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C’era una volta un boschetto meraviglioso, più volte benedetto dalla luce del giorno, abitato da tanti animali diversi: c’erano orsi, fenicotteri, tartarughe, tanti coniglietti; e poi leprotti, gatti selvatici, parecchie volpi. Era un luogo di quiete e di pace; le giornate si ripetevano con allegra e sempre nuova armonia. Un giorno, all’improvviso, il cielo s’oscurò: nuvolone grigie e nere nascosero la luce, e tutto a un tratto cominciò a piovere. Piovve e piovve così tanto che gli animali, superato lo stupore e scossa l’angoscia, dovettero cercare una via di fuga, a malincuore: abbandonare il loro vecchio bosco e le loro abitudini era difficilissimo. La pioggia cadeva a tutto spiano e non c’erano alternative: serviva fare presto. Tutti insieme, poco a poco, s’arrampicarono, s’arrampicarono sulla montagna, voltandosi indietro ogni tanto per osservare il loro vecchio mondo che sprofondava, inspiegabilmente. L’acqua li circondava e sembrava ingrossarsi di ora in ora; a un certo punto dell’arrampicata, quando si sentirono abbastanza al riparo, decisero di entrare in una grotta, una grotta fredda e buia. E così, proprio come improvvisamente era cominciato quel diluvio, improvvisamente smise; a quel punto serviva riposo e pazienza. Riposarono e pazientarono, aspettando che tutto tornasse alla normalità; invano. Il bosco restava sommerso. Qualche ora dopo, diversi animali cominciarono a sentire fame; si domandarono chi mandare a caccia, in cerca di qualcosa di buono, in quel territorio nuovo e sconosciuto. La volpe – molto generosa – si offrì, ma l’orso era più adatto: era il più grosso e il più forte di tutti....così andò, e tornò con qualcosa di degno. Più tardi, quando diversi animali cominciarono a sentire sete, accadde qualcosa di simile: uscire era pericoloso (il bosco, laggiù, era sempre sommerso) e serviva un ardito. La volpe, di nuovo, si offrì; le preferirono i fenicotteri. Di lì a poco gli animali si suddivisero i compiti, in quel nuovo habitat: ciascuno secondo le sue competenze e le sue capacità. Tutti avevano un ruolo e tutti erano fondamentali: tranne la volpe. Non le lasciavano fare proprio niente. Venne la notte, una luna strepitosa illuminò il vecchio bosco, diventato una specie di bosco acquatico, e tuttavia quella luna gigante non seppe illuminare la grotta; gli animali soffrivano il buio e nessuno sapeva che fare. Fu così che la volpe s’incaricò di uscire, pensando forse di poter addomesticare le stelle. E fu allora che...
... continua...
Un pensiero dopo la pioggia,
M. Cerro
Santaurio di San Pellegrino in Alpe (Appennino tosco emiliano, Passo delle radici; confine tra Toscana e Emilia
Santaurio di San Pellegrino in Alpe (Appennino tosco emiliano, Passo delle radici; confine tra Toscana e Emilia)
"Il santuario dei Santi Pellegrino e Bianco è un edificio di culto cattolico di San Pellegrino in Alpe, località ripartita tra il comune toscano di Castiglione di Garfagnana ed il comune emiliano di Frassinoro (quest'ultima un'exclave). La chiesa, che a sua volta è attraversata dal confine emiliano e pertanto insiste sul territorio sia della provincia di Lucca e che di quella di Modena, è sede della parrocchia omonima della zona pastorale della Garfagnana dell'arcidiocesi di Lucca." Wikipedia.it
"La storia del complesso monumentale affonda le sue radici nella vita leggendaria dei suoi titolari: Pellegrino delle Alpi e Bianco che in queste montagne avrebbero trascorso parte della loro vita e vi sarebbero morti. Il primo documento che attesta l'esistenza di una cappella dedicata ai due santi è del 1110, sebbene sia pressoché certa un'origine molto più antica. La fortuna e l'importanza del santuario e dell'attiguo ospitale era data dal fatto che costituiva una sosta obbligatoria per tutti i pellegrini o i viandanti che percorrevano la via Bibulca tra Emilia e Toscana."
"Nella prima metà del XIII secolo Leopoldo de' Nobili, rettore del santuario dal 1437, diede il via ad una serie di lavori volti restaurare ed ingrandire il complesso che stava attraversando un periodo di decadenza. Nel giugno 1461 Papa Pio II conferì ai fratelli di Leopoldo Cesare e Benedetto il giuspatronato sulla chiesa e l'ospitale. Tredici anni più tardi Jacopo de' Nobili incaricò lo scultore Matteo Civitali di realizzare un tempietto sepolcrale per custodire le reliquie di San Pellegrino[1]. Quest'ultimo manufatto, originariamente collocato nell'abside, fu ultimato nel 1489. "
da Wikipedia.it:
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Rome : S.M.della Pace Church ( arch. Pietro da Cortona )
Riedificata nel 1482 da Faccio Pontelli ,nel 1656 Pietro daCortona ricevette l'incarico da papa Alessandro VII Chigi con questa convessa : Facciata Barocca preceduta da Pronao semicircolare a colonne Doriche binate . In questa chiesa i Chigi avevano una cappella di famiglia con opere di Raffaello ,
Rebuilt in 1682 by Faccio Pontelli , in 1656 Pietro da Cortona received the commission from pope Alexander VII Chigi with this convex : Baroque facade ,preceded bt a semicircular pronao with coupled Doric columns .In this church the Chigi family had a chapel with works of Raffaello .
Il Teatro Olimpico è una delle meraviglie artistiche di Vicenza. Si trova all'interno del cosiddetto Palazzo del Territorio, che prospetta su piazza Matteotti, all'estremità orientale di corso Palladio, principale direttrice del centro storico.
Nel Rinascimento un teatro non è un edificio a se stante - come diventerà di prassi in seguito - ma consiste nell'allestimento temporaneo di spazi all'aperto o di volumi preesistenti; nel caso di Vicenza, cortili di palazzo o il salone del Palazzo della Ragione.
Nel 1580 il Palladio ha 72 anni quando riceve l'incarico dall'Accademia Olimpica, il consesso culturale di cui egli stesso fa parte, di approntare una sede teatrale stabile. Il progetto si ispira dichiaratamente ai teatri romani descritti da Vitruvio: una cavea gradinata ellittica, cinta da un colonnato, con statue sul fregio, fronteggiante un palcoscenico rettangolare e un maestoso proscenio su due ordini architettonici, aperto da tre arcate e ritmato da semicolonne, all'interno delle quali si trovano edicole e nicchie con statue e riquadri con bassorilievi.
La critica definisce l'opera 'manierista' per l'intenso chiaroscuro, accentuato tra l'altro da una serie di espedienti ottici dettati dalla grande esperienza dell'architetto: Il progressivo arretramento delle fronti con l'altezza, compensato visivamente dalle statue sporgenti; il gioco di aggetti e nicchie che aumentano l'illusione di profondità. Il Palladio appronta il disegno pochi mesi prima della sua morte e non lo vedrà realizzato; sarà il figlio Silla a curarne l'esecuzione consegnando il teatro alla città nel 1583.
Dal 1981, la residenza appartiene al patrimonio culturale mondiale dell'UNESCO.
Il palazzo fu costruito su incarico dei vescovi-principi Johann Philipp Franz von Schönborn e sue fratello, Friedrich Karl von Schönborn, suo succesore dal'architetto Balthasar Neumann (1687-1753). Famosa la scala d'onore con una volta priva di sostegno dove il maestro veneziano, Giavanni Battista Tiepolo dipinse il più grande affresco su soffitto del mondo, che simboleggia l'omaggio dei quattro continenti allora conosciuti al vescovo-principe: l'America è rappresentata da una donna pellerosa, adorna di piume e seduta su un coccodrillo, l'Asia da una donna indiana su un elefante, L'Africa da una principessa nera su un cammello e l'Europa è affiancata dai rappresentanti delle arti.
Chiamata anche Cappella Roano si apre nella navata minore di sinistra, con ingresso sulla parete settentrionale. Lo stile barocco è d’ispirazione iberica. A volerne la realizzazione fu realizzato su commissione di Giovanni Roano: l’arcivescovo spagnolo, infatti, era desideroso d’ospitare in uno spazio significativo il Crocifisso ligneo quattrocentesco che la tradizione popolare considerava dono del re Guglielmo. Il prelato, dunque, affidò l’incarico di disegnare l’ambiente al frate cappuccino Giovanni di Monreale. Questi venne poi sostituito dal gesuita Angelo Italia, che portò l’attività a compimento nel 1686.
Le decorazioni interne della Cappella del Crocifisso di Monreale hanno per tema il sacrificio di Cristo. I personaggi, gli episodi biblici e le raffigurazioni allegoriche sono realizzati mediante il trionfo policromo di marmi mischi, colonne tortili, decorazioni a intarsio in marmo e legno. Sulle pareti ci sono raffigurazioni di animali, mostri e puttini. L’elaborato apparato decorativo comprende le Cappelle dei Profeti (con statue raffiguranti i profeti maggiori Daniele, Ezechiele, Isaia, Geremia,) completate intorno al 1688 dai mastri marmorari Giovan Battista Ferrera e Baldassare Pampillonia. Ma non finisce qui.
L’edicola che custodisce il Crocifisso ospita diversi soggetti. Troviamo l’Albero di Jesse e il Precursore con l’agnello e la croce. Nei pilastri le figure allegoriche delle tre Virtù teologali: Fede, Speranza e Carità, accompagnate dai loro simboli. Nel pavimento gli intarsi marmorei raffigurano la scena relativa al profeta Giona e la balena, mentre nel paliotto il Tempio di Gerusalemme realizzato da Salomone secondo il progetto suggerito a Davide. Nel 1692 Antonio Grano affrescò l’ambiente con la Battaglia degli angeli contro Lucifero, opera perduta, e nelle immediate adiacenze, un Cristo deposto, attribuitogli per stile. Luogo di sepoltura per il vescovo committente, la cripta ospita le tombe di alti prelati della diocesi. Oggi l’ambiente è destinato a sede espositiva del Tesoro della basilica. La Cappella del Crocifisso del Duomo di Monreale è un pregevole esempio di barocco siciliano.
Santaurio di San Pellegrino in Alpe (Appennino tosco emiliano, Passo delle radici; confine tra Toscana e Emilia)
"Il santuario dei Santi Pellegrino e Bianco è un edificio di culto cattolico di San Pellegrino in Alpe, località ripartita tra il comune toscano di Castiglione di Garfagnana ed il comune emiliano di Frassinoro (quest'ultima un'exclave). La chiesa, che a sua volta è attraversata dal confine emiliano e pertanto insiste sul territorio sia della provincia di Lucca e che di quella di Modena, è sede della parrocchia omonima della zona pastorale della Garfagnana dell'arcidiocesi di Lucca." Wikipedia.it
"La storia del complesso monumentale affonda le sue radici nella vita leggendaria dei suoi titolari: Pellegrino delle Alpi e Bianco che in queste montagne avrebbero trascorso parte della loro vita e vi sarebbero morti. Il primo documento che attesta l'esistenza di una cappella dedicata ai due santi è del 1110, sebbene sia pressoché certa un'origine molto più antica. La fortuna e l'importanza del santuario e dell'attiguo ospitale era data dal fatto che costituiva una sosta obbligatoria per tutti i pellegrini o i viandanti che percorrevano la via Bibulca tra Emilia e Toscana."
"Nella prima metà del XIII secolo Leopoldo de' Nobili, rettore del santuario dal 1437, diede il via ad una serie di lavori volti restaurare ed ingrandire il complesso che stava attraversando un periodo di decadenza. Nel giugno 1461 Papa Pio II conferì ai fratelli di Leopoldo Cesare e Benedetto il giuspatronato sulla chiesa e l'ospitale. Tredici anni più tardi Jacopo de' Nobili incaricò lo scultore Matteo Civitali di realizzare un tempietto sepolcrale per custodire le reliquie di San Pellegrino[1]. Quest'ultimo manufatto, originariamente collocato nell'abside, fu ultimato nel 1489. "
da Wikipedia.it:
La Chiesa Madre
Nel 1970 Ludovico Quaroni riceve l'incarico per la progettazione della Chiesa parrocchiale di Gibellina sulla sommità di una leggera collina, nel punto più alto del paese. Il progetto è completato nel 1972 insieme a Luisa Anversa. La geometria della chiesa di Gibellina rappresenta una novità, non solo nello schema tipologico dell'edificio e nel suo rapporto con il luogo, ma anche nel linguaggio per le forme architettoniche. Le varie funzioni sono raccolte e distribuite all'interno di un parallelepipedo a base quadrata di circa 50 metri di lato, ulteriormente diviso in moduli e sottomoduli, mentre il centro simbolico e geometrico del monumento è una grande sfera liscia, di cemento che costituisce un riferimento puntuale del sacro. I lavori iniziarono nel 1985.
Il 15 agosto 1994 crolla la copertura del tetto, fortunatamente senza provocare vittime. L'inchiesta ha portato all'invio di avvisi di garanzia per il direttore dei lavori. I lavori di restauro, iniziati nel 2002, sono stati ultimati all'inizio del 2010.
da: it.wikipedia.org/wiki/Gibellina
L'identità perduta di Gibellina
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La “chiesa palla” di Quaroni: troppo moderna, troppo lontana
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Ludovico Quaroni (Roma, 28 marzo 1911 – Roma, 22 luglio 1987) è stato un urbanista, architetto, saggista e docente universitario italiano.
Ha lungamente e profondamente dibattuto in numerose pubblicazioni e attraverso l'insegnamento i principali problemi dell'architettura e dell'urbanistica del suo tempo, sottoponendoli a severa e continua revisione critica.
it.wikipedia.org/wiki/Ludovico_Quaroni
Gibellina (Ibbiddina in siciliano) è un comune italiano di 4 028 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.
Il centro abitato attuale, noto anche come Gibellina Nuova, è sorto dopo il terremoto del Belìce del 1968 in un sito che in linea d'aria dista circa 11 km dal precedente. Il vecchio centro, distrutto dal sisma, è stato abbandonato ed è oggi noto come Gibellina Vecchia.
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Ponte Santa Trinita - Il ponte prende il nome dalla chiesa della Santa Trinità (con l'accento spostato sulla prima sillaba). Il primo ponte in legno, la cui costruzione fu finanziata dal nobile Lamberto Frescobaldi, risale al 1252. Crollato nel 1259 fu sostituito da un ponte in pietra, travolto dall'alluvione del 1333. La ricostruzione si prolungò dal 1346 al 1415, ma una nuova alluvione distrusse nuovamente il ponte nel 1557. Bartolomeo Ammannati ricevette l'incarico da Cosimo I di riscostruire il ponte con un progetto che vide l'aiuto (pare) anche di Michelangelo.L'innovazione strutturale che rese famoso il ponte è la caratteristica linea (detta a manico di paniere nei documenti d'epoca) dell'arcata, un'innovazione anche stilistica manierista; i lavori iniziati nel 1567 furono completati nel 1571. Alle estremità furono collocate nel 1608 le statue delle Quattro Stagioni, in occasione delle nozze di Cosimo II con Maddalena d'Austria. Dopo la distruzione dovuta alla ritirata tedesca del 1944 fu ricostruito tra il 1955 e il 1958 su progetto di R. Gizdulich e dell'ingegner Brizzi, copia fedele del ponte distrutto (dopo lunghe discussioni sulla particolare curva delle arcate). Solo nel 1961 fu recuperata sul fondo del fiume la testa della statua della Primavera, ora ricollocata al suo posto.
A shot in HDR from Piazza Saffi in Forlì.
From wikipedia:
Alla fine di luglio 1930 il governo Mussolini dispose l'edificazione di vari uffici postali centrali, tra cui quello di Forlì. Il Ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano incaricò per il progetto e la direzione artistica dei lavori l'ingegnere architetto Cesare Bazzani (1873-1939), accademico d'Italia e noto progettista di numerosi edifici istituzionali, compresi diversi palazzi postali (Imperia, San Remo, Faenza, Ascoli Piceno, Macerata, Terni, Viterbo, Rieti, Pescara, Taranto, ecc.).
[...]
Il Palazzo delle Poste e dei Telegrafi è ritenuto uno degli edifici forlivesi più ricchi, sotto il profilo figurativo e dell'alto artigianato artistico, nonostante le numerose perdite conseguenti agli eventi politici e bellici. Parecchi sono gli artisti che hanno operato nell'ambito della realizzazione del fabbricato: l'architetto e scultore Roberto de Cupis, gli scultori Bernardo Morescalchi, Ugo Savorana e Mario Miserocchi, lo stuccatore Francesco Moschini, il pittore Giovanni Marchini.
Osservando il prospetto principale del palazzo sono visibili diverse opere in travertino: due stemmi del Comune di Forlì posti sulle colonne d'angolo del portico, una testa alata raffigurante Mercurio, collocata in corrispondenza del concio di chiave dell'arcata centrale ed uno stemma sovrastante il balcone principale. Quest'ultimo in origine era posto fra due fasci littori e recava l'emblema sabaudo sormontato dalla corona reale. Due fasci littori, collocati originariamente al centro del paramento bugnato delle colonne d'angolo del portico, furono rimossi a seguito della caduta del regime. Due grandi fasci littori erano collocati in corrispondenza delle arcate anteriori delle torri all'inaugurazione del palazzo.
Due sculture bronzee, raffiguranti l'aquila romana, sormontano le colonne in travertino-granito poste lateralmente al palazzo. Tali sculture sostituirono dopo circa un anno le aquile in travertino presenti all'inaugurazione dell'edificio. Queste ultime risultano attualmente depositate presso l'area esterna di un centro sportivo ubicato in Via Campo di Marte. Le aquile bronzee sono state restaurate nel 2001. Di entrambe le opere non è certa l'attribuzione.
La Basilica di Santa Maria Maggiore è una chiesa di Ispica (RG), Sicilia, costruita dopo il terremoto del 1693 che sconvolse la Sicilia orientale.
Costruita immediatamente dopo il terribile terremoto del 1693 che sconvolse la Sicilia orientale in quanto si sentì il bisogno di un luogo dove ospitare il simulacro del Santissimo Cristo alla Colonna, miracolosamente scampato alla distruzione della vecchia chiesetta presente alla Cava Ispica. Infatti si scelse di edificare per prima la cappella del Santissimo Cristo con le pietre della vecchia chiesa. Con gli anni l'edificio iniziò ad ampliarsi. Nel 1696 risultano già completati, oltre all'altare del Santissimo Cristo alla Colonna, anche l'altare maggiore, dedicata a santa Maria Maggiore e quelli di sant'Anna e san Corrado. Nella prima metà del settecento i lavori continuarono sotto la guida dell'architetto netino Rosario Gagliardi portandoli a termine intorno al 1725.
Nel 1727 un altro sisma fece cadere la navata destra, tutto il tetto e parte della cupola e i lavori ripresero continuando per altri trent'anni, dove nel frattempo si curava l'ornamento della chiesa e l'esterno. Infatti Nel 1749 Vincenzo Sinatra portò a termine il loggiato, di forma semiellittica su modello del colonnato del Bernini a San Pietro, e fra il 1750 ed il 1761 il palermitano Giuseppe Gianforma completò gli stucchi. Infine il marchese di Ispica Francesco Saverio Statella decise di dare l'incarico di dipingere l'intera chiesa con immagini del nuovo e dell'antico testamento ad uno dei pittori di spicco del settecento in Sicilia, il pittore Olivio Sozzi. Egli non terminò l'opera in quanto morì nel 1765 cadendo da un'impalcatura allestita nella Cappella dell'Assunta. Il 19 giugno 1763 la chiesa fu consacrata da Giuseppe Antonio de Requisenz, arcivescovo di Siracusa, quale unica basilica del Comune. Nel 1768 Vito D'Anna dipinse il quadro oggi presente nell'altare maggiore.
Grazie all'insieme di pitture e affreschi, considerati importanti per la storia della pittura in Sicilia, il 24 febbraio 1908 la basilica fu eretta a monumento nazionale. Oggi l'intero organico di affreschi è considerato uno dei grandi capolavori pittorici del diciottesimo secolo in Sicilia tanto che una bozza del quadro centrale raffigurante il nuovo e il vecchio testamento è presente al Louvre di Parigi.
Madrid - Plaza Mayor
Le origini della piazza risalgono al XV secolo, quando alla confluenza dei caminos (oggigiorno calles) di Toledo e Atocha, ai confini della città medievale, si celebrava in questo luogo, conosciuto come Plaza del Arrabal, il mercato principale della città, in cui vi era una prima zona porticata, per regolare il commercio nella piazza.
Nel 1580, dopo aver trasferito la corte a Madrid nel 1561, Filippo II diede l'incarico di rimodellare la piazza a Juan de Herrera, e cominciò la demolizione delle casas de manzanas dell'antica piazza quello stesso anno. La costruzione del primo edificio della nuova piazza, la Casa de la Panadería, cominciò nel 1590 ad opera di Diego Sillero. Nel 1617, Filippo III, incaricò la prosecuzione dei lavori a Juan Gómez de Mora, che li avrebbe conclusi nel 1619.
Nei commenti una visione panoramica
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PS: Mi scuso con gli amici e i visitatori, ma sono costretta a venirvi a trovare solo un po' per volta ...
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E’ ufficiale Parigi ospiterà le Olimpiadi del 2024 e le permetterà di festeggiare in maniera speciale i 100 anni trascorsi dalle ultime Olimpiadi ospitate, quelle del 1924. Per la "Ville Lumière" si tratta del terzo incarico, visto che a Parigi vennero organizzati anche quelli del 1900.
I bastioni dell’omonima fortezza sovrastano il minuscolo paesino di Verrucole, nascosto tra le boscose colline della Garfagnana.
Edificata verso il 1100, la fortezza nei secoli subì diversi ampliamenti e rimaneggiamenti. Il suo aspetto attuale risale circa alla metà del 1500, quando parte della Garfagnana era sotto il dominio della famiglia d’Este di Ferrara. Di lei si occupò anche il poeta Ludovico Ariosto che dal 1522 al 1525 ebbe l’incarico di commissario della regione.
lago Maggiore, Italy
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Una strana amicizia, quella tra me e il Maggiore.....nata quasi per caso da un'occhiata,rafforzata dal lockdown e da continui "contatt"i di lavoro....ma le cose belle della vita sono sempre inattese ed improvvise, se si sa coglierle.
Alla mia amica/collega che durante il mio delirante incarico in pandemia, mi ha simpaticamente chiamata "maggiore capo" e al mio aver vinto la paura del lago, tanto da aver passato il poco tempo libero estivo a nuotare in acque libere.
Il campanile del Duomo di Messina contiene al suo interno l'orologio meccanico e astronomico più grande e complesso che esista al mondo. Progettato dalla ditta Ungerer di Strasburgo per incarico dell'Arcivescovo dell'epoca Mons. Angelo Paino, fu inaugurato il 15 agosto 1933.
A mezzogiorno un complesso sistema di contrappesi, leve e ingranaggi consente che le statue di bronzo dorato, collocate nella facciata prospiciente la piazza, si muovano.
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