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Macreuse à bec jaune
Melanitta americana
Cet oiseau ressemble beaucoup à la Macreuse noire avec un plumage identique. Il en diffère surtout par la coloration du bec du mâle beaucoup plus jaune mais également un peu plus court (en moyenne 43,7 mm et valeurs extrêmes de 42 et 45,5 mm au lieu de 43 à 51 mm chez la Macreuse noire mâle adulte). Cet oiseau mesure de 44 à 54 cm de longueur. Il présente un net dimorphisme sexuel.
Le plumage du mâle est entièrement noir à l'exception du dessous des rémiges. Son bec est essentiellement jaune (en particulier la protubérance à la base) et une coloration noire seulement à l'extrémité et sur les bords. Ses pattes sont brun noir et ses iris bruns.
La femelle présente un plumage brun, plus foncé sur le dessus de la tête. Les joues, la gorge et les côtés du cou sont brun grisâtre très clair, tirant même sur le blanchâtre. La poitrine et le ventre sont brun clair. Le bec est noir, parfois marqué de jaune.
Le juvénile ressemble beaucoup à la femelle adulte mais est brun plus pâle dessus et plus blanc dessous.
En un viaje muy agradable los cientos de fotos que haces, algunas van saliendo del armario y nos traen recuerdo de un feliz día . Es una estancia del Alkazar convertido en un magnifico hotel con aires de Parador Nacional de Belmonte , municipio histórico, tomé esta foto, por excelencia por sus monumentos y sus personajes..
Cuna de Fray Luis de León , famoso por sus obras en las que ya se empezaba a escribir y usar el castellano mas moderno dejando atrás el castellano del cantar del Mio Cid, donde ya empieza a avistarse un idioma diferente. Este personaje debía de ser de armas tomar pues no se por que asunto , creo que alguna desobediencia a algunos de aquellos reyes que tantos eran , estuvo en la cárcel y lo detuvieron dando clase mientras explicaba un tema filosófico o teológico ( también lo podían hacer lo mismo con el personaje de la foto, amigo de teologías y filosofías que nos alegran la vida) . Paso algún tiempo y regresó a su cátedra y con los alumnos expectantes , esperaban una filipica hacia el rey, tosió un poquito y comenzó con la famosa frase " como decíamos ayer ..". El hecho da muestras del carácter del personaje..
No me resisto a insertar uno de sus poemas mas conocidos y que era obligatorio en la enseñanza rancia , que tan buenas cosa nos obligaron a memorizar:
¡Qué descansada vida
la del que huye del mundanal ruïdo,
y sigue la escondida
senda, por donde han ido
los pocos sabios que en el mundo han sido;
Que no le enturbia el pecho
de los soberbios grandes el estado,
ni del dorado techo
se admira, fabricado
del sabio Moro, en jaspe sustentado!
No cura si la fama
canta con voz su nombre pregonera,
ni cura si encarama
la lengua lisonjera
lo que condena la verdad sincera.
¿Qué presta a mi contento
si soy del vano dedo señalado;
si, en busca deste viento,
ando desalentado
con ansias vivas, con mortal cuidado?
Pero Belmonte no acaba ni en el poema de Fray Luis ni en mi foto. ¿ Alguien se acuerda del Infante don Manuel ? ..pues también estuvo por aquí y compuso el " El Conde Lucanor " un libro de cuentos ejemplarizantes y del que no dejare pasar el prologo...
En el nombre de Dios: amén. Entre las muchas cosas extrañas y maravillosas que hizo Dios Nuestro Señor, hay una que llama más la atención, como lo es el hecho de que, existiendo tantas personas en el mundo, ninguna sea idéntica a otra en los rasgos de la cara, a pesar de que todos tengamos en ella los mismo elementos. Si las caras, que son tan pequeñas, muestran tantísima variedad, no será extraño que haya grandes diferencias en las voluntades e inclinaciones de los hombres. Por eso veréis que ningún hombre se parece a otro ni en la voluntad ni en sus inclinaciones, y así quiero poneros algunos ejemplos para que lo podáis entender mejor.
Pero queda el Castillo de Belmonte pero no se asusten ustedes ..solo le diré que una joya y que no visitarlo es pecado , aunque algunos ..! eh..Ricardo ¡ todavía maldigan sus almenas interminables.
Solamente aconsejar esta visita por unas carreteras de primer orden que no es motivo de no ir...
Quando ho visto per la prima volta al mercato di Porta Portese una incudine identica a questa, dal diciottesimo canto dell'Iliade si è materializzata la figura di Efesto nel momento in cui riceve la visita di Teti, la regina del mare, venuta a pregarlo di forgiare nuove armi per suo figlio Achille, armi andate distrutte insieme alla vita dell'amato Patroclo che le indossava al momento dello scontro fatale con Ettore.
Rivolgendosi alla sposa Charis il divino fabbro racconta:
“Augusta e potente è la dea che è entrata nella mia casa: lei mi salvò, dolorante, quando caddi scagliato lontano dalla mia abominevole madre che voleva nascondermi perché ero zoppo; avrei sofferto dolori tremendi se non mi avessero accolto nel mare profondo Teti ed Eurinome, la figlia di Oceano che scorre in cerchio. […] Ed ecco che oggi Teti viene nella mia casa; è mio dovere pagare alla dea dai bei capelli il prezzo della mia vita; ma tu ora falle degna accoglienza, mentre io ripongo i mantici e tutti gli arnesi”.
Pronunciando queste parole Efesto si “levò dall'incudine, mostruoso essere ansante e zoppicante, che muoveva a fatica le gambe sottili. […] e uscì zoppicando; sorreggevano il loro signore due ancelle d'oro, che sembravano vive; avevano intelletto e ragione e voce e forza e abilità nel lavoro per dono degli dei immortali; si affannavano ora a sorreggere il loro signore.”
Questa potente immagine del dio zoppo e dolorante, sorretto da due automi d'oro che egli stesso ha forgiato, è stata una rivelazione, per me, da adulta, quando ho finalmente letto con altro sguardo i due poemi omerici.
E così l'incudine è diventato il luogo dove ritrovare tutti quei bambini scaraventati metaforicamente giù dall'Olimpo, bambini che continuano a cadere nell'etere: doloranti, muti, claudicanti, bambini/adulti che non riescono a trovare il loro posto nel mondo.
Sentirsi inadeguati, incapaci, non all'altezza del compito (di qualsiasi compito) è frutto di un fallimento educativo e di mancanza d'amore. Solo quando, da adulti, riusciremo a riconnetterci a queste mancanze primordiali – si tratta, come ben racconta Omero di ferite primarie inflitte quando non si ha ancora la percezione di essere nel mondo – solo allora, forse, potremo cominciare a lavorare su quelle ferite e alla fine di questo penoso processo potremo anche avvicinarci e comprendere lo stato di bambini feriti di cui a loro volta i nostri genitori sono stati portatori.
Questo episodio dell'Iliade ci invita a riflettere che dal dolore possono nascere opere d'arte e coscienza del proprio destino; il fabbro divino è consapevole della crudeltà di sua madre Era – la chiama “la mia abominevole madre” – però egli sa di aver trovato salvezza in Teti e in Eurinome ed è profondamente grato alle due dee; anche se continuerà a rimanere storpio e dolorante tutta la vita (non si sfugge a questo strazio che nessuno potrà risarcire), chiuso nella fucina saprà riscattare il suo dolore attraverso la creatività; dal martellamento incessante sull'incudine nasceranno opere splendide come, tra le tante, lo straordinario scudo di Achille dove egli rappresenterà costellazioni, città, lavori dei campi, giovani rilucenti d'oro e di bellezza...
La descrizione dello scudo di Achille forgiato da Efesto si prolunga per quattro pagine (versi 478-608 del canto diciottesimo) ed è un'assoluta “impresa” fotografica! Leggendo e rileggendo questi versi (tradotti in prosa da Maria Grazia Ciani, ediz. Marsilio) siamo trasportati, pieni di stupore e ammirazione, non solo nell'ottavo sec. a.C. - l'età di Omero - ma nel 1250 a.C. quando si presume sia avvenuta storicamente la guerra di Troia. Leggendo sembra di assistere veramente alla danza dei giovani e delle fanciulle, rievocazione della famosa danza delle gru che si ballò quando Teseo sconfisse il Minotauro:
“...E ancora incise un luogo di danze lo Zoppo famoso, simile a quello che un tempo, nella grande città di Cnosso, Dedalo costruì per Arianna dai bei capelli. Qui giovani e fanciulle bellissime danzano tenendosi per mano; le fanciulle hanno vesti di lino sottile, i giovani tuniche ben lavorate e luccicanti d'olio; esse portano belle corone, essi hanno corte spade d'oro con baltei d'argento; e corrono, ora agilmente in cerchio – come quando un vasaio, seduto, prova a mano un tornio per vedere se corre – ora gli uni verso gli altri, in fila. Una gran folla circonda festosa la danza leggiadra: e due acrobati volteggiano in mezzo, dando inizio alla festa.
Fece infine, lungo il bordo estremo dello scudo possente, la grande forza del fiume Oceano”.
Il fiume Oceano che circonda tutta la terra secondo la concezione degli antichi, e in riva al quale Efesto stesso bambino era stato allattato dalle madri putative Teti ed Eurinome.
Efesto nell'Iliade è sposo di Carite o Charis, personificazione della grazia, nell'Odissea sarà sposo di Afrodite, anch'essa piena di grazia e di bellezza, le dee sono rappresentate in questa foto dalla rosa che è un attributo di entrambe.
Dunque l'opera d'arte, sembra dire Omero, è un connubio di forza, di sudore, di dolore, di bellezza e di grazia; l'unione del fabbro divino con le due dee sta a testimoniarlo.
Infine:
“Quando ebbe fatto, una per una, le armi, lo Zoppo glorioso le prese e le depose davanti alla madre di Achille. E come un falco essa balzò dall'Olimpo coperto di neve portando le armi luminose di Efesto”.
Non so chi rappresenti la figura che si trova nell'ovale.
L'unico dato iconografico certo è la palma, di cui sono rimaste le tracce, e da cui è deducibole che si tratta da un martire.
Il muro e il tempo hanno assorbito tutti gli altri segni identificativi.
Un wapiti au Zoo sauvage de St-Félicien, 2230 Bd du Jardin, Saint-Félicien, Québec, Canada. Une vue obtenue lors du parcours du Train boréal.
Le wapiti (Cervus canadensis) est une espèce de mammifères herbivores de la famille des cervidés. Wapiti, mot d’origine autochtone signifie « croupe blanche ». Cela caractérise bien l’espèce qui arbore un arrière-train beaucoup plus pâle que le reste de sa robe. Il fait partie des plus grands cervidés du monde avec le sambar mais après l'élan ou orignal. Il est presque identique au cerf élaphe d'Europe dont il a longtemps été considéré comme une sous-espèce, mais en 2004, des indices du génome mitochondrial donnent fortement à penser qu'il s'agit de deux espèces distinctes.
Son habitat est la forêt et sa lisière. Il se nourrit essentiellement de poacées, de plantes, de feuilles et d'écorces. Son aire de répartition couvre l'Amérique du Nord et l'Asie mais il s'adapte bien dans des pays où il a été introduit comme la Nouvelle-Zélande ou l'Argentine. Cette forte capacité d'adaptation constitue une menace pour les espèces endémiques et les écosystèmes où les wapitis ont été introduits.
Le Zoo sauvage dédié aux espèces de la Boréalie est constitué de deux parties. Une partie que l’on visite en se déplaçant dans un train grillagé qui permet de partager l’intimité de près de 1000 animaux vivant dans de grands espaces naturels. Une deuxième partie pédestre plus conventionnelle. L’ensemble du zoo propose une sorte d’intégration à la biodiversité boréale. Les animaux du Zoo sauvage vivent en milieu ouvert, très souvent en cohabitation avec d’autres espèces et dans des habitats qui ressemblent le plus possible à leur milieu naturel.
Construido por el arquitecto zaragozano Agustín Sanz e inaugurado un 25 de agosto de 1799 con una capacidad de 1600 espectadores.
A lo largo de sus más de dos siglos de existencia ha sido objeto de varias intervenciones para su consolidación, ampliación y mantenimiento. Entre las más importantes encontramos la llevada a cabo por Ricardo Magdalena en 1870, en la que fueron sustituidas las vigas de madera por otras de hierro dándole una consistencia que antes no tenía. Asimismo, inspirándose en el modelo de planta del teatro de la Scala de Milán, se cambia la decoración de la sala por la que aún hoy podemos contemplar
En 1939 y 1940 son Regino Borobio y José Beltrán los que llevan a cabo una nueva reforma del teatro. Lo más destacado de ésta fue la construcción de un espacioso Hall gracias a la adquisición del edificio de viviendas contiguo, que dota al teatro de un importante y nuevo espacio.
Finalmente, entre 1985 y 1987, El arquitecto José Manuel Pérez Latorre, lleva a cabo una intervención de puesta a punto integral de todo el conjunto del Teatro, asegurando de nuevo su continuidad.
A pesar de todas estas y otras intervenciones, podemos decir que la estructura original de 1799 se conserva idéntica en cuanto a la sala de espectadores se refiere.
En la actualidad, el teatro tiene un aforo de unas 834 localidades
L’église actuelle a été construite de 1863 à 1868, d’après les plans et sous la direction de l’architecte Théodore Ballu, peu après le percement du « boulevard du Prince-Eugène » (ancien nom du « boulevard Voltaire »). Le premier office a lieu le 21 mars 1869. La bénédiction des cloches se déroule le 29 avril en présence de l'impératrice Eugénie, qui est marraine de l'une d'elles.
Son style est un mélange du néogothique, néoroman et néobyzantin, très en vogue à cette époque, notamment dans la capitale française. Ses deux flèches élancées rappellent celles de certaines cathédrales.
L'église Saint-Ambroise a été construite dans un style hybride et éclectique, parfois appelé « style Second Empire », qui marie le néo-roman avec quelques éléments du néo-gothique. Ce mariage rappelle les églises de l'apogée du roman comme l'église de l'abbaye aux Hommes de Caen, qui présente deux tours romanes aux flèches gothiques. Elle est construite en pierre dure de l'Yonne et de la Meuse pour les fondations, les tours et les piliers et en moellons issus des carrières de Saint-Maximin pour le remplissage.
L'église, longue de 87 mètres et large de 37 mètres su transept, possède deux clochers identiques de 68 mètres de haut, soit d'une taille pratiquement équivalente à celles des tours de Notre-Dame de Paris. Les flèches octogonales sont flanquées de quatre pinacles et sont terminées par une croix en fer surmontée d'une girouette en forme de coq.
Η μη-ταυτότητα (...) επιτίθεται στα ρολόγια που περιέχουν και παρόλα αυτά δεν περιέχουν τους δημιουργικούς ρυθμούς του πράττειν, και πυροβολεί ενάντια τους για να δείξει ότι η μόνη επανάσταση είναι η επανάσταση στο εδώ και στο τώρα, ότι η ιδέα μιας μελλοντικής επανάστασης είναι α-νόητη.
("Θέσεις για την έννοια της ιστορίας", Benjamin, 1969 / Γιατί ο Adorno, J.Holloway)
MORELLA-PINTURA-MAESTRAZGO-MAESTRAT-PAISATGES-CASTELLON-TIENDAS-BOTIGUES-PAISAJES-CASTELLÓ-CUADROS-ARTISTA-PINTOR-ERNEST DESCALS-
Observar los detalles que ofrecn las Ciudades y los Pueblos en los Viajes para Pintar, es un enorme aliciente que gusta a los Artistas Viajeros, una Tienda con sus puertas de madera trabajada en la Ciudad de MORELLA, Maestrazgo de Castellón, el Maestrat de Castelló en la Comunitat Valenciana, España, ya es motivo suficiente y sobrado para realizar una Pintura que comprende una parte interesante de los Paisajes de sus Calles. Esta Tienda es única y se encuentra en Morella, estas son las Pinturas que quieren mostrar los elementos distintivos entre los variados lugares. Como artista Pintor ERNEST DESCALS tengo que reconocer que me complace en gran manera elaborar Cuadros con estos detalles que también son las Señas de Identidad de cada población. Pintura al oleo sobre papel cartulina de 50 x 65 centímetros.
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See large better :-))
Identidade
Preciso ser um outro
para ser eu mesmo
Sou grão de rocha
Sou o vento que a desgasta
Sou pólen sem insecto
Sou areia sustentando
o sexo das árvores
Existo onde me desconheço
aguardando pelo meu passado
ansiando a esperança do futuro
No mundo que combato morro
no mundo por que luto nasço
Mia Couto, in "Raiz de Orvalho e Outros Poemas"
Le pont qui relie Cyangugu (Rwanda) à Bukavu (RDC) et qui surplombe le point de départ de la rivière Ruzizi s'est effondré en 1974 suite au passage d'un camion AMSAR surchargé.Vous voyez le camion blanc dans l'eau ,au pied de la rive congolaise.
Ce pont Bailey (mécano préfabriqué pour militaire) sera remplacé ...8 ans après par un pont pratiquement identique (à la rambarde moins haute cependant)
Voici le témoignage détaillé de Michel Wery sur cet évènement :
Un premier 'porte char' de la société AMSAR de près de 60 tonnes passe sur le pont limité à 14 tonnes, ce n'est pas la première fois. Un second convoi tout aussi lourd suit, le chauffeur est énervé à cause d'échanges houleux avec les douaniers rwandais. Le premier chauffeur remarque une vibration du pont suite à son passage, et il fait signe au second camion de ralentir, mais le deuxième freine brusquement et par inertie déloge le pont de ses piles, on devine la suite.
Mon beau-père Raymond BIOT et moi Michel WERY troisième enfant de Léon WERY (Garage WERY) avons retiré le convoi et les restes du pont. On a eu un accident à déplorer sur la personne de André BOURTEMBOURG, qui a eu la cheville éclatée.
Je n'ai jamais vu le pont qui a remplacé l'ancien "Bellay"
( Photo : Collection Claude Noca )
El Centro Cultural Palacio de Villardompardo, de la ciudad de Jaén, está constituido por el Palacio de Villardompardo, la Capilla de la Visitación y varios edificios adosados y conectados entre sí.
El Palacio fue construido en el siglo XVI por Fernando Torres y Portugal, I Conde de Villardompardo y Virrey del Perú, presenta un estilo renacentista. Adjunto al palacio se encuentra la Capilla de la Visitación, lugar en el que se realizan exposiciones temporales. Todo el conjunto está construido sobre unos Baños Árabes del siglo XI, declarados Monumento Histórico Artístico.
es.wikipedia.org/wiki/Centro_Cultural_Palacio_de_Villardo...
El Palacio de los Condes de Villardompardo, de la ciudad de Jaén, fue construido en el siglo XVI por Fernando Torres y Portugal, I Conde de Villardompardo y Virrey del Perú, presenta un estilo renacentista. Actualmente forma parte del Centro Cultural Palacio de Villardompardo.
A finales del siglo XVIII, el edificio fue adquirido por la Junta del Real Hospicio, instalando en el mismo el Hospicio de Mujeres. El Hospicio es ampliado en los años 1901 y 1903, demoliendo algunas casas y construyéndose una capilla, inaugurada ese último año con la advocación de La Visitación.
En 1970, tras el traslado del Hospicio, comienzan las obras de restauración de los Baños Árabes situados en los sótanos del Palacio así como la rehabilitación de todo el edificio. Todas estas obras fueron galardonadas en 1984 con la Medalla de Honor de la Asociación Europa Nostra.
El patio central del Palacio está constituido por un cuadrado de gruesos muros en el que se abren las ventanas y puertas de diferentes estancias. Dentro de este cuadrado se inscribe otro formado por una galería columnada en dos niveles, con tres columnas en cada lado y con un total de ocho columnas en cada uno de los dos niveles.
La galería de la planta inferior presenta sus columnas en orden toscano, aplicando arcos de medio punto ligeramente rebajados. Sobre las cuatro columnas de las esquinas descansan cuatro arcos: los dos mayores, forman el ángulo de la galería; los dos menores, están unidos al muro perimetral convirtiéndose en columnas “en palmera”, al igual que los utilizados por el constructor musulmán que había realizado la gran Sala Templada de los Baños Árabes subyacentes. Igualmente, el arquitecto del Palacio utilizó una estructura constructiva idéntica a la utilizada en los Baños: para las columnas y los capiteles emplea la piedra y para los arcos y para las enjutas el ladrillo.
La galería de la planta superior es similar a la inferior aunque presenta modificaciones. Las columnas y los arcos son de menor altura que los situados en el nivel inferior. Actualmente, los intercolumnios de este nivel se cierran con una barandilla abalaustrada de madera.
es.wikipedia.org/wiki/Palacio_de_Villardompardo_(Jaén)
El Museo de Artes y Costumbres Populares de Jaén es un museo dedicado a la cultura y costumbres de la provincia de Jaén, situado en la ciudad de Jaén. Fue inaugurado por acuerdo plenario de la Diputación Provincial de Jaén el día 31 de octubre de 1980 e inaugurado el 20 de diciembre de 1990.
Se encuentra instalado en el Palacio del Primer Conde de Villardompardo y Virrey de Perú, D. Fernando Torres y Portugal, un edificio renacentista construido en el siglo XVI y en el que también se encuentran los Baños árabes y el Museo Internacional de Arte Naïf.
En este museo se muestran los modos de vida populares anteriores a la industrialización de Jaén. La colección se encuentra dividida de esta manera:
Planta sótano. En ella se encuentran las salas dedicadas a la vid, el olivo, el cereal y el agua.
Planta de acceso. En ella se sitúan las salas denominadas dedicadas a pesos, medidas y transporte.
Planta primera. En ellas están las salas dedicadas a la infancia, las casas rurales, la cerámica, cordobanes y guadamecies, textiles y la Sala Burguesa.
Planta de cámaras. En ella se encuentran las Salas de Matanza, Talleres y Oficios Artesanos y la sala dedicada a la religiosidad popular.
es.wikipedia.org/wiki/Museo_de_Artes_y_Costumbres_Popular...
Los Baños Árabes de la ciudad de Jaén, conocidos como Baño del Niño (en árabe, Hamman al-Walad) están ubicados en los sótanos del Palacio de Villardompardo. Cuentan con una extensión de 450 m², lo que los convierte probablemente en los más grandes de España, y son visitados por más de 55.000 personas al año.2
En el mismo palacio también se encuentran el Museo Internacional de Arte Naïf y el Museo de Artes y Costumbres Populares.
Fueron construidos en el siglo XI, en 1002, aprovechando los restos de una casa o baño romano con pórtico. Posiblemente reformados en el siglo XII, debido a la presencia de restos de decoración almohade que se conservan en algunas de sus salas.
Tras la conquista de la ciudad en 1246 por Fernando III, El Santo, se siguieron utilizando durante los primeros años de dominio cristiano. Entre los siglos XIV y XV desaparece su función como baño al establecer los cristianos en sus salas unas tenerías, cuyos restos permanecen aún en las Salas Templada y Caliente. Y acabaron llenos de escombros para servir de cimiento al actual Palacio.
A finales del siglo XVI don Fernando de Torres y Portugal, I Conde de Villardompardo y VII Virrey del Perú, edificó su Palacio sobre los Baños, quedando éstos enterrados y ocultos entre los cimientos y sótanos durante los siglos XVIII y XIX, lo que resultó esencial para su mantenimiento.
A principios del siglo XX, el Palacio pasó a formar parte del patrimonio inmobiliario de la Diputación Provincial de Jaén, la cual entre 1901 y 1903 liberó el espacio para construir una Capilla para el Hospicio de Mujeres. En 1913 Enrique Romero de Torres descubrió parte de los Baños durante la realización del Catálogo Monumental de Jaén. Cuatro años más tarde el equipo arqueológico de Manuel Gómez-Moreno propuso que el edificio se declarase Monumento Nacional, hecho que se produjo en 1931, adjudicándose con el número de Registro General 528.
En 1936 comienzan las obras de restauración bajo la dirección de los arquitectos Leopoldo Torres Balbás y Luis Berges Martínez. Estas obras se verieron interrumpidas por el comienzo de la Guerra Civil. En 1970, la Dirección General de Bellas Artes retoma la restauración del edificio encargándosela al arquitecto don Luis Berges Roldán, hijo del anterior, completándose en 1984. La Asociación Europa Nostra otorgó la Medalla de Honor de ese año a la restauración de los Baños Árabes.
En el año 2008, sirven como escenario en la película La conjura de El Escorial del director Antonio del Real.
es.wikipedia.org/wiki/Baños_Árabes_de_Jaén
www.dipujaen.es/conoce-diputacion/areas-organismos-empres...
Jaén (Spanish pronunciation: [xaˈen]) is a city in south-central Spain. The name is most likely derived from the Roman name Villa Gaiena (Villa of Gaius), which the Arabs called Jayyān It is the capital of the province of Jaén, and is located in the autonomous community of Andalusia.
The inhabitants of the city are known as Jiennenses. Its population is 116,731 (2012), about one-sixth of the population of the province. Recently Jaén has had a great increase in cultural tourism, having received 604,523 tourists along the year 2015, 10% more than in 2014. The city is also known as the World Capital of Olive Oil, because it is the biggest producer of the oil, known by locals as liquid gold.
The layout of Jaén is determined by its position in the hills of the Santa Catalina mountains, with steep, narrow streets, in the historical central city district. The city of Jaén is the administrative and industrial centre for the province. Industrial establishments in the city include chemical works, tanneries, distilleries, cookie factories, textile factories, as well as agricultural and olive oil processing machinery industry.
“Ho fotografato molte persone di spalle […] Ho voluto dare della persona un infinito numero di possibili identità - dalla mia mentre fotografo, a quell’ultima dell’osservatore"
Waterloo by Lionel Stanhope.
Seems TFL"s rent a bloke scheme is proving popular...there's only one left!
Pour la deuxième semaine consécutives, la BB75058 assure le fret régulier reliant St Pierre des Corps à Rennes
Kingdom:Animalia
Phylum:Arthropoda
Class:Insecta
Order:Lepidoptera
Family:Nymphalidae
Genus:Anartia
Species:A. amathea
Binomial name
Anartia amathea
Nombre comun: Princesa roja
Nombre en ingles: (Scarlet Peacock Butterfly)
Linnaeus, 1758)
Lugar de captura: Paraná,Brasil
Por : Cimarron mayor Panta
Anartia amathea es una mariposa de tamaño mediano, de construcción ligera, con una envergadura de aproximadamente 4 cm. El color base de las alas es marrón oscuro o negro y generalmente hay tres grandes manchas rojas ubicadas cerca de la base de las alas inferiores. Los machos tienen una coloración roja distintiva , mientras que las hembras son ligeramente más grandes y anaranjadas . Las alas de las mariposas están cubiertas de pequeñas escamas que reflejan la luz, que se observa como su coloración. La orientación de estas escalas también ayuda en la termorregulación, que es la regulación del calor corporal (Murray, 2010. Ambos sexos poseen una banda que abarca tanto las alas superiores como parte de las alas inferiores con una serie de manchas blancas. La parte inferior de esta mariposa tiene un patrón casi idéntico pero un color mucho más pálido que la parte superior (Fosdick, 1973). Las marcas que son negras en la superficie superior de esta mariposa son de color marrón pálido en la parte inferior. La cabeza es pequeña y las antenas son delgadas y ligeramente más cortas que la longitud del cuerpo. La vida adulta es corta, abarca entre una y dos semanas (Silberglied et al, 1980). El patrón de vuelo de esta mariposa se describe como alegre pero algo errático, con una altura de vuelo entre aproximadamente 2-5 m sobre el suelo.
PENTAX k3 II, objectif Pentax PENTAX HD DA 16-85 mm ED DC WR à 85mm, F11, 200 iso, 1/100, Raw DNG.
Une vision presque identique à la précédente, un emplacement un peu différent, un traitement un peu modifié et toujours une exposition à droite.