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X100s goes belly up after close to a year of faithful service

Box en métal fabriqué en Grande Bretagne vers 1930.Il utilise du film 120.

I finally completed my "Dream Team" of Lenses! The Nifty-50 (50mm f/1.8) is missing from the picture 'cause it was being used to take the picture!

 

Photo EXIF:

Camera Canon EOS 5D Mark II

Exposure 0.017 sec (1/60)

Aperture f/4.0

Focal Length 50 mm

ISO Speed 400

Exposure Bias 0 EV

This is your brain on motor oil.

Canon eos 550d

Speedlite 430EX

17-40mm f/4L USM (Canon)

18-135mm f/3.5-5.6 IS (Canon)

50mm f/1.8 II (Canon)

70-300mm f/4-5.6 DG (Sigma)

8mm f/3.5 Fish-eye CS (Samyang)

Copyright © 2014 Ruggero Poggianella Photostream

www.fotopoggia.it

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La Porsche 911 è un'autovettura sportiva prodotta dalla Porsche a partire dal 1963. È tuttora in produzione, e nel corso degli anni ha avuto molti cambiamenti. Si possono, tuttavia, distinguere due serie fondamentali: le 911 con motore raffreddato ad aria (1963-1997) e le 911 "moderne" (dal 1998 ad oggi). Nella seconda metà degli anni cinquanta la Porsche 356 iniziava a sentire il peso degli anni. Il motore 4 cilindri boxer raffreddato ad aria era nato nel 1948 con cilindrata di 1.131 cm³ e 40 CV di potenza, ed era derivato, come altre componenti dell'auto, dalla Volkswagen Maggiolino. Il vecchio 4 cilindri aveva raggiunto il massimo del suo potenziale di sviluppo con la versione 2.0 Carrera GS da 130 CV. Per la progettazione della nuova vettura Ferry Porsche si occupò della parte tecnica, affidando l'innovazione stilistica al figlio Ferdinand Alexander Porsche soprannominato dai suoi familiari "Butzi". Le linee guida decise a priori comportavano il mantenimento dell'impostazione tecnico-stilistica della "356", con il motore boxer raffreddato ad aria e montato posteriormente, ma con un'abitabilità sufficiente a ospitare 4 persone. La costruzione in serie di una tale vettura, avrebbe consentito alla Porsche di entrare nel mercato delle Gran turismo "due litri", con un prezzo concorrenziale rispetto ai modelli costruiti artigianalmente da molti carrozzieri italiani, su meccaniche Alfa Romeo, Fiat e Lancia. Lo sviluppo tecnico non diede gravi difficoltà e la nuova meccanica, incluso l'inedito 6 cilindri boxer, era pronta già nel 1961. Problemi maggiori derivarono dalla definizione della carrozzeria. La soluzione trovata da Butzi alla fine del 1959, il prototipo "T7" (in seguito anche denominato "754"), non convinceva e le varie modifiche non riuscirono a trovare la giusta soluzione tra l'eleganza dell'aspetto e la necessità di ottenere il richiesto spazio per passeggeri dei sedili posteriori.

Un lungo lavoro di affinamento portò alle soluzioni più disparate e bizzarre, finché Butzi si vide costretto ad abbandonare l'iniziale punto programmatico dei 4 posti e ripiegare sulla configurazione 2+2, che consentiva di mantenere la linea di cintura iniziale, raccordando il padiglione con il cofano motore in una sola curva.

L'aspetto estetico risultò subito molto equilibrato e, ancor più la parentela stilistica con il modello "356". Per la nuova vettura venne scelta la sigla commerciale "901" e il primo esemplare costruito, di colore giallo, fu presentato al Salone dell'Automobile di Francoforte del 1963, ottenendo buoni apprezzamenti dal pubblico e dalla stampa specializzata. La commercializzazione della nuova "901", avviata all'inizio del 1964, fu subito ostacolata dalla diffida della Peugeot ad usare quella sigla, poiché depositaria di tutti i numeri a tre cifre con lo zero al centro da utilizzare per i suoi modelli. La Porsche fu quindi costretta a modificare la sigla in "911" a partire dal 10 novembre 1964. Marchiati "901" furono soltanto i primi 82 esemplari già venduti, quasi tutti allestiti in maniera artigianale, dato che la produzione di serie ebbe inizio il 14 settembre di quell'anno. Pur immediatamente ottenendo un buon successo di vendite, la "911" fu inizialmente investita da forti polemiche e contestazioni, soprattutto rivolte all'eccessivo prezzo di listino e alla problematica tenuta di strada. La questione del prezzo, provocò un vero e putiferio di rimostranze da parte della clientela Porsche, dato che il nuovo modello era proposto all'astronomica cifra di 23.900 DM, con un aumento di oltre 7.000 DM, rispetto alla "356". A seguito delle proteste, l'azienda decise di ridurre il prezzo della "911" a 22.400 DM. Inoltre propose una versione con finiture modeste e motore a 4 cilindri derivato dalla "356", al contenuto prezzo di 17.500 DM, poi divenuta "912" dall'aprile 1965. Di soluzione non altrettanto facile furono le carenze tecniche lamentate dalla clientela che si tramutarono, nel 1966, in un dimezzamento delle vendite, passando alle 1.709 vetture consegnate, contro le 3.389 dell'anno precedente. Venivano lamentate la scarsa ventilazione e l'eccessiva rumorosità nell'abitacolo, il comportamento nervoso della vettura e, soprattutto, l'instabilità direzionale oltre i 130 km/h e il notevole effetto sottosterzante. La 911 era una coupé 2+2 (gli affinamenti avevano ridotto lo spazio posteriore), con motore posteriore a sbalzo, trazione posteriore, sospensioni a 4 ruote indipendenti con barre di torsione, 4 freni a disco e cambio meccanico a 5 rapporti (spesso 4 per gli USA). Il 6 cilindri boxer raffreddato ad aria e alimentato da 2 carburatori Solex triplo corpo che la muoveva aveva una cilindrata di 1991 cm³ e una potenza massima di 130 CV. Nel 1966 venne lanciata anche la 911 S che, grazie ad una serie di modifiche all'albero motore, profilo dei pistoni, valvole maggiorate, raggiungeva una potenza di 160 CV. Su tutti i modelli si passò a carburatori Weber. Esternamente la S si riconosceva per i cerchi in lega Fuchs.

Sempre nel 1966 le coupé (standard e S) vennero affiancate dalle versioni Targa, con tetto rigido asportabile. Era la 911 T, con alimentazione a carburatori e motore meno prestante (110 CV); la 911 L manteneva il motore a carburatori da 130 CV ed aveva finiture di maggior pregio; la 911 S, ancora dotata di carburatori Weber, offriva 160 CV. Tutti i modelli erano disponibili sia in versione coupé che Targa.

Nel 1968, per rendere meno "nervoso" il comportamento stradale, venne allungato il passo di 6 cm (da 221 a 227 cm): il modello base era ancora la 911 T, con alimentazione a carburatori e motore da 110 CV; i modelli 911 E (140 CV) e 911 S (170 CV) erano dotati di iniezione meccanica Bosch. Nel 1969 fu cambiata la griglia posteriore e la cilindrata del motore: da 1991 a 2195 cm³. Le potenze salirono a 125 CV per la serie T (a carburatori), a 155 CV per la serie E (a iniezione) e a 180 CV per la serie S (pure a iniezione). Una serie S come si direbbe oggi "full optional" fu acquistata dalla Solar Film (casa produttrice statunitense che faceva capo a Steve McQueen) e usata nel film Le 24 Ore di Le Mans, con lo stesso Steve McQueen protagonista, che arriva sul circuito al volante proprio della 911 S grigia. Recentemente quest'auto, venduta dall'attore pochi anni dopo il film, e passata varie volte di mano, è stata battuta ad un'asta statunitense di auto d'epoca. Nel 1971 la cilindrata del boxer venne aumentata ulteriormente da 2195 cm³ a 2341 cm³ e le potenze crebbero a 130 CV (T), 165 CV (E) e 190 CV (S). La più potente 911 S ottenne anche uno spoiler anteriore per stabilizzare l'avantreno alle alte velocità. Nel 1972 fu proposta la 911 Carrera RS (RennSport), mossa da una versione di 2687 cm³ (210 CV) a iniezione meccanica del classico 6 cilindri boxer e carrozzeria alleggerita, con cofani e portiere in alluminio e lamiere non strutturali assottigliate. La Carrera RS era disponibile in una versione Touring con interno simile a quello delle 911 S e Sport, con allestimento interno semplificato per contenere ulteriormente il peso. Era riconoscibile per il celebre alettone posteriore "a coda d'anatra" (ducktail), le strip adesive sulla fiancata ed i cerchi (in lega) in tinta con le strip. Era disponibile nella sola versione coupé. Nel 1973 ne vennero creati otto esemplari da competizione denominati Carrera RSR. Utilizzando come base la RS, vennero montati nuovi freni ventilati a disco con quattro pistoncini e nuove sospensioni sportive irrigidite. I passaruota erano stati allargati per permettere il montaggio di pneumatici da competizione, più grandi rispetto a quelli di serie. Nella parte anteriore venne sistemato un nuovo radiatore dell'olio, mentre il propulsore impiegato era una versione 2.8 da 308 cv del motore della RS stradale. La sua gestione era affidata ad un cambio manuale a 5 rapporti. Questi modelli vennero affidati ai team Brumos e Penske per competere in alcune prove del Campionato Mondiale per vetture sport.

La prima prova fu alla 24 Ore di Daytona, dove i piloti Peter Gregg e Hurley Haywood del team Brumos ottennero la vittoria. Altre pregevoli conquiste furono La Targa Florio e la 12 Ore di Sebring. Nel 1974 le nuove norme USA sulla sicurezza e sull'inquinamento costrinsero i tecnici Porsche a rivedere la 911. Furono cambiati i paraurti, resi più grandi e ad assorbimento d'urto (i cosiddetti "impact bumpers"), con due pistoni idraulici al posto delle barre metalliche usate sul mercato europeo. I gruppi ottici posteriori vennero uniti da una fascia trasparente rossa inglobante i catarifrangenti. Dal punto di vista tecnico, invece, la cilindrata venne portata per tutte le versioni a 2687 cm³. Tutte adottarono l'alimentazione a iniezione meccanica, ma l'adozione di dispositivi antinquinamento ridusse la potenza utile. Anche gli interni furono aggiornati per migliorare comfort e sicurezza. La nuova gamma comprendeva la 911 standard (150 CV), la 911 S (177 CV) e la 911 Carrera (210 CV). Quest'ultima aveva la carrozzeria delle altre 911, senza alleggerimenti e variazioni estetiche, ed era disponibile anche in versione Targa (come pure la standard e la S), mentre il motore era lo stesso della Carrera RS della serie precedente: fu venduta solo sul mercato europeo ed in Sudafrica, ma non negli Stati Uniti. Nel 1975 venne introdotta la 911 Turbo, con motore portato a 2994 cm³ e sovralimentato con turbocompressore . La potenza cresceva così a 260 CV.

La 911 Turbo, disponibile solo in versione coupé, era facilmente riconoscibile per la carrozzeria allargata, l'ampio alettone posteriore (che incorporava l'intercooler), i cerchi sportivi con pneumatici maggiorati sui posteriori, lo spoiler anteriore più pronunciato e la verniciatura in nero opaco di tutte le parti cromate. Minime le modifiche all'interno. Lo stesso anno, data l'esigenza di proporla anche sul mercato statunitense, la cilindrata della Carrera crebbe a 2994 cm³, ma a causa dei dispositivi antinquinamento la potenza scese da 210 a 200 CV. Nel 1977 fu lanciata la 911 SC (SuperCarrera), che sostituiva tutte le altre versioni "non turbo" (standard, S e Carrera); aveva una cilindrata di 2994 cm³ e una potenza ridotta a 180 CV. Esteticamente le uniche modifiche riguardavano la verniciatura in nero opaco dei particolari prima cromati.

La SC, disponibile sia in versione coupé che Targa, venne lanciata in un momento in cui il management della Casa tedesca riteneva che la 911 fosse un modello superato, destinato ad essere gradualmente rimpiazzato dalla Porsche 928, lanciata proprio quell'anno e dotata di un nuovo motore V8 raffreddato ad acqua e meccanica transaxle. La 928 ebbe un buon successo di mercato, soprattutto negli USA, ma non riuscì mai a sostituire nel cuore degli appassionati la 911, che rimase sempre il modello Porsche più popolare. Nel 1978 la cilindrata della 911 Turbo crebbe da 2994 a 3299 cm³ e la potenza, grazie anche all'adozione dell'alimentazione a iniezione elettronica (anziché meccanica), raggiunse i 300 CV. Nel 1981 la potenza delle SC venne incrementata a 204 CV. Nel 1983 le versioni coupé e Targa vennero affiancate dalla 3.0 SC Cabriolet. Nel 1984 le 911 SC lasciarono il posto alle 911 Carrera 3.2, pressoché invariate esteticamente (a parte i piccoli fendinebbia rettangolari, ora integrati nello spoiler anteriore e non più solo opzionali, e il richiamo degli indicatori di posizione in posizione laterale), ma con importanti novità tecniche: cilindrata portata a 3164 cm³, alimentazione a iniezione elettronica anziché meccanica e potenza di 231 CV.

Fu realizzata anche in versione cabriolet. Nel 1987 venne proposta la nuova migliorata trasmissione G50 e la frizione idraulica. La fascia posteriore rossa ora comprende anche i retronebbia. Sono state prodotte due versioni commemorative della 3.2, chiamate comunemente, ma erroneamente, entrambe Giubileo.

Una del 1988 in occasione della 250.000ª 911 prodotta aveva un colore specifico (Diamantblau met cod. 697), la firma Ferry Porsche ricamata sugli appoggiatesta ed i cerchi ruota forgiati Fuchs con i "petali" nello stesso colore della carrozzeria anziché neri. Venne prodotta in tutte le varianti di carrozzeria, con motore catalizzato e non. Nell'anno seguente è stata realizzata una nuova versione commemorativa per i 25 anni di inizio di produzione della 911: in realtà erano 3 modelli con equipaggiamento molto completo e piuttosto rari, contraddistinti dai codici M097, M098 e M099. Rappresentavano una serie limitata di fine produzione del modello 3.2: M097 modello Anniversario 1989 25 anni 911 versione Germania, vernice blu profondo metallizzata, interni pelle totale colore grigio perla, tappetini in velluto effetto seta colore grigio perla, consolle centrale speciale, cerchi Fuchs in tinta, cruscotto in radica; prodotta principalmente con carrozzeria coupé, ha avuto anche versioni Targa e Cabrio, molto rare; M098 modello Anniversario 1989 25 anni 911 versione USA vernice argento metallizzata, interni in pelle totale colore grigio effetto seta, tappetini in velluto colore grigio, consolle centrale speciale, cerchi Fuchs in tinta; M099 modello Anniversario 1989 25 anni 911 versione Resto del mondo vernice blu metallizzata, pelle totale colore blu, tappetini in velluto colore argento-blu, consolle centrale speciale, cerchi Fuchs in tinta. Il Model Year 1989 rappresenta l'ultimo anno di produzione della 3.2 con la tipica carrozzeria Bumper e le "sospensioni a lame". Le vetture di quest'anno presentano tutta una serie di piccole evoluzioni tecniche e di dotazioni poi riprese dalla imminente 964. Sempre nel 1989 venne realizzata una piccola serie di 911 Speedster.

Si trattava di una cabriolet alleggerita con parabrezza più piccolo, calotta aerodinamica in plastica al posto dei sedili posteriori, carrozzeria slim o allargata "Turbo Look" e meccanica della normale derivata dalla Carrera 3.2. Nel giugno 1989 venne lanciata la 911 Carrera 4 (serie 964), con tantissime novità tecniche ed estetiche. Da punto di vista tecnico la novità principale era l'adozione della trazione integrale permanente e di un motore a cilindrata maggiorata da 3600 cm³ con doppia accensione e 250 CV. I freni ottennero l'ABS di serie, mentre lo sterzo era servoassistito. Esteticamente venivano adottati nuovi paraurti, diversi cerchi, inedito alettone posteriore retrattile e interni rivisti. Le versioni disponibili erano coupé, Targa e cabriolet.

Nel 1990 anche le versioni a trazione posteriore adottarono motore, freni e allestimento della Carrera 4. Il nome commerciale era 911 Carrera 2. Le versioni disponibili erano coupé, Targa e cabriolet. Anche le 964 Turbo (talvolta impropriamente indicate come 965) vennero aggiornate, prendendo i paraurti e gli interni delle Carrera 2/4. La potenza del motore 3,3 litri saliva a 320 CV. Lo stesso anno debuttò anche la Carrera 2 3.6 RS, alleggerita grazie ad un allestimento semplificato e potenziata a 260 CV. Nel 1987 per la prima volta venne proposta la 911 Turbo Cabriolet, e nel 1993 arrivarono la Carrera 2 Speedster e la Carrera 2 3.8 RS (con motore di 3,8 litri da 300 CV). La cilindrata della Turbo venne accresciuta a 3,6 litri con un conseguente aumento della potenza massima a 360 CV. I fari anteriori più inclinati ed il diverso taglio dei gruppi ottici posteriori costrinsero la Porsche a ridisegnare i parafanghi anteriori e alcune lamiere posteriori. Nuovi anche i paraurti e parte degli interni. Rilevanti anche le novità tecniche: nuova sospensione posteriore, denominata "LSA", acronimo che sta per "leggero, stabile, agile" (con traliccio che ingabbiava il motore) e 6 cilindri boxer con condotti di aspirazione a lunghezza variabile "Variocam" introdotta dal Model Year 1996 con conseguente aumento della potenza a 286 CV. Ulteriore novità tecnica fu l'adozione, per la prima volta su un'auto di serie, del fondo piatto, soluzione che migliorò l'aerodinamica e la stabilità della vettura.

La nuova sospensione garantiva un'eccellente tenuta di strada anche al cospetto dei 272 CV erogati dal 6 cilindri di 3,6 litri. Nuova anche la trazione integrale della Carrera 4. Sia le Carrera (a 2 ruote motrici) che le Carrera 4 erano disponibili in versione coupé o cabriolet. La versione Targa non venne inizialmente prodotta. La 911 Turbo della serie 993 venne potenziata con trazione integrale e sovralimentazione con 2 turbocompressori più intercooler, per un totale di 408 CV. Nel 1995, con il Model Year 1996, venne riproposta una versione denominata Targa: si trattava di una Carrera 2 con tetto apribile panoramico in cristallo azionato elettronicamente. Lo stesso anno vennero lanciate le Carrera S e Carrera 4 S, con carrozzeria "Turbo look". Nel 1996 entrarono in gamma la RS (motore di 3,8 litri da 300 CV, trazione posteriore e carrozzeria alleggerita di 100 kg) e la Turbo GT2 (trazione posteriore e motore biturbo da 450 CV). La serie delle 911 con motore raffreddato ad aria si chiuse nel 1997. Bisognava progettare un modello completamente nuovo, ma che mantenesse l'identità estetica e meccanica (motore 6 cilindri boxer posteriore a sbalzo) della 911, evitando gli errori commessi con le varie Porsche 944 e Porsche 968: evolute tecnicamente, ma fallimenti commerciali. Fu così che alla fine del 1997 nacque la 911 serie 996. Un modello completamente nuovo, sia tecnicamente che esteticamente, ma indubbiamente legato alla tradizione, in pratica una riedizione dei modelli tradizionali. Dal punto di vista tecnico le novità riguardarono soprattutto le sospensioni anteriori (comuni alla Porsche Boxster) a quadrilateri ed il motore, sempre sei cilindri boxer, ma con raffreddamento ad acqua e testata a 4 valvole per cilindro. Posteriormente venne riproposta una riedizione della sofisticata sospensione posteriore "LSA". L'ESP integrava il lavoro delle sospensioni ed erano disponibili due tipi di trazione: posteriore o integrale permanente a gestione elettronica.

Grazie alla distribuzione a 24 valvole con fasatura variabile il boxer, nonostante la cilindrata ridotta a 3387 cm³, era in grado di fornire 296 CV. Anche gli interni erano completamente nuovi. La gamma era composta dalle versioni coupé e cabriolet alle quali s'aggiunse successivamente la versione Targa con tetto in cristallo, come sulla 993. Nel 1999 arrivò la GT3, con motore aspirato di 3,6 litri da 360 CV e carrozzeria alleggerita.

Nel 2000 entrò in produzione la 911 Turbo con motore biturbo (420 CV) e trazione integrale che spinge la vettura da 0 a 100 km/h in soli 4,2 secondi. La carrozzeria, inizialmente solo coupé poi anche in versione cabrio, venne allargata rispetto alle "normali", ma era meno estrema rispetto alle edizioni precedenti. Nel frontale debuttarono fari diversi che anticiparono il restyling su tutta la gamma, e sono state introdotte due grosse prese d'aria laterali e feritoie sul paraurti posteriore più alettone (sdoppiato superati i 120 km/h) che ne aumentarono l'aggressività rispetto alla 911 standard, oltre che le prestazioni aerodinamiche. Nel 2002 è stato inoltre rilasciato il modello potenziato "Turbo S", una versione elaborata della 996 turbo che spinge il motore da 420 cv a 450 cv limando il 0-100 a 4,1 secondi, grazie alla rimappatura della centralina, e all'impiego di turbocompressori di maggiori dimensioni. Il tutto firmato Porsche. La carrozzeria è rimasta invariata, ad eccezione della S posteriore affiancata alla scritta turbo. Per i già possessori del turbo standard, la casa produttrice di Stoccarda ha rilasciato anche il KIT S, per poter rimanere al passo senza che i più esigenti abbiano dovuto rivendere il veicolo appositamente per avere la S. Infine, sempre nel 2002 venne lanciata la versione GT2, derivata dalla Turbo, ma potenziata a 462 CV, alleggerita e convertita in trazione posteriore. Quest'auto, particolarmente nervosa ed impegnativa da guidare, era priva di qualsiasi controllo di trazione e stabilità, proprio in nome della filosofia racing che Porsche adotta per le proprie versioni GT. Nel 2004 la GT2 venne leggermente aggiornata nella versione cosiddetta "Mark2", potenziata a 483 CV e modificata in alcuni particolari. Nel 2005 un restyling di fari anteriori, paraurti e interni ha dato vita alla serie 997. Rispetto alla precedente 996, la nuova versione oltre al ritorno dei fari anteriori circolari (oblunghi sulla serie precedente), riportava alcune novità tecniche, soprattutto riguardanti il motore con cilindrata di 3600 cm³ (325 CV) per le 911 Carrera standard e di 3800 cm³ (355 CV) per le 911 Carrera S.

Venne mantenuta disponibile la trazione integrale accanto a quella posteriore, sia per le versioni standard che S. Tutte sono disponibili con carrozzeria coupé, Targa o cabriolet. Nel 2006 hanno debuttato le versioni Turbo (3,6 litri biturbo, trazione integrale, turbine a geometria variabile e 480 CV), GT3 (3,6 litri aspirata da 415 CV), GT3 RS (con la stessa meccanica della GT3 standard, carrozzeria alleggerita e assetto ancora più esasperato) e Carrera 4 Targa (con tetto panoramico in cristallo ad azionamento elettrico e trazione integrale). Alla fine dell'autunno 2006 viene proposta la 911 997 Targa. Nella primavera del 2009 la Porsche annuncia una versione commemorativa che si chiama Sport Classic e si rifà alle 911 classiche: in primis la 2.7 Carrera RS, di cui riprende l'alettone a coda d'anatra e i cerchi "Fuchs style" da 19". La meccanica è quella della Carrera S potenziata a 408 CV, il tetto ha la doppia gobba; ne verranno prodotti solo 250 esemplari.Nel 2010 viene lanciata la GT2 RS: in pratica un'auto da corsa targata. L'abitacolo presenta un roll-bar, e il motore è biturbo con 620 CV, scaricati solo sull'assale posteriore: la più potente Porsche omologata per circolare per strada. Inoltre è stata creata la versione Speedster della 997: a livello meccanico e stilistico è uguale alla Sport Classic, la differenza è naturalmente il tetto ripiegabile nella calotta aerodinamica in plastica. Ne verranno prodotti solo 365 esemplari.

Made with a D5000 and 105/2.5 wide open 80 shutter speed and ISO 1250.

16.2Mpx DX DSLR with Nikon's 2nd generation processing.

 

Mounted lens is an AF-S Nikkor 18-70mm f/3.5-4.5G ED, which is a sharp mid-range zoom.

 

(CC BY-SA - anyone can freely use this size file anywhere, provided accompanied by the credit: Images George Rex.)

Manufactured by Miranda Camera Co., Tokyo, Japan

Model: 1966, type 1

All Miranda Sensorex produced between 1966-1972

as to Miranda Camera Co

35 mm SLR film camera

Lens: Auto Miranda 35mm f/2.8, in 5 groups 6 elements, fully automatic diaphragm coupled to TTL CdS exposure meter, w/ diaphragm setting and DOF preview levers, interchangeable, Miranda bayonet mount, filter thread 46mm, serial.no.2222339

Aperture: f/1.9 - f/16, no click stops

Focus range: 0.3-5m +inf.

The lens mount also has 44mm inner screw for Miranda 44M or other screw mount lenses via adaptors

Lens f number selector dial: settings between f/I.4 - f/8 , on left front side of the camera

Lens release: While pressing the lens lock lever on the right side of the lens barrel, turn the lens counterclockwise l/8 of a full turn. When the red dot on the barrel stops at the red line on the camera body, the lens comes off easily.

Focusing: by multi-microprism screen center, ring and scale on the lens, w /DOF scale

Shutter: cloth, horizontal focal plane, speeds 1-1/1000 +B, red marking of flash sync.1/60

setting: by a knob on the winding lever

Shutter release: on the left front of the camera, close to lens mount, w/cable release socket

Film counter: advance counting, auto-reset, left side of the pentaprism on the top plate Cocking lever: also winds the film, retractable, short strokes, double exposure prevention, on the right of the top plate

Film winding indicator (shutter cocking): red: cocked, white: not cocked; beside the cocking lever

Mirror: Instant return

Viewfinder: SLR Pentaprism, interchangeable, (but not screen), no parallax (difference between the area covered by the viewfinder and by the taking lens)

Vievfinder release: by small silver button on the back of the top plate, slide the knob to left and slide the finder to backwards

Exposure meter: CdS meter, TTL, bottom-weighted average metering (eliminates the light-influence of the sky), fully open aperture light reading

Exposure setting: firstly set the desired speed, set film ASA, set the lens selector dial for the lens on the camera, and turn on the meter switch, then turn the aperture ring until the needles (one is in open C shape) match in the viewfinder, (indeed these needles are on the screen)

ASA setting: 25-1600, window on the speed dial; setting: by lifting and turning the outer ring

On/Off switch: near the re-wind knob ,

On/Off indicator:, small window beside the "Battery" stamping, on the flash synchronizer selector ring on the bottom of the re-wind knob

Re-wind lever: knob with collapsable crank

Film rewind release button: on the bottom plate of the camera

Flash PC socket: left side of the camera

Flash synch: FP (flash bulbs focal plane) 8t, X 1/60t, setting via flash synchronizer selector ring, small window beside the "Flash" stamping, on the bottom of the re-wind knob

Self timer

Back cover: hinged, w/ double safety self-locking device; detachable

Tripod socket: 1/4''

Strap lugs

Body: metal; Weight: near 1000gr

Battery: only for lightmeter, Mercury 1.35v PX625, (accepts PX625A / LR9, but better is 1.35v Zinc/air)

Battery chamber: on the left back of the top plate

serial.no.705778

w/ case and old leather strap

Miranda Sesorex is a system SLR camera with a wide interchangeability of both viewfinders and lenses. It is TTL progression from the Automex models in 1967.

There are seven almost-the-same but distinct versions of Sensorex.

There are two very peculiar features in Miranda: the interchangeable prism (the Nikon F was the only other camera at the time with this feature), and the front-mounted shutter release.

Low noise shutter and vibration-free mirror mechanism.

After removing the pentaprism, the camera is fully functional, can still meter and focus, especially handy for close-up work.

Sensorex was the flagship model at that time. Miranda was apparently the first Japanese SLR manufacturer, and for a time, Miranda used to compete with Nikon and Topcon for build quality and optics.

The Miranda was also sold as Soligor in Europe.

The Miranda Camera Company, originally named the Orion Camera Company, manufactured cameras in Japan between 1955 and 1978. Their first camera was the Miranda T. Unlike many Japanese made cameras, Miranda did not make their own lenses and had to rely on other manufacturers to supply them.

Many Miranda SLRs had advanced or sophisticated features for their day. Almost all Miranda SLR's shared the same basic lens mount, but the mount complexity increased over the years to accommodate more aperture and metering controls.

Unable to keep up with the increasing manufacturing automation of the larger manufacturers, and the increasingly sophisticated electronics of competing cameras, Miranda ceased producing cameras.

   

More info: Miranda Camera Co ,

in J Ollinger Camera coll , Miranda in Wikipedia, Manual in Butkus org, Karen Nakamura, Miranda in Camerapedia

 

Photos by Miranda

  

ISCO-GÖTTINGEN WESTANAR

Manufactured by Fuji Photo Film Co.,Ltd., Tokyo, Japan

Model: 2004 (produced between 2003-2005?)

Compact, SLR like (bridge) digital camera

Lens: Super EBC Fujinon 35-210mm (7.8-46.8mm), f/2.8-3.1, 6X optical zoom, w/ super macro, collapsable, Mount: fixed lens, (EBC: electron beam coating)

Aperture: f/2.8-f/8, ten steps with 1/3 EV increments, setting: Auto, manual possible

Focus: TTLcontrast type, Auto, manual possible

Focus range:

**normal: 50cm wide-angle, 90cm telephoto to inf,

**macro: 10-80cm, super macro: 1-20cm

Shutter: electronic focal-plane, speeds: Auto 1/4 - 1/1000, manual 15-1/10.000

Viewfinder: 0.44 inch electronic viewfinder, and 1.8" LCD monitor

Photometry: TTL 64 zones metering, w/ multi,spot,average

CCD: 4th generation 1/1.7 inch Super CCD HR,

File format: Still image: DCF-compliant

Compressed: Exif Ver.2.2 JPEG, DPOF-compatible

Design rule for Camera File System compliant DPOF compatible,

Uncompressed: CCD-RAW (RAF)

Number of total pixels: effective 6.63 megapixel, recorded 12.3 megapixel

Number of recorded pixels:

Still image: raw recorded 4048 × 3040 (12.3 mega pixels) / 2848 × 2136 pixels / 2016 × 1512 pixels / 1600 × 1200 pixels / 1280 × 960 pixels (6M, 3M, 2M, 1M)

Movie: 640 × 480 pixels (30 frames per second with monaural sound),

320 × 240 pixels (30 frames per second with monaural sound)

Color modes: Standard, chrome, B&W

White balance: Auto, manual possible

Exposure Setting Modes: Manual, Aperture priority, Shutter priority, Program, Auto, Scene mode (portrait, landscape, sports, night scene), Movie

Sensitivity: Auto 160-800 ISO; Manual: 200, 400, 800 ISO

Flash: pop-up autoflash, w/ flash control sensor, with many modes

Video: Output: NTSC/PAL, format: AVI Motion JPEG

Audio: WAVE format, Monaural sound

Dual Storage media:

**xD-Picture Card

**Compact Flash Type II Microdrives up to 2GB.

Self-timer: 2 sec-10sec

Hot-shoe, Tripod socket: 1/4'', Strap lugs

Body: Weight: 500g wo/ batteries

Power supply: 4 AA alkaline or Ni-MH batteries or AC Power Adapter AC-5VH/AC-5VHS On/off switch: around the shutter release

Input / Output Terminals:

**A/V output socket 2.5 mm dia. jack

**USB (mini-B) socket For file transfer to a computer

**DC Input Socket for specified AC Power adapter AC-5VH/AC-5VHS (sold separately

serial no. 34A36144

Fujifilm made two conversion lens kits available, a 1.50x tele conversion lens and a 0.79x wide-angle conversion lens, both of which come with a 55mm thread diameter adapter extension tube.

Fujifilm S7000 is a Bridge camera.

The term Bridge camera means that it fills the gap between the SLRs and the Point-and-shoot cameras. They are often comparable in size and weight to the smallest Digital SLRs, but almost all digital bridge cameras lack an optical viewfinder system (film bridges generally had a lighter version of a reflex finder). In addition, SLRs normally feature interchangeable lenses, while current bridge cameras do not. The term has been in use at least since the 1980s for film cameras, and continues to be used with digital cameras.

more info: Bridge camera in Wikipedia, FinePix S7000 in Wikipedia, S7000 manual, Steve's Digicams

 

Photos by the camera

Workspace after adding shelving and moving all the junk from upstairs.

Timelapse of building this workspace from scratch: youtu.be/ylsPUIXqirk

 

I spent the 2.5 months in 2012 finishing this space in what used to be an unfinished corner of my basement. Now LowPowerLab.com runs from here :)

Die Einführung des K-Bajonetts durch Pentax im Jahr 1975 war verbunden mit der Vorstellung einer neuen Kamera-Reihe, der K-Modelle. Sie unterschieden sich äußerlich deutlich von den Vorgängern, den Spotmatics. Das bedeutete aber nicht, dass auch das Innenleben eine Neuentwicklung war. Die KM war nichts anderes als die Spotmatic F in neuem Kleide. Sowohl der Tuch-Schlitzverschluss als auch die bewährte CdS-Belichtungsmessung wurden übernommen. Das besser ausgestattete Schwestermodell KX maß die Belichtung dann schon mit schnellen Silizium-Fotozellen und meine K2 hat als Zeitautomat dann ein deutlich anderes Innenleben, z. B. einen vertikal ablaufenden Metalllamellen-Schlitzverschluss.

 

Zurück zur KM: Es war das preisgünstigste Modell des 1975 eingeführten Dreiergespanns. Die noch spartanischer ausgestattete K1000 kam erst ein Jahr später auf den Markt. Die Produktion der KM und KX wurde schon 1976 wieder eingestellt, zugunsten der kompakteren Pentax-M-Modelle.

 

Bemerkenswert ist der recht weite Empfindlichkeitsbereich der KM: Er geht von 20 bis 3200 ASA. Es gibt auch kein Batterieproblem - die immer noch erhältlichen Siberoxid-Zellen (SR44) können verwendet werden.

   

The iconic red telephone box, a public telephone box designed by Sir Giles Scott is a renowned sight on the streets of the London, United Kingdom and despite a reduction in their numbers in recent years, red boxes can still be seen in many places and in current or former British colonies around the world. The colour red was chosen to make them easy to spot.

#analog #om2n #earlychristmas

Here is an electronics store.

 

Instead of sitting in Seoul and watching Hong Kong movies as it would have been the likely case in the 1980s, now I am in Hong Kong watching Korean pop music video.

 

The performer on these LG TV screens is Rain, who went on to even shoot a Hollywood movie. And while this particular frame shows closed captions in English as the lyrics for this particular section were English, the rest of the song is in Korean and so were the captions.

 

The main clue that I am in Hong Kong, rather than Seoul, is that the TVs carry the standard LG brand. For the South Korean domestic market, LG uses XCanvas as its television brand.

 

The relative decline of Hong Kong's pop culture, which had ruled Asia throughout the 1970s and the 1980s, was in part due to the rise of newly affluent South Korea's pop culture. Though a key reason for the decline of Hong Kong was the fears over the looming Communist takeover of 1997, even though the Communists have left Hong Kong's freedoms pretty much intact for now. And with a new fascist regime in power in 2008, South Korea's own pop culture dominance may itself come to a screeching halt.

Computer keyboard with help key, business concept

I used a water slide decal for this graphic. I tried to play to the decals strengths with a photo-realistic graphic.

iOS app icon design.

Design for an upcoming iPhone app.

Cerco di fare chiarezza come il sereno ma le parole escono tutte assieme

Non mi spiego, no, non c'è bisogno di capire tutto, di chiarire i sogni.

 

[Benvenuta piccolina ♥ lontanamente ispirato a

www.flickr.com/photos/albaviola/4830144879/in/photostream]

Electronics

 

Signature Origin

80's Ghetto Blaster

JVC PC-W330JW / JVC 80's Boombox Ghettoblaster / Dual Cassete / High Speed Dubbing / Full Auto Reverse / Portable Component System / High Ceramic Detachable Speakers / Dolby NR / Cr02 & Metal Tapes / ANRS Dolby System / SEA Five Band Graphic Equalizer / Feather Touch Electronic Buttons / SW1 & SW2 / Two Way Bass Reflex System / Syncro Start Double-Speed Dubbing / Music Scan

 

This Boom-Box was purchased in the center of da 80's Ghetto Blaster Universe, Times Square, New York City!

 

Oh...........It's the final showcase!

이번 전시회에서 처음 공개하는 3d 스마트폰 ‘옵티머스 3d’는 3d로 촬영은 물론, 녹화, 재생, 공유 등 완벽한 3d 플랫폼을 구현한다. 듀얼 렌즈를 탑재해 3d 동영상, 이미지 촬영이 가능하며 안경 없이도 3d 콘텐츠를 즐길 수 있는 세계 최초 스마트폰이다.

Mosaik Basteln mit unterschiedlichsten Steinen

"I'm definitely a Polaroid camera girl. For me, what I'm really excited about is bringing back the artistry and the nature of Polaroid." ----Lady Gaga

 

this was at the condo at the beach a while ago. i never look right in mirror pictures, but i thought this one was pretty decent. my hair was all wavy, even though you can't really tell. it's titled love because i love that camera more than life itself (only slight exaggeration).

 

did some highlight and shadow work, little film grain and messed with the white and black thresholds.

Sony NEX-5N + 16mm f/2.8 +18-55mm f/3.5-5.6

Read more on www.kentyuphotography.com/blog/2012/01/sony-nex-5n-hands-...

 

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Manufactured by GOMZ , (Государственный Оптико-Механический завод. Gosularstvennyi Optiko-Mekhanicheskii Zavod = State Optical-Mechanical Factory), Leningrad, former USSR

Smena = Смена, means Young Generation.

Model: c.1960, type 3b GOMZ (produced between 1956-62)

All Smena series produced between 1953-1960 by GOMZ and c.1958 by MMZ with quantity of 1.774.847 units (MMZ model is not included).

First series of Smena is also known as Smena-1

35mm film Viewfinder camera

Typing is as to in Fotoua by Alexander Komarov

Lens: GOMZ T-22 (Triplet) 40mm f/4.5 filter slip-on serial no.355676

Aperture:f/4.5-f/22setting: ring and scale on front of the lens

Focusing: manual front focusing, guess the distance, ring and scale on the lens

Focus range: 1.3-10m +inf

Shutter: central leaf shutter, speeds: 1/10-1/200 +B

setting : ring and scale on the lens-shutter barrel

Shutter release: on the lens-shutter barrel

Cable release socket: on the lens-shutter barrel

Cocking lever: on the lens-shutter barrel

Frame counter: manual setting, window on the top plate, not works wo/film

Winding knob: on the left of the top plate

Viewfinder: reverse telescopic finder

Re-wind lever: none, two cassettes must use always

Flash PC socket: none

Cold-shoe

Back cover: removable, opens by a latch on the right side of the camera

Engraving on the back cover: GOMZ logo

Tripod socket: 3/8"

Strap lugs: None

Body: bakelite; Weight: 290g

serial no. on the lens

more info:

Camerapedia

in Fotoua by Alexander Komarov

in SovietCams Aidas Pikiotas

 

A nice little camera that is very fun to use. With F.Zuiko 38mm f/1.8. Taken with Olympus E-510 with Zuiko OM Macro 50mm f/3.5.

A pair of old style phone boxes in Overton, Hampshire

Not the enclosed Wal-Mart electronics department of bygone days years and years ago, but nostalgic-looking nonetheless. Very reminiscent of what the store in Olive Branch looked like prior to it's Project Impact remodel circa 2011-2012. The Wal-Mart Supercenter in Corinth Mississippi (now also a full Project Impact-ed "Walmart" unfortunately) had the enclosed electronics area until about a year ago (summer 2013), and had the even older decor package, with signange and such very similar to the Wal-Mart Random Retail recently posted pictures of: www.flickr.com/photos/walmart3/sets/72157645323256675. Why didn't I think to get pictures of the Corinth store back circa early 2012 when I was in it!?? I only have one photo on flickr of it's exterior, from back in October of that year: flic.kr/p/ff37xT.

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Wal-Mart, 2000-built, Winchester Rd. at S. Germantown Pkwy., Memphis

Keyboard - golden key Success, closeup

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