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Sus reporteros eran aventureros, brillantes, mistificadores, malandrines, imaginativos hasta el exceso, golfos. Nicholas Tomalin escribió que para triunfar en el periodismo se necesita "ingenio, un comportamiento plausible y un pequeña habilidad literaria. También hay que tener en cuenta la disposición para robar ideas y frases de los demás". Una mañana Hearst le pidió a Morphy que le escribiera los perfiles de siete personalidades de San Francisco. A duras penas llegó al sexto cuando le sorprendió el deadline, el cierre del periódico. La historia número siete se la inventó de la A a la Z. Se titulaba "El último de los McGinty" y era una narración patética, totalmente inventada, de un niño huérfano que luchaba a brazo partido para alimentar a sus dos hermanos más pequeños. Ahora los periodistas engañan y ganan premios Pulitzer con fábulas sobre niños drogadictos. Phoebe Hearst, la madre de William Randolph, lloró a lágrima viva tras leer el reportaje de Morphy. El dinero de los lectores llovió sobre el periódico para ayudar al heroico hermano mayor. Esos eran los rasgos que movían el corazón de Hearst, la respuesta de los lectores. Que la historia fuera inventada o cierta le daba igual. Conmovida, la madre del editor del Journal envió al reportero dólares suficientes como para dar de comer y comprar ropa a los McGinty. "Me vi frente a un dilema", contó luego Morphy. No había McGinty. ¿Qué hacer? Pidió consejo al redactor jefe. El dinero se lo fundieron en copas y chicas.
La triste historia de los pobres huérfanos dio en la tecla de la sensibilidad popular. Morphy añadió nuevos capítulos, cada vez más melodramáticos, acompañados ahora de dibujos y retratos. Cuando Hearst se vio cara a cara con Morphy sabía que todo el reportaje era producto de la más pura ficción. Le abrazó y le felicitó con estas palabras: "Ha escrito usted una portentosa historia. He llorado durante varias horas y mi madre también". Se duda de que William Randolph Hearst llorara alguna vez en su vida.
(Yo pondré la guerra, págs. 14 y 15) Manuel Leguineche
He mandado encuadernar los periódicos del año pasado; el género de lectura que ofrecen es indescriptible: 50 por ciento de falsas esperanzas, 47 por ciento de falsas profecías y 3 por ciento de verdad. Esta lectura ha rebajado mucho a mis ojos los periódicos de este año, ya que pienso: lo que éstos son, también lo eran aquellos.
Georg Christoph Lichtenberg
Prejuicio de los doctos.- Es un juicio acertado de los doctos el que los hombres de todos los tiempos han creído saber lo que es bueno y malo, lo que es digno de alabanza y lo que es censurable. Pero es un prejuicio de los doctos creer que ahora lo sabemos mejor que en cualquier otra época.
Friedrich Nietzsche
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acrylic on canvas, 50x50 cm
"L'oscurità del non detto" è un concetto che può riferirsi all'aspetto enigmatico e misterioso di ciò che viene omesso o che non è esplicitamente espresso, portando a una comprensione incompleta o velata delle cose.
L'espresione suggerisce che ci sono aspetti della realtà, del pensiero o dell'esperienza che sono inaccessibili perché non verbalizzati o perché rimangono in una zona di opacità. Questa "oscurità" può essere vista come una forma di mistero o di mistificazione, dove ciò che è non detto diventa un velo che nasconde il vero significato.
In contesti filosofici, come nel pensiero di Martin Heidegger, si riferisce all'intrinseca dualità di svelamento e nascondimento che costituisce la verità e il linguaggio stesso, riflettendo il rapporto del pensiero umano con l'Essere e il Nulla. Non è un'assenza di qualcosa, ma una presenza attiva di non-presenza. Questa oscurità è legata al concetto di alétheia (svelamento), che implica un continuo gioco tra luce e ombra, e al fatto che la verità originaria appartiene al modo in cui il Nothing (Niente) si manifesta come un "evento" che fonda la finitezza dell'esistenza umana.
a las 8 en enero el mar está calentito, el sol está inolvidable y si al salir tenés frío nada mas oportuno que un mate. abajo del agua no ves y eso mistifica
"Sul pelo puoi bluffare. Sulla pelle no. Se a ottant’anni ti tingi tutto il pelame di un bel rosso mogano, la pelle denuncia la mistificazione."
(Andrea G. Pinketts, Depilando Pilar, 2011)
“A Páscoa e seus Símbolos.”
A Cruz que mistifica todo o significado da Páscoa, a ressurreição e também o sofrimento de Cristo.
Bom domingo!
Capita spesso di leggere sui giornali lettere di persone che, con tono stupefatto e angosciato, si chiedono come sia possibile che Berlusconi riesca ancora ad ingannare milioni di italiani con le sue false promesse mille volte smentite; anche nelle conversazioni con gli amici ci si interroga frequentemente, senza riuscire a dare una spiegazione convincente, su questo fenomeno che molti attribuiscono alla invincibile stupidità di tanti italiani incapaci di un minimo di discernimento politico. Ma attribuire a chi non la pensa come noi un grave difetto di intelligenza non è il metodo migliore per capire un fenomeno inquietante ed eventualmente porvi riparo. Converrebbe, forse, fare qualche riflessione antropologica e storica sul carattere degli italiani e magari sulla natura umana in generale e sulla tendenza, comune in varia misura a tutti, a lasciarsi sedurre, nei momenti di difficoltà e smarrimento, dalle apparenze e dalle false speranze.
Anche se non è opportuno, dal punto di vista della riflessione storica, confondere e sovrapporre epoche e personaggi differenti, ci sono tuttavia, nella storia di un popolo, delle costanti psicologiche e antropologiche che ci aiutano a capire certi fenomeni altrimenti inesplicabili. Piero Gobetti diceva che il fascismo era l’autobiografia degli italiani e che, nella psicologia e nella prassi fascista, si potevano rinvenire caratteri e comportamenti che appartengono da secoli alla storia della nostra società. Questa tesi è stata più volte contestata, eppure ci sono in essa elementi di verità che a me paiono incontestabili e che rimandano al cattolicesimo controriformista degli italiani, al ritardo con cui è sorto da noi lo Stato nazionale laico e liberale, alla fede nei miracoli e nei personaggi che pretendono di saperli compiere. Gli italiani non sono stupidi (ammesso che si possa giudicare un popolo in maniera così generica e sommaria), ma certamente molti di loro sono propensi a concedere fiducia a persone nelle quali riconoscono tratti della loro stessa psicologia. Dimmi per chi voti e ti dirò che tipo d’uomo o di donna sei.
Gobetti, nel suo libro su “La Rivoluzione liberale. Saggio sulla lotta politica in Italia” (1924), delinea un ritratto di Mussolini e del suo rapporto con gli italiani che è, per tanti aspetti e pur tenendo nel debito conto le innegabili differenze storico-politiche, un’anticipazione della psicologia berlusconiana, del suo populismo e della sua facile demagogia. Il giovane intellettuale torinese, destinato a morire solo due anni dopo per le conseguenze delle ripetute aggressioni fasciste, scrive, a proposito del duce, che “la sua figura di ottimista sicuro di sé, le astuzie oratorie, l’amore per il successo e per le solennità domenicali, la virtù della mistificazione e dell’enfasi riescono schiettamente popolari fra gli italiani”. Per lui, “lottare per un’idea, elaborare nella lotta un pensiero, è un lusso e una seccatura”; la sua incoerenza, i suoi continui voltafaccia nascono dalla mancanza di un pensiero politico organico e dal suo culto del potere per il potere, sicché “solo gli ingenui si sono potuti stupire dei suoi recenti amori con la Chiesa cattolica. Nessuno più lontano di Mussolini dallo spirito dello Stato laico e dalla vecchia Destra degli Spaventa. Egli non ha nulla di religioso, sdegna il problema come tale, non sopporta la lotta col dubbio; ha bisogno di una fede per non doverci più pensare, per essere il braccio temporale di un’idea trascendente”. Questa psicologia mussoliniana è più pericolosa del fascismo stesso, perché “ha confermato nel popolo l’abito cortigiano, lo scarso senso della propria responsabilità, il vezzo di attendere dal duce, dal domatore, dal deus ex machina la propria salvezza. La lotta politica in regime mussoliniano non è facile; non è facile resistergli perché egli non resta fermo a nessuna coerenza, a nessuna posizione, a nessuna distinzione precisa ma è pronto sempre a tutti i trasformismi”.
Alla fine della sua analisi, Gobetti si chiedeva se l’Italia era condannata a rimanere prigioniera di “questi costumi anacronistici e cortigiani” o se, invece, “le forze della nuova iniziativa popolare e di ceti dirigenti incompromessi” sarebbero riuscite a creare per il paese una storia diversa. La risposta fu allora tragicamente negativa e il mussolinismo si solidificò in una dittatura durata un ventennio e che portò il paese alla catastrofe della guerra. Oggi un ventennio di berlusconismo ci lascia non soltanto un’Italia economicamente prostrata, ma anche moralmente fiaccata, scettica e delusa, senza fiducia nelle istituzioni democratiche, pronta a cadere nelle braccia di nuovi e vecchi imbonitori. Fra questi ultimi è rispuntato il cavaliere di Arcore, immarcescibile nelle sue promesse e nelle sue bugie. Molti, troppi italiani continuano a credergli, non perché siano degli sciocchi, ma perché una lunga diseducazione storica (nella quale, non mi stancherò mai di ripeterlo, ha responsabilità fondamentali la Chiesa cattolica con la sua doppia morale) li ha resi moralmente indifferenti ed inerti, rivolti unicamente a perseguire i loro interessi particolari. Francia o Spagna purché se magna, si diceva cinicamente nel Cinquecento. Il guaio è che, proseguendo su questa strada, si finirà anche col mangiare sempre meno.
boneti_simansi
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This is the first shot I have ever done like this - just to let you know :3
My family has all the little plushie Misfits toys so I decided to bring a couple into the woods with me and try this out. I was dying to take a Christmas shot, but I wanted something out of the norm.
I have a couple more ideas I will hopefully be able to shoot; I really want to continuous this and create a Christmas series!
Keep in mind: nght came really quickly as I was taking this, so the picture is a bit spotty. Just a warning.
Also, I didn't realize that the doll's dress was up...
That's definitely not suppose to be like that.
Ultime ore per salvare Sakineh
Hai saputo che l'Iran potrebbe uccidere oggi Sakineh Ashtiani?
Ho appena mandato un messaggio d'emergenza agli alleati dell'Iran e ai poteri chiave dell'ONU per chiedere loro d'intervenire e di aiutare a salvare la vita di Sakineh. Leggi l'e-mail sotto e manda anche tu un messaggio ora:
www.avaaz.org/it/24h_to_save_sakineh/98.php?CLICKTF
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Cari amici,
Oggi l'Iran potrebbe eseguire la condanna a morte di Sakineh Ashtiani.
Le nostre proteste in tutto il mondo hanno fermato la sua ingiusta condanna alla lapidazione a luglio. Ora ci rimangono solo poche ore per salvarle la vita.
Gli alleati dell'Iran e i poteri-chiave dell'ONU sono la nostra unica speranza: potrebbero convincere l'Iran degli incalcolabili costi politici cui andrebbe incontro commettendo questo omicidio sotto i riflettori di tutto il mondo. Clicca sotto per mandare loro una disperata richiesta di azione, e inoltra l'e-mail a tutti: ti ci vorranno solo tre minuti e noi siamo la sua ultima speranza:
www.avaaz.org/it/24h_to_save_sakineh/98.php?CLICKTF
Il caso dell'adulterio di Sakineh è una tragica mistificazione piena zeppa di violazioni di diritti umani. All'inizio doveva essere lapidata. Successivamente il governo iraniano ha dovuto revocare la sentenza dopo che i suoi figli hanno provocato una gigantesca protesta contro quell'accusa ridicola: lei non conosceva la lingua usata nel processo, e i presunti episodi di adulterio risalivano a un momento successivo alla morte del marito.
Poi il suo avvocato è stato costretto all'esilio, e a suo carico è stata inventata un'altra accusa: l'omicidio del marito, nonostante il fatto che un altro uomo fosse stato condannato per lo stesso motivo. Sakineh è stata torturata ed esposta sulle televisioni nazionali per "confessare". Lo scorso mese il regime ha arrestato due giornalisti tedeschi, il suo avvocato e suo figlio, che ha portato avanti con coraggio una campagna internazionale per salvare sua madre. Ora sono tutti in carcere, e il figlio di Sakineh e l'avvocato sono stati torturati senza alcuna possibilità di difesa legale.
Gli attivisti per i diritti umani in Iran ci informano che Teheran ha ordinato di eseguire la sua condanna immediatamente: lei è sulla lista e il giorno della sua esecuzione è oggi.
La nostra incessante campagna aveva costretto l'Iran a rinunciare alla lapidazione di Sakineh e aveva catturato l'attenzione dei leader dei paesi che esercitano un'importante influenza sull'Iran, come la Turchia e il Brasile. Ora dobbiamo farci sentire ancora più di prima per impedire il suo omicidio e per liberarla insieme al suo avvocato, a suo figlio e ai giornalisti tedeschi incarcerati. Manda un messaggio e condividi questa chiamata d'emergenza con i tuoi amici e familiari:
www.avaaz.org/it/24h_to_save_sakineh/98.php?CLICKTF
Un appello pubblico mondiale ha l'autorità morale per fermare i crimini più efferati. Usiamo queste ultime ore per mandare un messaggio chiaro: il mondo vi sta guardando e tutti insieme vogliamo salvare la vita di Sakineh e combattere contro l'ingiustizia in ogni dove.
Con speranza e determinazione,
Alice, Stephanie, Pascal, Giulia, Benjamin e il resto del team di Avaaz.
FONTI:
Un'Ong: "Sakineh sarà giustiziata domani". Arrestato il legale dei tedeschi in carcere
www.repubblica.it/esteri/2010/11/02/news/sakineh_2_novemb...
L'allarme del mondo per Sakineh, l'esecuzione è imminente
tg24.sky.it/tg24/mondo/2010/11/02/sakineh_mohammadi_ashti...
E' giovedì e Sakineh è ancora viva. Ben 500.000 di noi hanno contattato i capi di stato in un solo giorno, che hanno risposto immediatamente avviando i contatti con l'Iran! La nostra pressione pubblica sta funzionando, ma ora dobbiamo farci sentire ancora di più per salvarla. Inoltra questa e-mail a tutti:
Sgombriamo subito ogni dubbio o tentativo di mistificazione della realtà operato dai soliti detrattori: è stato un grandissimo successo!
Il treno storico della Fondazione FS era composto dalla locomotiva E.646.196 e da quattro carrozze (un bagagliaio costruito nei primi anni ‘50, due carrozze con scompartimenti anch’esse degli anni ‘50 ed una carrozza “centoporte” degli anni ‘40, tutte nella classica livrea grigia adottata dalle FS a partire dalla fine degli anni ‘60) e si è mosso dalla stazione di Messina Centrale alle 9,30 e dopo un viaggio di circa un’ora con soste a Tremestieri, i cui locali sono gestiti dalla nostra associazione ormai da alcuni anni grazie ad un comodato d’uso concessoci da RFI, Giampilieri, Roccalumera e Taormina Giardini, abbiamo raggiunto la stazione di Giarre Riposto.
Quindi, insieme ai rappresentanti di Fondazione FS e Slow Food Sicilia, abbiamo condotto i passeggeri alla vicina stazione FCE di Riposto dove ci attendevano due automotrici FCE. Il tempo di sistemarsi a bordo ed il piccolo convoglio si è mosso alla volta di Bronte inerpicandosi lungo le pendici dell’ETNA ed offrendo a tutti noi i variegati e stupendi paesaggi fatti di vedute della costa ionica, vigneti, coltivazioni di frutta tipica (mele, pesche, melograni, ecc.), e poi i panorami vulcanici con le “sciare” con le colate di lava di antiche eruzioni attraversate dalla linea ferroviaria in prossimità di Randazzo e poi quasi all’arrivo a Bronte, famosa per la coltivazione e la lavorazione del pistacchio, l’oro verde dell’ETNA.
Il pistacchio di Bronte è stato il protagonista del Laboratorio del Gusto organizzato da SlowFood Sicilia insieme a altri prodotti tipici ed unici come le antiche mele dell’ETNA ed i pani fatti con segale e antichi grani autoctoni. Quindi il gruppo dei viaggiatori è stato ospite di un’azienda di produzione di pistacchio i cui titolari hanno oltre ad offrire un graditissimo ristoro a base di bevande fresche, frutta, formaggi e pane “cunzatu”, hanno dato la possibilità di acquistare alcuni prodotti tipici come il famoso pesto di pistacchio o la confettura di mele gelato-cola.
Nonostante il gran caldo della giornata i 120 ospiti hanno gradito il viaggio in treno ed i trasferimenti in pullman offerti dalla Ferrovia Circumetnea. Conclusa la visita a Bronte, nel primo pomeriggio c’è stato il tempo per trasferirsi a Randazzo, attraversare rapidamente il centro storico ammirandone la bellezza e gustare un ottimo gelato prima di dirigersi alla volta della locale stazione della Circumetnea dove ad attenderci, questa volta, erano ben tre automotrici RALn 64 per ricondurci a Riposto. Da qui, percorso inverso fino alla stazione FS di Giarre tutti di nuovo sul treno storico della Fondazione FS giunto con qualche minuto di ritardo dalla vicina stazione di Acireale a causa di un problema tecnico agli apparati di gestione degli itinerari di stazione.
Nonostante questo ultimo, piccolo, contrattempo il viaggio è proseguito alla volta di Messina raggiunta intorno alle 20,30 e dove passeggeri si sono congedati complimentandosi per l’ottima iniziativa, auspicandone la diffusione ed il successo sempre maggiore.
Madrid è un luogo strano. Non credo che piaccia la prima volta che ci si va. Non ha nulla di quello che ci si può aspettare dalla Spagna. È moderna più che pittoresca, senza costumi, praticamente senza cappelli di Cordoba, eccetto sulle teste degli imbroglioni, senza castagnette e senza mistificazioni disgustose come le caverne degli zingari a Granada. Non c'è in città nessun sito di color locale per i turisti. E pure, a conoscerla, è la città più spagnuola di tutte, la migliore, in cui vivere, la gente più simpatica, il clima più bello in qualunque mese dell'anno e, mentre le altre grandi città simboleggiano tutte la provincia in cui si trovano, sono in sostanza andaluse, catalane, basche, aragonesi, e comunque provinciali, soltanto Madrid può darvi l'essenza. (E. Hemingway)
Scattata da J. (Pentax k1000-Scannerizz. da stampa) in uno dei suoi giovanili viaggi di formazione - agosto 2001 -
Ricordare. Contro ogni forma di violenza, contro ogni forma d'odio razziale, contro l'odio in ogni sua forma. Ricordare contro tutti gli oblii. Perché l'oblio è padre della mistificazione e della menzogna; è anestesia morale; è la morte della giustizia. Chi dimentica il male non può guarirne, ma solo assuefarsi ad esso. E si dimentica in molti modi. I silenzi, o i clamori, della dimenticanza impediscono che errori ed orrori siano consegnati alla storia. Ogni amnesia nutre suppurazioni latenti.
Sgombriamo subito ogni dubbio o tentativo di mistificazione della realtà operato dai soliti detrattori: è stato un grandissimo successo!
Il treno storico della Fondazione FS era composto dalla locomotiva E.646.196 e da quattro carrozze (un bagagliaio costruito nei primi anni ‘50, due carrozze con scompartimenti anch’esse degli anni ‘50 ed una carrozza “centoporte” degli anni ‘40, tutte nella classica livrea grigia adottata dalle FS a partire dalla fine degli anni ‘60) e si è mosso dalla stazione di Messina Centrale alle 9,30 e dopo un viaggio di circa un’ora con soste a Tremestieri, i cui locali sono gestiti dalla nostra associazione ormai da alcuni anni grazie ad un comodato d’uso concessoci da RFI, Giampilieri, Roccalumera e Taormina Giardini, abbiamo raggiunto la stazione di Giarre Riposto.
Quindi, insieme ai rappresentanti di Fondazione FS e Slow Food Sicilia, abbiamo condotto i passeggeri alla vicina stazione FCE di Riposto dove ci attendevano due automotrici FCE. Il tempo di sistemarsi a bordo ed il piccolo convoglio si è mosso alla volta di Bronte inerpicandosi lungo le pendici dell’ETNA ed offrendo a tutti noi i variegati e stupendi paesaggi fatti di vedute della costa ionica, vigneti, coltivazioni di frutta tipica (mele, pesche, melograni, ecc.), e poi i panorami vulcanici con le “sciare” con le colate di lava di antiche eruzioni attraversate dalla linea ferroviaria in prossimità di Randazzo e poi quasi all’arrivo a Bronte, famosa per la coltivazione e la lavorazione del pistacchio, l’oro verde dell’ETNA.
Il pistacchio di Bronte è stato il protagonista del Laboratorio del Gusto organizzato da SlowFood Sicilia insieme a altri prodotti tipici ed unici come le antiche mele dell’ETNA ed i pani fatti con segale e antichi grani autoctoni. Quindi il gruppo dei viaggiatori è stato ospite di un’azienda di produzione di pistacchio i cui titolari hanno oltre ad offrire un graditissimo ristoro a base di bevande fresche, frutta, formaggi e pane “cunzatu”, hanno dato la possibilità di acquistare alcuni prodotti tipici come il famoso pesto di pistacchio o la confettura di mele gelato-cola.
Nonostante il gran caldo della giornata i 120 ospiti hanno gradito il viaggio in treno ed i trasferimenti in pullman offerti dalla Ferrovia Circumetnea. Conclusa la visita a Bronte, nel primo pomeriggio c’è stato il tempo per trasferirsi a Randazzo, attraversare rapidamente il centro storico ammirandone la bellezza e gustare un ottimo gelato prima di dirigersi alla volta della locale stazione della Circumetnea dove ad attenderci, questa volta, erano ben tre automotrici RALn 64 per ricondurci a Riposto. Da qui, percorso inverso fino alla stazione FS di Giarre tutti di nuovo sul treno storico della Fondazione FS giunto con qualche minuto di ritardo dalla vicina stazione di Acireale a causa di un problema tecnico agli apparati di gestione degli itinerari di stazione.
Nonostante questo ultimo, piccolo, contrattempo il viaggio è proseguito alla volta di Messina raggiunta intorno alle 20,30 e dove passeggeri si sono congedati complimentandosi per l’ottima iniziativa, auspicandone la diffusione ed il successo sempre maggiore.
E' vero, quello che ho fotografato è un DVD riscrivibile; però, in un mondo popolato da mentitori patologici e mistificatori globali, mi sembra un peccato veniale.
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
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Es esencial para la promoción y generalización social de las ideas y oportunidades que se derivan de la aplicación de los conocimientos científicos.
Explica este concepto básico sobre Management Vladimir de Semir, director del Máster en Comunicación Científica, Médica y Ambiental del UPF-IDEC.
La comunicación científica ocupa un lugar clave en el desarrollo de la sociedad. La forma mediante la cual se difunden los nuevos conocimientos y los agentes responsables de dicha comunicación son determinantes en la configuración de las opiniones y actitudes públicas respecto a la ciencia. Una comunicación científica que siempre ha sido un enorme valor añadido para todo tipo de empresas, organizaciones e instituciones y que en el entorno digital ofrece una dimensión inusitada por su eficacia, desde la pura transmisión del saber a la creación de valores, reputación y relaciones sociales.
Sin olvidar que hoy las tecnologías de la información y de la comunicación nos permiten responder con mayor eficiencia a las cada vez mayores y lógicas exigencias de transparencia de la sociedad. La comunicación científica es esencial para la promoción y generalización social de las ideas y oportunidades que se derivan de la aplicación de los conocimientos científicos y de sus tecnologías asociadas.
Esta socialización del conocimiento debe garantizar la capacidad de adaptación de la ciudadanía y facilitar el acceso a las nuevas profesiones de gran valor añadido que genera la economía del conocimiento. Universidades, centros de investigación, gestores de ciencia y tecnología, investigadores…tienen necesidad de comunicar sus resultados como retorno del esfuerzo que la sociedad realiza en I+D+i (investigación, desarrollo e innovación)
Muchas profesiones están involucradas en la comunicación pública de las ciencias: periodismo, relaciones públicas, comunicación institucional, community manager, museólogos, gestores culturales, gestores de proyectos europeos, divulgadores… Todo ello en los amplios ámbitos de las diferentes especialidades científicas (biología, física, química, etc…), medicina y salud, medio ambiente y tecnologías.
Hoy, en una época de teórica máxima accesibilidad a la cultura y al saber gracias a las tecnologías de la información y de la comunicación, la tarea del periodismo divulgativo y analítico es más necesaria que nunca. Hoy, más allá de los científicos y de los periodistas, hay multitud de agentes culturales, sociales, económicos y políticos que intervienen en la creación de opinión pública.
Por ello, el auténtico reto es efectuar una correcta comunicación pública de la ciencia. Tenemos muchas herramientas tecnológicas, pero nos enfrentamos a la incertidumbre de esta comunicación social de la ciencia que se deriva de la complejidad de los mensajes y de los intereses mistificadores. PU-RE RELACIONES PÚBLICASCórdoba 1868 P.1 Of. 111
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Fuente: LaVanguardia.com
Sgombriamo subito ogni dubbio o tentativo di mistificazione della realtà operato dai soliti detrattori: è stato un grandissimo successo!
Il treno storico della Fondazione FS era composto dalla locomotiva E.646.196 e da quattro carrozze (un bagagliaio costruito nei primi anni ‘50, due carrozze con scompartimenti anch’esse degli anni ‘50 ed una carrozza “centoporte” degli anni ‘40, tutte nella classica livrea grigia adottata dalle FS a partire dalla fine degli anni ‘60) e si è mosso dalla stazione di Messina Centrale alle 9,30 e dopo un viaggio di circa un’ora con soste a Tremestieri, i cui locali sono gestiti dalla nostra associazione ormai da alcuni anni grazie ad un comodato d’uso concessoci da RFI, Giampilieri, Roccalumera e Taormina Giardini, abbiamo raggiunto la stazione di Giarre Riposto.
Quindi, insieme ai rappresentanti di Fondazione FS e Slow Food Sicilia, abbiamo condotto i passeggeri alla vicina stazione FCE di Riposto dove ci attendevano due automotrici FCE. Il tempo di sistemarsi a bordo ed il piccolo convoglio si è mosso alla volta di Bronte inerpicandosi lungo le pendici dell’ETNA ed offrendo a tutti noi i variegati e stupendi paesaggi fatti di vedute della costa ionica, vigneti, coltivazioni di frutta tipica (mele, pesche, melograni, ecc.), e poi i panorami vulcanici con le “sciare” con le colate di lava di antiche eruzioni attraversate dalla linea ferroviaria in prossimità di Randazzo e poi quasi all’arrivo a Bronte, famosa per la coltivazione e la lavorazione del pistacchio, l’oro verde dell’ETNA.
Il pistacchio di Bronte è stato il protagonista del Laboratorio del Gusto organizzato da SlowFood Sicilia insieme a altri prodotti tipici ed unici come le antiche mele dell’ETNA ed i pani fatti con segale e antichi grani autoctoni. Quindi il gruppo dei viaggiatori è stato ospite di un’azienda di produzione di pistacchio i cui titolari hanno oltre ad offrire un graditissimo ristoro a base di bevande fresche, frutta, formaggi e pane “cunzatu”, hanno dato la possibilità di acquistare alcuni prodotti tipici come il famoso pesto di pistacchio o la confettura di mele gelato-cola.
Nonostante il gran caldo della giornata i 120 ospiti hanno gradito il viaggio in treno ed i trasferimenti in pullman offerti dalla Ferrovia Circumetnea. Conclusa la visita a Bronte, nel primo pomeriggio c’è stato il tempo per trasferirsi a Randazzo, attraversare rapidamente il centro storico ammirandone la bellezza e gustare un ottimo gelato prima di dirigersi alla volta della locale stazione della Circumetnea dove ad attenderci, questa volta, erano ben tre automotrici RALn 64 per ricondurci a Riposto. Da qui, percorso inverso fino alla stazione FS di Giarre tutti di nuovo sul treno storico della Fondazione FS giunto con qualche minuto di ritardo dalla vicina stazione di Acireale a causa di un problema tecnico agli apparati di gestione degli itinerari di stazione.
Nonostante questo ultimo, piccolo, contrattempo il viaggio è proseguito alla volta di Messina raggiunta intorno alle 20,30 e dove passeggeri si sono congedati complimentandosi per l’ottima iniziativa, auspicandone la diffusione ed il successo sempre maggiore.
Sgombriamo subito ogni dubbio o tentativo di mistificazione della realtà operato dai soliti detrattori: è stato un grandissimo successo!
Il treno storico della Fondazione FS era composto dalla locomotiva E.646.196 e da quattro carrozze (un bagagliaio costruito nei primi anni ‘50, due carrozze con scompartimenti anch’esse degli anni ‘50 ed una carrozza “centoporte” degli anni ‘40, tutte nella classica livrea grigia adottata dalle FS a partire dalla fine degli anni ‘60) e si è mosso dalla stazione di Messina Centrale alle 9,30 e dopo un viaggio di circa un’ora con soste a Tremestieri, i cui locali sono gestiti dalla nostra associazione ormai da alcuni anni grazie ad un comodato d’uso concessoci da RFI, Giampilieri, Roccalumera e Taormina Giardini, abbiamo raggiunto la stazione di Giarre Riposto.
Quindi, insieme ai rappresentanti di Fondazione FS e Slow Food Sicilia, abbiamo condotto i passeggeri alla vicina stazione FCE di Riposto dove ci attendevano due automotrici FCE. Il tempo di sistemarsi a bordo ed il piccolo convoglio si è mosso alla volta di Bronte inerpicandosi lungo le pendici dell’ETNA ed offrendo a tutti noi i variegati e stupendi paesaggi fatti di vedute della costa ionica, vigneti, coltivazioni di frutta tipica (mele, pesche, melograni, ecc.), e poi i panorami vulcanici con le “sciare” con le colate di lava di antiche eruzioni attraversate dalla linea ferroviaria in prossimità di Randazzo e poi quasi all’arrivo a Bronte, famosa per la coltivazione e la lavorazione del pistacchio, l’oro verde dell’ETNA.
Il pistacchio di Bronte è stato il protagonista del Laboratorio del Gusto organizzato da SlowFood Sicilia insieme a altri prodotti tipici ed unici come le antiche mele dell’ETNA ed i pani fatti con segale e antichi grani autoctoni. Quindi il gruppo dei viaggiatori è stato ospite di un’azienda di produzione di pistacchio i cui titolari hanno oltre ad offrire un graditissimo ristoro a base di bevande fresche, frutta, formaggi e pane “cunzatu”, hanno dato la possibilità di acquistare alcuni prodotti tipici come il famoso pesto di pistacchio o la confettura di mele gelato-cola.
Nonostante il gran caldo della giornata i 120 ospiti hanno gradito il viaggio in treno ed i trasferimenti in pullman offerti dalla Ferrovia Circumetnea. Conclusa la visita a Bronte, nel primo pomeriggio c’è stato il tempo per trasferirsi a Randazzo, attraversare rapidamente il centro storico ammirandone la bellezza e gustare un ottimo gelato prima di dirigersi alla volta della locale stazione della Circumetnea dove ad attenderci, questa volta, erano ben tre automotrici RALn 64 per ricondurci a Riposto. Da qui, percorso inverso fino alla stazione FS di Giarre tutti di nuovo sul treno storico della Fondazione FS giunto con qualche minuto di ritardo dalla vicina stazione di Acireale a causa di un problema tecnico agli apparati di gestione degli itinerari di stazione.
Nonostante questo ultimo, piccolo, contrattempo il viaggio è proseguito alla volta di Messina raggiunta intorno alle 20,30 e dove passeggeri si sono congedati complimentandosi per l’ottima iniziativa, auspicandone la diffusione ed il successo sempre maggiore.
Un inedito e scatenato terzetto di personaggi e di attori invade la scena all'interno di una drammaturgia visionaria, in cui gli uomini interrogano la propria storia, il retaggio delle culture irrigidite, le mistificazioni operate sul nome e in nome di Dio, e dove invece, chi umano non è, mostra improvvise debolezze, cedimenti e calcoli di parte. Una messa in scena leggera e profonda, dove una ricerca d'attore, che evoca i linguaggi del cabaret e del pastiche comico, incontra un livello di pensiero complesso e inusuale raccogliendo e rilanciando suggestioni da Goethe, Saramago e Pessoa per approdare a un'ipotesi inedita.
Motivazione della giuria per la segnalazione speciale al Premio Scenario 2009 per la compagnia Odemà ed il loro spettacolo : " A sua immagine " ...da non perdere!
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
Sgombriamo subito ogni dubbio o tentativo di mistificazione della realtà operato dai soliti detrattori: è stato un grandissimo successo!
Il treno storico della Fondazione FS era composto dalla locomotiva E.646.196 e da quattro carrozze (un bagagliaio costruito nei primi anni ‘50, due carrozze con scompartimenti anch’esse degli anni ‘50 ed una carrozza “centoporte” degli anni ‘40, tutte nella classica livrea grigia adottata dalle FS a partire dalla fine degli anni ‘60) e si è mosso dalla stazione di Messina Centrale alle 9,30 e dopo un viaggio di circa un’ora con soste a Tremestieri, i cui locali sono gestiti dalla nostra associazione ormai da alcuni anni grazie ad un comodato d’uso concessoci da RFI, Giampilieri, Roccalumera e Taormina Giardini, abbiamo raggiunto la stazione di Giarre Riposto.
Quindi, insieme ai rappresentanti di Fondazione FS e Slow Food Sicilia, abbiamo condotto i passeggeri alla vicina stazione FCE di Riposto dove ci attendevano due automotrici FCE. Il tempo di sistemarsi a bordo ed il piccolo convoglio si è mosso alla volta di Bronte inerpicandosi lungo le pendici dell’ETNA ed offrendo a tutti noi i variegati e stupendi paesaggi fatti di vedute della costa ionica, vigneti, coltivazioni di frutta tipica (mele, pesche, melograni, ecc.), e poi i panorami vulcanici con le “sciare” con le colate di lava di antiche eruzioni attraversate dalla linea ferroviaria in prossimità di Randazzo e poi quasi all’arrivo a Bronte, famosa per la coltivazione e la lavorazione del pistacchio, l’oro verde dell’ETNA.
Il pistacchio di Bronte è stato il protagonista del Laboratorio del Gusto organizzato da SlowFood Sicilia insieme a altri prodotti tipici ed unici come le antiche mele dell’ETNA ed i pani fatti con segale e antichi grani autoctoni. Quindi il gruppo dei viaggiatori è stato ospite di un’azienda di produzione di pistacchio i cui titolari hanno oltre ad offrire un graditissimo ristoro a base di bevande fresche, frutta, formaggi e pane “cunzatu”, hanno dato la possibilità di acquistare alcuni prodotti tipici come il famoso pesto di pistacchio o la confettura di mele gelato-cola.
Nonostante il gran caldo della giornata i 120 ospiti hanno gradito il viaggio in treno ed i trasferimenti in pullman offerti dalla Ferrovia Circumetnea. Conclusa la visita a Bronte, nel primo pomeriggio c’è stato il tempo per trasferirsi a Randazzo, attraversare rapidamente il centro storico ammirandone la bellezza e gustare un ottimo gelato prima di dirigersi alla volta della locale stazione della Circumetnea dove ad attenderci, questa volta, erano ben tre automotrici RALn 64 per ricondurci a Riposto. Da qui, percorso inverso fino alla stazione FS di Giarre tutti di nuovo sul treno storico della Fondazione FS giunto con qualche minuto di ritardo dalla vicina stazione di Acireale a causa di un problema tecnico agli apparati di gestione degli itinerari di stazione.
Nonostante questo ultimo, piccolo, contrattempo il viaggio è proseguito alla volta di Messina raggiunta intorno alle 20,30 e dove passeggeri si sono congedati complimentandosi per l’ottima iniziativa, auspicandone la diffusione ed il successo sempre maggiore.
in realtà, la rabbia è la mia....è stata una settimana di fuoco......se avessi potuto lanciare dardi infuocati con il solo sguardo, c'è parecchia gente che avrebbe preso fuoco!!!
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
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L'atto della creazione è una sorta di rituale. Le origini dell'arte e dell'umanità giacciono nascoste in questa misteriosa creazione. La creatività umana riconferma e mistifica la potenza della vita.
.. I bombardamenti NATO nella guerra di aggressione del 1999 non hanno fiaccato il morale degli abitanti di questa città monumentale che è apparsa al turista fotografo nel suo rinnovato splendore di capitale regionale cosmopolita.
Attraverso la Vojvodina sulla nuova autostrada, fra campi di grano e di avena, lasciando la mitica Belgrado, lo smog delle fabbriche sopravvissute, il traffico balcanico che non da' tregua, l'afa e le tracce vistose della guerra, i palazzi del potere politico, sfarzosi e inquietanti..
Novi Sad è una piacevole sorpresa. L'atmosfera non è cupa neppure in periferia, non vedo quei pochi palazzi colpiti dai missili che ancora "adornano" la capitale come un monito per il futuro. Il cielo è azzurro dopo le piogge primaverili che lasciano pozze d'acqua dovunque in lenta evaporazione.
La gente affolla le vie dell'isola pedonale in centro (Zmaj Jovina), cammina spensierata, osserva le vetrine, conversa, ride, trasporta mercanzie. Non leggo euforia sui volti dei passanti: la crisi economica attanaglia anche questa regione della Serbja, da sempre privilegiata isola di benessere, al centro di una fertile pianura alluvionale dove un tempo correvano i blindati dell'esercito verso il fronte ungherese.
Mi dirigo al Danubio, il fiume dei fiumi.. Dimentico le tristezze di Belgrado e mi immergo, con calma, nella piacevole realtà di Novi Sad, fra palazzi in stile gotico, neoclassico e baroccheggianti.
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Le immagini che ho inviato in ordine sparso vorrebbero sollecitare la curiosità dei lettori sulla ricchezza architettonica di una città poco nota al grande pubblico, in un Paese quasi ignoto al popolo dei vacanzieri che affollano soltanto le stupende spiagge della Dalmatia ..
Il reportage balcanico vorrebbe anche contenere, nei brevi testi piu' che nelle immagini, un messaggio volto a sfatare il falso mito della Serbia come Paese malvagio, aggressore e responsabile a senso unico dei massacri che hanno insanguinato la Jugoslavija lasciando sul campo centinaia di migliaia di morti e di feriti.
Vorrei che i miei commenti servissero contro la malevola e interessata propaganda anti-serba insinuata e reiterata stucchevolmente da parte dei media dei Paesi egemoni occidentali e di quelli dei Paesi loro alleati e servitori ossequienti..
Sono convinto che la Serbija, antica nazione europea di nobile stirpe, sia non soltanto un Paese "normale" e desideroso di pacifica convivenza internazionale, ma anche, se possibile, un Paese piu' "normale" e pacifista di altri sulla scena mondiale che figurano come esportatori di Democrazia.
Capita addirittura che i media costruiscano immagini demolitive di un Paese scomodo sulla base di falsi indizi costruiti ad arte dalla propaganda.. I Servizi segreti di tutti i Paesi in guerra compiono un'attività deliberatamente disinformativa e distorcente. Fa parte del gioco, se cosi' si puo' dire.. (Timisoara docet)
Avete presente, voi fotografi che leggete, quei fotomontaggi realizzati ad arte per inventare di sana pianta un episodio eclatante a danno del nemico?
Qualcosa di simile puo' avvenire anche nella Storiografia.. Ne sono stati vittime i Musulmani, cosi' come i Serbi e, in taluni casi,anche i Croati.
Quando uso la parola Serbia, mi riferisco non tanto alla classe politica al potere nei vari periodi storici, quanto al popolo della gente comune che ha sofferto dapprima una ingiusta guerra guerreggiata e poi la mistificazione della realtà storica attraverso una pesante campagna diffamatoria ad ampio raggio. Tutto cio' a causa della appartenenza alla cultura ortodossa (non cattolica) e alla naturale vicinanza storico-culturale con la grande Russia.
Una prova indiretta e se vogliamo insignificante del "sabotaggio culturale" ancora in atto? Ebbene, cari lettori, vi assicuro che a Milano, nella enorme e prestigiosa Biblioteca comunale Sormani che contiene decine di centinaia di migliaia di volumi non esiste neppure una copia della biografia, edita da Feltrinelli, del già citato Emir Kusturica. Eppure il regista, musicista e intellettuale serbo ha visitato l'Italia, elogiando Fellini ed il cinema italico suoi maestri ed ispiratori, è stato piu' volte premiato a Cannes e ha raggiunto fama internazionale, anzi intercontinentale..
Di sicuro la biografia del Balotelli rilegata in brossura sarà presto disponibile anche nel piu' remoto angolo della metropoli .. ! Le biblioteche civiche non devono seguire una logica di mercato ma di promozione culturale e di conservazione ai posteri dei materiali piu' importanti.
Da ottimista sono convinto che nel prossimo futuro potremo vivere in una Europa piu' unita e piu' coesa sia ad Est che ad Ovest e la ridicola ma pericolosa propaganda anti-serba che ha danneggiato e isolato quel fiero Paese europeo, fortemente europeo, potra' finalmente cessare, con vantaggio per l'intera comunità dei popoli ..perche' sono sempre i popoli che vanno al fronte al suono delle fanfare..
Specialmente ho ragione di credere che le controversie internazionali nell'area balcanica e nel mondo intero non saranno piu' gestite con l'uso della forza militare, come nel caso del vile bombardamento aereo del 1999 sui cieli di Belgrado, Nis, Novi Sad, Pozarevac, Kragujevac, Pristina, Podgorica, Banja Luka, Pancevo, Valjevo, Kraljevo, Novi Pazar .. ovvero sulle teste degli abitanti inermi e innocenti di Belgrado, Nis, Novi Sad e tante altre città .. Quegli stessi abitanti che sono scesi in piazza in massa, piu' volte, contro la politica pericolosa di Slobodan Milosevic..
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My photo-reportage about Balkans and Balkans' wars, would also contain, in short texts more than in pictures, some message intended to debunk the false and dangerous myth of Serbia as a Evil-Country , aggressor of innocent Countries and only responsible of massacres that have bloodied the area, causing hundreds of thousands deaths and injuries, driving to the disintegration of a strong autonomous Jugoslavija.
Many of the victims are to be found among the civilian population .. ( because it's the civil normal population which is involved in wars, not Army chiefs and Presidents .. Look at the bombing of Serbian Television building in Beograd and the Chinese ambassade in Beograd.. they were technicians, simple workers, journalists, diplomats etc.)
I would like my comments could give a contribution against the vicious and malicious anti-Serb propaganda strictly linked with bad economic and strategic interests and tediously repeated by the media of some Super Powers and of some other Western Countries as well, their allies and obedient servants ..
I am convinced that Srbija, ancient European nation with a glorious past, is not only a Country which is "normal" and desirous of peaceful international coexistence, but also, if possible, a more '"normal" and pacifist Country in comparison with others appearing on the world stage as "exporters of democracy".
Sometimes it happens that opinions against " malicious Serbja " are just the result of misinterpretation of supposed criminal events or the final result of a clever distortion of war events in which the fighting parts are involved with the same cruelty and absurdity.
Manipulation of reality in war time is absolutely common, but not acceptable of course (Timisoara docet). Secret Services all over the world can play a very important role in this process, having the public opinion both as a target and as a tool.
I think the Internet is very important because everyone can 'add a bit of truth in the great reservoir of History. Internet is real democracy..
Sometimes happens that mass-media construct a negative image of a Country which 'is wrongly seen as hostile and aggressive, using false invented clues. .It s'normal this too, unluckily ..
You know, you reading photographers know of those photomontages cleverly invented on purpose to convince the public of some alleged striking event ..?
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
Sgombriamo subito ogni dubbio o tentativo di mistificazione della realtà operato dai soliti detrattori: è stato un grandissimo successo!
Il treno storico della Fondazione FS era composto dalla locomotiva E.646.196 e da quattro carrozze (un bagagliaio costruito nei primi anni ‘50, due carrozze con scompartimenti anch’esse degli anni ‘50 ed una carrozza “centoporte” degli anni ‘40, tutte nella classica livrea grigia adottata dalle FS a partire dalla fine degli anni ‘60) e si è mosso dalla stazione di Messina Centrale alle 9,30 e dopo un viaggio di circa un’ora con soste a Tremestieri, i cui locali sono gestiti dalla nostra associazione ormai da alcuni anni grazie ad un comodato d’uso concessoci da RFI, Giampilieri, Roccalumera e Taormina Giardini, abbiamo raggiunto la stazione di Giarre Riposto.
Quindi, insieme ai rappresentanti di Fondazione FS e Slow Food Sicilia, abbiamo condotto i passeggeri alla vicina stazione FCE di Riposto dove ci attendevano due automotrici FCE. Il tempo di sistemarsi a bordo ed il piccolo convoglio si è mosso alla volta di Bronte inerpicandosi lungo le pendici dell’ETNA ed offrendo a tutti noi i variegati e stupendi paesaggi fatti di vedute della costa ionica, vigneti, coltivazioni di frutta tipica (mele, pesche, melograni, ecc.), e poi i panorami vulcanici con le “sciare” con le colate di lava di antiche eruzioni attraversate dalla linea ferroviaria in prossimità di Randazzo e poi quasi all’arrivo a Bronte, famosa per la coltivazione e la lavorazione del pistacchio, l’oro verde dell’ETNA.
Il pistacchio di Bronte è stato il protagonista del Laboratorio del Gusto organizzato da SlowFood Sicilia insieme a altri prodotti tipici ed unici come le antiche mele dell’ETNA ed i pani fatti con segale e antichi grani autoctoni. Quindi il gruppo dei viaggiatori è stato ospite di un’azienda di produzione di pistacchio i cui titolari hanno oltre ad offrire un graditissimo ristoro a base di bevande fresche, frutta, formaggi e pane “cunzatu”, hanno dato la possibilità di acquistare alcuni prodotti tipici come il famoso pesto di pistacchio o la confettura di mele gelato-cola.
Nonostante il gran caldo della giornata i 120 ospiti hanno gradito il viaggio in treno ed i trasferimenti in pullman offerti dalla Ferrovia Circumetnea. Conclusa la visita a Bronte, nel primo pomeriggio c’è stato il tempo per trasferirsi a Randazzo, attraversare rapidamente il centro storico ammirandone la bellezza e gustare un ottimo gelato prima di dirigersi alla volta della locale stazione della Circumetnea dove ad attenderci, questa volta, erano ben tre automotrici RALn 64 per ricondurci a Riposto. Da qui, percorso inverso fino alla stazione FS di Giarre tutti di nuovo sul treno storico della Fondazione FS giunto con qualche minuto di ritardo dalla vicina stazione di Acireale a causa di un problema tecnico agli apparati di gestione degli itinerari di stazione.
Nonostante questo ultimo, piccolo, contrattempo il viaggio è proseguito alla volta di Messina raggiunta intorno alle 20,30 e dove passeggeri si sono congedati complimentandosi per l’ottima iniziativa, auspicandone la diffusione ed il successo sempre maggiore.
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
Sgombriamo subito ogni dubbio o tentativo di mistificazione della realtà operato dai soliti detrattori: è stato un grandissimo successo!
Il treno storico della Fondazione FS era composto dalla locomotiva E.646.196 e da quattro carrozze (un bagagliaio costruito nei primi anni ‘50, due carrozze con scompartimenti anch’esse degli anni ‘50 ed una carrozza “centoporte” degli anni ‘40, tutte nella classica livrea grigia adottata dalle FS a partire dalla fine degli anni ‘60) e si è mosso dalla stazione di Messina Centrale alle 9,30 e dopo un viaggio di circa un’ora con soste a Tremestieri, i cui locali sono gestiti dalla nostra associazione ormai da alcuni anni grazie ad un comodato d’uso concessoci da RFI, Giampilieri, Roccalumera e Taormina Giardini, abbiamo raggiunto la stazione di Giarre Riposto.
Quindi, insieme ai rappresentanti di Fondazione FS e Slow Food Sicilia, abbiamo condotto i passeggeri alla vicina stazione FCE di Riposto dove ci attendevano due automotrici FCE. Il tempo di sistemarsi a bordo ed il piccolo convoglio si è mosso alla volta di Bronte inerpicandosi lungo le pendici dell’ETNA ed offrendo a tutti noi i variegati e stupendi paesaggi fatti di vedute della costa ionica, vigneti, coltivazioni di frutta tipica (mele, pesche, melograni, ecc.), e poi i panorami vulcanici con le “sciare” con le colate di lava di antiche eruzioni attraversate dalla linea ferroviaria in prossimità di Randazzo e poi quasi all’arrivo a Bronte, famosa per la coltivazione e la lavorazione del pistacchio, l’oro verde dell’ETNA.
Il pistacchio di Bronte è stato il protagonista del Laboratorio del Gusto organizzato da SlowFood Sicilia insieme a altri prodotti tipici ed unici come le antiche mele dell’ETNA ed i pani fatti con segale e antichi grani autoctoni. Quindi il gruppo dei viaggiatori è stato ospite di un’azienda di produzione di pistacchio i cui titolari hanno oltre ad offrire un graditissimo ristoro a base di bevande fresche, frutta, formaggi e pane “cunzatu”, hanno dato la possibilità di acquistare alcuni prodotti tipici come il famoso pesto di pistacchio o la confettura di mele gelato-cola.
Nonostante il gran caldo della giornata i 120 ospiti hanno gradito il viaggio in treno ed i trasferimenti in pullman offerti dalla Ferrovia Circumetnea. Conclusa la visita a Bronte, nel primo pomeriggio c’è stato il tempo per trasferirsi a Randazzo, attraversare rapidamente il centro storico ammirandone la bellezza e gustare un ottimo gelato prima di dirigersi alla volta della locale stazione della Circumetnea dove ad attenderci, questa volta, erano ben tre automotrici RALn 64 per ricondurci a Riposto. Da qui, percorso inverso fino alla stazione FS di Giarre tutti di nuovo sul treno storico della Fondazione FS giunto con qualche minuto di ritardo dalla vicina stazione di Acireale a causa di un problema tecnico agli apparati di gestione degli itinerari di stazione.
Nonostante questo ultimo, piccolo, contrattempo il viaggio è proseguito alla volta di Messina raggiunta intorno alle 20,30 e dove passeggeri si sono congedati complimentandosi per l’ottima iniziativa, auspicandone la diffusione ed il successo sempre maggiore.
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA
El Monasterio de El Escorial es una de las más singulares arquitecturas renacentistas de España y de Europa. Situado en San Lorenzo de El Escorial (Comunidad de Madrid), ocupa una superficie de 33.327 m², sobre la ladera meridional del monte Abantos, a 1.028 m de altitud, en la Sierra de Guadarrama.
Conocido también como Monasterio de San Lorenzo de El Escorial, Monasterio de San Lorenzo El Real, Monasterio de San Lorenzo de la Victoria o, sencillamente, como El Escorial, fue ideado en la segunda mitad del siglo XVI por el rey Felipe II y su arquitecto Juan Bautista de Toledo, aunque posteriormente intervinieron Juan de Herrera, Juan de Mijares, Gian Battista Castello El Bergamasco y Francisco de Mora. El rey concibió un gran complejo multifuncional, monacal y palaciego que, plasmado por Juan Bautista de Toledo según el paradigma de la Traza Universal, dio origen al estilo herreriano.
Fue considerado, desde finales del siglo XVI, la Octava Maravilla del Mundo, tanto por su tamaño y complejidad funcional como por su valor simbólico sobre la historicidad de Madrid y de España. Su arquitectura marcó el paso del plateresco renacentista al clasicismo desornamentado. Obra ingente, de gran monumentalidad, no sólo es un edificio de perfecta traza, sino también un enorme receptáculo de las demás artes.
Sus pinturas, esculturas, cantorales, pergaminos, ornamentos litúrgicos y demás objetos suntuarios, sacros y áulicos hacen que El Escorial sea también un museo. Su compleja iconografía e iconología ha merecido las más variadas interpretaciones de historiadores, admiradores y críticos. El Escorial es la cristalización de las ideas y de la voluntad de su creador, Felipe II, un príncipe renacentista.
* 1557. Victoria sobre los franceses en la batalla de San Quintín.
* 1558. Un año después de San Quintín, Felipe II designó una comisión multidisciplinar (médicos, arquitectos, canteros, etc.) para buscar el emplazamiento más idóneo.
* 1559. El 15 de julio el rey nombró arquitecto real a Juan Bautista de Toledo desde Gante y le encomendó la dirección de todas las obras de la Corona.
* 1561. Este año fue clave para la historia de El Escorial:
o El monarca trasladó la capital de España de Toledo a Madrid.
o Encomendó el Monasterio de El Escorial a los monjes jerónimos. Tradicionalmente, la monarquía hispánica ha estado muy vinculada a la Orden de San Jerónimo.
o Eligió un lugar cerca de Madrid, en las inmediaciones de la Fuente de Blasco Sancho, próxima a El Escorial —entonces una pequeña aldea de la Comunidad de Villa y Tierra de Segovia— para construir el edificio. El paraje disponía de abundante caza y leña, aguas de buena calidad y canteras en las próximidades.
* 1562. Felipe II comenzó a adquirir los terrenos colindantes para hacer del entorno del Monasterio un híbrido de territorio de realengo y abadengo, donde se pudieran compatibilizar los usos recreativos, agropecuarios y cinegéticos.
* 1563. En febrero se sumaron al proyecto, en calidad de adjuntos, Juan de Herrera y Juan de Valencia. El 23 de abril, festividad de San Jorge, se colocó la primera piedra del Monasterio, en los cimientos del refectorio del convento, bajo la silla del Prior, en la fachada meridional.
* 1567. Felipe II firmó el 22 de abril la Carta de Fundación y Dotación del Monasterio de San Lorenzo de El Escorial. Pocos días después, el 19 de mayo, tras la finalización de la fachada del Jardín de los Frailes, gran parte de las dependencias del Monasterio y el Patio de los Evangelistas, moría Juan Bautista de Toledo.
* Entre 1567 y 1569, la dirección del proyecto palaciego y monacal quedaba en manos de Gian Battista Castello El Bergamasco, autor de la escalera principal.
* 1572. Juan de Herrera, con un protagonismo cada vez más creciente, asumió la reorganización del proyecto.
* 1575. El maestro cantero cántabro Juan de Nates colaboró junto a Diego de Sisniega y Francisco del Río en las obras.
* 1576. Herrera fue designado arquitecto real, trazador principal, matemático e ingeniero de las obras de la Corona, incluidas las del Monasterio. A partir de la Traza Universal diseñada por Juan Bautista de Toledo, planteó soluciones que, como explicó en 1966 el arquitecto Fernando Chueca Goitia, tendían hacia la simplificación y geometrización del edificio. Las principales variaciones sobre la solución original fueron la construcción de una planta más en la fachada principal, que regularizaba la primera solución escalonada, la reducción del número de torres de sus fachadas y el cierre del Patio de Reyes con la "doble fachada" de la iglesia, donde se situó la Biblioteca Real.
* 1584. Se colocan en la portada de la Basílica las estatuas de David y Salomón. El 13 de septiembre se dieron por finalizadas oficialmente las obras, a pesar de no estar concluida la Real Basílica, que culminó en 1586, después de once años de construcción, bajo la dirección de Francisco de Mora.
Las causas fundacionales [editar]
"...nadie ve El Escorial sin Ilenarse de gloria, de orgullo nacional (...), él recuerda el poder, la riqueza, la civilización, los vastos conocimientos e influjo de esta gran nación en el siglo XVI (..), él escita la admiración y aun la envidia de las Naciones extranjeras."
(José Quevedo.).
El Monasterio de El Escorial fue promovido por Felipe II, entre otras razones, para conmemorar su victoria en la batalla de San Quintín, el 10 de agosto de 1557, festividad de San Lorenzo. Esta batalla marcó el inicio del proceso de planificación que culminó con la colocación de la primera piedra el 23 de abril de 1563, bajo la dirección de Juan Bautista de Toledo. Le sucedió tras su muerte, en 1567, el italiano Gian Battista Castello El Bergamasco y, posteriormente, su discípulo Juan de Herrera. La última piedra se puso 21 años después, el 13 de septiembre de 1584.
El edificio surge por la necesidad de crear un monasterio que asegurase el culto en torno a un panteón familiar de nueva creación, para así poder dar cumplimiento al último testamento de Carlos V de 1558. El Emperador quiso enterrarse con su esposa Isabel de Portugal y con su nueva dinastía alejado de los habituales lugares de entierro de los Trastamara.
Tampoco podemos desdeñar otras razones para fundar el Monasterio de El Escorial, como la celebración de la primera victoria de Felipe II como rey, la afrenta que la mención a San Quintín -situada a apenas quince kilómetros de París- suponía hacia Francia, la veneración al martir español San Lorenzo, en aquellos tiempos en que la Reforma atacaba el culto a los Santos y a las reliquias, o la necesidad de crear un centro unificador de la Nueva Fe que surgía del Concilio de Trento.
Orígenes de su planta [editar]
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El Monasterio de El Escorial, visto desde el Monte Abantos.
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
El proyecto de Monasterio de Juan Bautista de Toledo (según Chueca)
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Felipe II caracterizado como Salomón (Lucas de Heere, 1559), Catedral de San Bavón en Gante
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Las estatuas del rey Salomón y su padre el rey David evocan la relación de El Escorial y el Templo de Salomón
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Fresco de «Salomón y la Reina de Saba» en el centro de la Biblioteca de El Escorial
Juan Bautista de Toledo fue llamado a España por Felipe II para realizar toda una serie de obras de gran importancia para la realeza española. Una realeza que tendrá a partir de ahora una nueva concepción del estado moderno y para la que será necesaria la creación de un nuevo edificio que la represente. Juan Bautista será considerado el primer arquitecto del Monasterio de El Escorial y sus trazas sentarán las bases de lo que posteriormente será el lenguaje herreriano.
Las primeras trazas [editar]
En primera instancia se observa que las primeras trazas que se conservan de Juan Bautista de Toledo proponían un edificio con una imagen muy diferente al que se construyó definitivamente: torres en la mitad de la fachadas laterales (las huellas de la Torre de la Biblioteca aún son visibles en la fachada que da al Jardín, ya que se construyó en vida de Juan Bautista) y dos torres más en la portada principal, donde el Patio de Reyes quedaba abierto y dejaba ver en el fondo la portada de la Basílica. Sabemos por la documentación que se conserva de los priores del convento que al principio se preveían sólo cincuenta monjes en lugar de los cien finales, por lo que el proyecto original tenía una altura menos en la parte delantera. En cuanto a la planta de la iglesia, el diseño se resolvía con unas naves de menores dimensiones de las actuales rematadas con una capilla de ábside semicircular. No estando contento Felipe II con esta solución hará llamar a Francesco Paciotto que le aconsejará al monarca que el templo tenga el ábside plano. Finalmente el artífice de la solución definitiva fue Juan de Herrera, que construyó un templo cuadrado basado en la planta del Vaticano sobrepuesto a una planta basilical tradicional con el altar al final de la nave principal. A Herrera también se debe la imagen unitaria de las fachadas con menos torres y sin escalonamiento, lo que contribuyó a la potente imagen final del edificio.
La planta definitiva del edificio, con sólo cuatro torres en las esquinas y el Palacio Real haciendo de «mango», recuerda la forma de una parrilla, por lo que tradicionalmente se ha afirmado que se escogió esta traza en honor a San Lorenzo, martirizado en Roma en una parrilla, ya que el 10 de agosto de 1557, día de la festividad del santo, tuvo lugar la batalla de San Quintín. De ahí el nombre del conjunto y de la localidad creada a su alrededor.[1]
Antecedentes monásticos [editar]
Fernando Chueca Goitia explicó la disposición general del edificio dando gran importancia a la comprobada intervención de la orden jerónima en las primeras trazas de la obra, de la que resultaría un núcleo conventual de la iglesia y el claustro principal. La principal contribución de Juan Bautista de Toledo habría sido integrar los palacios privados y públicos en un esquema simétrico renacentista. Este esquema de palacio real adosado a un monasterio era costumbre entre los monarcas hispanos medievales, que lo usaban en los monasterios que usaban para retiros, lutos y descansos. Podemos encontrar muchos antecedentes, como Santo Tomás de Ávila, Guadalupe, Poblet, Santa Creus o Yuste, entre muchos otros. [2]
Modelos bíblicos: el Templo de Salomón [editar]
En realidad el origen arquitectónico de su planta es muy controvertido. Dejando a un lado la feliz casualidad de la parrilla, que no apareció hasta que Herrera cerró la fachada principal con la «falsa fachada» de la biblioteca y eliminó seis de las torres, la planta parece estar basada más bien en las descripciones del Templo de Salomón de la Biblia y del historiador judeo-romano Flavio Josefo. Esta idea debió ser modificada por las crecientes necesidades del convento y las funciones que Felipe II quiso que albergara el edificio (panteón, basílica, convento, colegio, biblioteca y palacio), por lo que tuvo que duplicarse las dimensiones iniciales del proyecto. Las estatuas de David y Salomón flanquean la entrada a la basílica recordando el paralelismo con el guerrero Carlos V y el prudente Felipe II. Del mismo modo, el fresco de Salomón se sitúa en el centro de las bóvedas de la Biblioteca mostrando su imagen de mayor sabiduría: el famoso episodio con la Reina de Saba. [3]
Secciones del edificio [editar]
Las principales secciones en que se puede dividir el Real sitio son:
Biblioteca [editar]
La Biblioteca.
La Biblioteca.
Patio de los Evangelistas.
Patio de los Evangelistas.
Fachada de la Basílica.
Fachada de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Cimborrio y cúpula de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Frescos en la bóveda de la Basílica.
Jardín de Palacio.
Jardín de Palacio.
Una de las Salas Capitulares
Una de las Salas Capitulares
Artículo principal: Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial
A la cual Felipe II cedió los ricos códices que poseía y para cuyo enriquecimiento encargó la adquisición de las bibliotecas y obras más ejemplares tanto de España como del extranjero, fue proyectada por el arquitecto Juan de Herrera que, además de la misma, se ocupó de diseñar las estanterías que contiene. Los frescos de las bóvedas fueron pintados por Pellegrino Tibaldi. Dotada de una colección de más de 40.000 volúmenes y de extraordinario valor, ubicada en una gran nave de 54 metros de larga, 9 de ancha y 10 metros de altura con suelo de mármol y estanterías de ricas maderas nobles primorosamente talladas. Arias Montano elaboró su primer catálogo y seleccionó algunas de las obras más importantes para la misma. En 1616 se le concede el privilegio de recibir un ejemplar de cada obra publicada aunque nunca se llegó a cumplir de una forma demasiado rigurosa.
La bóveda de cañón del techo de la biblioteca está decorada con frescos representado las siete artes liberales, esto es: Retórica, Dialéctica, Música, Gramática, Aritmética, Geometría y Astrología.
Palacio de Felipe II [editar]
Formado por una serie de estancias decoradas con austeridad, fue el lugar de residencia del rey Felipe II. Situada junto al altar mayor de la Basílica, cuenta con una ventana que permitía al rey seguir la misa desde la cama cuando estaba imposibilitado a causa de la gota que padecía.
Basílica [editar]
Artículo principal: Basílica de El Escorial
Precedida por el Patio de los Reyes, verdadero núcleo central de todo el conjunto, en torno al cual se articulan las demás dependencias. También les sirve a los alumnos de este y otros colegios para celebrar las fiestas
Sala de las Batallas [editar]
Donde en pinturas al fresco se representan las principales batallas ganadas por los ejércitos españoles.
Cripta [editar]
Artículo principal: Cripta Real del Monasterio de El Escorial
Fue construida por Juan Gómez de Mora según planos de Juan Bautista Crescenzi. Consta de 26 sepulcros de mármol donde reposan los restos de los reyes y reinas de las casas de Austria y Borbón, excepto Felipe V y Fernando VI, que eligieron La Granja de San Ildefonso y las Salesas Reales respectivamente.
Faltan también, por tanto, los restos de los reyes Amadeo I, de la casa de Saboya, y José I Bonaparte, enterrados en la Basílica de Superga de Turín y en Los Inválidos de París, respectivamente.
También reposan los restos de las reinas consortes que son madres de rey. Además del único rey consorte que ha habido en España, Francisco de Asís de Borbón, esposo de Isabel II.
Salas capitulares [editar]
Destinadas actualmente a pinturas, eran las salas donde los monjes celebraban sus Capítulos, especie de confesiones mutuas para mantener la pureza de la congregación. Desde tiempos de Velázquez, que intervino en su decoración, albergaron importantes pinturas. A pesar del traslado de muchas al Museo del Prado, actualmente se exhiben varias tan importantes como La Última Cena de Tiziano y La túnica de José de Velázquez.
Pinacoteca [editar]
Formada por obras de las escuelas alemana, flamenca, veneciana, italiana y española, de los siglos XV, XVI y XVII. Incluye diversas obras de Pieter Coecke, pintor predilecto de Felipe II, así como de El Bosco, la famosa Crucifixión de Rogier van der Weyden y una Adoración de los pastores de Tintoretto. En otra sala, conocida como Iglesia Vieja, se exhibe El Martirio de san Lorenzo, de Tiziano, que Felipe II encargó para el retablo principal de la basílica pero que se descartó por su colorido oscuro, poco visible a cierta distancia.
Museo de Arquitectura [editar]
En sus once salas se muestran las herramientas, grúas y demás material empleado en la construcción del monumento, así como reproducciones de planos y documentos relativos a las obras, con datos muy interesantes sobre las mismas.
Jardines de los Frailes [editar]
Mandados construir por Felipe II, que era un amante de la naturaleza, constituyen un lugar ideal para el reposo y la meditación. Manuel Azaña, que estudió en el colegio de los frailes agustinos de este monasterio, lo cita en sus Memorias y en su obra El jardín de los frailes. Lugar de entretenimiento y estudio de los alumnos.
Relicarios [editar]
Siguiendo uno de los preceptos aprobados por el Concilio de Trento referente a la veneración de los santos, Felipe II dotó al Monasterio de una de las mayores colecciones de reliquias del mundo católico. La colección se compone de unas 7.500 reliquias, que se guardan en 507 cajas o relicarios escultóricos trazados por Juan de Herrera y la mayoría construidos, por el platero Juan de Arfe Villafañe. Estos relicarios adoptan las más variadas formas: cabezas, brazos, estuches piramidales, arquetas etc. Las reliquias fueron distribuidas por todo el Monasterio concentrándose las más importantes en la Basílica. En el lado del Evangelio, bajo la protección del Misterio de la Anunciación de María, se guardan todos los huesos de las santas y mártires. En el lado opuesto, en el Altar de San Jerónimo, se sitúan los restos de los santos y mártires. Los restos sagrados se guardan en dos grandes armarios, decorados por Federico Zúccaro, que se encuentran divididos en dos cuerpos; se pueden abrir por delante, para ser expuestos al culto, y por detrás, para poder acceder a las reliquias..
Patrimonio de la Humanidad [editar]
Frescos en la Sala de las Batallas.
Frescos en la Sala de las Batallas.
El 2 de noviembre de 1984, en coincidencia con la celebración del cuarto centenario de la colocación de la última piedra, el Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, reunido en la ciudad argentina de Buenos Aires, inscribió el Monasterio en la Lista del Patrimonio de la Humanidad, como "El Escorial: Monasterio y Sitio". Esta figura incluye el Monasterio y otros enclaves de realengo, la Casita del Príncipe y la Casita del Infante, ambas diseñadas por Juan de Villanueva para Carlos III.
Quedaron fuera de la nominación de la UNESCO otros conjuntos monumentales y parajes naturales fundamentales para la interpretación del Real Sitio, que Felipe II protegió con una Pared Real de piedra en seco. La Cerca de Felipe II tenía una longitud aproximada de 55 km. El 21 de junio de 2006, la Comunidad de Madrid declaró Bien de Interés Cultural los pocos tramos que se conservan de La Cerca de Felipe II.
A través del Consejo de Patrimonio Histórico Español, la Comunidad de Madrid ha solicitado ampliar la declaración de Patrimonio de la Humanidad al Territorio Histórico que delimitó La Cerca durante los reinados de Felipe II y Carlos III. Considerando que el entorno del Monasterio encierra grandes valores naturales, culturales y simbólicos, la nueva inscripción podría ser, "El Escorial: Monasterio, Sitio, Entorno Natural, Cultural y Simbólico". Esta inscripción contemplaría tanto la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural como la Convención para la Conservación del Patrimonio Inmaterial de la Humanidad.
* 1998. El día 26 de junio, el Gobierno de España, a iniciativa de la Comunidad de Madrid, solicitó incluir este espacio más amplio en la lista de la UNESCO. Aunque en la petición se alegaba que se satisfacían los Criterios III y IV de la Convención para la Conservación del Patrimonio Natural y Cultural de la Humanidad, el Colegio de Arquitectos de Madrid, que realizó a mediados de los noventa un inventario sobre los Bienes de Interés Cultural del Real Sitio, consideraba que éstos no se cumplían: «finalmente debemos insistir aquí en la absoluta necesidad de conservación y rehabilitación, sin mistificaciones, de todo el legado patrimonial conexo con el Monasterio, tal como ya se precisara pormenorizadamente en el Documento-Propuesta que la Dirección General de Arquitectura formuló en 1994».
* 2003. A instancias de la UNESCO, la Comunidad de Madrid (presidida entonces por Alberto Ruiz-Gallardón), en razón de dos estudios realizados por el Instituto Juan de Herrera (Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Madrid), incoó los siguientes expedientes de declaración de Bien de Interés Cultural: BIC 1/2003, Monasterio; BIC 2/2003, El Campillo; y BIC 3/2003, La Granjilla de La Fresneda. Sin embargo, todos ellos caducaron por no ser ejecutados en los plazos reglamentarios.
* 2004. Para cumplir con las exigencias del Comité del Patrimonio Mundial de la UNESCO, la Comunidad de Madrid incoó el Expediente BIC 1/2004 a favor de la Cerca de Felipe II.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
Fachada sur del Monasterio de El Escorial.
* 2006. El BIC 1/2004 se resolvió mediante Decreto 52/2006 de la Comunidad de Madrid, que declara Bien de Interés Cultural, en la categoría de Territorio Histórico, al ámbito territorial que quedó dentro de la Cerca. La Comunidad de Madrid considera que los BIC 1/2003 y 3/2003 están subsumidos en el 1/2004 (Decreto 52/2006).
Todo este proceso contrasta con otros tipos de acciones legales, que favorecen la expansión urbanística de los municipios integrados en el citado Territorio Histórico. Así se desprende, por ejemplo, del Avance de los Planes Generales de Ordenación Urbana de El Escorial y San Lorenzo de El Escorial (PGOU), que permite la urbanización de la finca Monesterio, o de la declaración como Terreno Urbano no Consolidado de La Granjilla de La Fresneda, donde se encuentra uno de los conjuntos histórico-artísictos más importantes del Real Sitio. En el Edicto ETJ 392/2004, donde esta última finca se sometía a subasta, se recoge que es susceptible de ser urbanizada mediante el correspondiente Plan Director de Urbanización, aspecto que también se especifica en el Decreto 52/2006. Ni la Comunidad de Madrid ni el Ayuntamiento de El Escorial —en cuyo término se sitúa La Granjilla— han ejercido el derecho de tanteo y retracto que les concede el Edicto ETJ 392/2004 en la referida subasta, celebrada el 15 de junio de 2007.
Informacion Tomada de WIKIPEDIA