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The USN Blue Angels at the Lynchburg Regional Air Show in Lynchburg, VA. DSC_4151-694

XR551 and BL34 head away from the former site of Wedderburn Junction, where the former branch to Wedderburn ran to, with empty grain 9147 from Geelong to Quambatook.

 

After waking up in Kerang to find both V/Line and SSR were cancelled, I hit the road south for PN, managing to get here with a minute to spare.

 

Monday 12th February 2024

Instagram: www.instagram.com/unailarraya/?hl=es

 

500px: 500px.com/p/wildlifeunai

 

📩 Do you want to learn how to take pictures like this? More info by mail or message.

 

European bee-eater - Merops apiaster - Abejaruco europeo.

JANGKA Narnia Outfit can be found:

 

We Love Role Play EVENT Opens Feb 4th maps.secondlife.com/secondlife/We%20Love%20RolePlay/138/1...

IMO number 9831294

Vessel Name NAVIG8 PRECISION

Ship type Crude Oil Tanker

Flag Marshall Islands

Gross Tonnage 63338

Summer Deadweight (t) 109994

Length Overall (m) 250

Beam (m) 44

Year of Built 2018

 

www.vesselfinder.com/vessels/details/9831294

In a blur of brilliant blue, the kingfisher dives with flawless accuracy, slicing through the air toward the shimmering water below. In a single decisive moment, it emerges victorious—beak clenched around a wriggling fish.

An airborne view of a field being harvested.

Small, Green Violetear Hummingbird prepares to connect with this rather large trumpet-shaped flower. A fraction of a second later, it had its head and bill totally within the tube of the bloom.

Best viewed enlarged.

Crested caracara

“L'Istante e l'Eternità”, mostra tenuta a Roma nel 2023 nei grandi spazi delle Terme di Diocleziano, racchiudeva nel titolo millenni di riflessioni sui tempi e sul tempo dell'uomo, sul suo stare nel mondo, sulla necessità di comprenderlo, di studiarlo e di organizzare il caos apparente che tuttavia, da sempre, ha un suo ordine, una sua regolarità, un suo misterioso “andare”.

Una delle prime operazioni da fare per mettere ordine è senza dubbio dare una scansione temporale al vissuto, ne sono convinta intimamente poiché ricordo la cocente delusione che ebbi a dodici anni per la prima comunione quando la madrina non mi regalò l'orologio tanto desiderato, bensì un braccialetto da cui pendeva un elefantino d'oro. Io però - non so da dove mi fosse venuta questa esigenza - volevo a tutti i costi un orologio e dovetti aspettare diversi anni prima che potessi comprarmelo; con i primi soldi guadagnati ne acquistai uno anche per mia madre. A tutt'oggi, nonostante il cellulare fornisca con estrema precisione orari, scadenze, date, non esco di casa se non ho al polso il mio “contatempo”.

Avevo deciso di iniziare questo capitolo con la mostra che parlava di istanti e di eternità per poi continuare su un tema particolarmente significativo scaturito dalla vista di uno dei tanti reperti presenti. Rivedendo, però, alcune foto di stele daunie così piene di pathos dove l'essere umano è una lastra di marmo con il corpo rappresentato in maniera stilizzata, e con più evidenza i segni identificativi del potere, la memoria è andata a un sito preistorico visitato nel 2014. Quelle stele così enigmatiche mi suscitavano le stesse domande di allora: come ci siamo sviluppati, qual'è stato il percorso per arrivare a ciò che siamo oggi, quanti uomini e donne prima di noi hanno dovuto attraversare impossibili metamorfosi, cercare con fatica di farsi un'idea del mondo in cui vivevano per poi magari essere costretti a cambiarle con l'arrivo di idee nuove portate da altri popoli o perché guerre, carestie, pestilenze con il carico di dolore che comportano, li costringevano a indagare più a fondo e magari a cambiare opinione?

Questi nostri antenati, rappresentati per lo più nei monumenti funerari, come avevano vissuto le loro brevi vite? Che idea si erano fatti del tempo che scorre inesorabile, come avevano cercato di fermarlo, cosa avevano sperato, come avevano amato, e i loro bambini così spesso trovati nelle tombe seppelliti con qualche rudimentale giocattolo, a volte solo con una collanina di conchiglie, cosa avevano potuto apprendere dell'essere figli e dell'essere nati? Sono domande in verità che avrei voluto potermi fare io da piccola e poi da adulta, ma il tempo è trascorso così veloce nell'affrontare le difficoltà della vita pratica che solo dopo essere diventata “stanziale” a mia volta, dopo cioè l'emancipazione dal lavoro ho potuto cominciare a rifletterci con più agio. E lì mi sono accorta che ho gettato al vento un enorme capitale di tempo, nonostante l'orologio fosse sempre al mio polso. Così, ho cambiato idea e sono andata a frugare nell'archivio per trovare le foto inserite in questo collage, mi stimolava di più rivivere quelle sensazioni di straniamento e di ammirazione provate al cospetto di quel sito preistorico visitato dieci anni prima.

 

...Prima, dopo, durante, quando, mai, sempre, nel frattempo, ora, domani, tra un mese, tra un anno... dove stiamo andando? Perché ci facciamo di rado questa domanda? e se pure riusciamo per un attimo a formularla subito qualcosa attira la nostra attenzione, pronti a dimenticare il guardiano della soglia che spesso fa capolino tra gli interstizi del tempo.

 

Le prime percezioni del tempo, tradotte poi in teorie, calendari e molteplici strumenti, le si ebbero con il fenomeno regolare del giorno e della notte. Una sfera infuocata attraversava il cielo illuminando il mondo per poi scomparire oltre l'orizzonte, tutto precipitava nell'oscurità, nell'incertezza, nella paura: animali feroci si aggiravano nel buio, ruggivano, ululavano, stridevano. I pochi ripari erano fragili e anch'essi pericolosi, nel fondo della caverna poteva esserci un orso, pronto a reagire con potenti unghioni alla presenza dell'estraneo, la capanna per sua natura provvisoria e fragile, esposta alle intrusioni di cinghiali, di lupi, di leoni, di enormi serpenti. Costruzioni più sicure, in argilla e paglia, risalgono al neolitico antico, quando inizia la pratica dell'agricoltura e con essa la sedentarietà.

Come accennavo ho avuto la fortuna di visitare quello che si può definire il più antico villaggio del nostro emisfero, Çatal Hüyük, in Turchia, ai margini dell'altopiano anatolico. Fu scoperto e scavato tra il 1961 e 1965. Lo strato più vecchio risale al 7000 avanti Cristo e consiste in un gruppo di costruzioni addossate l'una all'altra senza porte e con pochissime strette finestre poste in alto: si entrava da un'apertura sul tetto tramite una scala a pioli che poi si ritirava all'interno. Accanto al sito, non visitabile per ragioni di conservazione, erano stati ricostruiti fedelmente alcuni ambienti dove grande fu la sorpresa nel trovare dipinta sulla parete, con ocra rossa, una pianta del villaggio; qualcuno coi pochi strumenti in possesso aveva reso astratto il concetto di città e lo aveva riportato sul muro; in quel luogo era già iniziata la ricerca del proprio posto nel mondo e del proprio perché. Miracolosamente conservato intatto per millenni qui si era svolta la vita di alcuni nostri progenitori, forse dotati di un ristretto repertorio di parole, privi di scrittura, ma quegli uomini sentivano già urgere un sentimento di appartenenza misteriosa, sentivano che qualcosa non ancora razionalizzabile era nell'aria: per esempio, la meraviglia nel vedere nascere dal corpo di donna maschio e femmina, che prodigio era mai questo? Ed ecco, poggiata in un angolo di una stanza, forse adibita a tempio, la statuetta in argilla di una possente e ieratica Grande Madre seduta in trono fiancheggiata da due leonesse. L'uomo preistorico pur non avendo ancora né tante parole, né la scrittura, è riuscito a trasmetterci la sua emozione e lo sgomento di fronte alla misteriosa fertilità del femminile; non a caso la grande madre è affiancata da leonesse, le potenti predatrici che all'epoca si aggiravano anche da quelle parti.

 

Nominare il mondo e le cose è un processo lungo, ma già questo piccolo villaggio aveva iniziato a produrre immagini, segni che alludevano a quel senso di sgomento che ci prende quando intuiamo che al di là della nostra effimera vita, al di là delle contingenze quotidiane, mangiare, dormire, riprodursi, allevare la prole c'è qualcosa che ci sfugge, e così molte stanze di Çatal Hüyük erano ornate di teste di toro simili a bucrani; simbolo della potenza della natura, il toro ha attraversato l'immaginario degli artisti fin dalla più remota antichità, a cominciare dalle caverne europee in cui è stato riprodotto con maestria.

Gli archeologi scoprirono, inoltre, che gli abitanti di Çatal Hüyük dormivano su un giaciglio in pietra al di sotto del quale venivano sistemate le ossa dei propri morti, dopo che questi erano stati scarnificati dagli avvoltoi. Esseri pensanti che avevano iniziato ad organizzarsi in comunità stabili, non avevano paura dei loro morti, avevano un qualche senso del sacro rappresentato dai bucrani e dalla statuetta della dea assisa in trono protetta dalle leonesse.

Qui potevamo vedere, toccare con mano come era iniziata la grande avventura della mente.

Avventura umana rimessa in discussione recentemente (nel 1995) dallo scavo, sempre in Turchia, ai confini con la Siria, di un gigantesco complesso cultuale denominato Gobleki Tepe che risalirebbe a circa tre/quattromila anni prima di Çatal Hüyük: giganteschi monoliti disposti in cerchi concentrici alla base dei quali erano scolpiti in rilievo animali e scene di oscura comprensione, probabilmente aventi una funzione astronomica. Straordinaria competenza tecnica e immaginativa connotava un popolo di cacciatori raccoglitori che ancora non praticava l'agricoltura!

 

Tornando all'istante, all'eternità e al computo del tempo fatto dai nostri antenati protostorici si può ipotizzare che l'alternanza giorno notte con la presenza/assenza del sole abbia molto contribuito al calcolo dei tempi, molto più agevole ancora era cercare di scoprire la legge che consentiva a una sottile falce luminosa diventare, con regolarità, una sfera lucente e perfetta per poi sparire e apparire di nuovo. Nella luna, orologio di incredibile precisione, gli agricoltori trovarono i ritmi stagionali per attendere alle loro opere. Soprattutto nella Mezzaluna fertile, il grande territorio solcato da fiumi imponenti, le civiltà che in essa fiorirono svilupparono una conoscenza degli astri che ancora oggi stupisce. Osservare il cielo per ore, per mesi, per anni e trascrivere in qualche modo questo flusso, questo ciclo costante di pianeti e stelle deve essere stato un esercizio paziente, estenuante, ma anche profondamente emozionante; quegli uomini dotati di immaginazione e di spirito di osservazione allo stesso tempo, nel cielo notturno videro figure, personaggi dei miti, disegnarono costellazioni e da esse trassero le coordinate per navigare e per avere indicazioni sui modi per coltivare e per vivere.

Uno dei reperti più straordinari e antichi della misura del tempo è il “disco di Nebra”, trovato in Germania nel 1999, una lastra di metallo con applicazioni in oro che raffigurano il sole, le fasi della luna, alcune stelle, probabilmente le Pleiadi, risalente all'età del bronzo, databile tra il 2100 e il 1700 a.C. , una sorta di calendario lunare che, quando i pianeti e gli astri erano allineati in un certo modo, serviva per fissare i momenti dell'anno in cui bisognava fare importanti lavori agricoli. Data la preziosità del materiale adoperato, potrebbe anche trattarsi di un oggetto di culto; sta di fatto che il disco continua a porci e a farci porre delle domande e soprattutto a suscitare ammirazione per la precisione e l'abilità tecnica profusa nel cesellarlo.

Swiss Air Force Team

Patroullie Suisse

Volkel Luchtmachtdagen 2019

Air Force Days 2019 Volkel Netherlands.

 

Figure / Mirror..

Currently used Aircraft type Northrop F-5 Tiger II

Patroullie Suisse Founding 22 08 1964.

 

Cylindrical Slide Rule.

 

When I was about fourteen I remember my maths master bringing in the first electronic calculator I had ever seen. It could do addition, multiplication, division and subtraction and had one memory. It cost around £300 in today’s money. By the end of my undergraduate studies I had a programmable scientific calculator that handled trig functions and statistics and cost only £30.

 

In the sixth form (i.e. years 12 & 13) we used slide rules and books of tables for calculation as calculators weren’t generally allowed in examinations. The slide rule I had was an advanced one, double-sided with trigonometric, log and exponential functions built in.

 

In many ways slide rules remain superior to calculators. They are fast, intuitive and less prone to errors of data entry. In experienced hands fairly complicated calculations can be done rapidly. They also make it easier to estimate answers and they teach you to handle the powers of ten in a calculation so that they become second nature. These skills become very important at university in a complex subject like Physics as you need to work out whether you are on the right track quickly when you are working a problem.

 

All slide rules work on the same principle. You can save doing a multiplication of two numbers by converting the numbers to their logarithms and then adding those together, finally converting back to ordinary numbers. In this way a multiplication becomes a simple addition which is way easier. Slide rules work by converting the log numbers into lengths on the rule and by sliding one bit of rule against another you can add the lengths (literally) and then read back the total length to convert back to the normal numbers.

 

The main drawback with slide rules is precision. An ordinary slide rule can work to about three significant digits whereas calculators work at eight or more. Of course precision doesn’t buy you much if you have entered the wrong figures into the calculator in the first place.

 

The precision is determined by the length of the slide rule: they’re normally about a foot long. Any longer and you have problems getting them in your briefcase :)

 

This is an image of my father’s precision slide rule. It gets around the length problem by spiralling the scale around a cylinder. The cylinder is in three parts that can rotate independently the scales on the top and bottom parts with a sliding sleeve in between. Collapsed down it is about six inches long, but the scale is equivalent to a slide rule about five and a half feet in length!

 

This is a picture of the top scale and part of the central sleeve, on top of some of the instructions for the device (an Otis King model “L” if you are a detailophile :) ).

 

I created this for the Macro Mondays Back In The Day theme this week. The exposed area of the scale is 1.3 inches so we are within the limits for the group - yey! Also for 7DWF :)

 

Thank you for taking time to look. I hope you enjoy the image! Happy Macro Mondays!!

 

[Indoors with light from window; tripod mount; remote release; focused in LiveView; VR off.

Processed in Lightroom with the colour balance set to accentuate the brown tinge in the instructions paper; exposure and contrast set to create a bit of ambience; rotated to give a stronger diagonal, and cropped.

Into Affinity Photo for some healing of dust spots; sharpened with a bit of Clarity filter and Unsharp Mask; slight, carefully constructed vignette to keep the highlights on the knurling top right, but to draw us in a bit. Then we’re done :)]

Either this tern is a very great hunter or this marsh is full of fish. I watched this guy hunting over the water for only about ten minutes. He dove twice, both times catching a fish. They'll glide high over the water before catching a glimpse of something. They're hover for a second and then dive head first into the water making quite a noisy splash!

The hoardings are up and demolition begins on Monday 27th January 2020.

 

Council housing estate, built 1966/70.

 

LR3787 © Joe O'Malley 2020

this building is silver grey, as you can see in the top part. Because of the shadow, it gets a blue hue that I have not corrected. However, I have corrected the verticals.

Only Imperial stormtroopers are so precise. The movies would have been a whole lot shorter if they'd put in the practice!

Deporte popular practicado principalmente en Venezuela. Guarda cierto parentesco con los deportes europeos Bocce y petanca.

Según la reglamentación el juego se practica en una cancha o espacio de disposición rectangular que no tenga desniveles, generalmente en suelos de tierra arcillosa o arena (si bien las características de las canchas varían considerablemente). La cancha debe tener preferiblemente una proporción de 2:3 (la medida ideal sería 20 metros de ancho por 30 de largo) aunque las medidas varían considerablemente de acuerdo a los recintos o espacios donde las mismas estén ubicadas. Las canchas deben poseer una protección perimetral, generalmente de troncos de madera aunque no son poco comunes las de concreto con enchapes de madera de grosor apropiado, adicionalmente un cordel colocado a no más de 20 centímetros de la protección perimetral delimita el área válida de juego. Se juega entre dos equipos, que están generalmente formados por 4 jugadores, aunque se pueden jugar entre dos personas o dos parejas. Cada jugador cuenta con dos bolas para jugar.

La finalidad del juego consiste en colocar la mayor cantidad de bolas del mismo color cerca de una pequeña pelota no mayor de 5 centímetros de diámetro llamada "mingo", la cual ha sido previamente lanzada, a una distancia no menor a la mitad de la longitud de la cancha por alguno de los jugadores del equipo que fuese seleccionado en sorteo. El primer lanzamiento de bola le toca a un miembro del otro equipo. Luego el segundo lanzamiento le toca al primer equipo. De aquí en adelante es importante determinar, y saber en todo momento, a qué equipo corresponde la bola que se encuentra más cerca del mingo, ya que en los siguientes lanzamientos le tocará lanzar al equipo contrario (el que no posee la bola más cercana). Esta regla determina el orden de los lanzamientos hasta que a alguno de los dos equipos se le acaben las bolas. En ese momento el equipo al que le queden bolas puede ir lanzándolas una a una hasta que se le acaben. Al acabarse las bolas de ambos equipos se cuentan las bolas de un mismo color que quedaron dentro de un círculo con centro en el mingo y cuyo radio termina en la primera bola más cercana del color contrario. Cada set puede entregar de cero a ocho puntos a un equipo.

Se habla de "arrimar" cuando se lanza con suavidad y haciendo rodar la bola procurando quedar cerca del mingo al llegar ésta al final de su trayecto. La otra jugada denominada "boche" es la acción de lanzar con fuerza una bola con la intención de quitar la del oponente que se encuentra más cerca del mingo. Los boches pueden ser "de aire", que como su nombre lo indica es el hecho de lanzar la bola por el aire para caer directamente sobre la opuesta, o puede ser de "marrana" o rastrero es decir lanzarla a ras del suelo con mucha velocidad para impactar a la bola del contrario. Para ser buen "bochador" se requiere fuerza, buena puntería y precisión en el tiro. El juego se torna emocionante cuando un jugador lanza su bola con fuerza, golpeando el mingo, variando de esta forma toda la geometría y el curso del set. Pero si el mingo sale del área delimitada se devuelven todas las bolas de ambos equipos y comienza de nuevo el set.

Se practica con bolas de color verde y rojo y se lanzan desde un implemento llamado calzador que tiene forma de herradura y se afianza en el suelo. Se juega a 20 puntos (variable). Las bolas son macizas y en la actualidad se elaboran de materiales sintéticos.

Los primeros informes precisos acerca de la llegada de este deporte a Suramérica se refieren a un fraile español, quien lo trae a Venezuela durante la época de la Conquista española. Su popularidad cobra fuerza en la década de 1930, y actualmente se ha propagado a Colombia (principalmente en Cúcuta), a Cuba y a varias islas del Caribe como Aruba, Curazao y Bonaire, países donde se practica por igual en todas las clases sociales.

A partir de 1956 en Venezuela se le da al deporte una dimensión de alcance nacional, con ocasión de los Primeros Juegos Deportivos Nacionales. Se funda la Federación Venezolana de Bolas Criollas, lográndose su organización formal como deporte. Desde entonces ha formado parte de todos los Juegos Deportivos Nacionales. De igual forma se han organizado los Campeonatos Nacionales de Bolas Criollas, que se realizan todos los años entre los meses de Agosto y Septiembre.

También se realizan diversos torneos locales, regionales, nacionales y hasta internacionales como el Torneo Internacional Bolas Criollas del Caribe, que ya va por su edición número 14.

One of my tries for MM 'intended contact' theme, which I realised would be good for 118 pictures 'precision' category.

 

118 pictures in 2018 (12) precision

 

Archive shot for ANSH 118 (3) keys

As old as their design is - to me, elevators are a fascinating piece of technology :-)

. . . For my first "photo walk"after having ankle replacement surgery 5 weeks ago, I choose to walk a whole 30 feet into the shade of the Holiday Inn in Traverse City, and watch the incredible Blue Angels do their stuff! Wow!

 

My kind of photo walk for now, hopefully off crutches in a few weeks! Not sure how I got burnt to a crisp sitting in the 96 degree shade, I blame the water reflection!

 

Have a great weekend and stay cool if you are at this show!

 

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Thomas Edison National Historic Park in West Orange, New Jersey. A workforce of about 100 men worked in small teams under Edison's direction to research and produce many of the finished items that came from the labs.

 

The laboratory buildings at the Thomas Edison National Historic Park represent a well-preserved collection of over 400,000 items connected to Edison and his inventions and research.

 

Nikon ZF with Nikkor Z 24-120mm F4 lens @ 42mm. F5, ISO 6400, 1/120th second exposure. Handheld since they don't allow tripods.

The Pacific Air Show over the Gold Coast

Macro Mondays:Egg

Thank you for visiting - ❤ with gratitude! Fave if you like it, add comments below, like the Facebook page, order beautiful HDR prints at qualityHDR.com.

 

I am back in my hometown Schuders in the Swiss Alps for a few days. It always feels good to go home, the place where I feel my roots are.

 

This is a perfect pile of logs. I'd say, only in Switzerland?

 

I processed a balanced HDR photo from a RAW exposure, adjusted the curves, and desaturated the image. I welcome and appreciate your critical feedback.

 

-- ƒ/7.1, 28 mm, 1/80 sec, ISO 50, Sony A7 II, FE 28-70mm F3.5-5.6 OSS, HDR, 1 RAW exposure, _DSC1380_hdr1bal1e.jpg

-- CC BY-NC-SA 4.0, © Peter Thoeny, Quality HDR Photography

Heard about this 280 going through Hastings just as I was hitting the interstate from Madison to Wausau. After I got the gears turning and remembered that I haven't seen a CP 60M leading a road train for a long time, I decided to take the left turn at Portage and try my luck for this guy on the south end of the River Sub. Made it to Dakota with about 20 min to spare. One and done for me, but this is my first good wedge of a CP 60M since they came out.

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