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view guacamole recipe - _mg_1703 on a black background.

 

Guacamole Recipe:

 

1/2 teaspoon cumin

1/2 teaspoon salt

1/4 cup chopped cilantro

1/4 cup chopped white onion

1 ripe avocado

1 small tomato

1 clove garlic

  

copyright © 2006 sean dreilinger

For Macro Monday - 5

approx 1:1

Momma's 1st visit back to Chicago in more than a few years!

She's lookin' good for an 88 year old!

Our friend Heidi,

is the owner of

2 small Dogs-

a Yorkie named "Butter's"

+ a hybrid Pomeranian/Yorkie Mix, = "Peanut"

(who's the same age as Cumin, + happened to be

his 1st female conquest , as it were.....' )

Le città invisibili di Claudio Cumin

In Mostra alla

Sala Comunale d'Arte G. Negrisin

Piazza Marconi, 1 - Muggia (Trieste)

dall 8 febbraio all 4 marzo 2012

www.benvenutiamuggia.eu

 

Le città e il desiderio. 2.

 

Di capo a tre giornate, andando verso mezzodí, l’uomo si incontra ad Anastasia, città bagnata da canali concentrici e sorvolata da aquiloni. Dovrei ora enumerare le merci che qui si comprano con vantaggio: agata onice crisopazio e altre varietà di calcedonio; lodare la carne del fagiano dorato che qui si cucina sulla fiamma di legno di ciliegio stagionato e si cosparge con molto origano; dire delle donne che ho visto fare il bagno nella vasca d’un giardino e che talvolta invitano – si racconta – il passeggero a spogliarsi con loro e a rincorrerle nell’acqua. Ma con queste notizie non ti direi la vera essenza della città: perché mentre la descrizione di Anastasia non fa che risvegliare i desideri uno per volta per obbligarti a soffocarli, a chi si trova un mattino in mezzo ad Anastasia i desideri si risvegliano tutti insieme e ti circondano. La città ti appare come un tutto in cui nessun desiderio va perduto e di cui tu fai parte, e poiché essa gode tutto quello che tu non godi, a te non resta che abitare questo desiderio ed esserne contento. Tale potere, che ora dicono maligno ora benigno, ha Anastasia, città ingannatrice: se per otto ore al giorno tu lavori come tagliatore d’agate onici crisopazi, la tua fatica che dà forma al desiderio prende dal desiderio la sua forma, e credi di godere per tutta Anastasia mentre non ne sei che lo schiavo.

 

Le città invisibili

di Italo Calvino

Einaudi, Torino 1972

 

My portfolio of Città invisibili portfolio.fotocommunity.it/claudionimuc

He's a Morky- 1/2 breed of Maltese and a Yorkshire Terrier Dad

One-Day......One-Day, (maybe) he'll encounter a "slow" squirrel, and that'll be his BEST DAY- EVER!

Huge helping of tasty Lamb at Szechuan House

Le città invisibili di Claudio Cumin

In Mostra alla

Sala Comunale d'Arte G. Negrisin

Piazza Marconi, 1 - Muggia (Trieste)

dall 8 febbraio all 4 marzo 2012

www.benvenutiamuggia.eu

 

Le città e il desiderio. 5.

 

Di là, dopo sei giorni e sette notti, l’uomo arriva a Zobeide, città bianca, ben esposta alla luna, con vie che girano su se stesse come in un gomitolo. Questo si racconta della sua fondazione: uomini di nazioni diverse ebbero un sogno uguale, videro una donna correre di notte per una città sconosciuta, da dietro, coi capelli lunghi, ed era nuda. Sognarono d’inseguirla. Gira gira oguno la perdette. Dopo il sogno andarono cercando quella città; non la trovarono ma si trovarono tra loro; decisero di costruire una città come nel sogno. Nella di sposizione delle strade ognuno rifece il percorso del suo inseguimento; nel punto in cui aveva perso le tracce della fuggitiva ordinò diversamente che nel sogno gli spazi e le mura in modo che non gli potesse piú scappare. Questa fu la città di Zobeide in cui si stabilirono aspettando che una notte si ripetesse quella scena. Nessuno di loro, né nel sonno né da sveglio, vide mai piú la donna. Le vie della città erano quelle in cui essi andavano al lavoro tutti i giorni, senza piú nessun rapporto con l’inseguimento sognato. Che del resto era già dimenticato da tempo. Nuovi uomini arrivarono da altri paesi, avendo avuto un sogno come il loro, e nella città di Zobeide riconoscevano qualcosa delle vie del sogno, e cambiavano di posto a porticati e a scale perché somigliassero di piú al cammino della donna inseguita e perché nel punto in cui era sparita non le restasse via di scampo. I primi arrivati non capivano che cosa attraesse questa gente a Zobeide, in qusta brutta città, in questa trappola.

 

Le città invisibili

di Italo Calvino

Einaudi, Torino 1972

 

My portfolio of Città invisibili portfolio.fotocommunity.it/claudionimuc

Northern Chinese Food at its best at the Szechuan Cuisine

When I am in the adjacent Shower, little-man

either likes to “sniff”-for-my spot in the bed,

or, alternatively will wait patiently for me

on the White-Shag-Shower-Mat,

as I complete my morning routine

prior to our a “walkie-walk”, ritual in the lovely Jardim do Morro

His best part of his day-(I’m told)

 

My Mom, Judith’s Painting completes the composition.

(1933-2024- R.I.P.)

 

She titled this one :Walls-That Divide us and keep us apart

  

This is for 118 pictures in 2018, #13, "Equal". It is two 1/2 teaspoon scoops of spices - ground cumin on top and ground cayenne on the bottom. Two of my favorite spices.

Le città invisibili di Claudio Cumin

In Mostra alla

Sala Comunale d'Arte G. Negrisin

Piazza Marconi, 1 - Muggia (Trieste)

dall 8 febbraio all 4 marzo 2012

www.benvenutiamuggia.eu

 

Le città e il nome. 5.

 

Irene è la città che si vede a sporgersi dal ciglio dell’altipiano nell’ora che le luci s’accendono e per l’aria limpida si distingue laggiú in fondo la rosa dell’abitato: dov’è piú densa di finestre, dove si dirada in viottoli appena illuminati, dove ammassa ombre di giardini, dove innalza torri con i fuochi dei segnali; e se la sera è brumosa uno sfumato chiarore si gonfia come una spugna lattigginosa al piede dei calanchi.I viaggiatori dell’altipiano, i pastori che transumano gli armenti, gli uccellatori che sorvegliano le reti, gli eremiti che colgono radicchi, tutti guardano in basso e parlano di Irene. Il vento porta a volte una musica di grancasse e trombe, lo scoppiettio dei mortaretti nella luminaria d’una festa; a volte lo sgranare della mitraglia, l’esplosione d’una polveriera nel cielo giallo degli incendi appiccati dalla guerra civile. Quelli che guardano di lassù fanno congetture su quanto sta accadendo nella città, si domandano se sarebbe bello o brutto trovarsi a Irene quella sera. Non che abbiano intenzione d’andarci– e comunque le strade che calano a valle sono cattive –ma Irene calamita sguardi e pensieri di chi sta là in alto. A questo punto Kublai Kan s’aspetta che Marco parli d’Irene com’è vista da dentro. E Marco non può farlo: quale sia la città che quelli dell’altipiano chiamano Irene non è riuscito a saperlo; d’altronde poco importa: a vederla standoci in mezzo sarebbe un’altra città; Irene è un nome di città da lontano, e se ci si avvicina cambia. La città per chi passa senza entrarci è una, e un’altra per chi ne è preso e non ne esce; una è la città in cui s’arriva la prima volta, un’altra quella che si lascia per non tornare; ognuna merita un nome diverso; forse di Irene ho già parlato sotto altri nomi; forse non ho parlato che di Irene.

 

Le città invisibili

di Italo Calvino

Einaudi, Torino 1972

Le città invisibili di Claudio Cumin

In Mostra alla

Sala Comunale d'Arte G. Negrisin

Piazza Marconi, 1 - Muggia (Trieste)

dall 8 febbraio all 4 marzo 2012

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Le città continue. 1.

 

La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal piú perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall’ultimo modello d’apparecchio. Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: piú che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell’esistenza di ieri è circondato d’un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole piú averci da pensare. Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s’espande, e gli immondezzai devono arretrare piú lontano; l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro piú vasto. Aggiungi che piú l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, piú la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. E’una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne. Il risultato è questo: che piú Leonia espelle roba piú ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d’ieri che s’ammucchiano sulle spazzature dell’altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri. Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano. Piú ne cresce l’altezza, piú incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.

 

Le città invisibili

di Italo Calvino

Einaudi, Torino 1972

Spotted Cucumber Beetle (Diabrotica undecimpunctata) on Black Cumin (Nigella sativa)

 

Everyday, I take our little buddy, Cumin out,

to poop- & as we climb

the steeply-inclined-cobblestone-street

to “Jardim do Morro”,

Gabi’s singing can be heard-

lyrically-floating over the Parks retaining wall….

&-heard by many (including CUMIN!)

He immediately - begins tuggin' on his leash;

so eager to "quickly get up there-Poppa",

to greet his favorite Brazilian-Buskers-

playing-The-Bossa-Nova-tunes of Antonio Carlos Jobim .

Their ❤️ for Cumin is

as great as their music

and

his ❤️🐾 for these 2 new friends in GAIA!

Cumin proudly showing off her image in the Russian cat magazine. The photo they chose of Cumin is one of my all-time favorite photos of her.

 

[SOOC, f/2.5, ISO 100, shutter speed 1/640]

The town of Matosinhos Portugal is a Metro ride from Gaia (where we live).

On the train we met a French Guy who now lives as a Digital Nomad taking his kid sister for a Surfing Class,who walked with us towards his Surf Instructors School. I mention this because the number of friendly people from ALL OVER THE 🌎 GLOBE🌏, is such a common experience, for us here- it’s sometimes easy to forget how wonderful that is. Compare/Contrast w/a Crime story I just read today from CWB.com that a man was beaten, robbed (@3:54pm) of his iPhone on a CTA Metro platform we used to ride, & beaten in his head with a hammer😤by a Black Male/Blackfemale captured on CTA Security Camera images.…but-Who does that- to a fellow human being. For a damn iPhone?! I’m so happy that I’ve left Chicago.

In Portugal- I never feel I need to watch over my shoulder like I did-constantly in Chicago.😤

On our Kitchen-Counter, yesterday, CUMIN got groomed in our new place in Portugal.

Patricia- did a great job, especially considering she didnt have her typical stand and leash setup that frees her other hands for clippers and scissors, as opposed to restraining the lil fella from escaping.

I mean? .........who likes goin' to The Hair-Dresser, anyway?

  

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