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Vue sur le vieux village. Beauchastel, "Bellum Castrum", se situe au confluent de l'Eyrieux et du Rhône (Ardèche, France).
Sighişoara (German: Schäßburg; Hungarian: Segesvár; Latin: Castrum Sex) is a city and municipality on the Târnava Mare River in Mureş County, Romania. Located in the historic region Transylvania, Sighişoara, as of 2002, has a population of 32,287.
The Romanian Orthodox Church (Biserica Ortodoxă Română in Romanian) is an autocephalous Eastern Orthodox church. It is in full communion with other Eastern Orthodox churches, and is ranked seventh in order of precedence. The Primate of the church has the title of Patriarch. Its jurisdiction covers the territory of Romania, with dioceses for Romanians living in nearby Moldova, Serbia and Hungary, as well as diaspora communities around the world.
It is the only Eastern Orthodox church using a Romance language. The majority of people in Romania (18,817,975, or 86.8% of the population, according to the 2002 census data) belong to it, as well as some 720,000 Moldovans. The Romanian Orthodox Church is the second-largest in size behind the Russian Orthodox Church.
Adherents of the Romanian Orthodox Church sometimes refer to it as Dreapta credinţă ("right/correct belief"; compare to Greek ὀρθὴ δόξα, "straight/correct belief").
Piglio is a comune (municipality) in the Province of Frosinone in the Italian region Lazio, located about 50 km east of Rome and about 30 km northwest of Frosinone, offering a panoramic view on the valleys of the Sacco and Aniene rivers.It has been identified with the ancient Roman Capitulum, a Hernican town. Its area was the seat of several Roman patrician towns.In 1088 it is mentioned as Castrum Pileum; according to a legend, the name would stem from the Latin pileum, the helmet of Roman general Quintus Fabius Maximus. In that period it depended from the bishop of Anagni and, from the late 12th century, it was first a fief of the De Pileo and then of the De Antiochia families. In 1347 it was captured by Cola di Rienzo and, from the late 14th century, it was under the Colonna family, who held it until 1816. In 1656 the town was decimated by plague.Piglio became part of the newly formed Kingdom of Italy in 1870. During World War II, it was bombed by Allied planes, with c. 30% of the edifices destroyed.
Piglio è un comune di 4.771 abitanti in provincia di Frosinone.Il paese si trova in posizione panoramica su una propaggine del monte Scalambra tra le valli dei fiumi Sacco e Aniene. Interessante il patrimonio naturalistico e storico-culturale.Inoltre diviso in due parti:piglio alto e romagnano.Il territorio era abitato da popolazioni erniche e potrebbe forse essere identificato con il Capitulum Hernicum o Hernicorum di cui parla Strabone, collocandolo tra Olibanum (Olevano) e Anagnia (Anagni). La zona fu in seguito conquistata dai Romani e fu sede di diverse ville rustiche di cui si conservano resti ("villa di Mecenate" nella località "Le Fattora", "villa di Sant'Eligio", villa della località "Fontana di Grano").Con il nome di Castrum Pileum è citato in un documento del 1088 e secondo una leggenda il nome deriverebbe dal pileum, l'elmo romano che sarebbe caduto per un forte vento al condottiero Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore mentre passava nel territorio.Nell'XI secolo dipendeva dal vescovo di Anagni e dalla fine del XII secolo fu in possesso prima dei De Pileo (o "Buccaporco"), probabilmente imparentati con i Caetani, e poi dei De Antiochia. Nel 1347 fu preso da Cola di Rienzo, Passò quindi alla fine del XIV secolo in possesso dei Colonna, che lo mantennero fino al 1816. Saccheggiato nel 1526 dalle truppe di papa Clemente VII, e dalla metà del XVI secolo era inserito nella provincia di "Campagna Marittima" dello Stato Pontificio. Nel 1656 la popolazione venne decimata da una pestilenza, che secondo la leggenda fu arrestata dalla miracolosa immagine della "Madonna delle Rose".Nel 1799 il paese subì distruzioni ad opera delle truppe francesi. Ritornato allo Stato Pontificio fece parte del "distretto di Tivoli". Nel 1849 vi passò Giuseppe Garibaldi, diretto alla difesa della Repubblica Romana. Dopo la presa di Roma nel 1870 fu annesso al Regno di Italia e fece parte del "mandamento" di Paliano nel "circondario" di Frosinone, che apparteneva alla allora provincia di Roma, unica per il Lazio. Agli inizi del XX secolo fu attraversato dalla ferrovia a scattamento ridotto che metteva in comunicazione Roma e Frosinone. Nel 1926 venne eretto il Municipio e nel 1927 entrò a far parte della provincia di Frosinone. Durante la seconda guerra mondiale e la liberazione dall'occupazione tedesca, fu bombardato dagli Alleati nel 1944, con la distruzione di circa il 30% degli edifici.Lo sperone roccioso è dominato nella parte più alta dal Castello Colonna, le cui origini risalgono probabilmente agli inizi dell'XI secolo. Il castello è suddiviso in una parte alta ("Palatium superiore"), costruita su una spianata alla sommità della collina e comprendente, secondo le antiche descrizioni, la rocca con una loggia, una cisterna, la piazza d'armi (platea curiae) e il palazzo baronale con salone di rappresentanza. Da qui si scendeva, superando un dislivello di circa 25 m, alla parte bassa (Palatium inferius o "Castellutium, con una corte su cui prospettavano camere ornate da pitture. Il castello controllava la strada di accesso agli Altipiani di Arcinazzo.Della rocca superiore restano un torrione quadrato e un muro di cinta difeso da torri verso nord, mentre dagli edifici sul lato sud, a due piani si scende nella piazza dell'"Arringo". Attualmente vi è ospitato l'Antiquarium, comunale. Da esso si scendeva mediante una scala all'"Arringo". La parte bassa, risalente probabilmente agli inizi dell XIV secolo si sviluppa attualmente in una costruzione a due piani, con sistemazione esterna dovuta ad un rimaneggiamento ottocentesco e protegge la porta principale di accesso. L'"arco della Fontana che si apre nella parte inferiore del vecchio castello verso il paese è fiancheggiata da una trifora tardo-romanica.Il paese ("Borgo") si sviluppa sulla parte restante del rilievo: le case stesse costruite sui margini verso il dirupo ne costituiscono la struttura difensiva. La pianta assume la tipica forma "a fuso", con la via principale (via Maggiore" e "via dell'Arringo") che ne forma l'asse tra la "porta del Pei" di ingresso al paese e il castello.La chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore o dell'Assunta, risalente alla fine del XIII secolo fu in gran parte distrutta dai bombardamenti del 1944 e ricostruita nel dopoguerra nelle forme originarie baroccheggianti: conserva su un fianco i resti dell'ogiva di un antico portale. Ha tre navate presenta la facciata con un rosone e chiusa da due campanili gemelli. Da maggio a ottobre vi viene conservata la statua della "Madonna delle Rose", che viene riportata in processione al suo santuario il 30 ottobre, anniversario della liberazione di Piglio dalla peste.
Il santuario della "Madonna delle Rose" o della "Madre Santissima" fu edificato nel XVII secolo intorno alla miracolosa icona bizantina (un affresco del XIV secolo), a cui si attribuisce il miracolo di aver arrestato la peste del 1656.La chiesa di San Rocco presenta un affresco quattrocentesco che raffigura la "Madonna, san Lorenzo, sant'Antonio Abate e altri santi".Il convento francescano di San Lorenzo venne fondato secondo la leggenda dallo stesso San Francesco in viaggio verso Subiaco, su un terreno donato dal cardinale Giovanni Colonna, vescovo di Sabina nel 1215. La chiesa di San Lorenzo, del XV secolo, su edificio forse precedente e con annessa cappella dedicata al beato Andrea Conti, venne ricostruita a pianta ellittica nel 1773 dall'architetto Giuseppe Ferroni, ma era in abbandono nel 1873. Subì gravi danni nel terremoto del 1915 e per i bombardamenti del 1944 e fu quindi ricostruita secondo le forme originarie nel 1954. Da qui si accede alla grotta in cui era vissuto in romitaggio il beato Andrea Conti, morto nel 1302.Il convento francescano di San Giovanni fu eretto nel 1620 presso una chiesa già nominata come esistente nel XIII secolo, rifatta nel 1632. Chiesa e convento abbandonati in seguito alla soppressione degli ordini religiosi nel 1870 e danneggiati in seguito al terremoto del 1915, furono restaurati nel 1923 e nuovamente distrutti nel 1944 dai bombardamenti. Gli attuali edifici furono ricostruiti in forme moderne tra il 1949 e il 1951.
Font : Wikipedia
Quatre castrums sur le même circuit : Quertinheux, Surdespine, Tour Régine, Cabaret.
Ici: Tour Régine
Monument historique
Eléments protégés : Quatre châteaux (ruines) : classement par arrêté du 31 octobre 1905
Historique :
Les châteaux comprennent une tour, une cour étroite et quelques bâtiments adossés pouvant contenir une ou deux salles avec une citerne. Ce peu d'importance des constructions fait penser qu'ils étaient plutôt destinés à être le signe d'une suzeraineté que de véritables forteresses. Suzeraineté peut-être partagée par quatre co-seigneurs. Leur force résidait dans leur situation inaccessible, la construction étant ordinaire. Les chaines, arcs et piédroits de baies sont seuls en pierre de taille, le reste étant en moellons. Le plus au sud est planté sur un piton rocheux. La tour ronde servant de donjon s'élevait de quatre étages percés d'archères. Trois étaient séparés par des planchers et le quatrième couvert par une voûte qui portait le dallage supérieur. Il ne reste que les naissances des nervures. La salle contigüe est entourée d'arcades en ogives sur lesquelles passe le chemin de ronde. Des trois châteaux suivants, le second et le plus en ruine. Le donjon était carré et la cour à l'ouest assez vaste. Le troisième édifice présente une tour ronde semblable à celle du premier. Le quatrième, le plus au nord, avec une tour carrée, s'élève sur la pointe extrême de la ligne de faîte. Les bâtiments présentent des traces de chemin de ronde et des divisions intérieures. Ces constructions semblent remonter au 13e siècle. La base des tours est peut-être plus ancienne.
Périodes de construction : 12e siècle, 13e siècle, 16e siècle
Da un mio piccolo repertorio di ricordi scolastici quale insegnante dell’Istituto:
Istituto Comprensivo “Dino Campana” MARRADI
A.S.2000-2001
Notizie Storiche
LA ROCCA DI CASTIGLIONCHIO
Sopra l’abitato di Biforco, in posizione dominante, sono i resti del castello di Castiglionchio, chiamato anticamente “Castrum leonis”. Il Castello, di cui si parla in un documento del 1123, apparteneva ai Pagani, signori della Valle del Senio. Distrutto dai faentini in lotta con quella famiglia , il castello risorse e per la sua importanza strategica i Pagani lo posero sotto la protezione della Repubblica di Firenze che ne auspicava il possesso. Nel 1279 il castello subì gravi danni per uno spaventoso terremoto che colpì il territorio di Marradi. Alla morte di Maghinardo Pagano ( avvenuta nel castello di Benclaro a SantAdriano nel 1302) la rocca passò al nipote Bandino, priore di Popolano e attraverso i suoi eredi nelle mani di un Manfredi.
Giovanni Manfredi, in lotta con i suoi parenti, signori di Faenza, continuò la politica di alleanza con i fiorentini, ma questi desideravano impossessarsi del suo territorio e lo imprigionarono. Nel 1428 inviarono le loro truppe ad assediare Castiglionchio, difeso dai fratelli del povero Giovanni, ma in breve fu conquistato con conseguente annessione di Marradi a Firenze. Il castello, negli anni seguenti, seguì le sorti di Firenze e dei suoi Signori, i Medici, che cacciati dalla città nel 1494 cercarono di riconquistarne il dominio con l’aiuto dei Veneziani. Invadendo parte della Romagna, le truppe giunsero a Marradi e posero l’assedio a Castiglionchio. I difensori del castello, stremati per mancanza di viveri e di acqua, riuscirono a sopravvivere con l’aiuto di alcuni valligiani e di un’abbondante pioggia che riempì le cisterne del fortilizio. Alla fine i veneziani, non riuscendo ad espugnarlo, si ritirarono. Quando Cosimo de’ Medici venne eletto duca, concesse ai Fabbroni di Marradi, suoi fedeli sostenitori, il controllo della rocca di Castigliuonchio, che successivamente venne disarmata perché non ne servissero i nemici dei Medici.
Così cominciò la lenta agonia del castello che un po’ alla volta venne spogliato delle armi e degli arredi: si ricordi ad esempio la supplica da parte degli operai della fabbrica del Monastero di Marradi al Granduca, perché facesse loro grazia delle due campane che si trovavano nella rocca ( 1565 ). Il tempo e i terremoti hanno ridotto il Castellone (così chiamato popolarmente) in un rudere; sono rimasti attualmente: un torrione quadrangolare sbrecciato, resti di un edificio rettangolare, resti di una base della cinta muraria e le uscite del camminamento sotterraneo, anche se interrate.
Bibliografia
M.Cappelli,E.Nannini, l’architettura ai confini del Granducato. Il caso della Romagna Toscana. Tesi di laurea della Facoltà di Architettura di Firenze.1971-72;G.Matulli, breve storia di Marradi, Firenze 1965;A.Metelli, Storia di Brisighella e della valle di Amone.
La F.O. prof. Mirna Gentilini
Altre Roccaforti su questo crinale Tosco-Romagnolo : SAN MARTINO IN GATTARA
E’ la Prima Frazione Comune di Brisighella.Nucleo rurale ancora con popolazione in prevalenza dedita ai lavori agricoli,oppure esercitante un pendolarismo quotidiano verso la Toscana e la bassa faentina.Qui sorgeva il “CastrumGattariae”, celebrata roccaforte.Già dal 1192 il “Castrum” apparteneva alla Chiesa che lo aveva concesso, per un censo annuo di una marca d’argento a due celebri Personaggi del Tempo:Ugo e Raniero,Signori Conti di Carpinio. Il Tolosano, Storico Faentino del 1300, scrive che all’inizio del XIII° secolo il castello era tenuto da un certo Amatore,figlio di Ugolino di Teodorico,personaggio assai bellicoso che fidando della forza delle sue Torri”recava disturbo ai vicini Fiorentini,ai Faentini e ad altre limitrofe popolazioni”.Nel 1216 i faentini,stanchi dei suoi soprusi,assalirono il “CastrumGattariae” e distrussero le due alte Torri e vari centri adiacenti.Nell’anno 1289,il castello venne venduto a Maghinardo Pagani da Susinana che,morendo,lo lascivio eredità alla figlia Francesca.Nel XIV° secolo esso divenne di proprietà dei Manfredi di Faenza.
Il Cardinale Anglico,nel suo censimento dell'anno 1371 scrive che il “Castrum Gattariae” aveva alle sue dipendenze otto famiglie e il castellano riceveva uno stipendio di ventisei fiorini;come giurisdizione religiosa era soggetto nell'ambito plebale di San Giovanni in Ottavo(Pieve Tho).Nel 1376 il fortilizio venne venduto al Comune di Firenze che ne diede il comando ai Signori Manfredi del Ramo di Marradi. Nel 1400 fu al centro di aspre lotte fra faentini,fiorentini,Manfredi del Ramo Faentino e Marradese.Nel Secolo XVI°(esattamente nel 1506)i veneziani occuparono il “Castrum” e lo rafforzarono rendendolo consono alle nuove esigenze dell'Arte bellica.Il territorio e relativa fortezza passarono poi alle dipendenze della Santa Sede e da questo momento la loro importanza come località strategica politico-militare venne sempre diminuendo.
L'importanza di San Martino in Gattara dal punto di vista storico-archeologico:Martino è una località che si trova nella fascia medio collinare nella parte finale romagnola della Valle del Lamone. Vari lavori agricoli effettuati negli anni sessanta permisero alla Sovrintendenza ai Monumenti di Ravenna di effettuare nel 1963-1968-1970-1972-1978 vaste campagne di scavi e di individuare ,in località “Ospedale”,in un terrazzo fluviale sulla riva sinistra del fiume Lamone,una grande necropoli con 70 tombe a inumazione,del tipo a fossa,coperte da cumuli di ciotti a volte,databili fra la fine del VI° e gli inizi del IV° secolo avanti Cristo Le sepolture scoperte,lungo un tragitto circolare,,alcune all'esterno,altre all'interno,formavano un cerchio.
Quali popoli hanno abitato questo luogo?Domanda che porta a formulare varie ipotesi:1°CELTI(perla statura degli inumati,per il modo di deporre le armi di offesa alle spalle del guerriero),2°ETRUSCHI(per i reperti collegati allo stanziamento rinvenuto nel colle di Persolino,alle porte di Faenza),3°UMBRI(per il modo di disporre le tombe in circolo,per la struttura di alcuni reperti,per certe armi ritrovate).Da rilevare gli ampi corredi funerari che nel loro insieme si possono così raggruppare:1.ornamenti personali(fibule,armille,anelli,collane,..);2.armi di varie tipologie:3.elementi riferiti al ciclo del banchetto o simposio composto da contenitori di vino,brocche per servirlo a tavola,coppe per berlo ed in più,ciotole e piatti...(note di Piero Malpezzi).. Si ringrazia caldamente il Sig. Piero Malpezzi per il dettagliato e circostanziato riferimento alla Storia di S. Martino piccolo Borgo, che tanto ha di comune con Marradi.
Piglio is a comune (municipality) in the Province of Frosinone in the Italian region Lazio, located about 50 km east of Rome and about 30 km northwest of Frosinone, offering a panoramic view on the valleys of the Sacco and Aniene rivers.It has been identified with the ancient Roman Capitulum, a Hernican town. Its area was the seat of several Roman patrician towns.In 1088 it is mentioned as Castrum Pileum; according to a legend, the name would stem from the Latin pileum, the helmet of Roman general Quintus Fabius Maximus. In that period it depended from the bishop of Anagni and, from the late 12th century, it was first a fief of the De Pileo and then of the De Antiochia families. In 1347 it was captured by Cola di Rienzo and, from the late 14th century, it was under the Colonna family, who held it until 1816. In 1656 the town was decimated by plague.Piglio became part of the newly formed Kingdom of Italy in 1870. During World War II, it was bombed by Allied planes, with c. 30% of the edifices destroyed.
Piglio è un comune di 4.771 abitanti in provincia di Frosinone.Il paese si trova in posizione panoramica su una propaggine del monte Scalambra tra le valli dei fiumi Sacco e Aniene. Interessante il patrimonio naturalistico e storico-culturale.Inoltre diviso in due parti:piglio alto e romagnano.Il territorio era abitato da popolazioni erniche e potrebbe forse essere identificato con il Capitulum Hernicum o Hernicorum di cui parla Strabone, collocandolo tra Olibanum (Olevano) e Anagnia (Anagni). La zona fu in seguito conquistata dai Romani e fu sede di diverse ville rustiche di cui si conservano resti ("villa di Mecenate" nella località "Le Fattora", "villa di Sant'Eligio", villa della località "Fontana di Grano").Con il nome di Castrum Pileum è citato in un documento del 1088 e secondo una leggenda il nome deriverebbe dal pileum, l'elmo romano che sarebbe caduto per un forte vento al condottiero Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore mentre passava nel territorio.Nell'XI secolo dipendeva dal vescovo di Anagni e dalla fine del XII secolo fu in possesso prima dei De Pileo (o "Buccaporco"), probabilmente imparentati con i Caetani, e poi dei De Antiochia. Nel 1347 fu preso da Cola di Rienzo, Passò quindi alla fine del XIV secolo in possesso dei Colonna, che lo mantennero fino al 1816. Saccheggiato nel 1526 dalle truppe di papa Clemente VII, e dalla metà del XVI secolo era inserito nella provincia di "Campagna Marittima" dello Stato Pontificio. Nel 1656 la popolazione venne decimata da una pestilenza, che secondo la leggenda fu arrestata dalla miracolosa immagine della "Madonna delle Rose".Nel 1799 il paese subì distruzioni ad opera delle truppe francesi. Ritornato allo Stato Pontificio fece parte del "distretto di Tivoli". Nel 1849 vi passò Giuseppe Garibaldi, diretto alla difesa della Repubblica Romana. Dopo la presa di Roma nel 1870 fu annesso al Regno di Italia e fece parte del "mandamento" di Paliano nel "circondario" di Frosinone, che apparteneva alla allora provincia di Roma, unica per il Lazio. Agli inizi del XX secolo fu attraversato dalla ferrovia a scattamento ridotto che metteva in comunicazione Roma e Frosinone. Nel 1926 venne eretto il Municipio e nel 1927 entrò a far parte della provincia di Frosinone. Durante la seconda guerra mondiale e la liberazione dall'occupazione tedesca, fu bombardato dagli Alleati nel 1944, con la distruzione di circa il 30% degli edifici.Lo sperone roccioso è dominato nella parte più alta dal Castello Colonna, le cui origini risalgono probabilmente agli inizi dell'XI secolo. Il castello è suddiviso in una parte alta ("Palatium superiore"), costruita su una spianata alla sommità della collina e comprendente, secondo le antiche descrizioni, la rocca con una loggia, una cisterna, la piazza d'armi (platea curiae) e il palazzo baronale con salone di rappresentanza. Da qui si scendeva, superando un dislivello di circa 25 m, alla parte bassa (Palatium inferius o "Castellutium, con una corte su cui prospettavano camere ornate da pitture. Il castello controllava la strada di accesso agli Altipiani di Arcinazzo.Della rocca superiore restano un torrione quadrato e un muro di cinta difeso da torri verso nord, mentre dagli edifici sul lato sud, a due piani si scende nella piazza dell'"Arringo". Attualmente vi è ospitato l'Antiquarium, comunale. Da esso si scendeva mediante una scala all'"Arringo". La parte bassa, risalente probabilmente agli inizi dell XIV secolo si sviluppa attualmente in una costruzione a due piani, con sistemazione esterna dovuta ad un rimaneggiamento ottocentesco e protegge la porta principale di accesso. L'"arco della Fontana che si apre nella parte inferiore del vecchio castello verso il paese è fiancheggiata da una trifora tardo-romanica.Il paese ("Borgo") si sviluppa sulla parte restante del rilievo: le case stesse costruite sui margini verso il dirupo ne costituiscono la struttura difensiva. La pianta assume la tipica forma "a fuso", con la via principale (via Maggiore" e "via dell'Arringo") che ne forma l'asse tra la "porta del Pei" di ingresso al paese e il castello.La chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore o dell'Assunta, risalente alla fine del XIII secolo fu in gran parte distrutta dai bombardamenti del 1944 e ricostruita nel dopoguerra nelle forme originarie baroccheggianti: conserva su un fianco i resti dell'ogiva di un antico portale. Ha tre navate presenta la facciata con un rosone e chiusa da due campanili gemelli. Da maggio a ottobre vi viene conservata la statua della "Madonna delle Rose", che viene riportata in processione al suo santuario il 30 ottobre, anniversario della liberazione di Piglio dalla peste.
Il santuario della "Madonna delle Rose" o della "Madre Santissima" fu edificato nel XVII secolo intorno alla miracolosa icona bizantina (un affresco del XIV secolo), a cui si attribuisce il miracolo di aver arrestato la peste del 1656.La chiesa di San Rocco presenta un affresco quattrocentesco che raffigura la "Madonna, san Lorenzo, sant'Antonio Abate e altri santi".Il convento francescano di San Lorenzo venne fondato secondo la leggenda dallo stesso San Francesco in viaggio verso Subiaco, su un terreno donato dal cardinale Giovanni Colonna, vescovo di Sabina nel 1215. La chiesa di San Lorenzo, del XV secolo, su edificio forse precedente e con annessa cappella dedicata al beato Andrea Conti, venne ricostruita a pianta ellittica nel 1773 dall'architetto Giuseppe Ferroni, ma era in abbandono nel 1873. Subì gravi danni nel terremoto del 1915 e per i bombardamenti del 1944 e fu quindi ricostruita secondo le forme originarie nel 1954. Da qui si accede alla grotta in cui era vissuto in romitaggio il beato Andrea Conti, morto nel 1302.Il convento francescano di San Giovanni fu eretto nel 1620 presso una chiesa già nominata come esistente nel XIII secolo, rifatta nel 1632. Chiesa e convento abbandonati in seguito alla soppressione degli ordini religiosi nel 1870 e danneggiati in seguito al terremoto del 1915, furono restaurati nel 1923 e nuovamente distrutti nel 1944 dai bombardamenti. Gli attuali edifici furono ricostruiti in forme moderne tra il 1949 e il 1951.
Font : Wikipedia
Picasso Museum
Fondé sur l'ancienne acropole de la ville grecque d'Antipolis, castrum romain, résidence des évêques au Moyen Ãge (de 442 à 1385), le château Grimaldi fut habité à partir de 1385 par la famille monégasque qui lui donna son nom. Devenu demeure du gouverneur du Roi, puis à partir de 1792, hôtel de ville, le bâtiment se transforme en caserne en 1820, marquant ainsi la prise de possession des lieux par le Génie militaire jusqu'en 1924.
Picasso Professeur de français, grec et latin au lycée Carnot à Cannes, Romuald Dor de la Souchère commence en 1923 ses recherches archéologiques à Antibes. Le 29 mars 1924, Dor de la Souchère crée la société des Amis du musée d'Antibes qui a pour objet de fonder un Musée historique et archéologique et de travailler à faire connaître le passé de la région.
En 1925, le château des Grimaldi est acheté par la ville d'Antibes et devient ainsi le musée Grimaldi avec pour premier conservateur, Romuald Dor de la Souchère. En septembre 1945, Pablo Picasso se rend au musée Grimaldi et en 1946, Romuald Dor de la Souchère lui propose d'utiliser une partie du château comme atelier.
De Picasso....
Picasso, enthousiaste, travaille au château et réalise de nombreuses oeuvres, dessins et peintures. à la suite de son séjour en 1946, Pablo Picasso laisse en dépôt à la ville d'Antibes 23 peintures et 44 dessins. Parmi les peintures les plus célèbres : La Joie de vivre, Satyre, faune et centaure au trident, Le Gobeur d'oursins, La Femme aux oursins, Nature morte à la chouette et aux trois oursins, La Chèvre...
Le 22 septembre 1947 voit l'inauguration officielle de la salle Picasso au premier étage, accompagnée d'un premier accrochage des oeuvres d'Antibes.
Le 7 septembre 1948, une exposition confirme l'enrichissement significatif de 78 céramiques réalisées à l'atelier Madoura de Vallauris.
Le 13 septembre 1949, à l'occasion de l'inauguration de l'exposition « Tapisseries françaises », de nouvelles salles consacrées aux peintures, céramiques et dessins de Picasso sont ouvertes au public. Et le 27 décembre 1966, la ville d'Antibes rend de nouveau hommage à Pablo Picasso et le château Grimaldi devient officiellement musée Picasso, premier musée consacré à l'artiste. Enfin, en 1991, la dation Jacqueline Picasso autorise un nouvel enrichissement des collections Picasso.
...à Nicolas de Staël
Picasso1Les oeuvres de Nicolas de Staël aussi présentées au musée témoignent du séjour du peintre à Antibes, de septembre 1954 à mars 1955. Un premier don est consenti par sa veuve au musée Picasso après l'exposition consacrée à l'artiste en 1955 et à partir de 1982, la ville acquiert des oeuvres importantes de sa dernière période.
Vers l'art moderne
En 2001, une donation effectuée par la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman permet l'ouverture de deux salles, au rez-de-chaussée du musée. Un accrochage permanent propose un parcours dans l'Åuvre de chacun de ces artistes.
Enfin, la collection d'art moderne, commencée en 1951 par Dor de La Souchère, a été créée à partir de dons exceptionnels consentis par les artistes. Des artistes importants appartenant aux grands courants de l'art des XXe et XXIe siècles sont représentés : Arman, Atlan, Balthus, Ben, Bioules, Bloch, Buraglio, Bury, Calder, Cane, Castellas, César, Chillida, Clavé, Combas, Corneille, Crotti, Debré, Dezeuze, Ernst, Gleizes, Goetz, Hantaï, Hartung, Jaccard, Klein, Leppien, Magnelli, Malaval, Mansouroff, Mathieu, Meurice, Modigliani, Music, Picabia, Pincemin, Raynaud, Raysse, Sarkis, Spoerri, Viallat...
Trois autres musée Picasso se trouvent également à Paris : le musée Picasso Paris et en Espagne : le musée de Malaga et le musée de Barcelone.
Il Castel dell'Ovo (Castrum Ovi, in latino), dopo il Castel Capuano è il più antico della città di Napoli ed è uno degli elementi che spiccano maggiormente nel celebre panorama del Golfo.
Il suo nome deriva da un'antica leggenda secondo la quale il poeta latino Virgilio - che nel medioevo era considerato anche un mago - nascose nelle segrete dell'edificio un uovo che mantenesse in piedi l'intera fortezza. La sua rottura avrebbe provocato non solo il crollo del castello, ma anche una serie di rovinose catastrofi alla città di Napoli.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ovo Castle (Castrum Ovi, in Latin), after the Capuano Castle is the oldest city of Naples and is one of the elements that stand out the most famous landscape in the Gulf.
Its name derives from an ancient legend that the Roman poet Virgil - which in medieval times was considered a magician - hid in the secret building of an egg that kept standing up the whole fortress. Its failure would have caused not only the collapse of the castle, but also a series of catastrophic disasters to the city of Naples.
From Wikipedia, the free encyclopedia.
Le castrum de Xaintrailles est mentionné dès 1259 : il est alors tenu par trois co-seigneurs. Son implantation est favorisée par la situation élevée de la commune.
Le tracé de sa cour médiévale, son imposant donjon et certains talus sont très bien conservés aujourd’hui. Ils sont pourtant construits entre la fin du XIIIe siècle et le début du XIVe siècle. La seigneurie de Xaintrailles est d’abord tenue par Pothon de Xaintrailles, qui est l’un des compagnons de Jeanne d’Arc à Orléans, puis par Bernard de Lamothe et Antoine de Chamborel, gouverneurs de Casteljaloux. Ces derniers effectuent d’importants travaux sur le château : un corps de logis est édifié au nord, des fenêtres sont percées dans le donjon et deux tours sont ajoutées à l’ouest. Des fossés et des ponts-levis entourent la demeure qui a alors l’aspect d’une forteresse. Par la suite, l’édifice passe aux Montesquiou, puis aux Lusignan en 1724. C’est durant cette période que sa fonction défensiveest mise de côté ; on comble les fossés et on ouvre un nouvel accès à l’ouest de l’édifice.Ce dernier est étrangement considéré par Viollet-le-Duc comme l’exemple même du manoir, terme qui peut paraître minimaliste par rapport à l’importance de la bâtisse.
Malgré ces remaniements et restaurations, en 1824, les pièces nord-est s’effondrent. Peu après le classement du château de Xaintrailles par les Monuments Historiques, en 1840, des projets de restauration du donjon sont réalisés par Gustave Bourières, architecte du département.
La data della sua edificazione non è conosciuta, anche se si può ragionevolmente far risalire al 1300 circa.
Di certo il Castrum Coriliani fu ceduto nel 1356 dall'allora proprietario, la Curia di Ravenna, alla famiglia dei Malatesta, signori di Rimini.
E' ad opera di questa potente famiglia, e più in particolare di Sigismondo Malatesta, la ristrutturazione e ampliamento della fortezza, con la costruzione di una nuova cinta muraria, delle torri e degli spalti.
Controllato da Veneziani nel periodo fra 1504 e il 1509, anno in cui viene annesso allo Stato della Chiesa.
Donato da Papa Clemente VII ai Sassatelli di Imola che lo detengono dal 1528 al 1580.
Lo stemma di questa famiglia ( tre monti d'argento accostati in campo azzurro) è tutt'ora incastonato sopra la porta di accesso, e rappresenta anche l'attuale stemma cittadino.
Cessata nel 1500 la sua funzione di controllo del territorio e di ricovero-rifugio, per l'edificio inizia un lento ma costante degrado, culminato con i notevoli danni riportati durante il secondo conflitto mondiale.
Negli ultimi decenni il castello è stato oggetto di importanti lavori di restauro e risanamento sotto il patrocinio della Soprintendenza e dellle Belle Arti.
The date of its construction is unknown, although it can reasonably be traced back to around 1300.
Certainly the Castrum Coriliani was sold in 1356 by the then owner, the Curia in Ravenna, the Malatesta family, lords of Rimini.
And 'by this powerful family, and more particularly of Sigismondo Malatesta, the renovation and expansion of the fortress, with the construction of new walls, towers and battlements.
Controlled by the Venetians in the period between 1504 and 1509, when it was annexed to the Papal States.
Donated by Pope Clement VII to Sassatelli Imola that hold from 1528 to 1580.
The emblem of this family (three mountains of silver combined in a blue field) is still set on the gateway, and also represents the current coat of arms.
Ceased in 1500, serving as the control of the territory of refuge and shelter for the building began a slow but steady decline, culminating with significant damage reported during the Second World War.
In recent decades, the castle has undergone major renovation and reorganization under the protection and surveillance of the Superintendency of Fine Arts
Dell’antico castrum bizantino del X sec. D. C. non rimane oggi più nulla. Nel XV secolo Paolo I de Sangro vi costruì sulle sue fondamenta un piccolo forte quadrangolare con un cortile interno, e 4 torri angolari quadrate e cilindriche , che si è conservato sino ad ora, seppur in precarie condizioni. Di fianco e separato dallo stesso vi è un torrione cilindrico, al quale si accedeva verosimilmente da un apertura sita in alto.
Picasso Museum
Fondé sur l'ancienne acropole de la ville grecque d'Antipolis, castrum romain, résidence des évêques au Moyen Ãge (de 442 à 1385), le château Grimaldi fut habité à partir de 1385 par la famille monégasque qui lui donna son nom. Devenu demeure du gouverneur du Roi, puis à partir de 1792, hôtel de ville, le bâtiment se transforme en caserne en 1820, marquant ainsi la prise de possession des lieux par le Génie militaire jusqu'en 1924.
Picasso Professeur de français, grec et latin au lycée Carnot à Cannes, Romuald Dor de la Souchère commence en 1923 ses recherches archéologiques à Antibes. Le 29 mars 1924, Dor de la Souchère crée la société des Amis du musée d'Antibes qui a pour objet de fonder un Musée historique et archéologique et de travailler à faire connaître le passé de la région.
En 1925, le château des Grimaldi est acheté par la ville d'Antibes et devient ainsi le musée Grimaldi avec pour premier conservateur, Romuald Dor de la Souchère. En septembre 1945, Pablo Picasso se rend au musée Grimaldi et en 1946, Romuald Dor de la Souchère lui propose d'utiliser une partie du château comme atelier.
De Picasso....
Picasso, enthousiaste, travaille au château et réalise de nombreuses oeuvres, dessins et peintures. à la suite de son séjour en 1946, Pablo Picasso laisse en dépôt à la ville d'Antibes 23 peintures et 44 dessins. Parmi les peintures les plus célèbres : La Joie de vivre, Satyre, faune et centaure au trident, Le Gobeur d'oursins, La Femme aux oursins, Nature morte à la chouette et aux trois oursins, La Chèvre...
Le 22 septembre 1947 voit l'inauguration officielle de la salle Picasso au premier étage, accompagnée d'un premier accrochage des oeuvres d'Antibes.
Le 7 septembre 1948, une exposition confirme l'enrichissement significatif de 78 céramiques réalisées à l'atelier Madoura de Vallauris.
Le 13 septembre 1949, à l'occasion de l'inauguration de l'exposition « Tapisseries françaises », de nouvelles salles consacrées aux peintures, céramiques et dessins de Picasso sont ouvertes au public. Et le 27 décembre 1966, la ville d'Antibes rend de nouveau hommage à Pablo Picasso et le château Grimaldi devient officiellement musée Picasso, premier musée consacré à l'artiste. Enfin, en 1991, la dation Jacqueline Picasso autorise un nouvel enrichissement des collections Picasso.
...à Nicolas de Staël
Picasso1Les oeuvres de Nicolas de Staël aussi présentées au musée témoignent du séjour du peintre à Antibes, de septembre 1954 à mars 1955. Un premier don est consenti par sa veuve au musée Picasso après l'exposition consacrée à l'artiste en 1955 et à partir de 1982, la ville acquiert des oeuvres importantes de sa dernière période.
Vers l'art moderne
En 2001, une donation effectuée par la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman permet l'ouverture de deux salles, au rez-de-chaussée du musée. Un accrochage permanent propose un parcours dans l'Åuvre de chacun de ces artistes.
Enfin, la collection d'art moderne, commencée en 1951 par Dor de La Souchère, a été créée à partir de dons exceptionnels consentis par les artistes. Des artistes importants appartenant aux grands courants de l'art des XXe et XXIe siècles sont représentés : Arman, Atlan, Balthus, Ben, Bioules, Bloch, Buraglio, Bury, Calder, Cane, Castellas, César, Chillida, Clavé, Combas, Corneille, Crotti, Debré, Dezeuze, Ernst, Gleizes, Goetz, Hantaï, Hartung, Jaccard, Klein, Leppien, Magnelli, Malaval, Mansouroff, Mathieu, Meurice, Modigliani, Music, Picabia, Pincemin, Raynaud, Raysse, Sarkis, Spoerri, Viallat...
Trois autres musée Picasso se trouvent également à Paris : le musée Picasso Paris et en Espagne : le musée de Malaga et le musée de Barcelone.
L'Abbazia di San Michele Arcangelo appartenuta ai Tedaldi è documentata già dal X sec. Nel 1238 l'Abate Guido del Presale, accorpando anche la vicina Abbazia di Sant'Arduino, fa erigere un nuovo monastero strutturato come un "castrum". Nel XIII sec. l'abbazia risulta un importante centro amministrativo della Massa Trabaria, e costituisce un autonomo nucleo di potere feudale su un territorio di circa 14.000 ettari. Non è chiaro a quando risalga la struttura attuale della chiesa che di fatto è il frutto di numerosi rimaneggiamenti ultimo dei quali voluto intorno al 1520 dall'Abate certosino Leonardo Buonafede, il quale commissionò agli artisti robbiani Benedetto e Santi Buglioni le tre interessanti pale d'altare in terracotta smaltata che ancora oggi si ammirano al suo interno.
The Abbey of San Michele Arcangelo was attested from 10th century. In 1238 the abbot Guido del Presale, by joining the nearby Abbey of Sant'Arduino, built a new monastery structured as a "castrum". In the thirteenth century the abbey was an important administrative feudal center of Massa Trabaria, an area of 14,000 hectares. It is not clear when the current structure dates from, the church is in fact the result of many changes the least of which wanted in 1520 by Abbot Buonafede Leonardo, who also commissioned to the artists of Della Robbia School Benedetto and Santi Buglioni the three interesting glazed earthenware altarpieces still admired in it.
Bressuire (Deux-Sèvres).
Le château.
Le château a appartenu du XIe au XIIIe siècle à la famille Beaumont, puis tomba lentement en ruines avant de servir de carrière aux XVIIIe et XIXe siècles. La municipalité l'a acheté en 1975 .
Au Moyen Âge, les puissants seigneurs de Beaumont construisirent un château sur la colline qui domine le prieuré Saint-Cyprien. On trouve trace des premières mentions connues du castrum des seigneurs de Beaumont-Bressuire au milieu du XIe siècle.
Juché sur un éperon rocheux dominant la vallée du Dolo, l'ensemble se compose de deux châteaux superposés : Une enceinte circulaire du XIe siècle englobée d'une grande enceinte du XIIIe siècle, de 700 m de développement et jalonnée d'une cinquantaine de tours flanquantes à archères dans la veine Plantagenêt. Il y aurait eu une troisème enceinte encore plus extérieure, et qui aurait disparu.
Au point de vue féodal, la baronie de Bressuire relevait à hommage lige de la vicomté de Thouars, qui elle-même rendait hommage au roi, comme comte de Poitou. Les seigneurs de Bressuire avaient un grand nombre de vassaux et d'arrière-vassaux. La famille de Beaumont vassale des vicomtes de Thouars était restée associée à la destinée de cette dernière du Xe au XIIIe siècle.
La famille de Beaumont étant alliée aux Plantagenêts, Philippe Auguste vint incendier la ville en 1214 (Retournant dans le nord de la France pour faire face à l’invasion, Philippe incendie, en passant, Bressuire, Thouars et Cholet...)*.
Bressuire, forteresse importante, située sur les confins de l'Anjou, ne pouvait être négligée, à plusieurs reprises, et notamment en 1206 et en 1214, le château, qui relève des vicomtes de Thouars, a bénéficié de l’attention du roi Jean sans Terre pour complèter sa fortification, et une garnison anglaise y séjournait dès 1367.
Fidèle à ses seigneurs, Bressuire sera restée dans la mouvance des rois d'Angleterre, jusqu'à ce que Du Guesclin vint donner l'assaut à la forteresse, en fin 1370**.
D'autres phases de fortification sont révélées par les textes; à la fin du XIVe siècle , et tout au long de la guerre de Cent Ans***, mais également à la fin du XVIe siècle... Les logis connaitront également des aménagements, en particulier sous Jacques de Beaumont dans les années 1440.
Dans la première moitié du 18e siècle le château a été partiellement démantelé.
Un petit château de style néogothique a été construit sur l'esplanade au XIXe siècle, vers 1880. Il remplace l'ancien logis.
* La guerre commence en février 1214. Le roi d’Angleterre débarque à La Rochelle et entreprend la reconquête de l’Anjou et du Maine. Pour lui barrer la route, Philippe Auguste envoie son fils, le prince Louis. Le roi de France se réserve d’affronter la principale armée adverse, celle que commande Othon de Brunswick et où se trouvent Ferrand de Portugal, Renaud de Dammartin et un demi-frère de Jean sans Terre, Guillaume, comte de Salisbury, dit Longue-Épée.
**Fin 1370, les débris des troupes ennemies battues à Pontvallain s'étant réfugiées dans leurs places fortes, à Saint-Maur, à Moncontour, à Bressuire et jusqu'en Gâtine, Du Guesclin négocia une restitution pacifique de la forteresse de Saint-Maur avec l'anglais Cressonval. Cressonval promit de rendre la plac dans peu de jours. Mais par ruse, Cressonval fit évacuer ses soldats ainsi que tous les habitants, incendia tous les édifices et battit en retraite vers Bressuire. Du Guesclin s'élança alors à la poursuite des Anglais sur le chemin de Bressuire.
En arrivant à Bressuire, les Anglais demandèrent l'ouverture des portes de la ville. Les habitants, ne sachant pas trop à qui ils avaient affaire, ne voulaient point ouvrir aux fugitifs . Les Anglais précisèrent qu'ils arrivaient de Saint- Maur ; qu'ils avaient incendié cette ville plutôt que de la livrer aux Français et que du Guesclin les poursuivait. Le gouverneur de Bressuire consentit à leur ouvrir, mais, le premier détachement ayant à peine pénètré, un guetteur criait "fermez la porte, voici Bertrand qui vient ! Ces Anglais fugitifs nous ont vendus ! ». En effet, on apercevait au loin les étendards de du Guesclin et ses compagnons. Les bourgeois crurent plus que jamais à une trahison et ils massacrèrent les quarante Anglais qui étaient entrés les premiers, puis, fermant les portes et levant
les ponts, ils abandonnèrent à l'ennemi la malheureuse garnison de Saint-Maur qui sera massacrée. Cinq cents Anglais égorgés jonchaient le sol autour de Bressuire. Le Connétable résolut de profiter de la situation pour se rendre maître de Bressuire. Du Guesclin pria les soldats du guet d'aller chercher le gouverneur pour lui proposer un traité de paix. Le gouverneur répondit par des injures :" « A Bertrande Claquin Dieu vous puist cravanter! oncques ne fustes nez fors pour Anglais gréver ! ». Le Connétable s'apercevant que ce capitaine était un homme de cœur, le loua de ses nobles sentiments et lui promit de ne point l'attaquer s'il voulait fournir, ou plutôt vendre des vivres à ses troupes. Le gouverneur lui répondit qu'il lui donnerait volontiers des vivres pour rien ,
s'il croyait qu'en les mangeant il en pût étrangler avec tous les Français qui suivaient sa bannière. : « Ah ! felon portier, s'écria le terrible Breton, par tous les saints vous serez pendu par votre ceinture ! ».
Une brèche est pratiquée et bientôt franchie, les assaillants se joignent à d'autres ayant escaladé les remparts, les Anglais fuient de toutes parts. Partout les rues de la ville se remplissent de leurs cadavres.
Le lendemain, Du Guesclin se présente devant la forteresse et somme les défenseurs de se rendre. Ceux-ci , effrayés de la vigueur avec laquelle la ville avait été emportée d'assaut, et redoutant un sort pareil, capitulèrent.
Si on en croit la tradition , du Guesclin, fidèle à son serment, aurait fait pendre le gouverneur aux créneaux de la tour massive qui domine le moulin du château.
(Voir Histoire de la ville de Bressuire par Bélisaire Ledain - 1880)
*** De 1337 à 1453, la rivalité entre les Plantagenêts (Anglais) et les Capétiens (Français) se manifeste par une série de guerres entrecoupées de longues trêves. Sur ce conflit majeur se grefferont des conflits annexes qui impliqueront les alliés des rois de France et d'Angleterre (Aragon, Castille, Écosse, princes des Pays-Bas et d'Allemagne rhénane), les papes et les grands féodaux français et anglais. Les défaites françaises se succéderont et en 1360, le traité de Brétigny accordera aux Anglais le Poitou, la Saintonge, l’Angoumois, le Limousin, la Manche, le Périgord et le Quercy. En 1369, la guerre reprend à l'initiative du roi de France. Les troupes de du Guesclin et de Charles V avancent et épuisent les chevauchées anglaises en dévastant tout devant elles et assiègent l'une après l'autre les garnisons anglaises. En 1380, il ne reste aux Anglais que Calais et, en Guyenne, les régions de Bordeaux et de Bayonne.
Voir:
Castelnau-de-Guers surplombe la vallée de l’Hérault, bordé au sud par la Voie Domitienne, à l’est par le chemin poissonnier. La présence humaine est attestée depuis la préhistoire sur tout le territoire du village. Des fouilles ont exhumé diverses découvertes archéologiques, comme une tombe étrusque du VIe siècle av. J.-C., actuellement exposée dans la salle du conseil municipal. L’habitat se regroupa dès le XIe siècle à l’emplacement du village actuel : première mention est faite de Castrum Novum en 1069.
Fief des barons DE GUERS, dont l’empreinte fut si forte qu’à partir du XIVe siècle, ils lui léguèrent leur nom, le village de Castelnau DE GUERS entra dans l’histoire. Selon la tradition, l’un des barons partit combattre en Terre Sainte lors des croisades, c'est pourquoi les DE GUERS eurent sur leurs armoiries un croissant versé, signe de victoire contre les infidèles. La lignée s’éteignit en 1655, à la mort d’Henry DE GUERS qui mourut sans héritier. Sa demi sœur, Laurence de Veyrac, épouse du marquis de Vins, hérita de la baronnie de Castelnau. Ses successeurs ne furent pas moins célèbres. Seigneur de Castelnau qui émigra en 1790, Charles Emmanuel Marie Magdelon de Vintimille du Luc était un fils naturel de Louis XV. En effet, c'était l'enfant de Jean Baptiste Félix Hubert qui vivait à la cour, et qui épousa en 1739 Pauline Félicité de Mailly Nesle, maîtresse du roi. (référence: www.castelnau-de-guers.com)
Piglio is a comune (municipality) in the Province of Frosinone in the Italian region Lazio, located about 50 km east of Rome and about 30 km northwest of Frosinone, offering a panoramic view on the valleys of the Sacco and Aniene rivers.It has been identified with the ancient Roman Capitulum, a Hernican town. Its area was the seat of several Roman patrician towns.In 1088 it is mentioned as Castrum Pileum; according to a legend, the name would stem from the Latin pileum, the helmet of Roman general Quintus Fabius Maximus. In that period it depended from the bishop of Anagni and, from the late 12th century, it was first a fief of the De Pileo and then of the De Antiochia families. In 1347 it was captured by Cola di Rienzo and, from the late 14th century, it was under the Colonna family, who held it until 1816. In 1656 the town was decimated by plague.Piglio became part of the newly formed Kingdom of Italy in 1870. During World War II, it was bombed by Allied planes, with c. 30% of the edifices destroyed.
Piglio è un comune di 4.771 abitanti in provincia di Frosinone.Il paese si trova in posizione panoramica su una propaggine del monte Scalambra tra le valli dei fiumi Sacco e Aniene. Interessante il patrimonio naturalistico e storico-culturale.Inoltre diviso in due parti:piglio alto e romagnano.Il territorio era abitato da popolazioni erniche e potrebbe forse essere identificato con il Capitulum Hernicum o Hernicorum di cui parla Strabone, collocandolo tra Olibanum (Olevano) e Anagnia (Anagni). La zona fu in seguito conquistata dai Romani e fu sede di diverse ville rustiche di cui si conservano resti ("villa di Mecenate" nella località "Le Fattora", "villa di Sant'Eligio", villa della località "Fontana di Grano").Con il nome di Castrum Pileum è citato in un documento del 1088 e secondo una leggenda il nome deriverebbe dal pileum, l'elmo romano che sarebbe caduto per un forte vento al condottiero Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore mentre passava nel territorio.Nell'XI secolo dipendeva dal vescovo di Anagni e dalla fine del XII secolo fu in possesso prima dei De Pileo (o "Buccaporco"), probabilmente imparentati con i Caetani, e poi dei De Antiochia. Nel 1347 fu preso da Cola di Rienzo, Passò quindi alla fine del XIV secolo in possesso dei Colonna, che lo mantennero fino al 1816. Saccheggiato nel 1526 dalle truppe di papa Clemente VII, e dalla metà del XVI secolo era inserito nella provincia di "Campagna Marittima" dello Stato Pontificio. Nel 1656 la popolazione venne decimata da una pestilenza, che secondo la leggenda fu arrestata dalla miracolosa immagine della "Madonna delle Rose".Nel 1799 il paese subì distruzioni ad opera delle truppe francesi. Ritornato allo Stato Pontificio fece parte del "distretto di Tivoli". Nel 1849 vi passò Giuseppe Garibaldi, diretto alla difesa della Repubblica Romana. Dopo la presa di Roma nel 1870 fu annesso al Regno di Italia e fece parte del "mandamento" di Paliano nel "circondario" di Frosinone, che apparteneva alla allora provincia di Roma, unica per il Lazio. Agli inizi del XX secolo fu attraversato dalla ferrovia a scattamento ridotto che metteva in comunicazione Roma e Frosinone. Nel 1926 venne eretto il Municipio e nel 1927 entrò a far parte della provincia di Frosinone. Durante la seconda guerra mondiale e la liberazione dall'occupazione tedesca, fu bombardato dagli Alleati nel 1944, con la distruzione di circa il 30% degli edifici.Lo sperone roccioso è dominato nella parte più alta dal Castello Colonna, le cui origini risalgono probabilmente agli inizi dell'XI secolo. Il castello è suddiviso in una parte alta ("Palatium superiore"), costruita su una spianata alla sommità della collina e comprendente, secondo le antiche descrizioni, la rocca con una loggia, una cisterna, la piazza d'armi (platea curiae) e il palazzo baronale con salone di rappresentanza. Da qui si scendeva, superando un dislivello di circa 25 m, alla parte bassa (Palatium inferius o "Castellutium, con una corte su cui prospettavano camere ornate da pitture. Il castello controllava la strada di accesso agli Altipiani di Arcinazzo.Della rocca superiore restano un torrione quadrato e un muro di cinta difeso da torri verso nord, mentre dagli edifici sul lato sud, a due piani si scende nella piazza dell'"Arringo". Attualmente vi è ospitato l'Antiquarium, comunale. Da esso si scendeva mediante una scala all'"Arringo". La parte bassa, risalente probabilmente agli inizi dell XIV secolo si sviluppa attualmente in una costruzione a due piani, con sistemazione esterna dovuta ad un rimaneggiamento ottocentesco e protegge la porta principale di accesso. L'"arco della Fontana che si apre nella parte inferiore del vecchio castello verso il paese è fiancheggiata da una trifora tardo-romanica.Il paese ("Borgo") si sviluppa sulla parte restante del rilievo: le case stesse costruite sui margini verso il dirupo ne costituiscono la struttura difensiva. La pianta assume la tipica forma "a fuso", con la via principale (via Maggiore" e "via dell'Arringo") che ne forma l'asse tra la "porta del Pei" di ingresso al paese e il castello.La chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore o dell'Assunta, risalente alla fine del XIII secolo fu in gran parte distrutta dai bombardamenti del 1944 e ricostruita nel dopoguerra nelle forme originarie baroccheggianti: conserva su un fianco i resti dell'ogiva di un antico portale. Ha tre navate presenta la facciata con un rosone e chiusa da due campanili gemelli. Da maggio a ottobre vi viene conservata la statua della "Madonna delle Rose", che viene riportata in processione al suo santuario il 30 ottobre, anniversario della liberazione di Piglio dalla peste.
Il santuario della "Madonna delle Rose" o della "Madre Santissima" fu edificato nel XVII secolo intorno alla miracolosa icona bizantina (un affresco del XIV secolo), a cui si attribuisce il miracolo di aver arrestato la peste del 1656.La chiesa di San Rocco presenta un affresco quattrocentesco che raffigura la "Madonna, san Lorenzo, sant'Antonio Abate e altri santi".Il convento francescano di San Lorenzo venne fondato secondo la leggenda dallo stesso San Francesco in viaggio verso Subiaco, su un terreno donato dal cardinale Giovanni Colonna, vescovo di Sabina nel 1215. La chiesa di San Lorenzo, del XV secolo, su edificio forse precedente e con annessa cappella dedicata al beato Andrea Conti, venne ricostruita a pianta ellittica nel 1773 dall'architetto Giuseppe Ferroni, ma era in abbandono nel 1873. Subì gravi danni nel terremoto del 1915 e per i bombardamenti del 1944 e fu quindi ricostruita secondo le forme originarie nel 1954. Da qui si accede alla grotta in cui era vissuto in romitaggio il beato Andrea Conti, morto nel 1302.Il convento francescano di San Giovanni fu eretto nel 1620 presso una chiesa già nominata come esistente nel XIII secolo, rifatta nel 1632. Chiesa e convento abbandonati in seguito alla soppressione degli ordini religiosi nel 1870 e danneggiati in seguito al terremoto del 1915, furono restaurati nel 1923 e nuovamente distrutti nel 1944 dai bombardamenti. Gli attuali edifici furono ricostruiti in forme moderne tra il 1949 e il 1951.
Font : Wikipedia
Piglio is a comune (municipality) in the Province of Frosinone in the Italian region Lazio, located about 50 km east of Rome and about 30 km northwest of Frosinone, offering a panoramic view on the valleys of the Sacco and Aniene rivers.It has been identified with the ancient Roman Capitulum, a Hernican town. Its area was the seat of several Roman patrician towns.In 1088 it is mentioned as Castrum Pileum; according to a legend, the name would stem from the Latin pileum, the helmet of Roman general Quintus Fabius Maximus. In that period it depended from the bishop of Anagni and, from the late 12th century, it was first a fief of the De Pileo and then of the De Antiochia families. In 1347 it was captured by Cola di Rienzo and, from the late 14th century, it was under the Colonna family, who held it until 1816. In 1656 the town was decimated by plague.Piglio became part of the newly formed Kingdom of Italy in 1870. During World War II, it was bombed by Allied planes, with c. 30% of the edifices destroyed.
Piglio è un comune di 4.771 abitanti in provincia di Frosinone.Il paese si trova in posizione panoramica su una propaggine del monte Scalambra tra le valli dei fiumi Sacco e Aniene. Interessante il patrimonio naturalistico e storico-culturale.Inoltre diviso in due parti:piglio alto e romagnano.Il territorio era abitato da popolazioni erniche e potrebbe forse essere identificato con il Capitulum Hernicum o Hernicorum di cui parla Strabone, collocandolo tra Olibanum (Olevano) e Anagnia (Anagni). La zona fu in seguito conquistata dai Romani e fu sede di diverse ville rustiche di cui si conservano resti ("villa di Mecenate" nella località "Le Fattora", "villa di Sant'Eligio", villa della località "Fontana di Grano").Con il nome di Castrum Pileum è citato in un documento del 1088 e secondo una leggenda il nome deriverebbe dal pileum, l'elmo romano che sarebbe caduto per un forte vento al condottiero Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore mentre passava nel territorio.Nell'XI secolo dipendeva dal vescovo di Anagni e dalla fine del XII secolo fu in possesso prima dei De Pileo (o "Buccaporco"), probabilmente imparentati con i Caetani, e poi dei De Antiochia. Nel 1347 fu preso da Cola di Rienzo, Passò quindi alla fine del XIV secolo in possesso dei Colonna, che lo mantennero fino al 1816. Saccheggiato nel 1526 dalle truppe di papa Clemente VII, e dalla metà del XVI secolo era inserito nella provincia di "Campagna Marittima" dello Stato Pontificio. Nel 1656 la popolazione venne decimata da una pestilenza, che secondo la leggenda fu arrestata dalla miracolosa immagine della "Madonna delle Rose".Nel 1799 il paese subì distruzioni ad opera delle truppe francesi. Ritornato allo Stato Pontificio fece parte del "distretto di Tivoli". Nel 1849 vi passò Giuseppe Garibaldi, diretto alla difesa della Repubblica Romana. Dopo la presa di Roma nel 1870 fu annesso al Regno di Italia e fece parte del "mandamento" di Paliano nel "circondario" di Frosinone, che apparteneva alla allora provincia di Roma, unica per il Lazio. Agli inizi del XX secolo fu attraversato dalla ferrovia a scattamento ridotto che metteva in comunicazione Roma e Frosinone. Nel 1926 venne eretto il Municipio e nel 1927 entrò a far parte della provincia di Frosinone. Durante la seconda guerra mondiale e la liberazione dall'occupazione tedesca, fu bombardato dagli Alleati nel 1944, con la distruzione di circa il 30% degli edifici.Lo sperone roccioso è dominato nella parte più alta dal Castello Colonna, le cui origini risalgono probabilmente agli inizi dell'XI secolo. Il castello è suddiviso in una parte alta ("Palatium superiore"), costruita su una spianata alla sommità della collina e comprendente, secondo le antiche descrizioni, la rocca con una loggia, una cisterna, la piazza d'armi (platea curiae) e il palazzo baronale con salone di rappresentanza. Da qui si scendeva, superando un dislivello di circa 25 m, alla parte bassa (Palatium inferius o "Castellutium, con una corte su cui prospettavano camere ornate da pitture. Il castello controllava la strada di accesso agli Altipiani di Arcinazzo.Della rocca superiore restano un torrione quadrato e un muro di cinta difeso da torri verso nord, mentre dagli edifici sul lato sud, a due piani si scende nella piazza dell'"Arringo". Attualmente vi è ospitato l'Antiquarium, comunale. Da esso si scendeva mediante una scala all'"Arringo". La parte bassa, risalente probabilmente agli inizi dell XIV secolo si sviluppa attualmente in una costruzione a due piani, con sistemazione esterna dovuta ad un rimaneggiamento ottocentesco e protegge la porta principale di accesso. L'"arco della Fontana che si apre nella parte inferiore del vecchio castello verso il paese è fiancheggiata da una trifora tardo-romanica.Il paese ("Borgo") si sviluppa sulla parte restante del rilievo: le case stesse costruite sui margini verso il dirupo ne costituiscono la struttura difensiva. La pianta assume la tipica forma "a fuso", con la via principale (via Maggiore" e "via dell'Arringo") che ne forma l'asse tra la "porta del Pei" di ingresso al paese e il castello.La chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore o dell'Assunta, risalente alla fine del XIII secolo fu in gran parte distrutta dai bombardamenti del 1944 e ricostruita nel dopoguerra nelle forme originarie baroccheggianti: conserva su un fianco i resti dell'ogiva di un antico portale. Ha tre navate presenta la facciata con un rosone e chiusa da due campanili gemelli. Da maggio a ottobre vi viene conservata la statua della "Madonna delle Rose", che viene riportata in processione al suo santuario il 30 ottobre, anniversario della liberazione di Piglio dalla peste.
Il santuario della "Madonna delle Rose" o della "Madre Santissima" fu edificato nel XVII secolo intorno alla miracolosa icona bizantina (un affresco del XIV secolo), a cui si attribuisce il miracolo di aver arrestato la peste del 1656.La chiesa di San Rocco presenta un affresco quattrocentesco che raffigura la "Madonna, san Lorenzo, sant'Antonio Abate e altri santi".Il convento francescano di San Lorenzo venne fondato secondo la leggenda dallo stesso San Francesco in viaggio verso Subiaco, su un terreno donato dal cardinale Giovanni Colonna, vescovo di Sabina nel 1215. La chiesa di San Lorenzo, del XV secolo, su edificio forse precedente e con annessa cappella dedicata al beato Andrea Conti, venne ricostruita a pianta ellittica nel 1773 dall'architetto Giuseppe Ferroni, ma era in abbandono nel 1873. Subì gravi danni nel terremoto del 1915 e per i bombardamenti del 1944 e fu quindi ricostruita secondo le forme originarie nel 1954. Da qui si accede alla grotta in cui era vissuto in romitaggio il beato Andrea Conti, morto nel 1302.Il convento francescano di San Giovanni fu eretto nel 1620 presso una chiesa già nominata come esistente nel XIII secolo, rifatta nel 1632. Chiesa e convento abbandonati in seguito alla soppressione degli ordini religiosi nel 1870 e danneggiati in seguito al terremoto del 1915, furono restaurati nel 1923 e nuovamente distrutti nel 1944 dai bombardamenti. Gli attuali edifici furono ricostruiti in forme moderne tra il 1949 e il 1951.
Font : Wikipedia
Viaggio a Betlemme
La chiesa di Santa Maria foris portas si trova nel comune di Castelseprio in provincia di Varese, su un'altura distante duecento metri dalla cinta muraria di un antico castrum, da cui l'appellativo in latino medievale. È l'edificio più antico di Castelseprio, l'unico sopravvissuto alla distruzione e l'abbandono dell'antico borgo fortificato, grazie alla devozione legata al luogo di culto. Il motivo di interesse principale è comunque l'originalissimo e straordinariamente conservato ciclo di affreschi che decora il vano dell'abside, tra le testimonianze più importante della pittura muraria europea nell'Alto Medioevo.
L'insieme fa parte del sito seriale "Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)", comprendente sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell'arte longobarda, la cui candidatura alla Lista dei patrimoni dell'umanità dell'Unesco è stata accettata nel marzo 2008.
Internamente la chiesa doveva essere intonacata e coperta da affreschi e stucchi, mentre il pavimento presentava motivi a intarsio in marmo, simili a quelli delle basiliche paleocristiane di Milano. Dalla chiesa probabilmente proviene anche l'Epitaffio di Wideramn, rara testimonianza della cultura funeraria longobarda scritta.
Gli affreschi antichi rimasti si dispiegano sulle pareti dell'abside centrale, compreso il lato che dà verso la chiesa, separato dalla navata da una parete dove si apre un arco a tutto sesto. Gli affreschi, rinvenuti casualmente nel 1944, rappresentano scene dell'infanzia di Cristo ispirate, sembra, soprattutto ai Vangeli apocrifi. Sorprendente è la tecnica compositiva, che lascia emergere una sorta di schema prospettico di diretta ascendenza classica, oltre a un chiaro realismo nella rappresentazione di ambienti, figure umane e animali. Il ciclo di affreschi testimonia così la permanenza, in tarda età longobarda, di elementi artistici classici sopravvissuti all'innesto della concezione germanica dell'arte, priva di attenzione ai risvolti prosepttici e naturalistici e più concentrata sul significato simbolico delle rappresentazioni.
Sighişoara (German: Schäßburg; Hungarian: Segesvár; Latin: Castrum Sex) is a city and municipality on the Târnava Mare River in Mureş County, Romania. Located in the historic region Transylvania, Sighişoara, as of 2002, has a population of 32,287.
The Romanian Orthodox Church (Biserica Ortodoxă Română in Romanian) is an autocephalous Eastern Orthodox church. It is in full communion with other Eastern Orthodox churches, and is ranked seventh in order of precedence. The Primate of the church has the title of Patriarch. Its jurisdiction covers the territory of Romania, with dioceses for Romanians living in nearby Moldova, Serbia and Hungary, as well as diaspora communities around the world.
It is the only Eastern Orthodox church using a Romance language. The majority of people in Romania (18,817,975, or 86.8% of the population, according to the 2002 census data) belong to it, as well as some 720,000 Moldovans. The Romanian Orthodox Church is the second-largest in size behind the Russian Orthodox Church.
Adherents of the Romanian Orthodox Church sometimes refer to it as Dreapta credinţă ("right/correct belief"; compare to Greek ὀρθὴ δόξα, "straight/correct belief").
Il Mausoleo di Cecilia Metella e il Castrum Caetani costituiscono un continuum archeologico, che sorge a Roma, poco prima del III miglio della Via Appia Antica, subito dopo il complesso costituito dal circo, dalla villa, e dal sepolcro del figlio dell'imperatore Massenzio, Valerio Romolo.
La collocazione del Mausoleo di Cecilia Metella veniva così descritta, nel 1855:
« Fuori dell'attuale porta di san Sebastiano, distante quasi un miglio dall'antica Capena , ai lati della via Appia sono orti e vigne.
Quindi percorse quasi due miglia incominciano deserti latifondi dell'agro romano, e sono i seguenti:
Capo di Bove,
Statuario, volgarmente Roma Vecchia;
Statuario, o sia Santa Maria Nuova;
Casal Rotondo;
Barbuta,
Selcia,
Fiorano,
Palombara.
La prima tenuta esistente sulla via Appia ai confini delle vigne è Capo di Bove. Così fu denominata dai bucrani detti volgarmente Capi di Bove , che servono di ornamento al sepolcro di Cecilia Metella ivi esistente.
Veggonsi similmente nella medesima gli avanzi di un circo denominato un tempo volgarmente di Caracalla, ed ora di Romulo figlio di Massenzio. »
Di Cecilia Metella non si hanno notizie personali, salvo che era figlia di Quinto Cecilio Metello Cretico, e moglie di un Crasso che si presume essere il figlio di quel Marco Licinio Crasso che nel 71 a.C. aveva soffocato la rivolta degli schiavi capeggiata da Spartaco e nel 60 a.C. aveva costituito il primo triumvirato con Cesare e Pompeo.
La costruzione del mausoleo, come mostrano le scene di guerra che accompagnano l'epigrafe, era finalizzata a celebrare l'importanza della famiglia assai più che della dedicataria, e viene datata alla seconda metà del I secolo a.C.
Interno del sepolcro
Il monumento originario era costituito dall'edificio circolare che ancora si erge, installato su un fondamento quadrangolare di opera cementizia. Il tamburo che conteneva la camera funeraria, del diametro di circa 30 metri e alto 39 metri con la merlatura, era interamente rivestito di blocchi di travertino, terminava presumibilmente in una piccola cupola - non più esistente ma ancora testimoniata da un anello di blocchi di travertino, e dall'indicazione monumentum peczutum - cioè monumento "appuntito" - con cui veniva descritto nell'XI secolo[1]. In alto, al di sopra della tabula col titulus, correva un fregio di festoni floreali alternati a bucrani, dai quali nacque il toponimo di Capo di bove, che identificò la località a partire dal Medioevo. La stessa merlatura, poi rifatta più alta nel medioevo, era già presente nella struttura in travertino e ricordava gli antichi tumuli col perimetro segnato dai cippi. Alla camera sepolcrale - oggi di nuovo visitabile - si accede da un dromos nel basamento stesso; essa occupa l'intera altezza dell'edificio.
L'arredo è andato completamente disperso, come era inevitabile per un luogo così a lungo frequentato: di un sarcofago trasferito a Palazzo Farnese si disse che era quello di Cecilia Metella, ma il Nibby lo attribuiva più plausibilmente ad Annia Regilla, moglie di Erode Attico, il quale nel secolo successivo aveva acquisito vasti possedimenti in quella zona.
Non è univoca la scelta della fonte di ispirazione per un monumento funebre circolare come il Mausoleo di Cecilia Metella: secondo alcuni studiosi i mausolei ellenistici, secondo altri le tholos etrusche. In ogni caso è interessante appurare il clima di restaurazione antiquaria che esisteva nella Roma del tardo I secolo a.C., tanto che si contano diversi esempi di architetture simili oltre i confini di Roma (a Sepino, Falerii, Gubbio, Pompei, Sarsina,ecc.) per tutta l'epoca giulio-claudia. In seguito il tamburo acquistò forme architettoniche sempre più complesse, fino alla sintesi coi mausolei a naiskos (tempietto) e a guglia, come nel mausoleo di Augusto (28 a.C.), quelli di Munazio Planco e Sempronio Atratino a Gaeta, quelli dei Plauzi Silvani, dei Servilii, dei Lucilii, ecc.
Le Suquet is the old quarter of Cannes, probably best known to tourists as the climbing, winding cobbled lane lined with local restaurants, Rue St Antoine. Le Suquet contains a clock tower and church that sit highfacing east overlooking the Bay of Cannes and Cannes itself. At the bottom of Le Suquet on Rue Dr. P. Gazagnaire is the market Forville, where the market is held in the mornings and early afternoon.
This area is the original fishermans' residential area of Cannes. The houses are all very old. The streets were laid out at least 400 years ago. It is a 5-minute walk from the beach and is full of restaurants around the Rue Saint Antoine and the Rue du Suquet. A lot of the area is pedestrianised and is a major tourist attraction for visitors to Cannes. The rue du Suquet is the original main road into Cannes. It came in below the walls of the castle (very good for defence). Ironically it is a pedestrian street again but full of good quality gourmet restaurants
From prehistory to the modern period
The medieval castle and tower of the XI th century.
Le Suquet hill is the origin of the city of Cannes. Upon the ancient tribes of Ligurian occupy the site, which is a strategic location to install a oppidum overlooking both the bay and inland. Peaking at 66 m, is this high place of the original settlement which gave its name to the town, the term Ligurian Canoa meaning "high" or "peak".
In the Middle Ages , the power of the counts of Provence is based on the fortifications that serve both to protect themselves from attacks from the sea to show his power to the people and the local nobility, unwilling to accept the order feudal one . These strongholds, is at the top of the hill of Le Suquet, a Castellum Marcellini ("Castle Marcellin"). William I st the Liberator after his hand resumed county of Provence , gives, in 960, which was only a very modest castrum to Rodoard 2 , head of a branch of the powerful family of the house of Grasse , with the fief of Antibes Cannes which is part a reward for his loyalty.
Around the year 1030 Gruette William, eldest son of Rodoard, enter orders and sells part of his land to the abbey of Lérins . The deed of gift is also the act of creation of the territory that would become the town of Cannes. He mentions a castle on the hill Suquet, in the center of a new urban area that grows . The act of 1030 still refers to a port that was really just a beach. Reads: From Portu Canue , most authentic form, from the word Ligurian Canoa meaning "high" or "peak" and referring to the ancient place of human occupation on the hill Suquet.
In 1080, the abbot of Lérins Aldebert II began the building of the great tower of Suquet to put the site safe from attacks by corsairs and Saracens . In 1131, the donation is confirmed by the Count of Provence, note that the Pope will seal itself. "The Count says our free city and free of all charges. She became a "free" land. This means that it does not pay taxes and they will pay taxes ... comtaux others. ". A signaling system by lights from the tower of the fortified monastery of Lérins Abbey and that of Suquet installed in 1327. The tower of Suquet is not completed until three centuries later in 1365 by Father Jean de Thornafort . With its twenty two meters high it can monitor the bay of Cannes.
In 1178, the Castellum Marcellini takes the name of Castellum Francum (Frankish castle). We see developing a real home with a feudal castle, houses, a hospital, churches, Notre-Dame-du-Puy, who, after the construction of Our Lady of Hope , will become the Chapel of St. Anne . This site is therefore a castrum , that is to say, a fortified village, grouped around the castle (now museum Castre ). A tight frame is observed around the castle and the church, on the ridge and down the slopes to the east and north especially, away from the ramparts: the barrier . A single source of fresh water flows at the foot of Le Suquet. Village activities are agriculture (wheat, olives) and fishing strictly regulated. The commercial dynamism is closely related to port activity and rich market town of Grasse who exports its fabrics and leathers.
In 1447 the inhabitants are free commune to escape the grip of the abbots of Lérins. The construction of the church of Our Lady of Hope is undertaken in the XVI th century. The XVIII th and XIX th centuries sanitation and road works leading to the destruction of part of the walls and many houses to allow Italy piercing of the road, the present Rue Georges Clemenceau, and the Mont Chevalier Street. At the end of the XIX th century Suquet population is enriched by the arrival of Italian immigrants, mainly from Piedmont. Two new roads are open, framing the Forville market recently established the streets of Dr. Pierre-Garzagnaire and Louis Blanc. The castle, partly destroyed, sold as national property during the Revolution became, in 1878, a ceramic factory "The Mont Chevalier art pottery". In 1919, the town of Cannes installs the Musée de la Castre .
The contemporary Suquet
The door of the Forville market .
The hill is sandwiched between the boulevard Victor Tuby north the street from Dr. Pierre-Gazagnaire to the east and the loop of the Georges Clemenceau Street to the south and west. At the heart of the neighborhood, its medieval streets sloping meander around the citadel. Its main shopping street, the Rue Saint-Antoine , restaurants street DEVALLE the hill from the streets of Le Suquet and leads to the St. Peter pier and promenade Pantiero where is the Hotel de Cannes behind which animates the Forville market . In between, the Meynadier Street , crossed by Pierre-Gazagnaire streets and Louis Blanc , heads east to the area of the Croisette . A helipad is located at the foot of Le Suquet, at the end of the pier of the Old Port . The forecourt of the church of Our Lady of Hope hosts summer concerts of musical evenings of Le Suquet . The Castre Museum , located in the gardens of the fortress dominated by the tower of Suquet exhibited in the rooms of the old castle and its Chapel of St. Anne its primitive art collections, Mediterranean antiquities, paintings landscapes and musical instruments in the world.
The tower of Suquet , the Chapel of St. Anne and the Church of Our Lady of Hope , located on the Place de la Castre at the top of the hill Suquet are classified MH by order of July 28, 1937.
L'esistenza del Castrum Vairani è documentata dall'epoca del sovrano normanno Guglielmo II (circa 1188), ma si suppone esistente già nei secoli IX e X. Nel 1193 il castello, difeso da Ruggero di Chieti, seppe resistere e scoraggiare definitivamente le offensive dell'esercito combinato di Enrico VI e di Roffredo dell'Isola (Vairanum acriter impugnans in nullo profecit). Nel 1437 Vairano fu saccheggiato dall'esercito del Patriarca Vitellesco mandato dal papa Eugenio VI. Nel 1461 i casali e il castello conobbero la furia distruttrice dell'esercito di Marino Marzano che lasciò Vairano, secondo le cronache dell'epoca, “depopulata et dehabitata”.
Tra il 1491 e il 1503 il Castello fu completamente ristrutturato ad opera del feudatario Innico II d'Avalos.
La fortezza è composta da 4 torri, di cui la più massiccia è detta torre “mastra”. L'interno è ormai completamente diruto, però ancora sono visibili la suddivisione dei piani, le cucine, le carceri e l'antica cisterna. Il borgo è circondato da mura intervallate da 14 torri. Tre porte consentono l'accesso al borgo: Porta Oliva, Porta di Mezzo o Mezzogiorno e Porta Castello o S. Andrea. All'interno è visitabile l'antica chiesa di S. Tommaso Apostolo (XIV sec.), mentre appena fuori delle mura, da poco restaurata, è ubicata la chiesa di S. Maria di Loreto (XVI sec.).
www.prolocovairanopatenora.it/monumenti/castello_di_vaira...
Piglio is a comune (municipality) in the Province of Frosinone in the Italian region Lazio, located about 50 km east of Rome and about 30 km northwest of Frosinone, offering a panoramic view on the valleys of the Sacco and Aniene rivers.It has been identified with the ancient Roman Capitulum, a Hernican town. Its area was the seat of several Roman patrician towns.In 1088 it is mentioned as Castrum Pileum; according to a legend, the name would stem from the Latin pileum, the helmet of Roman general Quintus Fabius Maximus. In that period it depended from the bishop of Anagni and, from the late 12th century, it was first a fief of the De Pileo and then of the De Antiochia families. In 1347 it was captured by Cola di Rienzo and, from the late 14th century, it was under the Colonna family, who held it until 1816. In 1656 the town was decimated by plague.Piglio became part of the newly formed Kingdom of Italy in 1870. During World War II, it was bombed by Allied planes, with c. 30% of the edifices destroyed.
Piglio è un comune di 4.771 abitanti in provincia di Frosinone.Il paese si trova in posizione panoramica su una propaggine del monte Scalambra tra le valli dei fiumi Sacco e Aniene. Interessante il patrimonio naturalistico e storico-culturale.Inoltre diviso in due parti:piglio alto e romagnano.Il territorio era abitato da popolazioni erniche e potrebbe forse essere identificato con il Capitulum Hernicum o Hernicorum di cui parla Strabone, collocandolo tra Olibanum (Olevano) e Anagnia (Anagni). La zona fu in seguito conquistata dai Romani e fu sede di diverse ville rustiche di cui si conservano resti ("villa di Mecenate" nella località "Le Fattora", "villa di Sant'Eligio", villa della località "Fontana di Grano").Con il nome di Castrum Pileum è citato in un documento del 1088 e secondo una leggenda il nome deriverebbe dal pileum, l'elmo romano che sarebbe caduto per un forte vento al condottiero Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore mentre passava nel territorio.Nell'XI secolo dipendeva dal vescovo di Anagni e dalla fine del XII secolo fu in possesso prima dei De Pileo (o "Buccaporco"), probabilmente imparentati con i Caetani, e poi dei De Antiochia. Nel 1347 fu preso da Cola di Rienzo, Passò quindi alla fine del XIV secolo in possesso dei Colonna, che lo mantennero fino al 1816. Saccheggiato nel 1526 dalle truppe di papa Clemente VII, e dalla metà del XVI secolo era inserito nella provincia di "Campagna Marittima" dello Stato Pontificio. Nel 1656 la popolazione venne decimata da una pestilenza, che secondo la leggenda fu arrestata dalla miracolosa immagine della "Madonna delle Rose".Nel 1799 il paese subì distruzioni ad opera delle truppe francesi. Ritornato allo Stato Pontificio fece parte del "distretto di Tivoli". Nel 1849 vi passò Giuseppe Garibaldi, diretto alla difesa della Repubblica Romana. Dopo la presa di Roma nel 1870 fu annesso al Regno di Italia e fece parte del "mandamento" di Paliano nel "circondario" di Frosinone, che apparteneva alla allora provincia di Roma, unica per il Lazio. Agli inizi del XX secolo fu attraversato dalla ferrovia a scattamento ridotto che metteva in comunicazione Roma e Frosinone. Nel 1926 venne eretto il Municipio e nel 1927 entrò a far parte della provincia di Frosinone. Durante la seconda guerra mondiale e la liberazione dall'occupazione tedesca, fu bombardato dagli Alleati nel 1944, con la distruzione di circa il 30% degli edifici.Lo sperone roccioso è dominato nella parte più alta dal Castello Colonna, le cui origini risalgono probabilmente agli inizi dell'XI secolo. Il castello è suddiviso in una parte alta ("Palatium superiore"), costruita su una spianata alla sommità della collina e comprendente, secondo le antiche descrizioni, la rocca con una loggia, una cisterna, la piazza d'armi (platea curiae) e il palazzo baronale con salone di rappresentanza. Da qui si scendeva, superando un dislivello di circa 25 m, alla parte bassa (Palatium inferius o "Castellutium, con una corte su cui prospettavano camere ornate da pitture. Il castello controllava la strada di accesso agli Altipiani di Arcinazzo.Della rocca superiore restano un torrione quadrato e un muro di cinta difeso da torri verso nord, mentre dagli edifici sul lato sud, a due piani si scende nella piazza dell'"Arringo". Attualmente vi è ospitato l'Antiquarium, comunale. Da esso si scendeva mediante una scala all'"Arringo". La parte bassa, risalente probabilmente agli inizi dell XIV secolo si sviluppa attualmente in una costruzione a due piani, con sistemazione esterna dovuta ad un rimaneggiamento ottocentesco e protegge la porta principale di accesso. L'"arco della Fontana che si apre nella parte inferiore del vecchio castello verso il paese è fiancheggiata da una trifora tardo-romanica.Il paese ("Borgo") si sviluppa sulla parte restante del rilievo: le case stesse costruite sui margini verso il dirupo ne costituiscono la struttura difensiva. La pianta assume la tipica forma "a fuso", con la via principale (via Maggiore" e "via dell'Arringo") che ne forma l'asse tra la "porta del Pei" di ingresso al paese e il castello.La chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore o dell'Assunta, risalente alla fine del XIII secolo fu in gran parte distrutta dai bombardamenti del 1944 e ricostruita nel dopoguerra nelle forme originarie baroccheggianti: conserva su un fianco i resti dell'ogiva di un antico portale. Ha tre navate presenta la facciata con un rosone e chiusa da due campanili gemelli. Da maggio a ottobre vi viene conservata la statua della "Madonna delle Rose", che viene riportata in processione al suo santuario il 30 ottobre, anniversario della liberazione di Piglio dalla peste.
Il santuario della "Madonna delle Rose" o della "Madre Santissima" fu edificato nel XVII secolo intorno alla miracolosa icona bizantina (un affresco del XIV secolo), a cui si attribuisce il miracolo di aver arrestato la peste del 1656.La chiesa di San Rocco presenta un affresco quattrocentesco che raffigura la "Madonna, san Lorenzo, sant'Antonio Abate e altri santi".Il convento francescano di San Lorenzo venne fondato secondo la leggenda dallo stesso San Francesco in viaggio verso Subiaco, su un terreno donato dal cardinale Giovanni Colonna, vescovo di Sabina nel 1215. La chiesa di San Lorenzo, del XV secolo, su edificio forse precedente e con annessa cappella dedicata al beato Andrea Conti, venne ricostruita a pianta ellittica nel 1773 dall'architetto Giuseppe Ferroni, ma era in abbandono nel 1873. Subì gravi danni nel terremoto del 1915 e per i bombardamenti del 1944 e fu quindi ricostruita secondo le forme originarie nel 1954. Da qui si accede alla grotta in cui era vissuto in romitaggio il beato Andrea Conti, morto nel 1302.Il convento francescano di San Giovanni fu eretto nel 1620 presso una chiesa già nominata come esistente nel XIII secolo, rifatta nel 1632. Chiesa e convento abbandonati in seguito alla soppressione degli ordini religiosi nel 1870 e danneggiati in seguito al terremoto del 1915, furono restaurati nel 1923 e nuovamente distrutti nel 1944 dai bombardamenti. Gli attuali edifici furono ricostruiti in forme moderne tra il 1949 e il 1951.
Font : Wikipedia
Already in 991, the cluniac "accounting" knows about a "castrum" at this place. In 1229 Hugues of Berzé, participator of the fourth cruisade and acclaimed poet of his time ("La Bible au seigneur de Barzil"), transformed the "castrum" into fortified place. The castle later was ruined during the 100 years War, rebuilt, abandoned... Early 19th century rebuilding and renovation started again, the result is seen here. The castle is privately owned. Tours are offered as well as red and white wines.
Here is the website in English:
berze.fr/pages/berze_castel_description.html
Hugues of Berzé made it to Wikipedia:
en.wikipedia.org/wiki/Hugues_IV_de_Berz%C3%A9
P.S.
Just 4kms south, in Berzé-la-Ville are the remains of a cluniac priory, founded by Hugues de Semur. - There is a fantasic little chapel with very impressing frescoes. The chapel is guarded by an old lady, that will, after you have paid the fee, point on your camera - and tell you "No photos!". She will show you, where on her desk the camera has to be placed, as long as you are in the chapel. Sorry - I have no photos!
Elne is already mentioned by Herodotus as "Illiberis", later Hannibal camped here (with his elephants) on his way to Italy. Within the 4th century it was named "Castrum Helenae" after the mother of Constantine the Great. Elne was a stronghold of the Visigoths, who founded the bishopric here in the 6th century. During the Middle Ages Elne, once the capital, lost its importance to nearby Perpignan, as the Counts of Roussillon moved their seat to Perpignan. In 1601 even the episcopal seat was transferred to Perpignan
So what is the parish church "Sainte-Julie-et-Sainte-Eulalie", is a the former cathedral built on a little hill. It replaced an older church and was consecrated in 1069.
During the Crusade of Aragon, a conflict between Philip III of France (aka "Philippe le Hardi") and Peter III of Aragon (aka "Pere el Gran"), the French armee conquered Elne, that was under the command of a knight named "Bastard of Roussillon". The population seeked shelter inside the cathedral. This ended in a masacre, as the church was set afire by the troops. Of course there was looting and plundering.
Next to the cathedral is the cloister, erected between 12th and 14th century, and believed to be one of the most important in Southern France. Some damages will date back to the Cruisade of Aragon, some to the Wars of Religions or the French Revolution, but still many carvings are "in situ" and in a good condition.
I had spent hours in Elne. I had reached the weird, nervous mode in which I tend to take more and more and more shots. Different light. Different angle. Different idea. Why don´t I have a tripod? Where are my notes? Where is my lenscap? I should come back tomorrow morning in the early light... And then finally I knew,that I had to leave the church and the cloister now - and return in a year or two. Better prepared, more relaxed. With a tripod.
I took this very last shot of some guys, growing out of a tree. Hairstyles I still remember. Actually I did remember the name of this person, seen here. He was my classmate in 1968. Was he that old? Seeing his eyes, I knew, that he had smoked some strange green stuff. He said "Hello" - and I said "Goodbuy".
Here is the soundtrack:
Die Ruinen der Burg Ramstein (Radbodstein) stehen auf einer Anhöhe am Rand des Meulenwaldes im unteren Kylltal bei Kordel in Rheinland-Pfalz.915 ließ der Erzbischof Radbod von Trier ein landwirtschaftliches Gut auf dem Felsen bei Kordel errichten. 927 erwarb ein Vasall des Erzbischofs Ruotger mit Namen Vollmar das Haus und ließ es befestigen. Diese Vorgängerbauten der Burg Ramstein wurden urkundlich unter Runnesstein und Castrum Ruynstein genannt.
Bis zu Beginn des 14. Jahrhunderts fehlen weitere, gesicherte historische Erkenntnisse zur Burganlage, denn erst in dieser Zeit begann Diether von Nassau, Trierer Erzbischof von 1300 bis 1307, mit der Errichtung einer Burg an jener Stelle. Die Fertigstellung des Baus erfolgte jedoch erst unter Diethers Nachfolger Balduin von Luxemburg im Jahr 1325. Dieser übertrug den noch nicht fertig gestellten Bau bereits 1310 dem Domdechanten Johann von Bruch als Lehen.
Der Bau der Burg ging nicht ohne Streitigkeiten vor sich. Der Ritter Arnold von Pittingen erhob Einspruch gegen ihre Errichtung, doch der von ihm veranlasste Prozess ging verloren, da Balduin nachweisen konnte, dass Ramstein auf erzbischöflichem Grund und Boden errichtet worden war.
Mauern des Wohnturms, Innenansicht
1328 erhielt der Ritter Johann von der Fels mit seiner Frau Jutta von Reuland und deren Sohn Wilhelm von Manderscheid Burg Ramstein jeweils zur Hälfte als Lehen. Sowohl das Ehepaar als auch Wilhelm verpfändeten in der Nachfolgezeit mehrmals ihren Anteil.
Balduins Nachfolger Boemund II. von Saarbrücken übertrug 1358 die Anlage seinem Schöffenmeister Johann Wolf mit der Auflage, sie instand zu halten und genügend Wächter für ihre Bewachung einzustellen.
Nur wenig später schon belehnte Erzbischof Kuno II. von Falkenstein die Äbtissin von Ören, Irmgard von Gymnich, mit Ramstein. Ihr folgte ab 1402 der Chorbischof Ruprecht von Hoheneck als Lehnsmann.
Geraume Zeit nach dessen Tod besetzte Bernhard von Orley die Burg, weil er Besitzansprüche auf sie erhob. In Folge dessen ließ Jakob I. von Sierck die Burg Ramstein belagern. Die Auseinandersetzung wurde schließlich durch ein Schiedsgericht beigelegt, das zugunsten des Erzbistums entschied. Da jedoch die nötigen finanziellen Mittel fehlten, wurden die durch die Belagerung entstandenen Schäden vorerst nicht beseitigt und die Gebäude verfielen allmählich.
Erst als Chorbischof Dietrich von Stein 1488 auf Lebenszeit mit Ramstein belehnt wurde, trat Besserung ein. Er ließ die Burg gemäß den Auflagen des Lehensvertrags wieder aufbauen. Nach Dietrichs Tod tritt Heinrich von Hartenrode zwölf Jahre später dessen Nachfolge an: Erzbischof Johann II. von Baden ernannte ihn zum lebenslänglichen Burggrafen des Schloß Rumstein.
Erzbischof und Kurfürst Richard von Greiffenklau zu Vollrads bewohnte die Anlage im 16. Jahrhundert selbst. Er löste das Problem der Wasserversorgung, indem er von einer Waldquelle eine Leitung aus Tonröhren ins Burgareal legen ließ. Noch heute ist der Gedenkstein, der an dieses Ereignis erinnert, erhalten. Dem Erzbischof folgten nun wieder Domdechanten als Besitzer.
Während des Dreißigjährigen Krieges befand sich Ramstein ein Jahr lang in französischer Hand, ehe es durch kaiserliche Truppen befreit wurde. Im Anschluss daran wurde die Burganlage weiter befestigt.
Kriegerische Auseinandersetzungen während des Spanischen Erbfolgekrieges machten der Burg Ramstein endgültig den Garaus. Am 18. September 1689 wurde sie durch französische Soldaten unter dem Kommando des Marschalls Francois de Bône de Crequi de Blanchefort in Brand gesteckt und an zwei Ecken gesprengt. Seither ist sie eine Ruine.
Nach der Besetzung des Rheinlands durch die Franzosen wurde die Ruine im Zuge der Säkularisation 1803 durch den Trierer Advokaten Josef Fritsch für 9000 Francs ersteigert.
Picasso Museum
Fondé sur l'ancienne acropole de la ville grecque d'Antipolis, castrum romain, résidence des évêques au Moyen Ãge (de 442 à 1385), le château Grimaldi fut habité à partir de 1385 par la famille monégasque qui lui donna son nom. Devenu demeure du gouverneur du Roi, puis à partir de 1792, hôtel de ville, le bâtiment se transforme en caserne en 1820, marquant ainsi la prise de possession des lieux par le Génie militaire jusqu'en 1924.
Picasso Professeur de français, grec et latin au lycée Carnot à Cannes, Romuald Dor de la Souchère commence en 1923 ses recherches archéologiques à Antibes. Le 29 mars 1924, Dor de la Souchère crée la société des Amis du musée d'Antibes qui a pour objet de fonder un Musée historique et archéologique et de travailler à faire connaître le passé de la région.
En 1925, le château des Grimaldi est acheté par la ville d'Antibes et devient ainsi le musée Grimaldi avec pour premier conservateur, Romuald Dor de la Souchère. En septembre 1945, Pablo Picasso se rend au musée Grimaldi et en 1946, Romuald Dor de la Souchère lui propose d'utiliser une partie du château comme atelier.
De Picasso....
Picasso, enthousiaste, travaille au château et réalise de nombreuses oeuvres, dessins et peintures. à la suite de son séjour en 1946, Pablo Picasso laisse en dépôt à la ville d'Antibes 23 peintures et 44 dessins. Parmi les peintures les plus célèbres : La Joie de vivre, Satyre, faune et centaure au trident, Le Gobeur d'oursins, La Femme aux oursins, Nature morte à la chouette et aux trois oursins, La Chèvre...
Le 22 septembre 1947 voit l'inauguration officielle de la salle Picasso au premier étage, accompagnée d'un premier accrochage des oeuvres d'Antibes.
Le 7 septembre 1948, une exposition confirme l'enrichissement significatif de 78 céramiques réalisées à l'atelier Madoura de Vallauris.
Le 13 septembre 1949, à l'occasion de l'inauguration de l'exposition « Tapisseries françaises », de nouvelles salles consacrées aux peintures, céramiques et dessins de Picasso sont ouvertes au public. Et le 27 décembre 1966, la ville d'Antibes rend de nouveau hommage à Pablo Picasso et le château Grimaldi devient officiellement musée Picasso, premier musée consacré à l'artiste. Enfin, en 1991, la dation Jacqueline Picasso autorise un nouvel enrichissement des collections Picasso.
...à Nicolas de Staël
Picasso1Les oeuvres de Nicolas de Staël aussi présentées au musée témoignent du séjour du peintre à Antibes, de septembre 1954 à mars 1955. Un premier don est consenti par sa veuve au musée Picasso après l'exposition consacrée à l'artiste en 1955 et à partir de 1982, la ville acquiert des oeuvres importantes de sa dernière période.
Vers l'art moderne
En 2001, une donation effectuée par la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman permet l'ouverture de deux salles, au rez-de-chaussée du musée. Un accrochage permanent propose un parcours dans l'Åuvre de chacun de ces artistes.
Enfin, la collection d'art moderne, commencée en 1951 par Dor de La Souchère, a été créée à partir de dons exceptionnels consentis par les artistes. Des artistes importants appartenant aux grands courants de l'art des XXe et XXIe siècles sont représentés : Arman, Atlan, Balthus, Ben, Bioules, Bloch, Buraglio, Bury, Calder, Cane, Castellas, César, Chillida, Clavé, Combas, Corneille, Crotti, Debré, Dezeuze, Ernst, Gleizes, Goetz, Hantaï, Hartung, Jaccard, Klein, Leppien, Magnelli, Malaval, Mansouroff, Mathieu, Meurice, Modigliani, Music, Picabia, Pincemin, Raynaud, Raysse, Sarkis, Spoerri, Viallat...
Trois autres musée Picasso se trouvent également à Paris : le musée Picasso Paris et en Espagne : le musée de Malaga et le musée de Barcelone.
Gard ~ Occitanie
Le Duché est bâti sur un ancien ‘Castrum" ou camp romain. Ce lieu devint dans le premier millénaire la résidence du gouverneur. Ces constructions en bois n'ont pas traversé le temps. Toutefois, Dhuoda, Duchesse de Septimanie y fut exilée au milieu du 9ème siècle par son époux Bernard. Dhuoda fut la première femme a écrire un livre en occident. Ce livre, qui existe toujours, est un manuel d'éducation pour son fils.
Le Château Ducal appelé le "Duché" est par son architecture un résumé de l'histoire de France. Le Moyen-Age, la Renaissance, le Siècle des Lumières et les Temps Modernes s'y retrouvent. Cette composition architecturale offre malgré cela une belle harmonie au regard.
Cette bâtisse connaît de moments difficiles à la Révolution, vendue comme bien national, elle est saccagée et elle est transformée en collège.
Le Duc d'Uzès rachète le Duché en 1824 aux familles uzétiennes (dont celle de l'écrivain André Gide) qui en l'achetant l'ont protégées. Le Duc y fait d'importants travaux à partir de 1834, date de la fin de la construction d'un nouveau collège à Uzès et de son aménagement.
La première partie du 20ème siècle est aussi une période noire pour le Duché, le Duc d'Uzès en difficulté vend son mobilier et il loue le Duché à l'Education Nationale qui y installe de nouveau un collège. Peu scrupuleux du monument, elle ne remplit pas ses obligations d'entretien et elle bétonne l'intérieur et l'extérieur.
A partir de 1951, la Marquise de Crussol récupère avec l'aide du Ministère des Beaux Arts le Duché et elle commence à le restaurer. Amie du Ministre de la Culture du Général de Gaulle, André Malraux, qu'elle avait connu dans son salon politique, elle obtient le secteur sauvegardé en 1964 qui va permettre à la Ville d'Uzès de renaître de deux siècles d'oubli.
Son petit fils et son épouse, le Duc et la Duchesse d'Uzès actuels, continuent les restaurations entamées par la Marquise de Crussol. Depuis, une grande partie du gros œuvre à été restaurée et régulièrement de nouvelles acquisitions de meubles et objets enrichissent les collections et la qualité de la visite. Le Duché est un des rares exemples de châteaux de famille faisant l'objet d'une restauration complète en ce début du 21° siècle.
www.duche-uzes.fr/fr/chateau/histoire.php
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Queso elaborado con leche cruda de oveja, de pasta blanda y corteza natural comestible. Cada queso ha sido moldeado, desuerado y salado a mano de forma individual, lo que convierte cada pieza en única.
Este queso lo elaboran los hermanos Cesáreo y José María Sánchez López propietarios de la quesería Castrum-Erat, ubicada en el municipio español de Castuera, perteneciente a la provincia de Badajoz (comunidad autónoma de Extremadura).
Una empresa familiar, de jóvenes queseros, está rompiendo moldes con sus quesos de “nueva generación”.
Estos queseros proceden de una familia de ganaderos de antaño, donde generación tras generación les han transmitido los conocimientos, costumbres y valores de los productores artesanos de la comarca de “La Serena”, en Badajoz..
"Aux origines, la chapelle est un castrum, village établi au pied d'un château et possédant son propre lieu de culte. L'église actuelle est en fait l'ancienne chapelle du château , dont elle ne se distingue par aucun détail d'architecture. Elle est devenue église paroissiale au XVe siècle après l'abandon du village d'origine qui était situé à 1 km.
L'austérité extérieure contraste avec la luxuriance du décor interne. Un ensemble de boiseries fut installé de 1761 à 1776 par l'ébéniste Maraignon dit Champaigne, de Lectoure, pour les frères Goulard, curés. Leur fortune personnelle autorisa une création originale aux proportions parfaites dans un esprit pleinement rocaille. On remarque en particulier les tribunes, réservées aux hommes, qui donnent à l'ensemble un petit air d'opéra. Intégralement conservé, ce décor de bois peint et doré, exceptionnel par son unité, sa cohérence, l'harmonie et le rythme, reste le témoin le plus complet et le plus représentatif du succès d'un style rocaille épanoui auprès des riches ecclésiastiques méridionaux jusqu'à la fin du XVIIIe siècle."
Picasso Museum
Fondé sur l'ancienne acropole de la ville grecque d'Antipolis, castrum romain, résidence des évêques au Moyen Ãge (de 442 à 1385), le château Grimaldi fut habité à partir de 1385 par la famille monégasque qui lui donna son nom. Devenu demeure du gouverneur du Roi, puis à partir de 1792, hôtel de ville, le bâtiment se transforme en caserne en 1820, marquant ainsi la prise de possession des lieux par le Génie militaire jusqu'en 1924.
Picasso Professeur de français, grec et latin au lycée Carnot à Cannes, Romuald Dor de la Souchère commence en 1923 ses recherches archéologiques à Antibes. Le 29 mars 1924, Dor de la Souchère crée la société des Amis du musée d'Antibes qui a pour objet de fonder un Musée historique et archéologique et de travailler à faire connaître le passé de la région.
En 1925, le château des Grimaldi est acheté par la ville d'Antibes et devient ainsi le musée Grimaldi avec pour premier conservateur, Romuald Dor de la Souchère. En septembre 1945, Pablo Picasso se rend au musée Grimaldi et en 1946, Romuald Dor de la Souchère lui propose d'utiliser une partie du château comme atelier.
De Picasso....
Picasso, enthousiaste, travaille au château et réalise de nombreuses oeuvres, dessins et peintures. à la suite de son séjour en 1946, Pablo Picasso laisse en dépôt à la ville d'Antibes 23 peintures et 44 dessins. Parmi les peintures les plus célèbres : La Joie de vivre, Satyre, faune et centaure au trident, Le Gobeur d'oursins, La Femme aux oursins, Nature morte à la chouette et aux trois oursins, La Chèvre...
Le 22 septembre 1947 voit l'inauguration officielle de la salle Picasso au premier étage, accompagnée d'un premier accrochage des oeuvres d'Antibes.
Le 7 septembre 1948, une exposition confirme l'enrichissement significatif de 78 céramiques réalisées à l'atelier Madoura de Vallauris.
Le 13 septembre 1949, à l'occasion de l'inauguration de l'exposition « Tapisseries françaises », de nouvelles salles consacrées aux peintures, céramiques et dessins de Picasso sont ouvertes au public. Et le 27 décembre 1966, la ville d'Antibes rend de nouveau hommage à Pablo Picasso et le château Grimaldi devient officiellement musée Picasso, premier musée consacré à l'artiste. Enfin, en 1991, la dation Jacqueline Picasso autorise un nouvel enrichissement des collections Picasso.
...à Nicolas de Staël
Picasso1Les oeuvres de Nicolas de Staël aussi présentées au musée témoignent du séjour du peintre à Antibes, de septembre 1954 à mars 1955. Un premier don est consenti par sa veuve au musée Picasso après l'exposition consacrée à l'artiste en 1955 et à partir de 1982, la ville acquiert des oeuvres importantes de sa dernière période.
Vers l'art moderne
En 2001, une donation effectuée par la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman permet l'ouverture de deux salles, au rez-de-chaussée du musée. Un accrochage permanent propose un parcours dans l'Åuvre de chacun de ces artistes.
Enfin, la collection d'art moderne, commencée en 1951 par Dor de La Souchère, a été créée à partir de dons exceptionnels consentis par les artistes. Des artistes importants appartenant aux grands courants de l'art des XXe et XXIe siècles sont représentés : Arman, Atlan, Balthus, Ben, Bioules, Bloch, Buraglio, Bury, Calder, Cane, Castellas, César, Chillida, Clavé, Combas, Corneille, Crotti, Debré, Dezeuze, Ernst, Gleizes, Goetz, Hantaï, Hartung, Jaccard, Klein, Leppien, Magnelli, Malaval, Mansouroff, Mathieu, Meurice, Modigliani, Music, Picabia, Pincemin, Raynaud, Raysse, Sarkis, Spoerri, Viallat...
Trois autres musée Picasso se trouvent également à Paris : le musée Picasso Paris et en Espagne : le musée de Malaga et le musée de Barcelone.
Picasso Museum
Fondé sur l'ancienne acropole de la ville grecque d'Antipolis, castrum romain, résidence des évêques au Moyen Ãge (de 442 à 1385), le château Grimaldi fut habité à partir de 1385 par la famille monégasque qui lui donna son nom. Devenu demeure du gouverneur du Roi, puis à partir de 1792, hôtel de ville, le bâtiment se transforme en caserne en 1820, marquant ainsi la prise de possession des lieux par le Génie militaire jusqu'en 1924.
Picasso Professeur de français, grec et latin au lycée Carnot à Cannes, Romuald Dor de la Souchère commence en 1923 ses recherches archéologiques à Antibes. Le 29 mars 1924, Dor de la Souchère crée la société des Amis du musée d'Antibes qui a pour objet de fonder un Musée historique et archéologique et de travailler à faire connaître le passé de la région.
En 1925, le château des Grimaldi est acheté par la ville d'Antibes et devient ainsi le musée Grimaldi avec pour premier conservateur, Romuald Dor de la Souchère. En septembre 1945, Pablo Picasso se rend au musée Grimaldi et en 1946, Romuald Dor de la Souchère lui propose d'utiliser une partie du château comme atelier.
De Picasso....
Picasso, enthousiaste, travaille au château et réalise de nombreuses oeuvres, dessins et peintures. à la suite de son séjour en 1946, Pablo Picasso laisse en dépôt à la ville d'Antibes 23 peintures et 44 dessins. Parmi les peintures les plus célèbres : La Joie de vivre, Satyre, faune et centaure au trident, Le Gobeur d'oursins, La Femme aux oursins, Nature morte à la chouette et aux trois oursins, La Chèvre...
Le 22 septembre 1947 voit l'inauguration officielle de la salle Picasso au premier étage, accompagnée d'un premier accrochage des oeuvres d'Antibes.
Le 7 septembre 1948, une exposition confirme l'enrichissement significatif de 78 céramiques réalisées à l'atelier Madoura de Vallauris.
Le 13 septembre 1949, à l'occasion de l'inauguration de l'exposition « Tapisseries françaises », de nouvelles salles consacrées aux peintures, céramiques et dessins de Picasso sont ouvertes au public. Et le 27 décembre 1966, la ville d'Antibes rend de nouveau hommage à Pablo Picasso et le château Grimaldi devient officiellement musée Picasso, premier musée consacré à l'artiste. Enfin, en 1991, la dation Jacqueline Picasso autorise un nouvel enrichissement des collections Picasso.
...à Nicolas de Staël
Picasso1Les oeuvres de Nicolas de Staël aussi présentées au musée témoignent du séjour du peintre à Antibes, de septembre 1954 à mars 1955. Un premier don est consenti par sa veuve au musée Picasso après l'exposition consacrée à l'artiste en 1955 et à partir de 1982, la ville acquiert des oeuvres importantes de sa dernière période.
Vers l'art moderne
En 2001, une donation effectuée par la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman permet l'ouverture de deux salles, au rez-de-chaussée du musée. Un accrochage permanent propose un parcours dans l'Åuvre de chacun de ces artistes.
Enfin, la collection d'art moderne, commencée en 1951 par Dor de La Souchère, a été créée à partir de dons exceptionnels consentis par les artistes. Des artistes importants appartenant aux grands courants de l'art des XXe et XXIe siècles sont représentés : Arman, Atlan, Balthus, Ben, Bioules, Bloch, Buraglio, Bury, Calder, Cane, Castellas, César, Chillida, Clavé, Combas, Corneille, Crotti, Debré, Dezeuze, Ernst, Gleizes, Goetz, Hantaï, Hartung, Jaccard, Klein, Leppien, Magnelli, Malaval, Mansouroff, Mathieu, Meurice, Modigliani, Music, Picabia, Pincemin, Raynaud, Raysse, Sarkis, Spoerri, Viallat...
Trois autres musée Picasso se trouvent également à Paris : le musée Picasso Paris et en Espagne : le musée de Malaga et le musée de Barcelone.
Papa Celestino V
Celestino V, nato Pietro Angelerio (o secondo alcuni Angeleri), detto Pietro da Morrone e venerato come Pietro Celestino (Isernia o Sant'Angelo Limosano, fra il 1209 e il 1215 – Fumone, 19 maggio 1296), è stato il 192º Papa della Chiesa cattolica dal 29 agosto al 13 dicembre 1294.
Il complesso del Castrum Sancti Angeli de Ravecanina al giorno d'oggi
Opuscula omnia, 1640. Da BEIC, biblioteca digitale
Eletto a Perugia il 5 luglio 1294, fu incoronato ad Aquila (oggi L'Aquila) il 29 agosto nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, da lui fatta costruire qualche anno prima. Durante il suo breve pontificato diede vita alla Perdonanza, celebrazione giubilare annuale tuttora esistente. È sepolto nella stessa basilica aquilana, all'interno del mausoleo realizzato da Girolamo da Vicenza.
Celestino V fu il primo papa che volle esercitare il proprio ministero al di fuori dei confini dello Stato Pontificio e il sesto, dopo Clemente, Ponziano, Silverio[5][6], Benedetto IX e Gregorio VI[2][8] a rinunciare al ministero petrino; dopo di lui rinunceranno Gregorio XII (nel 1415) e Benedetto XVI (nel 2013), a causa dell'età avanzata.
È venerato come santo, con il nome di Pietro Celestino da Morrone, dalla Chiesa cattolica, che ne celebra la festa liturgica il 19 maggio. È patrono del comune di Isernia, che ne rivendica i natali, e compatrono dell'Aquila, di Ferentino, di Urbino e del Molise.
Bibliografia
La vita eremitica
Pietro da Morrone, penultimo dei dodici figli di Angelo Angelerio e Maria Leone, modesti contadini, nacque tra il 1209 e il 1215 (la fonte più accreditata è la cosiddetta Vita C che racconta che aveva 87 anni al momento della morte avvenuta il 19 maggio 1296 e ciò vorrebbe dire, come dicono altre fonti, che sarebbe nato nel 1209) in Molise. La sua nascita è tradizionalmente rivendicata da due comuni: Isernia e Sant'Angelo Limosano (dei quali è patrono). In seguito altre due località ne hanno anch'esse rivendicato i natali: Sant'Angelo in Grotte (frazione di Santa Maria del Molise) e Castrum Sancti Angeli de Ravecanina, nel casertano.
Da giovane, per un breve periodo, soggiornò presso il monastero benedettino di Santa Maria in Faifoli, chiesa abbaziale che, tra le dodici della diocesi di Benevento, era una delle più importanti. Mostrò una straordinaria predisposizione all'ascetismo e alla solitudine, ritirandosi nel 1239 in una caverna isolata sul Monte Morrone, sopra Sulmona, da cui il suo nome.
Nel 1240 si trasferì a Roma, presumibilmente presso il Laterano, dove studiò fino a prendere gli ordini sacerdotali. Lasciata Roma, nel 1241 ritornò sul monte Morrone, in un'altra grotta, presso la piccola chiesa di Santa Maria di Segezzano. Cinque anni dopo abbandonò anche questa grotta per rifugiarsi in un luogo ancora più inaccessibile sui monti della Maiella, in Abruzzo, dove visse nella maniera più semplice che gli fosse possibile.
Si era allontanato temporaneamente dal suo eremitaggio del monte Morrone nel 1244 per costituire una Congregazione ecclesiastica riconosciuta da papa Gregorio X come ramo dei benedettini, denominata "dei frati di Pietro da Morrone", che ebbe la sua povera culla nell'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone, il rifugio preferito di Pietro, e che soltanto in seguito avrebbe preso il nome di Celestini.
Nell'inverno del 1273 si recò a piedi in Francia, a Lione, dove stavano per iniziare i lavori del Concilio di Lione II voluto da Gregorio X, per impedire che l'ordine monastico da lui stesso fondato fosse soppresso. La missione ebbe successo poiché grande era la fama di santità che accompagnava il monaco eremita, tanto che il Papa gli chiese di celebrare una messa davanti a tutti i Padri Conciliari dicendogli che « [...] nessuno ne era più degno».
I successivi vent'anni videro la radicalizzazione della sua vocazione ascetica e il suo distaccarsi sempre più da tutti i contatti con il mondo esterno, fino a quando non fu convinto che stesse sul punto di lasciare la vita terrena per ritornare a Dio. Ma un fatto del tutto inaspettato stava per accadere.
L'elezione al pontificato
Papa Niccolò IV morì il 4 aprile 1292; nello stesso mese si riunì il conclave, che in quel momento era composto da soli dodici porporati. Numerose furono le riunioni dei padri cardinali nell'Urbe, ma sempre tenute in sedi diverse: a Santa Maria sopra Minerva, a Santa Maria Maggiore e sull'Aventino presso il monastero di Santa Sabina. Nonostante ciò, il Sacro Collegio non riusciva a far convergere i voti necessari su nessun candidato.
Sopravvenne un'epidemia di peste che indusse allo scioglimento del conclave. Nel corso dell'epidemia il cardinale francese Cholet fu colpito dal morbo e morì, per cui il Collegio cardinalizio si ridusse ad 11 componenti.
Passò più di un anno prima che il conclave potesse nuovamente riunirsi, perché un profondo disaccordo si era creato circa la sede in cui convocarlo (Roma o Rieti). Finalmente si riuscì a trovare una soluzione sufficientemente condivisa, stabilendo la nuova sede nella città di Perugia; era il 18 ottobre 1293.
I porporati però, nonostante le laboriose trattative, non riuscivano ad eleggere il nuovo Papa, soprattutto per la frattura che si era creata tra i sostenitori dei Colonna e gli altri cardinali. I mesi si susseguivano inutilmente e il permanere della sede vacante aumentava il malcontento popolare, che si manifestava attraverso disordini e proteste, anche negli stessi ambienti ecclesiastici.
Si giunse così alla fine del mese di marzo del 1294, quando i cardinali dovettero registrare un evento che, probabilmente, contribuì in maniera determinante ad avviare a conclusione i lavori del Conclave. Erano in corso, in quel momento, le trattative tra Carlo II d'Angiò, Re di Napoli, e Giacomo II, Re di Aragona, per sistemare le vicende legate all'occupazione aragonese della Sicilia, avvenuta all'indomani dei cosiddetti vespri siciliani del 31 marzo 1282. Poiché si stava per giungere alla stipula di un trattato, Carlo d'Angiò aveva necessità dell'avallo pontificio, la qual cosa era impossibile, stante la situazione di stallo dei lavori del Conclave. Spinto da questa esigenza, il re di Napoli si recò insieme al figlio Carlo Martello a Perugia, dove era riunito il Conclave, con lo scopo di sollecitare l'elezione del nuovo Pontefice. Il suo ingresso nella sala dove era riunito il Sacro Collegio provocò ovviamente la riprovazione di tutti i cardinali e il re fu cacciato fuori, soprattutto per l'intervento del cardinale Benedetto Caetani. Questa vicenda, con molta probabilità, indusse i cardinali a prendere coscienza del fatto che si rendeva necessario chiudere al più presto la sede vacante.
Nel frattempo, Pietro da Morrone aveva predetto "gravi castighi" alla Chiesa se questa non avesse provveduto a scegliere subito il proprio pastore. La profezia fu inviata al Cardinale Decano Latino Malabranca, il quale la presentò all'attenzione degli altri cardinali, proponendo il monaco eremita come Pontefice; la sua figura ascetica, mistica e religiosissima, era nota a tutti i regnanti d'Europa e tutti parlavano di lui con molto rispetto. Il Cardinale Decano, però, dovette adoperarsi molto per rimuovere le numerose resistenze che il Sacro Collegio aveva sulla persona di un non porporato. Alla fine, dopo ben 27 mesi dall'inizio del Conclave, emerse all'unanimità il nome di Pietro da Morrone; era il 5 luglio 1294.
L'elezione unanime da parte del Sacro Collegio di un semplice monaco eremita, completamente privo di esperienza di governo e totalmente estraneo alle problematiche della Santa Sede, può forse essere spiegata dal proposito di tacitare l'opinione pubblica e le monarchie più potenti d'Europa, vista l'impossibilità di eleggere un porporato su cui tutti fossero d'accordo.[senza fonte]
È possibile che i cardinali fossero pervenuti a questa soluzione pensando anche di poter gestire, ciascuno a modo suo, la totale inesperienza dell'anziano monaco eremita, guidandolo in quel mondo curiale e burocratico a cui egli era totalmente estraneo, sia per reggere meglio la Chiesa in quel difficile momento, sia per vantaggi personali.[senza fonte]
La basilica di Santa Maria di Collemaggio, eretta per volere del santo
La notizia dell'elezione gli fu recata da tre ecclesiastici che, nelle settimane successive, poco prima dell'agosto 1294, salirono sul monte Morrone per annunciare l'elezione a Pietro Angelerio. Uno dei messi, Iacopo Stefaneschi, futuro cardinale, narra così la vicenda nel suo Opus Metricum: apparve « [...] un uomo vecchio, attonito ed esitante per così grande novità» con indosso « [...] una rozza tonaca». Alla notizia dell'elezione, gli occhi gli si velarono di pianto. Lo stesso Stefaneschi narra che quando i messi si inginocchiarono al suo cospetto, lo stesso Pietro da Morrone si prostrò umilmente davanti a loro. Tra la sorpresa e lo sconcerto per l'annuncio che gli recarono, fra' Pietro si volse verso il crocifisso appeso a una parete della sua cella e pregò a lungo. Poi, con grande apprensione e sofferenza, dichiarò di accettare l'elezione. Appena diffusa la notizia dell'elezione del nuovo Pontefice, Carlo II d'Angiò si mosse immediatamente da Napoli e fu il primo a raggiungere il religioso. In sella a un asino tenuto per le briglie dallo stesso re e scortato dal corteo reale, Pietro si recò nella città di Aquila (oggi L'Aquila), dove aveva convocato tutto il Sacro Collegio. Qui, nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio, fu incoronato il 29 agosto 1294 con il nome di Celestino V.
Il pontificato
Uno dei primi atti ufficiali fu l'emissione della cosiddetta Bolla del Perdono, bolla che elargisce l'indulgenza plenaria a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, nella città dell'Aquila, dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. Fu così istituita la Perdonanza, celebrazione religiosa che anticipò di sei anni il primo Giubileo del 1300, ancora oggi tenuta nel capoluogo abruzzese. In pratica, Celestino V istituì a Collemaggio un prototipo del Giubileo, e forse sia lui sia Bonifacio si ispirarono alla leggenda della "Indulgenza dei Cent'Anni" di cui si avevano testimonianze risalenti a Innocenzo III.
Il nuovo Pontefice si affidò, incondizionatamente, nelle mani di Carlo d'Angiò, nominandolo "maresciallo" del futuro Conclave. Ratificò immediatamente il trattato tra Carlo d'Angiò e Giacomo d'Aragona, mediante il quale fu stabilito che, alla morte di quest'ultimo, la Sicilia sarebbe ritornata agli angioini.
Dietro consiglio di Carlo d'Angiò, fissò la sede della Curia nel Castel Nuovo di Napoli, dove fu allestita una piccola stanza, arredata in modo molto semplice e dove egli si ritirava spesso a pregare e a meditare. Di fatto, il Papa era sì protetto da Carlo, ma anche suo ostaggio, in quanto molte delle decisioni pontificie erano direttamente influenzate dal re angioino.
Probabilmente, nel corso delle sue frequenti meditazioni dovette pervenire, poco a poco, alla decisione di abbandonare il suo incarico. In ciò fu sostenuto anche dal parere del cardinal Benedetto Caetani (il futuro Bonifacio VIII), esperto di diritto canonico, il quale riteneva pienamente legittima una rinuncia al pontificato.
Concistori per la creazione di nuovi cardinali
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Celestino V.
Papa Celestino V durante il suo pontificato ha creato 13 cardinali nel corso di un solo concistoro.
La rinuncia al pontificato
In effetti Pietro da Morrone dimostrò una notevole ingenuità nella gestione amministrativa della Chiesa, ingenuità che, unitamente ad una considerevole ignoranza (nei concistori si parlava in volgare, non conoscendo egli a sufficienza la lingua latina), fece precipitare l'amministrazione in uno stato di gran confusione, giungendo persino ad assegnare il medesimo beneficio a più di un richiedente.
Circa quattro mesi dopo la sua incoronazione, nonostante i numerosi tentativi per dissuaderlo avanzati da Carlo d'Angiò, il 13 dicembre 1294 Celestino V, nel corso di un concistoro, diede lettura della rinuncia all'ufficio di romano pontefice, il cui testo originale andato perduto ci è giunto attraverso l'analoga bolla di Bonifacio VIII.
(LA)
«Ego Caelestinus Papa Quintus motus ex legittimis causis, idest causa humilitatis, et melioris vitae, et coscientiae illesae, debilitate corporis, defectu scientiae, et malignitate Plebis, infirmitate personae, et ut praeteritae consolationis possim reparare quietem; sponte, ac libere cedo Papatui, et expresse renuncio loco, et Dignitati, oneri, et honori, et do plenam, et liberam ex nunc sacro caetui Cardinalium facultatem eligendi, et providendi duntaxat Canonice universali Ecclesiae de Pastore.»
(IT)
«Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della Plebe [di questa città], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all'onere e all'onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale.»
(Celestino V - Bolla pontificia, Napoli, 13 dicembre 1294)
Gli storici hanno poi dimostrato che tale formula era già stata utilizzata nelle Decretali da Innocenzo III per le rinunce episcopali, mentre altri hanno ipotizzato che una bolla pontificia, contenente tutte le giustificazioni di una rinuncia all'ufficio di Romano pontefice, fosse stata compilata ad hoc proprio dal cardinal Caetani, il quale, vista l'impossibilità di controllare il Papa come aveva auspicato, impedito in questo da Carlo d'Angiò, intravedeva in questa vicenda la possibilità di ascendere egli stesso al soglio pontificio con notevole anticipo sui tempi che egli aveva preventivato al momento in cui aveva aderito all'elezione di Pietro da Morrone. Di fatto l'unica fonte storicamente certa del sommario contenuto della bolla celestiniana rimane ad oggi la decretale Quoniam aliqui inserita nel Liber Sextus per volontà del suo successore Bonifacio VIII.
Undici giorni dopo le sue dimissioni, infatti, il Conclave, riunito a Napoli in Castel Nuovo, elesse il nuovo papa nella persona del cardinal Benedetto Caetani, laziale di Anagni. Aveva 64 anni circa e assunse il nome di Bonifacio VIII.
Caetani, che aveva aiutato Celestino V nel suo intento di dimettersi, temendo uno scisma da parte dei cardinali filo-francesi a lui contrari mediante la rimessa in trono dell'eremita, diede disposizioni affinché l'anziano monaco fosse messo sotto controllo, per evitare un rapimento da parte dei suoi nemici. Celestino, venuto a conoscenza della decisione del nuovo papa grazie ad alcuni tra i suoi fedeli cardinali da lui precedentemente nominati, tentò una fuga verso oriente fuggendo da San Germano per raggiungere la sua cella sul Morrone e poi Vieste sul Gargano, per tentare l'imbarco per la Grecia (e secondo studi “locali” sembra che si sia rifugiato segretamente nel castello di San Nicandro Garganico), ma il 16 maggio 1295 fu catturato presso Santa Maria di Merino da Guglielmo Stendardo II, connestabile del regno di Napoli, figlio del celebre Guglielmo Stendardo, detto "Uomo di Sangue". Celestino tentò invano ancora una volta di farsi ascoltare dal Caetani chiedendo di lasciarlo partire, ma il Caetani restò fermo sulle sue decisioni al riguardo. Alcuni storici narrano che Celestino si sia reso conto dell'inutilità delle sue richieste e, mentre veniva portato via, abbia sussurrato una frase, presumibilmente rivolta al Caetani, che poteva quasi essere un presagio:
(LA)
«Intrabis ut vulpes, regnabis ut leo, morieris ut canis»
(IT)
«Otterrai il Papato come una volpe, regnerai come un leone, morirai come un cane»
La prigionia e la morte
Raggiunto dai soldati, questi lo rinchiusero nella rocca di Fumone, in Campagna e Marittima (attualmente nella Provincia di Frosinone), castello nei territori dei Caetani e di diretta proprietà del nuovo Papa; qui il vecchio Pietro morì il 19 maggio 1296, fortemente debilitato dalla deportazione e dalla successiva prigionia: la versione ufficiale sostiene che l'anziano uomo (aveva 87 anni) sia morto dopo aver celebrato, stanchissimo, l'ultima messa. Fu inizialmente sepolto nei pressi di Ferentino, prima nella chiesa di Sant'Agata e successivamente nella chiesa di Sant'Antonio sita nell'abbazia celestina che dipendeva dalla casa madre di Santo Spirito del Morrone.
A proposito della morte si sparsero subito voci e accuse. Sebbene la teoria secondo la quale Bonifacio ne avrebbe ordinato l'assassinio fosse priva di fondamento, di fatto il successore ne ordinò la segregazione che, in qualche modo, lo portò a morte. Il cranio di Celestino presenta un "foro", che due perizie sulla salma datate 1313 e 1888 interpretarono come corrispondente a quello producibile da un chiodo di dieci centimetri, ma, secondo alcuni, potrebbe essere piuttosto la conseguenza di un ascesso di sangue; l'ultima perizia del 2013 sostiene invece che il foro fu inferto al cranio molti anni dopo la sua morte.
Bonifacio portò il lutto per la morte del predecessore, caso unico tra i papi, celebrò una messa pubblica in suffragio per la sua anima e diede inizio, poco dopo, al processo di canonizzazione.
Canonizzazione e culto
Il 5 maggio 1313, fu canonizzato da papa Clemente V, a seguito di sollecitazione da parte del re di Francia Filippo il Bello e di forte acclamazione di popolo, accelerando moltissimo l'iter avviato da Bonifacio. Tuttavia Clemente V non lo canonizzò quale martire, come avrebbe voluto Filippo il Bello, ma come confessore.
Nel febbraio 1317, le spoglie furono traslate dalla chiesa di Sant’Antonio Abate presso Ferentino all'Aquila, nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove era stato incoronato papa. Sulla data e sulle modalità di traslazione delle spoglie vi sono tuttavia altre versioni
Il 18 aprile 1988 la salma di Celestino V fu trafugata. Due giorni dopo, venne ritrovata nel cimitero di Cornelle e Roccapassa, frazioni del comune di Amatrice. Non sono mai stati scoperti i mandanti o gli esecutori.
A seguito del terremoto dell'Aquila del 2009, il crollo della volta della basilica ha provocato il seppellimento della teca con le spoglie, recuperate poi dai Vigili del Fuoco, dalla Protezione Civile e con la collaborazione della Guardia di Finanza.
Celestino V è venerato con il nome di san Pietro Celestino. La sua memoria è ricordata nel Martirologio romano il 19 maggio:
«A Fumone vicino ad Alatri nel Lazio, anniversario della morte di san Pietro Celestino, che, dopo aver praticato vita eremitica in Abruzzo, celebre per fama di santità e di miracoli, ottuagenario fu eletto Romano Pontefice, assumendo il nome di Celestino V, ma nello stesso anno abdicò dal suo incarico preferendo ritirarsi in solitudine.»
La ricognizione canonica del 2013
A seguito della peregrinatio delle spoglie di Celestino V per le diocesi di Abruzzo e Molise, avvenuta dopo il terremoto del 6 aprile 2009, la maschera di cera che ricopriva il volto del Santo mostrava evidenti segni di scioglimento.
Per fronteggiare questo problema, l'Arcidiocesi di L'Aquila ha effettuato nel 2013 una ricognizione canonica dei resti mortali di Celestino, in particolare della scatola cranica, al fine di poter ricostruire, grazie all'aiuto di strumentazione scientifica, le vere fattezze del suo volto. La maschera in cera, irrimediabilmente deteriorata, è stata pertanto sostituita da una nuova in argento. Anche i paramenti settecenteschi del Santo sono stati sostituiti con altri di produzione moderna, e che richiamano stilisticamente le fattezze dei signa pontificalia medioevali. Questa ricognizione è stata inoltre l'occasione per porre sul corpo di san Pietro Celestino il pallio che papa Benedetto XVI aveva indossato il giorno dell'inizio del suo ministero petrino e che egli stesso aveva donato al suo predecessore in occasione della sua visita all'Aquila il 28 aprile 2009, pochi giorni dopo il sisma. Il caso ha voluto che Benedetto XVI sia stato il primo papa dopo Celestino V e Gregorio XII nel 1415, a rinunciare al pontificato il 28 febbraio 2013 (598 anni più tardi).
Il corpo di Celestino V è stato restituito alla sua Basilica di Santa Maria di Collemaggio in L'Aquila il 5 maggio 2013, in occasione del settecentesimo anniversario della sua canonizzazione, avvenuta il 5 maggio 1313 da parte di papa Clemente V.
Dall'agosto 2013, essendo tale edificio chiuso per i lavori di ricostruzione e restauro, le spoglie del Santo sono state prima custodite nella basilica di San Giuseppe Artigiano e poi presso l'adiacente oratorio di San Giuseppe dei Minimi, nel centro storico della città[36]. Hanno fatto il loro ritorno a Collemaggio il 20 dicembre 2017 a seguito della riapertura al culto dell'edificio.
Celestino V nella storiografia
Controversi sono i pareri sulle dimissioni di Celestino V; ancora oggi infatti, gli storici sono in disaccordo sul valore da dare al gesto del pontefice.
Stando a un'interpretazione molto diffusa, ma contestata da una parte di critici moderni e contemporanei, Dante Alighieri è quello che si espresse nella maniera più critica nei suoi confronti. Egli avrebbe infatti contestato a Celestino V di aver provocato, abbandonando il pontificato, l'ascesa al soglio di Bonifacio VIII, del quale egli, in quanto guelfo bianco, disapprovava profondamente le ingerenze in campo politico. Secondo questa ipotesi sarebbe Celestino V il personaggio nel III Canto dell'Inferno in cui il poeta dice:
«Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l'ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.»
(Dante Alighieri, Divina Commedia: Inf. III, 58-60)
Occorre però precisare che Dante applica il concetto di viltà a personaggi tanto diversi da Celestino (basta citare Esaù e Ponzio Pilato) per cui i versi sono intesi in vari modi e potrebbero alludere ad esempio all'imperatore Diocleziano.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Che fece per viltade il gran rifiuto.
Francesco Petrarca invece diede di questo gesto un'interpretazione diametralmente opposta, ritenendo che si dovesse considerare « [...] il suo operato come quello di uno spirito altissimo e libero, che non conosceva imposizioni, di uno spirito veramente divino».[38]
Celestino V nella letteratura
La figura di Celestino V è stata trattata da:
due suoi discepoli, che hanno scritto la sua biografia, la più antica e accurata, nota come Vita C;
Jacopone da Todi, che, al momento dell'elezione, gli dedicò una nota lauda, in cui si domandava cosa avrebbe fatto il nuovo papa e se sarebbe stato all'altezza del compito, che inizia così:
«Que farai, Pier da Morrone?
Èi venuto al paragone.
Vederimo êl lavorato
che en cell'ài contemplato.
S'el mondo de te è 'ngannato,
séquita maledezzone.»
Vincenzo Spinelli, che fu abate e procuratore generale dell'ordine, scrisse la Vita di S. Pietro del Morrone Papa detto Celestino V nel 1664;
Ignazio Silone, che alla vita di Celestino V ha dedicato il libro: L'avventura di un povero cristiano;
L. Ceccarelli e P. Cautilli, che hanno dedicato ai supposti segreti di Celestino V il libro: La Rivelazione dell'Aquila;
Angelo De Nicola, che alla sua figura e al suo messaggio di pace, nonché alla Perdonanza, ha dedicato il "romanzo storico virtuale": La missione di Celestino.
Il titolo di un famoso romanzo new Age degli anni novanta che sembra alludere a questo personaggio, La profezia di Celestino, è frutto in realtà di un errore di traduzione dall'inglese The Celestine Prophecy (letteralmente "La Profezia Celestiale").
Edifici di culto fondati da Celestino V
Gran parte di tali chiese sono eremi abruzzesi.
Basilica di Santa Maria di Collemaggio (L'Aquila)
Eremo di Sant'Onofrio al Morrone (Sulmona)
Eremo di Santo Spirito a Majella (Roccamorice)
Eremo di Sant'Onofrio (Serramonacesca)
Eremo di San Bartolomeo in Legio (Roccamorice)
Eremo della Madonna dell'Altare (Palena)
Eremo di San Giovanni all'Orfento (Caramanico Terme)
Genealogia episcopale e successione apostolica
La genealogia episcopale è:
Cardinale Giovanni di Castrocoeli, O.S.B.Cas.
Cardinale Hugues Aycelin de Billom, O.P.
Papa Celestino V
La successione apostolica è:
Arcivescovo Etienne Béguart de Penoul (1294)
Vescovo Berardo di Fano, O.S.B. (1294)
Vescovo Gedko II di Płock (1294)
Cardinale Bérenger de Frédol il Vecchio (1294)
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Raccolta foto De Alvariis
The Romans built up a castrum around 15BC. Around 110 AD the town that had developed around the camp was given the rights of a colonia, that was named Colonia Ulpia Traiana. The colonia became the second most important commercial post in "Germania Inferior", surpassed only by Colonia Agrippinensis (Cologne).
Today Xanten hosts one of the largest archaeological open air museums, built at the site of the Colonia Ulpia Traiana.
The first christian buildings may have been oratorys built over a Roman graves. A first church existed 752. A convent developed. As it was believed to have found the graves of Saint Viktor and his companions, all members of the Theban Legion, the places was called "ad sanctos" from which the town´s name "Xanten" derived. The construction of a larger church started, but it got destroyed by Norman invaders, who had hibernated on a near island in the Rhine river, in 863.
Bishop Folkmar of Cologne consecrated a new church here in the second half of the 10th century. This church was restored after fires in the 11th and 12th centuries. From 1128 a choir was erected, that was consecrated by Bishop Rainald von Dassel. Between 1180 and 1213 the western facade had been erected upto the third level.
The erection of today´s church started in 1263. After 281 years of construction it was finally completed in 1544.
St. Viktor, often named "Xantener Dom" ("Xanten Cathedral"), was the center of the convent, that developed to a city in the city. It was completely surrounded by a wall and could be entered only through two gates.
Of course the convent had a cloister, where the canons could and pray and contemplate about the course of time.
Picasso Museum
Fondé sur l'ancienne acropole de la ville grecque d'Antipolis, castrum romain, résidence des évêques au Moyen Ãge (de 442 à 1385), le château Grimaldi fut habité à partir de 1385 par la famille monégasque qui lui donna son nom. Devenu demeure du gouverneur du Roi, puis à partir de 1792, hôtel de ville, le bâtiment se transforme en caserne en 1820, marquant ainsi la prise de possession des lieux par le Génie militaire jusqu'en 1924.
Picasso Professeur de français, grec et latin au lycée Carnot à Cannes, Romuald Dor de la Souchère commence en 1923 ses recherches archéologiques à Antibes. Le 29 mars 1924, Dor de la Souchère crée la société des Amis du musée d'Antibes qui a pour objet de fonder un Musée historique et archéologique et de travailler à faire connaître le passé de la région.
En 1925, le château des Grimaldi est acheté par la ville d'Antibes et devient ainsi le musée Grimaldi avec pour premier conservateur, Romuald Dor de la Souchère. En septembre 1945, Pablo Picasso se rend au musée Grimaldi et en 1946, Romuald Dor de la Souchère lui propose d'utiliser une partie du château comme atelier.
De Picasso....
Picasso, enthousiaste, travaille au château et réalise de nombreuses oeuvres, dessins et peintures. à la suite de son séjour en 1946, Pablo Picasso laisse en dépôt à la ville d'Antibes 23 peintures et 44 dessins. Parmi les peintures les plus célèbres : La Joie de vivre, Satyre, faune et centaure au trident, Le Gobeur d'oursins, La Femme aux oursins, Nature morte à la chouette et aux trois oursins, La Chèvre...
Le 22 septembre 1947 voit l'inauguration officielle de la salle Picasso au premier étage, accompagnée d'un premier accrochage des oeuvres d'Antibes.
Le 7 septembre 1948, une exposition confirme l'enrichissement significatif de 78 céramiques réalisées à l'atelier Madoura de Vallauris.
Le 13 septembre 1949, à l'occasion de l'inauguration de l'exposition « Tapisseries françaises », de nouvelles salles consacrées aux peintures, céramiques et dessins de Picasso sont ouvertes au public. Et le 27 décembre 1966, la ville d'Antibes rend de nouveau hommage à Pablo Picasso et le château Grimaldi devient officiellement musée Picasso, premier musée consacré à l'artiste. Enfin, en 1991, la dation Jacqueline Picasso autorise un nouvel enrichissement des collections Picasso.
...à Nicolas de Staël
Picasso1Les oeuvres de Nicolas de Staël aussi présentées au musée témoignent du séjour du peintre à Antibes, de septembre 1954 à mars 1955. Un premier don est consenti par sa veuve au musée Picasso après l'exposition consacrée à l'artiste en 1955 et à partir de 1982, la ville acquiert des oeuvres importantes de sa dernière période.
Vers l'art moderne
En 2001, une donation effectuée par la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman permet l'ouverture de deux salles, au rez-de-chaussée du musée. Un accrochage permanent propose un parcours dans l'Åuvre de chacun de ces artistes.
Enfin, la collection d'art moderne, commencée en 1951 par Dor de La Souchère, a été créée à partir de dons exceptionnels consentis par les artistes. Des artistes importants appartenant aux grands courants de l'art des XXe et XXIe siècles sont représentés : Arman, Atlan, Balthus, Ben, Bioules, Bloch, Buraglio, Bury, Calder, Cane, Castellas, César, Chillida, Clavé, Combas, Corneille, Crotti, Debré, Dezeuze, Ernst, Gleizes, Goetz, Hantaï, Hartung, Jaccard, Klein, Leppien, Magnelli, Malaval, Mansouroff, Mathieu, Meurice, Modigliani, Music, Picabia, Pincemin, Raynaud, Raysse, Sarkis, Spoerri, Viallat...
Trois autres musée Picasso se trouvent également à Paris : le musée Picasso Paris et en Espagne : le musée de Malaga et le musée de Barcelone.
Callianum, Calliano, Caliano, et Cagliano, pagus illustris ad laevam Athesis, Muratium inter, et Castrum Petrae, sub ditione Castri Beseni, ac regimine parochi Besenellensis, a cuius sede non multum distat. Duas habet ecclesias, quarum praecipua
Sancti Levitae Laurentii nomine insignita est, et paucis ab hinc annis augustissimum Eucharistae Sacramentum diu noctuque adservat; altera vero Sancti Sebastiani titulo gaudet. In priori tempore Quadragesimae conciones habet...; in hebdomada ille ipse qui Avolani, et Besenelli praedicat. Calliano dicitur Terra grossa ab Antonio Clusolo.
Vicum Callianum, Venetorum clade celebrem adseruit Franciscus Guicciardinus florentinus ad an. 1508. Callianum vicum Pincius L. 5, de Vitis Pontificum Trid. fol. 33, col. 2. Calliani eiusdem meminit Gerardus de Roo Batavus in sua Historia austriaca.
Item Statutum Tridentinae civitatis L. 1, c. 107. Libellus, qui Tridenti singulis annis editur sub titulo: L’indovino inglese di Guglielmo Haanemann; ad diem quippe decimum augusti notatur: Questa mattina l’Ill.mo Magistrato consolare si porta in Corpo alla visita della chiesa di S. Lorenzo de’ PP. Domenicani, ove fa cantare Messa, e ciò in memoria della vittoria riportata da’ Trentini sotto Cagliano l’anno 1487.
Supple 10 augusti. Etiam Michael Angelus Marianus in Trento pag. 296 ait, quod al Calliano seguì general conflitto, e sanguinoso. Eiusdem Caliani mentionem faciunt Ioannes Antonius Maginus, et alii, necnon tabulae Tridentinae an. 1212, 1340,1461 etc.
Scribitur passim et Calliano, et il Calliano, da Calliano, et dal Calliano. Patria fuit Ioannis Baptistae Cameli, qui annis quinquaginta egit Roboretanae civitatis archipresbyter, resignavitque an. 1714 in favorem Balthassaris Martini callianensis, qui laudabiliter admodum suo munere functus est usque ad obitum, idest ad diem 6 maii 1735.
Natales insuper dedit alteri Ioanni Baptisate Camelo, qui fuit insignis iurisconsultus, et assessor Vallium Anauniacae ac Solitanae an. 1617. Item scriptoribus Iuliano, et Laurentio Foreriis. Ibi meis diebus ante an.
1750 a fundamentis excitavit magnum aedificium, Filatorium appellatum, dominus Valentinus Salvatorius ditissimus mercator Tridentinus, idemque piissimus elemosynarius, qui pluribus annis ante obitum suum vitam egit Calliani, et clausit die undecima augusti 1768. Eumdem pagum intersecat Via imperialis.
In folio Tridentino, cui tit. Giornale, e lunario ab an. 1771 notatur: Mercato di grano tutti li lunedì e venerdì dell’anno in Caliano. Insuper Fiera d’animali in Caliano pluries. Sic pariter et in Diario, cui tit. L’indovino inglese.(...) De Callianensi portu dictum supra verbo Athesis num. 16.
In quadam relatione iurium episcopatus Ecclesiae Tridentinae scripta circa an. 1344 sub tit.
Primo in plebatu de Avolano, dicitur: Aqua de Caliano cum molendinis et segis, et aliis aedificiis, et Vadum de Caliano est episcopi Tridentini...
De molendino, et uno folono in Aqua Caliani scripta est imbreviatura in quaterno sub 1231. Huiusmodi Aqua ex Fulgaria descendens, vulgo appellatur la Roza del Calliano; est inter Callianum, et Castrum Petrae, transiturque ope longi, alti, et lapidei pontis.
Matthaeus Seutterus Augustanus geographus caesareus in sua tabula Dominii Veneti et adiacentium Ducatuum Mediol. Mant. Mut. Mirand. Parm. Placent. sculpta per E. Matthaeum Seutterum iuniorem an. 1729 pro Calliano habet Gallian.
Bertondellus in Hist. Felt. pag. 168 ait: Al Calliano, villa famosa per la guerra de gli anni passati, videlicet Roberti Sanseverinatis.
P. Giangrisostomo Tovazzi
TOPOGRAPHIA LAGARINA
1776
Picasso Museum
Fondé sur l'ancienne acropole de la ville grecque d'Antipolis, castrum romain, résidence des évêques au Moyen Ãge (de 442 à 1385), le château Grimaldi fut habité à partir de 1385 par la famille monégasque qui lui donna son nom. Devenu demeure du gouverneur du Roi, puis à partir de 1792, hôtel de ville, le bâtiment se transforme en caserne en 1820, marquant ainsi la prise de possession des lieux par le Génie militaire jusqu'en 1924.
Picasso Professeur de français, grec et latin au lycée Carnot à Cannes, Romuald Dor de la Souchère commence en 1923 ses recherches archéologiques à Antibes. Le 29 mars 1924, Dor de la Souchère crée la société des Amis du musée d'Antibes qui a pour objet de fonder un Musée historique et archéologique et de travailler à faire connaître le passé de la région.
En 1925, le château des Grimaldi est acheté par la ville d'Antibes et devient ainsi le musée Grimaldi avec pour premier conservateur, Romuald Dor de la Souchère. En septembre 1945, Pablo Picasso se rend au musée Grimaldi et en 1946, Romuald Dor de la Souchère lui propose d'utiliser une partie du château comme atelier.
De Picasso....
Picasso, enthousiaste, travaille au château et réalise de nombreuses oeuvres, dessins et peintures. à la suite de son séjour en 1946, Pablo Picasso laisse en dépôt à la ville d'Antibes 23 peintures et 44 dessins. Parmi les peintures les plus célèbres : La Joie de vivre, Satyre, faune et centaure au trident, Le Gobeur d'oursins, La Femme aux oursins, Nature morte à la chouette et aux trois oursins, La Chèvre...
Le 22 septembre 1947 voit l'inauguration officielle de la salle Picasso au premier étage, accompagnée d'un premier accrochage des oeuvres d'Antibes.
Le 7 septembre 1948, une exposition confirme l'enrichissement significatif de 78 céramiques réalisées à l'atelier Madoura de Vallauris.
Le 13 septembre 1949, à l'occasion de l'inauguration de l'exposition « Tapisseries françaises », de nouvelles salles consacrées aux peintures, céramiques et dessins de Picasso sont ouvertes au public. Et le 27 décembre 1966, la ville d'Antibes rend de nouveau hommage à Pablo Picasso et le château Grimaldi devient officiellement musée Picasso, premier musée consacré à l'artiste. Enfin, en 1991, la dation Jacqueline Picasso autorise un nouvel enrichissement des collections Picasso.
...à Nicolas de Staël
Picasso1Les oeuvres de Nicolas de Staël aussi présentées au musée témoignent du séjour du peintre à Antibes, de septembre 1954 à mars 1955. Un premier don est consenti par sa veuve au musée Picasso après l'exposition consacrée à l'artiste en 1955 et à partir de 1982, la ville acquiert des oeuvres importantes de sa dernière période.
Vers l'art moderne
En 2001, une donation effectuée par la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman permet l'ouverture de deux salles, au rez-de-chaussée du musée. Un accrochage permanent propose un parcours dans l'Åuvre de chacun de ces artistes.
Enfin, la collection d'art moderne, commencée en 1951 par Dor de La Souchère, a été créée à partir de dons exceptionnels consentis par les artistes. Des artistes importants appartenant aux grands courants de l'art des XXe et XXIe siècles sont représentés : Arman, Atlan, Balthus, Ben, Bioules, Bloch, Buraglio, Bury, Calder, Cane, Castellas, César, Chillida, Clavé, Combas, Corneille, Crotti, Debré, Dezeuze, Ernst, Gleizes, Goetz, Hantaï, Hartung, Jaccard, Klein, Leppien, Magnelli, Malaval, Mansouroff, Mathieu, Meurice, Modigliani, Music, Picabia, Pincemin, Raynaud, Raysse, Sarkis, Spoerri, Viallat...
Trois autres musée Picasso se trouvent également à Paris : le musée Picasso Paris et en Espagne : le musée de Malaga et le musée de Barcelone.
Picasso Museum
Fondé sur l'ancienne acropole de la ville grecque d'Antipolis, castrum romain, résidence des évêques au Moyen Ãge (de 442 à 1385), le château Grimaldi fut habité à partir de 1385 par la famille monégasque qui lui donna son nom. Devenu demeure du gouverneur du Roi, puis à partir de 1792, hôtel de ville, le bâtiment se transforme en caserne en 1820, marquant ainsi la prise de possession des lieux par le Génie militaire jusqu'en 1924.
Picasso Professeur de français, grec et latin au lycée Carnot à Cannes, Romuald Dor de la Souchère commence en 1923 ses recherches archéologiques à Antibes. Le 29 mars 1924, Dor de la Souchère crée la société des Amis du musée d'Antibes qui a pour objet de fonder un Musée historique et archéologique et de travailler à faire connaître le passé de la région.
En 1925, le château des Grimaldi est acheté par la ville d'Antibes et devient ainsi le musée Grimaldi avec pour premier conservateur, Romuald Dor de la Souchère. En septembre 1945, Pablo Picasso se rend au musée Grimaldi et en 1946, Romuald Dor de la Souchère lui propose d'utiliser une partie du château comme atelier.
De Picasso....
Picasso, enthousiaste, travaille au château et réalise de nombreuses oeuvres, dessins et peintures. à la suite de son séjour en 1946, Pablo Picasso laisse en dépôt à la ville d'Antibes 23 peintures et 44 dessins. Parmi les peintures les plus célèbres : La Joie de vivre, Satyre, faune et centaure au trident, Le Gobeur d'oursins, La Femme aux oursins, Nature morte à la chouette et aux trois oursins, La Chèvre...
Le 22 septembre 1947 voit l'inauguration officielle de la salle Picasso au premier étage, accompagnée d'un premier accrochage des oeuvres d'Antibes.
Le 7 septembre 1948, une exposition confirme l'enrichissement significatif de 78 céramiques réalisées à l'atelier Madoura de Vallauris.
Le 13 septembre 1949, à l'occasion de l'inauguration de l'exposition « Tapisseries françaises », de nouvelles salles consacrées aux peintures, céramiques et dessins de Picasso sont ouvertes au public. Et le 27 décembre 1966, la ville d'Antibes rend de nouveau hommage à Pablo Picasso et le château Grimaldi devient officiellement musée Picasso, premier musée consacré à l'artiste. Enfin, en 1991, la dation Jacqueline Picasso autorise un nouvel enrichissement des collections Picasso.
...à Nicolas de Staël
Picasso1Les oeuvres de Nicolas de Staël aussi présentées au musée témoignent du séjour du peintre à Antibes, de septembre 1954 à mars 1955. Un premier don est consenti par sa veuve au musée Picasso après l'exposition consacrée à l'artiste en 1955 et à partir de 1982, la ville acquiert des oeuvres importantes de sa dernière période.
Vers l'art moderne
En 2001, une donation effectuée par la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman permet l'ouverture de deux salles, au rez-de-chaussée du musée. Un accrochage permanent propose un parcours dans l'Åuvre de chacun de ces artistes.
Enfin, la collection d'art moderne, commencée en 1951 par Dor de La Souchère, a été créée à partir de dons exceptionnels consentis par les artistes. Des artistes importants appartenant aux grands courants de l'art des XXe et XXIe siècles sont représentés : Arman, Atlan, Balthus, Ben, Bioules, Bloch, Buraglio, Bury, Calder, Cane, Castellas, César, Chillida, Clavé, Combas, Corneille, Crotti, Debré, Dezeuze, Ernst, Gleizes, Goetz, Hantaï, Hartung, Jaccard, Klein, Leppien, Magnelli, Malaval, Mansouroff, Mathieu, Meurice, Modigliani, Music, Picabia, Pincemin, Raynaud, Raysse, Sarkis, Spoerri, Viallat...
Trois autres musée Picasso se trouvent également à Paris : le musée Picasso Paris et en Espagne : le musée de Malaga et le musée de Barcelone.
Picasso Museum
Fondé sur l'ancienne acropole de la ville grecque d'Antipolis, castrum romain, résidence des évêques au Moyen Ãge (de 442 à 1385), le château Grimaldi fut habité à partir de 1385 par la famille monégasque qui lui donna son nom. Devenu demeure du gouverneur du Roi, puis à partir de 1792, hôtel de ville, le bâtiment se transforme en caserne en 1820, marquant ainsi la prise de possession des lieux par le Génie militaire jusqu'en 1924.
Picasso Professeur de français, grec et latin au lycée Carnot à Cannes, Romuald Dor de la Souchère commence en 1923 ses recherches archéologiques à Antibes. Le 29 mars 1924, Dor de la Souchère crée la société des Amis du musée d'Antibes qui a pour objet de fonder un Musée historique et archéologique et de travailler à faire connaître le passé de la région.
En 1925, le château des Grimaldi est acheté par la ville d'Antibes et devient ainsi le musée Grimaldi avec pour premier conservateur, Romuald Dor de la Souchère. En septembre 1945, Pablo Picasso se rend au musée Grimaldi et en 1946, Romuald Dor de la Souchère lui propose d'utiliser une partie du château comme atelier.
De Picasso....
Picasso, enthousiaste, travaille au château et réalise de nombreuses oeuvres, dessins et peintures. à la suite de son séjour en 1946, Pablo Picasso laisse en dépôt à la ville d'Antibes 23 peintures et 44 dessins. Parmi les peintures les plus célèbres : La Joie de vivre, Satyre, faune et centaure au trident, Le Gobeur d'oursins, La Femme aux oursins, Nature morte à la chouette et aux trois oursins, La Chèvre...
Le 22 septembre 1947 voit l'inauguration officielle de la salle Picasso au premier étage, accompagnée d'un premier accrochage des oeuvres d'Antibes.
Le 7 septembre 1948, une exposition confirme l'enrichissement significatif de 78 céramiques réalisées à l'atelier Madoura de Vallauris.
Le 13 septembre 1949, à l'occasion de l'inauguration de l'exposition « Tapisseries françaises », de nouvelles salles consacrées aux peintures, céramiques et dessins de Picasso sont ouvertes au public. Et le 27 décembre 1966, la ville d'Antibes rend de nouveau hommage à Pablo Picasso et le château Grimaldi devient officiellement musée Picasso, premier musée consacré à l'artiste. Enfin, en 1991, la dation Jacqueline Picasso autorise un nouvel enrichissement des collections Picasso.
...à Nicolas de Staël
Picasso1Les oeuvres de Nicolas de Staël aussi présentées au musée témoignent du séjour du peintre à Antibes, de septembre 1954 à mars 1955. Un premier don est consenti par sa veuve au musée Picasso après l'exposition consacrée à l'artiste en 1955 et à partir de 1982, la ville acquiert des oeuvres importantes de sa dernière période.
Vers l'art moderne
En 2001, une donation effectuée par la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman permet l'ouverture de deux salles, au rez-de-chaussée du musée. Un accrochage permanent propose un parcours dans l'Åuvre de chacun de ces artistes.
Enfin, la collection d'art moderne, commencée en 1951 par Dor de La Souchère, a été créée à partir de dons exceptionnels consentis par les artistes. Des artistes importants appartenant aux grands courants de l'art des XXe et XXIe siècles sont représentés : Arman, Atlan, Balthus, Ben, Bioules, Bloch, Buraglio, Bury, Calder, Cane, Castellas, César, Chillida, Clavé, Combas, Corneille, Crotti, Debré, Dezeuze, Ernst, Gleizes, Goetz, Hantaï, Hartung, Jaccard, Klein, Leppien, Magnelli, Malaval, Mansouroff, Mathieu, Meurice, Modigliani, Music, Picabia, Pincemin, Raynaud, Raysse, Sarkis, Spoerri, Viallat...
Trois autres musée Picasso se trouvent également à Paris : le musée Picasso Paris et en Espagne : le musée de Malaga et le musée de Barcelone.
Picasso Museum
Fondé sur l'ancienne acropole de la ville grecque d'Antipolis, castrum romain, résidence des évêques au Moyen Ãge (de 442 à 1385), le château Grimaldi fut habité à partir de 1385 par la famille monégasque qui lui donna son nom. Devenu demeure du gouverneur du Roi, puis à partir de 1792, hôtel de ville, le bâtiment se transforme en caserne en 1820, marquant ainsi la prise de possession des lieux par le Génie militaire jusqu'en 1924.
Picasso Professeur de français, grec et latin au lycée Carnot à Cannes, Romuald Dor de la Souchère commence en 1923 ses recherches archéologiques à Antibes. Le 29 mars 1924, Dor de la Souchère crée la société des Amis du musée d'Antibes qui a pour objet de fonder un Musée historique et archéologique et de travailler à faire connaître le passé de la région.
En 1925, le château des Grimaldi est acheté par la ville d'Antibes et devient ainsi le musée Grimaldi avec pour premier conservateur, Romuald Dor de la Souchère. En septembre 1945, Pablo Picasso se rend au musée Grimaldi et en 1946, Romuald Dor de la Souchère lui propose d'utiliser une partie du château comme atelier.
De Picasso....
Picasso, enthousiaste, travaille au château et réalise de nombreuses oeuvres, dessins et peintures. à la suite de son séjour en 1946, Pablo Picasso laisse en dépôt à la ville d'Antibes 23 peintures et 44 dessins. Parmi les peintures les plus célèbres : La Joie de vivre, Satyre, faune et centaure au trident, Le Gobeur d'oursins, La Femme aux oursins, Nature morte à la chouette et aux trois oursins, La Chèvre...
Le 22 septembre 1947 voit l'inauguration officielle de la salle Picasso au premier étage, accompagnée d'un premier accrochage des oeuvres d'Antibes.
Le 7 septembre 1948, une exposition confirme l'enrichissement significatif de 78 céramiques réalisées à l'atelier Madoura de Vallauris.
Le 13 septembre 1949, à l'occasion de l'inauguration de l'exposition « Tapisseries françaises », de nouvelles salles consacrées aux peintures, céramiques et dessins de Picasso sont ouvertes au public. Et le 27 décembre 1966, la ville d'Antibes rend de nouveau hommage à Pablo Picasso et le château Grimaldi devient officiellement musée Picasso, premier musée consacré à l'artiste. Enfin, en 1991, la dation Jacqueline Picasso autorise un nouvel enrichissement des collections Picasso.
...à Nicolas de Staël
Picasso1Les oeuvres de Nicolas de Staël aussi présentées au musée témoignent du séjour du peintre à Antibes, de septembre 1954 à mars 1955. Un premier don est consenti par sa veuve au musée Picasso après l'exposition consacrée à l'artiste en 1955 et à partir de 1982, la ville acquiert des oeuvres importantes de sa dernière période.
Vers l'art moderne
En 2001, une donation effectuée par la Fondation Hans Hartung et Anna-Eva Bergman permet l'ouverture de deux salles, au rez-de-chaussée du musée. Un accrochage permanent propose un parcours dans l'Åuvre de chacun de ces artistes.
Enfin, la collection d'art moderne, commencée en 1951 par Dor de La Souchère, a été créée à partir de dons exceptionnels consentis par les artistes. Des artistes importants appartenant aux grands courants de l'art des XXe et XXIe siècles sont représentés : Arman, Atlan, Balthus, Ben, Bioules, Bloch, Buraglio, Bury, Calder, Cane, Castellas, César, Chillida, Clavé, Combas, Corneille, Crotti, Debré, Dezeuze, Ernst, Gleizes, Goetz, Hantaï, Hartung, Jaccard, Klein, Leppien, Magnelli, Malaval, Mansouroff, Mathieu, Meurice, Modigliani, Music, Picabia, Pincemin, Raynaud, Raysse, Sarkis, Spoerri, Viallat...
Trois autres musée Picasso se trouvent également à Paris : le musée Picasso Paris et en Espagne : le musée de Malaga et le musée de Barcelone.