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In the restaurant of the museum.
Peppers are the specialty of here Niikappu. One green pepper comes with even Soba.
おそばにも、焼きピーマンが1つ。
The art museum of Gerard Di-Maccio in Taiyo, Hokkaido.
太陽の森 ディマシオ美術館
Nikon D610 / SIGMA MACRO 50mm F2.8 EX DG
Canon EOS 550 D - EOS REBEL T2i - SkyWatcher SkyMax 90/1250 EQ1 MAK - Soligor teleconverter 1.7 x/d4 af
Tripod Manfrotto 055XPROB - Testa Manfrotto 804RC2 - Remote Switch RS-60E3.
Anisakis
Ciclo biologico:
Questi parassiti si trovano, allo stadio adulto,in Valle di Susa, più precisamente hanno invaso Chiomonte, e sono visibili a occhio nudo, ma siccome lanciano Gas CS e usano idranti al peperoncino, è consigliato un buon teleobiettivo. In Italia sono presenti in quel sottobosco di chi non vuole trovarsi un lavoro vero, o meglio, di chi non ha voglia di lavorare.
Le specie di anisakis svolgono il loro ciclo biologico in ambiente malsano. Le uova vengono rilasciate attraverso le feci dei mammiferi e si sviluppano vari stadi larvali. Subito dopo la schiusa vengono ingeriti dai primi ospiti intermedi, di solito il krill. Il krill a sua volta viene ingerito dal secondo ospite intermedio, o paratenico (cioè in cui il parassita non può svilupparsi e crescere). A questo punto si sviluppa l'ultimo stadio larvale che può passare direttamente al suo ospite definitivo (Valsusa) per il completamento del suo ciclo biologico, oppure può trovarsi accidentalmente in un altro ospite, definito per questo accidentale ( nel quale il parassita non evolve a successivi stadi di sviluppo), che può essere Nassirija dove la larva di Anisakis deperisce e muore in cambio di denaro per costruire la casetta con mammà e fidanzata.
Descrizione:
Questi nematodi, visibili a occhio nudo attraverso la reflex, misurano dai 1 ai 3 cm, vanno dal colore bianco al rosato,alle divise di varie colorazioni sono sottili e tendono a presentarsi in uno stato di nullafacente pelandronite.
Implicazioni sanitarie:
Le larve di anisakis possono costituire un rischio per la salute umana in due modi:
parassitosi causata da importazione di stronzi in diverse parti d'Italia contenenti le larve.
reazione allergica ai prodotti chimici liberati dalle larve nell'ambiente (gas CS & Affini).
Anisakidosi:
La gravità della malattia che apportano dipende sia dalla quantità di parassiti in divisa sia dalla sensibilità individuale del cittadino vessato. I sintomi vanno da semplici disturbi gastro enterici (dolori addominali, vomito, diarrea) alla possibile morte per arma da fuoco o investiti dai "Lince" a Venaria (vedi G8 o anche Spaccarotella).
Le sostanze biochimiche secrete dalle larve, possono causare delle reazioni anafilattiche in individui NO TAV sensibili.
Orvieto è un comune italiano di 21.053 abitanti della provincia di Terni in Umbria.
La città di Orvieto si trova nella parte sud-occidentale dell'Umbria, in provincia di Terni, al confine con la provincia di Viterbo nel Lazio. Orvieto è insediata su una rupe di tufo, a 325 m s.l.m., che domina la valle sottostante dove scorrono i fiumi Paglia e Chiani poco prima di confluire nel Tevere. Questa enorme piattaforma in tufo vulcanico brunastro, che si solleva dai venti ai cinquanta metri dal piano della campagna, fu creata dall'azione eruttiva di alcuni vulcani, che depositarono un'enorme quantità di materiali.
Con 281 km² di superficie, è uno dei cinquanta comuni più estesi d'Italia. Il punto più alto è il monte Peglia (837 m s.l.m.), al confine con il comune di San Venanzo. Il territorio di Orvieto è parte della Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana e parte di esso insiste nel Parco fluviale del Tevere, parco regionale dell'Umbria nato come area protetta del WWF nel 1990.
Periodo etrusco
Le testimonianza archeologiche di epoca etrusca, fornite da campagne di scavo e studi condotti negli ultimi anni, offrono un quadro abbastanza attendibile, anche se ancora incompleto, della città antica, identificata dopo molte incertezze e polemiche tra etruscologi, nella città di Velzna. Denominata, probabilmente, Volsinii Veteres (la disputa sul nome di questa città etrusca non si è ancora conclusa, ma questo sembra il più attendibile) sorgeva nei pressi di un famoso santuario etrusco, Fanum Voltumnae, meta ogni anno degli abitanti dell'Etruria che vi confluivano per celebrare riti religiosi, giochi e manifestazioni. La città ebbe, dall'VIII al VI secolo a.C., un notevole sviluppo economico, di cui beneficiavano principalmente ricche famiglie in un regime fortemente oligarchico, e un incremento demografico che, nella composizione della popolazione, mostra l'apertura ad una città multietnica; di tutto ciò si ha riscontro dai resti della città sulla rupe e principalmente dalle vicine necropoli. La città raggiunse il massimo splendore tra il VI e il IV secolo a.C., diventando un fiorente centro commerciale e artistico, con una supremazia militare garantita dalla sua posizione strategica che le dava l'aspetto di una fortezza naturale.
Periodo romano
Tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C. l'equilibrio sociale che aveva permesso la crescita della città, si incrinò. I ceti subalterni conquistarono il governo della cosa pubblica, il dissidio tra le classi divenne violento, finché i nobili non chiesero aiuto ai Romani. Questi, nel 264 a.C., colsero l'occasione per inviare l'esercito a Volsinii e, invece di sottometterla, la distrussero e deportarono gli abitanti scampati all'eccidio sulle rive del vicino lago di Bolsena, dove sorse Volsinii Novi. Non si conosce il motivo di tale accanimento dei Romani nei confronti della città che, secondo le notizie letterarie, trasportarono a Roma oltre duemila statue razziate dai santuari orvietani, ed evocarono nell'Urbe il dio Vertumnus, la principale divinità degli Etruschi. La traslazione della città fisica della Orvieto antica da un sito all'altro si ripeterà in senso inverso provocata ancora da altre invasioni. Fu rifondata allora sulla rupe orvietana la cittadella altomedievale di Ourbibentos che, nell'arco di qualche secolo, diverrà una nuova città con il nome di Urbs Vetus (città vecchia).
Libero Comune
Dopo il crollo dell'Impero Romano d'Occidente, Orvieto divenne dominio dei Goti fino al 553 quando, dopo una cruenta battaglia e un assedio, fu conquistata dai Bizantini di Belisario. Successivamente, dopo l'istituzione del Ducato di Spoleto, divenne longobarda. Poco prima dell'anno Mille la città, posta sulla linea di confine dell'Italia bizantina, di cui costituiva un importante nodo strategico, tornò a rifiorire, espandendo il suo tessuto urbanistico con la costruzione di fortificazioni, palazzi, torri e chiese. Si costituì in Comune, ma anche se non faceva parte ufficialmente del patrimonio di San Pietro, si trovava sotto il suo controllo; per essere riconosciuto governo comunale ebbe bisogno di una dichiarazione di consenso da parte di papa Adriano IV nel 1157. Nel XII secolo Orvieto, forte di un agguerrito esercito, iniziò ad ampliare i propri confini che, dopo vittoriose battaglie contro Siena, Viterbo, Perugia e Todi, la videro dominare su un vasto territorio che andava dalla Val di Chiana fino alle terre di Orbetello e di Talamone sul mar Tirreno. In questa sua espansione, Orvieto si era fatto un potente alleato: Firenze (rivale di Siena) che ne aveva appoggiato l'ascesa. I secoli XIII e XIV furono il periodo di massimo splendore per Orvieto che, con una popolazione di circa trentamila abitanti (superiore perfino a quella di Roma), divenne una potenza militare indiscussa, e vide nascere nel suo territorio urbano splendidi palazzi e monumenti.
Le lotte interne
Ma paradossalmente questa epoca vide anche il nascere di furibonde lotte interne nella città. Due famiglie patrizie, la guelfa Monaldeschi e la ghibellina Filippeschi, straziarono la città con cruenti battaglie che, insieme alle lotte religiose tra i Malcorini, filoimperiali, ed i Muffatti, papalini, indebolirono il potere comunale favorendo, nel 1364, la conquista da parte del cardinale Egidio Albornoz. In questo lasso di tempo altri avvenimenti, degni di nota, si erano registrati ad Orvieto:Papa Innocenzo III, dai pulpiti della chiesa di Sant'Andrea, aveva proclamato la IV crociata; nel 1281, nella stessa chiesa, alla presenza di Carlo I d'Angiò, veniva elevato al pontificato Papa Martino IV e, nel 1297, nella chiesa di San Francesco, avveniva la canonizzazione di Luigi IX di Francia, presente papa Bonifacio VIII. Dopo il cardinale Albornoz, Orvieto venne assoggettata a varie signorie: Rinaldo Orsini, Biordo Michelotti, Giovanni Tomacello e Braccio Fortebraccio per ritornare poi, nel 1450, definitivamente a far parte dello Stato della Chiesa, divenendone una delle province più importanti e costituendo l'alternativa a Roma per molti pontefici, vescovi e cardinali che vi venivano a soggiornare. I secoli XVII e XVIII furono periodi di tranquillità per la città. Sotto l'Impero Napoleonico assurse a cantone e più tardi, nel 1831, sotto la Chiesa, venne elevata a delegazione apostolica. Nel 1860, liberata dai Cacciatori del Tevere, fu annessa al Regno d'Italia.
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Orvieto é uma comuna italiana da região da Umbria, província de Terni, com cerca de 20.692 habitantes. Estende-se por uma área de 281 km2, tendo uma densidade populacional de 74 hab/km2. Faz fronteira com Allerona, Bagnoregio (VT), Baschi, Bolsena (VT), Castel Giorgio, Castel Viscardo, Castiglione in Teverina (VT), Civitella d'Agliano (VT), Ficulle, Lubriano (VT), Montecchio, Porano, San Venanzo, Todi (PG).
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Orvieto is a city and comune in southwestern Umbria, Italy situated on the flat summit of a large butte of volcanic tuff. The site of the city is among the most dramatic in Europe, rising above the almost-vertical faces of tuff cliffs that are completed by defensive walls built of the same stone.
Etruscan era
The ancient city (urbs vetus in Latin, whence "Orvieto"), populated since Etruscan times, has usually been associated with Etruscan Velzna, but some modern scholars differ. Orvieto was certainly a major centre of Etruscan civilization; the Archaeological Museum (Museo Claudio Faina e Museo Civico) houses some of the Etruscan artifacts that have been recovered in the immediate neighbourhood. An interesting survival that might show the complexity of ethnic relations in ancient Italy and how such relations could be peaceful, is the inscription on a tomb in the Orvieto Cannicella necropolis: mi aviles katacinas, "I am of Avile Katacina", with an Etruscan-Latin first name (Aulus) and a family name that is believed to be of Celtic ("Catacos") origin.
[edit] Roman and post-Roman eras
Orvieto was annexed by Rome in the third century BC. After the collapse of the Roman Empire its defensible site gained new importance: the episcopal see was transferred from Bolsena, and the city was held by Goths and by Lombards before its self-governing commune was established in the 10th century, in which consuls governed under a feudal oath of fealty to the bishop. Orvieto's relationship to the papacy has been a close one; in the tenth century Pope Benedict VII visited the city of Orvieto with his nephew, Filippo Alberici, who later settled there and became Consul of the city-state in 1016.
[edit] Middle Ages
Orvieto, sitting on its impregnable rock controlling the road between Florence and Rome where it crossed the Chiana, was a large town: its population numbered about 30,000 at the end of the 13th century.[1] Its municipal institutions already recognized in a papal bull of 1157,[2] from 1201 Orvieto governed itself through a podestà, who was as often as not the bishop, however, acting in concert with a military governor, the "captain of the people". In the 13th century bitter feuds divided the city, which was at the apogee of its wealth but found itself often at odds with the Papacy, even under interdict. Pope Urban IV stayed at Orvieto in 1262-1264.
Some of the families traditionally associated with major roles in Orvieto’s history are: Monaldeschi, Filippeschi, Alberici and Gualterio, of whom only the Alberici and the Gualterio have survived to the present day. The city became one of the major cultural attractions of its time when Thomas Aquinas taught at the Studium. A small university (now part of the University of Perugia), had its origins in a studium generale that was granted to the city by Pope Gregory XI in 1736.
[edit] Papal rule
The territory of Orvieto was under papal control long before it was officially added to the Papal States (various dates are quoted); it remained a papal possession until 1860, when it was annexed to newly unified Italy.
All'orizzonte di quell'oceano ci sarebbe stata sempre un'altra isola per ripararsi durante un tifone, o per riposare e amare.
Quell'orizzonte aperto sarebbe stato sempre li un invito ad andare.
(Hugo Pratt)
La città di Berat (Albania)
Albania, un paese al quale ci lega una storia antica e che oggi ci coinvolge profondamente in una cronaca quotidiana. Una terra sempre tormentata, che ha saputo difendere con fierezza, con ostinazione, con intransigenza talvolta sorprendente la propria identità e la propria diversità.
Una terra attraverso la quale sono passati i legionari romani, le forze delle nazioni confinanti, le truppe dell'Impero ottomano, i soldati italiani. Una storia tormentata come il suo paesaggio e la gente che lo popola, una nazione che, dopo la seconda guerra mondiale, ha saputo resistere a pressioni del suo vicino iugoslavo e ha costruito un comunismo di un tale assurdo rigore da far impallidire perfino quello cinese. Albania, un paese rimasto tagliato fuori dal mondo per quasi cinquant’anni, che cerca oggi di trovare una soluzione ai mille gravissimi problemi che lo travagliano ricorrendo anche all'aiuto di noi italiani, che abbiamo con esso vincoli e rapporti particolari.
La Fortezza, forse risalente al Basso Impero, rifatta da Michele I Angelo Comneno e poi, nel 400, dai Veneziani, si trova nella parte alta della città ed ha delle imponenti mura di cinta interrotte da 24 torri. Fu costruita con ciclopiche pietre di forma quadrata. Nel periodo bizantino il castello si trova nella lista delle fortificazioni di Giustiniano.
Dal periodo bizantino (VI sec.) sono ereditati alcuni elementi architettonici usati poi nelle chiese posteriori (XVI secolo), ma i famosi codici conservati nella biblioteca di Metropolia, Codex Purpureus Beratinus ( Codice porporeo del VI secolo) e Codex Aureus Anthimi (Codice aureo dell’IX secolo), l’Epitaffio di Gllaveniza (XIII secolo) e le pitture dell'epoca dei Paleologhi della Chiesa di Santa Trinita (XIV secolo) testimoniano l’importanza della citta e la ricchezza culturale ed artistica della città. Questi valori, le miniature dei codici, le pitture anonime delle chiese del XIV secolo, le icone realizzate qui a portare da altri centri ebbero un’influenza per i pittori postbizantini del XVI secolo, i quali presentano lineamenti relativamente chiari e svillupo unico realizzando opere importanti e valori artistici di prima mano.
Il grande chiostro interno con la scalinata di accesso alla Chiesa.
Ai lati della scalinata sono situate le statue di San Benedetto e Santa Scolastica. Al centro del chiostro è visibile il pozzo con le due colonne
Francesca Di Lorenzo in action on Day 10 of the 2014 US Open Tennis Championships at the USTA Billie Jean King National Tennis Center in Queens, NY, on Wednesday, September 3, 2014. Photo: Ashley Marshall/usopen.org
Basilica di San Marco, Venezia.
La splendente quadriga di bronzo dorato giunge a Venezia con il ricco bottino di guerra raccolto dai Veneziani, guidati dal doge Enrico Dandolo, dopo la conquista di Costantinopoli al termine della IV Crociata nel 1204, insieme ad altre opere di valore inestimabile, molte delle quali sono conservate ancor oggi nel Tesoro della basilica. La sistemazione dei cavalli sulla facciata della basilica, avviene probabilmente sotto il dogato di Ranieri Zeno (1253- 1268). Il mosaico che decora la lunetta sul portale di Sant'Alipio, databile intorno al 1265, ci presenta già i cavalli issati sulla facciata nella posizione che conserveranno nei secoli e che sarà celebrata nelle immagini di tanti artisti veneziani a partire dalla grande tela di Gentile Bellini con la solenne Processione in Piazza San Marco (1496). Francesco Petrarca è il primo a interrogarsi sulle loro origini; solo nel Rinascimento però si cerca di attribuire ai cavalli una paternità, accostandoli ai nomi dei grandi scultori greci, Fidia, Prassitele e infine Lisippo.
Una più attenta lettura delle fonti e dei vari aspetti del gruppo si verifica solo nel '700, promossa soprattutto da G.G.Winckelmann, il fondatore dell'archeologia moderna. Si sostiene anche l'ipotesi che possa trattarsi di un'opera non greca, ma di età romana e la disputa su quest'attribuzione proseguirà nell'Ottocento e fino ai giorni nostri.
Nel dicembre del 1797, per la prima volta dopo oltre cinque secoli, i quattro cavalli abbandonano la facciata di San Marco per volere di Napoleone che li fa trasferire a Parigi. La quadriga, destinata a decorare il coronamento dell'arco trionfale del Carrousel, subisce varie aggiunte. Con la caduta di Napoleone, Antonio Canova viene incaricato del recupero e del trasporto in Italia delle opere trafugate.
Il 13 dicembre 1815, alla presenza di Francesco I d'Austria, nuovo sovrano di Venezia, i cavalli vengono restituiti alla facciata di San Marco. La preziosa quadriga in bronzo dorato, l'unica pervenuta dall'antichità, ha però subito notevoli danni, quindi prima della ricollocazione viene portata in Arsenale per essere restaurata. Altri interventi saranno necessari negli anni successivi, ed ancora la quadriga per due volte viene calata dall'arcone marciano per trovare riparo in un rifugio sicuro nel corso delle due ultime guerre mondiali.
Intorno agli anni sessanta i cavalli vengono sottoposti dall'Istituto Centrale del Restauro a una serie di indagini tecniche che ne constatano le precarie condizioni, ma vengono raccolti dati preziosi sulla storia e sulla morfologia di queste sculture. Appare però indispensabile per la futura conservazione il ricovero dei cavalli all'interno del museo marciano e la collocazione di copie all'esterno sull'arcone.
Le analisi scientifiche hanno consentito una lettura a tutto campo dell'opera.
Le sculture sono state fuse in più parti (testa, tronco, zampe, coda) con il metodo detto indiretto, cioè mediante tasselli concavi, ricavati su una forma, nei quali viene spalmata la cera che nel corso della fusione è sostituita dal metallo: operazione in questo caso particolarmente difficile, come attestano le centinaia di tasselli delle più svariate forme che tappano i difetti della fusione. Infatti la lega metallica è costituita quasi unicamente dal rame, che richiede per la fusione una temperatura molto più alta di quella del bronzo consueto: un caso molto raro, se non addirittura singolare finora per statue di queste dimensioni, ma finalizzato all'applicazione della doratura. In origine era probabilmente una doppia doratura, a foglia e a mercurio, tecnica quest'ultima diffusa soprattutto in età medio-imperiale romana. L'eccessiva brillantezza dell'oro viene spento dall'artista con un fitto tratteggio inciso nelle aree più esposte alla luce. Sugli zoccoli e sulle cavezze sono incisi dei numeri romani dei quali non si è mai chiarita la reale funzione.
Nell'autopsia dell'ultimo restauro non sono stati trovati elementi che abbiano consentito una datazione assoluta. Le perplessità rimangono e - fatto unico nella storia dell'arte antica - la loro data di nascita nelle valutazioni dei diversi studiosi oscilla ancora fra il IV secolo a.C. e il IV d.C. Tuttavia alcuni connotati come l'impiego del mercurio nella fusione, la forma dell'occhio, delle criniere e delle orecchie, la complessa forma dei tasselli impiegati per le riparazioni eseguite prima della doratura, farebbero propendere per una datazione in età romana, all'epoca di Settimio Severo nell'ambito di una scuola di artisti greco-orientali, memori e depositari ancora della grande tradizione ellenistica.
Paccianid ha evocato l'atmosfera di Via del Campo . Credo che oggi Fabrizio De Andrè canterebbe le storie dei nuovi genovesi.
Non c'è poesia dove non ci sono voli di fantasia
dentro questa fabbrica
di ferro , di cemento
plastica grezza
vetroresina sporca
materiali sintetici
insipidi e senz'anima.
Guardo con gli occhi
che vanno oltre
..a quando correvo
a piedi nudi
sulle Viole che non sbiadivano.
Creo recordar que por la noche
El pájaro blanco echó a volar
En nuestros corazones
En busca de una estrella fugaz.
Kloster Maria Lourdes, Monastero di Maria Lourdes, Monasterio de María Lourdes, Monastère de Marie Lourdes, Monastery of Mary Lourdes
(further pictures and information you can see by clicking on the link at the end of page!)
Chronicle of the parish | parish church | parsonage
Parish Centre | Lourdes Chapel
History of the parish
1187, Wolkersdorf was for the first time as "Wolfkersdorf" in a deed of donatio by Manhard and Ulrich von Hintperch (= Himberg) mentioned. The parish Wolkersdorf appears in 1328 for the first time as a manorial establishment. The parish has always been limited to the local area. Over the centuries, the residents of the parish brought it through diligence and thrift to a modest prosperity. As to infestations, natural disasters and two plague epidemics are mentioned. The parish, located in the eastern border area of Austria, in times of war through occupation and looting had to suffer much. Mention should be made in this respect of the Turkish threat, the incursion of the Swedes during the 30 Years War, the plundering by the French under Napoleon as well as the Prussian army, which had advanced after the defeat of Austria in Hradec Králové in 1866 to the Rußbach (brook); finally the difficult time of the Soviet occupation after the Second World War should be mentioned. By order of the Lower Austrian Provincial Government of 14th November 1968 Wolkersdorf was conferred upon it the town charter. By the archbishop of Vienna the deanery Pillichsdorf on 1st January 1996 was renamed into the deanery Wolkersdorf. The parish has about 3,000 Catholics.
Parish Church
The parish church was built by Stephan von Slaet 1341-1350 and dedicated to Saint Margaret. This small gothic church (9.40 m long, 5.45 m wide, about 9 m high) is the presbytery for the today's parish church. 1727 Emperor Charles VI. the house of God by the Baroque nave had to its present size expanded (21.8 m long, 9.9 m wide, 12.5 m high). Despite the uniform external facade design, the two phases of construction are still recognizable, the Gothic presbytery and the Baroque ship. In 1754 Empress Maria Theresa the tower had built (37 m high).
Interior equipment: When you enter the church through the main gate under the tower, you are received by a bright, in cheerful colors decorated space. In the vertex of the presbytery wall the mighty Habsburg imperial eagle can be seen. The heart shield of the double eagle is surrounded by the insignia of the Order of the Golden Fleece and bears the monogram Emperor Charles VI . - CVI. In the claws the eagle holds sword and scepter, while a banner the motto of the Emperor and the year of the expansion of the church shows: "Constantia et Fortitudine" (with steadiness and fortitude) 1727.
The Baroque high altar was built in 1768 in imitation marble. The structure has over the tabernacle yet a Drehtabernakel (revolving tabernacle) for exposure of the Blessed Sacrament. Above it forms a plastic, the apocalyptic Lamb of God representing, flanked by two adoring angels, the conclusion. The retabel structure fits organically into the Gothic choir. Right of the altar is on a high pedestal saint Rochus represented, on the left, in the same way the holy Sebastian. In the middle part is behind the high altar in a picture larger than life the church patron, saint Margaretha represented (the painting is signed "FB 1832" - painter unknown). The saint stands upright and holds in her left hand a cross against the dragon (symbolizing the temptation to apostasy), while Schwurhand (oath hand) and look to our Heavenly Father are elevated, which appears above her. In the right wall of the presbytery there are seating niches with small ribbed vaults in the Gothic style (around 1350) with the coat of arms of the Counts of Nuremberg worked off.
On the side altars are two late Baroque wood-carved figures (1760), saint Joseph and the most blessed Virgin Mary, erected. The pulpit in the Rococo style dates back to 1770. The Stations of the Cross - by Viennese artist Eduard Kerschbaum 1968 of basswood carved - are attached to the side walls of the nave. The organ was built in 1897 by the Viennese organ builder Johann M. Kauffmann as a mechanical cone chests organ with 16 registers.
From the church square the church staircase on a bridge (flying buttress) above the Mittelstraße (central road) leads to the parish church. In 1727, this staircase was decorated with six life-sized Baroque stone sculptures. This is probably an expression of gratitude for the successful baroque church reconstruction under Emperor Charles VI. Initiator of the edification of the saints was the then minister Christoph Leopold Edler von Guarient and Raall. The work was financed by donations from the guilds and by donations from individual citizens.
On the right side of the ascent there are statues
of saint Charles Borromeo, who was regarded as the patron saint against the plague.
of saint John of Nepomuk, who as a "bridge saint" was very revered among the people, and above
of st. Florian, who was popular as a patron of the fire and the forge.
On the left side there are the statues
of st. Joseph, who was called on as a patron for a good hour of death, and as a protector against an unprepared, sudden death,
the Mother of God as immaculately received Virgin who crushes the serpent's head, and above
of saint Leopold, the country's (Lower Austria) patron saint, who is represented as founder of churches and monasteries (church on the right arm).
Vicarage
The vicarage was built around 1727. The building with a Gothic core in 1797 was increased and adapted as parsonage. During the March battles against Napoleon, Emperor Franz I had from 16th May to 6th July 1809 here his headquarters installed. In 1997, the exterior facade was renovated.
Parish centre
By 1970 the parish center was built as a meeting place. Inside is an auditorium and seminar rooms which are used by the parochial groups. The parish center was built from 1971 to 1973 under Pastor Karl Ponweiser as a meeting place. The house is intended for cultural and pastoral events. It is used by all parish groups and for individual events (eg lectures, concerts, theatrical performances, balls) also leased.
Lourdes Chapel
At the point where yet in 1783 a cross was erected "to the glory of God and the consolation of the poor souls", the chapel was built in honor of Our Lady of Lourdes in 1890. 1909 this church was enlarged in the neo-Gothic-Romanesque style, so this first chapel is forming the presbytery for the present chapel.
In the curvature of the chancel 1971 a by Viennese artist Eduard Kerschbaum of basswood carved statue of Mary (1.3 m high) was erected. The statue is carved in the style of "lovely Madonnas" of the Gothic. The Mother of God carries in her right arm the Infant Jesus and in her left hand she holds a bunch of grapes, and she is therefore worshiped as "Wine-Producing Country Madonna", too.
www.pfarre-wolkersdorf.at/frameset.htm?http://www.pfarre-...
It was founded by Etruscans over twenty-five hundred years ago, but has seen its population dwindle to just fifteen residents over the course of the 20th century. Cività was the birthplace of Saint Bonaventure, born in 1274. The location of his boyhood house has long since fallen off the edge of the cliff. By the 16th century Civita was beginning to decline, becoming eclipsed by its former suburb Bagnoregio.
At the end of the 17th century, the bishop and the municipal government was forced to move to Bagnoregio due to a major earthquake, accelerating the old town's decline. At that time the area was part of the Papal States. In the 19th century Civita's location was turning into an island and the pace of the erosion quickened as the layer of clay below the stone was reached in the area where today's bridge is located. Bagnoregio continues as a small but prosperous town, while Civita became known as il paese che muore (in Italian: "the dying town"). Civita has only recently been experiencing a tourist revival.
Storia
Civita venne fondata 2500 anni fa dagli Etruschi. Sorge su una delle più antiche vie d'Italia, congiungente il Tevere (allora grande via di navigazione dell'Italia Centrale) e il lago di Bolsena.
All'antico abitato di Civita si accedeva mediante cinque porte, mentre oggi la porta detta di Santa Maria o della Cava, costituisce l'unico accesso al paese. La struttura urbanistica dell'intero abitato è di origine etrusca, costituita da cardi e decumani secondo l'uso etrusco e poi romano, mentre l'intero rivestimento architettonico risulta medioevale e rinascimentale. Numerose sono le testimonianze della fase etrusca di Civita, specialmente nella zona detta di San Francesco vecchio; infatti nella rupe sottostante il belvedere di San Francesco vecchio è stata ritrovata una piccola necropoli etrusca. Anche la grotta di San Bonaventura, nella quale si dice che San Francesco risanò il piccolo Giovanni Fidanza, che divenne poi San Bonaventura, è in realtà una tomba a camera etrusca. Gli etruschi fecero di Civita (di cui non conosciamo l’antico nome) una fiorente città, favorita dalla posizione strategica per il commercio, grazie alla vicinanza con le più importanti vie di comunicazione del tempo. Del periodo etrusco rimangono molte testimonianze: di particolare suggestione è il cosiddetto “Bucaione”, un profondo tunnel che incide la parte più bassa dell’abitato, e che permette l’accesso, direttamente dal paese, alla Valle dei Calanchi. In passato erano inoltre visibili molte tombe a camera, scavate alla base della rupe di Civita e delle altre pareti di tufo limitrofe che purtroppo furono in gran parte fagocitate, nei secoli, dalle innumerevoli frane. Del resto, già gli stessi Etruschi dovettero far fronte ai problemi di sismicità e di instabilità dell’area, che nel 280 a.C. si concretarono in scosse telluriche e smottamenti. All’arrivo dei romani, nel 265 a.C., furono riprese le imponenti opere di canalizzazione delle acque piovane e di contenimento dei torrenti avviate dagli etruschi.
Fonte: Wikipedia