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L'Abbazia di San Galgano fu costruita tra il 1212 ed il 1288 dai cistercensi, che si insediavano vicino ai fiumi (siamo nelle pianure che costeggiano il fiume Merse) ed alle grandi vie di comunicazione (qui passava la strada Maremmana Romana).
Da allora fu il centro economico, culturale e politico di tutta la zona, ma ben presto seguì il degrado, tanto che venne abbandonata nel XV secolo e fu venduto perfino il piombo del tetto.
Oggi questa enorme e possente abbazia, priva del tetto e delle finestre, emana un fascino incredibile, forse perchè stimola il contatto sacro con la natura circostante come nei templi pagani.
L'Abbazia di San Galgano fu costruita tra il 1212 ed il 1288 dai cistercensi, che si insediavano vicino ai fiumi (siamo nelle pianure che costeggiano il fiume Merse) ed alle grandi vie di comunicazione (qui passava la strada Maremmana Romana).
Da allora fu il centro economico, culturale e politico di tutta la zona, ma ben presto seguì il degrado, tanto che venne abbandonata nel XV secolo e fu venduto perfino il piombo del tetto.
Oggi questa enorme e possente abbazia, priva del tetto e delle finestre, emana un fascino incredibile, forse perchè stimola il contatto sacro con la natura circostante come nei templi pagani.
Grazie amici cari per i commenti e preferenze ...un grande abbraccio a tutti !!!!
L'immaginario è un mondo che prende in prestito i sogni per farne vesti pregiate per i nostri desideri.
EXPLORE #498
la foto non è delle migliori, devo ancora imparare bene, e mi sa che mi ci vuole ancora parecchio tempo. E non avevo il tele appresso, tanto per cambiare.....
Ma mi piace molto questa campagna maremmana, capace di sorprendermi in ogni stagione per il suo modo di cambiare colori e spazi. Volevo solo farvela vedere, così magari vi innamorate anche voi come me di questi luoghi....
La Riserva naturale Diaccia Botrona è una area naturale protetta della Toscana caratterizzata da un ambiente tipico palustre che occupa una parte della pianura tra la città di Grosseto e la località costiera di Castiglione della Pescaia. La Riserva naturale Diaccia Botrona si estende su oltre mille ettari di territorio ed è considerata la più significativa area umida italiana (dal ’91 riconosciuta anche di importanza internazionale). Istituita nel ’96, è ciò che rimane dell’antico Lago Prile, che arrivò ad occupare 50 chilometri quadrati e fu prosciugato nel XIX secolo. Il padule occupa, allo stato attuale, circa 700 ettari, a ridosso della pineta di Castiglione della Pescaia si allunga sulla pianura che collega la stazione balneare con Grosseto.
La Diaccia Botrona possiede un raro e significativo ecosistema, che ospita un’incredibile varietà di microrganismi viventi, sia vegetali che animali. E’ una vera e propria "banca genetica" che dà un grande contributo al mantenimento della biodiversità della zona.
Le formazioni vegetali presenti sono caratterizzate dal salicornieto che occupa il lato ovest della Diaccia e dal limoneto. Quelle esclusivamente tipiche della palude sono la cannuccia palustre, i giunchi e i carici. In questa area sono presenti anche una quindicina di specie di orchidee, alcune di particolare interesse per bellezza e rarità . Infine della vasta foresta che un tempo ricopriva gran parte della pianura maremmana rimangono solo piccoli frammenti formati da frassini, olmi e tamerici.
L’avifauna rappresenta la componente più interessante e più spettacolare della riserva. Sono, infatti, circa 200 le specie rilevate che si avvicendano nell’arco dell’anno, di cui circa 80 nidificanti. Tra le più importanti il falco di palude, l’albanella reale, l’airone bianco, il falco pescatore, il nibbio, il falco pecchiaiolo, il chiurlottello, la garzetta, la sgarza ciuffetto, la pittima reale, l’airone rosso, il tarabuso, la ghiandaia marina e il cuculo dal ciuffo. Tra i mammiferi che abitano la Diaccia troviamo volpi, ricci, istrici, tassi, lepri e nutrie. Numerosi sono anche i rettili, tra cui la testuggine palustre, la bisca dal collare, il biacco, il cervone, il colubro di Esculapio, la lucertola, l’orbettino, il ramarro, la luscengola, la testuggine terrestre e il geco. Le acque sono popolate da crostacei, anellidi, aracnidi ed insetti.
Sulla bellissima ferrovia Vada-Pisa nota come "via Collesalvetti" il traffico ferroviario è molto esiguo. Tuttavia, il martedì pomeriggio c'è un TCS da Pomezia a Gallarate che ordinariamente la percorre. Oggi aveva una locomotiva molto particolare, la E652 003, unica tigre in livrea originale del gruppo E652, oltre ad essere una delle sei protitipo. Qui il bel merci transita presso la ormai ex stazione ed ex fermata di Fauglia-Lorenzana, nella quale sono presenti i caratteristici e singolari pali a pilastro
The E652 class locomotive group n°003 in original livery hauls the Special Combinided Cargo Train from Pomezia to Gallarate, here running in the ex station of Fauglia-Lorenzana, on the Pisa-Vada railway line, in direction of Collesalvetti.
In un'estate di deviati, transita in Tirrenica l'ICN 794 Reggio Calabria C.le - Torino P. Nuova in DTS di E402B (XMPR in testa, IC2 o Frecciabianca 2.0 qui visibile in coda), deviato via Grosseto, anziché sul solito itinerario via Roma - Firenze. Qui lo vediamo in transito attraverso i "bollenti" campi maremmani, nei pressi di Vignale - Riotorto.
Vignale (LI) 10/08/2022
© Michael Carli
Eccezionalmente deviato sulla linea Pisa - Vada via Collesalvetti per lavori in Tirrenica, transita l'ETR460.24 in servizio Frecciabianca col Roma Termini - Torino Porta Nuova, qui nei pressi di Acciaiolo, tra Orciano e Fauglia-Lorenzana.
Acciaiolo 05/02/2023
© Michael Carli
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explore #107
In lontananza una mandria di mucche al pascolo. Il tempo si stava rabbuiando : per fortuna eravamo di ritorno dopo una mattinata di sole.
Poi abbiamo incontrato un ciclista, un po' arrabbiato perché era dovuto tornare indietro. Ci ha raccontato che non è più possibile andare in mountain bike per queste valli perché i cani da pastore antilupo ti inseguono ringhiando e sono pericolosi. Anche degli escursionisti sono stati azzannati da questi cani.
Forse non saranno i maremmani, che credo non siano aggressivi con gli esseri umani , ma altre razze.
I proprietari di greggi e mandrie sono costretti a ricorrere all'aiuto dei cani da pastore per difendersi dai numerosi lupi che popolano queste valli.
Oltre che dai lupi ora ci dobbiamo difendere anche dai cani.
Di ritorno dal monte Armetta, Piemonte
Pay attention, DANGER !
There are Maremma sheepdogs against the wolves!
Lucio Dalla. Attenti Al Lupo
L'antica selva che ancora ammanta in modo discontinuo la collima maremmana di Grosseto, appare spesso interrotta da vecchi lembi di prateria. Si tratta di radure, che consentono alla luce del sole di giungere al suolo e che costituiscono l'habitat di una comunità vivente diversa da quella della selva stessa. Una comunità di piante e di animali che arricchisce il paesaggio di colore e di musiche naturali, coniugandosi rabilmente con quella della selva ..... ..
Rodolfo Siviero con la Danae di Tiziano alla mostra delle opere recuperate in Germania, Villa Chigi detta La Farnesina a Roma, novembre 1947.
“Roberto Siviero, figlio del veneziano Giovanni – sottufficiale dei Carabinieri e comandante della stazione di Guardistallo – e della maremmana, di San Martino sul Fiora, (Gr) Caterina Bulgarini, si trasferisce dalla provincia di Pisa a Firenze nel 1924. Prosegue gli studi in ambito artistico-letterario all'Università di Firenze con l'obiettivo di diventare un critico d'arte. Intorno agli anni trenta diventa un agente segreto per il Servizio Informazioni Militare italiano. Aderisce al fascismo con la convinzione che solo un regime totalitario possa rivoluzionare il paese per renderlo migliore. Nel 1937 parte alla volta di Berlino – sotto la copertura di una borsa di studio in storia dell'arte – per raccogliere informazioni sul regime nazista.
Dopo l'8 settembre 1943 Siviero si schiera con il fronte antifascista. Si occupa prevalentemente di monitorare il corpo militare nazista detto Kunstschutz, corpo istituito originariamente con lo scopo di proteggere il patrimonio culturale dai danni della guerra, ma che sotto le direttive naziste si occupava di trafugare dall'Italia verso la Germania il maggior numero di opere d'arte. Nella casa dello storico dell'arte ebreo Giorgio Castelfranco sul lungarno Serristori di Firenze – oggi nota come Casa Siviero – Siviero si occupa di coordinare alcune delle attività partigiane di intelligence.
Dall'aprile al giugno 1944 viene imprigionato e torturato dalle milizie fasciste di Mario Carità nella nota Villa Triste di via Bolognese, a Firenze. Resiste agli interrogatori e, grazie all'interessamento di alcuni ufficiali repubblichini che in realtà collaborano con gli alleati, viene rilasciato. Una volta liberato, "riesce a monitorare le operazioni del reparto del ‘Kunstchutz’, addetto al trafugamento delle opere d’arte, impedisce a Goering di mettere le mani sull'Annunciazione del Beato Angelico" e annota "i contenitori e i vagoni per il trasporto dei 200 capolavori prelevati dagli Uffizi, dal Duomo di Firenze e da altri musei e siti archeologici italiani".
Grazie ai meriti acquisiti nella Resistenza, nel 1946 il Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi nomina Siviero "Ministro plenipotenziario" affidandogli l'incarico di dirigere una missione diplomatica presso il governo militare alleato in Germania con lo scopo di stabilire il principio della restituzione delle opere trafugate all'Italia.
Riportate in Italia la maggior parte delle opere, Siviero – a partire dagli anni cinquanta – si occupa sistematicamente di ricercare, per conto del Governo, tutte le opere d'arte che vengono rubate ed esportate dall'Italia. Questa intensa attività , che gli vale il soprannome di "007 dell'arte", dura fino alla sua morte nel 1983. In questo periodo Siviero spesso denuncia la poca attenzione che le istituzioni governative dedicano al problema del recupero del patrimonio artistico.
Negli anni settanta diviene presidente dell'Accademia delle Arti del Disegno, fondata dal granduca Cosimo I de' Medici con la sovrintendenza di Giorgio Vasari e rimarrà tale, organizzando eventi di rilevanza internazionale per la tutela delle opere d'arte, fino al 1983 anno della sua morte. L'Accademia delle arti del disegno deve a lui la sua attuale sede, il mobilio, l'assetto presente. Così grande fu l'attaccamento di Siviero per questa istituzione che decise di essere sepolto nella cappella di San Luca dell'Accademia delle arti del disegno all'interno del convento della Santissima Annunziata di Firenze. L'Accademia ancora oggi conserva una parte del suo archivio e tutti i suoi diari.
Il salvataggio dell'Annunciazione del Beato Angelico è il più importante realizzato da Siviero durante l'occupazione tedesca. Nel 1944 Siviero viene a conoscenza della richiesta di Hermann Göring di entrare in possesso dell'opera d'arte e, con l'aiuto di due frati del convento di piazza Savonarola, riesce a nasconderlo ai militari tedeschi incaricati del prelievo. Attualmente il dipinto è conservato nel museo della basilica di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Valdarno.
Durante l'occupazione nazista Siviero salva anche i quadri di proprietà di De Chirico prelevandoli con uno stratagemma dalla sua villa di Fiesole. De Chirico infatti è costretto a scappare insieme alla moglie a causa dei rastrellamenti nazisti. Tutti i dipinti vengono nascosti in un deposito della Soprintendenza.
Il 3 luglio 1944 i tedeschi trafugano in Alto Adige oltre 200 dipinti della Galleria degli Uffizi che erano stati spostati in varie località della campagna fiorentina. Tra il 25 luglio e l'11 agosto 1944 i militari tedeschi evacuano le sculture degli Uffizi, del Museo dell'Opera di Santa Maria del Fiore e di altri musei fiorentini per portarle in Alto Adige nel castello di Campo Tures.[6] Il servizio informativo di Siviero controlla questi movimenti contribuendo così al loro ritrovamento da parte degli alleati, che nel 1945 restituiscono a Firenze tutte le opere.
Nel 1947 Siviero ottiene la restituzione delle opere dei musei napoletani che i tedeschi avevano trafugato nel 1943 dal deposito nell'Abbazia di Montecassino. Tra queste la Danae di Tiziano del Museo di Capodimonte che era stata regalata a Goering per il suo compleanno nel gennaio del 1944. Inoltre molte sculture del museo archeologico nazionale di Napoli. Tra queste l'Apollo di Pompei e l'Hermes di Lisippo.
Il 16 novembre 1948 Siviero riesce a riportare in Italia il Discobolo detto "Lancellotti" (copia dell'originale greco di Mirone già di proprietà del principe Lancellotti) insieme ad altre 38 opere esportate illegalmente in Germania tra il 1937 e il 1943 con la complicità del regime fascista. Tra le più importanti: la Leda del Tintoretto e il Ritratto di Giovanni Carlo Doria a cavallo del Rubens.
La Madonna con Bambino del Masaccio viene recuperata da Siviero una prima volta nel 1947 e successivamente il 9 aprile 1973 a seguito del suo furto avvenuto nel marzo 1971.
Il 16 dicembre 1953 a Bonn Siviero firma un accordo con Friedrich Jantz che gli consente di riportare in Italia tutte le altre opere che erano state trafugate in Germania durante la seconda guerra mondiale.
Nel 1963 Siviero recupera a Los Angeles le due tavolette raffiguranti le Fatiche di Ercole (Ercole e l'idra ed Ercole e Anteo) di Antonio del Pollaiolo, che non erano state ritrovate insieme agli altri capolavori degli Uffizi portati in Alto Adige, perché dei soldati tedeschi le avevano nascoste e poi erano state trafugate negli Stati Uniti.
Tra le opere ritrovate da Siviero, la cui scomparsa non era legata agli eventi della seconda guerra mondiale, si ricordano i mosaici della basilica di Giunio Basso e l'Efebo di Selinunte rubato dal municipio di Castelvetrano da una banda di ladri e dopo molte peripezie ritrovato a Foligno.
Nel 1947 Siviero ottiene la restituzione delle opere dei musei napoletani che i tedeschi avevano trafugato nel 1943 dal deposito nell'Abbazia di Montecassino. Tra queste la Danae di Tiziano del Museo di Capodimonte che era stata regalata a Goering per il suo compleanno nel gennaio del 1944. Inoltre molte sculture del museo archeologico nazionale di Napoli. Tra queste l'Apollo di Pompei e l'Hermes di Lisippo."
da Wikipedia
Panorama sulle colline Maremmane e, al di là del fiume Orcia, sulla Fattoria di Argiano in territorio del Brunello di Montalcino
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Vacche brade nel Parco Regionale della Maremma - Toscana
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Scenario quotidiano destinato a sparire: la E.402 123 transita con un Intercity, completamente in livrea Xmpr, nelle campagne Maremmane, durante una soleggiata e torrida giornata della scorsa estate...
Panorama sul castello di Poggio alle Mura dove si produce il Brunello di Montalcino di Villa Banfi. Di qua dall'Orcia le colline maremmane dove si produce il non meno famoso vino di Montecucco
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The slow gait of the Maremma cows on the sunny pastures has something majestic, elegant, that the loud bellowing for the calves does not let you imagine, while abandoned farmhouses tell of a time when the countryside was inhabited in a capillary way.
Il lento incedere della Vacche Maremmane sui pascoli assolati, ha un che di maestoso, elegante, che i forti muggiti di richiamo per i vitelli non fanno immaginare, mentre casolari abbandonati raccontano un tempo in cui le campagne erano abitate in modo capillare.
Panorama al tramonto sul castello di Poggio alle Mura dove si produce il Brunello di Montalcino di Villa Banfi. Di qua dall'Orcia le colline maremmane dove si produce il non meno famoso vino di Montecucco
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Campagna maremmana tra Campagnatico e Cinigiano
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Old spanish windmill in a blue lagoon. Molino spagnolo landmark Orbetello Monte Argentario Tuscany Italy.
E' arrivato sulle coste maremmane il piccolo fratino. Sono estremamente soddisfatto delle mie ricerche che hanno portato all'individuazione del primo nido. Subito si è messa in moto la macchina organizzativa di protezione da parte dell'Associazione Maremma Pro Natura e della Guardia Costiera. Oggi è iniziata anche la prima cova delle tre uova deposte. Si confida nella civiltà delle persone che frequentano quel tratto di spiaggia.
Maremma toscana.
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