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Genzano di Roma

Genzano di Roma è un comune italiano di 24 397 abitanti della provincia di Roma nel Lazio.

Genzano di Roma è situato sul versante esterno del cratere vulcanico del lago di Nemi. La casa comunale sorge a 435 m s.l.m., l'altitudine minima del paese scende a 106 metri e la massima si spinge a 480 metri.Dal punto di vista geologico questo territorio dei Colli Albani è uno degli apparati "eccentrici" del Vulcano Laziale, nato da esplosioni idromagmatiche che si sono verificate nell'ultima fase di attività del complesso vulcanico albano

Il più antico documento in cui si rinviene il toponimo "Genzano" è una bolla di Lucio III datata 2 aprile 1183.[4] L'origine del nome "Genzano" è tuttora fonte di discussione. Per alcuni il poggio su cui sorge il paese, posto sul bordo esterno del Lago di Nemi, proseguimento del "Nemus Aricinum", era dedicato alla dea Cinzia ("Cynthia Fanum"), il cui culto era unito a quello di Diana nemorense.[5] Per Nicola Ratti, invece, l'etimologia deriverebbe da fundus Gentiani, cioè dal terreno di proprietà della famiglia romana Gentia.[6]

 

Nelle età precedenti il territorio dell'odierna Genzano ricadeva sotto la giurisdizione di Lanuvium e Aricia, ma verosimilmente non è stato mai sede di alcun centro abitato, sia pur piccolo. Ciononostante, nel territorio genzanese sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici latini e romani.[7] È stato ipotizzata anche la presenza, attorno al X secolo, di un piccolo insediamento saraceno al quale sarebbe legata l'introduzione della coltura della canapa.[8]

 

Nel 1153 il territorio, dove già nel XII secolo era stata eretta una torre da parte dei Gandolfi (torre abbattuta nel 1188),[9] venne dato in possesso, dal Papa Anastasio IV, ai cistercensi dell'Abbazia di Sant'Anastasio alle Acque Salvie.[10] Nel 1255, i cistercensi vi edificarono un grande Castello fortificato attorno al quale crebbe poi lentamente il paese (Genzano Vecchio). Riferisce l'erudito Gaetano Moroni

Genzano Vecchio ebbe mura castellane, e torri di opera saracinesca da quelle parti da cui poteva essere attaccata, cioè da aquilone, ponente, e mezzodì: mentre dalla parte orientale era invincibilmente difesa dall'altissima rupe a picco del cratere del lago Nemorese. Molti avanzi di tali mura ed alcune torri sono tuttora in piedi. La porta principale di Genzano, prima che si edificasse il palazzo baronale, a capo agli stradoni, era nel luogo del portone del palazzo Cesarini[...]; da ciò ebbe origine il diritto antichissimo di passare per l'odierno portone, per gli abitanti di Genzano Vecchio

Genzano fu retto dai Cistercensi senza soluzioni di continuo fino al 1378, allorché venne donato dall'Antipapa Clemente VII a Giordano Orsini quale compenso per servigi ricevuti. Nei successivi due secoli, Genzano conobbe l'alterno dominio dei monaci cistercensi, degli Orsini, dei Savelli e dei Colonna.[12] Nel 1402 in borgo venne completamente distrutto da un incendio e la sua ricostruzione costrinse i Cistercensi ad alienare numerose proprietà.[13]

 

Infine, i Cistercensi nel 1428 vendettero Genzano e Nemi ai Colonna per la cifra di 15 000 fiorini. Nel 1479 fu acquistato dal Card. Guillaume d'Estouteville, protonotaro di Sisto IV per 13 300 ducati, con patto di retrovendita, e alla morte di costui, dai due figli illegittimi Girolamo e Agostino. Nel 1485 passerà nuovamente ai Colonnesi, ma sotto la giurisdizione della Santa Sede.[14] I Colonna reggeranno Genzano per circa 80 anni. Sotto i Colonna Genzano ebbe l'esenzione delle tasse, il che portò a un primo lieve incremento demografico

Nel 1563 il castello fu ceduto, per 150 000 scudi, da Marcantonio Colonna, il futuro vincitore di Lepanto (1571), a Fabrizio Massimi e da questi, il 2 ottobre del 1564 a Giuliano Cesarini, marchese di Civitanova Marche. Iniziò in questa data il periodo Cesariniano, un periodo di sviluppo economico, demografico e urbanistico per Genzano.Il 10 agosto 1565 Giuliano Cesarini emanò lo "Statuto".[16] Nel 1643 Giuliano III Cesarini tracciò le olmate, degli stradoni ombreggiati da quattro filari di olmi, e ristrutturò il palazzo baronale. Scrive Gaetano Moroni: "Gli stradoni olmati partono da un punto centrico,[17] e divergendo, quello a destra è la strada corriera che guida alla città, quello di mezzo il più lungo e piano conduce al palazzo Cesarini, e l'altro a manca porta al convento de' cappuccini".[18] Lo stesso duca, nel 1636, aveva iniziato la ricostruzione della chiesa di Santa Maria della Cima, con dipinti di Francesco Cozza. Nel 1696 la figliuola di Giuliano III, Livia, ultima erede dei Cesarini, vi farà porre i corpi delle martiri Sante Tigri e Vincenza, protettrici di Genzano con S. Tommaso di VillanovaGiuliano III, nel testamento del 1667 lasciava al figlio Giovanni Giorgio, oltre a Genzano, anche i possedimenti di Ardea, Rocca Sinibalda e Civita Lavinia. Tuttavia quattro anni dopo, alla morte del duca (1671), non vi erano più eredi diretti: erano già deceduti anche i due figli maschi, le due figlie maggiori erano in convento e l'unica figlia libera era ancora bambina. Genzano venne retto dal fratello di Giuliano III, l'ecclesiastico Filippo Cesarini, il quale intendeva far sposare la figlia terzogenita di Giuliano III, Clelia, con Filippo Colonna principe di Sonnino. La secondogenita di Giuliano III, Livia, suora oblata, lasciò il convento e sposò Federico II Sforza dando origine alla famiglia Sforza Cesarini.

Donna Livia contribuì in maniera decisiva al piano urbanistico della cittadina, portando a termine nel 1708 la costruzione di Genzano Nuova, impiantata su un sistema di triangolazioni, secondo il piano del 1643 ideato dal padre Giuliano III. Tra la prima metà del XVII e l'inizio del XVIII secolo venne innestato un secondo tridente, più interno del primo (quello delle Olmate), costituito dalla via Livia (1680 circa), la strada dove si svolge nella ricorrenza del Corpus Domini la tradizionale Infiorata, dalla Via Sforza (1708), e dalla via che conduce al convento dei Cappuccini. Questo particolare impianto urbanistico, coordinato da alcuni noti architetti romani del periodo Tommaso Mattei e Ludovico Gregorini,[21] estremamente innovativo per l'epoca, caratterizzato da un duplice trivio (tridente olmato e tridente edificato), suscitò l'ammirazione di molti artisti del tempo, tra i quali Carlo Maratta, che qui si stabilì e risiedette per diversi anni.[22] Nel 1677 l'ultimo dei Cesarini, Filippo Cesarini, aveva fatto costruire, lungo la strada corriera di Genzano Nuova, la Chiesa di San Sebastiano affiancata dal Conservatorio delle Maestre Pie; queste due opere saranno sciaguratamente distrutte nel 1916 dall'amministrazione comunale dell'epoca.[23] L'incremento demografico nei secoli XVI e XVII determinerà l'espansione di Genzano verso la pianura sottostante (Genzano NuovaLa rottura dell'isolamento geografico di Genzano comportò, oltre a notevoli vantaggi economici, il coinvolgimento in eventi bellici. Genzano fu infatti coinvolta nella Guerra di successione austriaca: dal maggio al novembre 1744 Genzano fu infatti occupata dalle truppe austriache, guidate dal principe Johann Lobkowitz, il quale fronteggiava le truppe ispano-napoletane, guidate dal re di Napoli Carlo di Borbone, accampate a Velletri e sul monte Artemisio. L'attacco del Lobkowitz, nella notte fra il 10 e l'11 agosto 1744 ("Battaglia di Velletri") venne respinto dalle truppe ispano-napoletane permettendo così la sopravvivenza del giovane Regno delle Due Sicilie.[25][26]

 

Dal 1781 al 1808 si procede alla costruzione della chiesa neoclassica della Santissima Trinità, su disegno di Giulio e Giuseppe Camporese, figli di Pietro.

 

Anche Genzano ebbe una sua parte nei fatti del 1798.[27] Con la Restaurazione, e la fine della feudalità, Genzano entrò sotto le dipendenze dirette della Santa Sede che lo elesse a capoluogo; nella sua giurisdizione erano comprese anche Nemi, Civita Lavinia (ora Lanuvio) e Ardea.[28] Il 23 settembre 1828 ebbe il titolo di città da parte del papa Gregorio XVI

Con la presa di Roma e la fine del Potere temporale, Genzano entrò a far parte dello Stato italiano. Il Consiglio comunale propose la modifica del nome in Genzano di Roma per evitare confusione con Genzano di Lucania,[30] approvata con Regio decreto legge 5 gennaio 1873.[31]

 

Tra la fine dell'800 e l'avvento del fascismo, Genzano è stata spesso teatro di battaglie sociali, soprattutto di lotte contadine per la distribuzione delle terre[32]. Durante il Ventennio centinaia sono stati i cittadini arrestati e condannati al carcere o al confino, o addirittura assassinati dai fascisti (Salvatore Buttaroni, Germano Previtali). Gravissimi furono inoltre i danni subiti dalla cittadina durante la Seconda guerra mondiale, soprattutto in conseguenza dei bombardamenti aerei nel periodo successivo allo sbarco di Anzio. Tra il 31 gennaio 1944 e 14 aprile 1944 sono stati uccisi 109 cittadini genzanesi; Genzano fu quasi rasa al suolo, avendo avuto più dell'80% delle case distrutte o fortemente danneggiate.[33] Una testimonianza tratta dalla pagina del 9 febbraio 1944 del Diario ("Journal du Noviciat") che una suora francese delle Piccole Suore dell'Assunzione di Genzano, probabilmente Suor M. Marguerite-Elisabeth, tenne in quei giorn

Una bomba è caduta sulla piazza (la piazza antistante Santa Maria della Cima, NdR) scavando un grande e profondo cratere e provocando una frana che ha sepolto vive più di cinquanta persone ricoverate in una grotta scavata sotto la piazza medesima. I tentativi per liberare quelli che sono ancora vivi non hanno dato alcun risultato. Il minimo colpo di piccone provoca numerosi franamenti minacciando di seppellire i soccorritori. A un certo punto si è creduto di poter comunicare con gli sventurati, si è visto un braccio che si tendeva, si è sentita una voce di donna gridare: «Più piano, ci sono dei bambini qui sotto...» Ma la terra all'improvviso richiude lo spiraglio. Di più, gli uomini che hanno tentato il salvataggio, essendo stati visti dai tedeschi, che requisiscono tutti coloro sui quali possono mettere le mani, sono stati catturati sul posto e arruolati a viva forza

 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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- Raccolta Foto de Alvariis

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Henry Winkler with my friend Terry Genz.

 

AIDS Project Los Angeles (APLA) benefit, held at the Wiltern Theater, Los Angeles- Sept. 1990- Permission granted to copy, publish or post but please credit "photo by Alan Light" if you can

D'Austerlitz à La Chapelle, l'errance des migrants à Paris. Juin-Novembre 2015.

 

Sait-on jamais... Il devrait répondre.

Paris, 6 août 2015.

  

Si les opérations dites de « mise à l'abri » se succèdent depuis juin 2015 en région parisienne, force est de constater qu'aucun dispositif d'accueil digne de ce nom n'est mis en place pour faire face à l'afflux de nouveaux arrivants à Paris et plus généralement en France.

  

Suite au démantèlement du campement de La Chapelle par les autorités le 2 juin 2015, les migrants non pris en compte pour les hébergements, harcelés par la police, errent plusieurs jours dans le XVIIIe arrondissement jusqu'à l'esplanade de la halle Pajol, où, le lundi 8 juin, une très violente rafle est menée par les forces de l'ordre.

 

Réfugiés pendant quelques jours au Bois Dormoy, un jardin collectif, les migrants et leurs soutiens le quittent le 11 juin pour partir occuper pour un soir la caserne désaffectée de sapeurs-pompiers du Xe. Ils obtiennent alors 110 places d'hébergement d'urgence.

 

Le soir même, un campement réapparait au parc Éole, avec ceux une nouvelle fois non pris en charge. Soit une soixantaine de personnes et plus encore les jours suivants, jusqu'à l'évacuation du 19 juin, avec la proposition de 220 places supplémentaires de la mairie, venue sur le campement accompagnée de l'OFPRA et de l'association Emmaüs. Les CRS suivront après le départ des migrants... Des dizaines de personnes sont laissées à la rue. Les migrants absents du camp ce matin-là, par exemple occupés à des démarches auprès d'une association ou de la préfecture, n'ont pas été pris en compte. Certains ont pris peur en arrivant sur les lieux d'hébergement et reviennent dans le quartier. D'autres encore ont refusé la proposition, doutant des promesses qui leur ont été faites sans garantie.

 

Le 20 juin, faute d'alternative, le campement se reforme sur l'esplanade de la halle Pajol avec quelques dizaines de personnes. Il atteint à nouveau plus de 200 personnes lorsque la mairie, toujours accompagnée de l'OFPRA et d'Emmaüs, mais sans la police, revient et procède à l'évacuation le 9 juillet de près de 200 personnes vers des centres d'hébergement d'urgence ou à l'hôtel. Des migrants ne sont pas pris en charge et le camp se reconstitue le soir même. Plus de 300 personnes y vivent dans la plus grande précarité lorsque la mairie, l'OFPRA, Emmaüs et le cabinet du ministère de l'Intérieur procèdent le 29 juillet à une nouvelle évacuation qui sera, elle, définitive.

 

Le lendemain, les migrants restés sur la carreau et leur soutiens partent alors occuper pacifiquement les locaux de l'association Ni putes ni soumises. Après une nuit sur place, ils s'installent le 31 juillet dans l'ancien lycée Jean Quarré, désaffecté depuis plusieurs années. Deux mois plus tard, ce sont plus de 600 personnes qui ont trouvé refuge au lycée occupé, dit désormais « Maison des Réfugiés ».

  

Pendant ce temps-là, les campements dits d'Austerlitz attendent tout l'été, dans l'incertitude, leur évacuation régulièrement annoncée par la rumeur depuis le démantèlement de La Chapelle le 2 juin... Apparus à l'hiver 2012-13 sur les quais le long de la Seine, aux alentours et sous la Cité de la mode et du design, ces camps passent de près de 200 à plus de 400 personnes entre juin et septembre 2015.

Le démantèlement des camps du quai d'Austerlitz a finalement lieu le 17 septembre.

 

Ce même 17 septembre, de façon simultanée est évacué le camp apparu devant la mairie du XVIIIe le 4 septembre avec les personnes laissées sur le carreau après le démantèlement du camp du square Jessaint de La Chapelle. En quinze jours, le camp de la mairie du XVIIIe était passé de 30 à plus de 200 personnes.

 

Au cours de cette double opération, le lycée Jean Quarré, déjà surpeuplé, est bouclé par les forces de l'ordre pour empêcher ses occupants de rallier les points d'évacuation.

 

Avec la fermeture des camps d'Austerlitz et de la mairie du XVIIIe, le lycée offre désormais la seule alternative à la rue.

Le 25 septembre le tribunal administratif, saisi par la mairie de Paris, propriétaire de l'ancien lycée Jean Quarré, en ordonne l'expulsion. Le nombre d'occupants continue dangereusement d'augmenter de semaine en semaine jusqu'à l'évacuation et la fermeture du lieu le 23 octobre 2015. Près de 1300 personnes sont alors évacuées vers des hébergements d'urgence.

 

Une nouvelle fois des laissés pour compte restent à la rue après l'opération. Un rassemblement le jour même devant l'Hôtel de ville de Paris permet d'obtenir 80 hébergements supplémentaires. Dès le lendemain un campement extrêmement précaire se reforme place de la République, régulièrement dispersé de force par la police au petit matin. Une première évacuation avec 88 hébergements a lieu le 30 octobre, puis une seconde, avec environ 350 hébergements, le 13 novembre.

 

Quelques heures plus tard, la place de la République devient l'épicentre des attentats qui frappent Paris. L'état d'urgence est décrété, les rassemblements et manifestations interdits.

 

C'est la dispersion...

 

Jusqu'aux prochains campements qui ne manquent pas de réapparaître dans les semaines suivantes...

Avec le Genz et notre Jeep rouge.

1998

LOVE and say (show) it through your way of living (Augustin)

LIEBE und zeige es dadurch, wie du lebst

 

This mosaic is telling you the story of a wonderful concert, which took place in Lutry, yesterday at 5pm.

It was Sigiswald Kuijken with his Petite Bande, a Belgian Ensemble, playing on baroque instruments in a wonderful and weird fashion.

 

Weird? Why? You don't hold the violin between chin and shoulder, but rather lean it against the upper arm and thus is played with a distance to the head and the brain… The much shorter bows as we know them in modern times, are made from taxus wood (European, not the usual Brazilwood) and is held in a quite different fashion too, which is neither baroque nor modern…. The sound emitting from those instruments, played on gut strings is quite different to what one's used to. Wonderful, lulling, inviting, wrapping you up and neatly tie you in a warm, happy blanket of incredibly warm, but very concentrated music.

 

Contacts amongst the members of artists, of La Petite Bande and singers were warm, kind, no signs of 'I am the star here…', there was a lot of quick smiling, harmonic playing and singing going on. This beautiful thing, far too often missing in first class music making was here displayed in a great union with signs of having ONE goal. All were striving for it in unison and with a great understanding for each other!

 

The attentive and very happy audience could hardly hold back their applause, Radio Suisse Romande, Espace 2 who did a direct transmission of two hours, ran out of time and I guess the listeners of radio RSR had to be tuned out as the life performance carried on until well after 7.30pm…

 

An unforgettable late afternoon and evening! Sadly, I listened to this jewel performance alone (well not alone really, but without my husband), that's why I took some photos (for pictures of Sigiswald Kuijken, brothers Christoph and Stephan Genz, two highly talented tenor & baritone singers and La Petite Bande please look them up on the internet) to present to him as a birthday present today. He will hopefully be able to view this sometime soon….

 

There's one photo showing a church window which during a moment was lit in the sun-set; during the very short interval I took a shot and try now to show you what I saw: A heart…., thinking of my Love of my Life was easy! On the left hand side the complete window-top and underneath the heart 'only', stylized in a denatured way but hopefully still showing clearly as what I saw… :)

 

Info on S. Kuijken and La Petite Bande (amongst many other sites) HERE

What amazes me is that this must be the only musician of name and influence without his own website… Rather a PLUS, although it makes it difficult to find good stuff about him if you don't already know him….

Info (en français) sur le site de Lutry: concerts-bach.lutry.ch/fr/activites.asp/4-0-44-3-1-5/

 

© All rights reserved

 

Created with fd's Flickr Toys.

The Beverly Hills Hotel, Sept. 1990

May 2nd, 2008 several hundreds of workers without isolated papers invested the Labor market (Appendix Eugene Varlin) of 85 Rue Charlot to obtain their regularization with the assistance of the trade unions, to date hardly 10% of the files its to pass in committee to the prefecture…

 

To mark this date in 2009, an exposure was organized with the assistance of various supports and artists like Bruce Clarke, Laura Genz, Franck Vibert, etc…

 

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Le 2 mai 2008 plusieurs centaines de travailleurs sans papiers isolés investissait la Bourse du travail (Annexe Eugene Varlin) du 85 Rue Charlot pour obtenir leur régularisation avec l'aide des syndicats, a ce jour à peine 10% des dossiers son passer en commission à la préfecture ...

 

Pour marquer cette date en 2009, une exposition fût organisée avec l'aide de différents soutiens et artistes comme Bruce Clarke, Laura Genz, Franck Vibert, etc...

Alan Light, Alexis Ramos, John Osborne, Terry Genz, Todd Pearsall, Ken Lillig and Jimmy Turilli

Terry Genz gets an autograph from Bette Midler. AIDS Project Los Angeles (APLA) benefit, Los Angeles- Sept. 1990- Permission granted to copy, publish or post but please credit "photo by Alan Light" if you can

Series:"#safersexting"

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School project on the topic "#GenZ". The series should show how easily you can pick up someone or be picked up by someone nowadays...

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📷 shows Aletta Ocean. Photos are edited by me. This is #4 of a series, more will follow.

My friend Terry Genz posing with Eileen Brennan and Melanie Mayron; AIDS Project Los Angeles (APLA) benefit, Los Angeles- Sept. 1990- Permission granted to copy, publish or post but please credit "photo by Alan Light" if you can

Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni. (Fëdor Dostoevskij)

Genzano di Roma

Genzano di Roma è un comune italiano di 23 856 abitanti della città metropolitana di Roma Capitale, nel Lazio.

Geografia fisica

Territorio

Genzano di Roma è situato sul versante esterno del cratere vulcanico del lago di Nemi. La Casa Comunale si trova a 435 m s.l.m., l'altitudine minima del paese scende a 106 metri e la massima si spinge a 480 metri.

Dal punto di vista geologico questo territorio dei Colli Albani è uno degli apparati eccentrici del Vulcano Laziale, nato da esplosioni idromagmatiche che si sono verificate nell'ultima fase di attività del complesso vulcanico albano.

Clima

Dal punto di vista climatico il territorio rientra nel dominio del clima temperato mediterraneo con inverni miti, temperature autunnali superiori a quelle primaverili ed estati ventilate. Nell'area dei Colli Albani, dunque anche a Genzano, si presenta il fenomeno detto stau, che consiste nella riduzione del vapore acqueo nelle nuvole man mano che il terreno si alza. Perciò la piovosità maggiore si avrà sulle prime alture dei colli rivolte verso il mare, verso sud sud-ovest. Genzano, trovandosi sulla traiettoria delle correnti umide tirreniche, risulta piuttosto piovoso con 1 100 − 1 200 mm annui di precipitazioni.

Classificazione climatica: zona D, 1984 GR/G Il limite massimo per l'accensione degli impianti di riscaldamento è fissato a dodici ore giornaliere dal 1º novembre al 15 aprile, a meno che situazioni climatiche particolari non ne giustifichino l'uso in altri periodi dell'anno.

Origini del nome

Il più antico documento in cui si rinviene il toponimo "Genzano" è una bolla di Lucio III datata 2 aprile 1183.L'origine del nome "Genzano" è tuttora fonte di discussione. Per alcuni il poggio su cui sorge il paese, posto sul bordo esterno del Lago di Nemi, proseguimento del "Nemus Aricinum", era dedicato alla dea Cinzia ("Cynthia Fanum"), il cui culto era unito a quello di Diana nemorense. Per Nicola Ratti, invece, l'etimologia deriverebbe da fundus Gentiani, cioè dal terreno di proprietà della famiglia romana Gentia.

Storia]

Antichità

Nelle età precedenti il territorio dell'odierna Genzano ricadeva sotto la giurisdizione di Lanuvium e Aricia, ma verosimilmente non è stato mai sede di alcun centro abitato, sia pur piccolo. Ciononostante, nel territorio genzanese sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici latini e romani.

Il più antico documento in cui si rinviene il toponimo "Genzano" è una bolla di Lucio III datata 2 aprile 1183. L'origine del nome "Genzano" è tuttora fonte di discussione. Per alcuni il poggio su cui sorge il paese, posto sul bordo esterno del Lago di Nemi, proseguimento del "Nemus Aricinum", era dedicato alla dea Cinzia ("Cynthia Fanum"), il cui culto era unito a quello di Diana nemorense. Per Nicola Ratti, invece, l'etimologia deriverebbe da fundus Gentiani, cioè dal terreno di proprietà della famiglia romana Gentia.

Storia

Antichità

Nelle età precedenti il territorio dell'odierna Genzano ricadeva sotto la giurisdizione di Lanuvium e Aricia, ma verosimilmente non è stato mai sede di alcun centro abitato, sia pur piccolo. Ciononostante, nel territorio genzanese sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici latini e romani.

Età Medievale

È stato ipotizzata la presenza, attorno al X secolo, di un piccolo insediamento saraceno al quale sarebbe legata l'introduzione della coltura della canapa.

Nel 1153 il territorio, dove già nel XII secolo era stata eretta una torre da parte dei Gandolfi (torre abbattuta nel 1188), venne dato in possesso, dal Papa Anastasio IV, ai cistercensi dell'Abbazia di Sant'Anastasio alle Acque Salvie. Nel 1255, i cistercensi vi edificarono un grande Castello fortificato attorno al quale crebbe poi lentamente il paese (Genzano Vecchio). Riferisce l'erudito Gaetano Moron:

« Genzano Vecchio ebbe mura castellane, e torri di opera saracinesca da quelle parti da cui poteva essere attaccata, cioè da aquilone, ponente, e mezzodì: mentre dalla parte orientale era invincibilmente difesa dall'altissima rupe a picco del cratere del lago Nemorese. Molti avanzi di tali mura ed alcune torri sono tuttora in piedi. La porta principale di Genzano, prima che si edificasse il palazzo baronale, a capo agli stradoni, era nel luogo del portone del palazzo Cesarini[...]; da ciò ebbe origine il diritto antichissimo di passare per l'odierno portone, per gli abitanti di Genzano Vecchio »

(Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Vol. XXIX, p. 26, In Venezia: dalla Tipografia Emiliana, 1840)

Genzano fu retto dai Cistercensi senza soluzioni di continuo fino al 1378, allorché venne donato dall'Antipapa Clemente VII a Giordano Orsini quale compenso per servigi ricevuti. Nei successivi due secoli, Genzano conobbe l'alterno dominio dei monaci cistercensi, degli Orsini, dei Savelli e dei Colonna. Nel 1402 il borgo venne completamente distrutto da un incendio e la sua ricostruzione costrinse i Cistercensi ad alienare numerose proprietà.

Infine, i Cistercensi nel 1428 vendettero Genzano e Nemi ai Colonna per la cifra di 15.000 fiorini. Nel 1479 fu acquistato dal Card. Guillaume d'Estouteville, protonotaro di Sisto IV per 13 300 ducati, con patto di retrovendita, e alla morte di costui, dai due figli illegittimi Girolamo e Agostino. Nel 1485 passerà nuovamente ai Colonnesi, ma sotto la giurisdizione della Santa Sede. I Colonna reggeranno Genzano per circa 80 anni. Sotto i Colonna Genzano ebbe l'esenzione delle tasse, il che portò a un primo lieve incremento demografico.

Periodo Cesariniano

Nel 1563 il castello fu ceduto, per 150 000 scudi, da Marcantonio Colonna, il futuro vincitore di Lepanto (1571), a Fabrizio Massimi e da questi, il 2 ottobre del 1564 a Giuliano Cesarini, marchese di Civitanova Marche. Iniziò in questa data il periodo Cesariniano, un periodo di sviluppo economico, demografico e urbanistico per Genzano.

Olmata.

Veduta di Palazzo Cesarini dal parco.

Piazza S. Sebastiano, Fontana di S. Sebastiano e Collegiata SS. Trinità

Parco Togliatti

I ruderi del castello di San Gennaro lungo l'Appia vecchia

Il 10 agosto 1565 Giuliano Cesarini emanò lo "Statuto".[17] Nel 1643 Giuliano III Cesarini tracciò le olmate, degli stradoni ombreggiati da quattro filari di olmi, e ristrutturò il palazzo baronale. Scrive Gaetano Moroni: "Gli stradoni olmati partono da un punto centrico, e divergendo, quello a destra è la strada corriera che guida alla città, quello di mezzo il più lungo e piano conduce al palazzo Cesarini, e l'altro a manca porta al convento de' cappuccini". Lo stesso duca, nel 1636, aveva iniziato la ricostruzione della chiesa di Santa Maria della Cima, con dipinti di Francesco Cozza. Nel 1696 la figliuola di Giuliano III, Livia, ultima erede dei Cesarini, vi farà porre i corpi delle martiri Sante Tigri e Vincenza, protettrici di Genzano con S. Tommaso di Villanova.

Giuliano III, nel testamento del 1667 lasciava al figlio Giovanni Giorgio, oltre a Genzano, anche i possedimenti di Ardea, Rocca Sinibalda e Civita Lavinia. Tuttavia quattro anni dopo, alla morte del duca (1671), non vi erano più eredi diretti: erano già deceduti anche i due figli maschi, le due figlie maggiori erano in convento e l'unica figlia libera era ancora bambina. Genzano venne retto dal fratello di Giuliano III, l'ecclesiastico Filippo Cesarini, il quale intendeva far sposare la figlia terzogenita di Giuliano III, Clelia, con Filippo Colonna principe di Sonnino. La secondogenita di Giuliano III, Livia, suora oblata, lasciò il convento e sposò Federico II Sforza dando origine alla famiglia Sforza Cesarini.

Donna Livia contribuì in maniera decisiva al piano urbanistico della cittadina, portando a termine nel 1708 la costruzione di Genzano Nuova, impiantata su un sistema di triangolazioni, secondo il piano del 1643 ideato dal padre Giuliano III. Tra la prima metà del XVII e l'inizio del XVIII secolo venne innestato un secondo tridente, più interno del primo (quello delle Olmate), costituito dalla via Livia (1680 circa), la strada dove si svolge nella ricorrenza del Corpus Domini la tradizionale Infiorata, dalla Via Sforza (1708), e dalla via che conduce al convento dei Cappuccini. Questo particolare impianto urbanistico, coordinato da alcuni noti architetti romani del periodo Tommaso Mattei e Ludovico Gregorini, estremamente innovativo per l'epoca, caratterizzato da un duplice trivio (tridente olmato e tridente edificato), suscitò l'ammirazione di molti artisti del tempo, tra i quali Carlo Maratta, che qui si stabilì e risiedette per diversi anni. Nel 1677 l'ultimo dei Cesarini, Filippo Cesarini, aveva fatto costruire, lungo la strada corriera di Genzano Nuova, la Chiesa di San Sebastiano affiancata dal Conservatorio delle Maestre Pie; queste due opere saranno sciaguratamente distrutte nel 1916 dall'amministrazione comunale dell'epoca. L'incremento demografico nei secoli XVI e XVII determinerà l'espansione di Genzano verso la pianura sottostante (Genzano Nuova).

La rottura dell'isolamento geografico di Genzano comportò, oltre a notevoli vantaggi economici, il coinvolgimento in eventi bellici. Genzano fu infatti coinvolta nella Guerra di successione austriaca: dal maggio al novembre 1744 Genzano fu infatti occupata dalle truppe austriache, guidate dal principe Johann Lobkowitz, il quale fronteggiava le truppe ispano-napoletane, guidate dal re di Napoli Carlo di Borbone, accampate a Velletri e sul monte Artemisio. L'attacco del Lobkowitz, nella notte fra il 10 e l'11 agosto 1744 ("Battaglia di Velletri") venne respinto dalle truppe ispano-napoletane permettendo così la sopravvivenza del giovane Regno delle Due Sicilie.

Dal 1781 al 1808 si procede alla costruzione della chiesa neoclassica della Santissima Trinità, su disegno di Giulio e Giuseppe Camporese, figli di Pietro.

Anche Genzano ebbe una sua parte nei fatti del 1798.[28] Con la Restaurazione, e la fine della feudalità, Genzano entrò sotto le dipendenze dirette della Santa Sede che lo elesse a capoluogo; nella sua giurisdizione erano comprese anche Nemi, Civita Lavinia (ora Lanuvio) e Ardea. Il 23 settembre 1828 ebbe il titolo di città da parte del papa Gregorio XVI.

Periodo Post-Unitario

Con la presa di Roma e la fine del Potere temporale, Genzano entrò a far parte dello Stato italiano. Il Consiglio comunale propose la modifica del nome in Genzano di Roma per evitare confusione con Genzano di Lucania, approvata con Regio decreto legge 5 gennaio 1873.

Tra la fine dell'Ottocento e l'avvento del fascismo, Genzano è stata spesso teatro di battaglie sociali, soprattutto di lotte contadine per la distribuzione delle terre. Durante il Ventennio centinaia sono stati i cittadini arrestati e condannati al carcere o al confino, o addirittura assassinati dai fascisti (Salvatore Buttaroni, Germano Previtali). Gravissimi furono inoltre i danni subiti dalla cittadina durante la Seconda guerra mondiale, soprattutto in conseguenza dei bombardamenti aerei nel periodo successivo allo sbarco di Anzio. Tra il 31 gennaio 1944 e 14 aprile 1944 sono stati uccisi 109 cittadini genzanesi; Genzano fu quasi rasa al suolo, avendo avuto più dell'80% delle case distrutte o fortemente danneggiate. Una testimonianza tratta dalla pagina del 9 febbraio 1944 del Diario ("Journal du Noviciat") che una suora francese delle Piccole Suore dell'Assunzione di Genzano, probabilmente Suor M. Marguerite-Elisabeth, tenne in quei giorni:

« Una bomba è caduta sulla piazza (la piazza antistante Santa Maria della Cima, NdR) scavando un grande e profondo cratere e provocando una frana che ha sepolto vive più di cinquanta persone ricoverate in una grotta scavata sotto la piazza medesima. I tentativi per liberare quelli che sono ancora vivi non hanno dato alcun risultato. Il minimo colpo di piccone provoca numerosi franamenti minacciando di seppellire i soccorritori. A un certo punto si è creduto di poter comunicare con gli sventurati, si è visto un braccio che si tendeva, si è sentita una voce di donna gridare: «Più piano, ci sono dei bambini qui sotto...» Ma la terra all'improvviso richiude lo spiraglio. Di più, gli uomini che hanno tentato il salvataggio, essendo stati visti dai tedeschi, che requisiscono tutti coloro sui quali possono mettere le mani, sono stati catturati sul posto e arruolati a viva forza. »

(Diario di Guerra delle Piccole Suore dell'Assunzione di Genzano, traduzione di Leo Evangelista, Albano Laziale: Diocesi di Albano, p. 26, 2000)

Visite papal

L'8 settembre 1963 il comune di Genzano riceve la visita dell'allora Sommo Pontefice Papa Paolo VI. In questa occasione Paolo VI celebrò la Santa Messa nella Collegiata della Santissima Trinità (Genzano di Roma).

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

Collegiata della Santissima Trinità (parrocchia cattolica) di stile neoclassico eretta tra il 1778 e il 1801

Chiesa del SS.mo Salvatore (parrocchia cattolica)

Chiesa di San Giuseppe Lavoratore (parrocchia cattolica)

Chiesa dei Cappuccini (parrocchia ortodossa di Santa Anastasia martire)

Santa Maria della Cima (Santuario)

Romitorio di San Michele

Santissimo Nome di Maria (Landi)

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Sforza Cesarini

Palazzo Hamerani (attualmente Palazzo Comunale)

Casino Maratta

Villa Santa Fiora

l'ex "Casa del Fascio" (attualmente sede dell'IPSIA, istituto professionale)

Villa "M. Mecheri"

Parco Sforza-Cesarini

Parco "Palmiro Togliatti"

Villa degli Antonini

Fontana di San Sebastiano

Le due Fontane di Via Livia

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Lago di Nemi

Colle Pardo

Orto Botanico

Parco regionale dei Castelli Romani

Etnie e minoranze straniere

Il numero degli immigrati provenienti dall'estero è raddoppiato in cinque anni, dalle 480 unità dell'2003. alle 988 del 2007 Nel 2007 il 50% degli immigrati proveniva dalla Romania, il 7% dalla Polonia, il 6% dall'Albania, seguiti dal Marocco, dalla Tunisia, dall'India, dalla Germania e dall'Ucraina col 4% ciascuno

Nel corso dell'anno 2006, si sono iscritti ai registri dell'anagrafe del Comune di Genzano di Roma 177 stranieri, di cui 21 per nascita, 64 per trasferimento da altri comuni e 91 provenienti direttamente dall'estero. Gli stranieri cancellati dai registri dell'anagrafe genzanese sono stati invece 108, di cui uno solo cancellato per morte, 96 per trasferimento ad un altro comune e 6 per trasferimento all'estero. Le acquisizioni di cittadinanza italiana sono state sei. Il totale dei minorenni stranieri residenti nel territorio comunale è calcolato nel numero di 189; di essi 139 sono nati in territorio italiano.

Tradizioni e folclore

L'Infiorata

La festa viene fatta risalire al 1778, anno in cui fu preparato un tappeto floreale, in occasione della festività del Corpus Domini, lungo la via Sforza (oggi Via Bruno Buozzi). Attualmente l'infiorata si svolge in via Italo Belardi, già via Livia, la via che congiunge la piazza principale del paese (Piazza IV Novembre) alla Chiesa di Santa Maria della Cima. La strada viene ricoperta totalmente da un tappeto floreale di circa 2000 m², composto generalmente di 13 quadri, oltre alla decorazione della scalinata posta in cima alla salita. Ogni quadro misura generalmente 7 m x 14 m e i soggetti, scelti da un'apposita Commissione che presiede anche all'organizzazione della manifestazione, sono generalmente soggetti di argomento religioso o civile, riproduzioni di note opere d'arte o motivi geometrici. La deposizione dei fiori sulla sede stradale avviene lo stesso giorno della festa, o la notte precedente, sui contorni dei quadri disegnati con il gesso e con la calce in base al bozzetto originale. La sera della domenica il tappeto viene percorso dalla processione religiosa che reca il Santissimo Sacramento da Santa Maria della Cima alla non lontana Collegiata. Il tappeto viene mantenuto, sostituendo i petali appassiti, fino alla sera del lunedì, quando ha luogo la distruzione dell'infiorata da parte dei bambini (il cosiddetto spallamento).

Festa del Pane casareccio

La tradizionale Festa del Pane Casareccio di Genzano, che si tiene ogni anno nel mese di settembre, richiama numerosi visitatori e turisti da Roma e dai Comuni limitrofi. L'obiettivo della festa, nata nel 1989 organizzata dal Comune di Genzano di Roma insieme al Consorzio Tutela Pane Casareccio di Genzano, è quello di promuovere uno dei prodotti maggiormente rappresentativi del proprio ricco patrimonio produttivo e di qualità non solo a livello locale ma anche nazionale.

 

La città di Genzano di Roma fa infatti parte dell'Associazione Nazionale Città del Pane ed il Pane Casareccio di Genzano è stato il primo pane italiano ad essere insignito del marchio I.G.P. (Indicazione geografica protetta), dall'Unione europea.

Tale concessione del marchio I.G.P., ha comportato per i panettieri della zona l'osservanza di un Disciplinare molto ristretto che va a garantire le caratteristiche delle pagnotte e dei filoni, lo spessore della crosta, il colore bianco- avorio della parte interna, il profumo del cereale, il sapore sapido, l'umidità e il peso specifico.

La tecnica di lavorazione del pane richiede grande professionalità. Il panettiere deve impastare la farina con il lievito. La farina viene impastata con il lievito stemperato in acqua tiepida e sale, lasciando lievitare per un'ora circa. Dopodiché si rimpasta ancora e si formano delle pagnotte e dei filoni dal peso variabile da 0,5 a 2,5 kg, che vengono messi in cassoni di legno con teli di canapa spolverati di cruschello. Si lascia in riposo per la seconda alzata in ambienta caldo per altri 40 minuti. Si inforna nel forno a legna caldo. Un onore, quindi, ma anche l'assunzione di specifiche responsabilità. Durante la Festa del Pane, una delle vie principali del paese Via Italo Belardi, viene imbandita con tavoli pieni di bruschetta, ai quali tutti i visitatori posso accedere per poter assaggiare il prodotto.

 

Persone legate a Genzano di Roma

Carlo Maratta (1625 - 1713), pittore, visse a Genzano di Roma;

Venanzio Simi, vescovo e storico, nato a Genzano di Roma nel 1641;

Tommaso Scipioni, giurista, nato a Genzano di Roma nel 1705;

Camillo Jacobini, politico ed imprenditore, nato a Genzano di Roma nel 1791;

Angelo Maria Jacobini, cardinale, nato a Genzano di Roma nel 1825

Ludovico Jacobini, cardinale, nato a Genzano di Roma nel 1832;

Guglielmo Grassi, vescovo, nato a Genzano di Roma nel 1832;

Virginio Monti, pittore, nato a Genzano di Roma nel 1852;

Eugenio Cisterna, pittore, nato a Genzano di Roma nel 1862;

San Luigi Versiglia (1873 - 1930), che diresse l'istituto salesiano di Genzano dal 1890 al 1906.[54]

Vincenzo Baldazzi, atifascista e politico, nato a Genzano di Roma nel 1888

il poeta Franco Berardelli (1908–1932), che abitò a Genzano, dove compose alcune poesie;

Roberto Lordi (1894-1944), generale di brigata e martire delle Fosse Ardeatine, visse a Genzano di Roma:[55]

Mario dell'Arco (1905 - 1996), che si ritirò a Genzano nel 1965 e nel cimitero di Genzano riposa;

Siro Marcellini, regista, nato a Genzano di Roma nel 1924;

Caterina Mancini, soprano, nata a Genzano di Roma nel 1924;

Alberto Giustolisi (1928), scacchista, morto a Genzano 1990;

Michael Ende (1929 - 1995), scrittore, visse a Genzano di Roma;

Maurizio Fagiolo dell'Arco (1939 – 2002), critico d'arte, tumulato a Genzano di Roma.

Giovanni Meoni, baritono, nato a Genzano di Roma nel 1964;

Alessia Mancini (1978), show girl, ha vissuto a Genzano di Roma;

Massimo d'Azeglio (1798), politico e scrittore, ha vissuto a Genzano di Roma per un breve periodo;

Simonetta Cesaroni (1969) - (1990) personaggio di cronaca uccisa in Via Poma a Roma, riposa nel piccolo cimitero di Genzano.

Genzanesi martiri delle Fosse Ardeatine

Sei cittadini di Genzano sono stati trucidati nell'eccidio delle Fosse Ardeatine (24 marzo 1944)

Bruno Annarumi, (30 novembre 1921), idraulico

Vittorio Buttaroni (15 ottobre 1905), appartenente al Partito d'Azione, autista

Roberto Lordi (11 aprile 1894), Generale di brigata aerea, Medaglia d'oro al valor militare alla memoria

Ettore Ronconi (23 settembre 1897), appartenente al Partito Comunista Italiano, contadino

Ivano Scarioli, (5 agosto 1921), bracciante

Sebastiano Silvestri (26 maggio 1915), agricoltore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Foto di Ferdinando Chiodo; By Wikypedia;

Raccolta Foto de Alvariis

D'Austerlitz à La Chapelle, l'errance des migrants à Paris. Juin-Novembre 2015.

 

À la « Maison des Réfugiés »

Paris, 8 août 2015.

  

Si les opérations dites de « mise à l'abri » se succèdent depuis juin 2015 en région parisienne, force est de constater qu'aucun dispositif d'accueil digne de ce nom n'est mis en place pour faire face à l'afflux de nouveaux arrivants à Paris et plus généralement en France.

  

Suite au démantèlement du campement de La Chapelle par les autorités le 2 juin 2015, les migrants non pris en compte pour les hébergements, harcelés par la police, errent plusieurs jours dans le XVIIIe arrondissement jusqu'à l'esplanade de la halle Pajol, où, le lundi 8 juin, une très violente rafle est menée par les forces de l'ordre.

 

Réfugiés pendant quelques jours au Bois Dormoy, un jardin collectif, les migrants et leurs soutiens le quittent le 11 juin pour partir occuper pour un soir la caserne désaffectée de sapeurs-pompiers du Xe. Ils obtiennent alors 110 places d'hébergement d'urgence.

 

Le soir même, un campement réapparait au parc Éole, avec ceux une nouvelle fois non pris en charge. Soit une soixantaine de personnes et plus encore les jours suivants, jusqu'à l'évacuation du 19 juin, avec la proposition de 220 places supplémentaires de la mairie, venue sur le campement accompagnée de l'OFPRA et de l'association Emmaüs. Les CRS suivront après le départ des migrants... Des dizaines de personnes sont laissées à la rue. Les migrants absents du camp ce matin-là, par exemple occupés à des démarches auprès d'une association ou de la préfecture, n'ont pas été pris en compte. Certains ont pris peur en arrivant sur les lieux d'hébergement et reviennent dans le quartier. D'autres encore ont refusé la proposition, doutant des promesses qui leur ont été faites sans garantie.

 

Le 20 juin, faute d'alternative, le campement se reforme sur l'esplanade de la halle Pajol avec quelques dizaines de personnes. Il atteint à nouveau plus de 200 personnes lorsque la mairie, toujours accompagnée de l'OFPRA et d'Emmaüs, mais sans la police, revient et procède à l'évacuation le 9 juillet de près de 200 personnes vers des centres d'hébergement d'urgence ou à l'hôtel. Des migrants ne sont pas pris en charge et le camp se reconstitue le soir même. Plus de 300 personnes y vivent dans la plus grande précarité lorsque la mairie, l'OFPRA, Emmaüs et le cabinet du ministère de l'Intérieur procèdent le 29 juillet à une nouvelle évacuation qui sera, elle, définitive.

 

Le lendemain, les migrants restés sur la carreau et leur soutiens partent alors occuper pacifiquement les locaux de l'association Ni putes ni soumises. Après une nuit sur place, ils s'installent le 31 juillet dans l'ancien lycée Jean Quarré, désaffecté depuis plusieurs années. Deux mois plus tard, ce sont plus de 600 personnes qui ont trouvé refuge au lycée occupé, dit désormais « Maison des Réfugiés ».

  

Pendant ce temps-là, les campements dits d'Austerlitz attendent tout l'été, dans l'incertitude, leur évacuation régulièrement annoncée par la rumeur depuis le démantèlement de La Chapelle le 2 juin... Apparus à l'hiver 2012-13 sur les quais le long de la Seine, aux alentours et sous la Cité de la mode et du design, ces camps passent de près de 200 à plus de 400 personnes entre juin et septembre 2015.

Le démantèlement des camps du quai d'Austerlitz a finalement lieu le 17 septembre.

 

Ce même 17 septembre, de façon simultanée est évacué le camp apparu devant la mairie du XVIIIe le 4 septembre avec les personnes laissées sur le carreau après le démantèlement du camp du square Jessaint de La Chapelle. En quinze jours, le camp de la mairie du XVIIIe était passé de 30 à plus de 200 personnes.

 

Au cours de cette double opération, le lycée Jean Quarré, déjà surpeuplé, est bouclé par les forces de l'ordre pour empêcher ses occupants de rallier les points d'évacuation.

 

Avec la fermeture des camps d'Austerlitz et de la mairie du XVIIIe, le lycée offre désormais la seule alternative à la rue.

Le 25 septembre le tribunal administratif, saisi par la mairie de Paris, propriétaire de l'ancien lycée Jean Quarré, en ordonne l'expulsion. Le nombre d'occupants continue dangereusement d'augmenter de semaine en semaine jusqu'à l'évacuation et la fermeture du lieu le 23 octobre 2015. Près de 1300 personnes sont alors évacuées vers des hébergements d'urgence.

 

Une nouvelle fois des laissés pour compte restent à la rue après l'opération. Un rassemblement le jour même devant l'Hôtel de ville de Paris permet d'obtenir 80 hébergements supplémentaires. Dès le lendemain un campement extrêmement précaire se reforme place de la République, régulièrement dispersé de force par la police au petit matin. Une première évacuation avec 88 hébergements a lieu le 30 octobre, puis une seconde, avec environ 350 hébergements, le 13 novembre.

 

Quelques heures plus tard, la place de la République devient l'épicentre des attentats qui frappent Paris. L'état d'urgence est décrété, les rassemblements et manifestations interdits.

 

C'est la dispersion...

 

Jusqu'aux prochains campements qui ne manquent pas de réapparaître dans les semaines suivantes...

Ricki Lake with my friend Terry Genz at an AIDS Project Los Angeles (APLA) benefit, Los Angeles- Sept. 1990

 

Permission granted to copy, publish or post but please credit "photo by Alan Light" if you can

Particolare di un quadro di petali di fiori dell' Infiorata di Genzano di Roma - 14.6.2009

Series:"#safersexting"

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School project on the topic "#GenZ". The series should show how easily you can pick up someone or be picked up by someone nowadays...

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📷 shows Romi Rain. Photos are edited by me. This is #1 of a series, more will follow.

Colore: rosso rubino, con l'invecchiamento assume riflessi aranciati

Odore: armonico e cresce in intensità e gradevolezza con l'età

Sapore: asciutto, sapido, caldo, armonico, giustamente tannico, con l'invecchiamento diventa sempre più vellutato.

L'Aglianico del Vulture è un vino DOC del vitigno Aglianico, la cui produzione è consentita nella zona del Vulture, in provincia di Potenza (Basilicata). Con oltre 1500 ettari di superficie iscritta all'Albo dei vigneti e dei vini DOC, è annoverato tra i più grandi vini rossi d'Italia.

I comuni interessati alla produzione dell'Aglianico del Vulture sono Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania.

Onderzoeksproject Communicatie: NewZ Lab

homie stepped his game the fuck up

D'Austerlitz à La Chapelle, l'errance des migrants à Paris. Juin-Novembre 2015.

 

Depuis son évacuation du camp Pajol en juillet, Diallo vit ici.

Le centre d'hébergement d'urgence Emmaüs de Jointville – Vincennes est un ancien centre de rétention où on enfermait les Sans Papiers dans l'attente de leur reconduite de force au pays. Il n'accueille habituellement des sans-abris que pendant la trêve hivernale. Il a été exceptionnellement ouvert cet été pour permettre les évacuations des camps de rue à Paris.

Vincennes, 4 août 2015.

  

Si les opérations dites de « mise à l'abri » se succèdent depuis juin 2015 en région parisienne, force est de constater qu'aucun dispositif d'accueil digne de ce nom n'est mis en place pour faire face à l'afflux de nouveaux arrivants à Paris et plus généralement en France.

  

Suite au démantèlement du campement de La Chapelle par les autorités le 2 juin 2015, les migrants non pris en compte pour les hébergements, harcelés par la police, errent plusieurs jours dans le XVIIIe arrondissement jusqu'à l'esplanade de la halle Pajol, où, le lundi 8 juin, une très violente rafle est menée par les forces de l'ordre.

 

Réfugiés pendant quelques jours au Bois Dormoy, un jardin collectif, les migrants et leurs soutiens le quittent le 11 juin pour partir occuper pour un soir la caserne désaffectée de sapeurs-pompiers du Xe. Ils obtiennent alors 110 places d'hébergement d'urgence.

 

Le soir même, un campement réapparait au parc Éole, avec ceux une nouvelle fois non pris en charge. Soit une soixantaine de personnes et plus encore les jours suivants, jusqu'à l'évacuation du 19 juin, avec la proposition de 220 places supplémentaires de la mairie, venue sur le campement accompagnée de l'OFPRA et de l'association Emmaüs. Les CRS suivront après le départ des migrants... Des dizaines de personnes sont laissées à la rue. Les migrants absents du camp ce matin-là, par exemple occupés à des démarches auprès d'une association ou de la préfecture, n'ont pas été pris en compte. Certains ont pris peur en arrivant sur les lieux d'hébergement et reviennent dans le quartier. D'autres encore ont refusé la proposition, doutant des promesses qui leur ont été faites sans garantie.

 

Le 20 juin, faute d'alternative, le campement se reforme sur l'esplanade de la halle Pajol avec quelques dizaines de personnes. Il atteint à nouveau plus de 200 personnes lorsque la mairie, toujours accompagnée de l'OFPRA et d'Emmaüs, mais sans la police, revient et procède à l'évacuation le 9 juillet de près de 200 personnes vers des centres d'hébergement d'urgence ou à l'hôtel. Des migrants ne sont pas pris en charge et le camp se reconstitue le soir même. Plus de 300 personnes y vivent dans la plus grande précarité lorsque la mairie, l'OFPRA, Emmaüs et le cabinet du ministère de l'Intérieur procèdent le 29 juillet à une nouvelle évacuation qui sera, elle, définitive.

 

Le lendemain, les migrants restés sur la carreau et leur soutiens partent alors occuper pacifiquement les locaux de l'association Ni putes ni soumises. Après une nuit sur place, ils s'installent le 31 juillet dans l'ancien lycée Jean Quarré, désaffecté depuis plusieurs années. Deux mois plus tard, ce sont plus de 600 personnes qui ont trouvé refuge au lycée occupé, dit désormais « Maison des Réfugiés ».

  

Pendant ce temps-là, les campements dits d'Austerlitz attendent tout l'été, dans l'incertitude, leur évacuation régulièrement annoncée par la rumeur depuis le démantèlement de La Chapelle le 2 juin... Apparus à l'hiver 2012-13 sur les quais le long de la Seine, aux alentours et sous la Cité de la mode et du design, ces camps passent de près de 200 à plus de 400 personnes entre juin et septembre 2015.

Le démantèlement des camps du quai d'Austerlitz a finalement lieu le 17 septembre.

 

Ce même 17 septembre, de façon simultanée est évacué le camp apparu devant la mairie du XVIIIe le 4 septembre avec les personnes laissées sur le carreau après le démantèlement du camp du square Jessaint de La Chapelle. En quinze jours, le camp de la mairie du XVIIIe était passé de 30 à plus de 200 personnes.

 

Au cours de cette double opération, le lycée Jean Quarré, déjà surpeuplé, est bouclé par les forces de l'ordre pour empêcher ses occupants de rallier les points d'évacuation.

 

Avec la fermeture des camps d'Austerlitz et de la mairie du XVIIIe, le lycée offre désormais la seule alternative à la rue.

Le 25 septembre le tribunal administratif, saisi par la mairie de Paris, propriétaire de l'ancien lycée Jean Quarré, en ordonne l'expulsion. Le nombre d'occupants continue dangereusement d'augmenter de semaine en semaine jusqu'à l'évacuation et la fermeture du lieu le 23 octobre 2015. Près de 1300 personnes sont alors évacuées vers des hébergements d'urgence.

 

Une nouvelle fois des laissés pour compte restent à la rue après l'opération. Un rassemblement le jour même devant l'Hôtel de ville de Paris permet d'obtenir 80 hébergements supplémentaires. Dès le lendemain un campement extrêmement précaire se reforme place de la République, régulièrement dispersé de force par la police au petit matin. Une première évacuation avec 88 hébergements a lieu le 30 octobre, puis une seconde, avec environ 350 hébergements, le 13 novembre.

 

Quelques heures plus tard, la place de la République devient l'épicentre des attentats qui frappent Paris. L'état d'urgence est décrété, les rassemblements et manifestations interdits.

 

C'est la dispersion...

 

Jusqu'aux prochains campements qui ne manquent pas de réapparaître dans les semaines suivantes...

Vista dal lago di Nemi

 

Terry Genz at the APLA benefit, Sept. 7, 1990

A young person sits against a tree on a sunny early spring day, checking their phone.

Meredith Baxter with Terry Genz at the APLA benefit, September 7, 1990.

 

Permission granted to copy, publish, broadcast or post but please credit "photo by Alan Light" if you can

Terry Genz with Ricki Lake at the APLA benefit, 9/7/90 - Permission granted to copy, publish, broadcast or post but please credit "photo by Alan Light" if you can

© Genz, Lindner / transmediale

 

www.transmediale.de/node/20565

 

Year: 2005/2012

Duration: 10:44 min

Format: film/video

 

Who said that working with computer hardware was a purely technical activity? Anyone who has ever tried to put together a computer from scratch knows the excitement involved. From plugging the hard drive into the metal inner structure until the tightening of the last little screw in the protective cover to make it all nice and tidy, it is a tense process of balancing passion and discipline. The excitement and accompanying nervousness is even greater when it is the first time. “Linux virgin” Karla Grundick is the first one to tell you that. Referencing the “homebrewed” origins of hacker culture and originally broadcast as a series of five episodes on YouTube linux virgin narrates the story of how Grundick – under the strict guidance of Mistress Koyo – assembled her very first Linux-based personal computer on the floor of her bedroom surrounded by pink walls and numerous girly objects. We see her carefully reading the manual and handling the various parts as well as reaching the point of exhaustion only to be brought back to work by Mistress Koyo. The excitement is so great that it even attracts a male outsider, who peeks through a window and witnesses the two girls engaged in the act and finishing the job to the satisfaction of everyone involved.

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