora, em acção de graças pelo milagre que ali o salvou de um naufrágio.

 

Na primeira metade do século XVI, entre 1539 e 1542, D. João de Lencastre (1501-1571), 1.º Duque de Aveiro, fez erguer o primitivo convento, doado ao franciscano espanhol Frei Martinho de Santa Maria, que ali desejava viver como eremita. Os trabalhos de edificação prosseguiram entre a segunda metade do século XVI e a primeira metade do século XVII, pela devoção do 2º e do 3º duques de Aveiro, aos quais se devem a hospedaria e as estações dos Passos da Paixão, e da da nora do 3º Duque. Em meados do século XVII, o 4º Duque de Aveiro promoveu a construção da capela do Bom Jesus.

 

No século XIX, com a extinção das ordens religiosas em Portugal, as instalações do Convento foram abandonadas pelos frades franciscanos (1834), sendo adquiridas pelos duques de Palmela (1863). Ao final do século XX, foram adquiridas pela Fundação Oriente (1990), que as requalificou como espaço cultural.

 

A fortificação

 

Forte de Santa Maria da Arrábida, Portugal: portão de armas.

Encerrando a completa remodelação da estratégia defensiva do reino implementada a partir do reinado de D. João IV (1640-1656), compreendida na defesa da barra de Setúbal, esta fortificação marítima foi iniciada somente entre 1670 e 1676, sob o reinado de D. Pedro II (1667-1706), com a função de defesa do chamado portinho e o Convento da Arrábida, destino de peregrinação. As suas obras foram inteiramente refeitas sob o de D. João V (1706-1750), para serem dadas como concluídas em 1749, conforme inscrição epigráfica em lápide sobre o Portão de Armas:

 

"Governando estes reinos e senhorios de Portugal o muito alto e poderoso príncipe D. Pedro, Nosso Senhor, pelo Marquês de Fronteira, do Conselho de Guerra, seu Gentil-Homem da Câmara, vedor da sua Fazenda, Mestre de Campo General da Corte, Estremadura, Cascaes e Setúbal, [mandou] fazer esta fortaleza para defender este porto e [barra] da Arrábida e seus mares no ano de 1676. Por ordem de S. M. foi tudo reedificado desde os alicerces, feitas as estradas de novo e se acabou em MDCCXLIX."

Reconstruído ao final do século XVIII (1798), esteve em operação até ao reinado de D. Luís (1861-1889), quando, diante da perda da sua função defensiva em virtude da evolução dos meios bélicos e do abandono das instalações do Convento, foi desativado.

 

No início do século XX foi arrendado a um particular. A partir de 1932 foi adaptado às funções de pousada pelos pais de Sebastião da Gama, as quais exerceu até 1976.

 

A partir de 1978, o imóvel passou integrar o Parque Natural da Arrábida, passando a ser considerado Imóvel de Interesse Público. Desde então, foram efectuadas extensas obras de consolidação e restauro, adaptando-se o monumento à função de Museu Oceanográfico (1991), que mantém, no local, um centro de biologia marinha. Uma pequena loja comercializa itens relacionados à área protegida do parque e oferece café aos visitantes.

 

Características

 

Pequeno forte marítimo, apresenta planta poligonal orgânica, com bateria terraplenada hexagonal e quatro parapeitos pelo lado do mar. As dependências de serviço encontram-se atualmente requalificadas como salas de exposição, de aquários e de vídeo.

 

Em sua capela pode se observar uma expressiva imagem de Nossa Senhora, em pedra de lioz, de feição seiscentista. pt.wikipedia.org/wiki/Forte_de_Santa_Maria_da_Arr%C3%A1bida

A ESPAÑA

CON NUESTRA DEVOTA Y SINCERA ADMIRACIÓN

EN NOMBRE DEL PUEBLO HONDUREÑO

LA FIGURA GLORIOSA DE NUESTRO HÉROE Y MÁRTIR

PADRE DE LA PATRIA GRANDE CENTROAMERICANA

 

GENERAL FRANCISCO MORAZAN

 

MI AMOR A CENTROAMERICA MUERE CONMIGO

 

(RESTO ILEGIBLE)

al final se puede leer 1973

 

---

General Francisco Morazán, lider de una pretendida unión centroamericana

 

es.wikipedia.org/wiki/Francisco_Moraz%c3%a1n

Copyright © 2012 Ruggero Poggianella Photostream.

All rights reserved. Please, do not use my photos without my written permission.

Please note that the fact that "This photo is public" doesn't mean it's public domain or a free stock image. Unauthorized use is strictly prohibited. If you wish to use any of my images for any reason/purpose please contact me for written permission. Tous droits reservés. Défense d'utilisation de cette image sans ma permission. Todos derechos reservados. No usar sin mi consentimiento.

© Copyright : Você não pode usar !

© Copyright : Sie dürfen es nicht kopieren !

© حقوق النشر محفوظة. لا يمكنك استخدام الصورة

 

La cavalcata di sant'Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d'Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant'Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L'intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l'uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch'essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero. Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un'unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l'omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant'Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.

Fino a poco tempo addietro, si riteneva che fosse stato un ricco signore di Ostuni, don Pietro Sansone, a commissionare la costruzione della statua in argento avvenuta nel 1788 a Napoli, sua città di origine. Recenti e più approfondite ricerche condotte dallo storico locale Luigi Greco, hanno permesso di stabilire che l'iniziativa non fu presa in prima persona da Pietro Sansone, come si era da sempre creduto, ma dai vaticali, una sorta di "corrieri" dell'epoca, che trasportavano le merci su carri trainati da cavalli. I vaticali, devoti al loro protettore come tutti gli ostunesi, fecero un accordo con il loro datore di lavoro: avrebbero accantonato parte del guadagno loro dovuto, fino a raggiungere la somma di 4.000 ducati necessaria per la costruzione della statua. Venne incaricato per l'esecuzione dell'opera, Luca Baccaro, artista napoletano. A capo dei 43 ostunesi, molti dei quali erano vaticali, c'era un altro notaio, Felice Giovine. Loro intendimento era quello di costituire un'associazione di volontari che avrebbe sostenuto le spese per onorare al meglio sant'Oronzo. Quando la statua giunse a Ostuni, fu scortata a cavallo proprio dai vaticali che, grazie al loro solerte lavoro, contribuirono alla crescita economica che contraddistinse la seconda metà del settecento. Negli anni precedenti infatti, per vari motivi, la manifestazione era andata via via impoverendosi, così che rischiava addirittura di non essere più svolta. Dunque quei 43 cittadini, si impegnarono a sostenere personalmente tutte le spese necessarie, in ragione di 6 ducati l'anno a testa, per un totale di 258 ducati da spendersi in musica, fuochi d'artificio e quant'altro fosse servito alla degna riuscita della manifestazione. Gli stessi sovvenzionatori, avrebbero costituito il gruppo di cavalieri a scorta del santo.

Negli anni, dunque, questa nuova classe sociale, la borghesia, aveva preso il posto della ormai decadente aristocrazia ostunese, i cui componenti in origine partecipavano anch'essi alla processione, ma a cavallo per distinguersi dalla gente comune. La statua è preceduta dal vescovo con i prelati della diocesi, e dalle autorità. Apre il corteo un trio di suonatori che esegue un antico ritornello accompagnandosi con piffero e tamburi. In coda alla statua, la tradizionale banda precede i cavalieri che spesso eseguono piroette, così come anticamente si era soliti far avanzare i cavalli, esibendosi in suggestive coreografie. La Cavalcata di sant'Oronzo, nell'attuale configurazione, ebbe inizio nel 1803. In realtà la giusta definizione è 'Cavalcata dei Devoti'. Questa intitolazione si deve ad un gruppo di cittadini che il 26 agosto di quell'anno, si recarono presso la casa del notaio Giuseppe Gaetano Tanzarella.

Il simulacro lascia la bellissima Cattedrale costruita nella seconda metà del XV° secolo, a spese e con la manodopera degli ostunesi. La statua in argento ha preso il posto nel tempo, di quella in cartapesta.

E' dunque legittimo sostenere che la Cavalcata dei Devoti, ormai nota come cavalcata di sant'Oronzo, sia arrivata sino ai giorni nostri, con inevitabili modifiche ma inalterata nella sostanza, proprio a partire dall'inizio del secolo scorso.

A conclusione della Cavalcata, d'obbligo in piazza della Libertà l'esecuzione di brani operistici e sinfonici, nella cornice delle immancabili luminarie. Concludono l'intensa giornata i fuochi artificiali ai quali, ci piace pensare, stiano assistendo soddisfatti anche i 43 devoti che in quel lontano 26 agosto 1803, assicurarono a Ostuni, la continuità di questa straordinaria manifestazione.

Copyright © 2012 Ruggero Poggianella Photostream.

All rights reserved. Please, do not use my photos without my written permission.

Please note that the fact that "This photo is public" doesn't mean it's public domain or a free stock image. Unauthorized use is strictly prohibited. If you wish to use any of my images for any reason/purpose please contact me for written permission. Tous droits reservés. Défense d'utilisation de cette image sans ma permission. Todos derechos reservados. No usar sin mi consentimiento.

© Copyright : Você não pode usar !

© Copyright : Sie dürfen es nicht kopieren !

© حقوق النشر محفوظة. لا يمكنك استخدام الصورة

 

La cavalcata di sant'Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d'Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant'Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L'intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l'uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch'essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero. Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un'unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l'omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant'Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.

Fino a poco tempo addietro, si riteneva che fosse stato un ricco signore di Ostuni, don Pietro Sansone, a commissionare la costruzione della statua in argento avvenuta nel 1788 a Napoli, sua città di origine. Recenti e più approfondite ricerche condotte dallo storico locale Luigi Greco, hanno permesso di stabilire che l'iniziativa non fu presa in prima persona da Pietro Sansone, come si era da sempre creduto, ma dai vaticali, una sorta di "corrieri" dell'epoca, che trasportavano le merci su carri trainati da cavalli. I vaticali, devoti al loro protettore come tutti gli ostunesi, fecero un accordo con il loro datore di lavoro: avrebbero accantonato parte del guadagno loro dovuto, fino a raggiungere la somma di 4.000 ducati necessaria per la costruzione della statua. Venne incaricato per l'esecuzione dell'opera, Luca Baccaro, artista napoletano. A capo dei 43 ostunesi, molti dei quali erano vaticali, c'era un altro notaio, Felice Giovine. Loro intendimento era quello di costituire un'associazione di volontari che avrebbe sostenuto le spese per onorare al meglio sant'Oronzo. Quando la statua giunse a Ostuni, fu scortata a cavallo proprio dai vaticali che, grazie al loro solerte lavoro, contribuirono alla crescita economica che contraddistinse la seconda metà del settecento. Negli anni precedenti infatti, per vari motivi, la manifestazione era andata via via impoverendosi, così che rischiava addirittura di non essere più svolta. Dunque quei 43 cittadini, si impegnarono a sostenere personalmente tutte le spese necessarie, in ragione di 6 ducati l'anno a testa, per un totale di 258 ducati da spendersi in musica, fuochi d'artificio e quant'altro fosse servito alla degna riuscita della manifestazione. Gli stessi sovvenzionatori, avrebbero costituito il gruppo di cavalieri a scorta del santo.

Negli anni, dunque, questa nuova classe sociale, la borghesia, aveva preso il posto della ormai decadente aristocrazia ostunese, i cui componenti in origine partecipavano anch'essi alla processione, ma a cavallo per distinguersi dalla gente comune. La statua è preceduta dal vescovo con i prelati della diocesi, e dalle autorità. Apre il corteo un trio di suonatori che esegue un antico ritornello accompagnandosi con piffero e tamburi. In coda alla statua, la tradizionale banda precede i cavalieri che spesso eseguono piroette, così come anticamente si era soliti far avanzare i cavalli, esibendosi in suggestive coreografie. La Cavalcata di sant'Oronzo, nell'attuale configurazione, ebbe inizio nel 1803. In realtà la giusta definizione è 'Cavalcata dei Devoti'. Questa intitolazione si deve ad un gruppo di cittadini che il 26 agosto di quell'anno, si recarono presso la casa del notaio Giuseppe Gaetano Tanzarella.

Il simulacro lascia la bellissima Cattedrale costruita nella seconda metà del XV° secolo, a spese e con la manodopera degli ostunesi. La statua in argento ha preso il posto nel tempo, di quella in cartapesta.

E' dunque legittimo sostenere che la Cavalcata dei Devoti, ormai nota come cavalcata di sant'Oronzo, sia arrivata sino ai giorni nostri, con inevitabili modifiche ma inalterata nella sostanza, proprio a partire dall'inizio del secolo scorso.

A conclusione della Cavalcata, d'obbligo in piazza della Libertà l'esecuzione di brani operistici e sinfonici, nella cornice delle immancabili luminarie. Concludono l'intensa giornata i fuochi artificiali ai quali, ci piace pensare, stiano assistendo soddisfatti anche i 43 devoti che in quel lontano 26 agosto 1803, assicurarono a Ostuni, la continuità di questa straordinaria manifestazione.

Devota Profesión, 1797. Etching and aquatint. Los Caprichos series (1746-1828) BAM

Quai Paul Dévôt. Food distribution by Salam, 6:30 pm

Muslims devots are praying in a mosque during The Ramdan in Agartala,capital of the North Eastern state of Tripura on Jun 19, 2015.

Islam's holy month of Ramadan is calculated on the sighting of the new moon and Muslims all over the world are supposed to fast from dawn to dusk during the month.

"Jean-Paul II a déclaré la Bienheureuse Maria Cristina BRANDO fervente dévote de l'Eucharistie et témoin de la Charité du Christ par un décret du 20 décembre 2011"

 

parousie.over-blog.fr/2015/06/priere-a-sainte-maria-crist...

AMR10 AMRITSAR (INDIA) 12/11/2008.- Una niña vestido con atuendo religioso participa de una procesión en la ciudad de Amritsar, India, hoy, miércoles 12 de noviembre. Los devotos sijs de todo el mundo, celebran el nacimiento de su profeta, el gurú Nanak, mañana 13 de noviembre. En la India, viven 19 de los 23 millones de sijs del planeta, que en estos días recitan su libro sagrado, el Gurú Granth Sahib, cuando visitan sus templos, marchan en procesión y degustan comidas comunitarias. EFE/Raminder Pal Singh

Devotas de San Judas en San Hipólito

Devoto de San Judas en San Hipólito

La Candelora o la Juta dei Femminielli a Montevergine, è una delle feste popolari tra sacro e profano, più coinvolgenti. I fedeli devoti a “Mamma Schiavona”, e i cosiddetti “Femminielli”, si recano in pellegrinaggio dalla Madonna Nera al Santuario di Montevergine.

E’ un rito popolare radicato ormai nel nostro territorio, riuscendo ad unire sotto l’unico “Mantello” persone di ogni genere e sesso.

La giornata se pur fredda, poi si è riscaldata al ritmo della musica suonata in onore della Madonna.

 

Copyright © 2012 Ruggero Poggianella Photostream.

All rights reserved. Please, do not use my photos without my written permission.

Please note that the fact that "This photo is public" doesn't mean it's public domain or a free stock image. Unauthorized use is strictly prohibited. If you wish to use any of my images for any reason/purpose please contact me for written permission. Tous droits reservés. Défense d'utilisation de cette image sans ma permission. Todos derechos reservados. No usar sin mi consentimiento.

© Copyright : Você não pode usar !

© Copyright : Sie dürfen es nicht kopieren !

© حقوق النشر محفوظة. لا يمكنك استخدام الصورة

 

La cavalcata di sant'Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d'Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant'Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L'intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l'uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch'essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero. Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un'unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l'omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant'Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.

Fino a poco tempo addietro, si riteneva che fosse stato un ricco signore di Ostuni, don Pietro Sansone, a commissionare la costruzione della statua in argento avvenuta nel 1788 a Napoli, sua città di origine. Recenti e più approfondite ricerche condotte dallo storico locale Luigi Greco, hanno permesso di stabilire che l'iniziativa non fu presa in prima persona da Pietro Sansone, come si era da sempre creduto, ma dai vaticali, una sorta di "corrieri" dell'epoca, che trasportavano le merci su carri trainati da cavalli. I vaticali, devoti al loro protettore come tutti gli ostunesi, fecero un accordo con il loro datore di lavoro: avrebbero accantonato parte del guadagno loro dovuto, fino a raggiungere la somma di 4.000 ducati necessaria per la costruzione della statua. Venne incaricato per l'esecuzione dell'opera, Luca Baccaro, artista napoletano. A capo dei 43 ostunesi, molti dei quali erano vaticali, c'era un altro notaio, Felice Giovine. Loro intendimento era quello di costituire un'associazione di volontari che avrebbe sostenuto le spese per onorare al meglio sant'Oronzo. Quando la statua giunse a Ostuni, fu scortata a cavallo proprio dai vaticali che, grazie al loro solerte lavoro, contribuirono alla crescita economica che contraddistinse la seconda metà del settecento. Negli anni precedenti infatti, per vari motivi, la manifestazione era andata via via impoverendosi, così che rischiava addirittura di non essere più svolta. Dunque quei 43 cittadini, si impegnarono a sostenere personalmente tutte le spese necessarie, in ragione di 6 ducati l'anno a testa, per un totale di 258 ducati da spendersi in musica, fuochi d'artificio e quant'altro fosse servito alla degna riuscita della manifestazione. Gli stessi sovvenzionatori, avrebbero costituito il gruppo di cavalieri a scorta del santo.

Negli anni, dunque, questa nuova classe sociale, la borghesia, aveva preso il posto della ormai decadente aristocrazia ostunese, i cui componenti in origine partecipavano anch'essi alla processione, ma a cavallo per distinguersi dalla gente comune. La statua è preceduta dal vescovo con i prelati della diocesi, e dalle autorità. Apre il corteo un trio di suonatori che esegue un antico ritornello accompagnandosi con piffero e tamburi. In coda alla statua, la tradizionale banda precede i cavalieri che spesso eseguono piroette, così come anticamente si era soliti far avanzare i cavalli, esibendosi in suggestive coreografie. La Cavalcata di sant'Oronzo, nell'attuale configurazione, ebbe inizio nel 1803. In realtà la giusta definizione è 'Cavalcata dei Devoti'. Questa intitolazione si deve ad un gruppo di cittadini che il 26 agosto di quell'anno, si recarono presso la casa del notaio Giuseppe Gaetano Tanzarella.

Il simulacro lascia la bellissima Cattedrale costruita nella seconda metà del XV° secolo, a spese e con la manodopera degli ostunesi. La statua in argento ha preso il posto nel tempo, di quella in cartapesta.

E' dunque legittimo sostenere che la Cavalcata dei Devoti, ormai nota come cavalcata di sant'Oronzo, sia arrivata sino ai giorni nostri, con inevitabili modifiche ma inalterata nella sostanza, proprio a partire dall'inizio del secolo scorso.

A conclusione della Cavalcata, d'obbligo in piazza della Libertà l'esecuzione di brani operistici e sinfonici, nella cornice delle immancabili luminarie. Concludono l'intensa giornata i fuochi artificiali ai quali, ci piace pensare, stiano assistendo soddisfatti anche i 43 devoti che in quel lontano 26 agosto 1803, assicurarono a Ostuni, la continuità di questa straordinaria manifestazione.

Copyright © 2012 Ruggero Poggianella Photostream.

All rights reserved. Please, do not use my photos without my written permission.

Please note that the fact that "This photo is public" doesn't mean it's public domain or a free stock image. Unauthorized use is strictly prohibited. If you wish to use any of my images for any reason/purpose please contact me for written permission. Tous droits reservés. Défense d'utilisation de cette image sans ma permission. Todos derechos reservados. No usar sin mi consentimiento.

© Copyright : Você não pode usar !

© Copyright : Sie dürfen es nicht kopieren !

© حقوق النشر محفوظة. لا يمكنك استخدام الصورة

 

La cavalcata di sant'Oronzo è la festa più attesa e importante di Ostuni. Ogni anno il 25, 26 e 27 di agosto, sono giorni dedicati al santo: un corteo di cavalli e cavalieri bardati a festa, sfila per le vie cittadine a scorta del protettore della città. Le origini della cavalcata erano incerte fino a pochi anni addietro. Si possono oggi far risalire, con buon margine di sicurezza, alla seconda metà del diciassettesimo secolo, precisamente al 1657. La peste invase il Salento risparmiando Ostuni ed altre città di Terra d'Otranto. Il miracolo venne attribuito a sant'Oronzo ed ogni 26 agosto gli ostunesi vollero recarsi in processione al santuario eretto in suo onore. Lì prelevavano la statua in cartapesta raffigurante il santo, e la portavano a spalla nella piazza del paese. Spesso gli addobbi sono tramandati di generazione in generazione così come i gesti e i piccoli indispensabili segreti. L'intero nucleo familiare si dedica alla vestizione, spesso aiutato da parenti e amici. Uno degli addobbi più importanti, è costituito dal bellissimo mantello arabescato con centinaia di paillettes applicate una ad una con certosina pazienza. La vestizione continua con finimenti e fregi di vario tipo e grandezza. Anche il cavaliere indossa l'uniforme costituita dal chepì e da una casacca che ricordano i motivi del mantello del cavallo e da pantaloni bianchi. La vestizione del cavaliere è anch'essa molto accurata e ricorda per certi aspetti, quella del torero. Gli ultimi dettagli, i guanti bianchi, il frustino ed ecco cavallo e cavaliere diventare un'unica entità. Il nostro cavaliere con la sua cavalcatura, si avvia come tutti gli altri, verso il punto di incontro, piazza Cattedrale, inerpicandosi lungo l'omonima salita. Una volta arrivati in piazza cattedrale, cavalli e cavalieri attendono che la statua di sant'Oronzo venga portata fuori dalla chiesa madre.

Fino a poco tempo addietro, si riteneva che fosse stato un ricco signore di Ostuni, don Pietro Sansone, a commissionare la costruzione della statua in argento avvenuta nel 1788 a Napoli, sua città di origine. Recenti e più approfondite ricerche condotte dallo storico locale Luigi Greco, hanno permesso di stabilire che l'iniziativa non fu presa in prima persona da Pietro Sansone, come si era da sempre creduto, ma dai vaticali, una sorta di "corrieri" dell'epoca, che trasportavano le merci su carri trainati da cavalli. I vaticali, devoti al loro protettore come tutti gli ostunesi, fecero un accordo con il loro datore di lavoro: avrebbero accantonato parte del guadagno loro dovuto, fino a raggiungere la somma di 4.000 ducati necessaria per la costruzione della statua. Venne incaricato per l'esecuzione dell'opera, Luca Baccaro, artista napoletano. A capo dei 43 ostunesi, molti dei quali erano vaticali, c'era un altro notaio, Felice Giovine. Loro intendimento era quello di costituire un'associazione di volontari che avrebbe sostenuto le spese per onorare al meglio sant'Oronzo. Quando la statua giunse a Ostuni, fu scortata a cavallo proprio dai vaticali che, grazie al loro solerte lavoro, contribuirono alla crescita economica che contraddistinse la seconda metà del settecento. Negli anni precedenti infatti, per vari motivi, la manifestazione era andata via via impoverendosi, così che rischiava addirittura di non essere più svolta. Dunque quei 43 cittadini, si impegnarono a sostenere personalmente tutte le spese necessarie, in ragione di 6 ducati l'anno a testa, per un totale di 258 ducati da spendersi in musica, fuochi d'artificio e quant'altro fosse servito alla degna riuscita della manifestazione. Gli stessi sovvenzionatori, avrebbero costituito il gruppo di cavalieri a scorta del santo.

Negli anni, dunque, questa nuova classe sociale, la borghesia, aveva preso il posto della ormai decadente aristocrazia ostunese, i cui componenti in origine partecipavano anch'essi alla processione, ma a cavallo per distinguersi dalla gente comune. La statua è preceduta dal vescovo con i prelati della diocesi, e dalle autorità. Apre il corteo un trio di suonatori che esegue un antico ritornello accompagnandosi con piffero e tamburi. In coda alla statua, la tradizionale banda precede i cavalieri che spesso eseguono piroette, così come anticamente si era soliti far avanzare i cavalli, esibendosi in suggestive coreografie. La Cavalcata di sant'Oronzo, nell'attuale configurazione, ebbe inizio nel 1803. In realtà la giusta definizione è 'Cavalcata dei Devoti'. Questa intitolazione si deve ad un gruppo di cittadini che il 26 agosto di quell'anno, si recarono presso la casa del notaio Giuseppe Gaetano Tanzarella.

Il simulacro lascia la bellissima Cattedrale costruita nella seconda metà del XV° secolo, a spese e con la manodopera degli ostunesi. La statua in argento ha preso il posto nel tempo, di quella in cartapesta.

E' dunque legittimo sostenere che la Cavalcata dei Devoti, ormai nota come cavalcata di sant'Oronzo, sia arrivata sino ai giorni nostri, con inevitabili modifiche ma inalterata nella sostanza, proprio a partire dall'inizio del secolo scorso.

A conclusione della Cavalcata, d'obbligo in piazza della Libertà l'esecuzione di brani operistici e sinfonici, nella cornice delle immancabili luminarie. Concludono l'intensa giornata i fuochi artificiali ai quali, ci piace pensare, stiano assistendo soddisfatti anche i 43 devoti che in quel lontano 26 agosto 1803, assicurarono a Ostuni, la continuità di questa straordinaria manifestazione.

População prestigia Festa de Iemanja de Lauro de Freitas

Devotos vão à praia de Buraquinho homenagear a Rainha do Mar

Centenas de pessoas envolvidas em ritual de fé e muita devoção. A Festa de Iemanjá de Lauro de Freitas, neste 2 de fevereiro, abrilhantou a praia de Buraquinho. A programação começou bem cedo, às 6h, com alvorada de fogos em homenagem à Rainha do Mar. A entrega dos presentes e muito samba de roda dão continuidade à programação. A festa, cada vez mais organizada, tem total apoio da Prefeitura Municipal de Lauro de Freitas (PMLF), por meio da Secretaria de Cultura (Secult) e do Conselho de Cultura, contou com a parceria da Colônia de Pescadores Z-57, do Terreiro de São Jorge Filho da Goméia de Mãe Mirinha de Portão. Participam da festa autoridades públicas, munícipes e muitos visitantes.

Com rosas vermelhas e brancas, o prefeito Márcio Paiva fez questão de entregar as oferendas e participar do ritual antes da saída dos presentes para o mar. “Esse é um momento que me emociona demais. Fico muito feliz de participar de uma festa que se fortalece a cada ano e tenham certeza que no que depender da nossa gestão será cada vez melhor e mais grandiosa”, sinalizou o prefeito.

A tradição da festa se repete há 12 anos. Segundo o presidente da colônia Z -57, Jonas dos Santos, conhecido como “Touro”, a comemoração tem ganhado cada vez mais força. “Temos contado com apoio da Administração Pública e a cada ano nosso ritual fica ainda mais bonito” destacou.

O homenageado da festa de Iemanjá 2015 foi Domingos Ferreira da Cruz, 76 anos, conhecido como “Balaeiro”. Famoso por confeccionar os balaios que levam as oferendas a Rainha do Mar, ele agradeceu emocionado pelo gesto nobre da gestão. “Uma alegria danada em saber que reconheceram meu trabalho”, disse o senhor que já perdeu as contas de quantos balaios preparou.

O secretário da Secult, Alexandre Marques, reforça a importância da festa para a cidade. “Além de ser uma manifestação cultural e religiosa que já integra o calendário de festas populares do município, e também o momento de dar visibilidade aos grupos de samba de roda que temos em Lauro de Freitas. Ficamos felizes em promover nossa cultura” destacou.

Depois de entregar os presentes, molhar os pés e fazer todos os agradecimentos, a funcionária pública aposentada, Virgínia Sacramento, 62 anos, caiu no samba de roda. “É uma festa maravilhosa! Linda Iemanjá e linda a festa em Lauro de Freitas”, disse a devota emocionada. Além das apresentações de grupos de samba de roda no Palco Mestre Paizinho (Portão), o Samba de Viola de 12 cordas teve destaque. A festa contou ainda com uma exposição do fotógrafo Osmar Gama sobre o tema, que também será apresentada em Salvador.

Na organização do evento, sob o comando da Secult, também atuaram no apoio as Secretarias de Trânsito, Transporte e Ordem Pública (Settop), Secretaria de Serviços Públicos (Sesp), além do Gabinete do Prefeito.

População prestigia Festa de Iemanja de Lauro de Freitas

Devotos vão à praia de Buraquinho homenagear a Rainha do Mar

Centenas de pessoas envolvidas em ritual de fé e muita devoção. A Festa de Iemanjá de Lauro de Freitas, neste 2 de fevereiro, abrilhantou a praia de Buraquinho. A programação começou bem cedo, às 6h, com alvorada de fogos em homenagem à Rainha do Mar. A entrega dos presentes e muito samba de roda dão continuidade à programação. A festa, cada vez mais organizada, tem total apoio da Prefeitura Municipal de Lauro de Freitas (PMLF), por meio da Secretaria de Cultura (Secult) e do Conselho de Cultura, contou com a parceria da Colônia de Pescadores Z-57, do Terreiro de São Jorge Filho da Goméia de Mãe Mirinha de Portão. Participam da festa autoridades públicas, munícipes e muitos visitantes.

Com rosas vermelhas e brancas, o prefeito Márcio Paiva fez questão de entregar as oferendas e participar do ritual antes da saída dos presentes para o mar. “Esse é um momento que me emociona demais. Fico muito feliz de participar de uma festa que se fortalece a cada ano e tenham certeza que no que depender da nossa gestão será cada vez melhor e mais grandiosa”, sinalizou o prefeito.

A tradição da festa se repete há 12 anos. Segundo o presidente da colônia Z -57, Jonas dos Santos, conhecido como “Touro”, a comemoração tem ganhado cada vez mais força. “Temos contado com apoio da Administração Pública e a cada ano nosso ritual fica ainda mais bonito” destacou.

O homenageado da festa de Iemanjá 2015 foi Domingos Ferreira da Cruz, 76 anos, conhecido como “Balaeiro”. Famoso por confeccionar os balaios que levam as oferendas a Rainha do Mar, ele agradeceu emocionado pelo gesto nobre da gestão. “Uma alegria danada em saber que reconheceram meu trabalho”, disse o senhor que já perdeu as contas de quantos balaios preparou.

O secretário da Secult, Alexandre Marques, reforça a importância da festa para a cidade. “Além de ser uma manifestação cultural e religiosa que já integra o calendário de festas populares do município, e também o momento de dar visibilidade aos grupos de samba de roda que temos em Lauro de Freitas. Ficamos felizes em promover nossa cultura” destacou.

Depois de entregar os presentes, molhar os pés e fazer todos os agradecimentos, a funcionária pública aposentada, Virgínia Sacramento, 62 anos, caiu no samba de roda. “É uma festa maravilhosa! Linda Iemanjá e linda a festa em Lauro de Freitas”, disse a devota emocionada. Além das apresentações de grupos de samba de roda no Palco Mestre Paizinho (Portão), o Samba de Viola de 12 cordas teve destaque. A festa contou ainda com uma exposição do fotógrafo Osmar Gama sobre o tema, que também será apresentada em Salvador.

Na organização do evento, sob o comando da Secult, também atuaram no apoio as Secretarias de Trânsito, Transporte e Ordem Pública (Settop), Secretaria de Serviços Públicos (Sesp), além do Gabinete do Prefeito.

La Candelora o la Juta dei Femminielli a Montevergine, è una delle feste popolari tra sacro e profano, più coinvolgenti. I fedeli devoti a “Mamma Schiavona”, e i cosiddetti “Femminielli”, si recano in pellegrinaggio dalla Madonna Nera al Santuario di Montevergine.

E’ un rito popolare radicato ormai nel nostro territorio, riuscendo ad unire sotto l’unico “Mantello” persone di ogni genere e sesso.

La giornata se pur fredda, poi si è riscaldata al ritmo della musica suonata in onore della Madonna.

 

Série "Dévotion"

Devotos de la virgen presentes en la misa conmemorativa del Día de la Virgen de la Altagracia, en la Basílica de Higüey.

 

Foto: Presidencia República Dominicana

Enlace noticia:

presidencia.gob.do/noticias/pareja-presidencial-asiste-mi...

Video YouTube:

www.youtube.com/watch?v=mXnTryraF88

A devoção a Nossa Senhora da Arrábida

O local assumiu dimensões religiosas a partir de 1250, quando, de acordo com a tradição, Hildebrando, um mercador das ilhas britânicas, ergueu uma pequena ermida devotada a Nossa Senhora, em acção de graças pelo milagre que ali o salvou de um naufrágio.

 

Na primeira metade do século XVI, entre 1539 e 1542, D. João de Lencastre (1501-1571), 1.º Duque de Aveiro, fez erguer o primitivo convento, doado ao franciscano espanhol Frei Martinho de Santa Maria, que ali desejava viver como eremita. Os trabalhos de edificação prosseguiram entre a segunda metade do século XVI e a primeira metade do século XVII, pela devoção do 2º e do 3º duques de Aveiro, aos quais se devem a hospedaria e as estações dos Passos da Paixão, e da da nora do 3º Duque. Em meados do século XVII, o 4º Duque de Aveiro promoveu a construção da capela do Bom Jesus.

 

No século XIX, com a extinção das ordens religiosas em Portugal, as instalações do Convento foram abandonadas pelos frades franciscanos (1834), sendo adquiridas pelos duques de Palmela (1863). Ao final do século XX, foram adquiridas pela Fundação Oriente (1990), que as requalificou como espaço cultural.

 

A fortificação

 

Forte de Santa Maria da Arrábida, Portugal: portão de armas.

Encerrando a completa remodelação da estratégia defensiva do reino implementada a partir do reinado de D. João IV (1640-1656), compreendida na defesa da barra de Setúbal, esta fortificação marítima foi iniciada somente entre 1670 e 1676, sob o reinado de D. Pedro II (1667-1706), com a função de defesa do chamado portinho e o Convento da Arrábida, destino de peregrinação. As suas obras foram inteiramente refeitas sob o de D. João V (1706-1750), para serem dadas como concluídas em 1749, conforme inscrição epigráfica em lápide sobre o Portão de Armas:

 

"Governando estes reinos e senhorios de Portugal o muito alto e poderoso príncipe D. Pedro, Nosso Senhor, pelo Marquês de Fronteira, do Conselho de Guerra, seu Gentil-Homem da Câmara, vedor da sua Fazenda, Mestre de Campo General da Corte, Estremadura, Cascaes e Setúbal, [mandou] fazer esta fortaleza para defender este porto e [barra] da Arrábida e seus mares no ano de 1676. Por ordem de S. M. foi tudo reedificado desde os alicerces, feitas as estradas de novo e se acabou em MDCCXLIX."

Reconstruído ao final do século XVIII (1798), esteve em operação até ao reinado de D. Luís (1861-1889), quando, diante da perda da sua função defensiva em virtude da evolução dos meios bélicos e do abandono das instalações do Convento, foi desativado.

 

No início do século XX foi arrendado a um particular. A partir de 1932 foi adaptado às funções de pousada pelos pais de Sebastião da Gama, as quais exerceu até 1976.

 

A partir de 1978, o imóvel passou integrar o Parque Natural da Arrábida, passando a ser considerado Imóvel de Interesse Público. Desde então, foram efectuadas extensas obras de consolidação e restauro, adaptando-se o monumento à função de Museu Oceanográfico (1991), que mantém, no local, um centro de biologia marinha. Uma pequena loja comercializa itens relacionados à área protegida do parque e oferece café aos visitantes.

 

Características

 

Pequeno forte marítimo, apresenta planta poligonal orgânica, com bateria terraplenada hexagonal e quatro parapeitos pelo lado do mar. As dependências de serviço encontram-se atualmente requalificadas como salas de exposição, de aquários e de vídeo.

 

Em sua capela pode se observar uma expressiva imagem de Nossa Senhora, em pedra de lioz, de feição seiscentista. pt.wikipedia.org/wiki/Forte_de_Santa_Maria_da_Arr%C3%A1bida

Quai Paul Dévôt. Food distribution by Salam, 6:30 pm

La Candelora o la Juta dei Femminielli a Montevergine, è una delle feste popolari tra sacro e profano, più coinvolgenti. I fedeli devoti a “Mamma Schiavona”, e i cosiddetti “Femminielli”, si recano in pellegrinaggio dalla Madonna Nera al Santuario di Montevergine.

E’ un rito popolare radicato ormai nel nostro territorio, riuscendo ad unire sotto l’unico “Mantello” persone di ogni genere e sesso.

La giornata se pur fredda, poi si è riscaldata al ritmo della musica suonata in onore della Madonna.

 

La Candelora o la Juta dei Femminielli a Montevergine, è una delle feste popolari tra sacro e profano, più coinvolgenti. I fedeli devoti a “Mamma Schiavona”, e i cosiddetti “Femminielli”, si recano in pellegrinaggio dalla Madonna Nera al Santuario di Montevergine.

E’ un rito popolare radicato ormai nel nostro territorio, riuscendo ad unire sotto l’unico “Mantello” persone di ogni genere e sesso.

La giornata se pur fredda, poi si è riscaldata al ritmo della musica suonata in onore della Madonna.

 

População prestigia Festa de Iemanja de Lauro de Freitas

Devotos vão à praia de Buraquinho homenagear a Rainha do Mar

Centenas de pessoas envolvidas em ritual de fé e muita devoção. A Festa de Iemanjá de Lauro de Freitas, neste 2 de fevereiro, abrilhantou a praia de Buraquinho. A programação começou bem cedo, às 6h, com alvorada de fogos em homenagem à Rainha do Mar. A entrega dos presentes e muito samba de roda dão continuidade à programação. A festa, cada vez mais organizada, tem total apoio da Prefeitura Municipal de Lauro de Freitas (PMLF), por meio da Secretaria de Cultura (Secult) e do Conselho de Cultura, contou com a parceria da Colônia de Pescadores Z-57, do Terreiro de São Jorge Filho da Goméia de Mãe Mirinha de Portão. Participam da festa autoridades públicas, munícipes e muitos visitantes.

Com rosas vermelhas e brancas, o prefeito Márcio Paiva fez questão de entregar as oferendas e participar do ritual antes da saída dos presentes para o mar. “Esse é um momento que me emociona demais. Fico muito feliz de participar de uma festa que se fortalece a cada ano e tenham certeza que no que depender da nossa gestão será cada vez melhor e mais grandiosa”, sinalizou o prefeito.

A tradição da festa se repete há 12 anos. Segundo o presidente da colônia Z -57, Jonas dos Santos, conhecido como “Touro”, a comemoração tem ganhado cada vez mais força. “Temos contado com apoio da Administração Pública e a cada ano nosso ritual fica ainda mais bonito” destacou.

O homenageado da festa de Iemanjá 2015 foi Domingos Ferreira da Cruz, 76 anos, conhecido como “Balaeiro”. Famoso por confeccionar os balaios que levam as oferendas a Rainha do Mar, ele agradeceu emocionado pelo gesto nobre da gestão. “Uma alegria danada em saber que reconheceram meu trabalho”, disse o senhor que já perdeu as contas de quantos balaios preparou.

O secretário da Secult, Alexandre Marques, reforça a importância da festa para a cidade. “Além de ser uma manifestação cultural e religiosa que já integra o calendário de festas populares do município, e também o momento de dar visibilidade aos grupos de samba de roda que temos em Lauro de Freitas. Ficamos felizes em promover nossa cultura” destacou.

Depois de entregar os presentes, molhar os pés e fazer todos os agradecimentos, a funcionária pública aposentada, Virgínia Sacramento, 62 anos, caiu no samba de roda. “É uma festa maravilhosa! Linda Iemanjá e linda a festa em Lauro de Freitas”, disse a devota emocionada. Além das apresentações de grupos de samba de roda no Palco Mestre Paizinho (Portão), o Samba de Viola de 12 cordas teve destaque. A festa contou ainda com uma exposição do fotógrafo Osmar Gama sobre o tema, que também será apresentada em Salvador.

Na organização do evento, sob o comando da Secult, também atuaram no apoio as Secretarias de Trânsito, Transporte e Ordem Pública (Settop), Secretaria de Serviços Públicos (Sesp), além do Gabinete do Prefeito.

Decenas de Devotos de la cruces de Mayo de Socoroma llegaron a la tiana del Santo Calvario para despachar una de las cruces del poblado, los socoromeños celebraron alegres y religiosamente con esta tradición ancestral del pueblo aymara.

Quai Paul Dévôt. Sylvie (Salam) giving some health cares.

População prestigia Festa de Iemanja de Lauro de Freitas

Devotos vão à praia de Buraquinho homenagear a Rainha do Mar

Centenas de pessoas envolvidas em ritual de fé e muita devoção. A Festa de Iemanjá de Lauro de Freitas, neste 2 de fevereiro, abrilhantou a praia de Buraquinho. A programação começou bem cedo, às 6h, com alvorada de fogos em homenagem à Rainha do Mar. A entrega dos presentes e muito samba de roda dão continuidade à programação. A festa, cada vez mais organizada, tem total apoio da Prefeitura Municipal de Lauro de Freitas (PMLF), por meio da Secretaria de Cultura (Secult) e do Conselho de Cultura, contou com a parceria da Colônia de Pescadores Z-57, do Terreiro de São Jorge Filho da Goméia de Mãe Mirinha de Portão. Participam da festa autoridades públicas, munícipes e muitos visitantes.

Com rosas vermelhas e brancas, o prefeito Márcio Paiva fez questão de entregar as oferendas e participar do ritual antes da saída dos presentes para o mar. “Esse é um momento que me emociona demais. Fico muito feliz de participar de uma festa que se fortalece a cada ano e tenham certeza que no que depender da nossa gestão será cada vez melhor e mais grandiosa”, sinalizou o prefeito.

A tradição da festa se repete há 12 anos. Segundo o presidente da colônia Z -57, Jonas dos Santos, conhecido como “Touro”, a comemoração tem ganhado cada vez mais força. “Temos contado com apoio da Administração Pública e a cada ano nosso ritual fica ainda mais bonito” destacou.

O homenageado da festa de Iemanjá 2015 foi Domingos Ferreira da Cruz, 76 anos, conhecido como “Balaeiro”. Famoso por confeccionar os balaios que levam as oferendas a Rainha do Mar, ele agradeceu emocionado pelo gesto nobre da gestão. “Uma alegria danada em saber que reconheceram meu trabalho”, disse o senhor que já perdeu as contas de quantos balaios preparou.

O secretário da Secult, Alexandre Marques, reforça a importância da festa para a cidade. “Além de ser uma manifestação cultural e religiosa que já integra o calendário de festas populares do município, e também o momento de dar visibilidade aos grupos de samba de roda que temos em Lauro de Freitas. Ficamos felizes em promover nossa cultura” destacou.

Depois de entregar os presentes, molhar os pés e fazer todos os agradecimentos, a funcionária pública aposentada, Virgínia Sacramento, 62 anos, caiu no samba de roda. “É uma festa maravilhosa! Linda Iemanjá e linda a festa em Lauro de Freitas”, disse a devota emocionada. Além das apresentações de grupos de samba de roda no Palco Mestre Paizinho (Portão), o Samba de Viola de 12 cordas teve destaque. A festa contou ainda com uma exposição do fotógrafo Osmar Gama sobre o tema, que também será apresentada em Salvador.

Na organização do evento, sob o comando da Secult, também atuaram no apoio as Secretarias de Trânsito, Transporte e Ordem Pública (Settop), Secretaria de Serviços Públicos (Sesp), além do Gabinete do Prefeito.

1 2 ••• 48 49 51 53 54 ••• 79 80