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"Niente d'insolito sulla strada che, oltre Etert, chiara e liscia come quella di un quadro ingenuo, attraversava la piana verde fra sparsi e bassi cespugli di lavanda. Il luogo era deserto, silenzioso e profumato, e il giovane Moris camminava spedito, il corpo e la mente colmi di quell'amore per Uvragja, da poco conquistata, vittoria dei suoi sorrisi e delle sue parole: ormai sua, promessa certa, compagna sicura, verità lieta, gioia, gioia, patria del suo desiderio, amicizia e bellezza, gioia, gioia, stupendo annuncio, dono abbondante, sovrabbondante.
Moris strappò senza fermarsi un filo d'erba, chinandosi nel cammino come un danzatore, lo infilò fra le labbra e alzò lo sguardo alla Serra. Allargò il respiro, come se volesse alzarsi a volare. Non sentiva la fatica, e pure camminava da tre ore. I pini sulla cima larga della Serra, neri, sembravano una truppa barbarica appostata contro il cielo. Un falcone volava altissimo, spiando la piana: non gli interessava il cammino dell'uomo, ma il furtivo, piccolo, morbido saltellio del leprotto, la fretta ritrosa e bruna del topo campagnolo...
Felice, o no, il falco lassù? Ignaro dello spazio che lo circondava? Felice e non ignaro, Moris era in cammino.
Sentì vicino il fiume, sorrise: oltre il ponte cominciava, anche agli effetti amministrativi, la terra di Molsug, nella quale Uvragja abitava, nella quale stava, perfetto nello spazio, nicchia di ogni futuro, il suo corpo chiaro, i suoi capelli folti, il suo sorriso tutto sì.
Il ponte era di pietra, semplice: però avvicinava ai capelli, alle mani, al seno leggero come doppia fiaba, alla bocca che aveva imparato quella di lui, aprendosi in baci e in sorrisi, cibo, benedizione... Il ponte era di pietra: ma necessario, come una chiesa di passaggio, un ponte santo.
Col filo d'erba dritto, spavaldo, Moris cominciò a piangere di dolcezza: sentiva malinconia dell'arrivo, in ogni parte, sotto l'intera pelle: fu felice di non trattenersi, di non doverlo fare, nascondere a qualcuno il pianto, nell'aperta piana di lavanda e silenzio.
Avrebbe pianto anche fra una folla.
Il ponte scavalcava il fiume come un collo di drago pietroso, lungo salto. La strada, bella vi si infilava un po' stringendosi, ornata di erba ai lati: delizioso invito a salire, a varcare.
Moris, contento, giungeva a sorpresa. Era atteso soltanto tre giorni dopo: ma aveva fatto fretta alle cose, alle persone, al tempo. Era partito in anticipo, sarebbe arrivato prima: grande, bello lo stupore di lei: aprire la porta e trovarselo di fronte, vicino, insperato, nuovo di gioia: anzi, meglio, vederlo da lontano salire dal bivio, avvisata dal cane, lungo il cespuglio delle more. E corrergli incontro, giù, i capelli mossi, lei gioia, e lui rallentare, col cuore che già batteva a pensarci, fermarsi ad aspettarla vicino ai ciliegi, là in basso, dove ci si poteva poi abbracciare meglio senza dare fastidio agli occhi di nessuno di casa: dove ci si poteva toccare con gioia, gioia: ben tornato, ti volevo, anch'io ti volevo, ti voglio, ti voglio.
Oh e oh.
Passavano, altissime, le anatre: si sentiva sopra il vicino fruscio del fiume il loro strillo largo, pacato. Il falco attacca gli stormi? No, qualcuno glielo aveva detto: il numero lo confonde, sono troppo unite. O per altri perchè? Non gli importava: l'unica cosa da ricordare era il recente volto di Uvraja, il suo sguardo innalzato a lui, e quelle parole: - Quando torni Moris? -
Imboccò il ponte, spedito: oltre rimaneva da salire la serra, arrivare ai campi della vetta, al di là dei pini: da lassù si vedeva la casa. Meno di mezz'ora.
Scendeva ormai, quando qualcosa gli sfiorò la faccia, cadendo. Abbassò lo sguardo, vide una chiazza biancastra: grumi oleosi, scuri, sporcavano la stoffa della giacchetta: indumento nuovo, comprato per gioia, per gioia.
Si fermò, allargò le braccia, allegramente disperato. Guardò il cielo: le anatre erano già oltre la Serra, sulla foresta di Guida, a nord: oltre lei, oltre. Forse erano innocenti le anatre: forse era stato il falco. I falchi forse tirano agli amanti.
Moris rimase un attimo indeciso, poi, alla fine del ponte, svoltò a sinistra, uscì dalla strada, camminò verso il fiume, scendendo nell'erba: non bisognava presentarsi con quella grazia ricevuta, che guastava l'abbraccio.
Fece una decina di passi, scelse un tratto della riva, erboso, cominciò a sbottonare la giacca. Con la giacca fra le mani si chinò sopra l'acqua, fresca, frusciante, tesa.
Vide, lateralmente allo sguardo, sotto l'arcata di pietra del ponte, qualcosa che si muoveva. Voltò la testa.
Era stoffa e carne. Stoffa e carne di donna, corpo di donna e corpo di uomo: si agitavano silenziosi nel fruscio sparso del fiume.
Moris si drizzò, per allontanarsi. Via dalla gioia d'altri, non lo riguardava. Poi pensò che quella stoffa la conosceva. Cuore sfrenato, attimo: fece due passi verso l'arcata, risalendo un poco.
L'uomo, che non conosceva, si muoveva sopra di lei, semivestito, e teneva la faccia avanti, gli occhi chiusi, e rantolava ostinato. Lei con la gonna rossa attorno ai fianchi, affastellata, spostava la testa da una parte e dall'altra, e rideva a corti strilli: le mani chiare, aperte, sulle natiche grasse di lui, più chiare ancora.
Moris lasciò cadere la giacca, fece un passo indietro, al coperto. Cominciò a colpirsi la faccia, in silenzio, a pugni chiusi. Il sangue gli colò subito dal naso, dalla bocca, sulla camicia, sui calzoni verde scuro.
Poi corse su, imboccò il ponte, come per tornare. Arrivò al culmine della gobba, alta cresta del drago. Un dente gli penzolava, sanguinante, dalla bocca aperta.
Da una parte c'era l'acqua, dall'altra sassi, lastroni appena sotto la superficie, massicci. Scaglie.
Si mise in ginocchio sulla sponda, sputò il sangue, il dente. Senza gridare, a occhi aperti, cadde giù a testa avanti."
Roberto Piumini - La rosa di Brod - Einaudi. (Capitolo 19)
Nella millenaria cultura siciliana la pigna è un sinonimo augurale. La Pigna è un simbolo che ripercorre molto spesso l'architettura romana e che è rimasto infiltrato anche nel simbolismo cattolico. Nei tempi antichi ovviamente abbondanza e fertilità erano le cose che si auguravano sempre. La pigna era quindi simbolo delle divinità della terra, dei monti, degli alberi che permettevano la vita.Frutto del pino, da sempre ed in diverse civiltà ha racchiuso in sé i significati simbolici di forza vitale, immortalità, divinità, legati all’albero che la genera, insieme a quelli di fecondità e forza rigeneratrice per i semi che contiene. Dei suoi valori traslati vi sono ancora tracce evidenti in Sicilia: la pigna non solo troneggia spesso sui pilastri dei cancelli d'ingresso, ma viene utilizzata come soprammobile di ogni misura e materiale, o, ancora, come elemento ornamentale dei quattro spigoli nei letti matrimoniali in ferro di sapore ottocentesco.
La 6003 de Takargo llevando un Tramesa Steel a Sagunto desde Castellbisbal. Esta locomotora es una buena correcaminos por las vías españolas. Esta fotilla va dedicada al aficionado Felipe, que está ahí escondido detrás del pino. Da gusto conocer a personas sencillas, agradables y dispuestas a compartir afición, como Felipe.
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S. Maria d' Aracoeli
L' antica e solenne denominazione di questa celeberrima chiesa è quella di s. Maria in Capitolio. Così viene ricordata nel più antico catalogo del Camerario; poi, nel secolo XIV, perduta quella prima denominazione, la cambiò in quella d' Aracoeli, che tuttora mantiene. Sorge sulla più alta sommità del più piccolo ma più celebrato fra i sette colli di Roma, il Campidoglio, che dal vertice del Tarpeo è diviso da un piccolo valloncello. È oggimai dimostrato dall' erudite elucubrazioni di dotti topografici romani che il tempio di Giove sorgeva, non sulla sommità occupata dalla chiesa di s. Maria d' Aracoeli, ma in quella opposta, precisamente nell' area occupata dal palazzo Caffarelli, mentre la sommità occupata dalla chiesa di s. Maria corrisponde all' arx propriamente detta, cioè all' acropoli o citadella di Roma. Fino dall' anno 882 si menziona in quel luogo il monastero di s. Maria in Capitolio. Tenzo Abb. ven. monasterii s. Mariae Dei genitricis Virg. in Capitolio. Nelle cronache benedettine dicesi che questa chiesa venne fondata da s. Gregorio il Gde nel 590.
È notissima la leggenda che dette origine al nome di Aracoeli, la quale è raccontata dai romanzetti popolari del medio evo le Mirabilia e la Graphia. Ivi si dice che un giorno l' imperatore Ottaviano, mentre consultava la Sibilla tiburtina, udì una voce che dicea: Haec est Ara Primogeniti Dei, ed allora Ottaviano fece erigere sul Campidoglio un altare; sul quale poi fu edificata una chiesolina, che fino dal secolo XII chiamavasi ancheº ubi est ara filii Dei, onde più tardi sarebbe derivata laº dizione di aracoeli. La leggenda, però, è anteriore di molto al secolo XIV e viene di Grecia, perchè si trova in Suida, è registrata da Niceforo, e la riferisce eziandio un' antica cronaca latina edita dal Mai; quindi potrebbe risalire fino al secolo VII od VIII, epp forse della fondazione della chiesa. Evidentemente sotto il velo della leggenda e della visione di Augusto si nasconde il concetto della prima e solenne consecrazione cristiana dell' antico Campidoglio romano, sui cui ruderi, ove appariva forse alcuna memoria d' Augusto, sorse la prima volta la bella chiesa dedicata alla Vergine, l' unico monumento cristiano che tuttora sta su quello storico colle. È chiaro pure che la ledg ha qualche relazione e nesso colle notissime parole di Virgilio nella sua quarta egloga. Egli è certo che la chiesa di s. Maria riunì in sè tutta la celebrità del Campidoglio medievale, cosicchè il monastero era comunemente detto Monasterium Capitolii; anzi un abate di questo, nel 1015, si sottoscrive: Ego Domincus abbas Capitolii." A ricordo della suddetta leggenda, v' ha una grossolana scultura posta sull' altare della cappella di s. Elena, in cui è rappresentata la visione ed accompagnata dai seguenti versi:
LVMINIS HANC ALMAM MATRIS QVI SCANDIS AD AVLAM
CVNCATRVM PRIMA QVAE FVIT ORBE SITA
NOXAS QVOD CAESAR TVNC STRVXIT OCTAVIANVS
HANC ARA COELI SACRA PROLES CVM PATET EI
Nel catalogo delle Abbazie romanedi Pietro Mallio e di Giovanni Diacono, che è della fine del secolo XII, si dice: sancta Maria in Capitolio ubi est ara Filii Dei. Il Niebuhr ed il Becker credono che l' appellazione in Aracoeli provenga dal vocabolo in Arce; il Gregorovius propone che venga anzi da aurocoelo, siccome furono chiamate altre chiese, di cui una a Pavia. A me non dispiace l' ipotesi del Becker. Tutto il Campidoglio fu donato altre volte al suo monastero e lo stesso antipapa Anacleto II confermò nel sua celebre bolla del 1130 quel possedimento. L' anno 1250 Innocenzo IV concesse ai Francescani il convento antico di s. Maria in Aracoeli, donde vennero rimossi i Benedettini che vi aveano fino allora dimorato. Nell' aula di questa veneranda chiesa i rappresentanti della città di Roma nel medio evo, componenti il maggiore ed il minore consiglio, teneano talvolta le loro solenni adunanze, consecrate così dalla religione, secondo il nobilissimo sentimento da cui i popoli erano animati in quell' epoca tanto calunniata. I Patres conscripti della repubblica medievale, i Colonna, i Pierleoni, i Capocci, i Frangipane, i Savelli, gli Orsini, fossero guelfi o ghibellini, arsitocratici o demagoghi, facano spsso risonare in quei secoli di ferro la loro fiera e disadorna facondia nelle pareti del tempio di ma. Quella chiesa, insomma, fino al secolo XV fu l' arena dei dibattimenti parlamentari di Roma, donde poi uscivano le proposte che il senatore bandiva in forma di leggi. Era divenuta, nell' età di mezzo, la consulta del popolo romano, siccome l' ebbe poi confermato il papa Eugenio IV nell' anno 1445. Ed è in vla monumentale chiesa, il Campidoglio cristiano, che i magnati dell' antica Roma volevano la loro sepoltura. Ivi trovansi le arche dei Savelli, ove questa nobilissima famiglia ave edificato nel secolo XIII una cappella, sotto le cui volte in una tomba giace Onorio IV e la sua madre Vana Aldobrandeschi; in un' altra alcuni dei più illustri senatori di quella famiglia, ciò Luca padre d' Onorio, il celebre Pandolfo con Andrea sua figlia, Mabilia Savelli ed altri. Pure in aracoeli giace frà Moriale, il priore dei Gioanniti, assassinato dal tribuno romano dell' età di mezzo; ma nessuna memoria locale ricorda quell' uomo e quella storia.
L' arte dei Cosmati, scrive il Gregorovius, s' accommiata colla tomba che fu pure eretta in Aracoeli a Matteo d' Acquasparta, generale dei Francescani, morto nel 1302. Tornando del resto all' origine della chiesa, essere, come si è detto, rimane ancora oscurissima; poichè altri, col Vaddingo, l' attribuisce a Costantino, altri a s. Gregorio il Grande nel 591, fra i quali il Fauno, il Panciroli, il Gamucci. Fino al secolo XIII fu detta s. Maria in Capitolio, poi in Aurocelio, Laurocelio, Aracelio e finalmente Aracoeli. Ignorasi pure quando la prima volta l' occupassero i monaci di s. Benedetto.
Appena i Frati Minori furono messi in Aracoeli, tosto posero mano a ristora la chiesa e fecero ornare di musaici la tribuna con opera di Pietro Cavallini romano, che poi fu demolita sotto Pio IV per edificare il coro. Egli v' avea istoriato anche la leggenda d' Ottaviano e della Sibilla. Scoppiata la famosa pestilenza in Italia, descritta dal Boccaccio nel Decamerone, Roma ne fu appena tocca, di guis che i Romani, come monumento di loro pietà, costruirono la grande scalinata che mena alla basilica, alla quale, sino allora, si accedeva per un suolo tutto sosceso. Furono adoperati i marmi creduti del tempio di Quirino, donati dal Senato, e fu commessa l' opera a Simeone Andreozzi colla spesa di 5000 fiorini. A ricordo del grandioso lavoro, presso la porta maggiore della basilica, resta la seguente iscrizione, di cui pubblico qui il testo, sciolto dai nessi:
† MAGISTER LAVRENTIVS SIMEONI ANDREOTII KAROLI FABRICATOR DE ROMA DE REGIONE COLVMPNE FVNDAVIT PROSECVTVS EST ET CONSVMAVIT VT PRINCIPALIS MAGISTER HOC OPVS SCALARVM INCEPTVM ANO DOMINI ANN. CCCXLVIII DIE XXV OCTOBRIS.
Fu cominciata anche ad ornare di musaici la fronte del tempio: opera magnificentissima e che avrebbe aggiunto al Campidoglio singolare bellezza e maestà, se fosse stata compiuta, ma che rimase imperfetta, e di cui restano poche tracce verso il cornicione e nel lato sinistro della chiesa. Egli sarebbe certamente cosa degna di Roma che il lavoro iniziato dagli antichi fosse compiuto dai moderni!
Circa il 1464 il cardinal Caraffa rifabbricò gran parte della chiesa, e nel 1564 venne aperta la nuova porta di fianco, alla quale si accede dalla piazza del Campidoglio; su quella porticina Alessandro Mattei fece porre un antico musaico rappresentante la Vergine venerata dagli angeli. Pio IV fece sgombrara la chiesa dagli innumerevoli sepolcri e togliere il coro dalla nave di mezzo. Seguìta la battaglia di Lepanto, il Senato romano, per gratitudine alla Vergine, fece ricostruire il ricco soffitto della chiesa, del che fa testimonianza la monumentale epigrafe che si legge sulla porta maggiore nella parete interna del' edificato. La facciata della chiesa, destinata, come si disse, ad essere coperta di musaici, è in mattoni rustici, e sull' alto avea un orologio di cui non rimane che il foro per la mostra. Uno speciale ufficio era istituito in Roma fino dal secolo XVI per la manutenzione di quell' orologio, e nell' archivio dei Brevi l' esimio mon. Pietro de Romanis, benemerito archivista del medesimo, ha trovato che nel 1601, il papa confermò in questo ufficio i fratelli Domenico e Fabio della Pedacchia, i quali nella sottoposta strada, che da loro piglia ancora il nome, aveano la casa che testè fu barbaramente distrutta. Il breve pontificio è intitolato: Pro Dominio et Fabio fratribus de la Pedacchia confirmatio officii moderatoris horologii super ecclesiam domus Aracoeli. La chiesa è divisa in tre navi di ventidue colonne di marmo, sopra l' imoscapo d' una delle quali, a grandiose lettere, si legge l' epigrafe: A CVBICVLO AVGVSTORVM, epigrafe che forse non fu estranea all' origine della ricordata leggenda d' Augusto.
Nella prima cappella a destra della chiesa vi sono pregevolissimi dipinti del Pinturicchio, in cui, fra varie storie relative alla vita di S. Bernardino di Siena, v' è quella della pace da questi fatta conchiudere fra le due famiglie rivali di Perugia, i Bufalini ed i Baglioni. Ivi è sepolto il celebre Pietro della Valle. In altra cappella v' ha il deposito di Michele Antonio Saluzzo, il procuratore generale di Francesco I, morto nel 1529 in Arezzo, mentre veniva in soccorso di Clemente VII, assediato in Castello. Non lungi da quella v' ha il sepolcro degli Astalli e dei Margani, che nella sottoposta contrada ebbero le loro case. Di fronte all' altare maggiore restano gli amboni adorni in musaico d' opera cosmatesca, lavoro del secolo XIII, ed a sinistra del suddetto altare v' ha il sepolcro di Caterina regina di Bosnia, morta nel 1478. Nel mezzo della crociera havvi un' edicola monumentale, detta Cappella Santa o di s. Elena. Questa edicola segna il posto dell' antica chiesa di s. Maria, e da quella ebbe origine la suddetta leggenda. L' altare e il ciborio antico rimase fino al secolo XVII, allorchè fu sostituito dal moderno, fatto nel 1602 da Girolamo Centelles, nobile romano e vescovo di Cavaillon, il quale si fece cedere 'altare dalla compagnia del Gonfalone, a cui appartenea. Nella sottoposta urna di porfido, si crede fossero posti i corpi di s. Elena e dei martiri Abbondio ed Abbondanzio. Nel 1798 quel piccolo e sontuoso tempietto fu di nuovo demolito e l' odierno rialzato a spese della nominata arciconfraternita. Sotto la crociera vedesi il sepolcro di Felice de Freddi, colui che scoprì il famoso gruppo del Laocoonte; in fondo alla medesima è il sepolcro del card. Matteo d' Acquasparta, di cui abbiamo già dato un cenno, e al mente Dante allude nei versi del XII del Paradiso. Nella cappella della Vergine, nella nave a sinistra, v' ha in terra il deposito di Giovanni Crivelli arcidiacono d' Aquileai, scolpito dal Donatello, il cui nome si legge scritto: Opus Donatelli Florentini. Il pavimento, in vario tempo risarcito e coperto da memorie sepolcrali, fu nel secolo XIII ornato di quell' opera detta cosmatesca di prof e serpentino, della quale qua e là restano tracce. L' ampio convento annesso fu edificato da Paolo III, il quale, dimorando nel vicino palazzo di s. Marco, oggi detto di Venezia, lo congiunse a questo per mezzo di corridoi coperti che traversano le vie della Pedacchia e della Ripresa. Giulio III e Pio IV soleano qui dimorare nella calda stagione, finchè Sisto V lo concedette per intiero ai religiosi.
Oggi il monastero è stato in parte distrutto, la gran torre di Paolo III abbattuta, per dar luogo ad un monumento civile dietro al quale rimarrà nascosta la gemma del dissacrato Campidoglio.
Nella relazione inserita nello Stato temporale delle chiese di Roma, di s. Maria d' Aracoeli dicesi: "Essendosi divisa la religione dei Minori in Conventuali ed Osservanti, Eugenio la concesse alli Osservanti come per Bolla nonis iunii 1445 anno 15: ma senza le appendici le quali fino al presente (a. 1660) sono possedute da diversi padroni, molti de' quali hanno fatto grotte molto indentro con pregiuditio delli muri maestri del convento.
"Ha circa 90 sepolture, ma molte sono senza padroni per essere estinte le casate.
"Le cappelle sono le seguenti:
Di s. Francesca, si chiamava prima di s. Angelo, e fu fondata dalli sigg. Astalli.
Della Purificazione, fu fondata dalli sigg. Velli romani.
Di s. Francesco, fu fondata dalli sigg. Savelli.
Del b. Pasquale, fu fondata dalli signori Capodiferro sotto la invocatione di s. Giovanni.
Di s. Diego, fu fondata dalli sigg. Cenci, con l' invocazione di s. Lorenzo.
Di s. Pietro d' Alcantara, anticamente di s. Stefano, dei sigg. Capranica, Margani e Benzoni.
Di s. Matteo, delli sigg. Mattei.
Del s. Crocifisso, avea il titolo di s. Bonaventura, delli sigg. Corti.
Di s. Geronimo, fu fondata dalli sigg. Delfini.
Del s. Sepolcro, fu fondata dalla signora Lucia Colonna Mattei.
Di s. Bernardino, fu fondata dalli sigg. Bufalini.
Dell' Immacolata Concezione, fu fondata dali signori Serlupi.
Della Trasfiguratione, fu fondata dalli sig. Lupi Armentieri.
Di. s. Antonio di Padova, è stata sempre delli sigg. Paluzzi Albertoni.
Della ss. Annuntiata, è dei sigg. Cesarini.
Di s. Paolo, fu fondata dai sigg. Della Valle.
dell' Ascensione, fu fondata dalla signora Vittoria Tolfi Orsini.
Di s. Giacomo Apostolo, fondata dalli sigg. Lucci Mancini.
Di s. Bartolomeo, delli sigg. Rossi romani.
Della Madonna di Loreto, si chiamava prima di s. Bastiano, è del sig. Barone Mantica.
Di s. Gregorio, è delli sigg. Cavalieri.
Di s. Elena, detta anticamente del Presepio, è il luogo dell' Ara; nel 1130 fu ornata da Anacleto antipapa.
"Nel convento vi si alimentano al presente sacerdoti 73, studenti 12, conversi 52, tertiarii serventi 3: in tutto sacerdoti 89, chierici 17, laici 58, tertiarii 9, serventi 3."
Da Le chiese di Roma di Mariano Armellini 1891
Dalla Raccolta di Bill Thayer
Foto Alvaro de Alvariis;
@charlescreaturecabinet [PIN-DA] peanut faerie Micro BJD ~by @dollmuseumproject Alisha Saikia Wenen/Vienna/Wien | AT #backstory #storytelling
"Meet PIN-DA... The Peanut Faerie! Peanut was born one beautiful autumn morning when Charlie cracked open a peanut. The tiny little peanut faerie opened his eyes, yawned and smiled at him. Charlie couldn’t believe his eyes, thought he was dreaming and then tiny peanut spoke to him! Peanut said that he was a faerie of all the seasons. He brings out the flavors of all the seasons and it’s because of him that the strawberries of spring, watermelons of summer, persimmons of autumn and oranges of winter taste so delectable. He flies to different trees of the seasons, gathers their essence and spreads all the flavors and tastes.
Charlie felt extremely lucky to have met Peanut and thanked Pin-Da for making everything so tasty and beautiful. Pin-Da smiled and said that he would visit him soon and flew away.
Peanut is now flying to the Autumn trees and making all the berries of the fall tasty and colorful. Charlie can’t wait for Pin-Da to visit him again."
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CCC PIN-DA | 40 mm Micro BJD | Peanut Faerie | Botanical Blossom Faerie | Ball-Jointed Doll ~Cabinet of Wonders
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Handmade flower hat @wanderingsaikia
Photo and story @dollmuseumproject | Vienna AT
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BJD Design/Sculpt TM & Copyright © 2008-2022 | Charles Grimberg-Stephan | Charles' Creature Cabinet | All Rights Reserved.
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Photo @charlescreaturecabinet | Rotterdam NL
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foto d'anonimo ;
S. Maria d' Aracoeli
L' antica e solenne denominazione di questa celeberrima chiesa è quella di s. Maria in Capitolio. Così viene ricordata nel più antico catalogo del Camerario; poi, nel secolo XIV, perduta quella prima denominazione, la cambiò in quella d' Aracoeli, che tuttora mantiene. Sorge sulla più alta sommità del più piccolo ma più celebrato fra i sette colli di Roma, il Campidoglio, che dal vertice del Tarpeo è diviso da un piccolo valloncello. È oggimai dimostrato dall' erudite elucubrazioni di dotti topografici romani che il tempio di Giove sorgeva, non sulla sommità occupata dalla chiesa di s. Maria d' Aracoeli, ma in quella opposta, precisamente nell' area occupata dal palazzo Caffarelli, mentre la sommità occupata dalla chiesa di s. Maria corrisponde all' arx propriamente detta, cioè all' acropoli o citadella di Roma. Fino dall' anno 882 si menziona in quel luogo il monastero di s. Maria in Capitolio. Tenzo Abb. ven. monasterii s. Mariae Dei genitricis Virg. in Capitolio. Nelle cronache benedettine dicesi che questa chiesa venne fondata da s. Gregorio il Gde nel 590.
È notissima la leggenda che dette origine al nome di Aracoeli, la quale è raccontata dai romanzetti popolari del medio evo le Mirabilia e la Graphia. Ivi si dice che un giorno l' imperatore Ottaviano, mentre consultava la Sibilla tiburtina, udì una voce che dicea: Haec est Ara Primogeniti Dei, ed allora Ottaviano fece erigere sul Campidoglio un altare; sul quale poi fu edificata una chiesolina, che fino dal secolo XII chiamavasi ancheº ubi est ara filii Dei, onde più tardi sarebbe derivata laº dizione di aracoeli. La leggenda, però, è anteriore di molto al secolo XIV e viene di Grecia, perchè si trova in Suida, è registrata da Niceforo, e la riferisce eziandio un' antica cronaca latina edita dal Mai; quindi potrebbe risalire fino al secolo VII od VIII, epp forse della fondazione della chiesa. Evidentemente sotto il velo della leggenda e della visione di Augusto si nasconde il concetto della prima e solenne consecrazione cristiana dell' antico Campidoglio romano, sui cui ruderi, ove appariva forse alcuna memoria d' Augusto, sorse la prima volta la bella chiesa dedicata alla Vergine, l' unico monumento cristiano che tuttora sta su quello storico colle. È chiaro pure che la ledg ha qualche relazione e nesso colle notissime parole di Virgilio nella sua quarta egloga. Egli è certo che la chiesa di s. Maria riunì in sè tutta la celebrità del Campidoglio medievale, cosicchè il monastero era comunemente detto Monasterium Capitolii; anzi un abate di questo, nel 1015, si sottoscrive: Ego Domincus abbas Capitolii." A ricordo della suddetta leggenda, v' ha una grossolana scultura posta sull' altare della cappella di s. Elena, in cui è rappresentata la visione ed accompagnata dai seguenti versi:
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NOXAS QVOD CAESAR TVNC STRVXIT OCTAVIANVS
HANC ARA COELI SACRA PROLES CVM PATET EI
Nel catalogo delle Abbazie romanedi Pietro Mallio e di Giovanni Diacono, che è della fine del secolo XII, si dice: sancta Maria in Capitolio ubi est ara Filii Dei. Il Niebuhr ed il Becker credono che l' appellazione in Aracoeli provenga dal vocabolo in Arce; il Gregorovius propone che venga anzi da aurocoelo, siccome furono chiamate altre chiese, di cui una a Pavia. A me non dispiace l' ipotesi del Becker. Tutto il Campidoglio fu donato altre volte al suo monastero e lo stesso antipapa Anacleto II confermò nel sua celebre bolla del 1130 quel possedimento. L' anno 1250 Innocenzo IV concesse ai Francescani il convento antico di s. Maria in Aracoeli, donde vennero rimossi i Benedettini che vi aveano fino allora dimorato. Nell' aula di questa veneranda chiesa i rappresentanti della città di Roma nel medio evo, componenti il maggiore ed il minore consiglio, teneano talvolta le loro solenni adunanze, consecrate così dalla religione, secondo il nobilissimo sentimento da cui i popoli erano animati in quell' epoca tanto calunniata. I Patres conscripti della repubblica medievale, i Colonna, i Pierleoni, i Capocci, i Frangipane, i Savelli, gli Orsini, fossero guelfi o ghibellini, arsitocratici o demagoghi, facano spsso risonare in quei secoli di ferro la loro fiera e disadorna facondia nelle pareti del tempio di ma. Quella chiesa, insomma, fino al secolo XV fu l' arena dei dibattimenti parlamentari di Roma, donde poi uscivano le proposte che il senatore bandiva in forma di leggi. Era divenuta, nell' età di mezzo, la consulta del popolo romano, siccome l' ebbe poi confermato il papa Eugenio IV nell' anno 1445. Ed è in vla monumentale chiesa, il Campidoglio cristiano, che i magnati dell' antica Roma volevano la loro sepoltura. Ivi trovansi le arche dei Savelli, ove questa nobilissima famiglia ave edificato nel secolo XIII una cappella, sotto le cui volte in una tomba giace Onorio IV e la sua madre Vana Aldobrandeschi; in un' altra alcuni dei più illustri senatori di quella famiglia, ciò Luca padre d' Onorio, il celebre Pandolfo con Andrea sua figlia, Mabilia Savelli ed altri. Pure in aracoeli giace frà Moriale, il priore dei Gioanniti, assassinato dal tribuno romano dell' età di mezzo; ma nessuna memoria locale ricorda quell' uomo e quella storia.
L' arte dei Cosmati, scrive il Gregorovius, s' accommiata colla tomba che fu pure eretta in Aracoeli a Matteo d' Acquasparta, generale dei Francescani, morto nel 1302. Tornando del resto all' origine della chiesa, essere, come si è detto, rimane ancora oscurissima; poichè altri, col Vaddingo, l' attribuisce a Costantino, altri a s. Gregorio il Grande nel 591, fra i quali il Fauno, il Panciroli, il Gamucci. Fino al secolo XIII fu detta s. Maria in Capitolio, poi in Aurocelio, Laurocelio, Aracelio e finalmente Aracoeli. Ignorasi pure quando la prima volta l' occupassero i monaci di s. Benedetto.
Appena i Frati Minori furono messi in Aracoeli, tosto posero mano a ristora la chiesa e fecero ornare di musaici la tribuna con opera di Pietro Cavallini romano, che poi fu demolita sotto Pio IV per edificare il coro. Egli v' avea istoriato anche la leggenda d' Ottaviano e della Sibilla. Scoppiata la famosa pestilenza in Italia, descritta dal Boccaccio nel Decamerone, Roma ne fu appena tocca, di guis che i Romani, come monumento di loro pietà, costruirono la grande scalinata che mena alla basilica, alla quale, sino allora, si accedeva per un suolo tutto sosceso. Furono adoperati i marmi creduti del tempio di Quirino, donati dal Senato, e fu commessa l' opera a Simeone Andreozzi colla spesa di 5000 fiorini. A ricordo del grandioso lavoro, presso la porta maggiore della basilica, resta la seguente iscrizione, di cui pubblico qui il testo, sciolto dai nessi:
† MAGISTER LAVRENTIVS SIMEONI ANDREOTII KAROLI FABRICATOR DE ROMA DE REGIONE COLVMPNE FVNDAVIT PROSECVTVS EST ET CONSVMAVIT VT PRINCIPALIS MAGISTER HOC OPVS SCALARVM INCEPTVM ANO DOMINI ANN. CCCXLVIII DIE XXV OCTOBRIS.
Fu cominciata anche ad ornare di musaici la fronte del tempio: opera magnificentissima e che avrebbe aggiunto al Campidoglio singolare bellezza e maestà, se fosse stata compiuta, ma che rimase imperfetta, e di cui restano poche tracce verso il cornicione e nel lato sinistro della chiesa. Egli sarebbe certamente cosa degna di Roma che il lavoro iniziato dagli antichi fosse compiuto dai moderni!
Circa il 1464 il cardinal Caraffa rifabbricò gran parte della chiesa, e nel 1564 venne aperta la nuova porta di fianco, alla quale si accede dalla piazza del Campidoglio; su quella porticina Alessandro Mattei fece porre un antico musaico rappresentante la Vergine venerata dagli angeli. Pio IV fece sgombrara la chiesa dagli innumerevoli sepolcri e togliere il coro dalla nave di mezzo. Seguìta la battaglia di Lepanto, il Senato romano, per gratitudine alla Vergine, fece ricostruire il ricco soffitto della chiesa, del che fa testimonianza la monumentale epigrafe che si legge sulla porta maggiore nella parete interna del' edificato. La facciata della chiesa, destinata, come si disse, ad essere coperta di musaici, è in mattoni rustici, e sull' alto avea un orologio di cui non rimane che il foro per la mostra. Uno speciale ufficio era istituito in Roma fino dal secolo XVI per la manutenzione di quell' orologio, e nell' archivio dei Brevi l' esimio mon. Pietro de Romanis, benemerito archivista del medesimo, ha trovato che nel 1601, il papa confermò in questo ufficio i fratelli Domenico e Fabio della Pedacchia, i quali nella sottoposta strada, che da loro piglia ancora il nome, aveano la casa che testè fu barbaramente distrutta. Il breve pontificio è intitolato: Pro Dominio et Fabio fratribus de la Pedacchia confirmatio officii moderatoris horologii super ecclesiam domus Aracoeli. La chiesa è divisa in tre navi di ventidue colonne di marmo, sopra l' imoscapo d' una delle quali, a grandiose lettere, si legge l' epigrafe: A CVBICVLO AVGVSTORVM, epigrafe che forse non fu estranea all' origine della ricordata leggenda d' Augusto.
Nella prima cappella a destra della chiesa vi sono pregevolissimi dipinti del Pinturicchio, in cui, fra varie storie relative alla vita di S. Bernardino di Siena, v' è quella della pace da questi fatta conchiudere fra le due famiglie rivali di Perugia, i Bufalini ed i Baglioni. Ivi è sepolto il celebre Pietro della Valle. In altra cappella v' ha il deposito di Michele Antonio Saluzzo, il procuratore generale di Francesco I, morto nel 1529 in Arezzo, mentre veniva in soccorso di Clemente VII, assediato in Castello. Non lungi da quella v' ha il sepolcro degli Astalli e dei Margani, che nella sottoposta contrada ebbero le loro case. Di fronte all' altare maggiore restano gli amboni adorni in musaico d' opera cosmatesca, lavoro del secolo XIII, ed a sinistra del suddetto altare v' ha il sepolcro di Caterina regina di Bosnia, morta nel 1478. Nel mezzo della crociera havvi un' edicola monumentale, detta Cappella Santa o di s. Elena. Questa edicola segna il posto dell' antica chiesa di s. Maria, e da quella ebbe origine la suddetta leggenda. L' altare e il ciborio antico rimase fino al secolo XVII, allorchè fu sostituito dal moderno, fatto nel 1602 da Girolamo Centelles, nobile romano e vescovo di Cavaillon, il quale si fece cedere 'altare dalla compagnia del Gonfalone, a cui appartenea. Nella sottoposta urna di porfido, si crede fossero posti i corpi di s. Elena e dei martiri Abbondio ed Abbondanzio. Nel 1798 quel piccolo e sontuoso tempietto fu di nuovo demolito e l' odierno rialzato a spese della nominata arciconfraternita. Sotto la crociera vedesi il sepolcro di Felice de Freddi, colui che scoprì il famoso gruppo del Laocoonte; in fondo alla medesima è il sepolcro del card. Matteo d' Acquasparta, di cui abbiamo già dato un cenno, e al mente Dante allude nei versi del XII del Paradiso. Nella cappella della Vergine, nella nave a sinistra, v' ha in terra il deposito di Giovanni Crivelli arcidiacono d' Aquileai, scolpito dal Donatello, il cui nome si legge scritto: Opus Donatelli Florentini. Il pavimento, in vario tempo risarcito e coperto da memorie sepolcrali, fu nel secolo XIII ornato di quell' opera detta cosmatesca di prof e serpentino, della quale qua e là restano tracce. L' ampio convento annesso fu edificato da Paolo III, il quale, dimorando nel vicino palazzo di s. Marco, oggi detto di Venezia, lo congiunse a questo per mezzo di corridoi coperti che traversano le vie della Pedacchia e della Ripresa. Giulio III e Pio IV soleano qui dimorare nella calda stagione, finchè Sisto V lo concedette per intiero ai religiosi.
Oggi il monastero è stato in parte distrutto, la gran torre di Paolo III abbattuta, per dar luogo ad un monumento civile dietro al quale rimarrà nascosta la gemma del dissacrato Campidoglio.
Nella relazione inserita nello Stato temporale delle chiese di Roma, di s. Maria d' Aracoeli dicesi: "Essendosi divisa la religione dei Minori in Conventuali ed Osservanti, Eugenio la concesse alli Osservanti come per Bolla nonis iunii 1445 anno 15: ma senza le appendici le quali fino al presente (a. 1660) sono possedute da diversi padroni, molti de' quali hanno fatto grotte molto indentro con pregiuditio delli muri maestri del convento.
"Ha circa 90 sepolture, ma molte sono senza padroni per essere estinte le casate.
"Le cappelle sono le seguenti:
Di s. Francesca, si chiamava prima di s. Angelo, e fu fondata dalli sigg. Astalli.
Della Purificazione, fu fondata dalli sigg. Velli romani.
Di s. Francesco, fu fondata dalli sigg. Savelli.
Del b. Pasquale, fu fondata dalli signori Capodiferro sotto la invocatione di s. Giovanni.
Di s. Diego, fu fondata dalli sigg. Cenci, con l' invocazione di s. Lorenzo.
Di s. Pietro d' Alcantara, anticamente di s. Stefano, dei sigg. Capranica, Margani e Benzoni.
Di s. Matteo, delli sigg. Mattei.
Del s. Crocifisso, avea il titolo di s. Bonaventura, delli sigg. Corti.
Di s. Geronimo, fu fondata dalli sigg. Delfini.
Del s. Sepolcro, fu fondata dalla signora Lucia Colonna Mattei.
Di s. Bernardino, fu fondata dalli sigg. Bufalini.
Dell' Immacolata Concezione, fu fondata dali signori Serlupi.
Della Trasfiguratione, fu fondata dalli sig. Lupi Armentieri.
Di. s. Antonio di Padova, è stata sempre delli sigg. Paluzzi Albertoni.
Della ss. Annuntiata, è dei sigg. Cesarini.
Di s. Paolo, fu fondata dai sigg. Della Valle.
dell' Ascensione, fu fondata dalla signora Vittoria Tolfi Orsini.
Di s. Giacomo Apostolo, fondata dalli sigg. Lucci Mancini.
Di s. Bartolomeo, delli sigg. Rossi romani.
Della Madonna di Loreto, si chiamava prima di s. Bastiano, è del sig. Barone Mantica.
Di s. Gregorio, è delli sigg. Cavalieri.
Di s. Elena, detta anticamente del Presepio, è il luogo dell' Ara; nel 1130 fu ornata da Anacleto antipapa.
"Nel convento vi si alimentano al presente sacerdoti 73, studenti 12, conversi 52, tertiarii serventi 3: in tutto sacerdoti 89, chierici 17, laici 58, tertiarii 9, serventi 3."
Da Le chiese di Roma di Mariano Armellini 1891
Raccolta Internet de le Chiese di di Bill Thayer;
Raccolta Foto de Alvariis.
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S. Maria d' Aracoeli
L' antica e solenne denominazione di questa celeberrima chiesa è quella di s. Maria in Capitolio. Così viene ricordata nel più antico catalogo del Camerario; poi, nel secolo XIV, perduta quella prima denominazione, la cambiò in quella d' Aracoeli, che tuttora mantiene. Sorge sulla più alta sommità del più piccolo ma più celebrato fra i sette colli di Roma, il Campidoglio, che dal vertice del Tarpeo è diviso da un piccolo valloncello. È oggimai dimostrato dall' erudite elucubrazioni di dotti topografici romani che il tempio di Giove sorgeva, non sulla sommità occupata dalla chiesa di s. Maria d' Aracoeli, ma in quella opposta, precisamente nell' area occupata dal palazzo Caffarelli, mentre la sommità occupata dalla chiesa di s. Maria corrisponde all' arx propriamente detta, cioè all' acropoli o citadella di Roma. Fino dall' anno 882 si menziona in quel luogo il monastero di s. Maria in Capitolio. Tenzo Abb. ven. monasterii s. Mariae Dei genitricis Virg. in Capitolio. Nelle cronache benedettine dicesi che questa chiesa venne fondata da s. Gregorio il Gde nel 590.
È notissima la leggenda che dette origine al nome di Aracoeli, la quale è raccontata dai romanzetti popolari del medio evo le Mirabilia e la Graphia. Ivi si dice che un giorno l' imperatore Ottaviano, mentre consultava la Sibilla tiburtina, udì una voce che dicea: Haec est Ara Primogeniti Dei, ed allora Ottaviano fece erigere sul Campidoglio un altare; sul quale poi fu edificata una chiesolina, che fino dal secolo XII chiamavasi ancheº ubi est ara filii Dei, onde più tardi sarebbe derivata laº dizione di aracoeli. La leggenda, però, è anteriore di molto al secolo XIV e viene di Grecia, perchè si trova in Suida, è registrata da Niceforo, e la riferisce eziandio un' antica cronaca latina edita dal Mai; quindi potrebbe risalire fino al secolo VII od VIII, epp forse della fondazione della chiesa. Evidentemente sotto il velo della leggenda e della visione di Augusto si nasconde il concetto della prima e solenne consecrazione cristiana dell' antico Campidoglio romano, sui cui ruderi, ove appariva forse alcuna memoria d' Augusto, sorse la prima volta la bella chiesa dedicata alla Vergine, l' unico monumento cristiano che tuttora sta su quello storico colle. È chiaro pure che la ledg ha qualche relazione e nesso colle notissime parole di Virgilio nella sua quarta egloga. Egli è certo che la chiesa di s. Maria riunì in sè tutta la celebrità del Campidoglio medievale, cosicchè il monastero era comunemente detto Monasterium Capitolii; anzi un abate di questo, nel 1015, si sottoscrive: Ego Domincus abbas Capitolii." A ricordo della suddetta leggenda, v' ha una grossolana scultura posta sull' altare della cappella di s. Elena, in cui è rappresentata la visione ed accompagnata dai seguenti versi:
LVMINIS HANC ALMAM MATRIS QVI SCANDIS AD AVLAM
CVNCATRVM PRIMA QVAE FVIT ORBE SITA
NOXAS QVOD CAESAR TVNC STRVXIT OCTAVIANVS
HANC ARA COELI SACRA PROLES CVM PATET EI
Nel catalogo delle Abbazie romanedi Pietro Mallio e di Giovanni Diacono, che è della fine del secolo XII, si dice: sancta Maria in Capitolio ubi est ara Filii Dei. Il Niebuhr ed il Becker credono che l' appellazione in Aracoeli provenga dal vocabolo in Arce; il Gregorovius propone che venga anzi da aurocoelo, siccome furono chiamate altre chiese, di cui una a Pavia. A me non dispiace l' ipotesi del Becker. Tutto il Campidoglio fu donato altre volte al suo monastero e lo stesso antipapa Anacleto II confermò nel sua celebre bolla del 1130 quel possedimento. L' anno 1250 Innocenzo IV concesse ai Francescani il convento antico di s. Maria in Aracoeli, donde vennero rimossi i Benedettini che vi aveano fino allora dimorato. Nell' aula di questa veneranda chiesa i rappresentanti della città di Roma nel medio evo, componenti il maggiore ed il minore consiglio, teneano talvolta le loro solenni adunanze, consecrate così dalla religione, secondo il nobilissimo sentimento da cui i popoli erano animati in quell' epoca tanto calunniata. I Patres conscripti della repubblica medievale, i Colonna, i Pierleoni, i Capocci, i Frangipane, i Savelli, gli Orsini, fossero guelfi o ghibellini, arsitocratici o demagoghi, facano spsso risonare in quei secoli di ferro la loro fiera e disadorna facondia nelle pareti del tempio di ma. Quella chiesa, insomma, fino al secolo XV fu l' arena dei dibattimenti parlamentari di Roma, donde poi uscivano le proposte che il senatore bandiva in forma di leggi. Era divenuta, nell' età di mezzo, la consulta del popolo romano, siccome l' ebbe poi confermato il papa Eugenio IV nell' anno 1445. Ed è in vla monumentale chiesa, il Campidoglio cristiano, che i magnati dell' antica Roma volevano la loro sepoltura. Ivi trovansi le arche dei Savelli, ove questa nobilissima famiglia ave edificato nel secolo XIII una cappella, sotto le cui volte in una tomba giace Onorio IV e la sua madre Vana Aldobrandeschi; in un' altra alcuni dei più illustri senatori di quella famiglia, ciò Luca padre d' Onorio, il celebre Pandolfo con Andrea sua figlia, Mabilia Savelli ed altri. Pure in aracoeli giace frà Moriale, il priore dei Gioanniti, assassinato dal tribuno romano dell' età di mezzo; ma nessuna memoria locale ricorda quell' uomo e quella storia.
L' arte dei Cosmati, scrive il Gregorovius, s' accommiata colla tomba che fu pure eretta in Aracoeli a Matteo d' Acquasparta, generale dei Francescani, morto nel 1302. Tornando del resto all' origine della chiesa, essere, come si è detto, rimane ancora oscurissima; poichè altri, col Vaddingo, l' attribuisce a Costantino, altri a s. Gregorio il Grande nel 591, fra i quali il Fauno, il Panciroli, il Gamucci. Fino al secolo XIII fu detta s. Maria in Capitolio, poi in Aurocelio, Laurocelio, Aracelio e finalmente Aracoeli. Ignorasi pure quando la prima volta l' occupassero i monaci di s. Benedetto.
Appena i Frati Minori furono messi in Aracoeli, tosto posero mano a ristora la chiesa e fecero ornare di musaici la tribuna con opera di Pietro Cavallini romano, che poi fu demolita sotto Pio IV per edificare il coro. Egli v' avea istoriato anche la leggenda d' Ottaviano e della Sibilla. Scoppiata la famosa pestilenza in Italia, descritta dal Boccaccio nel Decamerone, Roma ne fu appena tocca, di guis che i Romani, come monumento di loro pietà, costruirono la grande scalinata che mena alla basilica, alla quale, sino allora, si accedeva per un suolo tutto sosceso. Furono adoperati i marmi creduti del tempio di Quirino, donati dal Senato, e fu commessa l' opera a Simeone Andreozzi colla spesa di 5000 fiorini. A ricordo del grandioso lavoro, presso la porta maggiore della basilica, resta la seguente iscrizione, di cui pubblico qui il testo, sciolto dai nessi:
† MAGISTER LAVRENTIVS SIMEONI ANDREOTII KAROLI FABRICATOR DE ROMA DE REGIONE COLVMPNE FVNDAVIT PROSECVTVS EST ET CONSVMAVIT VT PRINCIPALIS MAGISTER HOC OPVS SCALARVM INCEPTVM ANO DOMINI ANN. CCCXLVIII DIE XXV OCTOBRIS.
Fu cominciata anche ad ornare di musaici la fronte del tempio: opera magnificentissima e che avrebbe aggiunto al Campidoglio singolare bellezza e maestà, se fosse stata compiuta, ma che rimase imperfetta, e di cui restano poche tracce verso il cornicione e nel lato sinistro della chiesa. Egli sarebbe certamente cosa degna di Roma che il lavoro iniziato dagli antichi fosse compiuto dai moderni!
Circa il 1464 il cardinal Caraffa rifabbricò gran parte della chiesa, e nel 1564 venne aperta la nuova porta di fianco, alla quale si accede dalla piazza del Campidoglio; su quella porticina Alessandro Mattei fece porre un antico musaico rappresentante la Vergine venerata dagli angeli. Pio IV fece sgombrara la chiesa dagli innumerevoli sepolcri e togliere il coro dalla nave di mezzo. Seguìta la battaglia di Lepanto, il Senato romano, per gratitudine alla Vergine, fece ricostruire il ricco soffitto della chiesa, del che fa testimonianza la monumentale epigrafe che si legge sulla porta maggiore nella parete interna del' edificato. La facciata della chiesa, destinata, come si disse, ad essere coperta di musaici, è in mattoni rustici, e sull' alto avea un orologio di cui non rimane che il foro per la mostra. Uno speciale ufficio era istituito in Roma fino dal secolo XVI per la manutenzione di quell' orologio, e nell' archivio dei Brevi l' esimio mon. Pietro de Romanis, benemerito archivista del medesimo, ha trovato che nel 1601, il papa confermò in questo ufficio i fratelli Domenico e Fabio della Pedacchia, i quali nella sottoposta strada, che da loro piglia ancora il nome, aveano la casa che testè fu barbaramente distrutta. Il breve pontificio è intitolato: Pro Dominio et Fabio fratribus de la Pedacchia confirmatio officii moderatoris horologii super ecclesiam domus Aracoeli. La chiesa è divisa in tre navi di ventidue colonne di marmo, sopra l' imoscapo d' una delle quali, a grandiose lettere, si legge l' epigrafe: A CVBICVLO AVGVSTORVM, epigrafe che forse non fu estranea all' origine della ricordata leggenda d' Augusto.
Nella prima cappella a destra della chiesa vi sono pregevolissimi dipinti del Pinturicchio, in cui, fra varie storie relative alla vita di S. Bernardino di Siena, v' è quella della pace da questi fatta conchiudere fra le due famiglie rivali di Perugia, i Bufalini ed i Baglioni. Ivi è sepolto il celebre Pietro della Valle. In altra cappella v' ha il deposito di Michele Antonio Saluzzo, il procuratore generale di Francesco I, morto nel 1529 in Arezzo, mentre veniva in soccorso di Clemente VII, assediato in Castello. Non lungi da quella v' ha il sepolcro degli Astalli e dei Margani, che nella sottoposta contrada ebbero le loro case. Di fronte all' altare maggiore restano gli amboni adorni in musaico d' opera cosmatesca, lavoro del secolo XIII, ed a sinistra del suddetto altare v' ha il sepolcro di Caterina regina di Bosnia, morta nel 1478. Nel mezzo della crociera havvi un' edicola monumentale, detta Cappella Santa o di s. Elena. Questa edicola segna il posto dell' antica chiesa di s. Maria, e da quella ebbe origine la suddetta leggenda. L' altare e il ciborio antico rimase fino al secolo XVII, allorchè fu sostituito dal moderno, fatto nel 1602 da Girolamo Centelles, nobile romano e vescovo di Cavaillon, il quale si fece cedere 'altare dalla compagnia del Gonfalone, a cui appartenea. Nella sottoposta urna di porfido, si crede fossero posti i corpi di s. Elena e dei martiri Abbondio ed Abbondanzio. Nel 1798 quel piccolo e sontuoso tempietto fu di nuovo demolito e l' odierno rialzato a spese della nominata arciconfraternita. Sotto la crociera vedesi il sepolcro di Felice de Freddi, colui che scoprì il famoso gruppo del Laocoonte; in fondo alla medesima è il sepolcro del card. Matteo d' Acquasparta, di cui abbiamo già dato un cenno, e al mente Dante allude nei versi del XII del Paradiso. Nella cappella della Vergine, nella nave a sinistra, v' ha in terra il deposito di Giovanni Crivelli arcidiacono d' Aquileai, scolpito dal Donatello, il cui nome si legge scritto: Opus Donatelli Florentini. Il pavimento, in vario tempo risarcito e coperto da memorie sepolcrali, fu nel secolo XIII ornato di quell' opera detta cosmatesca di prof e serpentino, della quale qua e là restano tracce. L' ampio convento annesso fu edificato da Paolo III, il quale, dimorando nel vicino palazzo di s. Marco, oggi detto di Venezia, lo congiunse a questo per mezzo di corridoi coperti che traversano le vie della Pedacchia e della Ripresa. Giulio III e Pio IV soleano qui dimorare nella calda stagione, finchè Sisto V lo concedette per intiero ai religiosi.
Oggi il monastero è stato in parte distrutto, la gran torre di Paolo III abbattuta, per dar luogo ad un monumento civile dietro al quale rimarrà nascosta la gemma del dissacrato Campidoglio.
Nella relazione inserita nello Stato temporale delle chiese di Roma, di s. Maria d' Aracoeli dicesi: "Essendosi divisa la religione dei Minori in Conventuali ed Osservanti, Eugenio la concesse alli Osservanti come per Bolla nonis iunii 1445 anno 15: ma senza le appendici le quali fino al presente (a. 1660) sono possedute da diversi padroni, molti de' quali hanno fatto grotte molto indentro con pregiuditio delli muri maestri del convento.
"Ha circa 90 sepolture, ma molte sono senza padroni per essere estinte le casate.
"Le cappelle sono le seguenti:
Di s. Francesca, si chiamava prima di s. Angelo, e fu fondata dalli sigg. Astalli.
Della Purificazione, fu fondata dalli sigg. Velli romani.
Di s. Francesco, fu fondata dalli sigg. Savelli.
Del b. Pasquale, fu fondata dalli signori Capodiferro sotto la invocatione di s. Giovanni.
Di s. Diego, fu fondata dalli sigg. Cenci, con l' invocazione di s. Lorenzo.
Di s. Pietro d' Alcantara, anticamente di s. Stefano, dei sigg. Capranica, Margani e Benzoni.
Di s. Matteo, delli sigg. Mattei.
Del s. Crocifisso, avea il titolo di s. Bonaventura, delli sigg. Corti.
Di s. Geronimo, fu fondata dalli sigg. Delfini.
Del s. Sepolcro, fu fondata dalla signora Lucia Colonna Mattei.
Di s. Bernardino, fu fondata dalli sigg. Bufalini.
Dell' Immacolata Concezione, fu fondata dali signori Serlupi.
Della Trasfiguratione, fu fondata dalli sig. Lupi Armentieri.
Di. s. Antonio di Padova, è stata sempre delli sigg. Paluzzi Albertoni.
Della ss. Annuntiata, è dei sigg. Cesarini.
Di s. Paolo, fu fondata dai sigg. Della Valle.
dell' Ascensione, fu fondata dalla signora Vittoria Tolfi Orsini.
Di s. Giacomo Apostolo, fondata dalli sigg. Lucci Mancini.
Di s. Bartolomeo, delli sigg. Rossi romani.
Della Madonna di Loreto, si chiamava prima di s. Bastiano, è del sig. Barone Mantica.
Di s. Gregorio, è delli sigg. Cavalieri.
Di s. Elena, detta anticamente del Presepio, è il luogo dell' Ara; nel 1130 fu ornata da Anacleto antipapa.
"Nel convento vi si alimentano al presente sacerdoti 73, studenti 12, conversi 52, tertiarii serventi 3: in tutto sacerdoti 89, chierici 17, laici 58, tertiarii 9, serventi 3."
Da Le chiese di Roma di Mariano Armellini 1891
Dalla Raccolta di Bill Thayer
Foto Alvaro de Alvariis;
Basilica di Santa Maria in Aracoeli
La Basilica di Santa Maria in Aracoeli è una delle chiese di Roma e sorge sul colle del Campidoglio.
Nome
Il nome originario era Santa Maria in Capitolio e la chiesa faceva parte del complesso di edifici del monastero che si era insediato sul colle capitolino mentre il resto delle costruzioni romane antiche andava in rovina.
Sull'attuale nome, attestato dal 1323 (doveva quindi essere già da tempo nell'uso popolare), vi sono varie ipotesi. Quella attualmente prevalente lo fa risalire alla leggenda, riportata nei Mirabilia Urbis Romae, per la quale la chiesa era sorta nel luogo dove Augusto, avendo avuto la visione di una bella donna con un bambino in braccio, avrebbe anche udito una voce che diceva «Questa è l'ara del figlio di Dio». Si trattava di Maria, madre di Gesù. Si dice infatti nei Mirabilia:
« Questa visione avvenne nella camera dell'imperatore Ottaviano, dove ora è la chiesa di S. Maria in Capitolio. Per questa ragione la chiesa di S. Maria fu detta Ara del cielo. »
La chiesa fu costruita sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta, che sorgeva sull'Arx, una delle due alture del Colle Capitolino.
L'identificazione del sito non è però certa; secondo altri studi la chiesa sorgerebbe infatti dove si trovava l'antichissimo Auguraculum, luogo dal quale gli Auguri prendevano gli auspici osservando il volo degli uccelli.
La prima costruzione risale al VI secolo, quando vi si svolgevano funzioni secondo il rito greco. Come in molti altri casi, attorno alla prima chiesa si addensarono costruzioni che nella parte superiore si svilupparono in un monastero, mentre sulle pendici del colle nasceva un mercato e poi un piccolo quartiere. Resti di queste costruzioni (la chiesetta di San Biagio del Mercato e la sottostante "Insula Romana") tornarono alla luce negli anni trenta.
In un documento del XII secolo che conferisce all'abate (benedettino) di Santa maria in Capitolio la proprietà sull'intero montem Capitolii vengono descritti i tre accessi al colle all'epoca (li si può facilmente immaginare consistenti in poco più che viottoli scoscesi):
la strada che conduceva al Clivo degli Argentari (l'attuale scalinata che sale dal Carcere Mamertino), orientata verso la Suburra;
la "via pubblica che porta sotto al Campidoglio" (corrispondente all'incirca all'attuale Cordonata);
la via che porta a San Teodoro, verso il Foro, ancora esistente.
Il colle Capitolino era riemerso alla vita pubblica nel 1143, quando il popolo romano ribellatosi al papa Innocenzo II aveva designato come proprio capo Giorgio dei Pierleoni, designandolo Patricius, e aveva scelto quell'antico luogo come sede di raduno (si colloca attorno al 1195 la costruzione del primo Palazzo Senatorio).
Nei decenni della contesa tra Guelfi e Ghibellini la piazza, benché approssimativa e scoscesa, divenne il luogo fisico dell'esperienza comunale della città, e con essa la sua chiesa. Fu in questo clima che Innocenzo IV concesse nel 1250 la proprietà del sito (chiesa e monastero) ai Francescani, ordine dei tempi nuovi.
Questi ristrutturarono la chiesa, conferendole l'attuale aspetto romano-gotico, ed essa, oltre ad essere luogo di culto, divenne centro della vita politica di Roma, tanto che vi si tennero assemblee popolari del libero comune. La sintonizzazione della chiesa rinnovata con i nuovi tempi dell'Urbe si manifestò concretamente anche nella modifica del suo orientamento (prima verso il palazzo Senatorio e il Foro, ora verso San Pietro e il Campo Marzio), e nella costruzione della nuova imponente scalinata, commissionata proprio dal libero comune nel 1348, come voto alla Vergine affinché ponesse fine alla peste che imperversava in tutta Europa, e realizzata con marmi di spoglio che giacevano abbondanti lì attorno; la scala fu poi inaugurata da Cola di Rienzo.
Assai più della Basilica Papale di San Pietro e della Cattedrale di San Giovanni, dedicate soprattutto a magnificare il fasto e la potenza dei papi, l'Aracoeli è stata da allora la chiesa del popolo romano e delle sue istituzioni civiche, con particolare riferimento al vicino Senato.
Qui nel 1341 fu laureato poeta Francesco Petrarca; qui si svolse, nel 1571, il trionfo del romano Marcantonio Colonna, comandante della Lega Cattolica contro i Turchi, per festeggiare la vittoria nella Battaglia di Lepanto (e per l'occasione fu costruito il soffitto che ancor oggi possiamo ammirare); qui si svolge ancora, ogni fine d'anno, il Te Deum di ringraziamento del popolo romano al quale, dal XIV secolo al XIX secolo, prese parte ininterrottamente il Pontefice stesso, presiedendolo. Sempre nell'Aracoeli inoltre, veniva celebrato solennemente il precetto natalizio delle Guardie di Palazzo del Papa, la Milizia Urbana e la Guardia Civica scelta prima, la Guardia Palatina d'Onore poi.
Durante l'occupazione di Roma da parte dei Francesi, nel 1797, questi si impossessarono dell'intero colle, mettendo in fuga i frati francescani e riducendo a stalla la chiesa: andarono distrutte in quell'occasione gran parte delle decorazioni cosmatesche che la impreziosivano. Non migliorò la situazione l'insediamento al Campidoglio della breve Repubblica romana del 1798, in quanto marcatamente anticlericale.
Con l'Unità d'Italia la proprietà del convento passò allo Stato, e vi fu insediata la caserma e il comando dei Vigili urbani. Durante i lavori di costruzione del Vittoriano, deliberato nel 1882 e inaugurato nel 1911, furono distrutti in alcuni anni, a varie riprese, tutti gli edifici che insistevano tra il versante sud del colle capitolino e l'imbocco di via del Corso, tra cui gli edifici conventuali collegati alla chiesa e tutte le persistenze romane e medioevali del sito.
Interno
L'interno, costruito su tre navate a tutto sesto, è ricco di tesori d'arte; tra gli altri, oltre al soffitto ligneo a cassettoni e al bel pavimento cosmatesco conservato in gran parte (salvo gli inserti di lastre tombali) e molto ben tenuto, sono presenti nella Cappella Bufalini affreschi del Pinturicchio che illustrano Storie di san Bernardino, affreschi tardomanieristi absidali del Cinquecento, una tavola con una Trasfigurazione di Girolamo Siciolante da Sermoneta, la pietra tombale di Giovanni Crivelli opera del Donatello, due pergami attribuiti a Lorenzo di Cosma e al figlio Jacopo.
La chiesa era ed è famosa anche per il "Santo Bambino", una scultura in legno del bambino Gesù intagliata nel XV secolo con il legno d'olivo proveniente dal Giardino dei Getsemani e ricoperta di preziosissimi ex voto. Secondo la credenza popolare era dotata di poteri miracolosi ed i fedeli vi si recavano per chiedere la grazia da un male o da una disgrazia. La statua è stata rubata nel febbraio del 1994 e mai più ritrovata. Oggi al suo posto è presente una copia, alla quale non mancano nuovi ex voto.
Organi
Organo maggiore [modifica]Il primo organo a canne della Basilica di cui si ha notizia certa è un piccolo organo portativo costruito nel 1583 da Dario de Mezzana. Nel 1585, per volere di papa Sisto V, fu costruito un doppio organo situato in prossimità del transetto sulla parete destra della navata centrale e costituito dall'organo grande e da un positivo tergale. Mentre la costruzione del primo fu affidata al colligiano Domenico Benvenuti, alla morte del quale subentrò il figlio, la seconda fu affidata al fivizzanese Francesco Palmieri. Nel 1595 Luca Blasi creò un meccanismo di unione dei due manuali e lo strumento fu più volte modificato nel corso del secolo successivo, prima da Giuseppe Catarinozzi, poi da Giacomo Alari, fino ad avere la seguente disposizione fonica:
Organo Grande
--------------------------------------------------------------------------------
Principale 8'
Ottava 4'
Quinta decima 2'
Decima nona Bassi
Decima nona Soprani
Vigesima seconda
Vigesima sesta I
Vigesima sesta II
Vigesima nona I
Vigesima nona II
Flauto in XV 2'
Tromba 8'
Positivo tergale
--------------------------------------------------------------------------------
Principale 4'
Principale 8'
Ottava 2'
Flauto coperto in XII 1.1/3'
Flauto scoperto in XV 1'
Regale di metallo 4'
Accessori
--------------------------------------------------------------------------------
Uccelli
Temolante
Tamburo
Nel 1692 l'organo fu rimosso da Alari e probabilmente collocato sulla parete fondale del transetto di sinistra. Nel 1850, in occasione del Giubileo, i fratelli Martinelli di Fratta di Perugia vennero incaricati di costruire un nuovo organo, inaugurato il 22 febraio 1848 e collocato dietro l'altar maggiore. Lo strumento venne poi ampliato da Enrico Priori nel 1863 che vi aggiunse una terza tastiera e trasformò le ottave scavezze in cromatiche estese. L'organo venne inoltre restaurato per il Giubileo del 1900. Lo strumento venne rimosso nel 1926 e al suo posto fu installato un nuovo organo, commissionato alla ditta Taburini di Crema. Lo strumento, presente tutt'ora nella basilica e funzionante (2011), ha tre tastiere di 61 tasti ciascuno ed una pedaliera di 32 note. Di seguito, la sua disposizione fonica:
Prima tastiera - Espressivo[2]
--------------------------------------------------------------------------------
Principalino 8'
Eufonio 8'
Bordone 8'
Salicionale 8'
Gamba 8'
Flauto Armonico 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Ripieno 3 file
Voce Celeste 8'
Concerto Viole 4 file
Tuba 8'
Oboe 8'
Tuba 4'
Voce Corale 8'
Terza 1.3/5'
Seconda tastiera - Grand'Organo
--------------------------------------------------------------------------------
Principale 16'
Principale Forte 8'
Principale Dolce 8'
Flauto 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Flauto a Camino 4'
Decima quinta 2'
Ripieno 6 file
Voce Umana 8'
Tromba 8'
Terza tastiera - Espressivo[2]
--------------------------------------------------------------------------------
Principalino 8'
Eufonio 8'
Bordone 8'
Salicionale 8'
Gamba 8'
Flauto Armonico 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Ripieno 3 file
Voce Celeste 8'
Concerto Viole 4 file
Tuba 8'
Oboe 8'
Tuba 4'
Voce Corale 8'
Pedale
--------------------------------------------------------------------------------
Contrabbasso 16'
Violone 16'
Bordone 16'
Bordone Dolce 16'
Quinta 10.2/3'
Basso 8'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Ottava 4'
Bombarda 16'
Organo della cappella dell'Immacolata [modifica]Nella cappella dedicata all'Immacolata concezione si trova un organo positivo costruito nel 1725 da Johannes Conrad Werle. Lo strumento, a trasmissione integralmente meccanica originale, ha un'unica tastiera di 45 note con prima ottava scavezza e una pedaliera scavezza di 9 senza registri propri e costantemente unita al manuale. La sua disposizione fonica in base alla posizione dei comandi dei vari registri è la seguente:
Colonna di sinistra - Ripieno
--------------------------------------------------------------------------------
XXIX
XXVI
XXII
XIX
XV
Ottava
Tiratutti
Colonna di destra
--------------------------------------------------------------------------------
Voce Umana
Flauto in XII
Flauto in VIII 4'
Flauto unisono 8'
Principale 8'
Curiosità [modifica]Secondo una leggenda, per vincere al Lotto, è necessario salire in ginocchio la scalinata d'accesso alla basilica invocando i Re Magi e recitando il De profundis per le anime del Purgatorio.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Foto Alvaro de Alvariis;
Basilica di Santa Maria in Aracoeli
La Basilica di Santa Maria in Aracoeli è una delle chiese di Roma e sorge sul colle del Campidoglio.
Nome
Il nome originario era Santa Maria in Capitolio e la chiesa faceva parte del complesso di edifici del monastero che si era insediato sul colle capitolino mentre il resto delle costruzioni romane antiche andava in rovina.
Sull'attuale nome, attestato dal 1323 (doveva quindi essere già da tempo nell'uso popolare), vi sono varie ipotesi. Quella attualmente prevalente lo fa risalire alla leggenda, riportata nei Mirabilia Urbis Romae, per la quale la chiesa era sorta nel luogo dove Augusto, avendo avuto la visione di una bella donna con un bambino in braccio, avrebbe anche udito una voce che diceva «Questa è l'ara del figlio di Dio». Si trattava di Maria, madre di Gesù. Si dice infatti nei Mirabilia:
« Questa visione avvenne nella camera dell'imperatore Ottaviano, dove ora è la chiesa di S. Maria in Capitolio. Per questa ragione la chiesa di S. Maria fu detta Ara del cielo. »
La chiesa fu costruita sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta, che sorgeva sull'Arx, una delle due alture del Colle Capitolino.
L'identificazione del sito non è però certa; secondo altri studi la chiesa sorgerebbe infatti dove si trovava l'antichissimo Auguraculum, luogo dal quale gli Auguri prendevano gli auspici osservando il volo degli uccelli.
La prima costruzione risale al VI secolo, quando vi si svolgevano funzioni secondo il rito greco. Come in molti altri casi, attorno alla prima chiesa si addensarono costruzioni che nella parte superiore si svilupparono in un monastero, mentre sulle pendici del colle nasceva un mercato e poi un piccolo quartiere. Resti di queste costruzioni (la chiesetta di San Biagio del Mercato e la sottostante "Insula Romana") tornarono alla luce negli anni trenta.
In un documento del XII secolo che conferisce all'abate (benedettino) di Santa maria in Capitolio la proprietà sull'intero montem Capitolii vengono descritti i tre accessi al colle all'epoca (li si può facilmente immaginare consistenti in poco più che viottoli scoscesi):
la strada che conduceva al Clivo degli Argentari (l'attuale scalinata che sale dal Carcere Mamertino), orientata verso la Suburra;
la "via pubblica che porta sotto al Campidoglio" (corrispondente all'incirca all'attuale Cordonata);
la via che porta a San Teodoro, verso il Foro, ancora esistente.
Il colle Capitolino era riemerso alla vita pubblica nel 1143, quando il popolo romano ribellatosi al papa Innocenzo II aveva designato come proprio capo Giorgio dei Pierleoni, designandolo Patricius, e aveva scelto quell'antico luogo come sede di raduno (si colloca attorno al 1195 la costruzione del primo Palazzo Senatorio).
Nei decenni della contesa tra Guelfi e Ghibellini la piazza, benché approssimativa e scoscesa, divenne il luogo fisico dell'esperienza comunale della città, e con essa la sua chiesa. Fu in questo clima che Innocenzo IV concesse nel 1250 la proprietà del sito (chiesa e monastero) ai Francescani, ordine dei tempi nuovi.
Questi ristrutturarono la chiesa, conferendole l'attuale aspetto romano-gotico, ed essa, oltre ad essere luogo di culto, divenne centro della vita politica di Roma, tanto che vi si tennero assemblee popolari del libero comune. La sintonizzazione della chiesa rinnovata con i nuovi tempi dell'Urbe si manifestò concretamente anche nella modifica del suo orientamento (prima verso il palazzo Senatorio e il Foro, ora verso San Pietro e il Campo Marzio), e nella costruzione della nuova imponente scalinata, commissionata proprio dal libero comune nel 1348, come voto alla Vergine affinché ponesse fine alla peste che imperversava in tutta Europa, e realizzata con marmi di spoglio che giacevano abbondanti lì attorno; la scala fu poi inaugurata da Cola di Rienzo.
Assai più della Basilica Papale di San Pietro e della Cattedrale di San Giovanni, dedicate soprattutto a magnificare il fasto e la potenza dei papi, l'Aracoeli è stata da allora la chiesa del popolo romano e delle sue istituzioni civiche, con particolare riferimento al vicino Senato.
Qui nel 1341 fu laureato poeta Francesco Petrarca; qui si svolse, nel 1571, il trionfo del romano Marcantonio Colonna, comandante della Lega Cattolica contro i Turchi, per festeggiare la vittoria nella Battaglia di Lepanto (e per l'occasione fu costruito il soffitto che ancor oggi possiamo ammirare); qui si svolge ancora, ogni fine d'anno, il Te Deum di ringraziamento del popolo romano al quale, dal XIV secolo al XIX secolo, prese parte ininterrottamente il Pontefice stesso, presiedendolo. Sempre nell'Aracoeli inoltre, veniva celebrato solennemente il precetto natalizio delle Guardie di Palazzo del Papa, la Milizia Urbana e la Guardia Civica scelta prima, la Guardia Palatina d'Onore poi.
Durante l'occupazione di Roma da parte dei Francesi, nel 1797, questi si impossessarono dell'intero colle, mettendo in fuga i frati francescani e riducendo a stalla la chiesa: andarono distrutte in quell'occasione gran parte delle decorazioni cosmatesche che la impreziosivano. Non migliorò la situazione l'insediamento al Campidoglio della breve Repubblica romana del 1798, in quanto marcatamente anticlericale.
Con l'Unità d'Italia la proprietà del convento passò allo Stato, e vi fu insediata la caserma e il comando dei Vigili urbani. Durante i lavori di costruzione del Vittoriano, deliberato nel 1882 e inaugurato nel 1911, furono distrutti in alcuni anni, a varie riprese, tutti gli edifici che insistevano tra il versante sud del colle capitolino e l'imbocco di via del Corso, tra cui gli edifici conventuali collegati alla chiesa e tutte le persistenze romane e medioevali del sito.
Interno
L'interno, costruito su tre navate a tutto sesto, è ricco di tesori d'arte; tra gli altri, oltre al soffitto ligneo a cassettoni e al bel pavimento cosmatesco conservato in gran parte (salvo gli inserti di lastre tombali) e molto ben tenuto, sono presenti nella Cappella Bufalini affreschi del Pinturicchio che illustrano Storie di san Bernardino, affreschi tardomanieristi absidali del Cinquecento, una tavola con una Trasfigurazione di Girolamo Siciolante da Sermoneta, la pietra tombale di Giovanni Crivelli opera del Donatello, due pergami attribuiti a Lorenzo di Cosma e al figlio Jacopo.
La chiesa era ed è famosa anche per il "Santo Bambino", una scultura in legno del bambino Gesù intagliata nel XV secolo con il legno d'olivo proveniente dal Giardino dei Getsemani e ricoperta di preziosissimi ex voto. Secondo la credenza popolare era dotata di poteri miracolosi ed i fedeli vi si recavano per chiedere la grazia da un male o da una disgrazia. La statua è stata rubata nel febbraio del 1994 e mai più ritrovata. Oggi al suo posto è presente una copia, alla quale non mancano nuovi ex voto.
Organi
Organo maggiore [modifica]Il primo organo a canne della Basilica di cui si ha notizia certa è un piccolo organo portativo costruito nel 1583 da Dario de Mezzana. Nel 1585, per volere di papa Sisto V, fu costruito un doppio organo situato in prossimità del transetto sulla parete destra della navata centrale e costituito dall'organo grande e da un positivo tergale. Mentre la costruzione del primo fu affidata al colligiano Domenico Benvenuti, alla morte del quale subentrò il figlio, la seconda fu affidata al fivizzanese Francesco Palmieri. Nel 1595 Luca Blasi creò un meccanismo di unione dei due manuali e lo strumento fu più volte modificato nel corso del secolo successivo, prima da Giuseppe Catarinozzi, poi da Giacomo Alari, fino ad avere la seguente disposizione fonica:
Organo Grande
--------------------------------------------------------------------------------
Principale 8'
Ottava 4'
Quinta decima 2'
Decima nona Bassi
Decima nona Soprani
Vigesima seconda
Vigesima sesta I
Vigesima sesta II
Vigesima nona I
Vigesima nona II
Flauto in XV 2'
Tromba 8'
Positivo tergale
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Principale 4'
Principale 8'
Ottava 2'
Flauto coperto in XII 1.1/3'
Flauto scoperto in XV 1'
Regale di metallo 4'
Accessori
--------------------------------------------------------------------------------
Uccelli
Temolante
Tamburo
Nel 1692 l'organo fu rimosso da Alari e probabilmente collocato sulla parete fondale del transetto di sinistra. Nel 1850, in occasione del Giubileo, i fratelli Martinelli di Fratta di Perugia vennero incaricati di costruire un nuovo organo, inaugurato il 22 febraio 1848 e collocato dietro l'altar maggiore. Lo strumento venne poi ampliato da Enrico Priori nel 1863 che vi aggiunse una terza tastiera e trasformò le ottave scavezze in cromatiche estese. L'organo venne inoltre restaurato per il Giubileo del 1900. Lo strumento venne rimosso nel 1926 e al suo posto fu installato un nuovo organo, commissionato alla ditta Taburini di Crema. Lo strumento, presente tutt'ora nella basilica e funzionante (2011), ha tre tastiere di 61 tasti ciascuno ed una pedaliera di 32 note. Di seguito, la sua disposizione fonica:
Prima tastiera - Espressivo[2]
--------------------------------------------------------------------------------
Principalino 8'
Eufonio 8'
Bordone 8'
Salicionale 8'
Gamba 8'
Flauto Armonico 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Ripieno 3 file
Voce Celeste 8'
Concerto Viole 4 file
Tuba 8'
Oboe 8'
Tuba 4'
Voce Corale 8'
Terza 1.3/5'
Seconda tastiera - Grand'Organo
--------------------------------------------------------------------------------
Principale 16'
Principale Forte 8'
Principale Dolce 8'
Flauto 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Flauto a Camino 4'
Decima quinta 2'
Ripieno 6 file
Voce Umana 8'
Tromba 8'
Terza tastiera - Espressivo[2]
--------------------------------------------------------------------------------
Principalino 8'
Eufonio 8'
Bordone 8'
Salicionale 8'
Gamba 8'
Flauto Armonico 4'
Nazardo 2.2/3'
Flautino 2'
Ripieno 3 file
Voce Celeste 8'
Concerto Viole 4 file
Tuba 8'
Oboe 8'
Tuba 4'
Voce Corale 8'
Pedale
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Contrabbasso 16'
Violone 16'
Bordone 16'
Bordone Dolce 16'
Quinta 10.2/3'
Basso 8'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Ottava 4'
Bombarda 16'
Organo della cappella dell'Immacolata [modifica]Nella cappella dedicata all'Immacolata concezione si trova un organo positivo costruito nel 1725 da Johannes Conrad Werle. Lo strumento, a trasmissione integralmente meccanica originale, ha un'unica tastiera di 45 note con prima ottava scavezza e una pedaliera scavezza di 9 senza registri propri e costantemente unita al manuale. La sua disposizione fonica in base alla posizione dei comandi dei vari registri è la seguente:
Colonna di sinistra - Ripieno
--------------------------------------------------------------------------------
XXIX
XXVI
XXII
XIX
XV
Ottava
Tiratutti
Colonna di destra
--------------------------------------------------------------------------------
Voce Umana
Flauto in XII
Flauto in VIII 4'
Flauto unisono 8'
Principale 8'
Curiosità [modifica]Secondo una leggenda, per vincere al Lotto, è necessario salire in ginocchio la scalinata d'accesso alla basilica invocando i Re Magi e recitando il De profundis per le anime del Purgatorio.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera;
Foto Alvaro de Alvariis;
Incisione Luigi Rossini.
Basilica di Santa Maria in Aracoeli
La basilica di Santa Maria in Aracoeli è una delle chiese di Roma e sorge sul colle del Campidoglio.
Nome
La chiesa, il cui nome originario era Santa Maria in Capitolio, faceva parte del complesso di edifici del monastero che si era insediato sul colle capitolino mentre il resto delle costruzioni romane antiche andava in rovina.
Sull'attuale nome, attestato dal 1323 (doveva essere entrato da tempo nell'uso popolare), vi sono varie ipotesi. Quella prevalente lo fa risalire alla leggenda, riportata nei Mirabilia Urbis Romae, secondo cui la chiesa sarebbe sorta là dove Augusto avrebbe avuto la visione di una donna con un bambino in braccio e avrebbe udito una voce che diceva «Questa è l'ara del figlio di Dio». Si trattava di Maria, madre di Gesù, come si dice nei Mirabilia:
«Questa visione avvenne nella camera dell'imperatore Ottaviano, dove ora è la chiesa di S. Maria in Capitolio. Per questa ragione la chiesa di S. Maria fu detta Ara del cielo.»
Storia
La chiesa fu costruita sulle rovine del Tempio di Giunone Moneta, che sorgeva sull'Arx, una delle due alture del Colle Capitolino. L'identificazione del sito non è però certa; secondo altri studi la chiesa sorgerebbe infatti dove si trovava l'antichissimo Auguraculum, luogo dal quale gli Auguri prendevano gli auspici osservando il volo degli uccelli.
La prima costruzione risale al VI secolo. Come in molti altri casi, attorno alla prima chiesa si addensarono costruzioni che nella parte superiore si svilupparono in un monastero, mentre sulle pendici del colle nasceva un mercato e poi un piccolo quartiere. Resti di queste costruzioni (la chiesetta di San Biagio del Mercato e la sottostante "Insula Romana") tornarono alla luce negli anni trenta del XX secolo.
In un documento del XII secolo che conferisce all'abate (benedettino) di Santa maria in Capitolio la proprietà sul montem Capitolii sono descritti i tre accessi al colle all'epoca (li si può immaginare come poco più che viottoli scoscesi):
la strada che conduceva al Clivo degli Argentari (l'attuale scalinata, che sale dal Carcere Mamertino), orientata verso la Suburra;
la "via pubblica che porta sotto al Campidoglio" (corrispondente all'incirca all'attuale Cordonata);
la via che porta a San Teodoro, verso il Foro, ancora esistente.
Il colle Capitolino era riemerso alla vita pubblica nel 1143, quando il popolo romano ribellatosi al papa Innocenzo II aveva designato come proprio capo Giorgio dei Pierleoni, designandolo Patricius, e aveva scelto quell'antico luogo come sede di raduno (si colloca attorno al 1195 la costruzione del primo palazzo Senatorio).
Nei decenni della contesa tra Guelfi e Ghibellini la piazza, benché approssimativa e scoscesa, divenne il luogo fisico dell'esperienza comunale della città, e con essa la sua chiesa. Fu in questo clima che Innocenzo IV concesse nel 1250 la proprietà del sito (chiesa e monastero) ai francescani, ordine dei tempi nuovi.
Questi ristrutturarono la chiesa, conferendole l'attuale aspetto romano-gotico, ed essa, oltre ad essere luogo di culto, divenne centro della vita politica di Roma, tanto che vi si tennero assemblee popolari del libero comune. La sintonizzazione della chiesa rinnovata con i nuovi tempi dell'Urbe si manifestò concretamente anche nella modifica del suo orientamento (dapprima verso il Palazzo Senatorio e il Foro, ora verso San Pietro e il Campo Marzio), e nella costruzione della nuova imponente scalinata, commissionata proprio dal libero comune nel 1348, come voto alla Vergine affinché ponesse fine alla peste che imperversava in tutta Europa, e realizzata con marmi di spoglio ricavati da ciò che rimaneva della scalinata del Tempio di Serapide al Quirinale[3]; la scala fu poi inaugurata da Cola di Rienzo.
Più della basilica papale di San Pietro e della cattedrale di San Giovanni, dedicate a celebrare il fasto e la potenza dei papi, l'Aracoeli è stata la chiesa del popolo romano e delle sue istituzioni civiche, in particolare il vicino Senato.
Qui nel 1341 fu laureato poeta Francesco Petrarca; qui si svolse, nel 1571, il trionfo del romano Marcantonio Colonna, comandante della Lega Cattolica contro i Turchi, per festeggiare la vittoria nella battaglia di Lepanto (per l'occasione fu costruito il soffitto che possiamo ammirare tutt'oggi). Qui si svolge, ogni fine d'anno, il Te Deum di ringraziamento del popolo romano. Nell'Aracoeli, inoltre, veniva celebrato solennemente il precetto natalizio delle Guardie di Palazzo del Papa, la Milizia urbana e la Guardia civica scelta prima, la Guardia palatina d'onore poi.
Durante l'occupazione di Roma, nel 1797, i Francesi s'impossessarono del colle, cacciando i frati francescani e riducendo la chiesa a stalla: gran parte delle decorazioni cosmatesche che la impreziosivano andarono distrutte. I restauri cominciarono già nel 1799, il tempietto di S. Elena fu ricostruito nel 1833 e il nuovo organo del coro donato dal principe Carlo Torlonia fu inaugurato nel 1848.
Con l'Unità d'Italia la proprietà del convento passò allo Stato, che vi insediò caserma e comando dei Vigili urbani. Durante i lavori di costruzione del Vittoriano, iniziato nel 1882 e inaugurato nel 1911, furono distrutti in alcuni anni, a varie riprese, gli edifici che insistevano tra il versante sud del colle capitolino e l'imbocco di via del Corso, tra cui gli edifici conventuali collegati alla chiesa (oltre alla cosiddetta Torre di Paolo III) e le preesistenze romane e medioevali del sito.
Descrizione
L'interno ha tre navate con archi a tutto sesto, un transetto poco sporgente, ed è dotato di tre cappelle absidali terminali. La sua architettura, risalente al rifacimento dei frati francescani iniziato nel 1250 circa e rivestita in gran parte con decorazioni barocche, è quella tipica del gotico romano, con una rivisitazione in chiave duecentesca degli schemi e stilemi classici. Il soffitto ligneo a cassettoni è del XVI secolo, il pavimento cosmatesco, conservato salvo gli inserti di lastre tombali, del XIII secolo.
Sono molti i tesori presenti nella chiesa. In controfacciata, alla sinistra del portale principale, è esposto il monumento funebre del Cardinale Ludovico d'Albret, bella opera di Andrea Bregno del 1465. Ancora a sinistra è stato appoggiata alla parete la lastra tombale dedicata a Giovanni Crivelli, arcidiacono di Aquileia, originariamente posta sul pavimento, scolpita da Donatello nel 1433.
Più avanti, addossato alla quarta colonna di sinistra, è presente un altare con la Madonna col Bambino e dedicante detta popolarmente Madonna del Rifugio (scuola viterbese del XV secolo); di fronte, simmetricamente, un altro altare a san Giacomo della Marca (molto meno frequentato). Più avanti, dietro le ultime colonne destra e sinistra della navata principale, sono conservati due bellissimi pergami cosmateschi risalenti all'inizio del XIII secolo e attribuiti ai Cosmati Lorenzo di Cosma e al figlio Jacopo.
Le cappelle
Navata sinistra
Cappella 1 - dell'Immacolata Concezione, donata da Paolo III Farnese a Gregorio Serlupi, il cui stemma campeggia nella cupola. Ciclo di affreschi manieristi attribuiti a Francesco Pichi. Metà XVI secolo.
Cappella 2 - del Presepio, costruita nella seconda metà del XVI secolo, ma profondamente alterata per la costruzione del Vittoriano. Le figure, donate dal duca Grazioli nel 1863, prima di essere installate furono esposte a palazzo Grazioli con gran concorso di popolo. A Natale vi veniva esposto, prima di essere rubato, il Bambino dell'Aracoeli.
Cappella 3 - di Sant'Antonio di Padova, sotto il patronato degli Albertoni (famiglia alla quale appartenne la beata Ludovica Albertoni), con le tombe di famiglia e un Sant'Antonio di Benozzo Gozzoli sull'altare.
Cappella 4 - di Sant'Anna, ridipinta nell'Ottocento.
Cappella 5 - di San Paolo, sotto il patronato dei Della Valle, accoglie le Storie di san Paolo dipinte dal Pomarancio.
Cappella 6 - dell'Ascensione, ricavata utilizzando una parte della precedente per volontà di Vittoria Orsini Frangipani, moglie di Camillo Pardo Orsini (busto già attribuito a Martino Longhi il Vecchio e ora avvicinato allo stile di Pier Paolo Olivieri).
Cappella 7 - di San Michele arcangelo, passata attraverso vari proprietari; gli ultimi, i Marini Clarelli, riutilizzarono le tombe e "sfrattarono" i ritratti degli antichi titolari[6].
Cappella 8 - di Santa Margherita da Cortona; le due tele laterali (1732), con scene della vita della santa, sono di Marco Benefial.
Cappella 9 - della Madonna di Loreto. Apparteneva in origine ai Colonna, e ospitava un mosaico duecentesco che fu poi staccato e trasferito nel Palazzo Colonna ai Santi Apostoli, dove ancora si trova. Gli affreschi sono di Marzio Ganassini.
Transetto
10: tempietto ottocentesco nei pressi del pulpito di sinistra, dedicato a Sant'Elena, la madre dell'imperatore Costantino. Il tempietto ricopre un altare medioevale (visibile attraverso un cristallo), costruito secondo la leggenda dove Augusto aveva avuto la sua visione.
11 - Cappella del Bambinello.
12 - Cappella di San Gregorio Magno, con tela sull'altare del calabrese Vincenzo Milione (1771). Vi è sepolto il celebre compositore Emilio De' Cavalieri.
13 - Altare maggiore: vi è venerata un'icona bizantina dell'X-XI secolo, raffigurante la Madonna.
Nel transetto sinistro troviamo la Tomba del Cardinale Matteo d'Acquasparta (morto nel 1302), ambasciatore di Bonifacio VIII e ministro generale dei frati minori. Il monumento fu realizzato da Giovanni di Cosma mentre l'affresco raffigurante la Madonna col Bambino e santi è attribuito a Pietro Cavallini.
Nel transetto destro è invece collocato un monumento funebre scolpito da Arnolfo di Cambio (fine XIII secolo).
14 - Altare del Sacramento
Navata destra
Cappella 15 - di santa Rosa da Viterbo: .
Cappella 16 - di san Francesco; dietro, l'oratorio dell'Immacolata Concezione
Cappella 17 - di san Pasquale Baylon: qui è stato di recente scoperto un affresco della fine del XIII secolo, raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Evangelista e Battista, attribuito a Pietro Cavallini e Jacopo Torriti.
18 - ingresso antico verso il Campidoglio; accessibile ancora oggi dalla scalinata sulla sinistra del Palazzo senatorio. La Madonna col Bambino nella lunetta è attribuita a Jacopo Torriti. Nel passaggio che conduce all'esterno, sono presenti la Tomba di Cecchino Bracci (morto nel 1545) disegnata da Michelangelo e la Tomba di Pietro Manzi, vescovo di Cesena, di Andrea Sansovino (1504).
Cappella 19 - dei santi Lorenzo e Diego
Cappella 20 - di san Pietro d'Alcántara
Cappella 21 - (Mattei) di san Matteo. Quadro di Gerolamo Muziano con il santo e l'angelo (inizialmente destinato a S. Luigi dei Francesi prima dell'arrivo del Caravaggio).
Cappella 22 - del Crocifisso
Cappella 23 - di san Gerolamo
Cappella 24 - della Pietà: sull'altare principale una Pietà di Marco Pino da Siena (XVI secolo) mentre sulle pareti laterali troviamo affreschi del Pomarancio dello stesso periodo. In evidenza ancora un bel pavimento cosmatesco.
Cappella 25 - di san Bernardino, detta Cappella Bufalini dal nome del committente, che vi volle celebrare la pace tra la sua famiglia e i Baglioni di Perugia. Si trovano qui gli affreschi del Pinturicchio che illustrano le Storie di San Bernardino da Siena (1485), insieme ad un bel pavimento cosmatesco ben conservato.
Il Bambinello dell'Aracoeli
La chiesa era ed è famosa per il "Santo Bambino", scultura in legno del bambin Gesù intagliata nel XV secolo con il legno d'olivo del Giardino dei Getsemani e ricoperta di preziosi ex voto. Secondo la credenza popolare era dotata di poteri miracolosi e i fedeli vi si recavano per chiedere la grazia per un male o una disgrazia. La statua, trafugata a febbraio del 1994, non è stata più ritrovata[7]. Al suo posto c'è ora una copia, alla quale non mancano nuovi ex voto.
Sepolture celebri
All'interno della Basilica sono sepolti un Papa, Onorio IV, e diversi Cardinali, tra cui:
Matteo d'Acquasparta (1240-1302)
Bernardo Dovizi da Bibbiena (1470-1520)
Cristoforo Numai da Forlì (XV secolo-1528)
Federico Sanseverino (1475-1516)
Innocenzo Conti (1731-1785)
Alessandro Mattei (1744-1820).
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Raccolta Foto de Alvariis;
Foto de Alvariis;
By Google Maps;
[From LOTR] 😉💞 Fuzzyhog [sam]: If I take one more step, I'll be the farthest away from home I've ever been.
Babi Kutil [frodo]:
Come on, Fuzzy. Remember what BuBu [bilbo] used to say: "It's a dangerous business, Kutil, going out your door. You step onto the road, and if you don't keep your hooves, there's no telling where you might be swept off to."
Charles' Creature Cabinet Photo Shoot in the Woods
"Three Hogs & a Baby" 🐗🐗 💞 Kralingse Bos Rotterdam 30 december 2019 🌳🍄🌳
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CCC's @charlescreaturecabinet
FUZZYHOG beige tan GID green
BABI KUTIL tan 6cm Tiny BJD
Dressed in hand made Fuzzy Fur outfit by Murjani Kusumobroto (NL) and Hand micro knit pants by ArgenTTo, CCC IF Booties size baby
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CCC's Special Pillow Pouch ~made for the Pin-Da peanut faeries.
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CCC's ~ Botanical Blossom Faeries Series ~
PIN-DA Peanut Peri Island light Tan 45mm Micro BJD
With detachable Peanut shell hat and wings in Sunburned
Pin-Da SO sad peanut is wearing a hand made hat by Sanna Jurvanen Sweet Neat Crafts
Pin-Da SO happy peanut is wearing a hand made hat by Linda Stephan Lin Murasaki Design
Affreschi del Pinturicchio In Santa Maria All'Ara Coeli
Foto Alvaro ed Elisabetta de Alvariis in Santa Maria all'Ara Coeli, Rione Campitelli
Little Pin-Da and PO love it at Nishi Market too! 🌸🌸
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URBAN HEDGEHOG in ROFFA ~hotspot world tour ✨
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Photo: Charles' Creature Cabinet (NL)
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Photo/styled: Charles' Creature Cabinet (NL)
Hand micro knit dress/hat ArgenTTo (Etsy)
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Tiny kids dressed and packed for a Photo Shoot in the Woods
"Three Hogs & a Baby" 🐗🐗 💞 Kralingse Bos Rotterdam 30 december 2019 🌳🍄🌳
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FUZZYHOG beige tan GID green
BABI Rambutan pale pink
BABI KUTIL tan 6cm Tiny BJD
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Rambutan in hand made tiny red cloak by Etoilebleue Yotoli (FR), hand micro knit dress by ArgenTTo, CCC IF Booties
Kutil & Fuzzyhog in hand made Fuzzy fur outfit by Murjani Kusumobroto, hand micro knit pants by ArgenTTo, IF Booties
So Pin-Da fae in 紀物+Documentary+ Christmas tree hat & hand micro knit dress by ArgenTTo
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Nella millenaria cultura siciliana la pigna è un sinonimo augurale. La Pigna è un simbolo che ripercorre molto spesso l'architettura romana e che è rimasto infiltrato anche nel simbolismo cattolico. Nei tempi antichi ovviamente abbondanza e fertilità erano le cose che si auguravano sempre. La pigna era quindi simbolo delle divinità della terra, dei monti, degli alberi che permettevano la vita.Frutto del pino, da sempre ed in diverse civiltà ha racchiuso in sé i significati simbolici di forza vitale, immortalità, divinità, legati all’albero che la genera, insieme a quelli di fecondità e forza rigeneratrice per i semi che contiene. Dei suoi valori traslati vi sono ancora tracce evidenti in Sicilia: la pigna non solo troneggia spesso sui pilastri dei cancelli d'ingresso, ma viene utilizzata come soprammobile di ogni misura e materiale, o, ancora, come elemento ornamentale dei quattro spigoli nei letti matrimoniali in ferro di sapore ottocentesco.
uu no piensen ke lo ke traigo en la botella es pichiii! (ke asko wakatela)
si no ke es a lop wen chileno PIPEÑO!! si i no me da verguenza de desirlo porke kuando estan presente los amigos i ves ke todo es alegria en el piño da lo mismo lo ke alla en la botella siempre despues de unos tragos de mas lo enkontrai riko !
saludos a todos mis amigos los ke solo estan en mi korazon^^
Nella millenaria cultura siciliana la pigna è un sinonimo augurale. La Pigna è un simbolo che ripercorre molto spesso l'architettura romana e che è rimasto infiltrato anche nel simbolismo cattolico. Nei tempi antichi ovviamente abbondanza e fertilità erano le cose che si auguravano sempre. La pigna era quindi simbolo delle divinità della terra, dei monti, degli alberi che permettevano la vita.Frutto del pino, da sempre ed in diverse civiltà ha racchiuso in sé i significati simbolici di forza vitale, immortalità, divinità, legati all’albero che la genera, insieme a quelli di fecondità e forza rigeneratrice per i semi che contiene. Dei suoi valori traslati vi sono ancora tracce evidenti in Sicilia: la pigna non solo troneggia spesso sui pilastri dei cancelli d'ingresso, ma viene utilizzata come soprammobile di ogni misura e materiale, o, ancora, come elemento ornamentale dei quattro spigoli nei letti matrimoniali in ferro di sapore ottocentesco.
La vita della ceramica fonda le sue radici nell'epoca neolitica e l'arte della ceramica siciliana, deve le origini a Sicani e Siculi che precedentemente alla colonizzazione greca, produssero vasellame prima plasmato a mano libera, poi forgiato a tornio e successivamente impreziosito con decorazioni a graffito e dipinti.I greci poi, continuarono questa produzione nella stessa isola, fornendosi della ricca collina argillosa di Caltagirone. Una fiorente industria del miele contribuì nell'alimentare la produzione di vasellame vista la grande quantità di recipienti che l'industria richiedeva, ed il vicino bosco di S. Pietro forniva ai ceramisti abbondante legna per le loro fornaci. Gli antichi decori tradizionali del vasellame con figure e scene centrali, tracciate con tocco rapido e "dipinte con colori tenui, arricchiscono sia le semplici "graste" per piantine e fiori, sia vasi policromi in " forme di volti, paladini, re, figure e scene mitologiche e vengono oggi, accompagnati ed arricchiti da una rigogliosa fioritura di creazioni moderne e fantasiose. Oggi Caltagirone, è centro di riferimento artistico e produttivo della ceramica siciliana ed è sede di numerosi laboratori, di un illustre istituto d'Arte e di un importante museo della ceramica. Ha radici nel lontano 1715, l'irrefrenabile passione per la ceramica caltagironese che oggi riscontriamo immutata in coloro che hanno dato vita alle ceramiche
[Lookie] I've found a rambutan my size! ~The light was magical ✨🐗✨💞
Charles' Creature Cabinet Photo Shoot in the Woods
"Three Hogs & a Baby" 🐗🐗 💞 Kralingse Bos Rotterdam 30 december 2019 🌳🍄🌳
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CCC's @charlescreaturecabinet
BABI KUTIL tan 6cm Tiny BJD
Dressed in hand made Fuzzy Fur outfit & Wild Animal Diaper by Murjani Kusumobroto (NL) and CCC IF Booties size baby
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Dress up rehearsal baby's first Halloween Party 💟 @charlescreaturecabinet [FLÖR Faunette] and [PIN-DA peanut kacang faerie] #tinyhorns #tinytail #tinyhooves #woodlingswirl_bellybutton 💟
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CCC FLÖR FAUNETTE | 9cm Tiny/Micro BJD | faun | Ball-Jointed Doll ~tan
CCC PIN-DA | 4.5cm Micro BJD | peanut faerie | Ball-Jointed Doll ~ tan + yellow glow-in-the-dark
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Handmade tiny & micro outfit @murjanikusumobroto | Fairy Fragilities NL ~Head band flower ArgenTTo | Etsy US
Sylvanian Families tiny Halloween props
@charlescreaturecabinet CCC IF Booties (size baby/black)
Photo @charlescreaturecabinet | Rotterdam NL
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Il pulpito è di Jacopo di Cosma del XIII;
Inc. di E. Therond e Laplante
Raccolta Foto Alvaro de Alvariis;
- Chiesa di Santa Maria all'Ara Coeli, Campidoglio
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CCC PIN-DA | 4.5cm Micro BJD | peanut faerie | Ball-Jointed Doll ~ tan + yellow glow-in-the-dark
CCC BESSIE BOO | 6.5cm Tiny/Micro BJD | babybat | lil' pOtbellie | Ball-Jointed Doll ~black resin purple translucent wings GID
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CCC FLÖR FAUNETTE | 9cm Tiny/Micro BJD | faun | Ball-Jointed Doll ~tan
CCC FUZZYHOG | 6.5cm Tiny/Micro BJD | hedgehog faerie | Ball-Jointed Doll ~beige tan GID green
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Handmade tiny & micro outfit @murjanikusumobroto | NL
Hand micro knits ArgenTTo | Etsy US
Handmade wizard hat Toni Toys | DE
@charlescreaturecabinet CCC IF Booties (size baby/black)
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Photo @charlescreaturecabinet | Rotterdam NL
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"Nero A Metà" di Pino Daniele, l’attesissimo concerto-evento sulle note dello storico terzo album dell’artista, che il 1° settembre sarà accompagnato sul suggestivo palco Dell’arena Di Verona dai musicisti della formazione originale del 1980 insieme all’orchestra Roma Sinfonietta e alcuni degli amici che negli anni hanno arricchito e stimolato il suo percorso artistico. Tra questi si aggiunge Francesco Renga, oltre ai già annunciati Mario Biondi, Elisa, Emma Marrone e Fiorella Mannoia.
A 30 anni esatti dal suo primo concerto all’Arena di Verona, Pino Daniele porterà sul palco la band del 1980, con James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos), la band attuale, con Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino (percussioni), e 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio. Protagoniste saranno le canzoni più belle di Pino, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre, “A me me piace 'o blues”, e le melodie che il tempo ha consegnato alla storia della musica italiana.
Uno spettacolo unico e imperdibile, ideato sulle canzoni di “Nero a Metà”, album della consacrazione per Pino Daniele, simbolo di quel sound inconfondibile, diventato suo marchio di fabbrica in Italia e all’estero, e che è ancora oggi nella classifica Rolling Stone Italia dei “100 album più belli di sempre”.
'Goggles on, let's go!' 🐛🌱🍄 @charlescreaturecabinet CCC [NANA Dae] ginger root gnome and CCC [PIN-DA] SO Peanut Faerie #sharingsmiles
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Photos: Charles' Creature Cabinet | NL
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.Nella millenaria cultura siciliana la pigna è un sinonimo augurale. La Pigna è un simbolo che ripercorre molto spesso l'architettura romana e che è rimasto infiltrato anche nel simbolismo cattolico. Nei tempi antichi ovviamente abbondanza e fertilità erano le cose che si auguravano sempre. La pigna era quindi simbolo delle divinità della terra, dei monti, degli alberi che permettevano la vita.Frutto del pino, da sempre ed in diverse civiltà ha racchiuso in sé i significati simbolici di forza vitale, immortalità, divinità, legati all’albero che la genera, insieme a quelli di fecondità e forza rigeneratrice per i semi che contiene. Dei suoi valori traslati vi sono ancora tracce evidenti in Sicilia: la pigna non solo troneggia spesso sui pilastri dei cancelli d'ingresso, ma viene utilizzata come soprammobile di ogni misura e materiale, o, ancora, come elemento ornamentale dei quattro spigoli nei letti matrimoniali in ferro di sapore ottocentesco.
La vita della ceramica fonda le sue radici nell'epoca neolitica e l'arte della ceramica siciliana, deve le origini a Sicani e Siculi che precedentemente alla colonizzazione greca, produssero vasellame prima plasmato a mano libera, poi forgiato a tornio e successivamente impreziosito con decorazioni a graffito e dipinti.I greci poi, continuarono questa produzione nella stessa isola, fornendosi della ricca collina argillosa di Caltagirone. Una fiorente industria del miele contribuì nell'alimentare la produzione di vasellame vista la grande quantità di recipienti che l'industria richiedeva, ed il vicino bosco di S. Pietro forniva ai ceramisti abbondante legna per le loro fornaci. Gli antichi decori tradizionali del vasellame con figure e scene centrali, tracciate con tocco rapido e "dipinte con colori tenui, arricchiscono sia le semplici "graste" per piantine e fiori, sia vasi policromi in " forme di volti, paladini, re, figure e scene mitologiche e vengono oggi, accompagnati ed arricchiti da una rigogliosa fioritura di creazioni moderne e fantasiose. Oggi Caltagirone, è centro di riferimento artistico e produttivo della ceramica siciliana ed è sede di numerosi laboratori, di un illustre istituto d'Arte e di un importante museo della ceramica. Ha radici nel lontano 1715, l'irrefrenabile passione per la ceramica caltagironese che oggi riscontriamo immutata in coloro che hanno dato vita alle ceramiche
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"Nero A Metà" di Pino Daniele, l’attesissimo concerto-evento sulle note dello storico terzo album dell’artista, che il 1° settembre sarà accompagnato sul suggestivo palco Dell’arena Di Verona dai musicisti della formazione originale del 1980 insieme all’orchestra Roma Sinfonietta e alcuni degli amici che negli anni hanno arricchito e stimolato il suo percorso artistico. Tra questi si aggiunge Francesco Renga, oltre ai già annunciati Mario Biondi, Elisa, Emma Marrone e Fiorella Mannoia.
A 30 anni esatti dal suo primo concerto all’Arena di Verona, Pino Daniele porterà sul palco la band del 1980, con James Senese (sax), Gigi De Rienzo (basso), Agostino Marangolo (batteria), Ernesto Vitolo (piano e tastiere), Rosario Jermano (percussioni) e Tony Cercola (bongos), la band attuale, con Rino Zurzolo (contrabbasso), Daniele Bonaviri (chitarra classica), Elisabetta Serio (pianoforte) ed Alfredo Golino (percussioni), e 50 elementi dell’orchestra sinfonica “Roma Sinfonietta” diretta dal M° Gianluca Podio. Protagoniste saranno le canzoni più belle di Pino, da “Quanno chiove”, al brano che dichiara la sua passione di sempre, “A me me piace 'o blues”, e le melodie che il tempo ha consegnato alla storia della musica italiana.
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Affreschi del Pinturicchio In Santa Maria All'Ara Coeli
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"Nero A Metà" di Pino Daniele, l’attesissimo concerto-evento sulle note dello storico terzo album dell’artista, che il 1° settembre sarà accompagnato sul suggestivo palco Dell’arena Di Verona dai musicisti della formazione originale del 1980 insieme all’orchestra Roma Sinfonietta e alcuni degli amici che negli anni hanno arricchito e stimolato il suo percorso artistico. Tra questi si aggiunge Francesco Renga, oltre ai già annunciati Mario Biondi, Elisa, Emma Marrone e Fiorella Mannoia.
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Affreschi del Pinturicchio In Santa Maria All'Ara Coeli
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Cirino conquistou a vitória de ponta à ponta em Interlagos
Em sua primeira vitória no ano, o Paranaense Wellington Cirino (Mercedes-Benz) venceu a quinta etapa do Campeonato Brasileiro de F-Truck realizada nesse domingo no Autódromo José Carlos Pace, Interlagos. Cirino que não vencia na Truck desde 2005, desta vez não deu chances a seus adversários, vencendo de ponta a ponta no circuito mais importante da temporada e para um público de mais de 60 mil pessoas. Durante toda a prova, o piloto da Mercedes-Benz manteve uma vantagem tranqüilizadora sobre o segundo colocado, seu companheiro de equipe Geraldo Piquet, que assim formou a dobradinha da ABF Mercedes-Benz em São Paulo. Cirino disse que foi um dia especial e que desde o início estava emocionado. “Depois do acidente (Londrina, em julho de 2005) fiquei três anos com cirurgias de enxerto, retirando pinos da perna e psicologicamente abalado. Agora sei que daqui para frente está tudo bem e vou mandar a bota”, contou com emoção o piloto com mais título na categoria, tricampeão.
Com o segundo lugar, Geraldo Piquet se manteve na liderança do campeonato aumentando mais cinco pontos de vantagem para Roberval Andrade (Scania), terceiro em Interlagos. Perguntado se estava contente com o segundo lugar, Piquet arrancou risos dos jornalistas quando lembrou uma das fases mais famosas de seu pai o tricampeão Nelson Piquet - “apesar do lema da minha casa dizer que o segundo colocado é o primeiro perdedor, estou muito contente com esse resultado”.
A comemoração nos boxes da ABF Mercedes-Benz foi completa já que com a dobradinha de Interlagos, Cirino e Piquet levaram a marca à liderança do Campeonato de Marcas da F-Truck com 184 pontos superando a Volkswagen que agora tem 175.
Completaram o pódio de São Paulo, o pernambucano Beto Monteiro (Scania) em quarto e o paulista Vignaldo Fízio (Mercedes-Benz) em quinto.
Na classificação do campeonato Geraldo Piquet agora tem 98 pontos, com Roberval Andrade em segundo com 74, Valmir Benavides e Felipe Giaffone empatados em terceiro com 64 e Wellington Cirino em quinto com 61 pontos.
A prova de São Paulo apresentou um pódio com cinco F-Truck com motores de 12 litros (três Mercedes-Benz e dois Scania) em virtude do traçado ter grandes retas e subidas, o que favorece o equipamento de maior potência. Mas, os pilotos foram unânimes em afirmar que na próxima etapa, Londrina, dia 3 de agosto, a competitividade voltará, com os F-Truck de motores de oito litros (e também mais leves). O atual campeão da F-Truck, Felipe Giaffone pilota um Volkswagen Constellation de oito litros.
Classificação da 5ª etapa da F-Truck: 1) Wellington Cirino, PR (Mercedes-Benz); 2) Geraldo Piquet, DF (Mercedes-Benz); 3) Roberval Andrade, SP (Scania); 4) Beto Monteiro, PE (Scania); 5) Vignaldo Fizio, SP (Mercedes-Benz); 6) Valmir Benavides, SP (Volkswagen); 7) Felipe Giaffone, SP (Volkswagen); 8) Djalma Fogaça, SP (Ford); 9) Débora Rodrigues, SP (Volkswagen); 10) Leandro Reis, GO (Volkswagen); 11) José Cangueiro, SP (Mercedes-Benz); 12) João Maistro, PR (Volvo); 13) José Maria Reis, GO (Volkswagen); 14) Fred Marinelli, PR (Iveco); 15) Leandro Totti, PR (Ford); 16) Vinicius Ramires, SP (Mercedes-Benz) e 17) Chico Serra, SP (Ford).
Não completaram a prova: Adalberto jardim, SP (Iveco) – 14 voltas; Renato Martins, SP (Volkswagen) – 7 voltas; Fabiano Brito, PR (Volvo) – 6 voltas; Diumar Bueno, PR (Volvo) – 3 voltas e Pedro Muffato, PR (Scania) – 1 voltas.
(Fonte: formulatruck.com.br)