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serata-evento nell'ambito del progetto
LA MEMORIA DI SAN BARTOLOMEO
Il quartiere di San Bartolomeo, in questi anni sottoposto a radicali cambiamenti edilizi e sociali, è nato negli anni Cinquanta ed ora è vissuto anche da moltissimi giovani universitari che abitano il nuovo studentato dell’Opera Universitaria. Questo progetto di ricerca intende utilizzare strumenti multimediali per incrociare le memorie delle diverse generazioni cercando di dare un senso ai cambiamenti intercorsi nel quartiere in questi ultimi anni. L'archivio del quartiere-studentato è ospitato sul portale web Jurka.net ed è progettato come blog multi-utente in grado di raccogliere le memorie che provengono dai nuovi contributi degli utenti. L'idea del progetto è di custodire la memoria storica del quartiere integrandovi le storie di vita dello studentato universitario, attivando in questo modo un ponte generazionale basato sulla condivisione delle esperienze. La ridonazione della ricerca multimediale è prevista con la presentazione di filmati, concerti, installazioni sonore, esposizioni fotografiche.
Gli eventi e le presentazioni sono rivolti sia agli studenti che agli abitanti del quartiere di San Bartolomeo.
IN DISTRUZIONE
DVD, 2010
di Luigi Pepe ed Eugenio Maria Russo
Come risulta evidente già dal titolo, il documentario sarà incentrato su quello che Trento sta perdendo, ovvero le “palafitte” di San Bartolomeo che sono in via di demolizione. Palazzine di nessun valore architettonico e in pesante degrado, qualcuno potrebbe dire, che possono benissimo fare posto a un nuovo complesso residenziale che riqualifichi una zona spesso protagonista – in passato – delle pagine di cronaca nera dei quotidiani locali.
Intanto, poco distante, è già sorto il nuovissimo campus universitario, fiore all’occhiello degli alloggi per gli studenti dell’ateneo trentino.
Ma è davvero tutto oro quello che luccica?
PROTEUS QUARTET
Il gruppo si è fondato nell’aprile del 2010 ed è formato da Federica Tomasini alla voce, Gabriele Brigadoi al basso acustico, Ivo Brigadoi al violoncello e Paolo Gabrielli alle percussioni.
Proteus, una continua metamorfosi stilistica e strumentale senza far riferimento ad un unico genere definito. Sonorità retrò, immaginari d'ispirazione circense e gitana con forti richiami alla tradizione cantautorale italiana e americana. L'esecuzione ha lo scopo di conferire non solo ai pezzi inediti, ma anche alle cover, nuove e originali sfumature. "Ricerca del suono", risulta essere quindi il concetto principe che ci accompagnerà in questo viaggio.
progetto realizzato da
ASUT Associazione Studenti Universitari Trento e Portobeseno festival
con il finanziamento di
Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto
in collaborazione con
Comune di Trento, politiche giovanili - Opera universitaria Trento - Circoscrizione Oltrefersina
gruppo Quei de San Bortol – TrentoASA – Sanbaradio
Bawer.
A petición del susodicho, 1 foto en flat. Nunca es malo variar.
Asistencia de flash: Tomasin (Trípode Humano)
Perché tanta sofferenza? Perché tanta crudeltà? Perché il valore della vita non è mai abbastanza chiaro in noi?
Il dolore di una madre che perde un figlio a causa dei vili sentimenti che il lato oscuro del cuore umano è in grado di produrre, è senz’altro un tema senza tempo su cui occorre porsi delle domande.
Questo il messaggio che sembra voler trasmettere un’opera ambiziosa negli intenti quanto umile e rispettosa nel servirsi della Passione Del Cristo per raggiungere il suo scopo.
Diffondere un messaggio carico di amore nei confronti della vita, per mezzo del teatro, è un duplice tentativo di instaurare un legame diretto fra gli animi, dal palco alle poltrone.
Tale compito è stato affidato ad uno staff eterogeneo di professionisti, noti e meno noti, accomunati dall’incredibile dedizione verso l’arte della comunicazione in tutte le sue forme.
L’intenso lavoro che in questi mesi li ha impegnati ha dato davvero buoni frutti.
Sul palco del Teatro Della Nemone a Bagheria la tensione e l’emozione per il debutto dello spettacolo erano palpabili dall’inizio alla fine, ma questo sembra quasi aver dato una mano per accendere di più l’intensa atmosfera che caratterizza quest’opera e far vivere agli spettatori tutto lo spettacolo con la commozione in gola.
Durante l’anteprima, abbiamo ascoltato delle musiche di grande effetto scenico (Composte ed arrangiate da Martino Brancatello) e dalle melodie così ruffiane e accattivanti da rendere facile preda l’orecchio e lo spirito degli spettatori.
Le voci dei Cant-attori hanno risuonato con grande energia nel teatro della Nemone (con le liriche di Valeria Martorelli e Martino Lo Cascio) ed hanno incantato ed a tratti commosso il pubblico con picchi di estrema passione.
Pura adrenalina! Dall’introduzione della possente voce del profeta (Alessandro Foti), alle dolci “carezze vocali” di Maria (Manuela Villa), alla decisa e convincente voce di un Gesù un po’ “moderno” (Angelo Siciliano).
Stupende le coreografie di Virginia Gambino con un corpo di ballo granitico ed energico che ha saputo esaltare il pubblico riempiendo la scena con momenti di entusiasmante spettacolarità e di commovente poesia.
Ottimi i costumi e di grande effetto le scenografie (di Valentina Conigliaro) coadiuvate dalle suggestive proiezioni e dai giochi di luce (Massimo Tomasino).
Tutto questo ovviamente per la regia di Claudio Insegno che insieme all’intero staff ha lavorato duramente per giorni.
Alla luce di tutto questo concluderei dicendo che in Sicilia non capita tutti i giorni di avere la possibilità di vedere nascere un’opera musical live di buon livello come questa, condita per lo più di nomi come Claudio Insegno ed Manuela Villa e tanto meno capita di avere così a portata di mano la possibilità di assistere allo spettacolo!
Da vedere!
Le repliche si terranno dal 24 aprile al 30 giugno. Le prevendite dei biglietti sono a cura del circuito Box Office Sicilia (tel.091.335566, 091.6260177). Per informazioni è anche possibile consultare il sito www.viacrucisoperamusical.it.
Nella foto, da sinistra in alto, gli studenti della classe III B del 1980 del Liceo Classico ‘Vincenzo Monti’: Franco Valzania, Roberto Anniballi, Marco Faedi di Edgardo, Alessandro Malossi, Maurizio Morganti, Maurizio Dall’Ara, Marco Manuzzi, Marco Faedi di Pio, Romano Biondi, Andrea Evangelisti, Silvia Valentini, Cristina Domini, Rita De Donato, Lorenza Prati, Sabina Andreucci, Gianna Sartoni, Roberta Bartoli, Linda Tomasin.
Gli ex compagni di classe si sono ritrovati a cena qualche sera fa a Cesena provenienti da diverse città e continenti nell’occasione dei 50 anni di età.
Alla serata era presente anche Sergio Dini che si è dovuto assentare perchè raggiunto dalla notizia di un malore del padre, l’ex pretore di Cesena Dino Dini, deceduto poi nel giro di poche ore.
Estar parado frente a este hombre te provoca revisar hasta el fondo tu dominicanidad. Uno de mis sueños para este proyecto era fotografiar al "Caballo Mayor" y para un día como hoy, Santa Claus no pudo dejarme un mejor regalo que fotografiar al "Señor Merengue".
Johnny nació el 8 de marzo del 1940 en el barrio San Carlos, de la capital.
Hijo de "guardia", su padre fue trasladado constantemente de pueblo en pueblo: Moca, La Vega, Montecristi, el Batey Madre y en La Vega es cuando desarrolla hasta los 13 años.
Creció en una barriada de donde salieron Santiago Cerón y "El Songo", Francis Santana.
La casa de madera donde vivía era de su abuela materna, Tomasina Soriel y luego del ciclón San Zenón las leyes obligaron a que se construyera en mampostería y como ella no tenía dinero se vio obligada a venderla.
De ahí se fueron a La Vega, donde su abuela se convierte en cocinera de uno de los colegios más prestantes de la provincia, el Colegio Juan Pablo Duarte, y cuando le preguntan a ella sobre la paga de sus servicios, ella pidió que se permitiera a su nieto estudiar allá y así, un niño pobre estudió en un colegio de ricos.
El Bachillerato lo terminó en Santo Domingo, en La Normal, haciendo el bachiller de Ciencias Físicas y Matemáticas.
Sus padres se divorciaron cuando tenía sólo 5 años y Johnny se quedó con su mamá.
Vivían en un cuartito pequeñito, cerca de lo que era el Hipódromo Perla Antillana, hoy Plaza de La Salud y ahí tenían una pequeña cama "colombina" o "cama de sandwich". Una noche, Johnny despierta en la madrugada y ve a su madre durmiendo en el piso. Él le pide que suba a su cama, que mejor duerme él en el piso, pero su madre no quiso y le pidió que se quedara en la cama. Ahí le confesó que todos los días dormía en el piso porque él tenía "mal dormir". No pudo dormir más y desde que se levantó, salió a buscar trabajo, sólo 13 años de edad, y lo encontró en una fábrica de mosaicos como asistente del mosaísta. Entraba a trabajar a las 11:00 p.m. y regresaba a casa hasta las 7:00 a.m., llegaba a su casa para lavarse todo el residuo del cemento y se iba al colegio. Dormía en la tarde y en la nochecita hacía sus tareas para luego volver al trabajo. Desde ese momento hasta el momento de esta entrevista, no ha dejado de trabajar nunca.
Su madre consigue trabajo como cocinera en una casa de familia y se llevó a su hijo con ella, pero una de las hijas de la casa dio a luz y trajeron a una niñera, pero ésta no quería dormir con un "hombre" en la misma habitación, Johnny apenas tenía 14 años, y tuvo que irse a vivir en otro lado.
De ahí se fue a dormir donde un zapatero que conocía su madre y ella le pidió que le dejara dormir allá. Este trabajaba al lado de una fábrica de cal y Johnny dormía en el piso, al lado de una pared de cal que dividía un sitio del otro. Todas las noches tenía que limpiar, porque la cal pela, para poder hacerse su camita.
Se inscribe en un instituto comercial luego de graduarse de bachiller y en el camino a clases ve un estudio de fotografía. Ahí se le prendió un bombillo y Johnny le pidió trabajo al fotógrafo. De esa forma estaba cerca del instituto.
Con el tiempo se hizo fotógrafo y le pidió a su jefe que le dejara seguir trabajando en las horas siguientes al final de la tarde, porque sentía que iba más gente después de esa hora, que le comprara una camita colombina que guardara allá mismo y seguía trabajando.
En el instituto se destacó declamando, cantando, bailando, haciendo comedias y todo lo hacía para levantarse a las chicas. Dos de sus compañeros, Sergio Jiménez y Andrés Araujo vieron más allá y le insistieron que fuera a los programas de aficionados de La Voz Dominicana y La Voz de La Alegría, de Paco Escribano.
Andrés lo invitó a comer y junto a Sergio se fueron caminando por una ruta ya pensada por ellos y al rato estaban frente al estudio de Paco Escribano. La orquesta sonaba y sus amigos le pidieron que entrara a cantar. Johnny no quería, pero Sergio lo retó: "Si tú eres hombre, entra y atrévete a cantar". A ésto no se pudo resistir, su orgullo de macho lo hizo entrar. Ensayó, cantó en el programa y ganó el primer premio, era el 2 de junio del 1956. A partir de ahí no tuvieron que llevarlo más, y cuando se hizo profesional, Sergio Jiménez se convirtió en su manager durante 50 años, hasta el día de su muerte.
Luego que termina el programa de Paco Escribano, pasó a La Voz Dominicana en busca de la beca. Empezó a cantar en los programas del canal y se la ganó. A los aficionados los becaban, si eran muy buenos, con $25 pesos de subvención para sus estudios y a Johnny le dieron $60 en confabulación con el público y el presentador, en un momento en el que se encontraba en el estudio Petán Trujillo. Cada aficionado cantaba 1 canción, a Johnny le hicieron cantar 5.
Su primer traje de saco y corbata se lo regala el cantante Guarionex Aquino, quien era muy fornido y Johnny era un alfeñique. Hizo su primera presentación y le sonaron la campana, estaba muy nervioso. Para su siguiente aparición su madre le entalló el traje y ya no hubo problemas.
En la escuela de la Voz Dominicana estudió canto, música y locución. En esta última estudió con Osvaldo Cepeda, Corporán de Los Santos, Jiménez Maxwell, Juan Nova Ramírez, Pedro Pérez Vargas y José Francisco Peña Gómez, amistad que duró hasta el final de los días del líder político.
Su amistad con Peña Gómez se afianzó cuando el profesor quiso humillar a este último, por sus rasgos físicos, mandándolo a tomar un libro y leerlo en voz alta. El libro estaba escrito en alemán y Peña lo leyó, luego le dijo: "Ese no, el que está al lado" y tomó uno que estaba en francés y también se lo leyó. Así leyó varios en diferentes idiomas, la humillación fue a la inversa.
En el 1957, Atallah Blandino forma la orquesta "Su Majestad" donde Johnny compartía voces con Niní Cáffaro, pero el papá de Niní no quería que fuera cantante y lo sacó de allí.
Su primera orquesta la formó en el 1958, se llamó "El Combo Fuego", antes de eso era solista y cantaba de todo. Esta orquesta duró pocos meses y luego forma "El Combo Candela".
En el 1962, luego de cantar en varios sitios durante unos años, graba su primera producción. Hasta el día de hoy Johnny ha grabado 105 álbumes y está terminando su número 106, un hecho que al parecer no ha sido emulado por nadie, ni siquiera cerca. En estos momentos se están realizando los trámites con el "Guinnes Book of World Records" para el reconocimiento como la persona que más discos ha grabado. Algunos años grabó hasta 3 producciones diferentes.
Johnny es cantante, productor, letrista y arreglista de muchas de sus canciones.
Luego de darse a conocer, volvió a estudiar bachillerato de Filosofía y Letras para estar mejor preparado para su carrera.
Me enteré por él que el pianista de su primera edición del "Combo Show" fue Papito Zayas-Bazán, un primo a quien conocía como pianista de la orquesta de otro grande, Félix del Rosario.
A Johnny se le reconocen la mayoría de los cambios más importantes que ha tenido el merengue en su historia. Siempre innovador, buscaba la forma de mantenerse al día y lo hacía implementando los cambios necesarios para mantener la frescura de su música.
Las orquestas que tocaban para el régimen ganaban más dinero que las demás, a los compositores que escribían merengues para el tirano, el Partido Dominicano le pagaba $500 pesos por composición, por ende, todo el mundo quería escribir para él y así ganar más dinero. Por otro lado, los merengues eran más lentos para que Trujillo los pudiera bailar.
Luego de la muerte del "Chapita", Johnny viene con temas como "La Agarradera", que era mucho más movido porque era lo que sentía en ese momento, saliendo de la tiranía, un cambio radical. También estaban las influencias en el baile del Twist y el Rock n' Roll, de Elvis Presley, James Brown y más tarde Michael Jackson.
Luego desaceleró el merengue luego de haberlo acelerado. En los años 70s prevalecía la música Hustle y la música Disco y eso era lo que la juventud bailaba en las fiestas. El Caballo fue muy sabio y analizó qué le faltaba al merengue que tenía esa música y así le implementa el Kick, o "bombo". El mismo fue grabado por primera vez con su puño envuelto en una toalla, golpeando una caja de una de las cintas de 2 pulgadas. Incluyó el sintetizador, el cual no existía en los combos, sólo un pianista. Le añadió el bajo eléctrico, que hasta ese momento era acústico, pero al amplificar el resto de los instrumentos, el bajo no se escuchaba.
Rescató las líricas que emulaban las costumbres barriales y de pueblo. Un constante reinventarse lo ha hecho mantenerse por más de 60 años en el gusto del público.
Pasó por el mundo de la política, primero en lo que él mismo llama "Un ensayo", su paso como síndico de la capital y luego como congresista, siendo el único que asistió religiosamente a cada uno de sus compromisos diarios, excepto en una ocasión en que, regresando de Chile, el vuelo de conexión a Santo Domingo fue cancelado y el próximo vuelo hizo que llegara tarde, cuando ya se cerraba la audiencia por falta de quórum. Un verdadero ejemplo de lo que un "Honorable" debe ser.
Lleva 3 matrimonios, pero su matrimonio con su querida Fifa lleva ya 44 años. Padre de 7 hijos, tiene 16 nietos y 2 biznietos los cuales lo hacen sentir vivo y cada día agradecido de su legado. Hay "Venturas" para rato.
Hoy Johnny sigue activo con su orquesta, trabajando de cerca con sus hijos, disfrutando de su renovada juventud, porque a sus casi 75 años de edad, ojalá cualquiera!
Estar frente a él y sentir su abrazo es algo indescriptible y más escucharlo decirle a mi hijo que "debe estar muy orgulloso de mi"...Recójanme!
Siempre lo he admirado desde que empecé a estudiar música. Su trayectoria musical es ejemplar e impecable, su humildad y sencillez de gente es de la pura. Su porte es el de un Rey y, humildemente, para mi, este caballero lleva su realeza y su dominicanidad en el pecho con una gallardía como pocos. Johnny es nuestra bandera del merengue.
I relatori della giornata (da sinistra):
Dr. Emilio Tomasini, professore a contratto di finanza aziendale Università di Bologna
Ron Benvenisti, responsabile mercato italiano di eToro
Dott. Maurizio Monti, analista di letteradiborsa.it e consulente finanziario
Roy Rogers. Año II número 13. Enero 9 de 1953. Editada por Novaro EMSA México. Capítulos: EL LADRON DE GANADO DE LOMA DUENDE. TOMASIN. CUENTOS DEL AMIGO CARLOS. DESOLLADORES DE BUFALOS. FFBB
14 de octubre de 2008.
Paraninfo de la Universidad de la República
Programa
16:00 PANEL I
Ministro de Trabajo y Seguridad Social Sr Eduardo Bonomi
Ministra de Desarrollo Social Mtra. Marina Arismendi
Ministra de Educación y Cultura Ing. María Simons
Modera. Cra Alma Fernández DEPARTAMENTO DE GÉNERO Y EQUIDAD PIT CNT
16:45 PANEL II
Presidenta de la Vertiente Artiguista Sen. Eleonora Bianchi
Directora de la Secretaría de la Mujer IMM Sra. Elena Ponte
Consultora OIT Dra. Martha Márquez
Catedrático Salud Laboral Hospital de Clínicas Dr. Tomasina
Modera: Cra. Adriana Lado DEPARTAMENTO DE GÉNERO Y EQUIDAD
17:45 Coffee Breake
18:00 PANEL III
Coordinadora CTIOTE Dra. Sara Paysee
Directora del INAMU Sra. Carmen Beramendi
Representante Cámaras Empresariales A DESIGNAR
Representante PIT-CNT Cra. Ofelia Ogara
Modera: Cro. Juan Castillo Secretariado Ejecutivo del PIT CNT
19:00 Comentarios y Debate
19:30 Cierre de la actividad
DANTE 2021. «AMORE E MARAVIGLIA E DOLCE SGUARDO» (Paradiso XI, v. 77) con Giulia Weber, Amerigo Fontani e Marcello Prayer
Premio DANTE-RAVENNA: FRANCESCO SABATINI presidente onorario dell’Accademia della Crusca con Lorenzo Tomasin (Università di Losanna).Premio MUSICA E PAROLE: LUCA BARBAROSSA con Giovanna Frosini (Università per Stranieri di Siena, Accademia della Crusca) e Ranieri Polese ("Corriere della Sera").conduce Alberto Puoti (RAI)
Crocifisso ligneo sull'altare della chiesa di San Francesco a Mirandola (MO). La chiesa, di proprietà comunale, è una delle più antiche chiese francescane di Italia, forse la terza dopo Assisi e Bologna, e sembra che originariamente fosse ad una sola navata subito dopo la canonizzazione del Santo. La prima notizia di essa risale al 1287. Fu riedificata intorno al 1400 da Costanza Pico, figlia di Tomasino, per adibirla a "pantheon" del casato. Olympus E-330 + Carl Zeiss Sonnar 180mm f. 2,8. Manfrotto 190 Xprob
Flickr ud& @ Palazzo conTEMPORANEO
. Interazioni fotografiche, Flickr Udine
Flickr è la più grande comunità mondiale online di fotografi.
“Noi siamo il gruppo di Udine.
Il nostro intento è creare, per gli appassionati, l’incrocio più trafficato della città dove scambiarsi idee e collaborare. Non cerchiamo esperienza o livelli di bravura specifici, anzi: siamo convinti che le cose più interessanti nascano dalla diversità di approccio di ognuno.
Dal digitale alla pellicola, dall’impiego di obbiettivi o di tecniche particolari.
Il Progetto per Palazzo conTEMPORANEO
Vi mostriamo una selezione delle foto di cui siamo più orgogliosi. Una celebrazione della fotografia amatoriale, una passeggiata tra tecniche e macchine fotografiche diverse: dal digitale alla pellicola, dalle Polaroid originali all’iPhonography.
Tra piccoli workshop di fotoritocco e un esempio di fotografia 3D, ci trovate in mostra per parlare con voi, sia curiosi sia appassionati. Vi aspettiamo per litigare su quale sia la migliore marca di macchine fotografiche, per commuoverci davanti ai vostri complimenti, per scambiarci consigli e, perché no, per ideare qualche collaborazione.
Flickr Udine è sempre aperto ed aspetta a braccia aperte nuovi appassionati.
Partecipano: Molli Coradazzi, Giacomo De Marco, Paolo Dreosto, Daniele Fanutti, Piero Fissore, Davide Gabino, Irma Simona Guarracino, Alessia Iannace, Alessandro Krin, Marina Lodolo, Fernanda Marchiol, Francesco Sala, Daniele Sandri, Andrea Tomasin, Jean-Pierre Zaccomer.
Picked up with a stuck stem, no wheels, etc. Built back up with mainly 7400 Dura Ace components, and a splash of tricolor 600; 8 speed STI set up.
Foto de recién con mi pijama :$ waaaajhajhaskjshaas xd mi pelo rojo me encanta ♥ porfin me está quedando como quiero*.* ea ea! .
Hoy oncesita con la familia celebrando el cumpleaños de mi sista hermosa ♥ , y después de almuerzo tengo una cita con mi amigo tomasin ♥ para tatuarme au ! ♥.
- "No soy una persona impulsiva. Supongo que esta mañana me desperté con miedo." Eternal Sunshine Of The Spotless Mind .
---> HGS no good on HPP engines! It won't rev at all! It forces you to shift when the italian Messico or Tomasin R&D exhausts will still go on pull to a shrieking top-end. This one has absolutely no overrev...it forces you to shift early otherwise it falls flat on its face. There's like 1000-2000 rpm missing up top. I took it off right after testing it. For me one of the worst pipes for my Mugen-powered HPP engine!
#AIDA#
©Erika Venturella
Spettacolo Teatrale con regia di Roberta Torre
TEATRO BIONDO DI PALERMO FEBBRAIO 2014
www.arqueologiadelperu.com/tomas-aires-de-grandeza/
Cabalgata de Altura
La nostalgia, la loca idea de repetir una proeza de juventud, los juntó nuevamente en las pampas de Yauyos, treinta y dos años después. Ese día, la ilimitada geografía, la nívea luz del ande, que es especial encima de los 4,000 metros de altura, crearon el escenario para que los temerarios amigos reconstruyeran una historia de jinetes.
Era de mañana cuando descendimos de una camioneta todo terreno en este paraje extremo para dar comienzo a la cabalgata: la real, a caballo, conservada intacta en una alforja a través del tiempo; y la simbólica, la que se tradujo en un acto de colocación de un hito político en el abra de Negro Bueno, entre las regiones de Junín y Lima, para que los hijos yauyinos hagan libre uso de sus tierras y consoliden su derecho al desarrollo: ese que proyectan basado en la crianza de truchas, en el turismo; pero especialmente en la ganadería, porque en Tomas, su pueblo, las oportunidades también viajan a caballo.
Aires de grandeza
La travesía ganaba forma, buscaba fondo. Piedra a piedra quedó el hito entrelazado al compromiso de grandeza, de aprovechar los recursos paisajistas y la riqueza de la tierra que hoy cobija a una creciente población de alpacas. Son estos camélidos la base de la alimentación del lugar, sobre todo en el distrito de Tomas (3,540 msnm), el de mayor altitud entre los 33 distritos de la provincia de Yauyos.
Después de la ceremonia, y tras desafiar la enorme altura de la puna, enrumbamos a Pumacancha para el desayuno. En la estancia de Jaime Ríos, Inés Clemente servía con generosidad explícita su famosa patasca, preparada con maíz local y alpaca de su potrero, mientras detallaba con orgullo la vigencia de este platillo ancestral y delicioso.
Plato Integrador
Hubo ajetreo en torno al fogón. Un ir y venir de platos interminable. Jaime Ríos, quien, además de anfitrión, era el guía, repartía rocoto sin seguir un esquema. Se extravió al final, lo rebasó la demanda. Desde entonces todo giró en torno a la patasca, en su sabor equilibrado, en su capacidad de inclusión. Era justa y necesaria para mitigar el frío y como cuota extra de energía para soportar el periplo que estaba previsto y para el que Jaime sí tenía hoja de ruta.
De Pumacancha emprendimos el camino a Capillayoc, la estación del tren, que alberga un pasado minero que aún es tema de conversación entre los comuneros más antiguos. Continuamos. La cabalgata de casi 25 kilómetros, en forma de herradura, describía el potencial turístico poco explotado. El panorama se abrió en el valle de Paccha Pata, pero se cerró más adelante, cuando ingresamos en el paraje de Wicwe. Una pendiente, y otra más. Trotar sobre relieves e inclinaciones. Acá no hay planos inclinados, pero sí vértigo y se siente el soroche. Todo bajo el azul sin matices del cielo tomasino, donde el sol digita la intensidad de la luz a su antojo.
La sorpresa llegaría al toparnos con la catarata de Paccha Pata, cuyas cristalinas aguas le dan al lugar poco menos que la condición de paraíso. La belleza abruma, eriza, en este lugar, que es habitado por colonias de alpacas y algunas ovejas que se desplazan tranquilamente.
Abdías Delzo, tomasino de residencia huancaína, que también se animó a subir a caballo; aclara que son 12,000 cabezas de alpaca que representan el futuro de su pueblo. Avistamos más cataratas y la excitación retorna al cuerpo: Pongo, con casi 100 metros de caída, y Huarocopampa, un poco menos rumorosa, aportan sonido a esta sucesión de imágenes inolvidables. En los agitados remolinos que generan sus aguas, crecen truchas, por lo que la pesca, constituye un atractivo adicional para los futuros proyectos turísticos que se desarrollen.
Poderoso Charqui
En el paraje de Huarocopampa hicimos una parada. Los caballos debían descansar, nosotros más. Nos sirvieron shacta, un charqui de alpaca aderezado con ají, cebolla que se acompaña con cancha – tostada con yeso– y queso de vaca, que el presidente de la comunidad campesina de Tomas, Pedro Fernández Casas, describe con gran conocimiento.
Después de casi tres horas de recorrido y 45 minutos para estirarnos, retomamos la aventura, siempre ante la presencia permanente en el horizonte del cerro dominante de Tomas, el Caja Real.
Nos dirigimos a las estancias ganaderas de Singua Grande y Singua Chica, donde funciona la planta lechera y hay un área de pastos, con vacas y ovejas.
Cotoloma y Urpay Rumi vienen luego, y después Paticancha, donde vemos pequeños cultivos de papas para autoconsumo. Los diez jinetes pasamos raudos por Rumichaca, el pueblo de Tomas está cada vez más cerca y la emoción aumenta, al igual que el trote de los caballos sobre la pampa de Churura. Caminamos siguiendo al río Singua, rico en truchas, por lo que el desarrollo de piscigranjas para explotar esta riqueza es solo cuestión de tiempo.
El próximo paso fue Escalera Pata, cuyo tramo ha sido afirmado por los tractores, aunque conserva el nombre. Abdías Delzo nos recuerda que, aquí, la minera Dinamarca extraía oro y plata.
Pasamos por Quicachaca, sus estancias y cultivos. La estancia final de los vivos también: el cementerio, que precede al ingreso a la plazuela El Carmen, adonde llegamos por la puerta grande, a caballo, como es acá, porque Tomas es un pueblo ecuestre, como lo demostraron hace 32 años, Néstor Ruiz, Carlos Becerra, Wenceslao Huamaní, y el propio Jaime Ríos, que esta vez nos invitó chamis, un calientito para recordar el calor de la gente que vive en las alturas.