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A male silver studded blue butterfly on heather. Each year I do a six week survey of these increasingly threatened butterflies. By this time last year I had seen just two in total. Yesterday I counted 96 on my 6km transect. Their numbers should peak in the next couple of weeks.Let's hope that augers well for their future.
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Silver-studded Blues are commonest on southern heathlands around the New Forest and Thames Basin. Beyond that they are decidedly localised, though often common where they do occur. They are noticeably smaller than Common Blues, with a more leaden blue colouration, with a row of black studs around the hindwing margin. Its caterpillars feed on a variety of plants including gorse, heather and rock-rose, but they also have a relationship with black ants of the genus Lasius. Ants carry the young larvae into their nests where they tend and protect them, presumably for the sugary solutions they exude. But it is not known whether they actually feed on ant larvae (like Large Blues do), but at night the caterpillars emerge from the ants' nests to feed on vegetation. Female Silver-studded Blues selectively lay eggs on vegetation close to Black Ant nests.
As far as I'm aware there are no "natural" colonies in Yorkshire, but a few years ago a colony was established in South Yorkshire using butterflies translocated from Shropshire. We were passing on the way back from Lincolnshire so called in and saw a small number on the wing. The person who unofficially introduced these butterflies (and many other species at many other sites) died last year but the Guardian wrote an article about him and his butterfly releasing activities: www.theguardian.com/environment/2020/oct/13/maverick-rewi...
Looking Close... on Friday: Shoe Sole
My shoes are "practical" so not very interesting :) This is the sole of one of my son's football boots, from many, many years ago, that has been living in the garden ... at one stage with a plant growing in it. I quite like the texture :)
Bought for a joke present, but were too late and too small. Desperate for a subject today, so broke them out and was pleasantly surprised by what I got with them.
The Silver-studded blues were pairing all over the heath this morning. These ones actually pared up beside me while I was waiting for the Yellowhammer
Numbers are still well down on last year, as the weather is so poor. Normally dusty tracks are quagmires but still a few hardy specimens are trying. I've not seen a female SSB yet and my annual survey is half way through.... fingers crossed we will finally get some warm anddry weather soon; it's supposed to be summer! Here's one of the few from Thursday.
On a morning trip to Yateley Common I found this female Silver-studded Blue in some lovely long, wet grass. I had to sit and get soaked for a while however it was worth it. Shooting into the the grass and moisture give some magical effects.
Last Tuesday evening I went a few hours searching for this beauty, the Silver-studded Blue.
It was a difficult task, with the wind and hyperactive butterflies.
But I managed to capture them, this is one of the pics I made.
Handheld shot.
Sweet little PomPom Studs to match any outfit! These are 50% off for the duration of the event (only 50L$ each!!) so get them while they're cheap because once they hit the mainstore they will go back up to full price!
Coming to Sanarae August 25th
Verso la fine degli anni Ottanta mi iscrissi alla facoltà di Magistero a Roma. Frequentai alcune lezioni tra cui un corso monografico, biennale, di Letteratura Italiana avente come tema la figura di Ulisse nella letteratura dall’antichità fino al Novecento.
L'uomo emerso potentemente dai due poemi omerici che avevano fondato la storia del nostro Occidente era stato variamente interpretato dagli scrittori delle differenti epoche, connotate ognuna da una sensibilità e ricettività diverse, sempre però lasciando all'eroe greco il ruolo di protagonista.
Il corso abbracciava più di venticinque secoli e fu l'occasione per rimettere in ordine la cronologia confusa degli eventi storici con cui ero uscita dalle scuole superiori e soprattutto aprì un mondo di ricerche e di studi appassionanti sulla mitologia classica e sulla storia antica che da allora non ho mai abbandonato. Nelle storie antiche un linguaggio del tutto inedito parlava alla parte sconosciuta di me che aveva necessità di esprimersi, avevo trovato un canale attraverso cui dare nome a sentimenti, sensazioni, paure. Mi ero da poco separata affrontando non poche turbolenze, ma alla fine ero riuscita a capire di aver bisogno di un supporto terapeutico che mi aiutasse a decifrare i motivi dei tanti errori compiuti senza averne consapevolezza; così mi addentrai in un territorio avventuroso, quello dei sogni, senza minimamente sospettare dove mi avrebbe portata. Sollecitata dal terapeuta ogni mattino, al risveglio, trascrivevo i sogni e mi stupivo di quanto durante il sonno fossi capace di compiere veri e propri viaggi nel tempo e nello spazio; spesso volavo usando solo la forza delle braccia e delle gambe sorvolando città, picchi nevosi, praterie immense, provando un grande senso di libertà, di forza, di leggerezza. Navigazioni aeree, lunghi percorsi a piedi, o in mare, alla ricerca di luoghi sconosciuti di cui avevo percezione ma che non riuscivo a distinguere, un po’ come era accaduto a Cristoforo Colombo munito di carte nautiche imprecise, ma che seguendo la sua intuizione per cercare le favolose Indie, aveva poi trovato un mondo nuovo.
Altrettante avventure durante le lezioni al Magistero che si tenevano nel pomeriggio e di sabato mattina; eravamo quasi tutti studenti lavoratori perciò ci eravamo organizzati, a turno, per registrarle e, come si diceva allora, per sbobinarle, così da avere a disposizione lo scritto di quello che la straordinaria professoressa siciliana ci andava raccontando. Fu un lavoro di gruppo molto impegnativo, ma avevamo capito che non potevamo lasciare disperdere il patrimonio di sapere che la professoressa, Maria Teresa Acquaro Graziosi, ci trasmetteva con passione e rigore. Furono due anni entusiasmanti, durante i quali riuscii a seguire anche le lezioni di Storia dell’Umanesimo sempre tenute dalla stessa docente. Fu così che venni completamente affascinata dal risveglio culturale avvenuto in Italia tra la seconda metà del Trecento e il Quattrocento. La professoressa ci parlava di come già Dante avesse avuto l’intuizione dell’importanza del mondo antico, pur restando fedele al Cristianesimo, ma con Petrarca e Boccaccio, complici anche le mutate condizioni economiche e sociali, si fosse iniziato a pensare che bisognava studiare più a fondo le opere degli antichi conservate nei monasteri; sebbene fossero state salvate dalle devastazioni barbariche a partire dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, si era persa però la conoscenza del greco e molti manoscritti redatti in quella lingua, alla fine del Trecento, erano completamente illeggibili. La professoressa ci parlava di come Petrarca e Boccaccio avessero avvertito l’urgenza di penetrare nei segreti del greco, e di come anche per la letteratura latina bisognasse superare l'interpretazione allegorica che finora se ne era data per farla aderire ai canoni del Cristianesimo, era tempo di intraprendere una lettura più aderente allo spirito dei tempi in cui erano state redatte quelle opere. Un salto notevole di intelligenza interpretativa certamente legato ai tempi nuovi, quelli dei mercanti e dei commerci che, da Marco Polo, avevano inaugurato un nuovo modo di pensare e di vivere, gli scambi con altre popolazioni, il cercare di comprendere usi e costumi altrui avevano fatto maturare i tempi per il cambiamento. Forti di questa nuova consapevolezza Petrarca e Boccaccio stabilirono una sorta di sodalizio intellettuale scambiandosi informazioni e consigli per riuscire a realizzare la loro comune necessità di conoscere e di rinnovarsi attraverso la lettura e lo studio dei classici. Lo stesso Boccaccio, venuto a conoscenza di un monaco in Calabria che conosceva il greco, si recò di persona in quella regione per convincerlo a trasferirsi in Toscana con la promessa di ospitarlo in casa propria e di fargli avere un incarico di insegnamento. Lo convinse, e Leonzio Pilato, così si chiamava l'erudito, selvatico all’aspetto e di modi sgradevoli, seguì Boccaccio e si accinse alla traduzione dal greco in latino dell'Iliade e dell'Odissea. Così lo descrisse Boccaccio:
“Nell'aspetto è uomo rozzo, ha la faccia nera, la barba prolissa, la chioma nera occupata sempre in continui pensieri, di costumi rozzo, né molto civile huomo, ma si come l'isperienza ha dimostrato, dottissimo di lettere Greche e come un'arca pieno d'historie e favole greche, benché della latina non sia molto instrutto”.
Certo non deve essere stata facile la convivenza, ma tanto era il desiderio di decifrare il greco che Boccaccio si adattò di buon grado a convivere con l'ospite così somigliante a un barbone.
Questo primo lavoro di decifrazione dei due poemi greci avviò la ri-scoperta del mondo antico; dopo secoli di oblio veniva fuori come da uno scavo nel tempo un altro modo di vivere, non più penitenza e attesa di una vita oltremondana come era stato per tutto l'alto medioevo, ma le passioni dell’uomo inserito nel mondo reale con tutte le complicazioni, gli errori, le speranze, le delusioni. Immagino la sorpresa e la meraviglia nel leggere il pianto di Ulisse alla corte dei Feaci, le sue avventure amorose con maghe e ninfe, i sentimenti di nostalgia, i naufragi, la perdita dei compagni, il ritorno a Itaca; dopo l'esclusiva lettura dei Vangeli, testi biblici e religiosi, o al più la Commedia di Dante, si comprende come Boccaccio fosse ansioso di sentire dalla bocca di Leonzio Pilato “l'arca piena d'historie e favole greche”.
Pian piano questo fermento di riscoperta dell’antico, partendo da Firenze, si propagò tra le corti di Milano, Napoli, Urbino, Mantova, Ferrara, Venezia dove operavano i cosiddetti umanisti laici e di Roma dove, alla corte del papato, operavano gli umanisti chierici. Fu un periodo di passaggio attraversato da molte contraddizioni e conflitti, bisognava conciliare il credo della dottrina cristiana con queste nuove acquisizioni, la riscoperta dell’uomo in quanto tale, con tutti i suoi difetti, i pregi; il desiderio di emanciparsi e di godere della vita terrena poteva essere pericolosamente vicino all'eresia ed infatti molti artisti, come Sandro Botticelli, soggiogato e impaurito dalle prediche del Savonarola abbandonò per sempre le meravigliose pitture “pagane” che aveva prodotto con tanta maestria ed entusiasmo per ritornare a quelle religiose.
Pur mantenendosi per lo più vicini allo spirito del Cristianesimo, gli Umanisti cominciarono a rivisitare gli uomini antichi in termini più concreti: andiamo a vedere come vivevano, cerchiamo di imparare da loro, andiamo a sentire cosa hanno da dirci ancora oggi. E in effetti trovarono tesori di umanità: Odissea, Iliade, i tragici greci, i filosofi, soprattutto Platone, e di seguito i pensatori e poeti romani, Cicerone, Seneca, Virgilio, Plinio il Vecchio che davanti alla catastrofe dell’eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo, scienziato ante-litteram, presa una nave si reca sul luogo per esaminare dal vero ciò che sta succedendo per farne un resoconto veritiero.
Bisognava riflettere su quei testi e su quelle memorie, bisognava ricominciare a pensare a quegli uomini come nostri progenitori, come antenati dai quali si poteva apprendere un nuovo stile di vita che fosse più vicino alle esigenze reali della gente. Come avevano vissuto, lavorato, edificato? In Roma si ergevano monumenti incredibili come il Colosseo, il Pantheon, ponti, migliaia di chilometri di acquedotti parlavano silenziosamente della grande abilità e intelligenza costruttiva dei Romani, era necessario studiare quelle opere talmente perfette nell'esecuzione da superare i millenni.
A tal punto era arrivata la spasmodica ricerca nei monasteri di tutta Europa che, raccontò un giorno la professoressa Acquaro Graziosi, uno di essi tornando con una nave carica di codici, quando la nave affondò con il suo prezioso carico, per il dispiacere diventò canuto in una sola notte.
Anche Leonzio Pilato, tornando da Costantinopoli e diretto a Venezia, nel 1365 morì sulla nave colpita da un fulmine, e con essa andarono a fondo il bottino di libri che riportava con sé.
All’inizio del Quattrocento si può far risalire una più ampia volontà di recuperare ciò che ancora giaceva nei luoghi di cultura, rappresentati da biblioteche e monasteri sparsi in tutta Europa.
A Firenze grande fu l’importanza del nonno di Lorenzo il Magnifico, Cosimo il Vecchio de’ Medici, ricchissimo banchiere, che attivamente finanziò i circoli intellettuali.
L’entusiasmo per le opere antiche diventa piena applicazione nel Cinquecento, il Rinascimento, quando pittori e scultori come Michelangelo si calano nelle “grotte” come quelle della Domus Aurea per studiare dipinti e sculture, o come il “divino” Raffaello che viene incaricato dal Papa di fare una mappa dei reperti archeologici in Roma diventando, giovanissimo, “Sovrintendente alle antichità romane”.
Tutto questo fervore ad opera dei pochi che erano in grado di capire l’importanza del patrimonio lasciatoci dagli antichi, di secolo in secolo sarà sempre più organizzato, tanto da generare, soprattutto dopo l’unità d’Italia, la creazione di magnifici musei che in parte deriveranno dalle collezioni private di principi, papi e cardinali, in parte dagli scavi sempre più a carattere scientifico e metodologico, volti a ricostruire, attraverso i reperti, la storia antica che ci era arrivata con così tante lacune. È grazie all’entusiasmo e allo strenuo lavoro di quei pionieri che l’Italia è diventata una grande macchina del tempo dove entrare per conoscere ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che potremmo diventare. Roma, a sua volta, è una formidabile macchina del tempo, vi si trovano, senza soluzioni di continuità, testimonianze di tutti i periodi storici a cominciare dai resti di capanne preistoriche sul Palatino. Ho ascoltato una volta un anziano professore inglese su un autobus, l'85, che si rivolgeva a un giovane in piedi accanto a lui: “Il sogno di ogni storico è quello di abitare a Roma”. Stavamo transitando davanti alla “maestà” del Colosseo, come canta Antonello Venditti in unsuo brano.
Nell’Umanesimo maturo, molte acquisizioni tecniche e scientifiche vennero recuperate dal mondo antico, copiate e realizzate, una fra tante la prospettiva che modificò il modo di dipingere, dando più verisimiglianza alle scene, e fornendo ai cartografi la possibilità di realizzare mappe sempre più precise. Inoltre, vari pittori iniziarono a dipingere autoritratti, nascondendosi tra la folla di un corteo o di una scena religiosa, primi esiti del grande lavoro di consapevolezza compiuto nel voler rimettere l'uomo al centro del dibattito culturale e sociale. Alcuni di questi selfie d'epoca sono stati decifrati solo nel Novecento da accorti studiosi d'arte, come nel caso dell'autoritratto del Mantegna nella Camera degli Sposi a Mantova, dissimulato, ironicamente, tra i fregi decorativi che completano e dividono le varie scene affrescate. Il pittore sembra così scrutare ciò che avviene nel talamo nuziale. Chissà se gli occupanti della camera, intenti nei loro commerci amorosi, si siano mai accorti di quello sguardo indagatore e un po' accigliato!
Nella Firenze della seconda metà del Quattrocento un pittore, Sandro Botticelli, alla corte dei Medici, dove operavano personaggi come Marsilio Ficino, filosofo del neoplatonismo, Agnolo Poliziano, insigne filologo, perfetto conoscitore del greco e del latino, Pico della Mirandola, dalla prodigiosa memoria e altri avevano creato un cenacolo di altissimo livello finanziati dal politico, nonché banchiere, Lorenzo de’ Medici al quale dobbiamo l’immortale “Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia / chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza” vero e proprio manifesto dell’Umanesimo, componimento che in brevi righe riassume tutto l’entusiasmo, le scoperte, il mondo interiore che gli uomini del Quattrocento avevano non solo riscoperto, ma messo in pratica con un potente cambio di mentalità. È una vera e propria bomba che dall’Italia si propagherà nell’Europa intera, niente sarà più come prima. È iniziato il Rinascimento, la rinascita del mondo antico.
In questo contesto fervido di idee, studi, progetti Agnolo Poliziano che aveva letto, a lungo meditato e perfino imitato nelle sue “Stanze per la Giostra” le Metamorfosi di Ovidio fornisce a Sandro Botticelli le descrizioni dettagliate che serviranno per dipingere i due quadri più belli del mondo: la Venere che esce dalle acque e la Primavera.
Ovidio dona agli uomini del Quattrocento un' “arca piena di favole e di historie”, i canoni della bellezza, uno sguardo nuovo sulla natura, la consapevolezza del mondo in continua trasformazione, l'incanto e il mistero della femminilità.
“Io sono un poeta, un grande poeta!”, aveva gridato più e più volte, in una notte d'agosto, una voce stentorea presso le rovine dei Mercati di Traiano. Era la voce di Ovidio.
Con piena coscienza del proprio valore Ovidio conclude con mirabili versi le Metamorfosi:
“... Ma con la parte migliore di me io volerò in eterno più in alto delle stelle, e il nome mio rimarrà, indelebile. E ovunque si estende, sulle terre domate, la potenza romana, le labbra del popolo mi leggeranno, e per tutti i secoli, grazie alla fama, se qualcosa di vero c’è nelle predizioni dei poeti, io vivrò.”
Gli uomini del Quattrocento, come Botticelli, raccolsero il suo messaggio e furono in grado, anche grazie alla sua voce che parlava da un tempo remoto, di produrre opere indimenticabili.
Mi piace pensare che il manichino seduto sui libri antichi, lungi dall'essere un uomo meccanico, sia in qualche modo l'emblema di tutti quegli uomini coraggiosi che furono in grado, grazie alle loro opere, di risvegliarci dal sonno medievale durato un millennio.
We welcome our new male elk to the herd. He's been on exhibit for a while but I always found him far away until now.
Beautiful 10 point rack.
I'm thinking of hiring my self out as a cardboard cut out. This is what happens when there is no one behind the lens saying "loosen up dude!"
Taken at Prees Heath, Whitchurch during their four or five day mating season. These beautiful insects are about the size of an adults thumb nail.
"This damn Studebaker keeps on breaking down again
I was speedin' south on 99
When the manifold started smokin'
I ran her off the shoulder
And now the axle's broken
Made a sound that cracked my heart in half..."
These old trucks are so much cooler than the ones they make today. I would so drive this truck ...but sadly... this one's not going anywhere. Studebaker... even the name is cool! ; )
I vaguely remember my Dad having a Studebaker when I was a kid. Yeah... I need a truck. I do (in light turquoise blue! I think I just started writing a country song.... lol!)