stelviocaponero
Squid Nebula-Nebulosa Calamaro
Quello che stai per vedere è uno degli oggetti più affascinanti e misteriosi che si possano incontrare nel cielo.
Lei è Ou4, la Nebulosa Calamaro Gigante.
Si trova nella costellazione di Cefeo, all’interno, o almeno secondo lo scenario oggi più accreditato, di una gigantesca regione di gas ionizzato chiamata Sh2-129, conosciuta anche come Nebulosa del Pipistrello Volante.
E già qui c’è qualcosa di incredibile.
Perché quando guardi questa immagine, sembra quasi di vedere un gigantesco calamaro azzurro immerso in un enorme oceano rosso.
Ma quella forma non è stata disegnata da nessuno.
È il risultato di gas, radiazione e processi fisici che avvengono nello spazio interstellare.
E soprattutto…
è incredibilmente debole.
La Nebulosa Calamaro fu scoperta soltanto nel 2011 dall’astrofotografo francese Nicolas Outters, mentre stava fotografando proprio Sh2-129.
E questo è uno degli aspetti che la rendono ancora più affascinante: un oggetto gigantesco, che occupa una porzione enorme del cielo, era rimasto praticamente nascosto fino a pochi anni fa.
NASA sottolinea proprio questa caratteristica: Ou4 è estremamente debole, ma allo stesso tempo occupa nel cielo una superficie apparente enorme, quasi equivalente a tre Lune piene affiancate.
Ed è proprio qui che entra in gioco l’astrofotografia.
Fotografare il Calamaro dalla città è una vera sfida.
L’inquinamento luminoso tende a sommergere i segnali più deboli provenienti dal cielo profondo e Ou4 è talmente evanescente che servono moltissime ore di acquisizione per riuscire a far emergere la sua struttura.
Per realizzare questa immagine dalla città ho raccolto complessivamente…
120 ore di acquisizione.
E ho utilizzato filtri a banda stretta per separare e raccogliere i segnali provenienti principalmente dall’idrogeno alfa, H-alfa, e dall’ossigeno doppiamente ionizzato, O III.
Ed è proprio l’O III che ci regala quella spettacolare tonalità azzurra e verdastra che rende riconoscibile il Calamaro. NASA descrive infatti la sua caratteristica forma bipolare proprio attraverso l’emissione dell’ossigeno doppiamente ionizzato.
Ma attenzione…
il colore che vediamo in una fotografia astronomica non significa necessariamente che l’occhio umano vedrebbe la nebulosa esattamente nello stesso modo.
Nel caso di Ou4 stiamo rendendo visibile un segnale estremamente debole, associato a specifiche emissioni del gas.
Ed è proprio questo che rende l’astrofotografia così straordinaria:
riusciamo a trasformare una luce quasi invisibile in una storia che possiamo osservare.
Ma adesso arriviamo alla parte veramente incredibile.
Per molto tempo gli astronomi non hanno saputo con certezza che cosa fosse Ou4, quanto fosse lontana e quale fosse la sua origine.
Uno studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics ha analizzato in dettaglio la morfologia, le emissioni, la velocità del gas e la cinematica della nebulosa.
I risultati sono compatibili con un deflusso bipolare veloce e collimato, cioè enormi quantità di materia che si muovono nello spazio in due direzioni opposte.
E qui entra in scena un sistema stellare davvero particolare.
Al centro della struttura si trova HR 8119, un sistema composto da tre stelle calde e massicce.
Lo studio scientifico ha trovato che le proprietà osservate di Ou4 sono compatibili con l’ipotesi che il deflusso sia stato prodotto proprio da questo sistema.
In questo scenario, Ou4 si troverebbe all’interno di Sh2-129, a una distanza di circa 2.300 anni luce dalla Terra.
E se questa interpretazione è corretta…
il Calamaro sarebbe un mostro cosmico dalle dimensioni impressionanti.
Oltre 50 anni luce di estensione.
Significa che la luce impiegherebbe più di 50 anni per attraversarlo da una parte all’altra.
Per fare un confronto:
la luce impiega poco più di otto minuti per arrivare dal Sole alla Terra.
Qui, invece, servirebbero più di cinquant’anni per attraversare questa gigantesca struttura.
I ricercatori hanno lasciato aperta anche la possibilità che Ou4 sia una nebulosa planetaria oppure il risultato di un evento eruttivo legato a una stella evoluta.
Quindi il grande calamaro cosmico conserva ancora un po’ del suo mistero.
Ed è proprio questo che lo rende ancora più interessante.
E adesso guarda nuovamente la fotografia.
Quella enorme struttura rossa che avvolge il Calamaro è Sh2-129.
Il rosso è legato soprattutto all’emissione dell’idrogeno ionizzato.
E dentro questa gigantesca regione rossa…
compare quel fantasma azzurro.
Ou4.
Il Calamaro.
Una struttura così debole che, senza ore e ore di esposizione e tecniche fotografiche adatte, praticamente scompare nel buio.
E c’è un’ultima cosa che trovo semplicemente meravigliosa.
Quando osserviamo una nebulosa distante circa 2.300 anni luce, non stiamo guardando il suo presente.
La luce che arriva oggi ai nostri telescopi ha impiegato circa 2.300 anni per attraversare lo spazio.
Quindi stiamo osservando Ou4 com’era migliaia di anni fa.
Mentre sulla Terra cambiavano civiltà, imperi e generazioni…
dall’altra parte della Via Lattea, questo gigantesco fenomeno cosmico continuava la sua evoluzione.
E noi oggi possiamo finalmente raccogliere quella luce.
Con un telescopio.
Con una camera.
Con un filtro.
E con tanta, tantissima pazienza.
Nel mio caso…
120 ore di pazienza.
E con la Nebulosa Calamaro si conclude anche il nostro viaggio tra gli oggetti astronomici ispirati al mondo marino.
Abbiamo incontrato cavallucci marini, meduse, delfini, granchi…
e ora anche questo gigantesco calamaro sospeso nel buio della Via Lattea.
Uno zoo cosmico che ci ricorda una cosa straordinaria:
l’Universo non ha bisogno di inventare forme fantastiche.
A volte…
le crea davvero.
#Astronomia #Spazio #Universo #Astrofotografia #Scienza #Nebulosa #NebulosaCalamaro #Ou4 #Sh2129 #Cefeo #ViaLattea #Cosmo #Stelle #NASA #ESA #Astrophotography #Astronomy #Space #Universe #Science Vedi meno
Squid Nebula-Nebulosa Calamaro
Quello che stai per vedere è uno degli oggetti più affascinanti e misteriosi che si possano incontrare nel cielo.
Lei è Ou4, la Nebulosa Calamaro Gigante.
Si trova nella costellazione di Cefeo, all’interno, o almeno secondo lo scenario oggi più accreditato, di una gigantesca regione di gas ionizzato chiamata Sh2-129, conosciuta anche come Nebulosa del Pipistrello Volante.
E già qui c’è qualcosa di incredibile.
Perché quando guardi questa immagine, sembra quasi di vedere un gigantesco calamaro azzurro immerso in un enorme oceano rosso.
Ma quella forma non è stata disegnata da nessuno.
È il risultato di gas, radiazione e processi fisici che avvengono nello spazio interstellare.
E soprattutto…
è incredibilmente debole.
La Nebulosa Calamaro fu scoperta soltanto nel 2011 dall’astrofotografo francese Nicolas Outters, mentre stava fotografando proprio Sh2-129.
E questo è uno degli aspetti che la rendono ancora più affascinante: un oggetto gigantesco, che occupa una porzione enorme del cielo, era rimasto praticamente nascosto fino a pochi anni fa.
NASA sottolinea proprio questa caratteristica: Ou4 è estremamente debole, ma allo stesso tempo occupa nel cielo una superficie apparente enorme, quasi equivalente a tre Lune piene affiancate.
Ed è proprio qui che entra in gioco l’astrofotografia.
Fotografare il Calamaro dalla città è una vera sfida.
L’inquinamento luminoso tende a sommergere i segnali più deboli provenienti dal cielo profondo e Ou4 è talmente evanescente che servono moltissime ore di acquisizione per riuscire a far emergere la sua struttura.
Per realizzare questa immagine dalla città ho raccolto complessivamente…
120 ore di acquisizione.
E ho utilizzato filtri a banda stretta per separare e raccogliere i segnali provenienti principalmente dall’idrogeno alfa, H-alfa, e dall’ossigeno doppiamente ionizzato, O III.
Ed è proprio l’O III che ci regala quella spettacolare tonalità azzurra e verdastra che rende riconoscibile il Calamaro. NASA descrive infatti la sua caratteristica forma bipolare proprio attraverso l’emissione dell’ossigeno doppiamente ionizzato.
Ma attenzione…
il colore che vediamo in una fotografia astronomica non significa necessariamente che l’occhio umano vedrebbe la nebulosa esattamente nello stesso modo.
Nel caso di Ou4 stiamo rendendo visibile un segnale estremamente debole, associato a specifiche emissioni del gas.
Ed è proprio questo che rende l’astrofotografia così straordinaria:
riusciamo a trasformare una luce quasi invisibile in una storia che possiamo osservare.
Ma adesso arriviamo alla parte veramente incredibile.
Per molto tempo gli astronomi non hanno saputo con certezza che cosa fosse Ou4, quanto fosse lontana e quale fosse la sua origine.
Uno studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics ha analizzato in dettaglio la morfologia, le emissioni, la velocità del gas e la cinematica della nebulosa.
I risultati sono compatibili con un deflusso bipolare veloce e collimato, cioè enormi quantità di materia che si muovono nello spazio in due direzioni opposte.
E qui entra in scena un sistema stellare davvero particolare.
Al centro della struttura si trova HR 8119, un sistema composto da tre stelle calde e massicce.
Lo studio scientifico ha trovato che le proprietà osservate di Ou4 sono compatibili con l’ipotesi che il deflusso sia stato prodotto proprio da questo sistema.
In questo scenario, Ou4 si troverebbe all’interno di Sh2-129, a una distanza di circa 2.300 anni luce dalla Terra.
E se questa interpretazione è corretta…
il Calamaro sarebbe un mostro cosmico dalle dimensioni impressionanti.
Oltre 50 anni luce di estensione.
Significa che la luce impiegherebbe più di 50 anni per attraversarlo da una parte all’altra.
Per fare un confronto:
la luce impiega poco più di otto minuti per arrivare dal Sole alla Terra.
Qui, invece, servirebbero più di cinquant’anni per attraversare questa gigantesca struttura.
I ricercatori hanno lasciato aperta anche la possibilità che Ou4 sia una nebulosa planetaria oppure il risultato di un evento eruttivo legato a una stella evoluta.
Quindi il grande calamaro cosmico conserva ancora un po’ del suo mistero.
Ed è proprio questo che lo rende ancora più interessante.
E adesso guarda nuovamente la fotografia.
Quella enorme struttura rossa che avvolge il Calamaro è Sh2-129.
Il rosso è legato soprattutto all’emissione dell’idrogeno ionizzato.
E dentro questa gigantesca regione rossa…
compare quel fantasma azzurro.
Ou4.
Il Calamaro.
Una struttura così debole che, senza ore e ore di esposizione e tecniche fotografiche adatte, praticamente scompare nel buio.
E c’è un’ultima cosa che trovo semplicemente meravigliosa.
Quando osserviamo una nebulosa distante circa 2.300 anni luce, non stiamo guardando il suo presente.
La luce che arriva oggi ai nostri telescopi ha impiegato circa 2.300 anni per attraversare lo spazio.
Quindi stiamo osservando Ou4 com’era migliaia di anni fa.
Mentre sulla Terra cambiavano civiltà, imperi e generazioni…
dall’altra parte della Via Lattea, questo gigantesco fenomeno cosmico continuava la sua evoluzione.
E noi oggi possiamo finalmente raccogliere quella luce.
Con un telescopio.
Con una camera.
Con un filtro.
E con tanta, tantissima pazienza.
Nel mio caso…
120 ore di pazienza.
E con la Nebulosa Calamaro si conclude anche il nostro viaggio tra gli oggetti astronomici ispirati al mondo marino.
Abbiamo incontrato cavallucci marini, meduse, delfini, granchi…
e ora anche questo gigantesco calamaro sospeso nel buio della Via Lattea.
Uno zoo cosmico che ci ricorda una cosa straordinaria:
l’Universo non ha bisogno di inventare forme fantastiche.
A volte…
le crea davvero.
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