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Perché non c’è niente di più bello del modo in cui tutte le volte il mare cerca di baciare la spiaggia, non importa quante volte viene mandato via. (Sarah Kay)
Figure emblématique de tout temps, le rocher Percé est considéré comme le plus grand symbole de la Gaspésie - An emblematic figure of all time, Percé Rock is considered the greatest symbol of the Gaspé
Percé (Gaspésie) Québec
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© Guylaine Bégin. L'utilisation sans ma permission est illégale. /
Use without permission is illegal.
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Photo prise le 11 novembre 2019, de la Crevasse à partir de la route des Failles. J'ai déjà sortie cette photo en noir et blanc. Mais là pour le plaisir je l'ai travaillé à mon goût en post-traitement et voici le résultat tout en couleur./Photo taken on November 11, 2019, of the Crevasse from the route des Failles. I have already released this photo in black and white. But there for fun I worked it to my taste in post-processing and here is the result in full color.
Perché tre cose concorrono a creare la bellezza: anzitutto l'integrità o perfezione, e per questo reputiamo brutte le cose incomplete; poi la debita proporzione ovvero la consonanza; e infine la clarità e la luce, e infatti chiamiamo belle le cose di colore nitido. E siccome la visione del bello comporta la pace, e per il nostro appetito è la stessa cosa acquetarsi nella pace, nel bene o nel bello, mi sentii pervaso di grande consolazione e pensai quanto dovesse essere piacevole lavorare in quel luogo.
(U. Eco - Il nome della rosa)
Dedicata a Gian (aka UnBuZzEr)
Pfeiffer beach non è solo bella....
è un luogo meraviglioso, certo....ma qui la bellezza della natura, pur trattandosi di una spiaggia, porta con sé qualcosa di mistico...
che intender non la può chi non la prova....
ecco perché mi è tornato in mente San Francesco ed il suo Cantico...
“se un bambino ti chiederà mai perché il cielo è azzurro, tu guardalo negli occhi e digli: il fenomeno è causato dagli effetti quantistici che coinvolgono lo scattering di Rayleigh, uniti alla penuria di recettori per i fotoni viola nella nostra retina. “Philip C. Plait
Site exceptionnel attirant touristes et artistes depuis les années '30, le magnétisme de Percé est indéniable. Son paysage unique, sa vie culturelle animée, son cadre enchanteur attirent les voyageurs de partout.
Perché si ama tanto una città? Non ho una risposta e non so se esiste. Amo molto Bologna, dalla prima volta che la toccai tanto tempo fa. E’ così diversa dalle altre città italiane e straniere. Vivissima, colta, aperta, accogliente e soprattutto bella. Appena posso ci torno e anche se abito altrove la sento “mia”. I movimenti della nostra anima sanno in quale direzione andare, ci conducono per mano e noi dobbiamo assecondarli. Solo così siamo in grado di vedere al di là del nostro personale orizzonte e di percepire i luoghi (e perché no, anche le persone) che ci regalano quella quiete interiore di cui abbiamo tanto bisogno.
Il valore delle cose non sta nel tempo in cui esse durano ma nell'intensità con cui vengono vissute.
Per questo esistono momenti indimenticabili
cose inspiegabili e persone incomparabili.
Fernando Pessoa
La Plumeria è un genere di piante della famiglia delle Apocinacee, originaria dell'America tropicale.
La plumeria è conosciuta in molte parti del mondo col nome di plumiera o pomelia o “frangipani” dal termine usato dai coloni francesi nei Caraibi, perchè ricordava il famoso profumo creato nel XII secolo dal nobiluomo italiano Frangipani.
Villa Baucina - Pottino è l’ultimo scampolo di Liberty su via Notarbartolo, sfuggita al “sacco di Palermo” degli anni ‘60. Villa Baucina-Pottino fu edificata nel 1915 su disegno dell’architetto Armò come abitazione dei Principi di Baucina, poi acquistata dal Marchese Pottino di Irosa. La villa, dalla facciata neorinascimentale, si sviluppa su quattro piani che svettano sul parco con esemplari di Ficus microcarpa e macrophylla. Ha affreschi magnifici e soffitti intarsiati a cassettoni. Fino a pochi anni fa era ancora abitata da Maria Giaconia, segretaria dell’Eiar, prima di otto figli, che aveva sposato nel ’53 il marchese Gaetano Pottino, ingegnere collaudatore di aerei. Nel ’73 la villa subì 3 attentati con delle bombe collocate a ridosso del portoncino d’ingresso che provocarono, per fortuna, pochi danni, subito attribuiti alla mafia rurale madonita per la vendita di alcuni terreni di famiglia.
Chi cerca di possedere un fiore, vede la sua bellezza appassire, ma chi lo ammira in un campo, lo porterà sempre con se. Perché il fiore si fonderà con il pomeriggio, con il tramonto, con l'odore di terra bagnata e con le nuvole all'orizzonte.
Paulo Coelho
La sua costruzione fu iniziata nel 1131 per volontà di Ruggero II, primo re di Sicilia. Nelle intenzioni del sovrano normanno l'edificio sacro doveva diventare il mausoleo di famiglia. Nel 1145, infatti, fece costruire due sarcofagi di porfido, da collocare nei bracci laterali del transetto, uno dei quali doveva conservare le sue spoglie, cosa che però non avvenne mai perché alla sua morte, avvenuta nel 1154, dell'edificio era stato completato solo la parte presbiteriale, e così il sovrano venne seppellito a Palermo. Solo diversi decenni dopo, con diverse modifiche rispetto al progetto originale, si portava a termine la costruzione e nel 1267 la Cattedrale veniva finalmente consacrata dal cardinale Rodolfo, vescovo di Albano.
Da allora la costruzione subì diversi rallentamenti. Nel 1215 Federico II, non rispettando la volontà di Ruggero II, fece addirittura trasferire i due sarcofagi a Palermo.
Così come successe ad altri importanti edifici religiosi e civili, anche la Cattedrale di Cefalù ha subito nei secoli diversi interventi che ne hanno alterato l'originaria struttura trasformandola, di fatto, in un'architettura molto complessa dove convivono stili diversi.
La facciata principale, come già evidenziato, è fortemente caratterizzata dalle due torri campanarie munite di feritoie, monofore e bifore. Tra esse si trova il portico a tre arcate, iniziato nel 1471 da Ambrogio da Como, e l'interessante portale in marmobianco, arricchito da preziose decorazioni, della seconda metà del XII secolo. Sopra il portico la facciata è deliziosamente decorata con un ordine di archi intrecciati, interrotti da un'ampia finestra centrale, e da un secondo ordine di archi ciechi. Altre preziose decorazioni coronano il lato meridionale, a destra, dove si trova la firma dell'autore, Johannis Panictere, posta nel 1240. Belle anche le pareti del transetto e quelli absidali ornate con un'alternanza di archi intrecciati e esili lesene.
L'interno è a tre navate, divise da sedici colonne, con le pareti laterali completamente spoglie da quando sono stati rimossi (1925-1932) gli altari dei secoli XVI e XVII.
Monumento nazionale dal 1941, dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell'umanità nell'ambito dell'Itinerario Arabo-Normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.
'Perché noi siam come il mare, che riceve acqua da tutte le parti, e la torna a distribuire a tutti i fiumi.'
Stupore
Perché mai a tal punto singolare?
Questa e non quella? E qui che ci sto a fare?
Di martedì? In una casa e non nel nido?
Pelle e non squame? Non foglia, ma viso?
Perché di persona una volta soltanto?
E sulla terra? Con una stella accanto?
Dopo tante ere di non presenza?
Per tutti i tempi e tutti gli ioni?
Per i vibrioni e le costellazioni?
E proprio adesso? Fino all'essenza?
Sola da me e con me? Perché mi chiedo,
non a lato, né a miglia di distanza,
non ieri, né cent'anni addietro, siedo
e guardo un angolo buio della stanza
- come, rizzato il capo, sta a guardare
la cosa ringhiante che chiamano cane?
Wisława Szymborska
MI SCUSO PERCHE' NON RIESCO A COMMENTARE LE VOSTRE FOTO, MA FLICKR DA ME NON VA O VA A SINGHIOZZO!!! SPERO DI RISOLVERE CON TELECOM....
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Gianni Armano Photo
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Penso a come dire questa fragilità che è guardarti,
stare insieme a cose come bottoni o spille,
come le tue dita, i tuoi capelli lunghi marrone.
Ma d’aria siamo quasi, in tutte le stanze
dove ci fermiamo davanti a noi un momento
con la paura che ci ha assottigliati in un sorriso,
dopo la paura in ogni mano, o braccio, passo,
che ogni mano, o braccio, passo, non ci siano.
Mario Benedetti
Era il mio "pensatoio" negli anni '40/''60, su queste scale leggevo libri e sognavo nuovi orizzonti, poi come nemesi mi ha risucchiato.
La mia gabbia!
Non è come quella vera ma è plausibile.
Grazie a Tenabem per la texture.
Sono passati 5 anni amore caro ... che te ne sei andato,
ma mi sembra ieri! - Inevitabile oggi … andare a quei giorni …
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In quell'occasione avevo ricevuto due lettere, una di Giorgia,
con riflessioni profonde in riguardo al funerale, che non pubblico.
l’altra di un medico d’ospedale - (che resta anonimo)
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Forse per la sua professione, ha trovato parole …
che tanto mi hanno aiutata, ne estrapolo solo una parte,
forse potrà aiutare anche altri, che hanno subito una perdita.
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Cara Liliana.
Questo è un tempo di tristezza per te, e lo deve essere.
Devi passarci per forza, non puoi scansarla, e non devi,
il lutto è un passaggio, l’unico per poter tornare a sorridere,
anche se ti sembra impossibile un giorno di poterlo fare.
Lo capisco, una vita passata insieme con tanto amore!
Ma quell'amore non va perduto!
Non va perduto perché rimane nella famiglia che avete creato.
Non va perduto;
perché chi vi ha conosciuto si è arricchito di questo vostro amore.
E poi non va perduto, perché l’amore non si perde mai;
farà sempre parte di te e te lo ritroverai dappertutto.
Le cose che avete avuto insieme rimarranno per sempre:
sono state, non sono più; ma sono state.
Quello che tu sei oggi, lo sei per tutto quello che avete vissuto insieme
e non sono tanti a poter dire la stessa cosa.
Liliana, il tuo Eugenio l’hai intorno, l’hai addosso,
gli puoi parlare “sentire “le sue risposte; vedere il suo sorriso,
vedere le sue espressioni ad ogni domanda che gli porrai.
Adesso può sembrare difficile potersi accontentare di così poco,
ma quello che rimane non è poco!
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Ed è proprio così Eugenio caro … quello che rimane non è poco!
Mai avrei pensato, di poter raggiungere questa serenità,
perché TU sei … veramente dentro di me - un tutt'uno con me.
GRAZIE amore mio … Ti voglio bene!!!
(Sì … lo so e … lo sento ogni giorno che anche tu me ne vuoi).
Orrore. – Ma sí, ma perché, misero, gridi tanto? – Ascolta queste storie: Sognerai di essere molestato da un conduttore di tram e, subito dopo, di combattere con un capotribú negro... Questo tu sognerai. Poi, nel corso della giornata, diventerai infine (già fuori del sogno) un aiutante di mietitori, del resto hai già da lungo tempo orrore delle parole «grano», «spighe», «maturare» ecc., quando capitano nei versi. Finalmente ti troverai in un cascinale. Che cos’è quel cascinale? È il non essere a casa tua, ma altrove, dove altri sono a casa loro, con la loro virtú. Ti metti a sedere, questa gente non ti ha piú visto da qualche anno e ti considera sempre un ragazzino, che si comporta male con la mamma e nella scuola, ma tutto sommato innocuo. E adesso parlano con te! Vuoi un pezzo di questa conversazione? Ecco qui: (Si parla di un libro) Allora anche lei scribacchia? (dice il padrone) – Io taccio. – Scribacchia? Scribacchia? E cosa scribacchia? – Cosí, quel che capita. – E magari teatri, no? E poi li recita nella scuola, no? (dice la padrona). Io scrivo versi! – (Pam! Sentono questa parola per la prima volta, sorridono senza capire, e quando me ne andrò diranno che sono un tipo strano, che non faccio contenta la mamma, che sono un buono a nulla e che sarebbe meglio se facessi qualcosa di pratico).
Sorrido, ma c'è poco da ridere. Gente simile è un muro intorno all'anima e di muri siffatti ce n'è a milioni, quante sono le stelle, impenetrabili, massicci, ignari. Sbattici contro, se ne stacca una pietruzza appena, e il piccolo buco subito si riottura. Questa gente ha vissuto, ha vissuto molto piú a lungo di me, ma non ha visto, non ha sentito e non ha provato niente tranne il suo muro. – Io, anch'io, ho il mio muro, certo. Ma questo muro mi opprime almeno, almeno mi soffoca, almeno mi cade addosso. Sono un cattivo lavoratore, il mio muro è forato, pieno di buchi, è come una visione del cappottino di Rimbaud. Non è quindi orgoglio ciò di cui ti parlo. Ma amo molto i ciechi, che imparano ad andare senza il bastone bianco. Che cadano, che inciampino, ma procedano appoggiandosi a se stessi!
Jiří Orten
Site exceptionnel attirant touristes et artistes depuis les années '30, le magnétisme de Percé est indéniable. Son paysage unique, sa vie culturelle animée, son cadre enchanteur attirent les voyageurs de partout.
Sono felice perché...
nella vita ho sempre cercato istintivamente la mia felicità.
Sono felice perché...
ci sono,
perché posso vedere,
perché mi emoziono,
perché amo;
Sono felice perché...
sei quello che scegli d'essere
e mi accetti per quello che sono;
Sono felice perché...
tu riesci a sentirmi da lontano,
anche se non ascolti la mia voce;
Sono felice perché...
ho ricevuto un regalo prezioso,
cioè la tua vera e sincera amicizia.
Jean-Paul Malfatti
Il sentiero che va a Monte della Cavalla si chiama 'sentiero dei narcisi', ma potrebbe anche chiamarsi 'sentiero degli asfodeli', perché ce ne sono molti.
Di fronte una nuvola a forma di cuore. Forse si potrebbero vedere delle piccole ali lateralmente, con un po' di fantasia.
In realtà qualcuno mi ha detto :' Ma dove lo vedi un cuore?'
Molte volte la natura ci parla, ci dà dei segni, con oggetti, figure, forme casuali, in cui il nostro subcosciente riconosce forme note. Penso che vediamo ciò che vogliamo vedere.
A me piace pensare che siano segni che ci rincuorano, ci accompagnano, magari nei momenti di maggiore difficoltà. Sarebbe bello, perché non lasciare nel mistero?
Al ritorno, sul sentiero ho trovato ancora una volta una pietra a forma di cuore ( che magari fotigrafero', perché non ne ho avuto il tempo). Questa volta era leggera, l'ho tenuta.
Il fenomeno con cui si tendono a riconoscere forme note in quello che ci circonda si chiama
παρειδωλια, pareidolia, dal greco : πάρα, parà, che significa vicino, simile ed είδωλον, eidolon, immagine.
Mi conforta sapere che Leonardo, in suo scritto, parlava di questo fenomeno , in cui ci vuole un po' di immaginazione
A cloud heart ♥ shaped
Ho provato a vedere la mia vita dall’alto e ho capito, pienamente, che vale la pena godere di ogni singolo, stupido, insignificante istante.
Vale la pena godere della presenza dei nostri cari, senza stancarci mai di cercarli o di trarre insegnamento dalla loro esperienza.
Vale la pena arrabbiarsi una volta di meno e sorridere una di più.
Vale la pena vivere le emozioni, giorno dopo giorno, come se domani dovessimo salutare tutti e abbandonare questa terra. Vale la pena metterci il massimo impegno in tutto e non dare mai niente e nessuno per scontato. Vale la pena divertirsi e rimanere sempre diciottenni dentro, conservando la spensieratezza che ci farà sembrare il fardello delle responsabilità meno pesante.
Vale la pena VIVERE e rendersi conto che la nostra vita è il libro più bello che sia mai stato scritto, perché l’abbiamo scritto noi, con una penna fatta di sogni e un inchiostro chiamato realtà.......