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La piccola attaccata alle gambe della nonna osserva il cucciolo di scoiattolo trepidante in attesa di un bocconcino. Non è ancora sicura che questo essere sconosciuto sia innocuo.

L'escursione agli scavi di Ostia Antica di domenica 7 maggio prevedeva la visita al Museo Ostiense e alla Domus di Amore e Psiche. Aspettavo con trepidazione di rivedere il piccolo gruppo statuario di Amore e Psiche (IV sec. d.C.), trovato nella domus e ora collocato nel museo. Per una serie di contrattempi non abbiamo potuto vedere né l'una, né l'altro: il museo risultava chiuso per ristrutturazione.

Comunque sia, la giornata splendida e i preziosi reperti disseminati lungo il percorso - bellissimo il monumentale mosaico con mostri marini e delfini cavalcati da amorini, fotografato in maniera sbrigativa e imperfetta, data la grande quantità di gente che si accalcava sulla terrazza - hanno in parte ripagato dalla delusione.

Il mito di Amore (che chiamerei più propriamente Eros, nome greco del dio a cui il mito si riallaccia) e Psiche è contenuto nel romanzo di Apuleio “Le Metamorfosi”, scritto probabilmente dopo il 158 d.C. Romanzo molto complesso che parla di magia, di metamorfosi, appunto, e di redenzione attraverso svariate prove iniziatiche che il protagonista dovrà affrontare.

Al centro del romanzo è collocato, come a sé stante, la lunga vicenda di Eros e Psiche che viene raccontato al protagonista Lucio (lo stesso Apuleio) da una vecchia donna.

In realtà la storia dei due amanti rispecchia ad un livello più spirituale il percorso dello stesso Lucio, da sottolineare che il termine psiche in greco significa respiro vitale (personificato come una farfalla) e non a caso noi oggi diciamo “psiche” quando cerchiamo di parlare dei nostri complicati processi interiori.

Straordinario è l'impianto del “romanzo nel romanzo” con la favola dei due innamorati ostacolati dalla dea Venere infuriata e vendicativa verso Psiche che, a suo dire, le sta insidiando il ruolo di dea più bella dell'universo e, supremo affronto, le sta rubando il figlio Eros, o Amore come lo si voglia chiamare. Già da qui affiorano alcuni temi cruciali, come il conflitto tra suocera e nuora che era già evidente e conclamato nel secondo secolo della nostra era! Ma non si tratta solo di questi, in fondo umanissimi anche se riprovevoli, sentimenti; la storia di Amore e Psiche affronta ben altro e c'è voluto il Novecento e l'opera di studiosi del calibro di Erich Neumann per decifrare la complessa trama di emozioni contenuta in questo romanzo che stupisce e impressiona per la sapienza segreta che in esso è contenuta.

Psiche dovrà affrontare prove durissime, prove che a una lettura psicologica profonda rivelano quanto le relazioni siano complesse e quanto bisogna lavorare per affrontarle; qui, però, non si tratta solo di relazioni umane: ad una lettura più attenta si scoprirà che le impossibili quattro prove imposte dalla dea alla sua rivale mortale contengono preziose indicazioni psicologiche sul percorso di individuazione che il femminile deve compiere per potersi congiungere non solo all'amato, ma anche alla vera sua essenza. Un percorso di crescita difficile, doloroso, incerto, pericoloso, ma senza presa di coscienza non si riuscirà ad arrivare ad un rapporto equilibrato con se stessi e poi con l'altro da sé. Grande verità anche oggi, sempre più disattesa dalle distrazioni futili - e non - della vita quotidiana.

 

Rimpiangendo di non aver potuto fotografare l'originale del prezioso reperto, dopo aver a lungo sostato davanti al museo inesorabilmente chiuso, mentre ci avviavamo all'uscita, ecco comparire, poggiato su mattoni, questo splendido sarcofago che contiene ben due versioni del salvataggio di Psiche da parte di Eros.

Nell'ultima pericolosa prova Venere aveva ordinato a Psiche di recarsi negli Inferi per prelevare dalla dea Persefone un unguento contenuto in un cofanetto, con il divieto assoluto, però, di aprirlo. Psiche trasgredisce e dal cofanetto appena aperto si sprigiona un fumo letale che la fa precipitare in un sonno di morte. Eros corre in suo aiuto e la salva. Il gruppo scultoreo sul sarcofago ha colto proprio l'emozionante momento in cui i due si ritrovano; tenerezza e intimità reciproca sono visibili nei gesti: lui le accarezza la guancia, lei gli poggia una mano sul ventre.

 

Le immagini del sarcofago simili al gruppo statuario conservato nel museo, continueranno nei secoli ad essere rappresentate da pittori e scultori.

Canova, ispirato da affreschi che vide negli scavi di Pompei, in una delle due sculture che rappresentano il mito, scolpì Psiche nell'atto di donare una farfalla, simbolo della sua anima, all'amato.

Lo scultore Pietro Tenerani fu autore di due splendide opere: la “Psiche abbandonata”, oggi nel museo degli Uffizi a Firenze, e l'altra la “Psiche svenuta”, colta nel momento in cui apre la pisside contenente il fumo venefico, conservata nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Opere che continuano a trasmettere messaggi, tanto questa storia antica ha toccato la sensibilità degli artisti, da sempre portatori di radar emotivi che captano le onde misteriose dei sentimenti.

De nuevo por Otzarreta. Esta toma es desde tierra firme, las realizadas con el trípode en el arroyo algo trepidadas, dada la fuerza con que bajaba el agua.

Siempre se aprende algo.

Primer plano de Fulmar en el que se puede apreciar ese pico un tanto original con esas rayas a modo de perfilado que le pueden dar cierta impresión como de trepidada a la imagen.

Intérieur d'un taxi thaïlandais où rien a été oublié, couleurs et enceintes acoustiques saturées, banquettes ... pour prévenir des trépidations de la machine.

Patong

Phuket

Thaïlande

février 2023

En Florencia llovió una tarde de los días que estuve allí, se agradeció muchísimo porque hacía muchísimo calor, salir a cenar fue muy agradable.

Esta fotografía no está bien, ya lo sé, está trepidada porque tuve que inclinarme para hacerla y en esa posición mantener firme la cámara resultaba complicado, pero así y todo me he animado a ponerla porque me gustaron los colores y el efecto de las gotas sobre el coche.

También la subo porque así agradezco a mi hija que me llamara la atención sobre esta imagen, a pesar de que siempre deben esperarme mientras hago las fotos :)

Durchgang - Passage

 

Hauptstadt von Schottland (Capital of Scotland)

Schottland (Scotland)

Vereinigtes Königreich (United Kingdom)

Mai (may) 2012

 

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Toma nocturna, de el Pallol zona comercial, en el centro de Reus también decorada con numerosas luces de navidad. En esta misma zona, se pueden encontrar, restos de la antigua muralla medieval de la ciudad, construida en el siglo XIV, en el siglo XVIII fueron derribadas, debido al crecimiento de la población.

 

Una única toma, con el objetivo 16-50mm de Sony a 1/8 segundos y a f11 con la cámara en un trípode, para evitar trepidaciones.

   

entrare in un museo per la prima volta è emozionante, trepidante emozione.

 

Ho scattato questa foto per ricordare il momento che precede il mio ingresso nel salone dorato della "casa museo" Poldi Pezzoli a Milano.

 

Dalla porta a destra si intravede il ritratto di giovane donna di Piero del Pollaiolo (simbolo del museo), ma ...come uno scrigno di gioielli preziosi ... Mantegna, Botticelli e Antonello da Messina aspettavano di essere ammirati.

  

www.museopoldipezzoli.it/#!/it/scopri

   

Cercami nella luce diafana di primavera.

Io, battito di ali impercettibili,

e suono, respiro, luminello sul parquet,

io più lieve ancora: lui è qui, io non sono più.

 

Credi, eterna amica, non c’è fra noi distacco!

Ascolta, sono qui. Mi sfiorano

le tue vive, trepide mani,

tese nel bagliore fluente del giorno.

 

Fermati. Chiudi come per caso

gli occhi. Un ultimo sforzo per me:

e alla punta delle dita tremanti, segreto,

brucerò forse in aura di fiamma.

 

Vladislav Felicianovič Chodasevič

*La vie trépidante que je mène continue.

 

Désolée, mais j'ai très peu de temps pour aller sur Flickr.

 

LACPIXEL - 2022

  

Fluidr

  

Please don't use this image without my explicit permission.

  

© All rights reserved

 

L’amore scioglie il sé congelato.

Il sé è simile al ghiaccio, l’amore, al sole del mattino. Davanti al calore dell’amore…il sé inizia a sciogliersi.

 

Osho

 

La brina congelata attende trepidamente i primi raggi di sole, per tornare a scorrere e donare vita

Buona giornata

 

#padova #brina #dew #frost #congelato #ice #ghiaccio #sole #alba #sunrise #raggi #rays

Dicen que las buenas fotos deben contar una historia. Así que yo me esfuerzo en intentar contar historias aunque no consiga buenas fotos. Estas callejeras es lo que tienen, como son a salto de mata cuando no me falla el enfoque falla el encuadre, o están trepidadas, o los parámetros son los que están en ese momento sean adecuados o no. Y al final me doy cuenta de que, además de que la foto es un churro, no he contado una historia. En realidad he hecho una sugerencia para que cada cual se invente la suya.

 

Aquí tenemos a nuestro protagonista, recién duchado y perfumado y puesto como un pincel sentado en un banco al que se ha acercado apoyado en su cachaba, que los años no pasan en balde, con su precioso ramo de flores recién comprado. Piensa en que esta vez no se le escapa la zagala y en cómo la va a abordar para, por fin, declararle su amor tanto tiempo sentido y tan pocas veces expresado por esa cobardía que tantas veces tenemos los hombres y tantas ocasiones nos hacen perder.

 

O quizás no. Igual simplemente está esperando a su esposa, que ha ido a hacer un recado, para “sorprenderla” con ese ramo de flores que le regala puntualmente todos los años este mismo día. Fue el día en que se conocieron y se enamoraron. Cómo no, en las fiestas locales. Por entonces todavía no se había inventado el Celedón, ni su bajada ni su subida. El iba con su cuadrilla bailando con su blusa, el puro en la mano y su boina cuando se fijó en esos ojos que le miraban y que eran como garfios de abordaje que se agarran a la carne y tiran con una fuerza irresistible. Y junto a esos ojos una sonrisa pícara. Luego el baile en la plaza, el inicio del cortejo, los primeros piropos y requiebros que venían a los labios empujados por ese par de chiquitos de Rioja que se había tomado antes para darse valor. Y desde entonces puntualmente todos los años le hace su obsequio en agradecimiento de esos 365 días de compañía feliz.

 

A lo mejor no celebran que ese día se conocieron. Tal vez se trata de que es la onomástica de ella, que se llama Blanca o Nieves o Edurne o Zuriñe y la espera junto a la iglesia donde está la imagen de la Virgen Blanca, patrona de la ciudad.

 

¿Y por qué no? ¿No será que su propósito es una nueva conquista? ;-)

 

Para El Reto I-19: Propósito

 

L'ultima pallida striscia di sole prima della sera. Quando, insieme alla calura, i colori, i suoni sembrano attutirsi, dissolversi e quasi confondersi verso l'infinito.

 

Stamattina, una domenica un po' assonnata, ho acceso la TV, mentre facevo colazione.

C'era una Messa, con dei sacerdoti 'neri'. Debbo confessare con vergogna che dentro di me ho sbuffato. Talvolta ho sentito prediche lette con noncuranza , che quasi non si capivano. Come ci siamo ridotti, ho pensato.

E invece ho ascoltato un'omelia commovente, una delle più belle e toccanti della mia vita. Un dono inaspettato e immeritato. Detto con qualche accento sbagliato, ma con tanta trepidazione.

Non ricordo tutti i pensieri, semplici ma profondi e importanti. Mi ha colpito in particolare uno. Il primo Comandamento non è : ama te stesso e gli altri, ma : Ascolta!....

(Quanto poco ascoltiamo noi stessi, gli altri, la natura, Dio... aggiungo io).

E: se siamo pieni di noi stessi non possiamo ascoltare...

(Quante volte facciamo, facciamo, corriamo, forse ci sentiamo buoni...)

Poi la figura di Gesù che è stanco e impensierito, vorrebbe ritirarsi a pregare in un posto deserto. Ma non rifiuta la folla che si aggrappa a lui e getta su di lui tutti i suoi problemi....la accoglie, sfama e disseta tutti gli stanchi e oppressi, guarisce, dà consolazione ...

E non dice agli apostoli : dite che vadano a procurarsi da mangiare, ognuno pensi a sé.

Dice di non procurarci beni, successi inutili, che appesantiscono la nostra vita, e di non stringere la nostra mano, e dare agli altri quello che Dio dona a tutti : cibo , Amore...

Cose semplici, ovvie, che sappiamo. Ma che raramente ricordiamo

 

Genova Voltri

 

The last sunshine

E' bello gustarsi cieli azzurri per giorni e giorni... ma la fotografia di paesaggio ne soffre... ormai sto diventando impaziente :D

Quindi... aspetto trepidamente le grandi tempeste equinoziali... Buona giornata

 

Foto di archivio

Au cœur d'un parc de 85 ha, le château de Trévarez domine la vallée de l'Aulne. Il témoigne du rêve d'un homme, James de Kerjégu, qui entreprend en 1893 la construction d'une résidence prestigieuse, à la pointe de la modernité, dans le contexte trépidant de la Belle Epoque...

 

Le Grand Palais pendant les travaux est entouré d' une oeuvre de Nayel (d’une hauteur de 1,5 m et de près de 1km)

 

Le travail de Nayel pour la palissade du Grand Palais, tout comme son album « Histoire de France » et sa plus récente installation « Histoire du Vandalisme », est un véritable tour de force. Les images et textes méticuleux, fléchés dans des longues compositions narratives, à la fois familiers et étranges, inspirés des tableaux pédagogiques et des instructions didactiques, comme dans les manuels touristiques, traitent des événements et scènes peu connus de l’histoire et la vie du Grand Palais. L’artiste prend le rôle de l’historien amateur, une fascination qui règne dans chacun de nous. Le résultat est une oeuvre colossale qui combine la lecture de longue durée des tapis de Bayeux avec la légèreté des bandes dessinées et les meilleurs exemples du street art

 

En mars 2021, après un siècle d'une vie trépidante, le Grand Palais a fermé ses portes pour entrer dans une phase importante de travaux. Celle-ci durera jusqu'aux Jeux Olympiques Paris 2024 pour la Nef et les galeries qui l'entourent, et jusqu'au printemps 2025 pour le reste du monument.

Il sole visto dalla terrazza della casa dei nonni.

Bovalino Marina (RC-Italia).

 

Sole vano

 

Si scivola su fianchi di cratere

con occhi pieni di sopravvivenza,

le ore che non vogliono passare

e piogge e venti in abbondanza.

 

*

 

Si spera di virare all'improvviso

con occhi pieni di sopravvivenza,

tristezze al rogo di peccati a iosa

e piogge e venti in abbondanza.

 

*

 

Mentre qui attorno è tutt'altra cosa

con le ginestre illuminate a giorno,

laggiù il mare é in trepidante attesa

di tutti quelli che si dicono felici.,

 

*

 

Al nostro centro non arriva raggio,

festa non é in questo nostro centro

quasi che fosse perfetta oasi fallita,

testimonianza di un'indefessa resa.

 

*

 

Sopra di noi il cielo s'é assentato,

ci ha detto che non sa se tornerà.

Il sole, che ad un metro altri bacia,

sul nostro centro il sole é vano.

 

Aurelio Zucchi

 

www.lucaquerzoli.it

www.facebook.com/lucaquerzolifotografo

Domani, 2 ottobre, ho visto che è la Giornata degli Angeli custodi.

Invece di pubblicare la foto di uno dei miei innumerevoli angioletti ( un po' kitsch ) che ho in casa, ho trovato questa vecchia foto.

Paolo, mio figlio, è il numero 337.

Ricordo con quanta trepidazione andavo a vederlo da dietro il vetro, nei tre giorni che sono stata all'ospedale. La foto è controluce, sbiadita dal tempo, ancora di quelle analogiche, col rullino.

Trovo strano, dato che mi piaceva, ma non ero una patita della fotografia, che avessi messo nella mia borsa una macchina fotografica (non ricordo quale fosse), dato che ero dovuta andare a S. Martino con

molta urgenza.

Con mio figlio, temevo di non volergli abbastanza bene, e invece fu un Amore a prima vista.

Tutti i bambini sono angioletti. Non veri angeli, che sono puri spiriti e non vediamo, anche se ci accompagnano.

Poi, col tempo, non lo sono più : incontrano il male, nell'eterna lotta del mondo, e che è in ciascuno di noi

 

Genova

 

Little angels. Tomorrow, October 2nd, the Day of the Guardian Angels

Vista nocturna de la Plaza de Santa María Novella en la que se ve la fachada de la Basílica que le da nombre. El hombre que se ve en la esquina de la derecha es uno de los vendedores callejeros que tratan de buscarse la vida vendiendo recuerdos a los turistas.

Mis disculpas porque la foto está trepidada, está hecha sin trípode, apoyándome en una pared para tener más estabilidad, pero me gusta el ambiente que se ve y me apetecía compartirla :)

quel meraviglioso Golden retriever aspettava trepidante che il padrone tornasse da cavalcare le onde... nel frattempo ha deciso di fare amicizia con la sottoscritta e si è dato volontario per aiutarmi a riempire di sabbia il mio telo e ha deciso di farmi compagnia....

 

ogni tanto andava verso il frangiflutti a guardare dove fosse il suo bipede surfista, poi tornava a sdraiarsi vicino a me...

MADISON SQUARE GARDEN.

Un nombre, un número....y unas farolas.

Tenía que ir. Lo tenía que ver con mis propios ojos.

De pequeño veía esos combates de boxeo en la televisión, donde Cassius Clay, Joe Foreman o más recientemente Mike Tyson, se partían la cara por intentar hacer historia y subir al Olimpo de las estrellas.

Y luego los conciertos, esos conciertos mágicos de Queen, Led Zeppelin o del mismo Michel Jakson.

Hoy la NBA lo acapara todo.

.......................

Esta fotografía se la quiero dedicar a todos los cinéfilos y en especial a José Luís GARCI, por ser uno de los mejores cronistas de esta ciudad.

Os dejo una canción de Jacob Dylan, nacido en esta trepidante ciudad. Vocalista y líder del grupo THE WALLFLOWERS.

www.youtube.com/watch?v=Zzyfcys1aLM

«Dolci sensi celati in chiara sera

fra franti pioppi e salici grondanti

entro il limbo intricato dei canneti,

lungo sciacquii di abbrividente luna

 

vi ritrovi colei che a cieca sorte

nel mese svelato il guardo soave

trepidamente affisse al fioco annuire

di incerte stelle e inquiete nubi e meste

 

che a sé traeva per sfiniti vuoti

la vorace vertigine del cielo

via da noi per chiuso nume interdetti

 

spiriti; per cui remoti vaghiamo

fra esausti salici e spirati pioppi

e inanimate stelle e nubi e siamo[39]»

 

LUCIANO CECCHINEL

DA . In silenzioso affiorare

Harley Davidson

 

Je n'ai besoin de personne en Harley Davidson

Je n'reconnais plus personne en Harley Davidson

J'appuie sur le starter

Et voici que je quitte la Terre

J'irai peut-être au paradis mais dans un train d'enfer

 

Paroliers : Serge Gainsbourg

 

(I don't need anyone on a Harley Davidson

I don't recognize anyone on a Harley Davidson anymore

I press the starter

And here I am leaving the Earth

I might go to heaven but on a hellish train

 

Lyrics: Serge Gainsbourg)

 

Sullo specchio d'un lago d'acque calme,

taglia silente l'onda il cigno, e avanza

con le sue larghe palme. Bianca e lieve

è la pelurie al fianco, come neve

al sole che la scioglie nell'aprile.

Con l'ala ferma e opaca; al vento trepida,

naviga e va come un veliero antico:

erge il bel collo candido, l'affonda

voluttuoso in acqua, lo protende

disteso a fior dell'onde, o il nero becco

nel bianco petto immacolato immerge.

Petali multicolori

stagione in divenire

di una Natura in trasformazione

Vita in evoluzione

Aspetti in trepidazione

un timido sbocciare

che giorno

dopo giorno

si fa esplosione di colore

per poi lentamente

sfiorire

in un girotondo

di sfumature 🌸

Marta

Le puse un difusor (separador plástico de las carpetas, de venta en tu librería de toda la vida), pero el brillo que tenía el jodío era difícil de quitar. Probé a darle sombra, pero me quedaba sin luz y salían trepidadas. Lo que ves es lo que hay.

 

Es el caracol más pequeño que he visto nunca (3 mm de concha). Estaba en el musgo de un tronco, pero lo coloque sobre la hoja de un haya, porque en el musgo era casi imposible verlo.

Fabrizio

 

settimana 28 gennaio- 4 febbraio

 

Ariete (21 marzo - 19 aprile)

Quando era ancora in vita Shakespeare ricevette qualche modesto riconoscimento ma non si guadagnò la fama di genio. Solo cinquant’anni dopo la sua morte qualcuno cominciò a pensare che la sua vita e le sue opere fossero abbastanza interessanti per una biografia. Ma a quel punto, non c’era più nessuno che potesse raccontare la sua vita. Inoltre, Shakespeare aveva lasciato pochissime informazioni su di sé. Per tutti questi motivi, sappiamo poco di lui nonostante la sua grande influenza sulla lingua e sulla moderna letteratura anglofona. Ti consiglio di considerare questa storia uno stimolo metaforico a non sottovalutare la grandezza di chi ti sta vicino. Non dare per scontati l’intelligenza eccezionale, il talento e l’amore. Riconoscili, apprezzali e lasciati influenzare da loro.

 

Toro (20 aprile - 20 maggio)

Sei il signore e padrone di tutto quello che vedi! Lo giuro su dio! Sono quasi tentato di dire che in questo momento hai il potere di dominare gli uragani e di cambiare il corso dei fiumi. Come minimo dovresti essere in grado di stimolare l’ambizione di tutti quelli che incontri e di rendere più luminoso il futuro di tutti i gruppi di cui fai parte. Agisci con fiduciosa precisione, Toro. Parla in modo deciso e convincente. Il tuo regno è in trepida attesa delle trasformazioni che nasceranno dalle decisioni uscite dalle nuove profondità della tua intelligenza emotiva.

 

Gemelli (21 maggio - 20 giugno)

È arrivato il momento di prendere il volo, di abbandonare i piaceri sicuri e consolanti, e le fissazioni superate che ti tormentano. Dovrai sfuggire almeno a uno degli irritanti compromessi che distorcono il tuo spirito ma anche a una routine che offusca la tua intelligenza. A mio parere di astrologo, Gemelli, hai bisogno di stimoli esterni al tuo universo e di fertili sorprese che ti spingano ad adottare soluzioni imprevedibili.

 

Cancro (21 giugno - 22 luglio)

“Non ho mai conosciuto nessuno che ammetta di aver avuto un’infanzia felice”, ha detto la scrittrice Jessamyn West. “Sembra che tutti pensino alla felicità come a una mancanza di sensibilità”. Sono d’accordo con lei. Molti artisti di mia conoscenza arrivano a vantarsi dei problemi che hanno avuto nei primi anni di vita, come se fossero l’ingrediente fondamentale per diventare dei talenti. Be’, io ho avuto un’infanzia felice ma questo non mi ha impedito di diventare un artista sensibile. Anzi, mi ha aiutato. Hai abbastanza coraggio, Cancerino, per andare controcorrente e confessare che da bambino hai vissuto dei momenti meravigliosi? In questa fase del tuo ciclo astrale ricordare la bellezza e la gioia del passato sarà una fonte di grande energia.

 

Leone (23 luglio - 22 agosto)

Di solito ti sommergo di consigli su come avere accesso al codice della tua anima. Mi piace aiutarti a esprimere le caratteristiche che ti distinguono dagli altri. Ma ogni tanto è giusto fare una pausa e rinunciare a esplorare le tue intricate verità. Per i prossimi dieci giorni ti consiglio di goderti il privilegio di non essere nessuno. Crogiolati nel vuoto assoluto e ignora la tua identità più profonda. E, se qualcuno ti chiede chi sei, rispondi: “Non ne ho la più pallida idea”.

 

Vergine (23 agosto - 22 settembre)

Gustave Flaubert è considerato un grande scrittore e Madame Bovary compare spesso nelle liste dei romanzi più belli di tutti i tempi. Eppure non scriveva con facilità. Lavorava come un matto. Capitava che ci mettesse diversi giorni a buttare giù una sola pagina. A volte sbatteva letteralmente la testa contro il muro, come se volesse stanare le parole giuste dal loro nascondiglio nel suo cervello. Prendilo a modello la prossima settimana, Vergine. Puoi creare qualcosa di valore, anche se ti costerà molta fatica.

 

Bilancia (23 settembre - 22 ottobre)

La mia teoria è che in questo momento tutto il mondo è innamorato di te. In alcuni casi quest’adorazione sconfina nell’infatuazione. Sarà più facile del solito che creature grandi e piccole riconoscano la tua bellezza e la tua originalità. In questo modo sarai circondato da miracoli e meraviglie. C’è qualcosa che puoi fare per essere sicuro che le cose vadano in modo da garantire i massimi benefici per tutti? Sì: cerca di essere te stesso con tutta la tenera intensità che riesci a trovare in te.

 

Scorpione (23 ottobre - 21 novembre)

Spero che tu abbia letto il tuo oroscopo della settimana scorsa. E che tu abbia seguito il mio consiglio di non impegnarti troppo e di non spingere al massimo. L’universo ha stabilito che dovevi ricaricare le tue batterie psichiche. Se hai approfittato di questa opportunità, adesso dovresti essere pronto a cambiare marcia. In questa nuova fase, il tuo compito sarà lavorare su te stesso con più serietà e dolcezza. Intendo dire che dovresti calarti nel profondo della tua anima e cambiare tutto quello che non funziona con grazia e con forza. Fa’ qualche piccolo ritocco al tuo modo di pensare. Riorganizza il tuo flusso emotivo. Diventa un maestro dell’introspezione e dell’autoperfezionamento.

 

Sagittario (22 novembre - 21 dicembre)

Ho preso in prestito quest’oroscopo da uno dei miei sognatori del Sagittario preferiti, Jonathan Zap. Ti consiglio di seguire il suo consiglio, che è perfettamente in accordo con i tuoi presagi astrali: “Molti problemi importanti della nostra vita riguardano il riconoscimento dell’ovvio più che la scoperta di ciò che è nascosto o misterioso. Uno dei modi con cui di solito ci inganniamo e ci nascondiamo a noi stessi è non ammettere l’ovvio, avvolgendo di false complessità e razionalizzazioni quello che è palese. Spesso rimandiamo o rifiutiamo un cambiamento necessario sostenendo che richiede una soluzione misteriosa, mentre in realtà sappiamo benissimo qual è e fingiamo di non conoscerla”.

 

Capricorno (22 dicembre - 19 gennaio)

È un buon momento per fare l’inventario delle storie che lasci entrare nella tua testa. Assorbi un fiume di notizie spaventose, di film violenti e di racconti scoraggianti? Ebbene, sappi che per la tua psiche equivalgono a ingerire viscere d’orso putrefatte o spazzatura grattata dai cassonetti. Ma forse ti esponi anche a storie divertenti che ti distraggono dalle tue fissazioni, a poesie che ti fanno capire la natura umana e a conversazioni sulle cose che funzionano. Se è così, tieniti stretto quello che hai in testa, perché aiuta la tua salute mentale. Infine, bevi questo sorso di saggezza dello scrittore nigeriano Ben Okri: “Attento alle storie che leggi o racconti: di notte, sotto le acque della coscienza, modificano il tuo mondo”.

 

Acquario (20 gennaio - 18 febbraio)

Prevedo che la prossima settimana non sperimenterai fascinazioni disgustose, fallimenti sorridenti, racconti sensazionali di eventi inutili né bizzarre fantasie notturne. Potresti invece andare incontro a delusioni incoraggianti, offerte di aiuto sovversive, misteriose dichiarazioni di interdipendenza e tumulti che provocheranno in te uno spavento e un’umiltà salutari. In altre parole, Acquario, sarà un periodo magico, forse un po’ strano, ma che ti porterà una maggiore libertà.

 

Pesci (19 febbraio - 20 marzo)

Congratulazioni per la capacità, sempre maggiore, di restare a galla senza agitarti nel tumultuoso fiume della coscienza. Finalmente hai capito che un po’ di caos non significa che “tutto va a rotoli, o mio dio!, la terra va in rovina e il male trionfa”, ma piuttosto che una sana quantità di imprevisti mantiene tutto fresco e pulito. Ti consiglio di imparare a rilassarti per scivolare con serenità attraverso le acque tempestose della vita.

On Explore Oct 17, 2009 #353

 

Toda la pinta..no?

Y ademas una realidad..

Marcial vive en la calle y a base de tomar algun cafelillo y charlar alguna que otra vez,el punto de empatia es ya muy grande como espero que se refleje en la Fotografia.

 

Cuando el retrato se hace de amigo a amigo es cuando la imagen coje esa magia que de otra manera seria imposible por que de entrada estas personas por su condicion de dormir sin techo no son muy propensas a que les retraten.

Y para que cuento esto?

pues lo cuento para todos los que os estais interesando en la fotografia social y de fotoreportaje..daros unas pistas de como conseguir unos fantasticos retratos sin necesidad de usar un Tele si no mas bien usando la paciencia y la empatia con los sujetos penetrandolos hasta el fondo.

 

La luz es natural rebotada en una pared de un edificio cercano en una calle por eso es tan difusa y limpia.

Mi Nikon D90 con su objetivo original Nikkor 18-105 estabilizado...

la focal en 35mm un diafragma de f/4.5 y por la escasa luz en sombra un Iso 400 que me aporto 1/30 de seg justo para que no me trepidase nada la imagen gracias al estabilizador.

Con esta imagen del Lago de la localidad de Alleghe, acabo con las 15 primeras fotografías que comparto del primer día de viaje.

 

Esta en concreto tuvo cierta dificultad, pues ya estaba muy oscuro y tuve que disparar a pulso con una velocidad de obturación de 1/4 segundos, a pesar de lo cual, la foto salió nítida y sin trepidaciones. Suerte, y que apoyé los codos lo mejor que pude en la barandilla...

 

Quizás estoy poniendo muchas imágenes. O pocas, no sé... Pero la belleza de los lugares visitados lo merece, creo yo.

 

Espero que os estén gustando y que sigáis disfrutando con las de las jornadas siguientes.

Menudo susto que me lleve al hacer esta foto. Estaba mirando la pantalla cuando de repente vino una ola mucho más grande que las anteriores y me arrastró. Gracias a que me agarre al trípode y a la roca consegui no caerme. La foto del golpe está totalmente trepidada, pero conseguí sacar esta bien cuando el agua se estaba retirando. Doble disparo. Tokina 11-16 f2.8. Canon 50D.

Panorámica de 5 tomas horizontales del Rio Grande cerca de El Tropezón, en una tarde con ráfagas de viento muy fuertes, donde las nubes van cambiando permanentemente de forma. Luego de algunos intentos logre plasmar estas fotos sin sufrir trepidaciones por el viento.

 

Gli amanti tacciono.

L’amore è il silenzio più fine,

il più trepidante, il più insopportabile.

Gli amanti cercano,

gli amanti sono quelli che abbandonano,

quelli che cambiano, quelli che dimenticano.

Il loro cuore gli dice che mai troveranno,

non trovano, cercano.

Gli amanti camminano come pazzi

perché sono soli, soli, soli,

si abbandonano, si danno ad ogni momento,

piangono perché non salvano l’amore.

Li preoccupa l’amore.

Gli amanti vivono alla giornata,

non possono fare altro, non sanno.

Se ne stanno sempre per andare

sempre, da qualche parte.

Sperano, non s’aspettano nulla, però sperano.

Sanno che non troveranno mai.

L’amore è la proroga perpetua,

sempre il passo successivo, l’altro, l’altro ancora.

Gli amanti sono gli insaziabili,

quelli che sempre – per fortuna ! – saranno soli.

Gli amanti sono l’idra del racconto.

Hanno serpenti invece di braccia.

Le vene del collo gli si gonfiano

come serpenti per asfissiarli.

Gli amanti non possono dormire

perché se dormono, se li mangiano i vermi.

Nell’oscurità aprono gli occhi

e li sorprende lo spavento.

Trovano scorpioni sotto le coperte

e il loro letto ondeggia come su un lago.

Gli amanti sono pazzi, solo pazzi,

senza Dio e senza diavolo.

Gli amanti escono dalle loro grotte

tremanti, affamati

a cacciare fantasmi.

Si burlano della gente che sa tutto,

di quelli che amano perpetuamente, veridicamente,

di quelli che credono nell’amore come in una lampada

d’infinito olio.

Gli amanti giocano a prendere l’acqua,

a tatuare il fumo, a non andarsene.

Giocano il lungo, il triste gioco dell’amore.

Nessuno si deve rassegnare.

Dicono che nessuno deve rassegnarsi.

Gli amanti si vergognano di ogni consuetudine.

Vuoti, ma vuoti dall’una all’altra costola,

la morte gli fermenta dietro gli occhi

e loro camminano, piangono fino all’alba

in cui treni e galli se ne vanno dolorosamente.

Gli arriva a volte un odore di terra appena nata,

di donne che dormono con la mano sul sesso,

compiaciute, di torrenti di acqua dolce e di cucine.

Gli amanti si mettono a cantare sussurrando

una canzone mai imparata.

E vanno piangendo, piangendo

la splendida vita.

Jaime Sabine

Au service e la France.

En 1960, à Paris, un jeune stagiaire atterrit au sein des services secrets français. Il découvre la trépidante vie de bureau des autoproclamés, meilleurs agents secrets du monde, aux prises avec les crises géopolitiques du moment. Une comédie d'espionnage croustillante, en 12 épisodes, créée par Jean-François Halin, le scénariste des films `OSS 117'.

50 minutos esperando a las ciclistas para ver pasar el pelotón en menos de 1 minuto y con la emoción, me dejé la cámara con los parámetros con los que antes me había entretenido haciendo "barridos" al paso de la benemérita. Esta es la única foto que pude salvar, las demás estaban un pelín trepidadas

Capitolo 6

  

Album completo: Cuba 6: Verso Trinidad

 

DOLCE SERA (seconda parte)

 

Correvo come un pazzo,

fino a che il fianco non mi faceva piegare in due... poi,

di schianto,

giù nell'erba a guardare in cielo

le nubi gonfiare i primi temporali autunnali...

 

Il profumo della libertà, sempre, ad inebriarmi i sogni...

Ad infondermi la voglia di scoprire,

cosa ci fosse al di là del tempo...

al di fuori dei ritmi vitali.

 

Perché son qua?

 

E... sopratutto, cos'è che voglio ?...

 

Ora, che gli anni hanno avuto la meglio...

Stranamente,

di fronte a questo tramonto che m'infiamma il volto,

ho le stesse domande irrisolte che mi ronzano in testa...

 

Attimi di quiete... mentre la brezza mi solletica la nuca,

provo una sensazione di piacevole appagamento...

Gli occhi indugiano sugli ultimi bagliori,

sento che questa piccola cittadina mi è entrata dentro,

come una medicina guaritrice...

 

Vorrei volare, torna la speranza di farlo,

dopo mesi pesanti e bui...

 

Pian piano... la festa della vita a sorridermi, a farmi trepidare, ad incitarmi di progettare ancora... a lottare.

 

Mi sento come da ragazzo...

Come quel giovane puledro che, libero, galoppava felice...

 

Ringrazio tutti quanti, per il vostro incondizionato affetto...

Ho voluto raccontarvi una bella storia...

 

Spero... con tutto il cuore, che vi sia piaciuta...

 

Stefano Paradossi.

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P:S:

Questo capitolo è terminato.

Ma non il reportage.

Dalla prossima foto,

inizia il 7° capitolo, dal titolo "Che... il mito".

  

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© La foto è di esclusiva proprietà dell'autore Stefano Paradossi che ne detiene i diritti e ne vieta qualsiasi utilizzo da parte di terzi.

 

© The photo is of exclusive property of the author Stefano Paradossi who owns the rights and prohibits any use by third parties.

 

While in Italy last week we visited the isle of Capri. I developed the habit of rising early to catch the light. This HDR was taken at 6:20 and is a popular lookout and a magnet for photographers.

Later in the day the lookout is so thronged with tourists that you can't get close to the edge to setup a camera, but at this time of day only trepid photographers were on hand.

Tra pochi giorni saranno 33 anni, e sembra ieri quando lo guardavo con trepidazione dal vetro dell'Ospedale.

Quando me lo portavano ( sono stata solo tre giorni), avevo portato una piccola radio con gli auricolari e gli facevo ascoltare , piano piano, Mozart.

Si può dire che è un bambino nato con la musica...

Di cui infatti è appassionato

 

Da una foto analogica.

Evidentemente mi ero portata un piccolo registratore e macchina fotografica.

 

Je n'ai besoin de personne

En Harley Davidson

Je n'reconnais plus personne

En Harley Davidson

Quand je sens en chemin

Les trépidations de ma machine

Il me monte des désirs

Dans le creux de mes reins

Serge Gainsbourg

Quando ero bambino, aspettavo trepidamente l'inverno perché sapevo che sarebbe arrivata la neve. Alcune volte la coltre era così alta che chiudevano le scuole e si restava a casa a giocare.

Lo slittino, le corse, i pupazzi, le mani congelate a furia di compattare la neve per tirarsela addosso. Il raffreddore, le risate.

Poi, quando sono cresciuto, aspettavo la neve per andare a sciare e per andare a fotografare le mie montagne coperte di bianco.

Adesso la neve porta gioia solo perché, quando raramente arriva, crea delle scorte d'acqua, effimere, che aiutano a combattere la siccità persistente. La nuova tragica normalità.

 

Foto dal mio archivio, passo Falzarego.

 

#falzarego #cinquetorri #alberi #trees #snow #neve #winter #vintage #bianco #montagna #climate-change #cambiamento #climatico

"Poi malgré tout è fine febbraio o marzo:

la primavera non c’è ancora,

c’è, trepidante, quella luminosa nebula,

quel fuoco bianco nell’aria,

quella velatura bianca e argento,

tutto ciò che desidera il senso ci sia

in questa piega dell’anno, tutto,

la prima barca,

il primo verde dei salici,

la prima ruota d’acqua

alla virata dell’armo.

C’è tutto,

tutto incredibilmente."

 

Mario Luzi

 

Larga exposición, con una fuerte galerna. Esta un poco trepidada, y es que dos minutos, a pesar de estar sujetando el tripode, con el viento que hacia ...

Aun asi me gusta como quedo.

 

CreativeMarket

Slowly slipping along these wet craggy rocks washes my spirit with each trepid step. The water imparted a tingling, yet rejuvenating earthy smell. As I crept toward the bottom, the water appeared to creep closer toward me. Reaching the bottom of the rocky bed, I would be witness to a strange sight. One long lost to myth and legend. This was not just a river bed. This place had structures. They were ruins! Before my very eyes, a wave crashed along the rocky shore and crawled toward my feet like some sliding ghastly creature. Hastily, it reached toward my feet and grabbed me with a stone grip. As I stood, frozen for an instant, I quickly found myself descending further. Further into the dark waters below.

 

Continuing a tale of adventure into a rediscovered land. This was taken at the banks of Vickery Creek at the ruins of Roswell Mills dam built in 1839. The water flows over the dam and along the sides and the rocks filling into a small basin. When standing at the bottom, it is as if you are surrounded by flowing water. One of Georgia's hidden gems. Wishing everyone a great weekend!

Ésta va para ti Iván Ferrero, por todos los abrazos, mensajes y fuerza que me envías, tú y ese campeón que tienes en casa. Me imagino que no te conoces la historia de la foto y hombre de letras, intentaré estar a la altura; aunque sé de sobra que no llegaré al nivel.

 

Febrero de 2015 y una tropa de locos van rumbo a Lofoten, por entonces no tenía la fotografía tan adentro ésta locura llamada fotografía y sólo conocía a muchos de mis amigos de sus fotos por internet.

 

El destino hizo que en el sorteo de cabañas se acabará mezclando la polvora y el alcohol y juntó a unos locos encerrados con un sólo destino, llenar la tarjeta.

 

Todo el viaje parecía ir muy bien, pero el Huracán Ole quiso presentarse ante nosotros, llevándose el sistema eléctrico de la Isla y regalando vientos de 120 km/hm, es decir, nuestra cabaña se movía más que el barco de Chanquete y todo el tiempo encerrados en la cabaña no hacía más que empeorar la convivencia.

 

En esos momentos, poder atrapara a un navarro y un riojano en este paraíso invernal, era misión imposible. Durante el huracán salimos a hacer unas fotos durante el día entre las cabañas; pero llego la noche y era nuestro momento. Ramón Luján, Iñaki Larrea y un servidor hicieron una primera más tranquila y no conseguimos lo deseado.

 

En la segunda las puñeteras fotos estaban trepidadas.

 

Pues nada, no hay dos sin tres, volvimos a vestirnos y esperar, un pequeño claro de luna y volvemos al puente, mi cámara no funciona por la batería, con mis manos congeladas, Iñaki me hecho una mano.

 

Colgados de trípode, escarmentados de la salida anterior, agarrados a la barandilla y la farola, intentamos inmortalizar éste momento mientras escuchábamos la maravillosa música de nuestros dientes, cual castañuelas.

 

Una sutil voz me comentó, vamos de una p... vez, Iñaki me arranca al puente de retorno a la cabaña.

 

Una vez dentro de la cambaña, pudimos comprobar que había merecido la pena.

 

Pues nada, ésta, te estaba esperando a ti, espero que te guste y esté al nivel.

 

PS: Te he puesto la firma en pequeñito, para que no te quejes.

 

Un fuerte abrazo.

 

www.sgsfotografia.com

Ogni anno, verso i primi d'aprile, ho l'appuntamento con i ciliegi sakura che fioriscono in alcuni quartieri di Roma. L'Orto Botanico ne ha diversi esemplari nel giardino giapponese (situato poco sotto il cosiddetto Fontanone), dove, su un piccolo promontorio, decine di alberi con le braccia cariche di delicati fiori rosa fanno dondolare al vento le poesie haiku appese ai rami. Gli stessi ciliegi dell'Orto Botanico sono stati piantati lungo un breve tratto dell'Appia Nuova a pochi passi da casa mia. Ma i più belli sono quelli che fioriscono in due o tre strade dove abita la mia amica Stefania che mi avvisa quando inizia la fioritura. I nostri quartieri sono divisi da un grande parco, quello della Caffarella che fa parte del più ampio dell'Appia Antica. Qualche giorno fa, per motivi di tempo ho preso un autobus che ha aggirato tutto il parco, ma al ritorno dopo aver fotografato i fiori, l'ho riattraversato a piedi, fermandomi spesso a respirare la dolce aria primaverile e a spiare il movimento di piccoli animali alati. Superata la fattoria piena di animali da cortile in cui speravo di vedere il pavone (ne ho solo sentito il richiamo stridulo di corteggiamento) un gracidio lontano mi parlava di urgenze e necessità vitali; man mano che avanzavo capivo che quell'incessante ragionare di cose supreme e di amore soprattutto, proveniva da un piccolo appezzamento di terreno dove sono stati ricavati degli orti. Superato due o tre cancelletti mi sono avvicinata con cautela al ruscello che vi scorre dentro; il chiacchiericcio è cessato all'improvviso sostituito da piccoli splash ripetuti: erano le abitanti del luogo che si nascondevano al mio arrivo. Appoggiata immobile a una staccionata ho puntato l'obiettivo sull'acqua ricoperta di minuscole lenticchie verdi aspettando che una signora o signorina rana venisse fuori per continuare la conversazione con i suoi interlocutori maschi. Per la verità non so distinguere il sesso delle rane, perciò il soggetto che ho fotografato in diverse pose magari era un filosofo, o un trovatore che cantava la sua chanson d'amour alle belle in attesa di profferte amorose, ansiose di farsi convincere a fare un salto nella vita vera quella che consente al mondo di continuare ad esistere e alle femmine rana di deporre centinaia e centinaia di uova rotonde da cui poi nasceranno balene miniaturizzate munite di coda che nell'acqua inizieranno una lenta metamorfosi. Un evento così prodigioso che quando ero piccola non finivo mai di osservare: prese in mano e rovesciate sul dorso quelle balene in miniatura mostravano una pancetta trasparente piena di visceri e si dimenavano sbattendo la codina sul mio palmo aperto. Allora le immergevo di nuovo nell'acqua trasparente, in un angolo del fiume dove la loro ignota madre le aveva lasciate a nutrirsi e a generarsi. Come mi sembrava strano: quei piccoli esseri non avevano bisogno della madre, forse la loro vera madre era l'acqua.

Ma la cosa più straordinaria era la loro migrazione in massa dopo aver completato la trasformazione che aveva in sé la necessità di eliminare la coda e di fare spazio a quattro zampette che vedevo man mano svilupparsi. Quando la metamorfosi era completata un esercito di ranocchiette iniziava la risalita del costone che dal fiume portava fino alla nostra casa costruita lungo i margini della strada statale. Una volta l'anno quell'evento ha accompagnato le mie poche primavere, ventitré, passate in compagnia del mistero della natura che si esprimeva in infiniti modi. Emozioni indicibili all'epoca che solo a Roma hanno trovato le parole per esprimersi in qualche modo. Rivivendo quei frammenti di infanzia di una bambina che scende in strada ed è circondata da centinaia di ranocchiette grandi la metà di un mignolo, ma perfette nella loro fisiologia, la rivedo stupita e felice. Anche se non sapevo esprimerlo con un un pensiero logico oggi posso interpretare la confusa meraviglia di allora così: quello era un grande evento iniziatico in cui affrontando la faticosa risalita le piccole creature affermavano la loro ranità: ecco siamo diventate rane, da un piccolo uovo siamo state capaci non solo di trasformare il nostro corpo informe in uno perfetto e siamo state capaci di risalire con le nostre minuscole zampe un monte che potrebbe essere paragonato all'Everest, siamo qui tutte insieme a rendere lode e gloria alla ranità, siamo qui tutte insieme figlie di una stessa madre che non si è curata di noi, ma che ci ha messo al mondo e ci ha dato l'opportunità di esistere.

Un messaggio iniziatico proveniente da lontananze remote che, impressosi nella mente di una bambina l'avrebbe in seguito stimolata a cercare e a risalire indietro nel tempo fino ad arrivare agli antenati primordiali e ancora oltre. In questa ricerca incessante ancora in corso, anni fa mi sono imbattuta in una notizia di cui non saprei più riportarne l'origine: gli antichi romani quando vedevano partire le rondini pensavano che andassero a rifugiarsi negli stagni e si trasformassero poi in rane. L'immaginario degli antichi è una delle più straordinarie avventure della mente che si possa fare. Il mondo allora era ancora vivo e popolato di presenze magiche: boschi sacri, ninfe che abitavano nelle querce o nelle onde del mare, Pan il dio dell'istinto vitale che inseguiva fanciulle scaturite dalle fonti, animali totemici che sorvegliavano le case degli uomini, uccelli che indicavano la direzione da prendere, scrofe che indicavano agli eroi il luogo dove costruire la città.

 

Nel libro “Il grande Nord” di Malachy Tallack, a pagina 116 si legge:

“Spesso chi incontra gli animali nella natura racconta di aver intravisto negli occhi che lo fissavano una forma di intelligenza, una saggezza innata. La lettura si può anche capovolgere: quegli occhi possono essere specchi. Perché credo che nel loro strano sguardo riconosciamo la nostra stupidità. Di fronte a una creatura che conosce a fondo se stessa e il luogo che abita, e sa qual'è il suo scopo e quali sono i suoi bisogni senza il peso del dubbio, cogliamo all'istante la nostra ignoranza. Durante un incontro simile sia l'animale che l'essere umano hanno mille domande, ma solo il primo troverà risposte soddisfacenti”.

 

Dovremmo tornare a lezione dagli animali come già si faceva agli inizi della nostra metamorfosi quando ancora ci sentivamo fratelli e non esseri separati, dovremmo imparare a vivere con più istinto e meno sovrastrutture e soprattutto dovremmo poter sapere ogni giorno procurarci ciò di cui abbiamo bisogno: cibo, nido, amore, auto-protezione... senza dubbi e senza esitazioni.

Becchi, rostri, zanne, zampe, ali i soli strumenti con cui essi procedono nel mondo con sicurezza e capacità di mimetizzazione quando si sentono minacciati.

Far finta di essere morti quando sta per avventarsi su di noi la mano assassina che vuole derubarci del corpo e dell'anima. Intraprendere lunghe migrazioni quando il clima ci fa capire che non troveremo più cibo né amore, partire dall'Africa e volare fino a quando non incontriamo la Terra Promessa.

Aspetto con trepidazione l'arrivo delle rondini le immagino in viaggio e poi le vedo arrivare a pochi metri dal cielo di casa mia; quando sento le loro strida alte rendo grazie alle infinite generazioni che mi hanno preceduta e che, volenti o no, mi hanno permesso di approdare in questa terra promessa così fragile e così bella che ogni giorno, sempre di più mi appare nel suo insondabile mistero di cui anch'io faccio parte.

E per quanto io non sia credente ringraziare desidero con le parole di Francesco:

 

Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui; et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si', mi' Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si', mi' Signore, per sor'aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si', mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Al ritmo que subo fotos últimamente todas se me van quedando caducadas 😅

 

Hace unos días volvió a celebrarse durante las fiestas de Anguiano la tradicional bajada de los danzantes desde la iglesia y al escuchar nombrarlo en la radio recordé esta imagen.

 

La tomé en septiembre del año pasado en sus fiestas "pequeñas" donde repiten el espectáculo con algo menos de público (léase, agobio porque gente siempre hay mucha pero en verano es realmente insufrible)

 

Por si alguno no conoce esta costumbre voy a intentar describirla. Tenedme paciencia; sabéis que me enrollo...

 

La iglesia de Anguiano está situada, como en tantos lugares de nuestra geografía, en lo alto del pueblo. Para acceder hasta el centro es necesario bajar por una cuesta MUY empinada revestida con adoquines. El día de la virgen de la Magdalena los danzantes aguardan en la explanada de la iglesia preparados para bailar. Al finalizar la misa mayor, cuando las autoridades abandonan el recinto ellos comienzan una danza en su honor. Una vez cumplimentada la cita oficial comienza el ritual más apasionante y llamativo de toda la jornada.

 

Pertrechados con sus zancos y armados de unas sonoras castañuelas se colocan al principio de la cuesta.

Los vecinos del pueblo ya hace mucho rato que esperan impacientes pegados como lapas a las fachadas de las casas.

Quienes asistieron a la misa buscan con premura un hueco para colarse entre ellos en un vano intento de no perderse el espectáculo. No todos lo consiguen pues la calle es estrecha y sufre de overbooking desde hace tiempo. Son muchos los que tendrán que conformarse con bajar muy de prisa hasta la plaza e intentar ver algo desde allí.

 

Empieza a sonar la música.

Los danzantes se preparan.

La calle hierve de emoción.

 

El primer danzante comienza a girar sobre sus zancos. Va tomando velocidad antes de lanzarse a su compleja tarea.

De pronto, en pleno giro, inicia el inquietante descenso por la cuesta.

Gira y gira clavando los zancos entre los adoquines.

Las castañuelas acompañan y acompasan su descenso.

Aunque intentarà bajar por el centro de la calle es muy probable que, si estás allí mirando, pase rozándote. Eso o que te caiga encima en caso de que el zanco resbale o el danzante calcule mal la potencia de su giro.

Su peregrinación por la cuesta continúa hasta alcanzar la plaza donde, prácticamente, se derrumbará sobre el público.

Antes de que esto ocurra otro danzante ya estará emulando su gesta; puede que, a estas alturas, tenga bailada la mitad de la calle.

 

Todos van descendiendo poco a poco. Hay momentos en los que tres de ellos pueden llegar a ocupar la calle.

El ritmo es trepidante.

No dan margen ni para respirar.

A medida que llegan a la plaza vuelven a subir para repetir el descenso, una y otra vez...

 

Es impresionante observarlos desde esa altura a la que tanto nos gusta tomar fotos. Ver sus zancos sobre los adoquines, sus faldas de color volando alrededor de sus cuerpos, la fuerza y destreza con que se mueven y, sobre todo, las caras de devoción de los vecinos de Anguiano ante la gesta de sus hijos predilectos.

 

No es una foto fácil.

No creo que sea una buena foto.

Pero es MI versión de los danzantes de Anguiano y me costó mucho esfuerzo y pelea 😋 conseguir capturarla.

Espero que os guste y os acerque un poquito la emoción de esta hermosa y curiosa costumbre.

Este perico, la subespecie chapmani de la Pyrrhura melanura, me regaló solo dos cortas oportunidades subiendo a la reserva La Drymophila, en el municipio de Palestina, Departamento del Huila, Colombia. Este par de imágenes resultan interesantes porque esta subespecie es endémica de Colombia y su estado de conservación es preocupante (vulnerable). Es probable que en algún momento esta ave sea separada como una especie independiente. Veo que la imagen está algo trepidada, pero fue todo lo que pude obtener.

Ieri ho festeggiato ben 41 anni dalla discussione della mia tesi di laurea sulla insufficienza renale nel cane ed il suo monitoraggio con gli esami di laboratorio.

Non avrei mai immaginato allora una carriera professionale così piena di soddisfazioni pur tenedo la barra diritta, anche nelle peggiori tempeste sociali e personali.

Oggi arriva il tempo di lasciare definitivamente la professione da cui tanto ho avuto ma che tanto mi ha preso in termini di vita, di salute, di fatica, di dolore.

Ogni cosa ha sempre un prezzo da pagare ma il mio piccolo bilancio resta largamente positivo.

Umanamente ho incontrato migliaia di persone con le quali ho avuto magnifici rapporti che mi hanno arricchito e maturato.

Non posso ovviamente dire grazie ad ognuno, nè di persona nè tramite le piattaforme di comunicazione, ma mi auguro che il mio grazie possa arrivare in qualche modo a tutti, dagli ex collaboratori, colleghi o consulenti o dipendenti, sino ad ogni singolo che ha incrociato tempo e emozioni con me.

Mi aspettano nuove esperienze e nuove emozioni ma non più come medico veterinario perchè bisogna saper dire basta prima di essere penosi, non all'altezza, pericolosi per i pazienti che a te vengono affidati con trepidazione ed amore.

Il tempo passa e bisogna adattarsi con serenità ad esso slegandosi dal passato e rinnovandosi giorno per giorno.

GRAZIE a tutti voi per la strada fatta insieme, nessuno escluso.

Un corale abbraccio.

Immersi nella Valmareno, tra le Prealpi venete e le colline trevigiane si trovano i due pittoreschi e caratteristici laghi glaciali di Santa Maria e di Lago, comunemente noti come Laghi di Revine.

 

Separati oggi da un piccolo istmo, formavano un tempo un grande specchio d'acqua nato dopo il ritiro del grande ghiacciaio del Piave. Un angolo suggestivo, a pochi passi dalle località di Vittorio Veneto e Conegliano. Sulle acque tranquille dei due laghetti, orlate di canneti e d'estate punteggiate di ninfee, si specchiano su una sponda le caratteristiche casette di sassi del comune di Revine Lago e delle sue frazioni, sull'altra quelle di Tarzo.

Le località che si affacciano sui piccoli laghi accolgono i turisti in cerca di un soggiorno a contatto con la natura e le antiche tradizioni, conservate gelosamente e rivissute nelle pittoresche manifestazioni e feste popolari.

Revine - Treviso - Italia

 

In silenzioso affiorare

« Dolci sensi celati in chiara sera

fra franti pioppi e salici grondanti

entro il limbo intricato dei canneti,

lungo sciacquii di abbrividente luna

vi ritrovi colei che a cieca sorte

nel mese svelato il guardo soave

trepidamente affise al fioco annuire

di incerte stelle e inquiete nubi e meste

che a sé traeva per sfiniti vuoti

la vorace vertigine del cielo

via da noi per chiuso nume interdetti

spiriti; per cui remoti vaghiamo

fra esausti salici e spirati pioppi

e inanimate stelle e nubi e siamo

 

Luciano Cecchinel ,,,,,Poeta nato a Lago - Revine

 

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