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City Lights in Milan
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particolare in controluce della parte in alto del pozzo rasoio che si trova prima di entrare nel borgo
Prometto che questi sono gli ultimi scatti sui razoi ma è un'altra interpretazione che a me piace.
I promise that thesa are my last shots abour razors but this is another my interpretation of the subjecty I like
Explore #49 - 24 Marzo 2009
Altro che Buena!!!
e ha pure il coraggio di cantare.....
tra santi e falsi dei
sorretto da
un’insensata voglia
di equilibrio
e resto qui
sul filo di un rasoio
ad asciugar
parole
che oggi ho steso
e mai dirò
Buona Settimana !!!!!!!!!!!!! :-))
IL CORAGGIO DI VIVERE
Foto 56: Tramonto alla Cittadella, Pisa.
Foto del gennaio 2015
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ICARO ALL' ADORATO SOLE
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Solo sulla rupe, in una notte gelida,
osservo il cielo nero come non mai.
Una piccola stella a rischiararla,
è un angelo che tu conosci bene, è la tua guida professionale,
non oso intromettermi.
Ti ricordo solo di essere te stesso, e vincerai.
Ho le ali pesanti, zuppe di lacrime,
gli anni a scandire una vita difficile, sempre sul filo del rasoio,
col rammarico di non essere riuscito a darti,
del tutto, quello che il cuore diceva.
D'improvviso all'orizzonte,
stai sorgendo MAESTOSO come sempre,
splendente come mai.
E' dolce sentire i tuoi raggi dorati sulle piume canute,
è emozionante percepire il tuo tepore avvolgermi .
Questo è quello che provo alla tua vista e credimi.
E' una sensazione dolcissima.
Volo verso te, mi perdo nei tuoi occhi, talvolta tristi.
Oggi è un gran giorno, non mollare mai,
ho la certezza delle tue potenzialità.
Ho fatto il possibile per realizzare il tuo sogno.
Scusa i miei scatti irrazionali,
è un modo unico di dare tutto per raggiungere l'obiettivo prefissato.
E tu sai, non manco mai una promessa.
Dimostrami il tuo valore,
non scoraggiarti.
Io e mamma saremo al tuo fianco SEMPRE.
Mi rispecchio nel tuo splendore,
ardo di gioia nel vederti realizzato dopo tanto dolore.
In fondo la tua fragilità è simile alla mia.
Ti preferisco così, perché in essa mi riconosco sempre più.
Adesso com'è dolce gustare questo momento,
dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto insieme.
ADORATO SOLE rischiara questo volto stanco,
sarà la ricompensa più grande.
Ti auguro tantissimi successi, li meriti.
Però ora al lavoro!
TUO PADRE ICARO
Inaugurazione agenzia immobiliare ESSE-GI
Sabato, 15 ottobre 2005
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© Il testo è di esclusiva proprietà dell'autore, Stefano Paradossi, che ne detiene i diritti e ne vieta qualsiasi utilizzo da parte di terzi. La foto fa parte dell'Archivio Fotografico della famiglia Paradossi.
© The text is of exclusive property of the author, Stefano Paradossi, who owns the rights and prohibits any use by third parties. The image is part of the Photo Archive of the Paradossi family.
Foto 27: casetta in riva al mare, spiaggia di Tulum, Mexico
Foto del 2009
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SWEET HOME 1° parte
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Su questa splendida spiaggia di Tulum,
ho trascorso un pomeriggio denso d'umanità.
Rimarrà per sempre nei miei ricordi più cari.
Talvolta, è giusto e necessario "scavare" nel profondo dell'anima.
Mi accade quasi sempre lontano dal quotidiano.
Viaggiare è rinnovare la sfida, sconvolgere l'ovvio e poter sognare ad occhi aperti.
Sento gli anni che scivolano via, vorrei fermare il tempo.
Per questo fotografo, per illudermi di riuscirci.
Mi culla, m'intenerisce.
Ho serbato per ultimo un racconto che mi è stato donato da un vecchio lupo di mare.
Una storia dura e difficile,
sussurrata con la serenità che sempre porta l'età avanzata.
Incontri casuali che fanno riflettere ed emozionare.
M'incuriosì la capanna a due passi dal mare.
La vedete in foto.
Commovente la cura nell'allestire il giardinetto di germogli di palma.
Ordinate file di noci di cocco esposte come fossero trofei,
il tutto delimitato da paletti in legno conficcati nella sabbia bianca.
Si capiva bene che era abitata in modo stabile.
Sparsi qua e là, oggetti d'uso quotidiano.
Con un po' di coraggio, ed una buona dose di faccia tosta,
m'avvicino guardingo.
Sento fischiettare.
Meno male, se non altro è una persona allegra.
Buenos días señor,
puedo hablar con ella?
L'uomo stava radendosi davanti ad un piccolo specchio.
La veneranda età non gl'impediva di tenersi curato.
Con una stilettata di rasoio, m'invitò ad avvicinarmi.
Speriamo bene, è "armato."
Come se non bastasse salta fuori pure un cane.
Panico, sono fritto.
Nulla di tutto ciò, con un sorriso contagioso, sciolse ogni dubbio.
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segue paragrafo successivo
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© Il testo e la foto sono di esclusiva proprietà dell'autore, Stefano Paradossi, che ne detiene i diritti e ne vieta qualsiasi utilizzo da parte di terzi. La foto fa parte dell'Archivio Fotografico della famiglia Paradossi.
© The text and the picture are of exclusive property of the author, Stefano Paradossi, who owns the rights and prohibits any use by third parties. The image is part of the Photo Archive of the Paradossi family.
Molti anni fa la visione del film “Il deserto dei Tartari” - tratto dall'omonimo romanzo di Dino Buzzati - mi colpì in modo particolare. In esso veniva affrontato il tema della solitudine e della incapacità di connettersi alla propria realtà fatta di sangue, di respiro, di materia ma anche di quel qualcosa di indefinibile e misterioso che usiamo chiamare anima.
Il giovane protagonista, il tenente Giovanni Drogo, congedatosi dall'accademia militare viene inviato d'ufficio in una postazione remota tra le montagne chiamata Fortezza Bastiani. Egli si avvia a cavallo verso la destinazione, ma già nel percorso difficile e disorientante si inizia a capire che dovrà affrontare un ben più arduo cammino, quello del dare senso alla propria vita, sempre se riuscirà a entrare in questo ordine di idee.
La fortezza un tempo messa a difesa del confine, da molti anni non ha più nemici da combattere, salvo una ipotetica invasione di Tartari che in effetti non avverrà mai; al suo interno è rimasto solo un sistema di discipline da rispettare e da mettere in atto quotidianamente come le numerose sentinelle che sugli spalti si scambiano un complicato rituale di parole d'ordine.
Ricordo l'ambientazione straordinaria della fortezza isolata sulle montagne per cui fu utilizzata la città morta di Bom, ai confini tra l'Iran e l'Afghanistan, affacciata su un vastissimo deserto di pietre e sabbia da cui i militari si aspettavano potessero arrivare i Tartari.
La magistrale fotografia di Luciano Tovoli rese per me il film indimenticabile, come in alcune scene memorabili dove si scorge un cavaliere che avanza al galoppo nel deserto mentre dall'alto viene scrutato dagli abitanti della fortezza in attesa ansiosa che finalmente arrivino i nemici per poter combattere e quindi dare un senso al loro stare lì, alla loro attesa.
Il libro, acquistato subito dopo la visione del film, rese ancora più tangibile il senso di estraniamento del tenente Drogo, metafora, tra l'altro, del faticoso passaggio dall'adolescenza all'età adulta quando ci si sente in balia del destino e non si ha ancora chiaro quel che si dovrà o si potrà fare; ognuno di noi alla nascita viene “gettato” nel mondo e man mano che si cresce può aumentare la sensazione di avanzare nel nulla senza protezioni, senza avere un'idea di dove sia la meta, come succede al giovane tenente che pur avendo avuto già all'arrivo la tentazione di fuggire da quel luogo isolato che rappresenta una sorta di non vita in vita, alla fine per inerzia rimane.
All'epoca leggevo Tolstoj, Dostoevskij e soprattutto Cechov ed ero, salvo rare predilezioni, molto critica nei confronti degli scrittori italiani. A quel punto, però, mi innamorai di Dino Buzzati, comprai i due volumi dei suoi racconti e scoprii un modo davvero insolito di scrivere e di parlare dell'interiorità con parole quotidiane, con uno stile surreale eppure così aderente alla realtà. Qui vorrei parlare di un racconto in particolare, intitolato “I giorni perduti”. Il protagonista, Ernst, un uomo benestante, tornando in automobile, vede sbucare da un'uscita laterale della sua villa appena acquistata, un furgone; non facendo in tempo a fermarlo, allarmato, lo segue fino a che il furgone si arresta sull'orlo di un burrone. L'autista scende e comincia a scaricare delle grosse casse che poi, una dopo l'altra, scaraventa giù lungo il pendio. Ernst si avvicina e chiede all'uomo la ragione dei suoi gesti e soprattutto chiede cosa ci sia in quelle casse, l'uomo risponde: “I tuoi giorni perduti”.
Ernst a quel punto scende lungo il burrone ingombro di centinaia di casse e inizia ad aprirle; in una “C'era dentro una strada d'autunno, e in fondo Graziella la sua fidanzata che se ne andava per sempre. E lui neppure la chiamava”.
In un'altra “C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari”.
In una terza: “Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk il fedele mastino che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare”.
Ernst si sente prendere da una morsa allo stomaco, capisce che per stare dietro ai suoi affari non ha dato valore ai sentimenti e così implora l'uomo di poter almeno recuperare queste ultime tre scatole, lui è ricco pagherà tutto il denaro che vorrà richiedergli. Ma lo scaricatore, lassù in alto, fermo come un giustiziere, fa un gesto indicando qualcosa di lontano e irraggiungibile, ormai è troppo tardi, non si può recuperare il tempo perduto.
“Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose.
E l’ombra della notte scendeva”.
Questo bassorilievo, fotografato alla mostra “L'Istante e l'Eternità”, con un anticipo di più di due millenni raffigura, personificandolo, proprio quell'attimo che dovremmo cogliere al volo per non sciupare i nostri giorni, il kairos, ovvero il momento giusto per agire, l'occasione per afferrare al volo quell'istante del vissuto che ci offre la possibilità di vivere appieno le nostre potenzialità. Vi si vede un ragazzo alato, mentre in corsa con una mano regge un rasoio sotto una bilancia, segno dell'irrevocabilità e della incertezza del gesto, mentre con l'altra tenta di far pendere la bilancia dalla sua parte; egli ha lunghi capelli sul davanti mentre dietro è calvo. Posidippo, poeta greco del terzo secolo avanti Cristo, avendo visto l'originale scolpito da Lisippo in bronzo nell'atrio dell'agorà di Sicione, fece parlare il bassorilievo così:
“Di dov’era lo scultore? Di Sicione./ Ed il suo nome? Lisippo./ E chi sei tu? Il tempo che sottomette ogni cosa./ Perché stai in punta di piedi? Sto sempre correndo./ E perché hai un paio di ali ai piedi? Io volo nel vento./ E perché tieni un rasoio nella mano destra? Come segnale agli uomini/ del fatto che io sono più affilato che qualsiasi altro bordo./ E perché i capelli ti scendono sulla faccia? Perché chi m’incontra mi acciuffi./ E perché, in nome del cielo, il retro della tua testa è rasato? Perché/nessuno che un tempo mi ha lasciato correre sui miei piedi alati -/ anche se, scontento, lo desidera - mi prenderà ora da dietro./ Perché l’artista ti ha modellato? A tuo vantaggio, straniero, e mi ha/ messo nel portico a mo’ di lezione”.
Il giovane tenente Giovanni Drogo, resterà nella fortezza fin quasi alla morte, in una sorta di immobilismo paralizzante; Ernst si accorgerà troppo tardi che non può recuperare i giorni perduti. Qui invece mi piace ricordare due episodi di cronaca dove i protagonisti hanno visto e afferrato al volo Kairos, il fanciullo alato.
Nel primo, accaduto a Torino, nell'agosto 2023, Mattia, trentasette anni, sta camminando con la fidanzata in via Nizza quando sente un ragazzo dall'alto di un palazzo che sta urlando di stare ferma a una bambina di quattro anni appesa al cornicione del balcone del palazzo di fronte; Mattia si mette in posizione dove intuisce che la bambina se si lascia andare precipiterà, e infatti la bambina, dal quinto piano, atterra proprio sul suo torace: se la caveranno con poche escoriazioni.
Il secondo episodio, altrettanto straordinario, accaduto a Bolzano, sempre nell'agosto 2023, è di un bambino di sette anni che, in macchina col padre, lo vede improvvisamente accasciarsi sul volante. Il bambino tira il freno a mano e col cellulare del padre chiama il 112, salvandolo dall'infarto.
Il bassorilievo dello scultore Lisippo ebbe un'ampia diffusione, tanto da essere raffigurato anche sui sarcofagi, come in questo caso; il suo messaggio aveva colpito profondamente rendendo visibile, con il fanciullo alato, il frutto di osservazioni e riflessioni astratte sul comportamento umano.
Bisognerebbe essere preparati a saper cogliere i momenti fuggitivi. In realtà ancora oggi, anzi oggi forse ancora di più, ci comportiamo come Epimeteo, il fratello disattento di Prometeo che si accorge degli errori solo dopo averne subito le conseguenze.
Nei due accadimenti di Torino e Bolzano si tratta di eventi estremi, i due protagonisti, il giovane e il bambino, possono essere considerati dei veri e propri eroi del kairos. Ma come ammonisce Posidippo descrivendo il bassorilievo, dovremmo allenarci a riconoscere il fanciullo alato nel nostro quotidiano. Kairos si aggira, non visto, nei nostri andirivieni, dovremmo essere pronti ad afferrarlo prima che sgusci via. In fondo il suo monito è: vivi bene i tuoi giorni, sii vigile e attento, perché tu sei in un eterno presente, il passato fa parte dei tuoi ricordi, il futuro delle tue speranze, ma è il presente che devi afferrare con tutti i sensi all'erta.
In bilico
tra santi e falsi dei
sorretto da
un’insensata voglia
di equilibrio
e resto qui
sul filo di un rasoio
ad asciugar
parole
che oggi ho steso
e mai dirò
Ho osservato una lumaca strisciare lungo il filo di un rasoio, questo è il mio sogno, è il mio incubo: strisciare, scivolare lungo il filo di un rasoio e sopravvivere.
Walter E. Kurtz (Marlon Brando), in Apocalypse Now, 1979
LA FAMIGLIA
Foto 4: Retro della foto di Pilade giovane.
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(segue dalla foto precedente)
NIPOTE AL LAVORO, BARBA E CAPELLI (2a parte)
A domicilio Lamberto, due giorni a settimana, il mercoledì ed il sabato gli faceva la barba, non trascurando una spuntatina ai baffi.
Una volta al mese con forbice e rasoio... i capelli.
Ogni 30 giorni, puntuale come un'orologio svizzero,
arrivava il meritato compenso: 5 lire d'argento.
E tutte le volte gli faceva sentire il suono facendole tintinnare.
Senti?
Sono quelle vere... d'argento puro.
Babbo conserva ancora qualche moneta,
prima o poi gli chiederò di regalarmene almeno una.
E' l'unica cosa, oltre le foto, che mi ricollegano a Pilade,
il mio avo più amato.
Per essere precisi, devo dire che alla paga mensile si aggiungeva sempre un bel ventino di cent. alla settimana, che pacchia vero?
Per concludere,
solo un'accenno all'immagine allegata a questo brano.
Quello che vedete è il retro della foto di Pilade, con cui ho aperto il secondo capitolo.
Ho pensato che poteva essere altrettanto interessante, siamo agli albori della fotografia di massa, credo che questi "documenti" accrescano ancor di più il valore della fotografia nel tempo.
Prima solo Re, Principi... Papi, potevano permettersi un ritratto eseguito da un pittore.
Finalmente con la fotografia,
ognuno poteva averne uno a modiche cifre.
Ringrazio sentitamente chi ha inventato questo mezzo così straordinario.
Mi ha permesso d'incontrare lo sguardo fiero di Pilade.
Corre un brivido lungo la schiena... che bello sentirsi così.
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© Il testo è di esclusiva proprietà dell'autore, Stefano Paradossi, che ne detiene i diritti e ne vieta qualsiasi utilizzo da parte di terzi. La foto fa parte dell'Archivio Fotografico della famiglia Paradossi.
© The text is of exclusive property of the author, Stefano Paradossi, who owns the rights and prohibits any use by third parties. The image is part of the Photo Archive of the Paradossi family.
"Quando ero bambino mi accorsi che non avevo la linea della fortuna sulla mano. Così presi il rasoio di mio padre e zac! Me ne feci una come volevo" (Una ballata del mare salato)
I tre giorni passano velocemente tra le palme da cocco e le pizzette in strada ad un peso accompagnate dai cuba libre in veranda.
Dobbiamo scegliere dove trascorrere gli ultimi giorni nella Isla Grande. Noi andremo a Ovest, a Viñales, tra le piantagioni della provincia di Pinar del Rio; Stefano, con cui abbiamo condiviso la pausa tra i colori del cayo e che avrà ancora una settimana a disposizione, dopo ore di interminabili ripensamenti sceglie di andare solitario ad Est.
Passata la notte insonne sui sedili sobbalzanti del bus Viazul che ci riporta all'Havana, dopo le usuali contrattazioni, ci accordiamo per 40 CUC con un taxista e altri due passeggeri franco-spagnoli diretti anche loro nel paesino di provincia.
Sta sorgendo il sole mentre ci fermiamo ad un piccolo autogrill sulla carrettera central per una breve sosta. Ai bordi delle strade vediamo spuntare dal nulla una moltitudine di uomini dotati di falci e falcetti che si mettono subito al lavoro.
Con le loro movenze sinuose iniziano a danzare sull'erba incolta, rasoiando quel verde cresciuto troppo mentre il cielo si fa colorato e i primi camiones disperdono nell'aria i loro fumi grigiastri.
Lungo la strada che ci porterà a destinazione sono ad ogni angolo e con dedizione portano a termine il loro lavoro.
Penso tra me e me se oggi è la giornata dedicata dal regime al taglio degli arbusti stradali in tutta l'isola (noto problema per ogni paese del terzo mondo...).
Certi simboli del potere operaio mostrano ancora tutta la loro vitalità in questa terra di ideali non ancora tramontati.
[parte del cubalibro set]
Una spirale di tempo.
Un nautilus d’attimi.
Istanti graditi, sempre sul filo di un rasoio di madreperla blu.
Blu come l’inchiostro che vomita la penna sull’estratto di cellulosa.
By Federico Soffici
...tra tutti i miei vorrei
sorretta da un'insensata voglia di equilibrio
che mi lascia qui
sul filo di un rasoio..
On EXPLORE #328 ~ O5.O3.2O12 -> www.flickr.com/explore/interesting/2012/3/5/page33
Il rasoio fa male
il fiume è troppo basso
l'acido è bestiale
la droga dà il collasso
la corda si spezza
la pistola è proibita
il gas puzza e allora...
viva la vita.
io tra le tue mani
così fragile e delicata
mi lasci sul filo del rasoio
aspettando un segnale
che mi possa
far capire
i sentimenti che provi per me
...in bilico tra tutti miei vorrei, non sento più quell'insensata voglia di equilibrio che mi lascia qui sul filo di un rasoio a disegnar capriole che a mezz'aria mai farò...
© All rights reserved. Use without permission is illegal
l'uomo si prepara per gettarsi sulle spiagge affollate..
Prova a camminare su questo rasoio
senza cadere dentro il mattatoio
prova a camminare su questo rasoio
a uscire vivo da `sto pazzatoio
che già conosci
e che se scivoli ti scuci
che puoi farti una ferita
certo più dritta della tua vita
il sangue arriva solo dopo un po’
a coprire anche quel poco
che puoi vedere del tuo interno
ch´è così fragile così fraterno
[Soundtrack: Tre allegri ragazzi morti - Rasoio, Mattatoio, Pazzatoio]
Del fatto che per vivere bisogna essere duri.
Perché si accorgano di te, devi urlare
Perché ti amino, lo devi pretendere
Perché ti rispettino, devi raccontare di te grandi cose.
Ho voglia di non dover dimostrare niente a nessuno
I muri sono troppo alti L' odore del sangue è troppo intenso
La vita è lì a due passi, non percorribile distanza
Fugge su una lama di rasoio, corre scalza.
E il tempo non è mai esistito Tutto è eterno, e dura un attimo
E tu stai correndo, amore Ed ogni muscolo è intriso d'anima
Mentre è l'ombra che mi sta cullando in questa veglia
Il sogno c'è sempre stato Toccarlo senza scottarsi contro questo gelo
E' il gioco degli eventi Che mi ha trascinato giù con lui
La sua espressione era sicurezza Davanti ai miei occhi
Fuggi via da questo mare coagulato
Ma aspetta solo un attimo, ti prego e porta la mia anima con te
Mentre è l'ombra che mi sta cullando In questa veglia
__________
#9 - Seeing the Paradise.
Hersonissos, Greece.
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Come, join mine and my girlfriend's stream!
[Explore! Highest position: #72 on Thursday, October 29, 2009]
Berlusconi evita il collasso del governo ma prolunga l’agonia politica dell'Italia: con una maggioranza sul filo del rasoio non ha più margine per governare. Intanto i mercati si stanno concentrando sul debito del Paese e sulla sua bassa crescita.
New York Times, 14 dicembre
Nelle mie immagini, in molte circostanze, sono presenti persone riconoscibili. Se non ti è gradito, contattami e la rimuoverò.
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SI CONSIGLIA LA VISIONE GRANDE E SU SFONDO NERO
In bilico tra santi e falsi dei sorretto da un'insensata voglia di equilibrio e resto qui sul filo di un rasoio Ad asciugar parole che oggi ho steso e mai vivrò (Negramaro)
ITA - “La soluzione più semplice è quasi sempre la migliore” è una citazione nota come il rasoio di Occam. A volte ci complichiamo la vita, in fotografia, cercando delle composizioni complicate ma in realtà quelle più semplici sono quasi sempre le migliori.
ENG - "The simplest solution is almost always the best" is a quote known as Occam's razor. Sometimes we complicate life, in photography, looking for complicated compositions but in reality the simplest ones are almost always the best.
in bilico, tra tutti i miei vorrei
non sento più quell’insensata voglia di equilibrio
che mi lascia qui
sul filo di un rasoio
a disegnar capriole che a mezz’aria mai farò
e resto qui
sul filo di un rasoio
ad asciugar
parole
che oggi ho steso
e mai dirò.
☼ ♪♫ ☼ ♪ Estate - Negramaro ☼ ♪♫ ☼ ♪
acrilico su tela cm.80x80 - 2015
La ragazza si trova in bilico su di un filo sottile ed affilato come un rasoio, sta scegliendo quale strada seguire, quella oscura e tenebrosa dove volteggiano strane creature o la più facile dove il sole sta tramontando avvolto da una luce calda ed accogliente.
...In bilico
tra santi e falsi dei
sorretto da
un’insensata voglia
di equilibrio
e resto qui
sul filo di un rasoio
ad asciugar
parole
che oggi ho steso
e mai dirò...
Estate- Negramaro
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"In bilico tra tutti i miei vorrei
non sento più quell’insensata voglia di equilibrio
che mi lascia qui sul filo di un rasoio
a disegnar capriole
che a mezz’aria mai farò.."
SLS Black Series with some sort of modifications behind Rasoi in Burlingame. Part of the Cars & Curry crew.
Il rasoio fa male
il fiume è troppo basso
l'acido è bestiale
la droga dà il collasso
la corda si spezza
la pistola è proibita
il gas puzza
e allora... viva la vita
Roma - Circolo degli artisti, sabato 29 Marzo 2008
dietro un bassista in estasi c'è un fonico che fa bene il suo mestiere.
Paolo Benvegnù live
Il mio amore santo è blasfemo
perché ha toccato gli angeli
Il mio amore sacro è lontano
Tu mi stai giocando come un contromano in autostrada
solo per capire se ti viene bene
se ti piacciono i proiettili nel cuore
ma è un taglio di rasoio sulle tue parole
un colpo di fucile mentre fuori piove
dimenticarsi senza una ragione
Ma il mio amore è santo è blasfemo
perchè conosce le parole
è lo sguardo d’abbandono prima di partire
Il mio amore santo è blasfemo
come un fiore che non vuole morire
come il sole
la danza delle sue parole
il caldo
il vento
E non può stupire il turbamento
la perdita di senso di ogni cosa
perché ogni cosa gli appartiene
e così s’infila dritto nelle vene
a tormentare e a mescolare il bene con il male
e come il mare non lo puoi fermare
Ma il mio amore santo è blasfemo
ed è crudele come immaginare
come scopare
come illudersi di ritornare
ma il mio amore santo è blasfemo
perché conosce le parole
è lo sguardo d’abbandono prima di partire
Tu non sei da salvare
sei da innalzare
per rimanere senza fiato
per non parlare
Sei la vendetta
la potenza della spada
il riscatto
sei l’umiltà e il silenzio
E a cosa servono le parole
se siamo senza di noi
dimenticandoci del sole
Il mio amore santo è blasfemo
perché fatica a respirare
è andato oltre
ha spalancato tutte le sue porte
e incendia il mondo
incendia il mondo
incendia il mondo.
Amore santo e blasfemo
Paolo Benvegnù
Le Labbra
"Ho osservato una lumaca strisciare lungo il filo di un rasoio, questo è il mio sogno, è il mio incubo: strisciare, scivolare lungo il filo di un rasoio e sopravvivere."
(Walter E. Kurtz (Marlon Brando), in Apocalypse Now, 1979)
Lui è il Figaro assoluto, il mago delle forbici e del rasoio.
E tra un taglio ed un altro fuma il sigaro e beve rum agricolo.
Non so giocare a Risiko perché mi dispiace fare l'invadente.
A Monopoli vorrei comprare giardini.
Ma a Scarabeo do il meglio di me.
Cerco di infilare il tuo nome spacciandolo per un paese bellissimo appena inventato.
Io ti porto in giro con me anche quando non ci sei.
...sono scampata per un soffio ad un brutto incidente stradale,ringrazio...ma non so chi...
OGNI CASO
Poteva accadere.
Doveva accadere.
E’ accaduto prima. Dopo.
Più vicino. Più lontano.
E’accaduto non a te.
Ti sei salvato perché eri il primo.
Ti sei salvato perché eri l’ultimo.
Perché da solo. Perché la gente.
Perché a sinistra. Perché a destra.
Perché la pioggia. Perché un’ombra.
Perché splendeva il sole.
Per fortuna là c’era un bosco.
Per fortuna non c’erano alberi.
Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,
un telaio, una curva, un millimetro, un secondo.
Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.
In seguito a, poiché, eppure, malgrado.
Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,
a un passo, a un pelo
da una coincidenza.
Dunque ci sei? Dritto dall’animo ancora socchiuso?
La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì? Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.
Ascolta
come mi batte forte il tuo cuore.
Wislawa Szymborska
First Cymru is in the process of refreshing its 17 Wright StreetLite Max DFs (63079-95) by applying the two tone blue and gold version of corporate colours. This acts as its "Cymru Clipper" livery for a number of trunk routes that feed into Swansea, though despite the 'X' series of service numbers used, are not limited stop.
The original recipient of the scheme was Ammanford-allocated 63083 in August 2021, after sustaining accident damage, and a concerted effort seems to be being made to repaint the remainder of the Ammanford allocation first. The eagle eyed will notice that the darker shade of blue is no longer being applied to the front dash panel.
The depot's Max DFs operate Service X13 (Llandeilo-Ammanford-Pontarddulais-Penllergaer-Swansea), which has its roots in Service 103, and was a joint operation between SWT, Rees & Williams and West Wales Motors, each allocating one vehicle.
Illustrating these is 63080, which is Swansea-bound when passing the Rasoi Indian Kitchen, just north of Pontlliw, in November 2021.