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Sono andata in ferie. Mai come quest'anno le ho aspettare con tanta trepidazione e finalmente sono arrivate. Isola d'Elba, come sempre e dove una parte del mio cuore rimane tutto l'anno. Ho fotografato tanto, ho sperimentato nuove tecniche e mi sono goduta tramonti incantevoli.
Così ora vi toccheranno una serie di foto sdolcinate, con nuvole e panorami ad alto tasso glicemico..... quasi SOOC, perchè non c'è bisogno di tanto quando si hanno colori così al naturale!
Tu giaci, quercia; e quante volte, al blando
tuo rezzo verde che il villino ombrava,
vedesti i bimbi, in compagnia dell'ava,
saltar d'intorno a lei, rosei vociando!
Ed or che il verno addensa la bufera,
or che a colpi di scure ad una ad una
cascarono le tue braccia sfrondate,
gioconderai d’alacri vampe a sera
le veglie della casa, ove raduna
l'avola i bimbi a novellar di fate;
mentre in lei fisse, trepide, incantate,
le testine auree nell'opaca sala
splendono al focolare, in cui s'esala
il tuo spirito antico, alto fìammando.
GIOVANNI MARRADI
Agli amici di Flickr mando un grande abbraccio, con la speranza di tornare presto alla normalità.
Ciao
Giò
La terra si veste
del giallo delle foglie
in autunno.
Il vento
raccoglie i sussurri
dei trepidi uccelli
e gioca
coi rami avvizziti
che additano il cielo.
Ho visto danzare
sul mare
tanti pezzetti di luna.
(A. Russo)
Photo Contest
♪ brigitte bardot - harley davidson ♪
Je n'ai besoin de personne en Harley Davidson
Je n'reconnais plus personne en Harley Davidson
J'appuie sur le starter
Et voici que je quitte la Terre
J'irai peut-être au paradis mais dans un train d'enfer
Je n'ai besoin de personne en Harley Davidson
Je ne reconnais plus personne en Harley Davidson
Et si je meurs demain
C'est que tel était mon destin
Je tiens bien moins à la vie qu'à mon terrible engin
Quand je sens en chemin
Les trépidations de ma machine
Il me monte des désirs dans le creux de mes reins
Je n'ai besoin de personne en Harley Davidson
Je n'reconnais plus personne en Harley Davidson
Je vais à plus de 100
Et je me sens à feu et à sang
Que m'importe de mourir les cheveux dans le vent
Que m'importe de mourir les cheveux dans le vent
Avouez que les pins dressés comme des poteaux dans ces sous-bois manquent vraiment de fantaisie. Il fallait que nous ajoutions nos virevoltantes silhouettes entre ces fûts qui font tapisserie pour que les bois s'encanaillent, que la folie trépide dans le bruissement des frondaisons, que l'ivresse s'empare du paysage entier !
l'ambivalenza di un tramonto: l'incommensurabile bellezza che ogni volta ci fa attendere con trepidazione i toni del suo "trucco" e la struggente consapevolezza della fine lasciandoci, però, la speranza di un nuovo giorno...
Thanks for your visit
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Una especie de las mas pequeñas. Su larga cola nos lleva a engaño con el tamaño y nos crea dificultades para colocar en el encuadre y componer adecuadamente. La velocidad fue muy escasa para esta especie, pero la luz y el ISO no permitían mas. Por suerte alguna toma salió sin trepidar al captarlo en alguna "paradiña" de las que hace.
Nipotino mio, mi piace pensare che quanto sto per dirti è come luce di stelle ... un giorno imparerai che quel diadema di brillanti che impreziosisce la notte ha iniziato a luccicare per te tanto tempo fa …
Ed è un po’ quello che ti capiterà con questi miei pensieri, scritti molto tempo prima rispetto a quando tu riuscirai dapprima a leggerli, e poi a comprendere …
Un giorno, ne sono sicuro, ti chiederai per quale motivo ti è stato affidato il tuo nome … magari penserai di lui che è un pò antiquato e, forse, privo di fascino …
E' per questo motivo che ti voglio raccontare una storia di 16 anni fa ….leggila con attenzione perché al suo interno potrai trovare alcune risposte alle tue domande…
Prima di iniziare devi avere la pazienza di leggere anche quello che ho scritto a corredo della fotografia con i sassi e con il mare, quella intitolata “il 23 agosto del 1959”…
Fatto ?
Allora possiamo continuare…
In un battito di ciglia Antonio, Giovanni e Luca divennero adolescenti e, poi, altrettanto rapidamente adulti … In modo del tutto inaspettato fu Giovanni, il secondogenito, il più “pazzerello” dei fratelli , il primo a sposarsi e a dover dare - dopo poco tempo a Giuseppe ed Olimpia - la notizia che presto avrebbero avuto un nipotino.
Grande fu, a quell'annuncio, l'emozione e la gioia provata dai futuri nonni …
Giovanni sin da subito aveva però lasciato trapelare il desiderio di chiamare il proprio primogenito Luca ritenendo il nome suggerito dalle tradizioni troppo impegnativo.
Fu così che, pur percependo la silenziosa e mai espressa delusione del proprio papà, si arrivò al fatidico giorno del parto con entrambi i tuoi zii in “travaglio” … l’una in sala parto, l’altro fuori dalla soglia della stessa a chiedersi quale fosse la scelta giusta da fare …
Non ci crederai ma dopo aver sentito i primi vagiti di tuo cugino vidi uscire da quella porta un’ostetrica con in braccio un fagottino meraviglioso … ai mariti - in trepidante attesa - quell’ostetrica chiese:
“ Chi è il papà del bambino senza nome ? ”
“ Io!!! ”, esclamai.
“E come lo dobbiamo chiamare questo cucciolo???”
Con un sorriso dissi: “Giuseppe”.
Oggi so che a rispondere all'ostetrica non fui io,
a parlare fu il mio cuore.
Giuseppe è il nome di tuo nonno
del nonno che non hai fatto in tempo ad incontrare…
Avresti conosciuto un uomo dolce e sensibile
Un uomo curioso e assetato di nuove conoscenze
Un uomo innamorato della poesia, dell’archeologia, della fotografia
Un uomo che se solo avesse potuto sarebbe stato perennemente in viaggio, a riempire gli occhi ed il cuore di tutte le bellezze del mondo
Ma, soprattutto, un uomo buono che ha fondato la propria vita sui valori dell’onestà, sulla rettitudine e sull’amore.
Un uomo, credimi, caratterizzato da una irresistibile, sebbene involontaria, simpatia; capace di far ridere a crepapelle e fino alle lacrime … memorabili i suoi tentativi di suicidio ogniqualvolta, insieme a tuo zio Antonio, a tuo padre e a me, durante gli ultimi giorni di agosto si prendeva il mare insieme, all’alba, per andare a pescare …
… puntualmente in barca rischiava di rompersi l’osso del collo con il suo esilarante goffo e precario equilibrio ...
Eppure, quando raccontava la favola di Nataniele ai suoi figli e poi, ai suoi primi nipoti, sapeva trasportarli in un mondo incantato di magia …
La foto che ho scelto oggi per te non rappresenta un luogo esotico e non è uno scatto memorabile …
È, però, uno scatto del “nostro” mare … quello che sarà anche il "tuo" mare,
il mare dove imparerai a nuotare ed il mare dove, forse, un giorno, darai il tuo primo bacio …
E quelle ombre, in fondo, sulla barchetta, sono tuo nonno Giuseppe e i suoi tre figli che, da lontano, ti sorridono e ti fanno “ciao” con la mano …
Buon Vento Giuseppe Junior ;))
Stanno tornando. Sulle sponde sabbiose del Lago Turkana, nelle rare pozze degli altipiani etiopici, lungo le sponde dell'alto Nilo, legioni di viaggiatori alati sono in fermento in questi giorni. Il percorso del sole ha annunciato loro che è il momento di rimettersi in viaggio e ha promesso loro un eden in cui potranno trovare una compagna e nidificare, assolvendo la sacra missione della loro esistenza. Noi li attendiamo con trepidazione; per ché ci raccontino ..... ..
Ricordo che uno dei momenti più belli era quando, ultimata la cena,
si rimaneva insieme a chiacchierare …
A volte, in quelle occasioni, papà ci raccontava episodi della sua vita ...
per noi erano racconti avventurosi
che ci affascinavano
e rapivano.
Mio padre è stato il primo di quattro fratelli.
Sebbene provenisse da una famiglia molto umile di un piccolo paesino abbarbicato alle pendici della Sila,
chiese ai propri genitori di poter continuare a studiare e, per questo,
dopo le sue tante insistenze e con non poco sacrificio,
venne iscritto al quarto ginnasio del seminario vescovile, nella lontana Rossano…
Qui, tra le ore di lezione e le preghiere, c’era comunque un pò di tempo libero e, per molti seminaristi, lunghe ore di tedio e di noia …
Papà invece, in quelle stanze fredde, scoprì un tesoro …
La biblioteca del vescovado conteneva centinaia e centinaia di volumi, in trepidante attesa di essere dischiusi …
Fù così che iniziò a divorare tutto quello che stuzzicava la sua curiosità, appagando ad un tempo il suo desiderio di capire e conoscere e portando luce nel suo cuore lì dove solo silenzio e penombra imponevano le loro regole…
Ascoltare anni dopo, in quelle sere d’estate, il racconto di quando si imbattè ne “I Miserabili” di Victor Hugò, era, per me, una delizia, addirittura superiore al ghiacciolo al limone.
La storia di Jean Valjean, già di per se commovente ed esemplare, nel racconto che ne faceva mio padre sembrava “viva” … come se tutto fosse accaduto pochi momenti prima…
sentire un omone grande e grosso tornare a quei ricordi e raccontarci, con estrema naturalezza, della commozione provata fino alle lacrime leggendo dello stupore di Jean nel sentire dire da Monsignor Myriel alle guardie che era stato lui stesso a dargli in dono gli oggetti di cui si era impadronito, la morte di Fantine, l’amore paterno per Cosette …
quella storia è il mio tesoro …
ricordo e sentimento non muoiono mai
e sono un tuttuno,
non c'è l'uno senza l'altro...
basta cercarli nel cuore.
OM1 & OLYMPUS 8-25mm F 4 PRO
F 13 >>25mm
20s ISO 200
ND computacional 6 pasos
ND físico 6 pasos
CPL
TRIPODE
... decía Francisco que le gustaría ver la Foto Bahía de La Concha en la hora azul. Ese encuadre lamentablemente salió trepidado a causa del aire que hacía pero también hice este otro en lugar algo protegido del vientecillo que pululaba por el Monte Igeldo. Pues ahí se la dejo a él y todo/as lo/as demás que quieran verla. Saludos.
La terra si veste
del giallo delle foglie
in autunno.
Il vento
raccoglie i sussurri
dei trepidi uccelli
e gioca
coi rami avvizziti
che additano il cielo.
Ho visto danzare
sul mare
tanti pezzetti di luna.
(A. Russo)
www.youtube.com/watch?v=UY-ajsCr6sg
Tesori miei
Nella speranza che le correnti prima o poi permettano a questa lettera di raggiungervi sulla spiaggia dei vostri cuori scrivo questi pensieri affinchè quel giorno possiate leggere, e ricordare.
Vi ho amato teneramente ancor prima di concepirvi…
ho amato l’idea di stringervi, di annusare la vostra pelle profumata di vita nuova e di destarmi nel bel mezzo della notte per venire al vostro fianco, assalito da una sciocca ansia, per accertarmi che il vostro sonno fosse sereno.
Vi ho aspettato con trepidazione fuori dalla sala parto (anzi, per te Lollo, al suo interno, aiutando i medici a dare inizio alla tua primavera).
Vi ho ho portato a cavalluccio sulle spalle, felice di quel peso e di quelle manine che mi stringevano i pollici.
Ho avuto paura, Bepi, arrivando a dimenticare chi io fossi e come ero cresciuto, che le brutture e le cattiverie del mondo ferissero la tua dolcezza e la tua sensibilità …
Per questo ho cercato di fortificarti, non rendendomi conto che quanto io ti chiedevo avrebbe snaturato la tua (e la mia) anima, mite e gentile.
Troppo tardi ho capito il mio errore e, per fortuna e nonostante me, tu sei rimasto te stesso.
Dopo le varie peripezie della mia adolescenza difficile, ho capito che non si può essere se non se stessi e che non si deve avere il timore di mostrarsi per quello che si è, anche a costo di subire torti, protervie ed ingiustizie … o di dare dolore. Questa consapevolezza, con te, per alcuni anni, l’ho dimenticata, nel tentativo di farti da scudo e di proteggerti.
Ti chiedo perdono per questo, per la mia rudezza - a volte - nel parlarti, per non aver capito che amare e proteggere non significa imporre il proprio punto di vista seppur nella convinzione (sbagliata, te l’ho già detto) di farlo a fin di bene.
Vederti al piano è per me ogni volta un’emozione grande, e meravigliosa.
Sei quanto di meglio io abbia "fatto" nella mia vita.
Se ti riesce (credo succederà, col tempo) esplora la possibilità di vivere con più leggerezza quello che ti succede… non prendertela troppo e non abbatterti di fronte a torti o a rovesci del destino.
Scoprirai che il senso vero e profondo di quello che ci accade, dopo pochi giorni, non sarà più uno scatto in bianco e nero ma una fotografia con migliaia e migliaia di sfumature e colori.
Sii te stesso,
e quindi, resta generoso e altruista …
ed ama, senza paura.
Soprattutto, credi in te … non aver paura delle sfide o delle difficoltà che ti sembrano insormontabili… nulla ti manca per poter realizzare i tuoi sogni.
Un ultima cosa…. scegli la compagna della tua vita con il cuore;
in questo caso Lei sarà al tuo fianco per tutto il viaggio…
e, forse, un giorno, anche tu ti ritroverai a scrivere una lettera ai tuoi figli…
Ti voglio bene.
Lollo
Il solo pensarti mi fa sorridere
Promettimi di non perdere mai quella tua vena di spensierata e allegra follia che tanto ci rende simili.
Non sarà sempre semplice, soprattutto quando dovrai adattarti ai paletti di un lavoro e di un ambiente entro il quale muoverti ed interagire con altri…
Spero ti sia di aiuto sapere che io sono rimasto me stesso, così, anche in un ambiente lavorativo particolare e difficile, dove la forma e le regole sono parte importante di quello che sono chiamato a fare.
Sii meno aspro nelle tue reazioni e non aver paura di dire a tuo fratello che gli vuoi bene. Bepi ne ha bisogno e tu ancor di più…
Aiuta chi è in difficoltà … non tutti hanno avuto la fortuna di essere venuti al mondo in luoghi dove mangiare e bere non sono una conquista quotidiana.
Ripaga con tutte le tue forze questo dono grande che hai ricevuto regalando tutte le tue energie e la tua passione a chi ne ha bisogno.
Non aver paura di far affiorare i tuoi sentimenti, non nasconderli dietro la scorza e la corazza che ti piace mostrare… quelle cose che hai dentro sono Lorenzo; non devi nasconderle dietro uno schermo …
La vita ti darà gioie e dolori, ma la avrai vissuta pienamente quando non avrai paura di mostrarti per quello che sei e non per quello che pensi sia più utile perché ti rende meno vulnerabile.
Continua ad abbellire il mondo con il tuo canto ed i tuoi colori.
E, quando sarai preso dai dubbi o indeciso, ascolta il tuo cuore, lui non ti tradirà.
Ti voglio bene cucciolo.
A entrambi dico: ascoltate la mamma. E’ saggia e vi ama tantissimo; saprà darvi sempre, in ogni occasione, i giusti consigli e mai verrà a mancarvi il suo sostegno.
Difendete con convinzione il vostro punto di vista ma ponderate ed abbiate rispetto delle opinioni degli altri.
Non abbiate paura dei momenti difficili, che pure verranno.
Diceva Forrest Gump che la vita è una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita; ma se sarete onesti,
e puri di cuore, potrete guardare senza alcun timore le onde del mare in tempesta che vi si porranno di fronte.
Non abbiate paura di commuovervi … io non l’ho fatto, mai.
Non quando Algren e Katsumoto hanno condotto insieme la loro ultima carica e nemmeno guardando Philadelphia, One Day o Sette Anime; non ho ha avuto paura delle lacrime leggendo di Jean Valjean e ascoltando le musiche di Morricone … commuovervi ha un solo significato:
che siete vivi,
e che la vostra anima è colma di bellezza e di luce.
Si,
siate portatori di luce.
Lo so, sembra una paternale ( o lo è ? ), ma sentivo il bisogno di dirvi queste cose e di farvi sbirciare nel mio cuore visto che, tra il mio lavoro e il mio senso di indipendenza degno di un marinaio fenicio, di colpo vi ritrovo adolescenti ….e mi sembra di aver sciupato in malo modo il mio tempo con voi…
Un giorno, prima o poi, dovrete fare i conti con il mio non esserci…
Nonostante i 10 anni di malattia che mi avrebbero dovuto preparare, la morte di vostro nonno per me ha segnato un punto cruciale della mia esistenza.
Devo rivelarvi che io non lo cerco, come altri, nelle fotografie o nel luogo in cui riposano le sue spoglie …
E’ dentro di me.
E’ nei suoi racconti, nelle sue buffe cadute all’interno della barca quando insieme all’alba si andava a pescare, è nelle poesie che mi ha insegnato con pazienza e nell’amore che mi ha regalato, senza che io me ne accorgessi, per l’arte e per i viaggi.
E’ nelle nuvole panciute e sbarazzine che mi salutano;
è nella musica, portata a sprazzi dal vento, che mi raggiunge da lontano quando, da solo, in luoghi meravigliosi che anche lui avrebbe amato, cerco - senza riuscirci - di fermare quell’attimo con una fotografia.
Lui è in me quando leggo “La pioggia nel pineto” o quando penso all’Ulisse di Dante o ad Ettore che affronta il suo destino;
è nell’intermezzo della Cavalleria Rusticana …
lui è in questo brano che gli ho dedicato quando era al termine del suo viaggio.
E Voi, quando sarà,
cercate la mia anima negli scritti che ho lasciato.
Cercatemi nelle note del piano suonate per voi quando eravate ancora nel pancione della mamma;
scopritemi nella fresca brezza di mare che porta sollievo al termine delle torride giornate di agosto.
Sorridetemi quando saremo insieme, senza saperlo,
al Limides e alla Cinque Torri.
Siete i fiori più belli su cui io abbia potuto volgere il mio sguardo.
Con tutto il mio amore,
Papà
Aceñas de Gijón ( Zamora).
No las conocía hasta el otro día, es una pena lo olvidadas que se encuentran, el día estaba triste y he querido darles otro "aire" experimentando con la imagen.
Vi una ilusión
o una realidad,
contorneada
por los ojos
de la luz de la tarde.
Vi el despertar
de la imaginación,
que a mi se aproximaba
llamando a la puerta
de mi mirar.
y a la sensualidad
de mi observar.
Vi un pedazo de sueño
etéreo trepidar.
holaaaaaaa buon 25 a tutti, ma atutti tutti...nessunoescluso anche perchè chi puo' non essere incluso nella festa?
Si aspetta tutto l'anno, con trepidante attesa, con ansia da festeggiamento e col vestito buono.
Si perchè il 25 si è tutti piu' buoni, tutti più accoglienti, più tolleranti.
Ci si mette tutti intorno al tavolo e si celebra la Festa della Collettività.
Si aprono i regali, si mangia il piatto che non si fa mai, si apre la bottiglia di vino buono, ci si rivede dopo tanto tempo e si fa festa.
Festa....che festa sarebbe senza il parente cattivo? Senza il parente burbero?
E quello un po svitato che ogni anno fa la sua macchietta?
Il nostalgico, il tenerone, il fuori dagli schemi.
Il 25 è così, poi tutti intorno alla tavola e si mangia ognuno il suo si spartisce la torta e dei buoni propositi si si dimentica oppure si rimanda a domani....che poi è sempre "un" domani.
Ma in fondo è il calore dello stare insieme la vera Festa, e poi se qualcuno vuole metter insieme l'acqua con l'olio lo faccia pure, tatno le persone SERIE lo sanno bene che non sarà mai possibile, e che in fin dei conti il Natale accomuna e mai divide......Come? non è il 25 dicembre? Ah...scusate, ma l'atmosfera è proprio la stessa, compresa la torta delle ricostruzioni ancora da fare ma già spartita.
Più che accusare, sarebbe bene fare mea culpa di come si è disilluso un Popolo e di come lo si sta lentamente portando alla Rovina, e non solo da un anno e mezzo...e vorrei veramente Liberarmi, da molto e da molti, ma non ho nessuna arma a disposizione se non una tastiera.
ps. il termine antifascismo non è stato usato oggi.....
buon Natale.....
Le soleil à su débusquer dans l'obscurité des gorges un peu de lumière qui de rochers en rochers ricoche au dessus du torrent trépidant d'eau bleue givrée.
Un emouvant coup de coeur.... www.youtube.com/watch?v=FlLPCpWWJKQ
A touching crush..... www.youtube.com/watch?v=FlLPCpWWJKQ
Le temps coule rarement comme on voudrait.
Une minute alourdie d'ennui semble plus interminable qu'un tour de cadran. Une vie trépidante empêche au contraire de voir le temps passer. Le temps tel que nous l'éprouvons est rarement en phase avec la cadence monotone et invariable des pendules. C'est pourquoi nous portons une montre.
Le temps - Étienne Klein
La terra si veste
La terra si veste
del giallo delle foglie
in autunno.
Il vento
raccoglie i sussurri
dei trepidi uccelli
e gioca
coi rami avvizziti
che additano il cielo.
Ho visto danzare
sul mare
tanti pezzetti di luna.
(A. Russo)
mi farà comodo tornando dal lavoro, così fresca com'è.
Portami acqua della Fonte Vecchia,
e ti regalerò nepitella e petali di rosa canina.
Li porterò all'olmo gobbo,
sul viale del Bastione
che odora di tigli
e di promesse delle spose,
quando aspettano trepidanti
i giorni attesi del Triduo.
Ti porterò al Canale
vestito a festa
mentre campane a distesa
daranno inizio alla nuova processione.
Portami acqua della Fonte Vecchia,
fresca come uno specchio
che non rimanda più
le ferite dell'ultima guerra.
ANONIMO
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La festa della Madonna del Canale ricorre ogni lunedì di Pentecoste, ma viene festeggiata solennemente con cadenza triennale.
Il 2015 sarà anno di festa grande.
In queste occasioni, il quadro della Madonna delle Grazie viene portato in processione fino all’Oratorio presso la Fonte Vecchia e poi ricondotto in Chiesa, per ricordare la promessa fatta alla Vergine di venerarla là dove apparve per la prima volta. La devozione dei pratigiani è molto forte ed anche coloro che negli anni hanno lasciato il paese, non possono fare a meno di ritornare per prendere parte alle celebrazioni. È una festa per tutti, con molte iniziative e manifestazioni organizzate per celebrare la solennità, con un suggestivo spettacolo pirotecnico che chiude la festa grande, come la chiamano a Prata, che può essere ammirato dalle vie che costeggiano il borgo medievale, dette “il Bastione” e "le Mura".
Photography, edited in black and white, of one of the steps of the Holy Week of Reus of this year. It is difficult to make this kind of photographs, because the steps of Holy Week, are quite illuminated, adding that the processions of Holy Week, as is tradition, usually comes out when it has already darkened, for this reason, I had to climb to high levels of iso, so that the photo does not come out trepid, however the Sony a6000 behaved fantastically, up to iso 3200.
Fotografía, editada en blanco y negro, de uno de los pasos de la Semana Santa de Reus de este año. Es difícil, hacer este tipo de fotografías, debido a que los pasos, de semana santa, están bastante iluminados, añadiendo además, que las procesiones de Semana santa, como es tradición, suele salir cuando ya ha anochecido, por este motivo, tuve que subir, a niveles altos de iso, para que la foto no saliese trepidada, sin embargo la Sony a6000 se porto, fantásticamente, hasta iso 3200.
Questa rosa a cinque petali fa parte della dinastia delle rose primigenie, le cosiddette rose selvatiche o anche rose canine. Nel parco vicino casa quest'anno, ai piedi del Bosco Sacro degli antichi Romani, sono comparsi dei cespugli decorati da centinaia di rose selvatiche. Chi ha trasportato quei semi e li ha disposti così armoniosamente lungo il pendio? Certamente il vento o forse qualche insetto come la minuscola formica in cammino su questa rosa fotografata nel Roseto Comunale di Roma.
Ogni anno aspetto con trepidazione che il roseto apra i cancelli, il 21 aprile, per il Natale di Roma. La città, che deve la sua leggenda all'amore tra Afrodite e il bellissimo troiano Anchise, non potrebbe fare dono più bello ai suoi cittadini. Ogni volta che mi avvio (due metropolitane: la A fino alla stazione Termini e la B con fermata a Circo Massimo), sono impaziente di scoprire come la dea della bellezza si manifesterà nei boccioli che stanno aprendosi sotto il cielo della capitale. Risalendo le pendici dell'Aventino, con alla mia destra l'imponente Circo Massimo da dove, prima del Covid, partivano le sfilate storiche rievocanti gli antichi romani e i molti popoli con cui vennero a contatto, immagino le sorprese di bellezza che troverò e intanto tiro fuori la macchina fotografica dalla custodia; di solito porto con me la full frame con l'obiettivo 24-120 mm. Non manco mai di scattare una foto (anche se più tardi probabilmente la cancellerò) alle venerabili mura del Palatino. Infine arrivo sul piazzale arredato da una esedra di panchine in marmo con al centro un monumento di grandi dimensioni dedicato a Giuseppe Mazzini. Giunta in via di Valle Murcia, che divide in due il roseto, vado prima a ispezionare l'alta recinzione metallica che lo circonda dove molte corolle si insinuano tra le sbarre. Entro così nella dimensione di Venere.
Venere presso i Romani era stata preceduta da divinità italiche della vegetazione, ma anche di importazione perché già dal VI sec. a.C. era stato impiantato un Aphrodisium sulle coste laziali, in prossimità di Lavinio, luogo mitico dello sbarco di Enea, figlio di Afrodite e di Anchise.
A Roma, il mese dedicato a Venere era aprile che coincideva con il risveglio della primavera.
Mentre mi aggiro tra le corolle lussureggianti di colori, in un angolo ecco la delicata rosa a cinque petali, quella della foto. Dai pitagorici il numero cinque veniva considerato il numero dell'amore e del matrimonio perché unione del 2 – primo numero pari femminile e del 3 – primo numero dispari maschile. Dunque non a caso, bensì per una precisa osservazione della natura, la rosa a cinque petali – la rosa classica dell'antichità descritta negli affreschi di Paestum – viene dedicata a Venere, dea della generazione, dell'inizio della vita. Numero dotato di significato profondo se solo provassimo a distoglierci dalle lusinghe dei media e della pervasiva pubblicità e riflettessimo sull'apparente semplice complessità che cinque sono le dita della mano e cinque quelle del piede: gli strumenti attraverso i quali ci muoviamo nel mondo. La capacità di osservazione degli antichi e di meditazione sulle cose osservate mi commuovono, come quando scoprii che il nome pupilla deriva da “piccola bambola”, la minuscola figura che il romano vedeva riflessa nell'occhio di chi gli stava di fronte, e cioè l'immagine di se stesso! L'etimologia insieme alla mitologia sono fonti di continua scoperta. Usiamo un linguaggio ricco e pieno di significati, ma lo diamo per scontato, senza riflettere che dietro la complessità delle parole che usiamo, dei costrutti logici e grammaticali ci sono state generazioni e generazioni che hanno dovuto inventarselo per poter comunicare. Lo stesso nome di Venere si presta a molte interpretazioni tra le quali quella che potrebbe derivare da “venenum” che starebbe però qui a significare non veleno ma fascino magico.
Nonostante le splendide statue e gli affreschi che di lei ci sono pervenuti attraverso centinaia di secoli, per me la rappresentazione sublime della Venere è quella di Sandro Botticelli: la dolce, pudica fanciulla in piedi su una conchiglia in procinto di scendere sulla terra ferma dove l'aspetta una delle Ore, Tallo, l”Ora della primavera” una giovane con la cintura adorna di rose che porge alla dea un manto cosparso di primule e rametti di mirto. Su Venere, spinta dal soffio di Zefiro abbracciato all'amata Aura, cade una pioggia di rose.
I Romani onorarono Venere sotto differenti aspetti, a seconda della funzione che via via le attribuirono, sia per necessità politiche che sociali anche se il fondamentale aspetto di dea della generazione, dell'amore e della bellezza rimase sempre. E come tale fu onorata con templi e festività assai articolate come il lavaggio della sua statua, la lustratio, altro importantissimo rituale, come descrive Ovidio nei seguenti versi dei “Fasti”:
Togliete dal suo collo marmoreo i nastri d'oro,
togliete i ricchi ornamenti: la dea è tutta da detergere.
Asciugatole il collo, cingetelo di nuovo con gli aurei nastri:
ora le si offrano rose novelle e altri fiori.
Una auténtica gozada las hasta tres veces que he visitado esta maravilla esta primavera. Cada vez que iba me encontraba con ambientes muy diferentes a la anterior vez. Ha sido mi parque de atracciones durante 3 fines de semana. A esta cascada la tuvimos que dedicar mucho tiempo @mardonss y yo por la cantidad de posibilidades que encontramos y porque las flores no se estaban quietas. La verdad es que fue un reto el intentar dejarlas enfocadas y sin trepidar. Aun me quedan muchas fotos de editar de esos días. Va a ser un verano muy ajanero 😂😂.
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La mañana estaba fresca y las mariposas estaban tranquilas, pero soplaba viento lo que hacía que saliesen casi todas las fotos trepidadas.
Aunque puede que esté trepidada la subo nada más que por el esfuerzo , la amabilidad y la paciencia que tuvo conmigo el Sr. Juanjo Rentero, todo un caballero toledano.
Pequeña
masa pura
de espinas estrelladas,
cactus de las arenas,
enemigo,
el poeta
saluda
tu salud erizada:
en invierno te he visto:
la bruma carcomiendo
el roquerío,
los truenos
del oleaje
caían
contra Chile,
la sal tumbando estatuas,
el espacio
ocupado
por las arrolladoras
plumas de la tormenta,
y tú,
pequeño
héroe
erizado, tranquilo
entre dos piedras,
inmóvil,
sin ojos y sin hojas,
sin nidos y sin nervios,
duro, con tus raíces
minerales
como argollas terrestres
metidas
en el hierro del planeta,
y encima
una cabeza,
una minúscula cabeza
inmóvil,
firme, pura,
sola en la trepidante
oceanía,
en el huracanado territorio.
Más tarde agosto llega,
la primavera duerme
confundida en el frío
del hemisferio negro,
todo en la costa tiene
sabor negro,
las olas
se repiten
como pianos,
el cielo
es una nave
derribada, enlutada,
el mundo es un naufragio,
y entonces te escogió la primavera
para volver
a verla luz sobre la tierra
y asoman
dos gotas de tus espinas
solitarias,
y nace
allí
entre piedras, entre tus alfileres,
nace
de nuevo
la marina
primavera,
la celeste y terrestre
primavera.
Allí, de todo
lo que existe, fragante,
aéreo, consumado,
lo que tiembla en las
hojas
del limonero o entre
los aromas dormidos
de la imperial magnolia,
de todo lo que espera
su llegada,
tú, cactus de las arenas,
pequeño bruto inmóvil,
solitario,
tú fuiste el elegido
y pronto
antes de que otra flor te
desafiara
los botones
de sangre
de tus sagrados dedos
se hicieron flor rosada,
pétalos milagrosos.
Así es la historia,
y ésta
es la moral
de mi poema:
donde
estés, donde vivas,
en la última
soledad de este mundo,
en el azote
de la furia terrestre,
en el rincón de las humillaciones,
hermano,
hermana,
espera,
trabaja
firme
con tu pequeño ser y tus
raíces.
Un día
para ti
para todos,
saldrá
desde tu corazón un rayo
rojo,
florecerás también una
mañana:
no te ha olvidado,
no,
la primavera:
yo te lo digo,
yo te lo aseguro,
porque el cactus terrible,
el erizado
hijo de las arenas,
conversando
conmigo
me encargó este mensaje
para tu corazón desconsolado.
Y ahora
te lo digo
y me lo digo:
hermano, hermana,
espera,
estoy seguro:
No nos olvidará la primavera.
[Pablo Neruda]
Primera velada.
Desnuda, casi desnuda;
y los árboles cotillas
a la ventana arrimaban,
pícaros, su fronda pícara.
Asentada en mi sillón,
desnuda, juntó las manos.
Y en el suelo, trepidaban,
de gusto, sus pies, tan parvos.
-Vi cómo, color de cera,
un rayo con luz de fronda
revolaba por su risa
y su pecho -en la flor, mosca,
-Besé sus finos tobillos.
Y estalló en risa, tan suave,
risa hermosa de cristal.
desgranada en claros trinos…
Bajo el camisón, sus pies
-¡Basta, basta!» -se escondieron.
-¡La risa, falso castigo
del primer atrevimiento!
Trémulos, pobres, sus ojos
mis labios besaron, suaves:
-Echó, cursi, su cabeza
hacia atrás: «Mejor, si cabe…!
Caballero, dos palabras…»»
-Se tragó lo que faltaba
con un beso que le hizo
reírse… ¡qué a gusto estaba!
-Desnuda, casi desnuda;
y los árboles cotillas
a la ventana asomaban,
pícaros, su fronda pícara.
Arthur Rimbaud.