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thewholetapa

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1971- Catania fish market

Negli anni settanta trovare un venditore ambulante di erbe aromatiche siciliane, all’interno del mercato del pesce di Catania, non deve sorprendere più di tanto. Il finocchietto,il cappero selvatico,il rosmarino o la salvia e la menta costituiscono solo una minima parte delle varietà di erbe aromatiche siciliane. Sicuramente un mondo quasi del tutto scomparso, almeno a livello di venditore ambulante.

 

In the seventies find a peddler of Sicilian herbs inside the fish market in Catania is not surprising that much. The fennel, wild capers, rosemary or sage and mint make up only a small fraction of the Sicilian variety of herbs. Surely a world almost entirely disappeared, at least as a street vendor.

 

more info here it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_Santa_Maria_di_Maniace

 

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Press L to see it large

  

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Entrare in un luogo abbandonato e trovarlo così pieno di cose e sentimenti.

04 Ottobre 2020.

San Salvatore Monferrato.

  

Voigtlander VITORET LR

Anno di produzione: 1967

Obb.: Color Lanthar 2,8/50mm

Esposimetro al selenio (non funz.)

Messa a fuoco a telemetro.

Otturatore: Prontor 300 LK

(1/300 1/125 1/60 1/30 B)

(f 2,8 4 5,6 8 11 16 22)

 

Pellicola: FOMAPAN 100

Scanner EPSON V600 - 2400 dpi

 

SVILUPPO: D76 KODAK - 1+1 - 20° - 10':00"

FISSAGGIO: TETENAL SUPERFIX 1+4 - 20° - 4':30"

Interno di una chiesa,Fuji X-E1.

Berlin | Neue Nationalgalerie

Rollei RPX 25 / Rollei Supergrain Dev. 1+15

Praktica LTL / Pentacon 2,8/29

Basilica di San Vitale - UNESCO patrimonio mondiale dell'umanità (1996)

La costruzione fu iniziata dal vescovo Ecclesio nel 525, vivente ancora Teodorico, e completata nel 547 dal successore di Ecclesio, l'arcivescovo Massimiano, quando Ravenna era già stata riconquistata dall'imperatore Giustiniano I. L'edificio, capolavoro dell'architettura ravennate, combina elementi architettonici romani (la cupola, la forma dei portali, le torri) con elementi bizantini (l'abside poligonale, i capitelli, la costruzione in mattoni)

 

Basilica of San Vitale - UNESCO World Heritage Site (1996)

 

The church was begun by Bishop Ecclesius in 526, when Ravenna was under the rule of the Ostrogoths and completed by the 27th Bishop of Ravenna, Maximian, in 547 preceding the Byzantine Exarchate of Ravenna. The architect of the church is unknown.

The construction of the church was sponsored by a Greek banker, Julius Argentarius, of whom very little is known, except that he also sponsored the construction of the Basilica of Sant' Apollinare in Classe at around the same time. (A donor portrait of the banker may appear among the courtiers on the Justinian mosaic.) The final cost amounted to 26,000 solidi (gold pieces).

The central vault used a western technique of hollow tubes inserted into each other, rather than bricks. The ambulatory and gallery were vaulted only later in the Middle Ages.

The Baroque fresco on the dome was made between 1778 and 1782 by S. Barozzi, U. Gandolfi and E. Guarana.

 

Basilique Saint-Vital - liste du patrimoine mondial de l'Unesco.

 

La légende rapporte que l'édifice aurait été érigé sur les lieux du martyre de saint Vital. Cependant, il n'est pas certain qu'il s'agisse de saint Vital de Milan ou d'un autre saint Vital dont les reliques furent découvertes en même temps que celles de saint Agricola par saint Ambroise, en 393, à Bologne.

Sa construction fut commencée par l'évêque Ecclesius en 527, et terminée en 548 par le vingt-septième évêque de Ravenne, Maximien, pendant la période de l'exarchat. L'édifice combine des éléments architecturaux romains (le dôme, la forme des portails, les tours) avec des éléments byzantins (l'abside polygonale, les chapiteaux, la construction en briquettes, etc.). L'église est d'une importance majeure, car elle est la seule à dater de la période justinienne, et à n'avoir pratiquement subi aucune transformation jusqu'à nos jours.

Sa construction a été financée par un banquier grec, Julien l'Argentier, dont on sait très peu de choses, si ce n'est qu'il finança également la construction de la basilique Saint-Apollinaire in Classe, vers la même époque. Le véritable bienfaiteur peut aussi avoir été l'empereur byzantin lui-même, qui considérait la fondation d'églises comme un outil de propagande et comme une façon de renforcer les liens de certains territoires avec l'empire

 

La iglesia de San Vital de Rávena (o San Vitale) UNESCO Patrimonio de la Humanidad

 

es uno de los templos más importantes del arte bizantino, y, como otros de la misma ciudad, se reformó por deseo expreso del Emperador Justiniano a partir de construcciones anteriores, con el objeto de acelerar la integración de los territorios conquistados por el Imperio bizantino. La obra se financió con el dinero del acaudalado banquero Juliano Argentario, de origen griego (aportando una cantidad aproximada de 26 000 besantes de oro), y fue supervisada por el arzobispo de la ciudad, Maximiano, quien la consagró en el año 547. Todos estos personajes aparecen en la decoración musivaria que se realizó entre los años 546 y 548, año de la muerte de la emperatriz Teodora. Estos mosaicos son el mejor ejemplo de las artes figurativas bizantinas y nos dan una idea de lo que pudieron ser las obras que fueron destruidas, durante la Querella Iconoclasta de los siglos VII y VIII, y con la caída de Bizancio a manos de los turcos. En San Vital se han preservado, en el primer caso, porque Rávena se posicionó en contra de los iconoclastas y, en segundo lugar, porque ya no era bizantina durante la invasión turca. Por estas razones, las imágenes se salvaron de ambas catástrofes artísticas.

 

(wikipedia)

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here are the “fabulous” Fifties. As a child I remember the house in Apulia (Italy) of two old aunts (Cenza and Pia). I wanted to draw all household objects and others for not to forget those.

Coloured and black indian ink on Fabriano paper (30 x 20 cm)

11-03-2017 Outlet Serravalle

 

Voigtlander VITORET LR

Anno di produzione: 1967

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Otturatore: Prontor 300 LK

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Pellicola: KODAK Color Plus 200

Scanner EPSON V600 - 2400 dpi

No pay but I'll write you a glowing recommendation.

interno chiesa

Desde el 17 de enero, se ha puesto en marcha el nuevo servicio de bus a demanda que sustituye a la línea 135 que se sigue llamándose a nivel interno y que añade nuevas paradas en el Hospital de la Vall d'Hebron y en el CAP Horta.

El vehículo asignado ha sido el 4291.

L'aspetto in cui l'amplesso e la lettura s'assomigliano di più è che al loro interno s'aprono tempi e spazi diversi dal tempo e dallo spazio misurabili.

Italo Calvino.

 

Padiglione Mies Van der Rohe, Barcellona.

Cappella di destra all'interno del Tempio Ossario a Udine.

Nikon D300s - Nikkor 105 vr micro - 1/250 - f 10.0 - iso 200 - mano libera

Pic of my then fiancé (now my *wife*) climbing down the second highest peak (and arguably one of the hardest) in Japan way back in 1993.

 

Another History Redux pic taken almost 27 years ago.

C'è un plenilunio bellissimo stasera. Fa freddo ed è bello stare sotto alle coperte; intanto fuori si sta preparando il giorno che sarà domani.

Prima della basilica di San Magno, la comunità legnanese faceva riferimento alla chiesa di San Salvatore, la cui costruzione risalirebbe, secondo alcuni studi, al X oppure all'XI secolo[1]. Tale edificio religioso era di stile romanico arcaico ed era situato sulla stessa area dove sorge la basilica di San Magno[1]. La chiesa di San Salvatore aveva una forma rettangolare ed il suo interno era diviso da tre navate che si concludevano con un'abside[1]. Le tre navate erano divise da colonne che erano realizzate in sassi e calce[2]. L'abside centrale, che era quella principale, era intitolata al Santo Salvatore e a San Magno dei Trincheri[3]. Il corpo principale della chiesa aveva una lunghezza di 26 metri ed una larghezza di 18 metri[1]. La chiesa di San Salvatore aveva un disposizione nord-sud con la parte absidale posizionata verso meridione[1]. L'ingresso, che era situato a nord, era prospiciente ad una stradina che portava alla "Braida Arcivescovile" grazie ad un ponte sull'Olonella[2]. In epoca medioevale Legnano[4] era divisa in due parti, l'abitato principale, che era situato sulla riva destra dell'Olona e che corrisponde all'attuale centro della città (la cosiddetta Contrada Granda, in dialetto legnanese), ed un borgo più piccolo, Legnanello, che era situato sulla riva sinistra del fiume. I terreni compresi tra i due abitati erano attraversati da una diramazione naturale dell'Olona, l'Olonella, e dal corso principale del fiume. L'Olonella si staccava dal fiume prima di Legnano e, dopo essere passata dietro al borgo principale vicino alla chiesa di San Salvatore, rientrava nell'Olona. I terreni compresi tra i due corsi d'acqua erano liberi ed erano conosciuti come "Braida Arcivescovile"[5]. L'Olonella è stata poi interrata a cavallo tra il XIX secolo e il XX secolo[6].

 

Gli interni della chiesa di San Salvatore erano affrescati da un pittore di epoca ottoniana[1] e la copertura superiore dell'edificio era a capriate in legno[1]. Degli interni della chiesa di San Salvatore l'unico suppellettile che è giunto sino al XXI secolo è una pala del 1490 costituita da tre tavole. È stata realizzata dal Giampietrino e nel vecchio tempio era situata nell'abside di destra[7]. È sprovvista della parte centrale e raffigura una Madonna col Bambino[7]. È conservata nella cappella centrale di sinistra della basilica di San Magno[7].

 

Già nel XV la chiesa di San Salvatore era minata da alcuni problemi di stabilità che erano originati dalla vetustà delle strutture e dalle infiltrazioni dell'acqua dell'Olonella che scorreva, come già accennato, poco distante[8]. A peggiorare la situazione c'erano anche le frequenti inondazioni del fiume[8]. La chiesa di San Salvatore crollò parzialmente alla fine del Quattrocento ed quindi i legnanesi ottennero dall'Arcivescovo di Milano e da Ludovico il Moro il permesso di demolire i resti del vecchio tempio e di costruire una nuova chiesa[8]. L'aspetto generale della chiesa di San Salvatore era piuttosto morigerato e quindi i legnanesi del XVI secolo decisero di edificare una chiesa che fosse più sontuosa della precedente[2]. La Legnano del XVI secolo, infatti, non era più il modesto borgo agricolo dell'epoca medioevale, ma era diventata un centro abitato benestante sede di molte famiglie nobiliari, che si era arricchito di molte dimore gentilizie.

 

Della vecchia chiesa di San Salvatore furono conservate le fondamenta dell'abside ed il campanile. Tale torre campanaria diventò poi il campanile della basilica di San Magno[8]. Mantenne questa funzione fino al 1752, quando crollò per due terzi e fu sostituito dall'attuale[8]. I suoi resti furono trasformati in una cappella, che è ancora visibile dietro al campanile attuale in corrispondenza del lato sud della basilica, vicino ad un passaggio coperto[8]. Tali resti sono riconoscibili per la presenza di una piccola porta e di sassi a vista.

 

Le origini: l'antica chiesa di San Salvatore

 

I resti del campanile romanico dell'antica chiesa di San Salvatore

Prima della basilica di San Magno, la comunità legnanese faceva riferimento alla chiesa di San Salvatore, la cui costruzione risalirebbe, secondo alcuni studi, al X oppure all'XI secolo[1]. Tale edificio religioso era di stile romanico arcaico ed era situato sulla stessa area dove sorge la basilica di San Magno[1]. La chiesa di San Salvatore aveva una forma rettangolare ed il suo interno era diviso da tre navate che si concludevano con un'abside[1]. Le tre navate erano divise da colonne che erano realizzate in sassi e calce[2]. L'abside centrale, che era quella principale, era intitolata al Santo Salvatore e a San Magno dei Trincheri[3]. Il corpo principale della chiesa aveva una lunghezza di 26 metri ed una larghezza di 18 metri[1]. La chiesa di San Salvatore aveva un disposizione nord-sud con la parte absidale posizionata verso meridione[1]. L'ingresso, che era situato a nord, era prospiciente ad una stradina che portava alla "Braida Arcivescovile" grazie ad un ponte sull'Olonella[2]. In epoca medioevale Legnano[4] era divisa in due parti, l'abitato principale, che era situato sulla riva destra dell'Olona e che corrisponde all'attuale centro della città (la cosiddetta Contrada Granda, in dialetto legnanese), ed un borgo più piccolo, Legnanello, che era situato sulla riva sinistra del fiume. I terreni compresi tra i due abitati erano attraversati da una diramazione naturale dell'Olona, l'Olonella, e dal corso principale del fiume. L'Olonella si staccava dal fiume prima di Legnano e, dopo essere passata dietro al borgo principale vicino alla chiesa di San Salvatore, rientrava nell'Olona. I terreni compresi tra i due corsi d'acqua erano liberi ed erano conosciuti come "Braida Arcivescovile"[5]. L'Olonella è stata poi interrata a cavallo tra il XIX secolo e il XX secolo[6].

 

Gli interni della chiesa di San Salvatore erano affrescati da un pittore di epoca ottoniana[1] e la copertura superiore dell'edificio era a capriate in legno[1]. Degli interni della chiesa di San Salvatore l'unico suppellettile che è giunto sino al XXI secolo è una pala del 1490 costituita da tre tavole. È stata realizzata dal Giampietrino e nel vecchio tempio era situata nell'abside di destra[7]. È sprovvista della parte centrale e raffigura una Madonna col Bambino[7]. È conservata nella cappella centrale di sinistra della basilica di San Magno[7].

 

Già nel XV la chiesa di San Salvatore era minata da alcuni problemi di stabilità che erano originati dalla vetustà delle strutture e dalle infiltrazioni dell'acqua dell'Olonella che scorreva, come già accennato, poco distante[8]. A peggiorare la situazione c'erano anche le frequenti inondazioni del fiume[8]. La chiesa di San Salvatore crollò parzialmente alla fine del Quattrocento ed quindi i legnanesi ottennero dall'Arcivescovo di Milano e da Ludovico il Moro il permesso di demolire i resti del vecchio tempio e di costruire una nuova chiesa[8]. L'aspetto generale della chiesa di San Salvatore era piuttosto morigerato e quindi i legnanesi del XVI secolo decisero di edificare una chiesa che fosse più sontuosa della precedente[2]. La Legnano del XVI secolo, infatti, non era più il modesto borgo agricolo dell'epoca medioevale, ma era diventata un centro abitato benestante sede di molte famiglie nobiliari, che si era arricchito di molte dimore gentilizie.

 

Della vecchia chiesa di San Salvatore furono conservate le fondamenta dell'abside ed il campanile. Tale torre campanaria diventò poi il campanile della basilica di San Magno[8]. Mantenne questa funzione fino al 1752, quando crollò per due terzi e fu sostituito dall'attuale[8]. I suoi resti furono trasformati in una cappella, che è ancora visibile dietro al campanile attuale in corrispondenza del lato sud della basilica, vicino ad un passaggio coperto[8]. Tali resti sono riconoscibili per la presenza di una piccola porta e di sassi a vista.

 

La costruzione e l'intitolazione

 

La basilica di San Magno nel 1901, prima della costruzione del municipio. Sulla destra l'antica canonica del Cinquecento in seguito demolita

Il progetto della basilica di San Magno venne realizzato probabilmente da Giovanni Antonio Amadeo o dal suo seguace Tommaso Rodari su disegno di Donato Bramante[9]. La prova che assegna la paternità dei disegni al celebre artista è contenuta in uno scritto del 1650 di Agostino Pozzo, prevosto di San Magno, che recita: "[…] questa fabbrica è dissegno per quello si tiene Bramante architetto de' più famosi habbi hauto la cristianità […]"[10]. La chiesa fu poi realizzata grazie al sostegno delle famiglie Lampugnani e Vismara[9].

 

La prima pietra fu posata il 4 maggio 1504, mentre l'edificazione si protrasse fino al 6 giugno 1513 con il completamento delle opere murarie[11]. Fu consacrata il 15 dicembre 1529 dopo una sospensione dei lavori che durò dal 1516 al 1523 per mancanza di fondi[12]. I progetti originali sono andati perduti ed il lavori di costruzione furono eseguiti sotto la supervisione dell'artista più importante della Legnano dell'epoca, Gian Giacomo Lampugnani, e di un capomastro dal nome sconosciuto[13]. Il complesso della basilica di San Magno presenta gli stessi elementi architettonici riscontrabili più tardi in alcune chiese di Lodi, Saronno, Pavia e Crema[14]. Ispirato al disegno architettonico della basilica di San Magno è il santuario di Santa Maria di Piazza di Busto Arsizio[14].

 

Un'ipotesi che spiega l'intitolazione della basilica a San Magno dei Trincheri si riallaccia ad alcuni avvenimenti accaduti poco dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente[15]. Nel 523 l'imperatore bizantino Giustino I promulgò un editto contro gli ariani. Come risposta a questo provvedimento, il re degli Ostrogoti Teodorico, che era di fede ariana, iniziò a perseguitare i cattolici uccidendo e imprigionando anche personalità religiose di rilievo. Alla morte di Teodorico, sul trono degli Ostrogoti si sedette il più tollerante Atalarico, e grazie anche all'intercessione di San Magno, Arcivescovo di Milano, molti prigionieri furono liberati. Dato che queste persecuzioni toccarono anche Legnano, i suoi abitanti decisero di intitolare a San Magno prima l'abside centrale dell'antica chiesa di San Salvatore, e poi la nuova basilica.

 

I secoli successivi

 

La basilica di San Magno nel 1937

Fino al 1610 l'ingresso alla basilica era situato verso palazzo Malinverni e quindi, rispetto all'odierno, era ruotato di 90° verso nord. Poi l'ingresso fu spostato nella posizione attuale. Nell'occasione, furono aperte anche due nuove porte laterali[16]. Questa modifica fu opera del Richini. Nel 1611 vennero invece consacrate due nuove campane dal cardinale Federico Borromeo[16].

 

Fin dal medioevo, in corrispondenza dell'attuale piazza San Magno, era ubicato il cimitero principale di Legnano, che era utilizzato per seppellire le salme della gente comune. I nobili, infatti, inumavano i propri defunti all'interno delle chiese, mentre le salme del popolo venivano seppellite nei pressi dei templi. Il camposanto citato fu utilizzato già da prima della costruzione della basilica di San Magno. Successivamente, per il medesimo scopo, fu realizzata una grande stanza sotterranea. Questo cimitero era conosciuto come "il foppone" e venne utilizzato fino al 1808[17][18].

 

Durante la sua storia, la basilica di San Magno non fu mai oggetto di modifiche sostanziali[17]. Nel 1840 fu realizzata l'attuale porta principale. Nell'occasione vennero eseguiti anche dei lavori di consolidamento e fu demolita la casa del sacrestano, che era situata verso l'attuale municipio[16]. Nel 1888 fu realizzato un primo restauro, che venne seguito da un'altra restaurazione che durò dal 1911 al 1914[19]. Durante quest'ultima risistemazione, che fu necessaria per rimediare ai danni causati da un ciclone che colpì Legnano il 20 luglio 1910, vennero realizzati dei lavori importanti che coinvolsero l'intera della basilica. Fu allungato l'atrio principale, vennero rifatti il tetto e la facciata, e furono realizzati i timpani sulle porte[19]. Nell'occasione, furono anche realizzati i graffiti della facciata[19]. Nel 1909 fu invece edificata la nuova sacrestia[19]. La basilica fu restaurata nuovamente dal 1963 al 1964[19].

 

La piazza di fronte alla basilica, intitolata in un primo momento ad Umberto I (re d'Italia dal 1878 al 1900), fu dedicata a San Magno dopo la seconda guerra mondiale[20].

 

Il 29 marzo 1950, con una bolla, Papa Pio XII elevò la chiesa a basilica romana minore[21].

 

ArchitetturaModifica

 

La chiesa

 

La facciata ed il campanile della basilica di San Magno

La pianta della basilica è tipicamente rinascimentale. Essa non ricalca più la tipica forma rettangolare allungata verso l'altare delle chiese medioevali, ma presenta una pianta centrale ad ottagono che permette una visione prospettica verso tutte le direzioni[22]. Il visitatore, in ogni posizione, può infatti trovare angoli prospettici, scorci e spazi architettonici che appagano la visuale. Nel medioevo, invece, la prospettiva era tutta incentrata sull'altare maggiore[22]. Le chiese bramantesche non possiedono una facciata principale attorno la quale "ruotano" dei volumi secondari, ma hanno una serie di simmetrie e di spazi prospettici dotati circa della stessa importanza che formano, nel complesso, l'insieme della struttura[22]. La pianta ad ottagono della basilica di San Magno presenta un corto transetto che fornisce alla chiesa una forma a croce. Sugli angoli di quest'ultimo sono poi presenti quattro piccole cappelle.

 

Il campanile

Il campanile originario che serviva la basilica era quello dell'antica chiesa di San Salvatore. Non avendo problemi strutturali, si salvò infatti dalla demolizione. Tale torre campanaria fu allungata nel 1542, mentre nel 1611 fu ristrutturata e irrobustita per poter permettere la collocazione delle campane consacrate da Federico Borromeo, che erano più grandi e pesanti[17]. Nel 1638 venne eseguita un'altra opera di rafforzamento della torre[17]. A metà del Settecento l'antico campanile crollò per due terzi, e quindi il 2 dicembre 1752 iniziarono i lavori di costruzione di una nuova torre campanaria[23]. Come già accennato, i resti di quella vecchia furono trasformati in una cappella, che è ancora visibile dietro al campanile della basilica di San Magno in corrispondenza del lato sud dell'edificio, nei pressi di un passaggio coperto[8]. Il progetto del nuovo campanile fu opera di Bartolomeo Gazzone. Il nuovo campanile venne realizzato con una struttura in mattoni che sostituì quella in sassi della torre campanaria precedente. L'altezza supera i 40 metri[17]. Vennero previste, lungo le pareti, delle lesene[17].

 

La canonica

 

I resti dell'antica canonica cinquecentesca

Sul lato destro della basilica era presente, fino al 1967, un'antica canonica cinquecentesca[24]. Tale edificio fu ingrandito nel Seicento per volere di Federico Borromeo, e nuovamente nel Settecento in occasione della costruzione del nuovo campanile. Già alla fine dell'Ottocento parte della struttura fu demolita. Il resto degli edifici, come già accennato, sono stati abbattuti nel 1967 per poter permettere la costruzione del nuovo centro parrocchiale, che è stato inaugurato nel 1972 dall'arcivescovo di Milano Giovanni Colombo[19]. La nuova canonica fu fabbricata in stile moderno.

 

OpereModifica

 

La facciata e le porte d'ingresso

Inizialmente la facciata e le altre pareti esterne della basilica erano in mattoni a vista. L'aspetto cambiò radicalmente nel 1914, quando furono realizzati gli intonaci a graffiti[17]. Nell'occasione, furono sostituite anche le finestre.

 

Le tre porte in bronzo vennero invece donate alla basilica in occasione del settimo centenario della battaglia di Legnano grazie ad una sottoscrizione popolare. Furono benedette il 30 maggio 1976 dall'arcivescovo Giovanni Colombo[25]. Le raffigurazioni delle tre porte sono ispirate alla battaglia di Legnano ed alle tradizioni culturali della città[25].

 

Il pavimento, l'organo ed il coro

Il pavimento, in marmo rosso, bianco e nero, fu posato nel Settecento[26]. I cori in legno di noce vennero realizzati nel Cinquecento e furono opera dei fratelli Coiro[26]. L'organo venne invece realizzato nel 1542 dalla famiglia Antegnati e fu oggetto di restauri in due occasioni (una nell'Ottocento e l'altra nel XX secolo). Venne collocato nell'attuale posizione nel 1640[16].

 

La volta della chiesa e la cappella principale

La prima opera decorativa realizzata nelle basilica fu eseguita nel 1515 da Gian Giacomo Lampugnani, che affrescò la volta della chiesa a grottesca. Lo storico dell'arte Eugène Müntz definì tale decorazione "la più bella grottesca della Lombardia"[14]. Dietro l'altare maggiore è conservato un polittico di Bernardino Luini del 1523 raffigurante la Madonna col Bambino, cinque angeli musicanti ed alcuni santi. Tale opera è affiancata da un Padre Eterno raffigurato in un timpano[27].

 

La volta e le pareti della cappella maggiore furono dipinti da Bernardino Lanino tra il 1562 ed il 1564. Il pittore raffigurò sull'arco trionfale Gesù Cristo e San Magno accostati da San Rocco e San Sebastiano. Sul cornicione dipinse invece i quattro evangelisti ed i primi quattro dottori della Chiesa, cioè Sant'Ambrogio, Sant'Agostino, San Girolamo e San Gregorio[27].

 

Le cappelle laterali

La cappella di San Pietro Martire, che situata vicino all'entrata, è stata affrescata nel 1556 da Evangelista Luini, figlio di Bernardino[27]. Rappresentavano il martirio di San Pietro attorniato da Dio e da alcuni santi[27]. In seguito questi dipinti furono perduti e vennero rifatti tra il XIX ed il XX secolo da Beniamino e Gersam Turri[27].

 

La cappella grande laterale di sinistra è dedicata al Santo Crocifisso. È stata affrescata nel 1925 con alcune raffigurazioni di scene bibliche[28]. La cappella contiene un prezioso Cristo ligneo deposto, un crocifisso e due statue di cartapesta raffiguranti l'Addolorata e la Maddalena[28]. Gli affreschi sono invece del 1925[28]. La cappella situata sul lato opposto, che è chiamata dell'Assunta o dell'Immacolata, ospita la citata pala del Giampietrino del 1490. Gli affreschi sono invece del Seicento e raffigurano l'Assunzione di Maria ed alcuni santi[28].

 

La cappella di San Carlo e San Magno, che è la terza sulla sinistra, è stata invece affrescata nel 1924 con la raffigurazione di figure varie di puttini. Contiene una reliquia di San Magno e due quadri del XVII secolo che raffigurano San Carlo[28]. Gli stucchi sono dello stesso periodo[28]. La cappella dell'Andito, che si trova di fronte, non è stata decorata da quasi nessuna pittura per dare l'idea di come fosse disadorna la basilica prima della realizzazione delle opere pittoriche dell'inizio del XX secolo[28]. L'unico affresco presente è una raffigurazione Secentesca della Madonna[28].

 

La cappella del Sacro Cuore si trova invece sulla sinistra dell'altare maggiore. Tale cappella presenta degli affreschi del 1862 di Mosè Turri e delle decorazioni del medesimo pittore che sono state eseguite nel 1853. È anche conservato un prezioso quadro del Seicento raffigurante la deposizione di Cristo, che è opera di Giovanni Battista Lampugnani. Nella cappella è anche presente un'antica fonte battesimale in marmo rosso della metà del Seicento[29].

 

La cappella del Santissimo Sacramento, che è dedicata a San Pietro e San Paolo, si trova invece a destra dell'altare maggiore. Sono presenti degli affreschi del 1603 opera di Giovan Pietro Luini (detto "il Gnocco") che raffigurano degli angeli e delle decorazioni del 1925 di Gersam Turri[26]. La cappella contiene anche una tela del Seicento opera dei fratelli Lampugnani che raffigura la crocifissione di Gesù Cristo ed un quadro del 1940 rappresentante Santa Teresa del Bambin Gesù[26].

 

All'entrata, sulla sinistra, è presente la cappella di Sant'Agnese. I due affreschi che la decorano sono Cinquecenteschi e sono opera di Giangiacomo Lampugnani. Uno raffigura la Madonna con il Bambino, Sant'Agnese, Sant'Ambrogio, San Magno e Sant'Orsola, mentre l'altro rappresenta la Natività. Sulle colonne sono invece raffigurati San Gerolamo ed Origene.

   

19-07-2017

 

it.wikipedia.org/wiki/Ceriana

 

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