View allAll Photos Tagged IL
Il picchio rosso maggiore che ogni giorno (interessatamente) viene a far visita al mio giardino. Io gli metto tre nocciole sopra il muretto, lui arriva, ne prende una con il becco e se la porta in una cavità di un albero dove, dopo averle praticato un buco, se la mangia. Così per tutte e tre le nocciole, osservarlo è una delizia per gli occhi.
L’area del Lazzaretto, che si trova nel comuna si San Colombano al Lambro, nacque per ospitare gli ammalati e i morti per la peste che infierì su Milano e sull’Europa nel 1630.
www.youtube.com/watch?v=0mE3Khf18W8
Barbara une voix , Pierre le titre , et beaucoup d'émotion .
A écouter absolument .
Il pleut
Sur les jardins alanguis
Sur les roses de la nuit
Il pleut des larmes de pluie
Il pleut
Et j'entends le clapotis
Du bassin qui se remplit
Oh mon Dieu, que c'est joli
La pluie ... ect
Volevo fotografare il paesaggio, cercando di non riprendere le molte persone che erano sulla destra.
. Solo dopo ho visto che nell'immagine era stata immortalata una coppia che si scambiava un bacio appassionato.
Portovenere, Grotta di Byron.
Un luogo molto romantico, magnifico scenario per baci e abbracci...
Peccato che ieri, tra una folla di gente e i ponteggi, Portovenere non fosse per niente romantica. Sempre bello andarci comunque, soprattutto in compagnia dei propri cari
Liguria
The kiss
Palazzo Comunale (also called Palazzo Gotico) is a palace in Piacenza, northern Italy which now serves as the seat of municipal administration.
Please don't post on your comments your images or photostreams page or links to blogs, websites or flickriver: it will be deleted
Per favore non aggiungete vostre foto ai commenti, grazie: saranno cancellati
L’autunno è un andante grazioso e malinconico che prepara mirabilmente il solenne adagio dell’inverno.
(George Sand)
www.youtube.com/watch?v=ip6AhbEMtrA
C'era una volta un pescatore che non aveva niente del pescatore perché lui il mare lo vedeva soltanto negli occhi degli altri.
E così non l'aveva trovato quasi mai.
Ma lui continuava a sentirsi pescatore perché continuava a cercare.
Poi, un giorno si accorse che il mare era accanto a lui misterioso, solitario,
calmo e infinito.
Si guardò intorno e vide che non c'era più nessuno e, benché non riuscisse a capire come il mare potesse essere fatto anche senz'acqua, provò una grande emozione e lo toccò.
Ma quando le sue dita sfiorarono quella cosa che non sembrava nè acqua nè cielo, vide dentro di sè un orizzonte di rosso e di blu.
Allora rimase con le dita immerse in quel sogno e si accorse che il mare si scioglieva e lo portava via con sé.
Il pescatore cercò di parlare per capire se lui c'era ancora davvero.
Ma dalla sua bocca uscirono solo dei suoni senza nessun colore,
perché il mare lo stava guardando in silenzio.
Allora appoggiò le sue labbra e il mare si accese.
Si fece coraggio ed appoggiò tutta la mano e poi l'altra e ancora un'altra.
Sembrava che le sue mani non finissero mai, ma per quanto numerose non bastavano lo stesso.
Intanto il mare si scioglieva alle sue carezze come fosse miele caldo e il pescatore sentiva nel cuore quanto tutto questo era dolce e profondo.
Ma più si scioglieva più lui si immergeva fino a scoprire che non scopriva la fine.
Il mare lo guardò ancora e il pescatore si sentì morire per avere capito che non voleva essere in un posto che non fosse quello.
Ma anche quello, per quanto infinito, finiva col finire.
Il pescatore sentì di avere toccato qualcosa ma non volle farci caso.
Pensò: "il mare è infinito". Ma adesso il mare infinito lo guardava un pò meno e lui si sentiva morire un pò meno ma anche un pò di più.
Allora faticosamente,
cercò di uscire dal mare.
Ma era tanto tardi, tutto ciò di cui lui era fatto era rimasto là in fondo.
Nel fondo di un mare che si spegneva lentamente e che lo avrebbe divorato rapidamente.
Sentì il miele che si rapprendeva sulle sue dita, freddo e amaro.
Cercò di riprendere tutte le energie per ricominciare,
ma più si agitava più il mare si prosciugava.
Il pescatore cercò di stringere ciò che restava e questo diventava sempre meno, e lo guardava sempre meno.
Poi vide l'orizzonte che spariva all'orizzonte e gli venne un gran freddo.
Poi l'orizzonte divenne sempre più sottile e nebbioso e si spense in un gran buio che lo accecò.
E lui non vide più nulla.
Allora si agitò
con le mani,
i piedi,
le ossa e il cuore,
per toccare ancora quel mare.
Ma il mare non lo guardava più, ormai neanche da lontano.
Cominciò a sentire i suoni e si parlò.
Ma si disse solo che era tanto bello tutto quello che non aveva visto.
Il Gheppio comune è un rapace della famiglia Falconidae ampiamente diffuso in Europa, Asia, e Africa.
Molti conoscono il Gheppio poiché ha conquistato le città come proprio ambiente e si caratterizza per il suo originale volo oscillante.
Il suo nome scientifico è: FALCO TINNUNCULUS.
Inserito nell'enorme palazzo della Pilotta era il teatro di corte della famiglia dominante.
Costruito con materiali leggeri (soprattutto legno e stucco dipinto) è stato ultimato nell'arco di due anni dal 1617 al 1619 su progetto dell'Arch. Giovan Battista Aleotti, detto “L’Argenta” dal nome del paese d’origine.
Venne quasi completamente distrutto in un bombardamento degli alleati il 13 maggio 1944.
Fu ricostruito tra il 1956 e il 1960, secondo i disegni originali con il materiale recuperato.
Non permettere che nessuno
ti tolga il diritto di esprimerti,
che è quasi un dovere.
Non abbandonare l'idea
di fare della tua vita
qualcosa di straordinario.
Non permettere
che la tua vita ti passi accanto
senza che tu la viva...
Da:' Non lasciare'. Do not let
Il 26 marzo 1892 moriva il poeta americano Walt Whitman ( 1819- 1892)
Passando accanto a dei fiori di pesco giapponese, di ritorno dai laghi della Lavagnina.
Tra i suoi petali corallini si nasconde più di un messaggio.
In Occidente è sinonimo di Rinascita e forza, in Cina è simbolo di immortalità, in Giappone rappresenta la fedeltà e protegge dalle forze oscure del male. In Egitto è associato al silenzio : sin dall'antichità i suoi frutti erano sacri ad Arpocrate, il dio del silenzio e dei bambini...
Fu grazie ad Alessandro Magno, nel I sec d C, che quando lo vide se ne innamoro', che arrivò a Roma
Buona domenica
The light blue fence
Il recinto è anche quello che noi mettiamo a noi stessi, alle nostre potenzialità. È il recinto della sfiducia, dell'essere ipercritici e perfezionisti, del non amarci forse abbastanza, o del non essere stati amati. . Forse dobbiamo cambiare occhiali , vederci con occhi diversi
"Ci faremo la guerra
Con un bacio tra i denti
E il futuro negli occhi
Proteggeremo le nostre ragioni e le nostre fragilità
Saremo più attenti
E più stanchi
E vedremo il sole sparire nel mare
Se è il destino davanti
Prima di innamorarsi"
RoidWeek Fall 2025
Il fiume Reno visto dalla Porrettana, tra Silla e Porretta,
(Scattata nel 1981)
Original shot made with Polaroid SX 70, scanned with Epson Perfection 2400, editing: Photoshop CS 6
Nous faisions un tour de pirogue au lac Memphrémagog pour admirer le coucher de soleil avec les amis.
....capita spesso
..che davanti ad una nuova strada da percorrere
l'indecisione ti blocchi, congeli tutto, come in una fotografia
Dopo il click ho preso la mia decisione!!
- Meglio tornare indietro, prima che mi freghino la macchina fotografica :)
BUONA SETTIMANA A TUTTI :)
...il mio giardino promette di regalare almeno un sorriso al giorno :-)
oggi ho seminato una bustina di semi di fiordalisi, i fiori della mia infanzia. L'ho comprata (la bustina di semi) al mercato dei fiori a Parigi la scorsa estate 😇 ...se fioriranno prometto una foto!! :-)
ps. tanti auguri a tutti i papà, a tutti i Giuseppe e Giuseppina :-)))
Scene from a Tuscan village, shown in a niche at an upscale Italian restaurant near me.....one of my favorites, so......
8/52, I like
Seasons 2019, My Diary group
Una folaga (Fulica Linnaeus, 1758) utilizza questo tronco sommerso come posatoio. Mi ha colpito la forma compositiva creata dal riflesso sull'acqua.
Il Montovolo , su cui sorge un antico Santuario del culto mariano e un'ancora più antico tempio dedicato a Santa aterina d' Alessandria è alto 962 mt e dalla sommità si apre un pauroso burrone ripidissimo il Balzo di Santa Caterina
[...] Poteva durare giorni, quel nebbione e non vedevi più il sole. Allora domandavo a mia madre:
“Mamma, ma quando viene il sole?”
“Quando verrà il vento e spazzerà via la nebbia. Forse domani.”
E finalmente arrivava la primavera; il vento di marzo spazzava via tutto e da casa mia lo sguardo spaziava lontano, su un orizzonte chiuso da una catena di montagne ancora innevate. Un giorno salirò su quelle montagne, per vedere da lassù casa mia, pensavo.
[...]
Sono passati gli anni e finalmente sono salito lassù su quelle montagne che chiudevano il mio orizzonte di bambino. Sono salito fino alla vetta più alta; volevo individuare casa mia, vedere la Pianura Padana. La salita mi è costata sudore e fatica, ma una volta in cima la fatica non la si sente più, nuovi orizzonti si aprono davanti agli occhi e la sensazione di toccare la volta celeste con un dito è unica. Ma in quella gioia c’era un velo di tristezza perché, è vero che di lassù si può ammirare la catena delle Alpi a nord e gli Appennini a sud, ma tra quelle montagne e gli Appennini c’era il nulla più assoluto. Proprio là dove doveva esserci casa mia e la mia città c’era il nulla, occultate da una patina grigia con sfumature rosa e violetto. Una patina che saliva dalla pianura verso i monti, si estendeva sopra il lago fino là dove il lago prende forma, si addentrava nelle valli alpine. Era attaccata alle pendici dei monti, sembrava volesse trascinarseli là sotto.
Quella patina grigia non era e non è nebbia, ma smog.
(da un mio racconto: ...Nebbia in Valpadana...)
Sono quattrocento anni che la grande farnia se ne sta ai margini del prato, allargando le sue fronde per decine di metri intorno. Quattrocento anni in cui tutto è cambiato nel mondo degli umani. Elettricità, energie fossili, telefonia, elettronica, web: nulla è più come prima. I suoi rapporti con la terra in cui affonda le radici e con il cielo che la benedice con la pioggia, con il vento che le reca i pollini o il gelo che la fa riposare, sono però sempre gli stessi ..... ..
Abbazia di Murbach - Alsazia
nel giardino medioevale
nel giardino dei semplici
la terra è madre
il sole Re
la pioggia nutriente
la mano era la legge
nel giardino dei semplici
il profumiere accartoccia la santolina*
il cuoco il rosmarino
l'erborista prende l'arnica
la bella adonis** l'alleluia
(* pianta della famiglia delle asteraceae
** pianta della famiglia delle ranuncolacee)
all'incirca questa è la traduzione :-) tutto intorno un profumo insolito forse un regalo della pioggia autunnale...
Il mulino Cornaggia di Legnano, come si legge dal sito dell'ecomuseo del paesaggio di Parabiago, «condivide le origini (XI-XIII sec.) e la storia con il vicino castello visconteo, di cui costituiva un’appendice. Trasformato nei secoli mantenne la funzione di mulino da grano a tre ruote fino a metà del Novecento, unico superstite a Legnano. L’ormai rudere del mulino “Sotto il castello” (detto Mulino Cornaggia, Mulino Lombardi o Mulino Tenconi) sorge su un’isoletta formata dalla roggia molinara che si diparte dall’Olona e da una roggia secondaria per la manutenzione delle pale. L’area, raggiungibile da un ponte in mattoni, era collegata all’isola del castello da un altro ponte non più esistente».
Recentemente un consigliere comunale di Legnano ha proposto di ristrutturare il vecchio mulino per renderlo fruibile in attività culturali. Lascio agli altri il giudizio per una simile proposta. Per me, viste le attuali condizioni del rudere non si tratterebbe di ristrutturare bensì di ricostruire, con molti dubbi sulla validità storica del risultato, sarebbe infatti alquanto azzardato far risalire al 1200 il fabbricato.