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Sulla vasta sponda del Mediterraneo del Sud si è mossa la nuova gioventù, fresca maggioranza del mondo a scuotere l'anzianità incallita al potere. Ne pretende le irrevocabili dimissioni. Si è fatta ammazzare per il diritto di essere libera. Un'ondata di questa gioventù ricade sulle nostre sponde. E' tutta coetanea di se stessa, è schiuma alzata dalla rivolta quando è mareggiata e scavalca dighe e moli.
Lampedusa riapre la sua porta del Sud, sbarrata dopo la trovata fuorilegge dei respingimenti in mare. L'isola in entroterra ha un deposito di imbarcazioni accatastate. Sono le carcasse dei barconi da viaggio, l'ultimo contenitore dei dadi della vita giocata testa o croce. Sono reliquie delle migrazioni, il museo unico al mondo che l'isola non sa di possedere.
Non sono clandestini, la rivolta dalla quale si staccano ha dato a tutti loro un riconoscimento politico. In verità non esistono i clandestini, sono un'invenzione della paura, un'allucinazione del potere. Sono naufraghi da tirannie al collasso, spaesati dalla forza della necessità. Sono i coraggiosi sulle rotte sommarie indicate dall'ultima stella del Carro. Sono i semi gettati lontano dall'albero avvolto dalle fiamme. Cercano terraferma. Vengono dal mare, il solo confine legittimo, autorizzato dalla geografia. Non sono clandestini, non appartengono a un clan. Sono destini, affidati a onde e sponde.
(Erri De Luca su Vanity Fair n° 8/2011)
PISA... La storia...
foto N°3: albero in silhouette.
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PRIMA UNA RIFLESSIONE
Cari amici,
più si va avanti e più mi rendo conto di quanto sia difficile raccontare il passato.
Quante lotte, quanti sogni infranti in nome della libertà e dell'onore.
Siamo passati in un lampo allo scoccare del fatidico "ANNO 1000" D.C.
Per alcuni catastrofisti di mestiere "l'anno finale".
Per Pisa guarda un po'... l'inizio d'un trionfo dietro l'altro.
Crebbe così tanto da sembrare agli occhi di tutti invincibile.
Senza esagerare,
devo ammettere che è stato il periodo storico più fulgido per la città.
L'apoteosi assoluta del potere, un misto di genio e fortuna,
portò Pisa e la sua gente sulla vetta del mondo antico.
A questo punto potremmo ubriacarci con mille battaglie vinte,
con riconoscimenti a destra ed a manca.
Non è questo quello che desidero.
Invece...
M'interessa far capire a chi non osa mai, che credendoci,
puoi lottare contro qualsiasi difficoltà.
Per carità puoi anche perdere ma devi farlo comunque,
chi non lo fa è già morto, almeno dentro.
Ma come, non ci racconti niente delle vestigia dei tuoi avi?
Ogni battaglia vinta CONTRO qualcuno,
inevitabilmente è una sconfitta per l'altro,
se ci pensate bene lo è anche per te stesso.
Ho superato questa avidità tipica dell'uomo che non si accontenta mai, e continua ancor oggi a disseminare il pianeta di bombe e soprusi.
E' per questo che non mi metterò a fare un'elenco di città conquistate, le potete cercare sulla rete o sui libri di storia.
Ho in mente un'altro tipo di battaglia.
Allora era così... quello che mi manda in bestia è che accade oggi, ed è molto peggio di secoli fa.
La storia dice questo, non posso cambiarla.
Noi Pisani siamo stati spietati, feroci, ladri e subdoli approfittatori.
Una cosa posso farla,
chiedere scusa a tutti coloro ai quali abbiamo fatto del male.
Lo so... è poca cosa... ma è quello che ho nel cuore.
Ad onor del vero, siamo stati chiamati spesso a difendere il valore della libertà, allora perfino i papi combattevano.
Figurarci dei mercanti incalliti come i Pisani.
Forse mi tirerò addosso aspre critiche,
in particolare da qualche Pisano DOC,
ma odio così tanto la guerra, da dover condannare qualsiasi atto di ostilità contro un proprio simile.
Ed allora, per esempio scusa a Palermo, città splendida che amo, alla quale abbiamo depredato i primi marmi per la costruzione di Piazza dei Miracoli.
Scusa alla piccola cittadina Africana di Mahdyia con le cui pietre abbiamo tirato su, in parte, l'antica chiesa di San Sisto.
Mi fermo qui, l'elenco è lunghissimo come potete immaginare,
a chi giova andare avanti?
Credo mi avete capito.
Ho voluto fare questa parentesi per sgombrare ogni più piccola ipotesi di dubbio.
Amo in modo viscerale la mia Pisa,
ma so essere obiettivo quando il momento lo esige.
C'è un'aspetto però che voglio salvare dall'eccessiva severità nei confronti dei mie avi,
ed è questo spirito d'avventura tipico di noi Italiani,
mai domi e pieni d'inventiva.
Gente di mare e volendo, sempre aperta a qualsiasi novità e popolo che ha incontrato.
Il commercio è veicolo di conoscenza, di scambio culturale.
Questo è certo.
E' viaggiando che sono diventato ricco... no,
non è quel pensate,
non ho vinto la lotteria Italia,
potete rimanere al calduccio, niente regali.
Parlo dell'acquisizione interiore della bellezza del mondo, dovunque mi sono recato.
Credetemi,
è un'inestimabile tesoro che nessuno potrà mai togliermi.
Beh la chiudo qui... dovreste conoscermi... ogni tanto "sbotto".
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© La foto e il testo sono di esclusiva proprietà dell'autore, Stefano Paradossi, che ne detiene i diritti e ne vieta qualsiasi utilizzo da parte di terzi.
© The photo and the text are of exclusive property of the author, Stefano Paradossi, who owns the rights and prohibits any use by third parties.
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Da vespista incallito amo mettermi faccia a faccia con...
la Vespa °°°°° As an inveterate Vespa rider, I love to get face to face with ... "VESPA" (wasp)
HYMENOPTERA > Vespidae:
Polistes dominula
Parco Ambientale delle Gualchiere di Remole (FI) 24.07.2022
Canon R5 + Canon RF 100mm f/2.8L Macro IS USM
f/16 - 1/1250 sec - iso 800 + flash
.......amara e bella.......
I took this photo yesterday to the homie EGØ FUM PΛPΛ. He's producing crazy music, check it here!
Have a sweeeeet weekend <3
Due giovani monaci studiavano in seminario, ed entrambi erano incalliti fumatori.
Il loro problema era: "Posso fumare mentre prego?"
Non riuscendo a risolverlo, decisero di rivolgersi ai loro superiori. Più tardi, uno chiese all'altro che cosa gli avesse detto il superiore.
"Sono stato rimproverato aspramente solo per aver parlato del fatto", disse il primo. "Ed il tuo superiore, cosa ti ha detto?".
"Il mio fu molto compiaciuto", disse il secondo. "Mi ha detto che facevo benissimo. Ma dimmi, che domanda gli ha fatto?"
"Gli ho chiesto se posso fumare mentre prego."
"Te la sei voluta tu. Io gli ho chiesto: posso pregare mentre fumo?"
JENNA HIGH-END MODEL
I'm a petite, busty young woman with long blonde hair and bright brown eyes.
I've been a dancer all my life and I've always loved every form of it.
When I grew old enough to notice the seductive pull of my movements and the
beauty of my body, I became an exotic dancer.
I still keep a pole in my living room so I won't ever forget the skills I learned there.
And, of course, to keep the tone, gorgeous shape my body has taken.
I'm a very outgoing, passionate, and positive person.
I love to meet new people and have exciting new experiences.
I enjoy going out to shows or dinner and of course, going shopping.
I am available for outcalls and nights of fun on the town.
Discover the real girlfriend experience with a stunning girl.
Contact me today, I promise you the best time of your life
XoXo,
Jenna
W A R D R O B E :
as you want
UNIFORMS :
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Secretary
Selection of shoes and boots
Sexy underwear for all tastes and desires
Hi guys,
It's been a long time again. The pandemic has changed
my life in a few ways; rather it has turned my life upside down. That's why I couldn't post anything last year.
There were many months without dance training, almost no events, but still a lot of work.
Nobody really knows what's to come....
Anyway, I hope you're all doing well.
To be honest: I miss the training, the dancing and
I MISS YOU!!!!!
Take care of yourselves and stay healthy.
❤️ALL MY LOVE❤️
Jenna 💋☀️😊
lei non voleva farsi fotografare... poi quando ha visto che l'obiettivo quasi la puntava mi ha fatto questo sorrisone qui, ha sorriso con gli occhi, non solo con la bocca.
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Oggi Gio non ha tempo, molti sono i suoi impegni, sono io a presentare un nostro lavoro a quattro mani e due menti.
Veramente è così.
Nasce un giorno la necessità di tirare fuori quel libro dalla nostra libreria, era da diverso tempo che c'era stato regalato da un amico .
Sapeva che eravamo lettori incalliti ed insieme ad una bottiglia di vino, una sera lo lasciò a noi, in modo carino lo mise tra i nostri libri…
Noi poi dovemmo partire per alcuni impegni.
Postò una foto Gio con un messaggio ad una amica, facendo un riferimento ad un altro libro.
Così che Donatella lo illuminò lasciandogli un commento.
Mi chiese se mi ricordavo dove era : “troppo forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer.
Glielo portai, cominciò a leggere, come aveva fatto Donatella.
Queste sono le sue parole :
Non posso non fare un altro riferimento a quello che penso essere il libro più bello, che io, in anni e anni di letture, abbia mai letto.
Credo sia il mio libro preferito.
Ho compreso cosa sia l’elaborazione di un lutto, e vista da un bambino di soli nove anni.
Un bambino speciale, in qualche altro lettore ha innescato l’idea di un bimbo affetto da una qualche sindrome, questo però nel libro non è riscontrabile.
Un bambino comunque diverso da qualsiasi altro.
Il tema del disastro delle torri gemelle è toccato in modo sereno, fatto che si comprende in modo diverso, si può capire ciò che ha sentito un bambino americano che ha perso il padre.
Il libro non è come gli altri, l’impaginazione e le grafiche sono alquanto inusuali, nel contesto è coinvolgente ed esprime la natura di questo figlio alla ricerca di un ultimo saluto lasciato dal padre.
Come potrei non fare un regalo a voi : Leggetelo!
TROPPO FORTE,Incredibilmente vicino.
Grazie Donatellla
Gio
Questo ciò che penso io :
Quel che penso io è che tutti dovrebbero leggerlo, quasi l’ho sfilato di mano a Gio sull’ultima parola, quel che mi ha convinto era per come lui lo leggeva.
Gio lo vedo leggere spesso,lui alla tv vede solo le notizie e le partite di calcio.
Questo libro lo leggeva piano, come a volerlo non sciupare, si arrabbiava se volevo vederlo e sfogliarlo prima. Qui aveva ragione, in fondo guardarlo superficialmente e sfogliarlo per vedere solo le foto, toglie sorprese e storia.
E’ doloroso a volte, ma teneramente consola e non toglie speranze.
Donatella, Gio ti aveva promesso di dire ciò che pensava del libro.
Oggi ti dico cosa penso anch’io.
(Leggetelo tutti) Grazie Donatella
Gab
Storcendo il naso, la monolitica macchina elettorale del Pd ha votato per il partito di Renzi, sebbene i bocconi amari inghiottiti per le primarie non li abbia ancora digeriti. Nei momenti critici l’Umbria rossa regge quasi sempre la botta. In una delle tante piazze in attesa degli apparentamenti, tra un panino di porchetta e un bicchiere di Champagne, abbiamo sentito dire che la gioia per la sconfitta di Grillo è superata solo dal dispiacere perchè non ci sarà più nessuno a spaventare questa gente. Tale è il sentimento generale che aleggia in Umbria. Il partito della protesta si è drasticamente indebolito, è vero. Gli altri "protestanti" – non parliamo dei seguaci di Martin Lutero e di Calvino – si sono acquattati dentro il recinto dei vincenti. Chi è stato in grado di soppesare le realtà composite dei territori, dall’Unità ad oggi, i legnosi confini politici, geografici e ideologici di questa regione, non ha vacillato più di tanto. I nostri incalliti campioni di buona amministrazione hanno tremato, ma solo per poco. Cosa vuoi che sia qualche piccola scossa per gente che ha fondato le proprie fortune sul terremoto? Ci ritroviamo punto a capo? Sì, ma con la certezza che niente sarà più come prima. Le giovani promesse allo sbaraglio, bruciate al fine di guadagnare consensi, sono solo fumo negli occhi. Chi decide è sempre lo zoccolo duro che, bene o male, ha scritto la storia di questa regione. Siparietto. Sarebbe meglio tenere d’occhio il vivaio, piuttosto che i curricula appassiti dei vecchi trombati. Anche perché chi ci assicura che l’hashtag #VinciamoPoi sia solamente uno sfottò lanciato su Twitter? La schiacciante supremazia dei numeri non mette al riparo dalle lacerazioni, dai contrasti tra i renziani della prima ora e i renziani pervenuti. Lo scenario politico è fluido come lo Champagne versato nelle piazze a contrastare l’aglio delle porchette. Peccato per la miseria che spinge molti a mettersi in fila alla Caritas per un piatto di minestra. Eppure il dato elettorale dimostra che in Umbria il Pd è un partito “in forma”. Un un partito che alle elezioni europee ha incassato un ragguardevole consenso “grazie al messaggio di Renzi sul voto alla speranza e non alla rabbia” e che ora, dopo aver riconquistato al primo turno molti comuni sotto i quindici mila abitanti, si appresta ad affrontare serenamente i ballottaggi, come fa sapere il suo segretario regionale Leonelli. Non tutto è facile quel che sembra facile. Al precedente corollario dovremmo apportare alcune correzioni. Le regionali sono dietro la porta. La presidente Marini non può certo definirsi una sostenitrice del giovin signore fiorentino. Si dovrà poi fare i conti con il conservatorismo perugino, con i mal di pancia folignati, con i problemi ternani, con la soppressione non più rinviabile delle Province, con l’accorpamento di alcuni Comuni, con la leadership di Bocci (i tanto vituperati democristiani continuano a dare lezioni di politica) e con le mille altre promesse non più rinviabili fatte da Renzi. Per reggere la botta questa volta ci vuole bene altro, dato che scarseggiano le poltrone su cui ci si era abituati a spalmare le ormai cedevoli chiappe. Spolpata anche l'ultima porchetta saranno dolori, perfino con Grillo in pensione anticipata. Beata umbritudine, umbra beatitudine.
Giovanni Picuti
giovanni.picuti@alice.it
dal Corriere dell'Umbria del 29.5.2014
news.deadend.sl/2014/03/28/whore-couture-for-the-seasoned...
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Outfit - dollle, Unbuttoned Loose Skirt & Loose Underwear (@WCF3)
Watch - Mandala, Sitennoah
Bangle - MG
Rings - MG, Love Heart & Roho
Nails - Mandala
Lips - Pink Acid, Overly Done Fake Lips, Syrup Jam (@WCF3)
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Picture by Bear
Lei è Fiorenza.
È una viaggiatrice incallita e una cantastorie.
Sedere insieme a lei significava ritrovarsi a riposare su un battello in Amazzonia tra un telo d'amaca e troppe zanzare.
Non rifiutava la colazione e non cenava mai. Diceva di dover tenere il suo stomaco il più preparato possibile contro la vendetta di Monte Zuma.
Mi avvertiva sempre, con amore. Mi tamburellava l'indice sulla spalla per poi offrirmi una dritta.
Parlava per simpatiche stramberie e parabole sciolte.
Mi diceva che porta sempre con sé il passaporto di suo marito. Lo tiene dentro un portafogli marrone, felicemente solo in uno degli scomparti.
Vuole che viaggi ancora con lei.
Lui lavorava nell'industria del legno, ma di capacità matematiche ne aveva poche.
Lei ha lavorato nella prima azienda della penicillina ed era diventata la contabile di suo marito.
Lui lavava i piatti e lei si occupava di far i conti della casa.
"La pazienza è la virtù dei forti"
e lo diceva raccogliendosi le mani e alzando il mento per tener su la montatura scura. Poi di scuro lei non aveva niente.
Indossava sempre qualche indumento rosa. Quel giorno si trattava della camicetta.
La confusione non le piaceva o perlomeno non le piaceva più.
Era bello guardare insieme a lei, ci si lasciava manovrare lo sguardo volentieri. Si divertiva a far da regista, anche se era una maestrina, di quelle dolci, che ti parlano del rosso chiacchierando di mele e scarpette laccate.
Ti indicava e poi spiegava. Poteva essere una storia vecchia come una storia nuova. Non vi si buttava a capofitto, era tanto prudente. Doveva solo ripescare.
”Non c'è stato bisogno di andare in piazza. La piazza mi è passata davanti".
Concluse così quando la guida le chiese perché non avesse voluto fare un giro del mercato. Era pressante. Lo giudicava pressante.
Guardava la confusione con occhio truce dietro il paio d'occhiali.
Con tutto quel mal di schiena non poteva farlo di certo e lei sapeva che lui lo sapeva. Così pensava.
Si reputavano spesso irritanti. Si lanciavano ordigni dagli occhi. Per fortuna avevano due bei vetri spessi a parare i colpi. Li aiutavano a nascondere qualche animo cattivo col proprio filtro quotidiano.
Lei non azzeccava mai il suo nome - poteva diventare arabo, francese e nome femminile e con l'accento sulla "a" - ma azzeccava le situazioni.
Le bastava un'occhiata per far diventare personaggio di racconti una grande e grossa porta scura dai colori così sfacciati da richiamarti dentro solo per capriccio, o degli uomini con degli strani bozzi sulla guancia, dovuti a chissà quale particolare erba masticata, così, per moda.
Più era grande il bozzo più si era benestanti.
Nello Yemen si faceva così, diceva.
Era un buon motivo per camminare con una guancia rigonfia.
Un mondo di muti che soffiano troppo. Spiritosi.
Dava un'occhiata e afferrava ricordi da mettere insieme con i giusti ricami, da un anno all'altro e da un attimo all'altro.
Lei aveva afferrato me e io avevo afferrato lei.
Sole alla valle
e sole alla collina
per le campagne
non c'è più nessuno
Addio addio amore
Io vado via
Amara terra mia
Amara e be..e..e..e..lla
Cieli infiniti
e volti come pie..e..tra
mani incallite ormai
senza speranza
Addio Addio Amore
Io vado via
Amara terra Mia
Amara e be..e..e..e..lla
Tra gli uliveti è nata
già la luna
Un bimbo piange allatta
un seno magro
Addio Addio Amore
Io vado via
Amara Terra mia
Amara e be..e..lla.
Amara e be..e..lla.
D. Modugno
di Domenico Modugno:
Amara terra mia
Sole alla valle, sole alla collina, per le
campagne non c'è‚ più nessuno.
Addio, addio amore, io vado via,
amara terra mia, amara e bella...
Cieli infiniti e volti come pietra, mani
incallite ormai senza speranza.
Addio, addio amore, io vado via,
amara terra mia, amara e bella...
Fra gli uliveti ‚ è nata già la luna, un bimbo
piange, e allatta un seno magro.
Addio, addio amore, io vado via,
amara terra mia, amara e bella...
Travolti da insoliti (clan)destini
Sulla vasta sponda del Mediterraneo del Sud si è mossa la nuova gioventù, fresca maggioranza del mondo a scuotere l'anzianità incallita al potere. Ne pretende le irrevocabili dimissioni. Si è fatta ammazzare per il diritto di essere libera.
Un'ondata di questa gioventù ricade sulle nostre sponde. E' tutta coetanea di se stessa, è schiuma alzata dalla rivolta quando è mareggiata e scavalca dighe e moli.
Lampedusa riapre la sua porta del Sud, sbarrata dopo la trovata fuorilegge dei respingimenti in mare. L'isola in entroterra ha un deposito di imbarcazioni accatastate. Sono le carcasse dei barconi da viaggio, l'ultimo contenitore dei dadi della vita giocata a testa o croce. Sono reliquie delle migrazioni, il museo unico al mondo che l'isola non sa di possedere.
Non sono clandestini, la rivolta dalla quale si staccano ha dato a tutti loro un riconoscimento politico. In verità non esistono clandestini, sono un'invenzione della paura, un'allucinazione del potere. Sono naufraghi da tirannie al collasso, spaesati dalla forza della necessità. Sono i coraggiosi sulle rotte sommarie indicate dall'ultima stella del Carro. Sono i semi gettati lontano dall'albero avvolto dalle fiamme. Cercano terraferma.
Vengono dal mare, il solo confine legittimo, autorizzato dalla geografia.
Non sono clandestini, non appartengono a un clan.
Sono destini, affidati a onde e sponde.
Erri De Luca
Ciao, Chicago!
Se là fuori c'è ancora qualcuno che dubita che l'America sia un luogo dove tutto è possibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri Fondatori sia vivo nella nostra epoca, che ancora mette in dubbio la forza della nostra democrazia, questa notte è la vostra risposta.
È la risposta data dalle file di elettori che si estendevano intorno alle scuole e alle chiese, file mai viste prima da questa nazione, è la risposta che hanno dato le persone che hanno aspettato tre, quattro ore, molti per la prima volta in vita loro, perché erano convinti che questa volta doveva essere diverso, che la loro voce poteva fare la differenza.
È la risposta pronunciata da giovani e vecchi, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, gay, etero, disabili e non disabili: americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati semplicemente un insieme di individui o un insieme di Stati rossi [Repubblicani] e Stati blu [Democratici]: noi siamo e saremo sempre gli Stati Uniti d'America.
È la risposta che ha spinto quelli che per tanto tempo, da tanta gente, si sono sentiti dire che dovevano essere cinici, spaventati, scettici su quello che possiamo fare, sulla possibilità di mettere le mani sul corso della storia e piegarlo in direzione della speranza di un giorno migliore. Ci ha messo molto ad arrivare, ma questa notte, grazie a quello che abbiamo fatto in questa giornata, in queste elezioni, in questo momento storico, il cambiamento è arrivato in America.
Poco fa ho ricevuto una telefonata estremamente gentile da parte del senatore McCain. Il senatore McCain si è battuto a lungo e con convinzione in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con ancora più convinzione per il paese che ama. Ha sopportato sacrifici per l'America che la maggior parte di noi non riesce neppure lontanamente a immaginare. Tutti abbiamo beneficiato dei servizi resi da questo leader valoroso e altruista. Gli faccio le mie congratulazioni, faccio le mie congratulazioni alla governatrice Palin per tutto quello che hanno saputo fare, e spero veramente di poter lavorare insieme a loro nei mesi a venire per rinnovare le promesse di questa nazione.
Voglio ringraziare il mio compagno di viaggio in questa avventura, un uomo che si è impegnato nella campagna con tutto il suo cuore e ha dato voce agli uomini e alle donne con cui è cresciuto nelle strade di Scranton e con cui ha affrontato il viaggio sul treno verso casa in Delaware, il vicepresidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden.
E non sarei qui stanotte senza l'incrollabile supporto di quella che è stata la mia migliore amica negli ultimi 16 anni, la roccia della nostra famiglia, l'amore della mia vita, la prossima first lady della nazione, Michelle Obama.
Sasha e Malia, vi amo tutte e due, più di quanto possiate immaginare, e vi siete guadagnate il nuovo cucciolo che verrà con noi alla Casa Bianca.
E anche se non è più con noi, so che mia nonna sta guardando, e con lei la mia famiglia, che mi ha reso quello che sono. Sento la loro mancanza stanotte, e so che il debito verso di loro è incommensurabile.
A mia sorella Maya, a mia sorella Auma, a tutti i miei fratelli e sorelle, grazie mille per il sostegno che mi avete dato. Vi sono grato.
E al direttore del mio staff elettorale, David Plouffe, l'eroe ignoto di questa campagna, che ha saputo costruire quella che credo sia stata la migliore campagna elettorale nella storia degli Stati Uniti d'America, al responsabile della strategia, David Axelrod, che è stato accanto a me per ogni passo di questo cammino, al migliore team elettorale mai messo insieme nella storia della politica: voi avete reso possibile tutto questo e io vi sarò per sempre grato per quello che avete sacrificato per riuscirci.
Ma soprattutto non dimenticherò mai a chi appartiene veramente questa vittoria. Appartiene a voi. Appartiene a voi.
Non sono mai stato il candidato più probabile per questo incarico. Quando abbiamo cominciato avevamo pochi soldi e pochi appoggi. La nostra campagna non è stata architettata nei corridoi di Washington: è partita dai cortili di Des Moines, dai salotti di Concord, dalle verande di Charleston. È stata costruita da lavoratori e lavoratrici che hanno attinto ai loro magri risparmi per versare 5, 10, 20 dollari per la causa. È diventata forte grazie ai giovani che hanno rigettato il mito dell'apatia della loro generazione, che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per fare lavori che promettevano pochi soldi e poche ore di sonno. Ha attinto forza da quelle persone non più così giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo soffocante per andare a bussare alla porta di perfetti estranei, e da quei milioni di americani che hanno lavorato come volontari e hanno coordinato, e che hanno dimostrato, più di due secoli dopo, che un governo del popolo, dal popolo e per il popolo è ancora possibile. Questa è la vostra vittoria.
Io so che non avete fatto tutto questo solo per vincere un'elezione, e so che non lo avete fatto per me. Lo avete fatto perché siete consapevoli dell'enormità del compito che abbiamo davanti. Perché anche se stanotte festeggiamo, siamo consapevoli che sfide che ci aspettano saranno le più impegnative della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche mentre stiamo qui stanotte, sappiamo che ci sono americani coraggiosi che percorrono i deserti dell'Iraq e le montagne dell'Afghanistan rischiando la loro vita per noi. Ci sono madri e padri che rimangono svegli dopo che i loro figli sono andati a dormire e si domandano come riusciranno a rimborsare il mutuo, a pagare i conti dei medici o a risparmiare abbastanza per poter mandare i figli all'università.
Ci sono nuove energie da radunare, nuovi posti di lavoro da creare, nuove scuole da costruire e minacce da affrontare, alleanze da risanare.
La strada che ci aspetta sarà lunga. La pendenza sarà ripida. Forse non ci arriveremo in un anno e nemmeno nell'arco di un mandato, ma, America, io non sono mai stato tanto fiducioso come questa notte che ci arriveremo. Ve lo prometto: noi, come popolo, ci arriveremo.
Ci saranno ostacoli e false partenze. Molti non concorderanno con tutte le decisioni che prenderò come presidente, e sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre sincero con voi sulle sfide che dovremo affrontare. Vi starò a sentire, specialmente quando non saremo d'accordo. E soprattutto vi chiederò di prendere parte all'opera di ricostruzione di questa nazione nell'unico modo che l'America abbia mai conosciuto nei suoi 221 anni di storia: una casa sull'altra, un mattone sull'altro, una mano incallita dalla fatica sull'altra.
Quello che è cominciato 21 mesi fa in pieno inverno non può finire in questa notte d'autunno. Questa vittoria da sola non rappresenta il cambiamento che cerchiamo: è soltanto l'occasione per noi di realizzare quel cambiamento.
E questo non accadrà se torneremo a com'erano le cose un tempo. Non accadrà senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, un nuovo spirito di sacrificio. E allora creiamo un nuovo spirito di patriottismo, di responsabilità, dove ognuno di noi decide di buttarsi nella mischia e impegnarsi di più, e di occuparci non solo di noi stessi ma gli uni degli altri.
Ricordiamoci che se questa crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa, questo qualcosa è che Wall Street, la grande finanza, non può prosperare se Main Street, l'uomo della strada, patisce. In questo paese, ci alziamo o cadiamo come un'unica nazione: come un unico popolo.
Resistiamo alla tentazione di ricadere nella vecchia faziosità, meschineria e immaturità che avvelena da così tanto tempo la nostra vita politica. Ricordiamo che fu un uomo di questo Stato il primo a portare il Partito repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia nei propri mezzi, della libertà individuale e dell'unità nazionale. Questi sono valori che tutti condividiamo. E se questa notte il Partito democratico ha riportato una grande vittoria, lo facciamo con una parte di umiltà e con la determinazione a sanare le fratture che hanno ostacolato il nostro progresso.
Come disse Lincoln a una nazione molto più divisa della nostra: «Noi non siamo nemici, ma amici: la passione può aver messo a dura prova i nostri legami, ma non deve spezzarli». E a quegli americani di cui ancora devo conquistarmi il sostegno dico: stanotte non ho conquistato il vostro voto, ma ascolto la vostra voce, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente.
E a tutti coloro che stanotte ci stanno guardando da altri paesi, da regge e parlamenti fino a coloro che stanno stretti intorno a una radio negli angoli più dimenticati del pianeta, dico: le nostre storie sono individuali, ma il nostro destino è comune e una nuova alba di leadership americana è a portata di mano. A coloro che vorrebbero distruggere il mondo dico: noi vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e sicurezza dico: noi vi sosterremo. E a tutti coloro che si sono chiesti se il faro dell'America splende ancora come un tempo dico: questa notte vi abbiamo dimostrato una volta di più che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dalla protata della nostra ricchezza, ma dalla forza costante dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e invincibile speranza.
Questo è il vero talento dell'America, il fatto che l'America può cambiare. La nostra unione può essere perfezionata. E quello che abbiamo già ottenuto ci dà speranza per quello che possiamo e dobbiamo ottenere domani.
In queste elezioni ci sono state molte novità assolute e molte storie che verranno raccontate per generazioni e generazioni. Ma una storia che ho in mente stanotte è quella di una donna che è andata a votare ad Atlanta. Assomiglia in tutto e per tutto ai milioni di altri individui che si sono messi in fila per far sentire la loro voce in queste elezioni, tranne che per un aspetto: Ann Nixon Cooper ha 106 anni.
Ann Nixon Cooper è nata appena una generazione dopo la fine della schiavitù: un'epoca in cui non c'erano macchine per le strade o aerei nei cieli; un'epoca in cui una come lei non poteva votare per due ragioni, perché era una donna e per il colore della sua pelle. E questa notte penso a tutto quello che ha visto nel corso del secolo che ha vissuto in America: l'angoscia e la speranza, la lotta e il progresso, i tempi in cui ci dicevano che non potevamo farcela e le persone che hanno tirato avanti fondandosi su quella professione di fede americana: «Sì, possiamo farcela».
In un'epoca in cui la voce delle donne veniva messa a tacere e le loro speranze venivano ignorate, Ann Nixon Cooper è vissuta per vedere le donne battersi per i propri diritti, far sentire la propria voce e ottenere il voto. Sì, possiamo farcela.
Quando c'era disperazione nella regione delle Grandi Pianure e tutto il paese era attraversato dalla depressione, abbiamo visto una nazione sconfiggere la paura stessa con un New Deal, un nuovo patto, con nuovi posti di lavoro e un nuovo sentimento di uno scopo comune. Sì, possiamo farcela.
Quando le bombe sono cadute nella nostra baia e la tirannia ha minacciato il mondo, Ann Nixon Cooper era lì a testimoniare come una generazione riuscì ad assurgere alla grandezza e a salvare la democrazia. Sì, possiamo farcela.
Ann Nixon Cooper era lì per gli autobus a Montgomery, per gli idranti a Birgmingham, per il ponte di Selma e per un predicatore di Atlanta che diceva alla gente "We shall overcome", noi vinceremo. Sì, possiamo farcela.
Un uomo è atterrato sulla Luna, un muro è crollato a Berlino, un mondo è stato collegato dalla nostra scienza e dalla nostra immaginazione. E quest'anno, in queste elezioni, Ann Nixon Cooper ha messo un dito su uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, attraverso i momenti migliori e le ore più cupe, lei sa che l'America può cambiare.
Sì, possiamo farcela.
Americani, abbiamo fatto tanta strada. Abbiamo visto tante cose. Ma c'è ancora moltissimo da fare. Perciò questa notte domandiamoci: se i nostri figli dovessero vivere tanto da vedere il prossimo secolo, se le mie figlie dovessero essere tanto fortunate da vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, quale cambiamento vedranno? Quali progressi avremo realizzato?
Questa è la nostra occasione per rispondere a questo appello. Questo è il nostro momento. Questa è la nostra epoca: per rimettere la nostra gente al lavoro e aprire porte di opportunità per i nostri bambini; per riportare la prosperità e promuovere la causa della pace; per rivendicare il sogno americano e riaffermare quella verità fondamentale, che da molti siamo uno; che finché avremo vita avremo speranza: e quando ci troveremo di fronte al cinismo e al dubbio, e a quelli che ci dicono che non ce la possiamo fare, noi risponderemo con quella professione di fede immortale che riassume lo spirito di un popolo: sì, possiamo farcela.
Grazie. Dio vi benedica. E che Dio benedica gli Stati Uniti d'America.
Nanni at work #2
e chi non vorrebbe una poltrona da barbiere in salotto??
vezzo anticonformista per lettori incalliti ( l ho provata ed è assai comoda, molto di più di quelle delle parrucchiere per signora), donerà un tocco retro-dada alla vostra dimora.
se non avete madri convenzionali come la mia, se abitate da soli, se ve ne fregate alla stragrande di chi penserà che non siete solo originali, ma anche un po' svitati, vi consiglio caldamente di procurarvene una.
1 bacio, ma cos'è poi un bacio?
un giuramento 1 po più da vicino,
una confessione che cerca una conferma, un segreto
soffiato in bocca invece che all'orecchio..
una comunione che sa di fiore, un modo di respirarsi il cuore e scambiarsi sulle labbra
il sapore dell'anima.
il bacio è questo e tanto altro ancora:
"è una primula nel giardino delle carezze",
"un lambire di fiamma",
"un tizzone ardente che infiamma il cuore"
... 10, 100,1000 baci perchè
" ogni bacio chiama 1 altro bacio
e quando diventano 24 mila.."
"felici corrono le ore,
un giorno splendido perchè
con 24 mila baci
tu mi hai portato alla follia"
adolescenti alle prime armi o
seduttori incalliti,
giovani o anziani,
non ci stencheremo mai
di questo gesto.
perchè non c'è nnulla,
nessun discorso nessuna parola
più eloquiente di due labbra che si sfiorano...
xkè quello del bacio è l'atto
più bello
per due persone che si amano.
con il bacio si direbbe
L'AMORE CONTINUA
Una graditissima sorpresa mi ha atteso questa mattina a Roma Termini: la E655.533, di recente ripellicolatura, ha trainato da Ladispoli l'ETR 460 n°24 guasto, la cui destinazione finale era lo scalo di Roma San Lorenzo.
Sulla Piazza Mattei che prende il nome dal palazzo di Giacomo Mattei c'è una finestra murata alla quale è legata una leggenda: si narra che uno dei duchi Mattei, giocatore incallito, una notte perse al gioco un'ingente somma. Il futuro suocero, venuto a conoscenza del fatto, gli rifiutò la mano della figlia. Il duca, ansioso di riscattare l'insulto, invitò nel suo palazzo il suocero ed organizzò un ricevimento fino all'alba. Durante la notte fece realizzare, dinanzi al suo palazzo, una splendida fontana ed il mattino seguente invitò il futuro suocero ad affacciarsi dalla finestra, dicendo: "Ecco cosa è capace di fare in poche ore uno squattrinato Mattei!". In questo modo riebbe la mano della ragazza ma, in memoria dell'accaduto, fece murare la finestra. La fontana in oggetto è la bellissima fontana delle Tartarughe
“Signor Denham, comincio ad essere stufo”
“Che vi succede, Driscoll?”
“Quando sapremo dove stiamo andando?”
“Presto oramai.”
“Ci direte che succederà all’arrivo…”
“E come faccio? Non sono mica un indovino!”
“Ma insomma, saprete almeno cosa cercate!”
“Che vi prende Jack, un po’ di fifa?”
“Ahh, ma che fifa! Non è per me, è per Ann”
“Ahh fate il tenero con lei eh? Ma non ho bisogno di storie d’amore anche extra film. Meglio smetterla.”
“Storie d’amore? Credete che perda le staffe per ogni donna?”
“Succede sempre così: uno si crede incallito, poi inciampa in un bel musetto ed ecco che è cotto e si squaglia.”
“Chi si squaglia? Ho l’aria di esser cotto io?”
“No, sembrate abbastanza solido Jack, ma se la bellezza vi strega… la bestia diventa docile”
“Ehi, di che state parlando?”
“Del soggetto del mio film. Anche la grande bestia era feroce, era padrona del mondo, ma quando vide la bella ne fu presa, si intenerì, dimenticò la sua forza e i pigmei la vinsero.
Pensateci Jack.”
Grazie a Rosalba Amorelli per avermi bloccata e costretta a farmi fotografare.
Parlo di me..
- non ho rimpianti, solo ricordi.
- come dice Caparezza "trovo molto interessante la mia parte intollerante."
- colleziono t-shirts, orecchini, converse, libri di antropologia.
- senza il mio i-pod non vado da nessuna parte.
- fumo troppo.
- annoto ogni cosa. ho agende piene zeppe di parole.
- se non imparo una cosa al giorno mi annoio da morire.
- ho una fissa per il design.
- parlo e scrivo anche in inglese.
- recentemente ho pianto al vedere la distruzione lasciata dal terremoto. Alla fine di gran torino e the millionaire. Quando ho rivisto per l'ennesima volta pocahontas. L'ultima per paura di perdere una persona che reputo speciale.
- piango troppo.
- ho dei pregiudizi nei confronti del jazz.
- se potessi tornare indietro studierei lingue all'università. ma per fortuna tornare indietro non si può, così rimarrò per sempre un'antropologa.
- conoscevo l'arabo ma l'ho dimenticato. adesso so dire solo shoukran.
- dicono tutti che sono molto socievole. gli amici non sono mai troppi.
- ho così tante paure che avrei bisogno di una boccetta di valium al giorno per poter campare. ma sono abbastanza forte e coraggiosa da non averne mai preso una goccia.
- mi fido così tanto degli altri che ormai si è sparsa la voce che sono un'ingenua e tutti gli stronzi vengono a me.
- regalo libri, sempre e comunque. non so più quante copie di "cent'anni di solitudine" ho sparso per il mondo.
- parlo troppo. e troppo in fretta.
- sono una nottambula incallita.
- quando soffrivo d'ansia non facevo mai training autogeno. ma avevo un mantra utilissimo : "vaffanculo".
- odio ascoltare la musica a volume bassissimo. piuttosto non l'ascolto.
- chi mi sa far ridere, e tiene sempre viva la mia attenzione, mi ha già conquistata.
- non ho un bel rapporto con gli animali.
- non mi trucco molto. ma non esco di casa senza la matita nera sugli occhi.
- quando ho avuto il coraggio di osare poi non me ne sono mai pentita.
- le storie a distanza sono insostenibili. se non sei innamorata.
- sono allergica alle feste comandate, le regole, le imposizioni, la routine.
- sono rinata più volte. ed ogni volta è stato più bello.
- le grandi città mi opprimono.
- la fotografia è come la caccia al tesoro.
- la parola "lunatica" non mi si addice quanto vogliono farmi credere.
- abbracciare un albero è una delle sensazioni più rilassanti che io abbia mai provato.
- odio aspettare, ma non sopporto chi è troppo puntuale.
- ho un rapporto migliore con gli uomini che con le donne. e credo nell'amicizia tra sessi diversi.
- le ideologie le trovo soffocanti. e l'arte contemporanea per me è solo CACCA.
- odio le cose troppo smielate. l'amore non ne ha bisogno.
- da una relazione cerco complicità, protezione, allegria, comprensione. in ogni caso il piacere mentale può anche superare quello fisico, non mi importa.
- non riesco a stare seduta in modo composto ed educato, devo per forza mettermi nelle posizioni più assurde. meglio se per terra.
- il prossimo che mi dice "nella botte piccola c'è il vino buono" gli sputo in un occhio.
- due storie importanti e tante stupidaggini non mi hanno fatto perdere la voglia e l'incoscienza per buttarmi sempre ad occhi chiusi. e per quante corazze abbia sviluppato negli anni, mi faccio sempre e costantemente male.
- flessibilità mentale, eclettismo, varietà, sono termini che mi piacciono tantissimo.
- riesco ancora a stupirmi. per fortuna.
- vengo attirata dai colori accesi come un'ape lo è dal miele.
- i complimenti vanno dosati.
- non tollero chi non sa parlare il proprio dialetto.
- adoro ricevere regali, non importa il valore. ma questa cosa pare che nessuno l'abbia mai capita.
- ultimamente sono preoccupata dal fatto che ho sempre e continuamente voglia di sentire quella voce lì. quelle risate lì.
- le teorie sulla fine del mondo non mi interessano.
- sono tipa da risiko e carte, più che da playstation & co.
- schiaffeggerei chi urla sempre.
- sono cinica e la cosa non mi dispiace.
- sono bastarda e la cosa non mi dispiace.
- sono atea, ma a modo mio.
- la mia pigrizia è proverbiale.
Valentina
Sono tornato una mattina ai giardinetti...
Me li ricordo con affetto perché ci ho vissuto parecchie esperienze, per esempio qui mi sono rotto il primo dentino cercando di fare il figo che fila via a testa in giù dallo scivolo, oppure qui ho fatto, diversi anni dopo, un sacco di partite a basket col canestro modello “american street” cercando di emulare le gesta di uno dei miti della mia gioventù maglia numero 23, nella panchina fronte panorama, che ora hanno inspiegabilmente tolto, ho per la prima volta avvertito la piacevole sensazione del contatto morbido e fresco con una tetta...
Ho persino ricordato quando una delle mie ex mi aveva lasciato ed io mi ero andato a rifugiare in fondo al muretto per darmi quell’aria da finto dispiaciuto tormentato che pensavo potesse servire a farla ricredere qualora le fosse stata riportata da qualcuna delle sue amiche... tipo “guarda che Paolo, poverino sta veramente male... perché non ci ripensi”; e naturalmente non ho potuto esimermi dal ricordare quando, più avanti negli anni, fui invece io a ricorrere a quel posto per “lasciare” una ragazza... unica, dolorosissima volta di cui magari racconterò in altra occasione.
Ma più di tutto ho ricordato con estremo affetto un episodio tenero della mia adolescenza, di quando cioè ai giardinetti si giocava a nascondino, perché non c’erano le aiuole tutte belle rasate che ci sono adesso ma invece era pieno di cespugli allo stato brado e si potevano più facilmente reperire nascondigli o barriere dietro le quali nascondersi (senza uscire dalle mura che sennò non valeva).
C’era uno che si “accecava” (termine tecnico di noi giocatori incalliti di nascondino) ed una mandria di scalmanati ragazzini e ragazzine che si nascondevano incitandolo però ad allontanarsi dalla tana e non rimanere sempre nei paraggi che sennò non si poteva fare la tana libera tutti, privilegio che toccava unicamente ad un unico, ultimo fortunato il quale, riuscendo a toccare la tana senza prima essere preso, liberava tutti quanti costringendo il malcapitato a rimettersi sotto... beh, le regole del nascondino penso le conosciamo tutti no?
Fatto sta che essere quello che faceva tana libera tutti era un attestato che ti infighiva parecchio agli occhi delle donzelle le quali, essendo quasi sempre quelle ad esser prese per prime, lo percepivano un po’ come un principe sul cavallo bianco che va a salvare la principessa: mancava il cavallo bianco, il mantello, il principe e la spada ma il concetto era quello...
Allora ci si ingegnava per trovare sempre qualche nuovo nascondiglio...
Molti andavano in fondo alle scalette, alcuni dietro al muretto altri sulle scale del vescovato, qualcuno dentro al cespuglio a fianco del laghetto che poi era sempre quello e perciò lo conoscevano tutti... alla fin fine i posti erano quelli.
Ma in un certo periodo ero riuscito a scoprire un pertugio che consentiva l’accesso coperto ad uno dei cespugli più rigogliosi di tutti i giardinetti e per molto tempo ebbi a ben vedere di farlo scoprire anche agli altri compagni di gioco, infatti spesso riuscivo ad essere quello che poi alla fine faceva o quantomeno tentava di fare tana libera tutti nel mentre che quelli confidanti su di te dicevano “a ritirete cappellò...” quando rischiavi di venire scoperto da colui che cercava nel tuo avvicinamento alla tana.
Quel giorno invece, giocava con noi una ragazzina di Roma, una che era venuta al paesello per le vacanze e che, manco a dirlo, piaceva un po’ a tutti...
Mentre ascoltavo contare “l’accecato”... 19, 20... 27, 28, 29 e 30, chi è fuori è fuori e chi è dentro è dentro, vidi passare Roberta davanti al mio cespuglio ancora in cerca di un rifugio nel quale ripararsi.
Mi venne istintivo chiamarla...
La invitai a raggiungermi dentro al cespuglio e poi ricoprii l’entrata così come facevo sempre, in modo da rimanere riparato persino se uno circolava nelle immediate vicinanze... era davvero un gran rifugio.
Quindi in pochi attimi ci trovammo vicinissimi, lei col fiatone perché affannata ancora dall’inseguimento spasmodico in cerca di un nascondiglio, che tentava di non far rumore respirando, io col fiato grosso per l’emozione di trovarmela così vicino... le nostre tachicardie in quel momento non mi sembravano affatto rumore; erano semplicemente la piccola musica delle cose.
Ce ne restammo così in silenzio e vicini fin quando non ebbero trovato tutti gli altri e ci fu chiaro che eravamo noi a dover fare il libera tutti...
A quel punto lei fece una delle cose che campassi cent’anni ricorderò sempre con affetto e tenerezza: mi sorrise e disse “Non ero mai riuscita ad essere l’ultima... grazie” e dicendo così mi diede un bacio sulla guancia.
Giusto un attimo prima di uscire dal nostro nascondiglio e trovarsi davanti quello che cercava tutti gli altri che così, oltre a scoprire il mio nascondiglio, prese anche noi e con noi le speranze di quelli che già erano stati trovati...
Il bacio di Roberta invece rimarrà per sempre scolpito nei miei ricordi più preziosi perché giornate di una felicità così intensa non capitano spesso nella vita.
A Elli, Natale 1931
Fortunato chi fece il viaggio d’Odisseo¹.
Fortunato se salda, alla partenza, sentiva la corazza d’un amore distesa nel suo corpo, come le vene dove mugghia il sangue.
D’un amore di ritmo indissolubile, invitto come la musica, perenne
perché quando nascemmo nacque e quando moriamo, se muore, non lo sappiamo né altri lo sa.
Prego Dio che m’aiuti a dire, in un momento di gran felicità,
quale sia quest’amore:
siedo talora avvolto dall’esilio, e sento il suo remoto muggito come il suono del mare mescolato al fortunale strano.
E si presenta ancora innanzi a me il fantasma d’Odisseo, gli occhi rossi dal salmastro e da una brama
matura: rivedere ancora il fumo che affiora dal calore della casa e il suo cane invecchiato che aspetta sulla porta.
Sta, gigantesco, e mormora di tra la barba imbianchita parole della nostra lingua, quale già la parlavamo tremila anni fa.
Stende una mano incallita dalle gomene e dalla barra, con la pelle segnata dal tramonto dall’afa e dalle nevi.
Sembra che voglia scacciare di mezzo a noi il Ciclope titanico, monocolo, le Sirene che dànno, se le ascolti, l’oblio, Scilla e Cariddi:
tanti intricati mostri, che ci tolgono l’agio di pensare ch’era un uomo anche lui che lottò dentro il mondo, con l’anima e col corpo.
È il grande Odisseo: colui che disse di fare il cavallo di legno – e gli Achei presero Troia.
M’immagino che venga a insegnarmi come fare un cavallo di legno anch’io, per conquistare la mia Troia.
Parlo basso e tranquillo, senza sforzo: sembra che mi conosca come un padre,
o come uno di quei vecchi marinai che appoggiati alle reti (era burrasca e incolleriva il vento)
mi dicevano, al tempo dell’infanzia, il canto d’Erotòcrito con le lacrime agli occhi
– io tremavo nel sonno udendo il fato avverso d’Aretì discendere i gradini di marmo.
Mi dice l’ardua angoscia di sentire le vele della nave gonfie della memoria e l’anima farsi timone. Ed essere
solo, occulto nel buio della notte, a deriva, come festuca all’aia.
L’amaro di vedere naufragati fra gli elementi i cari, dispersi: ad uno ad uno.
E come stranamente ti fai forte a parlare coi morti, quando i vivi superstiti non bastano.
Parla… rivedo ancora le sue mani che sapevano, a prova, se la gòrgone di prora era ben fatta
donarmi il mare senza flutti azzurro nel cuore dell’inverno.
Giorgos Seferis
(...) sono io oppure sei tu
la donna che ha lottato tanto
perché il brillare naturale dei suoi occhi
non lo scambiassero per pianto...
[Soundtrack: La canzone popolare - Ivano Fossati]
Avete le facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati.
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti,
io simpatizzavo con i poliziotti.
Perché i poliziotti son figli dei poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non da autorità
La madre incallita come un facchino, o tenera
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui lottizzati);
i bassi sulle cloache, o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc, ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida, che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia con il mondo, separati,
esclusi (in un tipo di esclusione che non ha uguali):
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Pier Paolo Pasolini
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