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Cristina D'Avena & Gem Boy

Carroponte - Sesto San Giovanni - Milano

11 Luglio 2013

  

© Mairo Cinquetti

 

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Cristina D'Avena nasce a Bologna lunedì 6 luglio 1964 da Alfredo, medico, e da Ornella, casalinga. All'età di 3 anni e mezzo esordisce cantando "Il valzer del moscerino" alla decima edizione della rassegna canora per bambini Zecchino d'Oro; il brano si aggiudica il 3º posto. Dopo l'esperienza allo Zecchino d'Oro, rimane all'Antoniano come componente del Piccolo Coro fino al 1976, ma continuerà a frequentarlo per altri 5 anni accompagnando la sorella Clarissa, nata 10 anni dopo di lei e anche lei diventata nel frattempo componente del coro.

 

Nel 1981 Cristina è una diciassettenne studentessa di Liceo Classico che vede il canto solo come un hobby. In quel periodo, Alessandra Valeri Manera, l'allora responsabile della tv dei ragazzi della neonata Canale 5, era alla ricerca di una voce femminile che potesse interpretare la sigla della serie animata giapponese "Pinocchio": per questo motivo interpellò Augusto Martelli, direttore artistico-musicale della rete nonché figlio del maestro Giordano Bruno Martelli. Fu proprio Martelli padre, tramite il figlio, a segnalare a Valeri Manera il nome di Cristina D'Avena, avendo egli avuto modo di frequentarla fino a poco tempo prima presso il Piccolo Coro dell'Antoniano. Dopo essere stata sottoposta ad un provino discografico, Cristina, ancora minorenne, firma un contratto di esclusiva (a cui è legata ancora oggi) con l'etichetta discografica di Canale 5, la Five Record (in seguito ridenominata RTI Music, oggi inglobata in RTI s.p.a.), e diviene così l'interprete della canzone "Bambino Pinocchio" composta da Martelli figlio che di lei all'epoca disse: « Diventerà una grande cantante ». Il successo commerciale del relativo 45 giri diede effettivamente inizio alla carriera di Cristina: da allora non ha mai smesso di incidere e, grazie alla quantità di sigle da lei registrate, è l'unico personaggio dello spettacolo la cui voce è presente sulla tv italiana ininterrottamente dai primi anni '80 almeno una volta al giorno, 7 giorni su 7, 365 giorni l'anno.

 

Sempre da questo periodo inizia a pubblicare numerosi singoli ed album, che complessivamente venderanno un totale di circa 6 milioni di copie: nel 1983, infatti, Five Record dà vita a "Fivelandia", il primo volume di quella che diventerà una longeva collana destinata a contenere le sigle dei cartoni animati in onda sulle reti del biscione; un appuntamento fisso dell'autunno a cadenza annuale, a cui si aggiungerà, a partire dal febbraio 1987, la sua versione primaverile anch'essa a cadenza annuale dal titolo "Cristina D'Avena con i tuoi amici in tv". Tra le canzoni di maggior successo dei primi anni, particolare menzione per "Canzone dei Puffi" del 1982 (grazie alla quale verrà premiata con il suo primo Disco d'Oro per le oltre 500.000 copie vendute) e "Kiss me Licia" del 1985 (Disco di Platino per le oltre 100.000 copie vendute del relativo album): quest'ultima è la sigla a cui la cantante dichiarerà più volte di essere maggiormente legata.

 

A partire dal settembre 1986 raggiunge, tuttavia, una popolarità ulteriore a quella già acquisita in 5 anni con la sola interpretazione delle sigle, nonché una notevole visibilità, quando interpreta il ruolo di Licia nella prima di 4 serie di telefilm per ragazzi intitolata "Love me Licia": la serie è basata sulla protagonista e sui personaggi del cartone animato giapponese "Kiss me Licia" (che aveva fatto il suo debutto 12 mesi prima), del quale questa produzione italiana con attori in carne e ossa prosegue idealmente le vicende. È così che quella che fino a questo momento era quasi soltanto una voce (quel timbro così particolare che milioni di bambini italiani avevano già imparato a riconoscere) diventa di fatto un volto, il volto di una ragazza dall'aspetto più giovane dei suoi 22 anni che l'intero pubblico, anche quello più adulto, ora conosce e apprezza già. A "Love me Licia" seguiranno "Licia dolce Licia" nella primavera 1987, "Teneramente Licia" nell'autunno 1987 e "Balliamo e cantiamo con Licia" nella primavera 1988; le serie vengono trasmesse il lunedì, il mercoledì e il venerdì alle ore 20:00 su Italia Uno in diretta concorrenza coi telegiornali Rai e raggiungono insperati ascolti record.

 

Nel 1987, mentre i brani da lei incisi ammontano già ad un centinaio, Cristina registra un brano in lingua francese: si tratta della versione francofona della sigla italiana "Lovely Sara" (da lei già interpretata pochi mesi prima), destinata ad accompagnare la messa in onda di "Princesse Sarah" che sarà il primo cartone animato ad essere trasmesso su La Cinq, rete televisiva francese di proprietà di Silvio Berlusconi costruita sul modello di Canale 5. Grazie a questa sua incisione la cantante, che per la prima volta vide apparire il proprio nome sulla copertina di un disco pubblicato e distribuito esclusivamente all'estero, è conosciuta e ricordata ancora oggi dai bambini francesi degli anni '80.

 

Conclusasi la saga di Licia nella primavera 1988, dall'autunno Italia Uno decide di mettere in scena proprio Cristina e la sua realtà quotidiana, costantemente impegnata tra gli studi universitari alla Facoltà di Medicina e il lavoro di cantante. Non a caso, durante l'ultima puntata dei telefilm di Licia, Cristina D'Avena compare nel ruolo di se stessa annunciando la sua intenzione di metter su una band musicale. Pochi mesi dopo viene infatti trasmessa su Italia Uno "Arriva Cristina", a cui seguiranno "Cristina" nell'autunno 1989, "Cri Cri" nell'autunno 1990 e "Cristina, l'Europa siamo noi" nell'autunno 1991. "Cri Cri" si compone di due serie da 36 episodi l'una, mentre "Cristina, l'Europa siamo noi" viene trasmessa da Retequattro anziché da Italia Uno e alle ore 19:00 anziché al consueto orario delle 20:00. Come già avvenuto per le 4 serie di Licia, per ognuno di questi telefilm Five Record pubblica un disco contenente la sigla e tutti i brani cantati all'interno degli episodi: i primi tre album diventano Dischi di Platino.

 

Tra i suoi concerti più riusciti quelli realizzati nel novembre 1989 e 1990 al PalaTrussardi di Milano, a cui assistettero un totale di circa 20.000 spettatori, e quello del 1992 al FilaForum di Assago (13.000 persone in sala e 3.000 all'esterno) i cui incassi sono stati interamente devoluti alla Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

 

Con alle spalle la stessa autrice-produttrice degli esordi ed una casa discografica che, grazie solamente alle sue canzoni, nel 1991 ottiene un fatturato di oltre 9 miliardi di lire, negli anni '90 la cantante prosegue, regolarmente e senza interruzioni, ad incidere nuove sigle e a pubblicare CD; numeri, i suoi, che tanti artisti blasonati, ancora oggi, le invidiano. Persino la cantante Mina, nel 1994, inciderà ed inserirà in uno dei suoi album una cover di una canzone di Cristina del 1988 dal titolo "Sempre attento al regolamento"; per l'occasione, testo e titolo furono modificati e la canzone divenne "Tu dimmi che città".

 

All'attività musicale e discografica si aggiunge l'attività di conduttrice e co-conduttrice televisiva (nonché radiofonica) iniziata già nel 1989 col varietà del sabato sera di Canale 5 "Sabato al circo", esperienza grazie alla quale Cristina, insieme a tutto il cast del programma, si aggiudicherà il Telegatto nella categoria "Programmi per ragazzi". Il programma andrà avanti per quattro anni, fino al 1992, quando cambia titolo, rete e giorno di programmazione e diventa "Il Grande Circo di Retequattro", in onda per 16 settimane da mercoledì 7 ottobre. Assieme a Gerry Scotti presenta per due anni lo speciale di Capodanno di Canale 5, in onda il 31 dicembre 1989 con il titolo "L'allegria fa 90" e il 31 dicembre 1990 con il titolo "Evviva l'allegria". Dall'8 novembre 1992 conduce su Italia Uno "Cantiamo con Cristina", la versione per bambini del "Karaoke" di Fiorello che va in onda alle ore 20:00 della domenica: in ogni puntata si affrontano due squadre che si sfidano sulle note delle sigle di Cristina. Nella stagione 1993/94 farà parte del cast della sesta edizione di "Buona Domenica", al fianco di Gerry Scotti e Gabriella Carlucci: qui, tra le altre cose, conduce la rubrica "Radio Cristina" dove commenta lettere e fax inviati dai più piccini e si esibisce in alcuni numeri musicali e di danza (in questi spazi avrà anche modo di eseguire le canzoni dell'album "Cristina canta Disney" fresco di pubblicazione). Avrà poi il ruolo di inviata speciale in giro per l'Italia nella quinta edizione di "La sai l'ultima?", in onda su Canale 5 nella stagione televisiva 1995/96 e condotta da Gerry Scotti assieme a Paola Barale. A partire dal 15 settembre 1996, invece, conduce per due anni di seguito, alternandosi settimanalmente col doppiatore ed amico Pietro Ubaldi, il contenitore di cartoni animati e giochi telefonici "Game Boat", in onda tutti i giorni nel preserale di Retequattro; in questo periodo, tra l'altro, viene pubblicato il quattordicesimo capitolo di "Fivelandia", premiato con il Disco di Platino per le oltre 100.000 copie vendute. Nel 1998, nel 1999 e nel 2000 ritorna allo Zecchino d'Oro in qualità di co-conduttrice al fianco di Cino Tortorella e Milly Carlucci. Nell'autunno 1998 è chiamata da Fabio Fazio per condurre con Andrea Pezzi il varietà del venerdì sera di Rai Due "Serenate", ideato dallo stesso Fazio che inizialmente doveva esserne il conduttore. Su Rai Uno, invece, condurrà il tradizionale "Concerto di Primavera", sia ad aprile 1999 che ad aprile 2000, oltre che lo special natalizio "Buon Natale a tutto il mondo" di cui sarà la presentatrice sia nell'edizione del 1999 che in quella del 2000.

 

Nel 1998 debutta anche al cinema, seppur con un cameo: interpreta infatti se stessa in una scena del film "Cucciolo" di Neri Parenti accanto a Massimo Boldi, con il quale aveva già lavorato ai tempi di "Sabato al circo".

 

Nel dicembre 2002 Cristina festeggia ufficialmente 20 anni di carriera (sebbene l'incisione di "Bambino Pinocchio", la sua prima sigla per un cartone animato, risalga al secondo semestre del 1981) con la pubblicazione di un doppio CD dal titolo "Cristina D'Avena: Greatest Hits" (ma il titolo inizialmente previsto è "Cristina D'Avena: Vent'anni"), che raccoglie i più grandi successi della cantante (il CD 1 è relativo agli anni 1981-1990, il CD 2 agli anni 1991-2002) e include una nuova versione, riarrangiata e reinterpretata per l'occasione, della sua prima sigla. Proprio nel giorno d'uscita del disco, il 6 dicembre, dall'auditorium di Cologno Monzese la rete televisiva satellitare Video Italia le dedica, in prima serata e in diretta contemporanea su Radio Italia, una puntata di oltre 2 ore della sua trasmissione "Serata con...", durante la quale la cantante esegue dal vivo gran parte dei brani dell'album, in quella che si rivela essere una vera e propria festa-concerto a cui prendono parte fan storici, amici e collaboratori di vecchia data.

 

Il suo nome per oltre 20 anni è stato professionalmente associato in modo indissolubile a quello di Alessandra Valeri Manera: responsabile dei programmi per ragazzi delle tv del biscione dal 1980 al 2001 e a conti fatti talent scout e creatrice del personaggio "Cristina D'Avena", Valeri Manera è stata anche ideatrice, autrice, direttrice artistica e produttrice di tutti i lavori della cantante alla quale è legata da una sincera amicizia, sebbene dal 2001 la sua attività si sia ridotta ad una composizione saltuaria dei testi di sigle. In coppia con Valeri Manera, nel 2002 Cristina firma per la prima volta come autrice una sua canzone dal titolo "I colori del cuore". Nel 2007 firma da sola il testo di una sua sigla per un cartone animato (il titolo del brano, e della serie, è "Dolce piccola Remì") e da allora, di tanto in tanto, alcune delle sigle da lei interpretate portano il suo nome come unica autrice delle parole.

 

Il 14 aprile 2007, al Roxy Bar di Bologna, Cristina celebra 25 anni di successi con un grande concerto, accompagnata dall'irriverente gruppo dei Gem Boy con il quale inaugura una collaborazione che dura ancora oggi. In questa occasione riceve da Red Ronnie il prestigioso riconoscimento "Gandhi 9.11", un totem luminoso creato dall'artista Marco Lodola e destinato a quei personaggi che si sono maggiormente distinti come portatori di pace. Nello stesso anno, poi, si verifica un vero e proprio record per la cantante: alla cifra di 1.210 euro si chiude l'asta online del CD del 1989 "Cristina D'Avena e... i tuoi amici in TV 3", venduto sul portale eBay il 10 settembre. La vendita viene resa nota e definita dalla divisione italiana del sito come « il primato mai raggiunto online da un CD in Italia »; non a caso, la versione CD dell'album è considerata uno tra i pezzi più rari nella produzione discografica della cantante, non tanto per le 14 sigle in esso contenute (reperibili comunque su altre pubblicazioni successive) ma poiché, nella sua versione digitale, venne stampato in un numero limitatissimo di copie rispetto ai classici formati utilizzati all'epoca (sebbene per ancora pochi anni), vale a dire l'LP e l'MC. Il record è stato addirittura superato il 10 novembre del 2011, quattro anni dopo, quando un'altra copia messa all'asta è stata venduta alla cifra di 3.010,00 euro.

 

In questa fase della sua carriera, nonostante da tempo non abbia più un programma tutto suo, la cantante continua a farsi vedere dal pubblico televisivo accettando l'invito di numerose trasmissioni Rai o Mediaset che la chiamano per intervistarla o per vederla esibirsi; nella puntata del 16 febbraio 2008 del programma di prima serata di Rai Uno "I Migliori Anni" si registrerà un picco di ascolti pari a 7.618.000 telespettatori proprio nel momento della sua partecipazione al programma in cui dal vivo canta la sigla di "Kiss me Licia". Nello stesso anno pubblica due libri per bambini, di cui la cantante è autrice e narratrice, dal titolo "Le fiabe di Fata Cri: Fata Cri e i draghetti pasticcioni" e "Le fiabe di Fata Cri: Fata Cri e il ballo degli scoiattoli": quest'ultimo venderà 37.500 copie.

 

Dopo aver scritto e interpretato la sigla della serie animata "Twin Princess - Principesse Gemelle" che diverrà il suo primo singolo ad essere commercializzato come download digitale, nel 2009 realizza un disco che si distacca dalle sigle tv per le quali è da sempre conosciuta: per la prima volta infatti si rivolge al grande pubblico, non solo a quello dell'infanzia, e lo fa con un album dal titolo "Magia di Natale", in cui reinterpreta 12 brani della tradizione natalizia, classici e moderni, tutti arrangiati dal maestro Valeriano Chiaravalle. Il disco è anche l'occasione, per la cantante, di incidere per la prima volta in lingua inglese. Nell'album figura anche una cover di "Childhood", brano di Michael Jackson con il quale l'artista ha voluto rendere omaggio al Re del Pop.

 

Da giovedì 21 gennaio 2010 torna a lavorare in tv: è nel cast della seconda edizione del programma di prima serata di Italia Uno "Matricole & Meteore". Nello show, composto da 8 puntate e condotto da Nicola Savino e Juliana Moreira, ha il doppio ruolo di ospite fisso e inviata speciale nei panni di una principessa alla ricerca del Principe Azzurro; nelle varie puntate si esibisce anche in alcuni medley di sigle fra le tante incise nel corso della sua carriera. Dal 28 febbraio dello stesso anno è testimonial di Intervita ONLUS, organizzazione umanitaria internazionale impegnata in progetti di sviluppo nel Terzo Mondo attraverso il sostegno a distanza, per la quale registrerà 15 messaggi promozionali trasmessi da Canale 5. A partire dal periodo autunnale, le serie di telefilm che la videro protagonista tra l'86 e il '91 riacquistano visibilità nonché rinnovata fortuna grazie alla loro riproposizione da parte del canale Hiro di Mediaset Premium e, poco tempo dopo, anche per mano di La5 che le trasmette, tutte le sere, allo stesso orario della prima messa in onda, vale a dire alle 20. Visto il grande successo riscosso (la fascia oraria in cui vengono trasmessi risulta essere la più seguita per la rete), la casa discografica della cantante decide di ristampare, per la prima volta su CD e dopo oltre due decadi di assenza dal mercato discografico, le colonne sonore di ciascuna delle 8 serie, raccogliendole in due box multidisco intitolati "Licia e i Bee Hive Story" e "Arriva Cristina Story", che appassionati vecchi e nuovi accoglieranno con straordinario entusiasmo.

 

Anche nel nuovo millennio la cantante ha continuato e continua a tenere concerti in tutta Italia, sia da sola che accompagnata dal gruppo dei Gem Boy; uno dei suoi ultimi concerti più fortunati è sicuramente quello tenuto ad Avellino nel maggio del 2010 dove, tra bambini e adulti, ha raccolto oltre 15.000 spettatori.

 

Nel gennaio 2011 incide una sigla per la prima volta in duetto con una voce femminile: quella di Alessia Volpicelli, piccola paziente del C.R.O. (Centro di Riferimento Oncologico) di Aviano; il brano, di cui la D'Avena è anche autrice, si intitola "Emily della Luna Nuova". Nello stesso periodo firma anche il testo di una canzone per uno dei concorrenti del programma televisivo "Io Canto": si tratta del brano "Tutto quello che ho" incluso nell'album d'esordio di Simone Frulio dal titolo "Tredici".

 

L'anno successivo la cantante torna in tv e approda su Super!: per tutta l'estate è infatti la conduttrice di "Karaoke Super Show!", la prima produzione del canale televisivo per ragazzi edito da De Agostini. In onda nel week-end dalle più belle piazze della riviera romagnola, il programma prevede la partecipazione di due squadre composte da bambini, genitori e nonni che si sfidano interpretando i grandi tormentoni estivi, le canzoni dello Zecchino d'Oro più amate e naturalmente le più famose sigle dei cartoni animati di Cristina. Ma il 2012 è anche l'anno del 30º anniversario del debutto artistico di Cristina D'Avena: per festeggiare questa ricorrenza viene messa in atto una serie di celebrazioni a partire già dal dicembre 2011, quando apre il fanclub ufficiale della cantante che gli ammiratori chiedevano insistentemente da tempo. Ad aprile del 2012 i festeggiamenti proseguono con l'inaugurazione del suo negozio online, all'interno del quale è possibile trovare gran parte della sua sempre più abbondante produzione discografica oltre a tanti prodotti e gadget esclusivi, scelti e ideati direttamente da Cristina in persona. Le celebrazioni di questo importante traguardo si materializzano anche a livello discografico con la nascita di un grande progetto in due parti dal titolo "30 e poi...", che debutta nei negozi di dischi il 27 novembre 2012 con l'uscita del triplo CD "30 e poi... Parte Prima". L'album è composto da 3 CD che racchiudono un totale di ben 70 sigle originali dei cartoni animati più famosi degli anni '80, '90 e 2000; la scaletta è impreziosita dalla presenza di tre sigle inedite (una risalente al '95, una al '99 e un'altra ancora al 2009) qui pubblicate per la prima volta in assoluto e di una ora disponibile per la prima volta su CD, da una reinterpretazione di Cristina del classico natalizio "O Holy Night", da un megamix dei suoi storici successi anni '80 e infine da una cover del brano "L'anno che verrà" di Lucio Dalla, con la quale l'artista vuole rendere omaggio al cantautore suo concittadino. Il progetto "30 e poi..." prosegue quindi nel 2013 con una serie di iniziative a tema e si concluderà nell'autunno dello stesso anno con l'uscita di "30 e poi... Parte Seconda".

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La Porsche 911 è un'autovettura sportiva prodotta dalla Porsche a partire dal 1963. È tuttora in produzione, e nel corso degli anni ha avuto molti cambiamenti. Si possono, tuttavia, distinguere due serie fondamentali: le 911 con motore raffreddato ad aria (1963-1997) e le 911 "moderne" (dal 1998 ad oggi). Nella seconda metà degli anni cinquanta la Porsche 356 iniziava a sentire il peso degli anni. Il motore 4 cilindri boxer raffreddato ad aria era nato nel 1948 con cilindrata di 1.131 cm³ e 40 CV di potenza, ed era derivato, come altre componenti dell'auto, dalla Volkswagen Maggiolino. Il vecchio 4 cilindri aveva raggiunto il massimo del suo potenziale di sviluppo con la versione 2.0 Carrera GS da 130 CV. Per la progettazione della nuova vettura Ferry Porsche si occupò della parte tecnica, affidando l'innovazione stilistica al figlio Ferdinand Alexander Porsche soprannominato dai suoi familiari "Butzi". Le linee guida decise a priori comportavano il mantenimento dell'impostazione tecnico-stilistica della "356", con il motore boxer raffreddato ad aria e montato posteriormente, ma con un'abitabilità sufficiente a ospitare 4 persone. La costruzione in serie di una tale vettura, avrebbe consentito alla Porsche di entrare nel mercato delle Gran turismo "due litri", con un prezzo concorrenziale rispetto ai modelli costruiti artigianalmente da molti carrozzieri italiani, su meccaniche Alfa Romeo, Fiat e Lancia. Lo sviluppo tecnico non diede gravi difficoltà e la nuova meccanica, incluso l'inedito 6 cilindri boxer, era pronta già nel 1961. Problemi maggiori derivarono dalla definizione della carrozzeria. La soluzione trovata da Butzi alla fine del 1959, il prototipo "T7" (in seguito anche denominato "754"), non convinceva e le varie modifiche non riuscirono a trovare la giusta soluzione tra l'eleganza dell'aspetto e la necessità di ottenere il richiesto spazio per passeggeri dei sedili posteriori.

Un lungo lavoro di affinamento portò alle soluzioni più disparate e bizzarre, finché Butzi si vide costretto ad abbandonare l'iniziale punto programmatico dei 4 posti e ripiegare sulla configurazione 2+2, che consentiva di mantenere la linea di cintura iniziale, raccordando il padiglione con il cofano motore in una sola curva.

L'aspetto estetico risultò subito molto equilibrato e, ancor più la parentela stilistica con il modello "356". Per la nuova vettura venne scelta la sigla commerciale "901" e il primo esemplare costruito, di colore giallo, fu presentato al Salone dell'Automobile di Francoforte del 1963, ottenendo buoni apprezzamenti dal pubblico e dalla stampa specializzata. La commercializzazione della nuova "901", avviata all'inizio del 1964, fu subito ostacolata dalla diffida della Peugeot ad usare quella sigla, poiché depositaria di tutti i numeri a tre cifre con lo zero al centro da utilizzare per i suoi modelli. La Porsche fu quindi costretta a modificare la sigla in "911" a partire dal 10 novembre 1964. Marchiati "901" furono soltanto i primi 82 esemplari già venduti, quasi tutti allestiti in maniera artigianale, dato che la produzione di serie ebbe inizio il 14 settembre di quell'anno. Pur immediatamente ottenendo un buon successo di vendite, la "911" fu inizialmente investita da forti polemiche e contestazioni, soprattutto rivolte all'eccessivo prezzo di listino e alla problematica tenuta di strada. La questione del prezzo, provocò un vero e putiferio di rimostranze da parte della clientela Porsche, dato che il nuovo modello era proposto all'astronomica cifra di 23.900 DM, con un aumento di oltre 7.000 DM, rispetto alla "356". A seguito delle proteste, l'azienda decise di ridurre il prezzo della "911" a 22.400 DM. Inoltre propose una versione con finiture modeste e motore a 4 cilindri derivato dalla "356", al contenuto prezzo di 17.500 DM, poi divenuta "912" dall'aprile 1965. Di soluzione non altrettanto facile furono le carenze tecniche lamentate dalla clientela che si tramutarono, nel 1966, in un dimezzamento delle vendite, passando alle 1.709 vetture consegnate, contro le 3.389 dell'anno precedente. Venivano lamentate la scarsa ventilazione e l'eccessiva rumorosità nell'abitacolo, il comportamento nervoso della vettura e, soprattutto, l'instabilità direzionale oltre i 130 km/h e il notevole effetto sottosterzante. La 911 era una coupé 2+2 (gli affinamenti avevano ridotto lo spazio posteriore), con motore posteriore a sbalzo, trazione posteriore, sospensioni a 4 ruote indipendenti con barre di torsione, 4 freni a disco e cambio meccanico a 5 rapporti (spesso 4 per gli USA). Il 6 cilindri boxer raffreddato ad aria e alimentato da 2 carburatori Solex triplo corpo che la muoveva aveva una cilindrata di 1991 cm³ e una potenza massima di 130 CV. Nel 1966 venne lanciata anche la 911 S che, grazie ad una serie di modifiche all'albero motore, profilo dei pistoni, valvole maggiorate, raggiungeva una potenza di 160 CV. Su tutti i modelli si passò a carburatori Weber. Esternamente la S si riconosceva per i cerchi in lega Fuchs.

Sempre nel 1966 le coupé (standard e S) vennero affiancate dalle versioni Targa, con tetto rigido asportabile. Era la 911 T, con alimentazione a carburatori e motore meno prestante (110 CV); la 911 L manteneva il motore a carburatori da 130 CV ed aveva finiture di maggior pregio; la 911 S, ancora dotata di carburatori Weber, offriva 160 CV. Tutti i modelli erano disponibili sia in versione coupé che Targa.

Nel 1968, per rendere meno "nervoso" il comportamento stradale, venne allungato il passo di 6 cm (da 221 a 227 cm): il modello base era ancora la 911 T, con alimentazione a carburatori e motore da 110 CV; i modelli 911 E (140 CV) e 911 S (170 CV) erano dotati di iniezione meccanica Bosch. Nel 1969 fu cambiata la griglia posteriore e la cilindrata del motore: da 1991 a 2195 cm³. Le potenze salirono a 125 CV per la serie T (a carburatori), a 155 CV per la serie E (a iniezione) e a 180 CV per la serie S (pure a iniezione). Una serie S come si direbbe oggi "full optional" fu acquistata dalla Solar Film (casa produttrice statunitense che faceva capo a Steve McQueen) e usata nel film Le 24 Ore di Le Mans, con lo stesso Steve McQueen protagonista, che arriva sul circuito al volante proprio della 911 S grigia. Recentemente quest'auto, venduta dall'attore pochi anni dopo il film, e passata varie volte di mano, è stata battuta ad un'asta statunitense di auto d'epoca. Nel 1971 la cilindrata del boxer venne aumentata ulteriormente da 2195 cm³ a 2341 cm³ e le potenze crebbero a 130 CV (T), 165 CV (E) e 190 CV (S). La più potente 911 S ottenne anche uno spoiler anteriore per stabilizzare l'avantreno alle alte velocità. Nel 1972 fu proposta la 911 Carrera RS (RennSport), mossa da una versione di 2687 cm³ (210 CV) a iniezione meccanica del classico 6 cilindri boxer e carrozzeria alleggerita, con cofani e portiere in alluminio e lamiere non strutturali assottigliate. La Carrera RS era disponibile in una versione Touring con interno simile a quello delle 911 S e Sport, con allestimento interno semplificato per contenere ulteriormente il peso. Era riconoscibile per il celebre alettone posteriore "a coda d'anatra" (ducktail), le strip adesive sulla fiancata ed i cerchi (in lega) in tinta con le strip. Era disponibile nella sola versione coupé. Nel 1973 ne vennero creati otto esemplari da competizione denominati Carrera RSR. Utilizzando come base la RS, vennero montati nuovi freni ventilati a disco con quattro pistoncini e nuove sospensioni sportive irrigidite. I passaruota erano stati allargati per permettere il montaggio di pneumatici da competizione, più grandi rispetto a quelli di serie. Nella parte anteriore venne sistemato un nuovo radiatore dell'olio, mentre il propulsore impiegato era una versione 2.8 da 308 cv del motore della RS stradale. La sua gestione era affidata ad un cambio manuale a 5 rapporti. Questi modelli vennero affidati ai team Brumos e Penske per competere in alcune prove del Campionato Mondiale per vetture sport.

La prima prova fu alla 24 Ore di Daytona, dove i piloti Peter Gregg e Hurley Haywood del team Brumos ottennero la vittoria. Altre pregevoli conquiste furono La Targa Florio e la 12 Ore di Sebring. Nel 1974 le nuove norme USA sulla sicurezza e sull'inquinamento costrinsero i tecnici Porsche a rivedere la 911. Furono cambiati i paraurti, resi più grandi e ad assorbimento d'urto (i cosiddetti "impact bumpers"), con due pistoni idraulici al posto delle barre metalliche usate sul mercato europeo. I gruppi ottici posteriori vennero uniti da una fascia trasparente rossa inglobante i catarifrangenti. Dal punto di vista tecnico, invece, la cilindrata venne portata per tutte le versioni a 2687 cm³. Tutte adottarono l'alimentazione a iniezione meccanica, ma l'adozione di dispositivi antinquinamento ridusse la potenza utile. Anche gli interni furono aggiornati per migliorare comfort e sicurezza. La nuova gamma comprendeva la 911 standard (150 CV), la 911 S (177 CV) e la 911 Carrera (210 CV). Quest'ultima aveva la carrozzeria delle altre 911, senza alleggerimenti e variazioni estetiche, ed era disponibile anche in versione Targa (come pure la standard e la S), mentre il motore era lo stesso della Carrera RS della serie precedente: fu venduta solo sul mercato europeo ed in Sudafrica, ma non negli Stati Uniti. Nel 1975 venne introdotta la 911 Turbo, con motore portato a 2994 cm³ e sovralimentato con turbocompressore . La potenza cresceva così a 260 CV.

La 911 Turbo, disponibile solo in versione coupé, era facilmente riconoscibile per la carrozzeria allargata, l'ampio alettone posteriore (che incorporava l'intercooler), i cerchi sportivi con pneumatici maggiorati sui posteriori, lo spoiler anteriore più pronunciato e la verniciatura in nero opaco di tutte le parti cromate. Minime le modifiche all'interno. Lo stesso anno, data l'esigenza di proporla anche sul mercato statunitense, la cilindrata della Carrera crebbe a 2994 cm³, ma a causa dei dispositivi antinquinamento la potenza scese da 210 a 200 CV. Nel 1977 fu lanciata la 911 SC (SuperCarrera), che sostituiva tutte le altre versioni "non turbo" (standard, S e Carrera); aveva una cilindrata di 2994 cm³ e una potenza ridotta a 180 CV. Esteticamente le uniche modifiche riguardavano la verniciatura in nero opaco dei particolari prima cromati.

La SC, disponibile sia in versione coupé che Targa, venne lanciata in un momento in cui il management della Casa tedesca riteneva che la 911 fosse un modello superato, destinato ad essere gradualmente rimpiazzato dalla Porsche 928, lanciata proprio quell'anno e dotata di un nuovo motore V8 raffreddato ad acqua e meccanica transaxle. La 928 ebbe un buon successo di mercato, soprattutto negli USA, ma non riuscì mai a sostituire nel cuore degli appassionati la 911, che rimase sempre il modello Porsche più popolare. Nel 1978 la cilindrata della 911 Turbo crebbe da 2994 a 3299 cm³ e la potenza, grazie anche all'adozione dell'alimentazione a iniezione elettronica (anziché meccanica), raggiunse i 300 CV. Nel 1981 la potenza delle SC venne incrementata a 204 CV. Nel 1983 le versioni coupé e Targa vennero affiancate dalla 3.0 SC Cabriolet. Nel 1984 le 911 SC lasciarono il posto alle 911 Carrera 3.2, pressoché invariate esteticamente (a parte i piccoli fendinebbia rettangolari, ora integrati nello spoiler anteriore e non più solo opzionali, e il richiamo degli indicatori di posizione in posizione laterale), ma con importanti novità tecniche: cilindrata portata a 3164 cm³, alimentazione a iniezione elettronica anziché meccanica e potenza di 231 CV.

Fu realizzata anche in versione cabriolet. Nel 1987 venne proposta la nuova migliorata trasmissione G50 e la frizione idraulica. La fascia posteriore rossa ora comprende anche i retronebbia. Sono state prodotte due versioni commemorative della 3.2, chiamate comunemente, ma erroneamente, entrambe Giubileo.

Una del 1988 in occasione della 250.000ª 911 prodotta aveva un colore specifico (Diamantblau met cod. 697), la firma Ferry Porsche ricamata sugli appoggiatesta ed i cerchi ruota forgiati Fuchs con i "petali" nello stesso colore della carrozzeria anziché neri. Venne prodotta in tutte le varianti di carrozzeria, con motore catalizzato e non. Nell'anno seguente è stata realizzata una nuova versione commemorativa per i 25 anni di inizio di produzione della 911: in realtà erano 3 modelli con equipaggiamento molto completo e piuttosto rari, contraddistinti dai codici M097, M098 e M099. Rappresentavano una serie limitata di fine produzione del modello 3.2: M097 modello Anniversario 1989 25 anni 911 versione Germania, vernice blu profondo metallizzata, interni pelle totale colore grigio perla, tappetini in velluto effetto seta colore grigio perla, consolle centrale speciale, cerchi Fuchs in tinta, cruscotto in radica; prodotta principalmente con carrozzeria coupé, ha avuto anche versioni Targa e Cabrio, molto rare; M098 modello Anniversario 1989 25 anni 911 versione USA vernice argento metallizzata, interni in pelle totale colore grigio effetto seta, tappetini in velluto colore grigio, consolle centrale speciale, cerchi Fuchs in tinta; M099 modello Anniversario 1989 25 anni 911 versione Resto del mondo vernice blu metallizzata, pelle totale colore blu, tappetini in velluto colore argento-blu, consolle centrale speciale, cerchi Fuchs in tinta. Il Model Year 1989 rappresenta l'ultimo anno di produzione della 3.2 con la tipica carrozzeria Bumper e le "sospensioni a lame". Le vetture di quest'anno presentano tutta una serie di piccole evoluzioni tecniche e di dotazioni poi riprese dalla imminente 964. Sempre nel 1989 venne realizzata una piccola serie di 911 Speedster.

Si trattava di una cabriolet alleggerita con parabrezza più piccolo, calotta aerodinamica in plastica al posto dei sedili posteriori, carrozzeria slim o allargata "Turbo Look" e meccanica della normale derivata dalla Carrera 3.2. Nel giugno 1989 venne lanciata la 911 Carrera 4 (serie 964), con tantissime novità tecniche ed estetiche. Da punto di vista tecnico la novità principale era l'adozione della trazione integrale permanente e di un motore a cilindrata maggiorata da 3600 cm³ con doppia accensione e 250 CV. I freni ottennero l'ABS di serie, mentre lo sterzo era servoassistito. Esteticamente venivano adottati nuovi paraurti, diversi cerchi, inedito alettone posteriore retrattile e interni rivisti. Le versioni disponibili erano coupé, Targa e cabriolet.

Nel 1990 anche le versioni a trazione posteriore adottarono motore, freni e allestimento della Carrera 4. Il nome commerciale era 911 Carrera 2. Le versioni disponibili erano coupé, Targa e cabriolet. Anche le 964 Turbo (talvolta impropriamente indicate come 965) vennero aggiornate, prendendo i paraurti e gli interni delle Carrera 2/4. La potenza del motore 3,3 litri saliva a 320 CV. Lo stesso anno debuttò anche la Carrera 2 3.6 RS, alleggerita grazie ad un allestimento semplificato e potenziata a 260 CV. Nel 1987 per la prima volta venne proposta la 911 Turbo Cabriolet, e nel 1993 arrivarono la Carrera 2 Speedster e la Carrera 2 3.8 RS (con motore di 3,8 litri da 300 CV). La cilindrata della Turbo venne accresciuta a 3,6 litri con un conseguente aumento della potenza massima a 360 CV. I fari anteriori più inclinati ed il diverso taglio dei gruppi ottici posteriori costrinsero la Porsche a ridisegnare i parafanghi anteriori e alcune lamiere posteriori. Nuovi anche i paraurti e parte degli interni. Rilevanti anche le novità tecniche: nuova sospensione posteriore, denominata "LSA", acronimo che sta per "leggero, stabile, agile" (con traliccio che ingabbiava il motore) e 6 cilindri boxer con condotti di aspirazione a lunghezza variabile "Variocam" introdotta dal Model Year 1996 con conseguente aumento della potenza a 286 CV. Ulteriore novità tecnica fu l'adozione, per la prima volta su un'auto di serie, del fondo piatto, soluzione che migliorò l'aerodinamica e la stabilità della vettura.

La nuova sospensione garantiva un'eccellente tenuta di strada anche al cospetto dei 272 CV erogati dal 6 cilindri di 3,6 litri. Nuova anche la trazione integrale della Carrera 4. Sia le Carrera (a 2 ruote motrici) che le Carrera 4 erano disponibili in versione coupé o cabriolet. La versione Targa non venne inizialmente prodotta. La 911 Turbo della serie 993 venne potenziata con trazione integrale e sovralimentazione con 2 turbocompressori più intercooler, per un totale di 408 CV. Nel 1995, con il Model Year 1996, venne riproposta una versione denominata Targa: si trattava di una Carrera 2 con tetto apribile panoramico in cristallo azionato elettronicamente. Lo stesso anno vennero lanciate le Carrera S e Carrera 4 S, con carrozzeria "Turbo look". Nel 1996 entrarono in gamma la RS (motore di 3,8 litri da 300 CV, trazione posteriore e carrozzeria alleggerita di 100 kg) e la Turbo GT2 (trazione posteriore e motore biturbo da 450 CV). La serie delle 911 con motore raffreddato ad aria si chiuse nel 1997. Bisognava progettare un modello completamente nuovo, ma che mantenesse l'identità estetica e meccanica (motore 6 cilindri boxer posteriore a sbalzo) della 911, evitando gli errori commessi con le varie Porsche 944 e Porsche 968: evolute tecnicamente, ma fallimenti commerciali. Fu così che alla fine del 1997 nacque la 911 serie 996. Un modello completamente nuovo, sia tecnicamente che esteticamente, ma indubbiamente legato alla tradizione, in pratica una riedizione dei modelli tradizionali. Dal punto di vista tecnico le novità riguardarono soprattutto le sospensioni anteriori (comuni alla Porsche Boxster) a quadrilateri ed il motore, sempre sei cilindri boxer, ma con raffreddamento ad acqua e testata a 4 valvole per cilindro. Posteriormente venne riproposta una riedizione della sofisticata sospensione posteriore "LSA". L'ESP integrava il lavoro delle sospensioni ed erano disponibili due tipi di trazione: posteriore o integrale permanente a gestione elettronica.

Grazie alla distribuzione a 24 valvole con fasatura variabile il boxer, nonostante la cilindrata ridotta a 3387 cm³, era in grado di fornire 296 CV. Anche gli interni erano completamente nuovi. La gamma era composta dalle versioni coupé e cabriolet alle quali s'aggiunse successivamente la versione Targa con tetto in cristallo, come sulla 993. Nel 1999 arrivò la GT3, con motore aspirato di 3,6 litri da 360 CV e carrozzeria alleggerita.

Nel 2000 entrò in produzione la 911 Turbo con motore biturbo (420 CV) e trazione integrale che spinge la vettura da 0 a 100 km/h in soli 4,2 secondi. La carrozzeria, inizialmente solo coupé poi anche in versione cabrio, venne allargata rispetto alle "normali", ma era meno estrema rispetto alle edizioni precedenti. Nel frontale debuttarono fari diversi che anticiparono il restyling su tutta la gamma, e sono state introdotte due grosse prese d'aria laterali e feritoie sul paraurti posteriore più alettone (sdoppiato superati i 120 km/h) che ne aumentarono l'aggressività rispetto alla 911 standard, oltre che le prestazioni aerodinamiche. Nel 2002 è stato inoltre rilasciato il modello potenziato "Turbo S", una versione elaborata della 996 turbo che spinge il motore da 420 cv a 450 cv limando il 0-100 a 4,1 secondi, grazie alla rimappatura della centralina, e all'impiego di turbocompressori di maggiori dimensioni. Il tutto firmato Porsche. La carrozzeria è rimasta invariata, ad eccezione della S posteriore affiancata alla scritta turbo. Per i già possessori del turbo standard, la casa produttrice di Stoccarda ha rilasciato anche il KIT S, per poter rimanere al passo senza che i più esigenti abbiano dovuto rivendere il veicolo appositamente per avere la S. Infine, sempre nel 2002 venne lanciata la versione GT2, derivata dalla Turbo, ma potenziata a 462 CV, alleggerita e convertita in trazione posteriore. Quest'auto, particolarmente nervosa ed impegnativa da guidare, era priva di qualsiasi controllo di trazione e stabilità, proprio in nome della filosofia racing che Porsche adotta per le proprie versioni GT. Nel 2004 la GT2 venne leggermente aggiornata nella versione cosiddetta "Mark2", potenziata a 483 CV e modificata in alcuni particolari. Nel 2005 un restyling di fari anteriori, paraurti e interni ha dato vita alla serie 997. Rispetto alla precedente 996, la nuova versione oltre al ritorno dei fari anteriori circolari (oblunghi sulla serie precedente), riportava alcune novità tecniche, soprattutto riguardanti il motore con cilindrata di 3600 cm³ (325 CV) per le 911 Carrera standard e di 3800 cm³ (355 CV) per le 911 Carrera S.

Venne mantenuta disponibile la trazione integrale accanto a quella posteriore, sia per le versioni standard che S. Tutte sono disponibili con carrozzeria coupé, Targa o cabriolet. Nel 2006 hanno debuttato le versioni Turbo (3,6 litri biturbo, trazione integrale, turbine a geometria variabile e 480 CV), GT3 (3,6 litri aspirata da 415 CV), GT3 RS (con la stessa meccanica della GT3 standard, carrozzeria alleggerita e assetto ancora più esasperato) e Carrera 4 Targa (con tetto panoramico in cristallo ad azionamento elettrico e trazione integrale). Alla fine dell'autunno 2006 viene proposta la 911 997 Targa. Nella primavera del 2009 la Porsche annuncia una versione commemorativa che si chiama Sport Classic e si rifà alle 911 classiche: in primis la 2.7 Carrera RS, di cui riprende l'alettone a coda d'anatra e i cerchi "Fuchs style" da 19". La meccanica è quella della Carrera S potenziata a 408 CV, il tetto ha la doppia gobba; ne verranno prodotti solo 250 esemplari.Nel 2010 viene lanciata la GT2 RS: in pratica un'auto da corsa targata. L'abitacolo presenta un roll-bar, e il motore è biturbo con 620 CV, scaricati solo sull'assale posteriore: la più potente Porsche omologata per circolare per strada. Inoltre è stata creata la versione Speedster della 997: a livello meccanico e stilistico è uguale alla Sport Classic, la differenza è naturalmente il tetto ripiegabile nella calotta aerodinamica in plastica. Ne verranno prodotti solo 365 esemplari.

Bronze Persian horse statuette

 

About 2" high and long--rumored to be a portrait of Alexander the Great's horse Bucephalus.

Faux bronze with gilt highlights. all hand sculpted.

 

Ever seen this before...:?

Components of a PTB (below the knee prosthesis)

Socket with adjustable pylon.

Shaped cosmetic cover

Prosthetic foot

Cosmetic covering

 

Cristina D'Avena & Gem Boy

Carroponte - Sesto San Giovanni - Milano

11 Luglio 2013

  

© Mairo Cinquetti

 

© All rights reserved. Do not use my photos without my written permission. If you would like to buy or use this photo PLEASE message me or email me at mairo.cinquetti@gmail.com

 

Cristina D'Avena nasce a Bologna lunedì 6 luglio 1964 da Alfredo, medico, e da Ornella, casalinga. All'età di 3 anni e mezzo esordisce cantando "Il valzer del moscerino" alla decima edizione della rassegna canora per bambini Zecchino d'Oro; il brano si aggiudica il 3º posto. Dopo l'esperienza allo Zecchino d'Oro, rimane all'Antoniano come componente del Piccolo Coro fino al 1976, ma continuerà a frequentarlo per altri 5 anni accompagnando la sorella Clarissa, nata 10 anni dopo di lei e anche lei diventata nel frattempo componente del coro.

 

Nel 1981 Cristina è una diciassettenne studentessa di Liceo Classico che vede il canto solo come un hobby. In quel periodo, Alessandra Valeri Manera, l'allora responsabile della tv dei ragazzi della neonata Canale 5, era alla ricerca di una voce femminile che potesse interpretare la sigla della serie animata giapponese "Pinocchio": per questo motivo interpellò Augusto Martelli, direttore artistico-musicale della rete nonché figlio del maestro Giordano Bruno Martelli. Fu proprio Martelli padre, tramite il figlio, a segnalare a Valeri Manera il nome di Cristina D'Avena, avendo egli avuto modo di frequentarla fino a poco tempo prima presso il Piccolo Coro dell'Antoniano. Dopo essere stata sottoposta ad un provino discografico, Cristina, ancora minorenne, firma un contratto di esclusiva (a cui è legata ancora oggi) con l'etichetta discografica di Canale 5, la Five Record (in seguito ridenominata RTI Music, oggi inglobata in RTI s.p.a.), e diviene così l'interprete della canzone "Bambino Pinocchio" composta da Martelli figlio che di lei all'epoca disse: « Diventerà una grande cantante ». Il successo commerciale del relativo 45 giri diede effettivamente inizio alla carriera di Cristina: da allora non ha mai smesso di incidere e, grazie alla quantità di sigle da lei registrate, è l'unico personaggio dello spettacolo la cui voce è presente sulla tv italiana ininterrottamente dai primi anni '80 almeno una volta al giorno, 7 giorni su 7, 365 giorni l'anno.

 

Sempre da questo periodo inizia a pubblicare numerosi singoli ed album, che complessivamente venderanno un totale di circa 6 milioni di copie: nel 1983, infatti, Five Record dà vita a "Fivelandia", il primo volume di quella che diventerà una longeva collana destinata a contenere le sigle dei cartoni animati in onda sulle reti del biscione; un appuntamento fisso dell'autunno a cadenza annuale, a cui si aggiungerà, a partire dal febbraio 1987, la sua versione primaverile anch'essa a cadenza annuale dal titolo "Cristina D'Avena con i tuoi amici in tv". Tra le canzoni di maggior successo dei primi anni, particolare menzione per "Canzone dei Puffi" del 1982 (grazie alla quale verrà premiata con il suo primo Disco d'Oro per le oltre 500.000 copie vendute) e "Kiss me Licia" del 1985 (Disco di Platino per le oltre 100.000 copie vendute del relativo album): quest'ultima è la sigla a cui la cantante dichiarerà più volte di essere maggiormente legata.

 

A partire dal settembre 1986 raggiunge, tuttavia, una popolarità ulteriore a quella già acquisita in 5 anni con la sola interpretazione delle sigle, nonché una notevole visibilità, quando interpreta il ruolo di Licia nella prima di 4 serie di telefilm per ragazzi intitolata "Love me Licia": la serie è basata sulla protagonista e sui personaggi del cartone animato giapponese "Kiss me Licia" (che aveva fatto il suo debutto 12 mesi prima), del quale questa produzione italiana con attori in carne e ossa prosegue idealmente le vicende. È così che quella che fino a questo momento era quasi soltanto una voce (quel timbro così particolare che milioni di bambini italiani avevano già imparato a riconoscere) diventa di fatto un volto, il volto di una ragazza dall'aspetto più giovane dei suoi 22 anni che l'intero pubblico, anche quello più adulto, ora conosce e apprezza già. A "Love me Licia" seguiranno "Licia dolce Licia" nella primavera 1987, "Teneramente Licia" nell'autunno 1987 e "Balliamo e cantiamo con Licia" nella primavera 1988; le serie vengono trasmesse il lunedì, il mercoledì e il venerdì alle ore 20:00 su Italia Uno in diretta concorrenza coi telegiornali Rai e raggiungono insperati ascolti record.

 

Nel 1987, mentre i brani da lei incisi ammontano già ad un centinaio, Cristina registra un brano in lingua francese: si tratta della versione francofona della sigla italiana "Lovely Sara" (da lei già interpretata pochi mesi prima), destinata ad accompagnare la messa in onda di "Princesse Sarah" che sarà il primo cartone animato ad essere trasmesso su La Cinq, rete televisiva francese di proprietà di Silvio Berlusconi costruita sul modello di Canale 5. Grazie a questa sua incisione la cantante, che per la prima volta vide apparire il proprio nome sulla copertina di un disco pubblicato e distribuito esclusivamente all'estero, è conosciuta e ricordata ancora oggi dai bambini francesi degli anni '80.

 

Conclusasi la saga di Licia nella primavera 1988, dall'autunno Italia Uno decide di mettere in scena proprio Cristina e la sua realtà quotidiana, costantemente impegnata tra gli studi universitari alla Facoltà di Medicina e il lavoro di cantante. Non a caso, durante l'ultima puntata dei telefilm di Licia, Cristina D'Avena compare nel ruolo di se stessa annunciando la sua intenzione di metter su una band musicale. Pochi mesi dopo viene infatti trasmessa su Italia Uno "Arriva Cristina", a cui seguiranno "Cristina" nell'autunno 1989, "Cri Cri" nell'autunno 1990 e "Cristina, l'Europa siamo noi" nell'autunno 1991. "Cri Cri" si compone di due serie da 36 episodi l'una, mentre "Cristina, l'Europa siamo noi" viene trasmessa da Retequattro anziché da Italia Uno e alle ore 19:00 anziché al consueto orario delle 20:00. Come già avvenuto per le 4 serie di Licia, per ognuno di questi telefilm Five Record pubblica un disco contenente la sigla e tutti i brani cantati all'interno degli episodi: i primi tre album diventano Dischi di Platino.

 

Tra i suoi concerti più riusciti quelli realizzati nel novembre 1989 e 1990 al PalaTrussardi di Milano, a cui assistettero un totale di circa 20.000 spettatori, e quello del 1992 al FilaForum di Assago (13.000 persone in sala e 3.000 all'esterno) i cui incassi sono stati interamente devoluti alla Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

 

Con alle spalle la stessa autrice-produttrice degli esordi ed una casa discografica che, grazie solamente alle sue canzoni, nel 1991 ottiene un fatturato di oltre 9 miliardi di lire, negli anni '90 la cantante prosegue, regolarmente e senza interruzioni, ad incidere nuove sigle e a pubblicare CD; numeri, i suoi, che tanti artisti blasonati, ancora oggi, le invidiano. Persino la cantante Mina, nel 1994, inciderà ed inserirà in uno dei suoi album una cover di una canzone di Cristina del 1988 dal titolo "Sempre attento al regolamento"; per l'occasione, testo e titolo furono modificati e la canzone divenne "Tu dimmi che città".

 

All'attività musicale e discografica si aggiunge l'attività di conduttrice e co-conduttrice televisiva (nonché radiofonica) iniziata già nel 1989 col varietà del sabato sera di Canale 5 "Sabato al circo", esperienza grazie alla quale Cristina, insieme a tutto il cast del programma, si aggiudicherà il Telegatto nella categoria "Programmi per ragazzi". Il programma andrà avanti per quattro anni, fino al 1992, quando cambia titolo, rete e giorno di programmazione e diventa "Il Grande Circo di Retequattro", in onda per 16 settimane da mercoledì 7 ottobre. Assieme a Gerry Scotti presenta per due anni lo speciale di Capodanno di Canale 5, in onda il 31 dicembre 1989 con il titolo "L'allegria fa 90" e il 31 dicembre 1990 con il titolo "Evviva l'allegria". Dall'8 novembre 1992 conduce su Italia Uno "Cantiamo con Cristina", la versione per bambini del "Karaoke" di Fiorello che va in onda alle ore 20:00 della domenica: in ogni puntata si affrontano due squadre che si sfidano sulle note delle sigle di Cristina. Nella stagione 1993/94 farà parte del cast della sesta edizione di "Buona Domenica", al fianco di Gerry Scotti e Gabriella Carlucci: qui, tra le altre cose, conduce la rubrica "Radio Cristina" dove commenta lettere e fax inviati dai più piccini e si esibisce in alcuni numeri musicali e di danza (in questi spazi avrà anche modo di eseguire le canzoni dell'album "Cristina canta Disney" fresco di pubblicazione). Avrà poi il ruolo di inviata speciale in giro per l'Italia nella quinta edizione di "La sai l'ultima?", in onda su Canale 5 nella stagione televisiva 1995/96 e condotta da Gerry Scotti assieme a Paola Barale. A partire dal 15 settembre 1996, invece, conduce per due anni di seguito, alternandosi settimanalmente col doppiatore ed amico Pietro Ubaldi, il contenitore di cartoni animati e giochi telefonici "Game Boat", in onda tutti i giorni nel preserale di Retequattro; in questo periodo, tra l'altro, viene pubblicato il quattordicesimo capitolo di "Fivelandia", premiato con il Disco di Platino per le oltre 100.000 copie vendute. Nel 1998, nel 1999 e nel 2000 ritorna allo Zecchino d'Oro in qualità di co-conduttrice al fianco di Cino Tortorella e Milly Carlucci. Nell'autunno 1998 è chiamata da Fabio Fazio per condurre con Andrea Pezzi il varietà del venerdì sera di Rai Due "Serenate", ideato dallo stesso Fazio che inizialmente doveva esserne il conduttore. Su Rai Uno, invece, condurrà il tradizionale "Concerto di Primavera", sia ad aprile 1999 che ad aprile 2000, oltre che lo special natalizio "Buon Natale a tutto il mondo" di cui sarà la presentatrice sia nell'edizione del 1999 che in quella del 2000.

 

Nel 1998 debutta anche al cinema, seppur con un cameo: interpreta infatti se stessa in una scena del film "Cucciolo" di Neri Parenti accanto a Massimo Boldi, con il quale aveva già lavorato ai tempi di "Sabato al circo".

 

Nel dicembre 2002 Cristina festeggia ufficialmente 20 anni di carriera (sebbene l'incisione di "Bambino Pinocchio", la sua prima sigla per un cartone animato, risalga al secondo semestre del 1981) con la pubblicazione di un doppio CD dal titolo "Cristina D'Avena: Greatest Hits" (ma il titolo inizialmente previsto è "Cristina D'Avena: Vent'anni"), che raccoglie i più grandi successi della cantante (il CD 1 è relativo agli anni 1981-1990, il CD 2 agli anni 1991-2002) e include una nuova versione, riarrangiata e reinterpretata per l'occasione, della sua prima sigla. Proprio nel giorno d'uscita del disco, il 6 dicembre, dall'auditorium di Cologno Monzese la rete televisiva satellitare Video Italia le dedica, in prima serata e in diretta contemporanea su Radio Italia, una puntata di oltre 2 ore della sua trasmissione "Serata con...", durante la quale la cantante esegue dal vivo gran parte dei brani dell'album, in quella che si rivela essere una vera e propria festa-concerto a cui prendono parte fan storici, amici e collaboratori di vecchia data.

 

Il suo nome per oltre 20 anni è stato professionalmente associato in modo indissolubile a quello di Alessandra Valeri Manera: responsabile dei programmi per ragazzi delle tv del biscione dal 1980 al 2001 e a conti fatti talent scout e creatrice del personaggio "Cristina D'Avena", Valeri Manera è stata anche ideatrice, autrice, direttrice artistica e produttrice di tutti i lavori della cantante alla quale è legata da una sincera amicizia, sebbene dal 2001 la sua attività si sia ridotta ad una composizione saltuaria dei testi di sigle. In coppia con Valeri Manera, nel 2002 Cristina firma per la prima volta come autrice una sua canzone dal titolo "I colori del cuore". Nel 2007 firma da sola il testo di una sua sigla per un cartone animato (il titolo del brano, e della serie, è "Dolce piccola Remì") e da allora, di tanto in tanto, alcune delle sigle da lei interpretate portano il suo nome come unica autrice delle parole.

 

Il 14 aprile 2007, al Roxy Bar di Bologna, Cristina celebra 25 anni di successi con un grande concerto, accompagnata dall'irriverente gruppo dei Gem Boy con il quale inaugura una collaborazione che dura ancora oggi. In questa occasione riceve da Red Ronnie il prestigioso riconoscimento "Gandhi 9.11", un totem luminoso creato dall'artista Marco Lodola e destinato a quei personaggi che si sono maggiormente distinti come portatori di pace. Nello stesso anno, poi, si verifica un vero e proprio record per la cantante: alla cifra di 1.210 euro si chiude l'asta online del CD del 1989 "Cristina D'Avena e... i tuoi amici in TV 3", venduto sul portale eBay il 10 settembre. La vendita viene resa nota e definita dalla divisione italiana del sito come « il primato mai raggiunto online da un CD in Italia »; non a caso, la versione CD dell'album è considerata uno tra i pezzi più rari nella produzione discografica della cantante, non tanto per le 14 sigle in esso contenute (reperibili comunque su altre pubblicazioni successive) ma poiché, nella sua versione digitale, venne stampato in un numero limitatissimo di copie rispetto ai classici formati utilizzati all'epoca (sebbene per ancora pochi anni), vale a dire l'LP e l'MC. Il record è stato addirittura superato il 10 novembre del 2011, quattro anni dopo, quando un'altra copia messa all'asta è stata venduta alla cifra di 3.010,00 euro.

 

In questa fase della sua carriera, nonostante da tempo non abbia più un programma tutto suo, la cantante continua a farsi vedere dal pubblico televisivo accettando l'invito di numerose trasmissioni Rai o Mediaset che la chiamano per intervistarla o per vederla esibirsi; nella puntata del 16 febbraio 2008 del programma di prima serata di Rai Uno "I Migliori Anni" si registrerà un picco di ascolti pari a 7.618.000 telespettatori proprio nel momento della sua partecipazione al programma in cui dal vivo canta la sigla di "Kiss me Licia". Nello stesso anno pubblica due libri per bambini, di cui la cantante è autrice e narratrice, dal titolo "Le fiabe di Fata Cri: Fata Cri e i draghetti pasticcioni" e "Le fiabe di Fata Cri: Fata Cri e il ballo degli scoiattoli": quest'ultimo venderà 37.500 copie.

 

Dopo aver scritto e interpretato la sigla della serie animata "Twin Princess - Principesse Gemelle" che diverrà il suo primo singolo ad essere commercializzato come download digitale, nel 2009 realizza un disco che si distacca dalle sigle tv per le quali è da sempre conosciuta: per la prima volta infatti si rivolge al grande pubblico, non solo a quello dell'infanzia, e lo fa con un album dal titolo "Magia di Natale", in cui reinterpreta 12 brani della tradizione natalizia, classici e moderni, tutti arrangiati dal maestro Valeriano Chiaravalle. Il disco è anche l'occasione, per la cantante, di incidere per la prima volta in lingua inglese. Nell'album figura anche una cover di "Childhood", brano di Michael Jackson con il quale l'artista ha voluto rendere omaggio al Re del Pop.

 

Da giovedì 21 gennaio 2010 torna a lavorare in tv: è nel cast della seconda edizione del programma di prima serata di Italia Uno "Matricole & Meteore". Nello show, composto da 8 puntate e condotto da Nicola Savino e Juliana Moreira, ha il doppio ruolo di ospite fisso e inviata speciale nei panni di una principessa alla ricerca del Principe Azzurro; nelle varie puntate si esibisce anche in alcuni medley di sigle fra le tante incise nel corso della sua carriera. Dal 28 febbraio dello stesso anno è testimonial di Intervita ONLUS, organizzazione umanitaria internazionale impegnata in progetti di sviluppo nel Terzo Mondo attraverso il sostegno a distanza, per la quale registrerà 15 messaggi promozionali trasmessi da Canale 5. A partire dal periodo autunnale, le serie di telefilm che la videro protagonista tra l'86 e il '91 riacquistano visibilità nonché rinnovata fortuna grazie alla loro riproposizione da parte del canale Hiro di Mediaset Premium e, poco tempo dopo, anche per mano di La5 che le trasmette, tutte le sere, allo stesso orario della prima messa in onda, vale a dire alle 20. Visto il grande successo riscosso (la fascia oraria in cui vengono trasmessi risulta essere la più seguita per la rete), la casa discografica della cantante decide di ristampare, per la prima volta su CD e dopo oltre due decadi di assenza dal mercato discografico, le colonne sonore di ciascuna delle 8 serie, raccogliendole in due box multidisco intitolati "Licia e i Bee Hive Story" e "Arriva Cristina Story", che appassionati vecchi e nuovi accoglieranno con straordinario entusiasmo.

 

Anche nel nuovo millennio la cantante ha continuato e continua a tenere concerti in tutta Italia, sia da sola che accompagnata dal gruppo dei Gem Boy; uno dei suoi ultimi concerti più fortunati è sicuramente quello tenuto ad Avellino nel maggio del 2010 dove, tra bambini e adulti, ha raccolto oltre 15.000 spettatori.

 

Nel gennaio 2011 incide una sigla per la prima volta in duetto con una voce femminile: quella di Alessia Volpicelli, piccola paziente del C.R.O. (Centro di Riferimento Oncologico) di Aviano; il brano, di cui la D'Avena è anche autrice, si intitola "Emily della Luna Nuova". Nello stesso periodo firma anche il testo di una canzone per uno dei concorrenti del programma televisivo "Io Canto": si tratta del brano "Tutto quello che ho" incluso nell'album d'esordio di Simone Frulio dal titolo "Tredici".

 

L'anno successivo la cantante torna in tv e approda su Super!: per tutta l'estate è infatti la conduttrice di "Karaoke Super Show!", la prima produzione del canale televisivo per ragazzi edito da De Agostini. In onda nel week-end dalle più belle piazze della riviera romagnola, il programma prevede la partecipazione di due squadre composte da bambini, genitori e nonni che si sfidano interpretando i grandi tormentoni estivi, le canzoni dello Zecchino d'Oro più amate e naturalmente le più famose sigle dei cartoni animati di Cristina. Ma il 2012 è anche l'anno del 30º anniversario del debutto artistico di Cristina D'Avena: per festeggiare questa ricorrenza viene messa in atto una serie di celebrazioni a partire già dal dicembre 2011, quando apre il fanclub ufficiale della cantante che gli ammiratori chiedevano insistentemente da tempo. Ad aprile del 2012 i festeggiamenti proseguono con l'inaugurazione del suo negozio online, all'interno del quale è possibile trovare gran parte della sua sempre più abbondante produzione discografica oltre a tanti prodotti e gadget esclusivi, scelti e ideati direttamente da Cristina in persona. Le celebrazioni di questo importante traguardo si materializzano anche a livello discografico con la nascita di un grande progetto in due parti dal titolo "30 e poi...", che debutta nei negozi di dischi il 27 novembre 2012 con l'uscita del triplo CD "30 e poi... Parte Prima". L'album è composto da 3 CD che racchiudono un totale di ben 70 sigle originali dei cartoni animati più famosi degli anni '80, '90 e 2000; la scaletta è impreziosita dalla presenza di tre sigle inedite (una risalente al '95, una al '99 e un'altra ancora al 2009) qui pubblicate per la prima volta in assoluto e di una ora disponibile per la prima volta su CD, da una reinterpretazione di Cristina del classico natalizio "O Holy Night", da un megamix dei suoi storici successi anni '80 e infine da una cover del brano "L'anno che verrà" di Lucio Dalla, con la quale l'artista vuole rendere omaggio al cantautore suo concittadino. Il progetto "30 e poi..." prosegue quindi nel 2013 con una serie di iniziative a tema e si concluderà nell'autunno dello stesso anno con l'uscita di "30 e poi... Parte Seconda".

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sliding latch, handle, stoppers, and the slide catch.

Its like IKEA for Daft Punk

As construction of the Cycle 4 pontoons progresses, several key components could be seen taking shape on Dec. 12, 2013. This photo shows the locations where post-tensioning tendons will be located on the top slab of the pontoon.

 

Construction crews are underway on the fourth cycle of SR 520 bridge pontoons in Aberdeen. In this cycle, crews will build six total pontoons:

 

• Four longitudinal pontoons (360 ft. x 75 ft. x 29 ft.)

• Two supplemental stability pontoons (98 ft. x 60 ft. x 28 ft.)

This is a simple SOIC->DIP adapter, made by tediously soldering wires to the pins of the chip (although it looks like they're shorting out, they are actually separated by a fraction of a mm) and then soldering to a DIP socket. I tried both regular and machine pin sockets while making this, and I found the machine pin type works the best, because you can easily fill the holes with solder. (The standard kind is more difficult.)

Must have been one of frans' electronic kits - looks cool tho, so i posted it. :)

Vrijdag namiddag besteld, zelfde dag pakje aangekomen in Memphis om 12:03AM lokale tijd en maandag om 10h36 afgeleverd. Rapper moet dat niet gaan!

Handig is vooral de SMD box met 1400 capaciteiten 0805. Zo kan ik eenvoudiger optimaliseren, je moet nu eenmaal naar SMD overschakelen omdat bepaalde componenten niet meer beschikbaar zijn in DIL. Ook de afmetingen moeten kleiner.

 

Nu nog de SMD pcb tekenen. Doel is een nog betere IR detector te bouwen die heel gevoelig is, ook voor kleine donkere beestjes in volle vlucht, en dit overdag waarbij er ook nog veel zonlicht aanwezig is. Of het echt beter zal worden moeten we afwachten. Zodra er resultaten zijn komen er wel nieuwe beelden.

Huge space in the space frame, possibilty for a a double interwoven structure. I need more paper though

 

next step

visual complexity X structural simplicity

Here is a completed set of wine charms. Dig the "licorice allsorts" style capacitor on the lower right!

 

This is part of a DIY "solder your own wine charms" project; read more about it here.

U.S. Army Sgt. Zell Flamer, a small arms/artillery repairer with the Delaware Army National Guard's 262nd Component Repair Company, works registration at a walk-up testing site for COVID-19 at the Lions Club in Dewey Beach, Delaware, July 14, 2020. About 25 soldiers and airmen of the National Guard supported the saliva-based testing of 1,065 people at the beach location. (U.S. Army National Guard photo by Capt. Brendan Mackie)

En el municipio de Uribia (La Guajira), se llevó a cabo la segunda feria de inclusión productiva, en la que indígenas wayús, beneficiarios del programa IRACA de Prosperidad Social, mostraron los resultados de las huertas comunitarias en el marco del componente de seguridad alimentaria, y diferentes productos como resultado de los proyectos productivos apoyados por el programa.

 

En el evento se expusieron diferentes productos con el fin de diversificar la oferta de acuerdo con las necesidades e intereses de los empresarios, y en línea con las dinámicas del mercado como mochilas, chinchorros, hamacas, sombreros, guaireñas, ponchos y caminos de mesa.

 

“Generar este espacio de acercamiento con las comunidades étnicas nos permite materializar relaciones de confianza, que no es solo narrativa, esto genera acciones. Esta es una muestra de que sí es posible que se trabaje por un mejor país. Más allá de que se concreten negocios, el hecho de exponer en escena los productos de nuestros emprendedores, es un paso que abre oportunidades de negocio", afirmó la subdirectora de Programas y Proyectos de Prosperidad Social, Ana María Palau.

 

El propósito de la feria fue articular la integralidad de las dimensiones sociales, económicas y medioambientales para la erradicación de la pobreza, con medidas que abarcan diferentes esferas donde se aprovechan al máximo las capacidades y los recursos a través de políticas que impactan y reduzcan la pobreza en Colombia.

 

"El programa IRACA es una luz para muchas familias que hoy estamos presentes en este espacio donde podemos mostrar nuestro gran potencial. La cultura es un pilar para el desarrollo de nuestras comunidades y gracias a Prosperidad Social hemos hecho patria. Sentimos la presencia del Estado", dijo Alicia Montiel, autoridad espiritual Piachii de Riohacha, que hace parte de los 1.200 beneficiarios del programa. ​

 

“Estas actividades son el reflejo de la transversalidad e impacto de los programas de la entidad, orientados a alcanzar los grandes retos en superación de pobreza establecidos para este cuatrienio: lograr que 1,5 millones de personas superen la pobreza extrema, que 2,9 superen la pobreza monetaria y 2,5 millones superen la pobreza multidimensional", afirmó Palau.​

 

Esta feria fomentó la creación de oportunidades de negocio con el objetivo de visibilizar los productos que son cultivados y trabajados por colombianos que están superando sus condiciones de vulnerabilidad.

 

A través del programa IRACA, Prosperidad Social realiza una intervención rural integral con enfoque diferencial, con proyectos de seguridad alimentaria y fomento de prácticas productivas, que permite empoderar a las comunidades en su propio desarrollo. La población atendida son los hogares o comunidades étnicas indígenas y afrodescendientes.​

 

Uribia Feria de Inclusión Productiva Étnica. / Nov 27, 2019. (Fotografía Oficial Prosperidad Social / Joel González).

 

Esta fotografía oficial del Departamento Administrativo para la Prosperidad Social está disponible sólo para ser publicada por las organizaciones de noticias, medios nacionales e internacionales y/o para uso personal de impresión por el sujeto de la fotografía. La fotografía no puede ser alterada digitalmente o manipularse de ninguna manera, y tampoco puede usarse en materiales comerciales o políticos, anuncios, correos electrónicos, productos o promociones que de cualquier manera sugieran aprobación por parte del Departamento Administrativo para la Prosperidad Social.

 

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Another fantastic creation done by Petersen Engineering. Based on 1930s Rolls-Royce Phantom II, with V12, 27 Litre Rolls-Royce aircraft engine !. And with Bentley bulkhead, steering, radiator and break components.

The component parts much simpler in this build than the Arab. The staircase is a separate item to aid painting steps & risers. Similarly my seats 'float' on floor blocks top save edging to represent seating. The floor colour will continue up onto the blocks, the seating will be the operator's colour to trick the eye into seeing a realistic looking seat.

The Miao is an ethnic group recognized by the government of China as one of the 55 official minority groups. Miao is a Chinese term and does not reflect the self-designations of the component groups of people, which include (with some variant spellings) Hmong, Hmub, Xong (Qo-Xiong), and A-Hmao.

 

The Chinese government has grouped these people and other non-Miao peoples together as one group, whose members may not necessarily be either linguistically or culturally related, though the majority are members of Miao-Yao language family, which includes the Hmong, Hmub, Xong, and A-Hmao and the majority do share cultural similarities. Because of the previous given reasons, many Miao peoples cannot communicate with each other in their mother tongues, and have different histories and cultures. A few groups designated as Miao by the PRC do not even agree that they belong to the ethnic group, though most Miao groups, such as the Hmong and Hmub, do agree with the collective grouping as a single ethnic group – Miao.

 

The Miao live primarily in southern China's mountains, in the provinces of Guizhou, Hunan, Yunnan, Sichuan, Guangxi, Hainan, Guangdong, and Hubei. Some members of the Miao sub-groups, most notably the Hmong people, have migrated out of China into Southeast Asia (northern Vietnam, Laos, Burma (Myanmar) and Thailand). Following the communist takeover of Laos in 1975, a large group of Hmong refugees resettled in several Western nations, mainly in the United States, France, and Australia. There has been a recent tendency by Hmong Americans to group all Miao peoples together under the term Hmong because of their disdain for the Chinese term Miao. This however fails to recognize that the Hmong are only a subgroup within the broader linguistic and cultural family of Miao people and the vast majority of Miao people do not classify themselves as Hmong and have their own names for themselves.

 

NOMENCLATURE: MIAO AND HMONG

The term "Miao" gained official status in 1949 as a minzu (ethnic group) encompassing a group of linguistically-related ethnic minorities in Southwest China. This was part of a larger effort to identify and classify minority groups to clarify their role in the national government, including establishing autonomous administrative divisions and allocating the seats for representatives in provincial and national government.

 

Historically, the term "Miao" had been applied inconsistently to a variety of non-Han peoples. Early Western writers used Chinese-based names in various transcriptions: Miao, Miao-tse, Miao-tsze, Meau, Meo, mo, miao-tseu etc. In Southeast Asian contexts words derived from the Chinese "Miao" took on a sense which was perceived as derogatory by the Hmong subgroup living in that region. In China, however, the term has no such context and is used by the Miao people themselves, of every group.

 

The later prominence of Hmong people in the West has led to a situation where the entire Miao linguistic/cultural family is sometimes referred to as Hmong in English language sources. Following the recent increased interaction of Hmong in the West with Miao in China it is reported that some upwardly aspiring non-Hmong Miao have even begun to identify themselves as Hmong. However, most non-Hmong Miao in China are unfamiliar with the term as referring to their entire group and continue to use "Miao", or their own separate ethnic self-designations.

 

Though the Miao themselves use various self-designations, the Chinese traditionally classify them according to the most characteristic colour of the women's clothes. The list below contains some of these self-designations, the colour designations, and the main regions inhabited by the four major groups of Miao in China:

 

Ghao Xong/Qo Xiong; Xong; Red Miao; Qo Xiong Miao: west Hunan

Gha Ne/Ka Nao; Hmub; Black Miao; Mhub Miao: southeast Guizhou

A-Hmao; Big Flowery Miao: west Guizhou and northeast Yunnan

Gha-Mu; Hmong, Mong; White Miao, Green/Blue Miao, Small Flowery Miao; south and east Yunnan, south Sichuan and west Guizhou

 

DEMOGRAPHICS

According to the 2000 census, the number of Miao in China was estimated to be about 9.6 million. Outside of China, members of the Miao linguistic/cultural family sub-group or nations of the Hmong live in Thailand, Laos, Vietnam and Burma due to outward migrations starting in the 18th century. As a result of recent migrations in the aftermath of the Indochina and Vietnam Wars from 1949–75, many Hmong people now live in the United States, French Guiana, France and Australia. Altogether, there are approximately 8 million speakers in the Miao language family. This language family, which consists of 6 languages and around 35 dialects (some of which are mutually intelligible) belongs to the Hmong/Miao branch of the Hmong–Mien (Miao–Yao) language family.

 

The Hmong live primarily in the northern mountainous reaches of Southeast Asia including Thailand, Laos and Vietnam, and in far Southwest China mostly in the provinces of Yunnan, Guangxi, and to a very limited extent in Guizhou. There are about 1.5–2 million Hmong in China.

 

Note: The Miao areas of Sichuan province became part of the newly created Chongqing Municipality in 1997.

 

Most Miao currently live in China. Miao population growth in China:

 

1953: 2,510,000

1964: 2,780,000

1982: 5,030,000

1990: 7,390,000

 

3,600,000 Miao, about half of the entire Chinese Miao population, were in Guizhou in 1990. The Guizhou Miao and those in the following six provinces make up over 98% of all Chinese Miao:

 

Hunan: 1,550,000

Yunnan: 890,000

Sichuan: 530,000

Guangxi: 420,000

Hubei: 200,000

Hainan: 50,000 (known as Miao but ethnically Yao and Li)

 

In the above provinces, there are 6 Miao autonomous prefectures (shared officially with one other ethnic minority):

 

Qiandongnan Miao and Dong Autonomous Prefecture (黔东南 : Qiándōngnán), Guizhou

Qiannan Buyei and Miao Autonomous Prefecture (黔南 : Qiánnán), Guizhou

Qianxinan Buyei and Miao Autonomous Prefecture (黔西南 : Qiánxīnán), Guizhou

Xiangxi Tujia and Miao Autonomous Prefecture (湘西 : Xiāngxī), Hunan

Wenshan Zhuang and Miao Autonomous Prefecture (Hmong) (文山 : Wénshān), Yunnan

Enshi Tujia and Miao Autonomous Prefecture (恩施 : Ēnshī), Hubei

 

There are in addition 23 Miao autonomous counties:

 

Hunan:Mayang (麻阳 : Máyáng), Jingzhou (靖州 : Jīngzhōu), and Chengbu (城步 : Chéngbù)

Guizhou: Songtao (松桃 : Sōngtáo), Yingjiang (印江 : Yìnjiāng), Wuchuan (务川 : Wùchuān), Daozhen (道真 : Dǎozhēn), Zhenning (镇宁 : Zhènníng), Ziyun (紫云 : Zǐyún), Guanling (关岭 : Guānlíng), and Weining (威宁 : Wēiníng)

Yunnan: Pingbian (屏边 : Píngbiān), Jinping (金平 : Jīnpíng), and Luquan (禄劝 : Lùquàn)

Chongqing: Xiushan (秀山 : Xiùshān), Youyang (酉阳 : Yǒuyáng), Qianjiang (黔江 : Qiánjiāng), and Pengshui (彭水 : Péngshuǐ)

Guangxi: Rongshui (融水 : Róngshuǐ), Longsheng (龙胜 : Lóngshēng), and Longlin (隆林 : Lōnglín) (including Hmong)

Hainan Province: Qiong (琼中 : Qióngzhōng) and Baoting (保亭 : Bǎotíng)

 

Most Miao reside in hills or on mountains, such as

 

Wuling Mountain by the Qianxiang River (湘黔川边的武陵山 : Xiāngqián Chuān Biān Dí Wǔlíng Shān)

Miao Mountain (苗岭 : Miáo Líng), Qiandongnan

Yueliang Mountain (月亮山 : Yuèliàng Shān), Qiandongnan

Greater and Lesser Ma Mountain (大小麻山 : Dà Xiǎo Má Shān), Qiannan

Greater Miao Mountain (大苗山 : Dà Miáo Shān), Guangxi

Wumeng Mountain by the Tianqian River (滇黔川边的乌蒙山 : Tiánqián Chuān Biān Dí Wūmēng Shān)

 

Several thousands of Miao left their homeland to move to larger cities like Guangzhou and Beijing. There are 2,000,000 Hmong spread throughout northern Vietnam, Laos, Burma, and on other continents. 174,000 live in Thailand, where they are one of the six main hill tribes.

 

HISTORY

History according to Chinese legend and other considerations

According to Chinese legend, the Miao who descended from the Jiuli tribe led by Chiyou (Chinese: 蚩尤 pinyin: Chīyóu) were defeated at the Battle of Zhuolu (Chinese: 涿鹿 pinyin: Zhuōlù, a defunct prefecture on the border of present provinces of Hebei and Liaoning) by the military coalition of Huang Di (Chinese: 黃帝 pinyin: Huángdì) and Yan Di, leaders of the Huaxia (Chinese: 華夏 pinyin: Huáxià) tribe as the two tribes struggled for supremacy of the Yellow River valley.

 

ARCHEOLOGICAL DISCOVERIES

According to André-Georges Haudricourt and David Strecker's claims based on limited secondary data, the Miao were among the first people to settle in present-day China. They claim that the Han borrowed a lot of words from the Miao in regard to rice farming. This indicated that the Miao were among the first rice farmers in China. In addition, some have connected the Miao to the Daxi Culture (5,300 – 6,000 years ago) in the middle Yangtze River region. The Daxi Culture has been credited with being amongst the first cultivators of rice in the Far East by Western scholars. However, in 2006 rice cultivation was found to have existed in the Shandong province even earlier than the Daxi Culture.

 

A western study mention that the Miao (especially the Miao-Hunan) have some DNA from the Northeast people of China, but has origins in southern china. Recent DNA samples of Miao males contradict this theory. The White Hmong have 25% C, 8% D, & 6% N(Tat) yet they have the least contact with the Han population.

 

CHU

In 2002, the Chu language has been identified as perhaps having influence from Tai–Kam and Miao–Yao languages by researchers at University of Massachusetts Amherst.

 

QIN AND HAN DYNASTIES

The term Miao was first used by the Han Chinese in pre-Qin times (in other words, before 221 BC) for designating non-Han Chinese groups in the south. It was often used in combination: "nanmiao", "miaomin", "youmiao" and "sanmiao" (三苗; pinyin: Sānmiáo)

 

MING AND QING DYNASTIES

During the Ming and Qing dynasties (1368–1911) 'miao' and 'man' were both used, the second possibly to designate the Yao (傜 Yáo) people. The Yuan, Ming, and Qing Dynasties could neither fully assimilate nor control the indigenous people.

 

During the Miao Rebellions, when Miao tribes rebelled, Ming troops, including Han Chinese, Hui people, and Uyghurs crushed the rebels, killing thousands of them. Mass castrations of Miao boys also took place.

 

During the Qing Dynasty the Miao fought three wars against the empire. In 1735 in the southeastern province of Guizhou, the Miao rose up against the government's forced assimilation. Eight counties involving 1,224 villages fought until 1738 when the revolt ended. According to Xiangtan University Professor Wu half the Miao population were affected by the war.

 

The second war (1795–1806) involved the provinces of Guizhou and Hunan. Shi Sanbao and Shi Liudeng led this second revolt. Again, it ended in failure, but it took 11 years to quell the uprising.

 

The greatest of the three wars occurred from 1854 to 1873. Zhang Xiu-mei led this revolt in Guizhou until his capture and death in Changsha, Hunan. This revolt affected over one million people and all the neighbouring provinces. By the time the war ended Professor Wu said only 30 percent of the Miao were left in their home regions. This defeat led to the Hmong people migrating out of China.

 

During Qing times, more military garrisons were established in southwest China. Han Chinese soldiers moved into the Taijiang region of Guizhou, married Miao women, and the children were brough up as Miao. In spite of rebellion against the Han, Hmong leaders made allies with Han merchants.

 

Politically and militarily, the Miao continued to be a stone in the shoe of the Chinese empire. The imperial government had to rely on political means to ensnare Hmong people, they created multiple competing positions of substantial prestige for Miao people to participate and assimilate into the Qing government system. During the Ming and Qing times, the official position of Kiatong was created in Indochina. The Miao would employ the use of the Kiatong government structure until the 1900s when they entered into French colonial politics in Indochina.

 

20th CENTURY

During the founding of the People's Republic of China (PRC), the Miao played an important role in its birth when they helped Mao Zedong to escape the Kuomintang in the Long March with supplies and guides through their territory.

 

In Vietnam, a powerful Hmong named Vuong Chinh Duc, dubbed the king of the Hmong, aided Ho Chi Minh's nationalist move against the French, and thus secured the Hmong's position in Vietnam. During the Vietnam War, Miao fought on both sides, the Hmong in Laos primarily for the US, across the border in Vietnam for the North-Vietnam coalition, the Chinese-Miao for the Communists. However, after the war the Vietnamese were very aggressive towards the Hmong who suffered many years of reprisals and genocide. Most Hmong in Thailand also supported a brief Communist uprising during the war.

 

HAN CHINESE ORIGIN MIAO CLANS

A great number of Hmong lineage clans were founded by Chinese men who married Hmong women, these distinct Chinese descended clans practice Chinese burial customs instead of Hmong style burials.

 

The Hmong children of Hmong women who married Chinese men was the origin of numerous China and South East Asia based Hmong lineages and clans, these were called "Chinese Hmong" ("Hmong Sua") in Sichuan, the Hmong were instructed in military tactics by fugitive Chinese rebels.

 

Marriages between Hmong women and Han Chinese men is the origin of a lot of Hmong lineages and clans.

 

Hmong women married Han Chinese men to found new Hmong lineages which use Chinese names.

 

Chinese men who married into Hmong clans have established more Hmong clans than the ritual twelve, Chinese "surname groups" are comparable to the Hmong clans which are patrilineal, and practice exogamy.

 

Hmong women married Han Chinese men who pacified Ah rebels who were fighting against the Ming dynasty, and founded the Wang clan among the Hmong in Gongxian county, of Sichuan's Yibin district.

 

Hmong women who married Chinese men founded a new Xem clan in a Hmong village (among Northern Thailand's Hmong), fifty years later in Chiangmai two of their Hmong boy descendants were Catholics. A Hmong woman and a Chinese man married and founded the Lauj clan in Northern Thailand.

 

A marriage between a Hmong woman and a Chinese man resulted in northern Thailand's Lau2 clan being founded, another Han Chinese with the family name Deng founded another Hmong clan, Han Chinese men's marriages with Hmong women has led some ethnographers to conclude that Hmong clans in the modern era have possible all or partly have been founded in this matter.

 

Jiangxi Han Chinese are claimed by some as the forefathers of the southeast Guizhou Miao, and Miao children were born to the many Miao women married Han Chinese soldiers in Taijiang in Guizhou before the second half of the 19th century.

 

Imperially commissioned Han Chinese chieftancies "gon native", with the Miao and were the ancestors of a part of the Miao population in Guizhou.

 

The Hmong Tian clan in Sizhou began in the seventh century as a migrant Han Chinese clan.

 

Non-han women such as Miao women became wives of Han Chinese male soldiers who fought against the Miao rebellions during the Qing and Ming dynasties since Han women were not available.

 

The Ming dynasty Hongwu Emperor sent troops to Guizhou whose descendants became the Tunbao. The origin of the Tunbao people traces back to when the Ming dynasty sent 300,000 Han Chinese male soldiers in 1381 to conquer Yunnan and the men married Yao and Miao women.

 

The presence of women presiding over weddings was a feature noted in "Southeast Asian" marriages, such as in 1667 when a Miao woman in Yunnan married a Chinese official.

Some Sinicization occurred, in Yunnan a Miao chief's daughter married a scholar in the 1600s who wrote that she could read, write, and listen in Chinese and read Chinese classics.

 

The Sichuan Hmong village of Wangwu was visited by Nicholas Tapp who wrote that the "clan ancestral origin legend" of the Wang Hmong clan, had said that several times they were married into the Han Chinese and possibly one of these was their ancestor Wang Wu, there were two tpes of Hmong, "cooked" who sided with Chinese and "raw" who rebelled against the Chinese, the Chinese were supported by the Wang Hmong clan. A Hmong woman was married by the non-Hmong Wang Wu according to The Story of the Ha Kings in Wangwu village.

 

DISTRIBUTION

The 2000 Chinese census recorded 8,940,116 Miao in mainland China.

 

CUISINE

Miao Fish (苗鱼 miáo yǘ)

Miao fish is a special way of cooking a fish by Miao people. It has been recognized as a local featured cuisine with its tasty flavor: the mixture of fish, green peppers, ginger slices and garlic provided people with great eating experience.

 

WIKIPEDIA

Taken for the Macro Mondays theme "nothing bigger than a penny."

spreading the goodies on my kitchen table, trying to sort

Componentes para la construccion del chassis del robot

This exclusive Eurobricks Pictorial Review of the 71001: LEGO Collectable Minifigures Series 11 can be found in www.eurobricks.com/forum/index.php?showtopic=85145

Necklace made for the Art Jewelry Elements component of the month blog hop.

fulgorine.wordpress.com/2013/09/30/aje-september-seedpod/

 

Focal seed pod by Lesley Watts, polymer clay beads & necklace by me.

Taken with a Zorki 1 camera in week 226 of my 52 film cameras in 52 weeks project:

 

52cameras.blogspot.com/

 

www.flickr.com/photos/tony_kemplen/collections/7215762311...

 

Rollei RPX 400 film developed in Ilfosol 3 1:14 for 18 minutes at 20 deg C

 

NON HINDUS

ARE NOT ALLOWED INSIDE THE TEMPLE

 

Lingaraj Temple is a Hindu temple dedicated to Harihara, a form of Shiva and is one of the oldest temples in Bhubaneswar, the capital of the East Indian state of Odisha (formerly Orissa). The temple is the most prominent landmark of the Bhubaneswar city and one of the major tourist attractions of the state.

 

The Lingaraj temple is the largest temple in Bhubaneswar. The central tower of the temple is 55 m tall. The temple represents the quintessence of the Kalinga Architecture and culminates the medieval stages of the architectural tradition at Bhubaneswar. The temple is believed to be built by the kings from the Somavamsi dynasty, with later additions from the Ganga rulers. The temple is built in the Deula style that has four components namely, vimana (structure containing the sanctum), jagamohana (assembly hall), natamandira (festival hall) and bhoga-mandapa (hall of offerings), each increasing in the height to its predecessor. The temple complex has 50 other shrines and is enclosed by a large compound wall.

 

Bhubaneswar is called the Ekamra Kshetra as the deity of Lingaraj was originally under a mango tree (Ekamra) as noted in Ekamra Purana, a 13th-century Sanskrit treatise. The temple is active in worship practises, unlike most other temples in Bhubaneswar and Shiva is worshipped as Harihara, a combined form of Vishnu and Shiva. The temple has images of Vishnu, possibly because of the rising prominence of Jagannath cult emnating from the Ganga rulers who built the Jagannath Temple in Puri in the 12th century.

 

Lingaraj temple is maintained by the Temple Trust Board and the Archeological Survey of India (ASI). The temple has an average of 6,000 visitors per day and receives lakhs of visitors during festivals. Shivaratri festival is the major festival celebrated in the temple and event during 2012 witnessed 200,000 visitors.

 

HISTORY

Lingaraj means "The king of Lingam", the symbol of Saivism. Shiva was worshipped as Kirtivasa and later as Harihara and is commonly referred as Tribhuvaneshwara (also called Bhubaneswar), the master of three worlds, namely, heaven, earth and netherworld). His consort is called Bhuvaneshvari.

 

The temple is more than 1100 years old, dating back in its present form to the last decade of the eleventh century, though there is evidence that part of the temple was built during the sixth century CE as the temple has been emphasized in some of the seventh century Sanskrit texts. Fergusson believes the temple might have been initiated by Lelat Indra Kesari who reigned from 615 to 657 CE. The Assembly hall (jagamohana), sanctum and temple tower wer built during the eleventh century, while the Hall of offering (bhoga-mandapa) was built during the twelfth century. The natamandira was built by the wife of Salini between 1099 and 1104 CE. By the time the Lingaraj temple was completely constructed, the Jagannath (form of Vishnu) cult had been growing in the region, which historians believe is evidenced by the co-existence of Vishnu and Shiva worship at the temple. The Ganga dynasty kings were ardent followers of Vaishnavism and built the Jagannath Temple at Puri in the 12th century.

 

The temple is believed to be built by the Somavanshi king Jajati Keshari, in 11th century CE. Jajati Keshari had shifted his capital from Jajpur to Bhubaneswar which was referred to as Ekamra Kshetra in the Brahma Purana, an ancient scripture. One of the Somavamsi queens donated a village to the temple and the Brahmins attached to the temple received generous grants. An inscription from the Saka year 1094 (1172 CE) indicates gifts of gold coins to the temple by Rajaraja II. Another inscription of Narasimha I from the 11th century indicates offer of beetel leaves as tambula to the presiding deity. Other stone inscriptions in the temple indicate royal grants from Chodaganga to village people.

 

ARCHITECTURE

The Lingaraj temple is the largest temple in Bhubaneswar. James Ferugsson (1808–86), a noted critic and historian, rated the temple as "one of the finest examples of purely Hindu temple in India". It is enshrined within a spacious compound wall of laterite measuring 160 m by 142 m. The wall is 2.3 m thick and surmounted by a plain slant coping. Alongside the inner face of the boundary wall, there is a terrace to protect the compound wall against outside aggression. The tower is 55 m high and the complex has 150 smaller shrines in its spacious courtyard. Each inch of the 55 m tall tower is sculpted. The door in the gate of the entrance porch is made of sandalwood.

 

The Lingaraja temple faces east and is built of sandstone and laterite. The main entrance is located in the east, while there are small entrances in the north and south. The temple is built in the Deula style that has four components namely, vimana (structure containing the sanctum), jagamohana (assembly hall), natamandira (festival hall) and bhoga-mandapa (hall of offerings). The dance hall was associated with the raising prominence of the devadasi system that existed during the time. The various units from the Hall of offering to the tower of the sanctum increase in height.

 

The bhogamandapa (Hall of offering) measures 13 m by 13 m from the inside, 17.15 m by 17.25 m from the outside and has four doors in each of the sides. The exterior walls of the hall has decorative sculptures of men and beast. The hall has a pyramidal roof made of up several horizontal layers arranged in sets of two with intervening platform. It bears an inverted bell and a kalasa in the top. The natamandira (festival hall) measures 12 m by 12 m from the inside, 15 m by 15 m from the outside, has one main entrance and two side entrances. The side walls of the hall has decortive sculptures displaying women and couples. It has a flat roof sloping in stages. There are thick pylons inside the hall. The jagamohana (assembly hall) measures 11 m by 9.1 m from the inside, 17 m by 15 m from the outside, entrances from south and north and has a 30 metres tall roof. The hall has a pyramidal roof made of up several horizontal layers arranged in sets of two with intervening platform as in the Hall of offering. The facade to the entrances are decorated with perforated windows with lion sitting on hind legs. The inverted bell above second unit is adorned by kalasa and lions. The rekha deula has a 60 m tall pyramidal tower over the sanctum and measures 6.7 m from the inside, 16 m from the outside over the sanctum. It is covered with decorative design and seated lion projecting from the walls. The sanctum is square in shape from the inside. The tower walls are sculpted with female figures in different poses.

 

RELIGIOUS SIGNIFICANCE

Bhubaneswar is called the Ekamra Kshetra as the deity of Lingaraj was originally under a mango tree (Ekamra). Ekamra Purana, a Sanskrit treatise of the 13th century mentions that the presiding deity was not seen as lingam (an aniconic form of Shiva) during the Satya and Treta yugas and only during the Dwapara and Kali yugas, it emerged as a lingam. The lingam in the temple is a natural unshaped stone that rests on a Sakti. Such a lingam is called Krutibasa or Swayambhu and is found in 64 places in different parts of India. With the advent of the Ganga dynasty in the early 12th century, who had Vaishnavaite orientation, a new movement started resulting in the synthesis of Saivism and Vaishnavism. The Ekamra was associated with Vaishanavite gods Krishna and Balaram during the period. It is attributed the raising prominence of Jagannath cult that became predominant during the construction of the temple. The Ganges remodelled the temple and introduced certain Vaishnavite elements like images of Vaishnava Dwarapalas namely Jaya and Prachanda, Jagannatha, Lakshmi Narayan and Garuda were installed. Tulsi leaves, which are favoured by Vishnu, was used along with Bela leaves for the worship of Lingaraj. Lingaraja was thus came to be known as Harihara, a combination of Shiva and Vishnu. The flag of the temple was fixed to a Pinaka bow instead of trident usually found in Shiva temples. The temple priests also changed the mark in their forehead from horizontal to a "U" sign with a dotted middle line. The Ganges also introduced certain fairs like Swing festival, Sun worship and mock quarell between priests after chariot festival, similar to the practises in Jagannath Temple in Puri. The influence of the Ganges dynasty has led to a cosmopolitan culture, that has reduced the status of Lingaraja temple as a distinct Saivite shrine.

 

FESTIVAL & WORSHIP PRACTISES

As per Hindu legend, an underground river originating from the Lingaraj temple fills the Bindusagar Tank (meaning ocean drop) and the water is believed to heal physical and spiritual illness. The water from the tank is thus treated sacred and pilgrims take a holy dip during festive occasions. The central deity of the temple, Lingaraj, is worshipped both as Shiva and Vishnu. The harmony between the two sects of Hinduism, Saivism and Vaishanvism, is seen in this temple where the deity is worshipped as Harihara, a combined form of Vishnu and Shiva.

 

Shivaratri is the main festival celebrated annually in Phalgun month when thousands of devotees visit the temple. Apart from a full day of fasting, bel leaves are offered to Lingaraj on this auspicious day. The main celebrations take place at night when devotees pray all night long. The devout usually break their fast after the Mahadipa (a huge lamp) is lit on the spire of the temple. Every year the chariot festival (Ratha-Yatra) of Lingaraja is celebrated on Ashokashtami. The deity is taken in a chariot to Rameshwar Deula temple. Thousands of devotees follow and pull brightly decorated chariots containing the idols of Lingaraj and his sister Rukmani. This chariot procession stays for five days at the Rameshwar Temple and then will be brought back. This festival commemorates Lord Lingaraj having slayed a demon. Thousands of bol bom pilgrims carry water from river Mahanadi and walk all the way to the temple during the month of Shravana every year. Sunian day is observed from royal times in the month of Bhandra, a day when temple servants, peasants and other holders of temple lands offer loyalty and tribute to Lingaraja. Candan Yatra (Sandalwood ceremony) is a 22-day festival celebrated in the temple when servants of the temple disport themselves in a specially made barge in Bindusagar tank. The deities and servants of the temples are anointed with sandalwood paste to protect from heat. Dances, communal feasts and merrymaking are arranged by the people associated with the temple.

 

The Lingaraja temple is active in worship practises, unlike the other ancient temples of Bhubaneshwar which are not active worship centres. Non Hindus are not allowed inside the temple, but it can be viewed from the viewing platform located outside the temple. The viewing platform and the back of the temple can be reached via a lineway located to the right of the main entrance of the temple. Sanctity of the temple is maitained by disallowing dogs, unbathed visitors, menstruating women and families that encountered birth or death in the preceding 12 days. In case of a foreign tresspass, the temple follows a purification ritual and dumping of prasad (food offering) in a well.

 

RELIGIOUS PRACTICES

The image of Lingaraja is abluted with water (called mahasnana) several times a day and decorated with flowers, sandal paste and cloth. Hemlock or hemlock flowers which are generally offered in other Shiva temples is not allowed in the Lingaraja temple. Bilva leaves (Aegle marmelos) and tulasi (Ocimum sanctum) are used in daily worship. Offerings of cooked rice, curries and sweet-meats are displayed in the bhogamandapa (hall of offering) and the divinity is invoked to accept them amidst scores of chanting of Sanskrit texts. Coconut, ripe plantains and kora-khai are generally offered to Lingaraja by the pilgrims. Bhang beverage is offered to Lingaraja by some devotees especially on the day of Pana Sankranti (Oriya new year).

 

The Lingaraja temple is open from 6 a.m. to about 9 p.m. and is intermittently closed during bhoga (food offering) to the deity. During early morning, lamps in the cella are lit to awaken Lingaraja from his sleep, ablution is performed, followed by adoration and arati (waving of light). The temple is closed at about 12 p.m. until about 3.30 P.M. A ceremony known as Mahasnana (ablution) is performed once the doors are closed, followed by pouring of Panchamrita (a mixture of milk, curdled milk, clarified butter, honey and ghee) upon the deity for purification. At about 1 P.M., a ripe plantain is divided into two, one half is offered to Sun god and the other half to Dwarapala (the guarding deities in the doorway). Between 1.00 and 1.30 P.M. the food offering called Ballabha Bhoga (breakfast containing curdled milk, curd and vegetables) is offered to the deity. The consecrated food is carried to the temple of Parvati and placed before her as an offering, a practice commonly observed by the orthodox Hindu housewives. At about 2 P.M., the Sakala Dhupa (morning's offering of food) takes place. After the food is offered to Lingaraja, the offerings are carried to the temple of Parvati to serve her. An offering called Bhanda Dhupa is carried out at 3.30 P.M. at the hall of offering. This food is later offered by the inmates to the pilgrims as Mahaprasad.

 

A light refreshment known as Ballabha Dhupa is offered to the deity at around 4.30 P.M. At around 5 P.M., Dwipahar Dhupa (mid day meal) is offered. At around 7 P.M., another offering called Palia Badu is placed before the deity. Sandhya arati (waving of lights in the evening) is performed during that time. Another light meal called Sahana Dhupa is offered at around 8:30 P.M. After the meals, the ceremony of waving light (arati) is performed before the deity. At 9.30 P.M, the last service of the day, Bada Singara (the great decoration) is performed when the deity is decorated with flowers and ornaments after which a light food offering is made. A wooden palanquin is laid in the room, incense is lighted, drinking water is served and prepared betel is placed. Panchabaktra Mahadeva comes to the palanquin and returns to his own abode after the arati is performed. This is a bronze image of Mahadeva having five faces and Parvati in his lap. Each of these ceremonies is accompanied by ritual observances and recitations of mantras (Sanskrit texts) specified for each occasion.

 

TEMPLE STAFF & ADMINISTRATION

King Jajati Keshari, believed to be the founder of the Lingaraja temple, deputed Dravidian Brahmins as temple priests over the local Brahmins on account of their increased knowledge of Saivism. The focus was to enhance the temple practises from tribal rites to Sanskritic. While the exact number of castes involved in the nijogas (practises) is not known, Brahmins, tribal worshippers and inmates from Untouchable castes are believed to be part of the setup. Bose (1958) identified 41 services with the involvement of 22 separate castes and Mahaptra (1978) identified 30 services. It is understood from the records that kings and temple managers of different times introduced or discontinued certain services, fairs, offerings and caste-centred core services during their regime. As of 2012, the temple practised 36 different services (nijogas).

 

In modern times, the Lingaraja temple priests are from two communities, namely Brahman Nijog and Badu Nijog. The Badu are non-Brahmin servant groups, whose origin is not ascertained due to unavailability of authentic records, while they are described as Vadu in chapter 62 of the Ekamrapurana. The caste group of Badu is called Niyoga, which elects the officers every year during the Sandalwood festival. Every Badu undergoes three distinct rites, namely, ear-piercing, marriage and god-touching. Historically, the Badus performed five different temple duties - Paliabadu and Pharaka, which were considered important and Pochha, Pahada and Khataseja, which were considered inferior. From 1962, only Paliabadu and Pharaka practises are followed and the others are discontinued. The Badus also carry out ablution and dressing of the images of Siddhaganesh and Gopalini. The temple is maintained by the Temple Trust Board and the Archeological Survey of India (ASI). The temple is guarded by security personnel deputed by the Police Commissioner of Bhubaneswar and security guards appointed by the temple administration. The temple has an average of 6,000 visitors every day and receives lakhs of visitors during festivals. The Shivaratri festival during 2012 witnessed 200,000 visitors. As of 2011, the annual income of Lingaraja temple from hundis (donation boxes) is around INR1.2 million per annum. Another INR4 million is collected annually from other sources like rents from shops, cycle stands and agriculture lands. Starting 2011, the temple charges an amount for six types of religious worship (special pujas) carried out by the devotees.

 

WIKIPEDIA

 

these were left near the "shrine" - were they sacrifcial offerings?

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Another component of the ritual is the slaughter of water buffalo. The more powerful the person who died, the more buffalo are slaughtered at the death feast. Buffalo carcasses, including their heads, are usually lined up on a field waiting for their owner, who is in the "sleeping stage". Torajans believe that the deceased will need the buffalo to make the journey and that they will be quicker to arrive at Puya if they have many buffalo. Slaughtering tens of water buffalo and hundreds of pigs using a machete is the climax of the elaborate death feast, with dancing and music and young boys who catch spurting blood in long bamboo tubes. Some of the slaughtered animals are given by guests as "gifts", which are carefully noted because they will be considered debts of the deceased's family

among others, there were 3800 2k2 resistors... Oh yeah

AFGHANISTAN (Oct. 8, 2010) Builder 2nd Class Nikolas Jaggan and Steel Worker Johnny Mainmast, both assigned to NMCB-40, take a break while surveying in the RC South region of Afghanistan. Seabees from NMCB 40 and 18 have teamed up to form "Det.

58." The reserve component members of NMCB-18 and the active duty members of NMCB-40 have completed more than 12 projects. (U.S. Navy photo/Released)

 

PictionID:44811603 - Title:Atlas Payload Component - Catalog:14_014443 - Filename:14_014443.TIF - - - - Image from the Convair/General Dynamics Astronautics Atlas Negative Collection. The processing, cataloging and digitization of these images has been made possible by a generous National Historical Publications and Records grant from the National Archives and Records Administration---Please Tag these images so that the information can be permanently stored with the digital file.---Repository: San Diego Air and Space Museum

My Main instrument Panel components; I designed using CAD and just received the results from the machine shop. Took a lot of help from David Allen to get this far.

 

3D Design

www.flickr.com/photos/24409839@N07/6849951075/in/datepost...

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