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Eine Metamorphose
(altgriechisch μεταμόρφωσις metamórphōsis „Gestaltsumwandlung“, von μετά metá „bei, mit“, als Präfix „um-“, und μόρφωσις mórphōsis „Gestaltung“ [dieses von μορφή morphḗ „Form, Gestalt“]) ist
die ontogenetische Anpassung einer Pflanze an ihre jeweiligen Umweltbedingungen, um ihr Überleben unter den unterschiedlichsten Lebensbedingungen zu gewährleisten.
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Die Umwandlung der drei Grundorgane Wurzel, Sprossachse und Blatt zur Anpassung an besondere Lebens- und Umweltbedingungen bezeichnet man in der Botanik als Metamorphose.
Dabei kann man zwischen Wurzel-, Blatt- und Sprossmetamorphosen unterscheiden.
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Il genere Digitalis comprende una ventina di specie di erbacee biennali o perenni di breve vita. E’ una pianta erbacea spontanea in tutta l’Europa centrale e meridionale e presente anche in Italia. In natura il suo ciclo di vita è per lo più biennale, ma in coltivazione può essere persuasa a comportarsi da perenne, sebbene per non più di due-tre stagioni.
In maggio e giugno, su steli eretti alti fino a 100-120 cm, produce lunghe spighe unilaterali di fiori tubulari-campanulati, rigonfi, con vistose maculature interne. Nella specie spontanea, i fiori sono di colore rosa-porpora più o meno intenso oppure bianchi, in entrambi i casi maculati di porpora-rossiccio all’interno.
IN ARTE
Il un celebre dipinto di Vincent van Gogh il “Ritratto del dottor Gachet” il pittore disegna un medico che ha al suo fianco ha una pianta di digitale. L’opera è una testimonianza dell’utilizzo, come rimedio medico e fitoterapeutico.
da
ilgiardinodeltempo.altervista.org/digitale-storia-arte-e-...
IN LETTERATURA
La Digitalis Purpurea è stata molto amata tanto da ispirare diverse composizioni e poesie.
Le citazioni trovate in rete sono riferite a Ovidio, a Giovanni Pascoli e a Maria Pascoli, sua sorella.
Giovanni Pascoli dedicò al fiore una bellissima poesia basata sul racconto della sorella Maria relativo alla presenza di questa specie vegetale presso l'istituto di suore che la ospitava, a Sogliano al Rubicone.
DIGITALE PURPUREA
I
Siedono. L’una guarda l’altra. L’una
esile e bionda, semplice di vesti
e di sguardi; ma l’altra, esile e bruna,
l’altra… I due occhi semplici e modesti
fissano gli altri due ch’ardono. «E mai
non ci tornasti?» «Mai!» «Non le vedesti
più?» «Non più, cara.» «Io sì: ci ritornai;
e le rividi le mie bianche suore,
e li rivissi i dolci anni che sai;
quei piccoli anni così dolci al cuore…»
L’altra sorrise. «E di’: non lo ricordi
quell’orto chiuso? i rovi con le more?
i ginepri tra cui zirlano i tordi?
i bussi amari? quel segreto canto
misterioso, con quel fiore, fior di…?»
«morte: sì, cara». «Ed era vero? Tanto
io ci credeva che non mai, Rachele,
sarei passata al triste fiore accanto.
Ché si diceva: il fiore ha come un miele
che inebria l’aria; un suo vapor che bagna
l’anima d’un oblìo dolce e crudele.
Oh! quel convento in mezzo alla montagna
cerulea!» Maria parla: una mano
posa su quella della sua compagna;
e l’una e l’altra guardano lontano.
II
Vedono. Sorge nell’azzurro intenso
del ciel di maggio il loro monastero,
pieno di litanie, pieno d’incenso.
Vedono; e si profuma il lor pensiero
d’odor di rose e di viole a ciocche,
di sentor d’innocenza e di mistero.
E negli orecchi ronzano, alle bocche
salgono melodie, dimenticate,
là, da tastiere appena appena tocche…
Oh! quale vi sorrise oggi, alle grate,
ospite caro? onde più rosse e liete
tornaste alle sonanti camerate
oggi: ed oggi, più alto, Ave, ripete,
Ave Maria, la vostra voce in coro;
e poi d’un tratto (perché mai?) piangete…
Piangono, un poco, nel tramonto d’oro,
senza perché. Quante fanciulle sono
nell’orto, bianco qua e là di loro!
Bianco e ciarliero. Ad or ad or, col suono
di vele al vento, vengono. Rimane
qualcuna, e legge in un suo libro buono.
In disparte da loro agili e sane,
una spiga di fiori, anzi di dita
spruzzolate di sangue, dita umane,
l’alito ignoto spande di sua vita.
III
«Maria!» «Rachele!» Un poco più le mani
si premono. In quell’ora hanno veduto
la fanciullezza, i cari anni lontani.
Memorie (l’una sa dell’altra al muto
premere) dolci, come è tristo e pio
il lontanar d’un ultimo saluto!
«Maria!» «Rachele!» Questa piange, «Addio!»
dice tra sé, poi volta la parola
grave a Maria, ma i neri occhi no: «Io,»
mormora, «sì: sentii quel fiore. Sola
ero con le cetonie verdi. Il vento
portava odor di rose e di viole a
ciocche. Nel cuore, il languido fermento
d’un sogno che notturno arse e che s’era
all’alba, nell’ignara anima, spento.
Maria, ricordo quella grave sera.
L’aria soffiava luce di baleni
silenzïosi. M’inoltrai leggiera,
cauta, su per i molli terrapieni
erbosi. I piedi mi tenea la folta
erba. Sorridi? E dirmi sentia: Vieni!
Vieni! E fu molta la dolcezza! molta!
tanta, che, vedi… (l’altra lo stupore
alza degli occhi, e vede ora, ed ascolta
con un suo lungo brivido…) si muore!»
Toutes les préparations, de toutes les digitales, à partir de la plante entière, sont toxiques et donc ne sont plus employées du fait de l'impossibilité de faire un dosage exact.
fr.wikipedia.org/wiki/Digitale
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La corolle est composée de 5 pétales soudés. Elle est bordée de blanc, en forme de cloche de couleur rose foncée et parsemée à l’intérieur de taches sombres. Les corolles sont inclinées vers le sol.
Blatt Quadrat
Als Blattmetamorphose wird auch die regelmäßige Gestaltveränderung der Blätter entlang des Sprosses bei krautigen Blütenpflanzen bezeichnet. Diese wurde von Goethe intensiv studiert und in seinem Werk Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären dargestellt.
Nach Goethe ist damit auch die Blüte eine Metamorphose des Blattprinzips.
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Viele Pflanzen trockener Standorte reduzieren ihre Blätter vollständig oder wandeln sie in Dornen um, wie z. B. die Kakteengewächse.
Dadurch wird die Oberfläche der Pflanze wesentlich reduziert und damit auch die Transpiration.