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"La sala I inaugura il percorso della mostra con affreschi riproducenti scene augurali di putti festosi disposti lungo tutto l’asse della cornice nella quale predomina il gioco della tecnica tromp l’oeil. Gli angoli adorni da bassorilievi di putti a cavallo in oro zecchino delimitano il soffitto da un’architettura geometrica contrassegnata da piccoli triangoli floreali che attirano lo sguardo verso il centro, nel tondo aureo di un putto volante. Il soffitto affrescato da una calda aurea blu riprende le tappezzerie decorative in lampasso damascato che abbellivano gli interni delle più nobili residenze francesi neoclassiche del XVIII e XIX secolo. "
"Palazzo Bonocore (XVI sec.) si affaccia tra la monumentale fontana di Piazza Pretoria, la chiesa di Santa Caterina (1566-1596) e Palazzo Bordonaro (XVI sec). Le evidenze architettoniche testimoniano la successione temporale che tale struttura ha subito nel corso dei secoli. Al piano terra sono infatti ancora evidenti alcuni paramenti bugnati, valida espressione dell’architettura tardo manierista del sec. XVI. Diversi e numerosi furono i proprietari del palazzo. Le prime testimonianze risalgono al 1547 quando Giovanni Lo Valvo decise di vendere la sua abitazione a Francesco Di Carlo. Successivamente, in un periodo compreso tra la seconda metà del XVI sec. e il primo ventennio del XVII, il palazzo fu proprietà del pisano Stefano Conte e del figlio Francesco. Da quel momento, i piani dello stabile verranno divisi tra vari e illustri proprietari. Solo nel 1716 Francesco Gastone, Presidente del Tribunale di Palermo e figlio di Ignazio, già in parte proprietario del palazzo, riesce ad acquistare l’intera struttura. Durante la permanenza della famiglia Gastone, il palazzo subì un ampliamento consistente tale da renderlo una delle più austere dimore aristocratiche di Palermo, descritta da P. La Placa come “un palagio dalle vistose forme di un teatro”. Divenuto dimora patrizia, il palazzo acquisisce una certa notorietà per merito di un evento importante quali le nozze tra la figlia di Francesco Gastone Margherita e Francesco Antonio Lo Faso IV, Duca di Serradifalco, nominati eredi, nel 1740, di tutto l’edificio. A tal proposito la famiglia Lo Faso contribuì in maniera determinante alla cura artistica del palazzo, affidata alla figura di Domenico Lo Faso architetto, letterato e membro nel 1827 delle Commissioni di Antichità e Belle Arti di Palermo. Al Lo Faso si deve infatti la realizzazione della facciata in stile neoclassico, progettata tra 1810 e il 1843, le cui linee riprendono lo stile del Teatro alla Scala di Milano, città in cui il Lo Faso studiò architettura. Nel 1875 Giulietta, l’ultima erede dei Lo Faso, vende il suo palazzo al ricco banchiere palermitano Salvatore Bonocore (Buonocore). Durante la proprietà dei Buonocore (1875-1912) lo stabile fu sottoposto ad ulteriori interventi di restauro che interessarono proprio la facciata neoclassica precedentemente progettata dai Lo Faso. Dal 1912 il palazzo sarà nuovamente frazionato fra diversi proprietari: il piano nobile sarà donato da Giovanna Giacalone, erede Bonocore, alla Curia Arcivescovile di Palermo di cui tutt’ora ne è proprietaria e concesso, infine, all’Associazione I World che adibisce il maestoso e affrescato piano nobile alla Mostra “ Le Oasi delle Identità” e del Patrimonio Culturale Immateriale di Sicilia, permettendo di rendere nuovamente fruibili uno dei più rappresentativi monumenti storici della città di Palermo."
It is located in the heart of the city, near the central Via Maqueda and Piazza Pretoria.
In its perimeter (here on the left) there are two churches, Santa Maria dell'Ammiraglio (commonly known as "La Martorana") and San Cataldo, both UNESCO World Heritage Sites.
The baroque church of Santa Caterina, the Bellini Theater and the rear elevation of the Palazzo Pretorio, seat of the Municipality of Palermo, also overlook the square.
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Si trova nel cuore della città, in prossimità della centralissima Via Maqueda e di Piazza Pretoria.
Nel suo perimetro (qui sulla sinistra ) si trovano due chiese ,Santa Maria dell'Ammiraglio (comunemente nota come "La Martorana") e San Cataldo, entrambe patrimonio dell'umanità dell'UNESCO .
Sulla piazza si affacciano anche la chiesa barocca di Santa Caterina, il Teatro Bellini ed il prospetto posteriore del Palazzo Pretorio, sede del Comune di Palermo.
Realizzata nel 1554 dallo scultore toscano Francesco Camilliani per ornare una villa fiorentina. Successivamente, fu acquistata dal Senato palermitano per la cifra di 20/30.000 scudi ed arrivò a Palermo smontata in 644 pezzi e ricomposta in maniera diversa rispetto al disegno originario.
La fontana ha impianto ellittico con vasche concentriche, disposte su tre livelli; scale e statue si alternano secondo uno schema classico e simmetrico. La fontana, prevista per uno spazio diverso dall’attuale collocazione, venne adattata da Camillo Camilliani, figlio di Francesco.
Le quattro vasche del primo livello, con gruppi statuari di figure giacenti, rappresentano i fiumi palermitani: Oreto, Papireto, Gabriele e Maredolce; nella cancellata di recinzione sono riprodotti i volti del Genio di Palermo, Santa Rosalia e l'Aquila pretoria. Un ricco repertorio plastico di statue rappresentano divinità mitologiche, mostri, animali, delfini, arpie e sirene.
La palese nudità delle figure esposte non mancarono di turbare l’animo dei cittadini che ribattezzarono questo sito, “Piazza della Vergogne”. La cancellata, disegnata da Giovan Battista Filippo Basile, fu collocata nel 1858.
turismo.comune.palermo.it/palermo-
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Villa Giulia è un giardino pubblico di Palermo, sito sul confine del quartiere Kalsa, tra via Lincoln e il Foro Italico, e adiacente all'Orto botanico cittadino.
Realizzato per iniziativa del Pretore e Governatore della città Antonio La Grua tra il 1777 ed il 1778, prese il nome da Giulia d'Avalos, moglie dell'allora viceré Marcantonio Colonna.
Il progetto della villa fu realizzato dall'architetto Nicolò Palma che disegnò un verde pubblico con un perimetro perfettamente quadrato, suddiviso a sua volta in quattro quadrati suddivisi dalle loro diagonali; lo spazio centrale, di forma circolare è abbellito da quattro esedre progettate da Giuseppe Damiani Almeyda in stile pompeiano.
it.wikipedia.org/wiki/Villa_Giulia_(Palermo).
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Como não nos foi possível visitar todos estas cidades, optamos por conhecer a lindíssima cidade de Tessalónica. Durante a leitura destas páginas, veremos que os ideais de beleza perseguidos pelos gregos foram plenamente atingidos nas obras arquitetónicas desta cidade notável. A Grécia ainda tem outra característica que a torna ainda mais atrativa e formidável, o seu mar, que ostenta um azul intenso e nos presenteia com a sua limpidez. Para entender melhor esta cidade e o encanto que tão orgulhosamente transporta, é preciso olhar bem para o seu magnífico passado.
Fundada em 316 a. C., a cidade passou de mão em mão, conforme a Grécia era invadida e dominada por diferentes povos. Usada até como moeda de troca, Salónica tinha uma forte população judia, que acabou por ser dizimada quase na sua totalidade durante o Holocausto. A sua história, apesar de triste, foi fortalecida por estes factos. Salónica deixou as dores de lado e hoje é uma cidade vibrante, singular, atrativa e cosmopolita. Situada nas margens do golfo de Salónica, no mar Egeu, é atualmente a porta principal da Macedónia.
A cidade foi construída por ordem de Cassandro, no ano de 316 a.C., que lhe deu o nome da sua esposa, "Tessalónica", meia-irmã de Alexandre Magno. Esta fora assim chamada por o seu pai, Filipe II da Macedónia, por ter nascido no mesmo dia da vitória dos macedónios sobre os tessálios. Foi a capital de um dos quatro distritos romanos da Macedónia, governada pelo pretor Fabiano, a partir do ano 146 a.C.. Na sua segunda viagem missionária, São Paulo pregou na sua sinagoga, lançando as bases de uma das mais marcantes igrejas da época, e destinou-lhe duas das suas epístolas. A animosidade contra Paulo, por parte dos judeus da cidade, levou-o a fugir para Bereia. Paulo escreveria posteriormente, a Primeira e a segunda Epístola aos Tessalonicenses.
No distante ano de 388, uma data de triste memória, a cidade foi palco do Massacre de Tessalónica, quando, por ordem do imperador Teodósio I, 7000 pessoas foram terrivelmente assassinadas por se terem revoltado contra o temível general Butírico e outras autoridades romanas que não lhes perdoariam tal afronta. Desde que foi subtraída à Macedónia, Salónica fez parte do Império Romano e do Império Bizantino, até que a cidade de Constantinopla foi conquistada na Quarta Cruzada, em 1204. A cidade tornou-se assim capital do Reino de Salónica fundado então pelos cruzados, até ser capturada pelo Principado do Épiro, em 1224.
Foi reconquistada pelo Império Bizantino em 1246, mas, sem capacidade para fazer frente às invasões do Império Otomano, o déspota bizantino Andrónico Paleólogo foi forçado a vendê-la a Veneza, que a manteve até ao ano de 1430. Sob domínio do Império Otomano até 1912, a cidade distinguia-se pela sua população maioritariamente judaica de origem sefardita, em consequência da expulsão dos judeus de Espanha depois de 1492. Tessalónica foi o principal "prémio" da primeira Guerra dos Balcãs em 1912, quando se tornou parte da Grécia. Durante a Primeira Guerra Mundial, um governo então provisório, foi aqui estabelecido e dirigido por Elefthérios Venizélos. Este governo tornou-se aliado dos britânicos e franceses, contra a vontade do rei, que era favorável à neutralidade da Grécia. A maior parte da cidade foi destruída por um incêndio de origem desconhecida "provavelmente um acidente", em 1917.
O fogo teve como consequência, a diminuição para metade da sua população judia, que emigrou depois de verem as suas casas e os seus meios de subsistência destruídos. Muitos foram para a Palestina. Alguns viajaram no Expresso do Oriente para Paris e outros seguiriam para a América. Em 1922, muitos gregos exilados de Esmirna e de outras áreas da moderna Turquia, seguindo o exército grego derrotado que invadiu a Ásia Menor, chegaram à cidade de Salónica, influenciando fortemente a cultura da cidade. Elefthérios Venizélos, proibiu a reconstrução do centro da cidade até que um projeto de modernização estivesse concluído.
Apesar dos esforços gregos, quase todos os habitantes judeus da cidade foram assassinados no Holocausto, que decorreu da ocupação alemã entre 1941 e 1944. Atualmente é uma cidade universitária, base da NATO e um valoroso centro industrial, com refinarias de petróleo, fábricas, têxteis e tabaco.
Salónica é uma cidade simpática, com as suas praças enfeitadas, muitos bares em seu redor e junto ao mar. Sendo uma cidade universitária, tem uma vida noturna intensa. Esta cidade, mais vulgarmente conhecida como Tessalónica "que significa vitória" é a segunda maior cidade da Grécia e a principal cidade da região grega da Macedónia. O santo padroeiro da cidade é São Demétrio de Tessalónica e a sua bela igreja chamada de "Hagios Demetrios", é Património Mundial da Humanidade. Uma cidade que nos deu imenso gozo visitar e a qual gostaríamos de voltar um dia.
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La fontana fu realizzata nel 1555 da Francesco Camilliani per il giardino di don Luigi Álvarez de Toledo y Osorio a Firenze.
Spinto dai debiti, don Luigi, riuscì nel 1573 a vendere la fontana alla città di Palermo.
Il Senato palermitano decise di acquistare la fontana e di collocarla nella piazza su cui prospetta il Palazzo Pretorio.
La fontana giunse a Palermo il 26 maggio 1574 smontata in 644 pezzi dei quali 112 imballati in 69 casse.
The fountain was built in 1555 by Francesco Camilliani for the garden of Don Luigi Álvarez de Toledo y Osorio in Florence.
Driven by debt, Don Luigi managed in 1573 to sell the fountain to the city of Palermo.
The Palermitan Senate decided to buy the fountain and place it in the square on which the Palazzo Pretorio overlooks.
The fountain arrived in Palermo on May 26, 1574 disassembled into 644 pieces of which 112 packed in 69 cases.
The Praetorian Fountain (Italian: Fontana Pretoria or "Fontana della vergogna") is a monumental fountain of Palermo.
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È l’antica tela quaresimale il nuovo tesoro scoperto in una cassa nel monastero di Santa Caterina, in piazza Pretoria a Palermo. L’opera, presentata pochi giorni fa, porta la firma di Giovanni Patricolo, rettore della chiesa, che l’ha realizzata nel 1823...
www.comune.palermo.it/archivio_biografico.php?sel=1&a...
L’opera descrive l’attimo esatto della morte di Cristo crocifisso, quando – secondo il Vangelo – “il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono”. È il momento del giudizio, simboleggiato in alto da due angeli, uno con la spada,
magazine.leviedeitesori.com/quellantica-tela-della-passio...
La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto è un edificio di culto situato nel centro storico di Palermo.
L'aggregato monumentale è altrimenti noto localmente come «Chiesa di Santa Caterina delle Donne», unitamente al trecentesco monastero domenicano occupa l'area delimitata a nord dalla strada del Cassaro (odierno Corso Vittorio Emanuele), a occidente da piazza Pretoria dove troneggia l'omonima Fontana Pretoria, a mezzogiorno con piazza Bellini ove fronteggia la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio altrimenti detta la «Martorana» e la chiesa di San Cataldo.
da: it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Caterina_(Palermo)
Detta anche Fontana della Vergogna. Fu realizzata nel 1554 dallo scultore toscano Francesco Camilliani per ornare una villa fiorentina. Successivamente, fu acquistata dal Senato palermitano per la cifra di 20/30.000 scudi ed arrivò a Palermo smontata in 644 pezzi e ricomposta in maniera diversa rispetto al disegno originario.
Campiglia Marittima è un comune di 13.320 abitanti della Val di Cornia,un area a sud della provincia di Livorno.
Situata su un colle, nel cuore della Val di Cornia, Campiglia Marittima è uno tra i più bei borghi storici della zona. Bellezza che risale a più di mille anni fa: Campiglia ha infatti alle spalle una lunga ed importante storia. A testimonianza di ciò troviamo importanti opere come la Rocca di San Silvestro, con il suo Parco minerario e Palazzo Pretorio, sede del Museo archeologico.
La vera punta di diamante di Campiglia è però la sua posizione, centrale e rialzata: domina le campagne e sovrasta le città, regalando un panorama unico e spettacolare di tutto il territorio circostante ma non solo, tra vallate e colline si impone la vista del mare, della splendida costiera con il suo arcipelago.
Fiore all'occhiello del centro abitato è il Teatro dei Concordi, delizioso e caratteristico edificio di epoca ottocentesca, dove si svolgono concerti e rappresentazioni teatrali.
The fountain was created in 1554 by the Florentine sculptor Francesco Camilliani for the garden of the Spanish nobleman Don Luigi Toledo, the father in law of the Grand Duke of Tuscany Cosimo I de ' Medici.
Some twenty years later, it was sold to the Palermitan Senate to cope with The Toledo family‘s troubled debt situation and arrived in the old town in 1574.
Piazza of Shame, as Palermitans commonly call Piazza Pretoria, takes its name from the great amount of money that Palermo Senate had to pay for this purchase, though it is said that it is due to the nakedness of bodies.
It seems that the inhabitants of Palermo when the members of the Senate came out of the Palace shouted: "Shame, Shame" because of the sad historical moment of misery, epidemics and famine which characterized those years.
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La fontana fu realizzata nel 1554 dallo scultore fiorentino Francesco Camilliani per il giardino del nobile spagnolo Don Luigi Toledo, suocero del Granduca di Toscana Cosimo I de' Medici.
Circa vent'anni dopo, fu venduto al Senato palermitano per far fronte alla travagliata situazione debitoria della famiglia Toledo e arrivò nel centro storico nel 1574.
Piazza della Vergogna, come comunemente chiamano i palermitani Piazza Pretoria, prende il nome dalla grande somma di denaro che il Senato di Palermo dovette pagare per questo acquisto, anche se si dice che sia dovuto alla nudità dei corpi.
Sembra che i palermitani quando i membri del Senato uscirono dal Palazzo gridassero: "Vergogna, vergogna" per il triste momento storico di miseria, epidemie e carestie che caratterizzò quegli anni.
Vicopisano è un piccolo borgo medievale toscano che custodisce intatta la sua appassionante storia millenaria. Situato lungo le rive del fiume Arno è stato in epoca medievale al centro di antichi traffici commerciali e vie di pellegrinaggio. Tracce di un passato glorioso sono oggi conservate nel centro storico, impreziosito da antiche vestigia medievali tra le quali svetta il complesso monumentale della Rocca del Brunelleschi, progettato dal celebre architetto nel XV secolo e comprendente la Torre del Soccorso e il possente Camminamento. Testimonianze dell’architettura medievale sono Palazzo Pretorio con le sue prigioni e carceri segrete, le torri Gemelle, la Torre dell'Orologio, la Torre delle Quattro Porte, la cinta muraria e gli stretti vicoli tortuosi (i chiassi) costellati da case torri che permettono suggestive passeggiate in un borgo immerso nel tempo.
Particolare della Fontana di Piazza Pretoria (chiamata anche Fontana della Vergogna per i nudi delle statue) e Cupola della Chiesa Santa Caterina d'Alessandria - Palermo.
Grazie a tutti! Un caro saluto
Vista panoramica dalla pianura in un caldo e nuvoloso giorno d'estate
"E’ la patria del grande scultore rinascimentale Andrea Contucci detto il Sansovino e di Papa Giulio III. Il centro storico si sviluppa dal Cassero, antica fortezza del XIV secolo, poi lungo Corso Sangallo, fiancheggiato dalle rinascimentali Logge dei Mercanti attribuite al Sansovino, dal Palazzo di Monte, oggi sede del Comune, da Palazzo Pretorio con la sua Torre, dalla Pieve e la chiesa di Sant’Agostino che custodisce una bella Assunzione di Giorgio Vasari. A poca distanza dal centro storico il Santuario di Santa Maria delle Vertighe, chiesa già documentata nell’XI secolo. Un appuntamento estivo particolare è la Rassegna di Teatro Popolare “Il Giogo” che si svolge ogni anno a Montagnano, nel mese di luglio". - www.toscana.info/arezzo/provincia/monte-san-savino/
La piazza Bellini di Palermo prende il nome dal settecentesco Real Teatro Bellini che si intravede sulla sinistra.
A fianco del teatro le due chiese di epoca arabo-normanna di Santa Maria dell'Ammiraglio - conosciuta anche come chiesa della Martorana - e la chiesa di San Cataldo con le tre cupole rosse, da poco restaurate.
Entrambe le chiese sono state dichiarate dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.
Piazza Bellini is a square in Palermo. It takes its name from the 18th century Real Teatro Bellini which can be seen on the left.
Next to the theater are the two Arab-Norman churches of Santa Maria dell'Ammiraglio - also known as the Martorana church - and the church of San Cataldo with the three red domes, recently restored.
Both churches have been declared World Heritage Sites by UNESCO.
Anghiari : In the village's historic centre stands the " Palazzo Pretorio " The building was part of the fortress and the residence of the " Podestà " ( local administrator ) and vicars of the" Florentine Republic " until 1386 .
Al centro del nucleo antico del paese,c'è il Palazzo Pretorio .
Il palazzo faceva parte della rocca e fu residenza del Podestà (amministratore Locale )e vicario della Repubblica Fiorentina fin dal 1386 .
"Gli elementi principali di quella che è oggi la Fontana Pretoria, insieme ad altri elementi, vennero commissionati nel 1551 da Don Luigi di Toledo, fratello di Eleonora granduchessa di Toscana, in quanto moglie di Cosimo de’ Medici, per il suo giardino di Firenze, e realizzato dallo scultore fiorentino Francesco Camilliani fra il 1552 e il 1555 ed oltre, con l’aiuto successivo di Michelangelo Naccherino e altri collaboratori.
La fontana principale e gli altri arredi furono poi venduti dallo stesso Don Luigi, per necessità economiche, con la mediazione del fratello Garçia (già viceré di Sicilia), l’8 gennaio 1573 al Senato palermitano che da tempo desiderava realizzare, presso la propria sede istituzionale, una fontana monumentale e venne acquistata per 20.000 scudi. La fonte fiorentina giunse così nel 1574 in 644 pezzi, via mare, da Firenze a Palermo, come pure Camillo, figlio di Francesco Camilliani, che provvide ad adattare, a completare e sistemare i vari pezzi, fra il 1574 e il 1584 circa, nella piazza attigua al Palazzo del Pretore (cioè il sindaco), perciò appositamente nominato “ingegnere della fontana”, e provvide anche a modificare l’assetto della piazza.
La fontana, nella parte centrale, è del tipo a “candelabra” (o a kylix ), secondo la tradizione rinascimentale fiorentina,con pianta ellittica con tre tazze che si susseguono in modo degradante in altezza attorno ad uno stelo, culminante con la figura di Bacco;alla base è stata aggiunta una vasca grande.
Al livello inferiore sono quattro vasche ovali con quattro figure adagiate, personificazioni di fiumi (Oreto, Papireto, Gabriele e Maredolce ), addossate al bordo esterno della grande peschiera all’interno della quale versano acqua le teste di sei animali fuoriuscenti da nicchie; la peschiera è divisa in quattro settori separati da gradinate, che conducono al circuito superiore, e da balaustre su cui spiccano quattro figure di divinità. Una balaustra recinta il tutto, interrotta da quattro aperture inquadrate da due Erme ciascuna."
"Per tutto il XVIII secolo e parte del XIX secolo fu considerata una sorta di rappresentazione della corrotta municipalità cittadina, che vide in quelle immagini il riflesso e i personaggi discutibili del tempo. I palermitani soprannominarono la piazza, anche per la nudità delle statue, "piazza della Vergogna".
Entre tejados y torres
se alza espléndido El Alcázar.
Cuántos avatares tuvo,
desde su construcción,
allá por el siglo tercero
por el imperio romano.
Allí vivió el pretor.
Luego vinieron los árabes,
que de ellos viene el nombre.
Más tarde Alfonso X, El Sabio,
allí ubicó la escuela de traductores.
Otras muchas transiciones,
todas ellas más cercanas,
tuvieron lugar aquí.
Y hoy es refugio y recuerdo
de guerras y su historia
como Museo del Ejército.
È l’antica tela quaresimale il nuovo tesoro scoperto in una cassa nel monastero di Santa Caterina, in piazza Pretoria a Palermo. L’opera, presentata pochi giorni fa, porta la firma di Giovanni Patricolo, rettore della chiesa, che l’ha realizzata nel 1823...
www.comune.palermo.it/archivio_biografico.php?sel=1&a...
L’opera descrive l’attimo esatto della morte di Cristo crocifisso, quando – secondo il Vangelo – “il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono”. È il momento del giudizio, simboleggiato in alto da due angeli, uno con la spada,
magazine.leviedeitesori.com/quellantica-tela-della-passio...
La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto è un edificio di culto situato nel centro storico di Palermo. L'aggregato monumentale è altrimenti noto localmente come «Chiesa di Santa Caterina delle Donne», unitamente al trecentesco monastero domenicano occupa l'area delimitata a nord dalla strada del Cassaro (odierno Corso Vittorio Emanuele), a occidente da piazza Pretoria dove troneggia l'omonima Fontana Pretoria, a mezzogiorno con piazza Bellini ove fronteggia la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio altrimenti detta la «Martorana» e la chiesa di San Cataldo.
da: it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Caterina_(Palermo)
La tradizionale "Calata della Tila " nelle chiese di Palermo nella notte di Pasqua:
www.museodiocesanopa.it/news/la-tradizionale-%E2%80%9Ccal...
- Tela quaresimale nella Chiesa di San Domenico :
www.flickr.com/photos/36609145@N02/3424243351/in/photolis...
- Tela quaresimale nella chiesa di S. Francesco d'Assisi :
www.flickr.com/photos/36609145@N02/3426079832/in/photolis...
- Tela quaresimale nella Parrocchia di Sant'Ippolito :
www.flickr.com/photos/36609145@N02/3426082168/in/photolis...
Villa Giulia è un giardino pubblico di Palermo, sito sul confine del quartiere Kalsa, tra via Lincoln e il Foro Italico, e adiacente all'Orto botanico cittadino.
Realizzato per iniziativa del Pretore e Governatore della città Antonio La Grua tra il 1777 ed il 1778, prese il nome da Giulia d'Avalos, moglie dell'allora viceré Marcantonio Colonna...
Il progetto della villa fu realizzato dall'architetto Nicolò Palma che disegnò un verde pubblico con un perimetro perfettamente quadrato, suddiviso a sua volta in quattro quadrati suddivisi dalle loro diagonali; lo spazio centrale, di forma circolare è abbellito da quattro esedre progettate da Giuseppe Damiani Almeyda in stile pompeiano.
'Ostia fu una città del Latium vetus, porto della città di Roma, posta nelle vicinanze della foce del fiume Tevere.
Nella regione I si trova la piazza del Foro, all'incrocio tra cardine massimo e decumano massimo, al centro dell'antico castrum. La piazza venne sistemata in età augustea e trasformata sotto Adriano ed è di forma stretta e allungata, fiancheggiata da portici. Ad una estremità è dominata dal Capitolium adrianeo, mentre sul lato opposto si trova il tempio di Roma e Augusto eretto sotto Tiberio. Sul foro si affaccia inoltre la Basilica e sul lato opposto del decumano massimo la Curia, sede dei decurioni.
Lungo il lato sud del decumano massimo che attraversa il castrum si aprono anche altri edifici monumentali, tra cui la piazza porticata detta "Foro della statua eroica", della metà del IV secolo e il cosiddetto Tempio rotondo, con il cortile antistante, del III secolo. A sud-est del Foro sorge il grande complesso pubblico delle terme del Foro, erette sotto Antonino Pio.
Subito fuori dalla porta occidentale del castrum si trova l'area sacra dell'antico tempio di Ercole.
La regione II comprende diversi edifici pubblici costruiti nell'area presso il fiume delimitata ad uso pubblico dal pretore urbano di Roma Gaio Caninio. Un'area sacra con quattro tempietti repubblicani vi sorse agli inizi del II secolo a.C. Vi si trovano la caserma dei Vigili, il teatro con il piazzale delle Corporazioni, e il complesso termale delle terme di Nettuno. Sul luogo dove era stato martirizzato il vescovo Ciriaco, presso il teatro, sorse un oratorio cristiano, frequentato anche in epoca altomedioevale.
La regione III, tra la via della Foce, il tratto orientale del decumano massimo e l'antica spiaggia, comprende prevalentemente complessi abitativi di diverse tipologie (Case a giardino, caseggiati degli Aurighi e del Serapide, Casette tipo). Fuori le mura, presso la spiaggia, è presente un lussuoso edificio tardo-antico mai terminato, con un ambiente decorato da un ricchissimo opus sectile parietale.
La regione IV, tra il tratto orientale del decumano massimo e il tratto meridionale del cardine massimo, fino alla spiaggia, comprende il santuario della Magna Mater, presso porta Laurentina e numerose domus e stabilimenti termali. Lungo il decumano si aprono un macellum (mercato) e la sede collegiale della schola del Traiano. Presso Porta Marina è il tardo foro di Porta Marina.
La regione V, a sud del decumano massimo, ospita horrea, strutture abitative e commerciali, alcune domus e stabilimenti termali. Sono presenti portici lungo il decumano massimo.'
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meglio conosciuta come "fontana delle vergogne" a causa delle statue nude - E' considerata una delle più belle d'Italia - si trova nella piazza omonima che è anche la sede del comune -
per saperne di più:
it.wikipedia.org/wiki/Fontana_Pretoria
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altre mie foto
Durante la Festa della Madonna del Lume.
"La via Papireto va dalla via Matteo Bonello alla piazzetta Porta Guccia.
Tale nome ricorda il Papireto, uno dei due fiumi che anticamente lambivano la città di Palermo e che scorreva in questa zona. Insieme al fiume Kemonia questo formava un baluardo difensivo naturale per la città antica.
Il Papireto nasceva dalla depressione di Danisinni e prendeva il suo nome dall’abbondanza di papiri che crescevano lungo il suo corso.
In corrispondenza dell’attuale piazza Domenico Peranni, il fiume formava una vasta palude, detta “del Buonriposo”. Nonostante l’ameno nome, tale palude era una sporca e malsana causa costante di malattie. Fu solo nel 1568, grazie all’intervento del pretore Andrea Salazar, che tale palude venne prosciugata. Nel XVI secolo il Papireto fu incanalato in un condotto sotterraneo ed il suo alveo venne interrato."
da: www.palermoviva.it/una-via-al-giorno-via-papireto/
"Il Papireto (in dialetto: Pipiritu) o torrente Danisinni è un fiume a carattere torrentizio che scorreva a Palermo.
Insieme al fiume Kemonia delimitava la prima Palermo punica, era il fiume d'Occidente.
A causa dell'utilizzo come fogna a cielo aperto le acque del fiume erano molto inquinate e di conseguenza rendevano l'aria poco salubre, per questo motivo in periodo borbonico presso le sue rive vi si costruiva esclusivamente edilizia povera e nello stesso periodo iniziarono le opere di interramento del corso d'acqua.
Attualmente scorre ancora sotto alcune strade cittadine ed è denominato canale Papireto; a differenza del Kemonia, il cui corso è stato deviato verso il fiume Oreto, il Papireto arriva autonomo fino al mare."
Sedili in pietra e mezzo metro quadrato di spazio ciascuno: così si stava nel rifugio antiaereo sotto piazza Pretoria che risale al secondo conflitto mondiale. Nel 1935 il Comune creò ricoveri per proteggere i cittadini dai bombardamenti. Nel rifugio alcune canne di ventilazione – provenienti dalle grondaie – assicuravano aria pura, mentre una chiusura dall’interno impediva che venissero invece immessi gas nocivi. Il ricovero, per duecento persone, aveva tre accessi su piazza Pretoria: uno a fianco di ciascuna statua dei leoni, e un altro dalla scalinata della fontana. Infine c’era un altro accesso dall’interno della portineria di Palazzo delle Aquile (quello da cui oggi si accede), e un ultimo murato all’interno della sala di un gruppo consiliare.
da: www.leviedeitesori.com/21-rifugio-antiaereo-palazzo-di-ci...
"La tela era avvolta in assi di legno con attorno del pepe, grazie a questa accortezza, la spezia ha tenuto lontani gli insetti che avrebbero potuto danneggiare la stoffa, contribuendo a mantenere allo stesso tempo una certa elasticità del tessuto”.....
"L’opera descrive l’attimo esatto della morte di Cristo crocifisso, quando – secondo il Vangelo – “il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono”. È il momento del giudizio, simboleggiato in alto da due angeli, uno con la spada,
magazine.leviedeitesori.com/quellantica-tela-della-passio...
È l’antica tela quaresimale il nuovo tesoro scoperto in una cassa nel monastero di Santa Caterina, in piazza Pretoria a Palermo. L’opera, presentata pochi giorni fa, porta la firma di Giovanni Patricolo, rettore della chiesa, che l’ha realizzata nel 1823...
www.comune.palermo.it/archivio_biografico.php?sel=1&a....
La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto è un edificio di culto situato nel centro storico di Palermo.
L'aggregato monumentale è altrimenti noto localmente come «Chiesa di Santa Caterina delle Donne», unitamente al trecentesco monastero domenicano occupa l'area delimitata a nord dalla strada del Cassaro (odierno Corso Vittorio Emanuele), a occidente da piazza Pretoria dove troneggia l'omonima Fontana Pretoria, a mezzogiorno con piazza Bellini ove fronteggia la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio altrimenti detta la «Martorana» e la chiesa di San Cataldo.
da: it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Caterina_(Palermo)
Villa Giulia è un giardino pubblico di Palermo, sito sul confine del quartiere Kalsa, tra via Lincoln e il Foro Italico, e adiacente all'Orto botanico cittadino.
Realizzato per iniziativa del Pretore e Governatore della città Antonio La Grua tra il 1777 ed il 1778, prese il nome da Giulia d'Avalos, moglie dell'allora viceré Marcantonio Colonna...
Il progetto della villa fu realizzato dall'architetto Nicolò Palma che disegnò un verde pubblico con un perimetro perfettamente quadrato, suddiviso a sua volta in quattro quadrati suddivisi dalle loro diagonali; lo spazio centrale, di forma circolare è abbellito da quattro esedre progettate da Giuseppe Damiani Almeyda in stile pompeiano.
"Raffigurazioni allegoriche delle arti, coppie di putti alati e decorazioni neoclassiche animano ancora tutto il soffitto in una vera festa per gli occhi, che nei suoi giochi illusionistici viene maggiormente resa festosa e gaia dal grande affresco centrale in cui vengono rappresentate le Tre Grazie, le Cariti greche figlie di Zeus e della ninfa Eurinome, portatrici di gioia e bellezza che danzano al suono della lira di Apollo."
"Palazzo Bonocore (XVI sec.) si affaccia tra la monumentale fontana di Piazza Pretoria, la chiesa di Santa Caterina (1566-1596) e Palazzo Bordonaro (XVI sec). Le evidenze architettoniche testimoniano la successione temporale che tale struttura ha subito nel corso dei secoli. Al piano terra sono infatti ancora evidenti alcuni paramenti bugnati, valida espressione dell’architettura tardo manierista del sec. XVI. Diversi e numerosi furono i proprietari del palazzo. Le prime testimonianze risalgono al 1547 quando Giovanni Lo Valvo decise di vendere la sua abitazione a Francesco Di Carlo. Successivamente, in un periodo compreso tra la seconda metà del XVI sec. e il primo ventennio del XVII, il palazzo fu proprietà del pisano Stefano Conte e del figlio Francesco. Da quel momento, i piani dello stabile verranno divisi tra vari e illustri proprietari. Solo nel 1716 Francesco Gastone, Presidente del Tribunale di Palermo e figlio di Ignazio, già in parte proprietario del palazzo, riesce ad acquistare l’intera struttura. Durante la permanenza della famiglia Gastone, il palazzo subì un ampliamento consistente tale da renderlo una delle più austere dimore aristocratiche di Palermo, descritta da P. La Placa come “un palagio dalle vistose forme di un teatro”. Divenuto dimora patrizia, il palazzo acquisisce una certa notorietà per merito di un evento importante quali le nozze tra la figlia di Francesco Gastone Margherita e Francesco Antonio Lo Faso IV, Duca di Serradifalco, nominati eredi, nel 1740, di tutto l’edificio. A tal proposito la famiglia Lo Faso contribuì in maniera determinante alla cura artistica del palazzo, affidata alla figura di Domenico Lo Faso architetto, letterato e membro nel 1827 delle Commissioni di Antichità e Belle Arti di Palermo. Al Lo Faso si deve infatti la realizzazione della facciata in stile neoclassico, progettata tra 1810 e il 1843, le cui linee riprendono lo stile del Teatro alla Scala di Milano, città in cui il Lo Faso studiò architettura. Nel 1875 Giulietta, l’ultima erede dei Lo Faso, vende il suo palazzo al ricco banchiere palermitano Salvatore Bonocore (Buonocore). Durante la proprietà dei Buonocore (1875-1912) lo stabile fu sottoposto ad ulteriori interventi di restauro che interessarono proprio la facciata neoclassica precedentemente progettata dai Lo Faso. Dal 1912 il palazzo sarà nuovamente frazionato fra diversi proprietari: il piano nobile sarà donato da Giovanna Giacalone, erede Bonocore, alla Curia Arcivescovile di Palermo di cui tutt’ora ne è proprietaria e concesso, infine, all’Associazione I World che adibisce il maestoso e affrescato piano nobile alla Mostra “Le Oasi delle Identità” e del Patrimonio Culturale Immateriale di Sicilia, permettendo di rendere nuovamente fruibili uno dei più rappresentativi monumenti storici della città di Palermo."