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L’imponente costruzione nuragica (1.800 -1100 a.C.) si trova a qualche km a nord-ovest dell’abitato di Gonnosfanadiga. Per accedere bisogna percorrere una breve strada sterrata con il fondo sconnesso (si creano vaste pozzanghere in caso di pioggia) che si diparte dalla strada provinciale 4 che collega gli abitati di Gonnosfanadiga e Arbus. La tomba possiede una maestosa esedra e un notevole corridoio funerario che si conserva in buono stato; sono poche le lastre di copertura che mancano e che, purtroppo, fanno filtrare l’acqua piovana. Nelle stagioni primaverili e invernali, la tomba è difficilmente visitabile all’interno dal momento che l’acqua ristagna per qualche cm al suo interno.

L’insediamento nuragico si trova nei pressi del celebre nuraghe Arrubiu. Ad esso si può accedere alternativamente dalla SP10 (attraverso un sentiero che nel primo tratto è in salita) o dalla strada asfaltata d’accesso al nuraghe Arrubiu ; in quest’ultimo caso si potrebbe incontrare il terreno molto paludoso se dovesse piovere. L’area archeologica si caratterizza per la presenza di moltissime capanne nuragiche, sebbene poche ben conservate, ma soprattutto di un interessante tempio nuragico a pozzo.

Si accede al nuraghe attraverso una panoramica strada asfaltata che collega le strade statali 198 (nei pressi di Seui) e 389 (nei pressi di Villanova Strisaili). L’arteria, che presenta in alcuni tratti il fondo molto compremesso, permette al turista di accedere a mete turistiche ambitissime : la foresta di Mont’Arbu, il monumento naturale di Perda Liana (sempre ben visibile percorrendo la strada) e le propaggini sud-orientali del massiccio del Gennargentu dove spiccano il nuraghe Ruinas e le cascate di Rio Forru.

Il nuraghe Ardasai è ben visibile dalla strada asfaltata, da cui si accede agevolmente con una stradina sterrata, in quanto collocato su un rilievo. Il mastio, ben conservato, è tuttavia svettato. Poco più a sud sono visibili, invece, i resti del villaggio, collocato in un terrazzo naturale da cui si gode di una bella vista.

 

Foto dall'interno del nuraghe provvisto di tholos intatta.

Il nuraghe(1.600 -1300 a.C.), si trova in area ambientale e paesaggistica di rilievo, sopra uno sperone roccioso, ma l’ambiente è ammorbato, tuttavia, dalla vicina raffineria della SARAS. Archeologicamente è molto interessante per le peculiarità costruttive (fra l’altro spicca la presenza di una tholos intatta) e per i reperti rinvenuti.

Il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) si trova in un ambiente naturale e paesaggistico di rilievo. Per accedere occorre percorrere il vecchio tracciato della SS125 e all’altezza del 30 km (valico di s’Arcu e Tidu) imboccare la strada asfaltata per la località di Monte Cresia; a questo punto si prosegue sino a raggiungere il punto più alto dove si trova uno spiazzo ampio in cui è possibile parcheggiare. Il nuraghe si trova sulla sinistra a qualche centinaio di metri, percorrendo una strada sterrata. Del sito archeologico, ben integrato con l’imponente formazione rocciosa locale, restano dei grossi blocchi a testimoniarne la presenza, ma non sono più leggibili parti essenziali come l’ingresso.

La necropoli preistorica (3300-2500 a.C.) consta di 7 domus de janas (di cui 4 facilmente individuabili) in un'area paesaggistica e ambientale di rilievo, dove sorgono due chiese, entrambe intitolate a San Giovanni, una delle quli, tuttavia, è in rovine.

L’insediamento nuragico si trova nei pressi del celebre nuraghe Arrubiu. Ad esso si può accedere alternativamente dalla SP10 (attraverso un sentiero che nel primo tratto è in salita) o dalla strada asfaltata d’accesso al nuraghe Arrubiu ; in quest’ultimo caso si potrebbe incontrare il terreno molto paludoso se dovesse piovere. L’area archeologica si caratterizza per la presenza di moltissime capanne nuragiche, sebbene poche ben conservate, ma soprattutto di un interessante tempio nuragico a pozzo.

La tomba (1.800 -1100 a.C.) denominata anche Sa Domu 'e S'Orcu, si trova nell'enclave territoriale del Comune di Quartucciu a sud del massiccio montuoso dei Sette Fratelli, in un'area naturale di rilievo. Nei pressi si trova anche l'interessante tomba di giganti di Murta Sterria 'e Pizzus (Maracalagonis).

Attraverso una rapida salita sterrata che si imbocca in località San Giorgio lungo la SP14 (che collega gli abitati di Dolianova e San Nicolò Gerrei), si raggiunge il rilievo denominato Monte s'Ome s'Orcu (793 m. s.l.m.) dove è stata realizzata una vedetta antincendio. Poco prima di raggiungere la vetta si trova il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) Sa Domu 'e S'Orcu, discretamente conservato, da cui si gode di un panorama mozzafiato.

Per accedere al sito di Corongiu Maria occorre percorrere una strada asfaltata, che costituisce il prosieguo della via Minzianni, e che si diparte dal viale Emilio Berlinguer che costituisce la circonvallazione orientale dell’abitato di Nurri. Si procede fino a quando il manto stradale asfaltato termina e sulla sinistra si osserva un posteggio panoramico. Se si proseguisse lungo la strada sterrata si raggiungerebbe con una imponente discesa la suggestiva foresta di Padenti. Per accedere al nuraghe, invece, occorre procedere per una stradina sterrata che prende avvio dal posteggio panoramico e procede per poco meno di un km prima a nord e poi nell’ultimo tratto ad ovest. La stradina si snoda proprio su un terrazzo naturale che permette al visitatore di spaziare il proprio sguardo sul lunghissimo lago del Flumendosa. Si tratta di un protonuraghe, o nuraghe a corridoio, di ampie dimensioni.

Il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) si trova a qualche km in linea d’aria a sud-ovest dell’abitato di Seulo. Per accedere occorre percorrere la strada asfaltata che collega gli abitati di Seulo e Villanova Tulo, che in alcuni tratti presenta la carreggiata particolarmente ristretta, deviando a sinistra (se provenienti da Seulo) per una strada sterrata che ha un fondo sterrato in molti tratti particolarmente sconnessi. L’ultimo tratto del percorso è costituito da un sentiero in alcune parti acciottolato. Il nuraghe, posto in una posizione dominante, si conserva abbastanza bene nel vano scala e nella camera principale che risulta essere comunque svettata.

Austria, Gmunden, Hallstatt, Primavera 2018

  

Hallstatt è un piccolo villaggio in Austria e si trova sull’omonimo lago, fa parte insieme al massiccio del Dachstein e alla regione di Salzkammergut dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Hallstatt è nota per la produzione di sale, risalente alla preistoria, e ha dato il nome alla cultura di Hallstatt, una cultura celtica e proto-celtica della prima età del ferro in Europa. Alcune delle prime prove archeologiche dei Celti furono rinvenute a Hallstatt.

  

Hallstatt is a small village in Austria and it is situated on Hallstätter See, it is part of the Dachstein / Salzkammergut Cultural Landscape, one of the World Heritage Sites in Austria. Hallstatt is known for its production of salt, dating back to prehistoric times, and gave its name to the Hallstatt culture, a culture often linked to Celtic and Proto-Celtic people of the Early Iron Age Europe. Some of the earliest archaeological evidence for the Celts was found in Hallstatt.

Attraverso una rapida salita sterrata che si imbocca in località San Giorgio lungo la SP14 (che collega gli abitati di Dolianova e San Nicolò Gerrei), si raggiunge il rilievo denominato Monte s'Ome s'Orcu (793 m. s.l.m.) dove è stata realizzata una vedetta antincendio. Poco prima di raggiungere la vetta si trova il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) Sa Domu 'e S'Orcu, discretamente conservato, da cui si gode di un panorama mozzafiato.

La necropoli preistorica (3300-2500 a.C.) consta di 7 domus de janas (di cui 4 facilmente individuabili) in un'area paesaggistica e ambientale di rilievo, dove sorgono due chiese, entrambe intitolate a San Giovanni, una delle quli, tuttavia, è in rovine.

La costruzione nuragica (1.600 -1300 a.C.) vista dalla stradina delimitata da due muretti a secco che permette di accedervi. Il nuraghe, estremamente fotogenico, conserva intatta la tholos nella camera. Ad una decina di metri ad est, si trova una domus de janas (3300-2500 a.C.) a cui è possibile accedere solo dall'alto da un pertugio.

Uno dei pilastri della tomba, mentre sulla sinistra, all'esterno si intravvede la spirale e una delle protomi realizzate.

La tomba delle Spirali si caratterizza per la presenza di un’importante incisione di una spirale (originariamente dovevano essere due) e due corna taurine. All’interno si riscontrano due pilastri.

La necropoli (3300-2500 a.C.) di Noeddale, ubicata a poca distanza dall’abitato di Ossi, comprende 6 tombe ipogeiche fra cui spicca soprattutto la Tomba della Casa e la tomba delle Spirali.

 

Lato nord-orientale del mastio.

Pur non presentando elementi archeologici di rilievo (un architrave modesto si trova sul lato sud-occidentale), il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) è inserito in un contesto ambientale e paesaggistico suggestivo. Dalla sommità è possibile avere una visione a 360 gradi sul massiccio dei Sette Fratelli (verso sud-est), l'abitato di Burcei (verso sud-ovest) e il monte Serpeddì (verso nord-est).

Si accede al nuraghe attraverso una panoramica strada asfaltata che collega le strade statali 198 (nei pressi di Seui) e 389 (nei pressi di Villanova Strisaili). L’arteria, che presenta in alcuni tratti il fondo molto compremesso, permette al turista di accedere a mete turistiche ambitissime : la foresta di Mont’Arbu, il monumento naturale di Perda Liana (sempre ben visibile percorrendo la strada) e le propaggini sud-orientali del massiccio del Gennargentu dove spiccano il nuraghe Ruinas e le cascate di Rio Forru.

Il nuraghe Ardasai è ben visibile dalla strada asfaltata, da cui si accede agevolmente con una stradina sterrata, in quanto collocato su un rilievo. Il mastio, ben conservato, è tuttavia svettato. Poco più a sud sono visibili, invece, i resti del villaggio, collocato in un terrazzo naturale da cui si gode di una bella vista.

 

Il territorio Lubriano venne abitato sin dalla Preistoria.

Durante il periodo etrusco, Lubriano e il suo territorio

facevano parte dello stato di Volsinii, attuale Orvieto.

Con la caduta dell'impero romano gli abitanti si raggrupparono nei luoghi più inaccessibili e meglio difendibili, come il luogo su cui sorge Lubriano, e sul luogo ove sorge il castello di Seppie. Il territorio, vide la dominazione dei Goti, e qui imperversò la guerra greco-gotica tra questi e i Bizantini. A questo periodo risale la fondazione del castello di Seppie.

Oggi Il centro storico segue linearmente l'andamento del promontorio tufaceo su cui Lubriano sorge, al centro di esso si apre l'ariosa Piazza San Giovanni Battista affacciata su un balcone sulla valle e sulla veduta di Civita di Bagnoregio.

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The Lubriano territory was inhabited since prehistoric times.

During the Etruscan period, Lubriano and its territory were part of the state of Volsinii, now Orvieto.

With the fall of the Roman Empire the inhabitants gathered in the most inaccessible and best defensible places, such as the place where Lubriano stands, and on the place where the castle of Seppie is located. The territory saw the domination of the Goths, and here the Greek-Gothic war raged between these and the Byzantines. The foundation of the castle of Seppie dates back to this period.

Today the historic center follows the trend of the tufaceous promontory on which Lubriano rises, in the center of it opens the airy Piazza San Giovanni Battista overlooking a balcony over the valley and the view of Civita di Bagnoregio.

La tomba (1.800 -1100 a.C.) denominata anche Sa Domu 'e S'Orcu, si trova nell'enclave territoriale del Comune di Quartucciu a sud del massiccio montuoso dei Sette Fratelli, in un'area naturale di rilievo. Nei pressi si trova anche l'interessante tomba di giganti di Murta Sterria 'e Pizzus (Maracalagonis).

Il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) si trova nei pressi della costa orientale della Sardegna in una posizione dominante da cui si gode di un panorama notevole sulle sottostanti spiagge nonché sulla foce del Rio Osala.

Ci sono luoghi che trascendono dall’importanza archeologica, questo è il caso del nuraghe Serra Madau I. Le immagini non riescono a spiegare l’atmosfera che potete sperimentare stando dinanzi a questo capolavoro della natura in cui l’uomo preistorico ha lasciato traccia. Di sicuro uno dei miei siti preferiti. Il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) presenta una torre che è stata realizzata al limitare della maestosa formazione rocciosa; ai piedi della stessa un’interessante costruzione nuragica, che presenta due aperture, che verosimilmente doveva essere collegata alla torre.

Per accedere al sito di Corongiu Maria occorre percorrere una strada asfaltata, che costituisce il prosieguo della via Minzianni, e che si diparte dal viale Emilio Berlinguer che costituisce la circonvallazione orientale dell’abitato di Nurri. Si procede fino a quando il manto stradale asfaltato termina e sulla sinistra si osserva un posteggio panoramico. Se si proseguisse lungo la strada sterrata si raggiungerebbe con una imponente discesa la suggestiva foresta di Padenti. Per accedere al nuraghe, invece, occorre procedere per una stradina sterrata che prende avvio dal posteggio panoramico e procede per poco meno di un km prima a nord e poi nell’ultimo tratto ad ovest. La stradina si snoda proprio su un terrazzo naturale che permette al visitatore di spaziare il proprio sguardo sul lunghissimo lago del Flumendosa. Si tratta di un protonuraghe, o nuraghe a corridoio, di ampie dimensioni.

Il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) è interessante in quanto conserva la tholos integra, ma sopratutto poichè costituisce un binomio suggestivo con la vicina chiesa romanica omonima.

La necropoli (3300-2500 a.C.) comprende almeno 21 domus de janas suddivise in tre gruppi. Il gruppo più importante, senz’altro, è il primo, quello più meridionale, in quanto è costituito da una formazione rocciosa sormontata da una sorta di balcone naturale e, soprattutto, poiché fra le sei tombe presenti si riscontra la domus de janas IV nella cui anticella è stato inciso il tetto di una capanna circolare provvisto di raggi.

La domus de janas IV ,tuttavia, è difficilmente accessibile, sia perché si trova all’interno di una proprietà privata recintata (così come tutte le tombe appartenenti al primo gruppo) e sia perché l’accesso è ubicato a più di due metri di altezza.

 

La necropoli a domus de janas (3300-2500 a.C.)di Monte Crobu, inserita in un contesto ambientale aspro e selvaggio, sebbene non molto lontano dall’abitato di Carbonia, si caratterizza per la presenza di una domus de janas monumentale nella cui cella principale si osserva un tetto scolpito di ottima fattura retto (ma solo in senso figurato) da due colonne anch’esse scolpite con dovizia.

La bellissima costruzione nuragica (1.300 -700 a.C.) si trova a nord dell’abitato di Orune. Per accedervi è necessario percorrere un sentiero in discesa per circa 400 metri immersi in un ambiente suggestivo. Durante la discesa mi ha attraversato il sentiero un piccolo cinghialetto.

La domus de janas (3300-2500 a.C.) fa parte della tipologia “a bocca di forno” e presenta un ingresso di ampie dimensioni. Ad essa è possibile accedere da una strada asfaltata che, con pendenze significative, si snoda dall’abitato di Setzu sino alla Giara di Setzu: porzione dell’altipiano della Giara che fa parte del territorio comunale di Setzu.

La tomba (1.800 -1100 a.C.), inserita in un ambiente meravigliosa dal punto di vista paesaggistico e ambientale, si raggiunge con un suggestivo sentiero che si snoda con una sensibile pendenza fra rocce che prendono le fattezze di animali! La tomba si conserva molto bene e presenta intatto il corridoio sepolcrale.

Attraverso una rapida salita sterrata che si imbocca in località San Giorgio lungo la SP14 (che collega gli abitati di Dolianova e San Nicolò Gerrei), si raggiunge il rilievo denominato Monte s'Ome s'Orcu (793 m. s.l.m.) dove è stata realizzata una vedetta antincendio. Poco prima di raggiungere la vetta si trova il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) Sa Domu 'e S'Orcu, discretamente conservato, da cui si gode di un panorama mozzafiato.

La necropoli (3300-2500 a.C.) consta di tre tombe che sono state scavate in formazioni rocciose affioranti il terreno, ubicate nei pressi dell'abitato di San Vito.

Il nuraghe (1.600 -1300 a.C.), uno dei meglio conservati della Sardegna, si trova a qualche km a sud-est dall’abitato di Torralba e a poche centinaia di metri ad est della SS131. La costruzione nuragica è, attualmente, la più alta dell’Isola: 17 metri. Il sito, costituito da una torre centrale di cui residuano ben due piani e circondato da tre torri minori, è gestito e per entrare occorre premunirsi di un biglietto.

Francia, Bretannia, Loguivy de la Mer, Estate 2022

 

Loguivy de la Mer è un piccolo porto che si trova sulla costa settentrionale della Bretagna, nel dipartimento della Côtes d'Armor, e si affaccia sull'isola di Bréhat. Questo porto è famoso per le sue capesante. La regione è stata abitata fin dalla preistoria. Lenin soggiornò a Loguivy durante l'estate del 1902.

 

Loguivy de la Mer is a small port located on the northern coast of Brittany, in the Côtes d'Armor department, overlooking the island of Bréhat. This port is famous for its scallops. The region has been inhabited since prehistoric times. Lenin stayed in Loguivy during the summer of 1902.

 

Il nuraghe complesso (1.600 -900 a.C.), sebbene svettato, è interessante per la pregevolezza delle strutture interne. L’accesso è molto agevole in quanto la costruzione è situata a poca distanza dalla strada statale.

La necropoli preistorica (3300-2500 a.C.) consta di 7 domus de janas (di cui 4 facilmente individuabili) in un'area paesaggistica e ambientale di rilievo, dove sorgono due chiese, entrambe intitolate a San Giovanni, una delle quli, tuttavia, è in rovine.

La necropoli (3300-2500 a.C.), consta di una decina di domus de janas suddivisi in due gruppi, separati fra loro da una strada sterrata. Alcune di queste si caratterizzano per la presenza di lunghi corridoi (dromos) e sono per lo più pluricellulari (con più stanze).

La tomba (1.800 -1100 a.C.), inserita in un ambiente meravigliosa dal punto di vista paesaggistico e ambientale, si raggiunge con un suggestivo sentiero che si snoda con una sensibile pendenza fra rocce che prendono le fattezze di animali! La tomba si conserva molto bene e presenta intatto il corridoio sepolcrale.

Il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) si trova al confine dei territori comunali di Teulada e Domus de Maria, a circa 5 km in linea d’aria a nord-est dall’abitato di Teulada, in un’area ambientale e paesaggistica di rilievo. La costruzione nuragica occupa la sommità settentrionale di un vasto tavolato roccioso e dal suo terrazzo è possibile godere di un panorama magnifico su una vasta porzione della costa sud-occidentale della Sardegna e sul sottostante abitato di Teulada. Archeologicamente si riscontra un torrione molto alto costituito all’interno di due corridoi che sfociano nell’ingresso principale e risalgono quasi paralleli a nord dell’edificio dove si accede al terrazzo. Per accedere al sito occorre percorrere una strada asfaltata che si diparte dal cimitero teuladese e si snoda nella campagna a nord dell’abitato. Successivamente si imbocca una strada sterrata che inizia a salire fino al valico di Basileddu; qui si procede per una strada sterrata in discesa che presenta il fondo in alcuni tratti sconnesso a differenza della precedente. Giunti nei pressi di un edificio in rovina si parcheggia l’automobile e si procede a sinistra in una stradina sterrata. Giunti ai piedi del vasto tavolato roccioso occorre percorrere un sentiero in salita che si snoda in un’area boschiva sino a raggiungere il nuraghe dopo aver valicato un reticolato.

La tomba (1.800 -1100 a.C.), inserita in un ambiente meravigliosa dal punto di vista paesaggistico e ambientale, si raggiunge con un suggestivo sentiero che si snoda con una sensibile pendenza fra rocce che prendono le fattezze di animali! La tomba si conserva molto bene e presenta intatto il corridoio sepolcrale.

L'architrave che costituiva l'ingresso alla torre settentrionale; sullo sfondo si intravvede il nuraghe Sa Perdaia collocato sulla propaggine a sinistra del vasto tavolato roccioso.

Il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) si trova a circa 5 km in linea d’aria a nord-est dall’abitato di Teulada, in un’area ambientale e paesaggistica di rilievo. La costruzione nuragica occupa la sommità di un rilievo da cui è possibile osservare la vallata sottostante e il vicino nuraghe Sa Perdaia ben visibile a nord-est sulla sommità di un vasto tavolato roccioso. Archeologicamente è costituita da due torri svettate; in quella più a nord (peggio conservata) si riscontra un architrave. Per accedere al sito occorre percorrere una strada asfaltata che si diparte dal cimitero teuladese e si snoda nella campagna a nord dell’abitato. Successivamente si imbocca una strada sterrata che inizia a salire fino al valico di Basileddu; qui si procede per una strada sterrata in discesa che presenta il fondo in alcuni tratti sconnesso a differenza della precedente. Giunti nei pressi di un edificio in rovina si parcheggia l’automobile e si procede a sinistra in una stradina sterrata. Dopo poche decine di metri si imbocca un sentiero sulla destra che si snoda nella macchia mediterranea e sfocia sotto il nuraghe. Per raggiungere la costruzione nuragica è consigliabile risalire la formazione rocciosa da sud-ovest.

Particolare degli affreschi medioevali e la colonna realizzata circa 5000 anni fa.

La tomba del Capo si caratterizza oltre che per la sua monumentalità (la più estesa rinvenuta nell’Isola) anche per gli affreschi realizzati in epoca medioevale quando la domus de janas venne utilizzata come chiesa.

La necropoli (3300-2500 a.C.) comprende almeno 15 tombe fra cui spiccano la Tomba del Capo, la tomba a Camera (domus VIII), la tomba a capanna circolare (domus V attualmente non fruibile). Sopra il costone della roccia si trova il cosiddetto “Campanile o Toro di Sant'Andrea Priu”, un’imponente roccia che è stata modellata per rappresentare un toro e alcune domus de janas fra cui si segnala la domus XIII in cui si riscontra un bel focolare.

Nella necropoli si riscontrano, inoltre, alcune tombe romane e medioevali, spesso realizzate all’interno delle domus de janas.

Il nuraghe (1.600 -1300 a.C.) occupa la sommità di un rilievo costituito da una piattaforma rocciosa a nord della frazione di San Leonardo di Siete Fuentes . Archeologicamente la costruzione nuragica conserva molto bene l’ingresso dotato di architrave e la camera interna oggi svettata. Spiccano i colori molto vivi e gli alberi maestosi che si osservano anche lungo la suggestiva strada d’accesso (occorre tuttavia entrare in una proprietà privata). Verosimilmente lo scenario ambientale è stato danneggiato dal recente rogo (luglio 2021) che ha interessato una grande porzione del patrimonio boschivo della Sardegna centrale.

Particolare della camera con tholos intatta presente nel piano terreno.

Il nuraghe (1.600 -1300 a.C.), uno dei meglio conservati della Sardegna, si trova a qualche km a sud-est dall’abitato di Torralba e a poche centinaia di metri ad est della SS131. La costruzione nuragica è, attualmente, la più alta dell’Isola: 17 metri. Il sito, costituito da una torre centrale di cui residuano ben due piani e circondato da tre torri minori, è gestito e per entrare occorre premunirsi di un biglietto.

Il nuraghe (1.600 -1300 a.C.), estremamente fotogenico, conserva intatta la tholos nella camera. Ad una decina di metri ad est, si trova una domus de janas (3300-2500 a.C.) a cui è possibile accedere solo dall'alto da un pertugio.

Il tetto ripreso dall'interno della domus de janas.

La necropoli a domus de janas (3300-2500 a.C.), che si trova in un’area ambientale e paesaggistica di rilievo (nelle vicinanze si trova il corso del fiume Tirso), consta di almeno 5 tombe. Le più interessanti sono 2.

La domus de janas II presenta un pregevole tetto scolpito a copertura semicircolare con travetti radiali: esempi simili si riscontrano nella Tomba del Capo- Bonorva, Santu Ainzu IV – Giave e -Montigiu Zuffinu III – Bonorva.

La domus de janas I, invece, presenta un tetto a spiovente orizzontale con similitudini con le domus de janas di Mandra Antine III – Thiesi e Puttu Codinu VIII – Villanova Monteleone. Un’altra particolarità, inoltre, è quella che questa tomba fu reimpiegata per scopi allevativi; a tal fine vennero installati degli enormi pali di legno sulla parete principale, che sebbene la degradino, allo stesso tempo, la rendono particolarmente suggestiva.

 

Le due colonne, l'architrave scolpito sopra il portello d'accesso, e sullo sfondo il portello d'accesso della cella successiva.

La necropoli di Anghelu Ruju (3200-1600 a.C.) include ben 38 domus de janas di diversa tipologia (pozzetto, a dromos, su un bancone roccioso); tra le più importanti si segnalano la tomba A e la XX bis.

Il sito, a pagamento, è gestito dalla cooperativa SILT.

 

La necropoli nuragica (1.800 -1100 a.C.) è costituita da almeno 5 tombe, di cui due presentano dimensioni rilevanti e hanno un buono stato di conservazione. Per accedere alle tombe occorre percorrere il vecchio tracciato della strada statale 389 che collega Nuoro a Lanusei. Successivamente si imbocca un piccolo tratto in terra battuta che risulta avere il fondo un po’ sconnesso. La prima tomba si trova poco prima dell’area destinata al parcheggio; la seconda e la terza sono di grandi dimensioni, ravvicinate nei pressi del posteggio. La quarta è ubicata a circa 50 metri a sud. La quinta, invece, di cui rimangono scarsi resti, è dislocata a circa 400 metri più a ovest nei pressi di un reticolato.

 

Nella tomba a Camera si riscontra un tetto a doppio spiovente a sezione angolare che imita i tetti delle capanne preistoriche.

La necropoli (3300-2500 a.C.) comprende almeno 15 tombe fra cui spiccano la Tomba del Capo, la tomba a Camera (domus VIII), la tomba a capanna circolare (domus V attualmente non fruibile). Sopra il costone della roccia si trova il cosiddetto “Campanile o Toro di Sant'Andrea Priu”, un’imponente roccia che è stata modellata per rappresentare un toro e alcune domus de janas fra cui si segnala la domus XIII in cui si riscontra un bel focolare.

Nella necropoli si riscontrano, inoltre, alcune tombe romane e medioevali, spesso realizzate all’interno delle domus de janas.

 

Il menhir (epoca neolitica) si trova a circa 4-5 km a nord dall’abitato di Villa Sant’Antonio, in un’area ricca di emergenze archeologiche; poca distante, infatti, si trova la vasta necropoli a domus de janas di Is Forrus che consta di almeno una ventina di grotticelle. Il monolite, con i suoi 5,75 metri, rappresenta attualmente il menhir più alto rinvenuto nell’Isola. Per accedere al sito, infine, occorre attraversare una suggestiva cart ruts, ossia, una strada tracciata sulla roccia che si riscontra nelle vicinanze di molte necropoli a domus de janas della Sardegna: S’Acqua Salida (Pimentel), Crucifissu Mannu (Porto Torres), Sas Concas (Padria-Villanova Monte Leone), tanto per citarne alcune.

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