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Qualcuno ha definito questa piazza il centro della città. Certamente da un punto geografico lo è.
Ma forse più che centro geografico piazza Goldoni potrebbe essere vista come piazza di confine tra la parte popolare di Barriera e la parte alta del centro storico.
La prima con il suo intenso via vai di persone perlopiù anziane che entrano ed escono da botteghe, dal mercato coperto, da Grassilli, dai tanti “baretti” dove fare rifornimento. La seconda con un volto più giovanile e meno “triestin-popolare”. Più lavorativa, ma anche più bighellonante.
Piazza Goldoni è confine tra queste due Trieste, posto di smistamento, stazione dove scendere dai bus per andare nell’una o altra Trieste, per imbarcarsi e tornare a casa.
Da qui passano le principali (nel senso di affollate) linee di bus della città. Insomma,una piazza di smistamento cittadino.
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IL CANTASTORIE.
Figura ormai scomparsa, il cantastorie era un intrattenitore ambulante che girava per le strade dei villaggi recitando o cantando composizioni poetiche popolari, accompagnandosi con la chitarra, l'organetto o un altro strumento musicale. Spesso era un cieco educato sin dalla nascita all'arte del canto, e per questo in Sicilia era detto 'orbo'
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A shot I uploaded late last year but this time re-processed using Lightroom rather than the out of camera jpeg.
PIERO DELLA FRANCESCA.
POLITTICO DI SANT'ANTONIO.
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LA CASETTA NEL BOSCO
Il foliage è il momento in cui i boschi si trasformano in un mosaico vibrante di colori, dove perdersi nella natura, assaggiare castagne, bere buon vino e gustare specialità gastronomiche. Autunno è immergersi nella meraviglia del foliage. Boschi che diventano tavolozze di sfumature calde, dal rosso all'arancione, dal giallo al marrone; fantastici, da fiaba, con un grande fascino, avvolti da un'atmosfera tranquilla, e ad ogni passo lo scricchiolare delle foglie calpestate.
L’altopiano del Cansiglio, con la sua foresta millenaria, si trova nell’alta Marca Trevigiana. E' un enorme bosco di oltre 7.000 ettari di faggi e abeti rossi. L’autunno è il momento perfetto per visitarlo, grazie al contrasto di colori creato da conifere e faggeti. E' un paesaggio unico da fotografare, basta imboccare uno dei tanti sentieri per trovarsi a camminare tra pennellate di rosso, giallo e ocra.
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THE HOUSE IN THE WOODS
The foliage is the moment when the woods are transformed into a vibrant mosaic of colors, where you can get lost in nature, taste chestnuts, drink good wine and enjoy gastronomic specialties. Autumn is immersing yourself in the wonder of foliage. Woods that become palettes of warm shades, from red to orange, from yellow to brown; fantastic, fairytale-like, with great charm, surrounded by a peaceful atmosphere, and the crunching of trampled leaves at every step.
The Cansiglio plateau, with its millenary forest, is located in the upper Marca Trevigiana. It is a huge forest of over 7,000 hectares of beech and spruce trees. Autumn is the perfect time to visit, thanks to the contrast of colors created by conifers and beech trees. It is a unique landscape to photograph, just take one of the many paths to find yourself walking among brushstrokes of red, yellow and ocher.
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TRA LA PIANURA ED I MONTI.
La città di San Daniele del Friuli è situata su un colle a ridosso del Monte di Ragogna, a 252 m. sul livello del mare. Come una pietra preziosa è perfettamente incastonata in un paesaggio che si estende tra colline, fiumi e laghetti e che rappresenta una delle zone più suggestive dell’anfiteatro morenico a nord di Udine. Il clima, particolarmente temperato in ogni stagione, ha reso San Daniele del Friuli meta di turismo internazionale e territorio ideale alla maturazione del caratteristico prosciutto famoso in tutto il mondo .
Il tessuto produttivo locale è formato da oltre 600 aziende operanti nei settori della libera professione, delle consulenze, del commercio, del turismo, dei servizi, dell’artigianato e della piccola e media industria che fanno di San Daniele un polo importante e assolutamente all’avanguardia in grado di soddisfare particolari esigenze non solo locali, ma anche a livello internazionale.
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QUANDO I MODELLINI ERANO IL SOGNO DEI BAMBINI.
Chi non ha mai sognato avventure straordinarie alla guida di una macchinina di latta?
Esistono oggetti che più di altri racchiudono in sé una magia speciale; oggetti che, solo al vederli, sanno riportarci indietro nel tempo evocando ricordi, emozioni, sensazioni dimenticate ma ancora presenti nella memoria.
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January 30-31: On a trip to Iowa to volunteer for the Bernie Sanders campaign!
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IL CIMITERO DELLA PIEVE DI SAN PIETRO A ZUGLIO.
Posta a 429 m nella valle del But, lungo la strada che porta al passo di Monte Croce Carnico e fondata nel I secolo a.C., l’antica città romana di Iulium Carnicum, fu vicus, municipium e quindi colonia romana.
In età tardoromana, gota e longobarda, fu anche sede episcopale (IV-VIII secolo).
Nel comune di Zuglio, a circa tre chilometri dall’abitato, si trova la Pieve di San Pietro in Carnia, fra le più antiche del Friuli e a più riprese sede episcopale nell’alto Medioevo.
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PANORAMA DI PIGNANO DI RAGOGNA VISTA DALLA PARROCCHIALE.
La parrocchiale di Pignano, alla quale si accede attraverso una lunga scalinata costituita da 90 gradini, presenta una struttura tipicamente tardo settecentesca, con la facciata a salienti e, all’interno, un’unica navata. Il campanile, realizzato in pietra di Ragogna, è invece del 1510 (restaurato nel 1883). La chiesa conserva interessanti, anche se molto rovinati, affreschi di Gianfrancesco da Tolmezzo del 1502 (nel muro di fondo dell’abside, dietro l’altare) e di Domenico Fabris (1863).
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The Edersee is one of the biggest water reservoirs in germany. Panoramic view over the Lake with "Schloss Waldeck" on the left and the Edersee dam on the right
THE MAN IS ON A LUNCH BREAK.
Per il tema proposto da Macro Mondays "Transportation" avevo preparato la foto precedente,quella con il fanalino rosso di una bici ma è stata eliminata in quanto non sufficientemente "macro".
Non voglio aprire una sterile polemica....rimedio immediatamente proponendo questa MACRO, aggiungendo anche la fonte della mia ripresa certificando la bontà delle proporzioni richieste.(Sperando che un escavatore possa essere considerato un mezzo di trasporto,aahahaahh ahhha hhaahh !!!!!)
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CENTO LINGUE,CENTO BANDIERE.
A prescindere dal vostro orientamento politico ne converrete che in Italia c’è un problema con l’immigrazione. Tantissimi sono infatti rifugiati che approdano e poi si stabiliscono nello Stivale. E non solo per la nostra posizione geografica, bagnata al sud dal Mediterraneo vicino all’Africa e dall’Asia Occidentale ma vicina, al nord, alle vere mete dei migranti. L’Italia in questa situazione sta mancando di pianificazione, programmazione, progettazione.
La meta ultima da raggiungere, come detto, non è l’Italia, eppure tanti migranti ci rimangono, intrappolati in una legislazione mai all’altezza del problema e orfana di un modello di integrazione.
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BOTTECCHIA CON LA RUGGINE.
1909, Teodoro Carnielli di Vittorio Veneto è un artigiano, che ripara e costruisce biciclette e, sostenitore prima e presidente poi dell’Associazione Ciclistica locale, riconosce subito nel giovane Ottavio Bottecchia un talento eccezionale.
Dopo la consacrazione su Bici Automoto, dell’incredibile e magnifico talento di Bottecchia, Carnielli, con gran fiuto per gli affari, gli propone di sfruttare il momento mettendo in produzione una bici Bottecchia; il ciclista ne avrebbe guadagnato delle royalties. Nel corso degli anni, la piccola officina Carnielli diventa un’industria; tra il 1930 e il 1940, i dipendenti sono circa un centinaio e costruiscono le biciclette Bottecchia, le moto Trionfo e più avanti le moto Vittoria. La bici Bottecchia è prodotta in grandi numeri e in diverse versioni; quella che dà più soddisfazioni, però, è il modello da corsa.
Teodoro Carnielli, sempre più fanatico di competizioni su due ruote, inizia a sponsorizzare delle squadre ciclistiche che usano le biciclette Bottecchia. Nel 1951 Guido Carnielli ha una grande idea: una bici da usare stando sul posto, utilissima per la riabilitazione fisica: nasce la CYCLETTE la prima ciclocamera al mondo. Nei primi anni Sessanta, a Guido viene un’altra intuizione rivoluzionaria. In Italia sono gli anni del boom economico, ed è sempre maggiore il numero di italiani che si possono permettere l’acquisto di un automobile; e allora perché non creare una bicicletta pieghevole, con ruote piccole adatta a essere trasportata in auto? Per la produzione di quel modello, la ditta Carnielli sostiene un grande sforzo economico. La GRAZIELLA, che prende il nome dal periodico della Mondadori che la pubblicizza per primo, è disegnata nel 1963 da Rinaldo Donzelli, la prima bicicletta pieghevole prodotta di serie diventa un successo mondiale. Sul finire degli anni Sessanta, il vecchio Teodoro cede il testimone ai figli Guido e Mario, che riprendono a valorizzare il ciclismo con le bici Bottecchia e arrivano per loro altre vittorie e tanti allori.
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MINIMAL LIGHT.
Di fronte alla Loggia del Lionello si trova la rinascimentale Loggia di San Giovanni, iniziata nel 1533 e terminata 10 anni dopo, opera di Bernardino di Morcote. Esternamente presenta sette archi laterali posti su esili colonne, metre al centro, un arco trionfale segna l’entrata alla cappella di San Giovanni; quest'ultima dagli inizi del 1900 è tempietto dedicato ai caduti in guerra (progetto di Raimondo D’Aronco).
All’interno è invece collocata una statua rappresentante la Vittoria, opera dello scultore Aurelio Mistruzzi.
L’elegante cancello in ferro battuto è di Alberto Calligaris.
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LA STRADA DI CASA E' ANCORA LONTANA....
L’Altopiano del Cansiglio (circa m 1000 s.l.m) e l’omonima foresta, solo in parte amministrativamente nella provincia di Treviso, è ciò che resta dei fitti boschi che sin dall’epoca preistorica rivestivano questi monti fino alla pianura ed e’ ritenuto uno dei piu’ vasti e ben conservati che esistono in Italia.
In epoca medioevale era considerato “Bosco Regio” ed era severamente tutelato sia per i diritti di regalia, della caccia, come per lo sfruttamento del legname. Viene menzionato sin dal 932 d.C. quando il Re d’Italia Berengario lo diede ad Ajmone Conte Vescovo di Belluno.
Il bosco fu selvaggiamente sfruttato dalla dominazione napoleonica con devastazioni che ne ridussero sensibilmente il perimetro agli attuali 6.500 ettari di cui circa 5.000 a superficie boscata.
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